RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).
Si dia lettura del processo verbale.
STIFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 19 maggio.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,34).
Sulla crisi della Fincantieri
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signora Presidente, credo che la vicenda scatenata della decisione di Fincantieri di licenziare più di 2.500 lavoratori non possa tenere estraneo il Parlamento, ed il Senato in modo particolare. Mi permetto di richiamare nuovamente l'Assemblea del Senato su questo gravissimo momento per l'industria nazionale; lo ha già fatto ieri sera, in chiusura di seduta, la senatrice Pinotti, ma negli incontri che, insieme a Italia dei Valori, il Partito Democratico ieri ha avuto con le rappresentanze dei lavoratori abbiamo già espresso l'esigenza che questa mattina la seduta dell'Aula del Senato si aprisse ricordando una vicenda i cui confini non sono ancora chiari.
Questa mattina abbiamo letto la notizia, a noi nota già da ieri sera, delle proteste molto vivaci a Castellammare di Stabia e a Sestri Ponente (il grave problema interessa anche i lavoratori di Riva Trigoso).
Signora Presidente, 2.500 operai sono quasi un terzo della forza lavoro della Fincantieri. Fincantieri ha rappresentato un importantissimo fiore all'occhiello dell'industria italiana. Debbo dire con stupore che in Parlamento non era stata minimamente segnalata una così drammatica accelerazione dell'evoluzione della storia industriale di questo grosso gruppo industriale. Mi chiedo quindi per prima cosa, e dovremmo chiedercelo tutti, con quale lungimiranza queste vicende sono state osservate e sono state considerate. Non credo che davanti ai problemi reali e consistenti della globalizzazione, dello spostamento dei mercati e dell'affievolimento di settori industriali la risposta possa essere quella che oggi viene data. C'è un'improvvisa, inaspettata, non annunciata, non contrattata, non discussa con le forze sociali e non discussa in Parlamento indicazione di licenziamento di un terzo della forza lavoro di un grande gruppo industriale. Qui noi siamo in Parlamento e dobbiamo quindi, per prima cosa, indicare una violazione grave di un metodo democratico che deve presiedere sempre a tutte le decisioni industriali quando hanno a che fare con momenti così delicati come quello del lavoro.
Non credo che il nostro Paese possa affrontare la crisi di Fincantieri in assenza di un grande piano industriale del settore e senza un'indicazione lungimirante di quali sono gli obiettivi strategici generali. Annunci improvvisi che non tengano conto delle condizioni generali non sono accettabili.
Signora Presidente, voglio concludere con due osservazioni puntuali su due aspetti che mi sembrano essenziali.
Il primo riguarda il ruolo dello Stato: Fincantieri non è un'industria privata ma una società per azioni totalmente posseduta dallo Stato, ed è quindi a quest'ultimo che spetta la responsabilità sia degli indirizzi industriali sia delle indicazioni di gestione al management della società. È lo Stato, attraverso il Governo nazionale, che ha la responsabilità di questi elementi.
Il secondo aspetto che voglio sottolineare è il ruolo del Governo nazionale in queste circostanze. La questione non ha in questo momento, per quel che riguarda il Partito Democratico, coloriture politiche. Quindi non faccio questioni politiche rispetto al Governo, ma sottolineo che il Capo del Governo e il Ministro dell'economia, che della società ha il controllo in qualità di azionista, debbono occuparsene in modo diretto. In modo particolare, il Presidente del Consiglio deve assumersene personalmente la responsabilità. È incompatibile con lo stato di crisi di Fincantieri che l'attenzione di Berlusconi non sia evidente per il Paese e non sia evidentemente diretta a una vicenda che costituisce ormai una grande questione di Stato.
Al management di Fincantieri voglio dire che gli amministratori dell'industria di Stato debbono evitare di cadere nel vizio del marchionnismo, cioè di scimmiottare Marchionne. Non c'entrano niente: gli amministratori dell'industria pubblica non sono Marchionne; sono degli organi dello Stato che, per conto dello Stato, debbono amministrare industrie pubbliche. Naturalmente operano nel rispetto del diritto civile, naturalmente debbono tener conto dei vincoli di bilancio, ma anche dell'unico motivo per il quale è possibile giustificare la presenza dello Stato in economia, cioè i fini di interesse generale che debbono sempre sovrintendere all'esercizio dell'industria pubblica.
La ringrazio, Presidente, e sollecito la Presidenza del Senato a invitare il Governo a venire in Aula, nella sua massima espressione (Presidente del Consiglio, Ministro dell'economia e delle finanze e Ministro dello sviluppo economico) per comunicare la situazione reale di Fincantieri e l'esito dei confronti già annunciati per il 3 giugno tra Governo e parti sociali. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti).
LAURO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO (PdL). Signora Presidente, la situazione, anche sotto il profilo dell'ordine pubblico, sulla costiera Castellammare di Sorrento è diventata drammatica.
Ieri sera in questa Aula ho sottolineato come oggi un congresso internazionale con 3.000 partecipanti non potrà tenersi a Sorrento per il blocco della strada statale sorrentina da parte dei dimostranti. Ciò non significa non essere solidali con i manifestanti che difendono il loro posto di lavoro, ma occorre essere molto chiari su un punto: tutte le manifestazioni sono consentite e libere, ma non quelle che possono provocare un effetto valanga anche in un settore come quello del turismo, in una delle zone più pregiate per il turismo italiano. È vero, infatti, che queste manifestazioni sono da tutelare, ma è anche vero che se si fa ricorso alla violenza - e al riguardo occorre anche verificare se dietro non vi siano infiltrazioni della criminalità organizzata - anche i legittimi diritti difesi da questi lavoratori possono essere travolti.
Ieri sera, signora Presidente, ho chiesto alla Vice Presidente di turno di rappresentare al Governo l'esigenza che la riunione convocata dal ministro Romani per il 3 giugno venga anticipata al più presto e si possa tenere a Palazzo Chigi.
Pertanto, associandomi a tutte le richieste avanzate al Governo di anticipare tale riunione, ritengo che questa Assemblea debba prendere atto della situazione di crisi che sta attraversando il settore della cantieristica.
Chiedo, dunque, che la mia mozione 1-00203, presentata nel novembre 2009 sulla crisi della cantieristica, che offriva anche, in modo analitico perché basata su studi e proiezioni e corredata dell'indicazione di soluzioni e vie di uscita per rilanciare il settore, come hanno fatto altri Paesi dell'Unione europea, venga inserita al più presto all'ordine del giorno. Infatti, la migliore risposta che si possa dare anche ai lavoratori è che il Parlamento discuta nel merito di questa crisi e sulle sue possibili soluzioni.
Infine, inviterei il Governo a valutare - e questo è un altro tema - se l'amministratore delegato della Fincantieri è ancora in grado di gestire una crisi di questo genere. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che lo spazio dedicato a questo genere di interventi normalmente è a fine seduta, ma che esiste una prassi consolidata, anche del presidente Schifani, che quando chiedono di intervenire un Presidente o un Vice Presidente di Gruppo, e considerata anche la rilevanza della questione, la Presidenza autorizzi un breve giro di interventi al riguardo.
DI NARDO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signora Presidente, occorre fare chiarezza su quanto sta accadendo ed è accaduto ieri e l'altro ieri a Castellammare.
Si tratta di una crisi iniziata tre anni fa. A quell'epoca il Governo aveva assunto un impegno con le parti sociali per la realizzazione di un bacino di carenaggio, indispensabile per il futuro dello stabilimento di Castellammare, dopo che a settembre 2008 aveva già messo in cassa integrazione ben 250 operai. Nel frattempo vi erano due commesse fatte proprio dallo Stato per due pattugliatori e, contemporaneamente, il Governo aveva preso l'impegno, attraverso la Comunità europea, di parlare della cantieristica e di riportare in tutto il Paese ‑ quanto sta accadendo a Castellammare si sta verificando in tutte le sedi della Fincantieri ‑ i livelli occupazionali a quelli di oggi. Dopo tre anni, sempre a Castellammare, altri operai sono entrati in cassa integrazione fino a quando è stato definitivamente chiuso lo stabilimento. Attualmente, solo 60 operai operano per la manutenzione.
L'altro giorno, presso gli uffici della Confindustria, si sono recati 300 operai della Fincantieri, perché quest'ultima aveva finalmente comunicato che avrebbe portato un piano e che ne avrebbe parlato con gli operai, garantendo quindi una ripresa. Dopo le proteste dell'altro giorno, l'amministratore delegato della Fincantieri ha constatato l'esistenza di 280 esuberi e ha quindi comunicato che sia il cantiere di Genova che quello di Castellammare sarebbero stati chiusi.
Dovete capire che, dopo tre anni di attesa, gli operai si sono preoccupati e con grande rabbia sono tornati a Castellammare dove hanno constatato la totale assenza e l'abbandono da parte sia dell'amministrazione che della Regione Campania. Per questo motivo è nata una rivolta.
Chiedo al Presidente di far venire subito in Aula il Ministro, perché Castellammare è una città pericolosa. Abbiamo paura che la camorra possa ritornare in quella città, e quanto sta accadendo a Castellammare si sta riversando ‑ come ha testé detto il senatore Lauro ‑ nell'ambito dell'economia della penisola sorrentina.
Dobbiamo stare molto attenti. Ci sono 1.400 operai disoccupati per le strade di Castellammare. È davvero pericoloso. Noi abbiamo l'obbligo morale di intervenire e far venire in quest'Aula il Governo. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).
VACCARI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VACCARI (LNP). Signora Presidente, nella seduta di ieri abbiamo già espresso la nostra totale solidarietà nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie e l'impegno, che vogliamo in questa sede confermare, del Governo e dei Ministri dello sviluppo e del lavoro di seguire questa vicenda.
Ricordiamo che nel settore della cantieristica siamo all'avanguardia, anche in campo commerciale, con importanti commesse che abbiamo acquisito negli ultimi anni. Siamo convinti che nel futuro sarà possibile mantenere questo trend e quindi ampliare il lavoro in questo settore. Ricordiamo che il Governo e il Parlamento, anche di recente, hanno dato importanti contributi per il rilancio dell'attività dei porti.
Quindi, sotto questo punto di vista, abbiamo segnali da dare con certezza ai lavoratori e alle loro famiglie. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ha ricevuto altre richieste di intervento su questo punto, ma - come già comunicato - ha autorizzato lo svolgimento di pochi interventi, come per prassi sempre avviene quando un Presidente o un Vice Presidente di Gruppo chiedono di intervenire.
Esaurita questa parte, gli altri senatori che lo desiderano potranno intervenire a fine seduta, nella parte dedicata allo svolgimento degli interventi sull'ordine dei lavori.
La Presidenza peraltro assicura gli onorevoli senatori che informerà il Governo delle preoccupazioni che sono state espresse in quest'Aula, e ricorda al senatore Lauro che la calendarizzazione della mozione che ha presentato rientra nei compiti della Conferenza dei Capigruppo. In ogni caso, la Presidenza si farà carico di informare sia il Governo che il Presidente.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1460) MICHELONI. - Disciplina della rappresentanza istituzionale locale degli italiani residenti all'estero
(1478) TOFANI e BEVILACQUA. - Modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, recante norme relative alla disciplina dei Comitati degli italiani all'estero, e alle leggi 6 novembre 1989, n. 368, e 18 giugno 1998, n. 198, in tema di Consiglio generale degli italiani all'estero
(1498) GIAI. - Modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, concernente la disciplina dei Comitati degli italiani all'estero, e alla legge 6 novembre 1989, n. 368, in materia di Consiglio generale degli italiani all'estero
(1545) RANDAZZO e DI GIOVAN PAOLO. - Nuove norme sull'ordinamento del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE)
(1546) RANDAZZO ed altri. - Nuove norme in materia di ordinamento dei Comitati degli italiani all'estero
(1557) PEDICA. - Abrogazione della legge 6 novembre 1989, n. 368, e modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, in materia di disciplina dei Comitati degli italiani all'estero
(1990) CASELLI. - Abrogazione della legge 6 novembre 1989, n. 368, recante istituzione del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE)
(Relazione orale) (ore 9,51)
Approvazione, con modificazioni, in un testo unificato con il seguente titolo: Nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all'estero
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1460, 1478, 1498, 1545, 1546, 1557 e 1990, nel testo unificato proposto dalla Commissione.
Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo unificato proposto dalla Commissione.
Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto inizio la votazione degli articoli ed è stato approvato l'articolo 26, mentre sono stati accantonati gli articoli 6, 10, 12, 14, 16, 17 e 25 e i relativi emendamenti.
Invito il Senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sugli ulteriori emendamenti al disegno di legge in esame.
STIFFONI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti e i relativi subemendamenti riferiti al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame degli articoli precedentemente accantonati.
Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 6.200, 6.201, 6.202, 6.203 e 6.204.
Mantengo invece gli emendamenti 6.205 e 6.206, che propongono per i COMITES una contabilità suddivisa, per così dire, in due corpi. Dato che i COMITES devono assolutamente rispondere del corretto utilizzo dei fondi che il Ministero degli affari esteri gli assegna per garantirne il funzionamento, con i predetti emendamenti si propone di differenziare la contabilità per incoraggiare i COMITES a cercare finanziamenti o sponsorizzazioni anche di autorità locali (cosa che già ora fanno). Ciò, al fine di evitare, come è già accaduto, che un COMITES che trovi sponsorizzazioni per lo svolgimento della propria attività l'anno successivo non riceva dal Ministero degli esteri i fondi pubblici necessari per il funzionamento e venga, dunque, penalizzato.
Infine, l'emendamento 6.207 mi sembra una necessaria chiarificazione.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, tengo a far presente che l'emendamento 6.300 contiene una richiesta particolarmente sollecitata dalla senatrice Giai. Purtroppo, è stata fatta la scelta, di cui sono rammaricato, di ritirare tutti gli emendamenti, alcuni dei quali, peraltro, avevano ricevuto un parere favorevole.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, per quanto riguarda gli emendamenti 6.205 e 6.206, pur comprendendo il ragionamento del collega Micheloni, ritengo sia difficile immaginare che dal bilancio di un COMITES, dove afferiscono fondi pubblici, si escludano eventuali altri fondi.
Se ho ben capito, il collega Micheloni non vorrebbe registrare a bilancio dei COMITES fondi provenienti da privati o da altri.
INCOSTANTE (PD). Non ha detto questo. Forse si deve riformulare.
