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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 545 del 20/04/2011


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

545a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 20 APRILE 2011

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente CHITI,

indi della vice presidente MAURO

e del presidente SCHIFANI

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud: CN-Io Sud; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Futuro e Libertà per l'Italia: Misto-FLI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente CHITI

La seduta inizia alle ore 10,06.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Avverte che dalle ore 10,10 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Sulla Giornata del ricordo del genocidio armeno

ASCIUTTI (PdL). Il 24 aprile sarà celebrata la Giornata del ricordo del genocidio del popolo armeno, eccidio pianificato da un gruppo di potere nell'intento di eliminare cultura e tradizioni di una intera etnia. Il nazionalismo turco continuò l'opera di sterminio anche dopo i trattati conclusivi della prima guerra mondiale ma la comunità internazionale ha lasciato nel silenzio quegli eventi drammatici e sconvolgenti. Ricordare quel crimine negato e dimenticato e dare voce alle vittime del genocidio significa alimentare la coscienza civile, che è il più efficace argine contro il rischio che nel mondo si ripetano simili atrocità. (Applausi).

PERDUCA (PD). Le commemorazioni sono una messinscena, una ridicolizzazione dell'impegno di tutti coloro che combattono costantemente i crimini contro l'umanità, se il semplice richiamo alla memoria decontestualizza gli eventi in una prospettiva storica assai limitata e omette quanto sta avvenendo nel più recente passato. La Turchia, infatti, oggi guidata da una democrazia laica, e l'Armenia, una democrazia ancora fragile, hanno aperto un dialogo per affrontare, sotto il profilo sia storico che politico, l'eredità di quei drammatici avvenimenti. L'Europa, invece, insiste a contrapporre queste due realtà e con i suoi atteggiamenti rigidi è quindi di ostacolo ai tentativi di riconciliazione di due popoli che dovrebbero essere inclusi a pieno titolo nell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Il ricordo dello sterminio del popolo armeno, argomento che avrebbe meritato una riflessione più ampia da parte del Senato, deve porsi come monito per il presente e per il futuro e non come strumento di recriminazione o condanna nei confronti del popolo turco. Con questo spirito, la ricostruzione storica ha consentito già ad altri Paesi, come la Germania, di diventare protagonisti democratici della comunità internazionale. La stessa opportunità dovrebbe essere concessa alla Turchia.

Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti del liceo classico statale "Socrate" di Roma presenti nelle tribune. (Applausi).

Sul compleanno della senatrice a vita Rita Levi-Montalcini

SOLIANI (PD). Esprime gli auguri alla senatrice a vita Rita Levi-Montalcini, premio Nobel che ha dedicato la sua vita alla scienza ed alla ricerca, che il prossimo 22 aprile compirà 102 anni. (Applausi).

PRESIDENTE. Si associa agli auguri alla senatrice Rita Levi-Montalcini.

Sui lavori del Senato

ZANDA (PD). La Presidenza del Senato non si è ancora pronunciata sulla richiesta di una nuova convocazione della Conferenza dei Capigruppo, a fronte di quanto già deciso dalla Camera dei deputati che si riunirà anche la prossima settimana per discutere il Documento di economia e finanza, che però il Senato non riuscirà ad approvare il 30 aprile, giorno in cui il Governo dovrebbe presentarlo all'Europa. Il silenzio della Presidenza si configura come uno strappo al raccordo funzionale e politico tra i due rami del Parlamento e come una scortesia istituzionale nei confronti dei Gruppi di opposizione del Senato che ripetutamente hanno chiesto una risposta al presidente Schifani, sempre meno presente alle sedute d'Aula. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Il presidente Schifani ha comunicato di non ritenere di dover modificare le deliberazioni assunte all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

BELISARIO (IdV). Apprezza l'intervento del senatore Zanda, che condivide nella sostanza. E' uno strappo istituzionale più che una scortesia il fatto che il Senato non avrà la possibilità di esprimersi sul DEF in tempo utile. (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Chiede se a seguito della richiesta avanzata nella seduta pomeridiana di ieri, il Ministro dello sviluppo economico interverrà alla seduta.

MORANDO (PD). E' necessario convocare la Conferenza dei Capigruppo per modificare il calendario, la cui approvazione all'unanimità è avvenuta sulla base di due presupposti rivelatisi errati. Infatti, la Camera dei deputati non ha rinviato alla data del 3 maggio l'esame del Documento di economia e finanza e il Governo non ha potuto rinviare di qualche giorno la presentazione del Documento a Bruxelles. E' di tutta evidenza che non è possibile né escludere il Senato dalla discussione sull'importante documento programmatico da sottoporre all'Unione europea, né giustificare a Bruxelles la ritardata presentazione con le ferie dei senatori. (Applausi dal Gruppo PD).

GASPARRI (PdL). L'impegno del presidente Schifani nella conduzione dei lavori dell'Assemblea e nell'organizzazione delle attività del Senato è continuo e indiscutibile. La tempistica della discussione a livello europeo non precluderà la possibilità per il Senato di esaminare il Documento di economia e finanza per il 20111. Non è da escludere poi che la Camera dei deputati, su richiesta del PdL, possa modificare il calendario per anticipare l'esame del disegno di legge sul testamento biologico in modo che entrambi i rami del Parlamento affrontino il DEF nello stesso momento. Conferma quindi le valutazioni espresse in Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

MARINI (PD). E' bene che il Governo rispetti il termine del 30 aprile per la presentazione del DEF all'Unione europea. Valutazioni di opportunità politica devono indurre a rivedere una decisione di carattere organizzativo, perché è un diritto del Senato esaminare un documento che ha un enorme rilievo politico per il futuro del Paese. Ne va della dignità dell'Assemblea. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Musso).

QUAGLIARIELLO (PdL). Il Senato non deve essere e non sarà tagliato fuori dalla discussione sul Documento di economia e finanza: il ministro Tremonti ha già chiarito che il termine del 30 aprile per la presentazione a Bruxelles non è perentorio ma ordinatorio e quindi non vi sono gli estremi per rimettere in discussione le decisioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo. Il Senato non deve subire eventuali strumentalizzazioni politiche intervenute nell'altro ramo del Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Occorre evitare strumentalizzazioni: il termine del 30 aprile, sia esso ordinatorio o perentorio, deriva da una legge approvata dal Parlamento e va rispettato. Peraltro il ritardo nella discussione del Documento di economia e finanza, così come gli altri condizionamenti cui sono sottoposti i calendari parlamentari (ad esempio per la discussione del testamento biologico alla Camera) è dovuto all'imposizione della maggioranza di far precedere a tutto l'esame del provvedimento sul processo breve. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE e PD).

LI GOTTI (IdV). Mentre gli altri Paesi rispetteranno i termini stabiliti dalla legge, considerandoli vincolanti, l'Italia si distinguerà chiedendo una proroga di qualche giorno, ritenendoli elastici. E' una gravissima scortesia istituzionale negare al Senato la possibilità di contribuire all'esame del DEF e ha poco senso che lo si faccia dopo che il Governo avrà comunicato le sue determinazioni all'Europa. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Legnini).

BALDASSARRI (Misto-FLI). L'origine del problema sta nel ritardo di una settimana con cui il Governo ha presentato il Documento di economia e finanza per il 2011 alle Camere. E' quindi necessario che l'Esecutivo si impegni a consegnare il Documento a Bruxelles dopo il 30 aprile e dopo l'esame del Senato.

PRESIDENTE. Il presidente Schifani aveva già fatto conoscere le sue determinazioni nella giornata di ieri alla Presidente di turno e solo per un errore esse non sono state comunicate all'Assemblea. Peraltro, allo stato attuale il Documento consegnato al Senato non è completo, mancando tre allegati. Ad ogni modo, nelle due riunioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari nelle quali le decisioni sul calendario sono state assunte all'unanimità il presidente Schifani ha comunicato l'assicurazione del ministro Tremonti di voler attendere il parere di entrambi i rami del Parlamento prima di presentare il Documento di economia e finanza all'Europa.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). E' falso sostenere che la decisione è stata assunta all'unanimità, avendo egli espresso contrarietà in quella sede.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(2665) Conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo (Relazione orale)

PRESIDENTE. Riprende l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge. Avverte che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricorda che la Presidenza ha dichiarato improponibili per estraneità agli argomenti del provvedimento gli emendamenti 5.17, 5.16, 5.13, 5.14, 5.0.1, 5.303, 6.0.6, 6.0.300, 7.0.20, 7.0.19, 7.0.21 e 7.0.300 (testo 2).

Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri si è conclusa la votazione degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 4 del decreto-legge.

In attesa dell'arrivo del Ministro per lo sviluppo economico, la cui presenza in Aula è prevista per le ore 12, accantona gli emendamenti riferiti all'articolo 5.

Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge (Enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo). Sull'emendamento 6.300 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione..

MASCITELLI (IdV). L'emendamento 6.300, sul quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, è finalizzato a consentire agli enti del Servizio Sanitario della regione Abruzzo, sottoposta a vincoli di rientro della spesa sanitaria, di prorogare i contratti di lavoro del personale in servizio alla data del 1° gennaio 2010, onde garantire adeguati livelli di assistenza nelle ASL regionali, ricorrendo non alle risorse per la ricostruzione, ma ai fondi del bilancio regionale destinati alla sanità. Ne chiederà pertanto la votazione ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento.

LUSI (PD). L'emendamento 6.0.4 contiene una disposizione di attuazione, attraverso un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di una norma contenuta nell'ultimo decreto milleproroghe relativa ai finanziamenti per i Comuni abruzzesi colpiti dal terremoto del 2009. L'emendamento 6.0.5 autorizza invece la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2011 per pagare l'attività delle commissioni straordinarie di liquidazione nei Comuni abruzzesi in stato di dissesto finanziario. (Applausi dal Gruppo PD).

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). L'emendamento 6.0.300, dichiarato improponibile oltre ad aver ottenuto il parere contrario della Commissione bilancio, conteneva misure a sostegno del personale assunto a tempo determinato presso l'INPS; esso non recava oneri aggiuntivi per le finanze pubbliche, in quanto prevede l'impiego di fondi accantonati appartenenti all'INPS. Poiché ne è stata dichiarata l'improponibilità, presenterà un ordine del giorno sulla materia.

BONFRISCO, segretario. Dà lettura del parere non ostativo espresso dalla 5a Commissione su subemendamenti all'emendamento 5.800.

TANCREDI, relatore. Invita a trasformare in un ordine del giorno l'emendamento 6.0.4, condivisibile nel merito, ma non pienamente attinente alla materia del decreto-legge. Esprime parere contrario sui restanti emendamenti, rilevando come l'emendamento 6.300 rischi di creare un diritto alla stabilizzazione per una platea indefinibile di lavoratori.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprime parere conforme al relatore.

LEGNINI (PD). L'emendamento 6.2 stabilisce che le risorse per il personale assunto a tempo determinato nel comparto della sanità abruzzese siano attinte dai fondi stanziati per il terremoto solo nel caso degli enti ricadenti nei Comuni del cratere, mentre individua una copertura alternativa per gli altri enti. L'emendamento 6.3 consente la proroga dei contratti di lavoro del personale della sanità abruzzese in vista di una possibile stabilizzazione.

PICCONE (PdL). Fa notare che all'articolo 6 si fa riferimento al personale in servizio nel 2010, anziché nel 2009, perché nell'anno del terremoto il personale precario in servizio presso gli enti sanitari della Regione Abruzzo è diminuito e dunque tale riferimento sarebbe ora penalizzante per quegli stessi enti. Annuncia inoltre, in qualità di secondo firmatario dell'emendamento 6.0.4, di accettare la proposta del relatore di trasformarlo in un ordine del giorno.

Risultano respinti gli emendamenti 6.2, 6.3 e 6.300.

LUSI (PD). Chiede di accantonare l'emendamento 6.0.4 in attesa che venga redatto l'ordine del giorno sostitutivo. Per quanto riguarda l'emendamento 6.0.5, appare del tutto pretestuoso il riferimento del relatore alla necessità di non modificare eccessivamente il testo del decreto-legge, considerando che l'Aula si appresta ad approvare l'emendamento 5.800 del Governo che stravolge il testo in materia di impianti nucleari. (Applausi del senatore Zanda).

PICCONE (PdL). Sottolinea l'inopportunità di procedere ad un'eventuale stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato del comparto sanitario abruzzese senza svolgere un regolare concorso pubblico, che consenta di premiare i candidati più meritevoli. (Applausi dal Gruppo PdL).

Risulta respinto l'emendamento 6.0.5.

LUSI (PD). Presenta l'ordine del giorno G6.0.4 (v. Allegato A), che impegna il Governo ad emanare entro il 30 giugno 2011 il decreto ministeriale di cui all'emendamento 6.0.4.

TANCREDI, relatore. Esprime parere favorevole.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Accoglie l'ordine del giorno G6.0.4.

D'ALI' (PdL). Il relatore non si è pronunciato sulla disponibilità della senatrice Castiglione a presentare un ordine del giorno sulla materia trattata dall'emendamento 6.0.300.

TANCREDI, relatore. Si dichiara favorevole ad un simile ordine del giorno, purché esso contenga la formula con cui si impegna il Governo a valutare l'opportunità.

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Accetta la proposta del relatore e presenta l'ordine del giorno G6.0.300 (v. Allegato A).

AMORUSO (PdL). Chiede di poter aggiungere la propria firma all'ordine del giorno G6.0.300.

BIANCHI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Chiede di poter aggiungere la propria firma all'ordine del giorno G6.0.300.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Accoglie l'ordine del giorno G6.0.300.

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge (Operatività della Cassa depositi e prestiti (CDP S.p.A.)), ricordando che sugli emendamenti 7.3, 7.309 e 7.310 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

BELISARIO (IdV). Chiede una breve sospensione della seduta, per consentire la presentazione di subemendamenti all'emendamento 7.700 dei relatori. (Applausi dal Gruppo IdV).

TANCREDI, relatore. L'emendamento 7.700 è stato presentato prima della conclusione della seduta pomeridiana di ieri, quindi c'è stato tempo per esaminarlo; esso tra l'altro recepisce alcune proposte dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo PdL).

GASPARRI (PdL). L'emendamento 7.700 tende a valorizzare il ruolo del Parlamento e recepisce alcune istanze sorte nel corso del dibattito. Propone pertanto di procedere con l'esame dell'articolo 7 del provvedimento, portandolo a conclusione prima dell'intervento del ministro Romani previsto per le ore 12.

LEGNINI (PD). L'articolo 7 è uno dei punti più rilevanti del provvedimento; è difficile che il suo esame possa concludersi nei tempi indicati dal senatore Gasparri.

AZZOLLINI (PdL). Propone di procedere all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 7. Nel frattempo, sarà possibile presentare ulteriori subemendamenti all'emendamento 7.700, che la Commissione bilancio valuterà immediatamente sotto il profilo della copertura finanziaria.

PRESIDENTE. Propone dunque di procedere all'illustrazione degli emendamenti riferiti all'articolo 7.

Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della scuola media statale «Gioacchino Gesmundo» di Terlizzi, in provincia di Bari, presenti nelle tribune. (Applausi).

AGOSTINI (PD). L'emendamento 7.4 (testo 2) propone che la Cassa depositi e prestiti istituisca una società per azioni finalizzata ad anticipare alle aziende private i crediti da esse vantate nei confronti delle pubbliche amministrazioni; si porrebbe in tal modo rimedio ad uno dei problemi più gravi che affliggono le imprese nell'attuale fase congiunturale, la carenza di liquidità e la difficoltà di accesso al credito, mentre al contempo la costituzione di un'apposita società consentirebbe di evitare il rischio che questi interventi della Cassa depositi e prestiti venissero riclassificati come debito pubblico. Gli ulteriori emendamenti presentati prevedono che la CDP intervenga negli assetti proprietari delle imprese con partecipazioni di minoranza e sempre tramite veicoli societari quotati, per garantire criteri di trasparenza, professionalità e rendicontazione al Parlamento. Essa potrà intervenire soltanto nei confronti di imprese in condizioni di equilibrio finanziario e tali interventi dovranno avere un carattere rigorosamente temporaneo ed essere decisi da un consiglio di amministrazione e da una tecnostruttura composti da soggetti aventi alti requisiti di professionalità e di competenza. Sebbene il ministro Tremonti si sia dichiarato favorevole a tale impostazione, l'emendamento 7.700 presentato dai relatori appare del tutto insoddisfacente e non in grado di modificare in modo sostanziale il testo del provvedimento; per questo sono stati presentati due subemendamenti migliorativi. (Applausi dal Gruppo PD).

CABRAS (PD). L'emendamento 7.5 consente alla Cassa depositi e prestiti di assumere partecipazioni, anche di controllo, in società proprietarie di infrastrutture energetiche al fine di contribuire alla costruzione di un mercato interno concorrenziale. La proposta di modifica menziona espressamente la separazione proprietaria di SNAM rete gas da ENI. L'Italia, dove circa l'80 per cento dell'energia prodotta è ricavata dal gas, è agli ultimi posti in Europa nella liberalizzazione del settore energetico. Al fine di garantire ai consumatori la scelta del fornitore, di contenere i prezzi e aumentare l'efficienza, è importante affidare la gestione della rete ad un soggetto indipendente, sul modello di ciò che è avvenuto nel settore dell'energia elettrica. Anche se la direttiva europea, frutto di un compromesso, indica l'obiettivo della separazione funzionale, il traguardo effettivo è la separazione proprietaria. Analoga operazione di separazione dovrebbe essere realizzata nel settore delle telecomunicazioni. (Applausi dal Gruppo PD).

Presidenza della vice presidente MAURO

BUBBICO (PD). L'articolo 7 prevede che la Cassa depositi e prestiti possa assumere partecipazioni in società che hanno un interesse nazionale strategico. Al fine di garantire che l'intervento pubblico risponda all'esigenza effettiva di tutelare interessi industriali rilevanti e di lungo periodo, l'emendamento 7.9 prevede che il Governo rediga, previo parere delle Commissioni parlamentari, un piano strategico di sviluppo industriale per individuare settori e criteri dell'intervento.(Applausi dal Gruppo PD).

ICHINO (PD). Aggiunge la firma agli emendamenti 7.4, 7.6 e 7.9. In Italia esiste una radicata tradizione protezionistica, sostenuta dai settori più conservatori di Confindustria e del sindacato, che ostacola sistematicamente gli investimenti stranieri nelle società italiane. La previsione dell'articolo 7, occasionata dal tentativo di una società francese di acquisire partecipazioni in Parmalat, è l'ultimo episodio di una storia di malintesa difesa dell'italianità che ha riguardato banche, autostrade, telecomunicazioni, ferrovie e trasporto aereo. Alla chiusura protezionistica contribuiscono anche l'inefficienza della burocrazia, gli alti costi dell'energia e dei servizi alle imprese, le mancate liberalizzazioni, un sistema di relazioni industriali vischioso e, soprattutto, la confusione normativa. Regole non chiare o cambiate in corso d'opera, come nel caso in esame, scoraggiano gli investimenti esteri, che andrebbero al contrario incentivati essendo fonte di innovazione, occupazione e crescita.(Applausi dal Gruppo PD e del senatore Baldassarri).

VIESPOLI (CN-Io Sud). E' disponibile a ritirare gli emendamenti 7.304 e 7.303, ove il loro contenuto sia raccordato alla lettera c) dell'emendamento 7.700, in particolare per quanto riguarda il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari.

CECCANTI (PD). L'emendamento 7.8, che sottoscrive, al fine di garantire il rispetto della legge n. 400 del 1988 e di riportare ordine nel sistema delle fonti, precisa che i criteri e le modalità di intervento della Cassa depositi e prestiti sono definiti tramite regolamento. Negli ultimi anni infatti, per eludere i controlli della Corte conti e del Consiglio di Stato, si è esteso il ricorso ai decreti di natura non regolamentare. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

BONFRISCO (PdL). La Cassa depositi e prestiti, i cui finanziamenti a lungo termine hanno sostenuto l'infrastrutturazione del Paese e giocato un ruolo importante nella storia del suo sviluppo industriale. Al fine di garantire delicati equilibri finanziari, è auspicabile che il suo intervento riguardi settori strategici, quali le reti delle telecomunicazioni, e sia finalizzato a superare le disparità di accesso e utilizzo delle tecnologie informatiche. In questa prospettiva l'emendamento 7.311 prevede che sia rafforzata l'attività della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti, che dovrebbe esercitare anche controlli ex ante. (Applausi dei senatori Baldassarri e Morando).

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. Accantona gli emendamenti riferiti all'articolo 7 del decreto-legge e riprende l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5, precedentemente accantonati.

ROMANI, ministro dello sviluppo economico. La moratoria sul programma nucleare stabilita dal Governo con il decreto in esame si era resa necessaria per garantire l'allineamento dei progetti italiani con le procedure di sicurezza da definire in sede europea a seguito dell'incidente della centrale di Fukushima. La decisione di abrogare l'intera normativa in materia si inserisce in un quadro ormai radicalmente mutato ed è comunque coerente con la sospensione inizialmente stabilita, in quanto una riflessione proficua sul tema e su tutte le implicazioni che un programma di fatto superato comporta non può essere compressa nei limiti temporali previsti dalla moratoria. D'altronde, affidare una simile riflessione ad un eventuale esito abrogativo del referendum ottenuto sull'onda dell'emozione non avrebbe offerto garanzie per una strategia energetica definita che l'Italia, l'unico grande Paese del continente a non avere impianti nucleari sul proprio territorio, deve adottare per avere forza in Europa. Tale strategia deve quindi rispondere ad esigenze di sicurezza di produzione ed approvvigionamento energetici, di sostenibilità ambientale, di economicità per famiglie ed imprese e, infine, di riduzione della dipendenza dai Paesi esportatori di gas e petrolio. A tal fine, si rende necessario potenziare le attività di ricerca che dovranno essere rivolte a tutte le soluzioni atte a favorire il raggiungimento degli obiettivi indicati. La nuova strategia energetica nazionale, quindi, da adottare in armonia con le disposizioni europee, dovrà essere in grado di garantire la diversificazione, anche geografica, dell'approvvigionamento delle fonti tradizionali e l'utilizzo delle energie rinnovabili, nonché l'analisi delle evidenze scientifiche e tecniche che deriveranno dagli approfondimenti condotti in materia di sicurezza nucleare. (Applausi dal Gruppo PdL).

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Pur apprezzando il ravvedimento del Governo su una scelta sbagliata, rimane la preoccupazione che la decisione di abrogare l'intera normativa in materia nucleare sia una mera strategia volta ad evitare il referendum che, in base agli ultimi sondaggi, avrebbe ottenuto un esito positivo. Non c'è però alcuna garanzia che, una volta scongiurato il pericolo referendario, il Governo non reintroduca il programma nucleare con la stessa velocità con la quale lo ha di fatto cancellato. Preferibile, quindi, sarebbe stata una moratoria differita nel tempo che avrebbe dato ai cittadini la possibilità di esprimersi democraticamente sul tema. Peraltro, l'opposizione al nucleare non deriva da un semplice impatto emotivo causato dal dramma della centrale di Fukushima. L'utilizzo dell'energia nucleare, infatti, è di per sé pericoloso, a prescindere dagli eventi naturali in grado di danneggiare gli impianti, e lo è ancor di più in un Paese come l'Italia che si trova costantemente ad affrontare emergenze di ogni tipo. La scelta nucleare, peraltro, non garantisce affatto l'indipendenza energetica perché l'Italia, infatti, sarebbe comunque costretta ad importare uranio, dal prezzo sempre più elevato. Inoltre i costi che il Paese dovrebbe sostenere per la costruzione e manutenzione di impianti nucleari con standard di sicurezza sempre più alti potrebbero essere affrontati per definire una nuova politica energetica nazionale che si incentri su risparmio energetico, efficienza energetica ed utilizzo delle fonti rinnovabili, in ordine alle quali il Governo ha compiuto una scelta radicalmente opposta riducendo incentivi e stanziamenti. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE, PD e IdV. Congratulazioni). Chiede di poter allegare una integrazione all'intervento ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto di istruzione superiore «Pitagora» di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, e una delegazione del Parlamento austriaco, tra cui l'onorevole Fritz Grillitsch, presidente della Commissione agricoltura, presenti nelle tribune. (Applausi).

Propone di posticipare l'orario di inizio della seduta pomeridiana alle ore 15,30.

BELISARIO (IdV). Concorda sulle ore 15,30.

GASPARRI (PdL). Concorda sullo stesso orario.

PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, così rimane stabilito.

Chiarisce che nella seduta pomeridiana solo per un disguido l'Assemblea non ha preso conoscenza delle indicazioni che egli aveva tempestivamente fornito alla Presidente di turno per quanto riguardava la proposta di modifica del calendario. A tale riguardo, precisa di avere avuto rassicurazioni dal ministro Tremonti sul fatto che il Documento di economia e finanza verrà trasmesso all'Unione europea solo dopo avere acquisito il parere dell'intero Parlamento, ritenendo il termine del 30 aprile non perentorio. (Applausi dal Gruppo PdL).

RUTELLI (Misto-ApI). Dal momento che all'interno della maggioranza si sono manifestate diverse posizioni sulla decisione di cancellare il programma nucleare, la discussione odierna dovrà essere chiarificatrice della volontà politica del Governo, sinora ambigua, in modo da consentire alla Corte di cassazione di pronunciarsi sulla decadenza o meno del referendum. Apprezzabile è il riconoscimento da parte del Ministro di un mutamento del quadro internazionale dopo il disastro di Fukushima, che ha dimostrato l'insicurezza intrinseca degli impianti nucleari, e di un programma nucleare nazionale ormai superato. Esso, infatti, comporta problemi non solo di sicurezza quanto anche di costi, stante l'innalzamento dei requisiti stabilito anche a livello europeo. Peraltro, finora non c'è mai stata trasparenza da parte del Governo che non è stato convincente né prima dell'incidente giapponese, quando ha presentato un programma obsoleto, né dopo, quando ha affermato che sarebbe rimasta ferma la volontà dell'Esecutivo di procedere con la sua attuazione. L'opposizione, però, non deve lasciarsi condizionare dal timore di una eventuale decadenza del referendum e deve collaborare affinché l'Italia si faccia Paese promotore in sede europea per la costituzione di un organismo comunitario che affronti con determinazione e spirito costruttivo il problema dell'autosufficienza energetica del continente. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI e PD e dei senatori Pedica e Pistorio).

BELISARIO (IdV). Il Governo, dopo aver parlato di una semplice moratoria e sostenuto l'indifferibilità della scelta del nucleare presenta un emendamento che ricalca nei contenuti i quesiti referendari. La proposta del Governo è ingannevole, essendo tesa a spacciare quella che nelle sue intenzioni è una opportuna sospensione per un abbandono definitivo del nucleare, che non vuole invece adottare. Il Ministro, infatti, ha parlato di un rinvio e di una revisione del programma nucleare, affidando all'Agenzia per la sicurezza nucleare il compito di acquisire ulteriori evidenze scientifiche. Gli emendamenti presentati dal Gruppo dell'Italia dei Valori hanno l'obiettivo di chiarire che tale abbandono deve avere carattere definitivo. E' peraltro evidente il motivo reale della presentazione dell'emendamento: eliminare il referendum sul nucleare e conseguentemente impedire il raggiungimento del quorum al pronunciamento popolare sul legittimo impedimento, unico interesse del Premier. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e del senatore Peterlini).

CAGNIN (LNP). L'emendamento del Governo è una presa d'atto responsabile dell'Esecutivo che fa proprie le perplessità e le domande dell'opinione pubblica in materia di nucleare allineandosi alle decisioni assunte a livello europeo. Non rinunciando comunque alla ricerca nel campo nucleare, resta la necessità di approfondire il discorso dell'approvvigionamento energetico, con particolare riferimento alle fonti energetiche rinnovabili per definire un sistema graduale di incentivi in grado di garantire regolarità di finanziamenti soprattutto sul fotovoltaico. (Applausi dal Gruppo LNP).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). L'emendamento 5.800 cambia radicalmente la politica energetica del Governo, cancellando dal piano energetico nazionale la scelta del nucleare. Tale decisione nasce dal timore degli esiti del referendum, quindi il mutamento repentino di indirizzo non è dettato da una reale convinzione ma da una mera convenienza. Ne sono prova le numerose dichiarazioni rese sull'argomento dai vari rappresentanti del Governo, tese a sottolineare, anche dopo l'incidente di Fukushima, l'indisponibilità a modificare la linea rispetto al programma nucleare ed a tacciare di sciacallaggio ogni ipotesi contraria. E' irresponsabile non affrontare i problemi veri, come quello del fabbisogno energetico, che riguardano il futuro economico e sociale del Paese, pensando semplicemente di differirne la soluzione. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE e PD e dei senatori Pistorio e Baldassarri. Congratulazioni).

Presidenza della vice presidente MAURO

MENARDI (CN-Io Sud). Il referendum, sulla spinta dell'emotività, farebbe probabilmente uscire l'Italia dalla tecnologia del nucleare, non tanto con riferimento alla costruzione degli impianti quanto allo sviluppo della ricerca. Pertanto, anche se la presentazione dell'emendamento appare come un'inversione totale della politica energetica fin qui perseguita dal Governo, la scelta operata dall'Esecutivo è condivisibile, perché consente al Paese di affrontare con maggiore serenità un dibattito futuro sul tema, posto che la tecnologia per la produzione di energia elettrica con l'atomo è sicura e che gli avanzamenti della ricerca non potranno che fornire ulteriori garanzie in tal senso. (Applausi del senatore Fantetti).

