Informativa del Ministro della salute sui rischi connessi alla diffusione del batterio Escherichia coli e conseguente discussione (ore 15,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della salute sui rischi connessi alla diffusione del batterio Escherichia coli».
Ha facoltà di parlare il ministro della salute, professor Fazio.
FAZIO, ministro della salute. Signora Presidente, ringrazio i Gruppi del Senato che mi danno l'opportunità di fare il punto sull'infezione da Escherichia coli O104:H4, che produce verotossine, causa diarrea emorragica e può determinare una sindrome emolitico-uremica (Seu).
Il 22 maggio scorso, attraverso il sistema di allerta rapido europeo, la Germania ha segnalato un notevole aumento di casi di sindrome emolitico-uremica e diarrea emorragica. A partire dal 25 aprile scorso, i casi di infezione sono complessivamente 2.808 (a questa mattina), di cui 722 caratterizzati da sindrome uremica, con 26 decessi. La sindrome emolitico-uremica è una complicanza delle infezioni intestinali da verotossina e colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni. Sorprendentemente, in questa epidemia, i pazienti più coinvolti nel focolaio tedesco sono invece adulti e giovani adulti: l'88 per cento ha età superiore ai vent'anni, con predominanza di donne. Il focolaio è ancora attivo, però le autorità sanitarie tedesche hanno comunicato che i casi sono in diminuzione dal 23 maggio scorso.
Il focolaio è centrato nelle Regioni del Nord della Germania; anzi, più che centrato, direi confinato nelle aree di Amburgo, Nord e Bassa Sassonia e Nord Vestfalia. Sono stati riportati casi, oltre che in Germania, in 13 Paesi europei, però, al di fuori di un caso in Danimarca, di cui non è stato possibile stabilire un legame, sono tutti riconducibili a precedenti soggiorni nelle aree della Germania interessate dal focolaio epidemico.
Allo stato attuale la fonte epidemica resta sconosciuta. Le autorità tedesche avevano avanzato l'ipotesi dei cetrioli come fonte del focolaio, ma questa è stata smentita. Attualmente, cioè dal 5 giugno, si ipotizza (e tale ipotesi potrebbe sembrare caratterizzata da un certo fondamento) che alla base dell'epidemia ci possa essere il consumo di germogli vegetali di erba medica, lenticchie, fagioli azuki e fieno greco. Tuttavia, i primi risultati hanno dato esito negativo; sono inoltre in corso a Berlino altre analisi.
Negli ultimi anni si sono verificati una ventina di casi di infezione da Escherichia coli in tutto il mondo; dal Regno Unito alla Svezia, agli Stati Uniti, al Giappone, allo Swaziland, al Sudafrica. In diversi casi, la causa della contaminazione non è stata rintracciata, proprio perché gli agenti infettivi sono scomparsi dopo un certo tempo e, in parecchi casi, la contaminazione è derivata da semi utilizzati per la produzione di germogli, il che spiega perché le autorità tedesche stiano seguendo questa pista. Nel passato i focolai epidemici associati ai germogli sono stati fortemente localizzati proprio nelle aree di commercializzazione e distribuzione dei semi.
Vorrei sottolineare come invece in Italia non abbiamo avuto nessun caso di infezione. Ciò non significa che non potremmo avere domani un cittadino che, dopo essere stato in Germania, venga colpito da questa sindrome, ma ciò non rappresenterebbe un problema, perché il nostro Paese è pronta a circoscrivere tali casi.
Al momento della comunicazione iniziale, noi abbiamo allertato tutte le strutture sanitarie. Voglio ricordare che in Italia, presso l'Istituto superiore di sanità, ha sede il laboratorio di riferimento dell'Unione europea per l'Escherichia coli, diretto dal dottor Alfredo Caprioli. Tale laboratorio sta esaminando i ceppi isolati ad Amburgo e ha provveduto a diffondere una metodologia nuova, che riesce a realizzare in 48 ore, invece che in 6 giorni, l'analisi per verificare la presenza di tale batterio. Capite bene l'importanza di effettuare analisi che diano risposte rapide: attualmente, tale metodologia viene utilizzata anche in Germania, oltre ad essere diffusa in tutti i nostri Istituti zooprofilattici. Proprio oggi pomeriggio, il commissario per la salute e la politica dei consumatori della Commissione europea John Dalli è qui a Roma, dove questa mattina è stato audito dalle competenti Commissioni del Senato e si recherà in visita presso il suddetto laboratorio dell'Istituto superiore di sanità.
A seguito della comunicazione relativa alla possibilità che ci fosse una contaminazione dei cetrioli, abbiamo allertato i NAS, che hanno proceduto al sequestro cautelativo temporaneo di circa cinque tonnellate di cetrioli, che sono state subito dissequestrate, ed evidentemente utilizzate, dopo che è stato verificato che le analisi di laboratorio erano risultate negative. C'è stato poi anche un episodio che ha riguardato un insaccato di cervo, prodotto da una ditta toscana con carne di provenienza polacca, dopo un segnale di allerta giunto dall'Austria, ma anche le analisi compiute su questa carne hanno escluso la presenza del batterio.
Un'associazione di consumatori ha segnalato il problema della vendita di prodotti ortofrutticoli freschi senza l'indicazione obbligatoria della provenienza. A seguito di ciò, la settimana scorsa è stata organizzata una serie di ricognizioni da parte dei NAS presso i mercati generali rionali: sono stati controllati 1.136 punti vendita, sono state rilevate 151 irregolarità, pari al 13 per cento, e sono state contestate 149 violazioni amministrative. I NAS stanno ora procedendo a controllare i produttori e importatori di semi per la produzione di germogli vegetali nel nostro Paese.
Vorrei ricordare che questi controlli sono addizionali rispetto ai controlli ordinari che vengono effettuati nel nostro Paese da parte delle Aziende sanitarie locali, degli Istituti zooprofilattici e degli stessi NAS; controlli che sono oltre 450.000 l'anno. Il nostro è uno dei Paesi più sicuri del mondo: noi abbiamo una serie di controlli realizzati attraverso un collegamento estremamente efficiente tra il Ministero della salute, le Regioni e, in particolare, le ASL.