TOFANI, relatore. Pertanto, il parere è contrario. Esprimo altresì parere contrario all'emendamento 6.207, anche perché quanto in esso contenuto è già ricompreso nel testo. Ovviamente il parere è favorevole sull'emendamento 6.300a.
SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 6.200, 6.201, 6.202, 6.203, 6.204 e 6.1 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.205.
MICHELONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, forse la formulazione degli emendamenti 6.205 e 6.206 non è chiara, ma lo è certamente lo spirito. Non si tratta di avere due contabilità, ma di incoraggiare i COMITES a cercare altre risorse e di render conto al Ministero delle risorse dallo stesso ottenute, senza che si verifichi un accavallamento tra le stesse, perché sappiamo cosa succede altrimenti l'anno successivo nei finanziamenti del Ministero. Probabilmente questi emendamenti non sono formulati in maniera chiara, ma lo spirito è quello che ho poc'anzi descritto. Non si tratta di due contabilità, ci mancherebbe che chiedessimo una cosa del genere.
Pertanto, se fosse possibile riformulare gli emendamenti in maniera tale da specificare che risorse aggiuntive trovate in loco dai COMITES non possono portare a una riduzione del finanziamento da parte del Ministero degli affari esteri, sarebbe una soluzione. Ripeto, questo è lo spirito degli emendamenti 6.205 e 6.206.
PRESIDENTE. Invito il relatore a pronunciarsi sulla proposta di riformulazione avanzata dal senatore Micheloni.
TOFANI, relatore. Nel suo intervento il collega Micheloni ha confermato quanto già avevo colto, ovvero la volontà di non rendicontare in un unico bilancio i contributi provenienti dal MAE ed eventuali altri contributi. È difficile avere questa doppia partita, e pertanto confermo il parere contrario.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, credo che non sia stato ben interpretato il pensiero del senatore Micheloni, il quale ha riferito che gli emendamenti sono forse poco chiari, invitando il relatore stesso a riformularli.
Egli non intende assolutamente dire che i finanziamenti non debbano essere rendicontati, ma pone il problema che eventuali finanziamenti ulteriori possano comportare una decurtazione dei finanziamenti del Ministero. Il senatore Micheloni si è dichiarato disponibile a ritirare i due emendamenti e ha chiesto l'aiuto del relatore per la riformulazione degli stessi, alla quale peraltro potremmo procedere anche noi, stabilendo semplicemente che i finanziamenti aggiuntivi non debbono comportare perdita di risorse da parte del Ministero che eroga gli opportuni finanziamenti. Questa è la volontà. Se insieme potessimo contribuire a questa riformulazione, ne saremmo grati al relatore e al Governo.
TOFANI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI, relatore. Se la riformulazione va in questo senso, la mia attenzione sarà totale: quindi, gli stessi presentatori possono procedere alla riformulazione.
PRESIDENTE. Colleghi, propongo di accantonare momentaneamente gli emendamenti 6.205 e 6.206 in modo da consentire ai presentatori di procedere alla loro riformulazione, nonché gli ulteriori emendamenti presentati all'articolo 6. Ricordo che sarà poi necessario ascoltare il parere della Commissione bilancio. Poiché non si fanno osservazioni, così resta stabilito.
Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, l'emendamento 10.5 chiede la soppressione dell'articolo 10 ed è volto a chiarire che il Comitato serve a rappresentare solo ed unicamente i cittadini italiani all'estero. Il testo dell'articolo proposto dalla Commissione prevede invece che possono far parte del Comitato, per cooptazione, anche cittadini stranieri di origine italiana. Con questo emendamento vogliamo significare - ripeto - che il Comitato serve a rappresentare i cittadini italiani all'estero, e solo ed esclusivamente quelli.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, l'emendamento 10.300, presentato dal relatore, raccoglie gli obiettivi che si prefiggeva l'insieme dei nostri emendamenti riferiti all'articolo 10. Dunque, ci riconosciamo in quel testo, cui siamo favorevoli, e ritiriamo i nostri emendamenti 10.200, 10.201, 10.202, 10.1, 10.203 e 10.204, il cui contenuto - ripeto - si ritrova nell'emendamento 10.300.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Il parere è contrario all'emendamento 10.5 e ovviamente favorevole all'emendamento 10.300.
SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.5.
PEDICA (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pedica, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.5, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Gli emendamenti 10.200, 10.201, 10.202, 10.1, 10.203 e 10.204 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 10.300, presentato dal relatore.
È approvato.
Gli emendamenti 10.2 e 10.3 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'articolo 10, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Ritiro gli emendamenti 12.200, 12.201, 12.202, 12.203, 12.204, sottoscrivo l'emendamento 12.1 (testo 2) e lo mantengo, insieme al 12.207. Quest'ultimo è un emendamento importante, volto ad eliminare dal testo una limitazione sull'eleggibilità dei COMITES e chiedo all'Aula di accoglierlo. Nello specifico, l'emendamento propone di eliminare una causa di incompatibilità per le elezioni ai COMITES, sopprimendo le seguenti parole: «i soggetti che rivestono cariche rappresentative presso gli istituti di patronato e di assistenza sociale». Colleghi, ricordo che il provvedimento si applica su tutto il territorio del mondo. Dunque, se parliamo di cariche rappresentative non ben definite si verrebbe a dire che essere funzionario di un patronato a Mendoza è una carica rappresentativa; ma in genere sono queste le persone che sul territorio hanno una funzione importante ed impedire loro di presentarsi alle elezioni dei COMITES è decisamente eccessivo. Veramente, colleghi, tutto questo provvedimento è di iniziativa parlamentare, non è qui in discussione la tenuta del Governo per cui cerchiamo di ragionare con buonsenso. Mi auguro che il relatore torni su questo emendamento con un parere favorevole.
Anche gli emendamenti 12.208 e 12.209 chiariscono il problema delle incompatibilità, perché è logico che chi rappresenta enti che ricevono finanziamenti dallo Stato non faccia parte di organismi che dovrebbero indirizzare le politiche dello Stato per questi enti; tuttavia ci sono anche persone estremamente importanti su tutto il territorio, che fanno un lavoro di informazione significativo (che magari ricevono 1.000 o 2.000 euro per un bollettino locale, che ha una funzione importante per le nostre comunità), che verrebbero escluse. Chiedo al relatore che uno di questi due emendamenti sia accolto, e mi auguro che sia il 12.209, che introduce una specie di franchigia: se una associazione riceve un contributo di 2.000 euro, il suo Presidente non può essere escluso dalla competizione per l'elezione ai COMITES. Su questo articolo c'è un emendamento del relatore, il 12.300, al quale presentiamo un subemendamento a firma mia e del senatore Pegorer, il cui testo vorrei consegnare: non so se sia stato già depositato o meno.
PRESIDENTE. Rispetto all'emendamento del relatore 12.300, alla Presidenza era stato presentato il subemendamento 12.300/2, a firma Micheloni, il cui testo inizia con le parole: «All'emendamento 12.300, sostituire la parola: "venticinque" con la seguente: "cinquanta"». È lo stesso subemendamento?
MICHELONI (PD). Sì, è questo, ma è anche a firma del senatore Pegorer.
PRESIDENTE. Per ricapitolare, senatore Micheloni, di tutto l'articolo 12 e degli emendamenti presentati all'articolo 12 da lei e dai suoi colleghi, restano gli emendamenti 12.1, 12.207, 12.208 e 12.209 e il subemendamento 12.300/2.
Continuiamo con l'illustrazione degli emendamenti.
PEDICA (IdV). Con l'emendamento 12.8 si vuole introdurre il meccanismo del voto elettronico tramite posta elettronica certificata. Tale modalità di espressione del voto, già presente in numerosi Paesi europei, è non soltanto più agevole per i cittadini che vogliono esprimere il voto, ma è anche più sicura in termini di garanzia dell'esercizio di voto e di assenza di manipolazioni e dispersioni del voto rispetto a quella per corrispondenza. Mi sembra di avere già assistito più volte a questa manipolazione, ormai appurata; sappiamo che il voto per corrispondenza non arriva mai: quando una persona va a chiuderlo dentro una busta non è lo stesso che poi arriva a destinazione. Pertanto, con tale emendamento si prevede di dare delega al Ministero degli affari esteri per adottare con proprio decreto le norme attuative, al fine di implementare tale modalità, moderna e funzionale, di esercizio del voto via posta elettronica certificata, così che il voto possa essere sicuramente più pulito di quanto consenta il meccanismo attuale.
Inoltre, con l'emendamento 12.9 si esclude l'incandidabilità a membro del Comitato di chi rivesta cariche presso istituti di assistenza sociale ed enti gestori di attività scolastiche. Le restrizioni del testo proposto dalla Commissione a nostro avviso appaiono esageratamente limitative, restringendo il diritto alla rappresentanza e alla libera scelta dell'elettore rispetto all'esigenza di evitare un possibile conflitto di interessi, che non appare in essere nel caso si rivestano ruoli in materia di assistenza sociale e attività scolastica. Chiedo poi la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, per gli emendamenti 12.8 e 12.9, quando verrà il momento di votarli.
FIRRARELLO (PdL). Signora Presidente, ritiro l'emendamento 12.6.
FILIPPI Alberto (LNP). Confermo il ritiro dell'emendamento 12.205, signora Presidente, alle condizioni di cui ieri si è parlato.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, l'emendamento 12.300 credo si illustri da sé, in quanto tende a contenere il numero delle firme per presentare le liste, per permettere una maggior partecipazione di coloro i quali desiderano candidarsi.
FANTETTI (PdL). Signora Presidente, leggerò il testo dell'emendamento 12.206 perché è breve: "Dopo il comma 5, inserire il seguente: «5‑bis. Le liste direttamente collegate a gruppi politici che sono presenti in uno o entrambi i rami del Parlamento con almeno tre parlamentari e ne adottano il simbolo ufficiale non abbisognano di suddette sottoscrizioni. Tale limite è ridotto ad uno per le liste collegate a gruppi delle minoranze linguistiche presenti nel Parlamento».
La ratio dell'emendamento è in un punto che avevo cercato di sollevare anche nella discussione generale: ancora pochi minuti fa è stato detto in quest'Aula che questa legge si applicherà in tutto il mondo. Ovviamente non è così, nel senso che la legge italiana si applica sul territorio italiano; questa invece è una proiezione del vigore legislativo italiano in territori dove la sovranità italiana non esiste, quindi c'è un limite massimo alla presunzione che possiamo dare all'attività legislativa da noi realizzata. Avevo detto che la proiezione del vigore legislativo italiano in ambiti territoriali esclusi dalla nostra sovranità - cioè tutti quelli della circoscrizione Estero - non sarebbe possibile se nei Paesi terzi non si riconoscesse, più o meno esplicitamente, la coerenza di tali dispositivi che andiamo ad approvare con i principi locali di gestione democratica della res publica, cioè della gestione degli affari politici. In alcuni Paesi, purtroppo o per fortuna - non sta a noi giudicare - un'attività politica di questo genere (come la sottoscrizione di firme per la presentazione di liste collegate a gruppi politici di altri Paesi, secondo quanto richiesto per la presentazione in ambito COMITES di liste collegate a partiti politici italiani) non è consentita: penso in particolare ad alcuni Paesi del Nord-America.
Ho già posto il problema in Commissione, e si è trovata una soluzione di compromesso, che limita molto il numero delle firme per la presentazione delle liste; tuttavia, poiché si è aperto un dibattito anche all'interno dei circoli degli italiani all'estero e della stampa specializzata circa il fatto che io abbia previsto esplicitamente la possibilità per le liste collegate a gruppi politici italiani di presentarsi nei COMITES, non vorrei che l'effetto combinato fosse l'esatto contrario di quanto si paventa dalla stampa specializzata: invece di favorire i gruppi politici nelle elezioni COMITES li si discrimina, in quanto sarebbero gli unici a non poter sottoscrivere le liste, quindi a non potersi presentare nelle elezioni COMITES. Ciò, perché la legislazione locale, che ovviamente è sovrana nei territori dove si svolgono queste attività, lo impedirebbe: in alcuni Paesi non sarebbe consentito. La ratio era questa, e nell'ambito dell'esercizio de iure condendo di questa prima lettura al Senato ripropongo tali considerazioni. Per questa ragione ho presentato l'emendamento 12.206: non per favorire ma per non discriminare le liste eventualmente collegate a gruppi politici.
Ritiro l'emendamento 12.210.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 12.8, 12.1 (testo 2) e sui subemendamenti 12.300/1 e 12.300/2. Il parere è ovviamente favorevole sull'emendamento 12.300.
Invito al ritiro dell'emendamento 12.206, altrimenti il parere è contrario.
Per quanto riguarda l'emendamento 12.9, esprimo un invito al ritiro, perché quanto sostiene, attraverso questo emendamento, il senatore Pedica, è già contenuto nel testo. Altrimenti, esprimo parere contrario.
Quanto all'emendamento 12.207, ho avuto più volte modo di parlare con il collega Micheloni. Io ritengo che dobbiamo escludere dalla possibilità di candidarsi tutte quelle persone che, direttamente o indirettamente, hanno contributi pubblici. Per questi motivi, sono contrario all'emendamento 12.207.
Esprimo parere favorevole sull'emendamento 12.208, che rappresenta un'apertura, sia pure contenuta, visto che siamo, perchè non sid etermini l'incandidabilità, entro i 5.000 euro. Abbiamo dunque cercato di comprendere quanto non determinava un condizionamento, e per questo motivo il parere è favorevole su tale emendamento, la cui approvazione comporterebbe l'assorbimento del 12.209.
SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. Si tratta di un disegno di legge di iniziativa parlamentare e, per questo, il Governo si mantiene su questa linea.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 12.200,12.201, 12.202, 12.203 e 12.204 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.8, su cui il senatore Pedica aveva chiesto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.8, presentato dal senatore Pedica e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Gli emendamenti 12.6 e 12.205 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.1 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.1 (testo 2), presentato dai senatori Randazzo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. L'emendamento 12.2 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 12.300/1, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.300/2.
MICHELONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, questo punto è estremamente importante perché l'intervento del senatore Fantetti, ed anche l'emendamento 12.206 da lui presentato, cambierebbe la natura di questi organismi. In questi organismi vivono le associazioni, che noi sappiamo essere politicizzate, e qui nessuno vuole fare la figura dell'ingenuo. I partiti hanno sempre avuto la possibilità di presentarsi con i loro simboli, ma raccogliendo le firme dovute; e la quantità di firme previste dalla legge attuale non è per niente eccessiva. Infatti, pertanto deliberatamente i partiti dentro questi organismi si rischia di cambiarne la natura, la rappresentanza sociale e l'espressione della ricerca di un consenso. Questa natura è profondamente diversa, perché all'estero le associazioni, anche di opinioni politiche profondamente distanti, quando parlano dei nostri problemi trovano sempre un consenso (e sarebbe bene che, ogni tanto, ciò accadesse anche in questa Aula).
