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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 557 del 24/05/2011


GIORDANO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento di riforma dei COMITES (Comitati degli italiani all'estero) e del CGIE (Consiglio generale degli italiani all'estero) che giunge oggi all'esame dell'Aula era atteso dai cittadini italiani nel mondo (circa 4 milioni di elettori), anche perché la scadenza naturale per il rinnovo dei rappresentanti di questi organismi era prevista nel 2009.

Desidero anzitutto complimentarmi con il relatore e collega, senatore Tofani, per aver pilotato per oltre due anni questa riforma che, con l'appoggio della Commissione affari esteri e del Governo, tramite il sottosegretario Mantica, è stato possibile far approdare oggi in Senato.

Il COMITES (organismo istituito in base alla legge 8 maggio 1985, n. 205) è concepito come punto di riferimento diretto della comunità italiana residente nella circoscrizione consolare. Con l'avvento dell'elezione dei 18 parlamentari eletti all'estero, molte cose sono cambiate nel mondo dell'emigrazione italiana, anche se si tende a trascurare l'importanza dei rappresentanti all'estero e del conseguente impatto sull'intero sistema delle rappresentanze delle nostre comunità, così come risulta dalla vigente normativa in tema di COMITES e di CGIE. Bisogna prendere atto di questa nuova realtà: è anche, e soprattutto, per questi motivi, che una riforma dei due organismi era diventata necessaria.

Credo che il COMITES, come riformato oggi con questo provvedimento, abbia un ruolo ancora maggiore nelle relazioni delle nostre comunità all'estero, soprattutto se riuscirà a dare spazio ai giovani e a quanti desiderano impegnarsi nel mondo dell'emigrazione per avvicinare sempre più i nostri concittadini all'estero alla madrepatria, al nostro bel Paese.

Il CGIE, l'organismo fondato il 6 novembre 1989 con il ruolo di rappresentanza delle comunità italiane all'estero presso il Governo e le autorità politiche, è anche punto di raccordo tra COMITES e parlamentari della circoscrizione Estero. Ora, dopo l'elezione dei 18 parlamentari all'estero, avvenuta per la prima volta nell'aprile del 2006, la funzione del CGIE di fatto è in parte cambiata. Quindi, oggi il ruolo del CGIE non è più quello originario, che risale alla sua fondazione, perché molte incombenze e funzioni sono automaticamente passate di fatto ai parlamentari della circoscrizione Estero.

Oggi non si può perpetuare il carattere inutilmente assembleare di tale organismo, che comporta un dispendio di tempo impiegato in dibattiti spesso sterili anche perché viziati da visioni eccessivamente di parte; vengono invece, del tutto trascurati gli aspetti operativi della sua attività, quali iniziative concrete a favore di gruppi delle nostre collettività, borse di studio, scambi e contatti con gruppi in Italia, formazione professionale. In tal modo tutte le risorse disponibili risultano impiegate solo per le spese di gestione - ed il caso del CGIE è evidente - con la pletora di riunioni, delibere, atti di indirizzo, assunzione di esperti, indagini conoscitive, come se i membri non venissero già dall'estero. Ed è questo un sintomo eloquente della concezione "grandiosa" che si ha del CGIE, nato del resto sul modello francese. Ad esempio, la proposta di Presidenza, l'invio di documenti vari, relazioni, programmi, pareri, che la proposta stessa prevede numerosi, mentre mancano da questo quadro iniziative concrete che vadano a beneficio delle nostre comunità, del loro sviluppo reale, soprattutto dei loro legami con l'Italia e dei rapporti, anche economici, con le sue numerose e varie espressioni produttive ed imprenditoriali.

In conclusione, signor Presidente, mentre ritengo che il COMITES sia un organismo necessario per le comunità italiane nel mondo perché più vicino al cittadino e alle sue problematiche ed aspirazioni penso che, il CGIE, secondo ciò che abbiamo visto negli ultimi anni, e soprattutto ultimamente in vari convegni (da ultimo a Torino), vada rivisto e riformato profondamente.

Mi auguro, quindi, che questo disegno di legge venga approvato ed in seconda lettura alla Camera si possa trovare un consenso bipartisan ancor più vasto per poter dare al CGIE un ruolo più consono alla luce delle esperienze del passato e soprattutto della nuova realtà odierna.

Mi dispiacerebbe se si dovesse arrivare un giorno a dar ragione a quanti pensano e suggeriscono, non ultimo l'ex Ministro degli affari esteri, onorevole Gianni De Michelis, che lo disse in una sua audizione presso il Comitato per le questioni degli italiani all'estero, che il CGIE sia un organismo inutile e quindi da sopprimere. (Applausi dal Gruppo PdL).