FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, si è interrotto molto precocemente, non dico una luna di miele, ma quel tentativo di avviare un processo di condivisione e responsabilizzazione reciproca circa il tema che era contenuto nell'articolo 1 e nei suoi emendamenti.
Ieri il presidente Schifani, al termine di una Conferenza dei Capigruppo molto impegnativa, qui in Aula aveva molto chiaramente fatto riferimento alla possibilità, anzi descritto una procedura che è stata definita nella stessa Conferenza dei Capigruppo e che prevedeva l'intesa tra le opposizioni, il Governo e la maggioranza. L'intesa era quella di un emendamento che fosse veicolo del riesame della materia recata dall'articolo 1 presso le Commissioni riunite: un emendamento che avesse in sé due principi forti. Il primo era quello della istituzione di un'Autorità indipendente per la vigilanza e il controllo della corruzione; l'altro era quello, ineliminabile, di una funzione pubblica, che deciderà il Governo in quale forma esercitare, per l'implementazione del piano nazionale sulla prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, che si gioverà di strumenti diversissimi, alcuni dei quali sono recati dagli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 del provvedimento che stiamo esaminando.
L'emendamento che stamattina ci è stato proposto dal Governo non risponde a quell'accordo. Io trovo particolarmente scorretto - lasciatemelo dire - che l'emendamento sia già stato presentato, mentre io con il Governo ero impegnata nel suo esame.
Cerco di spiegare perché questo emendamento non soddisfa le nostre esigenze e quell'impegno politico solenne, tanto solenne da essere declinato in quest'Aula dal Presidente del Senato dopo una Conferenza dei Capigruppo. Questo emendamento attribuisce ad un comitato interministeriale la qualifica di Autorità nazionale anticorruzione, peraltro così com'è oggi a legislazione vigente, poiché - come ricorderete - con il decreto-legge n. 112 del 2008 (tra i primi atti del Governo) è stato abolito l'alto commissario anticorruzione e queste funzioni sono state attribuite alla Funzione pubblica. Siamo quindi in una situazione nella quale quello che la Convenzione di Strasburgo obbliga ad affidare ad un'Autorità dotata di indipendenza viene affidato invece ad un comitato interministeriale. Viene data una "carotina" all'opposizione, una piccola concessione slegata dal successivo comma 6 dell'emendamento proposto, secondo cui le funzioni di vigilanza e di controllo sull'attività vengono affidate alla CiVIT, cioè a quella commissione già esistente composta con criteri che in qualche modo potrebbero assomigliare alla soddisfazione dell'esigenza di un'indipendenza: salvo poi guardare in concreto la composizione attuale della CiVIT. Noi crediamo che sia questa, eventualmente come ultimo punto di caduta, l'Autorità indipendente che deve vigilare contro la corruzione.
Ci viene invece offerto un velo, un ornamento, un pennacchio, che servirebbe ad incoronare come Autorità indipendente, sostanzialmente con l'intera gamma delle funzioni attribuite al comitato, questa piccola commissione. Si aggiunga inoltre che le stesse funzioni di raccordo con le Autorità internazionali, non soltanto a livello interministeriale (che sarebbe del tutto comprensibile), ma a livello complessivo, restano affidate al comitato interministeriale.
Credo allora che l'opposizione abbia dato, per il grande attaccamento alla questione che abbiamo dimostrato in ogni modo e con tutti gli strumenti, al punto da essere noi a sbloccare questo provvedimento (che il Governo bloccava mancando di presentare la relazione tecnica in Commissione bilancio): noi l'abbiamo portato in Aula. Credo però che questo comportamento tradisca non solo un clima di collaborazione e di disponibilità, del quale avremmo potuto fare tranquillamente a meno, poiché avevamo battuto due volte il Governo: esso tradisce anche l'impegno e la parola del Presidente del Senato spesi in quest'Aula.
L'indisponibilità del Governo a trattare alcunché, la rapacità e l'arroganza con la quale si vuole tenere in capo alla Funzione pubblica l'intera partita è, per quanto riguarda il mio Gruppo (poi eventualmente parleranno anche i rappresentanti degli altri Gruppi di opposizione), del tutto insostenibile. Si decida il Governo: se vuole stralciare tutta questa parte, diventerà un'altra partita politica, che agiremo politicamente e poi istituzionalmente, in altro momento e in altra occasione. Altrimenti, esso non può in nessun modo ritenere che questo emendamento, già presentato, rappresenti il patto di lealtà e di responsabilità che si era assunto in quest'Aula e in Conferenza dei Capigruppo.
La verità è che la protervia e l'arroganza hanno assistito sin dal primo momento tutta questa partita. È il senso di responsabilità delle opposizioni che oggi ci pone nelle condizioni di dover chiedere che si stralci interamente la materia dell'articolo 1. E se la maggioranza e il Governo insistono, ci si pronunci sull'ammissibilità dell'emendamento. È in punto di Regolamento e di decisione della Giunta del Regolamento. Ciò che era superabile in via politica, temo che non sarà più superabile. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Serra e Valditara).