Questa situazione va salvaguardata, perché rappresenta un patrimonio. Allora, l'emendamento presentato dal relatore, che ha portato al ritiro dell'emendamento 12.206, prevede delle quote troppo basse, perché richiedere solo 25 firme significa frantumare questo mondo associativo, che ha già difficoltà a vivere e a passare alle nuove generazioni. Per questo motivo, ritengo che il subemendamento 12.300/2 sia estremamente importante, e chiedo quindi al relatore e al rappresentante del Governo di riflettere ulteriormente e di accoglierlo.
PRESIDENTE. Senatore Tofani, vuole esprimersi nuovamente sull'emendamento 12.300/2?
TOFANI, relatore. Confermo il parere contrario.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.300/2, presentato dai senatori Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 12.300, presentato dal relatore.
È approvato.
Gli emendamenti 12.3 e 12.4 sono stati ritirati.
Senatore Fantetti, è stato chiesto di ritirare l'emendamento 12.206: accoglie l'invito?
FANTETTI (PdL). Sì, signora Presidente.
PRESIDENTE. Senatore Pedica, è stato chiesto di ritirare anche l'emendamento 12.9. Accoglie l'invito del relatore?
PEDICA (IdV). In realtà, signora Presidente, non riesco a capire perché quanto proposto nell'emendamento 12.9 può essere accolto in quanto contenuto nel testo del disegno di legge, mentre se chiedo di votarlo il parere è contrario. Vorrei che il relatore mi convincesse di questo principio.
TOFANI, relatore. Non è complesso convincerla, collega: poiché quanto suggerito dal suo emendamento è già compreso nel testo, la sua approvazione determinerebbe una sovrapposizione identica. È solo questo motivo formale, e non sostanziale, che sta alla base del mio parere contrario.
PEDICA (IdV). Allora, ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'emendamento 12.5 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.207.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 12.207, presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 12.208, presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
È approvato.
L'emendamento 12.209 risulta assorbito, mentre l'emendamento 12.210 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 12, nel testo emendato.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 12, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Saluto ad una rappresentanza di cittadini immigrati
PRESIDENTE. Anche a nome dell'Assemblea vorrei salutare - credo sia la prima volta - una rappresentanza di cittadini immigrati pakistani e indiani che frequentano il corso di lingua italiana e di educazione civica organizzato dalla Provincia di Roma a Lavinio. A loro do il nostro benvenuto. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990 (ore 10,31)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 14. Ricordo che tutti gli emendamenti presentati a tale articolo sono stati ritirati, ad eccezione dell'emendamento 14.2 (testo 2), accantonato in attesa del parere della 5a Commissione, che ora ha dato il suo nulla osta.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, sull'emendamento 14.2 (testo 2) esprimo parere favorevole.
SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il parere del Governo sull'emendamento in esame è favorevole.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 14.2 (testo 2), presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 14, nel testo emendato.
È approvato.
Riprendiamo l'esame dell'articolo 16, di cui erano già stati illustrati tutti gli emendamenti, tranne l'emendamento 16.204 (testo 2), accantonato in attesa del parere della 5a Commissione, che ha espresso il suo nulla osta.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, sull'emendamento 16.204 (testo 2) esprimo parere favorevole.
SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo concorda con il relatore, signora Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.204 (testo 2), presentato dal senatore Randazzo e da altri senatori.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 16, nel testo emendato.
È approvato.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, se non sbaglio abbiamo accantonato l'emendamento 6.206, che è stato riformulato e sottoposto al relatore nel testo riformulato.
PRESIDENTE. Senatrice Incostante, ci arriveremo: per il momento, su tale emendamento manca ancora il parere della 5a Commissione, che arriverà.
Passiamo all'esame dell'articolo 17, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 17.200, 17.201, 17.202, 17.204 e 17.205.
L'emendamento 17.350 raccoglie il risultato della discussione svolta ieri, risolvendo e chiarendo i problemi da essa evidenziati, ed è conseguente alla modifica approvata all'articolo 14. È necessario accoglierlo, e penso che il relatore non avrà problemi al riguardo, essendo l'emendamento, ripeto, conseguente al voto precedentemente espresso sull'articolo 14.
FIRRARELLO (PdL). Signora Presidente, ritiro l'emendamento 17.1.
FILIPPI Alberto (LNP). Signora Presidente, confermo il ritiro dell'emendamento 17.203, anche perché, come detto ieri, era collegato all'emendamento 12.205 e agli altri sullo stesso argomento.
PRESIDENTE. Quindi, vive l'emendamento 17.350, mentre gli altri sono ritirati.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole.
SCOTTI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Anche il Governo è favorevole, signora Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 17.350, presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 17, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 25, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 25.200, 25.201 e 25.202, nonché l'emendamento 25.1 (testo 3), al quale ho aggiunto la firma. Per quanto riguarda l'emendamento 25.203, avrei pensato ad una riformulazione, e ne chiedo il voto. Ritiro l'emendamento 25.204, mentre mantengo l'emendamento 25.4.
All'emendamento 25.205, che riguarda un punto estremamente importante, va apportata una correzione. L'emendamento recita in apertura: «I membri del Consiglio generale»; è necessario però scrivere «I restanti membri», visto che è stata accolta la proposta del relatore che già definisce il Presidente dell'Intercomites come membro del CGIE e che in certi Paesi ci sono delegazioni di 3-4 membri. Dunque l'emendamento dovrebbe così essere riformulato: «I restanti membri del Consiglio generale degli italiani all'estero,» - si eliminano anche le parole "di cui al comma 3" - «sono eletti tra i membri dei COMITES dei relativi Paesi, nel corso di una assemblea nazionale di tutti gli eletti nei COMITES convocata dall'autorità consolare di riferimento». Questa assemblea, che già esiste oggi, con una formazione diversa di quella che si prevede in questo disegno di legge, si tiene una volta per legislatura. È estremamente importante che una volta per legislatura gli eletti di un Paese abbiano l'occasione, prima di tutto di incontrarsi e di avere un quadro delle realtà nazionali (e parliamo di continenti in certi casi), e soprattutto di eleggere i membri del Consiglio generale, in modo da creare un senso di collegamento e di responsabilità. Il mantenimento di tale assemblea è estremamente importante: spero veramente che il Governo e il relatore accoglieranno questa nostra richiesta.
Ritiro l'emendamento 25.5 (testo 3).
L'emendamento 25.207 tocca un punto estremamente delicato, su cui vi chiedo un po' di attenzione. La grande valenza del lavoro che stiamo svolgendo è la trasformazione dell'assemblea del consiglio generale; è la creazione di questo luogo istituzionale - come ho detto ieri - dove i rappresentanti degli italiani all'estero eletti dai membri dei COMITES vengono a Roma per lavorare ad un tavolo di alto livello. Tutto questo rientra, tra l'altro, nella logica di una organizzazione dello Stato, sia esso centrale che federale, in cui le Regioni, che svolgono una parte importante delle politiche degli italiani all'estero, in posizione paritaria con i Ministeri del Governo centrale, gli assessori regionali ed i rappresentanti degli italiani all'estero, definiscono proposte di politica nei confronti delle nostre comunità. Per fare questo si è proceduto ad un profondo cambiamento, che - come ha ricordato il senatore Firrarello - ha incontrato grande incomprensione e resistenza da parte delle organizzazioni che hanno fatto la storia dell'emigrazione in questi decenni, dal dopoguerra ad oggi, che vengono sostituite dagli assessori regionali.
Al fine di creare un collegamento ed un passaggio, che a mio avviso può rilevarsi costruttivo per il futuro del Consiglio generale, si propone di far partecipare una parte di queste organizzazioni alle riunioni del Consiglio generale, ma senza diritto di voto; esse cioè possono intervenire, ma non possono partecipare alle votazioni. Stiamo parlando, in sostanza, di istituzioni che stanno a Roma e che devono andare al Ministero degli esteri per partecipare ad una riunione; non stiamo parlando di spostare persone dall'estero o di aumentare dei costi. Si tratta di rappresentanti di enti, organizzazioni e associazioni nazionali che hanno sede a Roma, e le riunioni si tengono al Ministero degli affari esteri. Dunque, non stiamo creando un carrozzone straordinario. Questa soluzione però mi sembra una possibile risposta alle forti obiezioni avanzate su questo punto, che io ritengo fondamentale in questa riforma (e mi assumo tutte le responsabilità di tale scelta).
Chiedo, quindi, di valutare questa possibilità, anche al fine di mantenere un legame e un collegamento e per permettere un passaggio di testimone e di esperienze non banali.
FIRRARELLO (PdL). Signora Presidente, ritiro l'emendamento 25.3.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, illustro il subemendamento 25.300/1 che, al contrario dell'emendamento del relatore, è volto ad impedire che la rappresentanza all'interno del CGIE sia oggetto di delega. Non me ne vorranno i membri espressione dei COMITES e degli Intercomites, ma a mio avviso possono tranquillamente assicurare la loro presenza nelle sedute di un organo che non è un Ministero. Perciò avrei preferito vederlo soppresso.
FANTETTI (PdL). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 25.206.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'emendamento 25.203, il senatore Micheloni, durante la sua illustrazione, ha parlato di una riformulazione, il cui testo, però, alla Presidenza non è ancora pervenuto.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, invito il senatore Micheloni a ritirare l'emendamento 25.203, perché quanto in esso affermato è già contenuto nell'articolo 25, comma 2.
MICHELONI (PD). Non è proprio lo stesso, ma lo riteniamo accettabile, e quindi ritiriamo l'emendamento.
TOFANI, relatore. Sugli emendamenti 25.4 e 25.300/1 esprimo parere contrario.
Il parere è invece favorevole sugli emendamenti 25.300 e 25.205 (testo corretto) e contrario sull'emendamento 25.207.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo si associa ai pareri espressi dal relatore.
Per quanto riguarda l'emendamento 25.207, ribadendo il parere contrario, vorrei far presente al senatore Micheloni che nulla ha mai impedito, anche durante l'attuale formula del Consiglio generale degli italiani all'esterno, di invitare varie persone.
Ho recentemente partecipato ad una riunione del Consiglio generale degli italiani all'estero alla quale è stato invitato un direttore generale dell'INPS per un problema specifico. Proprio perché non esiste alcun problema all'invito, resta la composizione della struttura che abbiamo previsto del Consiglio generale, alle cui riunioni è libera la partecipazione su invito del Consiglio stesso. Far partecipare qualcuno che non ha diritto di voto non mi pare costituisca un problema. Si tratta di invitati che ascoltano quanto si dice.
Quindi, ribadisco più convintamente il parere contrario del relatore.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 25.200, 25.201, 25.202, 25.3, 25.1 (testo 3), 25.203 e 25.204 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.4.
TONINI (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Tonini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 25.4, presentato dai senatori Micheloni e Mongiello.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. L'emendamento 25.2 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 25.300/1, presentato dal senatore Pedica.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 25.300, presentato dal relatore.
È approvato.
Metto ai voti l'emendamento 25.205 (testo corretto), presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
È approvato.
Gli emendamenti 25.5 (testo 3) e 25.206 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.207.
INCOSTANTE. Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signora Presidente, questo naturalmente è un punto molto delicato, forse uno dei punti centrali del provvedimento perché ha a che fare con la composizione del CGIE, e sappiamo che proprio su questo punto c'è una discussione molto animata nel mondo degli italiani all'estero.
Penso che in questo momento siamo di fronte a un bivio: dobbiamo cioè decidere se scegliere una soluzione di compromesso che possa essere ragionevole, o procedere con una posizione di maggioranza, naturalmente legittima ma che noi non possiamo condividere. La soluzione di compromesso consiste nel rafforzare la natura istituzionale del CGIE prevedendo una presenza significativa dei presidenti di Regione o degli assessori loro delegati. In questo modo si ridimensionerebbe la forza e la presenza dell'associazionismo, mantenendo, tuttavia, il diritto sostanziale di questa rappresentanza ad avere un invito permanente, quindi a far parte del CGIE, sia pure senza diritto di voto.
Escludere del tutto questa componente dal CGIE a noi sembra una soluzione di forzatura, della quale la maggioranza naturalmente si assume la responsabilità, ma che noi non possiamo condividere.
Preannuncio che naturalmente il nostro giudizio finale sulla legge dipenderà in parte considerevole anche dall'esito di questo articolo.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 25.207, presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 25, nel testo emendato.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 25, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 27, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 27.200, 27.201, 27.202 e 27.203.
L'emendamento 27.9 (testo 2) a mio parere definisce molto meglio il funzionamento e l'organizzazione del Consiglio generale degli italiani all'estero rispetto al testo presentato, e per questo ne chiedo la votazione.
Ritiro l'emendamento 27.1 (testo 2).
Quanto all'emendamento 27.204, non comprendo perché si elimina dal piano di organizzazione del Consiglio la possibilità di insediare commissioni tematiche in ordine alle questioni che esso è chiamato ad affrontare, che possono essere molte e di natura diversa, come stiamo tentando di fare. Chiedo pertanto che l'emendamento venga votato.
Ritiro invece l'emendamento 27.205.
L'emendamento 27.206 tende ad eliminare la previsione di una limitazione, per legge, del numero di riunioni di un organismo rappresentativo. Su questo emendamento, tra l'altro, la Commissione bilancio non ha espresso neanche parere contrario, e ciò a giustificare quanto dicevo ieri. Poiché tutto si svolge all'interno delle risorse disponibili, limitare il numero delle riunioni ad una soltanto mi sembra assurdo. Chiedo pertanto che l'emendamento venga votato.
FANTETTI (PdL). Ritiro l'emendamento 27.207.
TOFANI, relatore. Gli emendamenti da me presentati si illustrano da sé, trattandosi in effetti di semplici correzioni.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 27.9 (testo 2) e 27.206. Chiedo al senatore Micheloni di ritirare l'emendamento 27.204, perché quanto ha testé detto nell'illustrazione è un ragionamento che è opportuno seguire in un regolamento e non all'interno della legge.
Il parere ovviamente è favorevole sugli emendamenti da me presentati.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Senatore Micheloni, sull'emendamento 27.204 c'è un invito al ritiro da parte del relatore. Lo accoglie?
