Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (1226 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 565 del 09/06/2011


Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2156.

Onorevoli colleghi, la Presidenza, dopo aver attentamente valutato le richieste formulate nel corso della seduta antimeridiana di ieri da esponenti di vari Gruppi di opposizione, nel confermare le ragioni che hanno determinato le dichiarazioni di improponibilità, tenuto tuttavia conto dell'importanza del provvedimento e della delicatezza di numerose questioni ad esso riferite, ritiene di poter ammettere alla votazione gli emendamenti 2.0.5, 2.0.6 e 10.0.2, nel testo riformulato dal senatore Li Gotti, teso a specificare in modo puntuale i principi e i criteri direttivi della delega al Governo.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, per tutte le ragioni che ho illustrato nella seduta di ieri, noi dissentiamo radicalmente da questa decisione della Presidenza del Senato. Non voglio ripetere argomenti che ho già svolto, ma non comprendo francamente perché il Presidente del Senato abbia deciso di assumere una linea interpretativa così restrittiva in tema di improponibilità su testi emendativi chiaramente proponibili e correlati alle norme contenute in questo provvedimento. Non voglio aprire una questione adesso; tuttavia riproporrò, emendamento per emendamento - questo ce lo deve consentire, signor Presidente - il tema della revoca dell'improponibilità, chiedendo espressamente che la Presidenza si predisponga ad un ascolto di merito delle ragioni che verranno esposte.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

ADAMO (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 2.10, che riguarda le scadenze per l'attuazione di questo articolo. Naturalmente non ha senso illustrare questo emendamento senza una riflessione sull'articolo 2, che è di grande importanza, perché riguarda la trasparenza nella pubblica amministrazione.

Noi abbiamo già rilevato ieri, in tutti i modi e con interventi molto più qualificati e competenti del mio, la inadeguatezza di questo provvedimento rispetto alla necessità d'intervenire con efficacia nel contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione. Qualcuno si è spinto a pronunciare frasi quali: «è acqua fresca» e «non incide effettivamente».

I punti al centro del dibattito di ieri riguardavano soprattutto l'Authority e la sua autonomia e l'esclusione di alcune questioni da questo provvedimento. Per quanto concerne le grandi opere e gli interventi di emergenza, ciò cosa vuol dire? Ora, quest'Aula ricorderà bene il dibattito svoltosi su questo punto, allorquando abbiamo esaminato la legge sulla Protezione civile. Le grandi opere e gli interventi di emergenza, peraltro, sono materie oggi al centro di indagini che hanno rivelato, con grandissima chiarezza, come proprio intorno alle grandi opere escluse dalle normali procedure di evidenza pubblica si fossero creati dei meccanismi di corruzione, gravissimi per le finanze pubbliche, per la moralità pubblica e per la stessa efficacia degli interventi e la realizzazione delle opere stesse.

Sono situazioni molto deprecabili sul piano della moralità pubblica, di cui la magistratura accerterà tutti i rilievi penali, ma che sicuramente ci pongono davanti agli occhi il danno economico che si arreca sia alla pubblica amministrazione che al denaro della gente. Quando parliamo di danno alla finanza pubblica, infatti, intendiamo un danno economico ai cittadini, che invitiamo a pagare le tasse ma ai quali non garantiamo, allo stesso tempo, che le tasse da loro pagate siano spese con quella oculatezza, quella trasparenza e quella garanzia di correttezza che meritano.

Questa esclusione, insieme alla questione dell'autonomia dell'Authority, è stata al centro del dibattito di ieri. È chiaro che questa scelta, che io considero di pura facciata, di andare oggi avanti in un dibattito sull'articolo 2, è un preliminare che toglie valore alla nostra discussione. E forse non avrei dovuto neanche illustrare questo emendamento e prendere la parola, proprio perché stiamo recitando una formalità.

Se io fossi meridionale (non lo sono), direi: «facite ammuina». Io presento l'emendamento, poi mi dicono che non è accolto, ma sappiamo tutti che il problema è un altro, e verrà discusso in un'altra sede. Però, ciononostante, gli elettori mi hanno eletto perché io svolga l'incarico di senatore della Repubblica, cosa che cerco di fare dignitosamente.

Tra le questioni cosiddette da acqua fresca rientra, esattamente nell'articolo 2, il meccanismo in virtù del quale l'argomento del quale stiamo parlando sarà fissato da un decreto deliberato dal Consiglio dei ministri, entro sei mesi dall'entrata in vigore. Quindi, già questa è una legge inadeguata, già non c'è rilievo penale per alcuni aspetti, già le opere più grandi sono escluse. Inoltre, anche per quelle opere prese in considerazione, quando si dice che le pubbliche amministrazioni devono pubblicare gli appalti e comunque le erogazioni economiche date a privati a qualsiasi titolo, tutto questo è demandato a un successivo provvedimento che verrà vararto entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge. Allora noi vi chiediamo di fissare una data.

Tra l'altro, vi sono amministrazioni (e mi riferisco ad amministrazioni che hanno più di 50.000 abitanti, per non parlare di quelle pubbliche, statali o comunque legate allo Stato e ai Ministeri) che potrebbero farlo già domani, se volessero, perché sono tutte già informatizzate. In conclusione, l'altra questione che ci fa dire che il provvedimento è come acqua fresca è che, invece, le piccole amministrazioni, quelle che ancora non sarebbero in grado di farlo, dal momento che in questo provvedimento non vi sono fondi, non saranno in grado di farlo, né domani, né dopodomani, né tra sei mesi. (Applausi dal Gruppo PD).

MALAN (PdL). Signor Presidente, intervengo solo per avere un chiarimento sull'emendamento 2.0.251, a mia firma, per il quale ieri ho presentato una riformulazione. Se ho capito bene, infatti, ieri ne è stata dichiarata l'improponibilità, insieme ad altri emendamenti; non vorrei però sbagliarmi, perché ho qui dinanzi a me un foglio che parla invece del subemendamento a questo emendamento. Pertanto, se l'emendamento 2.0.251 non è improponibile, vorrei che lo stesso venisse esaminato nel testo riformulato.

PRESIDENTE. Senatore Malan, dai miei appunti risulta che l'emendamento 2.0.251 è stato dichiarato improponibile, ma gli Uffici mi dicono che nella nuova formulazione, così come risulta anche dal fascicolo degli emendamenti (annesso III), esso è invece proponibile.

MORANDO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, a proposito dell'emendamento al quale ha fatto riferimento il senatore Malan, non si è capito bene che cosa è proponibile e che cosa invece non lo è. Dal momento che si tratta di una questione di enorme rilievo, vorrei capire qual è la decisione della Presidenza.

Francamente l'improponibilità di quell'emendamento è assolutamente incomprensibile: si dice infatti - se ho capito bene - che sarebbe improponibile prevedere nella legge contro la corruzione che, se c'è uno che individua nel comportamento o nelle scelte di un dirigente pubblico qualcosa che può far pensare che sia in corso un processo corruttivo e lo denuncia, questi non può essere perseguito per aver posto in essere tale attività di denuncia. Se non è proponibile questo, nell'ambito di un dibattito sulle disposizioni per la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione, non so che cosa diavolo lo sia, signor Presidente.

PRESIDENTE. Come ho già spiegato poco fa, era stata dichiarata l'improponibilità dell'emendamento 2.0.251, che nella nuova formulazione risulta invece proponibile.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei intervenire su questo emendamento.

PRESIDENTE. Senatore Casson, le ricordo che siamo nella fase dell'illustrazione degli emendamenti.

CASSON (PD). Appunto, signor Presidente, siamo in fase di illustrazione.

PRESIDENTE. Senatore Casson, dal momento che si trattava della richiesta di un chiarimento e non di aprire un dibattito sulla questione, una volta chiariti i termini della stessa, andiamo avanti con l'illustrazione degli emendamenti.

In ogni caso, prima di lei aveva chiesto di intervenire il senatore Li Gotti: lei prenderà la parola non appena arriverà il suo turno.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento 2.3, innanzitutto, contiene un opportuno suggerimento al Governo. In particolare, quanto disposto al comma 1, dell'articolo 2, del provvedimento oggi in esame, e cioè il concetto per il quale la trasparenza dell'attività amministrativa costituisce livello essenziale, è in verità già previsto dall'articolo 4 della legge n. 15 del 2009, la cosiddetta legge Brunetta, per cui non c'è nulla di nuovo.

Allora, noi suggeriamo che al comma 1, là ddove si parla di un qualcosa che è già disciplinato da una legge vigente nel nostro ordinamento, si faccia riferimento al Programma triennale per la trasparenza e l'integrità di cui all'articolo 11 del decreto legislativo n. 150 del 2009. Diversamente, sembrerebbe l'inserimento di un principio senza continuità con una legge già operante. Non è un rilievo da poco, sottosegretario Augello: è come se oggi noi inventassimo un qualcosa di nuovo, laddove l'emendamento in titolo mira a dare continuità rispetto ai provvedimenti esistenti.

Per quanto riguarda l'emendamento 2.500, proprio perché crediamo fortemente nel principio della trasparenza, riteniamo che le disposizioni sulla trasparenza debbano applicarsi anche ai procedimenti posti in essere nell'ambito di normative emergenziali derogatorie rispetto alla disciplina generale. Con questo intendiamo dire che è necessario includere anche i grandi eventi, che sarebbero esenti da questo principio di trasparenza: un conto sono le situazioni emergenziali, per le quali la necessità di intervenire immediatamente non consente di attenersi a tali procedure, ma quando si tratta di organizzare grandi eventi, non si capisce per quale motivo i relativi interventi non debbano essere disciplinati dalle regole sulla trasparenza.

L'emendamento 2.12 pone un problema di fondo che deve essere affrontato. Fermo restando, infatti, che siamo tutti quanti d'accordo con la necessità di trasparenza, essendo questa il primo strumento di un efficace contrasto alla corruzione, i cittadini hanno diritto all'accesso agli atti che riguardano i propri interessi e quindi a poter seguire le proprie pratiche. Alla luce di ciò, come è possibile che al comma 5, nel momento in cui si afferma il principio della trasparenza, poi si dica che le amministrazioni «possono» rendere accessibili in ogni momento agli interessati le informazioni relative ai provvedimenti e ai procedimenti amministrativi che li riguardano? L'uso del verbo potere vanifica il valore della norma: infatti, se il principio è quello della trasparenza, è necessario che il «possono» sia sostituito con un «debbono», e ciò perché, se inserisco il criterio discrezionale, senza nemmeno specificarlo, affermo il principio, ma soprattutto affermo una delega generalizzata, senza alcuna specificazione.

Se è la trasparenza il principio cui si ispira il provvedimento (e noi siamo d'accordo), le amministrazioni devono rendere accessibili in ogni momento agli interessati «le informazioni relative ai provvedimenti e ai procedimenti amministrativi che li riguardano». Non capisco perché viene detto, invece, che le amministrazioni «possano». Vorrei sapere perché si afferma un principio e poi si nega ai cittadini interessati a quel procedimento la possibilità di avervi accesso. Poiché non se ne comprende la ragione, abbiamo presentato tale emendamento. (Applausi del senatore Pedica).

*DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare alcuni emendamenti. Mi riferisco, in particolare, agli emendamenti 2.7 e 2.8 che si collegano agli emendamenti 2.0.5 e 2.0.6 dei quali la Presidenza ha oggi dichiarato l'ammissibilità.

Signor Presidente, proverò anche ad illustrare anche l'emendamento 2.0.4 del quale invece si è sostenuta l'inammissibilità. Cercherò di spiegare le ragioni per cui questo emendamento diventa importante nel contesto che stiamo affrontando. Parto dalla questione relativa agli obblighi di trasparenza. Ebbene, nella relazione di accompagnamento del disegno di legge si afferma che «la trasparenza dell'attività amministrativa, l'accesso e la conoscenza dei procedimenti da parte dei cittadini rappresentano fattori determinanti per favorire il controllo e la legalità dell'azione amministrativa».

Noi siamo assolutamente d'accordo su questo principio e pertanto non comprendiamo il motivo per cui debbano essere sottratti al controllo del cittadino (che poi può in qualche modo versare tale controllo nel diritto di voto e quindi esprimersi in riferimento all'azione di Governo e delle pubbliche amministrazioni che da esso dipendono) e dunque debbano essere esclusi da obblighi di trasparenza i grandi eventi previsti dall'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e in generale i procedimenti posti in essere nell'ambito di normative derogatorie (quindi, non solo i grandi eventi).

Tutto ciò si collega più in generale a quanto è avvenuto in materia di protezione civile che impone di riportare la situazione alle regole generali come prevedono l'emendamento 2.0.5, che interviene sui "grandi eventi", e l'emendamento 2.0.6, che riguarda i controlli preventivi di legittimità della Corte dei conti.

Il fatto di sottrarre una parte dell'amministrazione pubblica - e di questo si tratta - a princìpi di imparzialità e di rendicontazione, al controllo del Parlamento e della Corte dei conti può generare soltanto un'idea effimera di maggiore efficienza, ma in realtà espone al rischio di un'utilizzazione distorta di grande parte delle risorse pubbliche, messe a disposizione di emergenze, di grandi eventi e di fatti assimilabili.

Le modifiche che proponiamo con tali emendamenti intendono escludere la gestione dei grandi eventi dalla competenza della Protezione civile con l'abrogazione del comma 5 dell'articolo 5-bis del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, ovvero limitarne l'ambito di intervento. Inoltre, esse intendono reintrodurre il controllo preventivo della Corte dei conti sulle ordinanza di protezione civile. Infatti, negli ultimi anni si è verificata un'anomala espansione quantitativa ed applicativa delle ordinanze di protezione civile che, pur non avendo la forza di legge, vengono a derogare la normativa primaria.

Quindi, ci siamo trovati di fronte ad una scelta politica: il ricorso a poteri normativi comunque straordinari e tra questi la preferenza per ordinanze di urgenza anche rispetto ai decreti-legge, tanto che si è venuto ad ipotizzare un vero e proprio sistema parallelo. Due decreti-legge in particolare, emessi nella XIV e nella XVI legislatura, hanno introdotto disposizioni che hanno ampliato eccessivamente l'ambito applicativo di strumenti che erano disegnati solo per fronteggiare le emergenze.

Una norma di interpretazione autentica, il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, che riguardava lo smaltimento dei rifiuti e l'emergenza relativa, ha stabilito che i provvedimenti adottati per i grandi eventi non sono soggetti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti.

Naturalmente, la Corte dei conti non concorda con questa visione legislativa, tant'è vero che con una ordinanza emblematica del 4 aprile 2010 ha posto in luce che non qualsiasi grande evento rientra nella competenza del Dipartimento della protezione civile, ma solo quegli eventi che, pur se diversi da calamità naturali e catastrofi, determinano situazioni di grave rischio per l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente.

