Allegato B
Testo integrale della senatrice Mongiello nella discussione sull'informativa del Ministro della salute sui rischi connessi alla diffusione del batterio Escherichia coli
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, ritengo che faremmo un cattivo servizio alla nostra intelligenza e alla dignità di quest'Aula se fingessimo di essere di fronte ad una emergenza sanitaria, ad una minaccia di pandemia, quand'anche tale minaccia, come nel caso dell'influenza aviaria e della febbre suina, si rivelasse fortunatamente innocua. I dati ci dicono che in Italia questo allarme non ha ragion d'essere e che anche l'allerta comunitaria doverosamente lanciata dall'Efsa di Parma dopo i casi di intossicazione tedeschi e nordeuropei va rapidamente ridimensionandosi. Il vero allarme è quello che riguarda i nostri produttori agricoli, che hanno pagato e stanno pagando un altissimo prezzo alle comprensibili paure dell'opinione pubblica e alle meno comprensibili miopie del Governo del nostro Paese.
Lo dico, signor Ministro, perché è stata di solare evidenza l'attrezzatura concettuale inadeguata, inefficace, dannosa, con cui si è proceduto. Un paio di comunicati in burocratese da parte del Ministero della salute, silenzio assoluto da parte del Ministero delle politiche agricole. Sia chiaro: io non metto in dubbio la diligenza, lo scrupolo, l'impeccabilità dei controlli messi in atto. Dico solo che nella società della comunicazione un approccio burocratico alla questione della sicurezza alimentare è più antiquato e ridicolo delle crinoline a un rave party.
Il dire e non dire degli alti burocrati ministeriali, caro ministro Fazio, quel loro nascondersi dietro formule polverose e insulse, è esattamente quello che ci vuole perché il cittadino comune si preoccupi, pensi che ci sia sotto qualcosa, nel dubbio si lasci prendere, se non dalla psicosi, quanto meno dalle suggestioni. Intendiamoci, non è solo un problema di terminologia: sarebbe meglio esprimersi con più chiarezza, ma ciò che dice il Governo "non questo Governo in particolare; qualsiasi Governo" deve fare i conti con un po' di diffidenza dell'opinione pubblica. In ogni caso ci siamo limitati a questo; e si sono visti i risultati, con le nostre buonissime insalate, i nostri succulenti pomodori, i nostri magnifici ortaggi lasciati a marcire nei mercatini, nel banco dell'ortofrutta dei supermercati, e così via. Il danno al settore viene valutato nell'ordine di cento milioni di euro. Credo, onorevoli colleghi, che non debba fare impressione solo l'entità della cifra, ma anche che questo danno va ad incidere in modo diffusivo su un comparto già stremato. Il biennio 2008-2009 è stato terrificante per il reddito agricolo in Europa, che ha perso più del 25 per cento. Ma nel 2010 è risalito in quasi tutti i paesi dell'Unione. Ho bisogno di dirvi che in questo "quasi", purtroppo, rientra l'Italia? Ma l'Esecutivo dice ormai da anni agli agricoltori quello che Totò diceva in un suo vecchio film: "Arrangiatevi". Ed in effetti sono state le organizzazioni agricole a farsi carico di un'azione di contrasto alle ingiustificate psicosi di questi giorni.
Si poteva fare altro? Si poteva fare meglio? Io direi proprio di sì. Perché ad esempio, onorevoli colleghi, prima dei nostri ortaggi erano finiti nell'occhio del ciclone i cetrioli spagnoli. Ne sono usciti, perché è intervenuta tempestivamente e in modo inequivoco l'Agenzia nazionale spagnola per la sicurezza alimentare, cioè un organismo indipendente dal Governo e scientificamente qualificato che ha potuto aprire immediatamente un dossier, compiere le necessarie verifiche e scagionare gli incolpevoli cetrioli iberici. I nostri non hanno avuto la stessa fortuna: perché questo Governo da tre anni ritarda o impedisce l'istituzione della nostra Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, che il Governo Prodi aveva istituito nel gennaio del 2008 e che attende i decreti attuativi dal concerto dei Ministeri dell'onorevole Fazio e dell'onorevole Romano.
Perché la ritarda? Perché i nostri colleghi della Lega Nord hanno in orrore che qualsiasi istituzione pubblica possa sorgere a Sud della Linea gotica. Che facciamo? Mentre vogliamo prendere i Ministeri e portarceli in Lombardia, apriamo un'Authority in Puglia? Così, grazie a questo e alle resistenze di corporazione delle alte burocrazie del Ministero della salute, siamo l'unico grande Paese europeo che non ha questo organismo. Abbiamo l'Agenzia europea, certo, che da Parma parla con le Agenzie nazionali di tutti i Paesi, tranne l'Italia. Si verifica così il triste paradosso che il Paese leader della buona alimentazione, la patria di quella dieta mediterranea che l'UNESCO ha recentemente dichiarato patrimonio immateriale dell'umanità, mostra di tenere in considerazione molto scarsa la salubrità dei suoi prodotti e la salute dei suoi cittadini.
Ecco, onorevoli colleghi, come si creano i danni. Che non vengono da una malaugurata mutazione dell'Escherichia coli, da una sempre possibile incrinatura dei nostri meccanismi di filiera, con l'ingresso colposo o doloso nel ciclo alimentare di sostanze che nuocciono alla salute; vengono - questi danni - da un ritardo culturale, da una sprovvedutezza concettuale che si rifiuta di comprendere il nesso fondamentale che c'è fra produzione agricola, zootecnica ed agroalimentare, ambiente e salute umana. Finché continueremo a immaginare che questi tre temi vanno affrontati in modo indipendente e scoordinato, finché non comprenderemo che la sicurezza alimentare è questione strategica, sia dal punto di vista socio-sanitario che economico che culturale, saremo ogni tanto chiamati in quest'Aula a dire parole amare sull'amara condizione dei nostri produttori e dei nostri consumatori. Vorremmo che questa fosse l'ultima volta. Vi ringrazio.
Testo integrale dell'intervento del Ministro della salute in sede di informativa sui rischi connessi alla diffusione del batterio Escherichia coli
Signor Presidente, signori senatori, ringrazio i Gruppi del Senato che mi danno l'opportunità di fare il punto sull'infezione da Escherichia coli O104:H4 che produce verotossine (Vtec) e causa diarrea emorragica e può determinare sindrome emolitico uremica (SEU)
LA CRONISTORIA DELLA CRISI
Il 22 maggio scorso attraverso il sistema di allerta rapido europeo (EWRS - Early Warning and Response System) la Germania ha segnalato un notevole aumento di casi di Sindrome Emolitico Uremica (SEU) e diarrea emorragica a partire dal 25 aprile scorso.
I decessi a questa mattina sono 26, di cui 18 tra pazienti colpiti da SEU.
I casi di infezione accertati, sempre a questa mattina, sono complessivamente 2.808 di cui 722 colpiti da SEU. Pertanto il rapporto dei casi di SEU sui casi totali di infezione è di circa 1 a 3.
La SEU è una complicanza delle infezioni intestinali da verotossina e colpisce in genere i bambini di età inferiore a 5 anni. Sorprendentemente, i pazienti più frequentemente coinvolti nel focolaio tedesco sono prevalentemente adulti e giovani adulti (l'88 per cento dei pazienti ha età superiore ai 20 anni), con una netta predominanza di donne (70 per cento tra i casi di SEU e 62 per cento tra i casi di infezione).
Nuovi casi di malattia continuano .ad essere riportati, indicando che il focolaio epidemico è tuttora attivo, anche se le autorità sanitarie tedesche hanno comunicato che i casi sono in diminuzione dal 23 maggio scorso.
Il focolaio è centrato nelle regioni del Nord della Germania, dove la maggior parte dei pazienti risiedeva oppure riportava di aver soggiornato (principalmente area di Amburgo, Nord e Bassa Sassonia. Nord Vestfalia).
Sono stati riportati casi (sospetti o confermati) anche in altri Paesi europei (Svezia 47 casi con un decesso, Gran Bretagna 11, Danimarca 18, Paesi Bassi 8, Francia 10, Svizzera 2, Austria 2, Spagna 1, Polonia 1, Finlandia 1, Lussemburgo 1, Norveglia 1, Repubblica Ceca 1), la maggioranza dei quali erano riconducibili a precedenti soggiorni nelle aree della Germania interessate dal focolaio epidemico. Soltanto per un caso, segnalato in Danimarca, non è stato possibile stabilire un legame epidemiologico con il focolaio tedesco.
Allo stato attuale la fonte epidemica resta sconosciuta. Le indagini microbiologiche condotte sugli alimenti, tuttora in corso, avevano permesso il 26 maggio di evidenziare positività per verotossina da due campioni di cetrioli di origine spagnola. Tuttavia, la positività non è stata confermata ed il 31 maggio 2011 il coinvolgimento dei cetrioli come fonte del focolaio è stato ufficialmente smentito da parte delle autorità tedesche, anche se questa mattina è stato comunicato che il batterio infettivo sarebbe stato rintracciato in residui di cetriolo in casa di una famiglia colpita da infezione.
In base ad evidenze di tipo epidemiologico le autorità tedesche ipotizzano dal 5 giugno che alla base dell'epidemia possa esserci il consumo di germogli vegetali di erba medica, lenticchie, fagioli azuki e fieno greco prodotti in uno stabilimento nei pressi di Amburgo. Per questo motivo, l'attività produttiva dello stabilimento è stata sospesa. Tuttavia, i primi esami di laboratorio sui campioni prelevati nello stabilimento hanno dato esito negativo. Altre analisi sono in corso a Berlino. Questa mattina una variante del batterio è stata scoperta in germogli di barbabietole olandesi esportati in Germania e Belgio.
Negli ultimi anni si sono verificate una ventina di infezioni da batterio E.coli e
in diversi casi la causa della contaminazione non è mai stata rintracciata, probabilmente perché gli agenti infettivi sono scomparsi dopo un certo tempo. In diversi casi, la contaminazione è derivata da semi utilizzati per la produzione di germogli, il che spiega perché le autorità sanitarie tedesche continuino a seguire questa "pista", anche se le prime analisi sono risultate negative.
Nel passato i focolai epidemici associati ai germogli sono stati fortemente localizzati alle aree di commercializzazione e distribuzione dei semi. Infatti, mentre il germoglio è deperibile e implica una distribuzione geograficamente limitata, al contrario la diffusione dei semi può essere molto vasta. Ciò si traduce nella possibilità di avere singoli focolai epidemici fortemente circoscritti (legati al consumo dei germogli), che possono però comparire anche a forte distanze (legati ai siti di distribuzione dei semi).
LA RISPOSTA DEL NOSTRO PAESE
A tutt'oggi in Italia non si è registrato alcun caso di infezione, né tra i cittadini
né tra turisti provenienti dalla Germania. Tuttavia, il nostro Paese e le nostre strutture sanitarie sono state immediatamente attivate per indagare e arginare il fenomeno.
Nel nostro Paese ha sede, presso l'Istituto superiore di sanità, il laboratorio di riferimento dell'Unione europea per Escherichia coli, compreso E.coli verotossigenico (VTEC), riconosciuto ai sensi del regolamento CE 882/2004 e diretto
dal dottor Alfredo Caprioli.
Il laboratorio sta esaminando i ceppi isolati ad Amburgo e ha già provveduto a diffondere presso tutti gli Istituti zooprofilattici del nostro Paese il metodo di screening, tramite esame PCR (Polymerase chain reaction), i cui risultati possono essere disponibili in sole 48 ore anziché in 6 o più giorni. Ha inoltre predisposto il materiale per effettuare gli esami di conferma, ove lo screening evidenziasse delle positività.
L'attività del nostro laboratorio è stata oggetto di apprezzamento da parte del commissario per le politiche della salute e dei consumatori John Dalli nel corso delle riunioni dei Consigli dei Ministri della salute e dell'agricoltura, svoltesi a Lussemburgo lunedì e martedì scorsi, e proprio questo pomeriggio il commissario Dalli farà visita al laboratorio.
I CONTROLLI DEI NAS
Il Comando dei NAS - su disposizioni del Ministro della salute e in seguito all'allarme tedesco sui cetrioli - dal 30 maggio ha avviato controlli mirati presso grandi depositi e mercati ortofrutticoli al fine di accertare l'eventuale presenza di cetrioli provenienti da Spagna, Germania, Olanda e Danimarca.
Tale attività ha determinato il sequestro cautelativo sanitario temporaneo (24 ore) di oltre 5 tonnellate dei suddetti prodotti agricoli e il prelevamento di 15 campioni, che alle analisi di laboratorio sono risultati regolari. Le partite sequestrate sono state conseguentemente dissequestrate.
Analoghe verifiche, di concerto con le Aziende sanitarie locali, sono state compiute su un insaccato di cervo prodotto da una ditta toscana con carne di provenienza polacca per il quale era giunta un'allerta dall'Austria. Anche queste analisi hanno escluso la presenza del batterio.
In relazione a segnalazioni di consumatori circa la vendita di prodotti ortofrutticoli freschi senza osservare l'obbligo di indicarne la provenienza, dal 4 al 8 giugno è stata organizzata una capillare ricognizione presso i mercati generali e rionali, tesa a verificare il rispetto della normativa in materia di etichettatura e obbligo di indicazione dell'origine, con i seguenti risultati: 1.136 punti vendita controllati; 151 irregolarità rilevate, pari al 13,29 per cento; 149 violazioni amministrative contestate ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 306/2002 (sanzione pecuniaria da 500 a 15.500 euro); 2 titolari di rivendite segnalati all'autorità giudiziaria per "frode nell'esercizio del commercio" (reclusione fino a 2 anni o multa fino a 2.065 euro).
I NAS stanno ora procedendo a controllare i produttori e gli importatori di semi per la produzione di germogli vegetali del nostro Paese.
Va sottolineato che questi controlli sono aggiuntivi rispetto ai controlli ordinari sui prodotti e produttori alimentari (di NAS, ASL, Istituti zooprofilattici), che sono oltre 450 mila l'anno, e tengono costantemente sorvegliati gli alimenti che arrivano sui nostri mercati e sulle nostre tavole.
Alcune organizzazioni di consumatori e alcuni parlamentari hanno chiesto nei giorni scorsi che il Governo adottasse ulteriori misure cautelari, come il blocco delle importazioni di prodotti ortofrutticoli dalla Germania. C'è anche chi ha invocato provvedimenti su pesci e i crostacei che non c'entrano assolutamente nulla con questa
infezione: ma forse si è trattato di una reminiscenza delle misure cautelari adottate per la contaminazione nucleare di Fukushima.
In realtà, altre misure cautelari non sono assolutamente necessarie, per due fondamentali motivi. In primo luogo perché l'infezione è localizzata nell'area del Nord della Germania. L'esperienza dei precedenti casi di epidemia da E.coli dimostra che questo tipo di infezioni, a differenza di quelle da virus influenzale che si trasmettono da persona a persona attraverso l'aria e dunque possono diffondersi in aree molto vaste con rapidità, restano confinate nel territorio di provenienza del batterio infettivo. Se volessimo utilizzare una metafora, potremmo dire che le infezioni virali di tipo influenzale sono come un sasso che cade in un lago e provoca cerchi concentrici che si espandono rapidamente, mentre le infezioni batteriche sono come un sasso che cade per terra e non provoca conseguenze al proprio intorno.
In secondo luogo perché le normali norme igieniche che non ci siamo stancati di ricordare in questi giorni (a partire dal lavaggio di frutta e verdura e delle mani) sono sufficienti a escludere anche il minimo rischio.
Bisogna inoltre ricordare che il consumo di frutta e verdura fresche, ove ben lavate, è e resta un costume positivo e raccomandabile per la salute e il benessere.
Vorrei a questo proposito rivolgere a tutti l'invito a non diffondere allarmi infondati, che possono generare inutili preoccupazioni tra i cittadini, possono modificare in modo negativo stili e costumi di vita e possono avere conseguenze molto gravi per i nostri produttori agricoli e alimentari.
IL SISTEMA DI CONTROLLI IN GERMANIA
Le comunicazioni pervenute dalla Germania hanno evidenziato nelle scorse settimane dati contraddittori, sia per quanto riguarda il numero di campioni prelevati ed analizzati, sia per il numero di decessi e di malati. Ciò indica una difficoltà di gestione dell'informazione, almeno tra i diversi Stati federali e l'Autorità centrale, che è stata sottolineata dalla stampa tedesca.
Questo aspetto è stato discusso anche nelle audioconferenze quotidiane tra gli esperti dei diversi Paesi europei: gli Stati membri hanno richiesto al Governo tedesco di condividere i dati delle indagini prima di venirne a conoscenza attraverso i media e di nominare un portavoce unico. Soprattutto perché le anticipazioni mediatiche spesso non sono state poi confermate dalle comunicazioni ufficiali. Esempio eclatante di tali dissonanze è stato il continuo riferimento ai germogli di soia, che in realtà sono di erba medica, lenticchie, fagioli azuki e fieno greco. Anche nel corso dei Consigli dei Ministri europei della salute ed agricoltura a Lussemburgo è stata sottolineata l'incompletezza delle informazioni, ma soprattutto le affrettate dichiarazioni espresse a livello Länder non suffragate da solide basi scientifiche.
Il rappresentante governativo tedesco ha sottolineato che ciò deriva dall'organizzazione federale della Germania. Al riguardo, desidero sottolineare che le
norme comunitarie, in materia di sicurezza alimentare, prevedono che, indipendentemente dai sistemi istituzionali dei singoli Stati membri, è l'Autorità centrale che risponde a livello internazionale circa la mancata applicazione delle norme comunitarie su tutto il territorio e le relative informazioni.
Mi permetto di ricordare che dal giugno 2010 ad oggi ben 3 crisi nel settore alimentare originate in Germania hanno finito per coinvolgere i consumatori europei: mozzarelle blu nel giugno 2010, diossina nelle uova e nelle carni suine nell'inverno scorso ed oggi l'E.coli.
IL SISTEMA ITALIA
Permettetemi di fare una considerazione ed un raffronto con il nostro sistema di controlli in materia di sicurezza alimentare. Storicamente la sicurezza alimentare è stata inserita nel contesto sanitario (Ministero della sanità, medici e veterinari provinciali e comunali) in quanto l'alimento è considerato fattore determinante ai fini
del conseguimento dell'obiettivo della tutela della salute sancito all'articolo 32 della Costituzione.