MICHELONI (PD). Signora Presidente, sono disponibile a trasformare questo emendamento in un ordine del giorno, come è stato fatto per i COMITES, con uno specifico richiamo al regolamento, qualora l'ordine del giorno stesso venga accolto dal Governo.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi al riguardo.
TOFANI, relatore. Esprimo parere favorevole.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo accoglie l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G27.204 non sarà posto ai voti.
Gli emendamenti 27.200, 27.201 e 27.202 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 27.9 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 27.9 (testo 2), presentato dai senatori Micheloni e Mongiello.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Gli emendamenti 27.1 (testo 2), 27.203 e 27.2 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 27.300a, presentato dal relatore, su cui è pervenuto il parere non ostativo della Commissione bilancio.
È approvato.
Gli emendamenti 27.300 e 27.4 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 27.301, presentato dal relatore, su cui è pervenuto il parere non ostativo della Commissione bilancio.
È approvato.
L'emendamento 27.205 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 27.206.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 27.206, presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 27.302, presentato dal relatore, su cui è pervenuto il parere non ostativo della Commissione bilancio.
È approvato.
Gli emendamenti 27.5, 27.207 e 27.6 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'articolo 27, nel testo emendato.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 27, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 28, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 28.200, 28.201, 28.202, 28.204 e 28.203 e mantengo gli emendamenti 28.205 e 28.1 (testo 2). Anche in questo caso, tali emendamenti sono volti ad evitare che una legge limiti in modo assurdo le attività di un ente, rimettendo le decisioni allo stesso, nell'ambito delle proprie risorse e dell'organizzazione del lavoro. Non si tratta di niente di strano, e credo che gli emendamenti dovrebbero essere accolti.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Il parere è contrario su entrambi gli emendamenti mantenuti, anche perché sono convinto - ancora una volta - che queste cose debbano essere viste e ordinate in sede di regolamento, e non di definizione della legge.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il parere è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 28.200, 28.201, 28.202 e 28.204 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 28.205.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 28.205, presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 28.1 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 28.1 (testo 2), presentato dal senatore Randazzo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. L'emendamento 28.203 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 28.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 28.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 29, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 29.200, 29.201, 29.202, 29.203 e 29.204.
PRESIDENTE. L'emendamento 29.1 è stato ritirato.
Metto ai voti l'articolo 29.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 30, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 30.200, 30.201, 30.202, 30.203 e 30.204.
FIRRARELLO (PdL). Ritiro l'emendamento 30.2.
PRESIDENTE. L'emendamento 30.1 è stato ritirato.
Metto ai voti l'articolo 30.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 31, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 31.200, 31.201, 31.202, 31.203 e 31.204.
PRESIDENTE. Ritira anche l'emendamento 31.4, improcedibile stante il parere contrario espresso dalla Commissione bilancio?
MICHELONI (PD). È improcedibile, ma c'è sempre questa logica, che ripeterò fino alla nausea: siamo all'interno di una spesa fissa, quindi non capisco i pareri contrari; comunque, lo ritiro.
FANTETTI (PdL). Ritiro l'emendamento 31.205.
PRESIDENTE. Gli emendamenti 31.1, 31.2 e 31.3 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'articolo 31.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 32, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 32.200, 32.202, 32.201, 32.1 (testo 2) e 32.203. Insisto invece per la votazione degli emendamenti 32.3 (testo 2) e 32.204 (testo corretto).
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, sugli emendamenti 32.3 (testo 2) e 32.204 (testo corretto) esprimo parere contrario.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signora Presidente, il rappresentante del Governo è perplesso e chiede al relatore perché abbia espresso parere contrario sull'emendamento 32.204 (testo corretto), al quale invece il Governo è favorevole: forse non ci siamo intesi?
Sul 32.3 (testo 2) esprimo invece parere contrario.
TOFANI, relatore. Vi è stato un errore, signora Presidente: esprimo parere favorevole sull'emendamento 32.204 (testo corretto).
PRESIDENTE. D'accordo, senatore Tofani, ne prendiamo atto.
Gli emendamenti 32.200, 32.202 e 32.201 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 32.3 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 32.3 (testo 2), presentato dai senatori Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Gli emendamenti 32.1 (testo 2) e 32.203 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 32.204 (testo corretto).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 32.204 (testo corretto), presentato dal senatore Randazzo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 32, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 33, sul quale è stato presentato un emendamento che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, con l'emendamento 33.1 (testo 2) si chiede apertamente di avere qualche risorsa in più, che credo che sia il minimo dopo tutto quello che hanno subito questi Comitati negli ultimi anni. Ne chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, invito il collega Micheloni a ritirare questo emendamento, perché mi sembra che ci sia una caduta di tono verso un certo populismo. Tagliamo le auto blu: cosa significa? Altrimenti, il parere è contrario.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, mi spiace che il presidente Tofani, sempre così garbato, abbia usato quest'espressione nei confronti nostri e del senatore Micheloni.
Prima di tutto, come il presidente Tofani sa, quando si indicano coperture, molto spesso accade in tanti emendamenti di utilizzare anche questa. Ciò detto, il presidente Tofani deve dirci nel merito, al di là della copertura, se è d'accordo sui finanziamenti e sulle proposte che il senatore Micheloni e gli altri firmatari avanzano con questo emendamento, e non pronunciarsi nel merito della copertura che noi abbiamo scelto.
Votiamo quindi favorevolmente, fermo restando che volevamo sottolineare tale questione anche all'Assemblea.
TOFANI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, probabilmente non è stato colto lo spirito con il quale mi sono rivolto al collega Micheloni. Ho parlato di una caduta di tono tile nel senso che abbiamo già discusso di tali questioni, collega. Chiedo scusa qualora si fosse interpretato in maniera diversa.
In merito ai contenuti, si può anche essere d'accordo, perché il più è sempre meglio del meno; però, dobbiamo fare i conti con la copertura. Questo era l'unico problema. Ad ogni modo, confermo il parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 33.1 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 33.1 (testo 2), presentato dal senatore Randazzo e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge
n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 33.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 34, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, ritiro tutti e tre gli emendamenti all'articolo: il 34.200, il 34.201 e il 34.202.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 34.
È approvato.
Passiamo all'esame dell'articolo 35.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Riprendiamo l'esame degli emendamenti all'articolo 6 precedentemente accantonati.
L'emendamento 6.206 (testo 2) ha ricevuto il parere non ostativo da parte della Commissione bilancio.
Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi su tale emendamento.
TOFANI, relatore. Esprimo parere favorevole.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione dell'emendamento 6.206 (testo 2), vorrei essere certa: senatore Micheloni, l'emendamento 6.205 ancora vive, o è stato ritirato?
MICHELONI (PD). Signora Presidente, l'emendamento 6.206 (testo 2) riassume anche il 6.205, che quindi è ritirato.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 6.206 (testo 2), presentato dal senatore Micheloni e da altri senatori.
È approvato.
L'emendamento 6.1 è stato ritirato.
Sull'emendamento 6.300 del relatore è pervenuto il parere non ostativo da parte della Commissione bilancio.
Lo metto ai voti.
È approvato.
Senatore Micheloni, mantiene l'emendamento 6.207?
MICHELONI (PD). Sì, signora Presidente.
PRESIDENTE. Invito pertanto il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 6.207.
TOFANI, relatore. Esprimo parere contrario.
LUSI (PD). Ma come fa il relatore ad essere contrario?
TOFANI, relatore. Faccio notare al senatore Micheloni che già al comma 10 dell'articolo 6 abbiamo in modo specifico previsto che "I bilanci del Comitato sono pubblici".
MICHELONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, in effetti questo emendamento è stato accolto in Commissione e inserito nel testo. Avrei potuto ritirarlo, e chiedo pertanto scusa per il mio errore. Lo ritiro ora.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 6, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, ho ascoltato sia la discussione generale che l'esame degli emendamenti, alcuni dei quali sono passati, creando (e lo ripeto, come ho già fatto in sede di discussione generale), ancora più confusione.
Io mi rammarico che i due punti focali della proposta dell'Italia dei Valori non siano stati capiti e apprezzati, non so se volutamente, anche da parte dell'opposizione.
Dato il fine del provvedimento, ossia quello di riformare la disciplina in tema di italiani residenti all'estero, soprattutto nella prospettiva della semplificazione e dell'efficienza degli istituti di rappresentanza degli stessi, scegliere di seguire gli importanti spunti dati dal Gruppo dell'Italia dei Valori avrebbe permesso di addivenire ad un testo - a mio avviso - di gran lunga superiore.
La soppressione del Consiglio generale degli italiani all'estero e il trasferimento di alcune sue competenze ai COMITES, non solo avrebbero rappresentato un passo in avanti per il nostro Paese, ma avrebbero anche determinato, e si tratta di un aspetto non trascurabile, un significativo risparmio economico. Ma ho visto che così non si è voluto fare.
I COMITES, come anche il CGIE, rappresentano un unicum, sono di fatto una anomalia tutta italiana nel sistema istituzionale, comunitario e non. Ad opinione dell'Italia dei Valori, ci troviamo di fronte purtroppo ad un'ennesima occasione mancata.
Sono veramente rammaricato, come tutto il mio Gruppo, che non si sia optato per la scelta più utile per il Paese, sia sotto il profilo strettamente funzionale, sia sotto quello squisitamente economico. Ancora una volta, infatti, si sceglie di preferire le lungaggini burocratiche, a discapito del risparmio economico. È ovvio che anche su questo punto l'Italia dei Valori, da sempre contraria ad ogni spreco delle risorse economiche pubbliche, aveva cercato di intervenire. Ovviamente invano!
Il testo in esame è la dimostrazione di come questo non sia il modo per migliorare la rappresentanza e l'immagine stessa del nostro Paese e dei nostri concittadini all'estero. Ribadisco che sarebbe necessario ricominciare da capo con maggiore attenzione, con più diligenza, attraverso la predisposizione di un tavolo cui possano sedersi anche i rappresentanti del CGIE e quelli dei COMITES per traguardare una soluzione condivisa, e non una soluzione imposta dall'alto come quella che si realizzerebbe (e io mi auguro che non accada) se passasse il provvedimento oggi in discussione.
Ripeto per l'ennesima volta le parole pronunciate a Torino: questo testo creerà solo confusione e annullerà l'operazione e l'operatività degli italiani all'estero.
Il testo che avevo proposto, finalizzato a riformare veramente in meglio la disciplina degli italiani residenti all'estero attraverso la predisposizione di un tavolo al quale avrebbero potuto sedersi tutti gli interessati, non prevedeva una imposizione dall'alto, come fa e come farà in futuro questa legge, ma avrebbe consentito a COMITES e CGIE di riscrivere un futuro sicuramente migliore, più trasparente e sicuramente meno confuso.
Purtroppo, con un po' di dispiacere, soprattutto dopo avere cercato di contribuire al meglio alla realizzazione di questa riforma, devo dichiarare il voto contrario mio e del Gruppo Italia dei Valori. Ripeto, sono dispiaciuto perché questo disegno di legge non rappresenterà il futuro degli italiani all'estero ma creerà per loro solo confusione, perché non capiranno le regole e non avranno certezze. Da questo provvedimento, infatti, tutto uscirà fuori tranne che regole e certezze. Ripeto, ne deriverà solo confusione e abbandono degli italiani all'estero. Questo è il nostro pensiero. (Applausi dal Gruppo IdV).
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione affari esteri ha finalmente concluso l'esame del disegno di legge recante modifiche alle leggi in materia di Comitato degli italiani all'estero e di Consiglio generale degli italiani all'estero.
Avendo delle perplessità circa l'affrettata conclusione del provvedimento, vi chiedo di concedermi qualche minuto per esaminare come sia stato affrontato l'argomento in Commissione e come si sia giunti alla sua approvazione.
La discussione ha avuto inizio l'8 aprile 2009 con l'illustrazione dei disegni di legge di riforma dei COMITES e del CGIE. Nella seduta successiva del 22 aprile veniva proposta la costituzione di un Comitato ristretto al fine di redigere un testo unificato. Ci sono voluti circa otto mesi perché il suddetto Comitato redigesse questo testo e altri due per iniziare la discussione generale. Poi, l'arresto da parte della Commissione bilancio che, per svariati mesi, non ha espresso il parere sugli emendamenti.
Oggi, a distanza di due anni dall'inizio della discussione, ci accingiamo ad approvare modifiche che regolano la vita dei COMITES e del CGIE per renderli, a dire della maggioranza, più consoni ai tempi attuali.
Credetemi, non enfatizzo l'approvazione del nuovo testo proposto. Tuttavia, ritengo che questo abbia stravolto completamente la struttura delle leggi riferite ai COMITES e al CGIE. É questo il motivo che mi ha spinto a ritirare tutti gli emendamenti a mia firma.
Analizzando il provvedimento possiamo notare come questo non si riferisca più ad una sorta di riorganizzazione, ma sia piuttosto da ritenersi una vera e propria nuova disposizione. All'interno di questo nuovo testo si evincono alcune modifiche. Cito le più rilevanti per non dilungarmi troppo.
Innanzitutto, si stabilisce una netta riduzione del numero dei COMITES che, secondo il mio punto di vista, porterebbe ad una frattura tra rappresentanza di base e territorio, con conseguente possibilità per ogni cittadino di non partecipare più realmente alla vita della comunità. In secondo luogo, si introduce il sistema elettorale maggioritario. Si determina poi una inspiegabile penalizzazione del mondo associativo, che non avrà più ruolo all'interno dei COMITES e del CGIE. Inoltre, non sono più previsti i pareri da parte dei COMITES, quando invece si chiedeva di intervenire per renderli quanto più contundenti e incidenti. Infine, si prefigura forse l'abolizione del CGIE.
Vorrei spendere qualche parola in più su quest'ultimo punto. Sono favorevole a che tali organismi vengano riformati; bisogna però fare molta attenzione al testo giunto in Aula il quale, se venisse approvato così com'è uscito dalla Commissione, entrerebbe in collisione con l'orientamento di gran parte del CGIE e della quasi totalità dei COMITES e accentuerebbe, in modo forse irreversibile, il distacco già evidente verso gli istituti di rappresentanza da parte delle nostre collettività all'estero.
Il lavoro in Commissione doveva essere ispirato dalla consapevolezza che gli italiani residenti all'estero sono una risorsa per l'Italia: una risorsa economica, sociale, culturale e politica; ma questo, a mio avviso, non è quello che la maggioranza ha voluto recepire.