Con questa ordinanza, tra l'altro, la Corte dei conti ha voluto richiamare anche la precedente giurisprudenza, che aveva segnalato come le ordinanze di protezione civile avessero progressivamente esteso il loro ambito operativo anche con riflessi quantitativi sulla nuova classificazione di bilancio in ordine al soccorso civile.

Quindi non tutti i grandi eventi, secondo la Corte dei conti, rientrano in situazioni emergenziali, tant'è vero che la Corte dei conti è giunta ad una pronunzia che ha dichiarato non legittima l'ordinanza di Protezione civile n. 38 del 30 dicembre 2009, che riguardava l'organizzazione e lo svolgimento della coppa «Louis Vuitton» presso l'isola della Maddalena.

Quanto esposto impone una riflessione oltre che sul versante contabile, anche su quello ordinamentale, poiché bisogna partire dalla verifica della sussistenza dei presupposti legittimanti il ricorso ad uno strumento che non dovrebbe essere considerato sostitutivo delle ordinarie procedure, ancorché non siano rinvenibili situazioni realmente emergenziali. Inoltre, si dovrebbe trattare di avvenimenti effettivamente imprevedibili. Tutto questo, signor Presidente, tende ad una moralizzazione dell'azione della pubblica amministrazione ed anche ad un risparmio di spesa, che è quello che si vuole, e soprattutto ad evitare fasce di collusione e corruzione, come accaduto recentemente per fatti riguardanti la Protezione civile, oggetto di inchieste giudiziarie per reati contro la pubblica amministrazione.

Vengo all'emendamento sui compensi per gli incarichi extragiudiziari dei magistrati, di cui è stata dichiarata l'improponibilità. Sinceramente, non riusciamo a comprenderne le ragioni e chiedo al Presidente di ripensare sul punto, poiché i risparmi di spesa che tra l'altro deriverebbero dalla mancata corresponsione di compensi extra ai magistrati porterebbero ben servire ad altre attività della pubblica amministrazione o ad altri impegni, come per esempio a finanziare l'Autorità indipendente per il controllo sulla corruzione nelle pubbliche amministrazioni e nel settore privato.

Voglio aggiungere che questo aspetto rappresenta un elemento importante per spezzare un rapporto improprio tra politica e magistratura e vuole evitare che non si sappia più chi controlla e chi è controllato e si creino collusioni e parzialità. Un disincentivo può, quindi, derivare dal divieto di corresponsione di una doppia retribuzione. Tutto questo naturalmente incide non solo sulla trasparenza, ma anche sulla indipendenza e sulla buona efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia e mi pare perfettamente conseguente al provvedimento presentato dal Governo. Aggiungo che l'emendamento 2.0.4 fa parte dei disegni di legge che sono all'attenzione complessiva del Senato della Repubblica, perché ben sei disegni di legge e non soltanto quello governativo sono all'attenzione del Senato.

Per queste ragioni, insisto, da una parte, sull'accoglimento degli emendamenti che ho illustrato e, dall'altra, su una dichiarazione di proponibilità dell'emendamento riguardante la posizione dei compensi dei magistrati di qualsiasi ordine e grado e quindi per l'accoglimento del relativo dell'emendamento.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo ha appena presentato alla Presidenza l'emendamento 2.0.1000, già preannunciato nella seduta pomeridiana di ieri.

Come comunicato ieri sera dal presidente Schifani in esito alla Conferenza dei Capigruppo, che ha convenuto all'unanimità, l'emendamento sarà immediatamente trasmesso, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, alle Commissioni riunite 1a e 2a, che sono fin d'ora autorizzate a convocarsi in orari non coincidenti con fasi di votazione dell'Assemblea.

In sede di Commissione saranno presentati i subemendamenti.

Riprendiamo l'illustrazione degli emendamenti all'articolo 2.

CASSON (PD). Signor Presidente, se il testo 2 dell'emendamento 2.0.251 del senatore Malan, relatore alle Commissioni, è proponibile, poiché avevo presentato il subemendamento 2.0.251/2 all'emendamento del relatore, chiedo ovviamente che esso venga riferito al testo 2 dell'emendamento del senatore Malan.

PRESIDENTE. Riassumendo, l'emendamento 2.0.251 del senatore Malan è stato riformulato nel testo 2. Il suo subemendamento è stato dichiarato improponibile. Ma lo può illustrare, se lo ritiene.

CASSON (PD). Signor Presidente, quando sono state dichiarate le improponibilità, avevo sentito dire - posso ovviamente aver sbagliato - che era stato dichiarato improponibile l'emendamento del relatore 2.0.251. Non erano state date indicazioni sui subemendamenti. Ovviamente mi riservavo di intervenire in questa sede.

Dichiarato proponibile il testo 2 dell'emendamento del senatore Malan, siccome il mio subemendamento 2.0.251/2 si può inserire anche nella formulazione di tale emendamento, credo che esso debba essere dichiarato proponibile. Altrimenti, mi sia spiegato il motivo della contrarietà.

PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha valutato il suo subemendamento come attinente ad altra materia.

CASSON (PD). Signor Presidente, prendo atto di questa indicazione, che credo debba essere rivista nel senso che dirò. Il testo 2 dell'emendamento del senatore Malan, così come il primo testo, al comma 1, parla letteralmente di verifica della «insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse». Su questa indicazione del senatore Malan interveniva il nostro subemendamento nel senso che si fornivano indicazioni sulla definizione e regolamentazione di questi conflitti d'interesse. Francamente, che sia dichiarato improponibile mi risulta completamente incomprensibile. Se l'emendamento del senatore Malan va in tal senso, i subemendamenti dovrebbero essere consentiti.

Quindi, in tal senso, chiedo che venga rivista questa indicazione di improponibilità, non soltanto per una questione di natura letterale, ma anche perché la materia del conflitto di interessi è una questione strettamente attinente all'insieme del disegno di legge che stiamo valutando. Ricordo che stiamo discutendo dell'articolo 2 del disegno di legge che parla di «trasparenza dell'attività amministrativa».

E proprio in quest'ottica di trasparenza dell'attività amministrativa, noi abbiamo fatto riferimento anche ad un obbligo internazionale già vigente per lo Stato italiano che emerge dall'articolo 12 della Convenzione ONU anticorruzione, ripetutamente citata, in particolare dall'articolo 12, comma 2, lettera e), della Convenzione ONU, la quale fa espresso riferimento alla prevenzione dei conflitti di interesse mediante l'imposizione di determinati comportamenti illustrati.

Quindi, ci colleghiamo direttamente a un obbligo giuridico interno e internazionale che vige per lo Stato italiano: regolamentare la prevenzione dei conflitti di interesse.

Ricordo, tra l'altro, che la normativa vigente, quella della legge Frattini, fa riferimento nella sua indicazione letterale (come lo faceva nella sua relazione) proprio alla necessità di intervenire nei casi di non trasparenza e non regolarità del comportamento dei privati, anche organi di governo, per quanto riguarda la sussistenza di possibili conflitti di interesse.

Allora, oltre a queste indicazioni normative specifiche e quindi relative a obblighi giuridici per lo Stato italiano, che imporrebbero la revoca della dichiarazione d'improponibilità, sottopongo all'Aula la valutazione del subemendamento 2.0.251/2, relativo a questa normativa, che fa riferimento a considerazioni di natura economica estremamente importanti.

Esistono ripetuti studi della Banca mondiale, a partire quanto meno dal 2004, che segnalano come nelle economie emergenti i fattori che impediscono maggiormente l'attività economica siano in primo luogo la corruzione e le pastoie della burocrazia, seguite dall'instabilità della politica e dei finanziamenti.

Studi recenti, effettuati anche in Italia, hanno individuato l'esistenza di una correlazione significativa tra il grado di corruzione di un Paese e la sua crescita economica, soprattutto per quanto concerne le medie e piccole imprese. Queste infatti, oltre a non avere i mezzi strutturali e finanziari delle grandi imprese, risultano avere meno peso politico complessivo e minori disponibilità per far fronte a richieste di eventuali tangenti. La corruzione finisce per rappresentare un costo «fisso» per le imprese, ed è un onere che incide significativamente nelle decisioni di investimento.

Dagli studi che ho citato, nell'interesse comune di un mercato concorrenziale e per assicurarne efficienza e ottimizzazione, così come dalle Convenzioni internazionali in materia di lotta alla corruzione, tra cui principalmente quella ONU del 2003, emerge il suggerimento - anzi, direi proprio la prescrizione - della istituzione anche di organi di supervisione garanti delle regole, aventi lo scopo di individuare e di prevenire determinati comportamenti ed effetti dannosi, come - secondo quanto dicono letteralmente i testi - prevaricazioni, fallimenti, operazioni anticoncorrenziali e conflitti di interessi.

A quest'ultimo proposito, noi abbiamo presentato il subemendamento in questione proprio con l'intenzione di disciplinare la materia del conflitto d'interessi dei titolari di cariche di governo, cercando di superare i deficit strutturali dell'attuale disciplina normativa, di cui alla cosiddetta legge Frattini del 20 luglio 2004, n. 215. E ciò anche sulla base del parere espresso dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto (la cosiddetta Commissione di Venezia) nel giugno 2005.

Tra l'altro, ricordo come lo stesso disegno di legge governativo presentato nel 2001 e approvato come legge Frattini sul conflitto di interessi nel 2004 facesse letteralmente riferimento alla necessità d'impegno morale del cittadino di rivestire degnamente la carica con assoluta dedizione all'interesse pubblico, mantenendo una condotta ispirata a probità e imparzialità, in osservanza di un naturale codice etico.

Sono le cose che proponiamo e sottolineiamo con il nostro emendamento, peraltro illustrato in altre occasioni, anche in Commissione, da senatori del Partito Democratico, e sostanzialmente coincidente con una proposta di legge presentata alla Camera dei deputati dal Partito Democratico, con il quale innanzitutto si chiarisce la nozione di conflitto d'interessi (e con questo si fa espresso riferimento all'emendamento del senatore Malan) e si precisa l'ambito soggettivo di applicazione delle nuove norme: le situazioni di conflitto di interessi sussistono in tutti i casi in cui il titolare di una carica di governo sia anche titolare di un interesse economico privato tale da condizionare o da poter apparire in grado di condizionare l'esercizio delle sue funzioni pubbliche.

Viene poi specificata, al comma successivo, la situazione relativa a «imprese che producono informazione a diffusione nazionale, regionale o interregionale».

Nella parte finale di questo subemendamento vengono regolamentate le procedure di accertamento, anche d'ufficio, da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché la sanzione della decadenza dalla carica di governo nei casi di mancata soluzione del conflitto di interessi rilevato e/o accertato.

Ora, se da un punto di vista politico è ben comprensibile che ci sia un'opposizione da parte del Governo e della maggioranza all'approvazione di una normativa di questo tipo, da un punto di vista normativo, di fatto, mi pare assolutamente non accettabile che addirittura venga negata in radice la possibilità d'intervenire con una proposta di questo tipo: vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia, fare gli struzzi. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti in esame. (Brusìo). Colleghi, agevolate l'intervento del Sottosegretario.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo invita a ritirare l'emendamento 2.200/1 e tutti gli altri simili che incontreremo successivamente, altrimenti il parere è contrario. Incontreremo infatti, all'articolo 6, un emendamento del senatore Malan che ci risparmia di inserire questa dizione relativa alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano in tutti gli articoli in cui compare. Quindi, invito a ritirare tale emendamento perché, nella sostanza, è accolta appunto dall'emendamento 6.0.2.

Il parere è contrario all'emendamento 2.200/2, perché la materia del segreto d'ufficio è già disciplinata all'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica n. 3 del 1957 e la tutela dei dati personali è un limite che è già presente nel nostro ordinamento, e quindi risponde già ad aspetti di tutela della persona che sono già bilanciati anche con le esigenze di trasparenza. Quindi, il Governo non ritiene necessario accogliere questa ulteriore specifica.

Il parere è parimenti contrario all'emendamento 2.200/3, semplicemente perché la pubblicazione delle retribuzioni è già prevista dall'articolo 21 della legge n. 69 del 2009 e da un successivo decreto legislativo.

Esprimo quindi parere favorevole sull'emendamento 2.200 del senatore Malan e parere contrario, oppure un invito al ritiro, per quanto riguarda l'emendamento 2.2 del senatore Zanetta, per le stesse ragioni che abbiamo detto sopra: si tratta sempre di emendamenti relativi alle Regioni ed alle Province autonome di Trento e Bolzano.

Per quanto riguarda l'emendamento 2.3, sia per le modifiche di cui al comma 1 che al comma 6, il parere è favorevole.

Con l'emendamento 2.250 i colleghi presentatori propongono semplicemente di aggiungere, al comma 1 dell'articolo 2, dopo la parola «criteri», la parola «oggettivi»; magari la formulazione è un po' pleonastica, ma comunque il parere è favorevole.

Il parere del Governo è poi contrario all'emendamento 2.251, perché il concetto di semplicità è già espresso nell'articolo in cui si propone di inserire la parola «comprensione»: credo quindi che tale formulazione sia davvero ridondante.

Dell'emendamento 2.4 si chiede il ritiro; diversamente il parere è contrario, in quanto è assorbito dall'emendamento 6.0.2.

Sull'emendamento 2.252 vi è lo stesso problema, e quindi il parere è contrario.

Per quanto attiene all'emendamento 2.5, nell'articolo è già ricompresa questa definizione e non opera eccezioni e non riesce comunque a superare le deroghe che ci sarebbero da parte delle ordinanze della Protezione civile. Quindi sostanzialmente l'emendamento è ritenuto inutile ed il parere è contrario.

Circa l'emendamento 2.6...

PRESIDENTE. Sottosegretario Augello, è stato trasformato nell'emendamento 2.500 che si trova nel fascicolo annesso, su cui poi esprimerà i pareri.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere è contrario sull'emendamento 2.7, ma anche sull'emendamento 2.8, per le stesse ragioni per cui esprimiamo parere contrario sull'emendamento 2.5.

Il parere è favorevole sull'emendamento 2.253.

Sull'emendamento 2.9 il parere è contrario perché la norma sarà obbligatoria dall'entrata in vigore della legge. Il parere è contrario anche sull'emendamento 2.10 sostanzialmente per lo stesso motivo.

Sull'emendamento 2.11 è stato espresso parere contrario dalla 5a Commissione ex articolo 81 della Costituzione, come anche sugli emendamenti 2.254 e 2.12.

Sull'emendamento 2.13 il parere è contrario, in quanto viene assorbito da un altro emendamento, che prevede l'adozione di appositi decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L'emendamento 2.14 è improponibile.

Per quanto riguarda l'emendamento 2.255, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un emendamento che nella sostanza rafforza la norma attualmente esistente, e quindi il parere è favorevole.

Sull'emendamento 2.0.251/1 il parere è contrario. La ragione di tale contrarietà è dovuta al fatto che si tratta di un emendamento che, pur animato da buone intenzioni, finirebbe per creare eccessive complicazioni nella gestione della banca dati con informazioni contenute nelle relazioni che non verrebbero poi gestite in via informatica.