Alcune organizzazioni di consumatori e anche alcuni parlamentari - e forse questo è stato uno dei motivi per cui la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di calendarizzare la presente informativa - hanno chiesto nei giorni scorsi che il Governo adottasse ulteriori misure cautelari, quali, in particolare, il blocco delle importazioni di prodotti ortofrutticoli dalla Germania. Peraltro, c'è anche chi ha invocato provvedimenti su pesci e crostacei, che però non c'entrano evidentemente nulla, ma forse si è trattato di una reminiscenza delle misure cautelari adottate per la contaminazione nucleare causata dalla centrale di Fukushima.
In realtà, misure cautelari di questo genere non sono assolutamente necessarie, per due fondamentali motivi. In primo luogo, perché - come ho detto - l'infezione è localizzata nell'area del Nord della Germania (abbiamo anche elencato i Länder coinvolti) e l'esperienza di 25 precedenti casi di epidemia da Escherichia coli - al riguardo, consegnerò poi agli atti una documentazione, con annessa una tabella su tutti i casi avvenuti nel mondo - dimostra che questo tipo di infezione, a differenza dell'infezione da virus influenzale, che si trasmette da persona a persona attraverso l'aria e quindi si può diffondere con rapidità in aree molto vaste, resta confinata nel territorio di provenienza del batterio infettivo. Anche se la parola epidemia è comune alla situazione dell'Escherichia coli e dei virus influenzali, trattasi di due forme di trasmissione completamente differenti. Per usare una metafora, potremmo paragonare l'epidemia influenzale a un sasso che cade in uno stagno e provoca cerchi concentrici che si allargano rapidamente e un'epidemia di questo tipo a un sasso che cade per terra, e quindi resta, per così dire, confinato al punto in cui atterra. Semmai sono i semi che possono viaggiare e, una volta che vengono trasformati in vegetali, creare in loco questo tipo di problema.
In secondo luogo, onorevoli senatori, perché le normali norme igieniche che abbiamo continuato a ricordare in questi giorni, come il lavaggio di frutta e verdura e delle mani - ricordo che questa epidemia ha una diffusione di tipo oro-fecale - sono sufficienti, anche in caso di presenza di questi batteri altamente aggressivi, ad escludere anche il minimo rischio.
Vorrei ricordare, quindi, che il consumo di frutta e verdura fresche, naturalmente ben lavate, è e resta un costume positivo; continuiamo perciò a raccomandarlo agli italiani per la loro salute e il loro benessere.
Vorrei a questo proposito rivolgere a tutti l'invito a non diffondere allarmi infondati, che possono non solo generare inutili preoccupazioni nei cittadini, ma anche stili e costumi di vita negativi, con possibili conseguenze negative per i nostri prodotti agricoli ed alimentari.
Vorrei ora soffermarmi brevemente sul sistema dei controlli in Germania. Le comunicazioni pervenute dalla Germania hanno evidenziato nelle scorse settimane dati contraddittori, sia per quanto riguarda il numero di campioni prelevati e analizzati, sia per il numero di decessi e di malati. Ciò ha denotato una difficoltà di gestione dell'informazione tra i diversi Stati federali e l'Autorità centrale, che è stata ampiamente sottolineata dalla stampa tedesca.
Questo aspetto è stato discusso anche nelle audioconferenze quotidiane tra gli esperti dei vari Paesi europei. Noi abbiamo chiesto al Governo tedesco di condividere i dati dell'indagine, prima di venirne a conoscenza attraverso i media, e di nominare un portavoce unico. Vi faccio un esempio eclatante, onorevoli senatori, di queste dissonanze. Credo che molti in quest'Aula - come, peraltro, dicevo inizialmente anch'io - siano convinti che si parlasse di germogli di soia: nulla di più sbagliato. Non si è mai parlato di germogli di soia; si tratta, in realtà, di germogli di erba medica, lenticchie, fagioli azuki e fieno greco che, in qualche maniera, i media hanno poi trasformato in germogli di soia. Questo per spiegare cosa succede se non c'è una comunicazione efficiente.
Anche nel corso dei Consigli dei Ministri europei della salute e dell'agricoltura, svoltisi a Lussemburgo lunedì e martedì scorsi, è stata sottolineata non solo l'incompletezza delle informazioni, ma anche le affrettate dichiarazioni espresse a livello dei Länder, non suffragate da solide basi scientifiche.
Il rappresentante governativo tedesco ha sottolineato che questo deriva dall'organizzazione federale della Germania. Io vorrei dire che il sistema italiano è la prova lampante che questo non è vero, perchè noi abbiamo un sistema federale, ma con una collaborazione e un raccordo tra Governo centrale e Regioni che funzionano perfettamente; il nostro sistema è uno dei migliori d'Europa e del mondo. Credo quindi che il problema non sia il sistema federale, ma evidentemente di un'organizzazione che deve essere prevista per legge, proprio in base alle norme comunitarie, nell'ambito dei sistemi federali stessi.
Vorrei ricordare che dal giugno 2010 ad oggi noi abbiamo avuto tre crisi nel settore alimentare originate in Germania, che hanno finito per coinvolgere i consumatori europei: le mozzarelle blu nel giugno del 2010, la diossina nelle uova e nelle carni suine nell'inverno scorso e oggi l'Escherichia coli. Senza fare commenti, sarà stata una combinazione, ma questi sono comunque i fatti.
Pertanto, il modello organizzativo italiano appare oggi sicuramente il più adeguato come struttura, ma anche come funzionamento, ad affrontare tempestivamente le emergenze alimentari. C'è una cabina di regia, costituita dal Ministero della salute, che trova come bracci operativi le Regioni e le Aziende sanitarie locali, con cui è direttamente collegato e, quindi, gli assessorati alla sanità delle varie Regioni italiane e, orizzontalmente, si collega e dispone dell'Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici e dei NAS, che sono i bracci operativi che possono di volta in volta intervenire in via eccezionale e, sempre e comunque, coordinata. Abbiamo inoltre un coordinamento regionale: ogni 15 giorni, abbiamo riunioni con le Regioni per cui, quando c'è qualche problema, evidentemente se ne discute.
