POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
i camion non attueranno alcuno sciopero dal 16 al 20 maggio 2011, come preannunciato e l'autotrasporto, quindi, opererà in modo regolare;
l'associazione degli autotrasportatori "TrasportoUnito" ha deciso la "tregua" fino al 12 giugno, quando si svolgerà a Roma un'assemblea nazionale della categoria per fare il punto della situazione;
dopo una riunione tra TrasportoUnito e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri Miccichè sono emersi precisi impegni del Governo ad affrontare, in tempi brevi, le principali problematiche che affliggono la categoria, condizionandone la sopravvivenza, come la riduzione del costo del lavoro, la sicurezza della circolazione, la formazione del personale,
si chiede di conoscere dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti quali siano i tempi per la definitiva approvazione di tutti quegli interventi risolutivi come: l'applicazione della circolare dell'Agenzia delle entrate, che consentirebbe l'emissione di sanzioni contro i committenti che spingono gli autotrasportatori a violare le norme sulla sicurezza stradale; l'ecobonus per gli autotrasportatori siciliani; i costi minimi, tempi d'attesa, tempi di pagamento e tutte le altre misure che servono agli autotrasportatori sia per la propria sicurezza che per la circolazione, sia per la garanzia del posto di lavoro in un settore che già da molti anni vive una forte crisi.
(3-02184)
DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'art. 8 della legge n. 157 del 1992 istituisce il Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (CTFVN);
il decreto n. 29187 del 23 dicembre 2010 del Direttore generale della competitività per lo sviluppo rurale (COSVIR X), produzioni animali del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha approvato il programma «Gruppo di lavoro tecnico scientifico delle attività del CTFVN per l'analisi dello stato di conservazione delle specie cacciabili in Italia nonché per la definizione di linee-guida per la corretta interpretazione dei dati inerenti l'avvio della migrazione pre-nuziale e il termine del periodo di dipendenza delle specie di giovani», per un importo complessivo di 90.000 euro, di cui 30.000 a favore dell'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e 60.000 euro a favore della delegazione italiana del CIC (Consiglio internazionale della caccia e della salvaguardia della selvaggina);
nel citato decreto è previsto che tale gruppo di lavoro sia coordinato dall'ISPRA e composto da professori universitari, ornitologi italiani ed esteri, rappresentanti ministeriali, un rappresentante di FACE (Federazione europea dei cacciatori) Italia, un rappresentante regionale;
il costo del citato programma è interamente a carico del capitolo 1963 pg 03 "Spese per il funzionamento del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale";
l'ISPRA, istituito con il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e vigilato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sulla base della migliore e più recente letteratura scientifica, ha redatto e consegnato anche al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel febbraio 2009 il documento "Sintesi dello stato di conservazione delle specie oggetto di prelievo venatorio ai sensi della legge 11 febbraio 1992 n. 157 e successive modificazioni" e nel luglio 2010 il documento "Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42", esplicitamente prodotto ai fini della definizione dei periodi relativi all'avvio della migrazione pre-nuziale e il termine del periodo di dipendenza delle specie di giovani uccelli;
in materia di caccia e tutela di paesaggio, flora e fauna, la giurisprudenza ha adeguatamente evidenziato come queste siano materie sottoposte al rispetto degli standard minimi ed uniformi di tutela indicati dalla legislazione nazionale, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, nonché della normativa comunitaria di riferimento e quindi materie di stretta pertinenza del Ministero dell'ambiente e del Ministero per le politiche europee,
si chiede di conoscere:
per quale motivo si sia ritenuto di dover finanziare un programma per materie di pertinenza del Ministero dell'ambiente e del Ministero per le politiche europee;
se e quando il CTFVN avrebbe espresso specifica indicazione e/o richiesta rispetto al programma approvato e interamente gravante sul capitolo di spesa relativo al funzionamento del CTFVN medesimo;
se i Ministri in indirizzo non intendano rendere pubblici i curricula e le specifiche alte competenze scientifiche di ciascun singolo componente del gruppo di lavoro nominato dal Direttore generale COSVIR con provvedimento n. 9248 del 28 aprile 2011;
