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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 575 del 29/06/2011


Mozioni sui flussi migratori dal Nord Africa

(1-00406) (07 aprile 2011)

V. testo 2

RUTELLI, D'ALIA, PISTORIO, CONTINI, RUSSO, SBARBATI, BRUNO, BAIO, VALDITARA, MOLINARI. - Il Senato,

        premesso che:

            l'Italia rappresenta la piattaforma di approdo naturale per i flussi migratori in arrivo dal Nord Africa, dove la cornice istituzionale e di sicurezza continua ad essere particolarmente incerta;

            la mera gestione di tali flussi nella loro fase terminale, di approdo alle coste italiane, non può rappresentare una soluzione percorribile o sostenibile nel medio periodo. Quanto accade a Lampedusa, infatti, è solo l'anello finale di una lunga catena gestita e manovrata dalle reti criminali transnazionali, nell'impotenza oppure con la connivenza o la benevola tolleranza anche da parte di funzionari dei governi dei Paesi da cui partono o che sono attraversati dai flussi migratori;

            in una Relazione approvata il 29 aprile 2009 dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) all'unanimità concernente «La tratta di esseri umani e le sue implicazioni per la sicurezza della Repubblica» trasmessa alla Presidenza delle Camere, viene evidenziata in maniera inequivocabile e grazie al reperimento di informazioni sul campo da parte dell'intelligence italiana l'esistenza di rotte ben definite di passaggio per i migranti, secondo uno schema che configura in maniera drammatica una vera e propria forma contemporanea di riduzione in schiavitù. Un business criminale secondo soltanto al traffico internazionale di stupefacenti in termini di proventi illeciti; proventi che la criminalità reinveste per rafforzare tali organizzazioni, o in ulteriori attività eversive e criminali;

            si conoscono i passaggi principali dei trafficanti, se ne osservano i campi di raccolta e di smistamento in Africa (per restare solo al fianco oggi più debole), si conoscono le tariffe estorte per favorire il passaggio dal punto di partenza a quello di approdo, si verifica l'acquisizione di mezzi di trasporto terrestri e per la navigazione. Occorre intervenire, a livello nazionale e internazionale, in maniera efficace sulla base di questi schemi ben noti;

            è possibile e doveroso mettere in campo strumenti di cooperazione e di law enforcement internazionali, nonché immediati provvedimenti giuridici e di ordine pubblico nazionali. Ma soprattutto occorre affrontare il tema dell'emergenza migratoria nell'ottica del contrasto dei network criminali dediti alla tratta di esseri umani,

        impegna il Governo:

            a) sul piano internazionale:

                1) ad attivare ogni iniziativa per promuovere l'approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU che, accertata l'emergenza umanitaria legata ai flussi migratori in partenza dalla Tunisia e, potenzialmente, dall'intero Nord Africa, ne riconosca la valenza di minaccia alla sicurezza internazionale, visto il ruolo e l'attività delle reti criminali transnazionali nella gestione dei traffici di esseri umani verso l'Europa. Una tale risoluzione dovrebbe riaffermare il principio della «responsibility to protect» già sancito dalla risoluzione n. 1973 del 2011 del Consiglio di Sicurezza con riferimento all'azione in Libia e contemplare, come ratio estrema, la legittima ingerenza a fini umanitari della coalizione internazionale, cosa che nelle negoziazioni bilaterali il Governo di Tunisi ha respinto finora fermamente. Ma laddove la Tunisia non dovesse dimostrarsi o dichiararsi in grado di gestire autonomamente l'emergenza, una simile misura temporanea per facilitare la sicurezza regionale al fine di contrastare l'attività delle organizzazioni criminali transnazionali sarebbe l'unica strada percorribile. Al fine di smantellare queste reti è necessaria infatti la massima convergenza tra operatori di intelligence, Forze di polizia e operatori umanitari. L'Italia può e deve dichiararsi disponibile ad assumere la leadership di una operazione umanitaria su vasta scala, ma solo a condizione che sia autorizzata un'attività organica per il contrasto della criminalità organizzata e quindi per la prevenzione di flussi di persone assoggettate ai trafficanti, che oggi partono sostanzialmente dalla Tunisia e della Libia, ma che potrebbero allargarsi anche ad altre aree del Nord Africa. Una tale missione dovrebbe essere condotta sotto la diretta responsabilità dell'Unione europea, se necessario, anche attraverso asset della NATO;

                2) nel caso in cui non fosse percorribile la strada di una nuova risoluzione ONU, ad attivarsi affinché l'Italia si impegni in sede europea per ottenere l'attivazione, il finanziamento e assicurare la leadership di una operazione di polizia internazionale (sul modello EUPOL), utilizzando gli asset messi a disposizione dai singoli Governi, l'azione di law enforcement di Europol e le strutture di intelligence nazionali ed europee (SitCen);

                3) ad attivarsi affinché l'Italia proceda altresì alla rapida conclusione di accordi di collaborazione bilaterale con i Governi dei Paesi di origine e di transito dei flussi della tratta degli esseri umani. L'accordo raggiunto il 5 aprile 2011 dal ministro Maroni con il nuovo Governo di transizione tunisino prevede la fornitura di motovedette e mezzi terrestri per il controllo delle coste, assieme alla ipotesi del dispiegamento di un sistema radar di controllo del traffico marittimo. Si tratta, ancora una volta, di un approccio errato e parziale alla gestione di un fenomeno complesso e articolato che mira ad arrestare le partenze nel momento in cui esse sono già in atto. Una circostanza che rischia di creare presto una pressione tale al confine tunisino da divenire ingestibile; ed una circostanza, inoltre, che si limita alla fotografia dell'esistente, senza contemplare l'ipotesi che, a breve, possa aumentare notevolmente l'afflusso di profughi dalla Libia, o dall'Africa occidentale, visto il deteriorarsi della cornice di sicurezza in Costa d'Avorio, o in generale dal continente africano, di fronte all'evidenza della permeabilità della cornice di sicurezza. È invece necessario che tali accordi bilaterali prevedano la possibilità per le Forze dell'ordine italiane e i nostri apparati di intelligence di risiedere stabilmente in territorio estero, in modo da collaborare ad arrestare all'origine il flusso, smantellando, ovviamente in cooperazione con le Forze di polizia locali, le reti criminali che gestiscono i traffici con metodo e precisione;