L'emendamento 2.0.251/2 è improponibile.

L'emendamento 2.0.251 è stato riformulato e si trova sul fascicolo annesso.

PRESIDENTE. Senatore Augello, lei dovrebbe andare a pagina 38 ed esprimere il parere ad iniziare dall'emendamento 2.0.252/1.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esprimo parere contrario su tale emendamento perché l'estensione della tutela al dipendente del settore privato è un argomento delicato che non si può affrontare sbrigativamente con questo articolo aggiuntivo. (Brusìo. Richiami del Presidente). Tra l'altro bisognerebbe cautelarsi dalle distorsioni.

PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Augello sta svolgendo nella discussione il compito di rappresentante del Governo seriamente, cercando di spiegare la sua contrarietà agli emendamenti e non limitandosi a dire di essere contrario: lo vogliamo agevolare o no? (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Viespoli).

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La ringrazio, signor Presidente, per questo suo riconoscimento del tentativo di guadagnarsi l'indennità. Come dicevo, è un elemento che si potrebbe prestare a distorsioni se semplificato in un unico articolo. In linea di principio il Governo avrebbe potuto prendere in esame una disciplina più articolata. Non è comunque il caso di esaurire in un solo articolo e con questa formulazione, non condivisa nemmeno dal Ministero del lavoro, tale tematica, e pertanto il parere è contrario.

Esprimo parere contrario anche sull'emendamento 2.0.252/2, perché, pur rispondendo a buone intenzioni, l'emendamento rende eccessivamente generici i presupposti della tutela, nonché sugli emendamenti 2.0252/3 e 2.0.252/4.

Per quanto riguarda l'emendamento 2.0.252/5 la norma disciplina un'indagine amministrativa e non penale. L'emendamento pertanto è superfluo, dal punto di vista del Governo, perché la norma non intende modificare quanto è già previsto dal codice di procedura penale. Invito pertanto i presentatori a ritirarlo, altrimenti il parere è contrario.

Sull'emendamento 2.0.252/6 il parere del Governo è contrario trattandosi di alcune precisazioni relative ai diritti del segnalato all'accesso. Anche in Commissione è stato rilevato che l'emendamento è inutile in quanto l'esercizio dei diritti di cui all'articolo 7 del codice in materia di protezione dei dati personali non determina la possibilità di conoscere l'identità del segnalante. Si tratta comunque di considerazioni che riguardano non una valutazione negativa dell'intenzione ma la rappresentazione della stessa.

Esprimo parere contrario anche sugli emendamenti 2.0.252/7 e 2.0.252/8. Il parere del Governo è invece favorevole sull'emendamento 2.0.252.

L'emendamento 2.0.4 è improponibile. Sugli emendamenti 2.0.5, 2.0.6 e 2.500 esprimo parere contrario, mentre il parere è favorevole sull'emendamento 2.0.251 (testo 2).

Il parere è contrario sull'emendamento 2.0.500, perché reca una proposta molto articolata che cancella anche lo spoils system e non corrisponde all'indirizzo che abbiamo dato complessivamente alla proposta.

Gli emendamenti 2.0.2 (testo corretto) e 2.0.250 (testo corretto) sono improponibili.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, si è interrotto molto precocemente, non dico una luna di miele, ma quel tentativo di avviare un processo di condivisione e responsabilizzazione reciproca circa il tema che era contenuto nell'articolo 1 e nei suoi emendamenti.

Ieri il presidente Schifani, al termine di una Conferenza dei Capigruppo molto impegnativa, qui in Aula aveva molto chiaramente fatto riferimento alla possibilità, anzi descritto una procedura che è stata definita nella stessa Conferenza dei Capigruppo e che prevedeva l'intesa tra le opposizioni, il Governo e la maggioranza. L'intesa era quella di un emendamento che fosse veicolo del riesame della materia recata dall'articolo 1 presso le Commissioni riunite: un emendamento che avesse in sé due principi forti. Il primo era quello della istituzione di un'Autorità indipendente per la vigilanza e il controllo della corruzione; l'altro era quello, ineliminabile, di una funzione pubblica, che deciderà il Governo in quale forma esercitare, per l'implementazione del piano nazionale sulla prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, che si gioverà di strumenti diversissimi, alcuni dei quali sono recati dagli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 del provvedimento che stiamo esaminando.

L'emendamento che stamattina ci è stato proposto dal Governo non risponde a quell'accordo. Io trovo particolarmente scorretto - lasciatemelo dire - che l'emendamento sia già stato presentato, mentre io con il Governo ero impegnata nel suo esame.

Cerco di spiegare perché questo emendamento non soddisfa le nostre esigenze e quell'impegno politico solenne, tanto solenne da essere declinato in quest'Aula dal Presidente del Senato dopo una Conferenza dei Capigruppo. Questo emendamento attribuisce ad un comitato interministeriale la qualifica di Autorità nazionale anticorruzione, peraltro così com'è oggi a legislazione vigente, poiché - come ricorderete - con il decreto-legge n. 112 del 2008 (tra i primi atti del Governo) è stato abolito l'alto commissario anticorruzione e queste funzioni sono state attribuite alla Funzione pubblica. Siamo quindi in una situazione nella quale quello che la Convenzione di Strasburgo obbliga ad affidare ad un'Autorità dotata di indipendenza viene affidato invece ad un comitato interministeriale. Viene data una "carotina" all'opposizione, una piccola concessione slegata dal successivo comma 6 dell'emendamento proposto, secondo cui le funzioni di vigilanza e di controllo sull'attività vengono affidate alla CiVIT, cioè a quella commissione già esistente composta con criteri che in qualche modo potrebbero assomigliare alla soddisfazione dell'esigenza di un'indipendenza: salvo poi guardare in concreto la composizione attuale della CiVIT. Noi crediamo che sia questa, eventualmente come ultimo punto di caduta, l'Autorità indipendente che deve vigilare contro la corruzione.

Ci viene invece offerto un velo, un ornamento, un pennacchio, che servirebbe ad incoronare come Autorità indipendente, sostanzialmente con l'intera gamma delle funzioni attribuite al comitato, questa piccola commissione. Si aggiunga inoltre che le stesse funzioni di raccordo con le Autorità internazionali, non soltanto a livello interministeriale (che sarebbe del tutto comprensibile), ma a livello complessivo, restano affidate al comitato interministeriale.

Credo allora che l'opposizione abbia dato, per il grande attaccamento alla questione che abbiamo dimostrato in ogni modo e con tutti gli strumenti, al punto da essere noi a sbloccare questo provvedimento (che il Governo bloccava mancando di presentare la relazione tecnica in Commissione bilancio): noi l'abbiamo portato in Aula. Credo però che questo comportamento tradisca non solo un clima di collaborazione e di disponibilità, del quale avremmo potuto fare tranquillamente a meno, poiché avevamo battuto due volte il Governo: esso tradisce anche l'impegno e la parola del Presidente del Senato spesi in quest'Aula.

L'indisponibilità del Governo a trattare alcunché, la rapacità e l'arroganza con la quale si vuole tenere in capo alla Funzione pubblica l'intera partita è, per quanto riguarda il mio Gruppo (poi eventualmente parleranno anche i rappresentanti degli altri Gruppi di opposizione), del tutto insostenibile. Si decida il Governo: se vuole stralciare tutta questa parte, diventerà un'altra partita politica, che agiremo politicamente e poi istituzionalmente, in altro momento e in altra occasione. Altrimenti, esso non può in nessun modo ritenere che questo emendamento, già presentato, rappresenti il patto di lealtà e di responsabilità che si era assunto in quest'Aula e in Conferenza dei Capigruppo.

La verità è che la protervia e l'arroganza hanno assistito sin dal primo momento tutta questa partita. È il senso di responsabilità delle opposizioni che oggi ci pone nelle condizioni di dover chiedere che si stralci interamente la materia dell'articolo 1. E se la maggioranza e il Governo insistono, ci si pronunci sull'ammissibilità dell'emendamento. È in punto di Regolamento e di decisione della Giunta del Regolamento. Ciò che era superabile in via politica, temo che non sarà più superabile. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Serra e Valditara).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando noi ci siamo mossi in questa direzione, avevamo presente l'articolo 20 della Convenzione di Strasburgo fatta il 27 gennaio del 1999, la cui autorizzazione alla ratifica è stata deliberata in Commissione tre giorni fa.

L'articolo 20 della Convenzione prevede che le parti devono disporre, nel rispetto dei principi fondamentali del sistema giuridico della parte, dell'indipendenza necessaria per poter esercitare le loro funzioni efficacemente liberi da qualsiasi pressione illecita. Questo è il principio che ci faceva parlare di un organismo terzo.

Ieri è stato bocciato l'articolo 1 del provvedimento, che così declamava: «Il Dipartimento della funzione pubblica predispone e coordina il Piano nazionale anticorruzione (...)». Il testo che oggi ci viene proposto così recita: «Il Dipartimento della funzione pubblica (...) ha il compito di (...) predisporre e coordinare (...) il Piano nazionale anticorruzione». È la stessa cosa, è la medesima previsione! Ma pensate veramente di essere dei geni? Siete degli imbroglioni! (Applausi dal Gruppo IdV. Proteste dal Gruppo PdL).

LI GOTTI (IdV). Cialtroni e imbroglioni! (Commenti del senatore Gramazio).

PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, il suo discorso è stato comprensibilissimo, non c'era bisogno di coronarlo con queste espressioni, che lo impoveriscono. Lei ha svolto dei ragionamenti così approfonditi, ma poi li conclude in questo modo.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, per la verità, io avevo chiesto la parola quando lei ha preannunciato la presentazione della nuova formulazione dell'emendamento da parte del Governo, proprio per chiedere a lei e al Presidente del Senato, se, prima della cosiddetta trasmissione di questo testo alla Commissione, si fosse fatta la verifica di ammissibilità del testo stesso.

L'intesa che ieri è stata assunta in Conferenza dei Capigruppo presupponeva la riscrittura di un testo che fosse ammissibile a norma di Regolamento, cioè che partisse dal presupposto di un cambio sostanziale, e non solo formale, della disciplina introdotta dall'articolo 1, che è stato due volte bocciato. Esso è stato, infatti, bocciato prima nella riscrittura del collega Malan, che era relatore in Commissione, e poi nella sua stesura originaria, così come presentata dal Governo.

Noi oggi ci troviamo di fronte a un testo che è oggettivamente inammissibile perché viola l'articolo 97, comma 2, del Regolamento, perché è in contrasto con una deliberazione assunta dal Senato sulla stessa materia (in verità, con due deliberazioni assunte dal Senato).

Quindi, questo testo, non solo dal punto di vista politico (uso toni un po' diversi) ci lascia obiettivamente perplessi, ma esso non può, a norma di Regolamento, essere reso ammissibile, e quindi essere trasmesso alla Commissione, così come ieri avevamo detto. Qui si fa solo una cosa, infatti: si separano le funzioni di coordinamento dalle funzioni di vigilanza e di controllo. Entrambe le funzioni restano però incardinate sotto mentite spoglie presso la Presidenza del Consiglio perché, mentre da un lato si attribuiscono ad un non meglio definito comitato interministeriale le funzioni di coordinamento di cui all'articolo 6 della Convenzione ONU, dall'altro si attribuiscono le funzioni di vigilanza e controllo alla CiVIT, commissione che si occupa - o dovrebbe occuparsi, visto che non ha fatto finora nessun film e, come diciamo dalle mie parti, neanche un VHS, nel senso che finora non ha proprio «toccato palla» - del controllo e della valutazione dei dirigenti (ricordiamo l'epocale riforma della pubblica amministrazione del ministro Brunetta).

Questo testo, dunque, dal punto di vista formale e sostanziale è l'esatta riproduzione dei due testi già bocciati dal Senato. Pertanto, al di là delle valutazioni di carattere politico, che mi risparmio e vi risparmio, perché non sarebbero assolutamente gradevoli, vista la scorrettezza che la maggioranza ha messo in campo dopo l'intesa che a fatica avevamo tentato di raggiungere ieri in Conferenza dei Capigruppo, si tratta di un testo comunque inammissibile dal punto di vista regolamentare, che non può essere portato in Commissione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, non mi soffermerò sui toni, probabilmente un po' accesi, con cui in alcuni casi si è intervenuti su questo emendamento, voglio rimanere alla sostanza di tale proposta e allo scopo per cui essa è stata presentata.

In primo luogo, c'è stata una discussione di natura non soltanto tecnico-regolamentare: a questo proposito ricordo che il precedente emendamento non era stato presentato, ma solo annunciato, e lo abbiamo fatto deliberatamente prima, per chiarire che l'intenzione del Governo era quella di tentare di salvare un aspetto importante di questa legge. Non mi appassiona infatti la questione se sia essenziale o meno per questa legge l'articolo 1, ma certamente il provvedimento funzionerebbe meglio se le questioni che erano presenti nell'articolo 1 del testo originario del disegno di legge venissero affrontate e definite; funzionerebbe peggio se non lo fossero.

C'è stata una discussione, c'è stata la Conferenza dei Capigruppo, e il Governo aveva assunto l'impegno di presentare un emendamento che doveva essere basato su tre princìpi (questo era l'impegno che avevo personalmente assunto): in primo luogo, era necessario che l'emendamento non portasse ad una maggiore spesa, perché c'erano difficoltà nella costituzione di organismi per problemi di copertura; in secondo luogo, vi era l'esigenza di creare - come richiesto, non solo dall'opposizione, ma a mio avviso anche dal buon senso - una struttura di controllo diversa da quella di coordinamento; infine, si chiedeva che tutto questo venisse elaborato in un emendamento base, che poi potesse essere approfondito ed eventualmente emendato ed arricchito nelle Commissioni di merito.

Dobbiamo onestamente prendere atto che questo emendamento realizza esattamente queste tre operazioni, mettendo in campo innanzitutto una separazione delle funzioni di coordinamento delle politiche di contrasto alla corruzione ed affidando ad un altro organismo - che è indipendente, altroché, e che compariva tra l'altro anche in alcune proposte emendative dell'opposizione - l'attività di controllo che, come risulta da un'attenta lettura del testo, non si sostanzia però in un controllo a distanza, ma in un'attività che associa direttamente a tutti i momenti in cui si forma anche l'intervento di coordinamento la presenza del controllore.

Il problema riguarda il fatto che si pretenderebbe - è un auspicio dell'opposizione, e se ne può discutere - che anche nominalisticamente questo organismo di controllo diventi l'Autorità di contrasto alla corruzione.

L'Autorità nazionale anticorruzione, non per l'emendamento presentato oggi dal Governo, ma per la legge attuale, coincide con un Dipartimento, che ha ereditato le funzioni dell'alto commissariato di cui parlavamo ieri e che, sia ieri che oggi, rimane comunque sempre all'interno della Funzione pubblica.

