FANTETTI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritorna oggi nell'Assemblea del Senato della Repubblica, dopo una lunga gestazione in Commissione, un provvedimento cardine per noi italiani all'estero. L'Atto Senato n. 1460 alla vostra attenzione, infatti, incide profondamente su ben due delle tre rappresentanze elettive della cosiddetta altra Italia, all'interno delle istituzioni della Repubblica italiana: i COMITES (Comitati degli italiani all'estero) ed il CGIE (Consiglio generale degli italiani all'estero). Quando si dice altra Italia, mi si permetta di ricordare, ci si riferisce ad un popolo di quasi 4,5 milioni di cittadini ufficialmente registrati nell'AIRE, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero, una popolazione in continua crescita con una maggioranza di persone la cui età è inferiore ai quarant'anni ma che, di fatto, sono una piccola frazione delle decine di milioni di italiani e discendenti di italiani che effettivamente risiedono all'estero. Per inciso, mi si permetta con l'occasione di segnalare a chi di dovere che proprio in conseguenza di ciò il totale della popolazione dei cittadini italiani non è di oltre 60 milioni, come viene universalmente indicato, specie sulla stampa, ma di circa 65 milioni.
Si tratta dunque di un momento parlamentare molto importante per noi e molto sentito dalle nostre comunità all'estero.
In occasione del precedente approdo in Assemblea, avevamo già ricordato brevemente la ratio storica sottostante a queste specifiche disposizioni legislative. Il nostro Paese è stato protagonista nella sua storia contemporanea di un fenomeno migratorio senza eguali al mondo sia per quantità, che per durata e diversità (nelle origini e nelle destinazioni). Gli italiani sono emigrati, o meglio, sono dovuti emigrare praticamente da ogni regione del Paese, in ondate migratorie che si sono succedute per oltre un secolo (e proseguono tuttora), e andando in ogni parte del mondo. Nessun altro Paese al mondo ha vissuto un simile fenomeno.
Comune denominatore di tante diverse esperienze migratorie sono stati due fattori: primo, il bisogno di partire; secondo, la pressoché totale mancanza di considerazione da parte dello Stato. A porre fine a questo secondo aspetto, indegno della storia e della cultura dell'Italia, sono finalmente intervenute le disposizioni legislative che hanno riconosciuto ed istituzionalizzato la presenza degli italiani all'estero: la legge n. 205 del 1985, istitutiva dei COMITES (e successive modificazioni); la legge n. 386 del 1989 (e successive modificazioni), istitutiva del CGIE; le leggi costituzionali n. 1 del 2000 e n. 1 del 2001 sulla circoscrizione Estero e la legge n. 459 del 2001, la cosiddetta legge Tremaglia, sulla disciplina del voto dei cittadini italiani residenti all'estero.
Principio cardine di tutti questi provvedimenti legislativi è il riconoscimento della consequenzialità dei diritti politici e di elettorato attivo e passivo al possesso della cittadinanza italiana. Non si consegue il diritto-dovere in ragione del censo o di quante tasse si pagano; non sulla base della conoscenza della società o della politica italiana (chi potrebbe decidere in proposito?); non sulla base del sesso, della religione o della residenza. All'estero, come in Italia, è solo l'essere cittadini italiani che dà diritto all'elettorato attivo e passivo. Si badi - per inciso - che per molti italiani emigrati all'estero non è stato facile conservare la cittadinanza e, quindi, se lo hanno fatto (in un certo senso) hanno meritato ancora di più di poter dire la loro sull'organizzazione ed il progetto politico della madrepatria, a prescindere da dove risiedono.
Ora, per quanto riguarda le rappresentanze cosiddette di base degli italiani all'estero (ovvero i COMITES), grazie alla meritoria opera di raccordo del relatore collega senatore Tofani (che noi italiani all'estero non possiamo che ringraziare, sentitamente, per aver posto la sua pazienza, capacità ed autorevolezza al servizio della nostra causa), vengono introdotti nell'ordinamento italiano alcuni opportuni aggiornamenti che razionalizzano il settore e mettono le migliori premesse al rinnovo di questi consessi, che noi tutti auspichiamo possa avvenire senza ulteriori indugi.
Tra le importanti novità che l'Atto Senato n. 1460 contiene, appare opportuno mettere in evidenza che: si riduce di un terzo (da 90 a 60) il numero dei COMITES sul territorio della circoscrizione Estero; si assicura un premio di maggioranza alla lista vincitrice del COMITES; si aboliscono gli oltre 30 rappresentanti non elettivi del CGIE; si introduce un Consiglio generale degli italiani nel mondo, nel quale sono presenti, come doverosamente richiesto da noi diverse volte, i rappresentanti delle Regioni.