PRESIDENTE. Rinvia gli interventi dei senatori Baldassarri, Bubbico, Sbarbati e Possa ed il seguito della discussione del disegno di legge n. 2665 alla seduta pomeridiana.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

PERDUCA (PD). Chiede di conoscere la data in cui verrà distribuito ai senatori il bilancio interno del Senato.

NEGRI (PD). Sollecita la risposta all'interrogazione 3-01371 sugli indennizzi in favore delle persone danneggiate da trasfusioni di sangue infetto (Applausi dal Gruppo PD).

MARINO Mauro Maria (PD). In relazione ad un articolo di stampa che ha pubblicato una notizia falsa circa l'attribuzione ai parlamentari di iPad a spese del contribuente, invoca un intervento della Presidenza a tutela della dignità dell'Istituzione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza si attiverà nel senso richiesto dagli intervenuti.

Ricorda che la seduta pomeridiana avrà inizio alle ore 15,30. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 13,29.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CHITI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,06).

Si dia lettura del processo verbale.

STRADIOTTO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,10).

Sulla Giornata del ricordo del genocidio armeno

ASCIUTTI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ASCIUTTI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 24 aprile ricorre l'anniversario dell'olocausto del popolo armeno, perché fu in questo giorno del lontano 1915 che le autorità ottomane decisero l'arresto dell'intera intellighenzia armena (giornalisti, intellettuali, scrittori, persino parlamentari), per poi proseguire con deportazioni di massa della popolazione ed estenuanti marce della morte nel deserto, senza né cibo né acqua, mentre l'esercito turco massacrava il resto della popolazione civile armena presente in tutto il territorio.

Ed è per questi motivi che il 24 aprile di ogni anno, in ogni città, paese o villaggio, gli armeni celebrano il Giorno della memoria con una messa, per accostare il ricordo di questi massacri al sentimento del perdono. Se la memoria è, dunque, anzitutto conoscenza, cerchiamo di fare un piccolo sforzo di memoria storica.

La storia come memoria dell'umanità, come processo di eventi che rischiano l'oblio, ma che la storia stessa combatte contro il tempo, contrapponendo alla furia degli anni e del silenzio il ricordo e la memoria delle vicende in transito o di quelle già trascorse: è questo il filo conduttore e la grande lezione che dobbiamo ricavare dagli scenari feroci e sanguinari di genocidi come quelli compiuti ai danni di popolazioni innocenti.

«Il grande male»: è con queste parole che gli armeni ricordano la data del loro olocausto, una delle pagine più aberranti e, al tempo stesso, più dimenticate della storia. Che cosa accadde tra il 1915 ed il 1916? Per quale ragione in poco più di 12 mesi un popolo che da più di 2000 anni abitava quella terra venne annientato fino a rischiare di non lasciare alcuna traccia ?

Com'è noto, non fu una strage determinata da eventi naturali o da casualità storiche, bensì l'epilogo di uno sterminio, di un massacro pianificato e posto in essere da un preciso gruppo di potere, per determinate ragioni storiche, politiche ed ideologiche e, soprattutto, con l'intento ben preciso di eliminare la presenza fisica di una nazione - il popolo armeno - e la rimozione della sua cultura. (Brusìo). Visto che stiamo parlando di un genocidio, inviterei i miei colleghi a dedicarvi un'attenzione di due minuti: non chiedo di più.

Gli armeni, come le altre minoranze presenti in territorio turco, vennero chiamati alle armi a causa della guerra in atto, ma subito dopo un decreto del gennaio 1915 ne stabilì il disarmo. I militari armeni vennero costituiti in battaglioni del genio: vennero isolati a gruppi di 100, deportati e massacrati. Di 350.000 soldati armeni, nessuno si salverà.

Il Trattato di Sèvres del 1920 che sancì l'esistenza di uno Stato armeno indipendente e di un Kurdistan autonomo sembrò riaccendere una nuova speranza per il futuro; così non fu. Mustafa Kemal riprese in mano il vessillo del nazionalismo turco e continuò nell'opera di eliminazione della popolazione armena, iniziata dai precedenti regimi politici.

In seguito all'incendio di Smirne, che può essere considerata l'ultima tappa di questo processo di liquidazione, la comunità internazionale si rese scelleratamente complice di questo genocìdio: la Conferenza di Losanna del 1923 annullò gli accordi firmati a Sèvres, le nozioni di "armeno" e di "Armenia" furono eliminate; fu così avallata la pulizia etnica magistralmente operata dai turchi.

Ecco perché, nel ricordare oggi l'olocausto del popolo armeno, forse capiamo meglio cosa significa fare memoria di un evento come questo. Di fronte a quello che fu il primo genocidio del Novecento, un crimine negato e dimenticato, ricordarlo costituisce innanzitutto una necessità morale: non come un fatto trascorso in un passato ormai lontano, ma come un evento che ci interpella in modo forte e ci chiama a una memoria viva e condivisa. Memoria viva, perché nutrita dall'ansia di conoscere quello che successe e perché porta con sé un desiderio di scoperta non solo della tragedia di questo popolo ma della sua ricchissima storia e cultura. Memoria condivisa, perché consente a ciascuno di noi di sentirsi chiamato a conoscere e a far sapere, al di là delle appartenenze e delle ideologie, il dramma che si è consumato in quei terribili anni di guerra nei confronti del popolo armeno.

In un contesto come quello attuale, nuovamente dilaniato da conflitti internazionali, è una grande testimonianza d'amore, una vera e propria lezione di storia farsi testimoni della tragedia di un popolo, poiché significa decidere di raccogliere il silenzio delle vittime dei genocidi di ieri e di oggi e darvi voce, per impedire che altri genocidi possano proliferare domani. È volgere lo sguardo non altrove, ma dentro la storia, per farsi portatori di una coscienza civile di condanna senza appello di tragedie umane che non dovranno mai più ripetersi. Perché, signor Presidente, un genocidio senza nessuna condanna include e racchiude sempre in sé un grande pericolo: il rischio cioè di diventare una forte suggestione per nuove atrocità future. (Applausi).

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, abbiamo ascoltato qualcosa che emerge un giorno all'anno, tutti gli anni, da parte di chi, non necessariamente il senatore Asciutti che lo ha articolato, quotidianamente non si interessa di genocidi, però ci viene a dire che il silenzio sul genocidio più ricordato da oltre cent'anni equivale ad avere silenzi per i futuri genocidi. Questa è un'opera teatrale, una ridicolizzazione di tutti coloro i quali si battono contro gli stermini ed i crimini contro l'umanità per assicurare alla giustizia chi ancora oggi ammazza i propri cittadini.

Tutti gli anni viene chiesto di ricordare qualcosa all'interno delle Aule legislative, in Italia e nel resto del mondo, nonché al Parlamento europeo, senza mai però interpellare una delle due parti coinvolte, cioè la Turchia, e magari avviare un processo di ricostruzione storica interpellando chi quotidianamente studia questi avvenimenti. Quindi, abbiamo una dichiarazione politicamente ancorata ad una lettura di fatti avvenuti quasi cento anni fa che mai ricorda quanto accaduto negli ultimi 18-20, mesi e cioè che finalmente Turchia e Armenia hanno avviato un trattato bilaterale che affronta la questione nei termini in cui dovrebbe essere affrontata, cioè storica, da una parte, e politica, dall'altra, e che al proprio interno contiene un articolo relativamente a tutto ciò che è stato parzialmente ricordato dal senatore Asciutti. Il senatore Asciutti ha dimenticato di ricordare come proprio i soggetti citati (addirittura si è sentito parlare di Kemal Atatürk come uno dei responsabili del definitivo sterminio del popolo armeno) hanno invece deciso, di loro iniziativa, contro tutti gli atteggiamenti rigidi che la Comunità europea ha sempre manifestato nei confronti della Turchia, di aprire un dialogo con l'Armenia.

Ammesso, e sicuramente non concesso, che tutto quello che ha detto il senatore Asciutti corrisponda alla verità storica dei fatti, quando ci si erge a paladini della memoria di un genocidio occorre sempre ricordare tutta la storia: dal giorno in cui qualcosa che si sta ricordando ha avuto inizio fino al giorno in cui si parla.

Se l'intervento del senatore Asciutti non fosse stato minimamente contestualizzato sembrerebbe quasi che ancora oggi gli armeni e i curdi siano sterminati dal nazionalismo ottomano: così ho sentito rammentare. (Commenti del senatore Asciutti). Si potrebbe tranquillamente trarre questa conclusione dall'intervento del senatore Asciutti.

Oggi, fortunatamente, tutto ciò non è: esiste una democrazia laica in Turchia, esiste una democrazia, molto fragile, in Armenia, esiste - ahimè - un atteggiamento rigido, come quello cui abbiamo assistito poco fa in quest'Aula, che appartiene ai Governi dei 27 Stati membri dell'Unione europea (forse, quello italiano meno rigido degli altri) che insiste nel contrapporre queste due realtà, che invece dovrebbero essere incluse pienamente nell'Unione europea. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, ho fatto una forzatura, intanto perché il rappresentante del Governo non è ancora presente, ma anche per la rilevanza dell'argomento trattato. Naturalmente, ciò non significa modificare la regola, che credo invece debba essere ferma, secondo cui importanti momenti di ricordo, come quello che il senatore Asciutti ha rammentato, devono essere comunicati e valutati nella Conferenza dei Capigruppo in modo che possano coinvolgere l'insieme dei Gruppi.

L'ho fatto per un motivo che esula da quello contingente che, sinceramente, ho considerato secondario. Secondo me, come io personalmente avevo chiesto alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, sarebbe giusto, dato che la Camera dei deputati l'ha fatto alcuni anni fa, che il Senato della Repubblica prevedesse un momento in cui riflettere sulla vicenda degli armeni. Ciò, non per aprire un dibattito, come diceva ora il senatore Perduca: non si tratta di aprire discussioni sulla Turchia, o altro. Sono personalmente convinto che la Turchia debba entrare a far parte dell'Unione europea, non meno di quanto credo ne sia convinto il senatore Perduca, ma sono altrettanto convinto che le stragi sono stragi. Si chiamano stragi chiunque le abbia determinate ed effettuate (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Bornacin): ricordarle non deve essere una vendetta per il futuro, ma un momento con cui tutti facciamo i conti perché esse non si ripetano e perché non ci siano più violazioni dei diritti umani.

Tale riconoscimento ha fatto sì che certi Paesi (penso, ad esempio, alla Germania che, riconoscendo cosa è stato l'Olocausto, da questo punto di vista è stata esemplare) siano diventati protagonisti coerenti della vita democratica non solo sul piano interno, ma anche nel contesto dell'Europa e del mondo.

Siccome quest'anno il giorno 24 coincide con la festività della Pasqua, non c'era altro modo per ricordarlo. Tuttavia, mi auguro che, per il futuro, il Senato decida di fare una riflessione anche su questo tema, così come lo abbiamo fatto su altre importanti questioni. Non ci deve essere il silenzio neppure su questo.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti del Liceo classico statale «Socrate» di Roma. Rivolgo a loro e ai loro insegnanti il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio e per la prossima festività pasquale. (Applausi).

Sul compleanno della senatrice a vita Rita Levi-Montalcini

SOLIANI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SOLIANI (PD). Signor Presidente, vorrei ricordare all'Aula una bella notizia: il prossimo venerdì 22 aprile compie gli anni una nostra grande collega. Ne compie 102, ed è Rita Levi-Montalcini (Applausi): ha speso la sua vita al servizio della scienza, della ricerca, ottenendo il premio Nobel, al servizio del nostro Paese e al servizio anche delle donne dell'Africa. A lei - e penso di interpretare il sentimento di tutti - molti auguri di buona vita. (Applausi).

PRESIDENTE. Tutto il Senato rivolge gli auguri più sinceri alla senatrice Rita Levi-Montalcini per il suo compleanno, per la sua attività e per quello che ancora sta facendo.

Sui lavori del Senato

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, nella giornata di ieri, da parte mia, ma non solo - anche da parte dei senatori Legnini, Belisario e D'Alia - è stata posta la necessità che la Presidenza del Senato assuma una decisione nuova sul nostro calendario, e ne sono state illustrate le ragioni. (Commenti dal Gruppo PdL).

Con molta sensibilità ieri è intervenuto su questo tema anche il senatore Quagliariello, che ha accennato al calendario della Camera dei deputati, in quel momento ancora non perfezionato. La Camera, viceversa, ha poi confermato nella sua Conferenza dei Capigruppo che deciderà sul Documento di economia e finanza nella giornata di mercoledì della prossima settimana, il 28.

A questo momento, quindi a più di 24 ore dall'inizio di queste ripetute sollecitazioni, la Presidenza del Senato non ha ancora fatto sapere cosa ha deciso riguardo alla richiesta formale che le opposizioni hanno avanzato in Aula di riconvocare la Conferenza dei Capigruppo. Penso che stiamo assistendo, senza che vi sia alcuna reazione, ad un strappo molto grave al raccordo funzionale, quindi anche politico, che deve esistere nel lavoro tra i due rami del Parlamento. Credo anche che ci si stia avviando a non prendere una decisione, quindi a presentare la posizione dell'Italia in Europa in un modo che - me lo faccia dire, signor Presidente - considero sgangherato.

Ribadisco anche quanto mi è già capitato di dover dire in Aula, ossia che, dietro quest'atteggiamento della Presidenza del Senato, vedo una concezione del ruolo del Parlamento che non condivido, perché, anziché rivestire una funzione centrale nella democrazia italiana, è considerato un ufficio del Governo.

Ora, il fatto è che il Presidente del Senato, dopo tante, ripetute sollecitazioni, non ha ancora comunicato all'Aula le sue decisioni riguardo alla Conferenza dei Capigruppo. Può legittimamente dire che non intende riconvocarla, che considera presa la decisione e non ritiene rilevanti le obiezioni che abbiamo posto: può dirlo, ma non l'ha ancora fatto sino a questo momento, e il fatto che non l'abbia ancora detto, signor Presidente, è una scortesia parlamentare molto grave. Do atto al presidente Schifani della sua cortesia personale, che però non ha nulla a che vedere con i rapporti parlamentari. Nei confronti del maggior Gruppo dell'opposizione - parlo per conto del Gruppo del Partito Democratico - quest'atteggiamento è molto scortese.

Rilevo che il presidente Schifani, ormai da molto tempo, è meno presente in Aula di quanto non sia stato all'inizio della legislatura. Sono molto lieto di vedere che lei, presidente Chiti, presiede l'Assemblea, ma noto - e lo rilevo in Aula, pubblicamente - che è sempre meno presente alle nostre sedute il presidente del Senato Schifani, cui competono i poteri sul piano personale (tant'è che voi Vice Presidenti, quando presiedete l'Assemblea, poi riferite a lui per le decisioni che il Presidente deve assumere). Questo, però, non lo esime dal rispondere alle domande che gli vengono formulate in Aula, e alle quali soltanto lui personalmente può rispondere.

Quindi, devo sottolinearlo, e chiederle di riferire al presidente Schifani che considero questa una scortesia che francamente non ci dovremmo aspettare dalla, seconda carica dello Stato. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai senatori Belisario e D'Alia, che immagino intendono intervenire sulla medesima questione, avviso i colleghi che il presidente Schifani ha comunicato ora che non ritiene di dover modificare le decisioni che sono state già assunte all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo. Questa è la comunicazione, su cui si possono esprimere valutazioni, ma che è stata fatta. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

ZANDA (PD). Mi auguro di non dover leggere nelle cronache di viaggi che si faranno la prossima settimana.

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, apprezzo l'intervento del senatore Zanda. Francamente, più che di scortesia politica parlerei di strappo.

Vorrei ricordare che si sta parlando di una data specifica, il 30 aprile prossimo: il Senato non si esprimerà sul Documento di economia e finanza in tempo utile. Lo farà solo la Camera, e quindi con disprezzo per quest'Assemblea. Dico anche al presidente Schifani, e ai colleghi tutti, che anche a me piacerebbe prendere dieci giorni di vacanza, ma faccio il parlamentare, e ritengo che abbiamo un compito più importante che andare al mare! (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo PdL).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, dal momento che concordo con quanto detto in precedenza dai colleghi, non intendo ripetere cose ovvie, ma intrattenerla ed annoiarla su un altro tema.

Ieri avevamo chiesto in corso di seduta che il ministro Romani potesse essere presente in Aula per l'illustrazione...

PRESIDENTE. Senatore D'Alia, mi scusi se la interrompo. Sulla presenza del ministro Romani vi sarà una comunicazione specifica quando passeremo al punto.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). E quando passeremo al punto, signor Presidente?

PRESIDENTE. Appena avremo finito questi interventi, senatore D'Alia. Per quanto sta alla Presidenza, avremmo già potuto passare a trattare la questione.

MORANDO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signor Presidente, vorrei ancora insistere perché la Presidenza del Senato esamini la possibilità di convocare la Conferenza dei Capigruppo per modificare il calendario... (Commenti dal Gruppo PdL).

VOCI DAL GRUPPO PdL. Basta, basta!

MORANDO (PD). ... partendo dalla piena condivisione circa le responsabilità dell'errore che, altrimenti, tutti assieme compiremmo.

È chiaro che la Conferenza dei Capigruppo si è riunita ed ha assunto all'unanimità una decisione che, a mio avviso, non corrisponde alle esigenze che la situazione ci detta e agli interessi del Paese. Immagino, infatti, che la Conferenza dei Capigruppo e la Presidenza del Senato abbiano deciso circa l'inizio del dibattito sul Documento di economia e finanza il 3 maggio nel presupposto che si potessero determinare due condizioni.

La prima era che anche il calendario della Camera assumesse quella data per l'inizio dei lavori dell'Aula sul Documento di economia e finanza; richiamo a questo proposito l'intervento molto equilibrato di ieri del presidente Quagliariello che, esattamente su questo punto, ha richiamato l'esigenza di attendere le decisioni della Camera. La seconda condizione era che fosse possibile per il Governo rinviare di qualche giorno l'invio a Bruxelles del Documento di economia e finanza e del Programma nazionale delle riforme in maniera tale da procedere sulla base di una decisione del Parlamento nazionale, intendendo per Parlamento nazionale, signor Presidente, sia la Camera che il Senato, se è lecito sottolineare questo aspetto, dal momento che, anche se a me non piace, siamo in un sistema bicamerale perfetto.

Allora - non è responsabilità di nessuno, meno che mai del Presidente del Senato: vorrei che fosse chiaro questo punto - si è assunta una decisione sulla base di due presupposti che entrambi si sono rivelati non esistenti. La Camera ha ormai deciso sul suo calendario: il 28 aprile l'Assemblea si riunirà per pronunciarsi sul Documento di economia e finanza con apposita risoluzione prevista dal suo Regolamento, esattamente come il Regolamento del Senato prevede che sul Documento di economia e finanza ci si pronunci con una risoluzione. Il secondo elemento - di cui abbiamo avuto conferma nel corso dell'audizione del Ministro dell'economia - è che la data del 30 aprile per la presentazione in Europa del Documento di cui stiamo parlando non sarà superata da nessun Paese europeo, e meno che mai potrà essere superata dall'Italia.

Quindi, signor Presidente, oggi stiamo decidendo, in ossequio ad una decisione assunta all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, oggi rivelatasi errata, che il Senato della Repubblica scompaia nell'assunzione di una decisione, come quella riguardante il Documento di economia e finanza e il Programma nazionale di riforma, assolutamente cruciale per il futuro del Paese.

Penso che tutto il Senato non dovrebbe assumersi la responsabilità di una decisione di questo tipo e, senza polemizzare con nessuno, meno che mai con il Presidente del Senato, ancora una volta invito quest'ultimo a riconvocare la Conferenza dei Capigruppo per rimeditare su un punto che è indifendibile.

Ma cosa andiamo a dire, signor Presidente: che non ci siamo potuti riunire perché eravamo in ferie? Una tesi del genere è insostenibile, chiunque è in grado di capirlo. Francamente mi auguro - e ne sono certo - che il Presidente del Senato vorrà rivedere questa decisione. (Applausi dal Gruppo PD).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, innanzitutto faccio presente al senatore Zanda che l'impegno del presidente Schifani nel presiedere l'Aula, nel seguire i lavori e nell'organizzare le attività del Senato è irreprensibile ed encomiabile. Pertanto, il nostro Gruppo non condivide le parole del senatore Zanda e le sue valutazioni, francamente fuori luogo. (Applausi dal Gruppo PDL).

Per quanto riguarda il calendario dei lavori, se ne è discusso in due Conferenze dei Capigruppo (in una era presente la presidente Finocchiaro, in un'altra il presidente Zanda), e quindi il calendario, così come è stato definito, è stato approvato.

Capisco le osservazioni fatte, ma abbiamo confermato più volte che ritenevamo valido quel calendario e che anche la tempistica della discussione nazionale, parlamentare e europea sui Documenti richiamati in materia economica nulla lede circa il confronto che proseguirà anche con provvedimenti e misure di varia natura. Ciò, anche nella considerazione che è vero che alla Camera si è ipotizzata la discussione la prossima settimana ma, ad esempio, il Gruppo del Popolo della Libertà ritiene - e lo sosterrà in Assemblea - che si debbano mantenere le decisioni precedentemente assunte in quel ramo del Parlamento in ordine alla discussione del provvedimento sul testamento biologico. Immagino, quindi, che l'Aula della Camera - ma non è questione che compete a noi, sebbene io ne sia informato in quanto notizia di natura politica - in quella seduta discuterà se sarà quello l'ordine dei lavori oppure un altro. Non abbiamo nemmeno certezza su questo, e non vi sfugge la valenza politica di quanto sto dicendo; il che potrebbe anche far finire in contemporanea le discussioni nei due rami del Parlamento, cosa che ieri anche il vostro Gruppo ha affermato.

Pertanto, riteniamo si possa mantenere il calendario che è stato definito. Francamente, comprendiamo l'insistenza, ma non riteniamo che quanto sottolineato possa incidere in alcun modo sulla possibilità del Senato di dare un contributo attivo e positivo a tutte le discussioni in materia economica, come peraltro stiamo facendo nel dibattito sul decreto-legge all'esame dell'Assemblea che, come altri provvedimenti, attiene a materie contenute anche nel Documento di economia e finanza. Anzi, a volte, le nostre discussioni sono più aggiornate, in tempo reale, con la realtà delle riflessioni sulle prospettive economiche.

Quindi, confermiamo le valutazioni fatte dalla Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).

MARINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI (PD). Signor Presidente, desidero svolgere una breve considerazione, in particolare sull'ultimo intervento svolto dal presidente Gasparri.

Abbiamo un problema di rilievo seriamente politico. Sappiamo fino ad oggi che il Governo vuole rispettare il termine per la presentazione in Europa del Documento di economia e finanza, che è il 30 aprile. Chiedo a tutto il Senato, a partire dai colleghi della maggioranza, se esiste un rilievo su un documento di tal peso all'interno della crisi che viviamo e che offre una prospettiva di discussione che durerà anche in Europa. Non è pensabile cancellare, attraverso un fatto burocratico, ossia l'esistenza di un impegno sui lavori già assunto dalla Conferenza dei Capigruppo, la possibilità per il Senato di esaminare un documento che rappresenta una priorità di enorme rilievo politico (e non mi riferisco solo a me, che ho avuto ieri il testo e spero tra oggi e domani di sfogliarlo e di trovare tutto quello che mi interessa).

È un'occasione da non perdere. Perché il Senato, se questo impegno del Governo verrà rispettato, deve essere tagliato fuori da una discussione di un certo spessore che riguarda il nostro futuro, probabilmente con una valutazione serena? Se si dice che non conta nulla, allora lo si esamini dopo la discussione della Camera. Il Senato, però, non può essere escluso. Voglio poter pronunciare due parole di strategia su quel documento che ho cominciato a sfogliare solo ieri sera. È un diritto, non mio o del singolo senatore, ma dell'intero Senato. Quanti tra di voi possono avere questa aspirazione? (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Spero molti, all'interno di questa Aula.

É stata assunta una decisione dalla Conferenza dei Capigruppo, e la Camera ha già fissato la data per compiere questo lavoro, che non abbandona, perché è troppo importante. Noi, invece, non lo facciamo, per rispettare una decisione che in qualche modo si può affrontare. Il Presidente potrebbe ottenere dal Governo un rinvio di alcuni giorni - tale possibilità potrebbe esistere, pur se la volontà politica del Governo sembra contraria - per poter discutere seriamente in Senato questo problema, oppure si cambia l'organizzazione dei lavori così come è stata fissata e si prevede una seduta notturna.

Tutto questo riguarda la dignità del Senato, ed è l'unica ragione per la quale mi sono alzato per intervenire, per offrire una raccomandazione al Presidente e alla maggioranza. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Musso).

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, vorrei assumere la sostanza dell'intervento del presidente Marini, il quale si pone il problema che il Senato non venga tagliato fuori da una discussione e che nelle decisioni che verranno trasmesse dal nostro Governo a Bruxelles sia presente anche la voce di questo ramo del Parlamento.

Voglio dire al presidente Marini e al Gruppo che la preoccupazione che nutre è di tutta l'Assemblea, e non potrebbe essere diversamente. C'è solo un problema da approfondire: se il termine che è stato fissato ‑ questo, presidente Marini, per quel che ci riguarda, ha anche una valenza politica ‑ ha un carattere perentorio o ordinatorio.

MORANDO (PD). Il termine è il 30 aprile.

TONINI (PD). Qual è il problema per cui non si può affrontare?

QUAGLIARIELLO (PdL). Scusate, non è secondario questo aspetto, e dirò immediatamente per quale motivo. Ci è stato detto ieri che i termini in Europa sono tecnici. Il ministro del tesoro Tremonti, il nostro Ministro dell'economia, nel corso dell'audizione svolta ieri sera, è stato - a quanto ci è stato riferito - estremamente chiaro su questo aspetto. Ci ha detto che quel termine non è perentorio ma ordinatorio e che comunque non sarebbero stati i tre giorni ad impedire una discussione e un approfondimento.

Il nostro è un sistema di bicameralismo perfetto, ragion per cui abbiamo bisogno di tenere conto di ciò che accade nell'altro ramo del Parlamento. Tuttavia, ciò non significa che dobbiamo anche subire eventuali strumentalizzazioni politiche che vengono effettuate nell'altra Camera. (Applausi dal Gruppo PdL).Questo è un aspetto politico fondamentale. C'era un impegno assunto da una Conferenza dei Capigruppo, quindi un impegno a tutto tondo, affinché entro un determinato termine venisse discussa una proposta di legge già approvata in questo ramo del Parlamento. Io non vorrei che dietro questa decisione - ovviamente, presidente Marini, non mi riferisco a lei: il suo discorso è stato assolutamente limpido - si nasconda invece il tentativo di rimandare nell'altro ramo del Parlamento uno specifico punto all'ordine del giorno, sul quale il nostro Gruppo chiederà l'inversione dell'ordine dei lavori. (Commenti del senatore Morando).

Di fronte all'assicurazione del Ministro dell'economia che comunque avrebbe atteso la discussione del Senato...

MORANDO (PD). È un'invenzione!

QUAGLIARIELLO (PdL). ...e che questo ramo del Parlamento potrà prendere parte a quel dibattito e a quelle decisioni, non credo ci siano gli estremi, né da un punto di vista istituzionale né tantomeno da un punto di vista politico, di rimettere in discussione le decisioni legittimamente assunte dalla nostra Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti dal Gruppo PdL e del senatore Belisario).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, sta intervenendo un oratore per Gruppo. Gli altri Capigruppo hanno già parlato.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Presidente, intervengo solo perché precedentemente non ero intervenuto su questo argomento ma su un altro punto.

PRESIDENTE. È vero, lei non era intervenuto in merito: lei poneva un'altra questione. Le do ora la parola, dal momento che il suo Gruppo non ha ancora parlato.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Vorrei semplicemente fare una precisazione, perché non credo dobbiamo nascondere una polemica con un'altra polemica. Il termine perentorio o meno può avere un significato. C'è un adempimento, c'è una legge che è stata votata quasi all'unanimità dal Parlamento e che disciplina questa procedura: si è fissato un termine che, perentorio o meno, ha un suo rilievo di carattere politico e istituzionale che va rispettato.

Mi sia consentito però - e non voglio fare polemica nei confronti del senatore Quagliariello - che la circostanza che il disegno di legge sul testamento biologico non sia stato calendarizzato nei tempi richiesti per esempio dal mio Gruppo alla Camera nasce dal fatto che, a causa della pervicace scelta della maggioranza di utilizzare come perentorio il termine solo per l'approvazione del processo breve, ci siamo trovati alla Camera a dover esaminare il DEF nella settimana di fine aprile. (Applausi del senatore Serra). Su questo tema, credo dobbiamo evitare strumentalizzazioni e polemiche, queste sì, collega Quagliariello, che non hanno senso. Non introduca in questa sede questioni ampiamente discusse alla Camera: lasciamole lì, e cerchiamo qui, invece, di lavorare seriamente, cosa che purtroppo da tre mesi non facciamo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE e PD).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi del presidente Gasparri e del vice presidente Quagliariello farebbero intendere che il Governo è in grado di assicurare al Senato che il termine del 30 aprile potrà non essere rispettato perché l'Italia avrà diritto a qualche giorno in più. Mi sembra l'ennesima brutta figura: noi italiani riteniamo che i termini stabiliti siano un fatto elastico, per cui, mentre tutti gli altri Paesi rispetteranno quei termini, noi non faremo altrettanto, visto che siamo in ferie e abbiamo bisogno di tre giorni in più per dare il nostro contributo. Ma, lasciando da parte questo fatto, il Governo assume questo impegno? Se dovesse assumerlo, noi rispetteremo le nostre ferie; ma se il Governo non può assumere questo impegno, sarebbe una gravissima scortesia istituzionale quella di escludere il Senato dal dare un contributo su un documento che impegna il Governo dinanzi all'Europa. Perché bisogna negare questo diritto all'Assemblea del Senato? Soltanto perché si è deciso che dobbiamo riaprire il 2 maggio e che non dobbiamo lavorare facciamo questa figura dinanzi all'Europa: il Senato, insomma, non ha voce.