Oggi, pur in presenza di una ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, il modello organizzativo italiano appare il più adeguato ad affrontare tempestivamente le emergenze alimentari. Il Ministero della salute funge da cabina di regia centrale insieme all'Istituto superiore di sanità e agli Istituti zooprofilattici sperimentali; le autorità sanitarie centrali operano in stretta collaborazione con le Regioni, le Asl e il Comando carabinieri NAS. Questo modello organizzativo è stato in grado di risolvere tempestivamente crisi alimentari, generate in altri Paesi, in cui siamo stati coinvolti come la diossina in Belgio ed Irlanda e gli ultimi casi già ricordati provenienti dalla Germania.
LA RISPOSTA DELL'UNIONE EUROPEA
La Commissione ha seguito il diffondersi del focolaio fin dall'inizio, attivando le reti informative e organizzando riunioni e audioconferenze quotidiane tra esperti degli Stati membri e degli altri Paesi interessati.
Dell'infezione e delle sue conseguenze sull'agricoltura si è discusso nel Consiglio dei Ministri della salute già previsto lunedì scorso 6 giugno e in un Consiglio dei Ministri dell'agricoltura straordinario martedì scorso 7 giugno a Lussemburgo.
Va sottolineato che la Commissione dell'Unione europea non ha ritenuto di dover adottare nei confronti della Germania alcun provvedimento di blocco sui prodotti alimentari e nessun Paese comunitario ha adottato provvedimenti unilaterali.
Al contrario, la Commissione ha stigmatizzato e ha chiesto l'immediata revoca della decisione della Federazione Russa che il 2 giugno ha imposto un bando sui vegetali provenienti dall'UE, decisione giudicata ingiustificata e sproporzionata. Anche il Libano ha annunciato il 3 giugno un blocco analogo a quello russo, mentre il Canada ha deciso di introdurre misure temporanee per le importazioni dall'UE di cetrioli, lattuga e pomodori.
AZIONI DA INTRAPRENDERE
A nostro avviso è necessario indagare di più e meglio sulle modalità di diffusione del batterio, tenendo in considerazione anche il fattore umano, la lavorazione dei prodotti, le possibili contaminazioni generate sia in sede di produzione che di confezionamento.
In particolare, nel Consiglio dei Ministri della salute di Lussemburgo ho sollecitato interventi specifici per fronteggiare questa emergenza e per migliorare per il futuro il sistema dei controlli. In particolare ho suggerito:
una verifica tecnica sulla possibilità che il sierotipo identificato possa essere stato generato da una modifica o manipolazione avvenuta in laboratorio; un coinvolgimento da parte dell'Ufficio alimentare e veterinario comunitario per verificare la situazione in situ e coordinare le attività di controllo sanitarie; prevedere delle misure precauzionali comunitarie che contemplino un sistema di identificazione e differenziazione tra le sementi destinate al consumo diretto umano e quelle destinate all'uso agricolo (es. colorazione); lo studio di un progetto normativo che preveda il controllo sanitario diretto dei prodotti biologici poiché gli attuali controlli, affidati direttamente ai produttori con un sistema di tipo autoreferenziale, non garantiscono pari efficacia. Il vigente sistema di controllo alla produzione si caratterizza anche per incongruità come alcune deroghe o facilitazioni che possono generare situazioni come quella che stiamo affrontando. Mi riferisco ad esempio al sistema sanitario che disciplina i prodotti alimentari tradizionali per i quali non sono previste le eccezioni concesse ai prodotti biologici.
CONCLUSIONI
Siamo ovviamente soddisfatti che nel nostro Paese non si siano verificati sinora casi di infezione, ma siamo altrettanto certi che se si fossero verificati saremmo stati in grado di curarli tempestivamente.
Abbiamo imparato da questa esperienza non ancora conclusa che possiamo e dobbiamo migliorare il sistema di coordinamento europeo in caso di emergenze alimentari.
E abbiamo avuto la conferma che in Italia disponiamo di un sistema di intervento solido ed efficiente, di scienziati e laboratori che hanno meritato l'elogio e la riconoscenza dell'Europa. Un sistema che in passato, dalla pandemia influenzale dell'anno scorso fino ai casi più recenti di mozzarelle blu, uova alla diossina e rischi di contaminazioni nucleari da Fukushima, è stato in grado di rispondere con efficacia alle emergenze sanitarie e alimentari.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Belisario, Caliendo, Caselli, Castelli, Chiti, Ciampi, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Filippi Alberto, Gentile, Giovanardi, Lauro, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Poli, Ramponi, Stiffoni, Viceconte e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Dini, per attività della 3a Commissione permanente; Coronella, De Luca, Izzo e Piscitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Marino Ignazio Roberto Maria, Bosone, Poretti e Saccomanno, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); Carloni, Marcenaro (dalle ore 12), Nessa, Santini, Saro e Tofani, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Poli Bortone Adriana
Norme in materia di mediazione familiare, riconoscimento e disciplina della figura professionale del mediatore familiare (2759)
(presentato in data 08/6/2011 );
senatore Ceccanti Stefano
Modifica all'articolo 39 della legge 25 maggio 1970, n. 352, in materia di leggi del Parlamento che rendono superfluo un referendum già indetto (2760)
(presentato in data 08/6/2011 );
senatori Fleres Salvo, Ferrara Mario, Alicata Bruno, Burgaretta Aparo Sebastiano, Centaro Roberto
Modifica all'articolo 2, comma 283, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di assunzione obbligatoria dei vincitori dei concorsi pubblici espletati anteriormente alla data del 15 marzo 2008 (2761)
(presentato in data 08/6/2011 );
senatrice Della Monica Silvia
Modifiche alle disposizioni concernenti il Dipartimento della protezione civile, in particolare in materia di grandi eventi, e ripristino del controllo preventivo di legittimità sulle ordinanze di protezione civile da parte della Corte dei conti (2762)
(presentato in data 09/6/2011 );
senatrice Della Monica Silvia
Autorità nazionale anticorruzione (2763)
(presentato in data 09/6/2011 );
senatrice Della Monica Silvia
Modifiche agli articoli 267 e 275 del codice di procedura penale in materia di intercettazioni in relazione ai delitti contro la pubblica amministrazione (2764)
(presentato in data 09/6/2011 );
senatrice Della Monica Silvia
Misure di contrasto alla corruzione: modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di delitti contro la pubblica amministrazione (2765)
(presentato in data 09/6/2011 );
senatrice Della Monica Silvia
Modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 - Codice dei contratti pubblici in materia di: Banca dati dei contratti pubblici, divieto di arbitrato per i contratti pubblici, risoluzione del contratto di appalto a seguito di accertamenti di gravi responsabilità penali (2766)
(presentato in data 09/6/2011 );
senatrice Della Monica Silvia
Misure di trasparenza nell'assunzione di incarichi e divieto di assunzione di incarichi (2767)
(presentato in data 09/6/2011 );
senatori Cursi Cesare, Vicari Simona
Misure di liberalizzazione, per la concorrenza, la trasparenza e l'efficienza del mercato dei prodotti petroliferi (2768)
(presentato in data 09/6/2011 ).
Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli
In data 08/06/2011 la 1a Commissione permanente ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa per il disegno di legge:
"Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l'emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche e per la codificazione in materia di pubblica amministrazione" (2243) (Approvato dalla Camera dei deputati)
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro della giustizia, con lettera in data 7 giugno 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 - lo schema di decreto ministeriale recante ripartizione dello stanziamento iscritto nello stato di previsione della spesa del Ministero della giustizia per l'anno 2011, relativo a contributi in favore di enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (n. 371).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 2ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 29 giugno 2011.
Governo, trasmissione di atti e documenti
La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 19 e 20 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, due decreti concernenti:
l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa da parte del Arciconfraternita della SS. Trinità in Popoli (PE) sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2009 per il restauro e risanamento conservativo della Chiesa della SS. Trinità. La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 638);
l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa da parte del comune di Miglianico (CH) sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF per l'anno 2007 per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel centro storico di Miglianico. La predetta documentazione è stata trasmessa, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 13a Commissione permanente, competente per materia (Atto n. 639).
La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato, in data 1° giugno 2011, ai sensi dell'articolo 52, comma 4, lettera c), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, la relazione della regione Liguria, riferita all'anno 2010, concernente l'attuazione degli adempimenti previsti dall'accordo del 14 febbraio 2002 tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di accesso alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche e di indirizzi applicativi sulle liste di attesa.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CCI, n. 26).
Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, con lettera in data 30 maggio 2011, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, la relazione - riferita all'anno 2010 - sull'attività dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), sulla raccolta, trattamento e diffusione dei dati statistici della Pubblica Amministrazione e sullo stato di attuazione del programma statistico nazionale e allegato Rapporto, riferito alla medesima annualità, redatto dalla Commissione per la garanzia dell'informazione statistica a norma dell'articolo 12, comma 6, del citato decreto legislativo n. 322 del 1989.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. LXIX, n. 4).
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 30 maggio 2011, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 9 della legge 24 gennaio 1978, n. 14 - la comunicazione concernente la conferma del Commissario Straordinario dell'Ente Parco nazionale della Majella nella persona del dottor Franco Iezzi (n. 91).
Tale comunicazione è stata trasmessa, per competenza, alla 13a Commissione permanente.
Corte costituzionale, Presidenza
Il Presidente della Corte costituzionale, avvocato Alfonso Quaranta, con lettera in data 7 giugno 2011, ha comunicato di aver nominato Vice Presidente della Corte stessa il professor Paolo Maddalena.
Il Presidente della Corte costituzionale, avvocato Alfonso Quaranta, con lettera in data 7 giugno 2011, ha comunicato che la Corte stessa ha deliberato di conferire al dottor Alfio Finocchiaro, quale giudice più anziano che in assenza del Presidente e del Vice Presidente - professor Paolo Maddalena - presiede la Corte, il titolo di Vice Presidente.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 9 giugno 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche europee sulla sicurezza dalla criminalità (COM (2011) 335 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 21 luglio 2011.
Le Commissioni 1ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 14 luglio 2011.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede provvedimenti organici per il risanamento e la tutela dell'ambiente e del territorio (Petizione n. 1309);
il signor Paolo Botturi, di Brescia, ed altri cittadini sollecitano l'adozione di iniziative in materia di decorrenza di termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio (Petizione n. 1310);
il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:
nuovi provvedimenti a garanzia dei diritti del cittadino, con particolare riferimento alla tutela legale (Petizione n. 1311);
l'abolizione della figura del segretario comunale (Petizione n. 1312);
nuove norme in materia di società di gestione e riscossione delle tasse (Petizione n. 1313);
nuovi provvedimenti per la sicurezza dei cittadini, con particolare riguardo alle ore notturne (Petizione n. 1314);
interventi per la prevenzione e la cura della tubercolosi (Petizione n. 1315);
nuovi provvedimenti in materia di politica della casa (Petizione n. 1316);
nuovi provvedimenti volti ad assicurare l'equità fiscale (Petizione n. 1317);
un'ulteriore proroga dei termini per l'accatastamento dei fabbricati (Petizione n. 1318).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
I senatori Antezza e Di Giovan Paolo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02126 dei senatori Ceccanti ed altri.
I senatori De Lillo e Del Vecchio hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02220 del senatore Di Giovan Paolo.
I senatori Adamo, Astore, Bastico, Chiurazzi, Della Monica, D'Ubaldo, Ferrante, Giaretta, Incostante, Mazzuconi, Pegorer, Perduca, Pinotti, Poretti, Stradiotto e Vita hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02202 del senatore Ceccanti.
I senatori Maritati, Mazzuconi, Mongiello, Vimercati e Vita hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02206 del senatore Ceccanti.
Il senatore D'Ubaldo ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05242 dei senatori Ceccanti ed altri.
I senatori Bastico, Casson, Della Seta, Ferrante, Legnini, Mauro Maria Marino, Maritati, Passoni, Poretti, Sanna, Stradiotto e Randazzo hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05330 del senatore Ceccanti.
Mozioni
RANUCCI, CECCANTI, COSENTINO, D'UBALDO, DEL VECCHIO, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, GASBARRI, MARINARO, MARINO Ignazio, MILANA, PERDUCA, RUTELLI, SIRCANA, TONINI, VITA, ZANDA - Il Senato,
premesso che:
gli organi di stampa, da diversi mesi, riportano insistentemente la notizia riguardante l'ipotesi espressa dalla Lega Nord e appoggiata dal Presidente del Consiglio dei ministri, on. Silvio Berlusconi, di trasferire alcuni Ministeri al Nord, in qualità di Dipartimenti decentrati con poteri più ampi di quelli della pura e semplice rappresentanza;
come si legge sull'articolo pubblicato su "Il Messaggero" l'8 giugno 2011 il Ministro per la semplificazione normativa on. Roberto Calderoli "ha depositato in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare" sulla territorializzazione dei Ministeri e delle altre amministrazioni centrali sulla quale ha annunciato una raccolta di firme e una mobilitazione dei sostenitori leghisti;
il 23 maggio 2011 l'Assemblea di Roma capitale ha approvato una mozione con cui si chiede al sindaco on. Gianni Alemanno di esercitare tute le azioni necessarie per evitare il trasferimento di Ministeri dalla città di Roma e di farsi garante, con il Governo centrale, del rispetto di Roma come capitale e del suo ruolo politico amministrativo in cui tutti i cittadini possano riconoscersi;
il Governo, nel prossimo Consiglio dei ministri, si appresterebbe a concedere con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il via libera all'apertura nel Nord Italia di uffici di rappresentanza del Dipartimento delle riforme per il federalismo e del Dipartimento per la semplificazione normativa;
considerato che:
la legge n. 42 del 2009, all'articolo 24, stabilisce un primo ordinamento transitorio per Roma capitale, ai sensi dell'art. 114, terzo comma, della Costituzione, specificando, al comma 2, che l'ordinamento concesso alla città di Roma capitale è diretto "a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri, ivi presenti presso la Repubblica italiana, presso lo Stato della Città del Vaticano e presso le istituzioni internazionali". È noto che tra gli organi costituzionali rientra anche il Governo composto dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai Ministri (art. 92 della Costituzione). Pertanto, l'espressione utilizzata dalla Costituzione "Roma è la capitale della Repubblica" indica chiaramente che Roma è capitale in quanto sede degli organi costituzionali e di rilievo costituzionale; ne consegue che Roma è "capitale della Repubblica" fin quando gli apparati centrali dello Stato, in misura maggiore Governo e Ministeri, insistono sul medesimo territorio;
nessun ordinamento statale moderno prevede la dispersione dei Ministeri; gli stessi ordinamenti federali prevedono, al contrario, una forte concentrazione delle strutture ministeriali nella città capitale: ciò avviene sia in Paesi quali Stati Uniti, Canada, Brasile, Australia, sia, ad esempio, in Germania che, dopo la riunificazione, ha collocato strategicamente Ministeri e strutture della Repubblica federale nella capitale Berlino;
il trasferimento di alcuni Ministeri, se attuato, comporterebbe un aumento abnorme oltre che imprecisato dei costi di funzionamento delle amministrazioni, a causa delle retribuzioni e dei trattamenti economici dei lavoratori che si dovranno trasferire al Nord, determinando aumento della spesa pubblica folle, rischiando di mettere a dura prova le già esigue casse dello Stato;
le aspettative degli italiani, in questo momento delicato dell'economia nazionale, sono rappresentate da un necessario ed urgente abbassamento della pressione fiscale attualmente molto pesante, che soffoca le imprese e le famiglie, da una riforma del mercato del lavoro in un momento dove il 30 per cento dei giovani risulta essere disoccupato;
impegna il Governo:
a togliere dall'agenda la proposta di una futura delocalizzazione dei Ministeri con relativi Dipartimenti, compresi quelli della Presidenza del Consiglio dei ministri, dando al contempo conto sulla base di quali valutazioni costi-benefici i ministri Calderoli e Bossi abbiano ipotizzato un'iniziativa impensabile;
a voler comunicare, da un lato, quali siano i costi economici e sociali per le persone interessate e le ricadute contabili sul bilancio dello Stato che l'eventuale delocalizzazione comporterebbe e, dall'altro, se ritenga di qualche utilità per il Paese questa decisione che inciderebbe sul ruolo della capitale.
(1-00427)
BAIO, BIANCONI, TOMASSINI, BOSONE, D'AMBROSIO LETTIERI, ADERENTI, ASTORE, BASSOLI, BIANCHI, CALABRO', CASTIGLIONE, RIZZI, RIZZOTTI, SACCOMANNO, ANTEZZA, ARMATO, BATTAGLIA, BIONDELLI, BOLDI, BUTTI, CARLINO, CECCANTI, FERRANTE, GARAVAGLIA Massimo, GUSTAVINO, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, MARITATI, MAZZUCONI, MILANA, OLIVA, SBARBATI, SERAFINI Anna Maria, SPADONI URBANI, THALER AUSSERHOFER, ZANOLETTI - Il Senato,
premesso che:
il cancro ovarico è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell'ovaio, il più delle volte a partenza dalle cellule epiteliali (vale a dire, non da quelle che producono gli ovuli) ed anche le cellule germinali possono essere all'origine di una forma tumorale;
il tumore dell'ovaio colpisce più frequentemente le donne in età avanzata, con una massima incidenza tra i 50 ed i 65 anni di età;
in Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 5.000 nuovi casi di tumore ovario e circa il 70 per cento di essi risulta in fase avanzata, vale a dire quando il tumore ha superato l'ovaio e si è diffuso alle strutture circostanti, nella pelvi e/o negli organi addominali;
secondo il rapporto annuale 2006 della FIGO (Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia) negli stadi iniziali (stadio I) la sopravvivenza a cinque anni è pari all'85 per cento, mentre negli stadi avanzati tale sopravvivenza diminuisce, scendendo al 50-30 per cento;
tra i tumori ginecologici, il tumore dell'ovaio è il secondo per frequenza nei Paesi industrializzati ed è la quinta causa di morte per tumore nella popolazione femminile italiana (dopo quello alla mammella, al colon-retto, al pancreas e allo stomaco);
il tumore dell'ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali: solo quando le dimensioni sono critiche si manifesta un rigonfiamento della parte inferiore dell'addome, un senso di pesantezza/tensione, una vaga dolenzia addomino pelvica, modifiche della motilità intestinale, ed è per questo che è difficile identificarlo precocemente;
a differenza del tumore della mammella, rispetto al quale sono predisposti programmi di prevenzione e diagnosi precoce, per la prevenzione del tumore ovarico non esistono al momento programmi di screening scientificamente affidabili;
dal 2001, i programmi organizzati di screening di tumore alla mammella predisposti dal Ministero della salute sono inseriti nei livelli essenziali di assistenza (LEA), e studi accreditati hanno dimostrato che nelle aree coperte dai predetti programmi si è registrata una riduzione del 50 per cento della mortalità delle donne che hanno aderito a tale iniziativa;
la diagnosi del tumore ovarico si effettua mediante l'esame pelvico, ossia la visita ginecologica e la palpazione dell'addome; inoltre, risulta di grande utilità l'ecografia transvaginale, talvolta combinata con il dosaggio di un marker tumorale, il CA 125, i cui valori, però, possono essere elevati in molte altre situazioni, sia tumorali, sia non neoplastiche;
circa il 70 per cento delle pazienti con diagnosi di neoplasia ovarica presenta uno stadio avanzato, in quanto la malattia si è diffusa nella pelvi e nella cavità addominale;
i dati pubblicati nella letteratura internazionale dimostrano che le pazienti sottoposte a chirurgia citoriduttiva ottimale (assenza di tumore visibile al termine dell'intervento) hanno una prognosi nettamente migliore rispetto a quelle sottoposte ad una chirurgia sub-ottimale (presenza di tumore residuo);
considerato che:
il cancro all'ovaio ha una significativa diffusione tra la popolazione femminile europea causando circa 500 morti al giorno, ed è per tale ragione che la Commissione europea sta indagando su quanto gli Stati membri si stiano adoperando per diffondere al loro interno i programmi di screening;
in Italia i dati di una recente indagine condotta dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna hanno evidenziato che oltre un terzo delle donne italiane confonde tale tumore con quello all'utero, che il 70 per cento non ne conosce le manifestazioni e che, nel complesso, esiste una scarsa e poco chiara informazione,
impegna il Governo:
a istituire una giornata italiana dedicata al tumore all'ovaio;
a promuovere un programma di prevenzione e di informazione relativa al tumore ovarico, analogamente a quanto avviene per la diagnosi precoce del tumore al seno, al fine di sensibilizzare la popolazione femminile ad effettuare esami pelvici, visite ginecologiche, ecografie transvaginali, nonché una valutazione dell'anamnesi familiare oncologica al fine di individuare le donne a rischio;
a promuovere, mutuando l'esperienza positiva e consolidata su tutto il territorio nazionale in ordine al tumore alla mammella, l'appropriatezza della diagnosi e della cura creando una rete tra medici di medicina generale (MMG), ginecologi, oncologi e riducendo i tempi tra diagnosi e terapia;
a istituire dei Centri regionali di riferimento per la diagnosi e la cura del carcinoma ovarico;
a facilitare l'accesso delle pazienti a terapie anche innovative;
a garantire un sostegno psicologico alle donne colpite da carcinoma ovario, valorizzando l'attività delle associazioni di pazienti nella loro attività istituzionale di lotta al tumore ovarico.
