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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 545 del 20/04/2011


Sui lavori del Senato

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, nella giornata di ieri, da parte mia, ma non solo - anche da parte dei senatori Legnini, Belisario e D'Alia - è stata posta la necessità che la Presidenza del Senato assuma una decisione nuova sul nostro calendario, e ne sono state illustrate le ragioni. (Commenti dal Gruppo PdL).

Con molta sensibilità ieri è intervenuto su questo tema anche il senatore Quagliariello, che ha accennato al calendario della Camera dei deputati, in quel momento ancora non perfezionato. La Camera, viceversa, ha poi confermato nella sua Conferenza dei Capigruppo che deciderà sul Documento di economia e finanza nella giornata di mercoledì della prossima settimana, il 28.

A questo momento, quindi a più di 24 ore dall'inizio di queste ripetute sollecitazioni, la Presidenza del Senato non ha ancora fatto sapere cosa ha deciso riguardo alla richiesta formale che le opposizioni hanno avanzato in Aula di riconvocare la Conferenza dei Capigruppo. Penso che stiamo assistendo, senza che vi sia alcuna reazione, ad un strappo molto grave al raccordo funzionale, quindi anche politico, che deve esistere nel lavoro tra i due rami del Parlamento. Credo anche che ci si stia avviando a non prendere una decisione, quindi a presentare la posizione dell'Italia in Europa in un modo che - me lo faccia dire, signor Presidente - considero sgangherato.

Ribadisco anche quanto mi è già capitato di dover dire in Aula, ossia che, dietro quest'atteggiamento della Presidenza del Senato, vedo una concezione del ruolo del Parlamento che non condivido, perché, anziché rivestire una funzione centrale nella democrazia italiana, è considerato un ufficio del Governo.

Ora, il fatto è che il Presidente del Senato, dopo tante, ripetute sollecitazioni, non ha ancora comunicato all'Aula le sue decisioni riguardo alla Conferenza dei Capigruppo. Può legittimamente dire che non intende riconvocarla, che considera presa la decisione e non ritiene rilevanti le obiezioni che abbiamo posto: può dirlo, ma non l'ha ancora fatto sino a questo momento, e il fatto che non l'abbia ancora detto, signor Presidente, è una scortesia parlamentare molto grave. Do atto al presidente Schifani della sua cortesia personale, che però non ha nulla a che vedere con i rapporti parlamentari. Nei confronti del maggior Gruppo dell'opposizione - parlo per conto del Gruppo del Partito Democratico - quest'atteggiamento è molto scortese.

Rilevo che il presidente Schifani, ormai da molto tempo, è meno presente in Aula di quanto non sia stato all'inizio della legislatura. Sono molto lieto di vedere che lei, presidente Chiti, presiede l'Assemblea, ma noto - e lo rilevo in Aula, pubblicamente - che è sempre meno presente alle nostre sedute il presidente del Senato Schifani, cui competono i poteri sul piano personale (tant'è che voi Vice Presidenti, quando presiedete l'Assemblea, poi riferite a lui per le decisioni che il Presidente deve assumere). Questo, però, non lo esime dal rispondere alle domande che gli vengono formulate in Aula, e alle quali soltanto lui personalmente può rispondere.

Quindi, devo sottolinearlo, e chiederle di riferire al presidente Schifani che considero questa una scortesia che francamente non ci dovremmo aspettare dalla, seconda carica dello Stato. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai senatori Belisario e D'Alia, che immagino intendono intervenire sulla medesima questione, avviso i colleghi che il presidente Schifani ha comunicato ora che non ritiene di dover modificare le decisioni che sono state già assunte all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo. Questa è la comunicazione, su cui si possono esprimere valutazioni, ma che è stata fatta. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

ZANDA (PD). Mi auguro di non dover leggere nelle cronache di viaggi che si faranno la prossima settimana.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, apprezzo l'intervento del senatore Zanda. Francamente, più che di scortesia politica parlerei di strappo.

Vorrei ricordare che si sta parlando di una data specifica, il 30 aprile prossimo: il Senato non si esprimerà sul Documento di economia e finanza in tempo utile. Lo farà solo la Camera, e quindi con disprezzo per quest'Assemblea. Dico anche al presidente Schifani, e ai colleghi tutti, che anche a me piacerebbe prendere dieci giorni di vacanza, ma faccio il parlamentare, e ritengo che abbiamo un compito più importante che andare al mare! (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, dal momento che concordo con quanto detto in precedenza dai colleghi, non intendo ripetere cose ovvie, ma intrattenerla ed annoiarla su un altro tema.

