DI GIOVAN PAOLO, CARLONI, MAGISTRELLI, CHITI, INCOSTANTE, MARITATI, DEL VECCHIO, CECCANTI, PASSONI, PERDUCA, PORETTI, DELLA MONICA, MARINARO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
come si apprende da organi di stampa dopo gli incendi di sabato 18 giugno 2011, nel centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Ponte Galeria (Roma) la situazione è divenuta invivibile nel settore maschile a causa delle stanze annerite dal fumo e maleodoranti, degli impianti elettrici fuori uso, degli elettrodomestici (condizionatori, televisioni) inutilizzabili e degli arredi bruciati e inservibili;
la Prefettura e la cooperativa che gestisce il CIE hanno già cercato di ripristinare un minimo di vivibilità dopo quanto accaduto, ma le stesse denunciano quanto le condizioni di vita all'interno della struttura siano oggettivamente difficili e la situazione sia vicina al collasso;
l'incendio del 18 giugno è scoppiato al culmine di una notte di proteste contro il decreto-legge n. 89 del 2011 che allunga la permanenza massima nei CIE da 6 a 18 mesi;
attualmente nella struttura sono ospitate 255 persone, 170 uomini e 85 donne, e inoltre hanno riportato bruciature; una persona ha addirittura rischiato la vita, avendo riportato ustioni sulla metà del corpo;
date le condizioni del settore maschile, in molti hanno deciso di dormire su materassi all'aperto;
le condizioni nel settore femminile sono solo leggermente migliori, ma anche lì sono stati accesi piccoli incendi;
nel Centro vi è una situazione di grande tensione che vivono non solo gli ospiti, ma anche gli operatori e le Forze di polizia presenti;
le condizioni di vita nei CIE sono pesantissime e i sempre più lunghi tempi di permanenza trasformano queste strutture in veri e propri luoghi di detenzione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda ripensare la gestione dei fenomeni migratori;
se ritenga di garantire un monitoraggio della salvaguardia dei diritti umani in questi centri;
se intenda adottare delle misure per ripristinare i servizi nel CIE di Ponte Galeria.
(4-05493)
DI GIOVAN PAOLO, PINOTTI, CARLONI, PASSONI, DE SENA, SOLIANI, MARINO Ignazio, ANTEZZA, CECCANTI, PERDUCA, PORETTI, CAROFIGLIO, MAGISTRELLI, TOMASELLI, FERRANTE, VITA, ADAMO, MAZZUCONI - Ai Ministri della giustizia, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la Direzione della casa di reclusione di Roma Rebibbia rivela ai datori di lavoro dei detenuti, con una comunicazione del 18 giugno 2011, l'esaurimento del budget destinato agli sgravi fiscali e contributivi per l'anno 2011 previsti dalla legge n. 193 del 2000 (cosiddetta legge Smuraglia) per l'assunzione dei detenuti;
il dettato normativo e costituzionale considera il lavoro carcerario uno degli elementi fondamentali del trattamento rieducativo;
la legge Smuraglia è uno degli strumenti per rompere l'isolamento del mondo penitenziario e ha finora favorito e agevolato molti datori di lavoro intenzionati ad assumere ed occupare i detenuti;
vi è una viva preoccupazione delle cooperative sociali che nei mesi e negli anni passati hanno ideato e realizzato specifici progetti per l'inserimento lavorativo di detenuti e che in buona parte, con la mancanza del finanziamento della normativa in questione, non sarebbero più realizzabili;
la mancanza di tali fondi vanifica il percorso lungo e tortuoso che da anni, dall'applicazione della riforma Gozzini (di cui alla legge n. 663 del 1986), ha portato al recupero sociale civile e professionale di moltissimi detenuti che altrimenti sarebbero stati con facilità riassorbiti dal circuito criminale e delinquenziale;
come ha più volte sottolineato il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo con precedenti interrogazioni, nelle carceri italiane le condizioni detentive sono incompatibili con il rispetto della dignità umana a causa della drammatica e insostenibile condizione di sovraffollamento, e la mancanza di fondi che promuovono il reinserimento sociale va ad aggravare una situazione al limite del sopportabile,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della gravità di tale situazione e se intendano intervenire, per quanto di competenza, anche in via normativa, per far sì che venga ripristinato il finanziamento previsto dalla legge n. 193 del 2000.