                4) a favorire il pieno coinvolgimento delle organizzazioni internazionali, a cominciare dall'Agenzia europea Frontex e dall'Alto Commissariato ONU per i rifugiati, per attrezzare sulle coste della Tunisia campi profughi all'interno dei quali poter fornire assistenza umanitaria e garantire la piena identificazione dei migranti, con particolare riguardo ai richiedenti asilo e ai profughi di guerra dalla Libia. Una misura analoga dovrebbe essere intrapresa e protetta dalle forze della coalizione internazionale e da organismi internazionali (ONU e Croce Rossa) all'interno del corridoio umanitario già aperto in Cirenaica, da dove si stanno registrando le prime partenze di migranti e di clandestini, anche provenienti dalle zone di guerra ormai endemica nel Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia);

                5) a rafforzare il pattugliamento navale congiunto europeo, anche attraverso il coordinamento dell'Agenzia Frontex e anche in acque territoriali della Tunisia. Il pattugliamento non può, per ovvi motivi umanitari e di rispetto del diritto internazionale, rappresentare uno stretto cordone sanitario, motivo per cui è necessario assumere misure efficaci a terra, sulla sponda sud del Mediterraneo; esso può comunque essere uno strumento utile per stringere le maglie che, in una situazione di turbolenza geopolitica spiccata, potrebbero rivelarsi ingovernabili;

                6) a valutare la possibilità di attivare, anche attraverso l'intervento del Consiglio di sicurezza dell'ONU, i necessari meccanismi previsti dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale allo scopo di demandare alla Corte situazioni nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori in cui si possano configurare crimini contro l'umanità a carico dei responsabili di traffico di esseri umani;

            b) sul piano nazionale:

                1) a procedere ad una rapida ricognizione dell'identità e dello status dei migranti già sbarcati in Italia, garantendo priorità e tutela ai richiedenti asilo politico e ai profughi di guerra. La concessione del permesso temporaneo, come previsto dal unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, rappresenta anche una garanzia per meglio gestire la presenza di immigrati in territorio italiano. In tal senso, l'Italia dovrà spendersi in sede europea perché, sotto questo profilo, i partner dell'Unione europea si dimostrino effettivamente solidali ben oltre le dichiarazioni di principio;

                2) a creare una task force governativa per la gestione dell'emergenza che metta al centro la fattispecie della tratta di esseri umani, in modo da assicurare una costante attività di scambio di informazioni e di collaborazione con i Paesi colpiti dal fenomeno, e sulla cui attività tenere costantemente informato il Parlamento;

                3) ad istituire urgentemente la funzione in Italia del National Rapporteur sul fenomeno della tratta, così come raccomandato dalla Commissione europea e dal Consiglio d'Europa.

(1-00406) (testo 2) (29 giugno 2011)

V. testo 3

RUTELLI, D'ALIA, PISTORIO, CONTINI, RUSSO, SBARBATI, BRUNO, BAIO, VALDITARA, MOLINARI. - Il Senato,

        premesso che:

            l'Italia rappresenta la piattaforma di approdo naturale per i flussi migratori in arrivo dal Nord Africa, dove la cornice istituzionale e di sicurezza continua ad essere particolarmente incerta;

            la mera gestione di tali flussi nella loro fase terminale, di approdo alle coste italiane, non può rappresentare una soluzione percorribile o sostenibile nel medio periodo. Quanto accade a Lampedusa, infatti, è solo l'anello finale di una lunga catena gestita e manovrata dalle reti criminali transnazionali, nell'impotenza oppure con la connivenza o la benevola tolleranza anche da parte di funzionari dei governi dei Paesi da cui partono o che sono attraversati dai flussi migratori;

            in una Relazione approvata il 29 aprile 2009 dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) all'unanimità concernente «La tratta di esseri umani e le sue implicazioni per la sicurezza della Repubblica» trasmessa alla Presidenza delle Camere, viene evidenziata in maniera inequivocabile e grazie al reperimento di informazioni sul campo da parte dell'intelligence italiana l'esistenza di rotte ben definite di passaggio per i migranti, secondo uno schema che configura in maniera drammatica una vera e propria forma contemporanea di riduzione in schiavitù. Un business criminale secondo soltanto al traffico internazionale di stupefacenti in termini di proventi illeciti; proventi che la criminalità reinveste per rafforzare tali organizzazioni, o in ulteriori attività eversive e criminali;

            si conoscono i passaggi principali dei trafficanti, se ne osservano i campi di raccolta e di smistamento in Africa (per restare solo al fianco oggi più debole), si conoscono le tariffe estorte per favorire il passaggio dal punto di partenza a quello di approdo, si verifica l'acquisizione di mezzi di trasporto terrestri e per la navigazione. Occorre intervenire, a livello nazionale e internazionale, in maniera efficace sulla base di questi schemi ben noti;

            è possibile e doveroso mettere in campo strumenti di cooperazione e di law enforcement internazionali, nonché immediati provvedimenti giuridici e di ordine pubblico nazionali. Ma soprattutto occorre affrontare il tema dell'emergenza migratoria nell'ottica del contrasto dei network criminali dediti alla tratta di esseri umani,

        impegna il Governo:

            a) sul piano internazionale:

                1) a mettere in campo ogni sforzo per promuovere nuove iniziative dell'ONU e dell'Unione europea che, accertata l'emergenza umanitaria legata ai flussi migratori in partenza dalla Libia, dalla Tunisia e, potenzialmente, dall'intero Nord Africa, contrastino le minacce alla sicurezza internazionale coerentemente con il principio della «responsibility to protect» già sancito dalla risoluzione n. 1973 del 2011 del Consiglio di Sicurezza, visto il ruolo e l'attività delle reti criminali transnazionali nella gestione dei traffici degli esseri umani verso l'Europa. Al fine di smantellare queste reti è necessaria infatti la massima convergenza tra operatori di intelligence, Forze di polizia e operatori umanitari. L'Italia può e deve dichiararsi disponibile ad assumere la leadership di una operazione umanitaria su vasta scala, ma solo a condizione che sia autorizzata un'attività organica per il contrasto della criminalità organizzata e quindi per la prevenzione di flussi di persone assoggettate ai trafficanti, che oggi partono sostanzialmente dalla Libia e della Tunisia, ma che potrebbero allargarsi anche ad altre aree del Nord Africa. Una tale missione dovrebbe essere condotta sotto la diretta responsabilità dell'Unione europea, se necessario, anche attraverso asset della NATO;

                2) ad operare affinché l'Italia si impegni in sede europea per ottenere l'attivazione, il finanziamento e assicurare la leadership di una operazione di polizia internazionale (sul modello EUPOL), utilizzando gli asset messi a disposizione dai singoli Governi, l'azione di law enforcement di Europol e le strutture di intelligence nazionali ed europee (SitCen);

