Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Aderenti, Alberti Casellati, Augello, Belisario, Caliendo, Camber, Carrara, Castelli, Ciampi, Colli, Comincioli, Contini, Cutrufo, D'Ambrosio Lettieri, Davico, Dell'Utri, Giovanardi, Malan, Mantica, Mantovani, Massidda, Montani, Palma, Pera, Piscitelli, Poli, Spadoni, Thaler Ausserhofer e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, dalle ore 18,15, per attività di rappresentanza del Senato; Tonini, per attività della 3a Commissione permanente; Vita, per attività della 7a Commissione permanente; Bubbico e Casoli, per attività della 10a Commissione permanente; Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Con lettera in data 18 maggio 2011, il Presidente del Gruppo parlamentare Coesione Nazionale - Io Sud ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
7a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Riccado Villari, chiamato a far parte del Governo, ed entra a farne parte la senatrice Adriana Poli Bortone;
11a Commissione permanente: cessa di appartenervi la senatrice Adriana Poli Bortone ed entra a farne parte il senatore Pasquale Viespoli;
13a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Riccardo Villari, chiamato a far parte del Governo, ed entra a farne parte il senatore Valerio Carrara.
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera dei deputati, in data 23 maggio 2011, ha nominato componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti il deputato Franco Proietti Cosimi, in sostituzione del deputato Antonio Rugghia, dimissionario.
Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, trasmissione di documenti
Il Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, con lettera in data 20 maggio 2011, ha inviato - ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 6 febbraio 2009, n. 6 - la relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Calabria (Doc. XXIII, n. 7).
Il predetto documento sarà stampato e distribuito.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro economia e finanze
(Governo Berlusconi-IV)
Modifiche allo Statuto del Fondo monetario internazionale e quattordicesimo aumento generale delle quote derivanti dalla Risoluzione del Consiglio dei Governatori del Fondo n. 66-2 del 15 dicembre 2010 (2739)
(presentato in data 23/5/2011 );
senatrice Mongiello Colomba
Misure volte all'innovazione e alla competitività delle imprese del settore agromeccanico (2740)
(presentato in data 24/5/2011 );
Ministro affari esteri
(Governo Berlusconi-IV)
Ratifica ed esecuzione degli Scambi di Note tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero relativi alla modifica della Convenzione per la navigazione sul Lago Maggiore e Lago di Lugano, con Allegati, del 2 febbraio 1992, effettuati a Roma il 23 luglio ed il 24 settembre 2010 (2741)
(presentato in data 24/5/2011 );
Ministro affari esteri
(Governo Berlusconi-IV)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione in materia culturale, scientifica, tecnologica e nei settori dell'istruzione e dell'informazione tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato del Kuwait, fatto a Kuwait il 7 dicembre 2005 (2742)
(presentato in data 24/5/2011 );
Ministro affari esteri
(Governo Berlusconi-IV)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo del Giappone di mutua assistenza amministrativa e cooperazione in materia doganale, fatto a Roma il 15 dicembre 2009 (2743)
(presentato in data 24/5/2011 ).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
Proroga dei termini per l'esercizio della delega di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di federalismo fiscale (2729)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali
C.4299 approvato dalla Camera dei Deputati
(assegnato in data 20/05/2011).
Indagini conoscitive, nuova denominazione
In data 19 maggio 2011, la 13a Commissione permanente ha modificato il titolo di una indagine conoscitiva, già autorizzata in data 17 luglio 2008, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, da "Indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici, anche in vista della Conferenza COP 15 di Copenhagen" a "Indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici, anche in vista delle conferenze delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici".
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 maggio 2011, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42 - lo schema di decreto legislativo recante meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni (n. 365).
Ai sensi delle predette disposizioni, lo schema di decreto è stato deferito, in data 19 maggio 2011, dal Presidente della Camera dei deputati - d'intesa con il Presidente del Senato - alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, che esprimerà il parere entro il 18 luglio 2011. Ai sensi della citata disposizione della legge n. 42 del 2009 e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è stato altresì deferito alla 5a Commissione permanente, per l'espressione del parere relativamente alle conseguenze finanziarie entro il medesimo termine del 18 luglio 2011.
Governo, trasmissione di atti e documenti
Con lettere in data 9, 10 e 11 maggio 2011, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Casarano (LE); Pignataro Maggiore (CE); Cervino (CE); Porto Cesareo (LE); Simeri Crichi (CZ); Azeglio (TO); Santeramo in Colle (BA); Benevento (BN).
Il Ministro della difesa, con lettera in data 9 maggio 2001, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 della legge 5 maggio 1976, n. 187, la determinazione, per l'anno 2011, dei contingenti massimi dei beneficiari delle indennità operative di cui alla legge 23 marzo 1983, n. 78.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 4° Commissione permanente (Atto n. 623).
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettere in data 17 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 14, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, le relazioni sulla stima del fabbisogno di cassa del settore pubblico e sulla situazione di cassa, comprensive del raffronto con i risultati del precedente biennio, aggiornate rispettivamente al 30 settembre 2010 (Doc. XXV, n. 11).
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 125 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 13 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 190, la relazione sull'attuazione degli interventi volti a garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali, aggiornata al 30 settembre 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. CCXXXI,n. 4).
Governo, progetti di atti comunitari e dell'Unione europea
Il Dipartimento per le Politiche Comunitarie, in data 12, 14, 19, 21, 26 e 28 aprile, nonché 3, 5, 10, 12, 17 e 19 maggio 2011, ha trasmesso - ai sensi degli articoli 3 e 19 della legge 4 febbraio 2005, n. 11 - progetti di atti comunitari e dell'Unione europea.
I predetti atti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.
Il testo degli atti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.
Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 22 aprile 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in materia anche di disciplina della cessione della capacità trasmissiva degli operatori di rete locali ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati in ambito nazionale".
La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 625).
Autorità per l'energia elettrica e il gas, trasmissione di atti
Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 22 aprile 2011, ha inviato una segnalazione in materia di "servizio di maggior tutela dell'energia elettrica".
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Atto n. 626).
Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, trasmissione di atti
Il Presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data 13 maggio 2011, ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, copia dei seguenti verbali:
n. 887, relativo alla seduta del 10 gennaio 2011;
n. 888, relativo alla seduta del 17 gennaio 2011;
n. 889, relativo alla seduta del 24 gennaio 2011;
n. 890, relativo alla seduta del 31 gennaio 2011;
n. 891, relativo alla seduta del 7 febbraio 2011;
n. 892, relativo alla seduta del 14 febbraio 2011;
n. 893, relativo alla seduta del 21 febbraio 2011;
n. 894, relativo alla seduta del 28 febbraio 2011.
I predetti verbali sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (n. 158).
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 10 maggio 2011, ha inviato, ai sensi dell'articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la relazione sul costo del lavoro pubblico, aggiornata al mese di aprile 2011.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XC, n. 3).
Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni
Il Difensore civico della provincia autonoma di Bolzano ha inviato, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2010.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Doc. CXXVIII, n. 35).
Commissione europea, trasmissione di atti e documenti
Nel periodo dal 12 aprile al 23 maggio 2011 la Commissione europea ha inviato atti e documenti di interesse comunitario.
I predetti atti e documenti si intendono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.
Il testo degli atti e documenti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Zanda ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02182 della senatrice Marinaro ed altri.
La senatrice Serafini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01091 della senatrice Sbarbati.
I senatori De Luca, Ferrante, Incostante, Lusi, Magistrelli, Mascitelli, Mazzuconi, Pinotti e Tomaselli hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05210 del senatore Ceccanti.
Mozioni
TOMASSINI, SACCOMANNO, ADERENTI, GRAMAZIO, RIZZI, FOSSON, DI GIACOMO, D'AMBROSIO LETTIERI, RIZZOTTI, BIANCONI, CALABRO', BOSONE - Il Senato,
premesso che:
con riferimento alle risorse destinate alla liquidazione del 5 per mille nel 2011, il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 26 febbraio 2011 prevede che una quota fino a 100 milioni di euro è destinata ad interventi in tema di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) per la ricerca e assistenza domiciliare dei malati;
questo intervento finanziario è la risposta ad una lunga battaglia intrapresa dai malati di SLA e dalle loro famiglie per ottenere un'assistenza domiciliare adeguata e che possa definirsi degna del rispetto dei diritti del malato;
tutte le persone non autosufficienti e tutti coloro che sono affetti da gravi malattie altamente invalidanti attendono provvedimenti concreti;
la disposizione citata riconosce un generico contributo, ma senza esplicitare quanto andrà alla ricerca e quanto all'assistenza diretta, ossia alle persone, con il conseguente rischio che alle famiglie arriverà un contributo troppo esiguo o inesistente;
non viene specificata l'esatta indicazione delle modalità e dei tempi con cui verranno amministrati ed erogati i fondi;
pur intervenendo, giustamente, a sostegno delle persone affette da SLA, si ritiene che questo contributo debba avere copertura negli anni a seguire e debba essere valido al di là delle disponibilità residuali ed eccezionali di bilancio,
impegna il Governo:
a prevedere e approvare un piano concreto per la gestione efficace ed efficiente del fondo messo a disposizione nel decreto "milleproroghe" (decreto-legge n. 225 del 2010) al fine di una celere distribuzione del contributo stanziato;
a destinare integralmente gran parte dei 100 milioni di euro previsti alle famiglie, prevedendo che ogni spesa accessoria o amministrativa sia a carico delle Regioni che ricevono quota parte del finanziamento;
a definire con precisione una parte da destinare alla ricerca che sarà gestita dall'Istituto superiore di sanità previa conferenza nazionale di ricercatori di tutte le regioni che stabiliscono priorità, sperimentazioni e obiettivi comuni al fine di trovare collaborazioni sinergiche e di impedire sprechi delle risorse.
(1-00420)
BELISARIO, LI GOTTI, GIAMBRONE, CARLINO, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,
premesso che:
numerosi esponenti governativi, oltre che direttamente il Presidente del Consiglio dei ministri, annunciano reiteratamente di voler trasferire alcune amministrazioni ministeriali in diverse parti del Paese: segnatamente Milano, Napoli, Palermo e Torino;
risulterebbe, inoltre, che in seno alla Presidenza del Consiglio dei ministri circolino alcuni pareri di carattere tecnico-amministrativo sulla fattibilità di tali ipotesi di trasferimento ministeriale: tali pareri amministrativi sarebbero, in particolare, riferiti ad alcuni Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri quali: la Semplificazione normativa, il Federalismo e le Pari opportunità;
risulta del tutto evidente che tali eventuali trasferimenti determinino notevolissimi costi sia sotto il profilo della spesa corrente che di quello in conto capitale, oltre ad un incremento palese delle relative spese gestionali, in dipendenza dalla parcelizzazione strutturale degli apparati;
peraltro, ai sensi dell'articolo 28, comma 2, della legge n. 42 del 2009 (legge delega sul cosiddetto "federalismo fiscale") i decreti legislativi avrebbero dovuto prevedere "la coerenza tra il riordino e la riallocazione delle funzioni e la dotazione delle risorse umane e finanziarie, con il vincolo che al trasferimento delle funzioni corrisponda un trasferimento del personale tale da evitare ogni duplicazione di funzioni". Si tratta, con tutta evidenza, di una norma di chiusura atta a garantire una simmetria tra la riallocazione delle funzioni tra lo Stato e gli enti decentrati e la dotazione del relativo capitale umano e finanziario, finalizzata ad evitare una possibile duplicazione di funzioni e pertanto di costi a carico della finanza pubblica. Tuttavia, tale disposizione non ha sinora trovato alcun riscontro nei relativi decreti legislativi sinora emanati;
preso atto che l'art. 114, terzo comma, della Costituzione sancisce che "Roma è la capitale della Repubblica". Ciò, evidentemente, implica che le sedi governative centrali dovrebbero insistere nella città di Roma in quanto - appunto - capitale della Repubblica;
rilevato, inoltre, che assai spesso alcuni esponenti politici, pur ricoprendo ruoli istituzionali di primissimo rilievo, tendono a minare - con ripetute dichiarazioni - lo spirito unitario della Repubblica italiana, mortificando i sentimenti di solidarietà, propri della nostra cultura costituzionale, ed indebolendo, inevitabilmente, la stessa idea di unità nazionale. Occorre, quindi, contrastare fermamente il pericolosissimo germe che mira, da ormai troppo tempo e con toni sempre più preoccupanti, al dissolvimento dell'unità nazionale ed al valore costituzionale dell'indissolubilità statuale,
impegna il Governo:
a riconsiderare le ipotesi di decentramento delle strutture amministrative e di Governo, valutando l'opportunità di dare attuazione alle disposizioni di cui all'art. 28, comma 2, della legge n. 42 del 2009, concernente la rimodulazione del capitale umano e finanziario delle amministrazioni centrali, in favore di quelle periferiche, in funzione delle eventuali nuove allocazioni di funzioni tra lo Stato e gli enti decentrati, mantenendo i Ministeri ed i Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri nella capitale della Repubblica;
a voler formalmente precisare i propri puntuali intendimenti in riferimento alla futura localizzazione dei Ministeri e dei relativi Dipartimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri;
a voler comunicare, esplicitamente, al parlamento gli effetti economici e contabili, sul bilancio dello Stato, che l'operazione in premessa determinerebbe;
a voler riconoscere nella bandiera tricolore, nell'inno nazionale ed in Roma capitale i simboli fondamentali dello Stato repubblicano e del patrimonio dei valori nazionali riconosciuti nel testo della Carta costituzionale, ascrivibili tra i principi cardine dell'ordinamento, nonché fattori base di integrazione della comunità statuale nel suo complesso.
(1-00421)
BAIO, GUSTAVINO, D'AMBROSIO LETTIERI, RIZZI, BOSONE, LI GOTTI, GERMONTANI, ASTORE, BUTTI, CHIAROMONTE, DEL VECCHIO, GARAVAGLIA Mariapia, GIARETTA, LAURO, MARITATI, VITA - Il Senato,
premesso che:
ai sensi dell'art. 721 del codice penale "sono giuochi d'azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria";
l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato regola e controlla 22 tipologie di giochi autorizzati, che rientrano nelle categorie del lotto, dei giochi numerici e di abilità, delle lotterie, del bingo, degli apparecchi da intrattenimento (new slot), dei giochi a base sportiva e ippica;
secondo un'indagine promossa da Eurispes, il gioco pubblico rappresenta la terza industria italiana, preceduta da Eni e Fiat;
nel 2010 gli italiani hanno speso per giochi d'azzardo e scommesse più di 61 miliardi di euro, con un incremento del 13 per cento rispetto all'anno precedente, e per il 2011 si stima che la spesa raggiungerà gli 80 miliardi di euro;
con la diffusione dell'utilizzo di Internet sono proliferati i giochi on line e, secondo una nota dei Monopoli di Stato, nel 2010 le relative entrate sono aumentate del 28,2 per cento rispetto all'anno precedente;
stime accreditate rilevano che l'80 per cento della popolazione adulta gioca, o ha giocato, d'azzardo, con una spesa media pro capite pari a 1.000 euro;
secondo il Censis, oltre ai disoccupati, il ceto medio-basso ad occupazione impiegatizia è quello maggiormente dedito al gioco;
un'indagine predisposta dalla società Nomisma, inoltre, ha rilevato una larga diffusione del gioco d'azzardo nel mondo giovanile: il 68 per cento dei 950.000 studenti intervistati ha dichiarato, infatti, di aver avuto almeno un'occasione di gioco;
parallelamente alla crescita dei giochi autorizzati, aumenta il mercato dei giochi illegali, come dimostra l'aumento dei siti Internet irregolari che, nell'aprile 2011, sono stati oscurati da parte dell'AAMS;
la legge di stabilità per il 2011 (di cui alla legge n. 220 del 2010) prevede espressamente la possibilità che l'AAMS introduca e disciplini nuove tipologie di giochi, e nel corso dell'anno saranno immesse nel mercato 54.000 slot machine, oltre ai 300.000 apparecchi già esistenti;
considerato che:
circa 700.000 italiani (il 3 per cento dei giocatori) sono affetti dalla sindrome del gioco patologico, e circa 7 milioni di persone (il 26 per cento dei giocatori) sono considerate "soggetti a rischio";
il gioco d'azzardo patologico è stato definito dall'Istituto superiore di sanità come una "dipendenza senza sostanze" che si caratterizza per la comparsa, dopo un certo periodo di tempo, di fenomeni di tolleranza, con un aumento crescente ed incontrollato del desiderio di giocare, e di astinenza, con i disturbi psicologici e somatici tipici dell'ansia e della depressione;
il soggetto affetto da ludopatia perde il controllo della propria persona e la percezione della realtà, contrae debiti che eccedono le capacità reddituali e, per risanare la situazione debitoria, accede a prestiti bancari, cadendo, talvolta, nelle reti della criminalità;
alcuni studi, infatti, hanno evidenziato che tra le cause sottese all'incremento del fenomeno di usura vi è anche l'indebitamento derivante dalla pratica dei giochi d'azzardo;
in Italia sono 186 i centri pubblici che si occupano del gioco d'azzardo patologico e lo Stato, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione, ha l'obbligo di garantire uniformità di tutela su tutto il territorio nazionale e di promuovere una politica di prevenzione e formazione;
la legge di stabilità per il 2011 prevede testualmente che "Con decreto interdirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze, Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e del Ministero della salute, sono adottate, d'intesa con la Conferenza unificata, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee d'azione per la prevenzione, il contrasto e il recupero di fenomeni di ludopatia conseguente a gioco compulsivo", ma ad oggi, il decreto di cui sopra non è stato ancora emanato;
in assenza di adeguati interventi pubblici di prevenzione e formazione ex ante, e di cura e trattamento ex post, le gravi conseguenze psicologiche ed economiche della ludopatia gravano esclusivamente sul giocatore e sul suo nucleo familiare, moltiplicando a livello esponenziale i disagi socio-economici derivanti dal fenomeno,
impegna il Governo:
ad adottare gli opportuni atti di competenza per promuovere un programma di prevenzione e formazione in materia di gioco d'azzardo patologico;
ad inserire nei livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria e socio-assistenziale i disturbi e le complicanze che si diagnosticano come conseguenza del gioco d'azzardo patologico, al fine di garantire la presa in carico delle persone affette da ludopatia, di individuare un percorso terapeutico e di garantire una tutela omogenea su tutto il territorio nazionale;
ad estendere il gratuito patrocinio a spese dello Stato a favore dei soggetti affetti da ludopatie nell'ambito dei procedimenti civili e penali instaurati per fatti connessi, direttamente o indirettamente, con il gioco d'azzardo patologico.
(1-00422)
Interpellanze
GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il giorno 12 maggio 2011 il Ministero in indirizzo ha adottato il decreto n. 44, avente per oggetto l'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo. Tali graduatorie ad oggi costituiscono l'unico canale esistente per reclutare il personale docente, in possesso del titolo abilitante, sia per il conferimento di incarichi annuali o fino al termine delle attività didattiche, sia per il conferimento del 100 per cento degli incarichi a tempo indeterminato laddove siano state esaurite le graduatorie di merito;
il citato decreto ministeriale non prevede la possibilità di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento per intere categorie di abilitati e abilitandi che, dal 2008 ad oggi, stanno frequentando o hanno frequentato percorsi abilitanti attivati dal Ministero;
le graduatorie ad esaurimento sono state istituite ai sensi della legge n. 296 del 27 dicembre 2006, articolo 1, comma 605, lettera c), allo scopo di definire un piano di assunzioni volto alla graduale stabilizzazione del personale docente in esse incluso e, per facilitare tale programma, le graduatorie ad esaurimento venivano sostanzialmente «blindate», ovvero non veniva contemplata la possibilità dell'inserimento di nuovi aspiranti dopo l'ultimo aggiornamento previsto per il biennio 2007-2009;
nonostante ciò, nel 2007 il Ministero attivava nuovi percorsi abilitanti: scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario IX ciclo, corsi abilitanti Cobaslid, Afam e scienze della formazione primaria e nell'autunno del 2008 il Parlamento, con l'articolo 5-bis del decreto-legge n. 137 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, prevedeva la possibilità, per gli abilitandi, immatricolati nel 2007 presso i predetti corsi a numero programmato, di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento in occasione della loro riapertura per il biennio 2009-2011;
dal 2008 al 2010 il Ministero ha continuato ad attivare percorsi abilitanti con modalità identiche rispetto ai precedenti e determinati sulla base del fabbisogno di personale docente nelle scuole statali, e precisamente: a) 2008 e 2009: attivazione del secondo e terzo corso di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di strumento musicale nella scuola media (classe di concorso 77/A); b) 2008: attivazione dei bienni abilitanti Cobaslid di formazione docenti ABA - arte e disegno; c) 2008 e 2009: attivazione dei semestri aggiuntivi, di cui alla nota ministeriale n. 3057/2008, attivati presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario; d) 2008, 2009 e 2010: attivazione dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria;
per le appena menzionate categorie di abilitati e abilitandi, il Ministero non ha previsto la medesima possibilità di accesso alle graduatorie ad esaurimento, concessa agli iscritti ai corsi abilitanti attivati nel 2007, creando, di fatto, una disparità di trattamento evidente e inspiegabile tra chi ha conseguito lo stesso titolo con le medesime modalità abilitanti;
per sanare una situazione ad avviso dell'interpellante evidentemente illegittima agli occhi dello stesso Governo, esso si è impegnato di fronte al Parlamento per ben due volte attraverso gli ordini del giorno presentati al Senato: n. G1.12 al disegno di legge n. 1835 (conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2009 n. 134, recante «disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno scolastico 2009-2010») e n. G105 al disegno di legge n. 2518-B, entrambi accolti dal Governo e finalizzati a consentire l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei docenti iscritti a corsi abilitanti attivati dal Ministero dal 2008 in poi;
considerato che:
il Sottosegretario di Stato Giuseppe Pizza, nell'ambito della risposta all'interpellanza urgente sull'argomento, discussa alla Camera il 19 maggio 2011, ha dichiarato che: "le università non hanno conseguentemente (cioè: dopo l'approvazione dell'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008) attivato alcun percorso abilitante, ma è stato autorizzato soltanto il completamento dei corsi relativi al biennio 2007-2008, al fine esclusivo di consentire, a coloro che li avessero iniziati, il proseguimento dei corsi stessi";
tale affermazione non risulta corretta, perché, se è vero che da quella data in poi non sono stati più attivati i corsi biennali delle scuole di specializzazione SSIS, non è sicuramente vero che non siano stati attivati altri tipi di percorsi abilitanti su indicazione del Ministero (prot. N. AOODGPER 23122 del 5 dicembre 2007 - corsi abilitanti speciali ex legge n. 143 del 2004 attivati presso la SSIS Lazio e conseguiti a giugno 2008; decreto direttoriale del 9 ottobre 2008 n. 211 "ammissione bienni formazione docenti CM classe di concorso A77 a.a. 2008-2009"; decreto direttoriale del 10 ottobre 2008 n. 214 "prova scritta bienni formazione docenti ABA - Arte e Disegno - a.a. 2008-2009"; nota del 4 novembre 2009 prot. N. 6211 avente per oggetto: decreto ministeriale 137/2007 - attivazione biennio di secondo livello per formazione dei docenti nelle classi di concorso di educazione musicale (A31 e A32) e di strumento musicale (A77) per a.a. 2009-2010; decreto ministeriale 7 maggio 2008: numero di posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria; decreto ministeriale 1° luglio 2009: numero di posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea in Scienze della formazione primaria, anno accademico 2009-2010; decreto ministeriale 8 luglio 2010: assegnazione di posti corso di laurea in scienze della formazione primaria - anno accademico 2010-2011);
il Sottosegretario di Stato Giuseppe Pizza, nella stessa circostanza di cui sopra, ha giustamente rilevato che, eccezionalmente, il decreto-legge n. 137 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 169 del 2008, all'articolo 5-bis, aveva previsto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di coloro che hanno frequentato i corsi del IX ciclo presso le SSIS o i corsi Cobaslid attivati nell'anno accademico 2007/2008 ed hanno conseguito il titolo abilitante;
tale eccezionalità, allo stato attuale delle cose, si configura come un atto discriminante nei confronti di chi ha effettuato lo stesso percorso di studi conseguendo i medesimi titoli, in considerazione del fatto che ad oggi non sono state attivate le nuove modalità di reclutamento a cui, secondo le affermazioni del Sottosegretario di Stato, i titoli di coloro che si sono iscritti successivamente all'anno accademico 2007-2008 alle SSIS o agli altri percorsi abilitanti permetterebbero l'accesso,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda nelle opportune sedi anche legislative consentire alle suddette categorie di abilitandi e abilitati di poter produrre domanda di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, e in particolare a pieno titolo per: a) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita nel 2008 al termine dei corsi speciali abilitanti di cui ai decreti ministeriali n. 21 del 2005 e n. 85 del 2005; b) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita nel 2010 presso i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati al termine del secondo corso di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di strumento musicale nella scuola media (classe di concorso 77/A); c) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita nel 2010 presso le accademie di belle arti statali al termine dei bienni abilitanti di formazione docenti ABA - arte e disegno - attivati nell'anno accademico 2008/2009; d) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita dopo il 30 giugno 2009 al termine dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria (immatricolati in anni successivi al primo); e) docenti già in possesso dell'abilitazione conseguita entro il 2010 al termine dei semestri aggiuntivi, di cui alla nota ministeriale n. 3057/2008, attivati presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario dall'anno accademico 2008/2009; f) docenti già in possesso di abilitazione che non hanno potuto produrre domanda di inserimento/aggiornamento/permanenza nelle graduatorie ad esaurimento per il biennio 2007/2009;
se non intenda, al contempo, consentire, con riserva da sciogliere entro il 30 giugno 2011, l'inserimento per: docenti immatricolati nell'anno accademico 2009/2010 presso i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati al terzo corso biennale abilitante di secondo livello finalizzato alla formazione dei docenti di strumento musicale nella scuola media (classe di concorso 77/A) e con riserva da sciogliere in occasione dei successivi aggiornamenti per i docenti immatricolati dal 2008 al 2010, ai corsi di laurea in scienze della formazione primaria.