su quale specifica autorizzazione legislativa si fondi il decreto sottoscritto dal Direttore generale che autorizza il finanziamento delle attività di supporto tecnico-scientifico di enti discrezionalmente individuati;
se siano stati predeterminati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali i criteri per la valutazione dell'expertise della delegazione italiana del CIC e certificata la conformità della stessa alle norme tributarie che disciplinano l'associazionismo in Italia (decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460) e quali peculiarità tecnico-scientifiche presenta tale delegazione, così da rendere ragionevole un'individuazione senza evidenza pubblica, senza alcuna selezione e/o comparazione e senza alcuna pubblicità, anche allo specifico fine di valutare l'eventuale coinvolgimento, in luogo e/o in concorso con l'individuata delegazione italiana del CIC, di altre associazioni di categoria quali potenziali destinatarie del finanziamento;
se (e per quale necessità ed in quale misura) nella nota 43614 del 22 dicembre 2010 presentata dall'ISPRA, soltanto un giorno prima dell'adozione del decreto ministeriale, fosse previsto ed illustrato il coinvolgimento della delegazione italiana del CIC;
se lo stanziamento della somma di 60.000 euro alla delegazione italiana del CIC non appaia irragionevole, incongruo e sproporzionato in considerazione del fatto che, come si apprende dal testo del decreto, tale somma andrà a finanziare non un'attività di studio, di ricerca o di alta consulenza da parte della delegazione italiana del CIC, ma esclusivamente spese per missioni in Italia e all'estero dei componenti del gruppo di lavoro di cui, fra l'altro, il decreto non prevede alcuna partecipazione di rappresentante/i del CIC medesimo;
se corrisponda al vero che la sede legale e amministrativa della delegazione italiana del CIC sita in via Carlo Alberto, 44 a Torino, espressamente indicata nel decreto, coincida con lo studio dentistico privato Pejrone;
se tale decreto sia stato inviato alla Corte dei conti per la registrazione delle somme stanziate e quale esito abbia avuto tale controllo;
se siano state erogate anticipazioni ai suddetti enti prima della registrazione ad opera della Corte dei conti, dovendosi valutare la correttezza nei termini d'eccesso di potere e irrazionale distrazione di fondi pubblici.
(3-02185)
PASSONI, GHEDINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'approvazione della legge di conversione del decreto-legge n. 225 del 2010 (cosiddetto "milleproroghe"), con questione di fiducia posta dal Governo, ha confermato la cancellazione delle prospettive lavorative di migliaia di precari della pubblica amministrazione come previsto dalla manovra finanziaria di luglio che taglia del 50 per cento la spesa, rispetto al 2009, per il personale precario della pubblica amministrazione ed impone un tasso di sostituzione del turnover al 20 per cento degli organici titolari;
fra i più colpiti dal provvedimento, sono stati i lavoratori dell'INPS: si tratta di 1.240 precari impiegati presso le sedi dell'istituto in tutta Italia, il cui contratto è scaduto il 31 marzo 2011 e non è stato rinnovato. Questi lavoratori si aggiungono agli altri 550 precari il cui contratto è scaduto il 31 dicembre 2010 e non è stato rinnovato, per un totale di quasi 1.800 persone coinvolte;
il 30 marzo 2011, un giorno prima della fine del rapporto di lavoro per questi lavoratori, è stata votata presso la XI Commissione permanente (Lavoro) della Camera dei deputati una risoluzione sottoscritta sia dalla maggioranza che dall'opposizione, su cui il Governo ha espresso parere favorevole, con la quale si impegnava quest'ultimo a dare una soluzione al problema;
a seguito di ciò, l'INPS ha prorogato di 15 giorni i 1.240 rapporti di lavoro per consentire al Governo di avere il tempo materiale per risolvere il problema. Il 15 aprile scorso, tuttavia, sono arrivate le lettere di licenziamento a questi lavoratori senza che il Governo abbia tenuto fede agli impegni presi;
benché da tempo sollecitato sulla questione tramite l'atto di sindacato ispettivo 3-02111, il Ministro Sacconi non ha ancora fornito una risposta in merito,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non si ritenga vincolato a rispettare la volontà della Camera dei deputati espressa attraverso la risoluzione di cui sopra, sulla quale il Governo ha peraltro espresso parere favorevole;
quali misure intenda intraprendere per salvaguardare il posto di lavoro dei precari in questione, considerando anche l'importanza del loro lavoro per il regolare svolgimento delle attività dell'Istituto.
