come si apprende dalla lettura di un articolo apparso sul blog "Dagospia" l'8 giugno 2011, «Gli esordi delle nuove trasmissioni della Raitre diretta da Paolo Ruffini vanno di flop in flop. Anche se i critici tv di Corriere (Grasso) e Repubblica (Dipollina) preferiscono glissare sugli ascolti nelle loro recensioni, "Hotel Patria" di Mario Calabresi è approdato in prima serata con una sonora batosta di share: il 5,7%. Ma il direttore della Stampa è in buona compagnia. Non sono poche le nuove trasmissioni della rete, varate da Ruffini dopo la parentesi Di Bella e il reintegro deciso dal giudice del lavoro, che hanno fatto registrare percentuali puntualmente sotto la media di rete, che gravita intorno al 9%. Il flop più clamoroso resta quello di Maria Luisa Busi: quattro puntate tra il 4 e il 5% di share, poi la chiusura»; lo stesso blog riporta un articolo de "La Stampa" dello stesso giorno, ove si legge: «Peggio di lei al debutto ha fatto solo "Ci tocca anche Vittorio Sgarbi", trasmissione di Vittorio Sgarbi che parlava di Vittorio Sgarbi, condotta da Vittorio Sgarbi e vista quasi esclusivamente dai parenti di Sgarbi, dato che in prima serata su RaiUno ha raccolto un tremendo 8,7%, record negativo da guinness. Questi dati fanno flettere sul futuro della tv pubblica, specie ora che Michele Santoro se n'è andato»;
si legge ancora: «Un'altra invenzione di Ruffini, però, stenta da diverse settimane: "Mi manda Raitre" condotto da Edoardo Camurri. Dalla prima puntata, in onda il 29 aprile (6,33%), lo share del programma ha gravitato tra un minimo del 4,24% (27 maggio) e un massimo del 6,52% (3 giugno). Performance non esaltante, ben al di sotto della media». Nei giorni scorsi, mentre il quotidiano "Libero" ha titolato: "Calabresi Flop, Raitre senza odio non funziona più", Francesco Borgonovo su "La Stampa", giornale diretto dallo stesso Calabresi, ha elogiato la trasmissione. È vero che la televisione di qualità, soprattutto la Rai che dovrebbe perseguire la finalità di un' informazione pubblica al servizio dei cittadini e dell'indipendenza ed autonomia giornalistica,non dovrebbe essere basata sulla "mannaia" degli ascolti, tuttavia lo share ed il numero dei teleutenti riescono a determinare il favore del pubblico scadenzando i palinsesti;
come riporta Aldo Grasso per il "Corriere della sera": «Era emozionato Mario Calabresi, persino un po' impacciato, di quel didascalico impaccio che ti assale quando racconti storie positive, quando abbozzi ritratti di persone pregevoli, quando ti abbandoni a esercizi di ammirazione. «Hotel Patria» è l'antitesi di «Albergo Italia», esplorazioni di Guido Ceronetti in quell'Italia degli anni '80 che gli appariva come un grande albergo del malessere, del fastidio, dell'insonnia. Qui, invece, l'esplorazione è dedicata alla scoperta degli italiani di oggi, dei loro valori, dei loro sentimenti e della loro volontà di non arrendersi mai, anche quando le cose non vanno come si vorrebbe (Raitre, lunedì, ore 21,08). Il direttore de "La Stampa" esordisce con un impegnativo intendimento: «Voglio raccontarvi la passione, il coraggio, l'amore e il talento degli italiani». Ma per non rendere stucchevole il racconto, per non spargere troppa melassa su storie edificanti, Calabresi si mette in discussione, raccontando la sua infanzia milanese, confessando i suoi trascorsi scolastici nella scuola di via Paravia, dalle parti di San Siro. E narra di un tram, il 24 (ma che ora è diventato il 16 e prima ancora, quando stavo da quelle parti, era il 38, uno sferragliare ansimante da piazzale Axum a piazzale Susa), che divideva il quartiere in due parti distinte: a sinistra (dando le spalle allo stadio) il quartiere residenziale dei sciuri, a destra le case popolari. Ora quella scuola conta più bambini stranieri che italiani, è un crogiuolo di integrazione. Ma c'è anche posto per Domenico Lillia, macellaio di Musso, sul lago di Como, diventato costruttore di barche a vela tra le migliori al mondo; per un guardiano del faro, per Dino Meneghin e Vinicio Capossela. Costretto da una struttura teatrale di stampo elisabettiano (più simile però a una piccionaia), Calabresi racconta con amore la nostra patria (deriva da «patrius» paterno), convincendo anche chi soffre nel vederla perire, come se fosse una vera patria»;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
il fiasco di share, del 5,7 per cento, per l'esordio del direttore de "La Stampa", Mario Calabresi, con la trasmissione "Hotel patria", che è auspicabile che possa avere maggior successo in futuro, potrebbe disincentivare gli investimenti pubblicitari ad una televisione pubblica che chiede addirittura l'aumento del canone in anticipo per sopperire alla risoluzione del contratto con Santoro;
il flop degli ascolti,inanellati dalla Rai3 di Ruffini, venuto dopo l'ex direttore Di Bella, dalla Busi allontanata per il 4 per cento di ascolti, alle "batoste" di Camurri per il nuovo "Mi Manda Raitre" che raggiunge ascolti tra il 4 ed il 6 per cento di share, ben al di sotto alla media di rete del 9 per cento, dovrebbe indurre la terza rete Rai a riconsiderare i palinsesti affidando i programmi in maniera diversa da esigenze che potrebbero apparire clientelari per accontentare qualche amico degli amici per finalità personali e particolari di consenso,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo sulle questioni illustrate in premessa attesi gli obblighi, in termini di un'efficiente gestione aziendale, assunti dalla Rai con la sottoscrizione del Contratto di servizio.
(2-00368)