(2-00356)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che
il sito "Caffè News" del 20 maggio 2011, in un articolo "Ecco chi finanzia il nucleare in Giappone", riporta la notizia che BNP Paribas, proprietaria della Banca nazionale del lavoro, impiega oltre 13 miliardi di euro per finanziare l'energia atomica;
si legge: «Più di tredici miliardi di euro per finanziare l'energia atomica in diversi paesi tra i quali Giappone, Brasile e India. La BNP Paribas, "La banca per un mondo che cambia" (come recita lo slogan), è la prima banca per investimenti nel nucleare. Tra i maggiori clienti della BNP Paribas c'è la TEPCO (Tokyo Electric Power Company) - l'azienda energetica che gestisce la centrale di Fukushima. Secondo uno studio commissionato da un consorzio di Ong all'istituto di ricerca Profundo, la BNP Paribas ha investito nella TEPCO 547,5 milioni di euro (tra il 2000 e il 2009). Di cui 436 milioni circa in bond, 73 milioni in prestiti societari e una somma pari a 38 milioni circa in credito revolving. Inoltre la BNP Paribas, ha interessi in altre due aziende energetiche giapponesi: la KEPCO (Kansai Electric Power Company) per 5,1 milioni di euro e la J-Power, nella quale ha investito 59,5 milioni di euro in assets. Tutte e tre queste compagnie possiedono reattori nucleari in Giappone. I reattori presenti sul territorio del sol levante sono in tutto 55, mentre 14 sono in costruzione. La TEPCO - la quarta compagnia energetica del mondo - ne ha 17 in tre diversi impianti: Fukushima I, Fukushima II e Kashiwazaki-Kariwa. Altri quattro reattori della TEPCO sono in fase di costruzione: due a Higashidori e due a Fukushima I, lo stesso impianto che ha causato problemi. La J-Power sta costruendo un reattore a Ohma che dovrebbe essere operativo entro il 2014. Mentre la KEPCO ne possiede 11, negli impianti di Mihama, Ohi e Takahama. Le banche hanno un forte ruolo nel finanziamento del nucleare; i costi per la costruzione dei reattori, infatti, sono così alti che le aziende hanno bisogno di abbondanti investimenti per realizzarli. Il gruppo BNP Paribas è uno dei più grandi gruppi bancari al mondo e può permettersi di finanziare le compagnie nucleari. Nel 2010 ha annunciato entrate per 43,6 miliardi di euro (+ 9,2% rispetto al 2009) ed ha assunto 24 mila nuovi dipendenti. In Italia fanno parte del gruppo BNP Paribas la BNL e Findomestic. La banca si presenta con il logo verde e sbandiera progetti ecosostenibili ma evita accuratamente di parlare dei propri investimenti nell'atomo: non siamo riusciti a trovare una sola riga in cui la banca ammetta di investire nel nucleare. Il dibattito è da tempo presente sul web, mentre non è stato trattato dai giornali; forse perché il gruppo BNP Paribas è anche un grande compratore di spazi pubblicitari nei più importanti quotidiani e periodici. Nei giorni successivi al terremoto, la BNP Paribas ha annunciato di aver versato 885 mila euro alla Croce rossa del Giappone. In più due sue controllate, la BNP Paribas Assurance e la Bank of the West hanno donato rispettivamente 442,5 mila euro e 140 mila euro. "I nostri pensieri sono con il popolo giapponese e con i nostri 900 impiegati di Tokyo", ha dichiarato il direttore generale di BNP Paribas Baudouin Prot. Non una parola sul sostegno al nucleare. Abbiamo provato a contattare la BNP Paribas per chiedere loro un commento ma non rispondono alle domande per telefono, né hanno reagito alle nostre e-mail. Avremmo voluto sapere a quanto ammontano i profitti che la banca ricava dal nucleare. E soprattutto quanti clienti della banca sono informati di ciò che contribuiscono a finanziare. "I clienti non sono assolutamente informati su come le banche investono i capitali - dice Giulio Caselli di ADUSBEF. Non c'è trasparenza; specialmente su investimenti non sempre condivisibili come nel caso del nucleare". Per l'associazione che difende gli utenti dei servizi bancari e finanziari "sarebbe necessario un intervento legislativo che obbligasse le banche a informare i consumatori, visto che gli istituti non sono interessati a pubblicizzare questo tipo di attività". La BNP Paribas finanzia anche la realizzazione di reattori ad alto rischio in Brasile e in India. Secondo Greenpeace, in Brasile sta per riprendere la costruzione del reattore Angra 3 (a 130 Km da Rio de Janeiro) iniziata nel 1984 e fermata nel 1986 (dopo i fatti di Chernobyl). La costruzione di Angra 3 riprenderebbe con le stesse tecniche di trent'anni fa, ritenute ormai obsolete in Europa. Da notare che il Brasile è uno dei più grandi produttori di energia rinnovabile e riesce già a provvedere al proprio fabbisogno energetico senza ricorrere all'atomo. In India la BNP Paribas finanzia la costruzione di un impianto nucleare a Jaitapur. L'Azienda indiana per l'energia nucleare (NPCIL), ha dichiarato alla stampa che l'impianto è del tipo Epr, cioè il più sicuro sul mercato; ma l'esperta nucleare di Greenpeace International Beth Herzfeld afferma che "la centrale sarà costruita su una zona ad alto rischio sismico". "In più - dice - anche le centrali Epr costruite in Europa hanno mostrato la presenza di difetti che ne condizionano la sicurezza, come nel caso di Olkiluoto in Finlandia". Da quando l'Ue ha fissato al 2020 il termine per la riduzione del 20% delle emissioni gas serra, gli investitori sono incoraggiati a scommettere di più sull'energia rinnovabile e sul nucleare europeo. Fra i maggiori clienti italiani di BNP Paribas c'è - sempre secondo la ricerca - il gruppo Ansaldo, interessato alla creazione di centrali nucleari e alla gestione delle scorie. Secondo Caselli, "se i clienti fossero più informati di ciò che fanno alcune banche probabilmente metterebbero i soldi da qualche altra parte". Da un sondaggio della Commissione Europea pubblicato nel Marzo 2010, emerge che solo il 20% degli Italiani sarebbe favorevole a un aumento dell'uso di energia nucleare, ma ben il 78% degli intervistati ha risposto di non essere "per nulla" oppure "non molto" informato sull'argomento. Per il professor Carlo Andrea Bollino, ordinario di Economia dell'energia all'Università degli studi di Perugia, la banca non è direttamente responsabile del disastro di Fukushima, "ma - dice - sarebbe auspicabile che i piccoli risparmiatori fossero informati su come la banca gestisce i loro soldi; è un fatto di civiltà". "Si potrebbe aumentare la trasparenza permettendo la tracciabilità degli investimenti finanziari, come si fa per la Chianina o per altri prodotti alimentari, attraverso un'autoregolamentazione del sistema. Anche se - ammette - la tracciabilità della carne è stata una regola imposta e non volontaria"»,
si chiede di sapere:
se la tragedia di Fukushima, la cui gravità è forse superiore a quella di Chernobil, nascosta dalla TEPCO, con 17 reattori in tre diversi impianti ed altri quattro in fase di costruzione, con la J-Power che sta costruendo un reattore a Ohma, che dovrebbe essere operativo entro il 2014, e la KEPCO che ne possiede 11, non debba servire da monito per un abbandono definitivo del nucleare;
se risponda al vero che tra i maggiori clienti italiani di BNP Paribas-Bnl ci sia il gruppo Ansaldo, interessato alla creazione di centrali nucleari ed alla gestione delle scorie;
se le banche, che hanno un ruolo determinante nel finanziamento del nucleare, dati gli alti costi per la costruzione dei reattori che necessitano di elevati investimenti per realizzarli, non debbano informare i correntisti su quali investimenti indirizzano i loro soldi;
se la pubblicità del gruppo BNP Paribas, proprietaria di BNL e Findomestic, che si presenta con il logo verde sbandierando progetti ecosostenibili ed evitando accuratamente di parlare dei propri investimenti nell'atomo, non possa essere considerata ingannevole;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per imporre ai signori del credito, che hanno generato la crisi sistemica per soddisfare una smisurata avidità di guadagno ed i loro personali profitti al riparo da un'informazione schietta quando piuttosto cercano di controllarla o direttamente o mediante il "ricatto" degli investimenti pubblicitari, di rendere trasparenti e fruibili agli occhi della clientela gli investimenti a cui vengono indirizzati, considerato che il direttore generale di BNP, Paribas, Baudouin Prot, si ostina a tenerli oscuri.
(2-00357)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che
il 23 maggio 2011, secondo un lancio dell'agenzia ANSA, «Il Ministro dell'Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d'Italia, ha prorogato la durata della procedura di commissariamento di Mantovabanca, sottoposta lo scorso anno alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità della gestione aziendale, che avevano determinato gravi perdite nel comparto del credito. Lo rende noto un comunicato dei commissari, Claudio Puerari e Vittorio Gesmundo, in cui si precisa che la proroga è stata decisa per consentire "di realizzare compiutamente gli interventi programmati, che comportano anche la convocazione di un'Assemblea straordinaria per approvare le necessarie modifiche dello Statuto (essenziali per restituire la Banca alla comunità locale)». Mantovabanca era stata commissariata il 25 maggio 2010 su proposta dell'Ispettore della Banca d'Italia Aldo Emilio Gramano, che, dopo aver eseguito l'ispezione, ha lasciato anzitempo la banca centrale per essere assunto, dalla Federlombarda, presieduta dall'avvocato Alessandro Azzi, nonché Presidente della federazione lombarda delle banche di credito cooperative e vice Presidente dell'Abi, candidato a diventare Cavaliere del lavoro;
Claudio Puerari, uno dei commissari designati, è stato direttore del gruppo Intesa San Paolo e mandato in pensione nell'ottobre 2009 dalla Banca di Trento e Bolzano, a conferma che i dirigenti delle "banche di sistema" sono sempre disponibili ad assecondare i desiderata della Banca d'Italia azionista di riferimento in un intreccio a parere dell'interrogante incestuoso di rapporti che toglie il futuro ai giovani. Vittorio Gesmundo, l'ex commissario dell'Isveimer, oggi di Mantovabanca e accusato di allegre consulenze alla fine degli anni novanta a riprova dell'esistenza di una sorta di cricca, una casta, quasi sempre gli stessi ai quali Banca d'Italia attinge per sistemare situazioni che non devono turbare gli equilibri di un sistema bancario, vera e propria idrovora del risparmio e del sudore dei depositanti;
in un'interrogazione parlamentare che venne presentata dall'ex Presidente del Banco di Napoli on. Carlo Pace, infatti furono mosse accusa di sperperi, sprechi ed allegre consulenza dei liquidatori dell'Isveimer. In un articolo intitolato "Compensi d'oro ai consulenti", occhiello: "In otto mesi Masala e Gesmundo hanno speso 3 miliardi e mezzo"; Maria Rosaria Marchisano su "Il Denaro" del 20 settembre 1997, ricostruisce la storia delle allegre consulenze dell'Isveimer, l'Istituto controllato dal Banco di Napoli: «In poco più di otto mesi l'Isveimer ha speso tre miliardi e mezzo in consulenze. È quanto emerge da un'interrogazione parlamentare che porta la firma di Carlo Pace, ex Presidente del Banco di Napoli e deputato di Alleanza nazionale. L'accusa è indirizzata ai due liquidatori dell'Istituto, Antonio Masala e Vittorio Gesmundo, nominati ad aprile '96 dall'allora ministro del Tesoro Lamberto Dini. Nel documento Pace denuncia il ricorso, da parte dei liquidatori a quattordici professionisti pagati a peso d'oro nel periodo che va dal 10 giugno '96 al 17 febbraio '97. Non solo. Il deputato si domanda come mai per l'attività di liquidazione non venga utilizzato il personale dell'Isveimer le cui "prospettive di mantenere il lavoro per il periodo di liquidazione sembrano sempre meno consistenti" proprio a causa degli ingenti costi sopportati per le consulenze esterne. L'interrogazione parlamentare, che va ad aggiungersi a quelle che sullo stesso argomento sono state presentate da Rifondazione comunista e dal partito popolare, rappresenta un colpo di scena nella vicenda della liquidazione dell'Isveimer che come anticipato sugli ultimi due numeri del Denaro (numero 32 del 6 settembre e numero 33 del 13 settembre) rivela alcuni aspetti anomali. Che cosa vuol dire? Grazie a un meccanismo di nomine incrociate, nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali di tre società controllate dall'Isveimer (Finban, Bn Commercio e Finanza e Bn Finproget) compaiono sempre gli stessi nomi. Si tratta di un gruppo di commercialisti e avvocati incaricati dai commissari liquidatori di amministrare e controllare le tre società che presto saranno messe in vendita. Chi sono i consulenti a cui Pace fa riferimento? E perché costano tanto? Da oltre un anno, e cioè da quando l'Istituto è stato posto in liquidazione volontaria dal Banco di Napoli, nella sede di via Marittima si è insediata una pattuglia di persone di fiducia di Masala e Gesmundo. Segretarie, avvocati, commercialisti, revisori dei conti hanno preso possesso di uffici e scrivanie per "dare una mano" allo scioglimento della società del gruppo Banco di Napoli. Sono tutti alloggiati, a spese dell'Isveimer, e quindi dello Stato, all'Hotel Excelsior, dal lunedì al venerdì, giorno in cui tornano nelle loro case di Roma, Firenze e Milano. Non è finita: per gli spostamenti, hanno in dotazione automobili di grossa cilindrata e la possibilità di attingere a un fondo spese per pagare aerei e treni. La lista si apre con Antonella Cavarischia e Vittoria Tesei, la prima segretaria "storica" di Masala, la seconda già assistente di Gesmundo nel suo studio legale di Firenze. Subito dopo i liquidatori firmano un accordo di consulenza con la società di revisione romana Macfin, ben accreditata negli ambienti del Tesoro e della Banca d'Italia. Un gruppo di rappresentanti della Macfin prendono possesso degli uffici dell'Isveimer (e delle stanze dell'albergo extralusso): Giuseppe Vidau, (già consulente dell'Isveimer alcuni anno fa per conto della Peat Marwick), Fabrizio Montaruli, Afan De Rivera, Federico Cioffi. A giugno di quest'anno i liquidatori, dopo aver licenziato due funzionari con mansioni dirigenziali, nominano un nuovo direttore generale: è Bruno Verdiglione, una vecchia conoscenza di Antonio Masala (era stato il suo vice al Fonspà, società che fa capo al Credito Fondiario). Tale decisione è oggetto di un'altra interpellanza presentata il 2 giungo '97 al ministro del Tesoro dal senatore dei popolari Severino Lavagnini: "Si chiede di conoscere - scrive Lavagnini - se non si ritenga che tale nomina ecceda macroscopicamente i poteri dei liquidatori tenuto conto... soprattutto del fatto che l'unica attività che i liquidatori devono perseguire è lo scioglimento della società". L'elenco dei consulenti si allunga con il passare del tempo. In Isveimer giungono Dino Vanin e Carlo Icardi, entrambi ex funzionari della Banca Commerciale dove Masala ha a lungo lavorato. Il primo si occupa del personale, il secondo gli fa da assistente. Ma non è finita. Ad apportare il suo contributo allo scioglimento dell'Isveimer viene chiamato, su indicazione di Bankitalia, Berardino Libonati, docente di diritto all'Università di Roma e già commissario liquidatore della Sicilcassa. Libonati è consulente per l'area legale dove di recente è approdato Valerio Ceppetelli Caprini, ex dirigente di Comit e oggi, grazie ai suoi consolidati rapporti con il liquidatore Masala, Presidente di Bn Commercio e Finanza e Bn Finproget e consigliere di amministrazione di Finban. Ceppetelli Caprini è anch'egli ospite fisso dell'Excelsior. Rarissimi i professionisti napoletani nell'elenco. Tra questi, Raffaele De Luca Tamaio, che cura il contenzioso legale con i dipendenti, ed Enrico Nuzzo, tributarista. Insomma, è chiaro che la liquidazione dell'Isveimer si è trasformata in un affare miliardari. Oltre ai costi sopportati per mantenere i consulenti esterni, ci sono gli emolumenti per sindaci e amministratori delle tre società controllate. Valerio Ceppetelli Caprini, Luca Noferi, Silvio Tirdi, Pietro Cavasola e Aldo Filippini, tutti professionisti romani o fiorentini, occupano contemporaneamente i vertici di Finban, Bn Commercio e Finanza e Bn Finproget, aumentandosi i compensi annui da 15 milioni a oltre 50 milioni. Come e quando finirà la festa intorno alle spoglie dell'ex impero del Banco di Napoli non si sa. Nessun termine è stato fissato dal Tesoro per portare a termine il processo di scioglimento. Una sola cosa è certa: c'è interesse affinché tutto questo duri all'infinito. Masala e Gesmundo, per mettersi al sicuro da eventuali rischi collegati con la propria attività professionali, hanno sottoscritto, sempre a spese dell'Isveimer due polizze assicurative di 30 milioni ciascuna. Come per dire: se per caso commettiamo qualche errore a risarcire il danno sarà lo stesso committente che ci ha incaricati. Un paradosso. Soprattutto se si considera che Masala e Gesmundo incassano 400 milioni l'anno ciascuno, oltre vitto, alloggio e rimborsi spese, come risulta dal verbale dell'assemblea dei soci del 30 aprile '96. Tra i beneficiari della messa in liquidazione dell'Isveimer ci sono pure alcune società di revisione e consulenza: oltre alla Macfin, la Arthur Andersen e la Roland Berger. Al momento del loro insediamento, Masala e Gesmundo revocano tutti gli incarichi alla Price Waterhouse che si rifiuta di certificare il bilancio Isveimer '95 a causa di irregolarità nella tenuta dei libri contabili (vedere testo della relazione della società di revisione del 24 aprile 1996). Entra in scena la Arthur Andersen che riesce a soffiare alla Price Waterhouse anche gli incarichi alla Finban e alla Bn Commercio e Finanza. Quest'ultima, inoltre, si affida nelle mani della Roland Berger, società di consulenza organizzativa, che per 140 milioni prepara un piano di ristrutturazione e rilancio di Bn Commercio e Finanza che nel '95 ha fatto registrare una perdita di bilancio di '52 miliardi di lire»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quali siano i criteri di scelta dei commissari da parte della Banca d'Italia da sottoporre al Ministero dell'economia e delle finanze per le banche in crisi, e per quale motivo non si sia tenuto conto di sperperi, sprechi ed allegre consulenze a carico delle banche commissariate, quindi dei depositanti ed azionisti, descritti in premessa da parte, in particolare, dell'avvocato Gesmundo, in merito alla liquidazione dell'Isveimer, che certo non dovrebbero rappresentare un titolo di merito;
se non ritenga urgente approfondire, per gli aspetti di propria competenza, lo scandalo di Mantovabanca, commissariata il 25 maggio 2010 su proposta dell'Ispettore della Banca d'Italia Aldo Emilio Gramano, che dopo aver eseguito l'ispezione ha lasciato anzitempo la banca centrale per essere assunto, dalla Federlombarda, presieduta dall'avvocato Alessandro Azzi, nonché Presidente della federazione lombarda delle banche di credito cooperative e vice Presidente dell'Abi;
se sia al corrente di una situazione di forte criticità della provincia di Mantova, la cui gestione del credito e del risparmio dopo il commissariamento di Mantovabanca, che a giudizio dell'interrogante conservava intatto il patrimonio di vigilanza nonostante la crisi sistemica che aveva colpito alcune esposizioni soprattutto nell'immobiliare, sta mettendo in ginocchio le piccole e medie imprese che, strozzate nel credito, devono portare i libri in Tribunale mettendo così a repentaglio magliaia di posti di lavoro;
quali misure urgenti intenda attivare, anche con l'istituzione di un apposito albo di professionisti meritevoli, per evitare che siano sempre gli stessi commissari designati dalla Banca d'Italia e ratificati obbligatoriamente dal Ministero dell'economia a gestire in maniera discrezionale le situazioni di crisi delle banche, che, oltre a non rispondere ad alcuno del loro operato, dissipano le risorse a spese delle stesse banche con fior di consulenze e tenori di vita che non è chiaro come possano permettersi.
(2-00358)
Interrogazioni
POLI BORTONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
i camion non attueranno alcuno sciopero dal 16 al 20 maggio 2011, come preannunciato e l'autotrasporto, quindi, opererà in modo regolare;
l'associazione degli autotrasportatori "TrasportoUnito" ha deciso la "tregua" fino al 12 giugno, quando si svolgerà a Roma un'assemblea nazionale della categoria per fare il punto della situazione;
dopo una riunione tra TrasportoUnito e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri Miccichè sono emersi precisi impegni del Governo ad affrontare, in tempi brevi, le principali problematiche che affliggono la categoria, condizionandone la sopravvivenza, come la riduzione del costo del lavoro, la sicurezza della circolazione, la formazione del personale,
si chiede di conoscere dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti quali siano i tempi per la definitiva approvazione di tutti quegli interventi risolutivi come: l'applicazione della circolare dell'Agenzia delle entrate, che consentirebbe l'emissione di sanzioni contro i committenti che spingono gli autotrasportatori a violare le norme sulla sicurezza stradale; l'ecobonus per gli autotrasportatori siciliani; i costi minimi, tempi d'attesa, tempi di pagamento e tutte le altre misure che servono agli autotrasportatori sia per la propria sicurezza che per la circolazione, sia per la garanzia del posto di lavoro in un settore che già da molti anni vive una forte crisi.