                3) ad attivarsi affinché l'Italia continui nell'azione diplomatica per la conclusione di accordi di collaborazione bilaterale con i Governi dei Paesi di origine e di transito dei flussi della tratta degli esseri umani. L'accordo raggiunto il 5 aprile 2011 dal ministro Maroni con il nuovo Governo di transizione tunisino prevede il rafforzamento della cooperazione tra le rispettive Forze di sicurezza, al fine di prevenire l'attraversamento illegale delle frontiere e contrastare l'immigrazione irregolare e la tratta di esseri umani, e il rinnovo e l'impegno italiano volto ad iniziative di coopreazione allo sviluppo. È necessario che gli accordi bilaterali privilegino lo scambio di funzionari di polizia al fine di garantire la possibilità per le Forze dell'ordine italiane e i nostri apparati di intelligence di operare in loco, in modo da collaborare ad arrestare all'origine il flusso, smantellando, ovviamente in cooperazione con le Forze di polizia locali, le reti criminali che gestiscono i traffici con metodo e precisione;

                4) a favorire il pieno coinvolgimento delle organizzazioni internazionali, quali l'Unione europea, l'Alto Commissariato ONU per i rifugiati e l'OIM, per sviluppare ulteriormente l'azione di cooperazione per la gestione dei campi profughi nelle aree di crisi all'interno dei quali poter fornire assistenza umanitaria e garantire la piena identificazione dei migranti, con particolare riguardo ai richiedenti asilo e ai profughi di guerra dalla Libia. Una misura analoga dovrebbe essere intrapresa all'interno del corridoio umanitario già aperto in Cirenaica, da dove si stanno registrando le prime partenze di migranti e di clandestini, anche provenienti dalle zone di guerra ormai endemica nel Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia);

                5) a rafforzare il pattugliamento navale congiunto europeo, anche attraverso il coordinamento dell'Agenzia Frontex, in accordo con i Paesi terzi direttamente interessati. Il pattugliamento non può, per ovvi motivi umanitari e di rispetto del diritto internazionale, rappresentare uno stretto cordone sanitario, motivo per cui è necessario assumere misure efficaci a terra, sulla sponda sud del Mediterraneo; esso può comunque essere uno strumento utile per stringere le maglie che, in una situazione di turbolenza geopolitica spiccata, potrebbero rivelarsi ingovernabili;

                6) a valutare la possibilità di attivare, anche attraverso l'intervento del Consiglio di sicurezza dell'ONU, i necessari meccanismi previsti dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale allo scopo di demandare alla Corte situazioni nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori in cui si possano configurare crimini contro l'umanità a carico dei responsabili di traffico di esseri umani;

            b) sul piano nazionale:

                1) a procedere ad una rapida ricognizione dell'identità e dello status dei migranti già sbarcati in Italia, garantendo priorità e tutela ai richiedenti asilo politico e ai profughi di guerra. La concessione del permesso temporaneo, come previsto dal testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, rappresenta anche una garanzia per meglio gestire la presenza di immigrati in territorio italiano. In tal senso, l'Italia dovrà spendersi in sede europea perché, sotto questo profilo, i partner dell'Unione europea si dimostrino effettivamente solidali ben oltre le dichiarazioni di principio;

                2) ad implementare la task force governativa per la gestione dell'emergenza che metta al centro la fattispecie della tratta di esseri umani, in modo da assicurare una costante attività di scambio di informazioni e di collaborazione con i Paesi colpiti dal fenomeno, e sulla cui attività tenere costantemente informato il Parlamento;

                3) ad istituire urgentemente la funzione in Italia del National Rapporteur sul fenomeno della tratta, così come previsto dalla direttiva europea 2011/36/UE ed in linea con le convenzioni del Consiglio d'Europa.

(1-00406) (testo 3) (29 giugno 2011)

Approvata

RUTELLI, D'ALIA, PISTORIO, CONTINI, RUSSO, SBARBATI, BRUNO, BAIO, VALDITARA, MOLINARI. - Il Senato,

        premesso che:

            l'Italia rappresenta la piattaforma di approdo naturale per i flussi migratori in arrivo dal Nord Africa, dove la cornice istituzionale e di sicurezza continua ad essere particolarmente incerta;

            la mera gestione di tali flussi nella loro fase terminale, di approdo alle coste italiane, non può rappresentare una soluzione percorribile o sostenibile nel medio periodo. Quanto accade a Lampedusa, infatti, è solo l'anello finale di una lunga catena gestita e manovrata dalle reti criminali transnazionali, nell'impotenza oppure con la connivenza o la benevola tolleranza anche da parte di funzionari dei governi dei Paesi da cui partono o che sono attraversati dai flussi migratori;

            in una Relazione approvata il 29 aprile 2009 dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) all'unanimità concernente «La tratta di esseri umani e le sue implicazioni per la sicurezza della Repubblica» trasmessa alla Presidenza delle Camere, viene evidenziata in maniera inequivocabile e grazie al reperimento di informazioni sul campo da parte dell'intelligence italiana l'esistenza di rotte ben definite di passaggio per i migranti, secondo uno schema che configura in maniera drammatica una vera e propria forma contemporanea di riduzione in schiavitù. Un business criminale secondo soltanto al traffico internazionale di stupefacenti in termini di proventi illeciti; proventi che la criminalità reinveste per rafforzare tali organizzazioni, o in ulteriori attività eversive e criminali;

            si conoscono i passaggi principali dei trafficanti, se ne osservano i campi di raccolta e di smistamento in Africa (per restare solo al fianco oggi più debole), si conoscono le tariffe estorte per favorire il passaggio dal punto di partenza a quello di approdo, si verifica l'acquisizione di mezzi di trasporto terrestri e per la navigazione. Occorre intervenire, a livello nazionale e internazionale, in maniera efficace sulla base di questi schemi ben noti;

            è possibile e doveroso mettere in campo strumenti di cooperazione e di law enforcement internazionali. Ma soprattutto occorre affrontare il tema dell'emergenza migratoria nell'ottica del contrasto dei network criminali dediti alla tratta di esseri umani,

        impegna il Governo:

            a) sul piano internazionale:

                1) a mettere in campo ogni sforzo per promuovere nuove iniziative dell'ONU e dell'Unione europea che, accertata l'emergenza umanitaria legata ai flussi migratori in partenza dalla Libia, dalla Tunisia e, potenzialmente, dall'intero Nord Africa, contrastino le minacce alla sicurezza internazionale coerentemente con il principio della «responsibility to protect» già sancito dalla risoluzione n. 1973 del 2011 del Consiglio di Sicurezza, visto il ruolo e l'attività delle reti criminali transnazionali nella gestione dei traffici degli esseri umani verso l'Europa. Al fine di smantellare queste reti è necessaria infatti la massima convergenza tra operatori di intelligence, Forze di polizia e operatori umanitari. L'Italia può e deve dichiararsi disponibile ad assumere la leadership di una operazione umanitaria su vasta scala, ma solo a condizione che sia autorizzata un'attività organica per il contrasto della criminalità organizzata e quindi per la prevenzione di flussi di persone assoggettate ai trafficanti, che oggi partono sostanzialmente dalla Libia e della Tunisia, ma che potrebbero allargarsi anche ad altre aree del Nord Africa e del Medio Oriente. Una tale missione dovrebbe essere condotta sotto la diretta responsabilità dell'Unione europea, se necessario, anche attraverso asset della NATO;