In Commissione avevamo l'opportunità di dare un segnale forte a tutti quegli italiani nel mondo che ci hanno votato per essere qui. Se ci circondiamo di persone che ci danno fiducia e credono in noi, tutto diventa più semplice: purtroppo, non siamo in grado di trasmettere loro queste garanzie.
Come possiamo tranquillizzare i nostri referenti all'estero quando il senatore Tofani, in un'intervista rilasciata il 4 maggio scorso ad ItaliaLavoro TV, ha dichiarato che «ci sono emendamenti che possono essere riformulati purché non stravolgano il testo»? Quindi ha affermato che «non c'è chiusura», ribadendo tuttavia che «per lo stravolgimento del testo non ci sarà spazio». Questa dichiarazione è stata rilasciata il giorno dopo la conclusione dell'esame in Commissione affari esteri, quando proprio in quella sede si era deciso di rinunciare alla presentazione di proposte emendative e rinviare il testo in Assemblea senza alcuna modifica. Spiegatemi, quindi, il motivo per cui il disegno di legge, calendarizzato in Aula per il 30 marzo, non sia stato approvato rendendosi doveroso il rinvio in Commissione.
Ed ancora vorrei capire se era necessario questo ulteriore passaggio, dal momento che in Commissione, il 3 maggio, lo stesso relatore, senza che al testo fossero state apportate modifiche, ha chiesto «che il provvedimento venga nuovamente affidato all'Assemblea, sussistendo le condizioni per una conclusione dell'esame in prima lettura». Si cambiano posizioni un giorno sì e l'altro anche.
Forse l'intento del Governo, con le sue continue e complicate azioni, era quello di affermare la propria volontà scoraggiando così i nostri connazionali.
Oggi siamo in procinto di concludere il percorso di questo disegno di legge. Il testo, una volta approvato, passerà alla Camera dei deputati, dove mi auguro che l'argomento venga trattato con maggiore interesse, e soprattutto con una più precisa ed approfondita discussione.
Sulla base di quanto detto, dichiaro, a nome del mio Gruppo, voto contrario all'approvazione del disegno di legge in esame, in quanto credo sarebbe stata opportuna maggiore consapevolezza circa la necessità di modificare le attuali leggi e non complicare e riscrivere pagine che hanno permesso un importante processo di sviluppo alla partecipazione attiva da parte della collettività italiana nel mondo. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 11,33)
PALMIZIO (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Signora Presidente, colleghi, desidero annunziare il voto favorevole del Gruppo di Coesione Nazionale-Io Sud ad un disegno di legge di riforma di cui si é discusso per più di due anni. Un provvedimento che poteva forse essere migliore, ma che rappresenta il miglior compromesso raggiungibile in quest'Aula e in Commissione affari esteri. Esso introduce alcuni fattori estremamente importanti, dei quali citerò uno soltanto: la certezza sul voto postale degli italiani all'estero tramite l'invio in allegato dei documenti e la firma del certificato elettorale. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud).
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signora Presidente, abbiamo avuto ampiamente modo, in sede di discussione generale, di sottolineare la positività del provvedimento in esame e l'importante lavoro svolto dal Comitato ristretto in Commissione, con le varie audizioni.
È stato un lavoro lungo, meditato e svolto il più possibile insieme, per presentare all'Assemblea un provvedimento importante, che contenesse le voci ed il contributo di tutti, anche dell'opposizione. Un provvedimento, quindi, trasversale.
Ovviamente c'è soddisfazione per la riformulazione anche da parte del relatore degli emendamenti proposti dal nostro Gruppo che riguardano la certezza del voto, evidentemente uno degli annosi problemi che doveva trovare una soluzione. Certamente, non si è arrivati alla perfezione, ma si è sicuramente andati nella giusta direzione, e per questo annuncio il voto favorevole della Lega Nord.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signora Presidente, credo che quello svolto prima in Commissione affari esteri e poi nell'Aula del Senato in questi due giorni, sia stato un buon lavoro, che credo abbia dato smalto al Parlamento. È stata una buona pagina di lavoro parlamentare.
Questa legge nasce per iniziativa parlamentare. Innanzi tutto, il primo disegno di legge in materia è stato quello del nostro collega Micheloni, che ha aperto la strada a tale confronto. Poi c'è stato il lavoro importante e molto aperto del relatore Tofani, di cui gli diamo atto, e un atteggiamento positivo e costruttivo da parte del Governo. Tutto ciò si è rispecchiato nel clima che si respirava in Aula in questi due giorni, che, a me piace rimarcare, è positivo e costruttivo, e grazie al quale si è anche riusciti a far cambiare idea gli uni agli altri. Il Parlamento dovrebbe essere questo, il luogo dove ci si parla, anche con l'ambizione e la presunzione di convincersi a vicenda e quindi, possibilmente, di trovare insieme le soluzioni migliori.
Naturalmente, quando poi si va al voto finale, bisogna tirare una riga e fare un somma algebrica tra i più e i meno. Ci sono molti più in questa riforma che, vorrei dire, è istituzionale: non è un provvedimento tra i tanti ma che ha a che fare con regole e istituzioni importanti per la nostra democrazia, come quelle che si occupano della partecipazione degli italiani all'estero, di quella comunità italiana che non è in Italia e che è una delle ricchezze importanti del nostro Paese.
Ebbene, questa riforma, che è ancora incompiuta, in attesa dell'esame dell'altro ramo del Parlamento, ha degli aspetti positivi, in particolare, quelli relativi alla certezza del voto, e prevede anche un impianto che cerca di essere innovativo rispetto al Consiglio generale, con l'ambizione di dargli nuovo respiro e nuovo ruolo. Tuttavia ci sono anche elementi problematici e critici, che ci hanno visti distinti nel voto. Ad esempio, avremmo voluto COMITES più vicini alla base degli italiani all'estero; invece abbiamo degli organismi troppo lontani dal nostro punto di vista, perché la soglia per poterli costituire è troppo alta. È previsto un solo COMITES per circoscrizione mentre avremmo preferito un'articolazione più ampia. Poi c'è questa norma sulla partecipazione delle liste, che invece prevede una soglia troppo bassa, con il rischio accentuato di una forte frammentazione e anche con una politicizzazione della rappresentanza nei COMITES.
C'è inoltre un punto che consideriamo squilibrato e che avremmo voluto venisse affrontato in maniera diversa. Mentre abbiamo condiviso la valorizzazione delle Regioni, non possiamo condividere la mortificazione e la sostanziale espulsione dagli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero di tutto quel mondo che fa riferimento all'associazionismo e ai patronati, con norme di incompatibilità sui COMITES e con il rifiuto di prevedere almeno una rappresentanza senza diritto di voto di questi mondi nel Consiglio generale.
Per queste ragioni, il nostro voto sarà contrario, sia pure con uno spirito di apprezzamento per il lavoro comune svolto, nella speranza che alla Camera esso possa produrre un risultato perfezionato da portare ai nostri italiani all'estero. Essi, infatti, sono una ricchezza fondamentale per il futuro del nostro Paese e possono diventare il nostro Commonwealth, la rete di forza dell'Italia in tante parti del mondo e una delle leve fondamentali per rilanciare il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
BETTAMIO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signora Presidente, sono perfettamente d'accordo sulla prima parte dell'intervento del senatore Tonini, ma ovviamente non sulla seconda. Anche io, infatti, ho apprezzato il lavoro svolto, sia in termini di contenuti che di modi, in Commissione, nei gruppi ristretti e in Aula: è un modo che potremmo definire confortante, e che certamente costituisce un auspicio anche per i futuri lavori d'Aula.
Pertanto, intendo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo: il relatore, il collega Micheloni e tutti quelli che hanno capito che la nostra attenzione è rivolta non solo ai nostri concittadini, ma soprattutto a coloro che abitano all'estero.
Credo che con questo disegno di legge si sia fornita una prima sistemazione, anche provvisoria, a queste organizzazioni, che sono nate in modo spontaneo. Chi di noi faceva parte degli italiani all'estero in quegli anni ricorda come fu la prassi che diede luogo alla loro nascita, per avere poi un ascendente sempre maggiore sui nostri connazionali.
Credo che il primo tempo sia stato giocato, e su questo noi diamo un parere favorevole, prendendo le distanze dalla posizione assunta dal collega Tonini. Alcuni punti critici sono stati risolti. Si è discusso molto in Commissione sul problema della certezza del voto per corrispondenza. È stato approvato, in sostanza, un buon provvedimento, che ora passa all'esame dell'altro ramo del Parlamento. Rispetto a questo primo tempo, credo occorrerà verificare come la prassi consentirà di apportare ulteriori aggiustamenti. Credo si tratti veramente di una prima stesura di un regolamento giuridico di convenienza e opportunità politica, che potrà essere apprezzato dai nostri concittadini all'estero.
A titolo personale, devo poi aggiungere che prima o poi, quale nodo fondamentale da risolvere, bisognerà ripensare la legge che disciplina l'elezione dei nostri parlamentari all'estero. Probabilmente tale idea non riflette il pensiero della maggioranza del Gruppo, ma da questo, a mio avviso, non si sfuggirà.
Ciò detto, il nostro Gruppo voterà convintamente a favore di questo disegno di legge, e si augura che anche l'altro ramo del Parlamento possa compiere lo stesso lavoro, con la stessa armonia che ha caratterizzato quello del Senato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame della proposta di coordinamento C1, che invito il relatore ad illustrare.
TOFANI, relatore. Signora Presidente, mi sembra che non ci sia bisogno di illustrarla.
PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di coordinamento C1, presentata dal relatore.
È approvata.
Procediamo alla votazione finale.
INCOSTANTE (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del testo unificato dei disegni di legge nn. 1460, 1478, 1498, 1545, 1546, 1557 e 1990, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Nuove norme in materia di rappresentanza degli italiani all'estero», con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare gli ulteriori coordinamenti che si rendessero necessari.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Seguito della discussione della mozione n. 379 sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana(ore 11,48)
Reiezione della mozione n. 379 (testo 2). Approvazione dell'ordine del giorno G1
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00379, presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori, sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana.
Ricordo che, nella seduta antimeridiana di giovedì 31 marzo, avevano già avuto luogo l'illustrazione e la discussione della mozione e il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, senatore Mantica, aveva espresso un parere favorevole sull'atto di indirizzo, a condizione che fossero approvate alcune modifiche, che i proponenti non hanno tuttavia recepito nel testo.
Nell'auspicio di addivenire ad una soluzione condivisa, i Gruppi avevano successivamente proposto di rinviare il seguito della discussione della mozione.
Anche nelle sedute antimeridiane del 13 aprile e del 5 maggio si è convenuto su un ulteriore rinvio.
Avverto che il senatore Micheloni ha riformulato la mozione di cui è primo firmatario e che è stato presentato l'ordine del giorno G1 dei senatori Bettamio ed altri.
Senatore Micheloni, intende illustrare all'Assemblea le modifiche apportate al testo della mozione?
MICHELONI (PD). Signora Presidente, sarò brevissimo, avendo già trattato più volte l'argomento. Credo sia ormai la quarta volta che si discute di questa mozione in Aula.
Nel testo 2 l'unica differenza è che ho accolto, come presentatore della mozione, una richiesta... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non riesco a sentire quanto sta dicendo il senatore Micheloni. Vi prego di far silenzio. Senatore Micheloni, la prego di continuare.
MICHELONI (PD). Il testo 2 accoglie di fatto la richiesta avanzata in un intervento svolto in Aula, nel corso della prima discussione su questa mozione, da un rappresentante del Gruppo della Lega Nord, il quale chiedeva di limitare la moratoria a 12 mesi invece dei 30 richiesti. Questa è la differenza esistente tra i due testi, che noi abbiamo accolto. Tuttavia, non possiamo accogliere ‑ non so se il Governo abbia cambiato parere ‑ quanto precedentemente proposto in merito ad una moratoria sulle decisioni future, e le argomentazioni portate in questa sede dal Governo non sono per noi accettabili.
Una moratoria vuol dire congelare lo stato della rete consolare fino alla fine, un periodo oramai inferiore ai dodici mesi, nella speranza comune che al termine di questo anno si concluda l'indagine conoscitiva, anche per dare senso al lavoro importante che la Commissione affari esteri dovrà riprendere subito - ripeto che è diventato un lavoro congiunto con la Camera - nella prossima settimana.
Lasciare questo tempo necessario vuol dire congelare allo stato le cose, non sulle decisioni future. Se il Governo è rimasto su quella posizione, chiedo di votare il testo 2, con la riduzione della moratoria a 12 mesi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Bettamio per illustrare l'ordine del giorno G1.
BETTAMIO (PdL). Presidente, quanto ha detto il collega Micheloni differisce dall'ordine del giorno che abbiamo presentato.
Non si tratta di congelare la rete consolare nella sua attuale situazione. Si cerca soltanto di dar modo di valutare più approfonditamente, anche con valutazioni successive, i provvedimenti di revisione della rete consolare nel suo complesso, formalmente non ancora deliberati dal consiglio d'amministrazione del Ministero degli affari esteri. Questo è il nodo che in passato ci ha costretto a rinviare ad ulteriore riflessione l'esame di questo documento. Siamo del parere che una moratoria di dodici mesi potrebbe comunque contribuire al lavoro che stiamo facendo.
Si potrebbe, pertanto, confermare la realizzazione della prima installazione del sistema telematico per i servizi consolari a distanza anche presso il consolato generale di Londra e, soprattutto, tener conto dell'esito dell'indagine conoscitiva della 3a Commissione del Senato che, peraltro, sta conducendo i propri lavori congiuntamente alla corrispondente Commissione della Camera dei deputati.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,52)
(Segue BETTAMIO). Tutto ciò, a nostro parere, indica che ormai è giunto il momento di approvare la moratoria di dodici mesi, escludendo però ogni tipo di congelamento della rete consolare. Questa è la differenza tra i due approcci, ed è questa la linea che noi intendiamo sostenere.
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, come già anticipato nel corso dell'esame della mozione in Aula (non l'ultima volta, poiché ero assente), vi è una sostanziale condivisione circa il contenuto, ma anche riguardo la ratio che ha portato alla sua presentazione da parte del senatore Micheloni.
Ovviamente, tale condivisione potrà essere rafforzata nel caso di una riformulazione del testo, che io stesso avevo già proposto inizialmente, che preveda una moratoria con un termine di dodici mesi, oppure un termine che tenga conto della conclusione dell'indagine conoscitiva in corso in 3a Commissione. Questo è evidentemente recepito nel testo 2 della mozione presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori (infatti ora egli sta richiamando la mia attenzione sul punto).