(4-05494)
ZANOLETTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il regime italiano di esenzione delle accise sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle serre destinate alle produzioni agricole è stato dichiarato dalla Commissione europea incompatibile con la normativa comunitaria;
nelle coltivazioni sotto serra il riscaldamento incide tra il 15 per cento ed il 20 per cento sul totale dei costi aziendali;
il sistema di agevolazione di imposta per le coltivazioni sotto serra e per l'agricoltura in generale è un meccanismo consolidato nel nostro Paese da molto tempo;
il reintegro delle accise metterebbe le produzioni italiane in una posizione di grande difficoltà rispetto a quelle europee ed extra europee se si considera che gli agricoltori degli altri Paesi utilizzano energia elettrica e metano a costi più bassi;
ritenuto che il mantenimento delle agevolazioni è necessario affinché i nostri imprenditori agricoli possano conservare la loro competitività,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, specie nell'attuale momento di grave crisi economica, adoperarsi, per quanto di competenza, per mantenere il sistema di agevolazione di imposta per le coltivazioni sotto serra e per l'agricoltura al fine di ridurre il rischio di pesanti ripercussioni alle imprese agricole;
se non ritenga urgente intervenire in sede europea, e, ove occorra, ricorrere alla Corte di giustizia dell'Unione europea, anche per evitare che gli agricoltori italiani siano chiamati alla restituzione delle accise loro riconosciute dalla legislazione.
(4-05495)
BELISARIO, GIAMBRONE - Al Ministro per il turismo - Premesso che:
sul sito web dell'Automobile club d'Italia (ACI) risulta che con decreto del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri 23 dicembre 2010, è stata approvata la deliberazione dell'Assemblea dell'ACI del 16 dicembre 2010 concernente le modifiche degli articoli 6, 13 e 18 dello statuto dell'ente;
la medesima pagina web riferisce che lo statuto contenente le modifiche citate è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 63 del 18 marzo 2011;
da una consultazione della Gazzetta precedentemente citata, l'unico atto pubblicato in quella data e riguardante l'ACI risulta essere il "Regolamento di attuazione dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni ed integrazioni, concernente la determinazione dei termini dei procedimenti amministrativi di competenza dell'ACI";
la cosiddetta "legge di riforma delle amministrazioni pubbliche", dei cui alla legge 4 marzo 2009, n. 15, sancisce il principio di trasparenza totale, ossia piena ed immediata accessibilità - anche in rete - di tutte le informazioni concernenti qualsiasi aspetto di un'amministrazione pubblica, di tutti i dati, di tutti i documenti, ma sul sito del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, che, in seguito al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 luglio 2009, esercita funzioni e compiti di vigilanza sull'ACI, non sembra esservi traccia del testo del decreto in questione;
gli interroganti, sempre nell'ottica della trasparenza che dovrebbe caratterizzare tutti i rapporti con la pubblica amministrazione, hanno contattato gli uffici del Dipartimento al fine di capire se, considerata l'errata informazione riportata sul sito dell'ACI, il decreto fosse stato effettivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale e, certi della risposta affermativa, se fosse possibile sapere il numero esatto della Gazzetta Ufficiale contenente il provvedimento;
a tali richieste informative non sono seguite risposte risolutive della questione, nel senso che gli uffici del Dipartimento non sembrano essere in possesso delle informazioni relative alla documentazione richiesta,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo possa fornire le informazioni richieste, nello specifico se il decreto 23 dicembre 2010 sia stato effettivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in quale data;
se non ritenga opportuno farsi portavoce presso l'ACI della necessità di provvedere a correggere l'errore;
se non ritenga singolare che gli uffici alle sue dipendenze non siano in possesso dei provvedimenti emanati.