Ieri avevamo chiesto in corso di seduta che il ministro Romani potesse essere presente in Aula per l'illustrazione...

PRESIDENTE. Senatore D'Alia, mi scusi se la interrompo. Sulla presenza del ministro Romani vi sarà una comunicazione specifica quando passeremo al punto.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). E quando passeremo al punto, signor Presidente?

PRESIDENTE. Appena avremo finito questi interventi, senatore D'Alia. Per quanto sta alla Presidenza, avremmo già potuto passare a trattare la questione.

MORANDO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, vorrei ancora insistere perché la Presidenza del Senato esamini la possibilità di convocare la Conferenza dei Capigruppo per modificare il calendario... (Commenti dal Gruppo PdL).

VOCI DAL GRUPPO PdL. Basta, basta!

MORANDO (PD). ... partendo dalla piena condivisione circa le responsabilità dell'errore che, altrimenti, tutti assieme compiremmo.

È chiaro che la Conferenza dei Capigruppo si è riunita ed ha assunto all'unanimità una decisione che, a mio avviso, non corrisponde alle esigenze che la situazione ci detta e agli interessi del Paese. Immagino, infatti, che la Conferenza dei Capigruppo e la Presidenza del Senato abbiano deciso circa l'inizio del dibattito sul Documento di economia e finanza il 3 maggio nel presupposto che si potessero determinare due condizioni.

La prima era che anche il calendario della Camera assumesse quella data per l'inizio dei lavori dell'Aula sul Documento di economia e finanza; richiamo a questo proposito l'intervento molto equilibrato di ieri del presidente Quagliariello che, esattamente su questo punto, ha richiamato l'esigenza di attendere le decisioni della Camera. La seconda condizione era che fosse possibile per il Governo rinviare di qualche giorno l'invio a Bruxelles del Documento di economia e finanza e del Programma nazionale delle riforme in maniera tale da procedere sulla base di una decisione del Parlamento nazionale, intendendo per Parlamento nazionale, signor Presidente, sia la Camera che il Senato, se è lecito sottolineare questo aspetto, dal momento che, anche se a me non piace, siamo in un sistema bicamerale perfetto.

Allora - non è responsabilità di nessuno, meno che mai del Presidente del Senato: vorrei che fosse chiaro questo punto - si è assunta una decisione sulla base di due presupposti che entrambi si sono rivelati non esistenti. La Camera ha ormai deciso sul suo calendario: il 28 aprile l'Assemblea si riunirà per pronunciarsi sul Documento di economia e finanza con apposita risoluzione prevista dal suo Regolamento, esattamente come il Regolamento del Senato prevede che sul Documento di economia e finanza ci si pronunci con una risoluzione. Il secondo elemento - di cui abbiamo avuto conferma nel corso dell'audizione del Ministro dell'economia - è che la data del 30 aprile per la presentazione in Europa del Documento di cui stiamo parlando non sarà superata da nessun Paese europeo, e meno che mai potrà essere superata dall'Italia.

Quindi, signor Presidente, oggi stiamo decidendo, in ossequio ad una decisione assunta all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, oggi rivelatasi errata, che il Senato della Repubblica scompaia nell'assunzione di una decisione, come quella riguardante il Documento di economia e finanza e il Programma nazionale di riforma, assolutamente cruciale per il futuro del Paese.

Penso che tutto il Senato non dovrebbe assumersi la responsabilità di una decisione di questo tipo e, senza polemizzare con nessuno, meno che mai con il Presidente del Senato, ancora una volta invito quest'ultimo a riconvocare la Conferenza dei Capigruppo per rimeditare su un punto che è indifendibile.

Ma cosa andiamo a dire, signor Presidente: che non ci siamo potuti riunire perché eravamo in ferie? Una tesi del genere è insostenibile, chiunque è in grado di capirlo. Francamente mi auguro - e ne sono certo - che il Presidente del Senato vorrà rivedere questa decisione. (Applausi dal Gruppo PD).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, innanzitutto faccio presente al senatore Zanda che l'impegno del presidente Schifani nel presiedere l'Aula, nel seguire i lavori e nell'organizzare le attività del Senato è irreprensibile ed encomiabile. Pertanto, il nostro Gruppo non condivide le parole del senatore Zanda e le sue valutazioni, francamente fuori luogo. (Applausi dal Gruppo PDL).

Per quanto riguarda il calendario dei lavori, se ne è discusso in due Conferenze dei Capigruppo (in una era presente la presidente Finocchiaro, in un'altra il presidente Zanda), e quindi il calendario, così come è stato definito, è stato approvato.

Capisco le osservazioni fatte, ma abbiamo confermato più volte che ritenevamo valido quel calendario e che anche la tempistica della discussione nazionale, parlamentare e europea sui Documenti richiamati in materia economica nulla lede circa il confronto che proseguirà anche con provvedimenti e misure di varia natura. Ciò, anche nella considerazione che è vero che alla Camera si è ipotizzata la discussione la prossima settimana ma, ad esempio, il Gruppo del Popolo della Libertà ritiene - e lo sosterrà in Assemblea - che si debbano mantenere le decisioni precedentemente assunte in quel ramo del Parlamento in ordine alla discussione del provvedimento sul testamento biologico. Immagino, quindi, che l'Aula della Camera - ma non è questione che compete a noi, sebbene io ne sia informato in quanto notizia di natura politica - in quella seduta discuterà se sarà quello l'ordine dei lavori oppure un altro. Non abbiamo nemmeno certezza su questo, e non vi sfugge la valenza politica di quanto sto dicendo; il che potrebbe anche far finire in contemporanea le discussioni nei due rami del Parlamento, cosa che ieri anche il vostro Gruppo ha affermato.

Pertanto, riteniamo si possa mantenere il calendario che è stato definito. Francamente, comprendiamo l'insistenza, ma non riteniamo che quanto sottolineato possa incidere in alcun modo sulla possibilità del Senato di dare un contributo attivo e positivo a tutte le discussioni in materia economica, come peraltro stiamo facendo nel dibattito sul decreto-legge all'esame dell'Assemblea che, come altri provvedimenti, attiene a materie contenute anche nel Documento di economia e finanza. Anzi, a volte, le nostre discussioni sono più aggiornate, in tempo reale, con la realtà delle riflessioni sulle prospettive economiche.

Quindi, confermiamo le valutazioni fatte dalla Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

MARINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI (PD). Signor Presidente, desidero svolgere una breve considerazione, in particolare sull'ultimo intervento svolto dal presidente Gasparri.

Abbiamo un problema di rilievo seriamente politico. Sappiamo fino ad oggi che il Governo vuole rispettare il termine per la presentazione in Europa del Documento di economia e finanza, che è il 30 aprile. Chiedo a tutto il Senato, a partire dai colleghi della maggioranza, se esiste un rilievo su un documento di tal peso all'interno della crisi che viviamo e che offre una prospettiva di discussione che durerà anche in Europa. Non è pensabile cancellare, attraverso un fatto burocratico, ossia l'esistenza di un impegno sui lavori già assunto dalla Conferenza dei Capigruppo, la possibilità per il Senato di esaminare un documento che rappresenta una priorità di enorme rilievo politico (e non mi riferisco solo a me, che ho avuto ieri il testo e spero tra oggi e domani di sfogliarlo e di trovare tutto quello che mi interessa).

È un'occasione da non perdere. Perché il Senato, se questo impegno del Governo verrà rispettato, deve essere tagliato fuori da una discussione di un certo spessore che riguarda il nostro futuro, probabilmente con una valutazione serena? Se si dice che non conta nulla, allora lo si esamini dopo la discussione della Camera. Il Senato, però, non può essere escluso. Voglio poter pronunciare due parole di strategia su quel documento che ho cominciato a sfogliare solo ieri sera. È un diritto, non mio o del singolo senatore, ma dell'intero Senato. Quanti tra di voi possono avere questa aspirazione? (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Spero molti, all'interno di questa Aula.

É stata assunta una decisione dalla Conferenza dei Capigruppo, e la Camera ha già fissato la data per compiere questo lavoro, che non abbandona, perché è troppo importante. Noi, invece, non lo facciamo, per rispettare una decisione che in qualche modo si può affrontare. Il Presidente potrebbe ottenere dal Governo un rinvio di alcuni giorni - tale possibilità potrebbe esistere, pur se la volontà politica del Governo sembra contraria - per poter discutere seriamente in Senato questo problema, oppure si cambia l'organizzazione dei lavori così come è stata fissata e si prevede una seduta notturna.

Tutto questo riguarda la dignità del Senato, ed è l'unica ragione per la quale mi sono alzato per intervenire, per offrire una raccomandazione al Presidente e alla maggioranza. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Musso).

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, vorrei assumere la sostanza dell'intervento del presidente Marini, il quale si pone il problema che il Senato non venga tagliato fuori da una discussione e che nelle decisioni che verranno trasmesse dal nostro Governo a Bruxelles sia presente anche la voce di questo ramo del Parlamento.