Vorremmo avere una risposta dall'Esecutivo. Il Governo afferma che l'Italia ha ottenuto termini diversi da quelli degli altri Paesi europei: questa soluzione non ci piace, ma la accettiamo. Se il Governo comunicherà le sue determinazioni in sede europea entro il 30 aprile bypassando l'esame del Senato e pertanto, se il documento verrà discusso comunque in quest'Aula dopo le comunicazioni del Governo all'Europa, verrà commesso un gravissimo atto di scortesia istituzionale, che penso il Senato della Repubblica non meriti. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Legnini).

BALDASSARRI (Misto-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Signor Presidente, impiegherò soltanto un minuto per sottolineare che questo tema è stato sollevato dal sottoscritto nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari dieci giorni fa; in seguito vi sono state le vicende che abbiamo ascoltato in Aula. L'origine del problema sta nel fatto -come ho fatto notare alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari - che il Governo era impegnato a presentare questi documenti alle Camere il 10 aprile; il fatto, però, che siano stati presentati il 18 aprile, cioè con otto giorni di ritardo, ha ritardato i lavori del Parlamento.

Il Governo si deve impegnare a consegnare i documenti a Bruxelles dopo il 30 aprile, e quindi dopo l'esame del Senato; altrimenti si commetterebbe effettivamente una grave scorrettezza istituzionale nei confronti del Senato della Repubblica, inviando i documenti a Bruxelles dopo il passaggio solo alla Camera dei deputati.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il presidente Schifani mi ha riferito - lo dico per correttezza all'Assemblea e come elemento di informazione - che aveva già espresso ieri sera questa sua valutazione, la quale però non è stata comunicata all'Assemblea per un errore.

La seconda questione che come notaio sottolineo all'attenzione dei senatori è che gli atti non sono completi. Come ho già evidenziato ieri mattina, ribadisco ancora oggi che mancano tre allegati, fondamentali per questo esame. (Commenti del senatore Legnini). Senatore Legnini, il dibattito ora è chiuso. Ora la Presidenza del Senato si sta attivando affinché gli atti siano completi. È difficile compiere il lavoro sia alla Camera che al Senato se gli atti non sono completi.

In terzo luogo, sottolineo, sempre come certificazione (mi rivolgo, in particolare, al senatore Marini), che nelle due riunioni della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, in cui è stata assunta all'unanimità tale determinazione, il presidente Schifani ha riferito, dopo aver parlato con il ministro Tremonti e con il Governo, che vi sarebbero stati - per le valutazioni che ha poc'anzi evidenziato anche il senatore Quagliariello - i termini, per cui il documento del Governo sarebbe andato con le valutazioni sia della Camera che del Senato.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Pistorio, poteva parlare prima. Non voglio fare mille conclusioni. Mi spiace: hanno parlato tutti e quindi poteva chiedere di intervenire prima. Ora non voglio riaprire il dibattito.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, voglio solo sottolineare che lei ha detto una cosa imprecisa. Lei ha affermato che quella decisione è stata assunta all'unanimità dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

PRESIDENTE. Esattamente.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Non è così.

PRESIDENTE. Non solo è così, ma si vada a leggere le comunicazioni date all'Assemblea circa le due Conferenze dei Capigruppo.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ho detto che ero contrario a questa posizione.

PRESIDENTE. Vuol dire che lei si è distratto. Le ripeto che è stato concluso all'unanimità: se la decisione non fosse stata assunta all'unanimità, lei sa che la discussione in Assemblea sul calendario dei lavori si sarebbe svolta in modo diverso. Mi dica sulla base degli atti dove è avvenuta in modo diverso. (Commenti del senatore Asciutti).

Seguito della discussione del disegno di legge:

(2665) Conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo (Relazione orale)(ore 10,55)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2665.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri è proseguito l'esame degli emendamenti al testo del decreto-legge.

Colleghi, come anticipavo al collega D'Alia, il Ministro dello sviluppo economico ha preannunciato la propria presenza ai lavori dell'Assemblea a partire dalle ore 12: propongo quindi, alla luce del dibattito che si è instaurato al termine della seduta pomeridiana di ieri, di accantonare l'intero articolo 5 del decreto-legge fino all'arrivo del ministro Romani e di riprendere dall'illustrazione degli emendamenti che si riferiscono all'articolo 6. Poiché non si fanno osservazioni, così resta stabilito.

Passiamo pertanto all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 6.300. Per correttezza, devo anche dire che ha ricevuto un parere contrario della Commissione bilancio ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione; pertanto, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, chiederò ai colleghi del Senato il sostegno perché tale emendamento possa essere posto ai voti.

In poche parole, la Regione Abruzzo è sottoposta a piano di rientro, quindi a vincoli economici estremamente stringenti; per questa ragione, l'articolo 6 del decreto-legge, in considerazione della situazione che si è creata dopo la tragedia del terremoto, ha lo scopo di garantire i livelli essenziali di assistenza all'interno delle quattro ASL, per evidenti fenomeni di instabilità e di mobilità che si sono creati all'interno del sistema sanitario regionale.

Per far questo, noi chiediamo di non fare ricorso alle risorse previste dall'articolo 14 decreto-legge n. 39 del 2009, cioè a quelle destinate alla ricostruzione, ma che il riequilibrio delle risorse economiche necessarie per stabilizzare i precari e garantire livelli essenziali di assistenza avvenga nell'ambito dei fondi complessivi del bilancio regionale destinati alla sanità. In questo, signor Presidente, siamo confortati anche da una sentenza della Corte costituzionale che ha chiarito in maniera molto precisa che la posizione costituzionale delle Regioni fa sì che le singole scelte per quanto riguarda le competenze nelle spese e nei capitoli di spesa vadano riservate comunque all'autonomia e alla discrezionalità delle stesse Regioni.

LUSI (PD). Signor Presidente, insieme al senatore Piccone e alla senatrice Mongiello ho sottoscritto l'emendamento 6.0.4, che è molto semplice. Lo abbiamo spiegato in Commissione, e pregherei i colleghi, ed innanzitutto i relatori, che già ebbero modo di ragionare approfonditamente sul tema, di valutarlo attentamente. Intanto, ricordo che i relatori, molto correttamente, non espressero parere contrario in Commissione, ma si rimisero al Governo. In quella sede, però, si stava lavorando con l'idea che non si modificasse in nessun punto il testo del disegno di legge di conversione del decreto-legge; ora invece sappiamo in Aula che procederemo a modifiche, ancorché parziali, del contenuto del decreto-legge.

L'emendamento 6.0.4 riguarda una mera precisazione di un testo approvato dall'Assemblea del Senato con il disegno di legge di conversione del decreto milleproroghe, riguardante i Comuni del cratere aquilano. Nell'emendamento non c'è alcuna spesa: vi si dice soltanto che quell'emendamento approvato nel milleproroghe deve essere concretizzato con un decreto del Ministero dell'economia. L'emendamento finisce qui, non c'è nient'altro. Prego i relatori e il sottosegretario Giorgetti, notoriamente molto competente, di dare conferma che non c'è altra modifica o intervento di natura economica.

Sull'emendamento 6.0.5 invece, signor Presidente, in ragione di un errore fatto nel disegno di legge di conversione del decreto, noi abbiamo autorizzato una spesa di due milioni per i Comuni dissestati della Provincia dell'Aquila, sempre avendo come riferimento il cratere. Erroneamente il cratere è stato fatto coincidere con la Provincia dell'Aquila, ma esso contiene anche i Comuni delle altre tre Province. Oggi quindi, correttamente, nell'emendamento si parla di Regione Abruzzo e non si parla quindi di Provincia dell'Aquila. Si tratta, pertanto, di sistemare da questo punto di vista l'indicazione geografica in modo che tutto rimanga esattamente come prima. Se i relatori ed il Governo prestassero attenzione alle due semplici cose che i colleghi hanno voluto proporre, ovvieremmo ad un problema che noi stessi abbiamo causato in precedenza. (Applausi dal Gruppo PD).

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, lo spirito dell'emendamento 6.0.300 è quello di consentire ai lavoratori interinali dell'INPS di continuare a lavorare e a svolgere dei servizi fondamentali. Tra il turnover e la impossibilità di procedere a nuove assunzioni, tutto sommato questi lavoratori, seppure a tempo determinato, stanno svolgendo un importante ruolo all'interno dell'INPS.

È importante dire che non c'è alcun onere aggiuntivo, perché si tratta di usare fondi dell'INPS che non sono stati utilizzati e che sono stati accantonati; quindi, ricorrendo ad una semplice variazione di bilancio interna dell'INPS possiamo garantire il lavoro a questi giovani, sebbene, ripeto, a tempo determinato.

Eventualmente, se non fosse possibile ricevere un parere positivo, saremmo disponibili a trasformare l'emendamento in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sui subemendamenti presentati all'emendamento 5.800 del Governo.

BONFRISCO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati i subemendamenti 5.800/100, 5.800/101, 5.800/102, 5.800/103, 5.800/104, 5.800/105, 5.800/106, 5.800/107, 5.800/110, 5.800/111, 5.800/112, 5.800/113, 5.800/114, trasmessi dall'Assemblea e relativi al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

TANCREDI, relatore. Signor Presidente, il parere sugli emendamenti 6.2 e 6.3 è contrario. Sull'emendamento 6.300 vi è il parere contrario della 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, pur avendo annunciato il senatore Mascitelli, che insisterà per la sua votazione; il mio parere resta comunque contrario, perché si tratta di una misura ben diversa da quella proposta dalla norma. La norma propone sostanzialmente un diverso calcolo del monte a tempo determinato dei precari per gli enti sanitari della Regione Abruzzo, mentre questa norma crea un diritto alla stabilizzazione per una platea di persone indefinibile. Quindi, oltre al discorso della copertura finanziaria, c'è anche un discorso di merito, per cui il parere è contrario.

Per quanto riguarda l'emendamento 6.0.4, il merito è condivisibile. Si tratta della precisazione di una norma già inserita nel decreto milleproroghe. Però, nel corso dell'esame abbiamo mantenuto il principio di attenerci rigorosamente al merito delle norme contenute nel testo del decreto. Qui si dovrebbe fare un'eccezione. Poiché si tratta di un'interpretazione, propongo ai proponenti Lusi e Piccone di trasformare l'emendamento in un ordine del giorno, che avrebbe il mio parere favorevole. Per quanto riguarda invece l'emendamento 6.0.5, il parere è contrario. I restanti emendamenti sono stati dichiarati improponibili.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.2.

LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, vorrei esplicitare meglio cosa stiamo votando: la norma contenuta nel decreto prevede, come ha detto il relatore, senatore Tancredi, che la base di calcolo per operare la riduzione della spesa per il personale precario delle aziende sanitarie abruzzesi non è, come dice la legislazione vigente, il 2009 ma il 2010. L'innovazione legislativa consiste in questo. Il Ministero dell'economia ha sostenuto e scritto poi in norma che questa variazione legislativa non comporterebbe una maggiore spesa. Non si capisce perché il Governo abbia ritenuto, se non c'è una maggiore spesa, di apportare questa innovazione. Non è noto.

Ma poiché il Governo evidentemente non credeva a ciò che sosteneva, ha aggiunto che all'eventuale maggiore spesa si provvede attingendo ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto; e questo, con riferimento sia al personale precario che presta servizio nel cratere sismico, sia al personale precario che presta servizio fuori, in tutto il resto della Regione.

Con quest'emendamento chiediamo che per il personale precario che presta servizio nei Comuni del cratere si possa attingere - anche se è improprio, ma si capisce - ai fondi per la ricostruzione; per i Comuni esterni al cratere si provvederà con altre risorse. Si tratta di un emendamento ragionevole, che fa giustizia rispetto ad un utilizzo improprio delle risorse destinate alla ricostruzione.

Con l'emendamento successivo, il 6.3, e con l'emendamento 6.300 del senatore Mascitelli, che condivido e su cui voteremo a favore, proponiamo una soluzione più forte, quale quella di prorogare tutti i rapporti di lavoro, che non sono indefiniti, come ha detto invece il senatore Tancredi, ma sono definiti, sono noti ai Ministeri dell'economia e della salute, in ragione delle note difficoltà organizzative, anche relativamente al comparto sanitario, legate all'evento sismico: una proroga di tutti i contratti in vista di una possibile stabilizzazione.

Questa è la nostra tesi. Voteremo a favore di questo emendamento e chiediamo all'Assemblea di fare altrettanto.

PICCONE (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICCONE (PdL). Vorrei sottolineare alcuni passaggi, che il collega Legnini mi sembra abbia disatteso volutamente, per spiegare a chi sta votando il senso di questo articolo e di questo comma in particolare. Nella Regione Abruzzo, in particolare all'Aquila, c'è stato nel 2009 un terremoto, che ha indotto la ASL di quel territorio ad avere molti meno precari di quelli che normalmente aveva. A seguito del decreto-legge n. 78 del 2010, il riferimento ai precari del 2009 penalizzava la ASL di quel territorio in maniera importante, per cui si è adeguato il parametro al 2010, per dare modo a quella ASL di non essere ulteriormente penalizzata. Siccome la Regione Abruzzo, come altre Regioni, è sottoposta al piano di rientro per il sistema sanitario, l'indice di copertura del personale rimane invariato. Pertanto, la disposizione non ha bisogno di copertura. Questo è il motivo della norma, e credo che il collega Legnini lo sappia bene.

Rispetto a questa situazione, credo ci siano tutte le condizioni per affermare che è stato riparato in qualche modo un danno indiretto del terremoto, che aveva costretto la Regione Abruzzo a fare riferimento a parametri assolutamente inusuali.

Ripeto, è questo il significato della norma, che non ha bisogno di copertura, in quanto la copertura del personale per le Regioni sottoposte al piano di rientro è già stabilita per legge ed è un tetto che non è possibile sforare.

Approfitto per anticipare che sono d'accordo a trasformare l'emendamento 6.0.4 in ordine del giorno, visto che l'intenzione del collega Lusi e mia era solo quella di dare un'interpretazione alla norma contenuta nel cosiddetto milleproroghe.

Per quanto riguarda l'emendamento 6.0.5, mi attengo alle dichiarazioni del Governo: ho firmato quell'emendamento, ma credo che l'estensione della disposizione a tutta la Regione Abruzzo sia obiettivamente eccessiva.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Prima di procedere alla votazione, vorrei raccomandare che ognuno voti per se stesso (Commenti del senatore Ferrara). Mi sono riferito a tutti, non solo al centrodestra o al centrosinistra.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.2, presentato dai senatori Legnini e Lusi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2665

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.3.

LEGNINI (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, in precedenza avanzata dal senatore Legnini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.3, presentato dai senatori Legnini e Lusi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2665

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.300, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Il senatore Mascitelli ne ha chiesto la votazione.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore Mascitelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.300, presentato dal senatore Mascitelli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2665

PRESIDENTE. In merito all'emendamento 6.0.4, devo chiedere al senatore Lusi se anche lui accetta che il suo emendamento sia trasformato in ordine del giorno.

LUSI (PD). Signor Presidente, per correttezza, vorrei leggerlo, questo ordine del giorno. Quindi, le chiederei di posticiparne l'esame.

PRESIDENTE. Certamente. Se capisco bene siete voi, cioè lei ed i senatori Piccone e Mongiello, che dovete procedere alla trasformazione di tale proposta in ordine del giorno.

LUSI (PD). Non l'ho proposto io, ma il collega Piccone.

PRESIDENTE. Accantoniamo l'esame, quindi: scrivete l'ordine del giorno e poi sullo stesso si chiederà nuovamente il parere.

L'emendamento 6.0.4 è pertanto momentaneamente accantonato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.0.5.

LUSI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUSI (PD). Signor Presidente, in questa velocissima dichiarazione di voto vorrei evidenziare al relatore Tancredi che la sua motivazione mi sembra quantomeno non adeguata alla risposta. Lei, signor relatore, ha detto che vi siete attenuti al criterio di non modificare, ed ha anche riferito correttamente che il tema è centrale e presente. Le segnalo però che fra pochi minuti, o fra qualche ora, lei e l'altro collega relatore dovrete esprimere un parere sull'emendamento 5.800 del Governo. Questo emendamento, collega relatore, modifica totalmente l'articolo 5 del decreto‑legge: non solo lo modifica nel contenuto, ma lo modifica anche nella rubrica (si passa da «Sospensione dell'efficacia di disposizioni del decreto legislativo n. 31 del 2010» a «Abrogazione di disposizioni relative a nuovi impianti nucleari»). Vede, relatore, la motivazione che ha dato non sta allora in piedi.

Non riesco a capire perché - e adesso mi rivolgo al rappresentante del Governo - là dove si tratta di questioni semplici e facilmente risolvibili voi dobbiate mostrare una rigidità che non trova fondamento in nessuna argomentazione; peraltro - e ora potrete citarmi la probatio diabolica - alla Camera questo provvedimento lo modificherete ulteriormente. Perché allora non accogliere modifiche semplici, che non sovvertono i principi, né le forme, né i programmi del Governo e della maggioranza, ma fanno bene ai cittadini e non comportano un dissesto della finanza pubblica?

Francamente, è inspiegabile, e tutto questo ai cittadini bisognerà in qualche modo spiegarlo. Siccome non siamo però interessati alla polemica, chiedo ancora ai relatori e ai rappresentanti del Governo di modificare il loro parere sull'emendamento 6.0.5 in modo da dare il via libera alla maggioranza per approvarlo. (Applausi del senatore Zanda).

PICCONE (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICCONE (PdL). Signor Presidente, vorrei confermare l'assenso alla trasformazione dell'emendamento 6.0.4 in ordine del giorno e soprattutto evidenziare...

PRESIDENTE. Questo è acquisito: ora siamo sull'emendamento 6.0.5.

PICCONE (PdL). Chiedo scusa. Vorrei recuperare un piccolo passaggio che ho omesso nell'intervento precedente, soprattutto rispetto alla stabilizzazione, che sarà oggetto nei prossimi giorni anche di dibattito pubblico, rivolgendomi al collega Legnini, ma anche alla maggioranza e all'Aula nel suo insieme. Siamo fortemente convinti che la stabilizzazione dei precari non possa avvenire con una normativa che induce a non emanare concorsi pubblici, che invece darebbero l'opportunità a giovani e professionisti che hanno studiato per anni, di cimentarsi nella loro professione, concorrendo, per entrare nella pubblica amministrazione o nella sanità abruzzese.

Da questo punto di vista, diciamo da anni che vogliamo premiare il merito (lo diciamo tutti): poi, appena ci ritroviamo qualche precario assunto in una pubblica amministrazione, tendiamo a stabilizzarlo, togliendo così di fatto il diritto a chi vuole concorrere, ha studiato e si è preparato, di avere un'opportunità. (Applausi dal Gruppo PdL).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 6.0.5, presentato dai senatori Lusi e Legnini.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2665

PRESIDENTE. Gli emendamenti 6.0.6 e 6.0.300 sono improponibili.

Il testo dell'ordine del giorno G6.0.4 è disponibile, senatore Lusi?

LUSI (PD). Signor Presidente, se l'emendamento 6.0.4 fosse trasformato in un ordine del giorno, come richiesto dal senatore Piccone, contenente un dispositivo che dica che questo decreto viene emanato entro il 30 giugno, cioè un mese dopo il termine di conversione del decreto, penso possa essere accolto. Ma il relatore e il Governo devono dare l'assenso.

PRESIDENTE. Quindi lei, senatore Lusi, propone di trasformare l'emendamento 6.0.4, così com'è, in un ordine del giorno.

Invito dunque il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi nel merito.

TANCREDI, relatore. Al riguardo mi ero già espresso. In ogni caso, il parere è positivo.

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Concordo con il relatore, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.0.4 non verrà posto in votazione.

D'ALI' (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signor Presidente, non è stata data risposta alla richiesta della senatrice Castiglione, prima firmataria dell'emendamento 6.0.300, relativa all'eventuale sussistenza della possibilità, nonostante esso sia stato dichiarato improponibile, di trasformarlo in ordine del giorno: come terzo firmatario dell'emendamento, mi permetto di insistere al riguardo per ottenere una risposta.

PRESIDENTE. Non essendoci stata votazione, in quanto già dichiarato improponibile, la materia è aperta. Chiedo quindi al relatore e al rappresentante del Governo di pronunziarsi al riguardo.

TANCREDI, relatore. Signor Presidente, non l'avevo considerato perché improponibile, e anche oggetto di parere contrario della 5a Commissione, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. In ogni caso, sarei favorevole alla trasformazione dell'emendamento in un ordine del giorno, eventualmente, inserendo la formula «valutare l'opportunità».

GIORGETTI, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Se si accetta l'inserimento della formula suggerita, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Senatrice Castiglione, lei è d'accordo?

CASTIGLIONE (CN-Io Sud). Sì, signor Presidente, sono d'accordo.

AMORUSO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMORUSO (PdL). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'ordine del giorno.

BIANCHI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCHI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, chiedo di poter aggiungere anche la mia firma all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G6.0.300 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, con riferimento all'emendamento 7.700 presentato dai relatori, chiedo la fissazione di un ulteriore termine per subemendarlo e, fino a quando il ministro Romani non verrà a riferire in Aula sull'emendamento 5.800, chiedo una sospensione dei lavori. Si tratta di mezz'ora di sospensione. (Commenti ironici dal Gruppo Pdl). L'emendamento è stato reso disponibile questa mattina! Capisco che il Governo fa come crede: ha una maggioranza! Vorrà dire che andremo avanti e, come sempre, la maggioranza si assumerà la responsabilità di quello che fa. Non si meravigli se l'atteggiamento dell'opposizione sarà consequenziale. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Senatore Belisario, faccia capire anche me: stiamo parlando dell'emendamento 5.800?

BELISARIO (IdV). No, signor Presidente, come lei ha ricordato, stiamo per passare all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 7.

PRESIDENTE. Qual è l'emendamento in questione, allora?

BELISARIO (IdV). Si tratta dell'emendamento 7.700 fatto dal Governo, presentato ieri e pubblicato questa mattina.

PRESIDENTE. Questo è l'emendamento dei relatori.

BELISARIO (IdV). Esattamente, signor Presidente: ne siamo venuti a conoscenza questa mattina. Vogliamo vedere se quelli presentati dal Governo ieri sera, ma pubblicati oggi, sono compatibili con quelli che abbiamo già presentato, oppure se dobbiamo presentarne altri. Dal momento che non abbiamo avuto tempo, tra le votazioni di questa mattina e la seduta in corso, non mi pare che chiedere mezz'ora di sospensione possa portare alcun pregiudizio ai lavori dell'Aula. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Ascoltata questa richiesta del senatore Belisario, invito prima di tutto i relatori a pronunziarsi in merito.

TANCREDI, relatore. Signor Presidente, noi relatori abbiamo presentato un emendamento all'articolo 7 ieri sera, prima della chiusura della seduta.

PRESIDENTE. È vero: c'era tempo fino a questa mattina alle ore 11.

TANCREDI, relatore. Ci sarebbe stato tempo tutta questa mattina, e tra l'altro - e questa non è questione di forma, ma di sostanza - l'emendamento dei relatori recepisce alcune proposte già contenute in quelli presentati dall'opposizione. Non essendoci quindi nulla di nuovo nell'emendamento dei relatori, non vedo questa necessità di prendere ulteriore tempo. (Applausi dal Gruppo PdL).

ASCIUTTI, relatore. Se è un problema, lo ritiriamo!

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, ho avuto modo di confrontarmi informalmente con i Capigruppo su questo problema. A parte il fatto che le questioni sono già state spiegate dal relatore, l'emendamento, che è stato presentato ieri sera, tende a valorizzare il ruolo del Parlamento e porre limiti alla norma, quindi riassume istanze emerse nel dibattito. Dal momento che abbiamo ricevuto anche l'annuncio della presenza del ministro Romani, propongo un "subemendamento" alla proposta del presidente Belisario: se una breve pausa deve esserci, io la farei prima dell'intervento del ministro Romani, per poi votare gli eventuali subemendamenti all'articolo 7. Se poi il Ministro, invece che alle ore 12, interverrà alle ore 12,15 o alle ore 12,20, non succederà nulla; ma in tal modo potremo completare l'esame dell'articolo 7 prima di dargli la parola e circoscrivere il dibattito, anche per l'ordine dei nostri lavori.

Non so quantificare la cosa in termini di minuti, ma mi rimetto alla cortesia del presidente Belisario: in questo modo, potremo votare gli emendamenti all'articolo 7 e, durante l'intervento del ministro Romani, concentrarci su una questione che anche all'esterno ha una sua rilevanza, e lo comprendo. La mia è quindi un'ipotesi di mediazione, che affido alla Presidenza per tradurla in termini di minuti a disposizione.

PRESIDENTE. Senatore Gasparri, la sua proposta è quindi di procedere con l'illustrazione degli emendamenti?

GASPARRI (PdL). Sì, signor Presidente; e se poi deve esserci una breve pausa per i subemendamenti, secondo quanto chiesto dal presidente Belisario, chiedo però di votare gli emendamenti riferiti all'articolo 7 prima di passare all'intervento del ministro Romani, che abbiamo fissato alle ore 12. Ribadisco che se quest'ultimo dovesse aver luogo invece alle ore 12,15 o alle ore 12,20, non credo che accadrebbe nulla, rispetto all'attenzione che il Paese presta al tema del nucleare.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, desidero intervenire soltanto per dire che non abbiamo obiezioni di principio a queste proposte, ma anche per ricordare che l'articolo 7 è il più importante, perché ad esso sono riferiti molti emendamenti; pertanto abbiamo bisogno di discuterne. Ci auguriamo che il Governo e la maggioranza si aprano al confronto, almeno su quest'articolo, così com'è stato ripetutamente dichiarato in Commissione, visto che su molti punti è stato detto che in Aula si sarebbe cercato di affrontare alcune questioni, anche delicate. Certamente non ce la facciamo nei tempi proposti dal presidente Gasparri: quindi, signor Presidente, decida pure, ma la prego di farlo entro questo quadro.

PRESIDENTE. Anch'io penso che sia impossibile, perché se iniziamo ad affrontare l'argomento, poi bisogna farlo a fondo.

AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (PdL). Signor Presidente, penso che si possa cominciare ad illustrare gli emendamenti, proprio per le ragioni evidenziate dai senatori Legnini e Belisario, cioè che si tratta di un articolo di cui discutere seriamente. Quindi, penso che iniziare l'illustrazione, fermo restando la presenza del ministro Romani, sia una cosa assolutamente possibile.

Al senatore Belisario volevo invece dire che proprio in questo momento, ai sensi dell'articolo 100, stavo valutando, positivamente alcuni subemendamenti presentati all'emendamento 7.700, ed è senz'altro possibile presentarne altri, ma credo che ciò non ostacoli la possibilità di procedere nelle illustrazioni. Peraltro, mi pare del tutto evidente che la proficuità dei lavori che si invoca ben si concili con il prosieguo degli stessi.

Al di là del fatto che si può tranquillamente procedere in tal senso, sono all'opera per cercare, quando saranno presentati dal Gruppo dell'Italia dei Valori specifici subemendamenti, di agevolare i lavori, trovando un accordo con i senatori della Commissione, per valutare i profili finanziari, che in un caso come questo sono quasi sempre valutati in senso positivo, e dunque proseguire. Non c'è alcun ostacolo nell'illustrazione degli emendamenti.

PRESIDENTE. Propongo dunque di procedere con l'illustrazione degli emendamenti, con l'espressione dei pareri da parte dei relatori e del rappresentante del Governo e successivamente alla discussione e alla votazione.

Se non vi sono osservazioni, così rimane stabilito.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, sono presenti in tribuna gli studenti della Scuola media statale «Gioacchino Gesmundo» di Terlizzi, in provincia di Bari. A loro e ai loro insegnanti va il saluto del Senato e gli auguri per la loro attività di studio e per le prossime festività pasquali. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2665 (ore 11,32)

PRESIDENTE. Proseguiamo con l'illustrazione degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 7 del decreto-legge al nostro esame.

AGOSTINI (PD). Signor Presidente, come è stato ricordato anche adesso dal presidente Azzollini, questo è il cuore del provvedimento, anche se le modifiche introdotte dal Governo all'articolo 5 individuano un ulteriore centro del provvedimento. Se si esamina l'emendamento 7.4 a mia prima firma, si può notare una caratteristica. Il provvedimento del Governo cambia ed integra la natura della Cassa depositi e prestiti, alla quale l'emendamento 7.4 tende ad aggiungere un'attività ulteriore, che parte da questo presupposto. Ognuno di noi - e penso soprattutto ai colleghi della maggioranza - sa che uno dei problemi più rilevanti dell'apparato produttivo italiano in questa fase, soprattutto delle piccole medie imprese, è la difficoltà di accedere al credito, un problema che è stato rilevante subito dopo la crisi finanziaria, che è stato in parte affrontato anche dal Governo con alcuni provvedimenti - ricordo che all'interno la Cassa depositi e prestiti è previsto un fondo che deve appositamente sostenere le piccole e medie imprese - ma il problema ancora oggi permane in maniera molto significativa. Uno dei problemi riferiti alla disponibilità di credito riguarda un aspetto specifico, vale a dire i crediti che le piccole e medie imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione, che come è noto paga con tempi estremamente lunghi.

