ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, credo che la vicenda scatenata della decisione di Fincantieri di licenziare più di 2.500 lavoratori non possa tenere estraneo il Parlamento, ed il Senato in modo particolare. Mi permetto di richiamare nuovamente l'Assemblea del Senato su questo gravissimo momento per l'industria nazionale; lo ha già fatto ieri sera, in chiusura di seduta, la senatrice Pinotti, ma negli incontri che, insieme a Italia dei Valori, il Partito Democratico ieri ha avuto con le rappresentanze dei lavoratori abbiamo già espresso l'esigenza che questa mattina la seduta dell'Aula del Senato si aprisse ricordando una vicenda i cui confini non sono ancora chiari.
Questa mattina abbiamo letto la notizia, a noi nota già da ieri sera, delle proteste molto vivaci a Castellammare di Stabia e a Sestri Ponente (il grave problema interessa anche i lavoratori di Riva Trigoso).
Signora Presidente, 2.500 operai sono quasi un terzo della forza lavoro della Fincantieri. Fincantieri ha rappresentato un importantissimo fiore all'occhiello dell'industria italiana. Debbo dire con stupore che in Parlamento non era stata minimamente segnalata una così drammatica accelerazione dell'evoluzione della storia industriale di questo grosso gruppo industriale. Mi chiedo quindi per prima cosa, e dovremmo chiedercelo tutti, con quale lungimiranza queste vicende sono state osservate e sono state considerate. Non credo che davanti ai problemi reali e consistenti della globalizzazione, dello spostamento dei mercati e dell'affievolimento di settori industriali la risposta possa essere quella che oggi viene data. C'è un'improvvisa, inaspettata, non annunciata, non contrattata, non discussa con le forze sociali e non discussa in Parlamento indicazione di licenziamento di un terzo della forza lavoro di un grande gruppo industriale. Qui noi siamo in Parlamento e dobbiamo quindi, per prima cosa, indicare una violazione grave di un metodo democratico che deve presiedere sempre a tutte le decisioni industriali quando hanno a che fare con momenti così delicati come quello del lavoro.
Non credo che il nostro Paese possa affrontare la crisi di Fincantieri in assenza di un grande piano industriale del settore e senza un'indicazione lungimirante di quali sono gli obiettivi strategici generali. Annunci improvvisi che non tengano conto delle condizioni generali non sono accettabili.
Signora Presidente, voglio concludere con due osservazioni puntuali su due aspetti che mi sembrano essenziali.
Il primo riguarda il ruolo dello Stato: Fincantieri non è un'industria privata ma una società per azioni totalmente posseduta dallo Stato, ed è quindi a quest'ultimo che spetta la responsabilità sia degli indirizzi industriali sia delle indicazioni di gestione al management della società. È lo Stato, attraverso il Governo nazionale, che ha la responsabilità di questi elementi.
Il secondo aspetto che voglio sottolineare è il ruolo del Governo nazionale in queste circostanze. La questione non ha in questo momento, per quel che riguarda il Partito Democratico, coloriture politiche. Quindi non faccio questioni politiche rispetto al Governo, ma sottolineo che il Capo del Governo e il Ministro dell'economia, che della società ha il controllo in qualità di azionista, debbono occuparsene in modo diretto. In modo particolare, il Presidente del Consiglio deve assumersene personalmente la responsabilità. È incompatibile con lo stato di crisi di Fincantieri che l'attenzione di Berlusconi non sia evidente per il Paese e non sia evidentemente diretta a una vicenda che costituisce ormai una grande questione di Stato.
Al management di Fincantieri voglio dire che gli amministratori dell'industria di Stato debbono evitare di cadere nel vizio del marchionnismo, cioè di scimmiottare Marchionne. Non c'entrano niente: gli amministratori dell'industria pubblica non sono Marchionne; sono degli organi dello Stato che, per conto dello Stato, debbono amministrare industrie pubbliche. Naturalmente operano nel rispetto del diritto civile, naturalmente debbono tener conto dei vincoli di bilancio, ma anche dell'unico motivo per il quale è possibile giustificare la presenza dello Stato in economia, cioè i fini di interesse generale che debbono sempre sovrintendere all'esercizio dell'industria pubblica.
La ringrazio, Presidente, e sollecito la Presidenza del Senato a invitare il Governo a venire in Aula, nella sua massima espressione (Presidente del Consiglio, Ministro dell'economia e delle finanze e Ministro dello sviluppo economico) per comunicare la situazione reale di Fincantieri e l'esito dei confronti già annunciati per il 3 giugno tra Governo e parti sociali. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti).