Seguito della discussione della mozione n. 379 sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana(ore 11,48)
Reiezione della mozione n. 379 (testo 2). Approvazione dell'ordine del giorno G1
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00379, presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori, sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana.
Ricordo che, nella seduta antimeridiana di giovedì 31 marzo, avevano già avuto luogo l'illustrazione e la discussione della mozione e il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, senatore Mantica, aveva espresso un parere favorevole sull'atto di indirizzo, a condizione che fossero approvate alcune modifiche, che i proponenti non hanno tuttavia recepito nel testo.
Nell'auspicio di addivenire ad una soluzione condivisa, i Gruppi avevano successivamente proposto di rinviare il seguito della discussione della mozione.
Anche nelle sedute antimeridiane del 13 aprile e del 5 maggio si è convenuto su un ulteriore rinvio.
Avverto che il senatore Micheloni ha riformulato la mozione di cui è primo firmatario e che è stato presentato l'ordine del giorno G1 dei senatori Bettamio ed altri.
Senatore Micheloni, intende illustrare all'Assemblea le modifiche apportate al testo della mozione?
MICHELONI (PD). Signora Presidente, sarò brevissimo, avendo già trattato più volte l'argomento. Credo sia ormai la quarta volta che si discute di questa mozione in Aula.
Nel testo 2 l'unica differenza è che ho accolto, come presentatore della mozione, una richiesta... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non riesco a sentire quanto sta dicendo il senatore Micheloni. Vi prego di far silenzio. Senatore Micheloni, la prego di continuare.
MICHELONI (PD). Il testo 2 accoglie di fatto la richiesta avanzata in un intervento svolto in Aula, nel corso della prima discussione su questa mozione, da un rappresentante del Gruppo della Lega Nord, il quale chiedeva di limitare la moratoria a 12 mesi invece dei 30 richiesti. Questa è la differenza esistente tra i due testi, che noi abbiamo accolto. Tuttavia, non possiamo accogliere ‑ non so se il Governo abbia cambiato parere ‑ quanto precedentemente proposto in merito ad una moratoria sulle decisioni future, e le argomentazioni portate in questa sede dal Governo non sono per noi accettabili.
Una moratoria vuol dire congelare lo stato della rete consolare fino alla fine, un periodo oramai inferiore ai dodici mesi, nella speranza comune che al termine di questo anno si concluda l'indagine conoscitiva, anche per dare senso al lavoro importante che la Commissione affari esteri dovrà riprendere subito - ripeto che è diventato un lavoro congiunto con la Camera - nella prossima settimana.
Lasciare questo tempo necessario vuol dire congelare allo stato le cose, non sulle decisioni future. Se il Governo è rimasto su quella posizione, chiedo di votare il testo 2, con la riduzione della moratoria a 12 mesi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Bettamio per illustrare l'ordine del giorno G1.
BETTAMIO (PdL). Presidente, quanto ha detto il collega Micheloni differisce dall'ordine del giorno che abbiamo presentato.
Non si tratta di congelare la rete consolare nella sua attuale situazione. Si cerca soltanto di dar modo di valutare più approfonditamente, anche con valutazioni successive, i provvedimenti di revisione della rete consolare nel suo complesso, formalmente non ancora deliberati dal consiglio d'amministrazione del Ministero degli affari esteri. Questo è il nodo che in passato ci ha costretto a rinviare ad ulteriore riflessione l'esame di questo documento. Siamo del parere che una moratoria di dodici mesi potrebbe comunque contribuire al lavoro che stiamo facendo.
Si potrebbe, pertanto, confermare la realizzazione della prima installazione del sistema telematico per i servizi consolari a distanza anche presso il consolato generale di Londra e, soprattutto, tener conto dell'esito dell'indagine conoscitiva della 3a Commissione del Senato che, peraltro, sta conducendo i propri lavori congiuntamente alla corrispondente Commissione della Camera dei deputati.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,52)
(Segue BETTAMIO). Tutto ciò, a nostro parere, indica che ormai è giunto il momento di approvare la moratoria di dodici mesi, escludendo però ogni tipo di congelamento della rete consolare. Questa è la differenza tra i due approcci, ed è questa la linea che noi intendiamo sostenere.