Devo dire che anche la Commissione europea ha reagito molto bene a questa situazione: ha seguito il diffondersi del focolaio sin dall'inizio e a Lussemburgo, in due Consigli dei Ministri (della salute il 6 giugno e dell'agricoltura il 7 giugno), si è discusso - come ho già detto - di questi problemi. Ricordo che oggi il ministro Romano ha riferito in Consiglio dei ministri quanto è avvenuto a Lussemburgo. In particolare, in riferimento a ciò, è stato segnalato che l'Italia ha registrato un preoccupante calo delle vendite, stimabile fra il cinque e il dieci per cento, in conseguenza del quale per l'Italia, la Spagna e l'Olanda (i principali Stati coinvolti in questa crisi) è stato richiesto all'Unione europea un risarcimento di 150 milioni. Il ministro Romano ha, invece, chiesto un risarcimento superiore e poiché ieri il Commissario ha sciolto la riserva, è confermata la disponibilità di 210 milioni che dovrebbero coprire gran parte dei danni procurati al nostro Paese.
Abbiamo un buon sistema ed un buon raccordo con il Ministero dell'agricoltura per le questioni di sua competenza. La Commissione europea, come dicevo, ha seguito sin dall'inizio il diffondersi del focolaio. Lunedì scorso essa ha espressamente ritenuto che non occorre, né è opportuno, adottare nei confronti della Germania alcun provvedimento di blocco sui prodotti alimentari e nessun Paese comunitario ha adottato provvedimenti unilaterali. Al contrario, la Commissione ha stigmatizzato e chiesto l'immediata revoca della decisione della Federazione Russa che il 2 giugno ha imposto un bando sui vegetali provenienti dalla UE. Segnalo che anche il Libano e il Canada hanno introdotto misure di questo genere.
Noi riteniamo che sia necessario però indagare di più e meglio sulle modalità di diffusione del batterio. Io credo infatti - e ve lo dico anche da medico e da ricercatore - che queste situazioni, ancorché siamo soddisfattissimi del sistema e di come abbiamo gestito la situazione, debbano insegnarci qualcosa.
Nel Consiglio dei ministri della salute di Lussemburgo ho sollecitato quattro interventi specifici per fronteggiare questa emergenza ma, soprattutto, per migliorare per il futuro il sistema dei controlli. In particolare, ho suggerito una verifica tecnica per stabilire se il sierotipo identificato possa essere stato generato da una modifica o manipolazione avvenuta in laboratorio. Non stiamo parlando di bioterrorismo, ma solo di un modo per provare a tracciare la possibile causa dell'epidemia, il punto di partenza. In questi casi, non è opportuno fissare l'attenzione sui buoi che sono usciti dalla stalla, per così dire, ma piuttosto controllare le stalle. Bisogna risalire alle cause che a monte hanno determinato l'insorgenza del problema. In Germania è mancata una verifica a tappeto di tutti gli stabilimenti, non solo di produzione, ma anche di catering e di impacchettamento di vegetali freschi, e è non stata condotta una ricerca sistematica in tutti i laboratori che conducono studi sull'argomento (e ce ne sono) per verificare se lì si è sviluppata una ricombinazione di batteri con un sierotipo di questo genere e, quindi, tracciarlo dall'inizio.
In secondo luogo, abbiamo ottenuto immediatamente dalla Comunità europea il coinvolgimento dell'Ufficio alimentare e veterinario della Comunità per verificare la situazione in situ. A seguito di questa nostra richiesta, un team di funzionari della Commissione europea si è dunque recato a Berlino.
È stato chiesto poi di prevedere misure precauzionali comunitarie che contemplino un sistema di identificazione e differenziazione tra le sementi, oggi non sufficientemente tracciate. Questa esperienza insegna che bisogna tracciare le sementi. Dunque, metteremo a punto norme, anche comunitarie, per cercare di tracciare le sementi che hanno causato - è ormai sotto gli occhi di tutti - in passato 25 casi.
Infine, è stato chiesto lo studio di un progetto normativo che preveda il controllo sanitario diretto dei prodotti biologici. Oggi gli attuali controlli sui prodotti biologici sono, in genere, affidati direttamente ai produttori con un sistema di tipo autoreferenziale, godono di una serie di deroghe e facilitazioni che di fatto risultano incongrue e non sono sottoposti alla disciplina a cui sono invece sottoposti i prodotti alimentari tradizionali. Poiché, come voi sapete, parte di questi problemi sono stati identificati in strutture di produzione biologica, credo che questo debba essere un altro aspetto da considerare con attenzione.
In conclusione, onorevoli senatori, noi siamo contenti che in Italia non si siano verificati dei casi. Se un caso dovesse arrivare dalla Germania, non ci stupiremmo più di tanto (l'abbiamo già dichiarato altre volte). Noi disponiamo fondamentalmente di un sistema sicuro ed efficiente, in grado di controllare qualsiasi outburst di questo genere; i nostri scienziati e i nostri laboratori hanno meritato l'elogio e la riconoscenza dell'Europa. Vorrei ricordare che uno dei motivi del cosiddetto flop dei vaccini per la pandemia influenzale è stato il modo positivo con cui il Paese ha reagito e ha saputo isolare l'epidemia stessa, riducendone l'impatto e diluendolo nel tempo; allo stesso modo, abbiamo saputo reagire alle mozzarelle blu, alle uova alla diossina e ai rischi di contaminazione nucleare da Fukushima. Ora siamo stati in grado di rispondere con efficacia a questo episodio, e ci auguriamo di esserlo sempre in futuro. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Astore).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro della salute.
È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.
RIZZOTTI (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, l'epidemia di Escherichia coli, che finora in Germania ha provocato la morte di 25 persone e il contagio di circa 2.500, non ha ancora trovato un'origine specifica. L'Escherichia coli rappresenta una famiglia di batteri che vive normalmente nell'intestino dell'uomo e di alcuni animali. Tuttavia esistono ceppi particolari, come il ceppo entero-emorragico, che producono tossine che possono provocare la sindrome emolitico-uremica, che nel 3‑5 per cento dei casi può essere fatale. I laboratori dell'Istituto superiore di sanità, sede del laboratorio di riferimento europeo, con il settore medico di Copenaghen, hanno analizzato i caratteri di patogenicità del batterio responsabile del focolaio epidemico in Germania, stabilendo che si tratta di una variante rispetto ai classici ceppi associati alla sindrome emolitico-uremica.
L'infezione da questo batterio si trasmette all'uomo non da persona a persona, com'è già stato ricordato e come avviene, ad esempio, per il virus dell'influenza H1N1, bensì attraverso l'ingestione di cibi contaminati (verdure crude o latte non pastorizzato). La fonte di questo batterio possono essere i ruminanti, che non si ammalano ma trasmettono l'infezione nel latte che producono e nell'ambiente in cui vivono. Episodi di contaminazione da Escherichia coli sono già stati segnalati in passato, ad esempio in Gran Bretagna (per la precisione in Scozia nel 1996), dove vi furono 20 decessi e circa 500 casi di contagio.