(3-02186)
PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'emittente Canale 10 di Firenze è nata nel 1979 e, dopo alcuni passaggi di proprietà, nel 1993 è stata rilevata dal Gruppo Cecchi Gori con il quale ha avuto una rilevante crescita di ascolti. In questo periodo la struttura giornalistica e tecnica ha realizzato servizi e dirette televisive, in ambito cronaca e sport della Toscana, per La7 e Sky Italia;
nel febbraio 2006 l'emittente Canale 10 è stata acquistata dal gruppo Profit di Raimondo Lagostena, e dal 2008 ha aderito al circuito di Odeon Syndication che diffonde il proprio palinsesto attraverso emittenti locali presenti sull'intero territorio nazionale;
nel maggio 2009, CTG Srl società che fa parte del gruppo Profit, proprietaria della concessione a trasmettere dell'emittente televisiva Canale 10, ha dichiarato 12 esuberi a seguito di una grave crisi strutturale del gruppo Profit e dopo un confronto serrato viene fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni (CIG) in deroga. Il 17 dicembre 2009 Raimondo Lagostena è stato arrestato assieme all'Assessore regionale lombardo Piergianni Prosperini per un affare di tangenti sul marketing del turismo della Regione Lombardia, patteggiando poi una pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione con un risarcimento di 150.000 euro;
dal 1° febbraio 2011 l'emittente è stata rilevata da Lasu Ltd di Gennaro Ruggiero, uscendo dalla syndacation Odeon Tv;
considerato che:
la CTG Srl ha comunicato al Slc Cgil in data 13 gennaio 2011 l'intenzione di cedere tale attività in affitto alla IASU Ltd;
in data 26 gennaio 2011 si è svolto l'incontro nel quale viene stabilito con specifico accordo che: 1) diciotto dipendenti dedicati alla realizzazione dei programmi (giornalisti, tecnici di ripresa e produzione, registi, addetti al palinsesto e alla programmazione, autori, receptionist, segreteria e amministrazione) sui ventidue complessivi dell'azienda sarebbero stati trasferiti alle dipendenze della IASU Ltd; 2) il contratto di affitto avrebbe avuto la durata di 12 mesi a decorrere dal 1° febbraio 2011 ed era prevista fin da allora la possibilità per la IASU, al termine dello stesso, di acquistare definitivamente il ramo d'azienda "alle condizioni già concordate in linea di massima tra le parti"; 3) in caso di risoluzione del contratto di affitto conseguente alla naturale scadenza dello stesso e alla sua eventuale risoluzione anticipata per qualsivoglia ragione o motivo, il personale dipendente della IASU Ltd a quella data e già dipendente della CTG alla data di sottoscrizione dell'accordo sarebbe passato senza soluzione di continuità alle dipendenze di CTG Srl con effetto immediato a parità di inquadramento;
ad oggi i dipendenti attendono ancora di percepire gli stipendi di febbraio 2011, marzo 2011 e aprile 2011, mentre stanno venendo meno anche le condizioni minime indispensabili (strumentazione tecnica, telepass, benzina eccetera) per garantire l'attività dell'emittente;
il contratto di affitto - difformemente da quanto previsto nell'accordo sindacale e nella procedura - è stato stipulato in data 9 marzo 2011 anziché dal 1° febbraio 2011 e sempre in difformità dall'accordo che prevedeva 12 mesi di affitto, in data 24 marzo 2011 la CTG ha accettato la proposta di acquisto dell'azienda da parte di IASU Ltd, che pertanto risulta aver acquistato definitivamente il ramo di azienda;
il 2 maggio 2011 i lavoratori occupati presso Canale 10 hanno ricevuto lettera da parte del signor Gennaro Ruggiero nella sua qualità di titolare della IASU Ltd con la quale egli ha reso noto di considerare nullo sia il contratto di affitto che quello di compravendita dell'emittente stipulati con la CTG;
in data 4 maggio 2011, CTG rispondeva sostenendo la piena validità dei contratti sottoscritti con la IASU e quindi la sua totale estraneità per tutti gli obblighi nascenti successivamente al contratto di affitto,
si chiede di sapere:
in una condizione in cui CTG è titolare della concessione e IASU è l'editore, in che misura il mantenimento della concessione da parte di CTG sia compatibile con l'affitto e la cessione del ramo di azienda ad un altro soggetto (IASU Ltd) in un contesto di trasmissione analogica, considerato che la Toscana non ha ancora effettuato lo switch off al digitale;
qualora CTG non sia più da ritenere titolare della concessione, quale soggetto abbia titolo a riscuotere le provvidenze e i contributi erogati dallo Stato come disciplinato dalla normativa in materia.