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, come già anticipato nel corso dell'esame della mozione in Aula (non l'ultima volta, poiché ero assente), vi è una sostanziale condivisione circa il contenuto, ma anche riguardo la ratio che ha portato alla sua presentazione da parte del senatore Micheloni.
Ovviamente, tale condivisione potrà essere rafforzata nel caso di una riformulazione del testo, che io stesso avevo già proposto inizialmente, che preveda una moratoria con un termine di dodici mesi, oppure un termine che tenga conto della conclusione dell'indagine conoscitiva in corso in 3a Commissione. Questo è evidentemente recepito nel testo 2 della mozione presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori (infatti ora egli sta richiamando la mia attenzione sul punto).
Naturalmente, non si può non considerare quanto comunicato dal Governo, e cioè l'esistenza di provvedimenti già deliberati dal consiglio di amministrazione del Ministero degli affari esteri, perché...
PRESIDENTE. Senatore Filippi, mi scusi, ma lei non intende più intervenire in dichiarazione di voto? Questo suo intervento assorbe la dichiarazione di voto?
FILIPPI Alberto (LNP). Sì, signor Presidente.
Vi è la necessità - che riconosciamo - di riformare, ristrutturare, razionalizzare la rete consolare italiana nel mondo. Questo è un obiettivo che credo sia condiviso sia dalla maggioranza che dall'opposizione, e il lavoro di cui siamo protagonisti in questo momento, oltre ad essere condiviso, va in questa direzione.
Come anticipato dal collega Bettamio, anche la posizione della Lega Nord si riassume nell'ordine del giorno G1, perché se la ratio è cercare di razionalizzare i costi, evidentemente, quando ci si trova di fronte a provvedimenti già esecutivi, non si può non tenerne conto, anche in considerazione del fatto che il Governo ha stimato un risparmio di oltre 3 milioni di euro.
Seppure nel modo potrei sollevare dei dubbi, nella sostanza non vorremmo, come si dice da noi, che fosse «peso el tacòn del sbrego» perché bloccare ora un percorso già avviato potrebbe comportare, oltre alla rinuncia ad un risparmio per 3 milioni di euro, addirittura ulteriori spese.
Quindi, pur tenendo conto del motivo principe che ci ha portato a questo lavoro congiunto e a condividere l'operato del collega Micheloni e concordando con quanto sottolineato dal senatore Bettamio, la posizione della Lega Nord non può essere favorevole al testo 2 della mozione, avente come primo firmatario il senatore Micheloni. Il testo contiene, infatti, riformulazioni da noi suggerite, ma non le osservazioni palesate dal Governo.
PRESIDENTE. Colleghi, al fine di consentire un ordinato svolgimento dei lavori do la parola al sottosegretario Mantica, perché è giusto che gli altri colleghi, in dichiarazione di voto, possano intervenire su eventuali nuove affermazioni del Governo.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, non credo di poter dire nulla di nuovo, perché attorno al punto indicato dal senatore Micheloni, su cui esprimo ancora parere contrario, ruotano il ruolo del Parlamento e dell'amministrazione. Infatti, se è giusto che il Parlamento dia degli indirizzi - voglio ricordare in proposito che l'iter di questo provvedimento è stato avviato nel giugno 2009, con due anni di confronti tra Consiglio generale degli italiani all'estero, Commissione affari esteri della Camera, Commissione affari esteri del Senato, Comitato per gli italiani all'estero del Senato, Comitato per gli italiani all'estero della Camera - una volta che ciò è avvenuto si deve passare all'ordinaria amministrazione.
Nel momento in cui il consiglio d'amministrazione del Ministero prende dei provvedimenti è impossibile modificare l'indirizzo per bloccarli. Si tratta di provvedimenti ordinari. Abbiamo disdetto contratti di affitto, abbiamo informato i Paesi nei quali si realizza questa operazione dell'avvenuto cambiamento, abbiamo comprato sedi e stiamo acquistando le attrezzature. Credo che mettere in moto un meccanismo, a metà della cura, per bloccare operazioni, peraltro già decise e oggetto di confronto e discussione, sia logicamente impossibile.
