Gianni Lettieri, il candidato sindaco di Napoli alle elezioni comunali 2011, finisce sotto la lente d'ingrandimento del settimanale d'inchiesta "L'Espresso". Secondo i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianfrancesco Turano, la fortuna economica dell'imprenditore napoletano prestato alla politica avrebbe origini misteriose mentre nel suo passato ci sarebbero una sfilza di imprese fallite. L'inchiesta prende spunto dalle parole di un senatore del Popolo della Libertà, che, come si legge nel citato articolo: «nel 2006 (...) in Commissione Antimafia» chiedeva: «"Come mai da modesto imprenditore che alloggiava in un modesto appartamento di 120 metri quadri a Salita Arenella numero 9, in pochissimi anni si trasforma in un imprenditore di questo livello… Chi stava dietro questo signor Lettieri? Quali erano i rapporti di questo signore con la politica? Qual era il sistema di potere?"»;
si legge ancora nel citato articolo che Gianni Lettieri proviene da una famiglia di umili origini. «Gianni si rivela presto un ragazzo scaltro e sveglio, e decide di diplomarsi come geometra. Ci riesce nel 1974, in soli tre anni, frequentando un istituto tecnico. L'anno successivo si iscrive a Economia ma dopo un po' lascia gli studi. Forse lavorava troppo: nel 1975 diventa infatti direttore commerciale di un'azienda di La Spezia specializzata in abbigliamento militare. Il tessile diventa il suo ramo d'azione, e il suo curriculum racconta che fu lui ad aprire, in provincia di Avellino, il primo stabilimento di tessuto "Denim Ring"»;
l'articolo prosegue ricordando che la laurea honoris causa viene conferita pochi mesi fa a Gianni Lettieri dall'università privata napoletana Parthenope, il cui preside sarebbe stato nominato nel collegio sindacale di una società dello stesso candidato sindaco di Napoli alle elezioni 2011;
continua l'articolo: «in prima fila quel giorno, ad ascoltare la sua lectio magistralis, c'è nientemeno che Gianni Letta, suo grande amico e patrono. Non è una sorpresa: è da tempo che il sottosegretario e il suo sodale Luigi Bisignani hanno puntato su di lui. Forse abbagliati dai miracolosi successi industriali. Ma sarà tutto oro quel che luccica? A contestare i suoi meriti professionali ci sono alcuni suoi colleghi di fama, dal suo predecessore Antonio D'Amato all'armatore Manuel Grimaldi, tanto che pochi giorni fa Lettieri ha dovuto spedire ai giornali una lettera in puro stile berlusconiano dove spiccano i 200 milioni di salari distribuiti in 18 anni a 600 dipendenti e il richiamo all'ottimismo. Una virtù indispensabile, perché Lettieri è l'equivalente imprenditoriale di Giobbe. Capitano tutte a lui. Sulle banche dati il suo nome è collegato a una sfilza di imprese liquidate oppure fallite. Oggi il suo salotto buono è la Meridie, quotata a Piazza Affari, finanziaria d'investimenti attiva soprattutto nel Mezzogiorno. Di Meridie Lettieri è presidente e amministratore delegato, anche se le azioni (14 per cento) sono in mano alla figlia più grande, Annalaura. Per rimanere alle disgrazie recenti, Meridie ha investito 2,8 milioni in Banca Mb: soldi bloccati dopo che l'istituto è stato messo in amministrazione straordinaria da Bankitalia. Ha dato 2,5 milioni al produttore Massimo "Viperetta" Ferrero per acquistare il 25 per cento di una compagnia aerea di charter (la Livingston) che, a novembre, è finita in insolvenza. Ferrero, che il 20 gennaio avrebbe dovuto ricomprarsi la quota, non si è presentato dal notaio. Non è tutto. Una controllata, la Medsolar attiva nel campo dei pannelli fotovoltaici, ha subito una perdita di 2 milioni per la consegna in ritardo dei macchinari. La stessa Meridie è in una situazione imbarazzante. Lo Yoda trust dell'avvocato calabro-milanese Nicola Squillace, titolare del 7 per cento della società quotata, risulta tuttora amministrato dal commercialista svizzero Sergio Pezzati, arrestato lo scorso luglio all'aeroporto Jfk su mandato del District Attorney di Brooklyn con l'accusa di essere il fiduciario del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Squillace, cresciuto nello studio Libonati Jaeger, uno dei più importanti d'Italia per il diritto commerciale, ha detto di avere liquidato Pezzati in dicembre, ma la Consob non l'ha ancora segnalato. Ha qualche problema giudiziario anche un altro socio di Meridie, l'ex ad di Unipol Giovanni Consorte, che rischia una condanna a tre anni di carcere per la scalata a Bnl. La holding di Consorte Intermedia controlla il 10 per cento di Meridie grazie a uno scambio di partecipazioni incrociate con Lettieri. Soldi, insomma, non ne sono girati. Al momento, il titolo di Meridie vale meno della metà rispetto alla quotazione di inizio 2010. Anche la holding di famiglia Mcm va male. A fine anno ha rischiato di affondare sotto 6 milioni di euro di perdite. Per non portare i libri in tribunale, il