(3-02184)
DELLA SETA, FERRANTE - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'art. 8 della legge n. 157 del 1992 istituisce il Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale (CTFVN);
il decreto n. 29187 del 23 dicembre 2010 del Direttore generale della competitività per lo sviluppo rurale (COSVIR X), produzioni animali del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha approvato il programma «Gruppo di lavoro tecnico scientifico delle attività del CTFVN per l'analisi dello stato di conservazione delle specie cacciabili in Italia nonché per la definizione di linee-guida per la corretta interpretazione dei dati inerenti l'avvio della migrazione pre-nuziale e il termine del periodo di dipendenza delle specie di giovani», per un importo complessivo di 90.000 euro, di cui 30.000 a favore dell'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e 60.000 euro a favore della delegazione italiana del CIC (Consiglio internazionale della caccia e della salvaguardia della selvaggina);
nel citato decreto è previsto che tale gruppo di lavoro sia coordinato dall'ISPRA e composto da professori universitari, ornitologi italiani ed esteri, rappresentanti ministeriali, un rappresentante di FACE (Federazione europea dei cacciatori) Italia, un rappresentante regionale;
il costo del citato programma è interamente a carico del capitolo 1963 pg 03 "Spese per il funzionamento del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale";
l'ISPRA, istituito con il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e vigilato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sulla base della migliore e più recente letteratura scientifica, ha redatto e consegnato anche al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel febbraio 2009 il documento "Sintesi dello stato di conservazione delle specie oggetto di prelievo venatorio ai sensi della legge 11 febbraio 1992 n. 157 e successive modificazioni" e nel luglio 2010 il documento "Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della legge n. 157/92, così come modificata dalla legge comunitaria 2009, art. 42", esplicitamente prodotto ai fini della definizione dei periodi relativi all'avvio della migrazione pre-nuziale e il termine del periodo di dipendenza delle specie di giovani uccelli;
in materia di caccia e tutela di paesaggio, flora e fauna, la giurisprudenza ha adeguatamente evidenziato come queste siano materie sottoposte al rispetto degli standard minimi ed uniformi di tutela indicati dalla legislazione nazionale, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, nonché della normativa comunitaria di riferimento e quindi materie di stretta pertinenza del Ministero dell'ambiente e del Ministero per le politiche europee,
si chiede di conoscere:
per quale motivo si sia ritenuto di dover finanziare un programma per materie di pertinenza del Ministero dell'ambiente e del Ministero per le politiche europee;
se e quando il CTFVN avrebbe espresso specifica indicazione e/o richiesta rispetto al programma approvato e interamente gravante sul capitolo di spesa relativo al funzionamento del CTFVN medesimo;
se i Ministri in indirizzo non intendano rendere pubblici i curricula e le specifiche alte competenze scientifiche di ciascun singolo componente del gruppo di lavoro nominato dal Direttore generale COSVIR con provvedimento n. 9248 del 28 aprile 2011;
su quale specifica autorizzazione legislativa si fondi il decreto sottoscritto dal Direttore generale che autorizza il finanziamento delle attività di supporto tecnico-scientifico di enti discrezionalmente individuati;
se siano stati predeterminati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali i criteri per la valutazione dell'expertise della delegazione italiana del CIC e certificata la conformità della stessa alle norme tributarie che disciplinano l'associazionismo in Italia (decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460) e quali peculiarità tecnico-scientifiche presenta tale delegazione, così da rendere ragionevole un'individuazione senza evidenza pubblica, senza alcuna selezione e/o comparazione e senza alcuna pubblicità, anche allo specifico fine di valutare l'eventuale coinvolgimento, in luogo e/o in concorso con l'individuata delegazione italiana del CIC, di altre associazioni di categoria quali potenziali destinatarie del finanziamento;
se (e per quale necessità ed in quale misura) nella nota 43614 del 22 dicembre 2010 presentata dall'ISPRA, soltanto un giorno prima dell'adozione del decreto ministeriale, fosse previsto ed illustrato il coinvolgimento della delegazione italiana del CIC;
se lo stanziamento della somma di 60.000 euro alla delegazione italiana del CIC non appaia irragionevole, incongruo e sproporzionato in considerazione del fatto che, come si apprende dal testo del decreto, tale somma andrà a finanziare non un'attività di studio, di ricerca o di alta consulenza da parte della delegazione italiana del CIC, ma esclusivamente spese per missioni in Italia e all'estero dei componenti del gruppo di lavoro di cui, fra l'altro, il decreto non prevede alcuna partecipazione di rappresentante/i del CIC medesimo;
se corrisponda al vero che la sede legale e amministrativa della delegazione italiana del CIC sita in via Carlo Alberto, 44 a Torino, espressamente indicata nel decreto, coincida con lo studio dentistico privato Pejrone;
se tale decreto sia stato inviato alla Corte dei conti per la registrazione delle somme stanziate e quale esito abbia avuto tale controllo;
se siano state erogate anticipazioni ai suddetti enti prima della registrazione ad opera della Corte dei conti, dovendosi valutare la correttezza nei termini d'eccesso di potere e irrazionale distrazione di fondi pubblici.
(3-02185)
PASSONI, GHEDINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'approvazione della legge di conversione del decreto-legge n. 225 del 2010 (cosiddetto "milleproroghe"), con questione di fiducia posta dal Governo, ha confermato la cancellazione delle prospettive lavorative di migliaia di precari della pubblica amministrazione come previsto dalla manovra finanziaria di luglio che taglia del 50 per cento la spesa, rispetto al 2009, per il personale precario della pubblica amministrazione ed impone un tasso di sostituzione del turnover al 20 per cento degli organici titolari;
fra i più colpiti dal provvedimento, sono stati i lavoratori dell'INPS: si tratta di 1.240 precari impiegati presso le sedi dell'istituto in tutta Italia, il cui contratto è scaduto il 31 marzo 2011 e non è stato rinnovato. Questi lavoratori si aggiungono agli altri 550 precari il cui contratto è scaduto il 31 dicembre 2010 e non è stato rinnovato, per un totale di quasi 1.800 persone coinvolte;
il 30 marzo 2011, un giorno prima della fine del rapporto di lavoro per questi lavoratori, è stata votata presso la XI Commissione permanente (Lavoro) della Camera dei deputati una risoluzione sottoscritta sia dalla maggioranza che dall'opposizione, su cui il Governo ha espresso parere favorevole, con la quale si impegnava quest'ultimo a dare una soluzione al problema;
a seguito di ciò, l'INPS ha prorogato di 15 giorni i 1.240 rapporti di lavoro per consentire al Governo di avere il tempo materiale per risolvere il problema. Il 15 aprile scorso, tuttavia, sono arrivate le lettere di licenziamento a questi lavoratori senza che il Governo abbia tenuto fede agli impegni presi;
benché da tempo sollecitato sulla questione tramite l'atto di sindacato ispettivo 3-02111, il Ministro Sacconi non ha ancora fornito una risposta in merito,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non si ritenga vincolato a rispettare la volontà della Camera dei deputati espressa attraverso la risoluzione di cui sopra, sulla quale il Governo ha peraltro espresso parere favorevole;
quali misure intenda intraprendere per salvaguardare il posto di lavoro dei precari in questione, considerando anche l'importanza del loro lavoro per il regolare svolgimento delle attività dell'Istituto.
(3-02186)
PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'emittente Canale 10 di Firenze è nata nel 1979 e, dopo alcuni passaggi di proprietà, nel 1993 è stata rilevata dal Gruppo Cecchi Gori con il quale ha avuto una rilevante crescita di ascolti. In questo periodo la struttura giornalistica e tecnica ha realizzato servizi e dirette televisive, in ambito cronaca e sport della Toscana, per La7 e Sky Italia;
nel febbraio 2006 l'emittente Canale 10 è stata acquistata dal gruppo Profit di Raimondo Lagostena, e dal 2008 ha aderito al circuito di Odeon Syndication che diffonde il proprio palinsesto attraverso emittenti locali presenti sull'intero territorio nazionale;
nel maggio 2009, CTG Srl società che fa parte del gruppo Profit, proprietaria della concessione a trasmettere dell'emittente televisiva Canale 10, ha dichiarato 12 esuberi a seguito di una grave crisi strutturale del gruppo Profit e dopo un confronto serrato viene fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni (CIG) in deroga. Il 17 dicembre 2009 Raimondo Lagostena è stato arrestato assieme all'Assessore regionale lombardo Piergianni Prosperini per un affare di tangenti sul marketing del turismo della Regione Lombardia, patteggiando poi una pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione con un risarcimento di 150.000 euro;
dal 1° febbraio 2011 l'emittente è stata rilevata da Lasu Ltd di Gennaro Ruggiero, uscendo dalla syndacation Odeon Tv;
considerato che:
la CTG Srl ha comunicato al Slc Cgil in data 13 gennaio 2011 l'intenzione di cedere tale attività in affitto alla IASU Ltd;
in data 26 gennaio 2011 si è svolto l'incontro nel quale viene stabilito con specifico accordo che: 1) diciotto dipendenti dedicati alla realizzazione dei programmi (giornalisti, tecnici di ripresa e produzione, registi, addetti al palinsesto e alla programmazione, autori, receptionist, segreteria e amministrazione) sui ventidue complessivi dell'azienda sarebbero stati trasferiti alle dipendenze della IASU Ltd; 2) il contratto di affitto avrebbe avuto la durata di 12 mesi a decorrere dal 1° febbraio 2011 ed era prevista fin da allora la possibilità per la IASU, al termine dello stesso, di acquistare definitivamente il ramo d'azienda "alle condizioni già concordate in linea di massima tra le parti"; 3) in caso di risoluzione del contratto di affitto conseguente alla naturale scadenza dello stesso e alla sua eventuale risoluzione anticipata per qualsivoglia ragione o motivo, il personale dipendente della IASU Ltd a quella data e già dipendente della CTG alla data di sottoscrizione dell'accordo sarebbe passato senza soluzione di continuità alle dipendenze di CTG Srl con effetto immediato a parità di inquadramento;
ad oggi i dipendenti attendono ancora di percepire gli stipendi di febbraio 2011, marzo 2011 e aprile 2011, mentre stanno venendo meno anche le condizioni minime indispensabili (strumentazione tecnica, telepass, benzina eccetera) per garantire l'attività dell'emittente;
il contratto di affitto - difformemente da quanto previsto nell'accordo sindacale e nella procedura - è stato stipulato in data 9 marzo 2011 anziché dal 1° febbraio 2011 e sempre in difformità dall'accordo che prevedeva 12 mesi di affitto, in data 24 marzo 2011 la CTG ha accettato la proposta di acquisto dell'azienda da parte di IASU Ltd, che pertanto risulta aver acquistato definitivamente il ramo di azienda;
il 2 maggio 2011 i lavoratori occupati presso Canale 10 hanno ricevuto lettera da parte del signor Gennaro Ruggiero nella sua qualità di titolare della IASU Ltd con la quale egli ha reso noto di considerare nullo sia il contratto di affitto che quello di compravendita dell'emittente stipulati con la CTG;
in data 4 maggio 2011, CTG rispondeva sostenendo la piena validità dei contratti sottoscritti con la IASU e quindi la sua totale estraneità per tutti gli obblighi nascenti successivamente al contratto di affitto,
si chiede di sapere:
in una condizione in cui CTG è titolare della concessione e IASU è l'editore, in che misura il mantenimento della concessione da parte di CTG sia compatibile con l'affitto e la cessione del ramo di azienda ad un altro soggetto (IASU Ltd) in un contesto di trasmissione analogica, considerato che la Toscana non ha ancora effettuato lo switch off al digitale;
qualora CTG non sia più da ritenere titolare della concessione, quale soggetto abbia titolo a riscuotere le provvidenze e i contributi erogati dallo Stato come disciplinato dalla normativa in materia.
(3-02187)
LUSI, ZANDA, MARINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 6 aprile 2009 la città de L'Aquila e decine di Comuni limitrofi sono stati drammaticamente interessati da un terremoto sussultorio, ondulatorio e rotatorio che ha causato 309 vittime e la distruzione dei centri storici della città de L'Aquila e dei borghi di tutti i Comuni interessati dal cratere;
la realizzazione e la consegna delle abitazioni del progetto C.A.S.E. nelle new towns nell'hinterland de L'Aquila, realizzate per accogliere circa 18.000 cittadini privati dal sisma della propria abitazione, ha evidenziato la totale carenza delle necessarie infrastrutture di trasporto ferroviario atte a decongestionare quel territorio offrendo un servizio pubblico di base;
gli interventi conseguenti al sisma del 6 aprile 2009 hanno pesantemente aggravato il deficit infrastrutturale viario, congestionando in modo esponenziale il traffico di auto, camion e mezzi pubblici;
la legge 24 giugno 2009, n. 77, ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009;
ai sensi dell'art. 1 del decreto-legge n. 39 del 2009 tutti gli interventi previsti hanno effetto esclusivamente con riferimento al territorio dei Comuni interessati dagli eventi sismici verificatisi nella Regione Abruzzo a partire dal 6 aprile 2009;
l'art. 4, comma 3, del decreto-legge dispone che al fine di concentrare nei territori di cui all'art. 1 interventi sulle reti viarie e ferroviarie funzionali alla ricostruzione nei territori stessi del cratere sono destinati a tali interventi fino a 100 milioni di euro nell'ambito dell'aggiornamento, per l'anno 2009, del contratto di programma Rete Ferroviaria italiana (RFI) SpA 2007 -2011;
conseguentemente, lo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 28 dicembre 2010, registrato dalla Corte dei conti il 4 febbraio 2011, "tenuto conto che (…) il decreto-legge n. 39 del 28 aprile 2009 (convertito con legge n. 77/2009) all'art. 4, comma 3, ha destinato, nell'ambito dell'aggiornamento per l'anno 2009 del Contratto di programma, fino a 100 milioni di euro per la realizzazione di interventi sulle reti ferroviarie, funzionali alla ricostruzione, nei territori della Regione Abruzzo colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile 2009" ha approvato "l'aggiornamento 2009 del Contratto di Programma 2007-2011, parte investimenti, sottoscritto tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete Ferroviaria Italiana Spa il 23 dicembre 2010";
in una nota recante "Interventi sulle reti ferroviarie dell'Abruzzo funzionali alla ricostruzione e allo sviluppo post-terremoto", concordata tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato SpA, dottor Mauro Moretti, e il Presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo, Gianni Chiodi, consegnata pochi giorni fa al Sindaco de L'Aquila, on. Massimo Cialente, e resa nota alla stampa, si rinviene che solo 25 milioni di euro - dei 100 milioni di Euro indicati nell'art. 4, comma 3, del decreto-legge n. 39 del 2009 e nel citato decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 28 dicembre 2010 - sono destinati ad infrastrutture ferroviarie interessanti (parte del) l'area del cratere del sisma del 6 aprile 2009 essendo stati destinati alla linea ferroviaria Sulmona-L'Aquila-Terni,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che la nota citata in premessa sia stata concordata tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Amministratore delegato di Ferrovie dello Stato SpA, dottor Mauro Moretti, e il Presidente della Giunta regionale d'Abruzzo, dottor Gianni Chiodi;
se risponda al vero che la nota è stata consegnata informalmente al Sindaco de L'Aquila, on. Massimo Cialente;
se risponda al vero che i restanti 75 milioni di euro del fondo in precedenza citato non siano stati destinati ad interventi di infrastruttura ferroviaria direttamente interessanti l'area del cratere del terremoto del 6 aprile 2009;
quali interventi verranno realizzati con la somma di 25 milioni di Euro e la loro esatta descrizione;
quale atto avente forza di legge è stato utilizzato dalle istituzioni destinatarie della presente interrogazione quale presupposto e causa per modificare le conseguenze del dettato dell'art. 4, comma 3, della legge n. 77 del 2009, testo a legislazione vigente mai soppresso o modificato successivamente alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale 27 giugno 2009, n. 147;
quali atti il Governo intenda promuovere al fine di ripristinare la legalità attuando correttamente e coerentemente il disposto dell'art. 4, comma 3, della legge n. 77 del 2009.
(3-02189)
MASCITELLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
in data 6 marzo 2007, con l'accordo siglato tra il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze e la Regione, è stato approvato il Piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria della Regione Abruzzo, che prevede l'attivazione di una serie di interventi allo scopo di ristabilire l'equilibrio economico-finanziario;
con delibera del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 dicembre 2009, il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi è stato nominato commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro (indi affiancato dal vice commissario dottoressa Giovanna Baraldi) in sostituzione del precedente commissario;
la Regione, ai sensi di quanto previsto nel Patto per la salute del 3 dicembre 2009, art. 13, comma 14, e ai sensi dell'art. 2, comma 88, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, ha inviato al Governo, in data 15 luglio 2010, il Programma operativo 2010 con il quale si è inteso dare prosecuzione al Piano di rientro 2007-2009;
ad oggi non risulta approvato il Piano operativo 2011-2012, peraltro ancora in attesa della relativa pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione;
in nessuno dei predetti atti - né d'altronde sarebbe mai potuto accadere - risulta che al commissario ad acta sia stato attribuito il potere di emanare provvedimenti, per il loro evidente carattere amministrativo, in grado di modificare (formalmente e/o sostanzialmente) le leggi della Regione Abruzzo in violazione del consolidato principio di gerarchia delle fonti, a tal fine ritenendosi acclarato che intervenire su disposizioni formalmente e sostanzialmente di rango legislativo è possibile solo mediante l'adozione di atti aventi pari grado; d'altro canto la Corte costituzionale, con sentenza n. 361 del 2010, ha ribadito ancora la natura meramente amministrativa della figura del commissario ad acta per la realizzazione del Piano di rientro dal deficit sanitario, escludendo la possibilità di attribuire al commissario medesimo una qualsivoglia potestà legislativa, ancorché sostenuta da un'eventuale interpretazione della Costituzione che la legittimi;
il commissario nominato in Abruzzo per la prosecuzione del Piano di rientro, a dispetto di quanto sopra evidenziato e reiterando il proprio ingiustificabile comportamento, ha ritenuto di poter adempiere ai propri compiti mediante l'adozione di atti aventi natura meramente amministrativa, assunti in violazione di leggi regionali: in particolare, della legge regionale 10 marzo 2008, n. 5, recante "Un sistema di garanzie per la salute - Piano Sanitario regionale 2008-2010";
ciò ha inevitabilmente comportato da subito la proposizione e l'accoglimento degli innumerevoli ricorsi proposti da privati convenzionati con il servizio sanitario regionale; da ultimo, il pronunciamento di sentenze che riaprono d'autorità ospedali chiusi mediante atti ritenuti illegittimi perché assunti nell'abuso dell'esercizio dei poteri commissariali, usurpando le prerogative legislative che la Costituzione assegna alle Assemblee regionali; il Piano operativo 2010 sembrerebbe, dunque, essere stato letteralmente demolito dalle sentenze dei Tribunali amministrativi, aprendo un varco alle richieste di risarcimento danni da parte dei privati;
lo stesso Piano di rientro attualmente vigente, tra l'altro inapplicato, risulta in difformità del mandato ricevuto dal commissario ad acta nelle parti che concernono la ricontrattazione dei budget con gli erogatori privati, la rimodulazione delle tariffe per il controllo della spesa farmaceutica e la riduzione della ospedalizzazione a favore di servizi alternativi sul territorio, con evidente aggravio dei costi della mobilità passiva; inoltre il Piano operativo 2011-2012 è viziato, per molti aspetti, da carenza di potere e pertanto inapplicabile;
per le motivazioni su esposte anche ad esso attinenti, il Piano operativo 2011-2012 resta in attesa di una pubblicazione che tarda a venire, probabilmente nell'intento di ritardare ricorsi e richieste di danni che comunque arriveranno e che sempre gli abruzzesi dovranno pagare;
di fatto, gli annullamenti nel frattempo intervenuti ed altri che potrebbero intervenire espongono la Regione alle conseguenti eventuali responsabilità risarcitorie, che graverebbero sul bilancio regionale disastrato e, quindi, sulle tasche di tutti i cittadini abruzzesi, già sottoposti al prelievo fiscale più alto consentito;
il perpetuarsi di simili comportamenti posti in essere dal commissario, pur in presenza di pronunciamenti così chiari dell'autorità giudiziaria, con l'aggiunta circostanza che l'approvazione di una nuova legge sul Piano di risanamento comporterebbe di fatto la perdita dei poteri commissariali in capo al presidente Chiodi, sono tutti elementi che non consentirebbero più di ritenere occasionali o casuali gli episodi contestati;
appare in ogni caso inevitabile e non più rinviabile ottemperare al giudizio degli organi costituzionali ed amministrativi, al fine di mettere in sicurezza sul piano giuridico gli adempimenti - quelli condivisibili - compiuti o ancora da compiere, coinvolgendo nelle scelte l'intera Assemblea legislativa regionale,
si chiede di sapere:
se non si ritenga necessario riferire circa i risultati conseguiti dal commissario ad acta della Regione Abruzzo, in merito al perseguimento degli obiettivi previsti dal Piano di rientro 2007;
se il Governo non ritenga opportuno fornire i dovuti chiarimenti in merito all'attività del commissario ad acta, in particolare se il commissario ad acta debba provvedere all'attuazione piena e scrupolosa del Piano di rientro 2007, la cui validità nei contenuti è stata peraltro ribadita dagli stessi organi giudicanti, o se possa discostarsene in maniera discrezionale;
se non ritenga opportuno valutare la possibilità di una revoca del commissario ad acta in questione per le evidenti inadempienze, al fine di un ripristino della legalità mediante l'assunzione delle funzioni e delle relative responsabilità in capo all'Assemblea regionale.
