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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 554 del 18/05/2011


Passiamo alla votazione finale.

POLI BORTONE (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud). Signora Presidente, chiedo di poter allegare il testo del mio intervento al Resoconto della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, colleghi, svolgerò una brevissima dichiarazione di voto su un disegno di legge che, come abbiamo ricordato, è stato superato dai fatti e che ha rinviato lo svolgimento dell'assemblea Parmalat, prevista a metà aprile, per consentire ad alcuni soggetti di approntare una difesa dall'acquisizione da parte dei francesi.

Questo disegno di legge non servirà a nulla, poiché quasi sicuramente i francesi di Lactalis acquisiranno la Parmalat con i soldi di Parmalat, ossia 1,4 miliardi di euro, frutto di risarcimenti derivanti dal crack di 14 miliardi del «lattaio di Collecchio».

Oggi, tutti si stracciano le vesti per difendere l'italianità, le imprese strategiche dall'assalto degli stranieri, mentre gli stessi qualche anno fa erano distratti. Gli stessi che gridano oggi alla calata dei barbari e degli stranieri cercarono di favorire, meno di tre anni, fa il trasferimento di Autostrade: la gallina dalle uova d'oro che ottiene ogni anno consistenti incrementi tariffari a danno degli automobilisti, a prescindere dalla qualità dei servizi. Voglio ricordare che quel Ministro che, insieme ad alcune associazioni, si batté contro la vendita ad Abertis si chiamava, e si chiama, Antonio Di Pietro. Questo - ripeto - è un disegno di legge inutile che offre, tra l'altro, molta discrezionalità nella gestione anche alla Cassa depositi e prestiti. Abbiamo visto quando c'è il potere discrezionale, senza controllo del Parlamento o pubblico, ciò che è accaduto in quei provvedimenti di protezione civile che hanno indotto alcune procure della Repubblica a rinviare a giudizio gli autori di quelle spese che erano state fatte, anche senza lo scrutinio della Corte dei conti.

Per questa ragione, noi dell'Italia dei Valori voteremo contro un provvedimento inutile, che non risolve alcuno dei problemi.

GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, questo decreto-legge reca disposizioni finalizzate a consentire ad alcune tipologie di società quotate in Borsa di avvalersi della possibilità di convocare l'assemblea entro il termine di 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio 2010. Sarebbe però sbagliato fermarci soltanto a questo. Dovremmo anche guardare a quello che sta succedendo e che è successo in questi giorni, e anche alla presa di posizione del Governo. Il Governo ha dimostrato in questa vicenda di non avere una visione complessiva di politica economica, men che meno industriale, e ha adottato provvedimenti soltanto episodici, volti a tamponare e a ricorrere a delle furbate.

Credo che con questo provvedimento sia stato fatto un danno al Paese. Dobbiamo per un attimo ricordare - è già stata citata la vicenda Lactalis-Parmalat - che la Lactalis ha fatto un'operazione di acquisizione del 29 per cento delle azioni di Parmalat, investendo circa un miliardo di euro che le avrebbero consentito di avere il controllo del consiglio di amministrazione. Il Governo ha preso una decisione, cambiando in corsa le regole del gioco. Io credo che questo in futuro non agevoli la tendenza di altre realtà internazionali a guardare ai mercati italiani e anche ipotizzare di potervi investire.

Credo che noi, in un'ottica di globalizzazione dell'economia, abbiamo bisogno di dare e ricevere fiducia e, quindi, di non dare il segnale che le regole si possano cambiare secondo le convenienze o gli umori: occorrono bensì regole certe, che possano proiettare il nostro Paese e le sue aziende in un sistema europeo e globale, perché abbiamo bisogno di sviluppo e di crescita.

L'Italia non ha bisogno di provvedimenti tampone o soltanto di tipo conservativo, ma di provvedimenti di sviluppo della sua economia, quindi di una politica industriale di ampio respiro e di decisioni accorte, anche estese, di politica fiscale. Le aziende devono essere stimolate e incentivate. Gli imprenditori che decidono di investire e di rischiare devono essere garantiti ed agevolati.

Per queste considerazioni, dichiaro l'astensione del mio Gruppo. Chiedo alla Presidenza di poter consegnare il testo integrale del mio intervento affinché sia pubblicato nel Resoconto. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

MURA, relatore. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA, relatore. Signora Presidente, gentili membri del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 26 nasce dalla necessità di dare una pronta risposta alle aziende del nostro Paese, nel tentativo di fermare la scalata al capitale e alla gestione dei nostri maggiori colossi da parte di aziende straniere.

