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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 575 del 29/06/2011


Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2623) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato economico tra gli Stati del Cariforum, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, con Allegati, Protocolli, Dichiarazioni e Atto finale, fatto a Bridgetown, Barbados, il 15 ottobre 2008 (Relazione orale) (ore 9,32)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2623.

Ilrelatore, senatore Nessa, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

NESSA, relatore. Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'Accordo in esame riguarda l'autorizzazione alla ratifica dell'intesa sul partenariato economico tra gli Stati del Cariforum, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra. L'Accordo è stato sottoscritto il 15 ottobre 2008 nell'ambito della più ampia disciplina delle relazioni economiche tra l'Unione europea e i 79 Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

Le trattative per l'individuazione di nuove modalità di cooperazione tra tali due gruppi di Paesi sono iniziate nel 1998 e hanno condotto nel 2000 alla sottoscrizione dell'Accordo di Cotonou nel Benin, il quale va rivisto ogni cinque anni. Nel 2005 la revisione è stata firmata a Lussemburgo, con limitate modifiche rispetto all'Accordo di Cotonou, affrontando le medesime materie della cooperazione politica, della partecipazione strutturata, della collaborazione per la lotta alla povertà, della creazione di relazioni economico-commerciali e del miglioramento della cooperazione finanziaria.

L'Accordo di Cotonou precostituiva la base per la stipula di singoli accordi di partenariato economico con specifiche regioni geografiche dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, per superare il preesistente sistema basato sulla previsione di tariffe speciali per determinati beni. L'unico Accordo di partenariato ad oggi portato a termine è quello oggetto della ratifica in esame, sottoscritto tra la Comunità europea e i 15 paesi del Cariforum, appartenenti alla regione caraibica.

Il Trattato include Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Dominica, Repubblica Dominicana, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Saint Cristopher e Nevis, Suriname, Trinidad e Tobago, tutti appartenenti al Cariforum. Cuba - ancorché membro del Forum - non ha partecipato ai negoziati. Haiti, che in un primo momento preferì soprassedere a causa di specifiche difficoltà interne, ha firmato l'Accordo nel dicembre 2009.

Tale strumento mira a ridurre progressivamente le barriere all'interscambio commerciale e a rafforzare la cooperazione tra questi Stati e l'Unione europea. Si tratta di contrastare la povertà e favorire la sicurezza alimentare, agevolando l'integrazione dei Paesi caraibici nell'economia mondiale ed incentivando gli investimenti.

In conclusione, la Commissione propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Perduca, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G100. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, siccome oggi era necessaria la nostra presenza, malgrado ricorresse la festa dei patroni della città di Roma, ho ritenuto utile e opportuno utilizzare queste ore, che altrimenti sarebbero state strappate al calendario, pur molto intenso, dei nostri lavori, per dire due parole relativamente a questo Accordo.

Il problema principale che l'Unione europea ha nei confronti di quell'area è di distrazione, per quanto riguarda non soltanto i temi richiamati dall'Accordo bilaterale, ma anche altre due questioni che non sono contenute nel testo al nostro esame: da un lato, il traffico di sostanze stupefacenti; dall'altro, uno strano atteggiamento di aderenza alle norme internazionali che alcuni di questi Stati, in particolare quelli anglofoni o comunque di colonizzazione britannica, hanno ogniqualvolta si ritiene che i principi di sovranità nazionale non possano essere sopraffatti - così alle volte hanno anche detto - dal diritto internazionale (mentre invece noi sappiamo che proprio sul diritto internazionale si può sperare di costruire un mondo che possa avere pace e sviluppo, come del resto articolato tra gli obiettivi di questo Accordo bilaterale).

Per quanto riguarda il traffico delle sostanze stupefacenti, occorre quindi tenere ben presente che si va ad entrare in relazione commerciale molto più stretta con una serie di piccoli Stati, tra cui un territorio d'oltremare ancora britannico, che sono il luogo attraverso il quale passa buona parte della cocaina che poi arriva sui mercati europei. Occorre quindi, quando si entra in contatto con questi Paesi, che si facciano scelte non solo relativamente al finanziamento delle strutture dal punto di vista della sicurezza, che qui si privilegiano, in quanto si sta parlando della necessità di promuovere anche lo sviluppo e la prosperità economica di una regione che è particolarmente ricca di materie prime, che nei secoli scorsi sono state tra l'altro anche al centro di una serie di guerre e che ancora oggi sono ampiamente utilizzate nei nostri mercati; altrettanto ricca potrebbe esserlo sul fronte del turismo, che interessa principalmente l'America settentrionale, ma anche buona parte della cosiddetta vecchia Europa.

Occorre dunque stare attenti con riferimento alla nostra presenza di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti a livello internazionale, posto che comunque questa misura di permanenza di proibizione nei confronti del consumo e del commercio delle sostanze stupefacenti, dopo cinquant'anni dall'entrata in vigore della Convenzione del 1961, non ha portato un risultato positivo, e quindi forse, magari di concerto con questi Paesi, occorrerebbe avviare un dibattito circa un approccio diverso. Ricordiamo, ad esempio, che in Giamaica la cosiddetta ganja è una sostanza utilizzata anche in riti religiosi o comunque considerati sacri o di aiuto a una serie di pratiche spirituali: penso in particolare ai rastafariani, che la usano non per "sballo" o per intossicarsi ma per aiutare e sostenere la meditazione o anche l'avvicinamento spirituale a verità che magari noi non conosciamo, o non riconosciamo in quanto tali.

L'ordine del giorno G100 che con la senatrice Poretti ho presentato - e sono sicuro che se avessimo avuto più tempo anche altri lo avrebbero sottoscritto - prende in considerazione il diritto penale dei Paesi membri del Cariforum che, con l'unica eccezione di Haiti, che tra l'altro è forse in generale il Paese messo peggio dal punto di vista sia legale che strutturale, infrastrutturale, istituzionale, anche a seguito del recente terremoto, oltre che della protratta guerra civile che ha dilaniato l'isola, include ancora la pena di morte, e non la include soltanto per reati di omicidio o contro lo Stato. Alcuni di questi Paesi, infatti (l'ultima esecuzione è stata a Saint Kitts e Nevis tre anni fa), sono attenti ad utilizzare la pena capitale come pena esemplare per imporre una giustizia là dove, in effetti, la criminalità non dico che abbia posto serissimi problemi di sicurezza nazionale, ma sicuramente, in virtù del fatto che da lì passa buona parte della droga che arriva in Europa e magari anche negli Stati Uniti, è presente.

La preoccupazione, che è raccolta nei due impegni che si chiedono al Governo, da una parte vuole che l'Italia, assieme ai partner europei, che sono gli altri contraenti questo Trattato internazionale, avvii da subito - è stato detto che il processo negoziale di questo documento è durato oltre 12 anni - una démarche politica e anche una serie di iniziative diplomatiche, perché non soltanto si passi, dove esiste, da una moratoria di fatto ad una moratoria de iure relativamente alla pene capitali, ma che in occasione di un prossimo voto dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla famosa risoluzione che l'Italia ha portato avanti, grazie alle iniziative, in particolare di «Nessuno tocchi Caino» e del Partito radicale nonviolento transnazionale e transpartito, da 17 anni, si arrivi a chiedere una sospensione globale della pena di morte, una moratoria universale delle esecuzioni.

L'intento è anche di aprire un dibattito, non soltanto sulle pene, sulla necessità di portare davanti ad un patibolo - in questo caso ci sarebbe stato un plotone di esecuzione, perché la fucilazione, oltre che l'impiccagione, è uno dei metodi con cui viene comminata la pena di morte - ma anche sull'uso del diritto penale per gestire fenomeni molto gravi.

La stragrande maggioranza di questi Paesi, tranne, appunto, Haiti, ha votato contro la risoluzione dell'Italia: quindi si chiede un impegno duplice. Quanto al primo, a livello bilaterale-nazionale (bilaterale inteso come Unione europea e i singoli Paesi), per sospendere in modo legale la pena di morte e per far modificare la loro posizione in seno all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite quando si tornerà a votare sulla risoluzione. Quanto al secondo, l'impegno è a valutare l'opportunità se arrivare, qualora dovesse essere imposta la pena di morte (e continuano, purtroppo, ad essere emesse delle condanne), ma soprattutto se vi fosse l'imminenza dell'esecuzione della pena di morte nei confronti di un cittadino del Paese in questione (ma non è detto, perché molto spesso chi viene portato al patibolo o di fronte a un muro è uno straniero), a sospendere questo Trattato bilaterale. È una questione fondamentale. Troppo spesso l'Unione europea e anche i suoi Stati membri firmano Trattati con dei Paesi la cui reputazione dal punto di vista del rispetto dello Stato di diritto, delle riforme democratiche, dei cosiddetti diritti umani è dubbia.