(3-02187)
LUSI, ZANDA, MARINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 6 aprile 2009 la città de L'Aquila e decine di Comuni limitrofi sono stati drammaticamente interessati da un terremoto sussultorio, ondulatorio e rotatorio che ha causato 309 vittime e la distruzione dei centri storici della città de L'Aquila e dei borghi di tutti i Comuni interessati dal cratere;
la realizzazione e la consegna delle abitazioni del progetto C.A.S.E. nelle new towns nell'hinterland de L'Aquila, realizzate per accogliere circa 18.000 cittadini privati dal sisma della propria abitazione, ha evidenziato la totale carenza delle necessarie infrastrutture di trasporto ferroviario atte a decongestionare quel territorio offrendo un servizio pubblico di base;
gli interventi conseguenti al sisma del 6 aprile 2009 hanno pesantemente aggravato il deficit infrastrutturale viario, congestionando in modo esponenziale il traffico di auto, camion e mezzi pubblici;
la legge 24 giugno 2009, n. 77, ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009;
ai sensi dell'art. 1 del decreto-legge n. 39 del 2009 tutti gli interventi previsti hanno effetto esclusivamente con riferimento al territorio dei Comuni interessati dagli eventi sismici verificatisi nella Regione Abruzzo a partire dal 6 aprile 2009;
l'art. 4, comma 3, del decreto-legge dispone che al fine di concentrare nei territori di cui all'art. 1 interventi sulle reti viarie e ferroviarie funzionali alla ricostruzione nei territori stessi del cratere sono destinati a tali interventi fino a 100 milioni di euro nell'ambito dell'aggiornamento, per l'anno 2009, del contratto di programma Rete Ferroviaria italiana (RFI) SpA 2007 -2011;
conseguentemente, lo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 28 dicembre 2010, registrato dalla Corte dei conti il 4 febbraio 2011, "tenuto conto che (…) il decreto-legge n. 39 del 28 aprile 2009 (convertito con legge n. 77/2009) all'art. 4, comma 3, ha destinato, nell'ambito dell'aggiornamento per l'anno 2009 del Contratto di programma, fino a 100 milioni di euro per la realizzazione di interventi sulle reti ferroviarie, funzionali alla ricostruzione, nei territori della Regione Abruzzo colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile 2009" ha approvato "l'aggiornamento 2009 del Contratto di Programma 2007-2011, parte investimenti, sottoscritto tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana Spa il 23 dicembre 2010";
in una nota recante "Interventi sulle reti ferroviarie dell'Abruzzo funzionali alla ricostruzione e allo sviluppo post-terremoto", concordata tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato SpA, dottor Mauro Moretti, e il Presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo, Gianni Chiodi, consegnata pochi giorni fa al Sindaco de L'Aquila, on. Massimo Cialente, e resa nota alla stampa, si rinviene che solo 25 milioni di euro - dei 100 milioni di Euro indicati nell'art. 4, comma 3, del decreto-legge n. 39 del 2009 e nel citato decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 28 dicembre 2010 - sono destinati ad infrastrutture ferroviarie interessanti (parte del) l'area del cratere del sisma del 6 aprile 2009 essendo stati destinati alla linea ferroviaria Sulmona-L'Aquila-Terni,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che la nota citata in premessa sia stata concordata tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato SpA, dottor Mauro Moretti, e il Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, dottor Gianni Chiodi;
