FAZIO, ministro della salute. Signora Presidente, ringrazio i Gruppi del Senato che mi danno l'opportunità di fare il punto sull'infezione da Escherichia coli O104:H4, che produce verotossine, causa diarrea emorragica e può determinare una sindrome emolitico-uremica (Seu).
Il 22 maggio scorso, attraverso il sistema di allerta rapido europeo, la Germania ha segnalato un notevole aumento di casi di sindrome emolitico-uremica e diarrea emorragica. A partire dal 25 aprile scorso, i casi di infezione sono complessivamente 2.808 (a questa mattina), di cui 722 caratterizzati da sindrome uremica, con 26 decessi. La sindrome emolitico-uremica è una complicanza delle infezioni intestinali da verotossina e colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni. Sorprendentemente, in questa epidemia, i pazienti più coinvolti nel focolaio tedesco sono invece adulti e giovani adulti: l'88 per cento ha età superiore ai vent'anni, con predominanza di donne. Il focolaio è ancora attivo, però le autorità sanitarie tedesche hanno comunicato che i casi sono in diminuzione dal 23 maggio scorso.
Il focolaio è centrato nelle Regioni del Nord della Germania; anzi, più che centrato, direi confinato nelle aree di Amburgo, Nord e Bassa Sassonia e Nord Vestfalia. Sono stati riportati casi, oltre che in Germania, in 13 Paesi europei, però, al di fuori di un caso in Danimarca, di cui non è stato possibile stabilire un legame, sono tutti riconducibili a precedenti soggiorni nelle aree della Germania interessate dal focolaio epidemico.
Allo stato attuale la fonte epidemica resta sconosciuta. Le autorità tedesche avevano avanzato l'ipotesi dei cetrioli come fonte del focolaio, ma questa è stata smentita. Attualmente, cioè dal 5 giugno, si ipotizza (e tale ipotesi potrebbe sembrare caratterizzata da un certo fondamento) che alla base dell'epidemia ci possa essere il consumo di germogli vegetali di erba medica, lenticchie, fagioli azuki e fieno greco. Tuttavia, i primi risultati hanno dato esito negativo; sono inoltre in corso a Berlino altre analisi.
Negli ultimi anni si sono verificati una ventina di casi di infezione da Escherichia coli in tutto il mondo; dal Regno Unito alla Svezia, agli Stati Uniti, al Giappone, allo Swaziland, al Sudafrica. In diversi casi, la causa della contaminazione non è stata rintracciata, proprio perché gli agenti infettivi sono scomparsi dopo un certo tempo e, in parecchi casi, la contaminazione è derivata da semi utilizzati per la produzione di germogli, il che spiega perché le autorità tedesche stiano seguendo questa pista. Nel passato i focolai epidemici associati ai germogli sono stati fortemente localizzati proprio nelle aree di commercializzazione e distribuzione dei semi.
Vorrei sottolineare come invece in Italia non abbiamo avuto nessun caso di infezione. Ciò non significa che non potremmo avere domani un cittadino che, dopo essere stato in Germania, venga colpito da questa sindrome, ma ciò non rappresenterebbe un problema, perché il nostro Paese è pronta a circoscrivere tali casi.
Al momento della comunicazione iniziale, noi abbiamo allertato tutte le strutture sanitarie. Voglio ricordare che in Italia, presso l'Istituto superiore di sanità, ha sede il laboratorio di riferimento dell'Unione europea per l'Escherichia coli, diretto dal dottor Alfredo Caprioli. Tale laboratorio sta esaminando i ceppi isolati ad Amburgo e ha provveduto a diffondere una metodologia nuova, che riesce a realizzare in 48 ore, invece che in 6 giorni, l'analisi per verificare la presenza di tale batterio. Capite bene l'importanza di effettuare analisi che diano risposte rapide: attualmente, tale metodologia viene utilizzata anche in Germania, oltre ad essere diffusa in tutti i nostri Istituti zooprofilattici. Proprio oggi pomeriggio, il commissario per la salute e la politica dei consumatori della Commissione europea John Dalli è qui a Roma, dove questa mattina è stato audito dalle competenti Commissioni del Senato e si recherà in visita presso il suddetto laboratorio dell'Istituto superiore di sanità.