Nessuno si frappone al rapporto diplomatico, politico, economico e commerciale necessario con tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite: molti dei presenti in quest'Aula hanno addirittura votato a favore della ratifica del Trattato con la Libia; oggi abbiamo mandato le nostre armi contro la stessa persona con la quale due anni e mezzo fa si andava a braccetto, si scomodavano le Frecce tricolori e si facevano marciare in divisa d'onore anche i nostri Carabinieri.

Occorre quindi dare un segnale chiaro nel caso in cui si dovesse derogare al rispetto dei principi come codificati dai Trattati internazionali in materia di diritti umani. Coloro i quali buona parte degli ultimi cinquant'anni li hanno spesi per promuovere quegli stessi principi a livello internazionale devono assumersi la responsabilità di prendere in considerazione la possibilità di sospensione di un Trattato con Paesi che invece non rispettano i principi che universalmente si ritengono ormai acquisiti. Anche perché, lo ricordiamo Paese per Paese nell'ordine del giorno, molti di questi hanno firmato e ratificato il Patto internazionale sui diritti civili e politici e lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e hanno dato buona parte del personale all'Aja. Insomma, riconoscono la supremazia del diritto internazionale, e in qualche modo sono più facilmente guadagnabili alla causa dell'avanzamento o del progresso del diritto internazionale rispetto ad altri Paesi, come quelli verso i quali oggi tutti insieme, con un'alleanza più militare che politica, stiamo cercando di portare un'ulteriore stabilità basata su una minore tirannia.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, intervengo per chiedere di aggiungere la mia firma e quella del collega Marcenaro all'ordine del giorno G100.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

NESSA, relatore. Ritengo che ciò che il collega Perduca ha detto sia importante. Credo che su tale posizione sia interessante conoscere la posizione del Governo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimersi anche sull'ordine del giorno G100.

MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signora Presidente, credo di registrare un consenso unanime per quanto riguarda il merito dell'Accordo che qui sottoponiamo a ratifica, mi pare recependo la volontà dell'Unione europea di favorire lo sviluppo sostenibile delle regioni caraibiche.

Si aggiunge però una preoccupazione per quanto riguarda la questione della pena di morte, e mi accingo così ad esprimere il parere sull'ordine del giorno G100. Voglio ricordare all'Assemblea, come peraltro sottolineano in maniera abbastanza analitica i presentatori, che è vero che la legislazione di questi Paesi contiene la previsione della pena di morte: prendiamo però atto - anticipo così la risposta del Governo, che è favorevole - che essi sono sostanzialmente abolizionisti, perché, grosso modo, è da circa un decennio che non avvengono esecuzioni capitali in questi Paesi. Ma, dal momento che è bene e giusto preoccuparsi, perché - comunque - il sistema legislativo di tali Paesi prevede questo tipo di pena, il Governo accetta l'ordine del giorno del senatore Perduca.

Propongo delle riformulazioni, che credo abbiano più che altro natura tecnica, anche perché - lo voglio ricordare - siamo qui a ratificare un Accordo dell'Unione europea: quindi, vale il bilaterale, ma il contesto in cui operiamo è pur sempre multilaterale. Invito pertanto i firmatari dell'ordine del giorno ad accogliere le seguenti proposte relative al dispositivo.

