Integrazione all'intervento del senatore Peterlini sull'emendamento 5.800 all'articolo 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34
Signor Presidente, cari colleghi, Ministro, sono lieto che si dedichi lo spazio dovuto a questo dibattito che marca una svolta importante nella politica energetica del Governo.
Concordo con il senatore Rutelli, che non è il momento di dubitare ma di applaudire a questa svolta fondamentale, se di tale si tratta.
Personalmente non appartengo ai convertiti, con i quali mi rallegro, ma a quelli che avevano da sempre espresso le gravi preoccupazioni per le scelte sul nucleare.
Immediatamente dopo la tragedia dell'11 marzo scorso in Giapponese (e di tale si tratta purtroppo per quel Paese ma anche per tutta l'umanità) avevo presentato una interrogazione urgente al Governo.
La situazione più preoccupante è stata segnalata a Fukushima Daichii, dove sono esplose le barre di due reattori della centrale nucleare, causando la fuoriuscita di materiale radioattivo che fino a oggi non è stato stoppato; la centrale era stata progettata con tutti i più avanzati sistemi di sicurezza e dotata di criteri tecnici che avrebbero dovuto resistere a terremoti di qualunque entità, cosi come previsto da un Paese, tecnologicamente molto avanzato, abituato a fare i conti con onde sisimiche di elevata potenza. Eppure la tragedia in corso è immane e le conseguenze saranno enormi. La mente va a quei tragici avvenimenti di Chernobyl.
Chiedevo al Governo, tra l'altro, «se il Governo non intenda riflettere attentamente e rivalutare il programma relativo alle centrali nucleari che si vorrebbero costruire in Italia, Paese a rischio sismico e idrogeologico, dove non è in alcun modo possibile garantire la stabilità e la sicurezza di impianti così pericolosi».
Prendo pertanto atto con piacere di questo dietrofront. Non nego però che mi tormentano anche gravi preoccupazioni. Salta il referendum che avrebbe dato alla popolazione la possibilità di esprimersi democraticamente sul tema.
Il Governo ha capito che al referendum sul nucleare del 12/13 giugno andava sotto. Dopo avere lungamente dimostrato incapacità di comprendere la gravità dell'incidente della centrale nucleare in Giappone, il Governo trasforma la moratoria in una totale virata e cancella le normative precedenti sul nucleare.
Questo nuovo e opposto orientamento del Governo, che modifica radicalmente quelli precedenti è un importante risultato del movimento referendario che ha sviluppato una larga e unitaria iniziativa per votare SI al referendum del 12/13 giugno con l'obiettivo di cancellare la legge sul nucleare voluta ad ogni costo dal Governo in spregio al referendum del 1987.
Il Governo cerca oggi di evitare il giudizio dei cittadini abrogando da solo le norme che aveva voluto ad ogni costo.
Ieri il presidente Gasparri, giustificando il dietrofront, ha giustamente detto, che dopo una tragedia simile è giusto valutare e approfondire una scelta così importante. Ma era proprio questo che avrebbe permesso la moratoria. E dopo il referendum si poteva scegliere, anche in base al voto popolare. Lo stralcio invece impedisce il voto.
Questo lascia il sapore amaro di una mossa tattica. Il Governo dei sondaggi - come ricordava il collega del Gruppo Italia dei Valori, senatore Mascitelli - sotto la pressione dell'opinione pubblica, scioccata dalla tragedia in Giappone ha reagito. Se la legge passerà in tempo anche alla Camera, avrà con ogni evidenza l'effetto di far decadere il quesito referendario. Con la stessa facilita dello stralcio in atto, potrebbe essere reintrodotto il programma nucleare, una volta svolto il referendum.
Il ritorno al nucleare era una scelta gravosa e in controtendenza. L'energia nucleare non è una soluzione per il futuro: è pericolosa, è costosa, non risolve il nostro problema di dipendenza. È una scelta irresponsabile. Esprimo la mia preoccupazione, come già avevo fatto - ascoltando i commenti ironici di tanti colleghi - per le future generazioni, per i nostri figli e nipoti.
Ignorando il risultato del referendum, si apriva la strada alla costruzione di centrali nucleari, le quali saranno peraltro localizzate in aree dichiarate di interesse strategico nazionale, coperte da segreto militare e sottratte al normale sistema di controlli anche da parte delle autorità sanitarie e dei Vigili del fuoco.
La scelta nucleare era motivata dal fatto che l'Italia non può ulteriormente dipendere dall'importazione dall'estero. Effettivamente, la sfida energetica è molto importante per io sviluppo economico e sociale non solo del nostro Paese ma di tutto il mondo, sia i Paesi quello industrializzati sia quello in via di sviluppo. La domanda di energia è destinata a crescere e nello stesso tempo le emissioni di gas aumentano l'effetto serra, con conseguenze drammatiche per il nostro Paese. I prezzi delle materie prime energetiche restano elevati e sono esposti - come abbiamo vissuto negli ultimi mesi - ad un'altissima volatilità risultante da grandi speculazioni.
Come sottolinea lo stesso Governo, l'85 per cento del nostro fabbisogno energetico riferito al 2007 viene coperto da energie importate, rispetto al 50 per cento della media europea riferita a 27 Paesi: 85 verso il 50. Il Governo sperava di poter risolvere il problema puntando sullo sviluppo dell'energia nucleare e sulla costruzione di centrali nucleari.
Questa scelta rappresentava una rottura radicale con le scelte dei Governi precedenti, dopo il noto referendum del 1987. In quella occasione, lo ricordiamo, gli italiani dissero no alla costruzione di centrali nucleari, con un risultato molto netto dell'80,6 per cento dei votanti. Oltre a violare questo verdetto popolare, finora non contrastato da nessuna altra scelta popolare, la domanda che si pone è se il ritorno al nucleare sia una scelta conveniente dal punto di vista economico da quello tecnico. In verità, questa scelta si presenta come una strada completamente errata, con gravi conseguenze sia per l'attuale generazione, che per le generazioni future.
L'energia nucleare è pericolosa, è costosa, non risolve il nostro problema di dipendenza, è una scelta irresponsabile. Entro nel dettaglio.
L'energia nucleare è pericolosa perché anche gli impianti più progrediti non garantiscono la piena sicurezza dal punto di vista tecnico, lasciando sempre un certo margine di rischio (il cosiddetto Restrisiko); è dunque pericolosa sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione. Oltre a ciò, le centrali nucleari possono essere facilmente prese come bersagli per eventuali attacchi terroristici e bellici.
Oltre ad essere pericolosa, questa scelta è anche costosa. I costi di costruzione delle centrali nucleari sono molto alti. I costi della centrale finlandese di Olkiluoto, per esempio (l'unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville, in Francia), sono lievitati quasi del 50 per cento: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Oltre ai costi di costruzione ci sono i costi dell'uranio, che stanno crescendo a dismisura. Infatti, nel 2000 un chilogrammo di uranio, costava 7 dollari, mentre oggi nel costa 120. Questa è una spesa che l'Italia, in piena crisi economica, non può davvero permettersi.
Il nucleare non risolve poi il problema di dipendenza dall'estero, perché la materia prima deve essere importata, dunque passiamo da una dipendenza all'altra. Oltre a ciò, la materia prima non è eterna, ma molto limitata. Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, l'uranio sarà reperibile solo per pochi decenni. Sappiamo, infatti, che le riserve di uranio, concentrate in Australia e Kazakistan, sono appena sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni. Quindi, le nuove centrali annunciate avrebbero problemi di alimentazione e arriverebbero tardi, come dimostra la vicenda dell'EPR in Finlandia.
Il nucleare è inoltre una scelta irresponsabile, perché i rischi e i rifiuti li scarichiamo sui nostri figli. Non devo ricordare in questa sede che in Italia si è un grandissimo problema gestire anche i semplici rifiuti solidi urbani.
Oltre a ciò, il nucleare non serve a ridurre i consumi di petrolio, visto che il petrolio oggi è utilizzato soprattutto nei trasporti e negli usi civili, e pochissimo per produrre elettricità.
Si dice che le energie rinnovabili non basterebbero. Dipende dalle scelte strategiche e dai finanziamenti. Non si tratta solamente di fonti ma di almeno tre obiettivi: risparmio energetico; aumento dell'efficienza; e solo come terzo lo sviluppo di energie alternative. Sono campi su cui investono tutti gli altri Paesi europei, in primis la Germania, e gli Stati Uniti di Barack Obama. La Germania intende sviluppare un marchio simile alla BMW.
Anche la nostra Provincia con la certificazione "CasaClima" ha creato un marchio pregiato che già dà i suoi frutti. Mi permetto di evidenziare le altre misure intraprese dalla Provincia di Bolzano, che ha saputo dimostrare che il nucleare non è la soluzione. Il punto decisivo della nostra politica energetica è il risparmio energetico. Negli appartamenti privati il risparmio può arrivare fino al 90 per cento. Per esempio, un palazzo recentemente riqualificato della Provincia di Bolzano di circa 20.000 metri cubi, costruito negli anni Cinquanta, prima della riqualificazione costava per la caldaia alla Provincia 96.000 euro ogni anno; dopo la riqualificazione energetica l'ente spende annualmente soltanto 6.000 euro, circa il 6 per cento della spesa, con una riduzione del costo di 94 punti percentuali. Non devo inoltre ricordare il successo che la Provincia ha vissuto con la certificazione concetto di CasaClima, conosciuta in tutt'Italia e con cui, per esempio, la nuova Camera di commercio di Bolzano è stata costruita a costo zero, quanto al bilancio energetico.
Per quanto riguarda l'energia alternativa, la Provincia di Bolzano, che è in una zona climatica molto esposta, in cui il consumo energetico per le caldaie è molto elevato, punta sull'idroelettrico, sulla biomassa, sull'energia solare, sulla pompa di calore e per il futuro conta molto l'energia geotermica. La nostra Provincia copre attualmente, senza la mobilità, il 54 per cento con energia alternativa e punta ad arrivare entro i prossimi cinque anni al 75 per cento. Con questo esempio voglio evidenziare che non è vero ciò che molti ricordano, cioè che con l'energia solare si può coprire qualche povera percentuale, ma, puntando su questi tre concetti, si può effettivamente realizzare una grande politica energetica.
La detraibilità dall'IRPEF degli investimenti per la riqualificazione energetica e il conto energia per il fotovoltaico erano ideali. Purtroppo, il Governo ha tagliato proprio queste prime iniziative lodevoli. Nella nostra Provincia inoltre colleghiamo il progetto casa alla riqualificazione energetica, cioè solo chi risparmia energia potrà aumentare la cubatura e il sottotetto.
Questa politica crea posti di lavoro, una ricaduta positiva sulla piccola e media industria, nonché per gli artigiani che ai progetti di centrali atomiche non possono concorrere. È espressione di tutela del clima, aumenta la qualità abitativa, riduce la dipendenza dall'estero, è fonte di sperimentazione.
Un Governo responsabile, soprattutto nei confronti delle future generazioni, deve puntare maggiormente su un futuro sostenibile e promuovere un piano inteso alla salvaguardia di ambiente e biosfera. L'appello che lancio è dunque di puntare finalmente su un'altra politica energetica sostenibile. Il nucleare non è la soluzione.
Chiediamo che le ingenti somme che si liberano con la scelta proposta dal Governo, siano investiti - non come dichiarava ieri la ministro Prestigiacomo - in ulteriori ricerche sul nucleare, ma in scelte più lungimiranti e più responsabili.