A seguito della comunicazione relativa alla possibilità che ci fosse una contaminazione dei cetrioli, abbiamo allertato i NAS, che hanno proceduto al sequestro cautelativo temporaneo di circa cinque tonnellate di cetrioli, che sono state subito dissequestrate, ed evidentemente utilizzate, dopo che è stato verificato che le analisi di laboratorio erano risultate negative. C'è stato poi anche un episodio che ha riguardato un insaccato di cervo, prodotto da una ditta toscana con carne di provenienza polacca, dopo un segnale di allerta giunto dall'Austria, ma anche le analisi compiute su questa carne hanno escluso la presenza del batterio.
Un'associazione di consumatori ha segnalato il problema della vendita di prodotti ortofrutticoli freschi senza l'indicazione obbligatoria della provenienza. A seguito di ciò, la settimana scorsa è stata organizzata una serie di ricognizioni da parte dei NAS presso i mercati generali rionali: sono stati controllati 1.136 punti vendita, sono state rilevate 151 irregolarità, pari al 13 per cento, e sono state contestate 149 violazioni amministrative. I NAS stanno ora procedendo a controllare i produttori e importatori di semi per la produzione di germogli vegetali nel nostro Paese.
Vorrei ricordare che questi controlli sono addizionali rispetto ai controlli ordinari che vengono effettuati nel nostro Paese da parte delle Aziende sanitarie locali, degli Istituti zooprofilattici e degli stessi NAS; controlli che sono oltre 450.000 l'anno. Il nostro è uno dei Paesi più sicuri del mondo: noi abbiamo una serie di controlli realizzati attraverso un collegamento estremamente efficiente tra il Ministero della salute, le Regioni e, in particolare, le ASL.
Alcune organizzazioni di consumatori e anche alcuni parlamentari - e forse questo è stato uno dei motivi per cui la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di calendarizzare la presente informativa - hanno chiesto nei giorni scorsi che il Governo adottasse ulteriori misure cautelari, quali, in particolare, il blocco delle importazioni di prodotti ortofrutticoli dalla Germania. Peraltro, c'è anche chi ha invocato provvedimenti su pesci e crostacei, che però non c'entrano evidentemente nulla, ma forse si è trattato di una reminiscenza delle misure cautelari adottate per la contaminazione nucleare causata dalla centrale di Fukushima.
In realtà, misure cautelari di questo genere non sono assolutamente necessarie, per due fondamentali motivi. In primo luogo, perché - come ho detto - l'infezione è localizzata nell'area del Nord della Germania (abbiamo anche elencato i Länder coinvolti) e l'esperienza di 25 precedenti casi di epidemia da Escherichia coli - al riguardo, consegnerò poi agli atti una documentazione, con annessa una tabella su tutti i casi avvenuti nel mondo - dimostra che questo tipo di infezione, a differenza dell'infezione da virus influenzale, che si trasmette da persona a persona attraverso l'aria e quindi si può diffondere con rapidità in aree molto vaste, resta confinata nel territorio di provenienza del batterio infettivo. Anche se la parola epidemia è comune alla situazione dell'Escherichia coli e dei virus influenzali, trattasi di due forme di trasmissione completamente differenti. Per usare una metafora, potremmo paragonare l'epidemia influenzale a un sasso che cade in uno stagno e provoca cerchi concentrici che si allargano rapidamente e un'epidemia di questo tipo a un sasso che cade per terra, e quindi resta, per così dire, confinato al punto in cui atterra. Semmai sono i semi che possono viaggiare e, una volta che vengono trasformati in vegetali, creare in loco questo tipo di problema.
In secondo luogo, onorevoli senatori, perché le normali norme igieniche che abbiamo continuato a ricordare in questi giorni, come il lavaggio di frutta e verdura e delle mani - ricordo che questa epidemia ha una diffusione di tipo oro-fecale - sono sufficienti, anche in caso di presenza di questi batteri altamente aggressivi, ad escludere anche il minimo rischio.
Vorrei ricordare, quindi, che il consumo di frutta e verdura fresche, naturalmente ben lavate, è e resta un costume positivo; continuiamo perciò a raccomandarlo agli italiani per la loro salute e il loro benessere.
Vorrei a questo proposito rivolgere a tutti l'invito a non diffondere allarmi infondati, che possono non solo generare inutili preoccupazioni nei cittadini, ma anche stili e costumi di vita negativi, con possibili conseguenze negative per i nostri prodotti agricoli ed alimentari.