(1-00428)
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
come si apprende dalla lettura di un articolo apparso sul blog "Dagospia" l'8 giugno 2011, «Gli esordi delle nuove trasmissioni della Raitre diretta da Paolo Ruffini vanno di flop in flop. Anche se i critici tv di Corriere (Grasso) e Repubblica (Dipollina) preferiscono glissare sugli ascolti nelle loro recensioni, "Hotel Patria" di Mario Calabresi è approdato in prima serata con una sonora batosta di share: il 5,7%. Ma il direttore della Stampa è in buona compagnia. Non sono poche le nuove trasmissioni della rete, varate da Ruffini dopo la parentesi Di Bella e il reintegro deciso dal giudice del lavoro, che hanno fatto registrare percentuali puntualmente sotto la media di rete, che gravita intorno al 9%. Il flop più clamoroso resta quello di Maria Luisa Busi: quattro puntate tra il 4 e il 5% di share, poi la chiusura»; lo stesso blog riporta un articolo de "La Stampa" dello stesso giorno, ove si legge: «Peggio di lei al debutto ha fatto solo "Ci tocca anche Vittorio Sgarbi", trasmissione di Vittorio Sgarbi che parlava di Vittorio Sgarbi, condotta da Vittorio Sgarbi e vista quasi esclusivamente dai parenti di Sgarbi, dato che in prima serata su RaiUno ha raccolto un tremendo 8,7%, record negativo da guinness. Questi dati fanno flettere sul futuro della tv pubblica, specie ora che Michele Santoro se n'è andato»;
si legge ancora: «Un'altra invenzione di Ruffini, però, stenta da diverse settimane: "Mi manda Raitre" condotto da Edoardo Camurri. Dalla prima puntata, in onda il 29 aprile (6,33%), lo share del programma ha gravitato tra un minimo del 4,24% (27 maggio) e un massimo del 6,52% (3 giugno). Performance non esaltante, ben al di sotto della media». Nei giorni scorsi, mentre il quotidiano "Libero" ha titolato: "Calabresi Flop, Raitre senza odio non funziona più", Francesco Borgonovo su "La Stampa", giornale diretto dallo stesso Calabresi, ha elogiato la trasmissione. È vero che la televisione di qualità, soprattutto la Rai che dovrebbe perseguire la finalità di un' informazione pubblica al servizio dei cittadini e dell'indipendenza ed autonomia giornalistica,non dovrebbe essere basata sulla "mannaia" degli ascolti, tuttavia lo share ed il numero dei teleutenti riescono a determinare il favore del pubblico scadenzando i palinsesti;
come riporta Aldo Grasso per il "Corriere della sera": «Era emozionato Mario Calabresi, persino un po' impacciato, di quel didascalico impaccio che ti assale quando racconti storie positive, quando abbozzi ritratti di persone pregevoli, quando ti abbandoni a esercizi di ammirazione. «Hotel Patria» è l'antitesi di «Albergo Italia», esplorazioni di Guido Ceronetti in quell'Italia degli anni '80 che gli appariva come un grande albergo del malessere, del fastidio, dell'insonnia. Qui, invece, l'esplorazione è dedicata alla scoperta degli italiani di oggi, dei loro valori, dei loro sentimenti e della loro volontà di non arrendersi mai, anche quando le cose non vanno come si vorrebbe (Raitre, lunedì, ore 21,08). Il direttore de "La Stampa" esordisce con un impegnativo intendimento: «Voglio raccontarvi la passione, il coraggio, l'amore e il talento degli italiani». Ma per non rendere stucchevole il racconto, per non spargere troppa melassa su storie edificanti, Calabresi si mette in discussione, raccontando la sua infanzia milanese, confessando i suoi trascorsi scolastici nella scuola di via Paravia, dalle parti di San Siro. E narra di un tram, il 24 (ma che ora è diventato il 16 e prima ancora, quando stavo da quelle parti, era il 38, uno sferragliare ansimante da piazzale Axum a piazzale Susa), che divideva il quartiere in due parti distinte: a sinistra (dando le spalle allo stadio) il quartiere residenziale dei sciuri, a destra le case popolari. Ora quella scuola conta più bambini stranieri che italiani, è un crogiuolo di integrazione. Ma c'è anche posto per Domenico Lillia, macellaio di Musso, sul lago di Como, diventato costruttore di barche a vela tra le migliori al mondo; per un guardiano del faro, per Dino Meneghin e Vinicio Capossela. Costretto da una struttura teatrale di stampo elisabettiano (più simile però a una piccionaia), Calabresi racconta con amore la nostra patria (deriva da «patrius» paterno), convincendo anche chi soffre nel vederla perire, come se fosse una vera patria»;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
il fiasco di share, del 5,7 per cento, per l'esordio del direttore de "La Stampa", Mario Calabresi, con la trasmissione "Hotel patria", che è auspicabile che possa avere maggior successo in futuro, potrebbe disincentivare gli investimenti pubblicitari ad una televisione pubblica che chiede addirittura l'aumento del canone in anticipo per sopperire alla risoluzione del contratto con Santoro;
il flop degli ascolti,inanellati dalla Rai3 di Ruffini, venuto dopo l'ex direttore Di Bella, dalla Busi allontanata per il 4 per cento di ascolti, alle "batoste" di Camurri per il nuovo "Mi Manda Raitre" che raggiunge ascolti tra il 4 ed il 6 per cento di share, ben al di sotto alla media di rete del 9 per cento, dovrebbe indurre la terza rete Rai a riconsiderare i palinsesti affidando i programmi in maniera diversa da esigenze che potrebbero apparire clientelari per accontentare qualche amico degli amici per finalità personali e particolari di consenso,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo sulle questioni illustrate in premessa attesi gli obblighi, in termini di un'efficiente gestione aziendale, assunti dalla Rai con la sottoscrizione del Contratto di servizio.
(2-00368)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che un articolo di Nicola Borzi per "Plus-Il Sole 24 ore" analizza la questione per cui la banche detterebbero le riforme alla politica: «Un ipotetico bilancio della loro azione "politica" vedrebbe una forte crescita dell'utile. Grazie ai "campioni nazionali" sorti con la grande stagione delle fusioni del 2006-07, le banche italiane si sono proiettate al centro della scena economica e alcune sono assurte al ruolo di istituti "di sistema". La crisi finanziaria del 2008 e la recessione le hanno colpite, ma meno di molte concorrenti. Il loro potere contrattuale, in un'economia stagnante quale quella italiana, si è talmente rafforzato nei confronti delle istituzioni e della clientela da vederle protagoniste di importanti scelte di politica economica e industriale. Le intese con il Governo e Confindustria sulle moratorie del debito per le aziende, sull'avviso comune, sulle nuove regole per le imprese di costruzione, le dilazioni per i mutui prima casa lo dimostrano. Ma non basta: le banche italiane alzano il tiro e dettano la revisione delle norme di settore. Il caso più evidente è quello del "decreto sviluppo" che ha rivisto i tassi usurari in senso favorevole agli istituti di credito. A farne le spese, come spiega l'articolo in basso, sono i clienti del credito al consumo e le imprese. Ma i prossimi a pagare dazio alle banche-padrone saranno i piccoli investitori. Lo ha testimoniato la relazione del 9 maggio del presidente dell'Autorità di controllo sui mercati finanziari, Giuseppe Vegas. Vegas ha dichiarato che "la Consob sta già riflettendo sulle modalità di semplificazione dei prospetti dei prodotti non azionari e ha avviato un tavolo di lavoro con i rappresentanti dell'industria e delle associazioni dei consumatori per vagliare, in un primo approccio, uno snellimento delle procedure di approvazione e dei contenuti dei prospetti relativi agli strumenti finanziari più semplici - quelli che potremmo definire obbligazioni "da banco" - individuati sulla base di criteri certi, quali la semplicità, la durata e la liquidabilità". Non a caso un documento riservato dell'Associazione bancaria italiana, negli stessi giorni, descriveva la "Proposta in tema di bond bancari cosiddetti da banco" con assonanze notevolissime rispetto alle posizioni di Vegas. L'obiettivo, secondo Palazzo Altieri, è quello di «rendere più efficiente e rapida la procedura di approvazione dei prospetti di alcune tipologie di bond bancari caratterizzati da strutture molto semplici e di facile comprensione per gli investitori (assimilabili a "prodotti da banco"). I quattro pilastri della proposta», per l'Abi, prevedono «la definizione del perimetro degli strumenti obbligazionari "da banco" secondo criteri di semplicità, durata e liquidità; individuazione e approvazione di procedure e prassi relative all'istruttoria dei prospetti di base da parte della Consob; semplificazione dei contenuti dei prospetti di base di detti strumenti - nei limiti di quanto consentito dalla normativa comunitaria - tramite la definizione di format condivisi; disponibilità di una procedura informatica per l'istruttoria dei prospetti dei prodotti non-equity». Paiono lontani anni luce i rilievi del "Quaderno di finanza" pubblicato dalla Consob a luglio, quando si rilevava che da luglio 2006 a giugno 2009 gli istituti di credito nazionali hanno venduto alle famiglie oltre 12.200 bond per circa 350 miliardi, con profili di rischio emittente e di mercato superiori a quelli dei titoli di Stato di rating analogo, grossi problemi di liquidità e rendimenti, penalizzati da alte commissioni, che premiano gli investitori istituzionali (tra i 90 e i 100 punti base) rispetto ai piccoli risparmiatori. È vero che quei bond erano assistiti da ponderosi prospetti che non hanno tutelato i risparmiatori. Ma a pensar male si potrebbe ritenere che presentare le obbligazioni bancarie come "prodotti da banco" sia un utile escamotage per facilitare la raccolta bancaria tra i risparmiatori. L'ultimo passaggio per le banche è quello che mira a scaricare i costi del loro rafforzamento patrimoniale, dettati da Basilea 3, sui dipendenti. Tra istituti e sindacati infuria lo scontro sul rinnovo del contratto di categoria che, per le banche, dovrebbe prescindere da aumenti collegati al costo della vita e remunerare soltanto incrementi della produttività. Sarebbe un unicum nel panorama dell'economia nazionale. A conferma dell'inusitata forza contrattuale degli istituti di credito. In molti sono rimasti basiti quando hanno letto il Decreto sviluppo (Dl 70/2011) sul tema delle soglie per la rilevazione dei tassi usurari. La norma, approvata dal Consiglio dei Ministri il 5 maggio 2011 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 110, è in vigore dal 14 maggio e ha cancellato il meccanismo preesistente, introdotto dalla legge 198 del 1996, che prevedeva che per essere considerati usurari i tassi dovessero superare di oltre il 50% il valore dei tassi effettivi globali medi (Tegm) praticati da tutte le banche per la stessa tipologia di operazioni, rilevati ogni tre mesi da Banca d'Italia. La sorpresa è stata dettata da una semplice analisi, condotta tra gli altri anche dall'ufficio studi della Fiba, il sindacato dei bancari della Cisl (...). In sostanza, le nuove soglie di calcolo "abbassano" la soglia di usura solo quando i tassi effettivi globali medi (Tegm) si avvicinano al 16%. Dunque, per livelli di interesse inferiori a quella cifra, alle imprese e ai consumatori era più conveniente la vecchia formulazione del calcolo della soglia. Solo quando i tassi medi di mercato superano il 16% la nuova soglia è più conveniente della vecchia. Infatti l'articolo 8 del decreto ("Imprese e credito") ha abrogato il comma 4, articolo 2 della legge 198/96 nella parte in cui prevede come usurari i tassi superiori del 50% ai Tegm. Le nuove soglie di usura saranno così calcolate sul Tegm "aumentato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali". Invece della vecchia soglia antiusura pari a 1,5 volte i tassi medi di sistema, la nuova soglia è calcolata pari a 1,25 volte più una maggiorazione fissa del 4% (400 punti base), mitigata con un "tetto" di scostamento massimo rispetto alla media di sistema che non può superare l'8 per cento (800 punti base). Dunque la nuova formulazione della soglia, predisposta dal ministro Tremonti, avvantaggia le banche e gli operatori finanziari e danneggia consumatori e imprese. Eppure il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, subito dopo la presentazione del Decreto sviluppo aveva spiegato in un'intervista che «la soglia del tasso di usura risultava particolarmente penalizzante per una parte della clientela che aveva un un profilo di rischio più elevato. Nei fatti gli precludeva l'accesso al credito bancario e rischiava di farla finire nel circuito illegale». In altri termini, il presidente dell'Abi aveva spiegato che i tassi richiesti dalle banche per prestare denaro ai clienti più rischiosi si collocavano oltre la soglia di usura: quindi i contratti non potevano essere proposti e i clienti finivano nelle mani degli strozzini. Ma le nuove norme hanno trovato l'opposizione delle associazioni dei consumatori e delle imprese. Particolarmente critica la posizione del presidente di Confindustria Ancona, Giuseppe Casali, secondo il quale l'innalzamento sostanziale delle soglie di usura permette di fatto agli istituti di credito di aumentare le condizioni praticate ai clienti: così le banche, anche nelle fasi di tassi bassi, possono mantenere la soglia usura sopra un certo livello. Ecco perché le associazioni dei consumatori hanno chiesto all'Abi un tavolo diretto sulla questione. Se c'è un fronte sul quale la battaglia dell'Abi è dura e le prospettive di vittoria finale sono incerte è il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Ne sono consci sia il Comitato affari sindacali e del lavoro (Casl) dell'Associazione bancaria italiana, sia l'Esecutivo di Palazzo Altieri. La sfida è epocale per le banche che ritengono la riduzione strutturale del lavoro del lavoro, almeno per i prossimi due/tre anni per i quali si prevede bassa crescita, l'unica leva per aumentare rapidamente la redditività. Dunque per saziare la fame di dividendi che attanaglia gli azionisti, soprattutto le Fondazioni, specie per i gruppi (Intesa Sanpaolo, Popolare di Milano, Ubi Banca, Mps solo tra i maggiori) alle prese con gli aumenti di capitale necessari per adeguare le strutture patrimoniali ai requisiti di Basilea 3. Fatte salve improbabili retromarce, lo scontro sarà durissimo. I sindacati del "primo tavolo" (Dircredito, Fabi, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl Credito e Uilca) il 7 aprile hanno presentato la piattaforma che dovrebbe essere trasmessa all'Abi intorno alla metà di luglio. La richiesta economica dei sindacati per il triennio 2011-13 è di un aumento medio di 205 euro mensili (pari al 7,29%), con un ulteriore aumento dell'1% attraverso la revisione della scala parametrale che porterebbe l'incremento medio finale a 245 euro mensili. Lo stesso giorno, però, l'Abi disdettava l'accesso volontario al Fondo di solidarietà di settore. Il contrasto è frontale: secondo l'Esecutivo dell'Associazione bancaria, il prossimo rinnovo contrattuale dovrà vedere un "salto di qualità" innovativo perché per la prima volta gli incrementi economici dovranno essere agganciati non più, come in passato, a "parametri oggettivi" ma a "reali incrementi di produttività". Secondo le banche però ciò non significa rinnovare il contratto a costo zero, ma agganciare gli aumenti retributivi "a effettivi miglioramenti di produttività e efficienza". Secondo l'Abi è un progresso culturale di enorme portata, sul quale l'Abi rivendica una posizione di leader e apripista anche nei confronti delle altre organizzazioni imprenditoriali. Le banche sanno bene però che l'obiettivo non sarà facile per una serie di motivi ben chiari. C'è la questione dell'unicità della proposta, visto che i contratti nazionali degli altri settori rinnovati dal 2009 - anno della firma dell'accordo interconfederale - hanno sempre fatto riferimento all'indice Ipca previsto dall'accordo. L'Esecutivo bancario sa bene, quindi, che "la posizione dell'Abi risulta isolata nel panorama delle relazioni industriali". Inoltre la mancata applicazione dell'accordo del 22 gennaio 2009 sarà giudicata negativamente dal governo che di quell'intesa fu promotore. La mossa dell'Abi è di quelle "eretiche", tali da non permettere ripensamenti da parte della base. Se l'associazione non sarà granitica nel perseguirla, sarebbe pregiudicato l'intero percorso negoziale di rinnovo del contratto. Ecco perché Palazzo Altieri ritiene necessarie "le forme più idonee di comunicazione" per far arrivare all'opinione pubblica messaggi chiari, convincenti e soprattutto coerenti sulla linea politica e comportamentale del settore. Ma i sindacati, c'è da scommettere, non resteranno a guardare»,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo affinché non siano sempre le banche ad avvantaggiarsi a danno dei consumatori e delle imprese;
se non ritenga urgente promuovere modifiche alle citate norme del cosiddetto "decreto sviluppo" sul tema delle soglie per la rilevazione dei tassi usurari, per cui, invece della vecchia soglia antiusura pari a 1,5 volte i tassi medi di sistema, la nuova soglia è calcolata pari a 1,25 volte più una maggiorazione fissa del 4 per cento (400 punti base), mitigata con un "tetto" di scostamento massimo rispetto alla media di sistema che non può superare l'8 per cento (800 punti base) così favorendo le banche che potranno applicare la soglia usura sopra un certo livello penalizzando i clienti del credito al consumo e le imprese;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di tutelare i risparmiatori dalle banche, che mirano a scaricare i costi del loro rafforzamento patrimoniale, dettati da Basilea 3, sui dipendenti quando pretendono di rinnovare il contratto di categoria prescindendo dagli aumenti del costo della vita e remunerando soltanto incrementi della produttività;
quali siano i motivi per cui i rilievi del 2009 pubblicati dalla Consob, che rilevavano come gli istituti di credito nazionali avessero venduto alle famiglie oltre 12.200 bond per circa 350 miliardi, con profili di rischio emittente e di mercato superiori a quelli dei titoli di Stato di rating analogo, grossi problemi di liquidità e rendimenti, penalizzati da alte commissioni, così premiando gli investitori istituzionali rispetto ai piccoli risparmiatori, ad oggi abbiano perso di valore per appoggiare la proposta dell'Abi che prevede la definizione del perimetro degli strumenti obbligazionari "da banco" secondo criteri di semplicità, durata e liquidità unicamente per facilitare la raccolta bancaria tra i risparmiatori;
quali iniziative urgenti intenda assumere, anche nelle opportune sedi normative, affinché riparta effettivamente il mercato del credito alle imprese, al fine di garantire loro la possibilità di continuare ad investire, mantenere il livello occupazionale e rimanere competitive sul mercato considerato che sono soprattutto le piccole e medie imprese (PMI), espressione dell'economia reale italiana, ad arginare gli effetti dirompenti della crisi in atto;
se non ritenga di promuovere iniziative legislative che rafforzino il ruolo di vigilanza dell'organo di controllo affinché, pur nel rispetto dell'autonoma valutazione del rischio del credito, gli istituti bancari non continuino ad adottare misure così restrittive nei confronti delle piccole medie imprese, applicando tassi elevati e condizioni capestro;
se non sia, come sembra a giudizio dell'interrogante, fortemente preoccupante il sistema con cui le banche indisturbate impongono tassi usurari, bond da banco, contratti di lavoro bruciando il sudato risparmio dei cittadini e come l'ABI detti le riforme alla politica nonché le regole che, a quanto risulta all'interpellante, sono poi fatte proprie dalle autorità di vigilanza che dovrebbero essere indipendenti, al fine di favorire un sistema che non tutela i risparmiatori, le PMI e gli stessi bancari.