Furono presentate alcune proposte in passato dirette a far sì che fosse la Cassa depositi e prestiti ad anticipare i crediti nei confronti della pubblica amministrazione. A mio giudizio correttamente, la Ragioneria generale dello Stato ha chiesto di porre attenzione a questo aspetto, perché nel momento in cui la Cassa depositi e prestiti operasse per conto dello Stato, si sarebbe in presenza di una riclassificazione degli interventi di quest'ultima come debito pubblico, e mi sembra che l'argomento sia assolutamente fondato. Preso atto di questa considerazione e della Nota pervenuta dal Ragioniere generale dello Stato la scorsa settimana nella discussione in Commissione, come Gruppo del Partito Democratico abbiamo elaborato questo emendamento che ha la caratteristica di indirizzare la Cassa depositi e prestiti a costruire un veicolo societario, dunque una società per azioni che va sul mercato, che può essere partecipata da investitori privati e che fa l'operazione di smobilizzo e di anticipazione di una parte dei crediti della pubblica amministrazione. Dal momento che la Cassa depositi e prestiti costruisce questo veicolo che va sul mercato, partecipato anche da investitori privati, essa risponde per gli interventi che fa in sede di anticipazione per i debiti della pubblica amministrazione nei confronti della piccola e media impresa soltanto con il suo capitale, esattamente come avviene per l'altra parte dell'attività della Cassa depositi e prestiti, che affronteremo successivamente e che riguarda le prese di partecipazione. Quindi, non c'è nessun problema riferito ad un'eventuale riclassificazione del debito della Cassa depositi e prestiti come debito pubblico ed essa attraverso questo veicolo quotato, potrebbe lavorare in quella direzione. Andremmo incontro in questo modo ad un'esigenza bruciante del sistema delle piccole e medie imprese italiane, realizzeremmo davvero un intervento che aiuta la crescita e che può dare una risposta concreta al sistema delle imprese. Il Governo e i colleghi della maggioranza in Commissione non hanno usato argomentazioni contrarie al nostro emendamento. Hanno semplicemente rilevato l'opportunità di avere una sede di approfondimento, rinviando all'Aula i loro orientamenti. Per noi, quindi, è particolarmente importante conoscere l'orientamento del Governo e dei di relatori di maggioranza su questo punto.

Procedo ora con l'illustrazione degli altri emendamenti riferiti all'articolo 7 affinché emerga la posizione assunta dal mio Gruppo su questo importantissimo provvedimento. Non illustro l'emendamento 7.5, che è molto importante, in quanto lo farà il collega Cabras. Esso riguarda, come è noto, la possibilità per la Cassa depositi e prestiti di intervenire per la presa di partecipazione - di controllo, in questo caso, sottolineo solo tale aspetto - per una società che gestisca sistemi di rete. Sottolineo che qui è prevista la presa di partecipazione di controllo perché si tratta dell'unica occasione in cui prevediamo che la società veicolo, che la Cassa depositi e prestiti ha già costituito con la modifica dello statuto intervenuta dieci giorni fa, debba intervenire sempre con prese di partecipazione di minoranza. Questo è il senso degli emendamenti che seguono. Vale a dire, prevediamo che la Cassa depositi e prestiti intervenga con prese di partecipazione di minoranza attraverso il veicolo che noi riteniamo debba andare sul mercato ed essere quotato. Ne chiediamo la quotazione non per uno sfizio di carattere mercantilista - direbbe Tremonti - ma perché vogliamo che tutta l'attività del veicolo che prende partecipazioni sia improntata a criteri di trasparenza, professionalità e rendicontazione al Parlamento. Questo è il senso complessivo degli emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 7.

Ci sarà anche un emendamento specifico, che abbiamo aggiunto, che prevede che la Cassa depositi e prestiti, attraverso il suo veicolo, possa prendere partecipazioni soltanto in società caratterizzate da situazioni di equilibrio finanziario e che quindi sono in condizione, in tempi certi, di restituire la partecipazione alla Cassa depositi e prestiti, affinché non si determinino situazioni come quelle che si sono verificate in passato, non solo con l'IRI, ma soprattutto con la GEPI.

Noi insistiamo molto, anche con gli emendamenti, sul fatto che le prese di partecipazione della Cassa depositi e prestiti siano temporanee e che il tempo di smobilizzo - per essere più tecnici - della sua partecipazione sia definito con patti parasociali al momento in cui la Cassa interviene nella società. Sappiamo, infatti, che l'Italia è piena di casi in cui gli interventi temporanei si sono trasformati in interventi a tempo indefinito. Siccome nel caso specifico parliamo di risorse riguardanti anche l'utilizzo del risparmio postale, e conosciamo la delicatezza di questo aspetto, è evidente che avere certezza sull'equilibrio economico e gestionale delle società oggetto di partecipazione e sulla temporaneità dell'intervento, e quindi sui tempi di smobilizzo, diventa requisito fondamentale per la presa di partecipazione, perché si agisce con risorse pubbliche.

Aggiungo - e mi avvio rapidamente alla conclusione - che il veicolo che la Cassa depositi e prestiti ha già costituito si trova ad operare su un terreno molto delicato, come ho già detto più volte. Detto strumento della Cassa depositi e prestiti opererà in un territorio di confine tra pubblico e privato. Non vi è dubbio infatti che, nonostante la società sia per azioni e quindi sottoposta al diritto ordinario, essendo però partecipata esclusivamente dalla Cassa depositi e prestiti e dalle fondazioni bancarie, abbia una natura sostanzialmente pubblica. Le società che sono oggetto dell'intervento sono private; è bene allora che questi interventi avvengano per decisione non del Ministro dell'economia (perché altrimenti ci troveremo - come abbiamo detto anche ironicamente - con interventi statalisti diretti nelle società), ma di un board, quindi del consiglio di amministrazione di questa società (costituito da soggetti aventi alti requisiti di professionalità, di onorabilità e di competenza), e da una tecnostruttura costituita in questo senso, la quale abbia esattamente gli stessi requisiti enunciati, in modo che gli interventi siano improntati ad una logica di mercato. Non abbiamo niente in contrario a che ci sia uno strumento che opera in questa direzione, ma alle precise condizioni esplicitate, e cioè che operi con un atteggiamento di mercato.

Ieri sera, nel corso della sua audizione, il ministro Tremonti, sollecitato da chi vi parla direttamente sul tema, ha evidenziato il suo orientamento, che è sicuramente quello che ho esposto in questo momento. Allora, siamo in presenza di un emendamento, il 7.700 presentato dai relatori, che ringrazio per la sensibilità e per l'attenzione mostrata, ma che mi pare la tipica pacca sulla spalla: riconoscete che siamo stati bravi, ma ci concedete qualcosa - non voglio usare una espressione banale - che è assolutamente acqua fresca. Il nostro Gruppo ha pertanto presentato due subemendamenti all'emendamento dei relatori, perché inserire esattamente quanto è previsto dallo statuto della Cassa depositi e prestiti va molto bene, ci convince ma non è una grande innovazione, presidente Azzollini.

Secondo punto. Il decreto è trasmesso alle Camere. Ora, vi pregherei di lavorare su tale aspetto, perché non significa niente. Quindi, o si modifica davvero il decreto non regolamentare nella direzione che abbiamo indicato, ossia l'articolo 17 della legge n. 400 del 1988 che mette il Parlamento nella condizione di intervenire, oppure è francamente la stessa cosa se questo emendamento c'è o non c'è. (Applausi dal Gruppo PD).

CABRAS (PD). Signor Presidente, l'emendamento 7.5 riguarda sempre le modifiche statutarie all'operatività della Cassa depositi e prestiti. D'altra parte, dal momento che fra pochi minuti ci sarà una relazione del Ministro dell'economia sul tema energetico, cercherò di spiegare perché l'emendamento in questione influenzi in modo particolare il tema, ancora una volta, ahimè, dell'energia in Italia, soprattutto per il versante del gas.

Com'è noto, con la decisione che il Governo ci ha comunicato ieri, l'Italia sarà il Paese dell'Europa che marcerà più a gas di tutti gli altri. Circa l'80 per cento dell'energia elettrica prodotta nel nostro Paese ha come fonte primaria il gas; in Italia si consumano annualmente circa 80 miliardi di metri cubi di gas, e poco meno della metà è dedicato alla produzione di energia elettrica. Questo contesto di riferimento va tenuto presente per valutare appieno le ragioni che ci hanno spinto a proporre ancora una volta il tema della separazione proprietaria della rete del gas rispetto al principale monopolista del gas in Italia- io lo chiamo così - che è l'ENI. Ciò, allo scopo di introdurre un elemento di innovazione anche nel campo del gas, già ampiamente sperimentato nel settore dell'energia elettrica. Mi riferisco in particolare alla società Terna, i cui risultati dal punto di vista degli investimenti, del funzionamento, del bilancio, sono sotto gli occhi di tutti. Rinvio a tal proposito alla lettura dei dati, visto che siamo proprio in periodo di approvazione di bilanci, in modo che tutti possano giudicare che cosa Terna, e l'idea stessa di un operatore indipendente nella trasmissione dell'energia elettrica, abbia prodotto nel mercato grazie alla liberalizzazione del mercato dell'energia in Italia. Si può fare benissimo un confronto tra le efficienze raggiunte nell'energia elettrica e le inefficienze, ahimè, presenti invece sul piano del gas.

Come sappiamo, l'obiettivo di separare la proprietà della rete del gas rispetto all'attuale proprietario, l'ENI, risale al 2000, quando si stabilì una tempistica, secondo la quale SNAM Rete Gas doveva essere liberata dalla proprietà dell'ENI e doveva diventare un soggetto indipendente. Come tutti sappiamo, attraverso una disputa, che si è sviluppata prima in sede europea, successivamente in Italia, questo obiettivo è stato sempre rinviato, fino a quando l'ultima direttiva europea, che noi consideriamo di transizione, ha introdotto la cosiddetta separazione funzionale delle reti. Ovviamente, questa decisione è stata il frutto di un compromesso tra i diversi Paesi dell'Unione: da una parte, coloro i quali - gli inglesi per primi - spingevano per un'effettiva separazione proprietaria, e quindi una indipendenza della rete del gas; dall'altra, Paesi, tra i quali Italia e Francia, che in una certa misura resistevano al realizzarsi di questo obiettivo. Ebbene, è stata adottata una direttiva che prevede la separazione funzionale della rete del gas;. il Governo ha pertanto approvato un decreto legislativo, che è in discussione in questi giorni alla Camera, ma questa separazione funzionale, come tutti sappiamo, non sarà il regime definitivo, perché il regime definitivo tra qualche anno sarà la separazione proprietaria.

Dico questo, perché non è possibile - e ciò che abbiamo registrato in Italia in questi anni lo dimostra - realizzare una effettiva indipendenza, rispetto agli operatori che utilizzano la rete del gas, che metta tutti sullo stesso piano e che quindi realizzi una reale concorrenza, con il risultato di un effettivo abbattimento dei prezzi. Questo, perché c'è la rigidità del tubo in quanto tale, che obbliga ad approvvigionarsi da fonti fisse: l'Africa per un verso, la Russia per un altro, la Norvegia per un altro ancora. Vi è poi tutta quella grande massa di gas prodotta in Paesi che non sono collegati all'Italia con un tubo, che ovviamente prima o poi potrà arrivare se si svilupperà la rete dei gassificatori; se immessa nella rete, essa potrebbe realizzare un'effettiva concorrenza ed un abbattimento dei prezzi.

Tale premessa serve ad evidenziare che sarebbe opportuno cogliere l'occasione del cambiamento degli obiettivi e delle finalità della Cassa depositi e prestiti per assegnare alla stessa un'altra missione, o meglio per allargare la sua missione.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 11,50)

(Segue CABRAS). La Cassa depositi e prestiti è già l'azionista di riferimento di Terna. Con l'approvazione dell'emendamento 7.5 potrebbe essere autorizzata in un tempo medio - non automaticamente oggi, ma in un futuro che il Governo potrebbe decidere - a diventare l'azionista di riferimento della rete del gas; io aggiungo, anche se non è previsto nell'emendamento 7.5, che potrebbe diventare l'azionista di riferimento anche della rete delle telecomunicazioni (pure su questo tema discutiamo da tempo, senza arrivare ad una effettiva decisione). In tal modo, si potrebbe riuscire a determinare un vero regime di libera concorrenza, un regime di investimenti infrastrutturali non più legato alle priorità dell'ENI, che ovviamente investe nelle reti se non conviene di più finanziare l'esplorazione di un pozzo di gas; non sempre questi interessi, infatti, viaggiano nella stessa direzione. Soprattutto si potrebbe consentire ai consumatori, all'industria ed anche a chi usa il gas per produrre energia - che, come noto, in Italia è una componente molto importante - di scegliere liberamente il proprio fornitore, potendo contare su un gestore della rete assolutamente indipendente e terzo.

Questo è il contesto nel quale noi pensiamo possa essere autorizzata la Cassa depositi e prestiti nel senso che ho indicato. Ripeto che tale autorizzazione non comporta il fatto che la Cassa depositi e prestiti diventi già da domani azionista della rete del gas; tuttavia, se oggi avviamo questo processo, che comunque sarà inevitabile tra qualche anno, tutto il sistema si metterà in movimento, e soprattutto si darà un grande contributo al processo di liberalizzazione dell'energia, in generale, e del gas in particolare, processo che - come è noto - vede l'Italia agli ultimi posti in Europa. (Applausi dal Gruppo PD).

BUBBICO (PD). Signora Presidente, con l'articolo 7 del provvedimento in esame il Governo intende perseguire obiettivi ambiziosi. Si prevede che la Cassa depositi e prestiti possa acquisire partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale sia in termini di strategicità del settore di operatività che in termini di fatturato e di ricadute per il sistema produttivo del Paese. Questa finalità particolarmente rilevante viene poi affidata ad apprezzamenti occasionali, sviluppati in modo episodico, e senza che ciò comporti la misurazione di una sostenibilità e di una utilità nel quadro delle politiche generali su cui il Paese è impegnato.

Per tale motivo, proponiamo l'emendamento 7.9, con cui segnaliamo quanto sia necessario per il nostro Paese definire politiche industriali, costruire processi di definizione strategica delle opzioni fondamentali, rispetto alle quali misurare di volta in volta l'opportunità dell'intervento pubblico nell'economia per tutelare quegli interessi che si intendono salvaguardare con l'articolo 7.

La vicenda energetica mette in evidenza esattamente questo deficit di visione strategica, perché non è in discussione l'orientamento che una maggioranza doverosamente è chiamata ad esprimere, ma sono necessari strumenti per misurarne la coerenza e perché le politiche pubbliche possano generare quei benefìci, valorizzando in quel modo le potenzialità presenti nel Paese. Con l'emendamento 7.9 che noi proponiamo offriamo dunque al Governo uno strumento per misurare le proprie scelte in termini di valutazione strategica. (Applausi dal Gruppo PD).

*ICHINO (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma agli emendamenti 7.4, 7.6 e 7.9.

Intervengo inoltre sulla parte dell'articolo 7 che possiamo considerare, in ordine di tempo, come l'ultimo capitolo di una storia troppo lunga. Una storia che, a nostro avviso, è bene finisca al più presto: quella di un'Italia che, quando le imprese straniere si propongono di investire i loro capitali su grandi aziende italiane, alza le barricate per impedirlo.

Per limitarci all'ultimo decennio, abbiamo visto un primo capitolo rilevante di questa storia quando le barricate sono state organizzate dalla Banca d'Italia del governatore Fazio, con il manipolo dei congiurati guidato da Gianpiero Fiorani, contro l'olandese ABN Amro che intendeva acquisire il controllo di Antonveneta. Abbiamo visto ancora la stessa storia ripetersi contro la spagnola Abertis che intendeva acquisire le nostre autostrade; poi, contro la statunitense AT&T che intendeva investire su Telecom Italia.

Abbiamo visto ancora, in varie forme meno evidenti ma non meno efficaci, la difesa della malintesa italianità delle nostre ferrovie e delle poste. E recentemente (è storia di questa legislatura) abbiamo visto le barricate insuperabili opposte ad Air France-KLM che si proponeva di acquisire Alitalia portando un miliardo d'investimento più l'accollo di un miliardo e mezzo di debiti della vecchia impresa. Sono 2,5 miliardi che abbiamo rifiutato, cui si aggiunge circa un miliardo che abbiamo speso per tenere in vita con la respirazione bocca a bocca la vecchia italianissima compagnia di bandiera. La quale peraltro è tuttora tenuta in vita giorno per giorno dai viaggiatori che sulle tratte Roma-Milano o Torino-Roma pagano 300 euro invece degli 80 euro che si pagano sulla rotta Londra-Glasgow: ciò è reso possibile da una deroga alla regola antitrust, che è stata attivata esclusivamente per difendere appunto l'italianità del nostro ferro vecchio. Sono queste le frustate liberalizzatrici, signor Ministro? E ora la storia si arricchisce di un nuovo capitolo, quello delle barricate contro la francese Lactalis che intende investire su Parmalat.

Il discorso critico che intendiamo proporvi a questo riguardo - sia ben chiaro - non è rivolto soltanto a una politica oggi posta in atto da un Governo di centrodestra su questo terreno. Stiamo parlando, semmai, di una intesa protezionistica tacita che nell'ultimo mezzo secolo ha caratterizzato tutta la politica italiana su questo terreno, e che ha visto il coinvolgimento di tutte le grandi forze politiche, tranne limitate eccezioni. Un accordo protezionistico tacito a cui hanno fatto sponda, negli ultimi decenni, la componente più vecchia e conservatrice di Confindustria, da una parte, e la parte più vecchia e conservatrice del nostro movimento sindacale, dall'altra. È proprio rispetto a questo farsi sponda a vicenda tra le parti più conservatrici del nostro sistema che occorre voltare pagina.

Il risultato di questa storia è quello che è stato illustrato in quest'Aula l'altro ieri dal senatore Morando e ieri dalla senatrice Leddi. L'Italia, in un'ideale graduatoria tra i Paesi europei per capacità di attirare gli investimenti stranieri, di intercettarli nel mercato globale dei capitali, è penultima, seguita soltanto dalla Grecia. Per renderci conto di che cosa questo significhi per la nostra economia, considerate questo: ciò che noi rifiutiamo ogni anno con la politica di chiusura, di cui ho parlato prima, se rapportato a un Paese mediano dell'Europa - non ai primi della classe; parliamo ad esempio dell'Olanda, che si colloca appunto a metà di quella graduatoria - ciò a cui noi rinunciamo è l'equivalente del 3,6 per cento del nostro prodotto interno lordo ogni anno; sono dunque quasi 60 miliardi che potrebbero entrare in Italia e che invece noi teniamo deliberatamente fuori dal nostro Paese. Per intenderci, vuol dire 29 volte l'entità dell'investimento, pur importantissimo, che FIAT, con il suo amministratore delegato Marchionne, ci propone con il piano "Fabbrica Italia".

Ora, noi non possiamo esimerci dal chiederci perché questi 29 Marchionne restano fuori dal nostro Paese, che cosa ci induce a chiudere loro sistematicamente le nostre porte. È la stessa domanda che finalmente (il fatto va salutato con grande attenzione e favore) ha cominciato a porsi anche Confindustria, la quale, pure, qualche responsabilità in quella storia di chiusura tacita protezionistica. Con la costituzione di un comitato investitori esteri presieduto da Giuseppe Recchi, Confindustria ha cominciato a voltar pagina interrogandosi su ciò che va corretto nelle nostre politiche su questo terreno.

Le risposte che emergono sono in parte ben conosciute: sono il difetto di efficienza delle nostre amministrazioni pubbliche, in particolare di quella della giustizia, con la conseguenza, tra l'altro, di un eccesso grave di burocrazia che affligge chi opera nel nostro Paese; sono i costi dell'energia e dei servizi alle imprese, nettamente superiori nel nostro Paese rispetto agli altri Paesi d'Europa; e anche qui, in questa pessima performance del nostro sistema, gioca un difetto di concorrenza che nel corso di questa legislatura è stato aggravato da scelte protezionistiche, scelte corporative come quella che proprio in quest'Aula abbiamo compiuto pochi mesi fa in tema di riforma dell'ordinamento forense.

Contribuiscono poi alla nostra chiusura protezionistica anche altri elementi, come un sistema di relazioni industriali che gli osservatori stranieri definiscono vischioso e inconcludente a causa del difetto di regole di democrazia sindacale che consentano di dirimere il contrasto che sovente si determina, com'è fisiologico in un sistema di pluralismo sindacale, tra sindacati diversi ma anche fra gruppi imprenditoriali diversi.

Tutto questo è sicuramente vero; ma vi è anche un altro fattore importantissimo che ha contribuito alla nostra chiusura protezionistica. È il sistema delle regole: regole caotiche e pertanto inconoscibili, che sono rese ancora più inconoscibili dal fatto che esse vengono cambiate in corso di partita, come stiamo facendo con l'articolo 7 ora in esame. Questo è infatti il senso di ciò che si sta compiendo oggi, il messaggio che noi lanciamo agli investitori stranieri: se venite in Italia, venite in un Paese delle sabbie mobili, dove appunto le regole possono essere cambiate in corsa; regole inconoscibili per la disorganicità e la non stabilità nel tempo.

Collega Tancredi, non prendiamoci in giro. Non nascondiamoci dietro un dito. Questo e non altro è il senso dell'operazione che stiamo compiendo! L'operazione normativa che stiamo compiendo è intesa a mettere i bastoni nelle ruote all'investitore mentre il suo carro si sta muovendo. E questo al fine specifico di impedire ciò che invece il mercato comune europeo è nato per consentire. Perché impedirlo? Sono per garantire a qualche produttore di latte padano la conservazione di una piccola rendita di posizione che potrebbe essere altrimenti insidiata dai concorrenti.

Non venga, signor Ministro, a dirci che questo è necessario per esigenze di ritorsioni nei confronti di analoghe norme protezionistiche che in Francia assistono alcune produzioni considerate "strategiche": perché se dobbiamo ridurci a considerare "strategico" lo yogurt e i latticini, allora possiamo dire che l'intera costruzione del Mercato comune europeo è stata un errore e che è meglio metterci una pietra sopra.

La realtà è che gli investimenti esteri fanno bene a chi li riceve, portano nuovo management, know how, piani industriali innovativi, domanda di lavoro aggiuntiva. Continuando a chiuderci agli investimenti stranieri condanniamo non soltanto l'Italia a non crescere, ma anche i lavoratori italiani a vedere meno valorizzato il loro lavoro. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Baldassarri).

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signora Presidente, la mia illustrazione si traduce in un invito al relatore ed al Governo a valutare il modo di raccordare l'emendamento presentato dai relatori, in particolare il punto c) dell'emendamento stesso, con l'emendamento 7.304 nel testo modificato, con il riferimento cioè alle Commissioni parlamentari. In quel caso è evidente che sarei disponibilissimo a ritirare sia l'emendamento 7.304 sia l'emendamento 7.303.

CECCANTI (PD). Signora Presidente aggiungo la firma ed illustro l'emendamento 7.8 che punta a riportare nei binari della legge n. 400 del 1988 le fonti che si adottano infatti, un po' troppo frequentemente in questi ultimi mesi e anni viene adottata la formula del decreto non regolamentare che è un modo di assumere pieni poteri senza dover rendere conto né al Parlamento né al Consiglio di Stato né alla Corte dei conti, sfuggendo ai limiti che la legge n. 400 del 1988 poneva in termini garantistici. Questo, soprattutto quando si tratta di una materia così delicata come l'intervento dello Stato in economia con norme che, quando vengono pensate, potrebbero già essere costruite in modo compiuto perché quando si ipotizzano si pensa già a cosa si vuole ottenere.

Vorrei pertanto chiudere con il seguente aneddoto. Quando fu eletto alla Presidenza del Cile Salvador Allende, l'allora ministro degli affari esteri cinese Ciu En-lai (oggi si dice Zhou Enlai, perché è cambiata la grafia), gli disse: vacci piano con il socialismo. Ecco, potremmo dire lo stesso al ministro Tremonti: ci vada piano con il socialismo, soprattutto con i decreti non regolamentari. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, sarò il più breve possibile nell'illustrare il senso dell'emendamento 7.311, che va ad affiancarsi ad altri - come quelli del senatore Viespoli, di cui egli ha appena parlato - che seguono la stessa direzione.

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 12,10)

(Segue BONFRISCO). Forse non tutti abbiamo abbastanza presente la storia, antica e prestigiosa, della Cassa depositi e prestiti, per cui, oltre a rammentarla, tengo a ricordare che dal 1913, con un regio decreto, se ne istituì la Commissione di vigilanza. Una forma ibrida, non solo parlamentare, per il controllo ex post sulla gestione separata. Quella Commissione, infatti, ha una composizione ibrida, poiché oltre che da parlamentari è formata anche da magistrati della Corte dei conti e del Consiglio di Stato.

Lungo il corso della sua storia, la Cassa depositi e prestiti ha accompagnato l'infrastrutturazione del nostro Paese, avvenuta in epoche diverse, prima agli inizi del secolo, poi nel dopoguerra. Ricordo a tutti noi che la nostra rete di infrastrutture dell'agricoltura, ad esempio le reti fognarie dei nostri Comuni, le reti energetiche negli anni successivi e quelle idriche (ancor più importanti e sempre più all'attenzione di noi tutti, per quel bene primario che è l'acqua) furono costruite dalle municipalizzate dei nostri enti locali proprio grazie ai finanziamenti a lungo termine della Cassa depositi e prestiti, per arrivare alle reti più importanti e visibili, quelle che utilizziamo ogni giorno, per esempio le reti autostradali, costruite all'epoca da Comuni e Province e oggetto di concessione dello Stato.

La riforma della Cassa depositi e prestiti, voluta dal ministro Tremonti due anni fa, ha segnato un passaggio epocale, non solo per il ruolo che la Cassa attualmente svolge, ma per il nuovo ruolo che questo strumento può assumere nel moderno processo di infrastrutturazione del Paese.

Il senatore Agostini prima ha ricordato alcuni passaggi importantissimi, come la rete delle telecomunicazioni, sulla quale dobbiamo colmare quel digital divide che ancora ci separa dal resto del mondo moderno. Ciò può avvenire se la Cassa depositi e prestiti può svolgere il suo ruolo nel modo più dinamico e flessibile, che gli viene appunto assegnato dalla riforma e che è oggetto delle modifiche del suo statuto.

Ricordo semplicemente che, di fronte a uno strumento di questa portata e di questa importanza per l'equilibrio economico e sociale del nostro Paese, il Parlamento deve poter continuare a svolgere la sua funzione e accompagnare, attraverso una corretta vigilanza, i processi che la Cassa ha davanti a sé, là dove occorre intervenire, oppure investire per sostenere i processi di moderna infrastrutturazione, che fanno i conti con equilibri finanziari sempre più delicati e quindi sempre più importanti, mettendo e rimettendo al centro del dibattito economico e finanziario il ruolo e le garanzie del lungo termine, rispetto alle moderne e nuove infrastrutturazioni.

Ritengo ad esempio auspicabile (ma questa è la mia personale opinione) che il ruolo della Cassa sia sempre più orientato verso le infrastrutture che ancora non ci sono, e che noi dobbiamo invece sapere e poter costruire, piuttosto che andare ad alimentare equilibri finanziari su concessioni già collocate, su vecchie infrastrutture, considerato che il processo di apertura al mercato e di liberalizzazione può tranquillamente assegnare questo ruolo al privato che investe nelle infrastrutture pubbliche, mentre considero importantissimo il ruolo che la Cassa depositi e prestiti può avere per il futuro del nostro Paese. A questo proposito, il ruolo del Parlamento non può venire meno. Il Parlamento, attraverso una Commissione di vigilanza che elegge all'interno dell'Aula, con una votazione che demanda ai parlamentari eletti il ruolo di vigilanza, può avere oggi alcune garanzie. Deve averne di ulteriori, secondo me, perché quei poteri e quel ruolo sono ancora stabiliti da un regio decreto del 1913. Se la Cassa depositi e prestiti è lo strumento più efficace e moderno che il nostro Paese mette in campo per l'infrastrutturazione del Paese, è giusto, secondo noi, che il Parlamento possa avere il ruolo che gli compete per quanto riguarda la vigilanza, mentre ritengo percorribile un'altra strada, ma non della stessa efficacia: quella che le Commissioni parlamentari possano essere sentite sugli investimenti, le scelte e le decisioni della Cassa depositi e prestiti. Se questa è la strada per la quale si vuole arrivare a congiungere una visione moderna e puntuale del ruolo del Parlamento con il nuovo ruolo della Cassa depositi e prestiti, si faccia pure, e si contempli in un unico testo il parere espresso dalle Camere con il ruolo della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti eletta dalla Camera dei deputati e dal Senato, per espletare quella funzione di controllo e vigilanza che non potrà più essere solo ex post, ma dovrà essere anche ex ante. (Applausi dei senatori Baldassarri e Morando).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.

Colleghi, a questo punto accantoniamo l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 7 del decreto-legge e riprendiamo l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5.

Ha chiesto di intervenire il ministro dello sviluppo economico, onorevole Romani. Ne ha facoltà.

ROMANI, ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, questo dibattito si svolge quaranta giorni dopo il disastro che ha colpito il Giappone e l'incidente gravissimo della centrale di Fukushima; quaranta giorni che hanno aperto un ampio dibattito a livello mondiale sulla produzione di energia da centrali nucleari, e che il Governo italiano ha utilizzato per dare coerenza alla propria strategia di approvvigionamento energetico.