Vorrei capire, infatti, quanto può operare il Parlamento di fronte ad un atto che è diventato di natura amministrativa, anche perché di fronte ad un danno erariale non è il Parlamento a rispondere ma i funzionari del Ministero. A questo punto, poiché gli atti del consiglio di amministrazione sono stati comunicati ai parlamentari, che ne erano stati informati non dopo la riunione del consiglio ma, per loro bravura, prima, conoscendo esattamente l'ordine del giorno del consiglio, non credo si possa accedere a tale richiesta. Inoltre, a dimostrazione che la polemica sottende anche una diversa concezione della razionalizzazione della rete consolare, informo l'Aula che il Governo ha presentato nel giugno 2009 venti provvedimenti. In tutte le sedi la risposta è stata negativa su tutti, con un totale rifiuto di partecipazione. Ciò è avvenuto perché ancora in questa sede si continua a parlare di chiusure della rete consolare.
Su tale questione, credo di essere stato più volte esplicito, e ringrazio i colleghi Bettamio e Alberto Filippi per i loro interventi. È vero che gli impegni del Governo sono più o meno simili, ma basterebbe leggere il testo della mozione per capire che esistono due filosofie di fondo. Non stiamo parlando di chiusure dei consolati - per vostra informazione si tratta solo di consolati in Europa - ma di una razionalizzazione della rete consolare. Sono stati installati 60 sistemi informativi consolari in questo periodo: stiamo parlando di sistemi che consentiranno ai cittadini italiani di arrivare direttamente da casa con il personal computer ai sistemi informativi dei consolati.
Abbiamo parlato di risparmi, perché abbiamo parlato di trasferire alcune voci di spesa fisse per favorire investimenti in informatica, ma la risposta è sempre stata: no alla chiusura. Il Governo si apre addirittura su questo, accogliendo un ordine del giorno con cui propone, non di fare un discorso sulle chiusure, ma di approfittare dell'apertura di una nuova sede consolare a Londra per gestire insieme al Parlamento quello che noi riteniamo debba essere il modello del nuovo consolato.
Insisto dunque nel dire che una cosa è parlare di chiusura dei consolati intervenendo in atti amministrativi (secondo la mozione sottoscritta dal senatore Micheloni), altra cosa è sospendere un giudizio di indirizzi politici per un anno - cosa che il Governo ha accettato (casomai limitato dalla conclusione dell'indagine conoscitiva della Commissione, che non è nei poteri del Governo) - e aver manifestato la propria disponibilità a una collaborazione fattiva sulla realizzazione di nuovi servizi consolari attraverso l'informatica. Il Governo respinge la cultura della chiusura per cui l'Esecutivo è il datore di lavoro e i rappresentanti degli italiani all'estero i rappresentanti sindacali.
Stiamo proponendo una riforma della rete consolare, cosa che del resto non avviene solo in Italia. Ad esempio, tutti i consolati della Francia in Italia stanno per essere trasformati in consolati onorari. Alcuni importanti consolati inglesi, compreso quello di Milano, vengono chiusi e si passa a forme diverse di rappresentanza. Aggiungo - devo dirlo con grande chiarezza - che non mi risulta che i cittadini francesi abbiano occupato il consolato francese di Milano mobilitando il consiglio regionale lombardo e parlando male del loro Paese che impedisce loro di avere un consolato. Tutto questo è invece avvenuto nel sistema italiano: abbiamo brillantemente manifestato in tutte le sedi del mondo contro il Governo per la chiusura delle sedi. Credo che anche questo vada riportato all'interno di una norma di rapporti.
Non si tratta di chiusure. Giusto per informare, faccio presente che abbiamo chiuso tre consolati in Belgio, che è grande come il Lazio e che aveva cinque consolati. Stiamo chiudendo un consolato in Svizzera che si trova a 40 chilometri da un altro consolato. Quindi, non abbiamo operato su distanze di migliaia di chilometri e di ore di volo. O si accetta il ragionamento della razionalizzazione e si misura l'efficienza dei servizi, oppure - evidentemente - non ci sono spazi di mediazione.