La metodologia messa a punto dall'Istituto superiore di sanità, concordemente con il Ministero della salute e con la direzione generale di sanità pubblica della Commissione europea, ha portato ad esaminare campioni di cetrioli originariamente incriminati, chiarendo che non erano contaminati da questo ceppo, anche se i telegiornali del giorno precedente avevano affermato che erano stati trovati resti di cetrioli contaminati nei rifiuti di una famiglia di Amburgo che si era ammalata. La stessa cosa si può dire per i germogli di soia. Anche in questo caso, notizie forse scarsamente attendibili segnalavano che un'addetta al lavoro in un'azienda biologica tedesca produttrice di germogli di soia, dieci giorni prima dell'insorgere dell'epidemia, si era ammalata, presumibilmente per un'infezione da Escherichia coli.
In Germania, anche se il Ministro della salute tedesco ha attualmente dichiarato che il picco dell'epidemia è ormai superato, sappiamo tutti che il caso è stato gestito con ritardi ed omissioni. È stata chiamata in causa la Federazione con i 16 Länder. In Italia tutto ciò non sarebbe possibile per il solido sistema di sicurezza che collega Ministero, ASL e Regioni. A questo proposito, vorrei ringraziare il nostro Ministro della salute, il professor Fazio, al quale si deve rendere merito di aver tenuto, in occasione della riunione dei Ministri europei della salute a Lussemburgo il 6 giugno, un atteggiamento di grande prudenza e allo stesso tempo di grande fermezza, tranquillizzando con argomenti tecnico‑scientifici che denotano la sua conoscenza e la sua preparazione. La metafora da lui utilizzata (secondo la quale non bisogna andare a cercare i buoi, ma esaminare le stalle) è stata ormai ampiamente suffragata dalle notizie delle ultime ore.
A questo punto sono necessarie accurate indagini per individuare al più presto l'origine del batterio Escherichia coli e anche per porre fine agli inutili allarmismi che stanno coinvolgendo i prodotti più vari. Sono a rischio sì la nostra salute, ma in seconda battuta la sopravvivenza dei nostri produttori, penalizzati da un atteggiamento, comprensibilmente difensivo, da parte dei consumatori. In tutto questo è fondamentale chiarire ai nostri consumatori che la frutta e gli ortaggi italiani sono tutelati da un sistema di controlli che li rendono sicuri, poiché, se si dovesse mantenere questo stato di incertezza, il calo delle esportazioni e dei consumi comporterebbe sicuramente una crisi del mercato ortofrutticolo, di cui la nostra agricoltura non ha certamente bisogno.
Come ha già ricordato il Ministro, vorrei sottolineare come questo sia il terzo caso di cibo contaminato in Germania nell'arco di 12 mesi. Ricordiamo infatti, nel giugno 2010, il caso delle «mozzarelle blu» infettate dallo Pseudomonas, per cui assumevano questa bizzarra colorazione quando si aprivano le confezioni. Abbiamo ricordato anche l'episodio delle uova alla diossina, quando la società sotto accusa ammise di «correggere» i mangimi con residui di olio biodiesel e furono chiusi allevamenti di polli e maiali contaminati da oltre 527 tonnellate di mangime alla diossina.
In conclusione, vorrei sottolineare che è fortemente necessaria l'adozione di misure adeguate ed effettive per il controllo alimentare in Europa, oltre a un rigido sistema di sorveglianza a livello europeo, che dovrebbe prendere spunto dal sistema nettamente più rigido e attento al controllo dei prodotti che abbiamo in Italia, a differenza di altri Paesi europei. Soltanto con una corretta prevenzione e misure di controllo in tutti i passaggi della catena alimentare, dalla produzione al consumo dell'utente finale, saremo in grado di ridurre al minimo la contaminazione e la manipolazione degli alimenti.
Per tutelare la salute dei consumatori sarebbe necessario che nel prossimo Consiglio europeo si affrontasse la questione della tracciabilità di tutti i prodotti alimentari, come richiesto dal nostro Ministro delle politiche agricole.
Ringrazio nuovamente il ministro Fazio per la sua esauriente relazione. (Applausi dal Gruppo PdL, dei senatori Astore e Sangalli e dai banchi del Governo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fosson. Ne ha facoltà.
FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, signor Ministro, il mio Gruppo ed io personalmente sottolineiamo la soddisfazione e la positività della sua relazione. Schematicamente, è da sottolineare sicuramente l'efficienza del nostro sistema, soprattutto di quello della sicurezza alimentare. Considerata l'esterofilia che in qualche caso si respira da noi, in questo caso possiamo dichiarare che il nostro sistema è positivo; pertanto, non ha senso pensare a sistemi esteri di protezione.
Signor Ministro, mi limiterò a fare due sole sottolineature. In primo luogo, come ha dichiarato lei, questa epidemia non ha ancora una diagnosi. Ogni situazione può essere utile per imparare qualcosa, anche a fronte di un rischio di bioterrorismo, ma da questa vicenda si constata che, nonostante siano passate già diverse settimane, non abbiamo ancora una diagnosi del batterio e del perché si sia verificato tutto ciò.
Un'ultima considerazione. Una cattiva informazione e diffusione della notizia hanno fatto sì che, come ricordava la senatrice Rizzotti, ci siano stati e ci siano ancora diversi pericoli e danni a carico della nostra agricoltura. Ciò soprattutto a causa dell'inefficienza dei sistemi di un altro Stato europeo. Mi chiedo dunque se tutti questi danni li debba pagare l'Europa intera o non soltanto il suddetto Stato. Se in Italia fosse successa un'epidemia misconosciuta o non curata in modo corretto, non so se l'Europa avrebbe accettato di condividere anche i danni. Grazie, signor Ministro, e complimenti. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mongiello. Ne ha facoltà.
MONGIELLO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, ritengo che faremmo un cattivo servizio alla nostra intelligenza e alla dignità di quest'Aula se fingessimo di essere di fronte ad un'emergenza esclusivamente sanitaria. Il vero allarme è quello che riguarda i nostri produttori agricoli, che hanno pagato e stanno pagando un altissimo prezzo di fronte alle comprensibili paure dell'opinione pubblica e alle meno comprensibili miopie dei Governi, che hanno affrontato la questione in tutta Europa, ai troppi errori e i ritardi delle autorità tedesche che non hanno ancora individuato la causa del batterio.