                2) ad operare affinché l'Italia si impegni in sede europea per ottenere l'attivazione, il finanziamento e assicurare la leadership di una operazione di polizia internazionale (sul modello EUPOL), utilizzando gli asset messi a disposizione dai singoli Governi, l'azione di law enforcement di Europol e le strutture di intelligence nazionali ed europee (SitCen);

                3) ad attivarsi affinché l'Italia continui nell'azione diplomatica per la conclusione di accordi di collaborazione bilaterale con i Governi dei Paesi di origine e di transito dei flussi della tratta degli esseri umani. L'accordo raggiunto il 5 aprile 2011 dal ministro Maroni con il nuovo Governo di transizione tunisino prevede il rafforzamento della cooperazione tra le rispettive Forze di sicurezza, al fine di prevenire l'attraversamento illegale delle frontiere e contrastare l'immigrazione irregolare e la tratta di esseri umani, e il rinnovo e l'impegno italiano volto ad iniziative di coopreazione allo sviluppo. È necessario che gli accordi bilaterali privilegino lo scambio di funzionari di polizia al fine di garantire la possibilità per le Forze dell'ordine italiane e i nostri apparati di intelligence di operare in loco, in modo da collaborare ad arrestare all'origine il flusso, smantellando, ovviamente in cooperazione con le Forze di polizia locali, le reti criminali che gestiscono i traffici con metodo e precisione;

                4) a favorire il pieno coinvolgimento delle organizzazioni internazionali, quali l'Unione europea, l'Alto Commissariato ONU per i rifugiati e l'OIM, per sviluppare ulteriormente l'azione di cooperazione per la gestione dei campi profughi nelle aree di crisi all'interno dei quali poter fornire assistenza umanitaria e garantire la piena identificazione dei migranti, con particolare riguardo ai richiedenti asilo e ai profughi di guerra dalla Libia. Una misura analoga dovrebbe essere intrapresa all'interno del corridoio umanitario già aperto in Cirenaica, da dove si stanno registrando le prime partenze di migranti e di clandestini, anche provenienti dalle zone di guerra ormai endemica nel Corno d'Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia);

                5) a rafforzare il pattugliamento navale congiunto europeo, anche attraverso il coordinamento dell'Agenzia Frontex, in accordo con i Paesi terzi direttamente interessati. Il pattugliamento non può, per ovvi motivi umanitari e di rispetto del diritto internazionale, rappresentare uno stretto cordone sanitario, motivo per cui è necessario assumere misure efficaci a terra, sulla sponda sud del Mediterraneo; esso può comunque essere uno strumento utile per stringere le maglie che, in una situazione di turbolenza geopolitica spiccata, potrebbero rivelarsi ingovernabili;

                6) a valutare la possibilità di attivare, anche attraverso l'intervento del Consiglio di sicurezza dell'ONU, i necessari meccanismi previsti dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale allo scopo di demandare alla Corte situazioni nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori in cui si possano configurare crimini contro l'umanità a carico dei responsabili di traffico di esseri umani;

            b) sul piano nazionale:

                1) a procedere ad una rapida ricognizione dell'identità e dello status dei migranti già sbarcati in Italia, garantendo priorità e tutela ai richiedenti asilo politico e ai profughi di guerra. La concessione del permesso temporaneo, come previsto dal testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, rappresenta anche una garanzia per meglio gestire la presenza di immigrati in territorio italiano. In tal senso, l'Italia dovrà spendersi in sede europea perché, sotto questo profilo, i partner dell'Unione europea si dimostrino effettivamente solidali ben oltre le dichiarazioni di principio;

                2) ad implementare la task force governativa per la gestione dell'emergenza che metta al centro la fattispecie della tratta di esseri umani, in modo da assicurare una costante attività di scambio di informazioni e di collaborazione con i Paesi colpiti dal fenomeno, e sulla cui attività tenere costantemente informato il Parlamento;

                3) ad istituire urgentemente la funzione in Italia del National Rapporteur sul fenomeno della tratta, così come previsto dalla direttiva europea 2011/36/UE ed in linea con le convenzioni del Consiglio d'Europa.

(1-00408) (testo 2) (28 giugno 2011)

Respinta

FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, CECCANTI, DONAGGIO, GASBARRI, GIARETTA, INCOSTANTE, LEGNINI, PEGORER, MARCENARO. - Il Senato,

        premesso che:

            l'alto numero di migranti economici e di richiedenti asilo provenienti dal Nord Africa che, negli ultimi mesi, è sbarcato sulle coste siciliane, ha prodotto una situazione di emergenza che il Governo ha inteso affrontare in più direzioni;

            tante persone migranti, pur di arrivare in Europa, sono costrette a ricorrere al traffico illegale e ad affrontare il rischio della morte. Nonostante l'impegno generoso di militari e civili che hanno portato soccorso in tante occasioni, migliaia di persone in questi mesi hanno perso la vita nel Mediterraneo e migliaia di altre la perderanno se non si interviene per fermare questa strage. La repressione del traffico illegale è importante, ma essa non otterrà risultati se, in alternativa ai viaggi della morte, ai richiedenti asilo non sarà offerta la possibilità di un viaggio regolare e sicuro;

            sul versante interno, il Governo ha chiesto di condividere con le Regioni, le Province autonome e gli enti locali uno sforzo comune e condiviso e un impegno coerente di solidarietà per affrontare l'emergenza profughi. Conseguentemente, nella seduta straordinaria della Conferenza unificata del 30 marzo 2011, è stato sancito un accordo che, in relazione ad una previsione fino a 50.000 profughi, questi fossero equamente distribuiti nel territorio nazionale in ciascuna regione, escluso l'Abruzzo;

            quello stesso accordo ha rimesso ad una cabina di regia nazionale, coordinata dal Governo, con le Regioni e gli enti locali ed articolata nelle diverse realtà regionali, coinvolgendo le Prefetture, la successiva definizione del flusso territoriale dei migranti;

            il 6 aprile 2011, nell'ambito della citata cabina di regia è stata siglata un'ulteriore intesa che prevede una serie di punti che integrano l'accordo del 30 marzo 2011;

            nell'informativa al Senato del 7 aprile 2011 i due accordi del 30 marzo e del 6 aprile 2011 sono stati presentati dal ministro Maroni in stretta correlazione e continuità assegnando agli stessi una valenza positiva nell'azione complessiva del Governo,

        impegna il Governo ad attuare gli accordi del 30 marzo e del 6 aprile 2011 nelle parti di propria competenza. In particolare:

            1) a promuovere in ambito europeo e internazionale l'adozione di decisioni urgenti volte ad assicurare, in condivisione degli oneri, quella protezione umanitaria, in territorio libico e in mare, che è al centro della risoluzione 1973/2011 delle Nazioni Unite che ha autorizzato e legittimato l'intervento in Libia;

            2) a proseguire l'azione di coordinamento della cabina di regia nazionale;

            3) ad assicurare, «in relazione alla gestione di sua competenza della immigrazione clandestina, nella piena applicazione delle norme conseguenti» e sentiti gli enti territoriali interessati, un criterio di equa e sostenibile attribuzione in tutto il territorio nazionale degli immigrati che risultassero irregolari e dei richiedenti asilo;

            4) a superare l'attuale gestione degli immigrati irregolari mediante il sistema di accoglienza diffusa sull'intero territorio nazionale previsto nei citati accordi del 30 marzo e del 6 aprile;

            5) ad avviare, insieme alle Regioni e alle autonomie locali, ogni opportuna iniziativa verso le istituzioni europee volta a pianificare, in via generale, la gestione delle emergenze umanitarie e ad affrontare quella in atto;

            6) a garantire assistenza su tutto il territorio nazionale ai destinatari del permesso di soggiorno, di cui all'articolo 20 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che opteranno per la permanenza in Italia;

            7) ad introdurre e disciplinare progetti di domiciliazione dei richiedenti la protezione sussidiaria presso cittadini comunitari o extracomunitari regolarmente soggiornanti che abbiano dichiarato la propria disponibilità all'accoglienza e alla presa in carico;

            8) a presentare entro dieci giorni il piano per l'accoglienza dei profughi attraverso il sistema di protezione civile nazionale, prevedendo fasi di attuazione per singola Regione e tenendo conto delle assegnazioni già realizzate in queste settimane, mantenendo così in ogni fase l'equa distribuzione sul territorio nazionale. Tale piano dovrà prevedere anche l'assistenza per gli immigrati a cui è riconosciuto il permesso di soggiorno ex art. 20 del decreto legislativo n. 286 del 1998. In relazione allo stesso piano dovrà, altresì, essere ripristinato, presso il Dipartimento nazionale della protezione civile un tavolo con la partecipazione della Protezione civile regionale, nonché di rappresentanti dell'Associazione nazionale Comuni italiani, dell'Unione Province italiane e delle Regioni, anche al fine di determinare e avere il quadro progressivo ed esatto delle presenze nell'ambito di tutto il territorio nazionale;

            9) ad assumere integralmente a proprio carico le risorse finanziarie necessarie a gestire la situazione emergenziale, avendo particolare attenzione: al fondo istituito presso il Dipartimento nazionale di protezione civile destinato a finanziare le attività del sistema di protezione civile su tutto il territorio nazionale; alla destinazione di risorse stabili e pluriennali ad un apposito fondo in favore dei Comuni che prendono in carico i minori stranieri non accompagnati; al finanziamento dei posti aggiuntivi messi a disposizione dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati;

            10) a riferire periodicamente nelle sedi parlamentari competenti circa lo stato di avanzamento delle azioni di accoglienza e delle problematiche ad esse connesse.

(1-00443) (28 giugno 2011)

V. testo corretto

PARDI, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI. - Il Senato,

        premesso che:

            sin dai primi giorni del 2011, la quasi totalità dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo è stata investita da una crisi politica, sociale ed economica che ha portato anche ad azioni violente;

            seppur con sostanziali differenze da Paese a Paese, significativi moti popolari, sorti dapprima in Algeria, si sono estesi in Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, Bahrein, Yemen e Siria;

            a seguito delle sollevazioni popolari sopra descritte, in Egitto ed in Tunisia, dopo l'allontanamento dei rispettivi capi di Stato, si sono instaurati nuovi e provvisori Governi di emergenza nazionale retti da membri delle Forze armate e da oppositori ai precedenti regimi, in attesa della indizione di libere elezioni;

            in Libia purtroppo, a seguito di altrettanto importanti sollevazioni contro il regime del colonnello Gheddafi e a causa della violenta risposta delle forze rimaste fedeli al Rais, è in corso, oramai da mesi, una vera e propria guerra civile;

            preso atto della situazione venutasi a creare, l'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU), con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza, ha autorizzato l'applicazione di una No fly zone sulla Libia e acconsentito alla messa in campo di tutti i mezzi necessari per proteggere i civili dalle forze del leader libico Muammar Gheddafi;

            a seguito di ciò, come è noto, è scattata l'operazione Odissey Dawn (Odissea all'alba), alla quale il nostro Paese ha da subito contribuito, nonostante una iniziale incertezza sul comando, poi superata in quanto la stessa è stata ricondotta sotto il controllo delle Forze armate della Nato;

            premesso inoltre che dapprima le Commissioni Affari esteri e Difesa e successivamente le assemblee di Camera e Senato hanno approvato atti di indirizzo che autorizzavano il Governo, in base alle risoluzione dell'ONU sulla Libia, a concedere l'uso delle basi militari in territorio italiano ed a mettere in campo le misure necessarie a proteggere i civili;

        considerato che:

            sul territorio dell'Unione europea (UE) vi sono più di 18 milioni di cittadini extracomunitari regolarmente residenti - pari a quasi il 4 per cento della popolazione europea - e più di 8 milioni di migranti irregolari o clandestini, provenienti principalmente dall'Africa e dal Sud-Est asiatico;

            la 3 Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato, già nell'anno 2009 ha esaminato l'atto comunitario n. 17 relativo al rafforzamento dell'approccio globale in materia di migrazione, ed ha approvato all'unanimità una risoluzione (Doc. XVIII, n. 16), che impegnava il Governo: «a cooperare con gli altri paesi dell'Unione europea per un governo europeo dei fenomeni migratori, affiancato da un nuovo modello di governance, che coinvolga tanto i Paesi di origine, quanto quelli di destinazione dei flussi migratori, promuovendo intese e forme comuni di disciplina; a utilizzare a pieno gli strumenti della cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito, nella prospettiva di una più efficace partnership che favorisca le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo»;

