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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 545 del 20/04/2011


LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in un punto editoriale su "Il Sole-24 Ore", il professor Luigi Zingales, economista di origini padovane che insegna all'università di Chicago, analizza quello che è ormai divenuto il "modello Intesa Sanpaolo" e prende di petto la banca di Abramo-Bazoli e di Corrado Passera, mettendo a confronto il modello americano con il sistema italiano;

l'economista parte dal celeberrimo caso Alitalia ed in particolare, sulle operazioni condotte da Intesa Sanpaolo per salvare Alitalia, ha ricordato: «Intesa Sanpaolo fu chiamata come consulente del Governo, che deteneva la maggioranza della compagnia di bandiera. Il piano Fenice, da lei elaborato, vide la stessa banca nel ruolo di uno degli acquirenti della "parte buona" di Alitalia. Nello spietato mondo americano, dove valgono le regole del profitto, ma anche quelle della trasparenza, un consulente del venditore non può assumere allo stesso tempo anche il ruolo di compratore, perché in palese conflitto di interessi. Ma in Italia, si sa, il conflitto di interessi non è un problema molto sentito. Anzi, il conflitto di interessi non esiste neppure, perché Intesa Sanpaolo non segue la spietata logica del profitto, ma opera nell'interesse del Paese»;

si legge ancora nel citato articolo: «Il piano Fenice prevedeva il commissariamento della vecchia compagnia, mettendo i nuovi azionisti al riparo da possibili rivalse di fornitori, creditori, vecchi azionisti e obbligazionisti. Nell'interesse del Paese, quindi, il piano Fenice espropriò i legittimi proprietari del poco di valore ancora presente in Alitalia, per trasferirlo alla nuova società, di cui guarda caso Intesa Sanpaolo è socia. Che la procedura non fosse normale lo conferma il fatto che il Governo dovette fare un decreto per mettere al riparo gli amministratori di Alitalia, che altrimenti sarebbero stati perseguibili dagli azionisti e dai creditori. Per tener buoni gli azionisti, infine, si diede loro un indennizzo a spese del fondo di protezione degli azionisti contro le truffe finanziarie, previsto dalla Legge sul risparmio. Delle due, o il valore dell'attivo Alitalia era inferiore alle passività, e le azioni non valevano niente (ma allora perché rimborsarle anche parzialmente?) o non lo era, e il compito del commissario Fantozzi doveva essere quello di realizzare il massimo dall'attivo, non di svendere i (pochi) gioielli di famiglia al consulente-compratore. Se non bastasse, nell'interesse del Paese la legge Marzano fu modificata ad hoc per permettere l'operazione. Dal punto di vista operativo, il piano Fenice prevedeva anche un nuovo modello basato "punto-punto sul breve raggio con quote dominanti nei principali aeroporti serviti". Tradotto in linguaggio corrente questo significa che la nuova compagnia aerea si specializzava nello sfruttare il potere di mercato conseguito nei principali aeroporti nazionali grazie al consolidamento con AirOne»;

per questi motivi, continua Zingales, «una delle condizioni fu la deroga dell'Antitrust sul mercato domestico da parte delle autorità nazionali ed europee. Se Intesa Sanpaolo fosse una banca orientata al profitto, tanto potere di mercato nelle mani di un solo operatore avrebbe spaventato. Ma trattandosi di una banca al servizio del Paese, il consenso dell'Antitrust fu ottenuto in un battibaleno. Liberata dell'eccesso di manodopera (a spese dello Stato), dei debiti (a spese dei creditori) e dei vincoli concorrenziali (a spese dei consumatori), Alitalia potrà profittevolmente essere venduta da Intesa Sanpaolo ai francesi tra qualche anno»;

secondo Zingales lo stesso conflitto di interessi sta per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove in nome dell'italianità si stravolgono le regole e sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente. In particolare: «Il piano Parmalat segue linee simili. Intesa Sanpaolo beneficia, sotto forma di un prezzo di acquisto minore, del decreto del Governo che paralizza Lactalis, costringendola a svendere. Intesa Sanpaolo beneficerà anche di una probabile revisione del decreto milleproroghe, che aveva impedito di distribuire la liquidità in pancia a Parmalat. I consumatori faranno la loro parte, sopportando un forte aumento della concentrazione nel settore del latte. In nome dell'italianità di Parmalat, sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere di Parmalat al miglior offerente. La nuova entità beneficerà anche dei finanziamenti agevolati della Cassa depositi e prestiti»;

la conclusione del professore ha un tono beffardo: «dobbiamo riconoscere a Bazoli e Passera un brillante acume imprenditoriale», perché invece di operare nella patria del capitalismo spietato dove le banche perseguono il profitto alla vecchia maniera e spesso finiscono per perdere soldi, Intesa Sanpaolo si mette al servizio di un Paese dove il capitalismo è temperato e riesce a ottenere leggi e favori che consentono profitti sicuri («è un modello brillante. Per la banca, soprattutto»);

Corrado Passera, come risulta dalle agenzie di stampa, ha risposto a questo attacco con una replica piccata in cui ha negato qualsiasi conflitto di interessi nella vicenda Alitalia dove, ha specificato, «siamo stati chiamati a dare un giudizio (...) e ci hanno chiesto se si poteva trovare 1 miliardo di soldi privati»;

considerato che:

in un lungo intervento su "Il Sole-24 Ore" (14 agosto 2008), il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, vantando il modello di Intesa Sanpaolo, quello di una cosiddetta "banca di sistema", rivendicò «la responsabilità sociale che grava sull'impresa banca», di cui il banchiere deve farsi carico. Contro il modello "americano" che impone «l'imperativo categorico del continuo aumento dei profitti e del valore per gli azionisti», Bazoli proclamò il modello di una banca al servizio del Paese;

nei giorni scorsi, sul "Financial Times" Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha ugualmente richiamato la funzione della banca per il Paese, anche se in maniera più sfumata, visto che doveva far assorbire alla City un aumento di capitale di 5 miliardi,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che il conflitto di interessi, portato alla luce dalle anomalie del "Piano Fenice" che Passera mise in piedi con l'aiuto del Governo, stia per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente e, di conseguenza, quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di evitare che siano i consumatori a pagare il prezzo di dette operazioni ad esclusivo interesse delle banca;

se il Governo non ritenga che, alla luce di quanto esposto in premessa, il modello banca sistema, tanto vantato da Bazoli, non sia solo un modo per permettere ad Intesa Sanpaolo di occuparsi agevolmente dei propri interessi, mentre la stessa sembra voler perseguire quella che l'interrogante definirebbe la dottrina sociale della banca-chiesa; al riguardo, appare eloquente l'affermazione di Passera che, nel difendere la Banca ribadendo la mancanza del conflitto di interessi nel caso Alitalia, ad avviso dell'interrogante è finalizzata ad un'opera di convincimento a sostegno della tesi per cui Intesa Sanpaolo non seguirebbe la spietata logica del profitto, ma opererebbe nell'interesse del Paese; di contro, risulta invece che, in questo modo, la Banca riceve in cambio leggi e favori che le consentono profitti sicuri;

quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di non agevolare queste prassi anti-mercato dove Intesa Sanpaolo ha pure il bonus aggiunto di permettersi di mandare i suoi massimi esponenti a filosofeggiare sui destini dei cittadini.

(4-05077)