Da questo punto di vista non c'è alcuna novità: non abbiamo introdotto un elemento turbativo o innovativo. Piuttosto abbiamo introdotto una struttura di controllo indipendente, che consente di valutare lo stato di avanzamento delle politiche di contrasto; consente di fare accertamenti direttamente; partecipa a tutte le riunioni e a tutti gli accordi internazionali per le politiche di contrasto; prende parte alla stesura del piano e fa il rapporto al Parlamento. Un organismo che svolge tutta una serie di funzioni come struttura "altra", che concorre, attraverso l'attività di controllo, a garantire efficaci politiche di contrasto alla corruzione.

Aggiungo sommessamente che l'articolo 6, più volte invocato, della Convenzione delle Nazioni Unite, prevede anche non un solo soggetto, ma una pluralità di soggetti che si occupano di questa materia. Quindi, a me pareva del tutto logico, attraverso questa proposta, recuperare intanto la lettera della Convenzione dell'ONU: ci sono più soggetti che se ne occupano; uno che si occupa del coordinamento e uno indipendente che si occupa del controllo, che tra l'altro non è l'unico dal momento che si affianca ad altre Autorità già esistenti che effettuano controlli di questo genere, prima tra tutti l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.

Tuttavia, ho anche detto informalmente - ma non ho difficoltà a riferire all'Assemblea - che, se attraverso il confronto in Commissione, giungessimo a definire in un contesto unitario organico le due funzioni all'interno di un unico perimetro denominato Autorità, se troviamo una formula tecnica, il Governo è pronto a discuterne. Tutto ciò può piacere o meno, ma francamente non somiglia neanche lontanamente al colpo di pugnale che si sostiene sarebbe stato vibrato; tanto più che il Governo ha presentato il suo emendamento nella presunzione che una discussione precedente svolta tra maggioranza e opposizione avesse tutto sommato definito nella Commissione e non nell'Aula la sede dove si doveva lavorare, e quindi occorreva un testo di riferimento per poterci lavorare.

Quindi, se fosse possibile esprimere la mia opinione - tra l'altro, come presentatore di un emendamento trasmesso anche per la semplice ragione che sapevo che la Commissione doveva essere convocata praticamente entro un'ora, e quindi era necessario un testo - personalmente ritengo sia utile recuperare questa discussione in Commissione. Secondo me, infatti, esistono margini di miglioramento nonché la possibilità di trovare ancora un compromesso - di contenuto, attenzione - che ci porti ad un punto di equilibrio tra le questioni rimaste in campo.

Ovviamente domandare è lecito, rispondere è cortesia: il Governo ha fatto comunque una proposta che certamente nessuna persona seria può definire non innovativa rispetto ai testi discussi in quest'Aula e rispetto ai contenuti che lo stesso Esecutivo aveva posto all'attenzione prima della Commissione e poi dell'Assemblea. Oggi nella sostanza non cambiamo di una virgola l'ordinamento legislativo che individua l'Autorità non nel coordinamento interministeriale ma nel Dipartimento. È così secondo la legge e così rimane.

Oggi semplicemente inseriamo una struttura di coordinamento e una struttura di controllo. La struttura di controllo è indipendente, e c'è una pluralità di organismi, esattamente come dice l'articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite. Se il problema è di etichetta, per cui si dice che questa Autorità deve ricomprendere anche le funzioni di controllo, mettiamoci intorno ad un tavolo in Commissione e vediamo come si può fare. Se il problema è invece quello della favola di Fedro, secondo cui pur essendo l'agnello a valle e il lupo a monte, l'agnello sporcava l'acqua, allora il Governo non ha nulla da dire al riguardo e non si sente vocazionalmente un agnello. (Applausi dal Gruppo PdL).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Presidente Nania, non mi piacciono le finzioni, anche per il rispetto reciproco che ci dobbiamo. (Commenti dal Gruppo PdL).

È così, colleghi: soltanto la trasparenza nelle relazioni, anche conflittuali, garantisce rispetto a voi da parte nostra e a noi da parte vostra. Così è. Quindi, le finzioni non possono entrare in quest'Aula nel momento in cui su una partita così delicata si era cercato di raggiungere un accordo politico, che era l'unica possibilità per sovvenire ad una questione che dal punto di vista regolamentare grava sui nostri lavori: mi riferisco all'inammissibilità di qualunque emendamento o articolo aggiuntivo recato da emendamento che riaffronti la questione sottesa all'articolo 1.

Ricordo che nel corso delle votazioni sono state bocciate previsioni che in nessun altro modo, secondo il Regolamento, la Giunta e la legalità parlamentare, possono rientrare in gioco.

Il senso dell'accordo politico era quello di trovare una soluzione originale, in uno sforzo reciproco di responsabilità. A noi pare che questa strada non sia praticabile: non credo sia una mia impuntatura, perché ho sentito anche i senatori degli altri Gruppi ed i miei colleghi di Gruppo. (Commenti della senatrice Spadoni Urbani). Senatrice Spadoni Urbani, qui ho 104 senatori: sono tanti, e dovrebbero essere rispettati nella loro opinione. Ciascuno di loro non ritiene soddisfacente questo emendamento preliminarmente presentato ad un incontro con il Governo per definirne la capacità di soddisfare le esigenze rappresentate anche in questa sede dal presidente Schifani; peraltro, tutto ciò è avvenuto in modo molto sgradevole sotto il profilo delle relazioni politiche, istituzionali e anche personali. Dunque, questo emendamento non soddisfa quella condizione politica. A questo punto, necessariamente ed inevitabilmente rivivono integralmente tutte le preclusioni su eventuali emendamenti che vengono riproposti. È così.

Presidente Nania, lei sa che ho grande rispetto per chiunque presieda l'Assemblea. Chiedo, però, che il presidente Schifani, garante di quell'accordo, venga in Aula a presiedere questa seduta. Chiedo altresì che il Governo si decida: o stralcia la materia dell'articolo 1 - e per voi sarebbe davvero un commodus discessus - oppure saranno sottoposti a giudizio di ammissibilità tutti gli emendamenti che vertono sulla materia recata dall'articolo 1, bocciato. Non c'è altra via! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, la questione è molto complessa sotto il profilo procedurale e di contenuto, ma è molto chiara in termini politici. Ieri è stato espresso un voto che ha bocciato l'articolo 1. Abbiamo svolto una discussione nella Conferenza dei Capigruppo, che i colleghi senatori non hanno potuto seguire; quindi, non possiamo dare per scontato il dettaglio così complesso.

Dunque, nella Conferenza dei Capigruppo si è deciso che l'articolo 1 andava riscritto stabilendo che un'Autorità indipendente avesse una funzione di controllo e di garanzia nella lotta alla corruzione, ferme restando - senatrice Finocchiaro, lei, io ed altri senatori eravamo presenti - le strutture presso il Dipartimento della funzione della pubblica, di coordinamento interministeriale e così via, che hanno ereditato le funzioni precedentemente svolte dall'Autorità anticorruzione, quella che esisteva in passato e che il senatore Serra - come ho già ricordato - ha presieduto nel quadro delle sue precedenti esperienze istituzionali.

La nostra disponibilità come Gruppo resta esattamente uguale a quella espressa ieri. Vogliamo che con il concorso del Governo si definisca, nella riscrittura dell'articolo 1, una norma condivisa. Ritengo che il Governo abbia presentato un testo perché alle Commissioni 1a e 2a serve un pezzo di carta, un atto. Ricorderà, senatrice Finocchiaro, che ieri ho usato l'espressione «devolvere la questione»; il Presidente del Senato non può devolvere una questione alle Commissioni, ma deve assegnare la discussione di un emendamento. L'emendamento, però, non è la Bibbia, non è intangibile. La soluzione deve rispondere alle intese politiche condivise, che ieri abbiamo affermato di voler ricercare, sulle quali il Presidente del Senato si è impegnato in una funzione istituzionale, ma anche con valutazioni di alta politica.

Quindi, noi restiamo dell'avviso che si debba cercare una soluzione: la Commissione è la sede. Peraltro, avevamo convenuto di procedere nel frattempo alle votazioni degli altri articoli. Altrimenti, prendo atto del fatto che lei, senatrice Finocchiaro, sta dicendo una cosa diversa da quanto ha affermato ieri. Si può stralciare l'articolo 1, soluzione che il nostro Gruppo non ritiene auspicabile; tuttavia ieri nel mio intervento ho evidenziato che il provvedimento, anche senza l'articolo 1, per tutti gli altri articoli e le norme che contiene, sarebbe comunque molto importante. Dunque, non avrei alcuna difficoltà a portare avanti un disegno di legge che poi deferisse ad altre sedi le questioni previste dall'articolo 1.

Voglio invece sinceramente perseguire quella intesa che ieri si è trovata nella Conferenza dei Capigruppo affinché nell'esame delle Commissioni si trovi una soluzione condivisa nella nuova stesura dell'articolo 1. Ma questa discussione nelle Commissioni non c'è ancora stata, non è che la possiamo anticipare con conseguenze negative. Né gli eventuali emendamenti che fossero presentati possono essere considerati il punto di arrivo: sono uno strumento, il pretesto procedurale per poter discutere di un argomento in Commissione, nella quale si deve trovare poi l'intesa rispetto ai principi che ci siamo detti ieri in sede di Conferenza dei Capigruppo.

Questa è la nostra posizione. Quindi, quel testo non è il testo finale. Dal punto di vista procedurale capisco che ci debba essere un testo devoluto: politicamente, se si dicesse che le Commissioni si riuniscono per parlare della riscrittura dell'articolo 1 per me sarebbe sufficiente, ma mi rendo conto che le procedure impongono che vi siano dei testi, sui quali si avvia la discussione.

Siamo aperti al confronto, e anche allo stralcio, se voi lo doveste proporre, ma preferiremmo che si trovasse una definizione congiunta e condivisa del nuovo articolo 1, procedendo intanto, già da questa mattina, con le votazioni degli altri emendamenti su cui i pareri sono stati espressi, sapendo quanto è importante la questione dell'articolo 1 e quanto sono per noi vincolanti le volontà e gli sforzi sinceri di trovare una intesa su una scrittura condivisa, perché quando dobbiamo dire una cosa la diciamo e quando ci impegniamo ad un'intesa siamo altrettanto chiari e coerenti. Questa è la nostra posizione. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Desidero precisare che la Presidenza si occupa soltanto di cercare di disciplinare la regolarità procedurale della nostra discussione. Lei, presidente Finocchiaro, ha fatto riferimento ad una intesa di carattere politico: le posso assicurare che il Presidente del Senato sta per terminare un impegno istituzionale, e quindi - a breve - dovrebbe essere presente in Aula.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, ovviamente chiedo scusa ai colleghi e a lei per i toni di poc'anzi, ma mi ero irritato. (Commenti dai banchi del PdL). Mi ero irritato per una semplice ragione, nel senso che politicamente si può fare qualunque cosa, però se questo provvedimento viene respinto là dove dice che il Dipartimento della funzione pubblica predispone e coordina il Piano nazionale anticorruzione, e si ripresenta ora un testo in cui si dice che il Dipartimento del funzione pubblica ha il compito di predisporre e coordinare il Piano nazionale anticorruzione, mi sembra che dire che si tratta di una presa in giro è poco.

È la medesima cosa, nonostante i tentativi del sottosegretario Augello, che amabilmente ha cercato di non affrontare questo punto. Sono le stesse parole, addirittura: invece di essere scritto «predispone e coordina» è scritto «ha il compito di predisporre e coordinare». È questo il cambiamento! E chi? Il Dipartimento del funzione pubblica, sempre quello, l'organismo al quale noi non vogliamo venga affidato questo ruolo: vogliamo un'Autorità terza, che predisponga le linee e i piani di azione di contrasto alla corruzione, perché non ci fidiamo. Non possiamo, come amabilmente è stato ricordato ieri, mettere a guardia di un pollaio una volpe. Va bene, detto in questi termini? Politicamente, troviamo un'altra formulazione. Ma questo emendamento è inammissibile, ai sensi del comma 2 dell'articolo 97: «Sono inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione».

L'emendamento è inammissibile. Non può andare in Commissione perché è inammissibile, ai sensi del comma 2 dell'articolo 97. I Regolamenti delle Camere hanno rango costituzionale. Chi infrange questa norma infrange una norma che ha rango costituzionale. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, intervengo per richiamare il comma 2 dell'articolo 97 del Regolamento. Il presidente Gasparri ha fatto una ricostruzione esatta dei lavori della Conferenza dei Capigruppo di ieri. Probabilmente gli è sfuggito il seguente passaggio: l'intesa per la trasmissione in Commissione di un nuovo emendamento del Governo partiva e parte dal presupposto che questo nuovo emendamento fosse ammissibile ai sensi del comma 2 dell'articolo 97. Anche se volessimo accedere ad una tesi diversa, non potremmo farlo perché il Regolamento del Senato prevede espressamente che sia il Presidente a decidere in maniera insindacabile in ordine alla inammissibilità di emendamenti e di ordini del giorno in contrasto dal punto di vista sostanziale e formale con precedenti deliberazioni dell'Assemblea.

È evidente che abbiamo dato la nostra disponibilità proprio perché siamo interessati a scrivere insieme una norma sull'Autorità anticorruzione che sia seria, e non una presa in giro. Però, dobbiamo fare questo nel rispetto del dettato del Regolamento. Quindi, dobbiamo costruire una norma che sia intanto suscettibile di passare il vaglio di ammissibilità. Questo emendamento proposto dal Governo non lo è.

TOFANI (PdL). È cambiato.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Non lo è, collega. Lo deve cambiare il Governo. Altrimenti, non è ammissibile.

La questione di fondo è che il Senato si è già pronunciato su questa disposizione, dicendo che l'Autorità anticorruzione deve essere cosa diversa dall'Esecutivo; non può essere soggetta ad alcun vincolo di ordine gerarchico, funzionale e così via dell'Esecutivo.

Qualunque disposizione noi presentiamo che abbia questo contenuto è oggettivamente inammissibile; quindi non può essere oggetto di discussione. Il sottosegretario Augello sa molto bene che noi abbiamo dato una disponibilità a svolgere una discussione rispetto ad esigenze amministrative del Governo relative ad una struttura interministeriale che faccia da coordinamento amministrativo e sia una interfaccia dell'Autorità anticorruzione, ma un'interfaccia, non la stessa cosa.

E questa è una discussione. È vero quanto dice il sottosegretario Augello che l'articolo 6 della Convenzione prevede la possibilità che vi siano più organi che si occupino della stessa questione. Ma al sottosegretario Augello sfugge un trascurabile dettaglio: il comma 2 dell'articolo 6 della Convenzione, al di là delle favole, dice chiaramente che l'Autorità anticorruzione deve essere indipendente e autonoma; Autorità anticorruzione che voi qualificate essere un non meglio determinato comitato interministeriale. Quindi, una stesura del testo ancora più grave, a mio parere, signor Sottosegretario. Ed è ancora più grave allorquando non disciplinate neanche i contenuti della funzione e le garanzie di questa Autorità; Autorità che peraltro deve essere autonoma e indipendente secondo i principi dell'ordinamento dello Stato membro, quindi, per quanto ci riguarda, come le è noto, secondo i principi della nostra Carta costituzionale, che dicono con esattezza quando si è in presenza di un ente autonomo e indipendente. Quindi, certamente la CiVIT, che è una Commissione che si occupa - o dovrebbe occuparsi - della valutazione dei dirigenti, è sotto la vigilanza, il controllo ed il rapporto funzionale e gerarchico del Ministro della funzione pubblica, il cui Dipartimento è incardinato presso la Presidenza del Consiglio.