(2-00369)
Interrogazioni
SARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, è stato nominato Commissario della A4 il 5 settembre 2008 con ordinanza n. 3702 del Presidente del Consiglio dei ministri controfirmata dall'allora Governatore del Veneto;
detta ordinanza attribuisce al presidente Tondo la possibilità di derogare alla normativa ordinaria per quanto riguarda l'apertura dei cantieri, ai vincoli ambientali pur se con ragionevolezza e di regolare i flussi di traffico sulla A4 dando corso al "contingentamento" del traffico stesso;
l'ordinanza riconosce come soggetti attuatori il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia;
Autovie venete è concessionaria per l'autostrada A4;
premesso, inoltre, che:
il presidente Tondo, in virtù delle previsioni contenute nell'ordinanza, in due anni e mezzo ha recuperato annosi ritardi aprendo cantieri, sbloccando procedure, rivedendo il piano finanziario di Autovie venete: in particolare ha avviato tempestivamente tutte le procedure mirate all'aggiudicazione delle gare per far partire i lavori;
l'assemblea dei soci di Autovie venete ha approvato il piano finanziario dell'intera opera;
considerato che:
l'autostrada A4 è un'infrastruttura di livello internazionale che collega il nord est dell'Italia con i Paesi dell'Europa orientale e consente il traffico di enormi flussi commerciali e turistici fra i diversi territori e, in buona sostanza, anticipa il tracciato del cosiddetto Corridoio 5;
Autovie SpA, controllata dalla finanziaria regionale Friulia SpA, ha completato le procedure per individuare il soggetto finanziatore che dovrebbe impegnarsi ad erogare circa 2 miliardi di euro;
alla scadenza dei termini risulta essere stata presentata un'unica offerta da parte di un solo gruppo di istituti di credito - Biis-Intesa San Paolo, Unicredit, Mediobanca, MPS, Credit Agricole, Centrobanca, Natixis e Deutsche Bank - giudicata coerente con le previsioni del bando di gara;
deve essere avviata la negoziazione per verificare la sostenibilità dell'offerta;
considerato, infine, che i cittadini del Friuli-Venezia Giulia non possono sobbarcarsi, attraverso l'aumento delle tariffe o delle imposte, l'intero costo della realizzazione di un'opera infrastrutturale che è a vantaggio della comunità nazionale ed europea,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo ciascuno per quanto di competenza siano a conoscenza dei criteri previsti dalla lettera d'invito per l'offerta economica predisposta da Friulia ed Autovie venete e se valutino tali criteri in grado di compromettere, per la loro gravosità, la realizzazione dell'opera o, cosa più grave a giudizio dell'interrogante, se siano presenti richieste tali da far perdere alla Regione prevedibilmente il controllo di Autovie Venete e Friulia SpA medesime;
se risulti che tra le condizioni poste e tra le varie garanzie richieste dalla cordata bancaria, così come riportate dalla stampa, vi sia il pegno di azioni di Autovie;
se siano altresì a conoscenza che tra i vari impegni richiesti ad Autovie vi sia anche un non meglio precisato impegno a non partecipare alla gara futura per l'aggiudicazione della nuova concessione senza il consenso di tutte le banche;
se siano a conoscenza del fatto che è stata presentata un'unica offerta, presumibilmente contenente condizioni più gravose in quanto non frutto di competitività fra gruppi bancari concorrenti;
se risultino consegnati alcuni lotti già aggiudicati e, in caso affermativo, quali e per quali importi;
se, valutata la probabile se non certa impossibilità da parte del Friuli-Venezia Giulia di sostenere da solo i costi per la realizzazione della terza corsia, intendano intervenire al fine di promuovere un tavolo di confronto con le Regioni Friuli e Veneto per individuare ogni possibile finanziamento aggiuntivo, o altre soluzioni finalizzate all'aumento del gettito finanziario, per esempio, la concessione della viabilità triestina attualmente gestita da Anas ed Autovie venete, fatti salvi i diritti dei cittadini residenti.
(3-02224)
SBARBATI - Al Ministro della salute - Premesso che:
il mondo virtuale ha molte potenzialità, ma nessuno può negare che presenti obiettivi limiti;
uno di questi è certamente la possibilità di utilizzare, attraverso connessione in rete, siti nei quali è possibile fare scommesse e giocare d'azzardo;
scommettere on line ha il vantaggio che l'accesso è garantito 24 ore su 24;
i dati pubblicati sulla stampa non sono per nulla incoraggianti; nel Regno Unito il gioco d'azzardo coinvolge una persona su 200, in Norvegia una su 500, a Hong Kong una persona su 20, negli USA l'uno per cento della popolazione gioca on line, in Italia stime prudenti parlano di un milione e mezzo di "intossicati dal gioco";
il gioco d'azzardo sviluppa nei soggetti più fragili dipendenza;
il giocatore dipendente inizia a scommettere per curiosità, perde somme ingenti e distrugge le sue relazioni personali;
spesso questa dipendenza è associata ad altre dipendenze come quella da alcool (il rischio di abuso è quattro volte superiore nei giocatori patologici) o da droghe (il pericolo cresce di 5/6 volte);
non è escluso che i giocatori di questo tipo presentino problemi legati all'umore in modo quattro volte superiore alla popolazione normale;
solo un giocatore su dieci supera la vergogna e ammette di aver bisogno di cure e chiede aiuto; una larga parte prova a smettere, ma non ci riesce;
da quando è possibile scommettere on line, anche in Paesi che per motivi religiosi o culturali si oppongono al gioco d'azzardo sono state aperte sale da gioco per turisti, con il risultato che anche fra queste popolazioni virtuose cresce il numero dei giocatori dipendenti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia in possesso di dati che offrono una raffigurazione realistica e precisa del problema derivante dal gioco d'azzardo nel Paese;
se sia in grado di stabilire quali fasce sociali di giocatori sono più colpite dalla dipendenza e quante per sesso, condizioni economiche e grado di istruzione;
se, a quanto risulta, l'anonimato o le false generalità che è possibile fornire in rete consentano anche ai minori di avere accesso a questi siti;
se non ritenga di attivare campagne di informazione che invitino ad un uso prudente dei siti di scommesse e che convincano i giocatori patologici a desistere, perché la dipendenza non si può controllare, che educhino questi soggetti a non sovrastimare le proprie capacità di vincita, che li mettano in guardia dall'illusione statistica che "una vincita è dietro l'angolo".
(3-02225)
SBARBATI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
per molti lavoratori, che hanno maturato posizioni assicurative presso diversi fondi, il raggiungimento dei requisiti minimi necessari per l'ottenimento della pensione di anzianità è subordinato al cumulo in un unico fondo dei versamenti effettuati nelle diverse gestioni;
la normativa in vigore impone ai lavoratori il passaggio obbligato della ricongiunzione al regime generale INPS;
l'onere di questa ricongiunzione è molto gravoso;
la gravosità degli importi da pagare induce i lavoratori a proseguire l'attività lavorativa anche dopo il raggiungimento dei requisiti per la pensione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga tali importi da pagare una discriminazione per questa categoria di lavoratori rispetto a quelli che hanno maturato posizioni contributive con un fondo unico;
se non intenda adoperarsi affinché questa discriminazione possa cessare.
(3-02226)
PERDUCA, PORETTI, CARLONI, CHIAROMONTE - Al Ministro dell'interno - Premesso che dal 21 aprile 2011 la tendopoli Centro accoglienza immigrati allestita presso l'ex caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) è stata trasformata in Centro di identificazione ed espulsione (CIE). Tale cambiamento ha quindi generato timori nei presenti che hanno tentato la fuga scontrandosi con la resistenza delle Forze dell'ordine: gli scontri hanno avuto come risultato feriti da ambo le parti e il danneggiamento di parte delle strutture che non sono mai state sostituite (letti, tavoli e sedie) per motivi di sicurezza e tale privazione ha ulteriormente aggravato la qualità del trattenimento dei quasi 100 tunisini presenti;
considerato che:
a seguito del mutamento della natura della struttura anche lo status giuridico dei presenti ha subito una radicale modifica innescando una serie di complicati e incerti iter legali per consentire ai presenti di fare richiesta di protezione da parte della Repubblica italiana;
comunque i presenti avevano espresso il desiderio di godere del trattamento riservato a coloro che li avevano di poco preceduti e ai quali era stato concesso un permesso di soggiorno temporaneo anche al fine di poter viaggiare regolarmente all'interno dell'area Schengen;
considerato altresì che:
seppur con grave ritardo, tutti i presenti hanno potuto presentare alla Commissione territoriale il proprio caso e fare richiesta di protezione. Solo a una persona è stata riconosciuta la possibilità di avvalersi della protezione sussidiaria;
era in preparazione una lunga serie di ricorsi alla Commissione territoriale, al TAR della Sicilia, al Tribunale di Palermo e alla Corte europea di Strasburgo che si scontravano con la totale incertezza delle competenze giurisdizionali e dell'interpretazione normativa;
tale incertezza ha aggravato la tenuta psicofisica dei presenti nel CIE che recentemente aveva portato ad atti di autolesionismo testimoniati anche dagli interroganti;
intorno alle ore 3 dell'8 giugno, secondo testimonianze indirette, sarebbe scoppiato un incendio all'interno del CIE e a seguito dell'intervento delle Forze dell'ordine vi sono stati scontri che hanno provocato feriti in ambo i campi,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo possa definire nel dettaglio la situazione clinica dei presenti al fine di verificare l'assistenza psicofisica fornita a chi vive in stato di grande stress;
se possa indicare il numero dei feriti e la tipologia delle ferite;
se esistano documentazioni fotografiche dell'incendio e degli scontri;
se, in caso contrario, non ritenga utile chiedere la collaborazione tecnica dell'adiacente complesso carcerario militare dotato di telecamere perimetrali al fine di accertare la natura dell'accaduto;
quali eventuali provvedimenti disciplinari si intendano adottare nei confronti dei presenti;
se, anche alla luce degli atti frutto dell'esasperazione che hanno più volte caratterizzato la vita nei CIE, non ritenga opportuno passare alla chiusura di tali strutture concedendo permessi di soggiorno temporanei oppure ridistribuendo in strutture più adeguate le centinaia di tunisini arrivati dopo il 5 aprile che, per poche ore, hanno subito un trattamento a giudizio degli interroganti arbitrariamente diverso rispetto a quello dei loro connazionali.
(3-02227)
DI GIOVAN PAOLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il 19 maggio 2011 l'ex brigatista Luigi Fallico, 57 anni, è stato trovato senza vita nella sua cella del carcere "Mammagialla" di Viterbo dagli agenti di Polizia penitenziaria a causa, forse, di un malore;
il signor Fallico, sofferente di problemi cardiaci ed ipertensione, aveva accusato un dolore al petto ed era stato visitato in infermeria, dove gli erano stati somministrati una tachipirina ed un farmaco dilatatore delle coronarie;
quella di Fallico è la terza morte in un mese registrata nel carcere di Viterbo;
il 18 aprile 2011 a morire era stato un senegalese di 30 anni, Dioune Sergigme Shoiibou, che poco prima di essere arrestato era stato operato alla testa per l'asportazione di un ematoma dal cervello ed era in cella pur essendo privo di parte della calotta cranica;
domenica 15 maggio, invece, un agente di Polizia penitenziaria quarantaduenne si era tolto la vita sparandosi nello spogliatoio del carcere poco prima di prendere servizio;
anche se ognuno di questi decessi costituisce una storia diversa, esiste una matrice comune: l'appartenenza, anche se per diversi motivi, ad una struttura sovraffollata con drammatiche condizioni di vita, con carenza di personale e penuria di risorse;
considerato inoltre che:
lo Stato ha il dovere di assicurare che le condizioni detentive siano compatibili con il rispetto della dignità umana;
da tempo la sovrappopolazione e la mancanza di spazio personale nelle carceri sono state individuate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo quali violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (CEDU),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda adottare misure compensative per supplire alla mancanza di spazio e per far sì che la salute e il benessere dei detenuti e del personale siano adeguatamente garantiti;
se, al fine di diminuire il sovraffollamento, si intenda prevedere misure alternative alla detenzione.
(3-02228)
BLAZINA, PEGORER, PERTOLDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
da oltre un anno, per motivi di sicurezza, l'istituto comprensivo statale con insegnamento bilingue sloveno-italiano di San Pietro al Natisone è stato trasferito dall'immobile ubicato in viale Azzida, n. 9;
gli alunni frequentanti la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono stati provvisoriamente dislocati in diversi edifici siti nello stesso comune;
tale situazione costringe la scuola ad operare in condizioni di precarietà e di inadeguatezza, con gravi ripercussioni, sia sotto il profilo organizzativo che didattico, le quali rischiano di compromettere irrimediabilmente il funzionamento di un istituto da sempre considerato un eccellente modello didattico-educativo, unico nel suo genere;
per la realizzazione degli interventi strutturali e di sicurezza antisismica dell'edificio scolastico in questione sono stati reperiti finanziamenti dalla regione Friuli-Venezia Giulia, dal CIPE (deliberazione 13 maggio 2010) e da altre istituzioni locali;
considerato che:
il contributo più cospicuo per la realizzazione dei suddetti lavori è quello stanziato dal CIPE;
pertanto, la mancata erogazione del contributo da parte del suddetto organo non ha consentito a tutt'oggi il perfezionamento del progetto per la ristrutturazione dell'immobile né tantomeno la predisposizione da parte dell'amministrazione comunale di un piano di intervento;
il ritardo fin qui registrato desta forte disagio tra gli operatori scolastici e grande preoccupazione tra i genitori, che si stanno nuovamente mobilitando per garantire ai propri figli condizioni normali delle attività scolastiche;
tale preoccupazione viene condivisa dalle due organizzazioni rappresentative della minoranza slovena nella provincia di Udine: la SKGZ (Unione culturale economica slovena) e la SSO (Confederazione delle associazioni slovene);
considerato, inoltre, che l'incertezza del contributo da parte del CIPE mette a rischio anche la permanenza dei finanziamenti impegnati dalle altre amministrazioni,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza del motivo del grave ritardo nell'erogazione del contributo da parte del CIPE;
quali urgenti iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per far sì che in tempi brevissimi vengano resi disponibili i contributi necessari alla ristrutturazione e alla messa in sicurezza dell'edificio destinato alla sede stabile della scuola bilingue sloveno-italiano di San Pietro al Natisone al fine di garantire il regolare svolgimento dell'attività didattica.