Infatti, quarant'otto ore dopo l'incidente tutti i Governi europei, compreso quello italiano, sono stati convocati a Bruxelles per approfondire l'emergenza creata dall'incidente di Fukushima ed immaginare soluzioni, anche se fin dall'inizio si è registrata disomogeneità fra i diversi Paesi, pur nella comune esigenza di rafforzamento delle misure per accrescere i livelli di sicurezza e di standardizzazione. Ad oggi abbiamo Paesi come la Germania, che hanno portato già a conseguenze molto avanzate l'esigenza di rivedere la mappa delle proprie centrali, con particolare riguardo a quelle di prima costruzione, e Paesi come la Francia, che spingono sulla revisione ma non chiusura dei propri impianti, per alzarne invece il livello di sicurezza.

Nel successivo Consiglio europeo è nato il programma di stress test, cioè di verifica dei parametri delle centrali esistenti (circa 143 nell'Europa a 27, che divengono 195 se si comprendono i Paesi al di fuori dell'Unione europea) di prima e seconda generazione. Proprio la definizione dei parametri di sicurezza, che dovranno essere condivisi da tutti i Paesi e proposti, com'è intenzione, ai Paesi extraeuropei, è la priorità che le agenzie per la sicurezza dei diversi Paesi devono ora affrontare e risolvere.

Soltanto dodici giorni dopo l'incidente, il Consiglio dei ministri del 23 marzo decideva di inserire in un decreto-legge la cosiddetta moratoria, ossia la sospensione dei termini del programma nucleare già definito in precedenza, per dodici mesi. Una riflessione ritenuta opportuna proprio per garantire l'allineamento alle procedure europee prima citate.

Negli stessi giorni il Governo ha dato impulso alla creazione dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, della quale stiamo ora definendo gli aspetti organizzativi, con l'obiettivo di partecipare a pieno titolo al processo di analisi e definizione degli standard di sicurezza.

Tutto ciò è dimostrato dagli sviluppi del decreto-legge in conversione: prima una disposizione con cui è stata prevista la moratoria di un anno rispetto all'attuazione del programma per la realizzazione di impianti nucleari; poi l'emendamento presentato ieri, coerente con la decisione della moratoria, che ne sviluppa le conseguenze. Un serio approfondimento sui profili di sicurezza della produzione di energia da fonte nucleare non può essere vincolato a termini temporali, in ogni caso predefiniti. Occorre predisporre le condizioni perché possa avvenire nel modo più sereno e proficuo.

Del decreto legislativo n. 31 del 2010 e del decreto legislativo correttivo n. 41 del 2011 sono mantenute soltanto le disposizioni che riguardano il trattamento dei rifiuti e delle scorie radioattive derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e il decommissioning degli impianti pregressi. È evidente, infatti, che si tratta di attività importanti e delicate, che prescindono dalla realizzazione o meno di impianti nucleari e che è necessario svolgere nelle condizioni migliori possibili.

Nel frattempo, secondo le peggiori previsioni, la situazione della centrale di Fukushima non si è purtroppo normalizzata, anzi il livello di rischio è salito a quello attribuito all'incidente di Chernobyl. E la situazione è ancora in evoluzione.

L'Italia si trova in un Continente che ha già fatto la sua scelta per la produzione di energia nucleare: energia che importiamo e che viene prodotta ai nostri confini. Il nostro percorso di rientro nel programma nucleare, come era stato disegnato, era coerente con quel quadro e con le nostre esigenze energetiche.

Ora quel quadro è drammaticamente cambiato, e coerenza vuole che la riflessione tempestivamente aperta nel nostro Paese si tramuti in una strategia di revisione del programma stesso prevedendo: innanzitutto, una partecipazione a pieno titolo alla costruzione europea dei nuovi standard; in secondo luogo, una presenza industriale legittimata da una filiera esistente in Italia e che si stava preparando ad un suo rafforzamento; in terzo luogo, uno sforzo scientifico di approfondimento delle soluzioni avanzate per il «nuovo nucleare» europeo.

Quindi, una partecipazione a pieno titolo delle nostre istituzioni scientifiche e di ricerca, delle aziende della filiera nucleare, ai nuovi criteri che saranno stabiliti in Europa per le centrali che i singoli Stati, ma in un processo di coordinamento europeo, decideranno di mantenere in funzione.

Quindi, il quadro di compatibilità nucleare per l'Italia potrà essere chiaro solo dopo questi passaggi: è questo già un motivo ampiamente sufficiente per rinunciare oggi all'impostazione data nel 2009 e rinviare una decisione così importante al chiarimento complessivo in sede europea.

Ecco perché riteniamo che gli stessi cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull'onda dell'emozione, assolutamente legittima dopo l'incidente di Fukushima, senza avere sufficienti elementi di chiarezza.

In Europa, inoltre, dobbiamo essere forti di una strategia definita per avere voce in capitolo, non essendo un Paese con impianti nucleari sul nostro territorio.

Ricordo che 14 Paesi su 27 non hanno impianti nucleari, ma l'unico grande Paese a non averne è proprio l'Italia.

La campagna referendaria, e a maggior ragione un esito abrogativo del referendum, avrebbe messo decisamente in secondo piano le nostre posizioni, le richieste, le pressioni con cui vogliamo garantire invece sicurezza al nostro Paese.

La sindrome Nimby (not in my backyard) non ci deve travolgere. Noi dobbiamo parlare in Europa a pieno titolo perché la sicurezza dei nostri cittadini dipende dalle centrali installate in tutta Europa.

Il referendum, al contrario, non può abrogare al di fuori dei confini nazionali; non impone parametri di sicurezza, e quindi non dà nessuna garanzia di poter decidere standard, parametri, criteri validi per noi ma soprattutto per gli altri.

Ora si apre una fase ulteriore che impegna Governo e Parlamento nella scelta di un piano energetico nazionale in grado di garantire i consumi del Paese - previsti in aumento con l'uscita dalla crisi - a costi sempre più sostenibili per le famiglie e per le imprese. L'emendamento 5.800 infatti ridefinisce i contenuti della Strategia energetica nazionale che il Governo è chiamato ad adottare, eliminando peraltro il riferimento alla produzione di energia nucleare, in coerenza con le precedenti disposizioni dell'emendamento medesimo.

La Strategia, sulla base degli obiettivi e delle indicazioni fissati dall'Unione europea e dai competenti organismi internazionali, deve rispondere ad alcune esigenze fondamentali, alle quali per lungo tempo non si è prestata l'attenzione necessaria, con conseguenze pesanti dal punto di vista economico.

La prima esigenza a cui far fronte è quella relativa alla sicurezza della produzione di energia e alla sostenibilità ambientale; la seconda è quella che fa riferimento all'idoneità dell'approvvigionamento energetico sotto il profilo quantitativo, all'economicità per le famiglie e per le imprese e, al tempo stesso, all'attenuazione delle condizioni di dipendenza dai Paesi esportatori di petrolio e gas.

Per raggiungere queste finalità occorre impegnarsi per il potenziamento delle infrastrutture energetiche, per il sostegno alle attività di ricerca e sviluppo e per la promozione e valorizzazione delle filiere energetiche nazionali. Ed è chiaro che le attività di ricerca interesseranno il settore energetico nel suo complesso e saranno finalizzate a sviluppare tutte le soluzioni che potranno favorire il conseguimento degli obiettivi indicati.

È di un disegno complesso, da cui dipendono in misura importante le prospettive di sicurezza e benessere del Paese. Per questo, se da un lato è compito del Governo dimostrarsi in grado di delineare la strategia, dall'altro essa deve essere oggetto di riflessione, di confronto e, auspicabilmente, di condivisione nelle sedi istituzionali più qualificate. L'emendamento 5.800 prevede in proposito che la proposta del Governo sia sottoposta all'esame della Conferenza Stato-Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari.

Ora l'obiettivo - e non voglio rileggere il comma 8 dell'emendamento, che immagino conosciate bene - è quindi la ridefinizione della strategia energetica nazionale che, nell'alveo di quanto disposto dalla legge e prendendo in considerazione le disposizioni europee, sia in grado di garantire la diversificazione, anche sotto il profilo geografico, dell'approvvigionamento relativo alle fonti tradizionali, la promozione delle energie rinnovabili e l'appropriata considerazione dei risultati a cui porteranno gli approfondimenti di carattere scientifico e tecnico in materia di sicurezza del nucleare. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Colleghi, a seguito delle dichiarazioni del Ministro, per organizzare i lavori, proporrei di svolgere un intervento per Gruppo, qualora dagli stessi dovesse pervenire una richiesta in tal senso.

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, la ringrazio, soprattutto per l'opportunità che ci ha dato, con questo dibattito separato, di approfondire il tema.

Ieri ho seguito con interesse l'intervento del senatore Rutelli, che aveva detto: ma cos'è questa perplessità in Aula? Cosa significa? Rallegriamoci del fatto che il Governo finalmente ha capito di dover prendere una svolta su una decisione sbagliata. Condivido: ero uno di coloro che con tante critiche e osservazioni anche ironiche avevano preso la parola ogni qual volta si parlava del programma nucleare di questo Governo. Pertanto, mi rallegro anch'io. Però non nascondo che mi rimane la preoccupazione che tutto questo, non dico che sia una truffa, come ha scritto qualcuno oggi sui giornali, ma una mossa molto tattica per evitare il referendum che si terrà il 12 giugno.

Ieri il collega Mascitelli ha detto che questo è un Governo dei sondaggi: io direi invece che tutti i politici si orientano anche sui sondaggi, dai quali si è capito che il 12 giugno, per il Governo che ha fatto queste scelte, ci sarà il rischio di raggiungere il quorum e, naturalmente, anche di ottenere un risultato chiarissimo contro la scelta nucleare.

Avrei pertanto preferito - lo dico chiaramente - che il Governo rimanesse sulla moratoria. Condivido quanto ha detto oggi il ministro Romani, come giustamente anche il collega Gasparri ha ricordato ieri nel suo intervento, ossia che serve un tempo per approfondire il tema e consultarsi con gli organi europei al fine di trovare una scelta comune, ma lo si sarebbe potuto fare anche con una moratoria eventualmente prolungata a due o tre anni. Ora questo non si fa: con un emendamento in Aula, si annulla un programma che ormai è maturato negli anni, perché almeno tre anni fa si sono prese le prime decisioni. Si fa un dietro-front completo - e anche di questo si devono avvisare i cittadini italiani - molto attenuato adesso dalle dichiarazioni testé rese dal ministro Romani e anche dall'intervento del presidente del Gruppo PdL Gasparri.

In ogni caso colgo l'occasione per ripetere le perplessità che non ho solo io, ma che hanno tutti i cittadini che avrebbero espresso un voto contrario a questo referendum. Perché non li si lascia votare? È su questo aspetto che sono perplesso, trattandosi di una decisione molto importante.

Il Governo poteva anche orientarsi diversamente su questa decisione che avrebbe dovuto essere presa dal popolo e di cui i sondaggi già dicono l'esito, mentre in questo modo, con un emendamento e un solo giorno di lavoro, si toglie il referendum, senza alcuna garanzia che, una volta tranquillizzate le acque e dimenticato il dramma giapponese, il Governo non introduca poi con la stessa velocità, magari con un emendamento in Aula o anche più seriamente con un provvedimento legislativo mirato, tutte le norme che in questo momento si cancellano. Questa garanzia manca completamente.

Preferisco venire dunque ai motivi per cui oso esprimere le mie preoccupazioni sulla scelta del Governo, ripetendo quanto già detto nel corso della discussione generale sul tema in esame. Rispetto alla pericolosità del nucleare, si diceva che la tecnologia era ormai avanzata. Eppure, siamo di fronte al dramma giapponese, che voi vivete da lontano, mentre io lo vivo in famiglia, perché, come tanti sanno, ho sposato una giapponese, i cui genitori vivono a 200 chilometri da Fukushima, e vivono preoccupazioni giornaliere. Non è un avvenimento che come in Italia all'inizio ha fatto discutere. Ricordo, infatti, anche le parole del ministro Prestigiacomo che parlava del fatto che in Italia gli impianti sarebbero cento volte più sicuri di quelli giapponesi. Mi è venuto da ridere. Ma come si può sostenere una cosa del genere? Impianti cento volte più sicuri in un Paese, l'Italia, in cui non solo per eventi sismici è accaduto che sono crollati i tetti delle case! Ci rendiamo conto? (Applausi dai Gruppi PD e IDV e del senatore Pistorio). Qui si sta parlando di scorie atomiche quando l'Italia non è neanche capace di gestire quelle ordinarie, se si considera la continua emergenza di Napoli di cui si parla da anni e il fatto che ogni anno è necessario prevedere almeno due leggi per affrontare l'emergenza rifiuti di quella città. Ci si rende conto di cosa si sta facendo? La pericolosità è enorme.

PRESIDENTE. Senatore Peterlini, siccome credo si sia iscritto a parlare per il suo Gruppo anche il senatore D'Alia, volevo chiedere a quest'ultimo se intendeva intervenire o no.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Siccome era pervenuta una richiesta di intervento anche da parte della senatrice Sbarbati avevo bisogno di saperlo per regolamentare meglio i tempi. Dunque, senatore D'Alia, se lei è d'accordo lascerei qualche minuto alla collega Sbarbati.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Sono d'accordo, signor Presidente.

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, nel caso in cui non riuscissi a completare l'intervento, chiedo di poter allegare al Resoconto il mio intervento scritto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Stavo parlando della pericolosità, che vivo da vicino, e anche della paura che deriva dai rischi legati alle visite dei parenti di mia moglie provenienti dal Giappone. I medici parlano, infatti, anche di un pericolo legato alla trasmissione di radiazioni da parte delle persone. Questo esempio è soltanto per farvi capire quanto grande è il dramma.

Lo sapete che stanno ancora rovesciando, ed accadrà per altri sei mesi, il plutonio nelle acque dell'oceano? Quali saranno i rischi per il cibo che mangiamo, a partire dal pesce? Non credo, infatti, che le onde dell'oceano si fermino davanti alle isole del Giappone.

Oltre ai problemi che ho testé citato, vorrei spendere qualche parola anche sul costo di questi impianti, che non sono solo pericolosi, ma anche molto costosi. I costi per un impianto come quello di Olkiluoto, l'unico reattore di terza generazione, sono aumentati a 4,5 miliardi di euro. A questo vanno aggiunti i costi dell'uranio, che rappresentano un aspetto decisivo. I costi dell'uranio nel 2000 erano pari a 7 dollari al chilo; adesso si è arrivati a 120 dollari. Inoltre, si è parlato della dipendenza dall'estero per i nostri approvvigionamenti. Ed è giusto, è una grande preoccupazione, perché l'Italia importa molto di più (mi sembra si sia parlato in quest'Aula del 75 per cento) dall'estero di energia; ma anche il plutonio deve essere importato e i Paesi che lo producono sono pochi: ci sono il Kazakistan e l'Australia, che sono i più grandi produttori di uranio. E le risorse dureranno, con i 450 impianti attuali, per circa quarant'anni; ma se se ne costruiranno altri, quale durata avranno?

Arrivo al terzo punto. Si è parlato anche ieri, così come in questo dibattito, delle energie rinnovabili, dicendo che esse non possono coprire più di qualche punto percentuale del fabbisogno energetico. Qui si sbaglia sul concetto. Se si punta a una nuova politica, lo si deve fare con tutte le forze, indirizzando le scelte programmatiche del Governo e i conseguenti mezzi finanziari. Quanto stiamo spendendo noi per le rinnovabili in Italia? Invece di aumentare gli interventi, cosa ha fatto il nostro Governo? Ha ridotto i contributi per le rinnovabili, mentre tutti, compresi i parlamentari della maggioranza, si erano sforzati, anche in Commissione, di rimarcarne l'importanza, di evidenziarne le forti ricadute sull'imprenditoria locale, e di sottolineare la necessità di promuovere tali fonti di energia. Invece, poi si è detto: non ci sono i mezzi, e quindi operiamo tagli sul settore. Lo stesso è accaduto per il conto energia, in merito al quale mi sono permesso, insieme al collega Ferrante, di presentare un'interrogazione.

Ma attenzione a questa discussione. Non si tratta solo di energie rinnovabili. Si tratta di compiere tre scelte, di cui la prima è quella del risparmio energetico, la seconda è quella dell'aumento dell'efficienza dell'energia e solo la terza attiene alle rinnovabili. Mi soffermo sull'aspetto del risparmio. Avevo già citato un esempio. La provincia di Bolzano con la casa clima ha sviluppato molto di più di un'alternativa: ha sviluppato un marchio ormai europeo, addirittura mondiale, esportabile. Il palazzo della Provincia, in cui - per caso - ha sede l'assessorato all'ambiente, sosteneva una spesa annua per il riscaldamento pari a 96.000 euro. A seguito della ristrutturazione e della trasformazione del palazzo in casa clima, la Provincia spende solo 6.000 euro. Abbiamo costruito la camera di commercio a Bolzano - un palazzone - il cui bilancio energetico è pari a zero, cioè, essendo stato costruito ex novo, non sosterrà spese energetiche, e non ci saranno nemmeno i 6.000 euro restanti.

ASCIUTTI (PdL). Li paghiamo noi, nelle nostre bollette. Andiamo tutti a vivere a Bolzano.

PETERLINI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Basta investirli bene. I soldi per il nucleare c'erano, fino ad ora. La politica è fatta di scelte.

Concludo, signor Presidente, ringraziandola per la cortesia di avermi concesso la parola e, per non approfittare troppo del tempo che mi è stato dato, annuncio che depositerò il testo scritto.

Vorrei, da ultimo, spendere una parola di moralità, se in quest'Aula si può ancora fare.

Ma questa generazione è talmente egoista da non capire che i nostri figli avranno un pericolo grandissimo grave che penderà sulle loro spalle, con l'immondizia (e non solo con quella delle scorie che aumentano quotidianamente), con un debito pubblico enorme, che non siamo capaci di gestire, e che dovranno portarsi avanti nel tempo, e con la metà delle pensioni percepite dai loro padri? Possiamo poi aggiungere il pericolo - non parlo solo dei terremoti in Italia, essendo anche la nostra terra zona sismica - di attentati terroristici. Anche di fronte al miglior impianto realizzato, chi è in grado di escludere che proprio quello possa essere un bersaglio di attentati terroristici?

Pertanto, rivolgo l'appello al Governo e al ministro Romani, che ringrazio, di voler approfondire detto aspetto. Ringrazio anche il ministro Prestigiacomo, che ieri ha dichiarato che verranno fatte ulteriori ricerche. Credo che sia arrivato il momento di spostare le risorse e di destinarle anche alle ricerche su questi settori. Le alternative esistono. La provincia di Bolzano è arrivata al 55 per cento di copertura con energia alternativa, esclusi i trasporti, ed entro dieci anni vuole arrivare al 75 per cento. Usiamo esempi del genere. Venite a Bolzano a vederli.

Vi prego di prendere questa scelta sul serio, di far sì che non abbia solo lo scopo di spostare il referendum ma anche le risorse, le scelte economiche, quelle vere, di responsabilità, su un'altra via. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE, PD e IdV. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza di studenti
e ad una delegazione del Parlamento austriaco

PRESIDENTE. Onorevoli senatori, sono presenti in tribuna gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Pitagora» di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, che salutiamo, e una delegazione del Parlamento austriaco, a cui rivolgo il saluto dell'Assemblea, in particolare all'onorevole Fritz Grillitsch, presidente della Commissione agricoltura del suddetto Parlamento austriaco. (Applausi).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli senatori, prima di dare la parola al senatore Rutelli, devo fare due brevi comunicazioni.

Vi sono iscritti a parlare per circa trenta minuti. Pertanto, dovendosi concludere la seduta alle ore 13,30, non verranno effettuate votazioni; mi rivolgo a tutti i colleghi al fine di regolarsi sulla presenza o meno in Aula. Concluderemo questa seduta con la fine del dibattito e, se ci sono margini di tempo, con eventuali illustrazioni di emendamenti, per riprendere i lavori alle ore 15, o alle ore 15,30.

Poiché alle ore 14 si svolgerà una importante audizione in sede di Commissioni congiunte, mi rivolgo quindi all'opposizione e alla maggioranza per concordare unanimemente l'orario d'inizio della seduta.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, indico come orario le ore 15,30.

GASPARRI (PdL). Anch'io sono d'accordo sulle ore 15,30.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, così rimane stabilito.

Faccio un'ultima comunicazione in ordine alla tematica DEF.

Ieri sera, ho parlato personalmente con la presidente Bonino, che mi aveva interpellato alle ore 19,40 e che ho invitato a riferirvi di avermi contattato e di ribadire all'Aula quanto già evidenziato oggi dal presidente Chiti. Mi spiace che questo non sia avvenuto. Si sarà trattato di un disguido. In ogni caso, sono stato interpellato e ho parlato con la presidente Bonino.

Ad ogni buon fine, aggiungo di avere avuto questa mattina una lunga conversazione con il ministro Tremonti, nell'ambito della quale il Governo, nella persona dello stesso Ministro, assicura al Senato che il Documento verrà trasmesso all'Unione europea dopo aver acquisito le risoluzioni del Senato, ritenendo il termine del 30 aprile non perentorio; ciò, anche alla luce del fatto che - come ben sapete - la legge che impone la presentazione del DEF al Consiglio dei Ministri entro il 10 aprile è entrata in vigore il 14 aprile, per cui vi è stato uno scivolamento dei termini.

Il Ministro dell'economia si è assunto l'impegno, nei confronti del Senato e non del sottoscritto, che il provvedimento verrà trasmesso in Europa una volta acquisito il parere del Parlamento, e quindi di Camera e Senato. Volevo garantire su questo, avendo acquisito direttamente dal Ministro le informazioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2665 (ore 12,43)

RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signor Presidente, signor Ministro, la discussione che stiamo ora affrontando, e che è stata aperta dall'intervento appassionato del collega Peterlini non è di cortesia, o meglio un giro di opinioni politiche su un fatto molto rilevante.

Si tratta di una discussione necessaria e propedeutica alle votazioni che faremo oggi e pregherei il Ministro di dedicare attenzione al dibattito.

Perché questa discussione è rilevante? Nella seduta pomeridiana, nella quale ci occuperemo del tema del programma nucleare, attraverso gli emendamenti presentati e alla luce della svolta determinatasi ieri, dopo la presa di posizione da parte del Governo, dovremmo decidere esattamente che cosa si fa, e mi spiego.

È evidente a tutti che, poiché questa decisione interviene in pendenza di un referendum abrogativo, la volontà politica e istituzionale del Governo e della maggioranza, sottintendente le sue determinazioni giuridiche, sarà determinante per l'opinione che la Corte di cassazione esprimerà sul referendum. Occorre chiarire, infatti, se a prevalere sarà non l'impostazione che ha dato il ministro Romani questa mattina, alla quale tra breve mi richiamerò, ma quella data dal ministro Matteoli in un'intervista pubblicata oggi su «Il Messaggero», quando, a proposito della decisione del Governo, commenta che non solo la scelta non gli piace ma che si tratta di una sospensione.

È evidente infatti che, se questa fosse la posizione del Governo, o se comunque la posizione dell'Esecutivo desse adito ad una ambiguità sostanziale in materia, sarebbe molto difficile per la Corte di Cassazione, chiamata a valutare, una volta che le norme venissero licenziate, dal Senato prima e dalla Camera dei deputati poi, se tali norme siano in grado di superare lo svolgimento del referendum. Dico questo perché, se l'interpretazione del Governo fosse che non ci troviamo di fronte ad una effettiva abrogazione, ma ad una sospensione, il risultato sarebbe esattamente quello che si sarebbe registrato nel caso in cui fosse stata votata la norma inizialmente proposta dal Governo, ovvero una sospensione per un anno del programma nucleare. Infatti, è evidente, a parere di chiunque conosca la giurisprudenza della Corte di cassazione in questa materia, che nessuna norma di mero differimento della materia avrebbe la capacità di provocare un effetto di soppressione della scadenza referendaria, ragion per cui il referendum si terrebbe sul nuovo testo o comunque interverrebbe una decisione, che in ogni caso spetta all'organismo preposto, che è la Corte suprema di cassazione, per giudicare se gli obiettivi dei promotori del referendum siano stati conseguiti oppure no.

Ebbene, c'è un solo modo per conseguire l'obiettivo, signor Ministro: quello di abrogare le norme, ovvero di ottenere con estrema chiarezza e precisione lo stesso effetto che il referendum determinerebbe. A tal fine, io e i colleghi della componente Alleanza per l'Italia abbiamo presentato, in sede di esame di questo provvedimento, un emendamento quasi identico a quello che il Governo ha presentato successivamente, interamente soppressivo della parte che disciplina la materia riprodotta dal quesito del referendum. Lo dico perché, per usare una battuta comprensibile a tutti, non si può essere, come si diceva un tempo, un po' incinte: o c'è l'abrogazione o la sospensione. Non ci può essere una quasi abrogazione e una sospensione un po' più decisa: o si prevede l'abrogazione, e allora si ottiene un risultato, o la sospensione, e il risultato sarà diverso.

L'argomento che ci troveremo a discutere e ad esaminare oggi pomeriggio è molto serio, e non entro ora nel merito degli emendamenti, perché ce ne sono diversi che riguardano l'articolo 7, comma 1, lettera d) del decreto-legge n. 112 del 2008, che disciplina la Strategia energetica nazionale: si mantiene la Strategia energetica ma si sopprime il riferimento specifico al programma nucleare - come prevedeva la nostra proposta iniziale - oppure la si sopprime interamente. Ma a quel punto, signor Presidente, è evidente che toccherà al Parlamento, come è già avvenuto, legiferare su un nuovo programma energetico complessivo, e non certamente ad un decreto governativo di qualunque rango, da sottoporre meramente all'esame delle Commissioni parlamentari.

Evidentemente, anche in questo caso, la posizione del Governo non è stata convincente: non lo era l'altro ieri, perché non era credibile il programma nucleare presentato, né tanto meno lo era ieri quando, immediatamente dopo la tragica crisi dei reattori nucleari di Fukushima, il Governo e lo stesso ministro Romani si sono affrettati a dichiarare che non sarebbe cambiato nulla, che tutto sarebbe andato avanti come prima e di non farsi prendere dall'emotività. Apprezzo invece il fatto che oggi - credo che questo per il Governo sia un punto impegnativo, da assumere come tale esplicitamente da parte dell'Assemblea del Senato - il ministro Romani abbia affermato non solo che il quadro da allora è drammaticamente cambiato (cito testualmente), ma anche - e questo è il punto cruciale - che si tratta di un programma di fatto superato.

Quindi, oggi il Governo dichiara nell'Aula del Senato il superamento di un programma, determinato non dall'emotività conseguente agli eventi di Fukushima, ma da un'analisi che l'intero mondo economico, produttivo e scientifico che si occupa dell'energia nucleare ha dovuto avviare dopo la tragedia di Fukushima. Ricordo che, all'indomani dell'incidente alla centrale statunitense di Three Mile Island, gli Stati Uniti d'America fermarono per un quarto di secolo qualunque nuovo programma di installazione di centrali nucleari. È evidente che gli eventi di Fukushima hanno dimostrato - come ha poc'anzi ricordato il collega Peterlini - l'intrinseca insicurezza, anche nel luogo considerato da tutti come il massimo sotto il profilo della sicurezza e dell'avanzamento tecnologico, di un ciclo tipico delle centrali, che definiamo di terza generazione. Ciò risulta con clamorosa e drammatica evidenza dal fatto che, a distanza di tante settimane dall'evento, tale ciclo non sia stato ancora messo sotto controllo: il raffreddamento delle centrali non è ancora ripartito e le procedure di messa in sicurezza impiegheranno, secondo le autorità giapponesi, ancora tanti mesi, (non si sa quanti) per non parlare del recupero delle condizioni di vivibilità nell'area dei reattori di Fukushima, per il quale si parla, non di anni, ma di decenni.

Pertanto, la conseguenza non è soltanto strettamente in termini di sicurezza, come ovvio, ma è anche una conseguenza economica. Infatti, per innalzare ulteriormente, con riguardo al programma di centrali esistente, i requisiti di sicurezza intrinseci, sarebbero necessari investimenti del tutto incompatibili con il programma italiano. Dunque, salta il programma nucleare italiano non solo perché le centrali sono insicure, ma perché l'innalzamento, peraltro in un'area ad elevata sismicità qual è la nostra, dei requisiti di sicurezza avrebbe un costo incompatibile con le nostre esigenze.

Non dimentichiamo che il programma nucleare italiano, destinato a soddisfare il 25 per cento del nostro fabbisogno elettrico, in questo modo potrebbe soddisfare circa il 5 per cento del fabbisogno energetico complessivo del nostro Paese; si passerebbe, poi, da una previsione di spesa di 30-35 miliardi di euro ad una di 50 miliardi di euro - fase - per soddisfare quel fabbisogno, e ciò sarebbe totalmente sproporzionato ed insostenibile.

Signor Presidente, ciò che è avvenuto negli anni passati è privo di trasparenza, perché il Governo non ha mai detto in quali aree tali centrali sarebbero state collocate. Ricordo come annotazione politica che, quando il presidente del Consiglio Berlusconi si recò in Puglia per la campagna elettorale in occasione delle elezioni regionali dell'anno scorso, a sostegno dei suoi candidati dichiarò che in quella Regione non sarebbero state costruite centrali nucleari. Aveva ben chiara la popolarità dell'insediamento, e oggi sappiamo che è ancora più chiara, ed è per questo motivo che si tira indietro.

Infine, per quanto riguarda gli altri referendum, sottolineo che oggi il legislatore si occupa del nucleare e ha tutto l'interesse a chiudere questo capitolo una volta per sempre. Gli altri referendum sono un'importante questione politica che ovviamente ci sta a cuore, ma che non può condizionare le forze dell'opposizione sino al punto di spingerle ad esprimere quasi un dispiacere dinanzi all'eliminazione in Parlamento del programma nucleare perché in questo modo non si potrebbero raggiungere i quorum su altri referendum. Oggi ci occupiamo del nucleare, e su di esso c'è una presa di posizione di un'importanza straordinaria, che ci proietta, signor Presidente e signor Ministro, in una direzione nuova, completamente nuova.