(3-02192)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
come si apprende dalla lettura di molti blog su Internet, domenica 15 maggio 2011, una settimana prima dell'importantissima giornata di elezioni regionali del 22 maggio, che ha visto la débacle per il premier Zapatero, la Spagna è scesa in piazza a chiedere una vera democrazia. Gli organizzatori della protesta "Democracia Real Ya!" stimano che più di 130.000 persone siano scese a manifestare nelle principali città spagnole al motto "non siamo merce di politici e banchieri". Per i manifestanti, i principali colpevoli della crisi attuale sono i partiti politici ed i banchieri, che vogliono far pagare il costo della crisi ai giovani. Migliaia di giovani, ribattezzati gli "indignados" dalla stampa spagnola, hanno occupato nei giorni scorsi la Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, da dove erano stati sgomberati dalla polizia. I giovani, che si erano autoconvocati attraverso i social network e il sito Democracia Real Ya, protestavano contro i tagli imposti dal Governo e denunciano la collusione fra politici e banchieri;
anche le banche italiane, nonostante la mistificazione mediatica di giornali di proprietà e giornalisti economici spesso proni agli interessi, ai desiderata ed alle "veline" dei banchieri, tendono a nascondere fatti e circostanze di usi, abusi e soprusi quotidiani a danno delle famiglie e delle piccole e medie imprese con tassi elevatissimi e condizioni capestro, suscitano l'indignazione popolare finora repressa e poco organizzata. In modo particolare Unicredit, la banca dei derivati "avariati" assegnati ad enti locali e piccole e medie imprese, non ha modificato la pessima gestione di Profumo, messo alla porta dopo una buona uscita di 40 milioni di euro, premio immeritato per aver portato il valore del titolo da 8 ad 1,8 euro ad azione in poco tempo, massacrando il sudato risparmio dei piccoli azionisti;
le operazioni spericolate di Unicredt, che lesina i fidi ai richiedenti "senza santi in paradiso", accordando centinaia di milioni di euro alla solita compagnia di giro come Zuno e Ligresti, spesso girati alle voci "incagli" e "sofferenze", sono scandalose. Anche Alessandro Penati, in un articolo pubblicato su "la Repubblica" del 22 maggio 2011, ha stigmatizzato i comportamenti di Unicredit che danneggiano i piccoli azionisti investitori, i clienti saccheggiati e taglieggiati con costi insopportabili, balzelli e rincari ingiustificati;
si legge: «Se il buon giorno si vede dal mattino, quello di Unicredit, novella banca "di sistema", promette di essere plumbeo: operazioni "di sistema" come la ristrutturazione Premafin-Fonsai non sono un buon presagio di redditività, o di scintille in Borsa. Per la Consob, quella di Premafin-Fonsai è una ristrutturazione. "La società è in una situazione di crisi attestata", e pertanto Unicredit è esonerata dall'Opa. L'operazione quindi, va valutata come salvataggio. Ma di quale azienda? Più della compagnia assicurativa Fonsai, a rischio dissesto sono Premafin, che la controlla con poco meno del 42%, e le altre holding più a monte: la solita piramide con cui i Ligresti controllano Premafin. Tralasciamo per semplicità le holding a monte. Premafin è chiaramente in crisi: la sua unica attività, la quota in Fonsai, ai prezzi di mercato vale 301 milioni, ed è tutta in pegno alle banche (Unicredit capofila) a fronte di un indebitamento di 302. Di fatto, Fonsai è delle banche creditrici. L'unica attività rimasta ai Ligresti è il valore del premio di controllo. In una situazione simile, qualsiasi banca agirebbe a tutela dei propri crediti. Potrebbe richiede il reintegro della garanzia; ma i Ligresti non hanno i soldi per farlo. O imporre la vendita della quota Fonsai al miglior offerente, e con l'incasso del premio di controllo rimborsare anche i debiti delle società a monte; ma così se ne mette a rischio l'italianità! O escutere il pegno, diventare azionista di controllo di Fonsai, ristrutturarla, valorizzarla e ricollocarla sul mercato: bella operazione di ristrutturazione, ma non "di sistema". O convertire il debito in azioni, diluendo i Ligresti, per poi procedere come sopra alla ristrutturazione. Invece, Unicredit mette mano al portafogli per aumentare il valore della garanzia (Fonsai) offerta dal debitore Premafin in crisi: 170 dei 450 milioni dell'aumento Fonsai saranno versati dalla banca. Stupefacente. E inefficiente: dei 170 milioni, solo il 42% (la quota Premafin) andrà ad aumentare la garanzia; il resto sarà a beneficio degli altri creditori di Fonsai (Mediobanca in primis). Ma non basta: invece di pretendere che i Ligresti mettano nuove risorse in Premafin, Unicredit gliele elargisce a fondo perduto. Per sottoscrivere la sua quota di aumento, infatti, Unicredit non acquisterà i diritti sul mercato, ma dai Ligresti a un prezzo almeno doppio: se per esempio l'aumento avvenisse ai valori odierni, 5,8 euro, Unicredit pagherebbe ogni nuova azione 12,7 euro. Vale a dire, le basterebbero meno di 80 milioni per rilevare il 6,6% di Fonsai pattuito, ma ne paga 170: la differenza viene elargita ai Ligresti. È un prezzo più basso di quello offerto da Groupama, argomenta Unicredit: ma i francesi pagavano per il controllo (ergo l'Opa); mentre per Unicredit è una ristrutturazione. Tanta munificenza a vantaggio di un imprenditore straordinario colpito dalla sfortuna? Non direi. Tra operazioni in conflitto di interessi, affari immobiliari e investimenti dubbi, la gestione Ligresti di Fonsai è stata disastrosa (come ben riassunto su Affari&Finanza dal 3/5). Non bastasse, i Ligresti si sono fatti pagare emolumenti per 60 milioni in 5 anni. Almeno di questi, Unicredit dovrebbe pretendere la restituzione. Sorge il dubbio che per Unicredit sia un'operazione di marketing. Da domani, ogni imprenditore italiano vorrà essere suo cliente. Se le cose vanno male, potranno richiedere il "trattamento Ligresti" e lanciare un aumento di capitale: Unicredit sarà felice di sottoscriverlo, e di fornire all'imprenditore, a fondo perduto, le risorse per mantenere il controllo. E non è finita. Viene richiesto un aumento da 350 milioni anche alla Milano Assicurazioni, controllata di Fonsai, che non ne ha bisogno: non serve a migliorare i solvency ratio del gruppo, non previsti dalla regolamentazione attuale; ed è l'opposto di quanto Fonsai potrebbe fare per patrimonializzarsi, ovvero, cedere attività. A meno che si stia preparando il terreno per una fusione tra le due assicurazioni: il costo, oggi, sulle spalle della minoranza della Milano; il beneficio, domani, a chi controlla Fonsai. Il gruppo smentisce. Ma a pensar male, con le operazioni di sistema, spesso si indovina»,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quali siano i motivi per cui Unicredit, al fine di tutelare i propri crediti ed i risparmi dei depositanti, non abbia finora chiesto il reintegro delle garanzie al gruppo Ligresti, dopo la crisi di Premafin;
se conosca quali siano le motivazioni che inducono Unicredit a non imporre la vendita della quota Fonsai al miglior offerente e, con l'incasso del premio di controllo, rimborsare anche i debiti delle società a monte, oppure ad escutere il pegno, diventare azionista di controllo di Fonsai, ristrutturarla, valorizzarla e ricollocarla sul mercato;
se, a quanto risulti al Governo, la scelta di Unicredit di non acquisire i diritti sul mercato per sottoscrivere la sua quota di aumento, ma quella di Ligresti a un prezzo almeno doppio, non possa integrare ipotesi delittuose a danno dei piccoli azionisti, del mercato e dei depositanti;
se risponda al vero che la banca "di sistema" Unicredit, con meno di 80 milioni di euro potrebbe rilevare il 6,6 per cento di Fonsai, così come è stato pattuito, invece di pagare 170 milioni di euro, con la differenza allegramente elargita ai Ligresti, che possono continuare a godere di appoggi inconciliabili con il mercato ed i diritti dei soci di minoranza, che a quanto risulta all'interrogante dovrebbero essere tutelati qualora la Consob non fosse allineata a difendere gli interessi di banchieri assicuratori e società quotate;
quali misure urgenti intenda attivare per evitare che Unicredit possa finanziare il valore della garanzia (Fonsai) offerta dal debitore Premafin in crisi, con 170 dei 450 milioni di euro dell'aumento Fonsai versati dalla banca a fondo (quasi) perduto, posto che, dei 170 milioni, solo il 42 per cento (la quota Premafin) andrà ad aumentare la garanzia mentre il resto sarà a beneficio degli altri creditori di Fonsai (Mediobanca in primis).
(3-02194)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
MARINARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
in data 26 aprile 2011 l'agenzia di stampa Reuters ha pubblicato da Londra la notizia secondo la quale la Libia, ed in particolare la famiglia Gheddafi, ha importato benzina venduta dalla raffineria italiana Saras alla compagnia libica GNMTC (General National Maritime Transport Company), trasportata in Tunisia dall'imbarcazione Valle di Navarra appartanente alla Navigazione Montanari SpA. La GNMTC non è inclusa nella lista Onu di compagnie libiche sanzionabili;
risulta però che tale compagnia sia controllata da Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello Gheddafi, che è invece incluso nella lista Onu delle personalità libiche soggette a divieto di viaggio e congelamento dei beni;
non è chiaro se da tale transazione, apparentemente legale, Hannibal Gheddafi abbia direttamente beneficiato;
se così fosse, si tratterebbe di una grave violazione delle sanzioni stabilite in sede Onu (risoluzione n.1970 adottata il 26 febbraio 2011),
si chiede di sapere:
se il Governo italiano sia informato dei fatti;
quali misure intenda adottare per esercitare un controllo efficace e rispettoso degli accordi internazionali al fine di impedire la violazione dell'embargo.
(3-02188)
D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che:
in sede di Commissione Politiche sociali della Conferenza Stato-Regioni è stata avanzata la proposta di adottare quale criterio di ripartizione dei volontari del Servizio civile nazionale quello utilizzato per la distribuzione il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS);
questo comporterebbe una grave penalizzazione per la Regione Siciliana che passerebbe dalla quota del 17,4 per cento, calcolata sulla base del criterio del numero degli enti iscritti all'albo, a quella del 9,39 per cento, quantificata sulla base del FNPS;
nell'ordine del giorno della seduta del 20 aprile 2011 della Conferenza Stato - Regioni, al punto 7, figuravano il contestuale riparto dei fondi alle Regioni per spese di funzionamento (pari a 910.000 euro), comunicazione e formazione (pari a 400.000 euro) secondo i parametri del FNPS, nonché la verifica del numero di giovani ripartito tra le Regioni sempre con gli indicatori già adottati per il FNPS, e la predisposizione di una nuova intesa;
nel corso della riunione della Commissione Politiche sociali del 30 marzo 2011 si era convenuto di adottare i parametri del FNPS per i fondi relativi a funzionamento, comunicazione e formazione;
nonostante ciò comportasse una leggera penalizzazione per la Sicilia, in quella sede, i rappresentanti istituzionali siciliani avevano espresso parere favorevole ritenendo che il principio di unificare le modalità di ripartizione dei vari fondi fosse fondato;
tuttavia, nella medesima sede non è stato mai fatto riferimento alla possibilità di utilizzare i medesimi parametri anche per la ripartizione del numero di volontari fra le Regioni, come peraltro risulta da verbale;
inoltre, fra gli allegati all'ordine del giorno di cui sopra, figurano soltanto le somme relative a funzionamento, comunicazione e formazione, ma non c'è alcun riferimento al numero di volontari e quindi nessun tipo di verifica può essere stato fatto;
pertanto, sulla base dell'ordine del giorno, e sulla base dei pareri espressi in sede di Commissione Politiche sociali del 30 marzo 2011, l'interrogante ritiene che la Conferenza Stato Regioni del 20 aprile 2011 si sia espressa favorevolmente solo sul riparto delle somme relative a funzionamento, formazione e comunicazione assegnate alle Regioni e alle Province autonome;
inoltre la tesi di una automatica assimilazione dei criteri di ripartizione dei fondi di funzionamento comunicazione e formazione a quelli di ripartizione del numero dei volontari non ha fondamento, in quanto tali criteri sono diversi: ad esempio nel 2010 i fondi suddetti furono assegnati alla Sicilia nella misura del 13,82 per cento a fronte di una ripartizione di volontari pari al 17,44 per cento;
se si adottasse il criterio del FNPS, la Sicilia passerebbe, pur in presenza di un lieve aumento del numero di volontari assegnati alle Regioni, dai 1.418 del 2010 ad appena 772 del 2011, con un taglio inaccettabile e ingiustificato, alla luce del ruolo leader da sempre ricoperto dalla Regione per numero di enti iscritti agli Albi nazionale e regionale e per numero di richieste di partecipazione che vengono dai giovani siciliani;
questo vanificherebbe inoltre le attese degli enti siciliani che hanno già presentato i relativi progetti per l'anno in corso; infatti, il cambiamento del criterio di ripartizione dei volontari interverrebbe a bandi aperti e progetti presentati;
inoltre si rileva che il percorso di adozione dei nuovi parametri di ripartizione dei volontari non è stato, a dir poco, affatto chiaro poiché non è mai stata sottoposta ai componenti della commissione alcuna simulazione circa i numeri che ne sarebbero derivati e la stessa tabella allegata all'ordine del giorno del 20 aprile 2011 riguarda le spese di funzionamento, formazione e comunicazione ma non riporta la ripartizione dei volontari;
non si può accettare quindi questa iniqua penalizzazione che mortifica un movimento che ha saputo conquistarsi nel tempo una posizione di preminenza nel contesto nazionale, grazie alla sua vitalità e alla generosa partecipazione dei giovani siciliani che, lo scorso anno, hanno presentato quasi diecimila domande per 1.418 posti disponibili,
si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non intendano porre in essere le debite misure affinché l'argomento venga affrontato in sede di Conferenza Stato-Regioni con la necessaria consapevolezza onde evitare un'ingiusta penalizzazione per la Regione Siciliana che peraltro avvantaggia considerevolmente soltanto la Lombardia (dove il numero dei posti disponibili sostanzialmente coincide con le richieste dei volontari) e in subordine se non ritengano opportuno evitare questa drastica riduzione dei volontari nel corso di quest'anno, a bandi aperti e progetti presentati, procedendo sì ad un progressivo ridimensionamento della quota della Sicilia ma nell'arco almeno di un quinquennio, così salvaguardando tutte le iniziative in essere nel campo dell'assistenza, dell'ambiente, della promozione culturale, della protezione civile e del turismo.
(3-02190)
MARINARO, GHEDINI - Ai Ministri degli affari esteri e per le pari opportunità - Premesso che:
Maryam Bahrman è una delle promotrici della campagna per la raccolta di "Un milione di firme per l'uguaglianza", lanciata dal movimento delle donne iraniano nel 2006, quando Maryam Bahrman era segretaria generale dell'Organizzazione delle Donne Farsi, con l'obiettivo di riformare le leggi che nella Repubblica Islamica d'Iran discriminano contro le donne, nel rispetto dell'Islam ma anche e soprattutto in accordo con i trattati sui diritti umani sottoscritti dall'Iran, a cominciare dal Patto sui diritti civili e politici e dal Patto sui diritti economici, sociali e culturali;
Maryam Bahrman è stata arrestata con l'accusa di "attentato alla sicurezza nazionale", accusa che sempre viene mossa contro chi critica il Governo, ma in questo caso alla base di tale accusa ci sarebbe la partecipazione di Bahrman alla Commission on the status of Women (CSW), la Commissione sulla condizione delle donne delle Nazioni Unite, dove Bahrman ha in effetti preso parte a due seminari, organizzati da AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, nell'ambito delle "parallel sessions" riservate alla società civile;
Maryam Baharman continua a essere interrogata per scoprire chi sono i suoi contatti all'estero, e lei li sta proteggendo con il nome di AIDOS;
AIDOS è l'organizzazione non governativa che ha organizzato i 2 panel della CSW con l'aiuto di donne iraniane rifugiate negli USA che hanno collaborato ad un progetto, realizzato da AIDOS per conto di UNFPA (United Nations Population Fund) in Iran ai tempi del presidente Kathami, e la cui identità deve assolutamente restare ignota per evitare ritorsioni contro le loro famiglie rimaste in Iran o ulteriori problemi,
si chiede di sapere quali iniziative i Ministeri in indirizzo abbiano assunto fino ad oggi e che cosa si intenda fare per salvaguardare la vita di queste donne e delle loro famiglie, nonché che passi si intendano compiere per ottenere la scarcerazione di Maryam Baharman.
(3-02191)
ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nell'incontro avvenuto a Roma, lunedì 23 maggio 2011, nella sede di Confindustria, l'amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha comunicato il nuovo piano aziendale della Fincantieri che prevede la chiusura dello stabilimento di Castellammare di Stabia (Napoli);
questa decisione comporterà devastanti ricadute sociali su tutto il territorio interessato, infliggendo un ulteriore duro colpo al Mezzogiorno. Saranno oltre 2.000 le persone, tra i lavoratori dello stabilimento e dell'indotto, che perderanno il loro posto di lavoro, in un'area già fortemente colpita dalla disoccupazione;
fortissime sono state e sono le reazioni degli operai del sito stabiese, le cui proteste sono iniziate nella serata di lunedì, subito dopo aver appreso la sconcertante notizia della chiusura. Centinaia i lavoratori che hanno presidiato lo stabilimento Fincantieri di Castellammare, centinaia quelli che hanno occupato il Municipio. Oggi un folto gruppo di operai sta bloccando la strada statale Sorrentina, in provincia di Napoli,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga indispensabile riferire, con la massima urgenza, su come intenda affrontare la questione del sito Fincantieri di Castellammare che sta mettendo in ginocchio, con gravi ricadute sociali ed occupazionali, un intero territorio e l'economia del Mezzogiorno già pesantemente compromessa;
quali misure necessarie ed urgenti intenda adottare, con la massima sollecitudine, per tutelare gli oltre 2.000 operai che rischiano di restare senza nessun sostentamento economico e futuro per sé e per le proprie famiglie e senza nessuna possibilità di ricollocarsi in altre forme di occupazione per la grave carenza occupazionale che da anni interessa tutto il Meridione;
se non ritenga improcrastinabile intervenire, con la massima sollecitudine, per riferire le linee strategiche e le soluzioni occupazionali individuate dal piano industriale di Fincantieri.
(3-02193)
STIFFONI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
è del 12 maggio 2011 la notizia, pubblicata sul quotidiano "Il Gazzettino" edizione di Treviso, di un recluso, Moreno Major, condannato per rapina, al quale il giudice di Treviso ha concesso gli arresti domiciliari per condizioni di salute e sicurezza. Nella richiesta presentata dall'avvocato difensore si legge che Moreno Major, nel 2006, rimase coinvolto in un incidente che gli procurò gravi lesioni fisiche: una lesione al bacino che, a suo dire, renderebbe necessaria una toilette con particolari accortezze, come per esempio uno corrimano per sostenersi;
Moreno Major è stato condannato per una rapina effettuata nel luglio 2009 all'agenzia Unicredit di Villorba ma in questo caso la sua grave lesione al bacino, le sue gravi condizioni fisiche che oggi non gli permettono di utilizzare i servizi igienici del carcere in sicurezza e che gli garantiscono gli arresti domiciliari, a suo tempo però non gli hanno impedito di partecipare ad una rapina in una banca;
è noto a tutti che il ricorso alle false disabilità fisiche o presunte malattie per aggirare il rigore del carcere attraverso l'alterazione di documenti o la corruzione di operatori sanitari facendosi riconoscere disabilità funzionali all'ottenimento degli arresti domiciliari è una pratica comune ed in uso soprattutto tra i boss mafiosi. Ciò detto nessuno si meraviglierebbe se tale abilità fosse stata utilizzata anche in questo caso;
è altresì noto che l'aumento della delinquenza è alimentato, tra gli altri fattori, da pene poco severe e scarcerazioni facili, alle quali si aggiungono pesanti responsabilità legate all'inefficienza e talvolta agli errori del nostro sistema giudiziario. A tal riguardo è di questi giorni la notizia che due ladri, clonatori di bancomat, presi in flagranza di reato dai Carabinieri di Istria e Castelfranco sono stati arrestati, messi in carcere e dopo qualche giorno scarcerati per un errore della Procura di Treviso nella trasmissione del verbale di arresto;
se si vuole aumentare l'efficacia della giurisdizione, la sicurezza sociale e la fiducia dei cittadini nella giustizia è necessario garantire la certezza della pena. Al contrario alcune sentenze di una parte della magistratura tendono a privilegiare più le garanzie individuali che quelle della sicurezza sociale, più l'imputato che la parte lesa del reato. A parere dell'interrogante è venuto il momento di invertire questa tendenza e di tenere in maggiore considerazione le esigenze dei cittadini che sono vittime di reati o che comunque non si sentono garantiti dal sistema giudiziario,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda avviare un'ispezione al fine di acclarare la regolarità delle procedure ovvero eventuali complicità con le quali il detenuto è riuscito ad ottenere i benefici degli arresti domiciliari.
(3-02195)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CECCANTI, LATORRE, TOMASELLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
anche nell'ultima tornata elettorale, nel primo turno di votazione, si sono verificati casi, nei Comuni superiori a 15.000 abitanti, a cominciare dai Comuni di Cagliari e di Lanciano, in cui la mera lettura dei dati dal sito del Ministero dell'interno che presentano separatamente le percentuali dei voti validi per i candidati sindaci e per le liste e coalizioni (i voti validi di ogni candidato sindaco sono divisi per il totale dei voti validi a tutti i candidati sindaci; i voti validi delle liste e delle coalizioni sono divisi per il totale dei voti validi delle liste e delle coalizioni) può indurre in errore ai fini dell'attribuzione del premio di maggioranza nei confronti del sindaco eletto al secondo turno che l'articolo 73, comma 10, del decreto legislativo n. 267 del 2000 (testo unico enti locali) condiziona al fatto che nessuna altra lista o coalizione abbia già ottenuto al primo turno almeno il 50 per cento più uno dei voti validi;
dopo la sentenza n. 3022/2010 del Consiglio di Stato si è pacificamente assestata l'interpretazione, già decisa dal Tar Piemonte, secondo la quale ai fini del calcolo di detta maggioranza si pongono al numeratore le cifre delle liste e coalizioni ma al denominatore si pongono tutti i voti validi per l'elezione del sindaco, compresi quelli degli elettori che hanno votato esclusivamente per candidati sindaci;
per fare un esempio nel caso oggetto della sentenza, relativo al Comune di Alba, si stabilì che il premio fosse necessariamente assegnato al sindaco eletto al ballottaggio giacché la coalizione più votata al primo turno, diversa da quella che aveva sostenuto l'eletto, con 9.134 voti non aveva conseguito il 50 per cento dei voti più uno, dal momento che tale cifra, ai fini della determinazione della percentuale, andava divisa non per 17.705 (totale dei voti validi di lista), ma per 19.478 (totale dei voti validi per la competizione a sindaco, compresi voti per solo sindaco);
la sentenza del Consiglio di Stato, com'è noto, non lascia alcun margine interpretativo in senso diverso, utilizzando in modo chiarissimo e combinato i criteri dell'interpretazione testuale, logico-sistematica, della volontà del legislatore e teleologico e rilevando puntualmente che si tratta di circoscrivere in modo restrittivo un'ipotesi, quella del mancato premio, che in un sistema improntato alle esigenze prioritarie della governabilità, non può che essere una "norma eccezionale" da valutare "in modo restrittivo";
nel Comune di Oria, secondo quanto riportato dal sito del Ministero, l'unico caso in cui le operazioni di assegnazione dei seggi si sono già concluse al primo turno con tale problema, il premio deve essere assegnato alle liste collegate al sindaco eletto Cosimo Pomarico, mentre il sito del Ministero erroneamente non lo assegna; la coalizione di liste più votata, quella del candidato sindaco Giuseppe Carbone detto Pino, ha infatti ottenuto 4.923 voti che sui soli voti di lista corrispondono a un 50,37 per cento, essendo il totale dei voti validi di lista 9.773, ma in realtà il totale dei voti validi da considerare, comprensivo dei voti al solo sindaco, è di 10.141, pertanto per impedire l'assegnazione del premio tale coalizione avrebbe dovuto raggiungere 5.071 voti, ovvero la metà più uno di 10.141,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda tempestivamente dare ampia diffusione alla sentenza del Consiglio di Stato, sia con un'apposita nota che preceda la pubblicazione dei risultati elettorali sia soprattutto nei contesti territoriali, come quello di Oria, in cui potrebbero esservi dubbi interpretativi per semplice mancanza di informazione.
(4-05242)
COSTA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nelle regioni meridionali in generale e nella provincia di Lecce in particolare circa 13.500 lavoratori ex lavoratori socialmente utili/ausiliari tecnici amministrativi (LSU/ATA) rischiano di trovarsi dal prossimo mese di luglio in condizioni oltremodo gravi a causa dell'annunciata riduzione delle risorse per garantire il servizio di pulizia in oltre 4.000 scuole d'Italia, dove normalmente questi lavoratori vengono impiegati;
da oltre un decennio gli LSU, malgrado la condizione di precari, garantiscono la pulizia delle scuole assicurando un servizio indispensabile e supplendo alle carenze di organico delle amministrazioni locali;
non si capisce per quale motivo si debba proseguire con il sistema degli appalti e dei servizi esternalizzati, che, oltre ad avere costi nettamente superiori a quelli che si dovrebbero sostenere se si procedesse ad effettuare regolari assunzioni, lasciano questi lavoratori nel perenne precariato;
nel territorio della sola provincia di Lecce, già fortemente provato da una gravissima crisi occupazionale, si avrebbe un'ulteriore perdita di oltre 1.200 posti di lavoro,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza procedendo alla definitiva stabilizzazione di questi lavoratori assumendoli come personale ATA nonché individuando percorsi di accompagnamento alla pensione del personale, in considerazione del fatto che la gran parte di questi lavoratori sono in età pensionabile.
(4-05243)
POLI BORTONE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nella notte tra il 4 e 5 maggio 2011 in via Einaudi a Molfetta (Bari) sono state bruciate quattro macchine;
un altro incendio era scoppiato pochi giorni prima, il 24 aprile, sempre nella notte, sempre a Molfetta, in via Corrado Salvemini;
questi sono gli ultimi aggiornamenti di un fenomeno che si sta facendo sempre più preoccupante e che non tocca solamente Molfetta, ma anche Giovinazzo e Bitonto e tutta la provincia di Bari;
anche Lecce non è rimasta immune rispetto al fenomeno degli incendi. Infatti, in via Paisiello sono quattro le auto bruciate nella notte del 3 aprile scorso, tutte appartenenti a persone diverse, tra le quali c'è anche un Consigliere regionale, che per la seconda volta ha subito l'incendio della propria auto;
a Giovinazzo in un paio di mesi sono state incendiate 44 auto, a Molfetta negli ultimi 10 giorni ben 8 auto hanno preso fuoco, ed anche alcune attività commerciali;
la Prefettura di Bari ha addirittura riunito il Comitato per l'ordine e la sicurezza proprio per il "caso Giovinazzo";
su quest'ultimo particolare, si registra una dura polemica con i cittadini di Molfetta i quali sottolineano che mentre nella vicina Giovinazzo, dove è stato riscontrato che gli incendi sono di origine dolosa, si sono intensificate le indagini per raccogliere le prove ed identificare gli incendiari, a Molfetta tutto resta avvolto nel mistero e se gli incendi non fossero stati denunciati dagli stessi cittadini dei quartieri dove sono avvenuti, nessuno ne avrebbe saputo nulla,
l'interrogante chiede di conoscere:
se anche a Molfetta, Bitonto, Lecce sia stato aperto dagli inquirenti un fascicolo d'indagine sugli incendi per verificare se si tratti di incendi dolosi, provocati da piromani seriali, se si tratti di piromani d'occasione oppure di atti di emulazione, di ritorsioni o di vendette personali;
se il Ministro in indirizzo non intenda avviare tutte le procedure del caso per accertare che Molfetta e le città limitrofe, che vivono il fenomeno degli incendi, non siano di fronte ad operazioni criminali che hanno come obiettivo la creazione di un clima di paura collettiva, per poi attuare nel tempo azioni estorsive diffuse;
se il fenomeno sia stato rilevato in altri comuni della Puglia e quali siano i provvedimenti che il Ministro intende assumere.