Vorrei ora soffermarmi brevemente sul sistema dei controlli in Germania. Le comunicazioni pervenute dalla Germania hanno evidenziato nelle scorse settimane dati contraddittori, sia per quanto riguarda il numero di campioni prelevati e analizzati, sia per il numero di decessi e di malati. Ciò ha denotato una difficoltà di gestione dell'informazione tra i diversi Stati federali e l'Autorità centrale, che è stata ampiamente sottolineata dalla stampa tedesca.
Questo aspetto è stato discusso anche nelle audioconferenze quotidiane tra gli esperti dei vari Paesi europei. Noi abbiamo chiesto al Governo tedesco di condividere i dati dell'indagine, prima di venirne a conoscenza attraverso i media, e di nominare un portavoce unico. Vi faccio un esempio eclatante, onorevoli senatori, di queste dissonanze. Credo che molti in quest'Aula - come, peraltro, dicevo inizialmente anch'io - siano convinti che si parlasse di germogli di soia: nulla di più sbagliato. Non si è mai parlato di germogli di soia; si tratta, in realtà, di germogli di erba medica, lenticchie, fagioli azuki e fieno greco che, in qualche maniera, i media hanno poi trasformato in germogli di soia. Questo per spiegare cosa succede se non c'è una comunicazione efficiente.
Anche nel corso dei Consigli dei Ministri europei della salute e dell'agricoltura, svoltisi a Lussemburgo lunedì e martedì scorsi, è stata sottolineata non solo l'incompletezza delle informazioni, ma anche le affrettate dichiarazioni espresse a livello dei Länder, non suffragate da solide basi scientifiche.
Il rappresentante governativo tedesco ha sottolineato che questo deriva dall'organizzazione federale della Germania. Io vorrei dire che il sistema italiano è la prova lampante che questo non è vero, perchè noi abbiamo un sistema federale, ma con una collaborazione e un raccordo tra Governo centrale e Regioni che funzionano perfettamente; il nostro sistema è uno dei migliori d'Europa e del mondo. Credo quindi che il problema non sia il sistema federale, ma evidentemente di un'organizzazione che deve essere prevista per legge, proprio in base alle norme comunitarie, nell'ambito dei sistemi federali stessi.
Vorrei ricordare che dal giugno 2010 ad oggi noi abbiamo avuto tre crisi nel settore alimentare originate in Germania, che hanno finito per coinvolgere i consumatori europei: le mozzarelle blu nel giugno del 2010, la diossina nelle uova e nelle carni suine nell'inverno scorso e oggi l'Escherichia coli. Senza fare commenti, sarà stata una combinazione, ma questi sono comunque i fatti.
Pertanto, il modello organizzativo italiano appare oggi sicuramente il più adeguato come struttura, ma anche come funzionamento, ad affrontare tempestivamente le emergenze alimentari. C'è una cabina di regia, costituita dal Ministero della salute, che trova come bracci operativi le Regioni e le Aziende sanitarie locali, con cui è direttamente collegato e, quindi, gli assessorati alla sanità delle varie Regioni italiane e, orizzontalmente, si collega e dispone dell'Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici e dei NAS, che sono i bracci operativi che possono di volta in volta intervenire in via eccezionale e, sempre e comunque, coordinata. Abbiamo inoltre un coordinamento regionale: ogni 15 giorni, abbiamo riunioni con le Regioni per cui, quando c'è qualche problema, evidentemente se ne discute.
Devo dire che anche la Commissione europea ha reagito molto bene a questa situazione: ha seguito il diffondersi del focolaio sin dall'inizio e a Lussemburgo, in due Consigli dei Ministri (della salute il 6 giugno e dell'agricoltura il 7 giugno), si è discusso - come ho già detto - di questi problemi. Ricordo che oggi il ministro Romano ha riferito in Consiglio dei ministri quanto è avvenuto a Lussemburgo. In particolare, in riferimento a ciò, è stato segnalato che l'Italia ha registrato un preoccupante calo delle vendite, stimabile fra il cinque e il dieci per cento, in conseguenza del quale per l'Italia, la Spagna e l'Olanda (i principali Stati coinvolti in questa crisi) è stato richiesto all'Unione europea un risarcimento di 150 milioni. Il ministro Romano ha, invece, chiesto un risarcimento superiore e poiché ieri il Commissario ha sciolto la riserva, è confermata la disponibilità di 210 milioni che dovrebbero coprire gran parte dei danni procurati al nostro Paese.