Lo dico, signor Ministro, perché è stata di solare evidenza l'attrezzatura concettuale inadeguata, inefficace, dannosa con cui si è proceduto: un paio di comunicati da parte del Ministero, silenzio assoluto da parte del Ministero delle politiche agricole. Sia chiaro: io non metto in dubbio la diligenza, lo scrupolo, l'impeccabilità dei controlli messi in atto. Dico solo che nella società della comunicazione un approccio burocratico alla questione della sicurezza alimentare è più antiquato e ridicolo delle crinoline ad un rave party.
Il dire e non dire dei burocrati ministeriali, caro Ministro, è esattamente quello che ci vuole perché il cittadino comune si preoccupi e, nel dubbio, si lasci prendere, se non dalla psicosi, quantomeno dalle suggestioni. E si sono visti i risultati: con le nostre insalate, i pomodori e poi è toccato ai cetrioli e così via. Sono stati lasciati a marcire nei mercatini, nel banco dell'ortofrutta dei supermercati e così via. Il danno al settore viene valutato solo in Italia nell'ordine di oltre 100 milioni di euro. Credo, onorevoli colleghi, che non debba fare impressione solo l'entità della cifra, ma anche il fatto che questo danno vada ad incidere in modo diffuso su un comparto già stremato.
Signor Ministro, lei lo ha ricordato poco fa: c'è stato un intervento dell'Unione europea, grazie anche alla sollecitazione delle stesse organizzazioni agricole, con uno stanziamento di 210 milioni di euro, ovviamente completamente insufficiente anche a coprire la metà dei costi sostenuti dagli agricoltori.
Si poteva fare altro? Si poteva fare meglio? Io direi proprio di sì. Perché ad esempio, onorevoli colleghi, prima dei nostri ortaggi erano finiti nell'occhio del ciclone i cetrioli spagnoli. Ne sono usciti perché è intervenuta tempestivamente e in modo inequivoco l'Agenzia nazionale spagnola per la sicurezza alimentare, cioè un organismo indipendente dal Governo e scientificamente qualificato, che ha potuto aprire immediatamente un dossier, compiere le necessarie verifiche e scagionare gli incolpevoli cetrioli iberici. I nostri cetrioli non hanno avuto la stessa fortuna perché questo Governo da tre anni ritarda o impedisce l'iter istitutivo della nostra Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare italiana che il Governo Prodi aveva già istituito nel 2008.
Signor Ministro, l'ho spesso ripetuto in quest'Aula: un conto è la gestione del rischio, che lei questo pomeriggio ci ha evidenziato, un altro è la sua valutazione, che ovviamente è preventiva rispetto a tutti i fenomeni che accadono. E stiamo ancora attendendo tutto il sistema dell'etichettatura e della tracciabilità dei nostri alimenti. Mi auguro che questa vicenda possa affrettare una decisione da parte del Governo in tal senso.
Ecco, onorevoli colleghi, così si creano i danni; che non vengono da una malaugurata mutazione del batterio Escherichia coli, da una sempre possibile incrinatura dei nostri meccanismi di filiera, con l'ingresso colposo o doloso nel ciclo alimentare di sostanze che nuocciono alla salute; vengono, questi danni, da un ritardo culturale, da una sprovvedutezza concettuale, che si rifiuta di comprendere il nesso fondamentale che c'è tra produzione agricola, zootecnica ed agroalimentare, ambiente e salute umana. Finché continueremo ad immaginare che questi tre temi vanno affrontati in modo indipendente e subordinato, finché non comprenderemo che la sicurezza alimentare è questione strategica dal punto di vista sia sociosanitario che economico, oltre che culturale, saremo ogni tanto chiamati in quest'Aula a dire parole amare sulla condizione dei nostri produttori e dei nostri consumatori.
Ecco perché, signor Ministro, pur ringraziandola per la sua presenza, che noi del Partito Democratico abbiamo sollecitato, mi sarei aspettata che ci fosse stato anche il Ministro delle politiche agricole, perché quello che hanno subito i nostri agricoltori in questi giorni, inconsapevoli di ciò che stava accadendo, è un danno irreparabile e incalcolabile. Le ricordo, signor Ministro, che sono stati distrutte, perché ovviamente incolte, intere produzioni di ortaggi, quando il nostro Paese è il maggiore esportatore in Europa di produzioni orticole. Si tratta di un danno per l'export italiano e per tutta la nostra economia.
Ecco perché servivano parole e decisioni chiare. Spero sia arrivato il momento, caro Ministro, di assumere finalmente una decisione sull'Agenzia, nella speranza che su questo tema non vi sia un pregiudizio ideologico. Lo so che è al di là della Linea gotica, ma spero che non ne facciate una questione di parte ideologica. Non si scherza sulla salute degli italiani.
Infine, signora Presidente, chiedo di poter allegare il testo integrale del mio intervento. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritta a parlare la senatrice Castiglione. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero ringraziare il Ministro per aver fornito all'Aula le dovute informazioni per quanto riguarda il fenomeno epidemico dell'Escherichia coli, che ha creato molto allarmismo, peraltro a mio avviso ingiustificato, nella popolazione. Infatti, come specificato dal Ministro, non si tratta di un'infezione che si trasmette da persona a persona, ma è dovuta solo alla contaminazione alimentare: è come un sasso che cade sulla strada e non nello stagno.
Questo allarmismo sta creando panico sul piano economico. Come hanno già detto altri colleghi, sul fronte del consumo degli ortaggi il danno stimato dalla Coldiretti è di circa 420 milioni di euro in Europa, mentre in Italia si parla, in base alle notizie di cui sono in possesso, di circa 100 milioni.
Il Ministro delle politiche agricole si è già lamentato della cifra che, in sede di Consiglio dei Ministri europei, è stata stanziata, peraltro come risorsa aggiuntiva, per il risarcimento degli agricoltori; cifra che ammonta a circa 200 milioni di euro, a fronte di un danno che solo in Spagna viene valutato in 200 milioni. Ci auguriamo, quindi, che tale somma possa essere aumentata in quanto il comparto dell'agricoltura, che era già in ginocchio, viene ulteriormente danneggiato e mortificato, non essendo stata - a mio avviso - gestita molto bene la situazione sul piano della comunicazione.