se risponda al vero che la nota è stata consegnata informalmente al Sindaco de L'Aquila, on. Massimo Cialente;
se risponda al vero che i restanti 75 milioni di euro del fondo in precedenza citato non siano stati destinati ad interventi di infrastruttura ferroviaria direttamente interessanti l'area del cratere del terremoto del 6 aprile 2009;
quali interventi verranno realizzati con la somma di 25 milioni di Euro e la loro esatta descrizione;
quale atto avente forza di legge è stato utilizzato dalle istituzioni destinatarie della presente interrogazione quale presupposto e causa per modificare le conseguenze del dettato dell'art. 4, comma 3, della legge n. 77 del 2009, testo a legislazione vigente mai soppresso o modificato successivamente alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale 27 giugno 2009, n. 147;
quali atti il Governo intenda promuovere al fine di ripristinare la legalità attuando correttamente e coerentemente il disposto dell'art. 4, comma 3, della legge n. 77 del 2009.
(3-02189)
MASCITELLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
in data 6 marzo 2007, con l'accordo siglato tra il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e la Regione, è stato approvato il Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria della Regione Abruzzo, che prevede l'attivazione di una serie di interventi allo scopo di ristabilire l'equilibrio economico-finanziario;
con delibera del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 dicembre 2009, il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi è stato nominato commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro (indi affiancato dal vice commissario dottoressa Giovanna Baraldi) in sostituzione del precedente commissario;
la Regione, ai sensi di quanto previsto nel Patto per la salute del 3 dicembre 2009, art. 13, comma 14, e ai sensi dell'art. 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, ha inviato al Governo, in data 15 luglio 2010, il Programma operativo 2010 con il quale si è inteso dare prosecuzione al Piano di rientro 2007-2009;
ad oggi non risulta approvato il Piano operativo 2011-2012, peraltro ancora in attesa della relativa pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione;
in nessuno dei predetti atti - né d'altronde sarebbe mai potuto accadere - risulta che al commissario ad acta sia stato attribuito il potere di emanare provvedimenti, per il loro evidente carattere amministrativo, in grado di modificare (formalmente e/o sostanzialmente) le leggi della Regione Abruzzo in violazione del consolidato principio di gerarchia delle fonti, a tal fine ritenendosi acclarato che intervenire su disposizioni formalmente e sostanzialmente di rango legislativo è possibile solo mediante l'adozione di atti aventi pari grado; d'altro canto la Corte costituzionale, con sentenza n. 361 del 2010, ha ribadito ancora la natura meramente amministrativa della figura del commissario ad acta per la realizzazione del Piano di rientro dal deficit sanitario, escludendo la possibilità di attribuire al commissario medesimo una qualsivoglia potestà legislativa, ancorché sostenuta da un'eventuale interpretazione della Costituzione che la legittimi;
il commissario nominato in Abruzzo per la prosecuzione del Piano di rientro, a dispetto di quanto sopra evidenziato e reiterando il proprio ingiustificabile comportamento, ha ritenuto di poter adempiere ai propri compiti mediante l'adozione di atti aventi natura meramente amministrativa, assunti in violazione di leggi regionali: in particolare, della legge regionale 10 marzo 2008, n. 5, recante "Un sistema di garanzie per la salute - Piano Sanitario regionale 2008-2010";
