la legge 28 dicembre 2005, n. 262, "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari", prevedeva all'articolo 19, comma 10: "Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici";
pertanto il termine del 28 dicembre 2008 per riportare la Banca d'Italia nella legalità e nuovamente proprietà del Popolo italiano è scaduto;
negli atti di sindacato ispettivo 4-04659, 4-01756 e 2-00231, ancora senza risposta, l'interrogante chiedeva al Governo ragione di tale gravissima inadempienza che crea nocumento alla credibilità delle istituzioni ed alle aspettative degli utenti e dei risparmiatori, che hanno il diritto di avere un'autorità di vigilanza sganciata dalle grinfie e dagli interessi dei banchieri e dei loro sodali;
la distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo;
da un articolo del quotidiano "Il Sole-24 ore" si apprende che la banca Monte dei Paschi di Siena vuole vendere le quote di Banca d'Italia in suo possesso: «Il Monte dei Paschi non ha abbandonato l'idea di cedere la partecipazione (4,6%) in Banca d'Italia. "Ci stiamo adoperando perché questa quota venga valorizzata, ma non possiamo garantire il risultato perché non dipende solo da noi", ha confermato ieri il presidente di Banca Mps, Giuseppe Mussari, rispondendo in assemblea alla domanda di un azionista. Il pacchetto di titoli Bankitalia, a valore di libro, sfiora gli 800 milioni. Ma, allo stato attuale, non è negoziabile (come il resto del capitale dell'Istituto centrale)»;
per quanto risulta all'interrogante:
dal progetto di bilancio della banca Monte dei Paschi di Siena del 2010 nel capitolo 4.1.b. "Attività finanziarie disponibili per la vendita" si evince che il 4,60 per cento delle quote di Banca d'Italia è valutato 794.969.000 euro, 105.995 euro ogni quota;
nel bilancio 2010 banca Intesa valuta il 42,5 per cento delle quote di Banca d'Italia 627 milioni di euro, 6.687 euro a quota;
nel bilancio 2010 di assicurazioni Generali SpA, al capitolo azionariato e titoli alla voce Banca d'Italia, la percentuale sul capitale sociale è 4,488 per cento, valutata 69.879.535 euro, 3.677 euro ad azione;
dal bilancio 2008 della Cassa di risparmio di Volterra al capitolo "4.1 Attività finanziarie disponibili per la vendita" alla voce Banca d'Italia si parla della loro quota di 0,065 per cento, per un totale di 1.937.688 euro, 9.998 euro ad azione;
nel bilancio 2009 della Cassa di risparmio di Città di Castello SpA si parla di 228 quote per un valore di 2,289 milioni di euro 10.039 euro ad azione;
nel bilancio 2009 della Cassa di risparmio di Orvieto SpA si parla di 237 quote per un valore di 1,889 milioni di euro, 7.970 euro ad azione;
nel bilancio 2009 della Cassa di risparmio di Spoleto SpA risultano 100 quote, 0,030 per cento, per un valore di un milione di euro, 10.000 euro ad azione;
considerato che, per quanto si legge sul sito della Banca d'Italia, alla sezione "Partecipanti al capitale", «La partecipazione al capitale della Banca d'Italia è disciplinata dagli artt. 3 e 49 dello Statuto. Il capitale, di ammontare pari a 156.000 euro, è rappresentato da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna. La disciplina della titolarità delle quote di partecipazione fa rinvio alle disposizioni legislative. È altresì stabilito che la cessione di quote del capitale avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio "nel rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza dell'Istituto e di una equilibrata distribuzione»,
si chiede di sapere:
se, alla luce delle differenti valutazioni delle quote di Banca d'Italia possedute dalle banche ed assicurazioni, risulti che si stia commettendo falsa comunicazione sociale valutando le quote anche 10.000 volte di più il loro valore nominale;
come possa la banca Monte dei Paschi di Siena inserire le quote della Banca d'Italia in "Attività finanziarie disponibili per la vendita" se non vi è un mercato aperto dove venderle e con quale criterio finanziario siano state valutate quasi 800 milioni di euro;
quale sia il motivo per cui, se il 100 per cento delle quote della Banca d'Italia sono valutate 156.000 euro, vi sia la descritta differenza;
quanto valuti Unicredit a bilancio le quote di Banca d'Italia;
se gli eventuali investitori nelle banche che detengono le quote di Banca d'Italia siano correttamente informati;
se siano stati effettuati illeciti finanziari nel redigere i bilanci delle banche che possiedono le quote di Banca d'Italia configurabili in una valutazione maggiorata di quest'ultime rispetto a quello effettivo e se tali appostazioni non possano configurare un vero e proprio falso in bilancio.
(4-05212)