Dal punto di vista sia formale che sostanziale siamo in presenza di una norma che non può essere trasmessa in Commissione né oggetto di esame da parte della Commissione o dell'Aula perché oggettivamente inammissibile. Su questa questione chiediamo formalmente che il Presidente del Senato si pronunci, ai sensi del secondo comma dell'articolo 97 del nostro Regolamento. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, francamente mi sembra che l'Aula sia finita complessivamente in una specie di cul de sac e in una situazione paradossale.

Ieri l'opposizione ha chiesto a gran voce che il dibattito fosse trasferito in Commissione. L'ha fatto con nuances e sfumature tra i diversi Gruppi, ma questo è stato il comune denominatore. Ci troviamo invece in una situazione tale per cui stiamo svolgendo tutto quanto il dibattito in Aula.

D'altra parte, la maggioranza - perché la contraddizione la riguarda ugualmente - ha acceduto a questa richiesta per evitare un braccio di ferro sul Regolamento e soprattutto che una questione del genere si risolvesse a colpi di Regolamento sulla ammissibilità o meno dell'emendamento. Oggi, rischiamo invece che questa questione ci si ripresenti sotto diverse e cangianti spoglie.

A questo punto, ritengo assolutamente necessario e di buonsenso uscire da questo cul de sac e che lo si possa fare solo in un modo, ossia invitando il Governo a ritirare questo testo e presentarne uno che non risolva tutte le questioni - altrimenti il passaggio in Commissione diventerebbe inutile - ma nel quale vi siano le garanzie minime per poter aprire un confronto e vedere se in Commissione sulla questione dell'interfaccia si riesca a trovare la soluzione o meno.

Dopodiché, tutti si assumeranno le proprie responsabilità politiche, ma questo è il modo in cui veramente arriviamo in Commissione e superiamo il problema regolamentare. Questa è la mia proposta e questo è il mio invito al Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 11,25)

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, avevo domandato di parlare prima del senatore Quagliariello perché ho molto rispetto dell'opposizione e delle cose che ci diciamo. Sono convinto della necessità che questo disegno di legge diventi legge al più presto, ma perché questo avvenga - ce lo siamo già detto ieri - è necessario che resti l'invarianza della spesa.

E perché questo avvenga, non ho mai rivendicato, anche nei colloqui, di pretendere l'Autorità centrale, come ha fatto il senatore Li Gotti nel suo disegno di legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo, nel senso di attribuirla al Ministero della giustizia. Ho pensato alla commissione, e di questo mi darà atto la presidente Finocchiaro: non ero d'accordo con quella commissione, che abbiamo indicato esclusivamente come ipotesi; un'ipotesi contemplata da un emendamento dell'opposizione, non della maggioranza.

Nello stesso tempo, abbiamo indicato a voi, ieri, un comitato, che, anche se non per forza con quelle Autorità, sia di controllo effettivo, a differenza dell'alto commissario per la corruzione cui facevano riferimento i senatori Serra e D'Alia.

Teniamo conto che con questa legge si svuotano i poteri che aveva una volta l'Alto commissario, perché con essa andiamo a stabilire norme ben precise. Vogliamo attribuire l'attività di controllo all'Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici? Noi - e credo di interpretare il pensiero del sottosegretario Augello e dell'intero Governo - abbiamo fatto una proposta convinti che non fosse la soluzione finale ma il viatico per andare in Commissione e discutere di due principi: l'attività di coordinamento come è svolta oggi dalla Funzione pubblica deve continuare a essere svolta da quest'ultima, altrimenti l'equilibrio tra le diverse posizioni non lo raggiungeremo mai; abbiamo necessità di stabilire un'Autorità di controllo che sia al di fuori della politica, al di fuori dei Ministeri: individuiamola insieme. Volete che riscriviamo l'emendamento? Noi lo possiamo ritirare (riscriverlo serve a ben poco, presidente Finocchiaro), purché ci sia un'intenzione seria: l'Autorità deve essere indipendente e di controllo, cioè di verifica dell'idoneità delle norme che andiamo a scrivere, perché il fenomeno della corruzione sia effettivamente combattuto. Circa il caso in cui, per ipotesi, quelle attività e quei controlli non funzionino, questa mattina il senatore D'Ambrosio mi ricordava correttamente della possibilità di tenere conto di quanto è previsto all'articolo 2 e che anche il comitato di controllo di cui all'articolo 8 potrebbe essere preso in considerazione. Non dico di no, come vedete c'è da parte di tutti la possibilità di fare valutazioni diverse, ma dobbiamo intenderci su che cosa sia l'attività di controllo. Il senatore D'Alia mi dice che il Piano nazionale anticorruzione non lo può fare il Dipartimento della funzione pubblica, o non vi può partecipare: ma allora non ci siamo compresi sull'attività di coordinamento e di controllo.

Identifichiamo l'attività di controllo, che è quella di verificare la funzionalità delle norme e l'idoneità delle stesse a garantire la lotta alla corruzione e a garantire la trasparenza nell'attività della pubblica amministrazione; aggiungiamo tutto quello che volete, ma dobbiamo identificare l'attività di controllo. Dopodiché, pensiamo a quale può essere l'Autorità. Se invece continuiamo in una discussione sulle virgole, oppure sui profili che attengono al Regolamento, non ne usciamo. Sono d'accordo con la presidente Finocchiaro a dire che la soluzione è politica e la si trova solo se vi vuole, da parte della maggioranza e dell'opposizione, identificare un percorso, che è a mio avviso quello del ritorno in Commissione, in cui trovare una soluzione a questi aspetti. Se invece si vuole un'Autorità sul modello di quanto abbiamo normalmente pensato per altre Autorità indipendenti, che svolga tutte le funzioni di coordinamento e controllo, probabilmente non ne usciremo mai.

Credo anch'io nella buona fede della presidente Finocchiaro, del collega Li Gotti e di altri; nel momento in cui diciamo che l'attività di coordinamento resta alla Funzione pubblica e che quella di controllo dobbiamo identificarla, così come dobbiamo identificare la relativa Autorità, credo che tali aspetti debbano essere verificati in Commissione.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, mi spiace non poter accogliere il seppur velato riferimento del senatore Caliendo alla buona fede di chi parla e degli altri colleghi dell'opposizione.

Allora, usciamo dalla metafora con parole chiarissime, che sono quelle usate dal presidente Gasparri, il quale, in tutta lealtà e in verità, ha detto una cosa semplice, che è all'origine di tutta questa discussione: con l'abolizione, operata con provvedimento di questo Governo, dell'Alto commissario contro la corruzione, le funzioni dell'Alto commissario sono state attribuite alla Funzione pubblica. Ed è altresì chiaro che tutto questo significa che, nel momento in cui devi creare un'Autorità indipendente di controllo e vigilanza che abbia poteri, non possono residuare presso la Funzione pubblica queste funzioni.

Il Comitato di cui parla l'emendamento del Governo non può essere l'Autorità nazionale contro la corruzione; può essere il Comitato per l'implementazione dell'organizzazione, del controllo di qualità, della verifica degli obiettivi, della formazione del personale per evitare e prevenire la corruzione nella pubblica amministrazione, ma non può essere l'Autorità indipendente contro la corruzione. Questo è il punto. Non può restare tutto accentrato sull'Esecutivo, attribuendo soltanto un pennacchio all'attuale CiVIT per risolvere la questione che oggi, e ieri, abbiamo dibattuto in quest'Aula.

Ha ancora ragione il presidente Gasparri quando dice che la questione è di un accordo politico, e l'accordo politico doveva essere preliminare alla presentazione dell'emendamento, perché c'è un'altra questione che io non ho nominato e che adesso nomino: insomma, sia ben chiaro, il Governo viene battuto in Aula e poi rimpannuccia la maggioranza e vince sullo stesso tema in Commissione. Questa è una lesione del principio democratico; non c'è garanzia per le opposizioni, ed è chiaro.

Noi abbiamo fatto un enorme sforzo di responsabilità; lo continuiamo a sostenere, vogliamo il provvedimento, vogliamo fare l'accordo politico, ma non possiamo essere presi in giro. Qua nessuno di noi ha l'anello al naso, nessuno; tutti noi abbiamo competenze parlamentari e anche qualche competenza tecnica per affrontare questo argomento, e non possiamo pensare che voi riteniate di poterci menare per il naso. Questo è il punto, semplice.

La Funzione pubblica può avere il potere - e deve avere il potere - di verificare l'implementazione del Piano nazionale che adotterà, perché le pubbliche amministrazioni si comportino secondo il principio di prevenzione della corruzione. Ma le funzioni terze, indipendenti, di vigilanza e di controllo, devono essere piene (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Serra) e devono stare sulle spalle di un soggetto che non ha nessuna relazione con l'Esecutivo, altrimenti ci prendiamo in giro.

Le dico un'altra cosa, senatore Caliendo: noi siamo responsabili anche sotto il profilo della spesa e lo abbiamo sempre dimostrato in quest'Aula, e l'invarianza della spesa non può determinare la varianza delle funzioni e assecondare il vostro disegno; non può essere uno schermo dietro il quale nascondete un'altra cosa. Se è così, o si fa l'accordo politico e si va in Commissione, oppure si ricomincia daccapo; o stralciate (come ieri lo stesso Governo ha detto, affermando che l'articolo 1 poteva essere messo da parte) oppure si va ad una verifica certosina, rigorosissima e puntuale dell'ammissibilità di un nuovo testo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Serra).

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, vorrei rassicurare l'Aula, non necessariamente soltanto l'opposizione, sul fatto che questo Governo, senatrice Finocchiaro, ha assolutamente chiaro il fatto di aver assunto l'impegno a cercare (poi - ripeto - un tentativo non sempre può essere coronato da successo), insieme all'opposizione, una possibilità dopo tutto di rendere migliore la legge da subito. Questo è il punto. Questo emendamento era un contributo in tal senso perché, torno a ripeterlo, noi abbiamo sostenuto tutti che avevamo bisogno di una traccia per poi confrontarci in Commissione.

Dico con amicizia al senatore Li Gotti, con il quale abbiamo condiviso molte cose anche nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, che la questione rilevante non è il fatto che l'Autorità di contrasto sia il Dipartimento della funzione pubblica. Come ho già detto, non si tratta di una novella, ma è la citazione di una legge già esistente. Il problema di fondo è come creare un'Autorità di controllo indipendente in grado di dare risposte alle domande poste dall'opposizione, che io stesso peraltro condivido.

Allora, togliamo dal campo una cosa: l'emendamento 2.0.1000 ha questo scopo. Se non va bene a questo scopo, non serve. Il Governo non ha quindi alcuna intenzione di mettere in atto grandi prove muscolari, ma non ha neppure intenzione di accettare a priori un impianto che vada fuori, anche di un millimetro, da quanto dichiarato in sede di accordo politico, vale a dire che le funzioni di coordinamento per le politiche di contrasto alla corruzione sono e restano attribuite al Dipartimento della funzione pubblica e che le funzioni di controllo attribuite all'Autorità di contrasto alla corruzione debbono essere definite e affidate ad un soggetto indipendente. E dovremmo cercare di fare tutto questo...

INCOSTANTE (PD). Perché allora nell'emendamento c'è scritto che il Dipartimento è un'Autorità?

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Evitiamo ora un colloquio di questo genere. Il Dipartimento è un'Autorità, e non l'ho scritto io: lo è già per legge. Noi dobbiamo sanare il problema della mancanza di controlli e attribuire ad un organo indipendente una parte dei ruoli stabiliti dal benedetto Capo II della Convenzione dell'ONU. Se riusciamo a farlo contestualmente a questa discussione, il Governo sarà ben lieto di arrivare ad un compromesso e pensiamo di poterlo raggiungere in Commissione. Se non ci riusciamo in questa situazione, nessuno immagina di fare grandi colpi di mano: l'emendamento 2.0.1000 viene meno, perché se non serve a tale scopo non ha alcuna ragione di essere, e si cerca una nuova soluzione - in tempi ragionevoli, perché siamo ormai a ridosso della fine dei lavori della seduta - e poi si torna in Commissione, oppure il Governo, come abbiamo già detto, presume che si possa proseguire con l'esame degli articoli dal 2 in poi, approvando le altre norme. Poi, magari in un momento diverso e meno complicato, vedremo come migliorare tale situazione nel prosieguo dell'attività legislativa.

Eliminiamo ogni problema di carattere muscolare ed esaminiamo la possibilità, che però va cercata con un punto di caduta tra la nostra interpretazione, legittima quanto la vostra, di individuare una pluralità di soggetti che compiano le funzioni di cui all'articolo 6 della Convenzione delle Nazioni Unite, e quanto ci state proponendo da qualche giorno. Ritengo che non riusciremo mai a farlo in Aula: dobbiamo farlo in Commissione, se ci riesce. L'Aula, infatti, per molte ragioni non si presta ad un lavoro che già mi pare molto complicato, visto come si stanno mettendo le cose. Tuttavia, da questo punto di vista la disponibilità del Governo c'era, nei limiti già espressi nella sede in cui abbiamo discusso politicamente della questione, nei limiti che sto ribadendo in questa sede e che ribadiremo come Governo anche in Commissione.

Il Governo ha messo dei paletti, esattamente come ha fatto l'opposizione. Se troviamo un punto di caduta con una formula più generalista per andare in Commissione, discuteremo la questione in quella sede. Se troviamo un punto di caduta, come prima suggerivo, che potrebbe essere quello di ricomprendere tutti i soggetti che realizzano politiche di contrasto nell'ambito dell'etichetta dell'Autorità che si deve occupare della lotta alla corruzione, possiamo percorrere questa strada immediatamente, altrimenti discutiamo semplicemente dell'articolo 2 e seguenti, perché dobbiamo votare comunque norme importanti che hanno una loro rilevanza a sé stante. Vedremo poi, nel prosieguo dell'attività legislativa, se si presenteranno momenti migliori per risolvere tale problema.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, al fine di evitare che la Conferenza dei Capigruppo appaia come una sorta di riunione tra addetti ai lavori, senza che l'Aula riesca ad avere comunicazione di quel che realmente accade al suo interno, mi pare necessario partire da quel che è accaduto in Aula. Mi riferisco alla richiesta, in particolare del senatore D'Alia, che chiedeva, tra le possibilità per continuare il confronto, il rinvio in Commissione dopo la bocciatura dell'articolo 1, con l'esigenza di rispettare anche proceduralmente quanto era accaduto in Aula.