Sono d'accordo anche sull'orizzonte europeo. Credo che l'Italia debba proporre una sorta di Comunità europea, come fu alla nascita dell'Europa unita con la Comunità europea del carbone e dell'acciaio.

PRESIDENTE. Senatore Rutelli, la invito a concludere.

RUTELLI (Misto-ApI). Mi perdoni, signor Presidente, mi avvio a conclusione. Noi oggi dobbiamo proporre una Comunità europea dell'energia che si occupi della quarta generazione nucleare, delle reti e, come lei ha detto, del grid; che si occcupi anche, come ha chiesto l'ENI, di mettere in comune i tubi per la diffusione del gas, ma, soprattutto, dell'autosufficienza energetica dell'Europa e dell'Unione europea. È un grande orizzonte al quale l'Italia arriva con la fortuna di non avere sul groppone 35 miliardi da spendere in un programma vecchio, obsoleto e oggi fallito. Quindi, guardiamo con più speranza al futuro e a questa pagina di oggi come un grande appuntamento che segna una svolta per la politica energetica e ambientale nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI e PD e dei senatori Pedica e Pistorio).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, onorevole Ministro, colleghi, chi non muore si rivede. E si rivede a stretto giro di posta.

Voglio subito fare una precisazione per evitare spiacevoli confusioni: è da un anno che l'Italia dei Valori ha costretto il Paese - per Paese intendo la politica e la società nelle sue molteplici e complesse articolazioni - a discutere dell'energia nucleare. Noi non avevamo e non abbiamo un approccio ideologico all'energia atomica, ma sappiamo, signor Ministro, che il nucleare sicuro è quello che non c'è.

Per questo, il mio partito, da solo, è al servizio del Paese da un anno a questa parte raccogliendo le firme per il referendum abrogativo, non tanto e non solo delle norme che consentono - lo dirò più avanti - il ricorso al nucleare, ma per mettere un altro punto esclamativo alle cicliche e dannate conversioni sull'energia mortale nucleare. Un primo punto fermo noi italiani lo avevamo messo nel 1987, ma l'arroganza, la cecità e l'interesse di questo Governo ci avevano portati verso un vicolo chiuso. (Applausi dal Gruppo IdV).

Oggi siamo lieti che tanti - tanti davvero - siano venuti sulle nostre posizioni e siamo ancora più lieti che il problema della produzione di energia nucleare sia posto all'attenzione dei cittadini italiani con le criticità, le preoccupazioni e le paure che gli italiani hanno.

Come sempre, il Governo ha scelto strade diverse e poi, quasi folgorato sulla via di Damasco, dopo un decreto in cui aveva parlato di moratoria nucleare e molteplici apparizioni in quest'Aula (l'ultima è avvenuta il 7 aprile 2011, quindi ben oltre l'11 marzo del 2011), ha sostenuto la indifferibilità e la necessarietà di questa scelta.

Il ministro Prestigiacomo lo ha detto ieri; il ministro Gelmini lo ha detto ieri; il ministro Matteoli lo dice oggi: il Governo non ha alcuna intenzione di abbandonare il nucleare. Ha scritto una norma di moratoria in maniera diversa, come adesso dimostrerò. D'altra parte, con i Resoconti parlamentari, con la relazione del Ministro e con l'interpretazione autentica della volontà del Governo, la Corte di cassazione, prima, e la Corte costituzionale, poi, apprezzeranno e manderanno alle urne anche sul nucleare il 12 e il 13 giugno prossimi. (Applausi dal Gruppo IdV).

Lei, Ministro, questa mattina ha parlato di revisione del programma nucleare, del nuovo nucleare europeo, al quale noi partecipiamo, della filiera del nucleare, del rinvio del nucleare. Voi il nucleare non lo volete cancellare. Lo volete solo differire. Ma se questo non è, il Governo può tranquillamente dare parere favorevole agli emendamenti da noi presentati, con i quali si cancella definitivamente il ricorso all'energia atomica e, in via definitiva e permanente, si mette quel famoso secondo punto esclamativo che, diversamente, metterà il referendum. Altrimenti, e mi dispiace che il collega Peterlini non condivida questa affermazione, mentre io condivido per intero il suo intervento, ci troveremmo di fronte - ma con questo Governo, mi consenta, Ministro, non ci meravigliamo - ad una truffa colossale, ad un imbroglio epocale, ad una patacca monumentale, ad un gioco delle tre carte indegno di un Governo serio. (Applausi dal Gruppo IdV e dal senatore Peterlini).

Vorrei ricordare che al primo comma di questo emendamento 5.800 non si fa riferimento alla soppressione del nucleare. Ci si affida invece all'Agenzia per la sicurezza nucleare - ma se non facciamo più il nucleare, non abbiamo neanche più bisogno di tale Agenzia - e si attendono le decisioni dell'Europa in materia di sicurezza. Dopodiché, al comma 8, dopo la patacca monumentale di cui parlavo prima, che sarebbe la presunta soppressione degli articoli, si dice che, entro 12 mesi - ovviamente è la lettura che dà il mio Gruppo - si farà rientrare dalla finestra quel che voi fate uscire dalla porta. Questo non è, perché dobbiamo mettere una parola finale: diversamente, noi andremo al referendum.

La preoccupazione vera, ministro Romani, per questa soppressione, è non portare il popolo italiano a votare: quel popolo italiano che avrebbe cancellato il Governo che, ogni giorno, ci dice di avere il consenso degli elettori (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini). Voi lo sapete perfettamente, e quindi, per non cadere nella legittima trappola della democrazia, legittimamente messa in campo, il Governo s'inventa una soluzione che imbroglia gli italiani. Al presidente Berlusconi non interessa un fico secco dell'energia nucleare. (Applausi dal Gruppo IdV). Al presidente Berlusconi interessa del legittimo impedimento, quindi del fallimento di tutta la sua politica giudiziaria, per affrancarsi, sempre e comunque, dalla sua posizione di plurimputato.

Ecco perché, o il Governo metterà una parola fine determinata, altrimenti, come ha scritto una raffinata penna come quella di Gramellini, se io fossi un nuclearista mi sentirei seccato da questa repentina girata di tacchi del Governo, che non è stata nemmeno motivata. Anzi, in quest'Aula, e i Resoconti ce lo diranno, il Governo ha detto: «Attendiamo un momento, imbrogliamo il Paese, e poi ritorneremo al nucleare».

Per questo, signor Ministro, il Governo, per non fare il referendum dia parere favorevole agli emendamenti che l'Italia dei Valori ha presentato che cancellano definitivamente il nucleare. Altrimenti si voti. Quando lo si farà - ed i referendum comunque si faranno - il Governo avrà una batosta enorme - anche sul nucleare. E questo Governo dovrà andare a casa. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e del senatore Peterlini).

CAGNIN (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAGNIN (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, le gravi vicende dei reattori giapponesi impongono una pausa di riflessione sullo sviluppo dell'energia nucleare nel nostro Paese. L'emendamento presentato dal Governo al decreto in discussione è una chiara presa di responsabilità da parte dell'Esecutivo ed accoglie le aspettative dei cittadini in merito ad un'ulteriore riflessione su una problematica che mai come in questi giorni suscita preoccupazione ed incertezza.

L'intervento del Governo si allinea con gli orientamenti degli altri Paesi europei che stanno rivedendo le loro politiche energetiche al fine di garantire un più alto livello di sicurezza e di riconsiderare gli aspetti relativi all'impatto economico. Come evidenziato dal ministro Tremonti nel corso di una recente audizione a Bruxelles, occorre rilanciare un grande piano europeo per le fonti rinnovabili e la ricerca di energie alternative con riferimento ad una analisi economica che tenga conto, oltre che dei costi relativi allo smaltimento e messa in sicurezza delle vecchie centrali, del calcolo del rischio radioattivo, poiché se è vero che i benefici a livello locale sono inconfutabili, le ripercussioni negative generali sono forti.

Resta di fatto la necessità di approfondire la tematica relativa alle fonti energetiche rinnovabili, quali fonti di importanza strategica per la protezione dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile. La Lega Nord, nel sostenere l'opportunità strategica per il Paese di approfondire lo studio di una politica energetica fondata sul nucleare, ritiene comunque indispensabile sviluppare piani energetici che tengano conto delle fonti rinnovabili anche ai fini della sicurezza degli approvvigionamenti nell'ambito del mercato interno dell'elettricità, come segnalato in una recente mozione presentata a quest'Assemblea che impegna il Governo a concordare una strategia di azione con tutti gli operatori del settore ed a definire un sistema graduale di incentivi al fine di garantire una continuità di finanziamenti, in particolare, sul settore fotovoltaico. (Applausi dal Gruppo LNP).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, vorrei ringraziarla innanzitutto per aver consentito questo dibattito, peraltro anche su richiesta del nostro Gruppo parlamentare, e vorrei ringraziare il ministro Romani per essere presente. É chiaro che l'emendamento che il Governo ha presentato cambia la radicalmente politica energetica del Governo. Questa è una scelta che non può non essere oggetto di un dibattito pubblico, di un dibattito parlamentare, di un confronto sul merito delle questioni, perché è una scelta che comunque, nel breve, medio e lungo periodo, inciderà profondamente sul sistema economico produttivo del nostro Paese, sulla sua competitività a livello internazionale ed anche sulla politica estera del nostro Paese. Infatti dal punto di vista energetico noi dipendiamo parecchio dalla Russia, parecchio dalla Libia (e oggi dalle tensioni che ci sono in quell'area del Nord Africa), nonché anche, per l'energia nucleare, dalla Francia, con cui com'è noto abbiamo ottimi rapporti, e dal resto dei Paesi che sono produttori di energia nucleare. Quindi, si tratta ovviamente di una scelta che cambia radicalmente il contesto in cui siamo chiamati ad operare.

Capisco che sarò sgradevole, ma credo che ricordare le posizioni nette che il Governo, a cominciar dal Presidente del Consiglio, ha assunto su questo tema non faccia male.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 13,08)

(Segue D'ALIA). Il presidente Berlusconi disse (e io ne sono convinto): «Oggi nessun Paese può rinunciare; non è possibile stare fuori alla possibilità di creazione dell'energia dell'atomo ed entro questa legislatura metteremo la prima pietra sulla prima centrale nucleare».

Stesse dichiarazioni sono state rese dal suo predecessore, il ministro Scajola: «Il programma italiano per l'energia nucleare procede secondo la tabella di marcia e nel 2013 comincerà la costruzione della prima centrale. Il nostro programma nucleare è complesso, procede nei tempi previsti. Il Parlamento italiano ha approvato tutta la legislazione...». E vi risparmio il resto.

Anzi, addirittura il Presidente del Consiglio, con la sua solita, ovvia e anche professionale dimestichezza con la comunicazione pubblica, ha proposto un progetto con la RAI per alcuni spot mirati a convincere gli italiani della sicurezza di nuove centrali nucleari che il Governo ha intenzione di costruire.

Ancora, la ministra dell'ambiente, onorevole Prestigiacomo, ha dichiarato: «Abiterei tranquillamente accanto ad un termovalorizzatore e ad una centrale nucleare». Questa è la dichiarazione del ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo in un intervento reso all'inserto «Sette» del «Corriere della Sera». «Sono reduce», diceva entusiasta la Ministra «dagli incontri parigini per gli accordi sul nucleare e sono sempre più convinta. Si dovrebbero organizzare dei pellegrinaggi per andare a vedere come vivono le famiglie accanto agli impianti nucleari francesi. I territori che ospitano gli impianti hanno molte compensazioni: tasse, costo dell'energia», e anche la tinteggiatura verde; diceva così, insomma, di tutta la politica energetica anche del Governo francese, oltre che di quello italiano.

Queste le dichiarazioni rese dopo la tragedia di Fukushima: «Seguiamo con dolore», cito sempre testualmente il ministro Prestigiacomo «e preoccupazione le vicende giapponesi, ma trovo la polemica italiana offensivamente macabra. Gli impianti di Fukushima sono costruiti con una tecnologia vecchia di cinquant'anni, molto diversa dalle centrali di terza generazione che saranno costruite nel nostro Paese». In questo contesto, ancora, la ministra Prestigiacomo (Ministro dell'ambiente: lo ricordo per chi non lo sapesse) sosteneva: «La linea italiana rispetto al programma nucleare chiaramente non cambia. Seguiamo con sgomento la situazione in Giappone, senza nessuna sottovalutazione, ma neanche si deve speculare. Non era ancora finito l'effetto dello tsunami che già in Italia gli antinuclearisti sfruttavano la catastrofe a fini domestici; questo è sciacallaggio politico». Non vorrei, signor Ministro, che anche il vostro emendamento possa essere interpretato - spiegatelo all'onorevole Prestigiacomo - come un atto di sciacallaggio politico.

Mi fermo e non cito ovviamente le sue dichiarazioni precedenti e successive alla tragedia di Fukushima; voglio dire che è cambiata radicalmente ed irreversibilmente la scelta del Governo che ha cancellato dal piano energetico nazionale il nucleare per ieri, oggi e domani. Infatti, dobbiamo stare agli atti e non alle interpretazioni: l'emendamento che voi avete presentato ricopia esattamente il quesito referendario e quindi abroga, da tutto il corpus legislativo in materia di energia, il nucleare. All'esito della votazione che faremo nel pomeriggio in Parlamento, il nucleare sarà cancellato definitivamente, così come lo è stato all'esito del referendum del 1987 dal dibattito (perché noi non abbiamo centrali), dalla ricerca e dalle scelte di politica economica ed energetica, che noi anche abbiamo sostenuto per tentare di rendere più autonoma e quindi più sicura l'economia del nostro Paese e anche rendere meno costosa la produzione di energia, soprattutto per le famiglie italiane e per i cittadini italiani.

Dico questo, perché dobbiamo giocare a carte scoperte. La vostra decisione, che ha modificato il testo dell'articolo 5 che prevedeva una sospensione delle procedure di localizzazione e realizzazione degli impianti per un anno, la cosiddetta moratoria, è stata presa non per paura - come lei in qualche modo ha voluto anche adombrare - del disastro nucleare di Fukushima, ma per paura del referendum. Allora è chiaro, ne prendiamo atto: voi avete paura del confronto elettorale, avete paura di un dibattito pubblico in cui ci si schieri su questi temi.

Noi abbiamo un'idea, voi ne avete un'altra, l'avete cambiata. È lecito cambiare idea; non è lecito cambiare idea per convenienza e non per convinzione, e non è lecito non affrontare un dibattito dal punto di vista politico che sia trasparente e pubblico su temi che riguardano la vita e il futuro dei nostri figli e del nostro Paese.

Proprio per questa ragione, signor Ministro, lei comprenderà che voi avete tentato di applicare - e non bene - una vecchia regola democristiana che diceva sostanzialmente questo: un problema rinviato è mezzo risolto. Voi, più che la regola democristiana, avete applicato la regola di Scilipoti: scansiamo opportunisticamente ogni questione che si mette in mezzo al nostro cammino e che possa in qualche modo essere d'intralcio alla sopravvivenza di questo Governo; decidiamo di non decidere; bivacchiamo con la complicità di più o meno interessati e responsabili parlamentari del nostro Paese.

La questione fondamentale è una: in questo Paese il problema più grave che abbiamo, come abbiamo scoperto a seguito dell'applicazione della regola di Scilipoti, è la legge sull'agopuntura. Allora occupiamoci, in questi due anni di legislatura, della medicina omeopatica e dell'agopuntura, tanto caldeggiata dal programma di governo di Iniziativa Responsabile. Il nucleare e il fabbisogno energetico non sono delle priorità, come non lo è la questione della ristrutturazione industriale del Paese; rifacciamoci una nostra piccola grande IRI con la Cassa depositi e prestiti, come stiamo facendo in questo decreto; anziché regolare il mercato, facciamoci noi il mercato, tanto abbiamo da tempo questa cultura, e chi presiede questo Governo più degli altri; godiamo quindi di questa spensierata insipienza, che porterà il vascello a navigare: fino a quando sul vascello ci siamo noi bene, poi il resto si vedrà.

È un po' come la decisione del Documento di economia e finanza: si rinvia al 2014 una manovra economica da 40 miliardi, perché tanto poi chissà se ci sarete voi al Governo; chi ci sarà ci penserà, e della finanza pubblica chi se ne dovrà occupare se ne occuperà. Questo modo di affrontare le questioni è da irresponsabili per la parte politica e gli elettori che voi rappresentate, o avevate la presunzione di rappresentare, ma soprattutto per gli interessi del Paese.

Mi avvio alle conclusioni signora Presidente. Tutto ciò, sostanzialmente, pregiudica ancora di più il futuro di questo Paese dal punto di vista energetico, non avendo voi indicato un'alternativa e fatto scelte di questo tipo: cioè l'abrogazione di norme che riguardano il nucleare, la cancellazione anche della ricerca, dell'approfondimento, della ricerca sulla ricerca, e quant'altro. Non mi riferisco alla realizzazione di centrali, anche se a sentire scienziati come Margherita Hack, che certamente è un'ambientalista, e non mi sembra sia una furiosa nuclearista, o altri, a cominciare dal professor Veronesi, appare impossibile che si possa verificare dal punto di vista geologico una tragedia come quella di Fukushima nel Mediterraneo.

Certamente Fukushima pone un problema, perché tutti gli incidenti nucleari che ci sono stati al mondo fino ad ora sono stati frutto di un errore umano; per la prima volta siamo in presenza di un errore progettuale. L'errore progettuale è stato quello di sottovalutare il rischio del verificarsi di uno tsunami, prevedendo muri a difesa dell'impianto di dimensioni non adeguate a resistere a questo tipo di onda e, quindi, sottovalutando la possibilità che in quel territorio e in quelle condizioni vi potesse essere un effetto di quella natura (che si verifica una volta ogni 1.200 anni, dicono alcuni, e che però si è verificato).

A fronte di ciò avete sempre dichiarato, e noi eravamo d'accordo con voi: «Mai prendere scelte sulla scorta delle emozioni e mai sottoporre a strumentalizzazioni o a sciacallaggio politico» - come ha detto il Ministro dell'ambiente - «scelte che riguardano il futuro economico e sociale e delle imprese di questo Paese».

Voi avete fatto l'esatto opposto: anziché porvi il problema di un approfondimento delle condizioni di sicurezza, ci consegnate a Sarkozy per l'energia atomica, alla Libia e alle sue tensioni, e a Putin per quanto riguarda l'approvvigionamento del gas. Tutto ciò avrà un impatto negativo sui conti del nostro Paese, sul bilancio delle famiglie, e questa è una bolletta che paghiamo grazie alla vostra azione e alla vostra inazione di Governo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE ePD e dei senatori Pistorio e Baldassarri. Congratulazioni).

MENARDI (CN-Io Sud). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MENARDI (CN-Io Sud). Signora Presidente, la sicurezza è misurata in termini di rischio e il rischio dipende dalla sicurezza della macchina e dell'infrastruttura di sostegno e, quindi, dalla natura di affidabilità della stessa ed è misurabile con test da fatica e da stress che, se superati, rendono l'impianto sicuro.

Ciò è capitato a Chernobyl dove il 26 aprile 1986, in seguito ad errori del personale, irresponsabilità dei dirigenti ed errori di progettazione, durante l'esecuzione di un test nella locale centrale elettronucleare, nel corso di una simulazione di guasto al sistema di raffreddamento, le barre di uranio del nocciolo del reattore nucleare si surriscaldarono per davvero fino alla fusione del nocciolo del reattore 4, con due conseguenti esplosioni.

Una seconda sorgente di rischio naturale sono, ad esempio, terremoti e maremoti con conseguenti tsunami. È il caso giapponese di Fukushima.

È del tutto evidente che questo è un rischio più difficile da valutare. Infatti, nel caso specifico del Giappone, la centrale ha superato il rischio del terremoto, pur essendo il terzo per intensità misurato al mondo nella storia dell'uomo (magnitudo 9), ma non era stato previsto che l'onda dello tsunami, alta 14 metri, avrebbe messo fuori uso i contatti elettrici e le pompe per il sistema di raffreddamento dei reattori, provocando quindi il surriscaldamento delle barre di combustibile fino alla parziale fusione di alcune di esse.

Ragionando pertanto con freddezza e lucidità, possiamo affermare che la tecnologia per la produzione di energia elettrica con l'atomo è sicura.

Ringrazio il signor Ministro per le spiegazioni che ci ha fornito perché, alla luce di quanto ho appena finito di dire, se noi affrontassimo questo dibattito con serenità credo che, valutate le ragioni di sicurezza, avremmo svuotato il dibattito. In realtà, non è così, perché la scelta sul nucleare, come è stato detto e scritto, come pure la presentazione dell'emendamento 5.800, non sono motivate da ragioni scientifiche, ma da opportunità politiche.

È evidente che un referendum in queste condizioni di emotività, non solo per il disastro di Fukushima ma anche per il modo in cui si affrontano da anni questi temi in Italia, avrebbe segnato definitivamente l'uscita dell'Italia da questo tipo di tecnologia. Non mi riferisco alla costruzione degli impianti, ma allo sviluppo della ricerca.

Il modo politico dissennato con cui noi ci avviciniamo al referendum, peraltro, è testimoniato da una serie di e-mail che sono arrivate alla nostra posta elettronica in questi giorni, nelle passate settimane. Ve ne leggo una simpatica in cui si legge che se passa il si per dire no al nucleare, Berlusconi non potrà più far arricchire i suoi amici imprenditori con i nostri soldi e la nostra salute.

Senatore D'Alia, io sono assolutamente d'accordo con Gramellini. La presentazione dell'emendamento appare una repentina inversione, e lo è rispetto a ciò che è stato detto fino ad oggi, ma è l'unico modo che noi abbiamo di salvare la ricerca in questo settore. Io spero che in futuro possano svilupparsi centrali nucleari in Italia), perché, se passasse il referendum, ci troveremmo esattamente nella situazione in cui, unico Paese al mondo, ci siamo trovati negli anni passati. Dopo Three Mile Island negli Stati Uniti non hanno pensato di non costruire più centrali nucleari. Dopo Chernobyl, nel resto del mondo, non si è pensato di non costruire più centrali nucleari, anzi lo sviluppo del nucleare è continuato. Solo in Italia siamo riusciti, dopo Chernobyl a dire no al nucleare; se dovesse passare il referendum del prossimo giugno, rischieremmo di trovarci nella stessa situazione.

Quindi, secondo me, bene ha fatto il Governo a proporre questo emendamento che, come ha giustamente detto il senatore D'Alia, mette una pietra sul dibattito politico sul nucleare. E se Dio vorrà, magari in un altra stagione, con mente fredda e lucidità, con un nuovo piano energetico, potremo finalmente dare risposte ai bisogni energetici dell'Italia anche attraverso l'introduzione del sistema di produzione di energia elettrica attraverso l'atomo. (Applausi del senatore Fantetti).

PRESIDENTE. Colleghi, gli interventi dei senatori Baldassarri, Bubbico, Sbarbati e Possa saranno svolti nella seduta pomeridiana, alle ore 15,30. Ringrazio il ministro Romani, che sarà in Aula, per la sua disponibilità.

Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sui tempi di predisposizione del bilancio interno del Senato

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, volevo ricordare al senatore Menardi che non abbiamo abolito il nucleare a seguito di Chernobyl, ma che c'è stato un referendum popolare dove il popolo sovrano a maggioranza ha votato per il sì all'abrogazione. (Commenti del senatore Menardi). Non si evinceva dalla conclusione del suo intervento, ma non ho chiesto la parola per questo.

Avendo verificato che stamattina sono arrivate delle risposte dalla Presidenza del Senato, mi trovo ancora una volta a chiedere di avere una risposta a una richiesta che si potrae ormai da tre mesi relativamente alla data in cui verrà distribuito ai senatori il bilancio interno del Senato.

Per lo svolgimento di un'interrogazione

NEGRI (PD). Signora Presidente, la signora Irma Bertoni di Mondovì, gravemente ammalata da alcuni decenni ormai per una trasfusione errata di plasma, è una di quelle oltre 7.000 persone che avevamo chiesto di attenzionare, di rispettare con un'interrogazione presentata dai senatori Bosone, Negri, Sanna e da molti altri membri della Commissione sanità (la 3-01371). È una di quelle persone che, dopo il decreto ministeriale n. 132 del 28 aprile 2009 e dopo la circolare ministeriale del 20 ottobre 2009, avevano dovuto rifare tutte le domande per vedere rivisti i loro diritti agli indennizzi. In questa articolata interrogazione avevamo suggerito cose importanti al Ministero e avevamo chiesto di sapere come stanno andando le nuove pratiche e i nuovi indennizzi. L'interrogazione era del giugno 2010; chiediamo adesso con molta urgenza e determinazione che questa risposta ci sia data, perché ci sono molte persone che soffrono del loro male e delle assurdità della burocrazia ministeriale. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Solleciteremo la risposta del Governo.

Su notizie di stampa relative all'utilizzo di apparati elettronici
da parte dei parlamentari

MARINO Mauro Maria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO Mauro Maria (PD). Signor Presidente, nella rassegna stampa di oggi, in un articolo intitolato «In Parlamento è iPad mania», a parte tutta una serie di considerazioni volte a considerare il comportamento dei parlamentari come macchiettistico - e non dico altro - si legge anche: «La passione per la tavoletta è trasversale: tutti i deputati e i senatori di qualunque partito lo hanno avuto in dono lo scorso Natale dai rispettivi partiti, pagato con i soldi degli italiani (il modello base costa circa 500 euro)». Penso che di fronte a falsità di questo tipo non ci debba essere l'intervento dei singoli, ma del Consiglio di Presidenza del Senato. (Applausi dal Gruppo PD).

Ci deve essere qualcuno che tutela la nostra dignità. Mi limito a fare questa osservazione a lei, sperando che la riferisca, dopodiché ognuno si sentirà libero di comportarsi come vuole. Penso che sia in ballo la dignità delle istituzioni e dei singoli membri che ne fanno parte. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei; porterò la questione all'attenzione del presidente Schifani e dei senatori Questori, perché credo che quando si esagera si esagera.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 15,30, anziché alle ore 15, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,29).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo (2665)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE

Art. 1.

    1. È convertito in legge il decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, recante disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonché per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

ARTICOLO 5 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 5.

(Sospensione dell'efficacia di disposizioni del decreto legislativo n. 31 del 2010)

        1. Allo scopo di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui parametri di sicurezza, anche in ambito comunitario, in relazione alla localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, per un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto resta sospesa l'efficacia delle disposizioni degli articoli da 3 a 24, 30, comma 2, 31 e 32 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.

        2. In deroga a quanto disposto dal comma 1, la sospensione dell'efficacia non si applica alle disposizioni individuate nel medesimo comma nelle parti in cui si riferiscono alla localizzazione, costruzione ed esercizio del Parco tecnologico e del deposito nazionale.

EMENDAMENTI

5.1

DELLA SETA, FERRANTE, BUBBICO, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 5. - (Abrogazione del decreto legislativo n. 31 del 2010). - 1. È abrogato il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31».

5.301

MOLINARI, RUTELLI

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 5.

(Abrogazioni)

        1. È abrogato il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.».

5.800 testo corretto/100

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento 5.800 (testo corretto), sostituire il comma 1, con il seguente:

        «1. Al fine di garantire la sicurezza ambientale e delle popolazioni, il nucleare è escluso dalle fonti di produzione di energia».

        Conseguentemente, al comma 8, dopo le parole: «adotta la Strategia energetica nazionale che», inserire le seguenti: «in ogni caso, non contempla la realizzazione di nuovi impianti nucleari e», indi, al secondo periodo, dopo le parole: «Nella definizione della Strategia», inserire le seguenti: «che in ogni caso esclude la realizzazione di nuovi impianti nucleari,».

5.800 testo corretto/101

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento 5.800 (testo corretto), al comma 1, sopprimere le parole da:«Al fine» fino a: «Unione europea».

5.800 testo corretto/102

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento 5.800 (testo corretto), al comma 1, sostituire le parole: «sono si procede alla definizione e attuazione del», con le seguenti: «è abrogato il».

        Conseguentemente, al comma 8, dopo le parole: «adotta la Strategia energetica nazionale che», inserire le seguenti: «in ogni caso, non contempla la realizzazione di nuovi impianti nucleari e», indi, al secondo periodo, dopo le parole: «Nella definizione della Strategia», inserire le seguenti: «che in ogni caso esclude la realizzazione di nuovi impianti nucleari,».

5.800 testo corretto/103

FERRANTE, BUBBICO, AGOSTINI, DELLA SETA, LEGNINI, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI

All'emendamento 5.800 (testo corretto), sostituire il comma 2, con il seguente:

        «2. All'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n, 133, la lettera d) è soppressa».

        Conseguentemente, sopprimere il comma 8.

5.800 testo corretto/104

AGOSTINI, BUBBICO, FERRANTE, LEGNINI, DELLA SETA, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI

All'emendamento 5.800 (testo corretto), sopprimere i commi da 3 a 8.

5.800 testo corretto/105

AGOSTINI, BUBBICO, FERRANTE, LEGNINI, DELLA SETA, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI

All'emendamento 5.800 (testo corretto), sostituire il comma 3, con il seguente:

        «3. Alla legge 23 luglio 2009, n. 99, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) l'articolo 25 è soppresso;

            b) l'articolo 26 è soppresso».

5.800 testo corretto/106

BUBBICO, FERRANTE, AGOSTINI, DELLA SETA, LEGNINI, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI

All'emendamento 5.800 (testo corretto), sostituire i commi 5 e 6 con i seguenti:

        «5. Il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, è abrogato.