(4-05496)
GALLO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
le Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici sono articolazioni territoriali con compiti definiti dal decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2004, n. 173;
la Direzione regionale della Puglia si articola in quattro istituti di settore: la Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Bari e Foggia; la Soprintendenza per il patrimonio storico ed etnoantropologico per le province di Bari e Foggia; la Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le province di Lecce, Brindisi e Taranto;
premesso, inoltre, che:
nell'ambito di un progetto di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, la Soprintendenza per i beni e per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Lecce, Brindisi e Taranto dovrebbe essere soppressa e gli uffici dovrebbero essere accorpati a quelli di Bari;
tale provvedimento di accorpamento, a giudizio dell'interrogante, sarebbe in netto contrasto con la necessità di ben provvedere, con una burocrazia più snella, alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio storico, architettonico e artistico della provincia di Lecce;
tale accorpamento, stante la consistente distanza che separa il capoluogo dalla città di Lecce, inoltre, risulterebbe dannoso, oltre che gravoso, per tutti coloro, pubblici e privati, che ad oggi intrattengono rapporti con la Soprintendenza, con notevole aggravio di tempo e di costi;
infine, sarebbe in controtendenza rispetto alla politica di decentramento auspicata per tutto il territorio italiano e causerebbe un'ulteriore forte penalizzazione del Salento che, in tal modo, sarebbe privato di un importante e necessario servizio già consolidato e che ha fino ad oggi dato ottimi risultati;
considerato che:
il territorio di competenza della Soprintendenza citata è caratterizzato dalla presenza di complessi di beni di eccezionale valore archeologico, storico e artistico, che necessiterebbero di un'autonoma gestione per le province di Lecce, Brindisi e Taranto;
occorrerebbe, pertanto, intervenire al fine di potenziare le attività già poste in essere dalla Soprintendenza,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda rivedere il piano di riorganizzazione previsto dal Ministero al fine di consentire che la Soprintendenza per le province di Lecce, Brindisi e Taranto continui a svolgere le attività di tutela e di salvaguardia, di conservazione e di valorizzazione del patrimonio architettonico, storico, artistico e paesaggistico presente nell'area salentina e, in generale, nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
(4-05497)
D'AMBROSIO LETTIERI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e per i beni e le attività culturali - Premesso che gli archivi di Stato, le cui competenze consistono nella conservazione e nella sorveglianza del patrimonio archivistico e documentario di proprietà dello Stato, dovrebbero essere presenti in ogni capoluogo di provincia;
premesso, inoltre, che la legge 11 giugno 2004, n. 148, ha istituito, nell'ambito della Regione Puglia, la provincia di Barletta-Andria-Trani e ha stabilito che la dislocazione degli uffici periferici dello Stato debba avvenire entro i limiti delle risorse disponibili e tenendo conto delle vocazioni territoriali;
considerato che:
nel 1818 il re Ferdinando I istituì nella città di Trani l'archivio suppletorio di terra di Bari che, attualmente, è sede dell'archivio notarile distrettuale e della sezione di archivio di Stato;
in detta sezione di archivio di Stato di Trani sono conservati, in oltre 7.000 chilometri di scaffalatura, circa 61.000 documenti d'interesse archivistico comprendenti le carte amministrative e giudiziarie della Sacra Regia Udienza e gli atti degli uffici giudiziari preunitari e postunitari;
considerato, inoltre, che:
la sezione di archivio di Stato di Trani ha sede in un palazzo del 1700, già restaurato e sottoposto a vincolo di interesse culturale, appartenente al demanio dello Stato;
la sezione, che da oltre 150 anni svolge vere e proprie funzioni di archivio di Stato per l'intero territorio a nord della provincia di Bari, ha una discreta dotazione di personale;
considerato, infine, che l'istituzione dell'archivio di Stato di Trani non comporterebbe alcun onere aggiuntivo in quanto di fatto già operante in qualità di sezione,
l'interrogante chiede di sapere:
quali siano i motivi per i quali non si sia provveduto all'istituzione dell'archivio di Stato di Trani secondo quanto previsto dall'art. 4, comma 1, della legge n. 148 del 2004;
se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, intendano intervenire con urgenza al fine di adottare i provvedimenti necessari all'istituzione dell'archivio di Stato, e, contestualmente, al fine di sopprimere l'esistente sezione di archivio di Stato.
