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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 575 del 29/06/2011


MARCENARO (PD). Signora Presidente, affronterò lo stesso problema trattato dal collega Rutelli, ma partendo da un'altra angolazione. Quante persone, uomini, donne e anche bambini, sono morte in questi anni nel tentativo di attraversare il Mediterraneo? L'UNHCR calcola che, solo dalla fine di marzo di quest'anno, siano 1.200 i morti nel Mediterraneo. Si stima che circa il 10 per cento delle persone che tentano la traversata muoiano in mare. Allora, la prima domanda è cosa stiamo facendo, noi e l'Europa, per fermare questa vera e propria strage, che fa forse più vittime di quanti ne facciano i conflitti armati e i bombardamenti. È una strage che non possiamo far finta di ignorare, perché destinata a continuare: questi numeri sono destinati a ripetersi.

Naturalmente, tutti abbiamo ringraziato i protagonisti italiani del soccorso in mare (Guardia costiera, Guardia di finanza e Carabinieri) e i comandanti e gli equipaggi che hanno prestato aiuto, ma la domanda è: questo basta ed è sufficiente, o è necessario che l'Italia prenda un'iniziativa urgente ed immediata per mettere all'ordine del giorno dell'agenda propria e di quella europea, come priorità assoluta, la prevenzione delle stragi in mare? Per poterlo fare, bisogna chiarire un altro aspetto: forse ricorderete che il senatore Pisanu, illustrando un rapporto sull'immigrazione, ci disse qui, con un'espressione molto chiara, che l'unica alternativa all'immigrazione irregolare era ed è quella regolare. Allora, l'unica alternativa al viaggio illegale, nelle mani dei criminali, non è il non viaggio, non è, quindi, l'illusione di poter impedire di muoversi a chi ha bisogno di protezione, ma un viaggio regolare e sicuro.

Questo è un aspetto molto importante, collegato a quanto diceva il senatore Rutelli: è la mancanza di alternativa che costringe le persone a mettersi nelle mani dei trafficanti. Certo che c'è un elemento coercitivo, ma tale mancanza di alternativa e la volontà di spostarsi sono più forti di qualsiasi minaccia, spingendo le persone a mettere in gioco anche la propria vita, pur di fare questa scelta. Se si vuole combattere la tratta dei mercanti di morte è necessario intensificare e rafforzare le misure repressive, ma dovremmo imparare da una lunga storia che il proibizionismo è una risposta sbagliata a tale esigenza. C'è quindi la necessità di intervenire attraverso misure immediate, che l'Italia può prendere e sulle quali può farsi promotrice di un'iniziativa europea. L'onorevole Boniver, presidente del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione ed il funzionamento della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen e di vigilanza sull'attività dell'unità nazionale Europol, nelle settimane scorse ha parlato di corridoi e flotte umanitari; si tratta di una proposta che deve essere attentamente esaminata, ma comunque su questo punto abbiamo la necessità di trovare un'alternativa.

Il secondo punto che voglio affrontare riguarda invece la nostra gestione, qui in Italia, del problema dei richiedenti asilo, dei profughi e dell'immigrazione. Il 7 aprile il ministro Maroni è venuto in Senato a parlare degli accordi conclusi il 30 marzo ed il 6 aprile con il sistema delle Regioni, delle Province e dei Comuni per una gestione solidale dei flussi, in particolare di quelli provenienti dall'Africa in seguito agli sconvolgimenti politici e alla crisi aperta in quella regione. Oggi approfittiamo di questa mozione per chiedere conto al Governo dell'applicazione di quegli accordi e di quelle intese, che prevedevano da parte sua una serie di impegni per una gestione possibile con le Regioni e le amministrazioni locali. Non siamo gli unici a porre questo problema, onorevole Mantica: ve lo chiedono e ve l'hanno chiesto Regioni, Province e Comuni. Qualche giorno fa il Ministro dell'interno ha ricevuto una lettera firmata da due sindaci, Giuseppe Castania, sindaco di Mineo, del PdL, e Francesco Pignataro, sindaco di Caltagirone, del PD. Di fronte a questa situazione, nella quale tutti gli impegni sono stati disattesi, tutti e due scrivevano che anche un centro come quello di Mineo, che avrebbe potuto essere esemplare e dove le condizioni strutturali erano tra le migliori immaginabili, può degenerare. E questo, proprio perché ogni impegno è stato disatteso per quel che riguarda le condizioni strutturali e i diritti delle persone. Ora, questi sindaci ci dicono che tutto ciò mette in discussione la possibilità di gestire in modo equo e senza tensioni eccessive tale questione e che, in mancanza delle risorse e delle scelte necessarie, i problemi si stanno accumulando. Voglio ricordare, in particolare, il problema dei minori, che continua a suscitare allarme e preoccupazione in tutti coloro che si occupano di tali vicende. Secondo i calcoli dell'UNHCR, i minori sbarcati a Lampedusa dall'inizio di gennaio sono circa 1.670; i minori non accompagnati, sbarcati solo nel mese di maggio, sono 500. I ritardi accumulati negli ultimi mesi fanno sì che le normative italiane ed internazionali sulla protezione dei minori in quelle condizioni non siano rispettate.