Abbiamo un buon sistema ed un buon raccordo con il Ministero dell'agricoltura per le questioni di sua competenza. La Commissione europea, come dicevo, ha seguito sin dall'inizio il diffondersi del focolaio. Lunedì scorso essa ha espressamente ritenuto che non occorre, né è opportuno, adottare nei confronti della Germania alcun provvedimento di blocco sui prodotti alimentari e nessun Paese comunitario ha adottato provvedimenti unilaterali. Al contrario, la Commissione ha stigmatizzato e chiesto l'immediata revoca della decisione della Federazione Russa che il 2 giugno ha imposto un bando sui vegetali provenienti dalla UE. Segnalo che anche il Libano e il Canada hanno introdotto misure di questo genere.
Noi riteniamo che sia necessario però indagare di più e meglio sulle modalità di diffusione del batterio. Io credo infatti - e ve lo dico anche da medico e da ricercatore - che queste situazioni, ancorché siamo soddisfattissimi del sistema e di come abbiamo gestito la situazione, debbano insegnarci qualcosa.
Nel Consiglio dei ministri della salute di Lussemburgo ho sollecitato quattro interventi specifici per fronteggiare questa emergenza ma, soprattutto, per migliorare per il futuro il sistema dei controlli. In particolare, ho suggerito una verifica tecnica per stabilire se il sierotipo identificato possa essere stato generato da una modifica o manipolazione avvenuta in laboratorio. Non stiamo parlando di bioterrorismo, ma solo di un modo per provare a tracciare la possibile causa dell'epidemia, il punto di partenza. In questi casi, non è opportuno fissare l'attenzione sui buoi che sono usciti dalla stalla, per così dire, ma piuttosto controllare le stalle. Bisogna risalire alle cause che a monte hanno determinato l'insorgenza del problema. In Germania è mancata una verifica a tappeto di tutti gli stabilimenti, non solo di produzione, ma anche di catering e di impacchettamento di vegetali freschi, e è non stata condotta una ricerca sistematica in tutti i laboratori che conducono studi sull'argomento (e ce ne sono) per verificare se lì si è sviluppata una ricombinazione di batteri con un sierotipo di questo genere e, quindi, tracciarlo dall'inizio.
In secondo luogo, abbiamo ottenuto immediatamente dalla Comunità europea il coinvolgimento dell'Ufficio alimentare e veterinario della Comunità per verificare la situazione in situ. A seguito di questa nostra richiesta, un team di funzionari della Commissione europea si è dunque recato a Berlino.
È stato chiesto poi di prevedere misure precauzionali comunitarie che contemplino un sistema di identificazione e differenziazione tra le sementi, oggi non sufficientemente tracciate. Questa esperienza insegna che bisogna tracciare le sementi. Dunque, metteremo a punto norme, anche comunitarie, per cercare di tracciare le sementi che hanno causato - è ormai sotto gli occhi di tutti - in passato 25 casi.
Infine, è stato chiesto lo studio di un progetto normativo che preveda il controllo sanitario diretto dei prodotti biologici. Oggi gli attuali controlli sui prodotti biologici sono, in genere, affidati direttamente ai produttori con un sistema di tipo autoreferenziale, godono di una serie di deroghe e facilitazioni che di fatto risultano incongrue e non sono sottoposti alla disciplina a cui sono invece sottoposti i prodotti alimentari tradizionali. Poiché, come voi sapete, parte di questi problemi sono stati identificati in strutture di produzione biologica, credo che questo debba essere un altro aspetto da considerare con attenzione.
In conclusione, onorevoli senatori, noi siamo contenti che in Italia non si siano verificati dei casi. Se un caso dovesse arrivare dalla Germania, non ci stupiremmo più di tanto (l'abbiamo già dichiarato altre volte). Noi disponiamo fondamentalmente di un sistema sicuro ed efficiente, in grado di controllare qualsiasi outburst di questo genere; i nostri scienziati e i nostri laboratori hanno meritato l'elogio e la riconoscenza dell'Europa. Vorrei ricordare che uno dei motivi del cosiddetto flop dei vaccini per la pandemia influenzale è stato il modo positivo con cui il Paese ha reagito e ha saputo isolare l'epidemia stessa, riducendone l'impatto e diluendolo nel tempo; allo stesso modo, abbiamo saputo reagire alle mozzarelle blu, alle uova alla diossina e ai rischi di contaminazione nucleare da Fukushima. Ora siamo stati in grado di rispondere con efficacia a questo episodio, e ci auguriamo di esserlo sempre in futuro. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Astore).