(4-05498)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
ai sensi della legge n. 10 del 26 febbraio 2011 di conversione del decreto-legge n. 225 del 2010 (cosiddetto milleproroghe) viene sancito un nuovo sistema di tassazione dei fondi di investimento;
in particolare dal 1° luglio 2011 cambierà il sistema di tassazione dei fondi la cui quotazione, che oggi è indicata al netto della tassazione, sarà al lordo e la tassazione si applicherà sul risultato positivo al momento della vendita;
detta modifica comporterà che la determinazione del risultato positivo conseguito, per fondi già detenuti, avverrà sottraendo al valore di disinvestimento delle quote il prezzo di carico delle stesse, assumendo come valore di carico la quotazione del 30 giugno 2011 e non il valore delle quote al momento dell'acquisto;
ne consegue che chi possiede fondi in perdita, qualora dovesse, a giudizio dell'interrogante miracolosamente, aumentare il valore delle quote dopo il 1° luglio, si troverà a pagare una tassa del 12,50 per cento (salvo future maggiorazioni) sul risultato positivo conseguito, anche se non ha ancora recuperato il disavanzo negativo. La minusvalenza derivante dalle perdite ottenute fino ad oggi sui fondi non verrà considerata e non si potrà minimamente compensare un eventuale futuro risultato positivo;
a titolo di esempio: quote di un fondo acquistate nel 2007 al valore unitario di 7 euro; quotazione delle stesse al 30 giugno 2011 5 euro (circa 28 per cento di perdita); qualora dopo il 1° luglio il valore dovesse recuperare un po' della perdita conseguita negli anni (ad esempio: 6 euro) il plusvalore di 1 euro sarà tassato anche se non ancora recuperata la perdita, e non si potrà nemmeno tener conto della minusvalenza del periodo precedente,
si chiede di sapere se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo non intenda valutare attentamente le conseguenze relative a quanto disposto dal citato decreto-legge, con il quale si modifica il sistema di tassazione dei fondi di investimento, al fine di non danneggiare migliaia di piccoli risparmiatori che hanno investito tempo addietro in fondi comuni, riportando dopo qualche anno un risultato ampiamente negativo, visto l'andamento di questi ultimi anni.
(4-05499)
LANNUTTI, PEDICA - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
le Torri dell'EUR ex sede del Ministero delle finanze, nel quartiere EUR a Roma, sono tra gli edifici censiti nel 2002 dal Dipartimento Architettura contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali tra le architetture di rilevante interesse del secondo '900 e tra quelli censiti dal QART/La Sapienza tra le architetture di rilevante interesse storico-artistico realizzate a Roma dal 1945 ad oggi, e come tali inserite nella Carta per la qualità del nuovo piano regolatore generale (PRG) di Roma adottato nel 2006, per il quale sono parte della città storica;
tali edifici sono stati oggetto di un protocollo d'intesa tra Ministero dell'economia e delle finanze e Comune di Roma del dicembre 2001 finalizzato alla valorizzazione di questi e altri beni demaniali; sono stati dismessi appena dopo tale protocollo mediante la società veicolo Fintecna SpA (a totale partecipazione statale);
la loro attuale destinazione direzionale è compatibile con una razionale trasformazione ad alberghi e spazi direzionali a supporto dell'attiguo costruendo Centro congressi (cosiddetta nuvola di Fuksas);
malgrado il loro indiscutibile interesse storico culturale e l'opportunità di destinarle a supporto del Centro congressi, il Comune di Roma ha inteso aderire fin dal 2005 alla richiesta della Alfiere SpA, proprietaria delle Torri (appartenente per il 50 per cento imprenditori privati e fondi di enti pubblici e per il 50 per cento a Fintecna, che ne ha mantenuto il controllo) di poterle demolire per sostituirle con un edificio con destinazione d'uso prevalentemente residenziale di lusso, con sagoma e caratteristiche architettoniche completamente diverse, progettato dall'architetto Renzo Piano. Tuttavia, a causa di forti opposizioni all'interno e all'esterno del Consiglio comunale, la variante predisposta nel 2006, da realizzare mediante accordo di programma, non è stata approvata in tempo per essere recepita nel nuovo PRG di Roma. Dopo la definitiva approvazione del PRG nel febbraio 2008 e in contrasto con tale strumento appena approvato, il Comune di Roma ha inteso perseguire l'obiettivo della demolizione delle Torri mediante l'adozione dello stralcio di tali edifici dalla Carta per la qualità con la delibera n. 87 dell'11 aprile 2008 del commissario Morcone e la definitiva approvazione di tale stralcio con la delibera n. 40 del maggio 2010;