In conclusione, il Governo esprime parere contrario sulla mozione di cui è primo firmatario il senatore Micheloni e accoglie l'ordine del giorno di cui è primo firmatario il senatore Bettamio. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 379.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Signor Presidente, a nome del mio Gruppo, aggiungo la firma all'ordine del giorno di cui è primo firmatario il senatore Bettamio e dichiaro il voto contrario alla mozione.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Intervengo in dichiarazione di voto sulla mozione di cui è primo firmatario il senatore Micheloni, che contiene una proposta interessante nonché necessaria, volta, da un lato, a rappresentare e difendere gli interessi del nostro Paese all'estero e, dall'altro, a offrire servizi e tutela alle comunità italiane nel mondo, così da soddisfarne le esigenze.
Come noto, i cittadini italiani nel mondo sono circa 4 milioni, ed è necessario che l'Italia si impegni nei loro confronti garantendo l'assistenza attraverso una rete di servizi consolari funzionale ed efficiente. È quindi di primaria importanza che il Ministero degli affari esteri rappresenti e difenda gli interessi del nostro Paese all'estero, offrendo servizi a tutela della comunità italiana nel mondo. Non dimentichiamo che l'organizzazione e la presentazione degli uffici di rappresentanza all'estero costituisce in molti casi, insieme agli Istituti italiani di cultura, il biglietto da visita del nostro Paese, condizionando sensibilmente la promozione delle politiche del turismo verso l'Italia.
Il piano di ristrutturazione della rete consolare, prevedendo la chiusura di alcune importanti sedi (fra cui Lille, Coira, Losanna, Liegi, Norimberga, Amburgo, Manchester, Durban, Adelaide, Filadelfia, Detroit), secondo il parere del Gruppo dell'Italia dei Valori peggiorerà sicuramente in modo considerevole la funzionalità di una rete consolare già in forte difficoltà. Il Governo cita alcuni consolati a distanza di 30-40 chilometri, ma non credo siano tutti a questa distanza minima.
Sul tema, numerose sono state le critiche e i dubbi espressi in tutte le sedi, comprese quelle parlamentari, da parte degli addetti ai lavori e soprattutto dai rappresentanti degli italiani all'estero. Sono note a tutti le manifestazioni di protesta organizzate dalla comunità italiana in varie città europee interessate dalle chiusure e dalle razionalizzazioni. È questa la riflessione che inviterei anche il Governo a fare, a non chiudere tout court, dicendo che ci sono spese, ma a comprendere il disagio che la parola razionalizzazione sta creando in tutto il mondo.
La 3a Commissione permanente del Senato ha deliberato all'unanimità la realizzazione di un'indagine conoscitiva che ha come obiettivo quello di conoscere l'effettiva situazione dell'organizzazione dei servizi e della rete diplomatico-consolare italiana del Ministero.
Con questa mozione si vuole impegnare il Governo a promuovere nell'immediato uno specifico provvedimento di "moratoria" che differisca per un termine di 12 mesi il piano di ristrutturazione presentato dal Ministero degli affari esteri, a "congelare" la rete consolare nella sua attuale situazione e a tenere conto dell'esito dell'indagine conoscitiva della 3a Commissione. Il fine è quello di addivenire ad un progetto condiviso di profonda riforma della rete e dei servizi consolari italiani nel mondo e di rispettare pienamente i diritti democratici degli italiani residenti all'estero.
L'unico punto che l'Italia dei Valori non condivideva, come già ribadito nella seduta del 31 marzo scorso, riguardava la lunga moratoria di 30 mesi, prevista nella prima versione della mozione, perché rischiava di configurare unicamente una scusa per il Governo ad essere inoperativo. Sul punto però abbiamo collaborato e si è addivenuti al termine condiviso di 12 mesi.
Per questi motivi, l'Italia dei Valori annuncia il voto favorevole in riferimento alla mozione 1-00379 (testo 2) del senatore Micheloni.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea del Senato è chiamata ancora una volta ad esprimere il proprio voto su un argomento che, pur essendo sempre di grande attualità, non riesce a trovare una definitiva risoluzione. La mozione del senatore Micheloni invita il Governo a prendere in considerazione l'ipotesi di differire di 12 mesi il piano di ristrutturazione e razionalizzazione della rete consolare.