Vorrei affrontare un terzo punto in relazione al nuovo pacchetto sicurezza, annunciato dal Governo pochi mesi fa. Come ha rilevato il senatore Livi Bacci negli scorsi giorni, si tratta di una palese ammissione del fallimento della politica del Governo degli ultimi anni, basata sull'introduzione del reato di immigrazione illegale, sul trattamento coatto nei Centri di identificazione ed espulsione, sulle espulsioni forzose, che poi ha portato a non accettare e a non ratificare la direttiva europea. Il provvedimento approvato qualche giorno fa riconosce la via dei rientri volontari ed incentivati, la possibilità, nei casi in cui non vi sia pericolosità dell'individuo, di soluzioni alternative alla detenzione nei Centri di identificazione ed espulsione, e altre strade, che si muovono nella direzione giusta. Naturalmente nella comunicazione vi siete ben guardati dal mettere in evidenza tali aspetti. Avete giocato soprattutto sul prolungamento - una misura di cui parlerò - a 18 mesi del trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione, facendo leva ancora sulla paura: evidentemente, la lezione di Milano, dove la paura che avete cercato di sbandierare è risultata controproducente, non vi ha insegnato nulla nel corso delle ultime settimane. Avete deciso di mettere su questo provvedimento una bandierina ideologica, cioè quella del prolungamento a 18 mesi della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione. Si tratta di una misura già bocciata dal Senato con un voto esplicito.

Si potrebbe discutere di tanti aspetti, sulla legittimità e sull'efficacia di una decisione di questa natura. Non intendo parlare di tali temi, ma voglio sottolineare soltanto una questione. Onorevoli colleghi, ciascuno di voi ha un Centro di identificazione ed espulsione non lontano dalla propria circoscrizione: vi invito ad andare a visitarlo anche una sola volta. Parto dal presupposto che le persone trattenute senza aver commesso alcun reato abbiano almeno il diritto di essere trattenute in condizioni non peggiori di quelle del peggiore carcere italiano. Onorevoli colleghi, andate a vedere come sono, e verificate se è possibile essere trattenuto in quelle strutture per 18 mesi! Il Governo, prima di assumere decisioni del genere, deve porsi il problema e affrontarlo. Si tratta di una questione molto semplice. Francamente so che non è possibile, ma penso sarebbe di una certa utilità se il ministro dell'interno Maroni, per una volta, decidesse, di andare a vedere, con le proprie gambe e con i propri occhi, quello che si è sempre rifiutato di guardare.

Infine, tra poche settimane discuteremo il provvedimento sul rinnovo delle missioni. In questi giorni abbiamo sentito un partito importante della maggioranza come la Lega Nord dire basta alle missioni internazionali, e in particolare alle missioni umanitarie come quelle in Libia. Certo, sulle missioni sarà svolta una discussione specifica, e di ciascuna andrà valutata l'effettiva utilità, su cui poi andranno misurate le scelte. Ma noi sosterremo in punto di principio una linea che è esattamente l'opposto di questa che oggi viene dalla maggioranza. Chiederemo cioè che in ogni missione italiana, in ogni missione internazionale ci sia una quota di risorse che sia destinata non solo all'aiuto allo sviluppo ma ad un vero e proprio aiuto umanitario; chiederemo che le risorse per gestire civilmente i profughi che vengono dalla Libia siano strutturalmente previste come una parte essenziale di quelle previste per l'intervento in Libia.

Dovrebbe essere chiaro che ogni euro speso in questa direzione, ogni euro speso per i diritti umani e per la democrazia è un euro speso anche per prevenire le guerre, per evitare che l'intervento umanitario si scopra solo quando la situazione ha assunto i lineamenti del dramma e dell'emergenza e la via militare appare l'unica possibile. L'Italia potrebbe giocare un ruolo importante sullo scenario internazionale se scegliesse di costruire una leadership in questo campo, nel campo appunto della pratica e dell'esercizio umanitario. Il nostro timore è che la vostra politica abbia rischiato e rischi di compromettere anche questa possibilità. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Pardi per illustrare la mozione n. 443.