il Comune non ha richiesto il parere della Soprintendenza né quando nel luglio 2007 sono iniziati i lavori di manutenzione straordinaria: sostituzione degli elementi di facciata, ristrutturazione interna con redistribuzione funzionale, eccetera mediante una semplice dichiarazione di inizio attività (DIA), né per le citate delibere di stralcio dalla Carta per la qualità; nessun esperto del settore è stato interpellato;
la Soprintendenza non è intervenuta a tutela di tali edifici né quando motivati appelli di eminenti esperti e di Italia Nostra si sono levati per la conservazione e la tutela delle Torri oltre che per richiedere l'applicazione delle normative urbanistiche vigenti, aggirate con l'espediente dello stralcio dalla Carta per la qualità; né quando sono state formulate motivate istanze dai residenti dell'EUR attraverso i Comitati che li rappresentano; né quando il Direttore regionale del Lazio (architetto Lolli Ghetti) ha formalmente richiesto (note prot. 652 del 14 gennaio 2010 e prot. 2462 del 10 febbraio 2010) di procedere alla verifica d'ufficio dell'interesse culturale degli edifici, considerando il loro valore storico architettonico nonostante il loro attuale stato di edificazione a seguito dei lavori di ristrutturazione;
dato il permanere della mobilitazione dei cittadini e degli esperti, nel settembre 2010 la Direzione generale PABAAC (Paesaggio, belle arti, architettura e arte contemporanea) rimetteva la questione al Comitato tecnico scientifico per l'architettura urbana e l'arte contemporanea, presieduto dal professor Portoghesi, che con il parere del 21 settembre 2010 si esprimeva per la tutela delle Torri e raccomandava di dare immediato inizio alle procedure cautelari per evitare che lo stato attuale del complesso immobiliare venisse ulteriormente compromesso;
gli organi territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali, cui la raccomandazione era rivolta, non procedevano per la tutela; il Direttore regionale (architetto Federica Galloni) chiedeva al contrario un riesame attraverso il nuovo parere, questa volta congiunto del suddetto Comitato di settore presieduto dal professor Portoghesi e del Comitato tecnico scientifico per i beni architettonici e paesaggistici, presieduto dall'architetto Carbonara; nella seduta del 16 novembre 2010 i due Comitati ritenevano indispensabile che l'eventuale trasformazione delle Torri facesse salve le tipologie edilizie degli edifici sviluppati in altezza e la possibilità visiva delle aree circostanti mantenendo le caratteristiche ambientali ormai impresse nella memoria collettiva, in pratica smentendo la possibilità di sostituirle con un edificio con sagoma e caratteristiche del tutto estranee al contesto urbanistico architettonico di cui fanno parte, quale quello progettato dall'architetto Piano;
gli organi territoriali, cui il parere veniva immediatamente notificato, non intervenivano neppure in esito di tale riesame; al contrario la Direzione regionale del Lazio si rivolgeva al Segretariato generale (architetto Cecchi) per ottenere un secondo riesame;
nella nuova seduta congiunta del 14 febbraio 2011 i suddetti due Comitati bocciavano comunque la variante del progetto di edificio da realizzare in sostituzione delle Torri, peraltro irritualmente acquisita dalla Direzione regionale del Lazio, e si astenevano dal formulare un nuovo parere; pertanto rimanevano confermati i due precedenti del 21 settembre 2010 e 16 novembre 2010;
in tutti i pareri dei suddetti Comitati è stata affermata la necessità di procedere - in ogni caso - ad apporre un vincolo di carattere paesaggistico su tutto il quartiere EUR, ma non si è ancora provveduto in tal senso;
considerato che è indiscutibile che le Torri dell'EUR siano beni culturali da tutelare ai sensi del codice dei beni culturali (in particolare risultano applicabili al caso specifico gli articoli 10, 12, 13 e 28 del decreto legislativo n. 42 del 2004), tanto più che, a seguito dei citati pareri dei Comitati tecnico scientifici, la tutela può essere esercitata mediante la verifica d'ufficio (per la quale risulta sussistano tutti i requisiti) con esito positivo; in alternativa il Ministero per i beni e le attività culturali può procedere mediante la dichiarazione dell'interesse culturale; in entrambi i casi previa immediata adozione degli atti cautelari necessari per evitare la demolizione degli edifici;