(4-05244)
POLI BORTONE - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il 14 maggio 2011 il sindaco di Bari ha visitato L'Aquila ed ha constatato la gravità dei danni causati dal terremoto e lo stato di abbandono in cui versano le meraviglie architettoniche della città stessa;
insieme, i due sindaci di Bari e de L'Aquila hanno annunciato l'intenzione di realizzare un doppio gemellaggio tra i Comuni ed i teatri, il Petruzzelli di Bari e il Comunale de L'Aquila;
lo scopo dell'iniziativa è quello di sottolineare l'importanza decisiva che la valorizzazione della cultura potrà avere per la rinascita della città;
in quell'occasione il sindaco di Bari ha lanciato un'iniziativa concreta per la ricostruzione della città abruzzese, proponendo che tutti i Comuni d'Italia che vivono una virtuosità di bilancio siano esentati dal patto di stabilità nel caso in cui decidano di restaurare uno o più immobili de L'Aquila con i soldi in avanzo;
il Comune di Bari, infatti, ha in cassa un avanzo di circa 100 milioni di euro, che, non potendo essere utilizzati per il patto di stabilità, potrebbero essere devoluti volentieri per il restauro del capoluogo abruzzese,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover favorire l'interessante proposta del sindaco di Bari e, quindi, fare in modo che venga estesa a tutti quei Comuni che vivono una virtuosità di bilancio in modo che, esentati dal patto di stabilità, possano contribuire alla ricostruzione della città de L'Aquila.
(4-05245)
BELISARIO, GIAMBRONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per il turismo - Premesso che:
l'ACI (Automobile Club d'Italia) è un ente pubblico non economico senza scopo di lucro, che intende rappresentare e tutelare gli interessi dell'automobilismo italiano, del quale promuove e favorisce lo studio dei relativi problemi, anche formulando proposte e pareri su richiesta delle competenti autorità, ed operando affinché siano promossi e adottati gli idonei provvedimenti. L'ente si occupa anche della tutela degli interessi generali dell'automobilismo, attua forme di assistenza tecnica, stradale, economica, legale, tributaria e assicurativa dirette a facilitare l'uso degli autoveicoli, collabora all'analisi e allo studio dei problemi relativi allo sviluppo e all'organizzazione della mobilità, nonché allo sviluppo ed al miglioramento della rete stradale, dell'attrezzatura segnaletica ed assistenziale, dell'istruzione ed educazione automobilistica, della gestione (per incarico dello Stato) del Pubblico registro automobilistico e della promozione dello sport automobilistico;
risulta all'interrogante che, con comunicazione del 25 giugno 2010, il Capo Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, consigliere Caterina Cittadino, aveva segnalato al Segretario generale dell'ACI la necessità dell'adeguamento statutario dell'ente alle disposizioni contenute nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in materia di riduzione dei costi degli apparati amministrativi e di conseguente riduzione dei componenti degli organi di direzione. Nella segnalazione predetta si ribadiva che la mancata attuazione delle norme recate dall'articolo 6 del decreto-legge n. 78 del 2010 avrebbe determinato responsabilità erariale, con conseguente nullità degli atti adottati;
il nuovo quadro normativo delineato dal decreto-legge precedentemente citato trovava prima applicazione nel mese di novembre 2010, data di elezioni fissata dalla Statuto ACI per il rinnovo dell'organo di direzione Consiglio Generale;
lo statuto dell'ACI all'articolo 1 stabilisce che l'ente è la federazione che associa gli Automobile Club regolarmente costituiti. Della federazione fanno inoltre parte enti ed associazioni volontariamente aderenti e all'articolo 6 ne elenca gli organi: a) l'Assemblea; b) il Consiglio Generale; c) il Comitato esecutivo; d) il presidente. Riguardo a quest'ultimo, l'articolo 21 dello statuto stabilisce che è eletto dall'Assemblea (...) (ed) è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa col Ministro vigilante. Il Presidente ha la legale rappresentanza dell'ACI, dura in carica quattro anni e può essere confermato;
il Presidente dell'ACI, Enrico Gelpi - la cui nomina è stata deliberata dal Consiglio dei ministri il 14 febbraio 2008 e perfezionata con decreto del Presidente della Repubblica del 21 febbraio 2008 -, in violazione dell'art. 14 dello Statuto ACI, ha omesso di indire le riunioni elettorali dei Comitati regionali degli Automobile club Provinciali per rinnovare il Consiglio Generale che avrebbe dovuto rispecchiare nella composizione la riduzione disposta ai sensi del decreto-legge;
le elezioni per il rinnovo del Consiglio Generale non hanno avuto luogo e i componenti dell'organo di direzione hanno promosso, con propria deliberazione, una modifica statutaria per prorogare surrettiziamente la permanenza in carica di tutti i componenti sino alla scadenza dell'incarico del presidente ACI, prevista per il 2012. L'Assemblea dell'ACI, accogliendo la proposta, il 16 dicembre 2010 ha adottato modifiche statutarie volte a prorogare la permanenza in carica del Consiglio Generale;
con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo 23 dicembre 2010, è stata approvata la deliberazione dell'Assemblea dell'ACI del 16 dicembre 2010 concernente le modifiche degli articoli 6, 13 e 18 dello Statuto dell'Ente;
in particolare l'articolo 6 dello Statuto, così come novellato, dispone che: «Il Consiglio Generale ed il Comitato Esecutivo durano in carica per il medesimo quadriennio di validità dell'incarico del Presidente e in ogni caso, anche in sede di prima applicazione della presente disposizione, sino alla conclusione per qualsiasi motivo del mandato del Presidente in carica;
nella propria deliberazione l'Assemblea dell'ACI, al fine di evitare l'applicazione del nuovo quadro normativo ha fatto espresso riferimento all'ordine del giorno n. 9/3638/17, presentato in sede di esame alla Camera dei deputati del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78, ed accolto il 28 luglio 2010, con cui si impegnava il Governo ad adottare ogni utile misura, anche di natura interpretativa, volta a specificare che le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 5, del decreto-legge in esame, non si applicassero al CONI e alle Federazioni sportive nazionali aventi natura di ente pubblico alle quali avrebbero continuato ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, recante "Riordino del Comitato olimpico nazionale italiano - C.O.N.I., a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59";
sulla base di tale atto, arbitrariamente, l'Assemblea dell'ACI ha ritenuto legittimo che gli organi di direzione della Federazione sportiva nazionale ACI - ente quest'ultimo con personalità giuridica di diritto pubblico - venissero sottratti all'applicazione della riduzione numerica in termini di composizione disposta dall'art. 6, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010, pur non avendo l'ordine del giorno citato alcuna portata normativa;
facendo riferimento al decreto legislativo n. 242 del 1999, gli organi di direzione dell'ACI hanno invocato l'applicazione di un provvedimento che in realtà essi stessi non applicano nel momento in cui non assicurano la presenza delle rappresentanze che spettano alle associazioni, società sportive, atleti e tecnici dell'automobilismo sportivo, ai sensi dell'articolo 16, comma 5, del decreto legislativo citato, che afferma quanto segue: «Negli organi direttivi nazionali deve essere garantita la presenza, in misura non inferiore al trenta per cento del totale dei loro componenti, di atleti e tecnici sportivi, dilettanti e professionisti, in attività o che siano stati tesserati per almeno due anni nell'ultimo decennio alla federazione o disciplina sportiva interessata, in possesso dei requisiti stabiliti dagli statuti delle singole federazioni e discipline associate. A tal fine lo statuto assicura forme di equa rappresentanza di atlete e atleti. Lo statuto può prevedere, altresì, la presenza degli ufficiali di gara negli organi direttivi»;
in realtà quindi - come emerge tra l'altro anche dai verbali e dalle deliberazioni dell'ACI - la proroga degli organi costituisce esclusivamente un artifizio per eludere le disposizioni di legge contenute nel decreto n. 78 del 2010 più volte citato;
il mancato svolgimento delle elezioni appare un fatto sconcertante, in quanto costituisce un'inaccettabile omissione da parte del Presidente dell'ACI, nonché una violazione sia del principio di democrazia che dovrebbe presiedere ad ogni decisione adottata da un ente pubblico che di norme statutarie a cui l'ordinamento conferisce rango di fonte secondaria;
la situazione descritta è suscettibile di far sorgere dubbi sull'eventualità che l'operazione sia stata portata a termine anche con la partecipazione ed il consenso del rappresentante dell'Amministrazione vigilante, presente in tutti gli organi collegiali dell'ACI;
considerato che:
ai sensi dell'articolo 2, comma 2-quaterdecies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie", convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, differisce al 1° gennaio 2012 l'applicazione alle federazioni sportive del CONI delle disposizioni in materia di riduzione dei costi degli apparati amministrativi contenute nell'articolo 6 del decreto-legge n. 78 del 2010;
l'intervenuta novella legislativa comunque non incide in alcun modo sulle violazioni commesse nell'arco di vigenza della normativa contenuta nel decreto-legge n. 78 del 2010,
si chiede di sapere:
quali misure si intendano adottare al fine di sollecitare gli organi dell'ACI al rispetto delle disposizioni del decreto legislativo n. 242 del 1999 che incidono sulla costituzione degli organi dello stesso ente, in virtù delle quali deve essere assicurata la presenza delle categorie sportive riconosciute (associazioni, società sportive, atleti, tecnici) dalla legge e dalle norme dell'ordinamento sportivo nazionale ed internazionale;
se non si intenda prendere in considerazione, anche in relazione alle mancate elezioni di cui si è detto in premessa, lo scioglimento degli organi dell'ACI, con conseguente nomina di un commissario straordinario, secondo quanto previsto dall'articolo 67 dello Statuto dello stesso ente, considerato che, sulla base di quanto riportato in premessa, sono stati integrati gli estremi richiesti, ovvero «i gravi motivi».
(4-05246)
CECCANTI, LATORRE, CAROFIGLIO, TOMASELLI, SANNA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
come segnalato in precedenti interrogazioni relative ai casi di Cagliari, Lanciano e Oria, anche in questa tornata elettorale nel primo turno di votazione si sono verificati casi, nei Comuni superiori a 15.000 abitanti, in cui la mera lettura dei dati dal sito del Ministero dell'interno, che presentano separatamente le percentuali dei voti validi per i candidati sindaci e per le liste e coalizioni (i voti validi di ogni candidato sindaco sono divisi per il totale dei voti validi a tutti i candidati sindaci; i voti validi delle liste e delle coalizioni sono divisi per il totale dei voti validi delle liste e delle coalizioni), può indurre in errore ai fini dell'attribuzione del premio di maggioranza nei confronti del sindaco eletto al primo o al secondo turno che l'articolo 73, comma 10, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, condiziona al fatto che nessuna altra lista o coalizione abbia già ottenuto al primo turno almeno il 50 per cento più uno dei voti validi;
dopo la sentenza n. 3022/2010 del Consiglio di Stato si è pacificamente assestata l'interpretazione, già decisa dal Tar Piemonte, secondo la quale ai fini del calcolo di detta maggioranza si pongono al numeratore le cifre delle liste e coalizioni ma al denominatore si pongono tutti i voti validi per l'elezione del sindaco, compresi quelli degli elettori che hanno votato esclusivamente per candidati sindaci;
per fare un esempio nel caso oggetto della sentenza, relativo al Comune di Alba, si stabilì che il premio fosse necessariamente assegnato al sindaco eletto al ballottaggio giacché la coalizione più votata al primo turno, diversa da quella che aveva sostenuto l'eletto, con 9.134 voti non aveva conseguito il 50 per cento più uno dei voti, dal momento che tale cifra, ai fini della determinazione della percentuale, andava divisa non per 17.705 (totale dei voti validi di lista), ma per 19.478 (totale dei voti validi per la competizione a sindaco, compresi voti per solo sindaco);
la sentenza del Consiglio di Stato, com'è noto, non lascia alcun margine interpretativo in senso diverso, utilizzando in modo chiarissimo e combinato i criteri dell'interpretazione testuale, logico-sistematica, della volontà del legislatore e teleologico e rilevando puntualmente che si tratta di circoscrivere in modo restrittivo un'ipotesi, quella del mancato premio, che in un sistema improntato alle esigenze prioritarie della governabilità, non può che essere una "norma eccezionale" da valutare "in modo restrittivo";
nel Comune di Ginosa (Taranto), secondo quanto riportato dal sito del Ministero, il premio al ballottaggio deve essere comunque assegnato alle liste collegate al sindaco eletto, compreso il caso in cui sia eletto il candidato Felice Bitetti, che non è collegato alla coalizione più votata del primo turno; quest'ultima, infatti, collegata all'altro candidato ammesso al ballottaggio, Vito de Palma, ha infatti ottenuto 7.073 voti che sui soli voti di lista corrispondono al 51,36 per cento, essendo il totale dei voti validi di lista 13.770, ma in realtà il totale dei voti validi da considerare, comprensivo dei voti al solo sindaco, è di 14.375 pertanto per impedire l'assegnazione del premio tale coalizione avrebbe dovuto raggiungere 7.188 voti, ovvero la metà più uno di 14.375;
le segnalazioni sin qui presentate sono state indirizzate a senatori di centrosinistra, in quanto si rivolgono a contesti in cui il premio andrebbe a sindaci di centrosinistra, ma con tutta evidenza l'interpretazione della legge, assolutamente neutra dal punto di vista politico, si riferisce a tutti i casi possibili e quindi coinvolgerà senz'altro anche comuni destinati ad essere governati da sindaci di segno politico opposto o comunque diverso,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda tempestivamente dare ampia diffusione alla sentenza del Consiglio di Stato, sia con un'apposita nota che preceda la pubblicazione dei risultati elettorali sia soprattutto nei contesti territoriali come quello di Ginosa in cui potrebbero esservi dubbi interpretativi per semplice mancanza di informazione
(4-05247)
GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il Duomo di Milano è monumento di notorietà universale ed è l'opera più importante dell'arte gotica in Italia;
l'imponenza e la complessità dell'opera architettonica ha richiesto nel corso degli anni molteplici e continui interventi per consentire il completamento, il restauro e la messa in sicurezza di diverse parti di tale struttura;
tuttavia, allo stato, il monumento necessita di ulteriori interventi di restauro, soprattutto sulle 135 guglie, in particolare sulla guglia maggiore, cosiddetta della "Madonnina", gravemente danneggiata dall'inquinamento atmosferico e da altri fattori,
considerato che gli interventi di recupero e di restauro di tale opera si rendono ancora più urgenti in vista dell'Expo 2015 che renderà la città di Milano vetrina d'Italia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario attivarsi con la massima sollecitudine al fine di reperire tempestivamente, anche in vista dell'Expo 2015, le risorse per gli interventi di cura e valorizzazione di cui il Duomo di Milano necessita, nonché al fine contribuire alla salvaguardia di uno dei monumenti più importanti del Paese, noto in tutto il mondo, patrimonio comune e simbolo consolidato da oltre sette secoli dell'intera collettività milanese.
(4-05248)
GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
in data 19 marzo 2010 l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) ha pubblicato un bando pubblico per la selezione di n. 5 unità di personale laureato con esperienza da assumere con contratto a tempo determinato mediante selezione concorsuale;
in data 26 luglio 2010 venivano pubblicate le graduatorie di merito e definitive relative alla selezione delle suddette 5 unità e in data 29 luglio 2010 veniva comunicata ai concorrenti la posizione occupata nell'ambito di tale graduatoria;
nonostante tutti i concorrenti avessero presentato nei tempi e nei modi dovuti la documentazione richiesta, i vertici di ENEA comunicavano agli stessi la notizia che non si sarebbe dato luogo alle assunzioni,
si chiede di sapere:
come il Governo valuti il comportamento dell'ENEA nella gestione di tale concorso;
se sia a conoscenza delle ragioni e delle disfunzioni che ne hanno determinato l'annullamento;
quali provvedimenti intenda adottare nei confronti di coloro che si sono resi responsabili di tale inaccettabile vicenda;
quali iniziative l'ENEA intenda adottare a favore dei concorrenti danneggiati da tale incredibile vicenda i quali, tra l'altro, confidando sulle graduatorie pubblicate a seguito della selezione concorsuale in oggetto, hanno giustamente ritenuto di non partecipare alle successive selezioni di personale bandite da ENEA e da altri enti pubblici e privati.
(4-05249)
POLI BORTONE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
il 1° settembre 2010 sul sito della Rai viene pubblicato un bando che annuncia una selezione di personale giornalistico per le sedi regionali;
fino al 30 settembre, secondo alcune fonti giornalistiche, vengono inviate circa 1.500 domande di partecipazione da altrettanti giornalisti professionisti;
oggi, a distanza di 8 mesi dalla chiusura del bando, i candidati non hanno avuto nessuna comunicazione sulla selezione, sulle date di svolgimento delle prove scritte e orali, sull'accoglimento o meno della domanda di partecipazione;
il concorso pubblico dovrebbe essere la principale modalità di accesso alle professioni in Rai, nel pieno rispetto della meritocrazia e della trasparenza,
si chiede di sapere se al Governo risultino le ragioni del ritardo nello svolgimento delle selezioni e quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano promuovere, nell'ambito delle proprie competenze, per tutelare i legittimi interessi di quei giovani che hanno presentato la domanda di partecipazione al bando.
(4-05250)
DELLA SETA, FERRANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
il diritto alla tutela della salute è garantito dalla Costituzione e non può essere oggetto di discriminazione territoriale a causa di disavanzi gestionali e di debiti accumulati da amministratori inefficienti;
è importante sottolineare l'esito dell'ultimo Tavolo tecnico ministeriale del 6 aprile 2011 di verifica sul Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Molise che ha accertato un'esposizione debitoria al 31 dicembre 2010 pari a 98 milioni di euro;
il disavanzo sanitario della Regione Molise ha portato ad una elevazione delle imposte ai limiti massimi consentiti danneggiando le famiglie, penalizzando le imprese e detto aumento non è sufficiente a pareggiare gli squilibri contabili;
la Corte dei conti, Sezione di controllo per il Molise, con delibera n. 70 del 10 marzo 2011, nell'analizzare il bilancio d'esercizio 2009 dell'Azienda sanitaria regionale del Molise (ASREM), rileva una situazione di diffusa irregolarità contabile oltre a palesi problematiche che non garantiscono l'attendibilità dei dati, rileva inoltre, che il provvedimento di approvazione del bilancio è stato trasmesso alla Giunta regionale senza la deliberazione del direttore generale circa le modalità di copertura delle perdite e delle azioni correttive per il riequilibrio della situazione economica. Non consta se detto bilancio sia mai stato approvato dalla Giunta regionale o se sia divenuto esecutivo grazie alla norma del silenzio-assenso decorsi 40 giorni dalla sua adozione;
a tal proposito sono importanti da evidenziare le numerose comunicazioni a firma del Consigliere regionale del Molise Michele Petraroia aventi ad oggetto la tutela della salute pubblica e il commissariamento del sistema sanitario regionale del Molise trasmesse rispettivamente alla attenzione del Ministro della salute in data 15 dicembre 2010, del Ministro dell'economia e delle finanze in data 7 ottobre 2010 e 12 maggio 2011;
non è più tollerabile, sempre secondo il suddetto Consigliere regionale, che il sistema sanitario molisano permanga in un simile contesto di scarsa attendibilità dei dati tecnici e contabili, di mancato raggiungimento sistematico degli obiettivi di riequilibrio finanziario previsti dal Piano di rientro, di omissioni, ritardi e inadempienze che mettono a rischio il diritto alla tutela della salute dei cittadini violando gli art. 2, 3 e 32 della Costituzione con liste d'attesa che si allungano, servizi essenziali quali il pronto soccorso che arrancano e carenze di personale, di mezzi e di strutture;
gli obiettivi assegnati al direttore generale dell'ASREM con decreto n. 46 del 2 luglio 2010 del commissario ad acta difficilmente potranno essere raggiunti se non viene superata la commistione gestionale e l'intreccio tra finalità pubbliche di tutela sanitaria con atti dubbi e provvedimenti discutibili che poco hanno a che fare con i diritti costituzionali sanciti nell'art. 32;
come si evince dall'articolo e foto pubblicate sul portale telematico Altomolise.net (http://www.altomolise.net/archivio_news/2011/senza-noi-del-pdl-ospedale-gia chiuso_1361.php) il giorno 8 maggio 2011 il direttore generale ed il direttore sanitario dell'ASREM hanno partecipato a un'iniziativa elettorale comunale insieme al commissario ad acta, parlamentari e amministratori regionali;
già in passato la decisione di strutturare un'unità operativa complessa di neurofisiopatologia presso l'Ospedale Veneziale di Isernia affidata ad un primario che risulta essere fratello del commissario ad acta aveva destato qualche perplessità in quanto in Molise l'unità operativa era già insediata presso l'Ospedale Cardarelli di Campobasso e su tale patologia era già in essere una convenzione con l'Istituto Neuromed di Pozzilli (IS) che dista pochi chilometri dalla città di Isernia;
altresì, a tale situazione si aggiungono altri episodi singolari tra i quali vanno ascritti: l'affitto di un'équipe di specialisti e macchinari di Roma per eseguire un intervento cardio-chirurgico o chirurgo-vascolare in un Ospedale quale quello di Isernia dove non sono previsti posti letto di chirurgia vascolare; l'assunzione del dottor Luca Iorio, figlio del Presidente della Giunta regionale e commissario ad acta, con contratto a tempo indeterminato presso l'Azienda sanitaria locale (ASL) di Rovigo e la pregressa assunzione a tempo determinato presso l'ASREM del medesimo professionista con determina n. 18 del 16 gennaio 2009 del direttore generale, prorogata con provvedimento n. 1196 del 18 settembre 2010 e successivamente rinnovata con l'ulteriore provvedimento n. 566 del 21 maggio 2010 del direttore generale;
con determina n. 194 del dottor Angelo Percopo, direttore generale dell'ASREM Molise, adottata il 22 febbraio 2011, a distanza di pochi giorni dall'assunzione del dottor Luca Iorio presso la ASL di Rovigo, tale specialista viene chiamato per comando di un anno a prestare la propria attività in Molise dove è in atto il commissariamento del sistema sanitario e dove vige il divieto di assunzioni per il personale medico e paramedico;
il provvedimento n. 329/2011 firmato dal direttore generale insieme al direttore sanitario e al direttore amministrativo istituisce una équipe multidisciplinare itinerante su tutto il territorio ASREM, abilitata a svolgere l'attività di chirurgia vascolare (ambulatoriale e interventistica) presso i presidi ospedalieri stabilimenti aziendali con priorità a svolgere interventi di carattere di emergenza-urgenza: tale provvedimento è stato oggetto di un'inchiesta giornalistica sul sito di "Malitalia";
il prepensionamento di primari e medici operanti presso l'Ospedale Cardarelli di Campobasso sta compromettendo la funzionalità minima di tale nosocomio con l'aggravante che il passaggio di tali professionisti nella sanità privata obbliga i cittadini a rivolgersi alle cliniche convenzionate per eseguire gli stessi interventi che evidentemente costano importi moltiplicati per il pubblico erario;
le disfunzioni del Servizio di pronto soccorso dell'Ospedale Cardarelli di Campobasso e del "Veneziale" di Isernia per carenza di mezzi e di personale sono state più volte evidenziate con proteste pubbliche, interventi dei Carabinieri e denunce all'Autorità giudiziaria;
si rileva il persistere di ritardi, scelte gestionali dubbie, comportamenti discutibili e confusioni crescenti tra attività amministrativa pubblica e interessi politici, partitici e familiari che esulano dai doveri di chi dovrebbe limitarsi ad assolvere esclusivamente alle proprie funzioni istituzionali,
si chiede di conoscere:
quali interventi il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo intendano urgentemente intraprendere per garantire la tutela della salute dei cittadini molisani, ai sensi e per gli effetti degli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione, interventi che tengano conto delle caratteristiche morfologiche, orografiche e di presenza elevata di persone anziane che determinano la necessità di usufruire di criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale più favorevoli;
se non intendano urgentemente, nel rispetto delle prerogative nazionali e regionali, verificare se sussistono motivi che possano portare alla sostituzione del commissario ad acta per la sanità regionale, ai sensi e per gli effetti previsti dall'art. 2, comma 84, della legge n. 191 del 2009, già avanzata da apposita interrogazione parlamentare del 2 novembre 2010 con atto 4-03984, provvedendo all'urgente nomina di un sostituto che dovrà evitare lo smantellamento della rete ospedaliera e dei servizi essenziali di tutela della salute pubblica in Molise.