(3-02229)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GARAVAGLIA Mariapia - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
Over meccanica SpA è un'azienda che opera da 50 anni nel settore della costruzione delle macchine per la produzione della carta, settore in cui si posiziona tra le prime cinque aziende al mondo per sviluppo tecnologico ed è caratterizzata da un forte rapporto fra maestranze e titolari;
attualmente la suddetta azienda occupa circa 250 dipendenti altamente qualificati nella ZAI storica (zona agricola industriale) di Verona, zona ad elevata concentrazione di aziende;
nei suoi 50 anni di vita, Over meccanica SpA non ha mai fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni, fino al dicembre 2010, quando, a seguito dei gravi danni causati da un incendio sviluppatosi all'interno dello stesso stabilimento, l'azienda è stata costretta a ricorrere alla cassa integrazione fino alla fine di febbraio 2011;
durante tale periodo ha lavorato un ridotto numero di dipendenti che è progressivamente diminuito fino ad azzerarsi quasi totalmente;
nel gennaio 2011 la situazione finanziaria della suddetta azienda si è rivelata in tutta la sua gravità, determinata dal sensibile calo delle commesse, che rischia di bloccare anche la produzione in corso;
nel tentativo di trovare una soluzione che consenta di operare una ristrutturazione societaria e al contempo salvaguardare l'occupazione, il consiglio di amministrazione della Over meccanica SpA ha individuato alcuni potenziali acquirenti;
in particolare, è stata presentata una proposta di acquisto da parte di un gruppo tedesco, la GapCon, in cui si prevede la divisione dell'azienda in due società e la riduzione del numero degli occupati;
considerato che:
tale proposta preoccupa fortemente i lavoratori coinvolti che, insieme alle organizzazioni sindacali, hanno chiesto che venga mantenuto l'attuale assetto societario e tutto il personale dipendente e che venga rinviata ad un secondo momento la discussione circa un'eventuale ristrutturazione ovvero il ricorso agli ammortizzatori sociali;
nel frattempo, un'altra azienda, la francese ABK, ha dichiarato interesse all'acquisto della Over con un piano che prevede di occupare 180 lavoratori circa in tempi più brevi;
tuttavia a tutt'oggi, nonostante la necessità di giungere ad una decisione in tempi stretti, anche al fine di non perdere ulteriormente clienti e commesse e preservare l'immagine dell'azienda, non è stato ancora raggiunto un accordo sul futuro dell'azienda che, a questo punto, rischia il tracollo;
tra i vari problemi che hanno condotto alla situazione attuale, vi è quello delle difficoltà nell'accesso al credito,
si chiede di sapere:
quali urgenti iniziative il Governo intenda intraprendere al fine favorire il superamento della difficile crisi aziendale in cui versa la Over meccanica SpA scongiurando in tal modo la perdita di un'importante realtà industriale nonché di personale altamente qualificato;
se non si ritenga opportuno convocare al più presto un tavolo tra i Ministeri e le istituzioni interessate, l'azienda e le parti sociali, per giungere in tempi rapidi alla soluzione più adeguata;
quali iniziative intenda assumere nei confronti delle banche creditrici per difendere un'importante azienda italiana, utilizzando eventuali strumenti che vengono ipotizzati in questi giorni per altre realtà industriali italiane;
quali iniziative urgenti si intenda adottare al fine di garantire, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali e delle professionalità dell'azienda ed il patrimonio produttivo della società;
quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di permettere alla Over meccanica SpA di uscire dalla crisi.
(3-02230)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ZANOLETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
si apprendono spesso notizie preoccupanti in merito alla scarsa dotazione di ambulanze in Italia e alla gestione del servizio di emergenza;
a causa della carenza dei posti letto negli ospedali si utilizzano a volte le barelle in dotazione ai mezzi per ospitare le persone soccorse, rendendo il servizio lento e creando difficoltà nell'utilizzo delle ambulanze;
rilevato che, secondo i rilievi dall'Adnkronos Salute, emerge una situazione carente nei servizi di emergenza - 118, con un conseguente mancato rispetto degli standard internazionali, su tutto il territorio e soprattutto nei grossi centri urbani come Milano, Roma, Napoli e Palermo, dove gli operatori del servizio sono chiamati a fronteggiare un bacino di utenza enorme,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga importante, nell'ambito della sua azione di coordinamento delle attività degli assessorati regionali alla sanità, operare per migliorare il servizio di ambulanze e la gestione dell'emergenza anche erogando specifiche risorse per tale fondamentale funzione.
(4-05358)
ZANOLETTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
le varietà di frumento coltivate oggi in Italia non sono più di 10 mentre un secolo fa erano circa 400;
meno del 3 per cento delle varietà di tutti i prodotti agricoli sono più vecchie di 35 anni e non pagano royalties in quanto patrimonio collettivo; vanno gradualmente perdendosi, sostituite da ibridi F1 e vengono cancellate dai registri europei;
sono ibridi oltre il 90 per cento delle sementi commerciali dei principali ortaggi: cetrioli, angurie, pomodori, melanzane, zucchine, peperoni;
considerato che si tratta di un indebolimento generale dell'intero comparto agricolo e l'agricoltore è costretto ad acquistare ogni anno sementi ibride ad un costo a volte superiore al ricavo che otterrà dall'impiego dell'ibrido stesso;
ritenuto che per arginare tale fenomeno occorre che le Regioni emanino specifiche leggi di conservazione per la tutela delle varietà locali, leggi attorno alle quali si è ripetutamente discusso ma che sono ancora inesistenti o lontane dalla loro attuazione,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga fondamentale, pur nel rispetto della ricerca di nuove varietà, intraprendere azioni di stimolo e coordinamento per preservare i semi antichi, affinché non scompaia questo prezioso patrimonio genetico;
se non ritenga necessario promuovere azioni sinergiche con il coinvolgimento degli istituti di ricerca (come i CRA - Centri per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) che operano all'interno dei programmi regionali di salvaguardia delle varietà e razze locali, affinché siano disponibili a collaborare con agricoltori o appassionati custodi dei semi per una concreta salvaguardia della biodiversità.
(4-05359)
CARDIELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
l'azienda agricola sperimentale Improsta è stata acquisita dalla Regione Campania nel 2003;
la gestione della citata azienda è affidata al Consorzio per la ricerca applicata in agricoltura che annovera tra i suoi soci, oltre alla Regione Campania, l'Università degli sudi "Federico II" di Napoli, l'Università degli sudi di Salerno e la Eureco SpA;
all'interrogante risulta che:
detta azienda agricola, già da diversi anni, sarebbe gestita in maniera non appropriata;
in particolare: 1) è stato chiuso un centro studi di documentazione per il Mezzogiorno la cui realizzazione era stata sollecitata, negli anni '60, dal Presidente del Consiglio dei ministri Aldo Moro; 2) a seguito di alcuni lavori di trasformazione, un salone dello stabile a pianta circolare con al centro un camino è stato "degradato" a taverna per la mescita del vino probabilmente senza i necessari permessi comunali; 3) il personale è stato utilizzato per fini diversi da quelli per i quali era stato assunto; 4) sono state registrate copiose assunzioni (a giudizio dell'interrogante probabilmente clientelari) di parenti e amici; 5) tutte le ingenti spese di gestione dell'azienda sono fatturate da una cooperativa di Vallo della Lucania;
siffatta gestione, che ha provocato un grande dispendio di risorse pubbliche, sembrerebbe essere finalizzata a iniziative di discutibile utilità per la collettività,
l'interrogante chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza di quanto sopra e, in caso affermativo, se e in quali modi intenda intervenire, di concerto con le istituzioni locali, al fine di rilanciare l'operato della azienda agricola Improsta liberandola da pluridecennali politiche che ne hanno discreditato il mandato altamente innovativo.
(4-05360)
DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la società Marinella SpA proprietaria della tenuta di Marinella, parte preponderante dell'omonima piana in prossimità del fiume Magra (provincia de La Spezia, comuni di Ameglia, Ortonovo e Sarzana), intende realizzare un progetto denominato progetto Marinella, in area soggetta a vincoli paesaggistici. Il progetto è originato da un masterplan del 2004, approvato poi con modifiche nella Conferenza provinciale preliminare dei servizi nel 2007;
il borgo di Marinella, ivi presente, è vincolato paesaggisticamente dal 1992 con decreto del Ministro per i beni culturali, in quanto unico esempio in Liguria di urbanistica rurale pianificata, tra '800 e '900;
la piana è vincolata dalla legge paesistica n. 1497 del 1939, in seguito abrogata (si veda il vigente codice di beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004) e tale vincolo nasce da vari fattori, anche legati alla prospettiva scenico-panoramica dell'area, dalla quale si gode di un'inimitabile vista delle alpi Apuane, e alla particolare centuriazione del tessuto agricolo così come da bonifica dell'area effettuata da Carlo Fabbricotti tra la fine dell'800 e l'inizio del '900;
sull'area insiste inoltre un vincolo urbanistico, configurandosi essa come "parco campagna" previsto con il piano regolatore generale del Comune del 1995;
nel progetto si prevede la realizzazione di un grosso scavo nella frazione di Fiumaretta, a monte della confluenza tra il torrente Bettigna e il fiume Magra, con la realizzazione in fregio di infrastrutture nautiche e unità abitative e commerciali per un totale di oltre 22.000 metri quadrati, su un totale di oltre 75.000 metri quadrati sparsi in tutta la piana;
va anche evidenziato che l'area interessata dal progetto è in parte nel parco naturale regionale di Montemarcello-Magra, e ricade interamente all'interno dei due siti d'interesse comunitario (SIC) denominati parco della Magra-Vara (IT 1343502) e piana del Magra (IT 1345101);
è importante sottolineare che, come si deduce da alcuni pregevoli saggi pubblicati dalla Soprintendenza archeologica, a seguito anche delle indagini condotte negli anni '80, presso il corso del torrente Bettigna è stanziato un insediamento di epoca romana oggetto di vincolo archeologico, contenente il sito dell'antica chiesa di San Maurizio (forse fondata addirittura nei primi tempi del Cristianesimo, collegata come dipendenza all'abbazia di San Venanzio di Ceparana), quello del castrum duecentesco fondato dal vescovo Enrico da Fucecchio, e quello del porto che - forse anche con spostamenti - ebbe una vita ininterrotta dal primo periodo degli stanziamenti romani almeno fino al XV secolo, e che si collocano nel medesimo terreno vincolato o, come da studi più recenti, in altra area vicina, non vincolata e quindi oggetto dei grandi sventramenti previsti per ospitare il grande invaso d'acqua del progetto;
qualora scavi archeologici preventivi consentissero di mettere in luce tali strutture, esse dovrebbero integrarsi con un'ottica di giusta tutela ambientale, cosa ben difficile da conseguire, dato che sarebbero inseriti all'interno di un piano urbanistico decisamente invasivo, il quale non solo verrebbe a modificare l'aspetto di tenuta agricola dell'area, ma soprattutto a disperdere un patrimonio archeologico che potrebbe riservare grandi sorprese, come del resto è successo nella stessa area della città di Luni, e potenzialità di una sua valorizzazione;
la presenza di tale importante giacimento culturale sarebbe stata rilevata nelle stesse indagini condotte dai tecnici di Marinella SpA, dove si parla dell'esistenza di un insediamento abitativo di epoca romana, di una concentrazione (di 15 metri per 10) di materiali ceramici, laterizi, elementi metallici sepolti ma anche di possibili relazioni con imbarcazioni o strutture archeologiche poste sul limite di costa,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda urgentemente attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, a tutela dell'area e dei beni paesaggistici, culturali e archeologici in essa contenuti.
(4-05361)
TOTARO, DE LILLO, DI GIACOMO, GAMBA, FLUTTERO, GRAMAZIO, LONGO, SAIA, COMPAGNA, MENARDI, COLLI, SPADONI URBANI, AMORUSO, FASANO, BATTAGLIA, ALLEGRINI, GALLONE, D'ALI' - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
notizie allarmistiche e clamorose sono state diffuse nei giorni scorsi a mezzo stampa e media radiotelevisivi inerenti alla squadra toscana dell'associazione calcistica Siena;
tale clamore risulta, ad avviso dell'interrogante, inspiegabile e del tutto ingiustificato perché basato non su elementi d'indagine nuovi ma su carte rese pubbliche e già note da una settimana;
per quanto riguarda la "notizia shock", essa si rivelerebbe invece un vero flop, in quanto la presunta combine della squadra toscana con il Sassuolo si ridurrebbe ad una battuta tra gli arrestati Erodiani e Paoloni che avrebbero detto "si vocifera che avrebbero preso i soldi dal Siena";
non ci sarebbero elementi a carico del Siena ma solo una conversazione telefonica tra Pirani e Erodiani in cui l'odontroiata Pirani riferirebbe di una presunta telefonata a Mastronunzio;
se ci fossero state responsabilità dirette il giocatore sarebbe apparso nell'elenco degli indagati;
secondo gli atti del giudice per le indagini preliminari, Siena-Sassuolo sarebbe stata alterata con interventi sui tesserati del Sassuolo e all'insaputa di quelli del Siena;
in questo caso il Siena non parrebbe oggettivamente responsabile per tesserati di altra squadra;
nell'inchiesta sarebbero presenti elenchi di due tipi di giocatori: quelli che appaiono sicuramente coinvolti e quelli che vengono solamente citati in alcune conversazioni di terze persone. In questo secondo gruppo emergerebbe Mastronunzio come ultimissima istanza, in modo cioè molto vago e senza specifico coinvolgimento diretto o indiretto;
nelle questioni di giustizia sportiva si procede per illecito sportivo o per omissione di denuncia. Nel caso del Siena non si ravviserebbe nessuno dei due aspetti,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e, in caso affermativo, quali siano le valutazioni al riguardo;
quali siano le valutazioni in merito alla norma sportiva della cosiddetta responsabilità oggettiva, per la quale se un giocatore di una squadra commette un illecito ne dovrebbe rispondere l'intera società, in contrasto con il principio di responsabilità personale, e alla norma dell'inversione dell'onere della prova, per cui se due persone affermano di aver organizzato una combine, poi spetta alla società coinvolta l'obbligo di portare prove a sostegno del fatto che tale combine non c'è stata.
(4-05362)
DIGILIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
Poste italiane SpA è una società a capitale interamente pubblico, a cui fa capo la gestione di una serie di importantissimi servizi, che risultano vitali per i cittadini;
questi servizi, in particolare per le famiglie e le imprese, sono fondamentali nello svolgimento di moltissime attività quotidiane, come il pagamento delle utenze, il ritiro del denaro contante da parte dei titolari di conto corrente postale e l'invio di comunicazioni soggette al rispetto perentorio di scadenze, soprattutto quelle di carattere legale;
ogni giorno tali servizi si traducono in circa 6 milioni di transazioni, delle quali circa 1.200.000 pagamenti di bollettini postali, e ogni mese attraverso gli sportelli vengono pagate circa 200.000 pensioni;
Poste italiane SpA gestisce tali servizi in una condizione di sostanziale monopolio ma sulla base di un preciso contratto di servizio dal quale scaturiscono una serie di obblighi di garanzia per il servizio pubblico;
la sorveglianza del settore non spetta all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, perché il decreto legislativo n. 58 del 2011 l'ha attribuita a una nuova Agenzia ad hoc che però al momento è ancora in attesa di divenire pienamente operativa;
a partire dal 3 giugno 2011 e per i tre giorni successivi, a causa di un black-out degli apparati informatici si è prodotto un vero e proprio blocco di quasi tutti i servizi in molti sportelli postali disseminati a macchia di leopardo in tutta Italia (si sono bloccati gli uffici in città come Roma, Milano, Udine, Firenze, Napoli, Torino, Bergamo), con conseguenze molto gravi per gli utenti, i quali sono stati costretti a tempi di attesa lunghissimi e in molti casi non hanno potuto infine né utilizzare i servizi postali né eseguire transazioni finanziarie;
secondo fonti giornalistiche, la causa principale del guasto sarebbe da imputare al malfunzionamento di un nuovo software IBM-Hp installato nel mese di maggio, e che non sarebbe ancora a regime,
si chiede di sapere:
quali siano, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, le aziende che assicurano a Poste italiane la fornitura degli impianti, in particolare degli hardware, dei software e la manutenzione degli stessi;
se la gestione dei servizi informatici sia effettuata da personale dell'azienda, ovvero sia affidata in outsourcing ad altra azienda esterna, e, in questo secondo caso, quale sia la durata, la scadenza e il corrispettivo complessivo previsto dai relativi contratti a favore dell'azienda titolare;
a quali procedure sia ricorsa Poste italiane nell'affidamento tanto dei servizi informatici, quanto della fornitura dei relativi impianti;
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle cause che hanno prodotto il black-out degli apparati informatici, e in particolare se esso sia imputabile al nuovo software installato, come affermato da diverse fonti giornalistiche, ovvero ad altre cause;
in che misura le cause del disservizio siano riconducibili all'adempimento degli obblighi contrattuali da parte dei predetti fornitori e se, in tal caso, l'azienda sia intenzionata a intentare una causa di risarcimento del danno nei loro confronti;
in che misura le predette cause dipendano invece dall'organizzazione interna di Poste Italiane e in particolare da una carente formazione del personale addetto all'utilizzo degli impianti hardware e del nuovo software IBM-Hp;
se i Ministri in indirizzo intendano adottare le azioni più opportune, ivi inclusi gli strumenti previsti dal relativo contratto di servizio, affinché Poste italiane possa provvedere, previa verifica caso per caso a fronte delle richieste, al risarcimento concordato dei danni provocati dal disservizio verificatosi nei giorni scorsi, ovvero alla costituzione di un tavolo di conciliazione in collaborazione con le associazioni dei consumatori;
quali siano i tempi previsti perché divenga finalmente operativa la nuova Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale alla quale la richiamata disciplina legislativa ha affidato le competenze sulla sorveglianza del settore in luogo dell'esistente Agcom.
(4-05363)
CAMBER - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il nuovo sistema informatico di Poste italiane introdotto mercoledì 1° giugno 2011 ha manifestato da subito gravi problemi provocando il blocco dell'operatività della rete di sportelli di molte regioni, fra cui quelli del Friuli-Venezia Giulia, tuttora perdurante;
i gravissimi disservizi agli sportelli postali, che hanno causato file interminabili e l'impossibilità di effettuare gran parte delle operazioni postali e finanziarie, hanno penalizzato in particolare l'utenza della provincia di Trieste, ove la popolazione residente è composta per oltre il 28 per cento da pensionati;
molti infatti ritirano abitualmente, all'inizio di ogni mese, la propria pensione in contanti presso gli sportelli postali: si tratta di persone anziane e spesso sole, con difficoltà motorie più o meno importanti, per le quali andare alla posta a ritirare la pensione costituisce l'unica, impegnativa e faticosa occasione per uscire dalla propria abitazione;
il grave disservizio di questi giorni rappresenta la classica "ciliegina sulla torta" nell'ambito della corretta funzionalità di Poste italiane nel Friuli-Venezia Giulia, ove nel tempo sono state operate riduzioni o ridimensionamenti della rete di sportelli e degli orari di apertura;
con l'imminenza della stagione estiva appare quasi certo che la società opererà, come già negli anni passati, ulteriori rimodulazioni dei giorni e degli orari di apertura al pubblico delle proprie filiali;
sembra infatti che, come nel 2010, anche dal 15 giugno al 15 settembre 2011 ben 50 uffici postali del Friuli-Venezia Giulia verranno chiusi o avranno un'attività ridotta, riproponendo quindi i disservizi della rete di Poste italiane già sperimentati dall'utenza nell'estate degli anni scorsi,
si chiede di sapere quali iniziative possano essere assunte per scongiurare il rischio che 50 uffici postali in Friuli-Venezia Giulia vengano totalmente o parzialmente chiusi nell'imminente periodo estivo così da garantire ai cittadini la piena fruibilità del servizio postale.