ciò ha inevitabilmente comportato da subito la proposizione e l'accoglimento degli innumerevoli ricorsi proposti da privati convenzionati con il servizio sanitario regionale; da ultimo, il pronunciamento di sentenze che riaprono d'autorità ospedali chiusi mediante atti ritenuti illegittimi perché assunti nell'abuso dell'esercizio dei poteri commissariali, usurpando le prerogative legislative che la Costituzione assegna alle Assemblee regionali; il Piano operativo 2010 sembrerebbe, dunque, essere stato letteralmente demolito dalle sentenze dei Tribunali amministrativi, aprendo un varco alle richieste di risarcimento danni da parte dei privati;
lo stesso Piano di rientro attualmente vigente, tra l'altro inapplicato, risulta in difformità del mandato ricevuto dal commissario ad acta nelle parti che concernono la ricontrattazione dei budget con gli erogatori privati, la rimodulazione delle tariffe per il controllo della spesa farmaceutica e la riduzione della ospedalizzazione a favore di servizi alternativi sul territorio, con evidente aggravio dei costi della mobilità passiva; inoltre il Piano operativo 2011-2012 è viziato, per molti aspetti, da carenza di potere e pertanto inapplicabile;
per le motivazioni su esposte anche ad esso attinenti, il Piano operativo 2011-2012 resta in attesa di una pubblicazione che tarda a venire, probabilmente nell'intento di ritardare ricorsi e richieste di danni che comunque arriveranno e che sempre gli abruzzesi dovranno pagare;
di fatto, gli annullamenti nel frattempo intervenuti ed altri che potrebbero intervenire espongono la Regione alle conseguenti eventuali responsabilità risarcitorie, che graverebbero sul bilancio regionale disastrato e, quindi, sulle tasche di tutti i cittadini abruzzesi, già sottoposti al prelievo fiscale più alto consentito;
il perpetuarsi di simili comportamenti posti in essere dal commissario, pur in presenza di pronunciamenti così chiari dell'autorità giudiziaria, con l'aggiunta circostanza che l'approvazione di una nuova legge sul Piano di risanamento comporterebbe di fatto la perdita dei poteri commissariali in capo al presidente Chiodi, sono tutti elementi che non consentirebbero più di ritenere occasionali o casuali gli episodi contestati;
appare in ogni caso inevitabile e non più rinviabile ottemperare al giudizio degli organi costituzionali ed amministrativi, al fine di mettere in sicurezza sul piano giuridico gli adempimenti - quelli condivisibili - compiuti o ancora da compiere, coinvolgendo nelle scelte l'intera Assemblea legislativa regionale,
si chiede di sapere:
se non si ritenga necessario riferire circa i risultati conseguiti dal commissario ad acta della Regione Abruzzo, in merito al perseguimento degli obiettivi previsti dal Piano di rientro 2007;
se il Governo non ritenga opportuno fornire i dovuti chiarimenti in merito all'attività del commissario ad acta, in particolare se il commissario ad acta debba provvedere all'attuazione piena e scrupolosa del Piano di rientro 2007, la cui validità nei contenuti è stata peraltro ribadita dagli stessi organi giudicanti, o se possa discostarsene in maniera discrezionale;
se non ritenga opportuno valutare la possibilità di una revoca del commissario ad acta in questione per le evidenti inadempienze, al fine di un ripristino della legalità mediante l'assunzione delle funzioni e delle relative responsabilità in capo all'Assemblea regionale.