        6. Il decreto legislativo 23 marzo 2011, n. 41, è abrogato».

        Conseguentemente, sopprimere il comma 7.

5.800 testo corretto/107

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento 5.800 (testo corretto), al comma 5, dopo la lettera j), inserire la seguente:

            «j-bis) all'articolo 27, comma 11, del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, al primo periodo, dopo le parole: "parere vincolante dell'Agenzia", inserire le seguenti: "previa acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della Regione sul cui territorio ricade la proposta di localizzazione del sito e d'intesa con gli enti locali interessati,"».

5.800 testo corretto/108

ZANETTA, PICHETTO FRATIN, FLUTTERO

All'emendamento 5.800 (testo corretto), dopo il comma 5, inserire il seguente:

        «5-bis. L'articolo 1, comma 298, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è sostituito dal seguente:

        "298. A decorrere dal 1º gennaio 2011 è assicurato un gettito annuo pari a 100 milioni di euro mediante il versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una quota di pari importo a valere sulle entrate derivanti dalla componente tariffaria A2 sul prezzo dell'energia elettrica, definito ai sensi dell'articolo 3, comma 11, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 25, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 2003, n. 83. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, sono stabiliti modalità e termini per il versamento di cui al presente comma"».

5.800 testo corretto/109

ZANETTA, PICHETTO FRATIN, FLUTTERO

All'emendamento 5.800 (testo corretto), dopo il comma 5, inserire il seguente:

        «5-bis. Le somme erogate ai sensi dell'articolo 4, comma 1 del decreto legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito con modificazioni dalla legge 24 dicembre 2003 n. 368 e le relative spese di parte corrente e in conto capitale non sono conteggiate per l'anno 2011 ai fini di quanto previsto dall'articolo 1, comma 88 della legge 13 dicembre 2010 n. 220. All'onere derivante dall'attuazione della presente comma, pari a 5 milioni di euro per l'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione l'utilizzo del fondo di riserva per le spese impreviste, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze».

5.800 testo corretto/110

MASCITELLI, GIAMBRONE

All'emendamento, 5.800 (testo corretto), al comma 8, sostituire le parole: «Entro dodici mesi», con le seguenti: «Entro novanta giorni».

5.800 testo corretto/111

RUTELLI, MOLINARI, BAIO, BRUNO, MILANA, RUSSO

Al comma 8 sostituire le parole: «Adotta la strategia energetica nazionale» con le seguenti: «approva un disegno di legge da sottoporre all'approvazione delle Camere contenente la strategia energetica nazionale».

5.800 testo corretto/112

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento 5.800 (testo corretto), al comma 8, dopo le parole: «adotta la Strategia energetica nazionale che», inserire le seguenti: «in ogni caso, non contempla la realizzazione di nuovi impianti nucleari e».

5.800 testo corretto/113

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento 5.800 (testo corretto), al comma 8, dopo le parole: «diversificazione delle fonti energetiche», inserire le seguenti: «con esclusione dell'energia da fonte nucleare,».

5.800 testo corretto/114

BELISARIO, MASCITELLI, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

All'emendamento, 5.800 (testo corretto), al comma 8, al secondo periodo, dopo le parole: «Nella definizione della Strategia», inserire le seguenti: «che in ogni caso esclude la realizzazione di nuovi impianti nucleari,».

5.800

IL GOVERNO

V. testo corretto

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 5.

(Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari)

        1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

        2. L'articolo 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 è abrogato.

        3. Alla legge 23 luglio 2009, n. 99, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 25, comma 1, sono soppresse le parole: "della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare," ed è soppresso l'ultimo periodo;

            b) all'articolo 25, comma 2, lettera c), sono soppresse le parole: ", con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali";

            c) all'articolo 25, comma 2, lettera d), sono soppresse le parole: "che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare";

            d) all'articolo 25, comma 2, lettera g), le parole: "la costruzione e l'esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento" sono sostituite dalle seguenti: "la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o lo smantellamento";

            e) all'articolo 25, comma 2, è soppressa la lettera i);

            f) all'articolo 25, comma 2, lettera l), sono soppresse le parole: "gli oneri relativi ai" e le parole: "a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere";

            g) all'articolo 25, comma 2, è soppressa la lettera n);

            h) all'articolo 25, comma 2, la lettera o) è sostituita dalla seguente:

                "o) previsione di opportune forme di informazione per le popolazioni e in particolare per quelle coinvolte;

            i) all'articolo 25, comma 2, è soppressa la lettera q);

            j) all'articolo 25 sono abrogati i commi 3 e 4;

            k) è abrogato l'articolo 26;

            l) all'articolo 29, comma 1, sono soppresse le parole: "gli impieghi pacifici dell'energia nucleare,", le parole: "sia da impianti di produzione di elettricità sia" e le parole: "costruzione, l'esercizio e la";

            m) all'articolo 29, comma 4, sono soppresse le parole: "nell'ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e";

            n) all'articolo 29, comma 5, lettera c), sono soppresse le parole: "sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,";

            o) all'articolo 29, comma 5, lettera e), sono soppresse le parole: "del progetto, della costruzione e dell'esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,";

            p) all'articolo 29, comma 5, lettera g), sono soppresse le parole: ", diffidare i titolari delle autorizzazioni", le parole: "da parte dei medesimi soggetti", le parole: "di cui alle autorizzazioni" e la parola: "medesime";

            q) all'articolo 29, comma 5, è soppressa la lettera h);

            r) all'articolo 29, comma 5, lettera i), sono soppresse le parole: "all'esercizio o".

        4. All'articolo 133, comma 1, lettera o) del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono soppresse le parole: "ivi comprese quelle inerenti l'energia di fonte nucleare".

        5. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) l'articolo 1 è sostituito dal seguente:

        "Art. 1. - (Oggetto). - 1. Con il presente decreto si disciplinano:

            a) la localizzazione del Deposito nazionale, incluso in un Parco Tecnologico comprensivo di un Centro di studi e sperimentazione, destinato ad accogliere i rifiuti radioattivi provenienti da attività pregresse di impianti nucleari e similari, nel territorio nazionale;

            b) le procedure autorizzative per la costruzione e l'esercizio del Deposito nazionale e del Parco Tecnologico;

            c) i benefici economici relativi alle attività di esercizio del Deposito nazionale, da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati.";

            b) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

        "Art. 2. - (Definizioni). - 1. Fatte salve le definizioni di cui alla legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, ai fini del presente decreto si definisce:

            a) "Agenzia": l'Agenzia per la sicurezza nucleare di cui all'articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99;

            b) "Conferenza unificata": la Conferenza prevista all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e successive modificazioni;

            c) "AIEA": l'Agenzia internazionale per l'energia atomica delle Nazioni Unite, con sede a Vienna;

            d) "AEN-OCSE": l'Agenzia per l'energia nucleare presso l'OCSE, con sede a Parigi;

            e) "Deposito nazionale": il deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività, derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari, e all'immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari;

            f) decommissioning: l'insieme delle azioni pianificate, tecniche e gestionali, da effettuare su un impianto nucleare a seguito del suo definitivo spegnimento o della cessazione definitiva dell'esercizio, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di protezione dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente, sino allo smantellamento finale o comunque al rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica.";

            c) l'articolo 3 è sostituito dal seguente:

        "Art. 3. - (Documento programmatico). - 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, che può avvalersi dell'Agenzia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabiliti gli indirizzi in materia di gestione dei rifiuti radioattivi e di decommissioning degli impianti dismessi.";

            d) sono abrogati gli articoli da 4 a 24;

            e) all'articolo 26, comma 1, l'alinea è sostituito dal seguente: "1. La Sogin S.p.A. è il soggetto responsabile degli impianti a fine vita, del mantenimento in sicurezza degli stessi, nonché della realizzazione e dell'esercizio del Deposito nazionale e del Parco Tecnologico di cui all'articolo 25, comprendente anche il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. A tal fine:";

            f) all'articolo 26, comma 1, lettera d), sono soppresse le parole: "riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all'articolo 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'economia e finanze, ed" e le parole: ", calcolate ai sensi dell'articolo 29 del presente decreto legislativo";

            g) all'articolo 26, comma 1, lettera e), sono soppresse le parole: ", al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti";

            h) all'articolo 27, il comma 1 è sostituito dal seguente:

        "1. La Sogin S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA e dall'Agenzia definisce una proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico, proponendone contestualmente un ordine di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle suddette aree, nonché un progetto preliminare per la realizzazione del Parco stesso.";

            i) all'articolo 27, comma 4, sono soppresse le parole: ", comma 2";

            j) all'articolo 27, comma 10, sono soppresse le parole: "Si applica quanto previsto dall'articolo 12.";

            k) è abrogato l'articolo 29;

            l) all'articolo 30, il comma 1 è sostituito dal seguente:

        "1. Al fine di massimizzare le ricadute socioeconomiche, occupazionali e culturali conseguenti alla realizzazione del Parco Tecnologico, è riconosciuto al territorio circostante il relativo sito un contributo di natura economica. Il contributo di cui al presente comma è destinato per il 10 per cento alla Provincia o alle Province nel cui territorio è ubicato l'impianto, per il 55 per cento al comune o ai comuni nel cui territorio è ubicato l'impianto e per il 35 per cento ai comuni limitrofi, intesi come quelli il cui territorio ricada in tutto o in parte all'interno di un'area compresa nei 25 km dal centro dell'edificio Deposito.";

            m) all'articolo 30, sono abrogati i commi 2 e 3;

            n) sono abrogati gli articoli da 31 a 34;

            r) l'articolo 35 è sostituito dal seguente:

        "Articolo 35. - (Abrogazioni). - 1. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

            a) articoli 8 e 9 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;

            b) articolo 1, comma 100, della legge 23 agosto 2004, n. 239.";

            s) nel titolo del decreto legislativo sono soppresse le parole: "della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare," e le parole: "e campagne informative al pubblico".

        6. Al decreto legislativo 23 marzo 2011, n. 41, sono abrogati gli articoli da 1 a 23,25,26, comma 1, 28, 29, comma 1, lettera a), 30, 31, 32, comma 1, lettera c).

        7. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, come modificato dal comma 5 del presente articolo, è adottato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

        8. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l'incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell'Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali».

5.800 (testo corretto)

IL GOVERNO

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 5.

(Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari)

        1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

        2. L'articolo 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è abrogato.

        3. Alla legge 23 luglio 2009, n. 99, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all'articolo 25, comma 1, nel primo periodo, sono soppresse le parole: "della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare," ed è soppresso l'ultimo periodo;

            b) all'articolo 25, comma 2, lettera c), sono soppresse le parole: ", con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali";

            c) all'articolo 25, comma 2, lettera d), sono soppresse le parole: "che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare";

            d) all'articolo 25, comma 2, lettera g), le parole: "la costruzione e l'esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento" sono sostituite dalle seguenti: "la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o lo smantellamento";

            e) all'articolo 25, comma 2, la lettera i) è abrogata;

            f) all'articolo 25, comma 2, lettera l), sono soppresse le parole: "gli oneri relativi ai" e le parole: "a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere";

            g) all'articolo 25, comma 2, la lettera n) è abrogata;

            h) all'articolo 25, comma 2, la lettera o) è sostituita dalla seguente:

                "o) previsione di opportune forme di informazione per le popolazioni e in particolare per quelle coinvolte;

            i) all'articolo 25, comma 2, la lettera q) è abrogata;

            l) all'articolo 25 i commi 3 e 4 sono abrogati;

            m) l'articolo 26 è abrogato;

            n) all'articolo 29, comma 1, sono soppresse le parole: "gli impieghi pacifici dell'energia nucleare,", le parole: "sia da impianti di produzione di elettricità sia" e le parole: "costruzione, l'esercizio e la";

            o) all'articolo 29, comma 4, sono soppresse le parole: "nell'ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e";

            p) all'articolo 29, comma 5, lettera c), sono soppresse le parole: "sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,";

            q) all'articolo 29, comma 5, lettera e), sono soppresse le parole: "del progetto, della costruzione e dell'esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,";

            r) all'articolo 29, comma 5, lettera g), sono soppresse le parole: ", diffidare i titolari delle autorizzazioni", le parole: "da parte dei medesimi soggetti", le parole: "di cui alle autorizzazioni" e la parola: "medesime";

            s) all'articolo 29, comma 5, la lettera h) è abrogata;

            t) all'articolo 29, comma 5, lettera i), sono soppresse le parole: "all'esercizio o".

        4. All'articolo 133, comma 1, lettera o) del codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono soppresse le parole: "ivi comprese quelle inerenti l'energia da fonte nucleare,".

        5. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) l'articolo 1 è sostituito dal seguente:

        "Art. 1. - (Oggetto). - 1. Con il presente decreto si disciplinano:

            a) la localizzazione del Deposito nazionale, incluso in un Parco Tecnologico comprensivo di un Centro di studi e sperimentazione, destinato ad accogliere i rifiuti radioattivi provenienti da attività pregresse di impianti nucleari e similari, nel territorio nazionale;

            b) le procedure autorizzative per la costruzione e l'esercizio del Deposito nazionale e del Parco Tecnologico;

            c) i benefici economici relativi alle attività di esercizio del Deposito nazionale, da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati.";

            b) l'articolo 2 è sostituito dal seguente:

        "Art. 2. - (Definizioni). - 1. Fatte salve le definizioni di cui alla legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, ai fini del presente decreto si definisce:

            a) "Agenzia": l'Agenzia per la sicurezza nucleare di cui all'articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99;

            b) "Conferenza unificata": la Conferenza prevista all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni;

            c) "AIEA": l'Agenzia internazionale per l'energia atomica delle Nazioni Unite, con sede a Vienna;

            d) "AEN-OCSE": l'Agenzia per l'energia nucleare presso l'OCSE, con sede a Parigi;

            e) "Deposito nazionale": il deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività, derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari, e all'immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari;

            f) decommissioning: l'insieme delle azioni pianificate, tecniche e gestionali, da effettuare su un impianto nucleare a seguito del suo definitivo spegnimento o della cessazione definitiva dell'esercizio, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di protezione dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente, fino allo smantellamento finale o comunque al rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica.";

            c) l'articolo 3 è sostituito dal seguente:

        "Art. 3. - (Documento programmatico). - 1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, che può avvalersi dell'Agenzia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabiliti gli indirizzi in materia di gestione dei rifiuti radioattivi e di decommissioning degli impianti dismessi.";

            d) gli articoli da 4 a 24 sono abrogati;

            e) all'articolo 26, comma 1, l'alinea è sostituito dal seguente: "La Sogin S.p.A. è il soggetto responsabile degli impianti a fine vita, del mantenimento in sicurezza degli stessi, nonché della realizzazione e dell'esercizio del Deposito nazionale e del Parco Tecnologico di cui all'articolo 25, comprendente anche il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. A tal fine:";

            f) all'articolo 26, comma 1, lettera d), sono soppresse le parole: "riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all'articolo 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'economia e finanze, ed" e le parole: ", calcolate ai sensi dell'articolo 29 del presente decreto legislativo";

            g) all'articolo 26, comma 1, lettera e), sono soppresse le parole: ", al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti";

            h) all'articolo 27, il comma 1 è sostituito dal seguente:

        "1. La Sogin S.p.A., tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA e dall'Agenzia definisce una proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico, proponendone contestualmente un ordine di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle suddette aree, nonché un progetto preliminare per la realizzazione del Parco stesso.";

            i) all'articolo 27, comma 4, sono soppresse le parole: ", comma 2";

            l) all'articolo 27, comma 10, sono soppresse le parole: "Si applica quanto previsto dall'articolo 12.";

            m) l'articolo 29 è abrogato;

            n) all'articolo 30, il comma 1 è sostituito dal seguente:

        "1. Al fine di massimizzare le ricadute socioeconomiche, occupazionali e culturali conseguenti alla realizzazione del Parco Tecnologico, è riconosciuto al territorio circostante il relativo sito un contributo di natura economica. Il contributo di cui al presente comma è destinato per il 10 per cento alla provincia o alle province nel cui territorio è ubicato il sito, per il 55 per cento al comune o ai comuni nel cui territorio è ubicato il sito e per il 35 per cento ai comuni limitrofi, intesi come quelli il cui territorio ricada in tutto o in parte all'interno di un'area compresa nei 25 chilometri dal centro dell'edificio Deposito.";

            o) all'articolo 30, i commi 2 e 3 sono abrogati;

            p) gli articoli da 31 a 34 sono abrogati;

            q) l'articolo 35 è sostituito dal seguente:

        "Art. 35. - (Abrogazioni). - 1. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

            a) articoli 8 e 9 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;

            b) articolo 1, comma 100, della legge 23 agosto 2004, n. 239.";

            r) nel titolo del decreto legislativo sono soppresse le parole: "della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare," e le parole: "e campagne informative al pubblico".

        6. Al decreto legislativo 23 marzo 2011, n. 41, sono abrogati gli articoli da 1 a 23,25,26, comma 1, 28, 29, comma 1, lettera a), 30, 31, 32, comma 1, lettera c).

        7. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, come modificato dal comma 5 del presente articolo, è adottato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

        8. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l'incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell'Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali».

        Conseguentemente, nel titolo del decreto-legge, sostituire le parole: «moratoria nucleare», con le seguenti: «abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari».

5.2

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 5. - (Abrogazione di norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia nucleare). - 1. All'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è soppressa la lettera d).

        2. All'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, al primo periodo, le parole da: "della localizzazione nel territorio" a: "del combustibile nucleare," sono soppresse;

            b) al comma 1 è soppresso l'ultimo periodo;

            c) al comma 2, lettera c), le parole da: ", con oneri a carico delle imprese" alle parole: "utenti finali" sono soppresse;

            d) al comma 2, lettera d), sono soppresse le seguenti parole: "che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare";

            e) al comma 2, lettera g), le parole da: "la costruzione e l'esercizio" a: "di impianti per" sono soppresse;

            f) al comma 2, lettera g), dopo le parole: "dei rifiuti radioattivi o", è soppressa la parola: "per";

            g) al comma 2, è soppressa la lettera i);

            h) al comma 2, lettera l), sono soppresse le seguenti parole: "gli oneri relativi ai";

            i) al comma 2, lettera l), le parole da: "a titolo oneroso" a "possano essere" sono soppresse;

            j) al comma 2, è soppressa la lettera n);

            k) al comma 2, lettera o), dopo le parole: "per le popolazioni" è soppresso il seguente segno di interpunzione: " , ";

            l) al comma 2, lettera o), le parole da: ", al fine di creare le condizioni" a: "gestione degli impianti" sono soppresse;

            m) al comma 2, è soppressa la lettera q);

            n) sono soppressi i commi 3 e 4.

        3. Alla legge 23 luglio 2009, n. 99, l'articolo 26 è soppresso.

        4. All'articolo 29 della legge 23 luglio 2009, n. 99, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, sopprimere le seguenti parole: "gli impieghi pacifici dell'energia nucleare,";

            b) al comma 1, sopprimere le seguenti parole: "sia da impianti di produzione di elettricità sia";

            c) al comma 1, sopprimere le seguenti parole: "costruzione, l'esercizio e la";

            d) al comma 4, le parole da: "nell'ambito di priorità" a: "energetica nazionale e" sono soppresse;

            e) al comma 5, lettera c), le parole da: "sugli impianti" a: "infrastrutture," sono soppresse;

            f) al comma 5, lettera e), le parole da: "del progetto" a: "pertinenziali, " sono soppresse:

            g) al comma 5, lettera g), al primo periodo, sopprimere le seguenti parole: ", diffidare i titolari delle autorizzazioni";

            h) al comma 5, lettera g), al primo periodo, sopprimere le seguenti parole: "da parte dei medesimi soggetti";

            i) al comma 5, lettera g), al primo periodo, sopprimere le seguenti parole: "di cui alle autorizzazioni";

            j) al comma 5, lettera g), al primo periodo, sopprimere la seguente parola: "medesime";

            k) al comma 5, sopprimere la lettera h);

            l) al comma 5, lettera i), sopprimere le seguenti parole: "all'esercizio o".

        5. All'articolo 133, comma 1, lettera o), del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, le parole da: "ivi comprese" a: "fonte nucleare" sono soppresse.

        6. All'articolo 1 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, le parole da: "della disciplina" a: "combustibile nucleare," sono soppresse;

            b) al comma 1, sopprimere le lettera b) e c);

            c) al comma 1, lettera d), sopprimere le seguenti parole: "e future";

            d) al comma 1, sopprimere le lettere g) e h).

        7. All'articolo 2 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, sopprimere le lettere b), c), e) ed f);

            b) al comma 1, lettera i), le parole da: "dall'esercizio" a: "derivanti" sono soppresse.

        8. All'articolo 3 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, al primo periodo, le parole da: ", con il quale sono delineati" a: "sicurezza nucleare" sono soppresse;

            b) al comma 1, al secondo periodo, le parole da: "la potenza complessiva" a: "da realizzare," sono soppresse;

            c) al comma 1, al secondo periodo, le parole da: "valuta il contributo" a: "diversificazione energetica," sono soppresse;

            d) al comma 1, al secondo periodo, le parole da: ", benefici economici" a: "realizzazione" sono soppresse;

            e) il comma 2 è soppresso:

            f) al comma 3, sopprimere le lettere b), c), d), e), f);

            g) al comma 3, lettera g), sopprimere le seguenti parole: "impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli";

            h) sopprimere le lettere h), i) ed l).

        9. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sopprimere gli articoli da 4 a 24.

        10. All'articolo 26 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, al primo periodo, sopprimere le seguenti parole: "della disattivazione";

            b) al comma 1, al secondo periodo, lettera d), le parole da: "riceve dagli operatori" a: " il Ministero dell'economia e finanze, ed" sono soppresse;

            c) al comma 1, al secondo periodo, lettera d), sopprimere le seguenti parole: ", calcolate ai sensi dell'art. 29 del presente decreto legislativo";

            d) al comma 1, al secondo periodo, lettera e), le parole da: " , al fine di" a: " gestione degli impianti" sono soppresse.

        11. All'articolo 27 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, le parole da: "e sulla base delle valutazioni " a: "di cui all'art. 9" sono soppresse;

            b) al comma 4, sopprimere le seguenti parole: ", comma 2";

            c) al comma 10, sopprimere il secondo periodo.

        12. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, l'articolo 29 è soppresso.

        13. All'articolo 30 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1, sopprimere le parole da: " riferito ai rifiuti radioattivi" fino alla fine del periodo;

            b) sopprimere i commi 2 e 3.

        14. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, l'articolo 31 è soppresso.

        15. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, l'articolo 32 è soppresso.

        16. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, l'articolo 33 è soppresso.

        17. Al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, l'articolo 34 è soppresso.

        18. All'articolo 35 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, il primo comma è soppresso».

        Conseguentemente, al titolo del disegno di legge di conversione del decreto-legge, sostituire le parole: «moratoria nucleare» con le seguenti: «abrogazione di norme in materia di nuove centrali per la produzione di energia nucleare».

5.300

RUTELLI, MOLINARI, BRUNO, BAIO, RUSSO, MILANA

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 5.

        3. Sono abrogate le seguenti norme:

            a) articolo 7, comma 1, lettera d) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

            b) legge 23 luglio 2009, n. 99, limitatamente alle seguenti parti:

                1) art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: "della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,";

                2) art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: "Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e, i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti dì cui al primo periodo.";

                3) art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: ", con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali";

                4) art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: "che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare";

                5) art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: "la costruzione e l'esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per";

                6) art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella "per" che segue e parole "di rifiuto radioattivi o";

                7) art. 25, comma 2, lettera 1);

                8) art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: "gli oneri relativi ai";

                9) art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: "a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere1;

                10) art, 25, comma 2, lettera n);

                11) art, 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole "per le popolazioni";

                12) art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: ", al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti";

                13) art. 25, comma 2, lettera q);

                14) art, 25, comma 3;

                15) art. 25, comma 4;

                16) art. 26;

                17) art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: "gli impieghi pacifici dell'energia nucleare,";

                18) art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: "sia da impianti di produzione di elettricità sia";

                19) art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: "costruzione, l'esercizio e la";

                20) art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: "nell'ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e";

                21) art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: "sugli impianti nucleari nazionali e loto infrastrutture,";

                22) art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: "del progetto, della costruzione e dell'esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,";

                23) art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: ", diffidare i titolari delle autorizzazioni";

                24) art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: "da parte dei medesimi soggetti";

                25) art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: "di cui alle autorizzazioni";

                26) art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: "medesime";

                27) art. 29, comma 5, lettera h);

                28) art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: "all'esercizio o";

            c) art. 133, comma ", lettera o) del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, limitatamente alle parole «"ivi comprese quelle inerenti l'energia di fonte nucleare";

            d) decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, limitatamente alle seguenti parti:

                1) il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: "della localizzazione, della realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,";

                2) il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: "e campagne informative al pubblico";

                3) art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: "della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,";

                4) art. 1, comma 1, lettera a);

                5) art. 1, comma 1, lettera b);

                6) art. 1, comma 1, lettera c);

                7) art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: "e future";

                8) art. 1, comma 1, lettera g);

                9) art. 1, comma 1) lettera h);

                10) art. 2, comma 1, lettera b);

                11) art. 2, comma 1, lettera c);

                12) art. 2, comma 1, lettera e);

                13) art. 2, comma 1, lettera f);

                14) art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: "dall'esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti";

                15) art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: ", con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare";

                16) art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: "la potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,";

                17) art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: "valuta il contributo dell'energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica";

                18) art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: ", benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione";

                19) art. 3, comma 2;

                20) art. 3, comma 3, lettera a);

                21) art. 3, comma 3, lettera b);

                22) art. 3, comma 3, lettera c);

                23) art. 3, comma 3, lettera d);

                24) art. 3, comma 3, lettera e);

                25) art. 3, comma 3, lettera f);

                26) art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: "impianti a fine vita, per innovi insediamenti e per gli";

                27) art. 3, comma 3, lettera h);

                28) art. 3, comma 3, lettera i);

                29) art. 3, comma 3, lettera l);

                30) articoli da 4 a 24;

                31) art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: "della disattivazione";

                32) art. 6, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: "riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all'art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con Ministero dell'economia e finanze, ed";

                33) art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: ", calcolate ai sensi dell'art. 29 del presente decreto legislativo";

                34) art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: ", al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti";

                35) art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: "e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all'art. 9";

                36) art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: ", comma 2";

                37) art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: "Si applica quanto previsto dall'art. 12";

                38) art. 29;

                39) art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: "riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo ed uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti";

                40) art. 30, comma 2;

                41) art. 30, comma 3;

                42) articoli da 31 a 34;

                43) art. 35, comma 1».

5.3

DELLA SETA, FERRANTE, BUBBICO, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Al comma 1, sostituire le parole: «per un anno» con le seguenti: «per dieci anni».

5.302

PISTORIO

Al comma 1, sostituire le parole: «per un anno» con le seguenti: «per dieci anni».

5.4

DELLA SETA, FERRANTE, BUBBICO, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, DELLA MONICA, VITA, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Al comma 1, sostituire le parole: «a 24, 30, comma 2, 31 e 32» con le seguenti: «a 30».

        Conseguentemente, sopprimere il comma 2.

5.5

DELLA SETA, FERRANTE, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, MONGIELLO

Al comma 1, sostituire le parole: «a 24, 30, comma 2, 31 e 32» con le seguenti: «a 21, 23, 24, 30, comma 2, 31 e 32».

5.6

DELLA SETA, FERRANTE, BUBBICO, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, MAZZUCONI, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Al comma 1, aggiungere in fine il seguente periodo: «L'adozione della strategia nucleare e tutti gli atti conseguenti di cui ai detti articoli resta in ogni caso subordinata alle conclusioni della Conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente, di cui all'articolo 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che dovrà definire le strategie per assicurare la realizzazione di un sistema di approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile ed economicamente vantaggioso».

5.7

MUSSO, GALIOTO, D'ALIA

Sostituire il comma 2 con i seguenti:

        «2. In deroga a quanto disposto dal comma 1, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dello sviluppo economico, che si avvale dell'Agenzia di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, con decreto da emanare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nonché per gli aspetti di rispettiva competenza con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ed il Ministro della salute, adotta un documento programmatico che indica:

            a) gli interventi in materia di ricerca e formazione, riduzione delle emissioni inquinanti ed emissioni di gas ad effetto serra, da conseguire mediante le attività del Centro di studi e sperimentazione connesso al Parco tecnologico di cui all'articolo 1, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, da finanziare a valere sulle risorse di cui all'articolo 5 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368;

            b) gli indirizzi in materia di gestione dei rifiuti radioattivi e di decommissioning degli impianti dismessi, da conferire al deposito nazionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.

        2-bis. Le caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione del Parco Tecnologico di cm all'articolo 1, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, sono individuate secondo i criteri tecnici, in linea con le migliori pratiche internazionali, atti ad assicurare adeguati livelli di sicurezza a tutela della salute della popolazione e della protezione dell'ambiente, oltre quanto previsto dalle vigenti disposizioni in materia. Entro sessanta giorni dall'adozione del documento programmatico di cui al comma 2, il Ministro dello sviluppo economico, con uno o più decreti da emanare di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro per i beni e le attività culturali, definisce, su proposta dell'Agenzia di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, formulata entro trenta giorni dall'adozione del suddetto documento programmatico, in coerenza con lo stesso e sulla base dei contributi e dei dati tecnico-scientifici predisposti da enti pubblici di ricerca, ivi inclusi l'ISPRA, l'ENEA e le università che si esprimono entro lo stesso termine, uno schema di parametri esplicativi dei criteri tecnici, con particolare riferimento ai seguenti profili:

            a) popolazione e fattori socio-economici;

            b) idrologia e risorse idriche;

            c) fattori meteorologici;

            d) biodiversità;

            e) geofisica e geologia;

            f) valore paesaggistico;

            g) valore architettonico-storico;

            h) accessibilità;

            i) sismo-tettonica;

            l) distanza da aree abitate e da infrastrutture di trasporto;

            m) strategicità dell'area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica;

            n) rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.