A un certo punto, in sede di Conferenza dei Capigruppo si è posto un problema semplice in relazione alla volontà politica tra i Gruppi. È infatti evidente che il Presidente del Senato non fa accordi politici, ma procedurali; gli accordi politici insistono tra i Gruppi, tra i quali si era addivenuti ad un'intesa politica che voleva fare in modo che la discussione continuasse e risolvesse il problema di cosa rinviare in Commissione. Vale a dire che, nel momento in cui il Governo aveva preannunciato un emendamento e lo aveva anche illustrato, ma non depositato, poiché era emerso dal dibattito che quell'emendamento preannunciato non avrebbe determinato la risposta alle questioni poste dall'opposizione, si doveva addivenire a un diverso emendamento che fosse capace di rappresentare non il punto di caduta o di accordo, non l'elemento esaustivo del dibattito e del confronto, ma l'occasione per il rinvio in Commissione per l'approfondimento di ammissibilità e di merito rispetto alle questioni che la proposta doveva recepire.

Insomma, in Commissione si doveva rinviare la traccia di un confronto e di un dibattito, non per chiuderlo ma per aprirlo, sicché l'emendamento del Governo per definizione non chiude il confronto, ma lo apre: è il punto di partenza, e non di arrivo! Il problema fondamentale è intenderci, colleghi: il fatto che non debba essere in contrasto con quanto bocciato dal Senato non può significare che deve essere un testo per adesione rispetto all'altrui posizione, perché per evitare il contrasto con quanto il Senato non ha approvato c'è una varietà di opzioni, e la sede per verificare questa varietà è la Commissione.

Sicché, se si può utilizzare questa definizione, l'emendamento del Governo è il pretesto per continuare il confronto e, se lo si vuol continuare, la sede è la Commissione; altrimenti discutiamo di merito, quando tutti sappiamo che la vera funzione e la vera finzione è la discussione del merito, che deve essere rinviato alla Commissione e in quella sede si verifica l'onestà intellettuale e la capacità di convergenza politica, che deve essere il confronto e non l'adesione rispetto a una posizione altra. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL e del senatore Pistorio).

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, è tutta la mattina che stiamo discutendo sulle procedure e sull'ammissibilità di questo emendamento, non siamo ancora entrati nel merito del provvedimento e dobbiamo ancora votare. È vero che comunque stiamo discutendo una questione importante a seguito di un voto che ieri ha visto l'Assemblea di fatto cancellare un articolo molto importante del provvedimento.

Io credo, signor Presidente, che gli accordi intercorsi nella Conferenza dei Capigruppo fossero molto chiari; tuttavia, vista la disponibilità del Governo e della maggioranza, ora si può sicuramente arrivare a una riformulazione dell'emendamento, che possiamo concordare con le opposizioni, che divenga di fatto una base di partenza per arrivare a discutere in Commissione, come avevamo concordato ieri tutti insieme nella Conferenza dei Capigruppo. Noi - ma anche i colleghi del Popolo della Libertà lo avevano detto nei loro interventi - vogliamo arrivare una stesura comune di questo nuovo emendamento, e intendiamo confrontarci seriamente in Commissione per trovare un accordo che permetta di inserire nel testo questo articolo aggiuntivo su questa Autorità che di fatto tutti vogliamo.

Dunque, tenendo conto che ci sono delle posizioni all'interno delle linee di pensiero che di fatto condividiamo tutti (ad esempio sulla costituzione di questa Autorità), proviamo a scrivere un emendamento che tenga conto degli elementi che ci accomunano, usiamolo come veicolo rinviandolo in Commissione (come abbiamo deciso ieri) e intanto andiamo avanti con l'esame degli articoli 2 e 3 e dei relativi emendamenti, affrontando il testo nella parte che finora non siamo riusciti ad affrontare. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, nel passaggio finale dell'intervento del collega Bricolo rintraccio una volontà e un buonsenso che condivido e che ho intravisto anche nell'intervento del presidente Quagliariello. Ieri - visto che il senatore Viespoli ormai evoca queste Conferenze dei Capigruppo e le racconta in Aula - è stata trovata faticosamente un'intesa che nasceva da un passaggio parlamentare importante. Al sottosegretario Augello, che si è impegnato molto in questo passaggio, vorrei dire che il punto di riferimento critico è rappresentato dall'istituzione dell'Autorità nazionale presso il Dipartimento della funzione pubblica, che è stata bocciata dall'Aula. Da lì non si può ripartire. Questa è la nostra interpretazione.

Il tema era rappresentato dalla costituzione di un'Autorità indipendente che fosse davvero il fulcro delle politiche anticorruzione e da uno sfondo organizzativo affidato al Comitato antiministeriale. È vero che questa è stata la costruzione che il Governo ha proposto ieri; ma ricordo bene che la presidente Finocchiaro ha chiesto più volte garanzie politiche sul contenuto. Il testo che oggi il Governo presenta non costituisce quel punto di partenza, quel viatico e quella garanzia che noi riteniamo, come opposizione, siano necessari alla luce del voto di ieri.

La proposta del senatore Quagliariello ha colto questo problema: il Governo, quindi, ritiri questo testo e ne riformuli uno che serva ad aprire la discussione in Commissione e che sia più rispondente all'intesa politica, che vedeva - questa è la questione principale - l'Autorità indipendente come il fulcro delle politiche anticorruzione e lo strumento ministeriale come una sorta di espressione esecutiva ed applicativa di quelle indicazioni. Se su questo non ci si comprende, rischiamo davvero che la discussione diventi surreale ed incomprensibile. Su questa posizione credo di poter attestare, con tutta la buona volontà, quella linea ragionevole e moderata che ieri è emersa e che è stata anch'essa accolta dagli amici della maggioranza.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, intervengo molto brevemente, perché quasi tutte le argomentazioni sono già state sviluppate. Mi limiterò a svolgere due considerazioni sulla scorta di ciò che ha detto il presidente Quagliariello. Dal nostro punto di vista, la riscrittura dell'articolo 1 è il cuore del provvedimento, perché, tra le improponibilità e le inammissibilità che sono state dichiarate su una serie di emendamenti significativi presentati al testo e l'eliminazione della struttura e della disciplina relativa all'Autorità nazionale anticorruzione, questo testo rischia di essere così asciugato alla fine del nostro esame, qualora dovessimo esaminarlo in questi termini, che sarebbe oggettivamente inutile e rappresenterebbe una presa in giro. Questa è la nostra opinione; come noi rispettiamo la vostra, gradirei che voi rispettaste la nostra.

È evidente che il presidente Quagliariello ha posto una questione molto seria: riscrivere insieme questa parte. Quale sia il modo e la forma non sta a me dirlo, signor Presidente; ovviamente, noi ci rimettiamo alla sua decisione. Ma è altresì evidente che c'è un punto: se la maggioranza e il Governo sono nelle condizioni di scrivere quattro righe in cui dicono esattamente che le funzioni di vigilanza e di controllo sull'attività di contrasto al fenomeno corruttivo e dell'illegalità, ai sensi dell'articolo 6 della Convenzione, e le funzioni relative, ... non al coordinamento, perché, su questo punto, sottosegretario Caliendo, io non ho mai detto ciò che lei mi attribuisce. Noi ribadiamo infatti che l'interministerialità e il coordinamento tra i Ministeri nella lotta alla corruzione rappresentano un aspetto importante. Ma questo attiene all'attività esecutiva, cioè di esecuzione dell'indirizzo politico, che è cosa diversa dalla vigilanza e dal controllo, che devono essere oggetto di un'Autorità indipendente, totalmente separata dal Governo e costituita secondo le forme e i termini previsti per l'Antitrust, per l'AGCOM e così via.

D'altro canto, ricordo a me stesso, signor Presidente, che proprio qualche giorno fa, senza problemi d'invarianza e di non invarianza della spesa (tutte sciocchezze e pretesti), avete istituto l'Autorità per la regolamentazione del settore postale, che è un intervento ridicolo. Non venite poi a dirci che non si può istituire l'Autorità indipendente per la lotta alla corruzione perché non trovate i soldi necessari, quando una settimana fa, per fare una semischifezza - mi si conceda il termine - i soldi li avete trovati!

Cerchiamo di ricondurre il discorso, seriamente, al tema a cui, io ritengo molto opportunamente, lo ha ricondotto il collega Quagliariello.

PRESIDENTE. Colleghi, ieri si era raggiunta una intesa che oggi non c'è più. L'emendamento presentato questa mattina dal Governo avrebbe dovuto introdurre i temi richiesti dall'opposizione in Conferenza dei Capigruppo, cioè la presenza di un organismo neutro e indipendente dall'Esecutivo cui affidare il compito dell'alta vigilanza e del controllo sulla corruzione. Secondo l'opposizione, questa novità non c'è.

Vi sono degli appelli ad un tentativo di individuazione di nuove formulazioni, ma questa Presidenza deve muoversi anche nel rispetto delle regole procedurali e del Regolamento del Senato. Non vi è dubbio che vige un articolo del Regolamento, l'articolo 97, che tutti conosciamo, e che prevede la inammissibilità di ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione.

Quindi, l'ammissibilità di un emendamento nuovo, che tratti lo stesso argomento nei confronti del quale vi è già stato un voto che ha bocciato la disciplina di quello stesso argomento, l'ammissibilità e la reintroduzione della discussione, naturalmente trovano dei vincoli oggettivi nell'articolo 97 del Regolamento. Non vi è dubbio e non sfugge a nessuno, né alla maggioranza, né all'opposizione, né al Governo, che, se il Regolamento è chiaro, il Regolamento va applicato.

La nuova formulazione dell'emendamento del Governo non fa altro che riaffrontare l'argomento, disciplinandolo in maniera diversa, ma l'argomento è quello. Io ho preso atto con attenzione anche della disponibilità del Governo, in questa logica, ad eventualmente procedere al ritiro dell'emendamento, sostanzialmente per evitare una conflittualità, di Aula e procedimentale, che non giova a nessuno.

Prendo atto di questo e vorrei conoscere sul punto le intenzioni del Governo, se intende o meno ritirare l'emendamento.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento 2.0.1000.

PRESIDENTE. Pertanto, l'emendamento 2.0.1000 proceduralmente viene ritirato. Da un lato, questo ritiro chiude un aspetto procedurale e, dall'altro lato, io ringrazio anche il Governo perché così dimostra, sostanzialmente, all'Aula che su questo tema non dobbiamo dar vita a scontri esiziali, ma guardare alla sintesi politica. Tale sintesi postula la collaborazione di Governo, maggioranza e opposizione per la eventuale reintroduzione della disciplina legislativa.

Questa Presidenza potrebbe introdurre un articolo da sottoporre al voto dell'Aula sul tema di cui al vecchio articolo 1 soltanto in presenza di una convergenza unanime dell'Aula. In assenza di una convergenza, scatterebbero i limiti di cui all'articolo 97, comma 2, del Regolamento.

Allora, il Governo ritira l'emendamento 2.0.1000 e rimane per me inalterata, doverosamente, la possibilità e, mi permetto di aggiungere, anche forse il dovere politico di tutte le parti, di continuare a discutere della disciplina e della istituzione di un'Autorità garante.

A questo punto, non mi innamoro più del rinvio in Commissione, che tra l'altro non può essere tecnicamente più realizzato, perché non abbiamo materia da inviare all'esame della Commissione. Del resto, la politica non è fatta soltanto di Aula e di Commissioni, ma anche di incontri e di buona volontà da parte di tutti. Con ciò non voglio, né mi permetto di censurare nessuno, ma intendo richiamare tutti, come ho fatto ieri, al senso di responsabilità.

Sulla base di queste considerazioni e dinanzi alla disponibilità della Presidenza a mettere in votazione in futuro - e sono pronto a farlo soltanto in presenza di una formulazione condivisa - la disciplina di un argomento non dico stralciato ma già messo fuori dal voto espresso ieri dall'Aula, mi auguro che nei giorni a seguire si possa lavorare alla riscrittura di un testo da parte di maggioranza, Governo ed opposizione.

Il mio appello va dunque in questo senso. Prendo atto del ritiro da parte del Governo dell'emendamento 2.0.1000, per cui non sono tenuto a pronunziarmi sull'ammissibilità dello stesso, anche se credo di essere stato sufficientemente chiaro su quella che sarebbe stata la mia valutazione.

Detto questo, dal momento che il Paese ci osserva e che noi abbiamo dei doveri parlamentari, per dare un segnale della volontà di continuare comunque a lavorare, nonché del fatto che non vi è malafede da parte di nessuno, propongo di proseguire la discussione del provvedimento fino alle ore 13, come era stato peraltro già stato stabilito, per continuare poi l'esame dello stesso la prossima settimana.

L'auspicio è che - ed in questo senso rivolgo a tutti un invito - se si deve tornare a discutere in Aula della disciplina dell'istituzione di un organismo indipendente, lo si faccia, senza bisogno di un ritorno in Commissione, a dimostrazione del fatto che, quando si vuole, si può lavorare anche fuori delle Commissioni. Dico questo ovviamente con il massimo rispetto nei confronti dei membri delle Commissioni, ma il tema è stato trattato in maniera già abbastanza ampia in Aula, per cui ritengo che tutti i colleghi siano sufficientemente eruditi e preparati sulla fattispecie e sulle tematiche che costituiranno oggetto di voto. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

Riprendiamo quindi l'esame degli articoli e procediamo alla votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.200/1, sul quale era stato formulato un invito al ritiro. Chiedo al senatore Pistorio se intende accogliere tale invito.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, insisto per la votazione dell'emendamento 2.200/1.

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, come ho già detto prima, il Governo ha invitato tutti i presentatori a ritirare gli emendamenti riferiti all'articolo 2 che hanno per oggetto le competenze delle autonomie speciali; in caso di diniego, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.200/1, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.200/2.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, intervengo solo per precisare che stiamo parlando di un subemendamento all'emendamento del collega Malan, che riguarda la trasparenza dei procedimenti amministrativi, attraverso un rafforzamento della disciplina che prevede la pubblicità di tutto ciò che attiene alle pubbliche amministrazioni su Internet e quant'altro.

Ci sembra un po' eccessiva l'idea che l'amministrazione possa trarre a pretesto ragioni, non definite da questa legge, di privacy o di segreto d'ufficio per non pubblicare alcuni dati che, con riferimento al diritto alla riservatezza, non hanno nulla a che fare, ma che hanno invece a che fare con la trasparenza e con il massimo della pubblicità degli atti della pubblica amministrazione, soprattutto quando riguardano funzionari o amministratori dell'amministrazione stessa.

Per questa ragione, manteniamo l'emendamento e ne chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.200/2, presentato dai senatori D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.200/3.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.200/3, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.200, presentato dal senatore Malan.

È approvato. (Applausi del senatore Izzo).

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 2.2, 2.3, 2.250 e 2.251.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, sull'emendamento 2.3 il Governo aveva espresso parere favorevole.