(3-02192)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
come si apprende dalla lettura di molti blog su Internet, domenica 15 maggio 2011, una settimana prima dell'importantissima giornata di elezioni regionali del 22 maggio, che ha visto la débacle per il premier Zapatero, la Spagna è scesa in piazza a chiedere una vera democrazia. Gli organizzatori della protesta "Democracia Real Ya!" stimano che più di 130.000 persone siano scese a manifestare nelle principali città spagnole al motto "non siamo merce di politici e banchieri". Per i manifestanti, i principali colpevoli della crisi attuale sono i partiti politici ed i banchieri, che vogliono far pagare il costo della crisi ai giovani. Migliaia di giovani, ribattezzati gli "indignados" dalla stampa spagnola, hanno occupato nei giorni scorsi la Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, da dove erano stati sgomberati dalla polizia. I giovani, che si erano autoconvocati attraverso i social network e il sito Democracia Real Ya, protestavano contro i tagli imposti dal Governo e denunciano la collusione fra politici e banchieri;
anche le banche italiane, nonostante la mistificazione mediatica di giornali di proprietà e giornalisti economici spesso proni agli interessi, ai desiderata ed alle "veline" dei banchieri, tendono a nascondere fatti e circostanze di usi, abusi e soprusi quotidiani a danno delle famiglie e delle piccole e medie imprese con tassi elevatissimi e condizioni capestro, suscitano l'indignazione popolare finora repressa e poco organizzata. In modo particolare Unicredit, la banca dei derivati "avariati" assegnati ad enti locali e piccole e medie imprese, non ha modificato la pessima gestione di Profumo, messo alla porta dopo una buona uscita di 40 milioni di euro, premio immeritato per aver portato il valore del titolo da 8 ad 1,8 euro ad azione in poco tempo, massacrando il sudato risparmio dei piccoli azionisti;
le operazioni spericolate di Unicredt, che lesina i fidi ai richiedenti "senza santi in paradiso", accordando centinaia di milioni di euro alla solita compagnia di giro come Zuno e Ligresti, spesso girati alle voci "incagli" e "sofferenze", sono scandalose. Anche Alessandro Penati, in un articolo pubblicato su "la Repubblica" del 22 maggio 2011, ha stigmatizzato i comportamenti di Unicredit che danneggiano i piccoli azionisti investitori, i clienti saccheggiati e taglieggiati con costi insopportabili, balzelli e rincari ingiustificati;
si legge: «Se il buon giorno si vede dal mattino, quello di Unicredit, novella banca "di sistema", promette di essere plumbeo: operazioni "di sistema" come la ristrutturazione Premafin-Fonsai non sono un buon presagio di redditività, o di scintille in Borsa. Per la Consob, quella di Premafin-Fonsai è una ristrutturazione. "La società è in una situazione di crisi attestata", e pertanto Unicredit è esonerata dall'Opa. L'operazione quindi, va valutata come salvataggio. Ma di quale azienda? Più della compagnia assicurativa Fonsai, a rischio dissesto sono Premafin, che la controlla con poco meno del 42%, e le altre holding più a monte: la solita piramide con cui i Ligresti controllano Premafin. Tralasciamo per semplicità le holding a monte. Premafin è chiaramente in crisi: la sua unica attività, la quota in Fonsai, ai prezzi di mercato vale 301 milioni, ed è tutta in pegno alle banche (Unicredit capofila) a fronte di un indebitamento di 302. Di fatto, Fonsai è delle banche creditrici. L'unica attività rimasta ai Ligresti è il valore del premio di controllo. In una situazione simile, qualsiasi banca agirebbe a tutela dei propri crediti. Potrebbe richiede il reintegro della garanzia; ma i Ligresti non hanno i soldi per farlo. O imporre la vendita della quota Fonsai al miglior offerente, e con l'incasso del premio di controllo rimborsare anche i debiti delle società a monte; ma così se ne mette a rischio l'italianità! O escutere il pegno, diventare azionista di controllo di Fonsai, ristrutturarla, valorizzarla e ricollocarla sul mercato: bella operazione di ristrutturazione, ma non "di sistema". O convertire il debito in azioni, diluendo i Ligresti, per poi procedere come sopra alla ristrutturazione. Invece, Unicredit mette mano al portafogli per aumentare il valore della garanzia (Fonsai) offerta