Vorrei ricordare come i consolati, oggi più che mai, svolgano un ruolo fondamentale tra le comunità italiane residenti all'estero, garantendo loro servizi amministrativi, promuovendo lo sviluppo economico, culturale e scientifico.
L'Italia ha una vastissima rete diplomatico-consolare che, esclusi gli istituti italiani di cultura, complessivamente annovera 253 sedi (123 ambasciate, 14 rappresentanze permanenti e altre strutture e 116 consolati). Tra i nostri maggiori partner comunitari, solo la Francia con 258 sedi (158 ambasciate, 29 rappresentanze permanenti ed altre strutture, 98 consolati) ha una rete complessiva più estesa. Regno Unito, Germania e Spagna, con rispettivamente 233, 221 e 203 sedi, hanno reti diplomatico-consolari di minore estensione della nostra. La rete consolare italiana, con i suoi 116 consolati, primeggia in assoluto ed è quella che determina la nostra complessiva maggiore estensione rispetto a Regno Unito e Germania, che hanno una rete diplomatica ben più estesa della nostra.
Ben diverso è il discorso delle risorse umane impiegate: quelle britanniche e francesi, che tra loro grosso modo si equivalgono, sono il doppio delle nostre e quelle tedesche lo sono una volta e mezza. I diplomatici francesi e quelli tedeschi sono circa il 50 per cento in più di quelli italiani e quelli britannici sono addirittura il triplo. Tradotti in termini operativi, tali dati significano una disparità enorme delle rispettive capacità di occuparsi di settori importanti dell'attività diplomatica. Il diplomatico italiano ha in media il doppio dei settori da coprire di un suo omologo francese ed il triplo di uno britannico. Così, più volte al giorno, il diplomatico si trasforma in pochi attimi da analista politico in esperto commerciale o da responsabile del settore consolare in capo del personale. Le sue chances di svolgere in ciascuno dei settori a lui affidati un lavoro più efficace di quello svolto da due o tre funzionari delle concorrenti ambasciate di Francia, Germania o Regno Unito sono poche. Qualche volta ci riesce, ma il più delle volte deve dare priorità ad alcuni settori a scapito di altri.
In estrema sintesi, gli apporti aggiuntivi necessari a riequilibrare la situazione sono quantificabili in 1.600 unità, pari al 30 per cento delle presenze attuali, distribuite fra tutte le categorie di personale. Vi è certo una particolare enfasi sul personale a contratto, in linea con le tendenze prevalenti nei Paesi europei presi a paragone: questo, però, è un aspetto che va attentamente ponderato in chiave di mantenimento di idonei equilibri tra le varie componenti del sistema, secondo i principi condivisi da tutte le organizzazioni sindacali.
Anche se accolto nella sua integrità, il prospetto di rafforzamento delle dotazioni del personale non farebbe salire in maniera significativa l'incidenza del nostro bilancio su quello dello Stato. Si passerebbe, infatti, dall'attuale 0,24 per cento allo 0,258 per cento, con un incremento di meno di due decimi di percentuale. A tal proposito, non vedo il motivo per cui si debbano ridurre le sedi diplomatico-consolari.
Concludo annunciando il voto favorevole del mio Gruppo e quello dei senatori di Futuro e Libertà per l'Italia, che condividono sia le linee generali sia le finalità del documento in esame. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
FANTETTI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FANTETTI (PdL). Signor Presidente, egregi colleghi, con l'ordine del giorno G1, il cui primo firmatario è il senatore Bettamio, sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana, torna all'esame dell'Aula del Senato un tema d'interesse precipuo degli italiani all'estero, solo pochi minuti dopo l'approvazione del disegno di legge di cui il senatore Tofani è stato relatore.
Quella degli italiani all'estero - come già è stato detto - è una popolazione di 4,3 milioni di persone, che ha caratteristiche specifiche, tra le quali mi preme mettere in evidenza il fatto che essa è in continua crescita. Questo fa sì che - lo ribadisco ancora una volta - il totale dei cittadini italiani sia di quasi 65 milioni, non 60 milioni, come viene riportato.