(4-05251)
GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
la nomina di personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola (ATA) per la copertura di incarichi annuali avviene attraverso graduatorie provinciali aggiornate, sulla base dei punteggi maturati negli anni di servizio o per effetto dei titoli conseguiti, attraverso l'autocertificazione degli iscritti;
l'avanzamento anomalo di alcuni iscritti nelle graduatorie portava nel 2009 la Guardia di finanza, sezione Polizia tributaria di Catania, ad avviare un'indagine sulla base di una denuncia presentata nel 2007 da parte di soggetti appartenenti alla medesima categoria; dagli accertamenti a campione emergevano gravi irregolarità relativamente all'autenticità dei titoli di servizio presentati in autocertificazione da almeno 18 iscritti nelle graduatorie della provincia di Catania;
in data 25 marzo 2010 la Procura distrettuale della Repubblica di Catania comunicava l'esercizio dell'azione penale per falso in atto pubblico (art. 483 del codice penale) e truffa aggravata ai danni allo Stato (artt. 81 e 640, secondo comma, del codice penale); pertanto l'Ufficio scolastico regionale per la Sicilia invitava il Centro servizi amministrativi di Catania (CSA), con nota prot. 9519 del 22 aprile 2010, ad attivare e concludere il procedimento disciplinare, di natura espulsiva, nei confronti di tutti i dipendenti coinvolti nell'indagine;
il CSA di Catania, contrariamente a quanto disposto dalla nota dell'Ufficio scolastico regionale, si limitava a decurtare il punteggio illegittimamente conseguito mentre, a seguito di ricorsi proposti dai soggetti interessati dall'indagine, lo stesso Ufficio scolastico regionale di Palermo invitava, in aperta contraddizione con la nota precedente, a sospendere i procedimenti disciplinari in attesa della definizione del procedimento penale; nella graduatoria definitiva dunque a 16 dei 18 iscritti veniva attribuito nuovamente il punteggio illegittimamente dichiarato e quello maturato nell'anno di servizio trascorso;
l'esito del procedimento penale si concludeva con l'emissione di 18 decreti penali di condanna immediatamente comunicati al CSA, il quale si limitava nuovamente ad irrogare la sanzione di decurtazione dei punti, salvo poi revocarla una seconda volta senza motivazione;
in data 9 agosto 2010, con nota prot. 14034, l'Ufficio scolastico provinciale di Catania comunicava la sospensione temporanea dei procedimenti disciplinari, senza peraltro chiarirne l'iter logico-giuridico, e disponeva il reinserimento del personale in graduatoria con il punteggio precedentemente definito;
17 degli iscritti alle graduatorie della provincia di Catania in data 23 agosto 2010 presentavano ricorso al TAR chiedendo l'annullamento delle graduatorie provinciali ATA e di tutti gli atti relativi, mentre il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori (CODACONS) presentava un esposto alla procura di Catania allo scopo di verificare l'autenticità delle autocertificazioni a partire dal 2001, anno di avvio delle graduatorie;
rilevato che:
il CSA di Catania, nel decurtare il punteggio, invece di adottare un provvedimento di esclusione dalla graduatoria a seguito di autocertificazioni verificate come false dalla Guardia di finanza, ha operato in espressa violazione di quanto previsto dal bando di concorso prot. 5928 del 12 marzo 2010 nonché dal decreto ministeriale n. 75 del 19 aprile 2001 laddove, all'art. 3, comma 7, si prevede che le autodichiarazioni mendaci o l'autoformazione di certificazioni false o comunque la produzione di documentazioni false comportano l'esclusione dalla procedura di cui al presente decreto per tutti i profili, le graduatorie o elenchi di riferimento o la decadenza delle medesime graduatorie o elenchi se inseriti e comportano, inoltre, sanzioni penali;
lo stesso decreto ministeriale n. 75 del 2001 dispone inoltre l'annullabilità d'ufficio del procedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall'organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge;
il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, art. 55-ter, prevede la sospensione del procedimento solo nei casi di particolare complessità dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando l'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l'irrigazione della sanzione, circostanza improbabile data la presenza di decreti penali di condanna emanati sulla base di riscontri documentali inconfutabili;
l'illegittimità dei provvedimenti adottati costituisce colpa grave dell'amministrazione pubblica per palese violazione dei principi di buon andamento e imparzialità di cui all'art. 97 della Costituzione, nonché del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione,
si chiede di sapere:
quali circostanze abbiano impedito al Ministro in indirizzo di intervenire in merito ai fatti elencati in premessa a seguito dell'avvio del procedimento penale da parte della Procura di Catania, ed in modo particolare dopo l'emanazione dei decreti penali di condanna a carico dei soggetti coinvolti;
in che modo intenda motivare la mancata costituzione di parte civile del Ministero di sua competenza davanti al giudice penale nel corso della prima udienza di comparizione e quindi il mancato interessamento alla protezione degli interessi degli iscritti in graduatoria, gravemente lesi dalla condotta illegittima della pubblica amministrazione;
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di ristabilire la regolarità delle procedure di formazione delle graduatorie per la copertura di incarichi annuali del personale ATA nella provincia di Catania.
(4-05252)
BASSOLI, BIONDELLI, BOSONE, CHIAROMONTE, CHITI, COSENTINO, MARINO Ignazio, PORETTI - Ai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'immissione in commercio dei farmaci generici sul mercato italiano, ovvero dei farmaci a brevetto scaduto individuati con il nome del principio attivo, ha determinato nel corso degli anni un notevole risparmio per il Sistema sanitario nazionale (SSN) nonché una riduzione consistente dei prezzi di una quota crescente di farmaci;
i medicinali a brevetto scaduto inseriti nelle liste di riferimento realizzate dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) rappresentano ormai oltre il 55 per cento delle confezioni di medicinali dispensati dalle farmacie in regime convenzionale e oltre il 34 per cento della spesa farmaceutica convenzionata. Si precisa inoltre che tali percentuali sono in costante aumento a seguito della continua scadenza di brevetti;
in particolare, secondo i dati forniti dall'AIFA, le molecole che hanno perso il brevetto nel 2010 hanno consentito un risparmio al servizio sanitario nazionale di 146 milioni di euro cui vanno sommati i 208 milioni derivanti dalle scadenze brevettali del 2009 e, negli ultimi tre anni, un risparmio complessivo di circa 900 milioni di euro;
ciononostante, l'Italia, pur di fronte agli innegabili vantaggi economici che l'introduzione dei farmaci generici ha determinato a favore delle casse dello Stato, in netta controtendenza con le scelte politiche operate in tale settore negli altri Paesi, non solo stenta a varare norme e indicazioni volte a incentivare la diffusione e l'uso di tali farmaci, liberando in tal modo risorse economiche da destinare all'erogazione dei medicinali innovativi e particolarmente costosi, ma al contrario opera delle scelte che ostacolando la diffusione e l'utilizzo dei generici;
è il caso della determinazione assunta all'articolo 11 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e dell'interpretazione fornita dalle Regioni e sostenuta dall'AIFA, secondo cui la trattenuta dell'1,82 per cento posta a carico delle farmacie dal suddetto decreto-legge si applicherebbe anche ai medicinali a brevetto scaduto che hanno un prezzo corrispondente a quello di riferimento, a differenza di quanto avviene per gli altri sconti dovuti dalle farmacie a favore del SSN;
tale misura si aggiunge, peraltro, a quella, introdotta con il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, che ha tagliato e bloccato il margine dei grossisti e delle farmacie sui farmaci generici, con l'obiettivo di impedire che siano praticate a queste ultime condizioni di favore e con il risultato di scoraggiare l'acquisto da parte delle farmacie di tali farmaci e, conseguentemente, la loro consegna ai cittadini;
l'adozione di tali misure, sommate alle polemiche pretestuose che vengono ripetutamente sollevate sull'efficacia dei farmaci generici e sulla sostituzione degli stessi da parte del farmacista, scoraggiano l'utilizzo di tali farmaci e spingono il cittadino ad orientarsi verso il farmaco di marca, nonostante ciò comporti il pagamento della differenza di prezzo tra prodotto "griffato" e farmaco equivalente;
l'aumento dell'incidenza delle quote di compartecipazione a carico dei cittadini, in particolare nelle regioni dove non vengono applicati ticket sui farmaci dimostra in tutta evidenza che tale sistema, che sicuramente garantisce al Governo in carica di fare cassa nell'immediato, penalizza fortemente il cittadino a carico del quale vengono posti costi aggiuntivi e danneggia inevitabilmente il bilancio statale degli anni successivi;
inoltre, la mancata incentivazione della prescrizione all'uso dei farmaci rischia di indurre i produttori di farmaci generici a considerare sempre meno attraente il mercato italiano e a non immettere in commercio, al momento della scadenza del brevetto di un principio attivo, i relativi farmaci generici, con ulteriori oneri a carico dei cittadini e gravi ripercussioni sui futuri bilanci del SSN,
si chiede di sapere:
se, alla luce dei fatti esposti, i Ministri in indirizzo non ritengano di dover intervenire per rimuovere ogni disposizione ed interpretazione che direttamente o indirettamente pone ostacoli alla diffusione dei farmaci generici e, dunque, nuovi oneri a carico dei cittadini;
in particolare, se non ritengano di intervenire per evitare che le interpretazioni della normativa vigente, quale ad esempio quella dell'articolo 11, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, e dal decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, siano orientate a cancellare qualsiasi incentivo a favore delle farmacie per la consegna dei farmaci generici, danneggiando i cittadini e arrecando un danno economico al SSN derivante dalla perdita di interesse per il mercato italiano da parte dei produttori di farmaci generici e dalla conseguente rinuncia a immetterli in commercio in Italia;
se e quali concrete azioni intendano adottare con la massima sollecitudine per incentivare l'utilizzo dei farmaci generici nel Paese;
se il Ministro della salute non ritenga necessario avviare una campagna di informazione che consenta ai cittadini di conoscere l'equivalenza terapeutica di tali prodotti con quelli "griffati", utilizzando, a tal fine, anche l'apporto professionale degli operatori sanitari del territorio, farmacisti e medici di famiglia debitamente formati sull'argomento.
(4-05253)
FLUTTERO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
unica a livello europeo, l'Italia con i commi 1129 e 1130 dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006 ha messo al bando qualsiasi tipo di sacco per l'asporto merci non biodegradabile a partire, dopo il differimento di un anno del divieto definitivo della loro commercializzazione, dal 1° gennaio 2011;
il provvedimento italiano ricalca fedelmente un norma francese del 2006 la cui bozza fu sottoposta al vaglio della Commissione europea che, con la comunicazione 2006/0433/F, si pronunciò per l'incompatibilità della disposizione con l'ordinamento dell'Unione europea per il suo effetto lesivo della libera circolazione nel mercato comunitario di un manufatto - lo shopper in plastica non biodegradabile - perfettamente in linea con i parametri indicati dalla direttiva 94/62/CE (sul packaging e packaging waste) e dalla direttiva 2008/98/CE;
la Commissione europea ha, nella medesima comunicazione, lamentato la mancata dimostrazione della proporzionalità della misura rispetto allo scopo e ha concluso con il perentorio avvertimento alla Francia che, qualora si fosse adottato il provvedimento senza considerare le obiezioni esposte, la Commissione avrebbe provveduto ad avviare l'iter di una procedura di infrazione con l'invio di una lettera formale ai sensi dell'allora articolo 226 del Trattato istitutivo della Comunità europea (ora art. 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea);
secondo i primi conteggi, a causa della scarsità e del costo della materia prima biodegradabile, a partire dall'entrata in vigore della disposizione, circa 2.000 lavoratori hanno perso il proprio posto di lavoro e circa 1.000 lavoratori beneficiano della cassa integrazione;
confermando quanto prospettato dall'interrogante in un precedente atto di sindacato ispettivo (4-04290), con la procedura di infrazione 2011/4030 notificata all'Italia il 6 aprile 2011 la Commissione europea ha messo in mora il nostro Paese per aver introdotto questa norma tecnica senza averla preventivamente notificata alla Commissione;
a giudizio dell'interrogante una nuova procedura di infrazione potrebbe essere presto avviata nei confronti dell'Italia per il disallineamento della disposizione con le direttive 94/62/CE e 2008/98/CE, per effetto dell'inibizione della libertà di circolazione di manufatti in linea con le predette normative le quali prevedono una precisa gerarchia nel trattamento dei rifiuti che comprende la riduzione, la predisposizione al riuso, il riciclo, la valorizzazione (anche energetica) ed infine lo smaltimento. Come risulta evidente non è previsto un criterio di biodegradabilità dei materiali che a fine vita diventano rifiuti;
all'interrogante risulta che il Ministero dell'ambiente stia per sottoporre al Consiglio dei ministri un disegno di legge finalizzato a rispondere ai rilievi da più parti avanzati senza però consentire l'utilizzo di sacchi in plastica riciclata ed imponendo all'industria, con una norma di fatto vessatoria, l'applicazione di cerniere sui sacchi ed uno spessore minimo equiparabile a quello di uno zaino e mettendo in ulteriore difficoltà il comparto senza peraltro rispondere alle carenze giuridiche evidenziate dall'Unione,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti, con particolare riferimento all'impatto delle disposizioni su un intero comparto industriale e sulle relative ricadute occupazionali;
se sia in grado di indicare chi si assumerà le responsabilità politiche derivanti dall'apertura della procedura di infrazione contro l'Italia e dal danno inferto al comparto industriale in oggetto;
se non ritenga, nella tutela degli interessi, anche economici, nazionali, di fare quanto in proprio potere per evitare le sanzioni derivanti dalla procedura di infrazione contro l'Italia attivandosi nelle sedi competenti per richiedere l'abrogazione delle disposizioni di cui sopra ed il ritorno ad una corretta applicazione delle direttive europee sugli imballaggi ed i rifiuti.
(4-05254)
GIAMBRONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:
da gennaio 2011 è disponibile in molte edicole delle principali città meridionali, oltre a Milano e Roma, il periodico "Il Sud", un mensile di economia, politica e cultura che si rivolge al Mezzogiorno d'Italia, sul quale è ospitata pubblicità istituzionale di eventi e manifestazioni promosse anche dalla Regione Siciliana e dai suoi assessorati. L'iniziativa editoriale viene presentata quale strumento indipendente per mettere in luce i molteplici aspetti del Sud e la risorsa che esso rappresenta per l'intero Paese;
la testata, registrata presso il Tribunale di Palermo, è edita dal Gruppo editoriale Sud (GES), società a responsabilità limitata, finora attiva nell'ambito dell'informazione su Internet con il quotidiano on line "BlogSicilia", e la cui proprietà risulta suddivisa, in diversa percentuale, tra la Adelante Srl di Catania e la Server Srl di Palermo. I soci, amministratori e titolari di diritti su azioni o quote sociali di entrambe le società, sarebbero collegati sia da rapporti professionali che di parentela;
risulta all'interrogante che un contitolare della Server Srl, il dottor Biagio Semilia, sia stato nominato consulente della Regione Sicilia con l'incarico di promuovere la tecnologia dell'informazione e delle comunicazioni e che la medesima società Server svolga anche attività di formazione professionale con accredito della Regione Sicilia, con particolare riferimento a corsi formativi concernenti, fra gli altri, il settore della grafica editoriale e del web design. Un contitolare della citata Adelante Srl risulterebbe altresì componente del nucleo di valutazione regionale dei progetti di formazione nonché della commissione di verifica degli stessi. Risulta, inoltre, all'interrogante che società ricollegabili alla citata compagine azionaria, attraverso il Piano operativo regionale Fondo sociale europeo (FSE) Sicilia 2007-2013 e il piano regionale dell'offerta formativa (Prof) 2011 della Regione Sicilia, siano tra i beneficiari di contributi afferenti a fondi comunitari e nazionali;
le principali finalità del FSE, di cui al regolamento (CE) n. 1081/2006, sono l'accrescimento dell'adattabilità dei lavoratori e delle imprese, il miglioramento dell'accesso all'occupazione e alla partecipazione al mercato del lavoro, il rafforzamento dell'inclusione sociale combattendo la discriminazione e agevolando l'accesso dei disabili al mercato del lavoro nonché la promozione di partenariati per la riforma nel campo dell'occupazione e dell'inclusione;
i principi, le regole e gli standard comuni per l'attuazione del FSE oltre che del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo di coesione sono definiti dal regolamento (CE) n. 1083/2006, che impegna direttamente gli Stati membri;
agli oneri per la copertura finanziaria per il Piano regionale siciliano per l'offerta formativa del 2011 si provvede anche mediante il FSE, i fondi extraregionali e i fondi per le aree sottoutilizzate (FAS). Si comprende, dunque, come la trasparenza e la linearità delle procedure di finanziamento delle importanti iniziative per la formazione e la occupabilità costituiscano un elemento rilevante ed imprescindibile per il corretto e proficuo impiego delle risorse nonché per l'imparzialità delle scelte effettuate, di cui gli Stati membri rispondono verso l'Unione europea;
risulterebbe, infine, che il dottor Semilia abbia fatto parte della compagine societaria della Serverstudio, una società a responsabilità limitata, avente sede al medesimo indirizzo della citata Server, la quale avrebbe realizzato, fra le altre cose, il sito web di un evento finanziato dalla Regione Sicilia e pubblicizzato sia sul mensile "Il Sud" che sul già citato sito Internet "BlogSicilia", appartenente alla predetta GES Srl;
nel settembre 2010 il nome del dottor Semilia è stato citato in un articolo del settimanale "L'espresso" tra i protagonisti di una vicenda informatica connessa alla promozione di un libro del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, la quale sarebbe avvenuta utilizzando un database di indirizzi di posta elettronica apparentemente raccolti senza il preventivo consenso di molti degli interessati,
si chiede di sapere:
se i fatti di cui in premessa corrispondano a verità e se il Governo ne sia stato posto a conoscenza, per quanto di competenza;
se si ritenga che la situazione esposta in premessa si concili con le finalità e le regole di funzionamento del FSE e con la normativa concernente l'attribuzione delle risorse FAS;
se non si ritenga necessario, per quanto di competenza, acquisire ulteriori elementi o informazioni al fine di verificare, nei diversi passaggi, l'avvenuto rispetto della normativa comunitaria e nazionale concernente la trasparenza delle procedure di assegnazione delle risorse di cui in premessa ed il rispetto dei requisiti per la partecipazione ai relativi bandi;
quali iniziative si intenda assumere per verificare che tutte le pubbliche amministrazioni, per le attività di comunicazione istituzionale, rispettino appieno lo spirito e la lettera della normativa interna ed europea con riferimento alle soglie di importo che determinerebbero il ricorso a gare ad evidenza comunitaria;
quali iniziative, anche di carattere normativo, si ritenga di poter assumere al fine di assicurare la massima imparzialità e informazione in relazione ad atti di valutazione o attribuzione di risorse concernenti i rapporti tra le pubbliche amministrazioni, ad ogni livello, e persone giuridiche ricollegabili a soggetti che intrattengono o abbiano intrattenuto rapporti economici o professionali con le amministrazioni medesime, al fine di prevenire ogni possibile danno erariale, di evitare ogni conflitto di interessi e di conseguire, al contrario, la massima efficienza ed efficacia nell'utilizzo dei finanziamenti.
(4-05255)
PORETTI, PERDUCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il 28 luglio 2010 l'Aula del Senato ha approvato la legge n. 120 del 2010 recante disposizioni in materia di sicurezza stradale. L'articolo 58 modifica una norma del codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo n. 196 del 2003) e rende formalmente possibile l'adozione anche in Italia del modello di contrassegno unificato disabili europeo;
la legge n. 120 del 2010 tuttavia non specifica delle coordinate temporali circa la prevista adozione da parte del Ministero competente di un relativo regolamento di attuazione, che pertanto deve ancora essere adottato;
rilevato anche che a tal proposito, nelle more dell'iter di approvazione della detta legge n. 120 del 2010, il Governo ha fatto proprio un ordine del giorno presentato in entrambi i rami del Parlamento dalla delegazione radicale, con il quale assume il preciso impegno di emanare idonea norma di rango regolamentare volta a rendere effettiva ed immediata l'adozione del contrassegno disabili europeo,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda adoperarsi per provvedere quanto prima all'adozione di tale regolamento di attuazione e quali siano i tempi e le modalità previste per l'adozione del regolamento, ovvero per la consegna del contrassegno disabili europeo ai legittimi titolari.
(4-05256)
ASCIUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il 14 maggio 2011 il comitato di indirizzo della fondazione Opera nazionale per l'assistenza agli orfani dei sanitari italiani (Onaosi), appena insediatosi, ha proceduto all'elezione del nuovo Consiglio di amministrazione della fondazione;
tenuto conto che l'articolo 12 dello statuto della fondazione, approvato con decreto interministeriale del 9 febbraio 2009, stabilisce espressamente che il consiglio d'amministrazione deve essere composto da 9 sanitari eletti dal Comitato di indirizzo, tra questi un medico veterinario pubblico dipendente, un farmacista pubblico dipendente, un odontoiatra contribuente volontario e 6 medici chirurghi, di cui 5 pubblici dipendenti e uno contribuente volontario;
considerato che il decreto interministeriale del 9 febbraio 2009, con il quale è stato approvato il nuovo statuto dell'Onaosi, è stato disposto ai sensi dell'art. 3, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, secondo cui la vigilanza sulle associazioni o fondazioni definite nel medesimo decreto, tra cui l'Onaosi, è esercitata dai Ministeri in indirizzo;
visto che il comitato di indirizzo, contravvenendo a quanto stabilito all'articolo 12 dello statuto della fondazione, ha eletto quali consiglieri di amministrazione, oltre a quattro medici pubblici dipendenti, due medici chirurghi, che non possono essere ricondotti alla categoria di dipendenti pubblici, appare dunque violata una norma statutaria approvata attraverso il vaglio di un decreto ministeriale ai sensi di quanto disposto dal decreto legislativo citato;
considerato che, secondo quanto disposto sempre dall'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di intesa con gli altri Ministeri interessati, può formulare motivati rilievi su: i bilanci preventivi e i conti consuntivi; le note di variazione al bilancio di previsione; i criteri di individuazione e di ripartizione del rischio nella scelta degli investimenti così come sono indicati in ogni bilancio preventivo; le delibere contenenti criteri direttivi generali. Nel formulare tali rilievi il Ministero, d'intesa con i Ministeri interessati, rinvia gli atti al nuovo esame da parte degli organi di amministrazione per riceverne una motivata decisione definitiva. I suddetti rilievi devono essere formulati per i bilanci consuntivi entro 60 giorni dalla data di ricezione ed entro 30 giorni dalla data di ricezione per tutti gli altri atti di cui al citato comma 3. Trascorsi detti termini ogni atto relativo diventa esecutivo,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto accaduto e quali iniziative intendano assumere nel rispetto delle proprie ed altrui competenze, affinché si ristabilisca al più presto il pieno rispetto di quanto previsto dallo statuto della fondazione Onaosi.
(4-05257)
PETERLINI, PERDUCA, CECCANTI, FERRANTE, DI GIACOMO, CARLONI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'emittenza locale versa in un'oggettiva precaria situazione derivante dalla nota crisi economica del Paese aggravata dallo stallo del mercato della pubblicità e, per quanto riguarda le televisioni, dall'impatto dello switch off del 2012;
purtroppo, in tempi brevi, non si intravede un cambiamento sostanziale dell'economia generale e del mercato della pubblicità;
esiste pertanto la necessità di ottimizzare le esigue misure di sostegno economico destinate all'emittenza locale attraverso la revisione dei regolamenti di assegnazione e delle relative modalità di erogazione;
sussiste, in particolare, l'urgenza di mettere in atto un più puntuale iter istruttorio delle domande relative alle richieste di erogazione dei contributi finalizzato a dare un sollievo economico a centinaia di piccole e medie imprese radiotelevisive locali per salvarle dalla spirale debitoria in cui versano nei confronti dei dipendenti e dei fornitori di servizi primari;
a ciò si aggiunga che, la legge n. 28 del 2000 garantisce un rimborso alle emittenti televisive e radiofoniche locali che accettano di trasmettere messaggi autogestiti a titolo gratuito, nel corso di campagne elettorali o referendarie;
quindi, numerose emittenti locali hanno manifestato, nei termini stabiliti da delibere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai rispettivi Corecom, il loro intendimento di trasmettere i messaggi politici autogestiti sui referendum del prossimo 12 e 13 giugno;
tuttavia, alcuni Corecom, in particolare quelli dell'Emilia-Romagna, dell'Umbria e del Trentino-Alto Adige, hanno comunicato alle emittenti locali che non sarebbero stati stanziati fondi e non ci sarebbero garanzie sulla disponibilità dei fondi previsti dalla citata legge;
questo ha creato forte disorientamento e diverse reazioni: c'è chi sta trasmettendo i messaggi correndo il rischio di non vedersi rimborsati i costi, c'è chi ha assunto un atteggiamento più prudente non garantendo la necessaria informazione in merito;
eppure, c'è un principio costituzionale, quello secondo cui lo Stato deve favorire il voto dei cittadini che comprende, tra le altre cose, la garanzia ad una corretta ed esaustiva informazione;
di fronte a tali delicate problematiche, ben si comprende la necessità di convocare un tavolo a carattere di massima urgenza per una ricognizione, in generale, della materia relativa alla gestione dei contributi a fondo perduto di spettanza delle emittenti locali,
si chiede di sapere:
se sia vero quanto descritto in premessa e cioè che mancherebbe la disponibilità delle risorse finalizzate all'erogazione dei rimborsi a favore delle emittenti locali;
quali provvedimenti urgenti i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di risolvere questa grave situazione così da garantire alle emittenti locali le risorse loro spettanti previste dalla legge e assicurare una partecipazione consapevole alla consultazione referendaria da parte dei cittadini;
più in generale, quali iniziative ritengano di dover assumere per sostenere un sistema, quello delle emittenti locali, in forte crisi stante l'insicurezza e la caotica gestione dei fondi allo stesso destinati.
