LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, stiamo esaminando un provvedimento presentato dal Governo, firmato Berlusconi e Tremonti, trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati il 4 maggio 2011, che è stato superato dai fatti. Quindi, a nostro giudizio, è un disegno di legge inutile. Quando si vuole difendere l'industria italiana acquisita dai cugini d'oltralpe, come nel caso della moda, dell'agro-alimentare e adesso di Parmalat, bisogna avere anche strategie economiche, che invece sono assenti. Noi abbiamo infatti un capitalismo, come ricordato già da chi mi ha preceduto, di relazioni eterodirette dal sistema bancario. Vi sono dei pezzi, dei patti di sindacato, che gravitano intorno a Mediobanca, Generali, Intesa e Unicredit, che la fanno da padrone e decidono se, magari, devono salvare Alitalia a spese della fiscalità generale: e voglio qui ricordare che quella operazione è costata circa 3 miliardi ai contribuenti.
Voglio anche ricordare che noi ci troviamo di fronte a una Parmalat guidata da un signore di 82 anni, Enrico Bondi, che si è ricordato che questa OPA forse è troppo misera e ieri ha affermato che bisognerebbe rilanciare. Costui ha utilizzato i risarcimenti, perché tutto ciò nasce appunto da una delle più grandi truffe, quella della Parmalat: 14 miliardi di euro del lattaio di Collecchio, 170.000 tra azionisti e obbligazionisti frodati, mancati controlli. Chi segue i tronconi del processo a Parma e Milano ricorda che vi sono state delle requisitorie dei magistrati molto severe nei confronti della CONSOB, che era distratta, e in altre faccende affaccendata. E oggi, fa quasi sorridere un dispaccio ANSA delle 15,34 con il quale il nuovo Presidente della CONSOB, a proposito di Parmalat, ha affermato che il decreto-legge non è un'operazione antimercato.
Noi non sappiamo quale sia il concetto di mercato per questo Governo e per questa maggioranza, ma io voglio ricordare quanto ha scritto oggi un bravissimo e argutissimo giornalista economico, uno con la schiena diritta, e ve ne sono pochi. Il suo nome è Vittorio Malagutti, e sul «Fatto Quotidiano» scrive: «Il numero uno di Parmalat, con il sostegno dell'intero consiglio d'amministrazione, alza l'ultima barricata contro l'assalto di Lactalis. "Il prezzo offerto dai francesi non è congruo", dicono da Collecchio»: e se lo ricordano oggi, che è un prezzo non congruo?
E quando Parmalat accumulava 1,4 miliardi di euro, senza accorgersi che questa azienda poteva essere contendibile, invece di rafforzarla e di impiegare queste risorse.... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di consentire al senatore Lannutti di proseguire il suo intervento.
LANNUTTI (IdV). Tanto non mi danno fastidio, signora Presidente.
PRESIDENTE. È un problema di rispetto delle istituzioni, oltre che di cortesia nei suoi confronti, senatore Lannutti.
LANNUTTI (IdV). La ringrazio, signora Presidente. Voglio ricordare che Parmalat ha accumulato 1,4 miliardi di riserve, e quindi Lactalis compra Parmalat con tutte le conseguenze: e ciò dovrebbe preoccupare anche gli amici, come il senatore Monti, che ci tengono a difendere l'italianità e a difendere anche le ragioni degli allevatori. (Commenti del senatore Monti). Questa è un'operazione che causerà svantaggi per gli allevatori e gli agricoltori, i quali già producono a bassissimo costo, e anche per noi consumatori, perché magari dovremo subire un latte mescolato con il latte in polvere prodotto dai Paesi del Centro-Europa. Un gioiellino come Parmalat verrà acquistato per il 50 per cento con i soldi della stessa Parmalat: questo mi ricorda tanto alcune operazioni bancarie che sono state fatte in questo Paese!
Quale sarebbe il prezzo giusto? L'amministratore delegato Bondi non lo dice. L'unica nota positiva per questo decreto è che Lactalis ha dovuto aumentare il valore dell'OPA a 2,8 euro per azione, mentre a novembre la Goldman Sachs (ritornano sempre gli stessi padroni, gli stessi banchieri), che possedeva una quota intorno al 5 per cento, ha ceduto le azioni ad un valore di 1,8 euro. Eppure oggi ci si lamenta della incongruità dell'offerta di 2,6 euro, senza precisare quale sarebbe il prezzo giusto.
Non voglio annoiare più di tanto, perché vedo poca attenzione in quest'Aula su argomenti che riguardano l'industria italiana e il futuro dei lavoratori. Ci sono pezzi di industria che se ne vanno altrove, anche se ci viene assicurato che la testa resterà in Italia e che quindi non ci saranno conseguenze per i lavoratori e per il mercato. Tuttavia, le conseguenze potranno esserci per i consumatori.
Pertanto, noi dell'Italia dei Valori esprimiamo un giudizio molto severo su un decreto-legge che non serve a difendere l'industria nazionale dagli attacchi esterni. Altre dovrebbero essere le misure per difendere l'italianità e l'industria nazionale. Il Governo, invece di difendere le rendite di posizione, i monopoli e gli oligopoli, dovrebbe tutelare le ragioni del mercato e della concorrenza: quello è il giusto presidio per una nazione come l'Italia, e invece c'è una grande disattenzione rispetto a questo; forse ci accorgeremo che quello è il modo migliore per difendere i campioni nazionali. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fontana. Ne ha facoltà.