(4-05364)
RUSCONI, VITA, CERUTI, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, PROCACCI, SOLIANI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
l'art. 18, comma 5, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, introduce una nuova, stringente disciplina in ordine alla partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università, qualunque ne sia l'ente finanziatore;
in particolare tale disposizione stabilisce che «la partecipazione ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università, qualunque ne sia l'ente finanziatore, e lo svolgimento delle attività di ricerca presso le università sono riservati esclusivamente ad alcune categorie:a) ai professori e ai ricercatori universitari, anche a tempo determinato; b) ai titolari degli assegni di ricerca di cui all'art. 22; c) agli studenti dei corsi di dottorato di ricerca, nonché a studenti di corsi di laurea magistrale nell'ambito di specifiche attività formative; d) ai professori a contratto di cui all'art. 23; e) al personale tecnico-amministrativo in servizio a tempo indeterminato presso le università purché in possesso di specifiche competenze nel campo di ricerca; f) ai dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, di enti pubblici o privati, di imprese, ovvero a titolari di borse di studio o di ricerca banditi da tali amministrazioni, enti o imprese»;
considerato che:
il limite posto da tale disposizione preclude di fatto l'accesso a partecipare ai gruppi e ai progetti di ricerca ad alcune categorie che nell'ambito dell'università svolgono ruoli particolarmente importanti e, in molti casi, indispensabili per assicurare un buon esito alle ricerche;
particolare perplessità suscita il mancato novero tra i soggetti inclusi dalla norma in questione di figure professionali quali i collaboratori coordinati e continuativi, i collaboratori occasionali e professionali, tra cui ad esempio i data managers e, più in generale, i soggetti che svolgono attività ausiliarie connesse (gestione delle pratiche, attività di segreteria, organizzazione di incontri di studio), il personale tecnico-amministrativo a tempo determinato e, non per ultimi, i titolari di borse di studio bandite dalle stesse università per i giovani laureati;
altrettanto incomprensibile risulta la scelta di includere gli studenti che partecipano a corsi di dottorato e delle lauree magistrali e di escludere gli studenti appartenenti ai corsi di laurea triennali che, al contrario, potrebbero offrire, all'interno dei loro tirocini formativi, un utile contributo nelle diverse attività di ricerca;
considerato, inoltre, che la disposizione, limitando il novero delle categorie dei soggetti che possono prendere parte alle attività di ricerca, rischia di incentivare l'esodo di tali figure, e quindi delle loro attività di ricerca, dalle università verso altre istituzioni, pubbliche o private. Ciò costituirebbe un ulteriore punto di debolezza per le università italiane, già sfavorite rispetto ai maggiori ateneieuropei dalle ridotte risorse finanziarie disponibili e dagli oneri burocratici, con il rischio di una conseguente riduzione della quantità e della qualità della ricerca prodotta,
si chiede di sapere se, alla luce dei fatti esposti, il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso attivarsi con la massima sollecitudine per includere tra le categorie ammesse a partecipare ai gruppi e ai progetti di ricerca delle università di cui all'articolo 18, comma 5, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, anche le categorie già ammesse ai sensi della normativa previgente.
(4-05365)
NEROZZI, VITA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, DELLA SETA, ROILO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
in data 1° aprile 2010 l'azienda di call center in outsourcing In&Out Teleperformance, filiale italiana della multinazionale francese Teleperformance, apriva le procedure di licenziamento ex artt. 24 e 4 della legge n. 223 del 1991 per 847 persone (674 nella sede di Taranto, 133 in quella di Roma e 40 in quella di Fiumicino);
il 24 giugno 2010 veniva firmato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'accordo con il quale l'azienda ritirava i licenziamenti a fronte della concessione dei contratti di solidarietà in deroga fino al 4 luglio 2011;
in sede ministeriale l'azienda aveva dichiarato che nel corso dell'anno di vigenza dei contratti di solidarietà avrebbe investito 10 milioni di euro per il rilancio aziendale ed il rafforzamento delle sedi italiane;
nel corso dell'anno di vigenza l'azienda ha disatteso l'impegno a rafforzare le sedi italiane aumentando, di contro, i volumi di lavoro delocalizzati nelle sedi albanesi di Teleperformance;
in data 14 aprile 2011 l'azienda apriva una nuova procedura di licenziamento ex artt. 24 e 4 della legge n. 223 del 1991 per 1.464 persone su un organico totale di 2.815 dipendenti (esuberi così ripartiti: 707 a Taranto, 509 a Roma e 243 a Fiumicino);
considerato che:
le organizzazioni sindacali hanno da subito richiesto l'apertura di un tavolo di confronto politico vista l'imponenza del numero di esuberi ed il particolare momento di crisi che vive tutto il settore dei call center, richiesta ribadita ufficialmente il 23 maggio 2011 al dottor Sebastianelli, membro della Segreteria tecnica del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri dottor Letta, nel corso della manifestazione nazionale indetta a Roma contro i licenziamenti di In&Out Teleperformance;
per analoghe vertenze, Fincantieri e Datalogic SpA di Quinto di Treviso, è stato prontamente istituito un tavolo di confronto politico presso il Ministero in indirizzo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi per convocare quanto prima le parti ad un tavolo di confronto, alla presenza anche di rappresentanti del Ministero del lavoro, fra le organizzazioni sindacali e l'azienda In&Out Teleperformance per scongiurare i licenziamenti e, soprattutto, per ottenere precise garanzie sulla reale volontà dell'azienda di rimanere sul mercato italiano salvaguardando così migliaia di posti di lavoro.
(4-05366)
CARDIELLO, VIESPOLI, CARRARA, CASTIGLIONE, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e degli affari esteri - Premesso che:
Cesare Battisti, nato nel 1954 a Sermoneta (Latina), ex appartenente ai Pac, i Proletari armati per il comunismo, rifugiato in Francia dal 1990, ha ricevuto in Italia quattro condanne all'ergastolo per altrettanti omicidi compiuti tra il 1978 e il 1979;
Battisti è accusato di essere stato il killer di Antonio Santoro, maresciallo capo delle guardie carcerarie di Udine ucciso il 6 giugno 1978 e di Andrea Campagna, agente della Digos di Milano, ucciso il 19 aprile 1979. Inoltre è stato il mandante dell'omicidio del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani compiuto il 16 febbraio 1979, lo stesso giorno in cui Battisti partecipò all'esecuzione di Lino Sabadini nella sua macelleria di Mestre (Venezia);
arrestato a Milano il 26 giugno 1979 il terrorista era poi riuscito ad evadere dal carcere di Frosinone due anni dopo, il 4 ottobre 1981. Si era inizialmente rifugiato in Messico, quindi in Francia, dove il 30 novembre 1990 era stato fermato dalla polizia a Parigi insieme ad altri quattro italiani;
nel 2006 Battisti ha proclamato la sua innocenza per i quattro omicidi, mutando così la precedente linea difensiva che prevedeva l'astensione dal commentare pubblicamente la vicenda giudiziaria circa le sue responsabilità negli omicidi commessi dai Pac;
in stato di detenzione in Brasile dal 2007, in data 31 dicembre 2010 il Presidente uscente gli ha concesso lo status di rifugiato politico, ufficializzando la mancata estradizione del pluriomicida italiano attraverso una nota diramata dal Ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim, evidenziando che la decisione del Governo brasiliano non voleva rappresentare un affronto verso un altro Paese nel momento in cui si creano situazioni particolari che possono generare rischi per la persona, nonostante il carattere democratico dei due Stati, giustificando in tal modo l'orientamento;
le reazioni dell'Italia, che sono state additate come «impertinenti» dallo stesso ministro Amorim nella citata nota, non sono tardate ad arrivare da ogni versante politico ed istituzionale. Attestati di sdegno e di richiamo non sono mancati nei confronti del Governo brasiliano sul caso Battisti, ma a questi annunci, a quanto risulta agli interroganti, non ha fatto seguito una reale azione di protesta sul fronte bilaterale che non sia stata di natura esclusivamente interlocutoria;
oggi si apprende che Cesare Battisti è stato scarcerato in Brasile e per l'Italia, che aveva chiesto l'estradizione, è una doppia beffa. La decisione è stata presa dal Supremo tribunale federale di Brasilia che non ha accolto il ricorso presentato dal Governo italiano contro la decisione dell'ex presidente Lula del 31 dicembre 2010. Il tribunale non solo ha confermato che Battisti non è considerato estradabile, ma ha anche accolto la richiesta della difesa che aveva chiesto la sua scarcerazione;
si prende atto, pertanto, che la decisione dei giudici del tribunale supremo federale brasiliano è di natura squisitamente politica e non giuridica. Tale decisione costituisce un'umiliazione nei confronti delle vittime del delinquente Battisti e un'offesa al popolo italiano. Poiché non c'è rispetto reciproco da parte delle autorità brasiliane, il nostro Governo dovrebbe a giudizio degli interroganti interrompere unilateralmente qualsiasi forma di collaborazione diplomatica fino all'estradizione dell'assassino,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo non ritengano vergognosa tale scarcerazione, offensiva del diritto alla giustizia per le vittime dei crimini che Battisti ha commesso e contraria agli obblighi sanciti dagli accordi internazionali che legano i due Paesi;
quali iniziative intendano assumere in proposito.
(4-05367)
POLI BORTONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il Sindaco di Potenza ha inviato una nota all'Amministratore delegato di Trenitalia e, per conoscenza, al Ministro in indirizzo, al Presidente della Regione Basilicata e al Direttore regionale di Trenitalia, in merito ad alcune anomalie riscontrate nei collegamenti ferroviari con Potenza;
i treni sulla tratta Napoli-Potenza-Taranto con partenza da Napoli centrale alle ore 16,25 nel mese di aprile, per ben 4 volte sono giunti a Potenza con oltre un'ora di ritardo e, negli ultimi 6 mesi, per almeno il 50 per cento dei casi, il ritardo è stato superiore a 45 minuti;
la suddetta tratta, effettuata dal treno regionale 3469, dal 17 maggio è stata soppressa;
tale soppressione ha determinato gravissimi disagi per i cittadini di Potenza, ma anche di tutta la regione;
la strada statale "Basentana" che collega Potenza all'autostrada per Napoli, ha ben sei interruzioni lungo i 45 chilometri per lavori in atto ormai da tanti anni, e la linea ferroviaria Potenza-Foggia (100 chilometri che con il treno veloce in servizio sono percorsi in 110 minuti) da tempo è effettuata con un pullman a causa del pessimo stato della stessa tratta,
l'interrogante chiede di conoscere:
che cosa il Ministro in indirizzo intenda fare al fine di assicurare una rimodulazione degli interventi di Trenitalia in merito al trasporto su rotaie che riguarda il Mezzogiorno e, in particolare, per la Basilicata;
quali iniziative si intendano adottare al fine di evitare che la Basilicata rimanga estranea ai collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire ai cittadini, che da Napoli devono recarsi a Taranto, un collegamento effettivo (come quello effettuato dal soppresso treno regionale 3469), scongiurando così il rischio della marginalità del territorio ed il disagio della popolazione a cui è di fatto precluso l'utilizzo del trasporto ferroviario nazionale.
(4-05368)
POLI BORTONE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nella sola città di Bari c'è una carenza di personale dei Vigili del fuoco di circa 500 unità;
altre zone della provincia barese risultano essere completamente scoperte da questo servizio;
per la carenza di personale si paventa anche la possibilità di chiudere i distaccamenti dei quartieri Carrassi e Fiera di Bari dove sono collocate sei unità;
il 2 luglio 2011 scenderanno in piazza del Ferrarese, nella città vecchia di Bari, i Vigili del fuoco del capoluogo pugliese, per rappresentare ai cittadini che cosa potrebbe succedere in città qualora si decidesse di chiudere i distaccamenti e se si dovessero verificare più emergenze sulle quali operare contemporaneamente;
il capo di dipartimento dei Vigili del fuoco, Paolo Tronca, investito del problema, ha fatto numerose promesse ma, ad oggi, non è stato attuato alcun intervento risolutivo,
l'interrogante chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo non intenda attivarsi affinché venga disposto un apposito "tavolo tecnico" che sappia dare risposte concrete sulla carenza di personale dei Vigili del fuoco e che possa scongiurare la chiusura delle sei unità che si trovano nei quartieri di Carrassi e Fiera di Bari;
quali iniziative si intendano adottare al fine di definire un migliore bilanciamento della forza lavoro dal Nord al Sud, basti pensare che in Puglia c'è un Vigile del fuoco ogni 3.000 abitanti.
(4-05369)
AZZOLLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'agricoltura italiana rappresenta non solo uno degli assi portanti dell'economia nazionale, ma anche un elemento vitale per la difesa, la salvaguardia e la valorizzazione dell'ambiente delle aree rurali e interne dell'intero Paese;
il settore agricolo è caratterizzato da una competizione globale sui prezzi sempre più invasiva ed esasperata ed è subito ingiustamente colpevolizzato al primo sorgere di una difficoltà sia essa ambientale, climatica o sanitaria;
in seguito all'ultima emergenza sanitaria che ha colpito la Germania si sono registrate pesanti ripercussioni nel settore agricolo e in particolare in quello della produzione e vendita di cetrioli;
tale vicenda è emblematica di come le criticità si scarichino sempre sull'anello più debole della catena: il produttore agricolo;
in pochi giorni si sono bloccate tutte le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Europa con danni incalcolabili per l'intera filiera che si riversano in tutta la drammaticità sul comparto agricolo piegando migliaia di piccole e piccolissime aziende agricole costrette a gettare la spugna dopo questa ennesima crisi;
nello specifico, allo stato attuale, quintali di cetrioli sono stati distrutti, perché invenduti da giorni, e ciò sta creando notevoli difficoltà economiche ai produttori del settore che rischiano di veder svanire in pochi giorni i guadagni di mesi di sacrifici;
le stime dei danni economici che le organizzazioni agricole italiane evidenziano si aggirano su perdite per centinaia di milioni di euro, mentre, secondo una prima stima di Coldiretti, ci sarebbero mancati ricavi per 3 milioni di euro al giorno;
è pertanto evidente che non sarà facile far rinascere quelle aziende, non sarà agevole ricominciare a coltivare quei campi. Si è reso un danno incommensurabile a tanti agricoltori, a tante famiglie e soprattutto si è impoverito il sistema rurale dell'Europa;
pur preso atto dei 210 milioni di euro, stanziati dall'Unione europea a livello continentale, solo una parte nettamente inferiore sarà destinata ai produttori italiani, che in questa vicenda stanno pagando il prezzo più alto;
risulta auspicabile in questo momento fornire un aiuto finanziario consistente a tale comparto del settore agricolo;
risulta altresì necessario fornire una corretta e massiccia campagna di informazione correttiva,
si chiede di sapere quali iniziative concrete intenda adottare il Governo, e in quali tempi, per risolvere in maniera efficace e definitiva i problemi esposti.
(4-05370)
GRAMAZIO, ALLEGRINI, AMORUSO, ASCIUTTI, ASTORE, BALBONI, BARELLI, BATTAGLIA, BELISARIO, BENEDETTI VALENTINI, BEVILACQUA, BIANCHI, BIANCONI, BONFRISCO, BORNACIN, BRICOLO, BUTTI, CAFORIO, CAGNIN, CALIGIURI, CARRARA, CARUSO, CASOLI, CASTRO, CENTARO, CIARRAPICO, COLLI, CONTINI, CORONELLA, COSTA, CURSI, CUTRUFO, D'ALI', D'ALIA, D'AMBROSIO LETTIERI, DE ANGELIS, DE ECCHER, DE FEO, DE SENA, DE TONI, DELL'UTRI, DELOGU, DI GIACOMO, DI NARDO, DI STEFANO, DIGILIO, DIVINA, ESPOSITO, FANTETTI, FASANO, FAZZONE, FERRARA, FOSSON, GALLO, GALLONE, GAMBA, GASPARRI, GERMONTANI, GHIGO, GIULIANO, GRILLO, GUSTAVINO, IZZO, LANNUTTI, LATRONICO, LENNA, LEONI, LI GOTTI, LICASTRO SCARDINO, LONGO, MANTICA, MASCITELLI, MASSIDDA, MENARDI, MESSINA, MONTI, MUGNAI, NANIA, NESPOLI, PALMIZIO, PARAVIA, PEDICA, PICCONE, PICHETTO FRATIN, PISANU, PISCITELLI, PONTONE, POSSA, QUAGLIARIELLO, RAMPONI, RIZZI, RIZZOTTI, SACCOMANNO, SAIA, SARRO, SBARBATI, SCARPA BONAZZA BUORA, SCIASCIA, SERRA, SIBILIA, SPADONI URBANI, SPEZIALI, STANCANELLI, TOFANI, TOMASSINI, TORRI, TOTARO, VACCARI, VALENTINO, VIESPOLI, ZANETTA - Al Ministro degli affari esteri - Si chiede di conoscere quali iniziative intenda intraprendere il Governo dopo la decisione della Corte Suprema brasiliana che ha messo in libertà l'ex terrorista ex militante dei Proletari armati per il comunismo (PAC) e pluriomicida Cesare Battisti, affinché siano rispettate le sentenze della giustizia italiana.
(4-05371)
BELISARIO, GIAMBRONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per il turismo - Premesso che:
al momento della trasformazione delle federazioni sportive in associazioni con personalità giuridica di diritto privato, l'articolo 18 del decreto legislativo 23 luglio 1999 n. 242 (recante il riordino del Comitato olimpico nazionale italiano - CONI) ha mantenuto la "natura giuridica" pubblica dell'Automobile club d'Italia e in sede di ulteriore riordino delle funzioni del CONI, l'articolo 2 del decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 15, ha confermato la natura giuridica pubblica dell'ACI, quale federazione sportiva nazionale la cui attività poteva continuare a svolgersi "secondo i rispettivi ordinamenti";
l'ACI è un ente pubblico non economico a base federativa. Nel tempo gli sono stati attribuiti o delegati compiti dallo Stato. L'ACI gestisce, infatti, attraverso propri uffici provinciali per conto dello Stato il servizio del Pubblico registro automobilistico (PRA), che registra e certifica la proprietà dei veicoli. In base a convenzioni con 9 Regioni e 2 Province autonome, inoltre, ACI riscuote e controlla le tasse automobilistiche e a tale fine gestisce anche sportelli virtuali per il pagamento delle tasse automobilistiche attraverso il telefono (telebollo e bolloIVR), Internet (bollonet) e i cellulari (bolloSMS e bolloWAP). Soci ACI sono i 106 Automobile club provinciali (ACP), enti associativi a ciascuno dei quali sono iscritti tutti i "soci ACI" della provincia con varie formule, ciascuna delle quali prevede la fruizione di un insieme di servizi, che l'ACI fornisce anche attraverso un vasto gruppo di società controllate, operanti in una varietà di settori economici. I soci di ciascun ACP possono partecipare all'elezione periodica del consiglio direttivo dell'ACP di appartenenza. Sono poi i presidenti degli ACP, insieme ai rappresentanti di alcune istituzioni pubbliche, che concorrono alla composizione degli organi dell'ACI;
in ragione delle peculiari funzioni pubbliche dell'ente, la norma di salvaguardia dell'art. 2 del decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 15, conferma la natura giuridica pubblica dell'ACI ai soli fini di escluderlo da tutte le disposizioni collegate con la nuova configurazione delle federazioni sportive come "associazioni con personalità giuridica di diritto privato". Ma ciò non comporta un'assoluta esclusione dai principi portanti della riforma, i quali devono essere applicati anche all'ACI se ed in quanto compatibili con la particolare struttura organizzativa dell'ente. Non appaiono incompatibili in particolare l'approvazione dello statuto nelle parti che disciplinano l'attività di federazione sportiva; l'approvazione dei regolamenti interni relativamente al rispetto dei principi fondamentali, deliberazione dei criteri generali in materia di formazione dei bilanci preventivi o di effettuazione dei controlli ispettivi;
il TAR del Lazio con sentenza n. 10838/2006 ha riconosciuto la situazione di evidente illegittimità in cui si trova, ormai da lungo tempo, l'ACI. La sentenza è rimasta non incisa dal Consiglio di Stato (Sez. VI, R.G. 8913/06), che con ordinanza n. 6019/06 del 14 novembre 2006, ha respinto l'istanza cautelare presentata con il ricorso in appello da parte dell'ACI;
con la predetta sentenza il TAR ha affermato che lo statuto ACI, del tutto singolarmente, riserva all'attività sportiva solo un generico richiamo alle attività di federazione dell'ACI senza porre alcuna disciplina, nemmeno di principio. La peculiarità della posizione dell'ACI, quale ente pubblico "esclusivo rappresentante dell'automobilismo italiano presso la FIA" non implica né un'assoluta e totale arbitrarietà del potere di autoorganizzazione dell'ACI, né la sua estraneità all'intero universo sportivo nazionale che fa capo al CONI; ma comporta che il regime giuridico sia differente a seconda dell'attività espletata dall'ente;
relativamente alla posizione dell'ACI quale federazione sportiva nazionale riconosciuta dal CONI, e per ciò che concerne i diritti fondamentali e gli obblighi dei cittadini con tessera sportiva, il giudice amministrativo ha rilevato che la disciplina va necessariamente individuata nelle leggi nazionali che regolano lo sport e nelle direttive del CONI. In conseguenza di ciò, l'ACI, successivamente all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 242 del 1999 e successive modifiche di cui al decreto legislativo n. 15 del 2004, era tenuta al necessario aggiornamento del proprio statuto ai principi generali della predetta normativa;
sotto altro profilo, inoltre, con palese illegittimità, né nell'assemblea, né nel consiglio generale, né nel comitato esecutivo, né negli organi direttivi della federazione sportiva ACI è garantita la presenza percentuale dei rappresentanti dei titolari delle cosiddette tessere sportive ACI. In conseguenza del sopravvenire delle predette normative dovevano quindi essere aggiornate le disposizioni dello statuto ACI e del regolamento della Commissione sportiva automobilistica italiana (CSAI) che violano nello specifico il principio della democraticità interna di cui all'articolo 16, comma 5, del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, ai sensi del quale: "Negli organi direttivi nazionali deve essere garantita la presenza, in misura non inferiore al 30 per cento del totale dei loro componenti, di atleti e dei tecnici sportivi dilettanti e professionisti, in attività o che siano stati tesserati per almeno due anni nell'ultimo decennio alla federazione o disciplina sportiva interessata, in possesso dei requisiti stabiliti dagli statuti delle singole federazioni e discipline associate". Analoghe prescrizioni sono del resto previste anche dallo statuto del Coni (in particolare gli artt. 6 luglio 1921 del nuovo statuto adottato dal Consiglio nazionale del CONI il 26 febbraio 2008) cui le singole federazioni devono adeguarsi e che impongono la rappresentanza percentuale di atleti e tecnici nel consiglio nazionale che nomina il presidente, nonché nella giunta nazionale ai fini del riconoscimento e della conferma delle federazioni nazionali;
tale assetto finisce per inficiare anche la nomina del Presidente ACI, il quale - pur essendo statutariamente anche il Presidente federale - è invece designato dall'assemblea dell'Automobile club d'Italia, che non contempla affatto la partecipazione dei conduttori, dei concorrenti, dei titolari delle scuderie, dei tecnici sportivi, escludendo quindi dalla vita associativa un notevole e qualificato numero di praticanti. La sentenza del TAR ha affermato chiaramente che "il diritto alla partecipazione dei titolari delle licenze sportive non può essere confinato nell'ambito della CSAI, ma dovrebbe essere garantito con riferimento a tutti i momenti della vita della federazione sportiva nazionale automobilistica-ACI, attraverso la quota garantita nel Consiglio Generale e nel Comitato Esecutivo";
in seguito alla sentenza, in asserita conformazione alla stessa, l'Assemblea generale ACI in data 24 novembre 2006 ha adottato modifiche statutarie che tuttavia non hanno aggiornato la composizione degli organi direttivi (consiglio generale e comitato esecutivo) secondo l'ordine dato dal giudice amministrativo con la predetta sentenza 10838/2006 e finalizzato a consentire la partecipazione dei praticanti lo sport automobilistico, associazioni, atleti, tecnici, a tutti i momenti della vita democratica della federazione sportiva ACI;
già nel corso della XV Legislatura sono stati presentati presso la Camera dei deputati numerosi atti di sindacato ispettivo volti a denunciare l'intollerabile ed illegittima situazione in cui versa a tutt'oggi l'ACI nonché ad evidenziare quanto esso sia retto da un modello di gestione antidemocratica non conforme alla disciplina sportiva che regola la partecipazione alla vita federale delle categorie sportive riconosciute dalle leggi nazionali e dalle norme del CONI;
tenuto conto che lo statuto ACI non è dunque conforme alle disposizioni di legge e alle norme dettate dal CONI, pare inevitabile ritenere che il CONI non abbia svolto le proprie funzioni istituzionali di controllo sulla regolarità della gestione delle attività sportive dell'automobilismo, violando le rigorose disposizioni di legge e del proprio statuto;
risulta agli interroganti che l'amministrazione vigilante ha tuttora in corso di esame modifiche dello statuto ACI da approvare, per cui vi sarebbero i margini per intervenire definitivamente e far applicare le disposizioni legislative, le norme dell'ordinamento sportivo e le vigenti statuizioni del TAR Lazio che incidono sul medesimo atto costitutivo;
considerato che:
nel corso del 2010 l'ACI è stato al centro di una serie di vicende molto poco chiare in termini di gestione. L'ACI Milano ha dominato per mesi le cronache peggiori: il rinnovo delle cariche in sede di consiglio di amministrazione è avvenuto ormai da tempo e da quel momento - stando a quanto si apprende da organi di stampa - intrighi, sospetti, indagini e colpi di scena sono diventati più importanti della situazione finanziaria dell'associazione. L'avanzo di circa due anni e mezzo fa era pari a 800.000 euro, ma poi i segni negativi si sono susseguiti in serie: 30 milioni in meno nel 2009, 34 nel 2010 e si prevedono altri 16 milioni persi quest'anno. I problemi vanno ricercati nella minore domanda di autovetture e delle conseguenti entrate per il club, ma anche gli scarsi utili delle società controllate hanno svolto un ruolo fondamentale. Il debito che è stato contratto non è altro che il risultato delle perdite delle varie sedi provinciali, denotando così una gestione tutt'altro che efficiente;
nel mese di ottobre 2010 il Presidente nazionale dell'ACI è finito al centro dell'inchiesta curata dai giornalisti della trasmissione televisiva «Report» a causa delle modalità che hanno portato alla formazione del nuovo consiglio direttivo di Milano e all'elezione dei relativi componenti, ma anche in ragione delle consulenze e del bilancio "in rosso" dello stesso ente e di alcune società controllate;
rilevato che:
con provvedimento n. 19946 dell'11 giugno 2009, di cui si è già fatto menzione nell'atto di sindacato ispettivo 4-05310, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deliberato la chiusura del procedimento A396 avviato nei confronti di ACI senza accertare l'infrazione e rendendo obbligatori gli impegni da questa proposti ai sensi dell'articolo 14-ter, comma 1, della legge n. 287 del 1990;
in data 21 settembre 2009 ACI ha presentato la relazione di ottemperanza agli impegni, nella quale sono state illustrate le attività intraprese dalla stessa con riguardo a ciascuno degli aspetti oggetto di impegni. Non risultando ancora implementate alcune misure relative a modifiche statutarie e regolamentari, in data 27 novembre 2009 ACI ha fatto pervenire un'ulteriore memoria contenente tali modifiche;
tra le misure proposte e rese obbligatorie, in particolare, ACI si è impegnata a modificare l'articolo 17 del proprio statuto, eliminando il riferimento all'approvazione del regolamento CSAI da parte di ACI; nello specifico la modifica riguarda l'eliminazione di quanto previsto alla lettera n) dell'articolo 17 secondo cui "Il Consiglio Generale dell'ACI approva i regolamenti di cui agli articoli 25 e 26" che sarebbe stata approvata dall'assemblea di ACI con delibera del 26 ottobre 2009;
con segnalazione del 21 aprile 2011, ulteriormente integrata in data 29 aprile, la Federazione italiana karting (FIK) ha segnalato diverse condotte dell'ACI potenzialmente integranti le corrispondenti fattispecie di inottemperanza agli impegni, tra le quali l'avvenuta reintegra del testo originario dell'art. 17 dello statuto nella versione precedente al provvedimento n. 19946 dell'11 giugno 2009 e, a tal fine, ha depositato un estratto dello statuto medesimo. In data 4 maggio 2011, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha acquisito dal sito istituzionale di ACI la versione 2011 dello Statuto da cui effettivamente risulta la previsione dell'articolo 17, lettera n), ai sensi del quale "Il Consiglio Generale dell'ACI approva i regolamenti di cui agli articoli 25 e 26";
con provvedimento n. 22411 dell'11 maggio 2011 - pubblicato sul Bollettino settimanale dell'Autorità n. 19 del 30 maggio 2011 - l'Antitrust contesta all'Automobile club d'Italia la violazione di cui all'articolo 14-ter, comma 2, della legge n. 287 del 1990 per inottemperanza alla delibera dell'Autorità n. 19946 dell'11 giugno 2009;
questo ultimo dato conferma l'esistenza e la rilevanza di altre e diverse condotte illegittime perseguite dai vertici dell'ACI,
si chiede di sapere:
quali misure di competenza si intendano adottare al fine di sanare la gravissima situazione in cui versa lo sport automobilistico nazionale e se si ritenga ormai non più rinviabile il commissariamento dell'ACI al fine di ripristinare le necessarie condizioni di legalità nella gestione dell'ente;
se non si ritenga opportuno fornire le necessarie direttive, vigilando che il CONI provveda senza ulteriore indugio ad adottare i provvedimenti ad esso demandati ai sensi dell'articolo 22, comma 5, dello statuto , fino a conseguire il necessario rinnovo degli organi statutari della federazione sportiva ACI, la cui nuova composizione preveda la partecipazione democratica negli organi statutari, secondo le disposizioni dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 242 del 1999 e successive modificazioni, di tutte le categorie sportive riconosciute dalla legge e dall'ordinamento sportivo.
(4-05372)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) è una autorità di regolazione di servizi di pubblica utilità definita nella legge n. 481 del 1995 ed è stata istituita con la legge 31 luglio 1997, n. 249;
l'AGCOM è un'amministrazione pubblica caratterizzata da un elevato livello di autonomia ed organizzativa nonché dall'indipendenza dal potere esecutivo, istituzionalmente garantita dalla normativa di riferimento sia nazionale, sia comunitaria;
per l'espletamento delle funzioni attribuitele, l'AGCOM, oltre al personale di ruolo, può avvalersi al massimo di 25 unità di personale provenienti da altre amministrazioni in posizione di comando/distacco/fuori ruolo e di personale con contratto a tempo determinato per un numero massimo di 60 unità;
a tutela dell'indipendenza organizzativa dell'Autorità, soprattutto con riferimento al meccanismo di cosiddetto spoil system connesso all'avvicendarsi degli organi rinnovati dal Parlamento ogni 7 anni, è stata definita con le organizzazioni sindacali dell'AGCOM la riforma delle carriere che, analogamente a quanto fatto presso la Banca d'Italia e le altre autorità indipendenti, oltre a definire criteri selettivi per l'accesso alle diverse qualifiche attraverso pubblici concorsi, pone un limite massimo alle posizioni apicali che l'Autorità può ricoprire per chiamata diretta senza far ricorso al personale interno;
con il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, il Ministero dell'economia e delle finanze ha introdotto una serie di misure di contenimento dei costi riguardanti anche le autorità indipendenti, tra le quali vi è il contenimento dei costi per consulenze nonché i principi generali per il blocco delle immissioni in ruoli di personale per il periodo 2011-2013 ed il contenimento dei costi del personale;
considerato che a quanto risulta all'interrogante:
a partire dal 2009 l'Autorità ha proceduto ad incrementare il numero delle posizioni di direttore nelle cui posizioni ha collocato sempre più unità di personale scelto con chiamata diretta, operando in tale modo la violazione dell'ordinamento delle carriere posto a tutela dell'indipendenza ordinamentale dell'Autorità e soprattutto incrementando notevolmente i costi organizzativi;
nel corso del 2011 l'AGCOM, nonostante la disponibilità di personale di ruolo già retribuito con perlomeno pari competenza e professionalità, ha provveduto a nominare un ulteriore direttore per chiamata diretta in violazione sia dell'ordinamento interno delle carriere sia dei principi di contenimento dei costi contenuti nel citato decreto-legge n. 78 del 2010, che l'Autorità ha inteso fare propri con delibera 114/11/CONS, configurando un inutile spreco di denaro pubblico;
l'Autorità ha recentemente inserito nei ruoli un discreto numero di dirigenti tra i quali vi sarebbero due ex collaboratori del presidente Corrado Calabrò e gli ex collaboratori di taluni altri Commissari, e, nonostante ciò, si accingerebbe ad effettuare ulteriori immissioni in ruolo di neo dirigenti in contrasto sia con l'ordinamento interno delle carriere, sia con i principi contenuti nel decreto-legge n. 78 del 2010;
l'AGCOM si accingerebbe ad indire alcune procedure per l'immissione in ruolo di personale con la qualifica di dirigente per elevati livelli retributivi fissando requisiti tali da consentire la partecipazione ai soli dirigenti chiamati in servizio per chiamata diretta. Tali procedure, che sarebbero bandite in violazione sia del vigente ordinamento delle carriere sia dei principi contenuti nel decreto-legge n. 78 del 2010, configurerebbero un inutile spreco di denaro pubblico vista la disponibilità di personale di ruolo con perlomeno analoga esperienza e professionalità;
l'Autorità, sempre in contrasto con i principi del decreto-legge n. 78 del 2010, nel corso del 2011 ha ulteriormente incrementato il contingente di personale scelto con chiamata diretta in posizione di comando/distacco/fuori ruolo, nonostante vi sia personale di ruolo di analoga professionalità ed esperienza sottoutilizzato, come evidenziato anche in una recente trasmissione, e nonostante le retribuzioni del personale in comando sia, in numerosi casi, più alta di quella del personale di ruolo che svolge analoghe funzioni;
l'Autorità ha di recente confermato per l'anno 2011 taluni contratti di consulenza con giudici amministrativi provenienti dal TAR del Lazio in contrasto con i principi di contenimento dei costi contenuti nel decreto-legge n. 78 del 2010 configurando un inutile spreco di denaro pubblico;
a tutela dell'autonomia ordinamentale dell'AGCOM e contro le modifiche unilaterali alla disciplina delle carriere, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dell'AGCOM hanno dichiarato una giornata di sciopero per il 14 giugno 2011 poiché ritengono che il presidente Corrado Calabrò, con le misure adottate, sta gravemente compromettendo l'indipendenza organizzativa dell'Autorità;
considerato altresì che ad avviso dell'interrogante sarebbe indispensabile che anche l'AGCOM contribuisca alle politiche di contenimento delle spese pubbliche, in particolare contraendo i costi del personale, da un lato, sospendendo qualsiasi procedura per l'immissione in ruolo di ulteriori unità e, dall'altro, riducendo il ricorso a personale in posizione di comando da altre amministrazioni con contratti di consulenza,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo, per gli aspetti di propria competenza, in ordine all'esigenza che sia data piena attuazione ai principi di contenimento dei costi delle amministrazioni pubbliche contenuti nel citato decreto-legge n. 78 del 2010.
(4-05373)
ARMATO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
il 4 maggio 2011, l'interrogante ha presentato un'interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno per chiedere al Governo di riferire sulla grave emergenza criminalità che sta colpendo importanti istituzioni nella provincia di Napoli e nella Campania, in relazione agli ultimi arresti, del 3 maggio 2011, che hanno messo in luce un inquietante intreccio tra criminalità organizzata ed alcuni candidati del centrodestra;
gli arrestati risulterebbero tutti affiliati al clan Polverino, potente organizzazione criminale radicata a nord di Napoli e oggetto di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli dalla quale emergerebbero traffici illegali, intestazione fittizia di beni, droga, racket di appalti, voto di scambio e business dei rifiuti;
tra gli arrestati due candidati al Comune di Quarto (Napoli) per le elezioni amministrative del maggio 2011, Armando Chiaro, consigliere comunale uscente, capogruppo del Popolo della libertà, candidato capolista per il Popolo della libertà, e Salvatore Camerlingo, iscritto al Popolo della libertà, nella lista "Noi Sud", mentre sfuggito agli arresti e tutt'ora latitante risulta l'imprenditore Nicola Imbriani;
secondo le notizie che si apprendono dalla stampa, quest'ultimo sarebbe sotto controllo degli inquirenti dal 2007 per presunti legami con il clan Polverino;
a seguito delle suddette elezioni, il candidato Armando Chiaro è stato eletto a Quarto ottenendo un largo consenso;
in data 17 maggio 2011, l'interrogante ha presentato un ulteriore atto di sindacato ispettivo per chiedere al Governo di verificare che le elezioni del 15 e 16 maggio 2011 si siano svolte senza condizionamenti da parte della criminalità organizzata, soprattutto a seguito delle intercettazioni denunciate dagli inquirenti locali tra il candidato - poi eletto- Armando Chiaro e il Presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, aventi ad oggetto, secondo quanto si apprende dai giornali, "trattative politiche relative a nomine, commissariamenti e l'Istituto autonomo case popolari (IACP)";
in particolare dette intercettazioni riguarderebbero non solo l'investitura di Nicola Imbriani (attualmente latitante per presunti contatti con il clan Polverino) a promotore del partito "Noi Sud", ma anche il commissariamento dell'IACP e l'intenzione di nominare lo stesso Imbriani tra i vice commissari,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
quali atti di propria competenza intenda adottare, con la massima urgenza, per appurare che le istituzioni della provincia di Napoli e della Campania siano estranee a collusioni con organizzazioni criminali;
se non ritenga doveroso, utile e urgente attivarsi con iniziative di propria competenza per avviare le procedure per lo scioglimento del Consiglio comunale di Quarto.