Quanto al primo capoverso, dopo le parole «impegna il Governo di concerto coi partner europei ad avviare», eliminerei la parola «immediatamente», che è pleonastica, e proseguirei così: «tutte le opportune iniziative volte a far avanzare le legislazioni nazionali dei membri del Cariforum». La previsione secondo cui il Governo si impegna ad avviare tutte le opportune iniziative assorbe infatti il concetto di farle immediatamente, anche perché, se non vengono emesse condanne, andiamo a parlare del nulla. Ripeto che, a parere del Governo, è opportuno avviare - anche adesso - nelle sedi appropriate tutte le opportune iniziative (numerosissime sono le occasioni di incontro con i Paesi del Cariforum). Inoltre, propongo di eliminare la parola «almeno», dopo le parole «essi passino», e di aggiungere, alla fine del capoverso, le parole «previsto per il 2012».

Per quanto riguarda il secondo capoverso, fermo restando che l'obiettivo è comune, riteniamo di promuovere a livello europeo le iniziative nei confronti dei Paesi del Cariforum: la forza, infatti, sta nei piani di cooperazione dell'Unione europea e - quindi - nei finanziamenti dell'Unione europea verso questi Paesi. Voglio ricordare ancora a tutti che si tratta, sostanzialmente, di un Accordo all'interno delle azioni dei Paesi Africa Caraibi e Pacifico. È un primo importante atto. In questo quadro, in cui facciamo riferimento all'Unione europea, dal secondo capoverso verrebbero quindi espunte le seguenti parole: «a valutare la possibilità di sospendere l'accordo con uno dei membri» e la dizione sarebbe la seguente: «a promuovere in sede comunitaria adeguate iniziative nei confronti dei Paesi membri del Cariforum che dovessero riprendere le esecuzioni». Il concetto di intervenire immediatamente qualora riprendessero le esecuzioni verrebbe addirittura reso ancor più automatico del «qualora» precedentemente usato. L'azione non può essere bilaterale - stiamo parlando di un Accordo multilaterale - e, quindi, ci impegniamo subito a promuovere in sede comunitaria le iniziative per quanto riguarda Paesi che dovessero eventualmente riprendere la condanna alla pena di morte.

Se il senatore Perduca accetta la riformulazione proposta, il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, accetta la proposta del rappresentante del Governo di riformulazione dell'ordine del giorno G100?

PERDUCA (PD). Sì, signora Presidente, e ringrazio il Governo.

Spero solo due cose: da una parte, che la seconda raccomandazione non debba mai essere in atto; dall'altra, se mai dovesse essere in atto, mi auguro che ci sia un altro Governo per poter portare avanti le politiche necessarie.

PRESIDENTE. Invito il relatore a pronunziarsi sul nuovo testo dell'ordine del giorno in esame.

NESSA, relatore. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello del Governo.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G100 (testo 2) non verrà posto in votazione.

Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.

MALAN, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, con i seguenti presupposti:

- che, in relazione alle risorse da versare all'Unione europea, gli articoli 13, 14 e 15 dell'Accordo non incidano sull'entità complessiva dell'onere, ma solo sulla sua composizione interna, senza impatti aggiuntivi sulla finanza pubblica;

- che l'istituzione ed il funzionamento dei centri di informazione di cui all'articolo 86 dell'Accordo avvenga ad invarianza di oneri per la finanza pubblica;

- che sia esclusa l'insorgenza di nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Staio, qualora il Governo italiano - nel ruolo di parte attrice di una controversia connessa all'interpretazione ed attuazione dell'Accordo - chieda la costituzione di un collegio arbitrale, ai sensi dell'articolo 206 dell'Accordo medesimo».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

PALMIZIO (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMIZIO (CN-Io Sud). Signora Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo Coesione Nazionale-Io Sud sul provvedimento in esame.

PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signora Presidente, intervengo anch'io per annunziare il voto favorevole, sia pur condizionato, del Gruppo dell'Italia dei Valori sul disegno di legge in esame, chiedendo al Governo di impegnarsi ad operare dei distinguo nell'attuazione di questo Accordo di partenariato. L'Italia dei Valori vigilerà comunque sugli atti posti in essere a seguito della ratifica di questo Accordo.

Se possibile, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPI Alberto (LNP). Signora Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo della Lega Nord sul disegno di legge in esame, sottolineando che si tratta di un provvedimento largamente condiviso. Chiedo inoltre di poter consegnare il testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

BETTAMIO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BETTAMIO (PdL). Signora Presidente, vorrei svolgere alcune brevi considerazioni, anche alla luce di quanto è scritto nell'ordine del giorno G100, che nel testo riformulato è stato accolto dal Governo.

Stiamo vivendo un'epoca in cui c'è un risveglio improvviso di tutti i Paesi tradizionalmente in via di sviluppo o sottosviluppati che si trovano al di là dell'Oceano. Alcuni di essi si sono sviluppati con una forza ed una velocità che non sospettavamo, grazie ad un moderno mezzo di comunicazione che non è la persuasione politica, ma Internet, che raccoglie e mobilita masse contro ingiustizie o situazioni non democratiche sopportate per anni.

Nell'annunciare il voto favorevole del mio Gruppo sul disegno di legge in esame, voglio sottolineare come, di fronte a questo risveglio improvviso, che l'Unione europea e altre organizzazioni internazionali cercano di canalizzare con degli accordi come quello di cui stiamo discutendo adesso, non è possibile continuare con interventi economici più o meno in stile elemosina per tacitare questo o quel problema, che normalmente significa povertà per quei Paesi, né possiamo più sfruttare con accordi economici tali economie per ottenere risorse che non abbiamo. Dovremmo, invece, avere riguardo non solo alla loro crescita economica ma anche al loro sviluppo sociale e politico. Ed è per questi motivi che ho condiviso una parte del discorso del senatore Perduca.

Dunque, non commettiamo l'errore di rifiutare accordi o contatti con Paesi che non rispettano i diritti umani o non hanno forme democratiche di governo: non chiudiamo la porta a Paesi che presentano, purtroppo, queste caratteristiche negative. Cerchiamo piuttosto, con aiuti economici e con un'assistenza sociale di contrasto alla povertà, di farli evolvere per assicurare loro uno sviluppo stabile e democratico.

L'Accordo oggi in discussione va in questo senso, poiché accanto alla lotta contro la povertà è anche prevista una cooperazione finanziaria, ma soprattutto politica. Ecco perché noi siamo favorevoli alla ratifica di tale Accordo.

TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signora Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico, con due brevissime considerazioni.

La prima riguarda l'importanza di questa, che non è una delle tante ratifiche bilaterali che abitualmente il Parlamento approva, ma una ratifica - se così possiamo dire - particolarmente pregiata perché incrocia due assi portanti della politica estera del nostro Paese: mi riferisco alla grande politica estera, quella di lungo periodo, di lunga durata. Come i colleghi sanno, i pilastri fondamentali della nostra politica estera sono l'integrazione europea, la solidarietà transatlantica, il multilateralismo e quindi l'importanza delle istituzioni multilaterali, a cominciare dall'ONU, e poi l'apertura ai Paesi emergenti, innanzitutto al primo cerchio (i Paesi del Mediterraneo e i Paesi che confinano geograficamente con l'Italia) e, in una prospettiva più ampia, certamente l'Africa, il Pacifico e i Caraibi, come previsto nell'oggetto di questa ratifica che è insieme un atto europeo e un atto di rapporto, di relazione, di solidarietà con i Paesi caraibici, quindi con una parte importante del mondo dei Paesi emergenti. Credo quindi sia un elemento estremamente importante della nostra politica estera attuare rapporti, stabilire relazioni intense e profonde di carattere commerciale e di aiuto, di promozione allo sviluppo con questi Paesi.

Concludo con un'ultima considerazione. La ratifica oggi in esame vede protagonista l'Europa. Noi quindi autorizziamo la ratifica di un accordo europeo con i Paesi caraibici e constatiamo come sul versante della cooperazione allo sviluppo, mentre si va continuamente restringendo lo sforzo economico bilaterale dell'Italia, per ragioni di tagli di bilancio sui quali ci siamo intrattenuti in altre occasioni e su cui pertanto non torno (una politica, a nostro modo di vedere, assolutamente sbagliata e miope perché taglia una prospettiva invece di prevederne una di crescita e di sviluppo anche per il nostro Paese), parallelamente cresce l'impegno dell'Europa.

L'Italia quindi è parte importante e - credo - assolutamente solidale di questo sforzo che sta compiendo l'Europa per accrescere le sue relazioni estere attraverso rapporti, negoziati e accordi di cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.

È approvato.