            il Consiglio europeo, sempre nell'anno 2009, ha approvato il Programma di Stoccolma, per il periodo 2010-2014, il quale indica la tabella di marcia per tutti gli aspetti riguardanti le questioni libertà, sicurezza e giustizia, con capitoli specifici dedicati all'immigrazione ed al diritto d'asilo;

            riguardo alle innumerevoli problematiche inerenti all'immigrazione, il Programma di Stoccolma ha riaffermato il principio che il necessario rafforzamento dei controlli alle frontiere non dovrà in alcun modo ostacolare l'accesso ai sistemi di protezione delle persone che ne hanno diritto, con particolare riguardo ai bisogni dei minori non accompagnati e ad altri gruppi di persone in situazione di vulnerabilità;

            il Trattato di Lisbona, in vigore da più di un anno e mezzo, pur confermando l'impegno dell'Unione europea ad elaborare una politica comune per l'immigrazione, non ha assegnato all'UE competenze normative sull'ingresso di migranti per motivi di lavoro, lasciando questa materia cruciale integralmente alla competenza dei singoli Stati membri;

            si ricorda, peraltro, che l'articolo 4 del Protocollo aggiuntivo alla CEDU, firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963, e ribadito dalla Carta di Nizza nel 2000, vieta i respingimenti collettivi di stranieri;

        considerato inoltre che:

            la legge 15 luglio 2009, n. 94, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica», ha introdotto nell'ordinamento - attraverso un'integrazione al testo unico sull'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 - il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato;

            l'articolo 10 del medesimo testo unico sull'immigrazione prevede che il respingimento non può applicarsi nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari;

            in particolare l'articolo 19 dello stesso testo unico stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;

            numerosi sono stati i casi - già elencati in numerosi atti a firma dei presentatori della presente mozione - nei quali migranti, senza precisazioni circa la presenza di minori di 18 anni, sono stati accompagnati coattamente dalla Capitaneria di porto - Guardia Costiera e dalla Guardia di finanza in Libia ed in Tunisia, senza che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri respinti fossero richiedenti asilo: un accertamento non derogabile anche in considerazione degli eventi tragici degli ultimi mesi;

            l'art. 10 della Costituzione repubblicana sancisce solennemente che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge»;

        preso atto che:

            la Corte di giustizia dell'UE, poco meno di due mesi fa, ha sancito che il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali, rilevando fra l'altro che la direttiva rimpatri (2008/115/CE) non era stata trasposta nell'ordinamento giuridico italiano entro il termine previsto, ma solo in data 23 giugno 2011;

            con il passare del tempo, l'impasse che si è determinata in Libia - anche in ragione del fatto che è stato escluso, giustamente, qualsiasi intervento di occupazione terrestre da parte di truppe straniere - è evidente a tutti gli osservatori internazionali ed è quindi sempre più urgente e necessario porre in essere azioni concrete per salvaguardare i diritti dei migranti;

            la Costituzione vincola solennemente l'ordinamento alla solidarietà internazionale. Tale impegno non può che realizzarsi attraverso l'emanazione di disposizioni in tutto coincidenti con le norme del diritto internazionale, sia scritte sia derivanti dalla consuetudine e riconosciute dalla comunità internazionale;

        preso atto inoltre che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2011 ha dedicato, come previsto, particolare attenzione al problema dei migranti stabilendo che: a) le frontiere esterne dell'Europa devono essere gestite in modo efficace e coerente, in base a responsabilità comune, solidarietà e maggiore cooperazione pratica; b) dovrebbe essere introdotto un meccanismo per far fronte a situazioni eccezionali per poter assistere uno Stato membro confrontato a una forte pressione alle frontiere esterne, senza compromettere il principio della libera circolazione delle persone e su tale meccanismo si attende una proposta della Commissione per il settembre 2011; c) occorre monitorare costantemente il funzionamento di Frontex e delle altre agenzie per garantire che continuino ad aiutare efficacemente gli Stati membri nella gestione delle frontiere esterne, nella lotta contro l'immigrazione illegale e nella gestione dei profughi. In linea con il programma di Stoccolma sarà ulteriormente sviluppato il quadro di cooperazione tra le guardie di frontiera nazionali e la Commissione dovrà presentare ulteriori idee al riguardo entro la fine dell'anno; d) saranno sviluppati partenariati con i Paesi del vicinato meridionale e orientale nel quadro della politica europea di vicinato; e) i recenti sviluppi hanno messo a dura prova la politica europea di asilo e sono quindi necessarie procedure sicure ed efficaci in materia di asilo per coloro che hanno bisogno di protezione. Ciò richiede a sua volta che sia pienamente applicato l'acquis dell'UE in questo settore, mentre è essenziale che il sistema europeo comune di asilo (CEAS) sia ultimato entro il 2012;

            ritenuto che, in virtù del principio di solidarietà, contro un fenomeno migratorio di massa, scaturente dalla situazione emergenziale delle aree geografiche sin qui citate, occorra porre in essere azioni a livello comunitario ed internazionale, non essendo pensabile che l'intero fenomeno possa gravare solo sull'Italia,

        impegna il Governo:

            1) sul piano nazionale a:

                sospendere immediatamente la pratica del cosiddetto respingimento, in attuazione dei trattati internazionali già oggi vigenti ed alla luce dei recentissimi pronunciamenti della Corte di giustizia dell'UE, i quali indicano detta pratica quale compromettente il fine di realizzare una politica di allontanamenti nel rispetto dei diritti fondamentali della persona;

                migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti sistemati nei centri di accoglienza, nei centri identificazione ed espulsione e nei centri accoglienza dei richiedenti asilo - oggi ridotti a veri e propri lager di Stato - permettendo il monitoraggio delle situazioni esistenti, non solo ai parlamentari della Repubblica (tema richiamato nell'interrogazione a risposta orale 3-02041), ma anche a tutte le organizzazioni ed enti riconosciuti, a carattere assistenziale e umanitario, che possano portare il loro contributo agli ospiti di detti centri;

                valutare l'opportunità di promuovere e sostenere fattivamente proposte di modifica della normativa vigente in materia di immigrazione, prevedendo - in applicazione del dettato dei trattati e delle convenzioni sopra menzionati, cui l'Italia partecipa, oltre che in applicazione delle determinazioni adottate dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009 - un essenziale coordinamento tra le attività poste in essere nel Paese e le attività svolte sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al fine di offrire concreta protezione per le persone e i gruppi vulnerabili, con particolare riguardo all'accoglienza dei minori non accompagnati;

                voler intraprendere, con urgenza, iniziative anche di carattere normativo volte a modificare talune disposizioni della legge 15 luglio 2009, n. 94 - peraltro criticate formalmente dal Presidente della Repubblica in sede di promulgazione - con particolare riferimento all'abrogazione dell'art. 1 (commi 16 e 17) nella parte in cui ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato in quanto esso punisce non il solo ingresso, ma anche la permanenza nel territorio dello Stato. Tale reato non risulta compatibile con il dettato costituzionale;

                a destinare adeguati finanziamenti e mezzi: a) al fine di accogliere e meglio gestire l'arrivo dei migranti sulle coste meridionali del Paese, monitorando e garantendo la sicurezza stessa dell'Italia da eventuali infiltrazioni terroristiche e malavitose; b) al fine di ripristinare i fondi per la cooperazione allo sviluppo;