a fronte di ben tre pareri dei Comitati di settore e comunque di una vasta documentazione tecnico scientifica a favore della conservazione degli attuali edifici o quanto meno delle volumetrie e delle caratteristiche architettoniche attuali, è da ritenersi venuta meno l'ordinaria discrezionalità degli uffici territoriali in ordine alla tutela da attuare mediante atti di verifica o di dichiarazione di interesse, che appaiono ormai quindi atti dovuti;
è imminente - ad horas - il rilascio del permesso di costruire che consentirà la demolizione delle Torri, da parte del Dipartimento urbanistica del Comune di Roma;
considerato inoltre che esistono ampie analogie tra la vicenda Torri e la vicenda Velodromo olimpico, altra opera architettonica di riconosciuto interesse storico architettonico realizzata all'EUR per le Olimpiadi del 1960 che è stata demolita nel luglio 2008 ad esito di una vicenda che ha visto un'incerta e tardiva tutela da parte della Soprintendenza e infine l'immediato accoglimento da parte del Direttore generale del ricorso gerarchico proposto contro la dichiarazione di interesse appena adottata nell'aprile 2008 dal Direttore regionale (architetto Prosperetti);
nel momento in cui la stampa riportava la notizia dell'imminente demolizione del Velodromo, gli uffici territoriali non intervenivano per evitarla, cosa cui erano tenuti dato che la Direzione regionale non aveva ancora emesso il decreto di annullamento del vincolo architettonico e comunque secondo il parere del Comitato tecnico esso andava sostituito con un altro con la finalità di conservare l'assetto planivolumetrico e paesaggistico esistente;
non è stato mai avviato il procedimento di vincolo paesaggistico richiesto dal Comitato di settore a tutela dell'area del Velodromo olimpico;
le due vicende hanno visto gli stessi protagonisti in diversi ruoli; per il Velodromo era funzionario responsabile dell'Ufficio vincoli della Soprintendenza l'attuale Soprintendente di Roma architetto Pierdominici, era Soprintendente l'attuale Direttore regionale del Lazio architetto Galloni, era Direttore generale l'attuale Segretario generale architetto Cecchi,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se il Governo ritenga che, in merito a tali fatti, l'inerzia degli organi territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali preposti alla tutela dei beni culturali di Roma sia compatibile con gli obblighi derivanti dalle previsioni del codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004;
quali iniziative intenda adottare per ottenere la tutela degli edifici in questione e il vincolo paesaggistico dell'EUR, in conformità con quanto indicato nei pareri dei Comitati tecnico scientifici del Ministero per i beni e le attività culturali;
quali iniziative intenda intraprendere per verificare quali siano le dinamiche interne in ordine alla gestione delle competenze in materia di tutela dei beni culturali nella città di Roma, in particolare se esistano specifiche direttive e/o quali siano allo stato attuale i protocolli d'intesa o qualunque altro tipo di accordo con il Comune di Roma che impegni il Ministero per i beni e le attività culturali in ordine alle attività di tutela dei beni culturali della città di Roma.
(4-05500)
FASANO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la sala d'attesa della stazione ferroviaria di Salerno è chiusa da oltre due mesi;
la sala d'attesa sarebbe stata assegnata a Nuovo trasporto viaggiatori SpA e dovrebbe essere trasformata in una lussuosa sala d'intrattenimento per i soli viaggiatori dei treni NTV;
tutti gli altri viaggiatori sono costretti a sostare all'aperto, lungo i binari, dove sono posizionate solo tre panchine rimaste in uso a Trenitalia;
premesso, inoltre, che:
da qualche giorno perfino le toilette della stazione ferroviaria di Salerno sono anch'esse chiuse perché oggetto di atti vandalici che hanno determinato gravi danni alla struttura;
dai primi giorni del mese di giugno 2011, infatti, a seguito di nuova gara di appalto, è subentrata una diversa ditta di pulizie, cui è affidata anche la manutenzione, e i bagni pubblici sono rimasti privi dei guardiani;
considerato che:
tale stato di cose, oltre a nuocere all'immagine della città di Salerno, reca gravi e pesanti disagi a tutti i viaggiatori in transito nella stazione ferroviaria;
l'interrogante ritiene, poi, che l'affidamento sistematico degli appalti con gare al ribasso comporti anche una diminuzione della qualità dei servizi;
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e quali azioni di competenza intenda promuovere, pur nel rispetto delle regole del libero mercato, al fine di consentire che anche nella stazione ferroviaria di Salerno sia possibile usufruire dei servizi a disposizione di tutti i viaggiatori.