Al di là delle rassicurazioni che lei ci ha dato, signor Ministro, ritengo che sia necessario continuare con le indagini, le quali non devono limitarsi solo allo studio del prodotto in laboratorio, ma devono essere approfondite anche sul versante dello stabilimento, e soprattutto per quanto riguarda l'acqua con cui si coltivano gli ortaggi. Sappiamo benissimo, infatti, che l'Escherichia coli è presente là dove l'acqua è contaminata, là dove c'è liquame. È quindi importante anche la fonte di irrigazione dei campi.
Solleciterei, quindi, una maggiore attenzione e un approfondimento in merito alla derivazione di tutti i prodotti e soprattutto una buona comunicazione, nel senso di rassicurare il pubblico sul fatto che gli ortaggi in Italia sono sicuri. Probabilmente, la comunicazione non è stata così efficace da rassicurare la gente, che comunque è preoccupata, non compra e non consuma la verdura, facendo in tal modo aumentare ulteriormente il danno.
La ringrazio, signor Ministro, se potrà essere più incisivo in questo senso. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori Viespoli e Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Nardo. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signora Presidente, signor Ministro, a nome del mio Gruppo, non posso che esprimere soddisfazione per il fatto che lei, finalmente, si sia deciso a venire in Aula. Naturalmente, però, avremmo preferito che fosse venuto di sua iniziativa a riferire in Parlamento sulla questione dell'Escherichia coli. Chi le parla aveva chiesto, già all'inizio della settimana scorsa, di svolgere un dibattito sul problema, ma tale richiesta non ha ricevuto alcuna risposta, richiesta che è stata poi reiterata più volte anche per bocca del mio Capogruppo.
Alla fine abbiamo saputo che mancava una richiesta ufficiale: una risposta - me lo conceda, signor Ministro - quantomeno bislacca, perché su questioni urgenti - credo abbia sentito gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto - un Ministro che si rispetti avrebbe avuto il dovere di riferire al Parlamento senza la necessità di una lettera, anche per tranquillizzare gli agricoltori e i cittadini, per tranquillizzare, in sostanza, tutta la comunità. Evidentemente questo Governo ha bisogno di una richiesta scritta da parte del Gruppo dell'Italia dei Valori per fare il suo dovere.
Quello che si chiedeva non era nulla di così eccezionale: volevamo la tempestività, la trasparenza, la chiarezza su eventuali rischi per la salute e sulle misure adottate dal Governo per affrontare una situazione così delicata come quella che si è creata dopo la diffusione delle notizie provenienti dal Nord Europa.
Devo dire che lei è stato bravissimo, perché ci ha fatto una lezione da buon ricercatore; ci ha spiegato anche la causa, cosa che non è riuscita a fare la comunità internazionale in questi giorni. Sono veramente contento di questo.
Lei ha dichiarato, commentando l'ultima comunicazione del Ministro tedesco in materia di batterio killer, secondo cui i nuovi casi stanno diminuendo, che il picco dell'emergenza è superato e che ora il problema sta diventando di natura economica.
Ebbene, informare con tempestività i cittadini è importante anzitutto sotto l'aspetto sanitario e, come membro della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica (e vedo che ci sono colleghi della stessa Commissione), ritengo che in un caso come questo lo sia anche per tutelare soprattutto il comparto ortofrutticolo, che non può essere penalizzato dai ritardi e dalle incertezze dell'Esecutivo in un momento particolare come quello che stiamo attraversando, con la crisi economica del Paese e soprattutto dell'agricoltura.
Nessuno intendeva e intende fare allarmismo. L'altra volta fummo accusati di fare allarmismo perché in Germania c'era stato il problema dei maiali alla diossina, ma non era quello il nostro scopo, bensì solo quello di far capire a chi è interessato a questo settore che c'era un problema che si stava risolvendo. Lo dico perché quando in Italia si tocca la mozzarella di bufala, immediatamente tutta la comunità internazionale ci attacca, intervengono i Governi di tutto il mondo per dirci di attuare un blocco! E di conseguenza in Italia blocchiamo 12.000 operai che lavorano nel settore, fregandocene altamente di quello che sta succedendo. Pertanto, noi non volevamo fare allarmismo, ma solo chiarezza, come lei ha fatto, signor Ministro. Non c'era bisogno di mandare una lettera.
Semmai l'allarmismo lo ha creato proprio la mancanza di un'informazione ufficiale da parte degli organi competenti. È stata la ridda di voci che in questi giorni circolava a creare un allarmismo che ha già determinato gravi perdite per il comparto ortofrutticolo, ma anche in quello alimentare in generale. Sull'onda delle notizie siamo passati, in pochi giorni, dalla paura dei cetrioli a quella della carne di cervo, a quella dei germogli di soia, con il risultato che la sola Coldiretti dell'Emilia Romagna ha registrato 15 milioni di euro di danni, mentre in Italia complessivamente si arriverebbe a quasi 100 milioni. Per non parlare poi delle esportazioni italiane di ortofrutta fresca, di cui l'Italia è tra i primi produttori europei, esportando in tutto il mondo per un valore di 4,1 miliardi di euro.
È chiaro, signor Ministro, lei potrebbe obiettare che fa il Ministro della salute; infatti, noi avremmo voluto anche la presenza del Ministro delle politiche agricole, che è direttamente interessato a questa materia. I consumatori, non informati adeguatamente (come sempre accade in queste circostanze), stanno cambiando le proprie abitudini alimentari e il Ministro, invece di dire una parola di chiarezza su tutta la vicenda, aspettava una lettera ufficiale: è questo che rattrista noi dell'Italia dei Valori. È per questo che abbiamo continuamente richiesto questo intervento.
Come ho già avuto occasione di dichiarare, le rassicurazioni della prima ora, fornite dal Ministro della salute, non erano sufficienti e, dal momento che la stessa Commissione europea invitava a fare attenzione ai cetrioli contaminati, era opportuno, anzi necessario, sapere, per esempio, se nei fast food italiani ci fosse il rischio di imbattersi nel pericoloso batterio che già aveva fatto molte vittime in Germania.