            2) sul piano comunitario ed internazionale a:

                continuare a fornire il proprio contributo, per tramite di missioni umanitarie, al fine di migliorare le condizioni di vita dei migranti presenti al confine tra Libia e Tunisia, dove, dopo una prima emergenza sanitaria, si continuano ad assembrare grandi quantità di profughi dalla Libia e non solo;

                chiedere all'UE l'attuazione della direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi - che già prevede, in caso di afflusso consistente di sfollati, la condivisione europea delle responsabilità e la possibilità di usufruire di programmi finanziari specifici per fronteggiare situazioni di emergenza;

                sollecitare la Commissione europea ad attivare il Consiglio - ai sensi dell'articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) - al fine di adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di cittadini di Paesi terzi;

                sostenere fattivamente l'essenziale azione svolta sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, coordinando con essi le attività da porre in essere al fine primario di tutelare i diritti dei migranti;

                elaborare proposte relative all'accoglienza dei migranti sulle coste italiane, assicurandosi che le iniziative preventivate al Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 giugno diventino esecutive nel più breve tempo possibile.

(1-00443) (testo corretto) (29 giugno 2011)

Respinta

PARDI, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI. - Il Senato,

        premesso che:

            sin dai primi giorni del 2011, la quasi totalità dei Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo è stata investita da una crisi politica, sociale ed economica che ha portato anche ad azioni violente;

            seppur con sostanziali differenze da Paese a Paese, significativi moti popolari, sorti dapprima in Algeria, si sono estesi in Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, Bahrein, Yemen e Siria;

            a seguito delle sollevazioni popolari sopra descritte, in Egitto ed in Tunisia, dopo l'allontanamento dei rispettivi capi di Stato, si sono instaurati nuovi e provvisori Governi di emergenza nazionale retti da membri delle Forze armate e da oppositori ai precedenti regimi, in attesa della indizione di libere elezioni;

            in Libia purtroppo, a seguito di altrettanto importanti sollevazioni contro il regime del colonnello Gheddafi e a causa della violenta risposta delle forze rimaste fedeli al Rais, è in corso, oramai da mesi, una vera e propria guerra civile;

            preso atto della situazione venutasi a creare, l'Organizzazione delle Nazioni unite (ONU), con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza, ha autorizzato l'applicazione di una No fly zone sulla Libia e acconsentito alla messa in campo di tutti i mezzi necessari per proteggere i civili dalle forze del leader libico Muammar Gheddafi;

            a seguito di ciò, come è noto, è scattata l'operazione Odissey Dawn (Odissea all'alba), alla quale il nostro Paese ha da subito contribuito, nonostante una iniziale incertezza sul comando, poi superata in quanto la stessa è stata ricondotta sotto il controllo delle Forze armate della Nato;

            premesso inoltre che dapprima le Commissioni Affari esteri e Difesa e successivamente le assemblee di Camera e Senato hanno approvato atti di indirizzo che autorizzavano il Governo, in base alle risoluzione dell'ONU sulla Libia, a concedere l'uso delle basi militari in territorio italiano ed a mettere in campo le misure necessarie a proteggere i civili;

        considerato che:

            sul territorio dell'Unione europea (UE) vi sono più di 18 milioni di cittadini extracomunitari regolarmente residenti - pari a quasi il 4 per cento della popolazione europea - e più di 8 milioni di migranti irregolari o clandestini, provenienti principalmente dall'Africa e dal Sud-Est asiatico;

            la 3 Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) del Senato, già nell'anno 2009 ha esaminato l'atto comunitario n. 17 relativo al rafforzamento dell'approccio globale in materia di migrazione, ed ha approvato all'unanimità una risoluzione (Doc. XVIII, n. 16), che impegnava il Governo: «a cooperare con gli altri paesi dell'Unione europea per un governo europeo dei fenomeni migratori, affiancato da un nuovo modello di governance, che coinvolga tanto i Paesi di origine, quanto quelli di destinazione dei flussi migratori, promuovendo intese e forme comuni di disciplina; a utilizzare a pieno gli strumenti della cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito, nella prospettiva di una più efficace partnership che favorisca le sinergie tra le migrazioni e lo sviluppo»;

            il Consiglio europeo, sempre nell'anno 2009, ha approvato il Programma di Stoccolma, per il periodo 2010-2014, il quale indica la tabella di marcia per tutti gli aspetti riguardanti le questioni libertà, sicurezza e giustizia, con capitoli specifici dedicati all'immigrazione ed al diritto d'asilo;

            riguardo alle innumerevoli problematiche inerenti all'immigrazione, il Programma di Stoccolma ha riaffermato il principio che il necessario rafforzamento dei controlli alle frontiere non dovrà in alcun modo ostacolare l'accesso ai sistemi di protezione delle persone che ne hanno diritto, con particolare riguardo ai bisogni dei minori non accompagnati e ad altri gruppi di persone in situazione di vulnerabilità;

            il Trattato di Lisbona, in vigore da più di un anno e mezzo, pur confermando l'impegno dell'Unione europea ad elaborare una politica comune per l'immigrazione, non ha assegnato all'UE competenze normative sull'ingresso di migranti per motivi di lavoro, lasciando questa materia cruciale integralmente alla competenza dei singoli Stati membri;

            si ricorda, peraltro, che l'articolo 4 del Protocollo aggiuntivo alla CEDU, firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963, e ribadito dalla Carta di Nizza nel 2000, vieta i respingimenti collettivi di stranieri;

        considerato inoltre che:

            la legge 15 luglio 2009, n. 94, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica», ha introdotto nell'ordinamento - attraverso un'integrazione al testo unico sull'immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 - il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato;

            l'articolo 10 del medesimo testo unico sull'immigrazione prevede che il respingimento non può applicarsi nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari;

            in particolare l'articolo 19 dello stesso testo unico stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;

            numerosi sono stati i casi - già elencati in numerosi atti a firma dei presentatori della presente mozione - nei quali migranti, senza precisazioni circa la presenza di minori di 18 anni, sono stati accompagnati coattamente dalla Capitaneria di porto - Guardia Costiera e dalla Guardia di finanza in Libia ed in Tunisia, senza che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri respinti fossero richiedenti asilo: un accertamento non derogabile anche in considerazione degli eventi tragici degli ultimi mesi;

