ROMANI, ministro dello sviluppo economico. La moratoria sul programma nucleare stabilita dal Governo con il decreto in esame si era resa necessaria per garantire l'allineamento dei progetti italiani con le procedure di sicurezza da definire in sede europea a seguito dell'incidente della centrale di Fukushima. La decisione di abrogare l'intera normativa in materia si inserisce in un quadro ormai radicalmente mutato ed è comunque coerente con la sospensione inizialmente stabilita, in quanto una riflessione proficua sul tema e su tutte le implicazioni che un programma di fatto superato comporta non può essere compressa nei limiti temporali previsti dalla moratoria. D'altronde, affidare una simile riflessione ad un eventuale esito abrogativo del referendum ottenuto sull'onda dell'emozione non avrebbe offerto garanzie per una strategia energetica definita che l'Italia, l'unico grande Paese del continente a non avere impianti nucleari sul proprio territorio, deve adottare per avere forza in Europa. Tale strategia deve quindi rispondere ad esigenze di sicurezza di produzione ed approvvigionamento energetici, di sostenibilità ambientale, di economicità per famiglie ed imprese e, infine, di riduzione della dipendenza dai Paesi esportatori di gas e petrolio. A tal fine, si rende necessario potenziare le attività di ricerca che dovranno essere rivolte a tutte le soluzioni atte a favorire il raggiungimento degli obiettivi indicati. La nuova strategia energetica nazionale, quindi, da adottare in armonia con le disposizioni europee, dovrà essere in grado di garantire la diversificazione, anche geografica, dell'approvvigionamento delle fonti tradizionali e l'utilizzo delle energie rinnovabili, nonché l'analisi delle evidenze scientifiche e tecniche che deriveranno dagli approfondimenti condotti in materia di sicurezza nucleare. (Applausi dal Gruppo PdL).