(4-05258)
PERDUCA, PORETTI, CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
il Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta è il risultato di numerose iniziative che si sono proposte nel tempo a seguito di quanto disposto dall'articolo 8, comma 2, lettera e), della legge 8 luglio 1998, n. 230, che affida all'Ufficio nazionale per il servizio civile il compito di "predisporre, d'intesa con il Dipartimento della Protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e non violenta";
già a partire dal 2001, infatti, l'Ufficio proponeva iniziative relative a forme di ricerca e sperimentazione di difesa civile non armata e non violenta. In particolare, l'Ufficio ha ritenuto di costituire un Comitato "di carattere tecnico e ad elevata specializzazione" ai sensi dell'art. 18, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, in quanto il perseguimento di questo importante obiettivo richiede il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati che garantiscano l'apporto di specifiche competenze professionali;
il primo Comitato è stato costituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 febbraio 2004 successivamente integrato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2004 ed ha operato fino al termine della XIV Legislatura. Successivamente il Ministro della solidarietà sociale ha confermato il Comitato con decreto in data 27 dicembre 2007;
l'attuale Comitato è stato ricostituito dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 gennaio 2010, integrato con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 aprile, del 20 ottobre e del 21 dicembre 2010;
tale organismo è composto da 18 membri, sei dei quali rappresentano le amministrazioni centrali maggiormente coinvolte (Dipartimento per la protezione civile; Esteri; Difesa; Interno; Regioni e Province autonome; ANCI), mentre i restanti sono individuati in quanto esperti in materia di difesa civile non armata e nonviolenta;
il Comitato ha il compito di elaborare analisi, predisporre rapporti, promuovere iniziative di confronto e ricerca al fine di individuare indirizzi e strategie di cui l'Ufficio nazionale per il servizio civile possa tenere conto nella predisposizione di forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta; il Comitato ha finora interpretato la propria funzione "consultiva", non solo raccogliendo ed elaborando idee e suggerimenti, ma proponendo vere e proprie attività in seno all'Ufficio;
il 28 aprile 2011, il Comitato per la difesa civile non armata e non violenta (Dcnan), costituito presso l'Ufficio nazionale del servizio civile, è tornato a riunirsi e a 7 anni dalla prima istituzione (18 febbraio 2004) sta per iniziare una prima sperimentazione; il fatto appare di importanza straordinaria: è la prima volta che uno Stato prova a realizzare ufficialmente una difesa civile non armata e non violenta;
la circostanza, però, contrasta con la cifra ad avviso degli interroganti del tutto insufficiente che sarebbe stata stanziata per la sperimentazione: appena 50.000 euro; d'altra parte il Comitato ha cumulato in questi sette anni una disponibilità finanziaria molto ristretta;?
giova ricordare che il sottosegretario Giovanardi, in una nota dell'agenzia Adnkronos, in data 8 maggio, sosteneva che "Il Servizio Civile è difesa della Patria. La Patria la si può difendere con le armi o con il Servizio Civile non armato",
si chiede di sapere:
quali siano state le somme messe a disposizione nell'apposita voce di bilancio dell'Ufficio nazionale del servizio civile dal 2008 ad oggi;
se si ritengano sufficienti le risorse collocate su tali progetti e in particolare sulla sperimentazione avviata dal Comitato per la difesa civile non armata e non violenta;
con quali criteri siano stati selezionati i progetti in proposito alla difesa non armata e quali siano i progetti;
come si voglia pubblicizzare, in Italia e all'estero, questo primo passaggio all'operatività del concetto di difesa alternativa, sancito dalle leggi n. 230 del 1998 e n. 64 del 2010;
se non si ritenga di convocare una Conferenza nazionale sulla nascita di questa misura alternativa nella difesa, in modo da presentare alla opinione pubblica la novità operativa della legge in tutta la sua straordinaria importanza.
(4-05259)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che l'articolo pubblicato sul sito web: ilpunto@savonanews.it di giovedì 19 maggio 2011, dal titolo: "Dopo gli arresti, c'è chi canta e chi conta. I sindaci di Scavo Ter" informa che, «insieme al cantiere delle aree Ex - Balbontin di Savona (del quale molto si è parlato e più si parlerà), una delle opere in dirittura di arrivo, che vede Scavo Ter tra i protagonisti, è la "realizzazione dei box interrati e sistemazione a Parco Urbano" in via Beato Ottaviano. Incisa Srl. Sul cartello d'appalto dei costruendi box di Via Ottaviano, "Parco Urbano" è ottimisticamente scritto in maiuscolo. Sempre il cartello di appalto spiega che il progetto (permesso a costruire del Comune di Savona n° 62772 del 9 dicembre 2008) venne affidato allo Studio di Architettura Fallucca di Savona. Lo stesso Studio che nell'ultimo ventennio ha curato la progettazione di tante altre belle costruzioni - di solito a strisce e non si sa perché - come ad esempio la casa (palazzo) di Maurizio Bagnasco, dominus delle discariche savonesi con Geotea / Ecosavona, altra società appassionata allo sport. Non al basket ma alla pallavolo. Cosa poi gliene importi a una società di smaltimento rifiuti il farsi conoscere al grande pubblico attraverso lo sport resta un mistero (buffo). Come uno potesse scegliere dove sversare. Ad illustrar il bel palazzotto Bagnasco è proprio il sito web dello studiofallucca.it, al quale sfuggirono però alcune commissioni come ad esempio - per restare sui Bagnasco - il bioprogetto della sede di Vado Ligure delle loro controllate Ecosavona / Geotea che finì nelle solide mani del noto studio di architettura genovese 5+1AA di Femia & Peluffo. Gli stessi del campus universitario di Legino, di Unieco - Metalmetron e della annunciatissima nuova ed indispensabile sede dall'Autorità Portuale di Savona, per dirne tre in battuta e per mostrar quest'ultima in tutta la sua teorica bellezza da 8 milioni di Euro (in partenza). (...) Stampa e Secolo hanno scritto che anche che gli inquirenti avrebbero richiesto un tot di carte anche all'intoccabile Autorità Portuale di Savona. L'appalto per le aiuole di sul porto di Vado Ligure affidato dall'"Authority" alla Scavo Ter - se non ricordiamo male - non fu di poche decine di migliaia di Euro come pubblicato ma di oltre 160.000. Oltre 160.000 euro che poi divennero 230.000 con apposita integrazione riconosciuta a Scavo Ter con la firma del presidente Rino Canavese (Fonte: Autorità Portuale di Savona). Lo Studio 5+1AA di cui sopra, oltre a finire nelle intercettazioni della Procura di Perugia della cosiddetta "cricca" Anemone che coinvolse l'ex numero uno della Protezione Civile Guido Bertolaso anche "grazie" al loquacissimo arch. Marco Casamonti, compare più volte nelle intercettazioni (senza che questo significhi colpevolezza alcuna). (...) Le residenze Bagnasco vennero invece curate entrambe dallo Studio Fallucca di Savona, lo stesso dei parcheggi Incisa - Scavo Ter, e molti altri, per intenderci. Non si dica poi che si accostano nomi: è tutto scritto nei siti degli interessati, nei cartelli di appalto esposti al pubblico (o nascosti al pubblico come nel caso di quello del nuovo comando provinciale Carabinieri alle spalle della Prefettura) e alla Camera di Commercio di Savona: nulla di più evidente. L'edificio residenziale di famiglia e sede dell'impresa Bagnasco Marino, a due passi dalla campanassa, venne ristrutturato nel 1992. (f.te: www.studiofallucca.it).Il progetto fu dello studio Fallucca come del resto quello dell'area di Monticello, con la "Residenza Marino Bagnasco" recentemente inaugurata con tutti i pubblici onori, dal presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e dal sindaco di Savona (rieletto) Federico Berruti ma che fino a pochi giorni fa era vuota per mancanza di alcuni permessi burocratici. Quell'appalto, vinto da una società di Enna con altre di Ragusa, subì notevoli ritardi (...) qualche traversia con il crollo di un muro e il ferimento grave di una donna, oltre ad alcune integrazioni per spese non previste approvate da Comune di Savona. Tra i contribuenti all'opera, oltre al Comune di Savona, le Opere Sociali (costi dei lavori) e la stessa Fondazione Bagnasco (spese tecniche e progettuali). Sempre dello Studio Fallucca (stando al loro sito) è il manufatto in cemento lungo il molo della vecchia darsena commissionato dall'Autorità Portuale nel lontano 1998 recentemente tinteggiato per l'occasione e ammirabile da turisti e diportisti bisognosi di una doccia o di andare al gabinetto - perché di ciò si tratta. Stesso progettista (Fallucca) anche per il c.d. "Palacarisa" che di pala ha ben poco essendo costituito da quattro costosissimi montanti in carbonio / resina epossidica stile tangone di Luna Rossa. Un palchetto e due ali in legno che nelle intenzioni dovevano essere semoventi a coprire la scena in caso di pioggia ma che pochi hanno avuto la fortuna di veder muovere. La struttura verrebbe utilizzata anche tre / quattro volte l'anno, in occasione di qualche comizio e nelle leggendarie notti di san Silvestro, con i celebri concerti organizzati quasi sempre dalla stessa agenzia. Il committente fu la SV PORT service Srl, a precisarlo è il sito dello studio Fallucca stesso (SV Port service è partecipata al 44 per cento dall'Autorità Portuale di Savona - Vado). Commissionati dalla milanese / savonese Edilrama sempre allo studio Fallucca anche i caratteristici condomini di edilizia residenziale a Vado Ligure. Sempre a Vado il sito dello studio Fallucca racconta di un'altro progetto di edilizia residenziale, quello commissionato dall'impresa Barbano. Certamente sarà un errore del browser o il sito in manutenzione, ma mentre scriviamo http://www.studiofallucca.it/lavori12.html improvvisamente non riusciamo più a recuperare alcune fotografie di un'altra opera vadese: una foto, salvata prima della sua scomparsa, dove è ben leggibile il cartello di Via Cadorna a Vado Ligure. Pare sia la stessa via di Vado Ligure lungo la quale Scavo-ter venne chiamata per importanti demolizioni, tanto importanti che la stessa Scavo-ter mise le foto nel suo sito ufficiale www.scavoter.com foto che sarebbero state rimosse subito dopo gli arresti insieme a molte altre, tra le quali quelle relative ai lavori nel Comune di Andora, e delle quali ci occuperemo. Una di esse, opportunamente salvata dal sito ufficiale di Scavoter.com prima della sua sparizione, è questa. Per carità, una semplice analogia. Ma perché mettersi a cancellare documenti dai siti web proprio ora? Stiamo alla Scavo Ter. Oltre ai soci, noti, ci sono i sindaci / revisori contabili, meno noti. I sindaci in una società sono coloro che svolgono "funzioni di controllo". Tra i sindaci di Scavo Ter (Fonte: Camera di Commercio di Savona) che riportiamo per dovere di cronaca, troviamo omonimi di personaggi noti ed introdotti nella Savona che conta: Guido Albezzano, omonimo di un revisore dei conti della Fondazione De Mari, e fino al 2010 presente nel collegio sindacale di diverse altre Società. - Luisa Piccardo, omonima di una nota commercialista Savonese. - Maria Teresa Castellano, omonima di un'altra commercialista savonese con sede in piazza del Monticello - Maria Grazia Siccardo, omonima di una stimata avvocatessa savonese che "dal 2006 ricopre incarichi giudiziari presso il Tribunale Civile di Savona in qualità di professionista delegato nelle procedure esecutive immobiliari." - Norberto Rolandi, omonimo di un consulente fiscale e tributario sempre del capoluogo. Sindaci e revisori di Scavo Ter, se Camera di Commercio non mente sulla visura camerale, sono disponibili e pubblici o al Registro Imprese (al 12 maggio 2011). Siamo certi, in caso di identità, che abbiano svolto le loro funzioni di controllo in perfetta buona fede ma che forse qualcosa sia loro sfuggito, senza che questo debba necessariamente rappresentare una colpa o un'omissione. Disponibili ad ogni rettifica o smentita, ci chiediamo: com'è che nessuno ne parla?»,
considerato che:
un articolo su "Il Secolo XIX" dell'11 maggio 2011, informava di quattro arresti eseguiti dalla Guardia di finanza in provincia di Savona, con l'accusa di riciclaggio di denaro, corruzione, falso in atto pubblico e dichiarazioni fiscali fraudolente in relazione ad appalti per lavori sulle fognature di Vado Ligure;
si legge nel citato articolo: «Le persone finite in manette sono: l'imprenditore edile Pietro Fotia, originario di Africo (in provincia di Reggio Calabria), titolare della Scavo Ter e il cui nome, da almeno 15 anni, viene accostato alle cosche calabresi; Roberto Drocchi, presidente della Riviera Basket di Vado Ligure e della Lega Pallacanestro Dilettanti, dirigente del Comune di Vado e consigliere comunale del Pd a Savona, candidato alle elezioni amministrative del 15-16 maggio; Andrea Balaclava (di Cuneo) e Mario Taricco (di Ovada), titolari di due piccole imprese edili. Nell'inchiesta ci sarebbe anche un'altra decina di indagati, compresi alcuni fratelli di Fotia: su di lui c'è un dossier sul sito della Casa della Legalità, oltre a numerose pagine sulle "cosche che dominano sul Savonese". Un quinto uomo, l'imprenditore Maximiliano Giuseppe, era stato arrestato tre mesi fa con l'accusa, tra l'altro, di avere evaso al Fisco circa 3 milioni di euro.Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate da Fiorenza Giorgi, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, e l'indagine è coordinata dal sostituto procuratore Ubaldo Pelosi.Secondo l'ipotesi di accusa, Drocchi, ingegnere e funzionario dell'ufficio Tecnico del Comune di Vado, avrebbe ricevuto "mazzette" da Balaclava e da Fotia per assegnare loro la realizzazione di alcune opere pubbliche: addirittura, per evitare le gare di appalto, i lavori sarebbero stati spacciati per "urgenti". In particolare, era da almeno un anno che la Finanza indagava sui presunti "piaceri" che Drocchi avrebbe fatto a imprese private in cambio di denaro che, sempre secondo l'accusa, veniva poi investito nel Riviera Basket, squadra che milita nel Campionato Dilettanti di Serie B».
l'interrogante già nel 2010 presentava un atto sindacato ispettivo (4-03935), che non ha ancora ricevuto risposta, sulla gestione scarsamente trasparente e al limite della legalità delle discariche Ecosavona / Geotea nella città di Savona,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire l'indizione e l'effettuazione di regolari gare tra diversi soggetti proponenti, da una parte, restituendo trasparenza e legalità nella gestione delle pubbliche risorse e, dall'altra, garantendo una più ampia selezione delle offerte con conseguente possibile risparmio di spesa;
quali siano i motivi per cui sono sempre gli stessi studi di architettura a gestire i lavori nelle aree che interessano Savona e Vado Ligure e quali iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere affinchè i soldi pubblici non vengano utilizzati per favorire gruppi di amici a danno della collettività;
se sia a conoscenza dei motivi per cui, subito dopo gli arresti, sarebbero state rimosse le foto precedentemente pubblicate sul sito di Scavo Ter riguardanti le demolizioni sulla via di Vado Ligure e quelle relative ai lavori ad Andora;
quali misure urgenti intenda attivare per debellare la criminalità organizzata, specie di origine mafiosa e camorristica, che sembra infiltrarsi, con gli enormi flussi finanziari di cui dispone, nel tessuto economico fino a garantirsi il controllo anche con il riciclaggio del denaro;
quali iniziative, infine, intenda assumere al fine di garantire uno sviluppo che vada di pari passo con la tutela ambientale.
(4-05260)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'Eur è un piccolo quartiere di Roma con una storia che affonda nel ventennio e una ricchezza tutta contemporanea. Un quartiere di banche, multinazionali musei e uffici pubblici, di residenti famosi e speculazioni in corso;
l'Eur è gestito di fatto da una società pubblica in mano al Ministero dell'economia e delle finanze al 90 per cento e al Comune di Roma, con il 10 per cento. Pertanto non è il Comune di Roma ha gestire gli investimenti la pianificazione urbanistica e gli eventi, ma è Eur SpA;
la società pubblica, che ha ereditato dal ventennio fascista un "ben di dio" di palazzi, musei, centri congressi, strade e parchi, da 12 anni è pure una società per azioni;
da un'inchiesta di Corrado Zunino, pubblicata su "la Repubblica", il 20 maggio 2011 su Eur SpA si apprende che: «Con i bilanci esausti che si ritrova, oggi Alemanno può solo approvare ciò che i ricchi padroni del quartiere deliberano»;
si legge infatti: «"Pubblico e privato insieme, l'esistenza di Eur spa è un'anomalia totale", dice l'economista Giorgio Ruffolo ricordando come la società per azioni controllata dallo Stato abbia ereditato dall'Esposizione universale del 1942 un ben di dio di palazzi e musei, strade e marciapiedi, parchi e innaffiatoi e che, forte della sua potenza economica (645 milioni di euro a bilancio), si muove sul territorio come farebbe un feudatario dell'undicesimo secolo che deve rispondere solo al monarca e alla sua corte. "Creiamo valore per gli azionisti", è la traduzione contemporanea. Eur spa per missione deve valorizzare un patrimonio fatto di tredici monumenti (il Colosseo quadrato, per ricordare), lo straordinario Centro congressi di Adalberto Libera, il Palazzo dello sport di Piacentini e Nervi, il Velodromo, la piscina olimpica più quattro parchi allargati su 63 ettari che custodiscono 46 specie arboree rare. La società pubblica e privata mette a reddito il patrimonio, innanzitutto, affittando ali e nicchie dei suoi musei preziosi e delicati. A chi? A centri moda e uffici finanziari, ristoranti e gelaterie, centri benessere di lusso, a polizia, carabinieri, all'amministrazione pubblica. Sono affitti onerosi: 28 mila euro il mese più Iva per le strutture profit che ai clienti offrono saune e olii balsamici. Chi paga, lamenta che queste cifre sono fuori mercato e che il prodotto offerto, la nicchia preziosa, è pieno d'acciacchi. Dalle pigioni Eur spa incassa 40 milioni l'anno. Nelle ultime stagioni l'ente ha deciso - per realizzare profitti come da statuto - di costruire nuove opere, opere d'arte contemporanee, e trasformare così il "business district" nel secondo polo turistico di Roma. Ecco, quindi, il futuro Centro congressi dell'archistar Massimiliano Fuksas. È in ritardo di 15 anni, ma entro la prossima stagione mostrerà la sua immaginifica Nuvola in goretex: dentro ci cammineranno, poggiati su una teca in acciaio, i visitatori. A fianco sta crescendo La Lama, albergo di classe superiore e a 16 piani che oggi trova qualche difficoltà a essere collocato sul mercato. Poi c'è l'Acquario sotterrato al Laghetto artificiale, ai piedi del Palasport: non si sa ancora se sarà realizzato con pesci veri o sagome di pesci, di certo offrirà all'affamata Eur Spa 700 nuovi parcheggi in un'area sempre più pregiata. La società pubblico-privata, che ha dato vita nel quartiere alla più importante rivoluzione urbanistica contemporanea della capitale, ha deciso di entrare in un affare che, fino a ieri, era solo delle Finanze (Fintecna). Sono le vecchie torri dell'Agenzia delle Entrate dirimpetto la Nuvola di Fuksas: saranno abbattute e trasformate in un palazzo residenziale a forma di C da un'altra stella dell'architettura contemporanea, Renzo Piano. Per realizzare tutti gli investimenti Eur Spa si è indebitata per 400 milioni, grazie anche a spericolate operazioni finanziarie sui derivati. Poi ha dovuto ristrutturare il debito, sceso adesso a 190 milioni, con quattro banche italiane. Palazzinari di Stato e multimprenditori A questo ircocervo pubblico-privato, la Eur Spa appunto, non è bastato assecondare i progetti urbanistici più ambiziosi delle amministrazioni rutellian-veltroniane. In un crescendo di vitalità, sotto Alemanno la società di quartiere ha tentato di richiamare sulle strade di Roma sud il gran premio di Formula Uno contornando il potenziale business da un miliardo di euro con torri altissime. Sono state cancellate, insieme al gran premio. Sì, nelle ultime stagioni Eur spa si è messa a fare il costruttore. Con spregiudicatezza è andata ad abbattere il pezzo più ingombrante del suo patrimonio, il Velodromo ciclistico dove nei Sessanta trionfava Antonio Maspes: milletrecento cariche di tritolo contro ogni vincolo e il mausoleo del ciclismo è andato giù. Per quella distruzione gli amministratori di Eur Spa sono incappati in due inchieste giudiziarie: per una, la diffusione di amianto nell'aria, il pm Terracina ha appena mandato a processo un tecnico della società. Spianata l'area, l'ente ha messo mano a progetti di sviluppo immobiliare di case di pregio. Quattro palazzi da cinque piani li ha previsti sul catino dell'ex Velodromo e altri tre palazzi (nove e quattordici piani) al vicino Torrino, quartiere nato tredici anni fa e solettato di cemento senza soluzione di continuità. Walter Veltroni voleva piscine in quest'area, l'ente sotto Alemanno ha trasformato il progetto in palazzoni. Qui e all'ex Velodromo costruirà la romana Condotte spa: socia con Eur spa nel consorzio Aquadrome e invece controllata da Eur spa nella costruzione delle opere di Fuksas. Iniziano i conflitti. Ancora, la spa-quartiere ha acquistato terreni fuori dal Pentagono dell'Eur, sulla Laurentina: vuole proseguire la sua attività immobiliare nel resto della città. Va detto che in questo quadrante di Roma ci hanno già pensato i palazzinari storici a regalare lo stesso profilo - edifici alti con balconi profondi - a chilometri di orizzonte: negli ultimi trent'anni da Tor Pagnotta al mare sono stati sversati 24 milioni di metri cubi di cemento»;