            l'art. 10 della Costituzione repubblicana sancisce solennemente che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge»;

        preso atto che:

            la Corte di giustizia dell'UE, poco meno di due mesi fa, ha sancito che il reato di clandestinità può compromettere la realizzazione dell'obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali, rilevando fra l'altro che la direttiva rimpatri (2008/115/CE) non era stata trasposta nell'ordinamento giuridico italiano entro il termine previsto, ma solo in data 23 giugno 2011;

            con il passare del tempo, l'impasse che si è determinata in Libia - anche in ragione del fatto che è stato escluso, giustamente, qualsiasi intervento di occupazione terrestre da parte di truppe straniere - è evidente a tutti gli osservatori internazionali ed è quindi sempre più urgente e necessario porre in essere azioni concrete per salvaguardare i diritti dei migranti;

            la Costituzione vincola solennemente l'ordinamento alla solidarietà internazionale. Tale impegno non può che realizzarsi attraverso l'emanazione di disposizioni in tutto coincidenti con le norme del diritto internazionale, sia scritte sia derivanti dalla consuetudine e riconosciute dalla comunità internazionale;

        preso atto inoltre che:

            il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno 2011 ha dedicato, come previsto, particolare attenzione al problema dei migranti stabilendo che: a) le frontiere esterne dell'Europa devono essere gestite in modo efficace e coerente, in base a responsabilità comune, solidarietà e maggiore cooperazione pratica; b) dovrebbe essere introdotto un meccanismo per far fronte a situazioni eccezionali per poter assistere uno Stato membro confrontato a una forte pressione alle frontiere esterne, senza compromettere il principio della libera circolazione delle persone e su tale meccanismo si attende una proposta della Commissione per il settembre 2011; c) occorre monitorare costantemente il funzionamento di Frontex e delle altre agenzie per garantire che continuino ad aiutare efficacemente gli Stati membri nella gestione delle frontiere esterne, nella lotta contro l'immigrazione illegale e nella gestione dei profughi. In linea con il programma di Stoccolma sarà ulteriormente sviluppato il quadro di cooperazione tra le guardie di frontiera nazionali e la Commissione dovrà presentare ulteriori idee al riguardo entro la fine dell'anno; d) saranno sviluppati partenariati con i Paesi del vicinato meridionale e orientale nel quadro della politica europea di vicinato; e) i recenti sviluppi hanno messo a dura prova la politica europea di asilo e sono quindi necessarie procedure sicure ed efficaci in materia di asilo per coloro che hanno bisogno di protezione. Ciò richiede a sua volta che sia pienamente applicato l'acquis dell'UE in questo settore, mentre è essenziale che il sistema europeo comune di asilo (CEAS) sia ultimato entro il 2012;

            ritenuto che, in virtù del principio di solidarietà, di fronte ad un fenomeno migratorio di massa, scaturente dalla situazione emergenziale delle aree geografiche sin qui citate, occorra porre in essere azioni a livello comunitario ed internazionale, non essendo pensabile che l'intero fenomeno possa gravare solo sull'Italia,

        impegna il Governo:

            1) sul piano nazionale a:

                sospendere immediatamente la pratica del cosiddetto respingimento, in attuazione dei trattati internazionali già oggi vigenti ed alla luce dei recentissimi pronunciamenti della Corte di giustizia dell'UE, i quali indicano detta pratica quale compromettente il fine di realizzare una politica di allontanamenti nel rispetto dei diritti fondamentali della persona;

                migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti sistemati nei centri di accoglienza, nei centri identificazione ed espulsione e nei centri accoglienza dei richiedenti asilo - oggi ridotti a veri e propri lager di Stato - permettendo il monitoraggio delle situazioni esistenti, non solo ai parlamentari della Repubblica (tema richiamato nell'interrogazione a risposta orale 3-02041), ma anche a tutte le organizzazioni ed enti riconosciuti, a carattere assistenziale e umanitario, che possano portare il loro contributo agli ospiti di detti centri;

                valutare l'opportunità di promuovere e sostenere fattivamente proposte di modifica della normativa vigente in materia di immigrazione, prevedendo - in applicazione del dettato dei trattati e delle convenzioni sopra menzionati, cui l'Italia partecipa, oltre che in applicazione delle determinazioni adottate dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009 - un essenziale coordinamento tra le attività poste in essere nel Paese e le attività svolte sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al fine di offrire concreta protezione per le persone e i gruppi vulnerabili, con particolare riguardo all'accoglienza dei minori non accompagnati;

                voler intraprendere, con urgenza, iniziative anche di carattere normativo volte a modificare talune disposizioni della legge 15 luglio 2009, n. 94 - peraltro criticate formalmente dal Presidente della Repubblica in sede di promulgazione - con particolare riferimento all'abrogazione dell'art. 1 (commi 16 e 17) nella parte in cui ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato in quanto esso punisce non il solo ingresso, ma anche la permanenza nel territorio dello Stato. Tale reato non risulta compatibile con il dettato costituzionale;

                a destinare adeguati finanziamenti e mezzi: a) al fine di accogliere e meglio gestire l'arrivo dei migranti sulle coste meridionali del Paese, monitorando e garantendo la sicurezza stessa dell'Italia da eventuali infiltrazioni terroristiche e malavitose; b) al fine di ripristinare i fondi per la cooperazione allo sviluppo;

            2) sul piano comunitario ed internazionale a:

                continuare a fornire il proprio contributo, per tramite di missioni umanitarie, al fine di migliorare le condizioni di vita dei migranti presenti al confine tra Libia e Tunisia, dove, dopo una prima emergenza sanitaria, si continuano ad assembrare grandi quantità di profughi dalla Libia e non solo;

                chiedere all'UE l'attuazione della direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi - che già prevede, in caso di afflusso consistente di sfollati, la condivisione europea delle responsabilità e la possibilità di usufruire di programmi finanziari specifici per fronteggiare situazioni di emergenza;

                sollecitare la Commissione europea ad attivare il Consiglio - ai sensi dell'articolo 78, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) - al fine di adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di cittadini di Paesi terzi;

                sostenere fattivamente l'essenziale azione svolta sia dall'agenzia Frontex che dall'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, coordinando con essi le attività da porre in essere al fine primario di tutelare i diritti dei migranti;

                elaborare proposte relative all'accoglienza dei migranti sulle coste italiane, assicurandosi che le iniziative preventivate al Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 giugno diventino esecutive nel più breve tempo possibile.