PRESIDENTE. A me gli Uffici ne segnalano la preclusione a seguito dell'approvazione dell'emendamento 2.200. Faccia le sue verifiche, senatore Li Gotti, ed eventualmente ci ritorneremo.

Metto ai voti l'emendamento 2.4, presentato dal senatore Zanetta, identico all'emendamento 2.252, presentato dai senatori Pistorio e Oliva.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.5.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.5, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.500, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.7, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, fino alle parole «si applicano anche».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.7 e l'emendamento 2.8.

Metto ai voti l'emendamento 2.253, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.9.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, l'obiezione avanzata dal sottosegretario Augello era relativa alla data indicata, che si ripete anche in altri emendamenti. Su questo, concordo con il rappresentante del Governo. Pertanto, si potrebbe sostituire la data del 30 giugno con quella del 31 dicembre 2011; lo stesso vale anche per emendamenti successivi.

Se l'obiezione del rappresentante del Governo è questa, e se si accoglie la riformulazione, chiedo l'espressione di un nuovo parere.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, chiedo che questo emendamento venga accantonato.

PRESIDENTE. D'accordo. Accantoniamo l'emendamento 2.9, così come il successivo 2.10 ad esso collegato.

Passiamo all'emendamento 2.11, identico all'emendamento 2.254, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, pur rispettando naturalmente l'autorevole parere della 5a Commissione permanente, pongo un problema all'Assemblea in ordine all'emendamento 2.11. Al riguardo, chiedo l'attenzione del senatore Azzollini e dei membri della 5a Commissione.

In sostanza, con l'emendamento 2.11 si chiede di sostituire le parole «possono rendere» - che configurano una facoltà per le pubbliche amministrazioni di rendere trasparenza e quindi di pubblicare sui siti e di fornire una serie di dati - con la parola "rendono". Mi chiedo perché questo tema sia ostativo dal punto di vista della copertura finanziaria, in quanto qualsiasi pubblica amministrazione è fornita di strumenti informatici tali da poter pubblicare almeno i dati di cui è in possesso e che deve rendere trasparenti ai cittadini come previsto anche da altre leggi già esistenti nel nostro ordinamento.

Dunque, mi domando innanzitutto perché il parere della 5a Commissione sia ostativo, in quanto non credo vi siano problemi di copertura; al riguardo dunque vorrei chiedere una riflessione. In secondo luogo, mi domando la ragione del parere espresso dal rappresentante del Governo, dal momento che l'obbligo della pubblicità è già presente nell'ordinamento. Peraltro, signor Presidente, ricordo da questo punto di vista la legge delega e anche i decreti che abbiamo approvato - la cosiddetta legge Brunetta, con tutti i decreti relativi - in cui abbiamo già sancito i temi della trasparenza, addirittura facendone un elemento fondamentale per le pubbliche amministrazioni. Credo, pertanto, che il sottosegretario Augello abbia espresso parere contrario proprio perché era stato formulato un parere contrario dalla 5a Commissione.

Chiedo, quindi, se sia possibile fare una riflessione nel merito, accantonando l'emendamento 2.11.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, confermiamo i pareri contrari che abbiamo espresso su questi emendamenti.

In particolare, rispetto al problema della data, si pone una questione molto più semplice. A prescindere dal fatto che ogni data presenta una sua volatilità, dati i tempi con cui stiamo procedendo (anche oggi), sottolineo che sostanzialmente questo obbligo entrerà in vigore dalla data di pubblicazione della legge. Questa, dunque, è la volontà del Governo. Confermo, quindi, il parere contrario sull'emendamento 2.9 e anche sugli ultimi esaminati.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, chiediamo la votazione dell'emendamento 2.11.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.11, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, identico all'emendamento 2.254, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.12, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, l'emendamento 2.12 raccoglie una sollecitazione espressa in audizione dalla Corte dei conti. Esso tenta di evitare che la disposizione in esame (che prevede la messa a disposizione delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi) rimanga soltanto una mera possibilità, mentre è importante che abbia una potenza cogente. Peraltro, si richiama quanto previsto dall'articolo 54, comma 2-quater, del codice dell'amministrazione digitale, il quale peraltro - faccio grazia delle sue prescrizioni - addita con precisione tutta una serie di garanzie a vantaggio del cittadino nell'uso di questo strumento. Se si rimane semplicemente alla possibilità, la capacità prescrittiva del provvedimento è nulla.

PRESIDENTE. Colleghi, l'emendamento 2.12 è improcedibile, a meno che non ne venga chiesta la votazione da parte di 15 parlamentari.

BELISARIO (IdV). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Belisario, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.12, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2156

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.13.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, l'emendamento in esame affronta il problema di ridare, su questa materia, la centralità al Parlamento perché, in fondo, si introduce una delega, nel senso che con decreti ministeriali dovranno essere individuate le modalità di pubblicazione delle informazioni rilevanti per la applicazione della normativa sulla trasparenza. Riteniamo che comunque i decreti ministeriali debbano avere quantomeno il parere delle Commissioni parlamentari di competenza. Diversamente, si potrebbero introdurre, con decreti ministeriali, innovazioni che sfuggono al nostro controllo.

Il parere delle Commissioni parlamentari di competenza è sempre previsto nelle materie che vengono disciplinate con legge e la cui applicazione è demandata a regolamenti e quindi a una delega in una fase successiva. L'emendamento è volto a ridare una competenza quanto meno alle Commissioni, e sollecito il Governo a rivedere la sua posizione in merito.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha nulla da aggiungere?

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. No, signor Presidente, confermo il parere contrario sull'emendamento 2.13.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.13, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 2.14 è improponibile.

Metto ai voti l'emendamento 2.255, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo agli emendamenti 2.9 e 2.10, precedentemente accantonati, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, su tali emendamenti confermo il parere contrario precedentemente espresso.

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.9, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, fino alle parole «giugno 2011».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.9 e l'emendamento 2.10.

Metto ai voti l'articolo 2, nel testo emendato.

È approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.251 (testo 2)/1, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori.

Non è approvato.

Sull'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 vi è una dichiarazione di improponibilità.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, se non fosse così particolarmente importante questo tema, non interverrei: ricordo che si tratta della questione relativa al conflitto di interessi. Già nel mio primo intervento, in sede di illustrazione di questo subemendamento, avevo chiesto di rivedere la questione della improponibilità, in quanto con questa proposta mi collego all'emendamento 2.0.251 del senatore Malan, che parlava espressamente di conflitto di interessi.

Il fatto che sia stato dichiarato improponibile - perché si fa riferimento soltanto al titolare di cariche di governo - mi risulta avere una sua logica, anche se non la condivido. Peraltro, nel clima di disponibilità, almeno dichiarata, a ragionare sulle tematiche anticorruzione, vorrei proporre a lei, signor Presidente del Senato, una riformulazione, nel senso di mantenere come proposta subemendativa soltanto il primo comma e spiego perché. Peraltro il primo comma andrebbe modificato facendo riferimento titolari di cariche di governo e a tutti i pubblici amministratori, in modo tale che i pubblici amministratori facciano riferimento alle esplicite previsioni dell'emendamento del senatore Malan, all'insieme dell'articolo 2 del disegno di legge. Ci tengo a segnalare questo fatto perché con questo primo comma si prevede semplicemente l'obbligo di dichiarare la sussistenza di casi di conflitto di interessi per i titolari di cariche di governo e per tutti i pubblici amministratori (quindi, conflitto di interessi tra la carica di governo o - comunque pubblica - e ogni interesse economico privato astrattamente idoneo a condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche ricoperte).

Concludo chiedendo una riconsiderazione del parere e della dichiarazione di improponibilità, ricordando che mi collego direttamente all'articolo 12 della Convenzione ONU del 2003 anticorruzione, che addirittura fa riferimento, proprio per prevenire ai conflitti di interessi, a tutti i pubblici ufficiali: questa norma è vigente e cogente per il nostro ordinamento. Proporre questo obbligo di dichiarazione, e nulla più, per i pubblici amministratori credo oltre che un dovere etico da parte nostra, sarebbe anche un dovere di adempimento agli obblighi internazionali. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Lei pertanto riduce sostanzialmente la sua proposta emendativa al capoverso 1-bis.

CASSON (PD). Sì, Presidente, al capoverso 1-bis, cui si aggiungono tutti i pubblici amministratori, così che c'è il coordinamento diretto con la norma; e, là dove si parla di «sussistenza di casi di conflitto di interessi», vorrei aggiungere le seguenti parole «o comunque pubblica».

VITA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITA (PD). Signor Presidente, aggiungo la mia firma a tale emendamento.

PRESIDENTE. Ho dichiarato l'improponibilità degli emendamenti sulla tematica del conflitto di interessi perché non è questa la sede propria per discuterne.

Quanto al testo modificato del suo emendamento, sarei molto perplesso sulla individuazione di un interesse economico astrattamente idoneo a condizionare l'esercizio delle funzioni; però non voglio aprire un dibattito su questo punto. Anzi, forse ho già manifestato troppo la mia opinione sull'espressione «astrattamente idoneo».

Poiché, quando vi sono i presupposti, come in questo caso, vorrei dare all'Assemblea la possibilità di un confronto, dichiaro ammissibile l'emendamento del senatore Casson, che lascia vivo solo il capoverso 1-bis, in quanto non introduce nuove motivazioni di conflitto di interessi ma impone soltanto un obbligo di comunicazione. Ma adesso spetta al Governo esprimere il parere, prima che sia messo in votazione, a meno che il Governo non chieda tempo.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo non ha bisogno di chiedere tempo, perché aveva già predisposto i pareri per la Commissione, e il parere è contrario.

MORANDO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, credo che Lei abbia fornito un contributo importante consentendo questa discussione, perché abbiamo un parere favorevole del Governo su una proposta, l'emendamento 2.0.251, che afferma che l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni anche potenziali di conflitto d'interesse. Questa proposta del senatore Malan è assolutamente opportuna, perché l'esistenza di conflitti d'interesse non dichiarati e non trasparenti mina alle fondamenta il principio di trasparenza che viene affermato in generale dall'articolo 2.

Detto questo, la invito a riflettere sul punto, sottosegretario Augello: può darsi che la formulazione debba essere rivista per qualche aspetto - e in questo senso un accantonamento sarebbe assolutamente ragionevole - ma la domanda è molto semplice. Su quale base l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni di conflitto d'interesse? Da che mondo è mondo, per farlo si deve partire da un presupposto, ossia una dichiarazione del soggetto interessato che renda trasparenti e conosciute le potenziali situazioni di conflitto d'interesse. Non c'è nessun altro modo per rendere agibile concretamente la proposta del senatore Malan, se non l'esistenza di una banale e normale dichiarazione del soggetto interessato, che afferma di avere una situazione potenziale di conflitto d'interesse a proposito di questo tema oppure, sotto la sua responsabilità e sotto il vincolo del suo onore, di non avere alcuna ragione di conflitto d'interesse.

Volete dialogare? Se la norma positiva del senatore Malan può essere accolta da tutti, è chiaro che bisogna creare il presupposto perché sia effettivamente agibile. Perché sia agibile, ci vuole una dichiarazione di partenza del soggetto interessato. Il testo originario dell'emendamento del senatore Casson affrontava problemi di ordine più particolare, quindi una valutazione negativa poteva starci tutta sotto il profilo sia dell'ammissibilità sia del merito. Ma una volta ridotta la questione a questo tema, (tutti d'accordo affermiamo che bisogna che l'amministrazione verifichi l'insussistenza del fondamento di situazioni potenziali di conflitto d'interesse), facciamo fare al soggetto amministratore pubblico interessato una dichiarazione sul suo onore sopra l'insussistenza, oppure la sussistenza di un parziale conflitto d'interesse, che naturalmente dovrà essere risolto secondo le regole di ciascuna di quelle amministrazioni.

Francamente un parere negativo su questo punto potrebbe essere motivato dalla presenza di qualche aspetto che non va nel testo (come un aggettivo o una parola), ma trovo assolutamente incomprensibile che si neghi che, al fine di attuare una norma che tutti consideriamo positiva, ci voglia un presupposto in una dichiarazione soggettiva. (Applausi dal Gruppo PD).

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, collega Morando, per la verità è inutile negare che il parere era stato dato sull'intero articolo. Se vuole, lo accantoniamo, anche perché poi bisogna vedere a chi bisogna rendere queste dichiarazioni, ma proprio per quello che lei dice - cioè che non è immaginabile un altro sistema - non sono del tutto certo che dobbiamo normarlo per legge, nel senso che si può fare in via amministrativa. Questa è la mia opinione.

Tuttavia, siccome ho dato un parere che ovviamente avevo predisposto per la Commissione su un articolo molto più complesso, sterminato, che si proponeva di lanciare una consueta crociata su altri argomenti, non ho problemi: possiamo accantonarlo, ma ho bisogno di un po' di tempo. (Applausi del senatore Ramponi).

PRESIDENTE. Accantoniamo dunque l'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 (testo 2), che consta del solo capoverso 1-bis del testo originario, perché il senatore Casson ha ritirato il resto del testo. Accantoniamo anche il 2.0.251 (testo 2).

L'emendamento 2.0.500 è improponibile.

BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, lei ha dichiarato improponibile questo emendamento...

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo una cortesia. Già la Presidenza si è pronunciata e ha preso atto dei rilievi dei colleghi; se ogni volta che vi è un emendamento improponibile devo dare la parola ai presentatori che insistono per la votazione, allora non chiuderemo il provvedimento nemmeno la prossima settimana.

Quindi, senatore Bruno, naturalmente darò la parola a tutti i colleghi che la chiederanno e non la negherò, ma pregherei lei e tutti i senatori che eventualmente interverranno nel prosieguo per insistere sulla votazione di emendamenti dichiarati improponibili, di limitare i loro interventi a due minuti.

BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, lo farò sicuramente. Consideravo che probabilmente lei ha dichiarato improponibile l'emendamento 2.0.500 per gli stessi motivi del precedente emendamento. Tra l'altro, ho sentito due volte il Sottosegretario esprimere un parere contrario per la complessità dell'emendamento stesso.

Quindi, colgo anche queste necessità e le chiedo, se possibile, di dichiarare proponibile tale emendamento, soltanto per quanto riguarda le lettere a) e i). La lettera a) riguarda la terzietà della pubblica amministrazione e quindi la necessità di tentare il ricorso a piene mani in tutte le amministrazioni allo spoils system, che spesso riduce i dirigenti a semplici nominati per volontà politiche.

PRESIDENTE. Non mi sento di accedere alla sua richiesta, senatore Bruno.

L'emendamento 2.0.2 (testo corretto), che tratta dei limiti delle retribuzioni dei dipendenti della pubblica amministrazione, è improponibile.

Il successivo emendamento 2.0.250 (testo corretto) è ugualmente improponibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.252/1.