Con il decreto-legge in esame viene data la possibilità all'organo amministrativo delle società di rinviare lo svolgimento dell'assemblea ad una data che può arrivare fino al 30 giugno, dando in tal modo la possibilità ad altri gruppi industriali, magari nazionali, di formare cordate alternative garantendo importanti settori del nostro sistema economico.

Il decreto nasce sicuramente dalla necessità di intervenire rispetto alla scalata partita nelle scorse settimane con l'acquisizione, diretta o indiretta, di una rilevante quota (29 per cento) del capitale della Parmalat da parte del gruppo francese Lactalis, e rispetto alla prevista assemblea Parmalat, tra l'altro già convocata dal consiglio di amministrazione, nella quale era già previsto all'ordine del giorno il rinnovo delle cariche sociali. Come dicevo poc'anzi, con questo decreto-legge viene data la possibilità ad altri gruppi industriali di formare cordate alternative. La proposta più rilevante, anche oggi in Aula, è stata sicuramente quella di rendere permanente le disposizioni di questo decreto-legge, posticipando in maniera definitiva il termine per la convocazione dell'assemblea a 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio sociale. A questo credo di aver già risposto prima in termini di parere sugli emendamenti.

Sicuramente, una scalata sul tipo di quella avviata nei confronti della Parmalat deve essere contrastata con strumenti non solo legati a norme giuridiche nazionali ma per lo più a norme comunitarie, e quindi deve essere contrastata nelle sedi appropriate nelle quali gli interessi degli Stati dovrebbero essere reciproci e non di pura convenienza di uno Stato rispetto ad un altro.

La Lega Nord ha sempre ribadito l'importanza del sostegno non soltanto ai grandi gruppi industriali ma anche ai piccoli e ai medi che operano in settori strategici, e il settore alimentare è sicuramente uno di questi. Si tratta infatti di un settore il cui indotto coinvolge numerosi piccoli allevatori e una miriade di imprese agricole di tutte le dimensioni. Mantenere quindi la governance significa avere le basi necessarie per un polo lattiero-caseario di livello internazionale.

Voglio sottolineare quanto sia necessario introdurre principi che pongano le nostre società al riparo dall'acquisizione da parte di società estere, quando in altri Paesi esistono norme a tutela delle rispettive società ed economie. Ritengo che nel 2007, in sede di discussione della legge 20 giugno 2007, n. 77, che recepiva la direttiva europea in termini di OPA, al Governo Prodi siano forse mancati il coraggio, la capacità politica o la forza di incidere su una direttiva europea che avrebbe dovuto tenere conto di quegli aspetti fondamentali per il futuro del nostro sistema economico.

La Lega Nord è assolutamente a favore del libero mercato, ma con regole chiare per tutti. La Lega Nord, all'epoca, aveva combattuto una battaglia perché vi fossero norme in grado di tutelare efficacemente gli interessi delle nostre società, come avveniva in molti altri Stati che avevano infatti stabilito garanzie a favore delle loro imprese oggetto di offerte pubbliche. Oggi non si può ancora sapere come evolverà definitivamente la situazione Parmalat: riteniamo però che il Governo, con questo provvedimento, abbia agito con assoluto senso di responsabilità e si sia mosso per tutelare, con queste e con altre norme, le nostre aziende anche di fronte all'Unione europea, che spesso dimostra fragilità e poca omogeneità nella definizione delle regole del gioco.

Ho già detto del rammarico di aver perso del tempo utile per gettare anche le basi di un'effettiva tutela della nostra economia; non si è voluto dire nulla, arrivando però oggi a questo provvedimento che posticipa i termini di 60 giorni e dà la possibilità - ribadisco ancora una volta - a eventuali soggetti italiani di formare cordate in grado di tutelare le nostre aziende, non soltanto quindi Parmalat, ma altre eventuali nostre imprese in settori importanti della nostra economia.

Auspico pertanto che questo provvedimento sia sufficiente per provare a non disperdere un nostro grande patrimonio, e con questo annuncio il voto favorevole del Gruppo Lega Nord.

BARBOLINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARBOLINI (PD). Signora Presidente, come abbiamo ascoltato, il Governo ha detto che questa è una norma di portata generale; l'ha invocata con la motivazione della necessità per le società di assorbire meglio le novità previste in sede di prima applicazione del decreto legislativo adottato nel gennaio del 2010. In questo modo, ha fatto torto all'immagine e alla capacità delle società interessate, come se quindici mesi non fossero un tempo sufficiente per uniformarsi a quelle novità normative. Del resto, basterebbe scorrere molte cronache (anche di colore, per la vivacità dei dibattiti, la partecipazione e la novità dell'esercizio del voto in forma telematica) che hanno accompagnato le tante assemblee societarie che si sono svolte nel corso di queste ultime settimane, per dimostrare l'infondatezza di questo assunto.

Se poi si intendeva introdurre una misura ordinaria di maggiore agio per favorire lo svolgimento delle assemblee e la partecipazione degli azionisti, non si sarebbe dovuto rigettare l'emendamento che avevamo presentato per una modifica del codice civile. Tra l'altro, voglio ricordare che, avendo l'Assemblea oggi detto di no a questa norma, ci prepariamo a vedere introdotte nei prossimi milleproroghe, così ha detto il Ministro dell'economia alla Camera, norme annuali che attivino o neghino - a suo umore - tale facoltà. Insomma, invece che regole per tutti, discrezionalità e arbitrarietà, come se spostare le assemblee già convocate e l'incertezza in tema di scadenze da rispettare fosse un modello da auspicare piuttosto che l'eccezione da cercare di evitare.

In realtà, questo decreto, come è stato detto con onestà intellettuale dal relatore, è stato approvato proprio allo scopo di intervenire sulla vicenda Parmalat, perché mi risulta che solo altre tre società se ne siano avvalse e per motivi del tutto diversi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, vi faccio notare che il collega Barbolini deve praticamente urlare.

BARBOLINI (PD). Cerco di farmi sentire, Presidente, anche contro la volontà dei miei colleghi.

Questo è un provvedimento che è servito a quello che doveva servire, e quindi potremmo fermarci qui, e potrei fermarmi qui anche io; però, nella sua ipocrisia e anche nella sua patente inefficacia rispetto alle intenzioni che lo sorreggevano, esso è un paradigma dell'inadeguatezza e dell'incapacità dell'azione di questo Governo. È infatti certo che ci sarebbe bisogno di curare e potenziare la filiera produttiva del latte, quella dell'agro-alimentare e più complessivamente il comparto agro-industriale, ma per questo ci vorrebbe una politica industriale, non provvedimenti estemporanei e controproducenti. Infatti, che Parmalat potesse essere un oggetto interessante e appetibile sul mercato non era cosa sconosciuta: già da gennaio - cito fonti CONSOB - hanno iniziato a circolare indiscrezioni circa possibili iniziative da parte di grandi investitori internazionali presenti nel capitale di Parmalat, in vista della prossima scadenza del consiglio di amministrazione.

Non si poteva fare qualcosa prima, invece che aspettare fine marzo? Ma in quel mese, gennaio, il Governo si trastullava con il processo breve e con qualche favore ai soliti noti con il rinvio delle multe sulle quote latte. In questo c'è drasticamente la raffigurazione della siderale distanza tra i l'azione del Governo e i problemi del Paese, perché o ci si occupa di tutt'altro o ci si accontenta di guardarsi la punta delle scarpe.

D'altronde, considerato che il Ministro dell'industria non c'è stato per lunghissimo tempo e che in tre anni si sono succeduti tre Ministri dell'agricoltura, grandi strategie non possiamo certo aspettarci.

Scontiamo l'assenza di una politica industriale in grado di coniugare vocazione dei territori ed eccellenze dei diversi settori produttivi e, dunque, quando le imprese dicono di sentirsi lasciate sole e i lavoratori lamentano la mancanza di una politica per la crescita e l'occupazione hanno ragione.

Quando però ormai i buoi stanno scappando, come è stato per il caso Parmalat, si può sempre contare sulla disinvoltura creativa del Ministro dell'economia. I francesi sono troppo invadenti? Ci sono stati diversi episodi che hanno messo a nudo la nostra debolezza, che hanno evidenziato le responsabilità e l'assenza di capacità di azioni in positivo del Governo? Basta costruirsi un nemico, invocare l'italianità e provare in questo modo a costruire un manifesto di intenzioni abbastanza suggestivo in grado di costruire un consenso a breve, salvo poi andare alla verifica dei risultati effettivamente conseguiti.