Naturalmente, non si può non considerare quanto comunicato dal Governo, e cioè l'esistenza di provvedimenti già deliberati dal consiglio di amministrazione del Ministero degli affari esteri, perché...
PRESIDENTE. Senatore Filippi, mi scusi, ma lei non intende più intervenire in dichiarazione di voto? Questo suo intervento assorbe la dichiarazione di voto?
FILIPPI Alberto (LNP). Sì, signor Presidente.
Vi è la necessità - che riconosciamo - di riformare, ristrutturare, razionalizzare la rete consolare italiana nel mondo. Questo è un obiettivo che credo sia condiviso sia dalla maggioranza che dall'opposizione, e il lavoro di cui siamo protagonisti in questo momento, oltre ad essere condiviso, va in questa direzione.
Come anticipato dal collega Bettamio, anche la posizione della Lega Nord si riassume nell'ordine del giorno G1, perché se la ratio è cercare di razionalizzare i costi, evidentemente, quando ci si trova di fronte a provvedimenti già esecutivi, non si può non tenerne conto, anche in considerazione del fatto che il Governo ha stimato un risparmio di oltre 3 milioni di euro.
Seppure nel modo potrei sollevare dei dubbi, nella sostanza non vorremmo, come si dice da noi, che fosse «peso el tacòn del sbrego» perché bloccare ora un percorso già avviato potrebbe comportare, oltre alla rinuncia ad un risparmio per 3 milioni di euro, addirittura ulteriori spese.
Quindi, pur tenendo conto del motivo principe che ci ha portato a questo lavoro congiunto e a condividere l'operato del collega Micheloni e concordando con quanto sottolineato dal senatore Bettamio, la posizione della Lega Nord non può essere favorevole al testo 2 della mozione, avente come primo firmatario il senatore Micheloni. Il testo contiene, infatti, riformulazioni da noi suggerite, ma non le osservazioni palesate dal Governo.
PRESIDENTE. Colleghi, al fine di consentire un ordinato svolgimento dei lavori do la parola al sottosegretario Mantica, perché è giusto che gli altri colleghi, in dichiarazione di voto, possano intervenire su eventuali nuove affermazioni del Governo.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, non credo di poter dire nulla di nuovo, perché attorno al punto indicato dal senatore Micheloni, su cui esprimo ancora parere contrario, ruotano il ruolo del Parlamento e dell'amministrazione. Infatti, se è giusto che il Parlamento dia degli indirizzi - voglio ricordare in proposito che l'iter di questo provvedimento è stato avviato nel giugno 2009, con due anni di confronti tra Consiglio generale degli italiani all'estero, Commissione affari esteri della Camera, Commissione affari esteri del Senato, Comitato per gli italiani all'estero del Senato, Comitato per gli italiani all'estero della Camera - una volta che ciò è avvenuto si deve passare all'ordinaria amministrazione.
Nel momento in cui il consiglio d'amministrazione del Ministero prende dei provvedimenti è impossibile modificare l'indirizzo per bloccarli. Si tratta di provvedimenti ordinari. Abbiamo disdetto contratti di affitto, abbiamo informato i Paesi nei quali si realizza questa operazione dell'avvenuto cambiamento, abbiamo comprato sedi e stiamo acquistando le attrezzature. Credo che mettere in moto un meccanismo, a metà della cura, per bloccare operazioni, peraltro già decise e oggetto di confronto e discussione, sia logicamente impossibile.
Vorrei capire, infatti, quanto può operare il Parlamento di fronte ad un atto che è diventato di natura amministrativa, anche perché di fronte ad un danno erariale non è il Parlamento a rispondere ma i funzionari del Ministero. A questo punto, poiché gli atti del consiglio di amministrazione sono stati comunicati ai parlamentari, che ne erano stati informati non dopo la riunione del consiglio ma, per loro bravura, prima, conoscendo esattamente l'ordine del giorno del consiglio, non credo si possa accedere a tale richiesta. Inoltre, a dimostrazione che la polemica sottende anche una diversa concezione della razionalizzazione della rete consolare, informo l'Aula che il Governo ha presentato nel giugno 2009 venti provvedimenti. In tutte le sedi la risposta è stata negativa su tutti, con un totale rifiuto di partecipazione. Ciò è avvenuto perché ancora in questa sede si continua a parlare di chiusure della rete consolare.
Su tale questione, credo di essere stato più volte esplicito, e ringrazio i colleghi Bettamio e Alberto Filippi per i loro interventi. È vero che gli impegni del Governo sono più o meno simili, ma basterebbe leggere il testo della mozione per capire che esistono due filosofie di fondo. Non stiamo parlando di chiusure dei consolati - per vostra informazione si tratta solo di consolati in Europa - ma di una razionalizzazione della rete consolare. Sono stati installati 60 sistemi informativi consolari in questo periodo: stiamo parlando di sistemi che consentiranno ai cittadini italiani di arrivare direttamente da casa con il personal computer ai sistemi informativi dei consolati.
Abbiamo parlato di risparmi, perché abbiamo parlato di trasferire alcune voci di spesa fisse per favorire investimenti in informatica, ma la risposta è sempre stata: no alla chiusura. Il Governo si apre addirittura su questo, accogliendo un ordine del giorno con cui propone, non di fare un discorso sulle chiusure, ma di approfittare dell'apertura di una nuova sede consolare a Londra per gestire insieme al Parlamento quello che noi riteniamo debba essere il modello del nuovo consolato.
Insisto dunque nel dire che una cosa è parlare di chiusura dei consolati intervenendo in atti amministrativi (secondo la mozione sottoscritta dal senatore Micheloni), altra cosa è sospendere un giudizio di indirizzi politici per un anno - cosa che il Governo ha accettato (casomai limitato dalla conclusione dell'indagine conoscitiva della Commissione, che non è nei poteri del Governo) - e aver manifestato la propria disponibilità a una collaborazione fattiva sulla realizzazione di nuovi servizi consolari attraverso l'informatica. Il Governo respinge la cultura della chiusura per cui l'Esecutivo è il datore di lavoro e i rappresentanti degli italiani all'estero i rappresentanti sindacali.
Stiamo proponendo una riforma della rete consolare, cosa che del resto non avviene solo in Italia. Ad esempio, tutti i consolati della Francia in Italia stanno per essere trasformati in consolati onorari. Alcuni importanti consolati inglesi, compreso quello di Milano, vengono chiusi e si passa a forme diverse di rappresentanza. Aggiungo - devo dirlo con grande chiarezza - che non mi risulta che i cittadini francesi abbiano occupato il consolato francese di Milano mobilitando il consiglio regionale lombardo e parlando male del loro Paese che impedisce loro di avere un consolato. Tutto questo è invece avvenuto nel sistema italiano: abbiamo brillantemente manifestato in tutte le sedi del mondo contro il Governo per la chiusura delle sedi. Credo che anche questo vada riportato all'interno di una norma di rapporti.
Non si tratta di chiusure. Giusto per informare, faccio presente che abbiamo chiuso tre consolati in Belgio, che è grande come il Lazio e che aveva cinque consolati. Stiamo chiudendo un consolato in Svizzera che si trova a 40 chilometri da un altro consolato. Quindi, non abbiamo operato su distanze di migliaia di chilometri e di ore di volo. O si accetta il ragionamento della razionalizzazione e si misura l'efficienza dei servizi, oppure - evidentemente - non ci sono spazi di mediazione.
In conclusione, il Governo esprime parere contrario sulla mozione di cui è primo firmatario il senatore Micheloni e accoglie l'ordine del giorno di cui è primo firmatario il senatore Bettamio. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della mozione n. 379.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALMIZIO (CN-Io Sud). Signor Presidente, a nome del mio Gruppo, aggiungo la firma all'ordine del giorno di cui è primo firmatario il senatore Bettamio e dichiaro il voto contrario alla mozione.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Intervengo in dichiarazione di voto sulla mozione di cui è primo firmatario il senatore Micheloni, che contiene una proposta interessante nonché necessaria, volta, da un lato, a rappresentare e difendere gli interessi del nostro Paese all'estero e, dall'altro, a offrire servizi e tutela alle comunità italiane nel mondo, così da soddisfarne le esigenze.
Come noto, i cittadini italiani nel mondo sono circa 4 milioni, ed è necessario che l'Italia si impegni nei loro confronti garantendo l'assistenza attraverso una rete di servizi consolari funzionale ed efficiente. È quindi di primaria importanza che il Ministero degli affari esteri rappresenti e difenda gli interessi del nostro Paese all'estero, offrendo servizi a tutela della comunità italiana nel mondo. Non dimentichiamo che l'organizzazione e la presentazione degli uffici di rappresentanza all'estero costituisce in molti casi, insieme agli Istituti italiani di cultura, il biglietto da visita del nostro Paese, condizionando sensibilmente la promozione delle politiche del turismo verso l'Italia.
Il piano di ristrutturazione della rete consolare, prevedendo la chiusura di alcune importanti sedi (fra cui Lille, Coira, Losanna, Liegi, Norimberga, Amburgo, Manchester, Durban, Adelaide, Filadelfia, Detroit), secondo il parere del Gruppo dell'Italia dei Valori peggiorerà sicuramente in modo considerevole la funzionalità di una rete consolare già in forte difficoltà. Il Governo cita alcuni consolati a distanza di 30-40 chilometri, ma non credo siano tutti a questa distanza minima.
Sul tema, numerose sono state le critiche e i dubbi espressi in tutte le sedi, comprese quelle parlamentari, da parte degli addetti ai lavori e soprattutto dai rappresentanti degli italiani all'estero. Sono note a tutti le manifestazioni di protesta organizzate dalla comunità italiana in varie città europee interessate dalle chiusure e dalle razionalizzazioni. È questa la riflessione che inviterei anche il Governo a fare, a non chiudere tout court, dicendo che ci sono spese, ma a comprendere il disagio che la parola razionalizzazione sta creando in tutto il mondo.
La 3a Commissione permanente del Senato ha deliberato all'unanimità la realizzazione di un'indagine conoscitiva che ha come obiettivo quello di conoscere l'effettiva situazione dell'organizzazione dei servizi e della rete diplomatico-consolare italiana del Ministero.
Con questa mozione si vuole impegnare il Governo a promuovere nell'immediato uno specifico provvedimento di "moratoria" che differisca per un termine di 12 mesi il piano di ristrutturazione presentato dal Ministero degli affari esteri, a "congelare" la rete consolare nella sua attuale situazione e a tenere conto dell'esito dell'indagine conoscitiva della 3a Commissione. Il fine è quello di addivenire ad un progetto condiviso di profonda riforma della rete e dei servizi consolari italiani nel mondo e di rispettare pienamente i diritti democratici degli italiani residenti all'estero.
L'unico punto che l'Italia dei Valori non condivideva, come già ribadito nella seduta del 31 marzo scorso, riguardava la lunga moratoria di 30 mesi, prevista nella prima versione della mozione, perché rischiava di configurare unicamente una scusa per il Governo ad essere inoperativo. Sul punto però abbiamo collaborato e si è addivenuti al termine condiviso di 12 mesi.
Per questi motivi, l'Italia dei Valori annuncia il voto favorevole in riferimento alla mozione 1-00379 (testo 2) del senatore Micheloni.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea del Senato è chiamata ancora una volta ad esprimere il proprio voto su un argomento che, pur essendo sempre di grande attualità, non riesce a trovare una definitiva risoluzione. La mozione del senatore Micheloni invita il Governo a prendere in considerazione l'ipotesi di differire di 12 mesi il piano di ristrutturazione e razionalizzazione della rete consolare.
Vorrei ricordare come i consolati, oggi più che mai, svolgano un ruolo fondamentale tra le comunità italiane residenti all'estero, garantendo loro servizi amministrativi, promuovendo lo sviluppo economico, culturale e scientifico.
L'Italia ha una vastissima rete diplomatico-consolare che, esclusi gli istituti italiani di cultura, complessivamente annovera 253 sedi (123 ambasciate, 14 rappresentanze permanenti e altre strutture e 116 consolati). Tra i nostri maggiori partner comunitari, solo la Francia con 258 sedi (158 ambasciate, 29 rappresentanze permanenti ed altre strutture, 98 consolati) ha una rete complessiva più estesa. Regno Unito, Germania e Spagna, con rispettivamente 233, 221 e 203 sedi, hanno reti diplomatico-consolari di minore estensione della nostra. La rete consolare italiana, con i suoi 116 consolati, primeggia in assoluto ed è quella che determina la nostra complessiva maggiore estensione rispetto a Regno Unito e Germania, che hanno una rete diplomatica ben più estesa della nostra.
Ben diverso è il discorso delle risorse umane impiegate: quelle britanniche e francesi, che tra loro grosso modo si equivalgono, sono il doppio delle nostre e quelle tedesche lo sono una volta e mezza. I diplomatici francesi e quelli tedeschi sono circa il 50 per cento in più di quelli italiani e quelli britannici sono addirittura il triplo. Tradotti in termini operativi, tali dati significano una disparità enorme delle rispettive capacità di occuparsi di settori importanti dell'attività diplomatica. Il diplomatico italiano ha in media il doppio dei settori da coprire di un suo omologo francese ed il triplo di uno britannico. Così, più volte al giorno, il diplomatico si trasforma in pochi attimi da analista politico in esperto commerciale o da responsabile del settore consolare in capo del personale. Le sue chances di svolgere in ciascuno dei settori a lui affidati un lavoro più efficace di quello svolto da due o tre funzionari delle concorrenti ambasciate di Francia, Germania o Regno Unito sono poche. Qualche volta ci riesce, ma il più delle volte deve dare priorità ad alcuni settori a scapito di altri.
In estrema sintesi, gli apporti aggiuntivi necessari a riequilibrare la situazione sono quantificabili in 1.600 unità, pari al 30 per cento delle presenze attuali, distribuite fra tutte le categorie di personale. Vi è certo una particolare enfasi sul personale a contratto, in linea con le tendenze prevalenti nei Paesi europei presi a paragone: questo, però, è un aspetto che va attentamente ponderato in chiave di mantenimento di idonei equilibri tra le varie componenti del sistema, secondo i principi condivisi da tutte le organizzazioni sindacali.
Anche se accolto nella sua integrità, il prospetto di rafforzamento delle dotazioni del personale non farebbe salire in maniera significativa l'incidenza del nostro bilancio su quello dello Stato. Si passerebbe, infatti, dall'attuale 0,24 per cento allo 0,258 per cento, con un incremento di meno di due decimi di percentuale. A tal proposito, non vedo il motivo per cui si debbano ridurre le sedi diplomatico-consolari.