(4-05501)
LANNUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
sono arrivate all'interrogante numerose segnalazioni di cittadini che lamentano i continui disservizi della compagnia ferroviaria Trenitalia;
in particolare sabato 25 giugno 2011, si è verificato il blocco del sistema informatico delle ferrovie per ben 7 ore (delle 14.30 fino alle 21.00). Sono andati in tilt tutti i canali di vendita con conseguente impossibilità di acquistare biglietti ferroviari per chi aveva bisogno di prendere treni a lunga percorrenza. Inoltre moltissimi passeggeri hanno perso tutte le prenotazioni già effettuate con il servizio Postoclick perché risultava impossibile richiedere la stampa dei biglietti;
molti passeggeri hanno perso il biglietto a tariffa ridotta già prenotato, vedendosi costretti a riacquistare il biglietto a tariffa intera (che spesso costa quasi il doppio), sempreché, naturalmente, ci fossero ancora posti disponibili;
a riguardo Trenitalia ha emesso solo un breve messaggio pubblicato sul proprio sito in cui ha annunciato, nel primo pomeriggio di sabato 25 giugno, che chi voleva mettersi in viaggio sui binari non avrebbe potuto farlo. Almeno non sulle tratte a lunga percorrenza, a meno che i biglietti non fossero stati acquistati in precedenza. Il messaggio reca le seguenti parole: "Gentile Cliente, Siamo spiacenti ma per un malfunzionamento sui sistemi Ibm non è possibile acquistare biglietti con prenotazioni o modificare le prenotazioni effettuate. Si prega di provare più tardi. Ci scusiamo per l'inconveniente";
la causa di tutto questo è da imputare ad un guasto ai servizi informatici di Ibm, lo stesso colosso dell'informatica che solo 9 giorni fa ha festeggiato i primi cent'anni e che solo pochi giorni fa era stato protagonista del caos alle Poste;
anche in quel caso, infatti, le lunghe code agli sportelli, gli anziani rimasti senza pensione, le multe non pagate, sono stati scatenati da un blocco al servizio informatico Ibm;
in quella circostanza fu lo stesso amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi, a chiedere un risarcimento da parte di Ibm, gigante con una capitalizzazione di mercato di 200 miliardi di dollari e detentore del maggior numero di brevetti fra le aziende statunitensi;
nel caso delle ferrovie, Trenitalia, come riportato dalla stampa (si veda, ad esempio, "tg1online"), ha subito puntualizzato che "I tecnici di Ibm sono al lavoro per ripristinare la funzionalità di tali sistemi anche se non è possibile, al momento, determinare con certezza i tempi necessari. Trenitalia sta avvisando i propri clienti con annunci nelle stazioni e attraverso i propri media (FsNews Radio e sitoInternet ) della possibilità di salire comunque sui treni. A bordo i viaggiatori saranno regolarizzati senza alcun sovrapprezzo";
intanto l'ultimo sabato di giugno molti italiani sono rimasti bloccati. Proprio pochi giorni dopo il glorioso annuncio dell'amministratore delegato Mauro Moretti di treni ad alta velocità che percorreranno la tratta Milano-Roma in due ore e venti minuti entro il 2015;
domenica 26 giugno 2011 si è verificato il blocco della linea ferroviaria tra Rovigo e Bologna per un guasto all'impianto di tensione. Tutti i treni di passaggio su quella linea hanno subito pesanti ritardi. Stranamente tuttavia nella grande maggioranza dei casi gli annunci ufficiali comunicavano ai passeggeri che i ritardi erano sempre di 50 o al massimo 55 minuti: all'interrogante non pare un caso che le indicazioni fossero appena sotto i 60 minuti di ritardo, che, secondo la normativa europea, danno diritto al rimborso almeno parziale del biglietto;
ai passeggeri del Freccia Argento 9423 Venezia-Roma è stato negato il rimborso perché secondo Trenitalia il treno aveva solo 58 minuti di ritardo;
considerato che da un annuncio dell'ANSA si apprende che il personale viaggiante delle Ferrovie insorge contro il sistema informatico della gestione dei turni, reo di provocare continue cancellazioni di treni e notevoli disagi per i passeggeri. Così, l'Organizzazione dei sindacati autonomi e di base (Orsa) ha indetto una giornata di sciopero per il 22 luglio.La Direzione regionale di Trenitalia è in stato confusionale - ha affermato l'Orsa, che ha ripetutamente chiesto il ritiro del piano aziendale - e, mentre cerca di ottimizzare le risorse, ottiene l'effetto esattamente contrario. Lo sciopero è a tutela dei lavoratori ma anche degli utenti, ha sostenuto il sindacato. Venti treni regionali sono stati soppressi solo nelle ultime ore, a causa del nuovo sistema informatico sulla turnazione del personale viaggiante. Si è verificato caos nel traffico ferroviario delle Marche, e l'assessore Luigi Viventi ha scritto una lettera di protesta a Trenitalia, chiedendo che venisse risolta immediatamente la situazione. Pendolari inferociti, gente che ha perso una giornata di lavoro perché non c'è stata alcuna informazione preventiva. A parere dell'interrogante ciò è intollerabile per la Regione, che paga un contratto di servizio oneroso,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di garantire il risarcimento agli utenti vittime di un'architettura di software voluta da Trenitalia che crea grandi disagi a migliaia di utenti vessati da tariffe in continuo aumento senza che sia corrisposto loro un adeguato servizio e in considerazione del fatto che, prima di disporre nuovi aumenti, devono essere verificate tutte le strade per ridurre i costi di esercizio e aumentare l'efficienza gestionale dei treni;
quali iniziative intenda adottare al fine di tutelare maggiormente i viaggiatori e per evitare ulteriori danni e disagi alla collettività;
se vi sia stata una regolare gara pubblica per l'assegnazione dell'appalto relativo all'informatizzazione dei sistemi che sovrintendono alla vendita dei biglietti ferroviari per i treni a lunga percorrenza di Trenitalia;
se il sistema informatico della gestione dei turni che, stando alla protesta del personale viaggiante provocherebbe continue cancellazioni di treni, sia gestito dalla stessa società Ibm.