candidato sindaco ha organizzato una nuova operazione tutta su carta. Per ricapitalizzare, ha conferito la sua quota (10 per cento) in Salerno Invest-Le cotonerie, pari a un valore di 4 milioni. Salerno Invest significa una mega-area a Fratte, periferia nord di Salerno. Due periti indipendenti hanno stimato in 40 milioni l'ex zona industriale dove Lettieri produceva il denim per i jeans e che il sindaco Vincenzo De Luca ha trasformato in terreni a uso commerciale e residenziale. Per questa operazione, Lettieri e De Luca sono sotto processo per truffa. L'inchiesta non ha fermato il business di Fratte. Anzi, è arrivato nuovo sostegno dall'alta finanza lombarda, con l'ingresso in Salerno Invest di Aldo Magnoni, dello stesso Squillace e con un prestito di Unicredit da 73 milioni contro pegno sulle azioni della società. E Unicredit non è il solo a puntare, nonostante tutto, su Lettieri. I suoi due soci in Atitech, la società di manutenzione ex Alitalia a Capodichino, continuano a scommettere su di lui. La Cai ha dato a Lettieri cinque anni di contratto garantito per gli Md 80. E il gruppo Finmeccanica è il regista del consorzio, costituito all'inizio di marzo, fra Atitech e gli inglesi di Aero Sekur, partner della società di Pierfrancesco Guarguaglini nel progetto Soldato Futuro. E lo Stato dà il suo contributo diretto con la cassa integrazione, da poco rinnovata. Nonostante questi fallimenti», l'articolo citato elenca i numerosi sostenitori di Gianni Lettieri: dal «Cardinale Crescenzio Sepe», fino all'ex-governatore della Campania, «Antonio Bassolino». Senza dimenticare l'uomo che lo ha proposto a Silvio Berlusconi, «Nicola Cosentino» su cui spicca un mandato di arresto per associazione camorristica con il clan dei Casalesi;
si legge ancora nell'articolo: «Già nel 2010 gli esponenti della cosiddetta P3 brigano affinché diventi governatore al posto del candidato in pectore Stefano Caldoro. (...) Lettieri è in contatto continuo con un membro del gruppo, Arcangelo Martino, ex assessore socialista. "Arcà io sono a tua disposizione dimmi c'aggia fà e lo faccio", diceva Gianni all'amico che vaticinava il suo trionfo. "Se si toglie questo da mezzo...", sospirava Gianni parlando di Caldoro. L'operazione fallisce, ma sono tanti i pezzi grossi che sperano che il prossimo 15 maggio l'imprenditore diventi almeno sindaco. "In primis Letta e Bisignani. La candidatura è stata imposta da loro, nonostante l'opposizione degli ex An", dicono fonti vicine a Palazzo Chigi, "Lettieri ha conosciuto Letta tramite i buoni uffici di Maurizio Beretta, e da allora i due sono inseparabili. Prima di fare qualsiasi mossa, Gianni chiede consiglio a Letta. O, in alternativa, a Gigi Bisignani". Sotto il Vesuvio, invece, sono in molti a storcere la bocca. Lettieri pensa di essere amato, ricorda a tutti di aver vinto i premi "Cuore d'Oro" e "Masaniello", crede di potercela fare addirittura al primo turno. La sua campagna elettorale è faraonica: i cartelloni con la sua faccia s'incontrano pure a Teano, a 70 km dal comune dove si terranno le elezioni. Ma se nei salotti della borghesia Lettieri ha pochissimi estimatori (i circoli snob di Chiaia e Posillipo lo considerano un parvenu, "uno che dice di servirsi dal sarto Isaia ma che non sa che non è chic vestirsi sempre e solo di blu scuro"), anche tra gli imprenditori i simpatizzanti sono pochi." (...) gli industriali dell'Unione, di cui è stato presidente dal 2004 al 2010, gli imputano di aver speso troppi soldi per la sua immagine e di aver prosciugato le casse dell'associazione. "Vorremmo sapere come ha speso quei soldi, eravamo in attivo per oltre sei milioni", chiosano da Confindustria. Lettieri alle critiche non dà peso"»;
in una lettera a "L' Espresso" Gianni Lettieri smentisce punto per punto tutto sostenendo che la rivista «fornisce ai lettori una rappresentazione della mia storia personale e lavorativa molto lontana dalla realtà»;
a loro volta i giornalisti de "L'Espresso" confermano quanto scritto,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero quanto riportato dall'inchiesta de "L'Espresso" sul lato oscuro dell'attività imprenditoriale di Gianni Lettieri;
se corrisponda al vero che la finanziaria Meridie avrebbe all'interno un fiduciario della 'ndrangheta;
se corrisponda al vero che la fortuna economica dell'imprenditore napoletano prestato alla politica avrebbe origini misteriose mentre nel suo passato ci sarebbero una sfilza di imprese fallite o finite in liquidazione, tra queste la finanziaria Meridie, che si trova in amministrazione straordinaria da Banca d'Italia, l'acquisto del 25 per cento della compagnia aerea Livingstone, finita in insolvenza a novembre, ed infine una controllata che costruisce pannelli fotovoltaici, che avrebbe subito una perdita netta di due milioni di euro.
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