È vero che oggi, grazie anche alla battaglia dell'Italia dei Valori, abbiamo una legge sull'etichettatura d'origine che tutela di più il consumatore, ma, quando si tratta della salute degli italiani, io credo che il principio di precauzione non sia mai eccessivo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Belisario).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astore. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Signora Presidente, pur non conoscendo l'ordine degli interventi, vorrei premettere che il Gruppo Misto non è apolide; credo che abbia più senatori di altri, pertanto, se si seguono delle regole, ritengo che queste debbano valere; ad ogni modo, non intendo fare polemiche.
Signor Ministro, io sarò fuori dal coro. Nella vicenda di questo batterio, di questa epidemia, credo di intravedere uno dei mali dell'epoca odierna: è una di quelle cose che fanno paura e che allarmano soprattutto il cittadino comune; è una di quelle cose che potrebbero avvenire in futuro a causa della modernizzazione di certi trattamenti, del modo di coltivare determinati prodotti agricoli e di condurre la nostra vita. Occorre pertanto assolutamente attivarci, insieme a tutta l'Europa, per debellare i focolai ancora attivi, ma nel contempo attivare fortemente la ricerca scientifica, perché credo che alcuni mali di oggi, della modernità, vadano assolutamente studiati.
Invece, signor Ministro, le devo fare i complimenti. Glielo dico con estrema lealtà. Sono all'opposizione e confermo fortemente la mia contrarietà a questo Governo, ma credo che la sua tranquillità e il modo da lei usato per fornire notizie, senza creare allarmismi, abbiano veramente vinto nella comunicazione e tranquillizzato soprattutto le famiglie italiane, quelle più semplici, la parte di popolazione meno protetta sotto il profilo culturale, che a volte si allarma senza motivo.
Nel contempo, signor Ministro, le faccio i complimenti anche per le informazioni che il suo Ministero ha puntualmente fornito ogni tre, quattro giorni sull'evoluzione di questa epidemia - ho con me le comunicazioni fornitemi dalla mia Regione - e credo, quindi, che una volta tanto occorra riconoscere questi meriti, al di là delle problematiche che sono state poste.
Trarrei però dalla vicenda anche una valutazione sul nostro sistema sanitario. Questa mattina, nelle Commissioni congiunte 12a e 14a, abbiamo ascoltato il Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori, di nazionalità maltese, e abbiamo avuto la sensazione che ormai dobbiamo trasferire il nostro ragionamento su altri piani.
Per quanto riguarda l'Italia, ritengo che, con tutti i problemi che abbiamo, il nostro sistema sanitario funzioni. È giusto dirlo: bene ha fatto l'Italia a procedere, con la legge n. 833 del 1978, alla riforma sanitaria, l'unica riforma fatta con il contributo di destra e sinistra (e non c'entra in questo caso la differenza tra i due schieramenti). Cerchiamo, quindi, di ragionare bene. È una legge che andrebbe anche aggiornata, ma credo sia stata l'unica fatta insieme - la buonanima di Berlinguer ci starà guardando - perché riguarda uno dei valori fondamentali e uno dei diritti essenziali delle persone, il diritto alla salute. La scissione dei controlli affidati alla sanità è la vittoria del sistema sanitario italiano. Siamo stati additati per plauso all'indirizzo europeo in quanto i nostri controlli ed i nostri sistemi veterinari non fanno capo al Ministero dell'agricoltura ma a quello della sanità.
Credo che dovremmo continuare su questa strada e da italiano mi onora il coinvolgimento in questi giorni del nostro Istituto superiore di sanità e degli Istituti zooprofilattici di Regioni povere come l'Abruzzo e il Molise che, insieme agli organismi tedeschi, stanno studiando il batterio per poterlo isolare ed elaborare quindi opportuni antidoti. Credo che questo faccia veramente onore al nostro Paese.
Ecco perché dobbiamo cogliere subito questa occasione per rilanciare i prodotti agricoli italiani. L'Italia è il più grande produttore ortofrutticolo mondiale; dobbiamo quindi approfittare di questo non per danneggiare gli altri - tali disgrazie, infatti, possono capitare a tutti e non dobbiamo rallegrarci per il fatto che accadano in Germania oppure in Francia e non in Italia - ma per rilanciare fortemente all'estero i nostri prodotti che sono originali e controllati. Una buona volta il sistema italiano può uscirne bene, perché obbedisce alle leggi nazionali e alle direttive europee rispettando una volta tanto determinate regole. Questo ci fa onore di fronte all'opinione pubblica.
Questo è l'insegnamento che io traggo e ritengo di dover reiterare l'invito a continuare su questa strada, aggiornando anche determinate normative ma ribadendo che i controlli, che devono essere molto più selettivi in tutto il Paese, restino in capo alle autorità sanitarie. (Applausi del senatore Tomassini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rizzi. Ne ha facoltà.
RIZZI (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto associarmi ai ringraziamenti che tutti coloro che mi hanno preceduto hanno rivolto al ministro Fazio.
Credo che il Ministro, in maniera assolutamente egregia, oggi in quest'Aula abbia saputo ricondurre la tematica in quelli che sono i reali binari della questione, dando, attraverso la nostra Assemblea, un'informazione precisa e puntuale al Paese, di assoluta rassicurazione, senza fare allarmismi e fornendo veramente la fotografia del sistema di un batterio, l'Escherichia coli, che è un normale saprofita intestinale e contro il quale non bisogna assolutamente creare allarmismi.
Condivido pienamente le norme igienico-sanitarie che il Ministro ha voluto trasmettere attraverso quest'Aula al Paese, spiegando semplicemente che un normale lavaggio delle mani limita questo tipo di infezione.
Queste rassicurazioni, il mancato allarmismo che il Ministro ci ha voluto trasmettere però ci deve far riflettere un pochino più profondamente - e la cosa è già stata fatta rimarcare da molti senatori che mi hanno preceduto oggi - sul non demonizzare, anzi non continuare ad abbattere il nostro sistema sanitario nazionale e i vari sistemi sanitari regionali. È stato chiarito in maniera assolutamente limpida e cristallina in quest'Aula che il problema è circoscritto, limitato come un sasso che cade per terra - ringrazio il Ministro di questa visione che va davvero da sola a spiegare il tutto - in una zona circoscritta della grande Germania, di questo Paese che tutti gli esterofili di casa nostra continuano ad esaltare come il miglior Paese d'Europa, con la migliore sanità d'Europa, con tutto ciò che è migliore rispetto al nostro Paese.