Si tratta di un problema particolarmente importante per noi italiani all'estero, molto sentito dalle nostre comunità. La rete consolare, infatti, ancor più di quella diplomatica, costituisce sempre e comunque un cordone ombelicale con il nostro Paese, il Paese madre. Credetemi, non si tratta di retorica: chiunque parta o emigri lo fa per bisogno, ancora adesso, e così facendo lascia dietro di sé - senza mai sapere bene per quanto tempo - oltre ai propri affetti e retaggi, anche un riferimento statuale che all'estero potrà ritrovare solo nelle nostre propaggini consolari. Ecco perché gli italiani all'estero sono così sensibili al tema della rete consolare. Ed ecco perché, secondo molti di noi, un vero diplomatico (nel senso di un alto ed importante rappresentante dell'Italia al di fuori dei confini nazionali) non è pienamente formato e rappresentativo se non si è degnamente provato in una precedente responsabilità consolare.
La ristrutturazione della rete diplomatico consolare all'attenzione di questa Assemblea oggi prevede la chiusura di un certo numero di sedi (particolarmente in Europa) e l'apertura di altre (specialmente in Asia).
Qualche settimana fa, di fronte all'originaria versione del testo non avevamo ritenuto di condividerla in toto e avevamo argomentato il perché, in quanto rappresentanti parlamentari eletti all'estero, con preferenze espresse ed individuali, da parte degli italiani ivi residenti. Essendo consci e fieri di appartenere ad una Repubblica parlamentare, non potevamo certo accettare l'argomento di trovarci di fronte ad una decisione già presa dal consiglio di amministrazione del MAE, né soprassedere rispetto al fatto che la Commissione affari esteri del Senato ha appena cominciato, seguita a ruota da quella della Camera, una indagine conoscitiva sul funzionamento del Ministero e dunque si vorrebbe avere tempo e modo di approfondire certe situazioni prima di convalidare parlamentarmente certe decisioni.
Adesso, mi si consenta di chiarire alcuni punti che differenziano il testo della mozione e dell'ordine del giorno oggi in esame, su proposta dei senatori Bettamio ed altri. In primo luogo, noi italiani all'estero siamo perfettamente consapevoli degli effetti della globalizzazione e di quelli di una crisi, nata finanziaria e sviluppatasi come economica reale, che riguarda tutti i Paesi del mondo. Ne siamo consapevoli perché la viviamo anche di più dei concittadini metropolitani - come li definisce il collega Micheloni, cioè degli italiani residenti in Italia - perché ne subiamo gli effetti in più di un Paese. Siamo anche orgogliosi al riguardo di come il Governo Berlusconi, in particolare attraverso il meritorio operato del ministro Tremonti, ma non solo, abbia gestito la politica economica e di bilancio in tale eccezionale situazione di crisi.
Siamo stati critici sull'eccesso di tagli operati rispetto ai capitoli degli italiani all'estero, ma ci rendiamo perfettamente conto, in termini più generali, che la tenuta sociale del Paese sia una priorità rispetto ad altre, pur importanti, considerazioni. Capiamo quindi, per essere chiari, ad esempio, che l'estensione garantita praticamente a tutti della cassa integrazione guadagni nelle sue varie forme possa valere in questi drammatici tempi anche il ridimensionamento di qualche rappresentanza italiana all'estero. Ce ne dispiacciamo, abbiamo fatto del nostro meglio per evitarlo, ma capiamo. Soprattutto, siamo fiduciosi del fatto che con questa barra si riuscirà presto ad uscire dalle secche, tornare a crescere ed espanderci al di fuori dei confini nazionali. Lo crediamo e lo auspichiamo sinceramente, anche perché abbiamo l'ardire di pensare che una maggiore presenza dell'Italia all'estero sia positiva non solo per il nostro Paese e per gli italiani all'estero ma anche per moltissimi altri cittadini del mondo.
In secondo luogo, il nostro metro di giudizio non è mai stato quello quantitativo bensì quello dell'efficienza. Non crediamo in una onnipresenza dello Stato e rifuggiamo dai suoi retaggi vetero-amministrativi, che si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti italiani.