(4-05502)
BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
già più volte, anche nel corso delle precedenti Legislature, l'interrogante ha portato all'attenzione del Governo, per quanto di competenza, le questioni legate alla consistenza e funzionalità del Centro nazionale stampati delle Poste, situato ed operante a Scanzano di Foligno (Perugia);
in questi giorni, nuove preoccupazioni si levano dal territorio per la ventilata, concreta possibilità che Poste Italiane, dopo il passaggio da Centro stampati a SDA e l'uso per "Italia Logistica", voglia dismettere completamente il centro;
posto che oltre 100 persone, tra diretti dipendenti e collaboratori delle cooperative collegate, potrebbero perdere il lavoro, con gravi ricadute economico-sociali sul territorio, restano tutte da chiarire le effettive volontà aziendali sul destino da configurare per questa entità che sembrerebbe, invero, una risorsa tuttora preziosa per il servizio pubblico, sia come dislocazione sia come qualità strutturale,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga, per quanto di propria competenza, di dover e poter svolgere un pronto e autorevole intervento verso la dirigenza di "Poste Italiane" per assodare con chiarezza e rendere poi note e accreditate, nel rispetto delle più responsabili procedure, le effettive intenzioni circa il destino del Centro di Scanzano, nonché di attivare un tavolo di confronto con l'azienda, gli enti territoriali e le organizzazioni di categoria, in grado di raggiungere le migliori intese per coniugare le finalità economiche ed istituzionali dell'azienda e del servizio con le aspettative professionali e sociali del personale e della comunità locale.
(4-05503)
PINZGER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel 1999 il ministro Visco decretò la possibilità per gli agenti e rappresentanti di commercio di portare in detrazione di reddito l'80 per cento dei costi inerenti alla propria autovettura, con il limite di 50.000.000 lire;
nel 2008 il decreto Bersani variò i termini di ammortamento di questo importo, così come la deducibilità dei canoni leasing, penalizzando ulteriormente la categoria professionale;
in Italia, gli agenti e rappresentanti di commercio sono circa 300.000, essi rappresentano un partner insostituibile, il cosiddetto trait d'union tra le piccole e medie imprese, le aziende industriali e la grande distribuzione;
la particolarità della categoria professionale, impegnata giornalmente sulle nostre strade, con una media di chilometri annui percorsi tra i 50 e 100.000, presuppone la possibilità di poter contare su mezzi costantemente efficienti, incentivando il ricambio degli stessi anche attraverso un'opportuna politica di detrazione fiscale;
a fronte delle specificità del proprio mestiere, l'agente e il rappresentante di commercio è costretto a sostituire la propria autovettura ogni 2-3 anni, contribuendo a fornire un sostegno indiretto all'industria automobilistica,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda adoperarsi per rivalutare l'importo originario (oggi accreditato sui 25.800 euro) e per rivedere i termini di ammortamento e di deducibilità dei canoni leasing della suddetta categoria professionale;
se non ritenga di dover provvedere a risolvere l'anomalia inerente all'IRAP, poiché ad oggi non sono ancora stati definiti i presupposti per l'applicazione della stessa nei confronti della categoria professionale citata.
(4-05504)