TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signora Presidente, credo che quello svolto prima in Commissione affari esteri e poi nell'Aula del Senato in questi due giorni, sia stato un buon lavoro, che credo abbia dato smalto al Parlamento. È stata una buona pagina di lavoro parlamentare.
Questa legge nasce per iniziativa parlamentare. Innanzi tutto, il primo disegno di legge in materia è stato quello del nostro collega Micheloni, che ha aperto la strada a tale confronto. Poi c'è stato il lavoro importante e molto aperto del relatore Tofani, di cui gli diamo atto, e un atteggiamento positivo e costruttivo da parte del Governo. Tutto ciò si è rispecchiato nel clima che si respirava in Aula in questi due giorni, che, a me piace rimarcare, è positivo e costruttivo, e grazie al quale si è anche riusciti a far cambiare idea gli uni agli altri. Il Parlamento dovrebbe essere questo, il luogo dove ci si parla, anche con l'ambizione e la presunzione di convincersi a vicenda e quindi, possibilmente, di trovare insieme le soluzioni migliori.
Naturalmente, quando poi si va al voto finale, bisogna tirare una riga e fare un somma algebrica tra i più e i meno. Ci sono molti più in questa riforma che, vorrei dire, è istituzionale: non è un provvedimento tra i tanti ma che ha a che fare con regole e istituzioni importanti per la nostra democrazia, come quelle che si occupano della partecipazione degli italiani all'estero, di quella comunità italiana che non è in Italia e che è una delle ricchezze importanti del nostro Paese.
Ebbene, questa riforma, che è ancora incompiuta, in attesa dell'esame dell'altro ramo del Parlamento, ha degli aspetti positivi, in particolare, quelli relativi alla certezza del voto, e prevede anche un impianto che cerca di essere innovativo rispetto al Consiglio generale, con l'ambizione di dargli nuovo respiro e nuovo ruolo. Tuttavia ci sono anche elementi problematici e critici, che ci hanno visti distinti nel voto. Ad esempio, avremmo voluto COMITES più vicini alla base degli italiani all'estero; invece abbiamo degli organismi troppo lontani dal nostro punto di vista, perché la soglia per poterli costituire è troppo alta. È previsto un solo COMITES per circoscrizione mentre avremmo preferito un'articolazione più ampia. Poi c'è questa norma sulla partecipazione delle liste, che invece prevede una soglia troppo bassa, con il rischio accentuato di una forte frammentazione e anche con una politicizzazione della rappresentanza nei COMITES.
C'è inoltre un punto che consideriamo squilibrato e che avremmo voluto venisse affrontato in maniera diversa. Mentre abbiamo condiviso la valorizzazione delle Regioni, non possiamo condividere la mortificazione e la sostanziale espulsione dagli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero di tutto quel mondo che fa riferimento all'associazionismo e ai patronati, con norme di incompatibilità sui COMITES e con il rifiuto di prevedere almeno una rappresentanza senza diritto di voto di questi mondi nel Consiglio generale.
Per queste ragioni, il nostro voto sarà contrario, sia pure con uno spirito di apprezzamento per il lavoro comune svolto, nella speranza che alla Camera esso possa produrre un risultato perfezionato da portare ai nostri italiani all'estero. Essi, infatti, sono una ricchezza fondamentale per il futuro del nostro Paese e possono diventare il nostro Commonwealth, la rete di forza dell'Italia in tante parti del mondo e una delle leve fondamentali per rilanciare il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).