(4-05374)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
da un articolo de "Il Sole-24 ore" dell'8 giugno 2011 si apprende che «Toccherà al premier Silvio Berlusconi fare il primo test delle nuove regole Consob sui takeover: è quanto sottolinea l'agenzia statunitense Bloomberg in un articolo sul negoziato in corso tra Mediaset e Dmt, la società delle torri di televisive di cui il Biscione vuole avere il controllo, ma senza fare l'Opa. Per raggiungere l'obiettivo, "deve convincere gli investitori di minoranza", nota il lancio d'agenzia, ripreso tra gli altri dal San Francisco Chronicle. Mediaset ha tempo fino al 30 giugno per concludere la trattativa esclusiva avviata tra la sua controllata Elettronica Industriale e la Dmt (Digital Multimedia Technologies) per integrare le rispettive infrastrutture nel settore delle torri di broadcasting e telefonia e ottenere una partecipazione di controllo di almeno il 60% in Dmt. "Gli investitori di minoranza - ricorda la Bloomberg - dovranno decidere se Mediaset dovrà essere esentata dall'acquisire anche le loro azioni". Le nuove regole sui takeover introdotte dalla Consob in maggio "danno agli investitori di minoranza più potere" e allineano l'Italia a Paesi come il Regno Unito, osserva l'articolo, facendo notare che il controllo di Telecom Italia è passato di mano tre volte dal 1999 senza che l'acquirente dovesse fare un'offerta pubblica d'acquisto rivolta a tutti gli azionisti. Con le nuove regole - spiega la Bloomberg - gli azionisti di minoranza devono decidere se dare l'esenzione dall'obbligo di Opa totale, previsto quando un investitore raggiunge il 30%. In precedenza, era la Consob a decidere sull'esenzione e tutti gli azionisti dovevano poi votare sulla sua decisione. Mediaset propone la fusione del ramo d'azienda delle torri di broadcasting di Elettronica Industriale in Dmt, valutando la nuova entità a circa 420 milioni di euro. Mediaset avrebbe così almeno il 60% di Dmt, "controllando più di un terzo del business italiano delle torri di broadcasting televisivo". Un ruolo chiave potrebbero averlo, secondo la Bloomberg, tre investitori: Lazard Asset Management, Permian Investment Partners e Octavian Advisors LP, che insieme hanno circa il 21% di Dmt. Il principale azionista di Dmt è Alessandro Falciai, "che desidera cedere il controllo". Un portavoce Dmt - prosegue l'agenzia - ha detto che un'assemblea degli azionisti per decidere se dare l'esenzione dall'Opa è stata provvisoriamente messa in calendario per ottobre. Mediaset possiede circa 1700 torri, strutture progettate per locatari che usano diverse tecnologie, tra cui il broadcasting televisivo e i servizi wireless, con una copertura del 96% del territorio nazionale. Dmt ha 1500 torri su cui ospita segnali per operatori Tv, radio e di telefonia mobile. Mediaset era l'anno scorso il maggior cliente di Dmt (13% delle vendite) poiché la tv rappresentava circa la metà del fatturato. Tra gli operatori telefonici, Telecom Italia, Wind e Vodafone rappresentavano insieme circa il 32% del fatturato Dmt. C'è inquietudine per il rischio di monopolio: con il controllo di Dmt, osserva un analista citato da Bloomberg, Mediaset potrebbe alzare "sostanzialmente" il costo d'ingresso di ogni potenziale concorrente nel business del digitale terrestre. I rivali di Mediaset, e in particolare Telecom Italia, hanno espresso preoccupazione per l'impatto dell'operazione sul mercato di broadcasting. Secondo un analista di Unicredit, Giovanni D'Amico, la nuova società integrata potrebbe controllare circa il 40% delle torri di broadcasting in Italia. La Bloomberg rimarca che Berlusconi di fatto, come capo del governo, controlla l'emittente pubblica Rai e che Mediaset domina il mercato televisivo privato in chiaro, controllando circa il 90% dei telespettatori. L'operazione Mediaset-Dmt preoccupa tra gli altri Elio Lannutti, presidente di Adusbef e senatore dell'Idv: "Questo affare - avverte - aumenterebbe il dominio di Berlusconi sull'industria televisiva italiana, con il rischio di monopolio"»;
l'accordo andrà chiuso entro giugno. Ma anche se la trattativa tra Dmt e Mediaset dovesse andare a buon fine, per sapere se il passaggio della quota di maggioranza comporterà l'obbligo di offerta di pubblico acquisto (Opa) bisognerà aspettare ottobre;
la Consob, seguendo la nuova normativa, ha imposto a Dmt, la società che controlla un terzo dei ripetitori televisivi in Italia, un'assemblea degli azionisti in cui saranno i soci di minoranza a dover dire se consentono l'esenzione dell'Opa totalitaria, nel caso in cui il nuovo investitore superi il 30 per cento delle quote;
è il caso di Mediaset che vorrebbe evitare l'Opa, dopo aver rilevato il 38,9 per cento in mano a Alessandro Falciai. Ad avere l'ultima parola saranno così Lazard Asset Management, Permian Investment Partners e Octavian Advisors LP, che insieme hanno circa il 21 per cento di Dmt,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere il Governo al fine di garantire la libera concorrenza, permettendo la partecipazione a tutti i contractor ed evitando forme di palese controllo del monopolio, considerato che la nuova società integrata potrebbe controllare circa il 40 per cento delle torri di broadcasting in Italia e che Berlusconi, controllando ad avviso dell'interrogante l'emittente pubblica Rai, oltre a Mediaset, domina il mercato televisivo privato in chiaro, raggiungendo controllando circa il 90 per cento dei telespettatori.
(4-05375)
BERTUZZI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la popolazione di Poggio Renatico (Ferrara) ha conosciuto nell'ultimo quinquennio un incremento della popolazione straordinario, dal 2005 al 2010 aumento di 1.359 unità, pari al 14 per cento;
tale fenomeno è dovuto, fra l'altro, alla presenza sul territorio dell'aeroporto militare "G. Veronesi" sede di uno dei più importanti centri della Nato in Europa. La struttura ospita infatti uno dei cinque Combined Air Operation Center Five (Caoc 5) dipendenti dal Comando delle Forze aeree alleate del Sud Europa, responsabile della difesa dello spazio aereo di tutta l'area sud orientale europea e della pianificazione delle esercitazioni Nato. Ad essa oggi fa capo personale multinazionale proveniente da 13 Paesi Nato;
tale fenomeno ha prodotto un incremento delle entrate proprie, e conseguentemente il Comune ha aumentato le proprie disponibilità patrimoniali;
la municipalità presenta oggi una disponibilità di residui in conto capitale da poter impiegare sia nel consolidamento e miglioramento del patrimonio comunale sia nella realizzazione di specifiche opere già finanziate interamente o in parte, di 4.045.162 euro;
relativamente a tali opere, fra le voci principali possono essere ricordate le seguenti: 647.239 euro per il riappalto del nuovo asilo nido; 655.775 euro per la costruzione della nuova scuola materna; 532.656 euro per la realizzazione dei parchi e, in particolare, del parco urbano, 1.200.000 euro per la realizzazione della palestra in acqua;
la struttura rigida del patto di stabilità paralizza la capacità d'investimento: somme congelate dunque inutilizzabili per opere già finanziate, progettate e, in taluni casi già appaltate;
considerato che i Comuni virtuosi sono le vittime della manovra di razionalizzazione della spesa e del contenimento del debito pubblico e il mancato alleggerimento del vincolo ricade sulla qualità della vita dei cittadini in termini di risorse sociali sottratte,
si chiede di sapere quali siano i margini offerti dall'applicazione del patto di stabilità interno per consentire l'impiego delle risorse aggiuntive pari a 4.045.162 euro, ovvero quale sia l'orientamento del Ministro in indirizzo per superare tale paradossale situazione del Comune di Poggio Renatico, così come quella di molti Comuni virtuosi ai quali la rigidità della norma vigente ha impedito di utilizzare le risorse finanziarie disponibili in bilancio.
(4-05376)
PIGNEDOLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che l'impostazione strategica dello sviluppo rurale, ai sensi del regolamento (CE) 1698/2005, capo II, art. 11, prevede la presentazione da parte di ciascuno Stato membro di un Piano strategico nazionale (PSN). Il piano è uno strumento di raccordo tra il sostegno comunitario allo sviluppo rurale e gli orientamenti strategici comunitari, inoltre, è un importante strumento di coordinamento tra le priorità comunitarie, nazionali e regionali, infine, rappresenta il principale strumento di riferimento del FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale). Il Piano viene attuato attraverso i Programmi di sviluppo rurale;
considerato che il regolamento (CE) n. 1698/2005, Capo III "Sorveglianza strategica", art. 13, "Relazioni di sintesi da parte degli Stati membri" prevede che per la prima volta nel 2010 ciascuno Stato membro presenta alla Commissione una relazione sullo stato di attuazione del Piano strategico, sui relativi obiettivi e sulla realizzazione degli orientamenti strategici comunitari,
si chiede di sapere quale sia, alla luce della relazione presentata, il reale stato di attuazione del PSN, quali strumenti siano stati adottati perla realizzazione degli obiettivi e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover indicare i criteri adottati nell'assegnazione e ripartizione dei fondi stessi.
(4-05377)
PIGNEDOLI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
l'Italia ha un'orografia particolarmente eterogenea: più della metà del territorio è costituito da aree rurali o semi-rurali, che di solito corrispondono a zone montuose o collinari, isolate e meno densamente popolate;
queste zone sono spesso prive delle infrastrutture necessarie alla diffusione della banda larga, in quanto il mercato non ha un interesse economico ad aggiornare l'infrastruttura di rete esistente, poiché i ritorni commerciali non coprirebbero le spese data la scarsa densità abitativa;
il livello di copertura della banda larga in Italia appare oggi sostanzialmente allineato ai Paesi europei più avanzati per quanto concerne le aree urbane e suburbane, mentre permane un divario significativo nelle aree rurali, con una condizione di rilevante digital divide infrastrutturale;
alla fine del 2007, la copertura risultava prossima al totale della popolazione nelle aree urbane, mentre nelle aree rurali era di poco inferiore ai tre quarti della popolazione;
il Piano strategico nazionale (PSN) 2007-2013 contiene un ventaglio di sfide, tra le quali la diffusione della banda larga nelle aree rurali. La realizzazione di una società basata sulla conoscenza e l'innovazione rappresenta una delle principali priorità dell'Unione europea anche in considerazione del riconoscimento della diffusione delle infrastrutture e servizi di telecomunicazione nelle zone rurali. È necessario colmare il divario digitale in queste aree e favorire l'accesso delle imprese e della popolazione agli stessi strumenti e agli stessi costi di cui dispone il resto del territorio comunitario;
considerato che la commissione europea con decisione C(2010)2956 del 30 aprile 2010 ha approvato il regime di aiuto n. 646/2009 concernente l'attuazione del progetto di intervento pubblico "banda larga nelle aree rurali d'Italia" nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale 2007-2013;
dalle linee guida per l'attuazione del progetto di intervento pubblico "banda larga nelle aree rurali d'Italia" nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale 2007-2013 pubblicate dal Ministero in indirizzo si evince l'obbligo dello stesso Ministero alla predisposizione ed invio alla Commissione europea della relazione annuale sullo stato di attuazione del regime n. 646/2009,
si chiede di sapere quale sia il reale livello di attuazione del progetto, anche, alla luce del Piano nazionale di abbattimento del digital divide promosso dal Ministero dello sviluppo economico e quale sia la progettazione e pianificazione prevista da qui alla scadenza naturale del programma di sviluppo rurale fissato al 2013.
(4-05378)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
all'inizio degli anni '90 il compenso dei commissari liquidatori della Federconsorzi, all'epoca il più gigantesco crac finanziario d'Europa, venne fissato in 150 milioni di lire dell'epoca. L'incarico era estremamente complesso e delicato. I commissari della Federconsorzi si sono dimessi dopo 14 mesi;
a quanto risulta all'interrogante 6 milioni di euro lordi sono invece i compensi ricevuti finora dal commissario dell'Alitalia, Augusto Fantozzi, per la sua opera professionale. La voce del compenso era in bianco nel decreto di nomina del 29 agosto 2008 firmato dal Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Come affermato dallo stesso Fantozzi a margine della presentazione della relazione finale sulla procedura di amministrazione straordinaria, un obbligo imposto per legge che tuttavia non rappresenta affatto la conclusione dell'intera operazione, tenutasi il 13 gennaio 2011, il commissario avrebbe ricevuto due acconti, da 3 milioni l'uno per i primi due anni. In questi due anni, Fantozzi ha del resto fatto ampio uso di consulenze, assistenze e spese legali per un importo di oltre 20 milioni di euro;
il commissario liquidatore aveva smentito tempo fa l'indiscrezione di un compenso di 14 milioni di euro;
Fantozzi resterà in carica per la dismissione di immobili, la gestione del contenzioso, il pagamento dei debiti. L'attività dovrebbe durare, stando a quanto dichiarato dallo stesso commissario e riportato da un articolo de "Il Sole-24 ore" del 14 gennaio 2011, altri cinque anni, durata praticamente pari a quella della cassa integrazione guadagni per gli ex lavoratori Alitalia, che al 30 settembre erano 4.184, rispetto ai 19.774 lavoratori totali a inizio della procedura di liquidazione;
tra stipendi del commissario e parcelle per i professionisti contattati per le consulenze, si arriverà ben presto a superare il valore della flotta residua della compagnia: 46 velivoli tra MD 80, Atr e Boeing 767 che hanno fruttato poco più di 65 milioni di euro;
nel corso della relazione, il commissario Fantozzi ha fatto il punto anche sul passivo della società e quindi sui creditori. Il passivo concorsuale esaminato è pari a 3,9 miliardi, mentre resterebbero ancora da esaminare richieste per 523 milioni di euro. Sono stati ammessi crediti per 1,5 miliardi (pari al 39 per cento), mentre 2,39 miliardi di euro sono stati respinti perché - a detta di Fantozzi - non in regola, con documentazione sbagliata o fasulla;
stando alle dichiarazioni fatte in quella sede, la fase dei pagamenti sarebbe dovuta arrivare al più presto, a cominciare dall'80 per cento del trattamento di fine rapporto spettante ai dipendenti, in arrivo - si disse a gennaio - forse a primavera;
Fantozzi ha altresì dichiarato in un articolo pubblicato su "Finanzaonline" che «obbligazionisti e azionisti hanno avuto un ristoro che secondo me è buono», quindi le cose «sono andate meno peggio di come ci si poteva aspettare». Per il Ministro in indirizzo, presente anch'egli alla presentazione della relazione - si è trattato di «un caso di scuola». Il Ministro ha infatti affermato che: «Due anni fa la compagnia era in dissesto, con ingenti perdite e una liquidità insufficiente anche per le esigenze quotidiane». Oggi «abbiamo una compagnia italiana ben gestita, che vola in Italia e all'estero, e un commissario straordinario che riesce a pagare quasi tutti i debiti, con 10.550 dipendenti riallocati e 4.100 in cassa integrazione, dai 5.800 originari: riteniamo che in futuro questo dato possa ancora scendere»;
considerato che:
nell'agosto 2008 la società Linee aeree italiane ("Alitalia") è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria;
ad oggi è ancora lontana l'effettiva e concreta soddisfazione dei creditori, circa 25.000 per l'intero gruppo delle società ammesse alla procedura, che da quasi tre anni attendono, seppur in misura che si teme largamente ridotta, il pagamento dei loro crediti;
non è ancora stato emesso alcun provvedimento di dichiarazione di esecutività dello stato passivo per nessuna delle società del gruppo, poiché l'accertamento delle ragioni dei creditori è ancora in corso e, conseguentemente, sembra estendersi il momento in cui gli organi della procedura inizieranno a provvedere, doverosamente come è loro compito primario, al pagamento, seppur in percentuale, dei creditori, a cominciare dai lavoratori dipendenti;
al riguardo risulta essere stata approntata una vera e propria squadra di professionisti, i cui compensi per lo svolgimento delle attività loro affidate rientrano tra le spese da pagarsi anticipatamente rispetto ai crediti ad esse anteriori, senza che tale rilevante e determinante fase della procedura sia stata conclusa,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui, a tre anni dall'apertura delle procedure, le ragioni dei creditori sono state fino ad ora emarginate a fronte di un fin troppo significativo lievitare delle spese procedurali, considerato che la tutela dei creditori costituisce uno dei principali obiettivi della procedura di amministrazione straordinaria, così come di ogni procedura concorsuale;
a quanto ammontino i compensi dei professionisti nominati a vario titolo nella procedura di amministrazione straordinaria ed in particolare di coloro cui è stato affidato l'esame delle domande dei creditori e la conseguente predisposizione dello stato passivo;
quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo al fine di sanare l'indebito ritardo di pagamento delle migliaia di creditori che hanno presentato la domanda di ammissione allo stato passivo;
alla luce dei lunghi tempi, che ad oggi appaiono infiniti, per vedere soddisfatti i propri crediti e a fronte di un fin troppo significativo lievitare delle spese correnti, su cui la stessa autorità giudiziaria starebbe operando delle verifiche, quanto ancora dovrà incassare il commissario liquidatore Fantozzi a spese dei creditori.
(4-05379)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
7 a Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):
3-02229, della senatrice Blazina ed altri, sulla ristrutturazione della sede dell'istituto scolastico bilingue di San Pietro al Natisone (Udine);
11 a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):
3-02226, della senatrice Sbarbati, sugli oneri di ricongiunzione per i lavoratori che hanno posizioni assicurative presso gestioni previdenziali diverse.