Si è intervenuti inoltre cambiando le regole in corso d'opera, e questa è una cosa che non si dovrebbe fare, non solo per correttezza, ma perché nuoce all'immagine del Paese, perché l'affidabilità ne viene di fatto compromessa e, soprattutto, chi volesse investire dall'estero probabilmente non sarebbe motivato. Insisto su questo tema. Noi siamo per la difesa dei valori, del patrimonio e delle capacità produttive del Paese, ma attenti a non demonizzare gli investimenti che vengono dall'estero. Ne abbiamo bisogno, siamo sotto la media europea, abbiamo necessità di elementi che apportino capacità, valore, possibilità di occupazione e di innovazione. Per questo, quindi, è necessaria una politica industriale.

Al collega Mura dico: se volete qualcosa su cui riflettere in materia di politica industriale per pensare più in grande vi segnalo un progetto denominato «Industria 2015» realizzato dal Governo Prodi e da un Ministro all'onor del mondo, a suo tempo, nel campo economico, che credo potrebbe fornire qualche utile indicazione.

Qualche settimana fa, abbiamo discusso del tema della Cassa depositi e prestiti. Anche in proposito, va bene mettere a disposizione risorse per sostenere la capacità di rafforzamento del sistema produttivo anche con interventi pubblici, ma non possono essere affidati alla discrezionalità del Ministro dell'economia che può decidere a suo piacimento su quale impresa far confluire risorse pubbliche. Ci vogliono investimenti che vadano ad incidere sui fattori strutturali, sugli elementi di competitività del sistema, sulla ricerca, sull'innovazione, sulle infrastrutture, sulla politica energetica.

Se non si fanno queste cose si crea una situazione di assoluta inefficacia degli interventi, anche solo dal punto di vista della salvaguardia degli interessi che dovremmo presidiare, e cioè la filiera, l'occupazione, i piccoli risparmiatori, l'interesse dei consumatori. Ci hanno dovuto pensare i lavoratori a fissare un incontro con Lactalis per cercare di avere garanzie sul piano industriale. Visto che non abbiamo un campione nazionale, sarebbe auspicabile che il Governo verificasse effettivamente l'affidabilità di quel piano industriale.

Insomma, questi elementi dimostrano che c'è stata approssimazione, che questo provvedimento in realtà non ha prodotto niente rispetto all'effetto che voleva conseguire, se non una brutta figura, in termini complessivi e generali, per il Governo e per il Paese. Questo chiama in causa il fatto che bisogna discutere diversamente di una politica industriale. Sono anni (lo abbiamo fatto anche nelle ultime settimane) che vi sollecitiamo a discutere di politiche industriali per il rilancio della crescita e per lo sviluppo e l'aumento dell'occupazione. Su questo ribadiamo la disponibilità ad un confronto e, visto come stanno andando alcune tendene che si muovono nel Paese, forse vi converrebbe tenere più conto delle nostre sollecitazioni e affrontare finalmente una discussione seria e di merito, non solo per il rigore dei conti ma anche per il sostegno della crescita. (Applausi dal Gruppo PD).

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Brusìo).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Colleghi, non costringete la senatrice Bonfrisco ad urlare.

BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, non urlerò, non ce ne sarà bisogno, perché sarò senz'altro breve e sintetica nel dichiarare il voto favorevole del Popolo della Libertà alla conversione in legge del decreto-legge in esame, che consente di posticipare da 120 a 180 giorni il termine per l'approvazione dei bilanci 2010 in favore delle società quotate. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, il frastuono è davvero eccessivo. (Commenti del senatore Asciutti). Sto presiedendo io, le spiace? Lei ascolta benissimo e mi fa piacere, ma finché presiedo io le posso assicurare che il livello di frastuono è francamente non consono a chi sta svolgendo una dichiarazione di voto, come lei fa notare tutte le volte che interviene.

BONFRISCO (PdL). Grazie, Presidente. Una disposizione di cui nella prossima stagione assembleare, che stiamo già vivendo in queste settimane, potranno avvalersi le società toccate dal recepimento nell'ordinamento italiano della direttiva n. 36 del 2007. La norma infatti fa riferimento all'articolo 2364 del codice civile - che hanno più volte citato i colleghi che mi hanno preceduto - innovato lo scorso anno, che già prevede la possibilità di convocare, non oltre 180 giorni, l'assemblea per quelle società tenute alla redazione di bilanci consolidati ovvero per particolari e motivate esigenze relative all'oggetto e alla struttura di quelle società.