dal debitore Premafin in crisi: 170 dei 450 milioni dell'aumento Fonsai saranno versati dalla banca. Stupefacente. E inefficiente: dei 170 milioni, solo il 42% (la quota Premafin) andrà ad aumentare la garanzia; il resto sarà a beneficio degli altri creditori di Fonsai (Mediobanca in primis). Ma non basta: invece di pretendere che i Ligresti mettano nuove risorse in Premafin, Unicredit gliele elargisce a fondo perduto. Per sottoscrivere la sua quota di aumento, infatti, Unicredit non acquisterà i diritti sul mercato, ma dai Ligresti a un prezzo almeno doppio: se per esempio l'aumento avvenisse ai valori odierni, 5,8 euro, Unicredit pagherebbe ogni nuova azione 12,7 euro. Vale a dire, le basterebbero meno di 80 milioni per rilevare il 6,6% di Fonsai pattuito, ma ne paga 170: la differenza viene elargita ai Ligresti. È un prezzo più basso di quello offerto da Groupama, argomenta Unicredit: ma i francesi pagavano per il controllo (ergo l'Opa); mentre per Unicredit è una ristrutturazione. Tanta munificenza a vantaggio di un imprenditore straordinario colpito dalla sfortuna? Non direi. Tra operazioni in conflitto di interessi, affari immobiliari e investimenti dubbi, la gestione Ligresti di Fonsai è stata disastrosa (come ben riassunto su Affari&Finanza dal 3/5). Non bastasse, i Ligresti si sono fatti pagare emolumenti per 60 milioni in 5 anni. Almeno di questi, Unicredit dovrebbe pretendere la restituzione. Sorge il dubbio che per Unicredit sia un'operazione di marketing. Da domani, ogni imprenditore italiano vorrà essere suo cliente. Se le cose vanno male, potranno richiedere il "trattamento Ligresti" e lanciare un aumento di capitale: Unicredit sarà felice di sottoscriverlo, e di fornire all'imprenditore, a fondo perduto, le risorse per mantenere il controllo. E non è finita. Viene richiesto un aumento da 350 milioni anche alla Milano Assicurazioni, controllata di Fonsai, che non ne ha bisogno: non serve a migliorare i solvency ratio del gruppo, non previsti dalla regolamentazione attuale; ed è l'opposto di quanto Fonsai potrebbe fare per patrimonializzarsi, ovvero, cedere attività. A meno che si stia preparando il terreno per una fusione tra le due assicurazioni: il costo, oggi, sulle spalle della minoranza della Milano; il beneficio, domani, a chi controlla Fonsai. Il gruppo smentisce. Ma a pensar male, con le operazioni di sistema, spesso si indovina»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quali siano i motivi per cui Unicredit, al fine di tutelare i propri crediti ed i risparmi dei depositanti, non abbia finora chiesto il reintegro delle garanzie al gruppo Ligresti, dopo la crisi di Premafin;
se conosca quali siano le motivazioni che inducono Unicredit a non imporre la vendita della quota Fonsai al miglior offerente e, con l'incasso del premio di controllo, rimborsare anche i debiti delle società a monte, oppure ad escutere il pegno, diventare azionista di controllo di Fonsai, ristrutturarla, valorizzarla e ricollocarla sul mercato;
se, a quanto risulti al Governo, la scelta di Unicredit di non acquisire i diritti sul mercato per sottoscrivere la sua quota di aumento, ma quella di Ligresti a un prezzo almeno doppio, non possa integrare ipotesi delittuose a danno dei piccoli azionisti, del mercato e dei depositanti;
se risponda al vero che la banca "di sistema" Unicredit, con meno di 80 milioni di euro potrebbe rilevare il 6,6 per cento di Fonsai, così come è stato pattuito, invece di pagare 170 milioni di euro, con la differenza allegramente elargita ai Ligresti, che possono continuare a godere di appoggi inconciliabili con il mercato ed i diritti dei soci di minoranza, che a quanto risulta all'interrogante dovrebbero essere tutelati qualora la Consob non fosse allineata a difendere gli interessi di banchieri assicuratori e società quotate;
quali misure urgenti intenda attivare per evitare che Unicredit possa finanziare il valore della garanzia (Fonsai) offerta dal debitore Premafin in crisi, con 170 dei 450 milioni di euro dell'aumento Fonsai versati dalla banca a fondo (quasi) perduto, posto che, dei 170 milioni, solo il 42 per cento (la quota Premafin) andrà ad aumentare la garanzia mentre il resto sarà a beneficio degli altri creditori di Fonsai (Mediobanca in primis).
(3-02194)