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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 558 del 25/05/2011


GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea del Senato è chiamata ancora una volta ad esprimere il proprio voto su un argomento che, pur essendo sempre di grande attualità, non riesce a trovare una definitiva risoluzione. La mozione del senatore Micheloni invita il Governo a prendere in considerazione l'ipotesi di differire di 12 mesi il piano di ristrutturazione e razionalizzazione della rete consolare.

Vorrei ricordare come i consolati, oggi più che mai, svolgano un ruolo fondamentale tra le comunità italiane residenti all'estero, garantendo loro servizi amministrativi, promuovendo lo sviluppo economico, culturale e scientifico.

L'Italia ha una vastissima rete diplomatico-consolare che, esclusi gli istituti italiani di cultura, complessivamente annovera 253 sedi (123 ambasciate, 14 rappresentanze permanenti e altre strutture e 116 consolati). Tra i nostri maggiori partner comunitari, solo la Francia con 258 sedi (158 ambasciate, 29 rappresentanze permanenti ed altre strutture, 98 consolati) ha una rete complessiva più estesa. Regno Unito, Germania e Spagna, con rispettivamente 233, 221 e 203 sedi, hanno reti diplomatico-consolari di minore estensione della nostra. La rete consolare italiana, con i suoi 116 consolati, primeggia in assoluto ed è quella che determina la nostra complessiva maggiore estensione rispetto a Regno Unito e Germania, che hanno una rete diplomatica ben più estesa della nostra.

Ben diverso è il discorso delle risorse umane impiegate: quelle britanniche e francesi, che tra loro grosso modo si equivalgono, sono il doppio delle nostre e quelle tedesche lo sono una volta e mezza. I diplomatici francesi e quelli tedeschi sono circa il 50 per cento in più di quelli italiani e quelli britannici sono addirittura il triplo. Tradotti in termini operativi, tali dati significano una disparità enorme delle rispettive capacità di occuparsi di settori importanti dell'attività diplomatica. Il diplomatico italiano ha in media il doppio dei settori da coprire di un suo omologo francese ed il triplo di uno britannico. Così, più volte al giorno, il diplomatico si trasforma in pochi attimi da analista politico in esperto commerciale o da responsabile del settore consolare in capo del personale. Le sue chances di svolgere in ciascuno dei settori a lui affidati un lavoro più efficace di quello svolto da due o tre funzionari delle concorrenti ambasciate di Francia, Germania o Regno Unito sono poche. Qualche volta ci riesce, ma il più delle volte deve dare priorità ad alcuni settori a scapito di altri.

In estrema sintesi, gli apporti aggiuntivi necessari a riequilibrare la situazione sono quantificabili in 1.600 unità, pari al 30 per cento delle presenze attuali, distribuite fra tutte le categorie di personale. Vi è certo una particolare enfasi sul personale a contratto, in linea con le tendenze prevalenti nei Paesi europei presi a paragone: questo, però, è un aspetto che va attentamente ponderato in chiave di mantenimento di idonei equilibri tra le varie componenti del sistema, secondo i principi condivisi da tutte le organizzazioni sindacali.

Anche se accolto nella sua integrità, il prospetto di rafforzamento delle dotazioni del personale non farebbe salire in maniera significativa l'incidenza del nostro bilancio su quello dello Stato. Si passerebbe, infatti, dall'attuale 0,24 per cento allo 0,258 per cento, con un incremento di meno di due decimi di percentuale. A tal proposito, non vedo il motivo per cui si debbano ridurre le sedi diplomatico-consolari.

Concludo annunciando il voto favorevole del mio Gruppo e quello dei senatori di Futuro e Libertà per l'Italia, che condividono sia le linee generali sia le finalità del documento in esame. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).