Da questo punto di vista, le disposizioni del decreto-legge intendono rendere strutturale la norma possibilmente in un insieme normativo di livello europeo, affinché la regola sia rispettata in tutti gli Stati dell'Unione europea, con il fine di evitare quanto già accaduto precedentemente a scapito di scalate messe in atto, per esempio, dalle nostre aziende: questo era quanto ha affermato il Ministro dell'economia ed il Governo in sede di discussione alla Camera.

A proposito dell'ipotesi che la reiterazione di questa norma e la sua conferma anche per il prossimo bilancio possa avvenire nel milleproroghe, noi la pensiamo diversamente dal senatore Barbolini: pensiamo che forse, prima ancora del milleproroghe, alla luce degli esiti che verranno generati dall'applicazione di questa norma, in questa fase e in questa tornata di assemblee societarie, potremmo svolgere una riflessione più approfondita e precisa, valutare quante società hanno davvero utilizzato e colto l'opportunità di utilizzare l'ampliamento dei termini e decidere se valga la pena oppure no confermare questa norma. Questo è però un aspetto tecnico, che apre il campo a riflessioni non tecniche. Infatti, abbiamo assistito a polemiche, scambi di opinioni giornalistiche, fondate sostanzialmente sull'idea che con il provvedimento il Governo era intenzionato a difendere l'italianità di aziende sottoposte ad attacchi proprietari da colossi dell'Oltralpe; è il caso specifico di Parmalat e Lactalis, che stiamo evocando anche in questa nostra Aula.

Senatore Barbolini, lei parla ad una maggioranza e ad un Governo che ha stampata nel suo DNA la libertà delle persone e delle imprese e che fa della concorrenza il presupposto necessario della crescita e dello sviluppo. (Applausi ironici del senatore Perduca). La ringrazio, senatore, è molto gentile. Noi questo provvedimento lo leggiamo da un altro punto di vista: non si tratta di difendere Parmalat o altre produzioni, per quanto esse siano importanti - come ben rappresentato dal relatore Mura, riferendosi al settore dell'agroalimentare, ad esempio - che, seppure importantissime, mi sembra però non siano ancora beni pubblici e, quindi, oggetto di un particolare interesse di natura pubblica, come il comparto dell'energia.

L'iniziativa assunta dal Governo non è in funzione antiscalata: intende dare agli amministratori, in questo caso della Parmalat, ma più in generale a tutti coloro che si trovano o si troveranno in questa situazione, il tempo necessario per verificare, cosa che infatti Parmalat sta facendo, in attesa dello svolgimento dell'assemblea annuale, l'esistenza di eventuali ipotesi alternative di acquisizione, che siano più o meno vantaggiose - noi ci auguriamo sempre di più - per gli azionisti.

La storia di Parmalat - non la voglio ricordare in questo momento perché ruberei troppo tempo all'importante dibattito dell'Aula - è costellata di prese di posizione, anche di tipo giudiziario, che hanno sollevato un'attenzione particolare e quindi la necessità che il Governo e la maggioranza che lo sostiene siano su questo caso particolarmente attenti; non è infatti nostra, ma della procura della Repubblica l'iniziativa di approfondire e indagare su alcuni passaggi evidentemente poco chiari.

Quindi, si tratta - come più correttamente ha sostenuto il senatore Cantoni - di dare un segnale di una corretta politica di corporate governance - come dicono i grandi esperti - nei confronti di chi in quel momento avrebbe voluto aggirare l'obbligo di OPA da fondi speculativi esteri per consegnare il controllo di una società quotata in borsa ad una non quotata, quindi non sottoposta ai vincoli, alle tutele e agli azionisti - quelli, che sono molto cari al senatore Lannutti - nel percorso di acquisizione di una società importante come Parmalat, che sappiamo tutti detenere uno straordinario tesoretto nelle sue casse, frutto dell'oculata amministrazione di questi anni.

Quello che ci accingiamo ad approvare non è tanto uno strumento protezionista: è un mezzo per dotare l'Italia di norme simili a quelle presenti in altri Paesi, che consentono di determinare comportamenti anticoncorrenziali, da poteri dominanti di qualsivoglia natura. È un atto che in qualche modo possiamo considerare dovuto, volto paradossalmente a rafforzare la logica delle regole di mercato - e non di protezione - vigenti in ambito nazionale e comunitario, soprattutto basate su quel principio di reciprocità che regola tutti i buoni mercati. (Applausi dal Gruppo PdL).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, chiedo la votazione mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).