Non è assolutamente vero e le parole del Ministro ci hanno fatto capire in maniera assolutamente precisa che il sistema sanitario nazionale, con la rete di sistemi sanitari regionali devoluti alle Regioni è un sistema assolutamente vincente e il coordinamento tra centro e periferia esiste. Ce lo ha detto anche il collega Astore con le informative che il Ministro ha mandato puntualmente sul territorio. Il sistema sanitario nazionale è assolutamente protetto dal coinvolgimento dell'Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici, delle Regioni che, attraverso le ASL, vanno a fare controlli sul territorio.
Quindi, credo che bisogna davvero stigmatizzare chi ha queste responsabilità ed è vero che nel giro di poco più di un anno la Germania ci ha scaricato addosso la mozzarella blu, la carne suina e le uova con la diossina e quant'altro. Ma fortunatamente questa rete di protezione che esiste nel nostro Paese in ambito sanitario ha saputo reagire, anzi addirittura rilanciare la propria azione andando sperimentalmente a creare questi esami a rapido esito che possono essere resi disponibili sui cittadini.
Questo può far sì che anche la comunicazione in ambito economico, com'è stato detto da altri colleghi, possa essere veramente bene e precocemente percorsa, in maniera tale da limitare i danni che mi sembra assolutamente chiaro non possono essere sanitari nel nostro Paese, ma solo economici. Ma anche da questo punto di vista, vorrei spezzare un'ennesima lancia a favore del nostro Governo che anche in queste circostanze è riuscito a farsi valere presso la Commissione europea, riuscendo addirittura a far aumentare gli stanziamenti previsti a risarcimento dei danni subiti da 150 a 210 milioni di euro, che, se sono vere le cifre riportate oggi in Aula, vanno abbondantemente a coprire il danno economico fatto.
Quindi, credo che non vi sia altro da aggiungere, se non una conclusione con un ulteriore ringraziamento al Ministro e, per suo tramite, agli organismi che ho citato prima, dall'Istituto superiore di sanità, alle Regioni, alle ASL, agli Istituti zooprofilattici. Avanti così, signor Ministro! Andiamo avanti in questa grande azione di salvaguardia assoluta, di controlli seri e puntuali dal punto di vista sanitario, che possono tradursi in una salvaguardia del nostro made in Italy, della nostra produzione e della nostra commercializzazione. (Applausi del senatore Tomassini).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bassoli. Ne ha facoltà.
BASSOLI (PD). Signora Presidente, intervengo per ricordare innanzitutto che anche il nostro Gruppo ha fatto richiesta di questa informativa da parte del Ministro in Aula e che, se ci rassicura il fatto che in Italia oggi non ci siano casi manifesti, è evidente il panico che ha colpito la popolazione. Basta essere come me, una che va a fare la spesa al supermercato per accorgersi che in queste settimane i banchi sono rimasti stracolmi di frutta e verdura. Quindi, il panico c'è stato e forse bisogna anche qui fare un'analisi su come è mancata e manca ancora oggi una capacità puntuale di informare, perché, signor Ministro, i media privilegiano la notizia e non l'informazione come dovrebbe essere data. Pertanto, il Ministero deve attrezzarsi di fronte a queste situazioni in modo da informare correttamente i cittadini, dando anche l'idea che questo servizio, come hanno richiamato molti miei colleghi, sia dell'Istituto superiore di sanità, che lavora in modo eccellente, sia della rete dei laboratori anche dei servizi territoriali c'è ed è un elemento di forte sicurezza.
Io, però, signor Ministro, non direi di andare avanti così, perché c'è un problema vero. Ormai da otto-dieci anni a questa parte, questi laboratori e questi servizi territoriali, in molti casi dipendenti dalle ASL, subiscono il blocco delle assunzioni del personale, la riduzione del personale perché quello che va in pensione non viene rimpiazzato e c'è una precarizzazione del personale. Questa eccellenza che abbiamo continuato a vantare in questi anni e ancora oggi in quest'Aula rischia di essere persa. Pertanto, la pregherei di fare una verifica con le Regioni per evitare che ulteriori tagli si abbattano su questi servizi e per far sì che la loro qualità, visto che è risaltata anche in questa situazione, rimanga alta e ci consenta di mantenere alto, come abbiamo sentito stamattina e come è già stato fatto, il nostro apporto a questa rete europea dei laboratori e dei servizi territoriali di controllo degli alimenti che è uno dei nostri modi di stare in Europa e di dare un contributo alla qualità della salute non solo italiana ma anche europea.
Vorrei chiedere un'altra cosa, visto che lei ne ha fatto cenno e che se ne parla anche in una circolare dove si sottolinea la necessità di allertare i centri di nefrologia infantile che sono preposti alla sorveglianza nell'ambito delle attività del Registro della sindrome emolitico-uremica coordinato dall'Istituto superiore di sanità. Come anche lei ricordava, questa epidemia colpisce soprattutto gli adulti: mi domando quindi se allertare questi centri di nefrologia infantile, nel caso si presentassero dei casi anche italiani, sia sufficiente o se non sia il caso - io non lo so e vorrei che lei nella risposta, se ci sarà, ce lo chiarisse - di rafforzare questo intervento in rapporto al tipo di epidemia cui siamo di fronte nel caso questa si manifestasse anche nel nostro Paese.
Infine, sono convinta della ragione addotta dalla senatrice Mongiello quando diceva che non bastano i controlli. C'è uno stretto collegamento tra sicurezza alimentare e salute delle persone e questo costringe tutti a un mutamento culturale profondo. Bisogna cercare di creare una cultura di governo che abbia una visione multidisciplinare; solo così si potrà far fronte a queste problematiche. Il fatto che ci sia la globalizzazione incide sull'alimentazione, sulla nostra agricoltura, sul futuro della salute dei nostri cittadini e, quindi, oggi ormai bisogna agire non solo sul piano della prevenzione, ma anche su quello della capacità multidisciplinare di operare a livello di Governo e di Ministeri per far sì che queste cose siano affrontate in forma preventiva e non solo di controllo degli alimenti.
Ci auguriamo che dalla giornata di oggi emerga anche una valutazione da parte del Governo che sia foriera di soluzioni future che qui sono state prefigurate non solo in campo sanitario, ma anche in campo delle agenzie della sicurezza alimentare, come veniva ricordato, e della tracciabilità dei nostri alimenti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Tomassini).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Ministro della salute, professor Fazio, che ringrazio per la disponibilità.