In terzo luogo, siamo riformatori, e per questo abbiamo chiesto ed ottenuto la fiducia politica dei nostri connazionali. Siamo quindi d'accordo con lo spirito che anima la ristrutturazione proposta, diretta all'implementazione di una rete consolare più efficiente perché più moderna, in linea con l'evoluzione tecnologica, e meno costosa.
A Londra, dove sono emigrato nel 1993 e dove l'influsso della cosiddetta nuova emigrazione professionale ha portato il consolato generale al secondo posto nella classifica delle nostre presenze nel mondo (poco dietro Buenos Aires), con circa 160.000 iscritti, sarà realizzato, in una sede finalmente nuova, un consolato modello proprio in base a questi nuovi e moderni criteri. Ne siamo molto contenti, e vigileremo da vicino sull'implementazione, con l'auspicio di potere presto annoverare molti altri esempi analoghi qui in Europa. Già la maggior parte dei nostri connazionali ivi residenti interagisce con le locali amministrazioni in via telematica e digitale. Non si vede perché essi non dovrebbero essere in grado di fare altrettanto con una moderna pubblica amministrazione italiana: quella pubblica amministrazione che il ministro Brunetta sta cercando di realizzare con meritoria tenacia.
Siamo anche soddisfatti di avere potuto esplicitare le specifiche ed eccezionali esigenze sottostanti l'opportunità di mantenere una presenza consolare a Manchester, nel Regno Unito.
In quarto luogo, siamo felici che il Governo abbia recepito nel nuovo testo della mozione la moratoria di 12 mesi: esattamente il periodo che avevamo richiesto (perché giudicato più opportuno rispetto ai 30 mesi richiesti da alcune opposizioni). Dovrà essere questa l'occasione per fare conoscere meglio a noi tutti - ed in primis agli italiani all'estero che ne sono tra i maggiori utenti - i criteri e le modalità di funzionamento della grande macchina del nostro prestigioso Ministero degli esteri. (Commenti del senatore Micheloni).
Una considerazione finale. Nessuna ristrutturazione della rete diplomatico-consolare sarebbe, a nostro avviso, degna di questo titolo se si limitasse agli aspetti logistici della apertura e della chiusura di alcune sedi. Anima e cuore della nostra rete sono le persone che a vario titolo ci lavorano dentro, gli interlocutori diretti di noi italiani all'estero, funzionari ed impiegati di ogni livello che, in tutte le parti del mondo, svolgono le loro funzioni col senso del dovere proprio dei rappresentanti istituzionali di un grande Paese: l'Italia. A loro, che sappiamo - a volte - dover convivere con situazioni a vario titolo penalizzanti, deve essere diretta l'attenzione dei ristrutturatori della rete, in modo da garantirne meglio in futuro la dignità, come pure l'efficienza delle loro carriere.
In questo ambito, già dalle prossime settimane, proporrò un disegno di legge diretto a promuovere l'utilizzo nelle diverse funzioni amministrativo-consolari (ma anche presso le sedi all'estero delle altre nostre reti nazionali, come l'ICE, gli istituti di cultura, l'ENIT) di personale iscritto all'AIRE, cioè di italiani residenti all'estero.
Abbiamo questo patrimonio umano: dopo mezzo secolo - grazie soprattutto all'ex ministro Tremaglia - la Repubblica lo ha finalmente riconosciuto istituzionalmente. Ora cominciamo ad utilizzarlo effettivamente come risorsa del Paese!
Per tutti questi motivi, il Gruppo del PdL voterà contro la mozione del pur stimato collega Micheloni e a favore dell'ordine del giorno presentato dall'egregio collega Bettamio e da altri senatori. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto gli onorevoli colleghi che, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, sarà anzitutto posta ai voti la mozione n. 379 (testo 2) e successivamente l'ordine del giorno G1 per le parti eventualmente non precluse né assorbite.
Procediamo alla votazione della mozione n. 379 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 379 (testo 2), presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Metto ai voti l'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Bettamio e da altri senatori.
È approvato.