Concludo annunciando il voto favorevole del mio Gruppo e quello dei senatori di Futuro e Libertà per l'Italia, che condividono sia le linee generali sia le finalità del documento in esame. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
FANTETTI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FANTETTI (PdL). Signor Presidente, egregi colleghi, con l'ordine del giorno G1, il cui primo firmatario è il senatore Bettamio, sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana, torna all'esame dell'Aula del Senato un tema d'interesse precipuo degli italiani all'estero, solo pochi minuti dopo l'approvazione del disegno di legge di cui il senatore Tofani è stato relatore.
Quella degli italiani all'estero - come già è stato detto - è una popolazione di 4,3 milioni di persone, che ha caratteristiche specifiche, tra le quali mi preme mettere in evidenza il fatto che essa è in continua crescita. Questo fa sì che - lo ribadisco ancora una volta - il totale dei cittadini italiani sia di quasi 65 milioni, non 60 milioni, come viene riportato.
Si tratta di un problema particolarmente importante per noi italiani all'estero, molto sentito dalle nostre comunità. La rete consolare, infatti, ancor più di quella diplomatica, costituisce sempre e comunque un cordone ombelicale con il nostro Paese, il Paese madre. Credetemi, non si tratta di retorica: chiunque parta o emigri lo fa per bisogno, ancora adesso, e così facendo lascia dietro di sé - senza mai sapere bene per quanto tempo - oltre ai propri affetti e retaggi, anche un riferimento statuale che all'estero potrà ritrovare solo nelle nostre propaggini consolari. Ecco perché gli italiani all'estero sono così sensibili al tema della rete consolare. Ed ecco perché, secondo molti di noi, un vero diplomatico (nel senso di un alto ed importante rappresentante dell'Italia al di fuori dei confini nazionali) non è pienamente formato e rappresentativo se non si è degnamente provato in una precedente responsabilità consolare.
La ristrutturazione della rete diplomatico consolare all'attenzione di questa Assemblea oggi prevede la chiusura di un certo numero di sedi (particolarmente in Europa) e l'apertura di altre (specialmente in Asia).
Qualche settimana fa, di fronte all'originaria versione del testo non avevamo ritenuto di condividerla in toto e avevamo argomentato il perché, in quanto rappresentanti parlamentari eletti all'estero, con preferenze espresse ed individuali, da parte degli italiani ivi residenti. Essendo consci e fieri di appartenere ad una Repubblica parlamentare, non potevamo certo accettare l'argomento di trovarci di fronte ad una decisione già presa dal consiglio di amministrazione del MAE, né soprassedere rispetto al fatto che la Commissione affari esteri del Senato ha appena cominciato, seguita a ruota da quella della Camera, una indagine conoscitiva sul funzionamento del Ministero e dunque si vorrebbe avere tempo e modo di approfondire certe situazioni prima di convalidare parlamentarmente certe decisioni.
Adesso, mi si consenta di chiarire alcuni punti che differenziano il testo della mozione e dell'ordine del giorno oggi in esame, su proposta dei senatori Bettamio ed altri. In primo luogo, noi italiani all'estero siamo perfettamente consapevoli degli effetti della globalizzazione e di quelli di una crisi, nata finanziaria e sviluppatasi come economica reale, che riguarda tutti i Paesi del mondo. Ne siamo consapevoli perché la viviamo anche di più dei concittadini metropolitani - come li definisce il collega Micheloni, cioè degli italiani residenti in Italia - perché ne subiamo gli effetti in più di un Paese. Siamo anche orgogliosi al riguardo di come il Governo Berlusconi, in particolare attraverso il meritorio operato del ministro Tremonti, ma non solo, abbia gestito la politica economica e di bilancio in tale eccezionale situazione di crisi.
Siamo stati critici sull'eccesso di tagli operati rispetto ai capitoli degli italiani all'estero, ma ci rendiamo perfettamente conto, in termini più generali, che la tenuta sociale del Paese sia una priorità rispetto ad altre, pur importanti, considerazioni. Capiamo quindi, per essere chiari, ad esempio, che l'estensione garantita praticamente a tutti della cassa integrazione guadagni nelle sue varie forme possa valere in questi drammatici tempi anche il ridimensionamento di qualche rappresentanza italiana all'estero. Ce ne dispiacciamo, abbiamo fatto del nostro meglio per evitarlo, ma capiamo. Soprattutto, siamo fiduciosi del fatto che con questa barra si riuscirà presto ad uscire dalle secche, tornare a crescere ed espanderci al di fuori dei confini nazionali. Lo crediamo e lo auspichiamo sinceramente, anche perché abbiamo l'ardire di pensare che una maggiore presenza dell'Italia all'estero sia positiva non solo per il nostro Paese e per gli italiani all'estero ma anche per moltissimi altri cittadini del mondo.
In secondo luogo, il nostro metro di giudizio non è mai stato quello quantitativo bensì quello dell'efficienza. Non crediamo in una onnipresenza dello Stato e rifuggiamo dai suoi retaggi vetero-amministrativi, che si ripercuotono inevitabilmente sulle tasche dei contribuenti italiani.
In terzo luogo, siamo riformatori, e per questo abbiamo chiesto ed ottenuto la fiducia politica dei nostri connazionali. Siamo quindi d'accordo con lo spirito che anima la ristrutturazione proposta, diretta all'implementazione di una rete consolare più efficiente perché più moderna, in linea con l'evoluzione tecnologica, e meno costosa.
A Londra, dove sono emigrato nel 1993 e dove l'influsso della cosiddetta nuova emigrazione professionale ha portato il consolato generale al secondo posto nella classifica delle nostre presenze nel mondo (poco dietro Buenos Aires), con circa 160.000 iscritti, sarà realizzato, in una sede finalmente nuova, un consolato modello proprio in base a questi nuovi e moderni criteri. Ne siamo molto contenti, e vigileremo da vicino sull'implementazione, con l'auspicio di potere presto annoverare molti altri esempi analoghi qui in Europa. Già la maggior parte dei nostri connazionali ivi residenti interagisce con le locali amministrazioni in via telematica e digitale. Non si vede perché essi non dovrebbero essere in grado di fare altrettanto con una moderna pubblica amministrazione italiana: quella pubblica amministrazione che il ministro Brunetta sta cercando di realizzare con meritoria tenacia.
Siamo anche soddisfatti di avere potuto esplicitare le specifiche ed eccezionali esigenze sottostanti l'opportunità di mantenere una presenza consolare a Manchester, nel Regno Unito.
In quarto luogo, siamo felici che il Governo abbia recepito nel nuovo testo della mozione la moratoria di 12 mesi: esattamente il periodo che avevamo richiesto (perché giudicato più opportuno rispetto ai 30 mesi richiesti da alcune opposizioni). Dovrà essere questa l'occasione per fare conoscere meglio a noi tutti - ed in primis agli italiani all'estero che ne sono tra i maggiori utenti - i criteri e le modalità di funzionamento della grande macchina del nostro prestigioso Ministero degli esteri. (Commenti del senatore Micheloni).
Una considerazione finale. Nessuna ristrutturazione della rete diplomatico-consolare sarebbe, a nostro avviso, degna di questo titolo se si limitasse agli aspetti logistici della apertura e della chiusura di alcune sedi. Anima e cuore della nostra rete sono le persone che a vario titolo ci lavorano dentro, gli interlocutori diretti di noi italiani all'estero, funzionari ed impiegati di ogni livello che, in tutte le parti del mondo, svolgono le loro funzioni col senso del dovere proprio dei rappresentanti istituzionali di un grande Paese: l'Italia. A loro, che sappiamo - a volte - dover convivere con situazioni a vario titolo penalizzanti, deve essere diretta l'attenzione dei ristrutturatori della rete, in modo da garantirne meglio in futuro la dignità, come pure l'efficienza delle loro carriere.
In questo ambito, già dalle prossime settimane, proporrò un disegno di legge diretto a promuovere l'utilizzo nelle diverse funzioni amministrativo-consolari (ma anche presso le sedi all'estero delle altre nostre reti nazionali, come l'ICE, gli istituti di cultura, l'ENIT) di personale iscritto all'AIRE, cioè di italiani residenti all'estero.
Abbiamo questo patrimonio umano: dopo mezzo secolo - grazie soprattutto all'ex ministro Tremaglia - la Repubblica lo ha finalmente riconosciuto istituzionalmente. Ora cominciamo ad utilizzarlo effettivamente come risorsa del Paese!
Per tutti questi motivi, il Gruppo del PdL voterà contro la mozione del pur stimato collega Micheloni e a favore dell'ordine del giorno presentato dall'egregio collega Bettamio e da altri senatori. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, avverto gli onorevoli colleghi che, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, sarà anzitutto posta ai voti la mozione n. 379 (testo 2) e successivamente l'ordine del giorno G1 per le parti eventualmente non precluse né assorbite.
Procediamo alla votazione della mozione n. 379 (testo 2).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 379 (testo 2), presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Metto ai voti l'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Bettamio e da altri senatori.
È approvato.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2648) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica argentina, con Allegato, fatto a Roma il 21 marzo 2007 (Relazione orale) (ore 12,26)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2648.
Larelatrice, senatrice Marinaro, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
MARINARO, relatrice. Signor Presidente, l'Accordo fra Italia e Argentina prevede assistenza e cooperazione attraverso le autorità doganali per garantire l'applicazione delle leggi doganali ed impedire le infrazioni. La finalità è quella di un interscambio commerciale più trasparente e più intenso.
L'Accordo include 24 articoli ed è corredato da un allegato. Il disegno di legge di accompagnamento reca l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione, oltre all'entrata in vigore e alla copertura finanziaria, quantificata in circa 30.000 euro. A decorrere soprattutto dal 2011, tale onere è legato ai previsti scambi di funzionari, ai costi delle indagini su specifiche infrazioni doganali, alle disposizioni di testimoni ed esperti e alle eventuali riunioni della commissione mista.
Pertanto, si propone all'Aula l'approvazione del disegno di legge.
Signor Presidente, vorrei consegnare il testo scritto della relazione.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, chiedo di poter consegnare il testo scritto del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, non intendo intervenire.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
STIFFONI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, chiedo di poter consegnare il testo scritto del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Anch'io, signor Presidente, vorrei annunciare il voto favorevole del mio Gruppo sul disegno di legge in esame.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico.
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2692) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e scientifica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Panama, firmato a Roma il 2 maggio 2007 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 12,28)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2692, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Livi Bacci, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
LIVI BACCI, relatore. Signor Presidente, quello in discussione è un accordo di cooperazione culturale e scientifica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo di Panama, firmato nel 2007 e che giunge alla ratifica da parte nostra dopo quattro anni, tempo non disprezzabile in quanto corrisponde alla media che abbiamo avuto finora.
Questo disegno di legge, già approvato dalla Camera, concerne la cooperazione scientifica e culturale tra l'Italia e un piccolo Paese come la Repubblica di Panama che non ha tantissimi rapporti con il nostro. Circa 1.500 italiani sono residenti in Panama e nemmeno 500 panamensi risiedono nel nostro territorio. L'interscambio con questo Paese, quindi, rappresenta una piccola frazione dell'interscambio totale italiano.
Un elemento può però interessare. Nella Repubblica di Panama è attualmente impegnata nell'allargamento e nel potenziamento del Canale una grande impresa italiana in un grande consorzio al fine di realizzare un'opera gigantesca del valore di svariati miliardi di euro. Dal momento che la potenzialità del Canale verrà quasi raddoppiata da questi interventi di realizzazione di nuove chiuse, nei prossimi tre o quattro anni potrebbero intensificarsi i rapporti di tipo economico che questo Accordo può forse in qualche modo facilitare.
Chiedo quindi all'Assemblea di esprimersi favorevolmente su questo disegno di legge di ratifica.
Signor Presidente, chiedo di depositare il testo scritto della mia relazione.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, chiedo di poter allegare il testo del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché il rappresentante del Governo non intende replicare, invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
STIFFONI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, con questo provvedimento si conferma la volontà di mantenere e rafforzare i buoni rapporti che il nostro Paese intrattiene con la Repubblica di Panama. Quel che stupisce in positivo è la previsione di una collaborazione nei settori di musica, danza, teatro, cinema e così via, cioè tutti quelli che riguardano la cultura: fortunatamente, quel che non facciamo in Italia lo stiamo facendo all'estero. Il voto dell'Italia dei Valori è favorevole e convinto anche per una apertura a questa parola, che è avversa al Governo italiano: la cultura.
Chiedo l'autorizzazione ad allegare il testo del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, e annuncio il voto favorevole del Gruppo della Lega Nord Padania.
TONINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico sul provvedimento in esame.
BETTAMIO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signor Presidente, annunzio il voto favorevole del Popolo della Libertà.
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2693) Ratifica ed esecuzione dello Scambio di lettere tra il Governo della Repubblica italiana e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) per la concessione di un immobile in Roma come sede per la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), fatto a Roma il 19 gennaio e il 24 marzo 2006 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 12,25)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2693, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Dini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
DINI, relatore. Signor Presidente, questo Scambio di lettere dispone la cessione alla FAO di alcuni locali di Palazzo Blumenstihl, che è del demanio, destinati ad ospitare il segretariato della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo, attraverso l'aggiornamento della lista degli immobili messi a disposizione della stessa FAO, predisposta nel 1990.
Ci sono alcuni oneri di manutenzione derivanti da questo Scambio di lettere: in particolare, l'onere viene quantificato in 200.000 euro annui a decorrere da quest'anno. Tali oneri comprendono la quota di spese di manutenzione di questi locali di Palazzo Blumenstihl e il contributo italiano al bilancio della Commissione stessa, che è di pari importo e corrisponde al 6,17 per cento di detto bilancio.
Altri Paesi si erano offerti di ospitare questa Commissione, tra cui Malta e la Spagna, ma i Paesi membri della Commissione (che sono gli stessi membri della FAO) hanno preferito Roma per le possibili sinergie ed economie di scala derivanti dalla prossimità alla sede della FAO.
Pertanto, signor Presidente, proponiamo l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea.
Chiedo di poter consegnare la relazione scritta.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, chiedo di poter consegnare il testo del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, desidero preannunziare il nostro voto favorevole, anche per le motivazioni addotte dal presidente Dini.
