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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 557 del 24/05/2011


PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo in sede di discussione generale per rimarcare il fatto che ci troviamo ancora una volta ad esaminare il provvedimento in titolo dopo numerosissimi rinvii, sintomatici della confusione - ad avviso del mio Gruppo, anche a seguito di quanto ascoltato in occasione dell'assemblea plenaria del CGIE tenutasi a Torino - e dovuti alla titubanza, alla paura e alla mancanza di concertazione che, come sempre, caratterizzano l'approccio di questa maggioranza in ogni occasione, oggi in particolare relativamente ad una materia importante come quella della rappresentanza degli italiani all'estero.

Qualcuno potrà ironizzare sostenendo che, siccome non ci occupiamo dei nostri problemi, non è immaginabile pensare a quelli esteri. Invece, fortunatamente, esiste un'opposizione che si occupa dei concittadini che si trovano in Paesi lontani, all'estero, e che vogliono rappresentare all'estero quello che oggi due comitati stanno facendo - mi riferisco al COMITES e al CGIE - rappresentando la cultura, la lingua e quanto di meglio dovrebbe uscire da questi comitati. Ebbene, è noto al riguardo il mio pensiero: è nota la mia distanza dalla scelta di avere un doppione. A mio avviso, infatti, COMITES e CGIE, svolgono la stessa funzione, sia pur positiva: cultura, istruzione e lingua. So che qualcuno dissente da queste mie considerazioni: il collega Micheloni è uno di questi. Io mi chiedo però per quale motivo si debba spendere due e non uno per raggiungere lo stesso obiettivo. Ho sempre messo in evidenza il problema dei «CGIE uguale persone elette», cioè parlamentari che rappresentano gli italiani nel mondo, e come tale soluzione vada cancellata, tra virgolette; ma occorre al contempo varare una normativa in proposito e individuare una soluzione.

Ebbene, questo testo, la cosiddetta "legge Tofani", è l'insieme di tutto e del suo contrario. Lo abbiamo denunciato a Torino (era presente il rappresentante del Governo che oggi ci sta ascoltando in Aula), e abbiamo lì vissuto anche momenti drammatici. CGIE e COMITES hanno richiesto di essere auditi, hanno detto: «Noi abbiamo delle idee, vogliamo costruire qualcosa di nuovo. C'è chi ci vuole azzerare? Discutiamone; ma non mettete insieme tanti disegni di legge, come se si trattasse di un copia e incolla, perché questa soluzione non porterebbe ad un miglioramento bensì alla distruzione dei Comitati all'estero». E allora, su questo bisogna fare una riflessione. E proprio per questo motivo, stranamente e paradossalmente, il CGIE plaude a una proposta di legge di tre anni fa, la mia, volta ad abolirlo. Perché? Perché è meglio - l'hanno detto loro, gli amici del CGIE e anche dei COMITES - azzerare tutto, e scrivere noi le nuove regole piuttosto che vedere imposta una legge che dice tutto e il contrario di tutto, ma ha un unico obiettivo: annullare. Finirebbe infatti con l'annullare tutto. Bisogna leggere attentamente il testo del disegno di legge. C'è tanta confusione e ipocrisia al suo interno. Dobbiamo dirlo chiaramente.

Per questo rivolgiamo un appello al Governo e a tutte le forze politiche: varando questo provvedimento non andremo a migliorare la situazione degli italiani all'estero e a difendere la loro italianità, ma finiremo con il creare ancora più confusione.

Quando il Sottosegretario ha detto a Torino di volere anche controllare i soldi delle Regioni, ad esempio i 2-3 milioni di euro che vengono destinati da ciascuna regione per la cultura ad ogni Regione, rispondo: va benissimo; sediamoci a tavolino con loro e troviamo una soluzione.

Viene logico per noi dell'opposizione pensare che: si vuole controllare come si spendono i soldi della Regione per gli italiani all'estero, ma non ci interessiamo naturalmente il nostro Gruppo la pensa in questo modo - delle spese che stiamo sostenendo per armare i nostri soldati in Afghanistan o per partecipare ad una guerra, come quella in Libia, per noi assurda. Non valutiamo quei soldi. Il Governo invece vuole controllare le risorse che dalle Regioni vanno ai COMITES o al CGIE, che servono per rappresentare una cultura.

Ecco allora perché dobbiamo riflettere su come andare avanti con questa legge, perché ciò vuol dire creare ancora più confusione. Ce lo dicono loro non lo diciamo noi. Ci dicono di averci scritto, di averci dato delle carte che non abbiamo letto, di voler essere auditi per spiegare come funziona all'estero, perché non lo sappiamo e forse neanche i nostri rappresentanti, che oggi siedono in questi scranni, hanno saputo rappresentare quanto di buono e di positivo stanno facendo. Sono anche disponibili a diventare una cosa sola e - come ha detto il segretario generale del CGIE Carozza - ad azzerare tutto, ma ricominciando con le loro idee.

L'appello che lancio è di avviare nuovamente una discussione. Facciamo un passo indietro per aiutarli perché, facendo ciò, si difende e si aiuta l'italianità; si difende la cultura, si difende quanto qui in Italia non si difende, ossia - lo ripeto - la cultura, l'istruzione e la lingua. È un aspetto sintomatico che dall'Italia arriva a tutto il mondo.

Su questo è bene riflettere. Lo ripeto al Governo e a tutti quelli che hanno a cuore gli italiani all'estero. Non voglio richiamare il mio disegno di legge, che è stato assorbito come gli altri, ma con quel copia e incolla approssimativo non si risolve niente.

Allora, occorre riflettere di nuovo e rispettare le persone che ci chiedono di essere ascoltate. Lo dico al Governo che mi sembra abbia accennato ad una disponibilità in tal senso. Noi abbiamo già espresso solidarietà al Sottosegretario per quell'attacco violento posto in essere da una persona, attacco dal quale ci siamo immediatamente dissociati. Tutti i parlamentari sono usciti proprio per marcare la distanza rispetto alle parole rivolte anche al collega presidente Firrarello, parole fuori luogo che non c'entravano niente con un dibattito che fino a quel momento - era presente appunto anche il Sottosegretario - era stato critico ma costruttivo. Credo sia stato un elemento di novità anche il fatto di voler costruire qualcosa di nuovo, secondo quanto richiesto, e in tal senso vi era la disponibilità del Governo e di tutti i parlamentari.

Ebbene, non voglio soffermarmi sul mio disegno di legge, perché tanti aspetti sono buoni e tanti si possono discutere ed emendare, come ho detto agli amici del CGIE, però bisogna riflettere sul fatto che non possiamo annullare con una legge tutti i buoni propositi che COMITES e CGIE vorrebbero mettere in pratica.

Su questo invito tutti a riflettere, senza ironia, perché lì ci stanno loro, mentre noi sediamo qui comodamente. Ci sono dei parlamentari che sono stati eletti nel mondo che non si sono mai fatti vedere in alcuni luoghi. Queste persone, che dovrebbero rappresentare un collegio, per quanto sicuramente amplissimo, in 3, 4, 5 anni non si sono fatte vedere per un momento di incontro e di riflessione. Credo che ciò porti anche a riflettere - lo ripeto per la quinta volta - per ricordare che lì ci sono loro e ci guardano. Riflettiamo tutti insieme. Facciamo un passo indietro, come chiedono anche CGIE e COMITES. Ascoltiamoli, valutiamo, ma facciamo una legge nuova, una legge buona, una legge di rappresentanza vera, con la R maiuscola. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Giai. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.