CASSON (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto, molto rapida, per far comprendere di cosa si tratta. L'emendamento 2.0.252 del senatore Malan fa riferimento alla tutela del dipendente pubblico che segnala degli illeciti; il mio emendamento 2.0.252/1 vorrebbe introdurre un riferimento, oltre al dipendente pubblico che fa delle segnalazioni per fatti gravi per illeciti, anche al dipendente privato. Per quale motivo?

Il richiamo espresso è alla Convenzione di Strasburgo del 1999 e alla Convenzione ONU del 2003, quest'ultima ratificata durante questa legislatura. In particolare, gli articoli 7 e 8 della Convenzione di Strasburgo e gli articoli 12 e 21 della Convenzione dell'ONU fanno riferimento a illeciti commessi nel corso dell'attività privata e successivamente, rispettivamente agli articoli 22 della Convenzione di Strasburgo e 32 e 33 della Convenzione dell'ONU, si fa richiesta agli Stati firmatari di provvedere alla tutela di coloro che segnalano illeciti nell'ambito di fatti che concernono la pubblica amministrazione, anche con specifico riferimento ai privati. Quindi, semplicemente per adempiere a questo obbligo delle Convenzione internazionali, si vorrebbe estendere tale tutela a chiunque faccia una segnalazione firmata, sia esso dipendente pubblico oppure privato.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 2.0.252/1, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Senatrice Incostante, nel corso della votazione hanno alzato la mano solo due colleghi dai banchi dell'opposizione: se vogliamo fare una votazione di controprova la facciamo per non turbare gli animi, ma, mi creda, non ve ne sono i presupposti.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, avevamo chiesto di controllare.

PRESIDENTE. Ho i senatori Segretari qui accanto deputati a questo.

INCOSTANTE (PD). Se lei si fa dare il tabulato, Presidente, può vedere che palesemente ci sono dei banchi vuoti dove sono stati espressi dei voti.

PRESIDENTE. Al voto immediatamente successivo faremo una verifica accurata.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.252/2.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.252/2, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/3, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/4, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/5, presentato dai senatori D'Alia e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.252/6, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.0.252/7, presentato dal senatore Casson e da altri senatori, fino alla parola «appartenenza».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.0.252/7 e l'emendamento 2.0.252/8.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.252, presentato dal senatore Malan.

È approvato.

L'emendamento 2.0.4 è improponibile.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.5, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.6.

ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, vorrei fare delle considerazioni di carattere generale, che riconducono poi al tema importantissimo definito da questo emendamento (la ringrazio di averlo dichiarato proponibile dopo una prima deliberazione diversa).

In altri campi, non nell'attività legislativa, si dice abitualmente che più indizi fanno una prova; allora, mi domando come dobbiamo definire (lo chiedo anche al sottosegretario Caliendo, che per la sua professione ha esperienza di questioni giudiziarie) la sequenza di più prove: quando vi sono più prove, ripetute prove chiare. Credo che in questo caso non possiamo che parlare di recidività o di rei abituali, o comunque di comportamenti illegali ripetuti.

Veniamo invece alla questione che stiamo trattando, e cerchiamo di investigare quale sia la volontà e l'intenzione del Governo rispetto ad un provvedimento anticorruzione; cerchiamo di definire questo atteggiamento del Governo da una serie di comportamenti, l'ultimo dei quali è il parere contrario sugli emendamenti 2.0.5. e 2.0.6. Abbiamo già notato un comportamento sostanzialmente di boicottaggio da parte del Governo sul provvedimento nel suo complesso. Non trovo altro modo per definire la mancanza di presentazione della relazione tecnica al Senato e alla 5a Commissione se non un boicottaggio al procedimento legislativo.

Presidente Schifani, ieri lei ha ricordato, opportunamente, come siamo giunti all'assegnazione all'Aula di questo provvedimento senza relatore e senza che la Commissione avesse potuto esprimersi sugli emendamenti, e cioè a motivo delle reiterate pressioni dell'opposizione in Conferenza dei Capigruppo. Le pressioni dell'opposizione in Conferenza però non erano rivolte né alle Commissioni di merito né alla 5a Commissione, di cui mancava il parere, bensì al Governo che non aveva espresso il prescritto parere tecnico, senza il quale la 5a Commissione non poteva pronunciarsi.

Faccio un'osservazione di carattere generale che ha a che vedere con la questione in esame ma, più in generale, con i rapporti tra Parlamento e Governo: signor Presidente, quando il Governo presenta un ritardo così consistente, una così forte contraddizione con se stesso, dal momento che non esprime un parere tecnico su un provvedimento di sua iniziativa, se l'opposizione chiede alla Presidenza del Senato di agevolare i lavori dell'Aula e delle Commissioni cercando di velocizzare le procedure, è evidente che l'obiettivo è di sollecitare il Governo, e non la Commissione ad esprimere un parere che non può dare in mancanza della relazione tecnica del Governo.

Non voglio apparire scortese, signor Presidente, ma ho avuto conoscenza diretta di moltissimi casi in cui i Presidenti del Senato hanno indotto il Governo ad intervenire, con la loro autorevolezza, che ella possiede pienamente e che quando viene esercitata è da tutti apprezzata: stamattina l'ho applaudita convintamente per la sua decisione. In questo caso, signor Presidente, le chiedo un intervento sul Governo. Infatti, intervenire sulla Commissione, che non può decidere in mancanza del parere del Governo, è praticamente inutile. In questo caso, abbiamo avuto a che fare con un vero e proprio boicottaggio del Governo.

Possiamo ugualmente dire che vi sia stata una convinta manifestazione di volontà del Governo, nella vicenda di cui abbiamo discusso fino a pochi minuti fa, nel far passare se stesso come Autorità indipendente. Possiamo dire che questo sia stato un modo attraverso il quale si è tentato di far diventare leggibile una volontà autentica, sostanziale, di dare esecuzione alla discussione di ieri, al contenuto della Convenzione ONU e soprattutto allo spirito del provvedimento? Penso che anche questa sia una prova del mancato interesse del Governo rispetto all'oggetto del provvedimento.

Veniamo ora ai due emendamenti in esame, il 2.0.5 e il 2.0.6. Abbiamo su di essi un parere negativo del Governo e, sebbene l'Aula lo sappia, credo sia opportuno ripeterlo, perché essi chiedono sostanzialmente che venga abolita l'equiparazione tra grandi eventi e terremoti, alluvioni, grandi calamità naturali, che richiedono, questi sì, normative eccezionali e d'urgenza. Certamente, invece, ciò non è richiesto per organizzare processioni religiose, corse ciclistiche, manifestazioni sportive o culturali. Il Governo a questi emendamenti dà parere negativo, e lo fa ben conoscendo la storia del nostro Paese negli ultimi anni e ben avendo registrato cosa questa normativa illegale e incostituzionale ha determinato, non solo come comportamenti di rilevanza penale, ma in termini di diffusione di un malcostume nazionale e per aver alimentato una mentalità che noi ritroviamo diffusa in altri provvedimenti; inoltre vediamo che oggi, domani, dopodomani le soglie per le gare si alzano, le progettazioni non si compiono e vengono affidate ai costruttori e agli esecutori delle opere pubbliche. Queste sono le fonti sostanziali della corruzione! È qui che nasce la corruzione, signor Presidente, e se il Governo dà parere negativo a emendamenti che vogliono eliminare alla radice la possibilità che si determinino le condizioni della corruzione, questo significa una sola cosa: che il Governo la lotta alla corruzione non la vuole fare! (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Serra. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, vorrei solo chiedere ai colleghi del Gruppo del Partito Democratico di aggiungere la firma agli emendamenti 2.0.5 e 2.0.6.

Vorrei significare che proprio nella discussione originaria, quando abbiamo parlato del famoso articolo 1 e della possibilità di istituire l'Autorità nazionale anticorruzione, il Governo ha proposto di inserire nel previsto comitato la Corte dei conti. Oggi in queste proposte si afferma qualcosa di molto più semplice ed efficace, che rimette nell'alveo dei principi costituzionali e della funzione naturale del giudice della spesa pubblica (che è la Corte dei conti) il rapporto tra l'amministrazione e gli organi di controllo, cioè il ripristino del controllo preventivo di legittimità sulle ordinanze di protezione civile.

Mi riferisco all'emendamento 2.0.6, ma anche al 2.0.5 per la separazione tra le procedure di protezione civile e quelle che impropriamente vengono mutuate da queste per accorciare i tempi e supplire ad un'inefficienza, presunta o reale, dell'amministrazione pubblica, cioè all'equiparazione dei grandi eventi alla protezione civile e all'emergenza vera, cui si fa fronte con atti d'urgenza. Questo è un tema che in quest'Aula abbiamo avuto la necessità di discutere più volte. Il Governo - ricorderete - ha avuto anche un sostanziale ripensamento, legittimo, anche sull'introduzione della Protezione civile Spa.

Io credo che oggi questi due emendamenti siano la naturale e logica conseguenza del dibattito che è avvenuto, e se il Governo fosse realmente aperto a una discussione di merito sulle questioni relative alla impermeabilizzazione dell'amministrazione ai fenomeni corruttivi, per coerenza dovrebbe ripristinare un principio di legalità, efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione, stabilendo che è necessario che qualcuno abbia la competenza di stabilire se un'ordinanza viene adottata perché vi è un evento imprevedibile e quindi è legittimo fare ricorso a procedure che - lo ricordo - vanno in deroga ad ogni regola (comunitaria, di libero mercato, di concorrenza e di trasparenza) o se, peraltro, è possibile fare in modo che un grande evento, previsto e addirittura fissato dal Governo, possa essere fronteggiato con procedure ordinarie.

Io capisco che ormai anche per l'Expo 2015, da quando siamo partiti ad oggi, neanche con le ordinanze di Protezione civile e con le procedure di massima urgenza possibile riuscirete e riusciremo a farlo, purtroppo. Credo però che queste siano due norme di buonsenso rispetto a cui il Governo dovrebbe modificare il proprio parere, invitando l'Aula ad approvarle; in questo modo, si ripristinerebbe un concetto di buona amministrazione che si fonda sulla responsabilizzazione, la formazione e la cultura dell'amministrazione che un politico può avere o non avere. Noi dobbiamo ricostruire tale concetto; altrimenti, stabiliamo regole che servono solo a violare sistematicamente i principi della Costituzione. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e PD).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, anch'io chiedo di poter aggiungere la mia firma e quella di tutti i componenti del mio Gruppo all'emendamento 2.0.6. Tra l'altro, avrei voluto chiedere di poterla aggiungere anche all'emendamento 2.0.5, prima che venisse posto ai voti. Siamo tanto più motivati a farlo, se si considera che io non ho potuto intervenire personalmente a sostegno dell'emendamento 2.500, perché colto di sorpresa dalla velocità della sequenza delle votazioni.

Nel nostro emendamento 2.500 avevamo messo bene in evidenza l'argomento del peso dei grandi eventi in rapporto alla Protezione civile. Siamo ancora più motivati, in questa firma, se si considera che il nostro Gruppo ha già presentato un preciso e semplicissimo disegno di legge, in cui si propone, con la massima chiarezza, di separare per sempre la Protezione civile dalla gestione dei grandi eventi. Tale nesso è ritenuto fisiologicamente ed ontologicamente pericolosissimo, perché accende una possibilità di azioni corruttive in una rete che è difficilmente dominabile dalla conoscenza pubblica. Consideriamo pertanto tutto ciò un elemento degno della massima e della più fervida attenzione. (Applausi del senatore Pedica).

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, avevo già illustrato gli argomenti per cui il Governo aveva dichiarato la propria contrarietà in sede di espressione dei pareri. Utilizzerò quindi questa dichiarazione per ribadire alcuni punti, che credo i colleghi Pardi e D'Alia già conoscano, ma sui quali non ho alcuna difficoltà a tornare. Vorrei cogliere inoltre l'occasione per esprimere il parere sull'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 (testo 2), a prima firma del senatore Casson.

Cominciamo dalla questione della Corte dei conti. Noi sappiamo che la situazione attuale prevede un controllo della Corte dei conti a valle e non a monte delle materie che sono state indicate in questo emendamento; quindi, il problema della presenza della Corte dei conti è circoscritto ai controlli che si potrebbero e si dovrebbero preventivamente esercitare limitatamente alle ordinanze di Protezione civile. Abbiamo già detto che le ordinanze di Protezione civile non sono sottoposte a questo controllo perché sono atti regolatori generali che hanno natura di normativa primaria. Ribadiamo pertanto in questa sede la contrarietà del Governo a modificare l'ordinamento con questo emendamento.

Per quanto riguarda invece l'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 (testo 2), vorrei anzitutto scusarmi perché nel subemendamento avevo capito che i pubblici amministratori sostituivano i membri di Governo, mentre invece restano sia i membri di Governo che i pubblici amministratori. Così stando le cose, per i membri di Governo è già previsto dalla legge Frattini (articolo 5 della legge n. 215 del 2004) che venga fatta una dichiarazione al medesimo organismo, con il vantaggio che viene anche spiegato dettagliatamente cosa si deve dichiarare. Quindi, il Governo difenderebbe la norma esistente. L'altra addirittura irrompe sul testo unico degli enti locali, dove peraltro ci sono già delle previsioni specifiche per tutte le incompatibilità che viaggiano e camminano di seguito alle questioni che potrebbero determinare un'ineleggibilità.

Di conseguenza, il Governo conferma il proprio parere contrario. (Applausi del senatore Ramponi).

PRESIDENTE. Sostanzialmente, signor Sottosegretario, lei ha sciolto la riserva sull'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2 (testo 2) e ha confermato il parere contrario sull'emendamento 2.0.6.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.6, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

(Vivaci commenti dai banchi dell'opposizione. Su invito del Presidente, i senatori Segretari effettuano una verifica della regolarità dello svolgimento della controprova).

Non è approvato.

Procediamo ora alla votazione degli emendamenti 2.0.251 (testo 2)/2 e 2.0.251 (testo 2), precedentemente accantonati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.251 (testo 2)/2.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento. 2.0.251 (testo 2)/2, presentato dal senatore Malan.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Prima di passare alla successiva votazione, prendo atto e faccio tesoro delle parole del senatore Zanda, che ho ascoltato con il dovuto e massimo interesse, su quella che può essere l'attività e l'esercizio delle funzioni della Presidenza del Senato, al fine di spendere l'autorevolezza della carica del Presidente del Senato per intervenire non soltanto sulle Commissioni, ma anche sul Governo: e lo faremo. Le segnalo che, come avevo comunicato in Conferenza dei Capigruppo, su questo disegno di legge il 23 maggio il Presidente del Senato aveva scritto addirittura al Governo per sbloccare il parere della Commissione bilancio.

A questo punto, colleghi, resta ancora da votare l'emendamento 2.0.251 (testo 2), presentato dal senatore Malan.

Lo metto ai voti.

È approvato.

Data l'ora, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta, e sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 12,55, è ripresa alle ore 15,03).

Presidenza della vice presidente MAURO