Segnalo tuttavia, perché ospitiamo la FAO, che è un bello sconto, pur considerando quel che costa mantenere questo Palazzo, rispetto ai milioni di euro che abbiamo promesso contro la fame nel mondo (il Presidente del Consiglio lo ha fatto sia al Vertice FAO che al G8). Rispetto a quei milioni di euro, in fondo, questo costituisce un impegno minimo. Anzi, speriamo che il 23, 24 e 25 giugno prossimi, quando si riuniranno i Ministri dell'agricoltura del G20 per parlare di alimentazione e speculazione, in preparazione del G20 di novembre, il Governo italiano possa anche annunciare di essersi messo in regola con i pagamenti che riguardano la lotta alla fame del mondo e la difesa dell'alimentazione.
In ultimo, segnalo che proprio su questi temi è stata presentata dal Partito Democratico, in particolar modo dalle colleghe Bertuzzi e Pignedoli, una mozione che riguarda le questioni di pane e democrazia aperte nel Maghreb e nel Nordafrica, che non sono nate per caso ma da precise situazioni agroalimentari che riguardano demografia e alimentazione. Su questi temi, oltre che sull'affitto dell'immobile, cui siamo favorevoli, e sull'impegno nei confronti della FAO, vorremmo che il Governo italiano fosse disponibile. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scarpa Bonazza Buora. Ne ha facoltà.
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Signor Presidente, voglio brevemente ricordare che l'aver portato a Roma la sede della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo può essere sicuramente considerato un successo dell'Italia, raggiunto qualche anno fa per la verità, al termine del precedente Governo Berlusconi, quando l'Italia riuscì a battere altre due importanti candidature, come ricordava il presidente Dini poc'anzi, rappresentate da Malta (che all'epoca aveva il Commissario europeo per la pesca, Joe Borg) e dalla Spagna (che, come noto, ha la più importante flotta da pesca del mondo). Fu un lavoro diplomatico molto intenso, seguito all'epoca da chi nel Governo si occupava di tale settore, con un forte appoggio della nostra rappresentanza permanente a Bruxelles, e che portò i rappresentanti della pesca italiana a girare tutte le capitali del Paesi del Mediterraneo per ottenere tale risultato, che fu poi raggiunto.
Oggi siamo certamente molto lieti che venga trovata una sede per tale organismo, come siamo lieti che il Ministro delle politiche agricole abbia indicato, con il pieno consenso di tutte le organizzazioni della pesca italiana, il professor Cataudella, un insigne biologo marino italiano, quale presidente di questa importante istituzione che da oggi potrà essere operativa nella nostra capitale. Quindi, visto che all'epoca partecipai a quel lavoro con la massima determinazione, saluto questo rinnovato e importante successo del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché il relatore ed il rappresentante del Governo non intendono replicare, invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
STIFFONI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta nel presupposto che eventuali ulteriori spese relative all'ubicazione della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) non siano a carico del bilancio dello Stato».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole e quello del Gruppo Italia dei Valori e le chiedo l'autorizzazione a lasciare agli atti il testo scritto del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente esprimo il voto favorevole da parte del Gruppo della Lega Nord.
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(2694) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Albania, aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957 ed alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, ed inteso a facilitarne l'applicazione, fatto a Tirana il 3 dicembre 2007, con Scambio di Note effettuato a Tirana il 18 e 19 settembre 2008 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 12,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2694, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Filippi Alberto, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
FILIPPI Alberto, relatore. Signor Presidente, intendo lasciare agli atti il testo scritto della mia relazione, ma vorrei aggiungere alcune osservazioni.
Innanzitutto, il provvedimento in discussione è finalizzato a completare e a rendere più agevole l'applicazione della Convenzione europea di estradizione e quella di assistenza giudiziaria in materia penale nei rapporti bilaterali tra l'Italia e l'Albania. Ma ciò che è importante è che questo provvedimento è collegato ad un altro, cioè all'accordo già in vigore tra l'Italia e l'Albania, aggiuntivo alla Convenzione del 21 marzo 1983 sul trasferimento delle persone condannate, entrato in vigore con la legge n. 204 dell'11 luglio 2003, che ha incontrato alcune difficoltà applicative. La legge, in sostanza, c'era ma non era possibile applicarla in quanto l'espiazione della pena nello Stato di provenienza necessitava di una apposita richiesta dello Stato medesimo di trasferimento del detenuto. Solo in questi casi si può procedere anche senza il consenso del condannato.
Anche in seguito all'incontro svolto il 10 gennaio 2011 tra una rappresentanza della nostra Commissione esteri e il Ministro degli esteri albanese, si è arrivati a condividere che il percorso per poter "mandare a dama" il provvedimento del 2003 era quello di concludere quanto oggi è al nostro esame.
Pertanto, è con piena soddisfazione che mi attendo un voto favorevole, una chiusura positiva dell'iter del provvedimento. Colgo l'occasione per ricordare che tutto questo mi era già stato confermato in modo ufficiale dall'allora Ministro degli esteri albanese in occasione di una missione ufficiale in Albania.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto della relazione.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, desidero solo ricordare che la Lega Nord invita a procedere con sollecitudine nell'iter di autorizzazione alla ratifica del provvedimento in esame.
Chiedo di poter consegnare il testo del mio intervento affinché venga allegato agli atti.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Dichiaro chiusa la discussione generale.
Poiché il relatore ed il rappresentante del Governo non intendono replicare, invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame:
STIFFONI, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta, osservando tuttavia la necessità di tenere in considerazione la disciplina, approvata in prima lettura dal Senato della Repubblica e attualmente all'esame della Camera dei deputati (Atto Camera n. 4262) concernente l'istituzione di squadre investigative sovranazionali, al fine di evitare una legislazione contraddittoria in relazione agli oneri con gli accordi che il Paese stipula in relazione a questo tema».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli.
Metto ai voti l'articolo 1.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
PEDICA (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, desidero rimarcare che sostenere la collaborazione giudiziaria, la trasparenza delle relazioni tra i Paesi e l'efficacia della tutela dal crimine delle nostre comunità è fondamentale, soprattutto a tutela della sicurezza collettiva. Questo Accordo, infatti, ben garantirà una maggiore efficacia nell'attività investigativa tra le polizie e le magistrature dei due Paesi, e favorirà inoltre l'estradizione ai fini dell'espiazione della pena sia dei cittadini italiani in Albania che viceversa.
Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo Italia dei Valori sul provvedimento in esame.
Signor Presidente, chiedo di poter consegnare il testo del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso.
È approvato.
Rinvio della discussione del disegno di legge n. 2622 (ore 12,46)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2622.
TONINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TONINI (PD). Signor Presidente, intanto colgo l'occasione per dichiarare il voto favorevole espresso dal Gruppo del Partito Democratico al provvedimento che abbiamo ora votato sull'Albania, in quanto non sono riuscito ad intervenire prima che lei passasse alla sua votazione.
Per quanto riguarda invece il disegno di legge n. 2622, chiediamo il rinvio della sua discussione ad altra seduta, al fine di avere il tempo di predisporre un ordine del giorno, come già annunciato in sede di Commissione.
PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, la richiesta avanzata dal senatore Tonini si intende accolta.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
BUGNANO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, vorrei sottoporre all'attenzione dell'Aula un problema che si sta verificando in relazione alle graduatorie ad esaurimento della scuola.
Al di là del merito della vicenda, tengo a sottolineare che l'Italia dei Valori è assolutamente e senza che possano esservi dubbi al riguardo favorevole ad una impostazione di dette graduatorie per meriti e non per anzianità di permanenza. Inoltre, è indubbio che il ministro Gelmini abbia creato, con una serie di provvedimenti emanati nell'ultimo anno, rilevanti problemi, che hanno originato numerosissimi ricorsi al TAR del Lazio e una pronuncia della Corte costituzionale. Desidero ricordare che quest'ultima ha dichiarato l'incostituzionalità di una norma voluta dal ministro Gelmini che prevedeva l'inserimento tout court in coda di chi si trasferisse da una graduatoria provinciale ad un'altra.
Ora, Presidente, il problema che desidero sottoporre alla sua attenzione è che i tantissimi docenti precari che hanno fatto ricorso al TAR del Lazio hanno ottenuto delle ordinanze sospensive di un provvedimento che li avrebbe visti inseriti in coda alle graduatorie, non sulla base di una valutazione dei meriti, perché se fosse questo nulla quaestio visto che - come ho detto prima - siamo favorevoli a premiare il merito. Il problema è dato dal fatto che nel 2011è intervenuta una pronuncia della Corte di cassazione a sezioni unite che peraltro non fa altro che confermare la precedente giurisprudenza sul punto, la quale afferma che il TAR non ha giurisdizione sulle questioni riguardanti le graduatorie degli insegnanti. È successo che sono stati nominati commissari ad acta per dare esecuzione a queste ordinanze sospensive del TAR Lazio che stanno comunque esercitando il loro ruolo facendo gli inserimenti e modificando le graduatorie provinciali. Tuttavia, lo stanno facendo illegittimamente, perché quel provvedimento del TAR non esiste, è illegittimo, non avendo il TAR stesso giurisdizione per pronunciarlo.
So che il Ministro è stato già interessato della questione, ma non ha ancora preso alcun provvedimento. Ieri ho anche depositato l'interrogazione 4-05262 al Ministro e spero che al più presto i commissari ad acta vengano revocati.
PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico di sollecitare il Ministro a fornire una risposta al riguardo.
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, sollecito la risposta ad alcune interrogazioni che sono state presentate circa un anno e mezzo fa sulle casse di previdenza: quelle privatizzate, infarcite di titoli tossici. In particolare, chiedo la risposta all'atto 4-03467 del 15 luglio 2010 riguardante l'ENPAM, l'ente pensionistico di medici e dentisti, che aveva investito centinaia di milioni di euro in CDS (Credit Default Swap)ed obbligazioni ad alto rischio. Nel bilancio 2009 dell'ENPAM erano stati accantonati 329 milioni su un totale di valore nominale di titoli a rischio capitale o contrattuale di 931,5 milioni di euro.
Signor Presidente, facendo parte della Commissione parlamentare bicamerale di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale so che dopo l'indagine conoscitiva sui titoli tossici è emerso che 14 delle 22 casse di previdenza erano infarcite di titoli tossici, venduti soprattutto in paradisi fiscali come le Cayman, e che per ripianare le perdite molti di essi dovranno dismettere il patrimonio immobiliare, creando grandi problemi agli inquilini e a coloro che non si possono permettere di acquistare un immobile.
Per quanto riguarda l'ENPAM, cinque Ordini dei medici e un consigliere di amministrazione hanno depositato un esposto alla procura della Repubblica relativo alla gestione finanziaria dell'ente. In questo esposto - indirizzato alla procura di Roma, alla Corte dei conti, alla Commissione parlamentare e ad altri - si sospetta un danno di un miliardo di euro per una gestione fallimentare. Gli Ordini che hanno presentato l'esposto sono quelli di Catania, signor Presidente, Ferrara, Potenza, Bologna, Latina, oltre al professor Salvatore Sciacchitano del consiglio d'amministrazione dell'ENPAM.
Se il Governo, invece di essere distratto, rispondesse puntualmente alle interrogazioni forse riuscirebbe a prevenire fenomeni di mala gestio che possono mettere a rischio il risparmio previdenziale di migliaia di iscritti, come nel caso di specie. Mi perdonerà, signor Presidente, se continuerò a porre questi problemi ma il sudato risparmio previdenziale non può essere messo a repentaglio da investimenti a rischio in titoli tossici, soprattutto nelle isole Cayman. (Applausi del senatore Peterlini. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Daremo corso a questi solleciti, senatore Lannutti.
PEDICA (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signor Presidente, un paio di giorni fa ho presentato l'interrogazione 4-05214 al Ministro della giustizia e al Ministro dell'interno per un fatto alquanto increscioso e preoccupante. Ho ricevuto una notifica da parte dei carabinieri di Roma inviata non al mio indirizzo abituale (sono residente da trent'anni in un'abitazione regolarmente denunciata ai carabinieri) ma presso un palazzo dove mi reco occasionalmente per far visita a degli amici. Come se venissi a trovare lei, signor Presidente, a casa sua, e lì mi arrivasse una notifica dei carabinieri. Questa è una anomalia: è come se qualcuno dicesse che sa che frequento anche quel palazzo.
La mia preoccupazione è data da due motivi. Mi sono recato alla caserma di Roma dei carabinieri da cui è stata inoltrata la notifica, e mi hanno riferito che l'indirizzo è stato fornito dal maresciallo dei carabinieri di Fondi, dove ho combattuto una grossa battaglia contro la criminalità organizzata. Per questo, ho interrogato il Ministro dell'interno e quello della giustizia per far presente che quel maresciallo ‑ se è stato lui, o chiunque altro abbia fornito quell'indirizzo - a mio parere ha voluto dare un preciso messaggio, e cioè: sappiamo che vai anche in quella casa. Se così fosse, questo rappresenterebbe un fatto grave, che comunico alla Presidenza: non voglio sottovalutarlo, perché è di una gravità estrema. È come se frequentassi il suo appartamento, signor Presidente, e lì mi arrivasse una notifica. Viene da chiedersi: chi ha fornito l'indirizzo di casa sua, signor Presidente? (Applausi dal senatore Peterlini).
PRESIDENTE. Senatore Pedica, non so se quanto dice lei corrisponda esattamente al vero. Se dovesse essere così, le assicuro che ciò costituisce un fatto molto grave, e lei sa benissimo che il Parlamento, tutelando lei in questa posizione, tutela anche la sua funzione.
PITTONI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signor Presidente, intervengo sullo stesso argomento affrontato poco fa dalla senatrice Bugnano e cioè sulla questione dei commissari ad acta per le graduatorie dei docenti. Ho depositato non una, ma due interrogazioni (la 3-02180 e la 4-05224), una rivolta al Ministro dell'istruzione e una alla Presidenza del Consiglio, in cui chiedo che si intervenga sull'avvocatura dello Stato affinché solleciti il TAR a ritirare la nomina dei commissari.
Infatti, dopo che il TAR ha dichiarato la propria incompetenza sulla questione delle graduatorie, non si capisce perché i commissari siano ancora in attività e stiano imponendo l'inserimento degli insegnanti ricorrenti, che invece dovrebbero ripartire da capo secondo un iter diverso e rivolgendosi questa volta al tribunale ordinario.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto delle sue dichiarazioni.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Essendo stati esauriti o rinviati gli argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna, la seduta pomeridiana non avrà più luogo.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 26 maggio 2011
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 12,58).