A tale riguardo, appare a noi particolarmente benemerito il fatto di aver posto come discrimine generale della nuova normativa il criterio della selezione democratica. Il carattere elettivo delle rappresentanze degli italiani all'estero riguarda infatti sia i livelli di base che quelli massimi. Ed infatti, data la stessa origine elettorale e la stessa tecnica di selezione, sono solo i quorum di successo elettorale a distinguere i consiglieri COMITES dai parlamentari eletti ex lege n. 459 del 2001.
Questo discrimine democratico non riguardava invece in toto il livello intermedio del CGIE, nella cui composizione attuale oltre un terzo dei componenti non sono eletti (bensì nominati), ma l'Atto Senato n. 1460, attualmente all'esame, limita i nominati ai soli rappresentanti di Regioni e Province autonome ed ai presidenti di ANCI e UPI (Associazione nazionale dei Comuni italiani e Unione delle Province italiane) e dunque rispristina il principio elettivo tanto democraticamente caro a noi italiani all'estero anche nel CGIE.
Non è cosa da poco. La natura democratico-elettiva di questi enti, regolati da leggi dello Stato italiano ed in tutto titolati a fregiarsi del rango di istituzioni della Repubblica è, infatti, talmente forte da legittimarli anche al di fuori dei confini sovrani dello Stato e della legislazione italiana.
Al riguardo, è bene che non sfugga a nessuno - e per questo ritengo sia importante ribadirlo qui, nella Camera alta - che, a differenza delle rappresentanze diplomatico-consolari che costituiscono propaggini statuali all'estero tradizionalmente riconosciute dal diritto internazionale, le rappresentanze COMITES sono in realtà accettate all'interno di sistemi sovrani terzi rispetto al nostro, solo in quanto ritenute degne e compatibili con i locali criteri giuridici di rappresentanza democratica di interessi collettivi e legittimi.
Vorrei tornare su un punto, cosciente di trovarmi di fronte ad una posizione personale non ancora suffragata dalla dottrina o dalla giurisprudenza, ma intento a fare la mia parte de iure condendo. La proiezione del vigore legislativo italiano in ambiti giuridico-territoriali esclusi dalla nostra sovranità (cioè tutti quelli della cosiddetta circoscrizione Estero) non sarebbe possibile se ivi non si riconoscesse - più o meno esplicitamente - la coerenza di tali dispositivi con i locali principi di gestione democratica della res publica.
I COMITES, illustri colleghi, non sono e non saranno mai un mero consesso consultivo del Ministero degli affari esteri. Non lo sono per la legge italiana e non lo sono per le autorità dei luoghi nei quali esplicano la loro meritoria attività. Sono molto più importanti, per fortuna!
Ho citato, al riguardo già in passato, alcuni esempi tratti dalla recente attività politica sul territorio della circoscrizione Estero. Diversi Laender tedeschi - oltre a consentire l'esistenza dei COMITES italiani sul loro territorio - considerano i vertici da loro selezionati democraticamente (i cosiddetti Inter comites) come i legittimi interlocutori istituzionali con le comunità italiane ivi residenti. Ai fini della gestione della locale res publica sono loro - e non l'ambasciatore rappresentante del Governo italiano a Berlino - a rappresentare gli italiani ivi residenti, perché anche secondo la legge tedesca quelle rappresentanze locali sarebbero selezionate con quelle stesse procedure democratiche.
In Svizzera, di recente, in seguito all'attività di lobbying politica esercitata dai COMITES locali, il cantone di San Gallo è tornato indietro sulla decisione di tagliare i fondi per i corsi di lingua italiana, riconoscendo (per gli stessi motivi sopra detti) a quegli interlocutori istituiti con legge italiana la dignità di rappresentanza di interessi locali svizzeri.
Ecco dunque perché il criterio di elezione democratica è talmente importante. Ecco perché noi italiani all'estero siamo fieri che esso informi di sé ogni nostra istituzione. Ed ecco perché il sistema istituito dal legislatore italiano può trovare piena applicazione anche all'estero.
Sulla base di queste considerazioni, invitiamo a guardare con favore a questo provvedimento di riforma e ad approvarlo in questa stessa seduta. (Applausi dai senatori Tofani e Filippi Alberto.Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.