Voglio dire al presidente Marini e al Gruppo che la preoccupazione che nutre è di tutta l'Assemblea, e non potrebbe essere diversamente. C'è solo un problema da approfondire: se il termine che è stato fissato ‑ questo, presidente Marini, per quel che ci riguarda, ha anche una valenza politica ‑ ha un carattere perentorio o ordinatorio.

MORANDO (PD). Il termine è il 30 aprile.

TONINI (PD). Qual è il problema per cui non si può affrontare?

QUAGLIARIELLO (PdL). Scusate, non è secondario questo aspetto, e dirò immediatamente per quale motivo. Ci è stato detto ieri che i termini in Europa sono tecnici. Il ministro del tesoro Tremonti, il nostro Ministro dell'economia, nel corso dell'audizione svolta ieri sera, è stato - a quanto ci è stato riferito - estremamente chiaro su questo aspetto. Ci ha detto che quel termine non è perentorio ma ordinatorio e che comunque non sarebbero stati i tre giorni ad impedire una discussione e un approfondimento.

Il nostro è un sistema di bicameralismo perfetto, ragion per cui abbiamo bisogno di tenere conto di ciò che accade nell'altro ramo del Parlamento. Tuttavia, ciò non significa che dobbiamo anche subire eventuali strumentalizzazioni politiche che vengono effettuate nell'altra Camera. (Applausi dal Gruppo PdL).Questo è un aspetto politico fondamentale. C'era un impegno assunto da una Conferenza dei Capigruppo, quindi un impegno a tutto tondo, affinché entro un determinato termine venisse discussa una proposta di legge già approvata in questo ramo del Parlamento. Io non vorrei che dietro questa decisione - ovviamente, presidente Marini, non mi riferisco a lei: il suo discorso è stato assolutamente limpido - si nasconda invece il tentativo di rimandare nell'altro ramo del Parlamento uno specifico punto all'ordine del giorno, sul quale il nostro Gruppo chiederà l'inversione dell'ordine dei lavori. (Commenti del senatore Morando).

Di fronte all'assicurazione del Ministro dell'economia che comunque avrebbe atteso la discussione del Senato...

MORANDO (PD). È un'invenzione!

QUAGLIARIELLO (PdL). ...e che questo ramo del Parlamento potrà prendere parte a quel dibattito e a quelle decisioni, non credo ci siano gli estremi, né da un punto di vista istituzionale né tantomeno da un punto di vista politico, di rimettere in discussione le decisioni legittimamente assunte dalla nostra Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti dal Gruppo PdL e del senatore Belisario).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, sta intervenendo un oratore per Gruppo. Gli altri Capigruppo hanno già parlato.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Presidente, intervengo solo perché precedentemente non ero intervenuto su questo argomento ma su un altro punto.

PRESIDENTE. È vero, lei non era intervenuto in merito: lei poneva un'altra questione. Le do ora la parola, dal momento che il suo Gruppo non ha ancora parlato.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Vorrei semplicemente fare una precisazione, perché non credo dobbiamo nascondere una polemica con un'altra polemica. Il termine perentorio o meno può avere un significato. C'è un adempimento, c'è una legge che è stata votata quasi all'unanimità dal Parlamento e che disciplina questa procedura: si è fissato un termine che, perentorio o meno, ha un suo rilievo di carattere politico e istituzionale che va rispettato.

Mi sia consentito però - e non voglio fare polemica nei confronti del senatore Quagliariello - che la circostanza che il disegno di legge sul testamento biologico non sia stato calendarizzato nei tempi richiesti per esempio dal mio Gruppo alla Camera nasce dal fatto che, a causa della pervicace scelta della maggioranza di utilizzare come perentorio il termine solo per l'approvazione del processo breve, ci siamo trovati alla Camera a dover esaminare il DEF nella settimana di fine aprile. (Applausi del senatore Serra). Su questo tema, credo dobbiamo evitare strumentalizzazioni e polemiche, queste sì, collega Quagliariello, che non hanno senso. Non introduca in questa sede questioni ampiamente discusse alla Camera: lasciamole lì, e cerchiamo qui, invece, di lavorare seriamente, cosa che purtroppo da tre mesi non facciamo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE e PD).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi del presidente Gasparri e del vice presidente Quagliariello farebbero intendere che il Governo è in grado di assicurare al Senato che il termine del 30 aprile potrà non essere rispettato perché l'Italia avrà diritto a qualche giorno in più. Mi sembra l'ennesima brutta figura: noi italiani riteniamo che i termini stabiliti siano un fatto elastico, per cui, mentre tutti gli altri Paesi rispetteranno quei termini, noi non faremo altrettanto, visto che siamo in ferie e abbiamo bisogno di tre giorni in più per dare il nostro contributo. Ma, lasciando da parte questo fatto, il Governo assume questo impegno? Se dovesse assumerlo, noi rispetteremo le nostre ferie; ma se il Governo non può assumere questo impegno, sarebbe una gravissima scortesia istituzionale quella di escludere il Senato dal dare un contributo su un documento che impegna il Governo dinanzi all'Europa. Perché bisogna negare questo diritto all'Assemblea del Senato? Soltanto perché si è deciso che dobbiamo riaprire il 2 maggio e che non dobbiamo lavorare facciamo questa figura dinanzi all'Europa: il Senato, insomma, non ha voce.