si legge ancora: «Non è finita, Eur Spa - che dovrebbe essere solo il custode di un patrimonio storico-artistico straordinario - oggi si è lanciata in cento attività profittevoli e lontane dalla sua natura: vuole produrre energia alternativa, realizzare la banda larga del quartiere e gestire la trasformazione del waterfront di Ostia, il suo lungomare, quindi curare il recupero delle architetture razionaliste al Foro Italico e nel centro storico di Latina. Ecco, l'ente dell'Eur con la forza patrimoniale che gli consente forti indebitamenti con le banche, la protezione politica e istituzionale che gli è garantita dai soci pubblici e la libertà d'azione possibile grazie alla trasformazione in spa, oggi si è messa a vendere appartamenti con i pavimenti in teak e la raccolta differenziata pneumatica. Si è messa a fare l'imprenditore tout court: ambiente, rifiuti, riciclaggio, telefonia. È diventato un fornitore di servizi ben remunerato e può indicare un'idea di politica locale futura con questo centrodestra al potere: l'ente privato porta i soldi ai comuni e, quindi, piega alle sue esigenze le politiche nel territorio in cui opera. Costruisce dove vuole, innanzitutto. Eur spa, nata con il centrosinistra nel 1999, oggi è un esempio (clonabile) di privatizzazione di una porzione di territorio. L'assunzione di soci e amici. Ma chi è Eur spa? Da chi è fatta? Perché negli ultimi dodici anni è diventata così potente? L'ente è presieduto da un imprenditore forzista come Pierluigi Borghini, battuto da Francesco Rutelli quando si candidò, nel 1997, a sindaco di Roma. Molto impegnato dall'attività golfistica, Borghini negli uffici di largo Testa è aiutato da tre assistenti. Neppure Alemanno. L'amministratore delegato, vero motore della struttura, dal luglio 2009 è Riccardo Mancini, 52 anni, imprenditore nato, cresciuto e residente all'Eur con quote di proprietà in 24 società (più quattro in liquidazione). Il nonno materno, Romolo Zanzi, nel 1916 fondò un'azienda specializzata nel ramo riscaldamento che alla fine dei Novanta fatturava 160 miliardi. Con l'ingresso in Eur, l'ad Mancini ha aggiunto ai ruoli nelle società di famiglia sette cariche "pubblico-private". Ovvero, è amministratore delegato di Eur Spa, Eur Congressi Roma (gestirà la Nuvola), EurFacility (manutenzione del palazzo delle Poste) ed Eur Tel (cablatura telefonica del quartiere), presidente di Aquadrome (i costruttori all'ex Velodromo) ed Eur Power (energia e teleriscaldamento), poi consigliere di Marco Polo (la società che cura i beni del territorio). Come amministratore della holding, Mancini denuncia uno stipendio di Stato di 185 mila euro. Il resto, dice, sono gettoni di presenza. Bene, andando a controllare le private intraprese dell'amministratore pubblico si scopre, intanto, che a ogni presente e futura attività della "galassia Eur" corrisponde un'azienda che lavora in quel settore sotto il controllo di Mancini. Energia e teleriscaldamento attraverso Eur Power? Il Mancini imprenditore ha posseduto quattro società che si occupano di commercio di combustibili per riscaldamento e una che costruisce apparecchi per la produzione di elettricità. Investimenti immobiliari all'ex Velodromo? Mancini possiede azioni dell'immobiliare Castel Di Leva. Con Ama e Acea gestisce i rifiuti dell'Eur? In questo campo l'ingegnere meccanico Mancini è socio unico della Società generale rifiuti e presidente della Treerre, "recupero, riciclaggio, riutilizzo", di cui rilevò le quote da Franco Berbabé. Uno dei cavalli di battaglia delle politiche di Eur spa è "l'espansione a mare" di mussoliniana memoria e, segnatamente per l'ad Mancini, lo sviluppo del quadrante Fiumicino. Il manager pubblico nel privato è stato consigliere della Fiumicino servizi. L'uomo si è poi costruito una solida fama per aver ristrutturato il debito della Eur Spa, ma la gavetta l'aveva fatta nella sua Gefi fiduciaria romana. E poi è un esperto creatore di scatole pubbliche, spa e srl. L'esperienza, qui, Mancini l'aveva fatta nel suo Consorzio Gspa "per pubbliche amministrazioni in liquidazione". Di tutte queste società Mancini, da quando è stato nominato manager pubblico all'Eur, non ha mollato un'azione. Anzi, alcune le ha avviate in prossimità della sua nomina all'ente pubblico. Potrebbe sembrare l'uomo scelto per mettere a servizio del pubblico le esperienze fatte nel privato, Riccardo Mancini. Entrando nel dettaglio delle sue attività si scopre, però, che l'ingegnere prima di diventarne amministratore è stato consulente di Eur spa per il gp di Formula Uno. Che, da amministratore, ha attivamente spinto. I conflitti di interesse del manager alemanniano - ha finanziato personalmente la campagna elettorale del sindaco nel 2006 e ne è stato uno dei tesorieri per quella del 2008 - diventano palesi quando si scopre che in due società private di Mancini è consigliere e in una terza azionista e amministratrice Emilia Fiorani. E chi è questa signora 46enne? La compagna di Carlo Pucci. E chi è Carlo Pucci? È il tabaccaio di viale Europa, strada centrale del quartiere, che con l'arrivo di Mancini alla guida di Eur spa è diventato il direttore marketing dell'ente. Il marketing è decisivo in Eur Spa, la cattura di nuovi affitti è missione primaria per la tenuta dei bilanci. E perché l'amministratore delegato Mancini sistema ai vertici dell'ente l'ex marito di una socia che per curriculum ha una lunga esperienza in tabaccheria? Ci sono ragioni d'affari, seguendo le visure camerali. Ma, vedremo più avanti, anche di politica condivisa in gioventù e in tempi adulti. È interessante notare, ancora, come la Fiorani e Mancini abbiano controllato nel tempo la stessa società che vende chincaglieria varia: si chiama E42, come l'Esposizione universale del 1942 di cui oggi l'ingegnere - con il vestito del manager di Stato - amministra i lasciti»;
si legge inoltre che: «E chi c'è nell'ultima Eur spa, quella protetta da Alemanno, dove sono stati mandati via i tecnici qualificati e sono entrati i tabaccai di estrema destra? Sono stati esautorati i dirigenti storici per far posto a Dario Panzironi figlio di Franco, amministratore delegato di Ama, la società pubblica che pulisce le strade della capitale. Per la Parentopoli romana, l'assunzione di uomini vicini al sindaco nelle aziende municipalizzate, Panzironi senior è indagato per abuso d'ufficio. Il manager è consigliere della società Marco Polo satellite della potente Eur spa e suo figlio Dario, già portaborse in Comune, ora è funzionario proprio dell'Eur Spa con un contratto a tempo indeterminato. Mancini ha estratto il suo nome tra sessanta curriculum ricevuti. La filiazione ad libitum di nuove realtà pubblico-private figlie di Eur spa ha portato nei ruoli di controllo delle società "a cascata" sempre agli stessi uomini. Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, manager fedele a Gianni Letta, è presidente del collegio sindacale in sette "Eur-qualcosa" su sette. Controlla lui che sia tutto in ordine. E presidente della Marco Polo spa, fino a poche settimane fa, è stato Paolo Togni, sistemato da Alemanno in Comune alla direzione delle Politiche ambientali, nuclearista per convinzione ed estrazione professionale, coinvolto nel 2007 nelle inchieste sulla ricostituzione della loggia P2. Togni ha lasciato "Marco Polo" accusando la società di fare gli interessi di terzi. Infine, del "gruppo Mancini" fa parte Angelo Jacorossi, la Tangentopoli del 1992, un miliardo e mezzo (in lire) pagate per riscaldare le case Iacp di Roma. L'imprenditore oggi amministra una società, la Saccir, di cui è stato a lungo consigliere il nostro ingegner Mancini. Ma Jacorossi è anche l'amministratore di Eur Power: sta lanciando la "smart grid", l'autosufficienza energetica del quartiere. Come dice Riccardo Mancini, avanguardista nero della prima ora: "Noi dell'Eur siamo una macchina guerra"»;
considerato che:
Eur SpA deve, per missione, valorizzare il suo straordinario patrimonio artistico fatto di palazzi storici, nonché esserne il custode: palazzo della Civiltà italiana, palazzo dei Congressi, palazzo Uffici, Nuovo centro congressi, albergo Nuovo centro congressi, Salone delle fontane, palazzo dello sport, Piscina delle rose, monumento a Guglielmo Marconi, palazzo mostra delle arti e delle tradizioni popolari, palazzo Mostra dell'agricoltura e bonifiche, palazzo Mostra della romanità, palazzo Mostra dell'arte moderna, palazzo Mostra dell'arte antica, palazzo Mostra dell'autarchia e del corporativismo ed edifici delle Forze armate, palazzo Mostra della scienza universale, palazzo ex Ristorante ufficiale dell'ente;
a quanto risulta all'interrogante, la società, negli ultimi anni, si è "lanciata" in 100 attività profittevoli lontane dalla sua natura;
la società, con una "potenza" patrimoniale che gli consente forti indebitamenti con le banche, con la protezione politica istituzionale che le è garantita dai soci pubblici e la libertà d'azione che è possibile grazie alla trasformazione in società per azioni, ora si è messa a fare palazzine, a fare l'imprenditore tout court,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti chi ci sia, realmente, dietro Eur SpA, la società di "soci e amici";
quali siano i motivi e i percorsi che hanno portato Eur SpA, negli ultimi 12 anni, ad assumere così tanta potenza;
se risulti quali siano i costi relativi alla costituzione dell'Eur Congressi Roma, dell'Eur Tel e dell'Eur Power e i compensi eventualmente riconosciuti per incarichi conferiti e per l'organizzazione e la funzionalità delle medesime;
se il Governo non ritenga che le società pubbliche di diritto privato, come Eur SpA, rischiando capitale pubblico, mettono sullo stesso piano gli interessi generali della comunità, il rischio imprenditoriale, nonché la concorrenza non equa con gli operatori privati del settore, permettendo a pubblici amministratori di utilizzare i soldi della collettività con la stessa disinvoltura e la stessa autonomia dei capitalisti privati che rischiano il proprio denaro e, di conseguenza, quali iniziative normative intenda intraprendere al fine di sanare detta anomalia;
se non ritenga che le sempre più frequenti gettate di cemento, con un cantiere dietro l'altro, stravolgano di continuo la caratteristica urbanistica dell'Eur, con il suo prezioso valore artistico culturale, creando un'edilizia intensiva a puro scopo speculativo per fare cassa;
se, alla luce di quanto esposto in premessa, non ritenga che nella figura dell'amministratore delegato Mancini non si configuri un evidente conflitto di interessi, considerato che controllando le private intraprese dell'amministratore pubblico si scopre che a ogni presente e futura attività della "galassia Eur" corrisponde un'azienda che lavora in quel settore sotto il controllo dello stesso;
se risulti chi ci sia nell'ultima Eur SpA, quella, a detta dell'articolo di stampa, protetta da Alemanno, dalla quale sono stati mandati via i tecnici qualificati e in cui sono entrati "i tabaccai di estrema destra" nonché esautorati i dirigenti storici per far posto a Dario Panzironi figlio di Franco;
quali siano i motivi per cui le nuove realtà pubblico-private figlie di Eur SpA hanno portato nei ruoli di controllo delle società sempre gli stessi uomini;
quali iniziative intenda adottare affinché, ai sensi del decreto-legge n. 78 del 2010, si applichino le disposizioni sulla riduzione del perimetro della pubblica amministrazione anche alla società Eur SpA, al fine di garantire il concorso di quest'ultima agli obiettivi generali di risparmio di spesa pubblica;
quali iniziative di competenza intenda adottare perché siano pubblicate tutte le consulenze di Ministeri e società pubbliche.
(4-05261)
BUGNANO - Ai Ministri della giustizia e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
negli ultimi due anni, centinaia di docenti hanno presentato ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali avverso il decreto n. 42 del 2009 del Ministro dell'istruzione, università e ricerca, il quale dispone circa le modalità di integrazione e aggiornamento biennale delle graduatorie ad esaurimento di cui all'articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;
la stragrande maggioranza dei ricorsi presentati aveva ad oggetto principalmente l'impossibilità di trasferirsi da una graduatoria provinciale all'altra, come nel biennio precedente, ovvero, fatta salva la graduatoria di appartenenza, la mera facoltà, in capo ai richiedenti, di indicare tre graduatorie gradite, nelle quali essere inseriti "in coda", ovvero non per i titoli acquisiti rispetto a coloro i quali, nelle medesime graduatorie, già risultavano inseriti;
il TAR per il Lazio, in numerosi suoi pronunciamenti, in sede di giudizio cautelare ha emanato ordinanze con le quali, oltre a sospendere l'efficacia degli atti impugnati, stabiliva di inserire i ricorrenti secondo punteggio posseduto;
considerato che risulta all'interrogante che - di fronte all'inerzia del Ministero dell'istruzione ad operare, in taluni casi, all'aggiornamento delle suddette graduatorie - siano stati nominati dei commissari ad acta per l'esecuzione delle numerose ordinanze con le quali veniva disposto l'inserimento degli istanti, secondo punteggio acquisito, in graduatorie diverse da quella di appartenenza;
considerato inoltre che qualsiasi controversia correlata alle operazioni di integrazione ed aggiornamento delle graduatorie è da intendersi riservata esclusivamente alla cognizione del giudice ordinario e, conseguentemente, provvedimenti del TAR sull'argomento sarebbero illegittimi ed illegittimi gli atti compiuti in ossequio a tali pronunce giudiziarie (cfr. Sezioni unite ordinanze n. 3398/2008 e 3399/2008 confermate poi dalle ordinanze n. 22805/2010 e n. 3032/2011),
si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intenda porre in essere, per quanto di propria competenza, al fine di garantire la corretta applicazione della normativa vigente in materia di controversie concernenti l'utilizzazione delle graduatorie, anche alla luce del difetto di giurisdizione da parte del giudice amministrativo rilevato da consolidata giurisprudenza della Suprema Corte in riferimento alla problematica citata in premessa.
(4-05262)
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il detenuto Myrto Jetmir, nato a Durazzo l'8 gennaio 1972, recluso presso la casa circondariale Pagliarelli di Palermo, ha conseguito ben tre diplomi - industriale, geometra ed Ipsia;
il detenuto, nell'ottica di proseguire gli studi e conseguire il diploma di laurea, ha inoltrato istanza finalizzata ad ottenere il trasferimento in una struttura vicina al polo universitario di Firenze;
la richiesta, ad oggi, non ha avuto alcun riscontro,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del caso riportato e quali siano gli intendimenti al riguardo.
(4-05263)
FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:
la normativa vigente in materia di riconoscimento dell'invalidità civile, della cecità totale, della sordità civile, dell'handicap e della disabilità, nonostante le rilevanti novità introdotte di recente, presenta alcune criticità talora legate proprio alla complessità della materia trattata;
una delle questioni di maggiore rilievo rimane la disciplina di revisione per la prosecuzione del beneficio pensionistico: accade talora, infatti, che gli uffici preposti chiamino a revisione beneficiari con disabilità palesemente insanabili, come amputazioni o menomazioni similari;
considerato che:
le invalidità sono unanimemente calcolate in base alle tabelle allegate al decreto del Ministro della sanità del 5 febbraio 1992 che indicano la percentuale di invalidità da assegnare a ciascuna menomazione;
dette percentuali dovrebbero essere uniformate alla classificazione internazionale dei disturbi, disabilità ed handicap (ICIDH - international classification of impairments, disabilities and handicaps);
oltre al requisito sanitario è necessario, tra gli altri, ai fini della concessione delle prestazioni economiche a favore di soggetti riconosciuti invalidi civili, anche il requisito reddituale,
l'interrogante chiede di sapere:
se la tabella richiamata indicante le percentuali relative a ciascuna invalidità sia stata uniformata alla classificazione internazionale e, in caso non affermativo, quali siano i tempi necessari per tale adeguamento;
se il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire, nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare che i soggetti con disabilità conclamate e irreversibili, come le amputazioni, possano essere chiamati per la visita di revisione per la prosecuzione della prestazione economica;
se ritenga di dover comunque intervenire, nei modi che riterrà più opportuni, al fine di prevedere, per i soggetti con disabilità conclamate e irreversibili, eventualmente solo la revisione per la parte relativa alla posizione reddituale.
(4-05264)
FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:
con decreto assessorile n. 753 del 2010, avente per oggetto "Riordino, rifunzionalizzazione e riconversione della rete ospedaliera e territoriale dell'Azienda Ospedaliera provinciale di Siracusa", è previsto un ridimensionamento per il presidio ospedaliero di Augusta (Siracusa) ad appena 91 posti letto comprendente la soppressione delle unità operative di Ostetricia, Ginecologia, Psichiatria e, in prospettiva, del pronto soccorso;
il 14 aprile 2009 l'Assemblea regionale siciliana ha approvato la legge n. 5 che testualmente, all'articolo 6, comma 1, recita "Le risorse finanziarie disponibili annualmente per il servizio sanitario regionale (...) sono destinate dall'Assessore regionale per la sanità (...) al soddisfacimento delle necessità derivanti dalla tutela della salute (...) e dalle esigenze di protezione della salute nelle aree industriali a rischio";
considerato che:
la citata legge di riordino, a giudizio dell'interrogante, non tiene in alcun conto le peculiarità del territorio compreso nel triangolo industriale Augusta - Priolo - Melilli (Siracusa);
Augusta è l'area della provincia di Siracusa che registra i tassi più elevati di incidenza di patologie tumorali, di malformazioni e di altre patologie cronico-degenerative;
il triangolo industriale, che ospita in un'esigua porzione di territorio ben cinque raffinerie di prodotti petroliferi, due centrali elettriche, un impianto di gassificazione e cogenerazione, una fabbrica di magnesite, una cementeria, un depuratore di reflui industriali e civili ed un cantiere navale, rappresenta una delle aree di sviluppo industriale più vaste d'Europa ed è esposto a serissimi problemi di inquinamento;
il presidio ospedaliero di Augusta offre assistenza ad un bacino di utenza che, oltre alla popolazione locale, comprende il porto commerciale e militare di Augusta, la base navale del comando militare marittimo di Sicilia, l'arsenale militare, un'importante casa di reclusione ed un villaggio turistico di rilevanza internazionale;
alla luce di tutte le considerazioni sopra riportate, all'interrogante risulta inaccettabile il predetto ridimensionamento del presidio ospedaliero di Augusta,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di voler procedere a verificare la rispondenza delle normative adottate dall'assessore alla sanità della Regione Siciliana con le strategie e gli obiettivi previsti dalla normativa nazionale in tema di tutela della salute pubblica.
(4-05265)
FLERES - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
in Sicilia, per diversi anni, il servizio di emergenza urgenza è stato gestito dalla SISE SpA adesso in liquidazione cui è subentrata la SEUS SCpA;
sembrerebbe che il transito dei dipendenti non sia avvenuto secondo le previsioni di cui all'articolo 2112 del codice civile (trasferimento di azienda e conseguente mantenimento dei diritti del lavoratore) ma attraverso un procedimento che ha visto il licenziamento di tutti i dipendenti della SISE e la contestuale assunzione degli stessi presso la SEUS, con la conseguente perdita dei diritti e delle tutele;
all'interrogante risulta che al personale sia stato proposto, pena la mancata riassunzione, di firmare una transazione con la precedente società con la quale si rinunziava ad alcuni crediti di lavoro e, inoltre, tutto il personale veniva assoggettato ad un nuovo periodo di prova;
tra i circa 3.000 lavoratori interessati a tale passaggio di società merita un cenno specifico il signor Gaetano Cavallaro il quale è stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie, ormai risolte, tranne l'interdizione dai pubblici uffici;
la nuova società SEUS SCpA era a conoscenza della posizione del dipendente poiché, come previsto, lo stesso aveva depositato tutta la sua documentazione compresi i certificati relativi alle iscrizioni nel casellario giudiziario; tuttavia, ha svolto il periodo di prova compiendo mansioni a lui note ed eseguite da sempre con diligenza;
al termine del periodo di prova al signor Cavallaro è stato comunicato di non averla superata e, pertanto, ha perso il posto di lavoro;
ferma restando l'attività legale che lo stesso ha già posto in essere, sorge il dubbio relativo al fatto che il soggetto sia stato escluso per il fatto di essere un ex detenuto, senza considerare che un soggetto può anche reinserirsi ed optare per la via della legalità;
qualora i fatti siano accertati, si specifica che non dovrebbe essere negata la possibilità di un reale e concreto reinserimento sociale attraverso un immotivato licenziamento che rischia di consegnare all'illegalità una persona che ha ripreso la via del diritto,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto in premessa evidenziato e quali siano gli intendimenti al riguardo.
(4-05266)
DE ECCHER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e degli affari esteri - Premesso che:
i Paesi dell'Unione europea hanno rinunciato alle loro valute per adottare una valuta comune, l'euro, ma hanno mantenuto la possibilità di continuare a raffigurare sul retro della moneta comune le loro identità nazionali;
possono coniare una volta all'anno una versione celebrativa di una moneta dell'euro;
la Banca di Slovenia, qualche settimana addietro, ha emesso circa un milione di monete del valore di 2 euro con l'effige del comandante titino Franc Rozman Stane e la stella a cinque punte;
il predetto comandante titino era a capo dell'esercito comunista jugoslavo di Tito che tra il 1943 ed il 1945 eseguì la "pulizia etnica" anti-italiana sul confine orientale;
considerato che:
la scelta di detto leader partigiano quale soggetto commemorativo posta in essere dalla Banca di Slovenia ha generato una polemica internazionale che è giunta fino al Parlamento europeo;
in un documento inviato a tutti gli eurodeputati, esclusi quelli sloveni di centro-sinistra, si legge che la decisione del Governo socialdemocratico sloveno di commemorare un comandante comunista ha generato forti controversie di carattere ideologico e politico. Secondo concrete testimonianze il comandante Franc Rozman Stane si è reso responsabile in tempo di guerra dell'uccisione di 60 civili. La stella a cinque punte, poi, raffigura, se non il simbolo dei comunisti della Jugoslavia, un movimento rivoluzionario di cui il comandante faceva parte;
gli esponenti del partito democratico sloveno, che appartiene all'area di centro-destra, ritengono che la nuova moneta onori la rivoluzione comunista che si è sviluppata nel contesto del movimento di liberazione nazionale ai tempi della seconda guerra mondiale;
secondo i firmatari del sopra riportato documento, sia i partiti di opposizione slovena che la maggior parte della popolazione non condividerebbero la scelta dell'effige del comandante titino;
considerato, inoltre, che il conio di dette monete ha riaperto antiche e profonde ferite anche fra gli esuli giuliano-dalmati presenti in Italia;
preso atto che la moneta, già entrata in circolazione, avrà valore legale, ossia potrà essere spesa, in tutti i Paesi che hanno adottato l'euro come mezzo di pagamento,
l'interrogante chiede di sapere:
se e in quali modi il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, ritengano di intervenire nelle sedi internazionali più opportune al fine di concertare i parametri in base ai quali ciascun Paese membro dell'Unione può procedere al conio di monete commemorative;
se e in quali modi ritengano di intervenire nelle sedi internazionali più opportune al fine di conoscere le valutazioni degli altri Stati membri riguardo ai fatti narrati ed eventualmente concertare la possibilità di convenire al ritiro di detta valuta con l'effige del comandante titino.
(4-05267)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
dall'inizio della stagione calcistica 2010-2011 è obbligatorio possedere la tessera del tifoso per tutti coloro i quali vogliano acquistare un abbonamento per la stagione calcistica di una squadra, nonché acquistare biglietti per le partite in trasferta nel settore ospiti;
secondo le direttive dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive (http://www.osservatoriosport.interno.it/tessera_del_tifoso/luglio2010/modulo_richiesta_adesione.pdf) la tessera del tifoso doveva essere rilasciata al singolo dalle società sportive, e il singolo poteva prestare o meno il proprio consenso ad attività di marketing, ulteriori rispetto alla finalità della tessera stessa;
invece, nella prassi, quasi tutte le squadre di calcio obbligano i richiedenti la tessera del tifoso a stipulare unitamente un contratto con un istituto bancario per il rilascio di una carta bancaria prepagata;
in questo modo il singolo è altresì costretto a fornire ad una banca - fra l'altro scelta dalla società sportiva - tutti i propri dati personali, compresi dati sensibili quali quelli giudiziari, relativi all'emissione di divieti di accedere alle manifestazioni sportive (Daspo), alle eventuali condanne penali e ai processi in corso a proprio carico;
già il Garante per la protezione dei dati personali, in un proprio parere emesso in data 10 novembre 2010, ha sollevato forti perplessità sulla mancanza di chiarezza di gestione e trattamento di questi dati da parte di società sportive e società terze;
una simile prassi appare illegittima poiché subordina l'accesso a determinati settori dello stadio, o l'acquisto di un abbonamento, alla stipulazione obbligatoria di un contratto con un istituto di credito,
si chiede di sapere se e con quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda provvedere a chiarire le varie possibilità a disposizione del "tifoso" imponendo alle società di offrire al singolo la possibilità di scegliere fra la sola tessera del tifoso "base" e l'eventuale accoppiamento della stessa a servizi di credito/debito bancari.
(4-05268)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02194, del senatore Lannutti, sull'attività della banca Unicredit;
8 a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02184, della senatrice Poli Bortone, sulle misure in favore dell'autotrasporto;
9 a Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):
3-02185, dei senatori Della Seta e Ferrante, su un nuovo gruppo di lavoro istituito nell'ambito del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.