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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 565 del 09/06/2011


VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, al fine di evitare che la Conferenza dei Capigruppo appaia come una sorta di riunione tra addetti ai lavori, senza che l'Aula riesca ad avere comunicazione di quel che realmente accade al suo interno, mi pare necessario partire da quel che è accaduto in Aula. Mi riferisco alla richiesta, in particolare del senatore D'Alia, che chiedeva, tra le possibilità per continuare il confronto, il rinvio in Commissione dopo la bocciatura dell'articolo 1, con l'esigenza di rispettare anche proceduralmente quanto era accaduto in Aula.

A un certo punto, in sede di Conferenza dei Capigruppo si è posto un problema semplice in relazione alla volontà politica tra i Gruppi. È infatti evidente che il Presidente del Senato non fa accordi politici, ma procedurali; gli accordi politici insistono tra i Gruppi, tra i quali si era addivenuti ad un'intesa politica che voleva fare in modo che la discussione continuasse e risolvesse il problema di cosa rinviare in Commissione. Vale a dire che, nel momento in cui il Governo aveva preannunciato un emendamento e lo aveva anche illustrato, ma non depositato, poiché era emerso dal dibattito che quell'emendamento preannunciato non avrebbe determinato la risposta alle questioni poste dall'opposizione, si doveva addivenire a un diverso emendamento che fosse capace di rappresentare non il punto di caduta o di accordo, non l'elemento esaustivo del dibattito e del confronto, ma l'occasione per il rinvio in Commissione per l'approfondimento di ammissibilità e di merito rispetto alle questioni che la proposta doveva recepire.

Insomma, in Commissione si doveva rinviare la traccia di un confronto e di un dibattito, non per chiuderlo ma per aprirlo, sicché l'emendamento del Governo per definizione non chiude il confronto, ma lo apre: è il punto di partenza, e non di arrivo! Il problema fondamentale è intenderci, colleghi: il fatto che non debba essere in contrasto con quanto bocciato dal Senato non può significare che deve essere un testo per adesione rispetto all'altrui posizione, perché per evitare il contrasto con quanto il Senato non ha approvato c'è una varietà di opzioni, e la sede per verificare questa varietà è la Commissione.

Sicché, se si può utilizzare questa definizione, l'emendamento del Governo è il pretesto per continuare il confronto e, se lo si vuol continuare, la sede è la Commissione; altrimenti discutiamo di merito, quando tutti sappiamo che la vera funzione e la vera finzione è la discussione del merito, che deve essere rinviato alla Commissione e in quella sede si verifica l'onestà intellettuale e la capacità di convergenza politica, che deve essere il confronto e non l'adesione rispetto a una posizione altra. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL e del senatore Pistorio).