Vorremmo avere una risposta dall'Esecutivo. Il Governo afferma che l'Italia ha ottenuto termini diversi da quelli degli altri Paesi europei: questa soluzione non ci piace, ma la accettiamo. Se il Governo comunicherà le sue determinazioni in sede europea entro il 30 aprile bypassando l'esame del Senato e pertanto, se il documento verrà discusso comunque in quest'Aula dopo le comunicazioni del Governo all'Europa, verrà commesso un gravissimo atto di scortesia istituzionale, che penso il Senato della Repubblica non meriti. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Legnini).

BALDASSARRI (Misto-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Signor Presidente, impiegherò soltanto un minuto per sottolineare che questo tema è stato sollevato dal sottoscritto nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari dieci giorni fa; in seguito vi sono state le vicende che abbiamo ascoltato in Aula. L'origine del problema sta nel fatto -come ho fatto notare alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari - che il Governo era impegnato a presentare questi documenti alle Camere il 10 aprile; il fatto, però, che siano stati presentati il 18 aprile, cioè con otto giorni di ritardo, ha ritardato i lavori del Parlamento.

Il Governo si deve impegnare a consegnare i documenti a Bruxelles dopo il 30 aprile, e quindi dopo l'esame del Senato; altrimenti si commetterebbe effettivamente una grave scorrettezza istituzionale nei confronti del Senato della Repubblica, inviando i documenti a Bruxelles dopo il passaggio solo alla Camera dei deputati.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il presidente Schifani mi ha riferito - lo dico per correttezza all'Assemblea e come elemento di informazione - che aveva già espresso ieri sera questa sua valutazione, la quale però non è stata comunicata all'Assemblea per un errore.

La seconda questione che come notaio sottolineo all'attenzione dei senatori è che gli atti non sono completi. Come ho già evidenziato ieri mattina, ribadisco ancora oggi che mancano tre allegati, fondamentali per questo esame. (Commenti del senatore Legnini). Senatore Legnini, il dibattito ora è chiuso. Ora la Presidenza del Senato si sta attivando affinché gli atti siano completi. È difficile compiere il lavoro sia alla Camera che al Senato se gli atti non sono completi.

In terzo luogo, sottolineo, sempre come certificazione (mi rivolgo, in particolare, al senatore Marini), che nelle due riunioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, in cui è stata assunta all'unanimità tale determinazione, il presidente Schifani ha riferito, dopo aver parlato con il ministro Tremonti e con il Governo, che vi sarebbero stati - per le valutazioni che ha poc'anzi evidenziato anche il senatore Quagliariello - i termini, per cui il documento del Governo sarebbe andato con le valutazioni sia della Camera che del Senato.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Pistorio, poteva parlare prima. Non voglio fare mille conclusioni. Mi spiace: hanno parlato tutti e quindi poteva chiedere di intervenire prima. Ora non voglio riaprire il dibattito.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, voglio solo sottolineare che lei ha detto una cosa imprecisa. Lei ha affermato che quella decisione è stata assunta all'unanimità dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

PRESIDENTE. Esattamente.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Non è così.

PRESIDENTE. Non solo è così, ma si vada a leggere le comunicazioni date all'Assemblea circa le due Conferenze dei Capigruppo.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ho detto che ero contrario a questa posizione.

PRESIDENTE. Vuol dire che lei si è distratto. Le ripeto che è stato concluso all'unanimità: se la decisione non fosse stata assunta all'unanimità, lei sa che la discussione in Assemblea sul calendario dei lavori si sarebbe svolta in modo diverso. Mi dica sulla base degli atti dove è avvenuta in modo diverso. (Commenti del senatore Asciutti).