        2-ter. I parametri tecnici ai sensi del comma 2-bis per la localizzazione del Parco tecnologico sono soggetti alle procedure di valutazione ambientale strategica, ai sensi e per gli effetti di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, nonché al rispetto del principio di giustificazione di cui ai commi l e 2 dell'articolo 2 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, di recepimento della direttiva 96/26/EURATOM del Consiglio, del 13 maggio 1996. Il Ministero dello sviluppo economico trasmette al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la documentazione necessaria per l'avvio della procedura di valutazione ambientale strategica entro tre mesi dalla emanazione del decreto di cui al comma 2-bis. Entro quindici giorni dalla conclusione della procedura di valutazione ambientale strategica, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare trasmette al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il parere motivato, adottato di concerto, per gli aspetti di competenza, con il Ministero per i beni e le attività culturali.

        2-quater. Con uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per le parti di rispettiva competenza, sono adeguati, entro trenta giorni dal ricevimento del parere di cui al comma 2-ter, i parametri di cui comma 2-bis secondo le conclusioni della valutazione ambientai e strategica. Gli atti così adeguati sono sottoposti entro quindici giorni all'approvazione del Consiglio dei ministri. I testi approvati sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

        2-quinquies. Ai fini del presente articolo si definisce «decommissioning» l'insieme delle azioni pianificate, tecniche e gestionali, da effettuare su un impianto nucleare a seguito del suo definitivo spegnimento o della cessazione definitiva dell'esercizio, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di protezione dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente, sino allo smantellamento finale o comunque al rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica. Il conferimento al deposito nazionale di cui all'articolo 2, comma l, lettera i), del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, è disciplinato dal titolo III del citato decreto, nonché dai commi successivi.

        2-sexies. All'attività di decommissioning degli impianti contenenti i rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell'entrata in vigore della presente legge, attende la Sogin S.p.A., in coerenza con gli scopi statutari e con le vigenti disposizioni in materia. La Sogin S.p.A. prende in carico la gestione in sicurezza del medesimo impianto e svolge tutte le attività relative al decommissioning dell'impianto stesso fino al rilascio del sito per altri usi, secondo gli indirizzi formulati ai sensi dell'articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.

        2-septies. I pareri riguardanti i progetti di cui agli articoli 55, 56 e 57 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, già presentati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto da almeno ventiquattro mesi, sono rilasciati dalle Autorità competenti entro centottanta giorni dalla suddetta data. Qualora tali pareri non vengano rilasciati entro il termine di cui al periodo precedente, il Ministero dello sviluppo economico convoca una conferenza di servizi, che si svolge secondo le modalità degli articoli 14-ter e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, al fine di rilasciare le relative autorizzazioni entro i successivi centottanta giorni. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la Sogin S.p.A. segnala al Ministero dello sviluppo economico e alle autorità competenti, nell'ambito delle attività richieste ai sensi dell'articolo 6 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, e del comma 1-bis dell'articolo 148 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, eventuali priorità per l'ottenimento delle relative autorizzazioni, secondo un criterio di efficienza realizzativa. Qualora, entro novanta giorni dall'avvenuta segnalazione, le autorità competenti non rilascino i pareri riguardanti le suddette attività, il Ministero dello sviluppo economico avvia il procedimento unico di cui all'articolo 25, comma 2, lettera h), della legge 23 luglio 2009, n. 99, che si conclude entro i successivi novanta giorni.

        2-octies. Nella Regione in cui è situato il sito prescelto per la realizzazione del deposito nazionale, è istituito un "Comitato di confronto e trasparenza", senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, finalizzato a garantire alla popolazione l'informazione, il monitoraggio ed il confronto pubblico sull'attività concernente il decommissioning del relativo impianto nucleare, nonché sulle misure adottate per garantire la protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione e la salvaguardia dell'ambiente. Ai fini di cui al primo periodo, la Sogin S.p.A. è tenuta a corrispondere alle richieste del Comitato di confronto e trasparenza, fornendo allo stesso tutte le informazioni ed i dati richiesti, ad eccezione delle informazioni commerciali sensibili e di quelle relative alle misure di protezione fisica dell'impianto nucleare. Chiunque sia interessato ad ottenere informazioni sulle misure adottate per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, la prevenzione o la riduzione dei rischi e delle esposizioni, può rivolgersi al Comitato di confronto e trasparenza il quale è tenuto a comunicare le informazioni in suo possesso o acquisite all'uopo dalla Sogin S.p.A..

        2-novies. Il Comitato di confronto e trasparenza, costituito con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con oneri a carico dell'operatore, è composto da:

            a) il Presidente della Regione interessata o suo delegato, che svolge le funzioni di presidente del Comitato;

            b) il Presidente della Provincia interessata o suo delegato;

            c) il Sindaco del Comune o dei Comuni il cui territorio è interessato dalla realizzazione del deposito nonché i Sindaci dei Comuni limitrofi, intesi come quelli la cui superficie ricada in tutto o in parte all'interno di un'area compresa nei 25 km dal centro del deposito;

            d) il Prefetto o suo delegato;

            e) un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico;

            j) un rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

            g) un rappresentante del Ministero dell'istruzione, della ricerca e dell'università;

            h) un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

            i) un rappresentante dell'ARPA della Regione interessata;

            l) un rappresentante dell'Agenzia;

            m) un rappresentante della Sogin S.p.A.

            n) un rappresentante dell'associazione ambientalista maggiormente rappresentativa a livello regionale;

            o) un rappresentante dell'imprenditoria locale indicato dall'associazione di categoria maggiormente rappresentativa a livello regionale;

            p) un rappresentante dell'organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa a livello regionale;

            q) un esperto qualificato di radioprotezione designato dall'Agenzia.

        2-decies. I componenti del Comitato durano in carica cinque anni, salvo quelli che sono tali in forza di una carica elettiva, che mantengono la funzione per tutta la durata di quest'ultima. Il Comitato di confronto e trasparenza è convocato in via ordinaria dal Presidente con frequenza almeno annuale ovvero ogni qual volta se ne ravvisi la necessità o l'opportunità; il Comitato opera senza corresponsione di compensi o emolumenti a favore dei componenti.

        2-undecies. Il Comitato di confronto e trasparenza può richiedere eventuali analisi in ordine a particolari aspetti tecnici, radioprotezionistici ed ambientali a qualificati soggetti pubblici, quali le Università, gli enti pubblici di ricerca, l'ISPRA o le ARPA, i cui oneri sono posti dall'operatore a detrazione dei contributi annuali di cui all'articolo 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall'articolo 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13».

5.8

D'ALÌ

Al comma 2, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «La sospensione dell'efficacia non si applica altresì a tutte le attività e competenze in capo all'Agenzia per la sicurezza nucleare».

5.17

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. All'articolo 27, comma 11, del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, al primo periodo, dopo le parole: "parere vincolante dell'Agenzia", sono inserite le seguenti: "previa acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della Regione sul cui territorio ricade la proposta di localizzazione del sito e d'intesa con gli enti locali interessati,"».

5.13

CASOLI

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Al comma 9 dell'articolo 25 del decreto legislativo n. 28 del 2011, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ", o entro il 31 dicembre 2011 qualora gli impianti siano collocati nelle aree colpite da calamità naturale così come individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 marzo 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 21 marzo 2011."».

5.14

IZZO

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

        «2-bis. Il termine del 30 aprile 2011 di cui al comma 5-bis dell'articolo 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, è prorogato al 30 ottobre 2011».

5.16

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:

        «2-bis. All'articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, al primo periodo, dopo la parola: "operatore" sono inserite le seguenti: "«, previa acquisizione del parere della Regione sul cui territorio insiste l'impianto".

        2-ter. All'articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, è aggiunto, infine, il seguente periodo: "Il parere vincolante della Regione, di carattere obbligatorio, è espresso avendo acquisito l'intesa con gli enti locali interessati"».

        Conseguentemente, nella rubrica, aggiungere le seguenti parole: «e modifiche all'articolo 4 del medesimo decreto legislativo».

5.303

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Dopo il comma 2, aggiungere, il seguente:

        «2-bis. Allo scopo di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sull'impatto ambientale e sui parametri di sicurezza, anche in ambito comunitario ed internazionale, in relazione alla localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti connessi alla produzione di energia elettrica, il cui tracciato attraversa, anche parzialmente: territori interessati dalla presenza di faglie sismiche, per un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto restano sospesi i procedimenti autorizzativi in corso. È altre si sospesa l'efficacia degli atti autorizzativi già adottati nonché la realizzazione delle relative opere, ove avviata o da avviare. La sospensione riguarda sia le opere nel loro complesso che le singole tratte».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 5

5.0.1

LATRONICO

Dopo l'articolo 5, inserire il seguente:

«Art. 5-bis.

(Interventi a correzione della discriminazione degli impianti Nuovi Entranti in applicazione del decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 216, attuativo della direttiva 2003/87/CE)

        1. All'articolo 2 del decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 2010, n. 111, al comma 1, dopo le parole "e ne dà comunicazione agli aventi diritto e all'Autorità per l'energia elettrica ed il gas" sono aggiunte le seguenti "indicando anche per ogni installazione le percentuali di utilizzo di CERs ed ERUs ai fini del rispetto dell'obbligo annuale di restituzione delle quote di CO2".

        2. All'articolo 2 del decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 2010, n. 111, il comma 2 è sostituito dal seguente:

        "2. L'Autorità per l'energia elettrica ed il gas definisce i crediti spettanti agli aventi diritto sulla base della quantità di quote comunicatale ai sensi del comma 1 e degli oneri per il mancato riconoscimento, ai fini del rispetto dell'obbligo annuale di restituzione delle quote di CO2, del diritto di utilizzo di CERs e ERUs in percentuale della quantità assegnata, con riferimento all'andamento dei prezzi delle quote e dei CERs ed ERUs sui mercati europei ed al differenziale di prezzo tra i crediti CERs ed ERUs utilizzabili e le quote di CO2. Le partite economiche da rimborsare sono determinate entro il 31 marzo di ciascun anno, con riferimento alle quote di spettanza degli aventi diritto per l'anno solare precedente. Per le quote spettanti ai nuovi entranti per il 2009, le partite economiche devono essere determinate entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione».

ARTICOLO 6 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 6.

(Enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo)

        1. Per l'anno 2011, per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo, in conseguenza degli eventi sismici nel mese di aprile 2009, il primo e il secondo periodo del comma 28 dell'articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, si applicano con riferimento all'anno 2010. Alla relativa disciplina, anche in coerenza con il programma operativo per il rientro del disavanzo sanitario della regione Abruzzo, si provvede con ordinanza di protezione civile a valere, ove necessario, sulle risorse di cui all'autorizzazione di spesa dell'articolo 14, comma 5, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77.

EMENDAMENTI

6.2

LEGNINI, LUSI

Respinto

Al comma 1, secondo periodo, aggiungere infine le seguenti parole: «per gli enti del Servizio sanitario nazionale ricadenti nei Comuni del cratere di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, ed a valere sulle risorse di cui al comma 1-bis per gli enti del Servizio sanitario nazionale ricadenti nei Comuni esterni al cratere di cui all'articolo 1, comma 2, del citato decreto-legge n. 39 del 2009».

        Conseguentemente, dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

        «1-bis. Ai maggiori oneri derivanti dal comma 1 si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante utilizzo di quota parte delle risorse di cui ai commi 1-ter e 1-quater.

        1-ter. Con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è annesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle auto vetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche:

            a) Presidente del Consiglio dei ministri e Vice Presidente del Consiglio dei ministri;

            b) Ministri e Vice ministri;

            c) sottosegretari di Stato;

            d) primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana;

            e) Presidenti di autorità indipendenti.

        1-quater. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 31 dicembre 2011. Dalle disposizioni di cui al presente comma e al comma 1-ter devono derivare risparmi non inferiori a 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. I risparmi devono essere conseguiti dalle amministrazioni pubbliche ed, in caso di accertamento di minori economie rispetto agli obiettivi di cui al presente comma si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

6.3

LEGNINI, LUSI

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

        «1-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, gli enti del Servizio sanitario nazionale della Regione Abruzzo possono prorogare i contratti di lavoro del personale in servizio alla data del 1º gennaio 2010 in possesso dei necessari requisiti per la stabilizzazione fino alla conclusione delle relative procedure ai fini della stabilizzazione dei relativi rapporti di lavoro.

        1-ter. Agli oneri derivanti dal comma 1-bis, valutati nel limite massimo di 50 milioni di euro, si provvede mediante utilizzo di quota parte dei maggiori risparmi spesa di cui ai commi 1-quater e 1-quinquies.

        1-quater. Con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche:

            a) Presidente del Consiglio dei ministri e Vice Presidente del Consiglio dei ministri;

            b) Ministri e Vice ministri;

            c) Sottosegretari di Stato;

            d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana;

            e) Presidenti di autorità indipendenti.

        1-quinquies. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle auto vetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 31 dicembre 2011. Dalle disposizioni di cui al presente comma e del comma 1-quater devono derivare risparmi non inferiori a 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. I risparmi devono essere conseguiti dalle amministrazioni pubbliche ed, in caso di accertamento di minori economie rispetto agli obiettivi di cui al presente comma, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

6.300

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Respinto

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. A decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, gli Enti del Servizio Sanitario Nazionale della Regione Abruzzo, nonché gli enti in regime di convenzione della medesima Regione Abruzzo interessata dai piani per il rientro del disavanzo sanitario, senza ulteriori aggravi di spesa del bilancio, possono, ai finì delle stabilizzazioni dei relativi rapporti di lavoro, prorogare i contratti dì lavoro del personale in servizio alla data del 1º gennaio 2010 in possesso dei necessari requisiti per la stabilizzazione fino alla conclusione delle relative procedure».

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 6 E ORDINI DEL GIORNO

6.0.4

LUSI, PICCONE, MONGIELLO

Ritirato e trasformato nell'odg G6.0.4

Dopo l'articolo 6, aggiungere il seguente:

«Art. 6-bis.

(Disposizioni di attuazione del comma 3-sexies dell'articolo 2 del decreto-legge 29 ottobre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10)

        1. All'articolo 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 29 ottobre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, della legge 26 febbraio 2011, n. 10, è inserito, dopo il terzo periodo, il seguente: «Con decreto emanato dal Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono individuati i Comuni montani della provincia dell'Aquila e quelli di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, con popolazione inferiore a 15.000 abitanti e in possesso dei requisiti di cui al secondo periodo del presente comma, al fine di ripartire le disponibilità finanziarie ivi previste, tenuto conto della effettiva dotazione di personale a tempo determinato e indeterminato in servizio alla data del 31 dicembre 2010».

G6.0.4 (già em. 6.0.4)

LUSI, PICCONE, MONGIELLO

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2665,

        impegna il Governo ad emanare il decreto ministeriale richiamato nell'emendamento 6.0.4 entro il 30 giugno 2011.

________________

(*) Accolto dal Governo

6.0.5

LUSI, LEGNINI

Respinto

Dopo l'articolo 6, aggiungere il seguente:

«Art. 6-bis.

(Comuni della regione Abruzzo in stato di dissesto finanziario)

        1. È autorizzata la spesa di 2 milioni di euro, per l'anno 2011, al fine di pagare gli oneri derivanti dall'attività delle Commissioni straordinarie di liquidazione, nominate con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell'interno, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 254 e 255 del Testo unico per gli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nei comuni della regione Abruzzo in stato di dissesto finanziario. La ripartizione del contributo è effettuata, in misura eguale per ciascuna Commissione, con decreto del Ministro dell'interno da emanare entro il 30 giugno 2011.

        2. Ai maggiori oneri derivanti dal presente articolo si provvede, fino a concorrenza degli oneri, mediante i maggiori risparmi di spesa di cui ai commi 3 e 4.

        3. Con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche:

            a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri;

            b) Ministri e Vice Ministri;

            c) Sottosegretari di Stato;

            d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana;

            e) Presidenti di Autorità indipendenti.

        4. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle auto vetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 31 dicembre 20 Il. Dalle disposizioni di cui al presente comma e al comma 3 devono derivare risparmi non inferiori a 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. In caso di accertamento di minori economie, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato».

6.0.6

PINOTTI, LUSI, MERCATALI, MONGIELLO

Improponibile

Dopo l'articolo 6, inserire il seguente:

«Art. 6-bis.

(Trattamenti pensionistici)

        1. A decorrere dal 1º aprile 2011, con riferimento alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'ISTAT, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 1999, n. 196, a pena di configurazione di danno erariale a carico dei soggetti responsabili, l'uso delle autovetture in dotazione a ciascuna amministrazione è ammesso strettamente per esigenze di servizio ed è in ogni caso escluso per trasferimenti verso e dal luogo di lavoro. La presente disposizione non si applica alle autovetture assegnate, ai fini di tutela e sicurezza personale, a soggetti esposti a pericolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, della legge 4 maggio 1988, n. 133. L'uso in via esclusiva delle autovetture di servizio è ammesso esclusivamente per i titolari delle seguenti cariche:

            a) Presidente del Consiglio dei Ministri e Vice Presidente del Consiglio dei Ministri;

            b) Ministri e Vice Ministri;

            c) Sottosegretari di Stato;

            d) Primo Presidente e Procuratore generale della Corte di cassazione e Presidente del tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente del Consiglio di Stato, Presidente e Procuratore generale della Corte dei conti, Avvocato generale dello Stato, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della regione siciliana;

            e) Presidenti di Autorità indipendenti.

        2. Ai sensi dell'articolo 2, comma 122, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi titolo, e che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso dell'autovettura di Stato. Ciascuna amministrazione procede alla individuazione delle autovetture in esubero, ai fini della loro dismissione entro il 31 dicembre 2011. Dalle disposizioni di cui al presente comma e al comma 1 devono derivare risparmi non inferiori a 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011. I risparmi devono essere conseguiti dalle amministrazioni pubbliche ed, in caso di accertamento di minori economie rispetto agli obiettivi di cui al presente comma, si provvede alla corrispondente riduzione, per ciascuna amministrazione inadempiente, delle dotazioni di bilancio relative a spese non obbligatorie, fino alla totale copertura dell'obiettivo di risparmio ad essa assegnato.

        3. A decorrere dall'anno 2011, quota parte dei maggiori risparmi di cui ai commi 1 e 2, pari a 5 milioni di euro, è destinata alla copertura dei maggiori oneri di cui al comma 4.

        4. Restano validi ed efficaci i trattamenti pensionistici erogati antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto a seguito degli accertamenti compiuti dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sui lavoro, ai fini del conseguimento dei benefici di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 e successive modificazioni, sulla base dei curricula presentati dal datore di lavoro e della documentazione integrativa, salvo il caso di dolo dell'interessato che sia accertato in via giudiziale con sentenza definitiva».

6.0.300

CASTIGLIONE, D'ALIA, D'ALÌ, VIESPOLI, CARDIELLO, CARRARA, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI

Ritirato e trasformato nell'odg G6.0.300

Dopo l'articolo 6, inserire il seguente:

«Art. 6-bis.

(Misure a sostegno del personale assunto a tempo determinato presso l'INPS)

        1. Al fine di garantire l'erogazione di trattamenti a sostegno del reddito, il contrasto alle frodi in materia di invalidità civile e la lotta all'evasione contributiva e al lavoro nero, l'INPS, in deroga alla normativa vigente, è autorizzato, per l'anno 2011, a destinare alla spesa per personale relativa alla somministrazione di lavoro, anche con variazioni interne di bilancio, le economie di gestione realizzate nell'anno 2011, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica».

G6.0.300 (già em. 6.0.300)

CASTIGLIONE, D'ALIA, D'ALÌ, VIESPOLI, CARDIELLO, CARRARA, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI, AMORUSO, BIANCHI, GIULIANO

Non posto in votazione (*)

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 2665,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare le misure di sostegno al personale assunto a tempo determinato presso l'INPS nel senso indicato all'emendamento 6.0.300.

________________

(*) Accolto dal Governo

ARTICOLO 7 DEL DECRETO-LEGGE

Articolo 7.

(Operatività della Cassa depositi e prestiti (CDP S.p.A.))

        1. Dopo il comma 8 dell'articolo 5 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è inserito il seguente:

        «8-bis. Fermo restando quanto previsto al comma 8, CDP S.p.A. può altresì assumere partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità del settore di operatività, di livelli occupazionali, di entità di fatturato ovvero di ricadute per il sistema economico-produttivo del Paese. Ai fini della qualificazione che precede, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di natura non regolamentare sono definiti i requisiti, anche quantitativi, delle società oggetto di possibile acquisizione da parte di CDP S.p.A. ai sensi del presente comma. Le medesime partecipazioni possono essere acquisite anche attraverso veicoli societari o fondi di investimento partecipati da CDP S.p.A. ed eventualmente da società private o controllate dallo Stato o enti pubblici. Nel caso in cui dette partecipazioni siano acquisite mediante utilizzo di risorse provenienti dalla raccolta postale, le stesse sono contabilizzate nella gestione separata di cui al comma 8».

EMENDAMENTI E ORDINI DEL GIORNO

7.3

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Accantonato

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 7. - (Cessione alla Cassa depositi e prestiti dei crediti dei fornitori di beni e servizi nei confronti delle Pubbliche amministrazioni). - 1. I fornitori di beni e servizi delle Pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, scaduto il termine per il pagamento di quanto dovuto previsto dal contratto di fornitura, possono cedere alla Cassa depositi e prestiti, sulla base di idonei titoli giuridici, i loro crediti scaduti nei confronti di tali amministrazioni. La Cassa depositi e prestiti diventa a tutti gli effetti titolare di tali crediti ed eroga l'importo dovuto dalle Pubbliche amministrazioni ai fornitori.

        2. La Cassa depositi e prestiti S.p.A. è autorizzata ad effettuare operazioni di cessione dei crediti acquisiti senza l'autorizzazione del soggetto ceduto.

        3. La Cassa depositi e prestiti S.p.A. predispone apposita rendicontazione annuale sulla gestione dei crediti di cui al comma 1.

        4. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità applicative del presente articolo, in ordine alla natura dei crediti ed ai relativi importi ammissibili alla cessione, al compenso da riconoscere sulle somme erogate, alle modalità, ai tempi ed ai termini di erogazione della Cassa depositi e prestiti S.p.A. di quanto alla stessa dovuto.

        5. I pagamenti effettuati a favore delle imprese fornitrici non possono comunque essere gravati di oneri, restando gli eventuali oneri ed interessi passivi a carico delle amministrazioni debitrici.

        6. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni di cui al comma 7.

        7. All'articolo 82 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 6, lettera a), le parole: «30 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «20 per cento»

            b) al comma 11, lettera a), le parole: «0,30 per cento» sono sostiuite dalle seguenti: «0,15 per cento».

7.4 (testo 2 corretto)

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, ICHINO (*)

Accantonato

Sostituire il comma 1 con i seguenti:

        «1. Allo scopo di intervenire tempestivamente a sostegno del sistema produttivo nazionale, per superare la difficoltà dei ritardati pagamenti delle pubbliche amministrazioni di cui al comma 7, lettera a) dell'articolo 5 della legge 24 novembre 2003, n. 326, è istituita, per iniziativa della CDP Spa, in concorso con altri soggetti finanziari, anche privati, una apposita società, di seguito denominata "Impresa Sicura Spa", presso la quale è istituito il Fondo temporaneo di intervento per la liquidità delle imprese, di seguito denominato "Fondo". II capitale sociale di impresa sicura Spa, cui CDP Spa concorre utilizzando fondi anche rivenienti dal risparmio postale, è costituito da almeno 1 miliardo di euro e la dotazione del Fondo è stabilita in 1,5 miliardi di euro per gli anni 2011, 2012 e 2013. Alla dotazione del Fondo, CDP Spa concorre pro quota, utilizzando fondi provenienti dall'emissione di titoli, dall'assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie anche di cartolarizzazione di crediti acquisiti dalle imprese di cui al comma 2, senza garanzie dello Stato e con preclusione della raccolta di fondi a vista.

        2. I soggetti titolari di partite IVA, le imprese artigiane, le aziende che presentano i requisiti della piccola impresa ai sensi dell'articolo 1 del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 18 settembre 1997, pubblicato della Gazzetta Ufficiale n. 229 del 1º ottobre 1997, creditori per forniture di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e delle società a totale partecipazione pubblica, trascorsi sei mesi dal termine fissato negli strumenti contrattuali per il versamento, a titolo di acconto o saldo, delle somme dovute come corrispettivo dei servizi prestati, possono richiedere alle amministrazioni pubbliche la certificazione delle somme oggetto di ritardato pagamento e cedere il credito vantato ad Impresa Sicura Spa che ne assume la piena titolarità, previo pagamento dell'intero ammontare del credito.

        3. Con apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, sono stabilite le modalità di accesso da parte delle imprese agli interventi del Fondo di cui al comma 1 e le procedure per la regolazione del rapporto tra la società Impresa Sicura Spa e le amministrazioni pubbliche titolari del debito».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta7.5

MORANDO, MERCATALI, AGOSTINI, BUBBICO, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO, CABRAS

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, sostituire il primo periodo e il secondo, con il seguente: «Fermo restando quanto previsto al comma 8, CDP S.p.A. può altresì assumere partecipazioni, anche di controllo, in società proprietarie di infrastrutture energetiche nazionali e sovranazionali, al fine di contribuire, anche tramite operazioni di fusione tra le società acquisite e partecipate da CDP S.p.A. stessa, alla costruzione di un mercato interno concorrenziale, tramite la separazione proprietaria di SNAM rete gas da ENI, alla sicurezza degli approvvigionamenti, allo sviluppo di mercato unitario dell'energia a dimensione europea, tramite la realizzazione delle necessarie infrastrutture di interconcessione».

7.300

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», sostituire il primo e il secondo periodo con i seguenti: «Fermo restando quanto previsto al comma 8, CDP Spa può altresì assumere partecipazioni di minoranza in società quotate di rilevante interesse nazionale a condizione che siano caratterizzate da lilla stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e da adeguate prospettive di redditività. A tal fine, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti i criteri e le modalità di assunzione da parte di CDP Spa, tramite veicoli societari quotati, dì partecipazioni di minoranza in società, nonché i criteri di individuazione delle medesime società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità, di livelli occupazionali, di entità di fatturato e di ricadute sul sistema economico-produttivo del Paese».

7.9

BUBBICO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO, ICHINO (*)

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, primo periodo, dopo le parole: «CDP S.p.A.» aggiungere le seguenti: «in coerenza con le linee del Piano Strategico di sviluppo industriale del Paese redatto dal Governo».

        Conseguentemente, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Il Piano strategico di sviluppo industriale del Paese, da redigere a cura del Governo entro il 31 maggio di ciascun anno, con aggiornamenti a cadenza annuale individua, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, i settori, le tipologie di società e le aree territoriali nei quali effettuare gli interventi di cui al comma 8-bis dell'articolo 5 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

7.6

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO, ICHINO (*)

Accantonato

Al comma 1 capoverso 8-bis, primo periodo, sostituire le parole: «assumere partecipazioni» con le seguenti: «assumere, tramite veicoli societari quotati, partecipazioni di minoranza».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

7.301

LANNUTTI, MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», primo periodo, dopo le parole: «assumere partecipazioni» inserire le seguenti: «di minoranza» ed aggiungere, in fine, le seguenti parole: «a condizione che siano caratterizzate da una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e da adeguate prospettive di redditività», indi, al secondo periodo, sostituire le parole: «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di natura non regolamentare» con le seguenti: «con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,».

7.7

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, primo periodo, dopo le parole: «assumere partecipazioni» aggiungere le seguenti: «di minoranza».

7.700/1

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI

Accantonato

All'emendamento 7.700 alla lettera a), premettere la seguente: 0a) dopo le parole: «assumere partecipazioni» aggiungere le seguenti: «di minoranza».

7.700/2

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI

Accantonato

All'emendamento 7.700 sostituire la lettera b) con la seguente:

        b) sostituire il secondo periodo con il seguente: «con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti i criteri e le modalità di assunzione da parte di CDP Spa, tramite veicoli societari quotati, di partecipazioni di minoranza in società, nonché di individuazione delle società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità, di livelli occupazionali, di entità di fatturato, di ricadute sul sistema economico-produttivo del Paese. Nel medesimo regolamento sono definiti i tempi massimi di durata dell'intervento della CDP Spa, tramite veicoli societari quotati, in relazione alle diverse tipologie di operazione».

        Conseguentemente, sostituire la lettera c) con la seguente:

        c) dopo il terzo periodo, aggiungere i seguenti: «. In ogni caso, il Ministro dell'economia e delle finanze è tenuto a comunicare, con motivata relazione, alle competenti Commissioni parlamentari le operazioni di acquisizione di partecipazioni di minoranza di società di rilevante interesse nazionale, entro il termine di 30 giorni dal perfezionamento delle operazioni medesime. In relazione alle operazioni di cui al presente comma, la CDP Spa redige e, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, trasmette al Parlamento, entro il 30 marzo di ciascun anno, un'apposita Relazione annuale».

7.700

I RELATORI

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», apportare le seguenti modificazioni:

        «a) al primo periodo, dopo le parole: "del Paese", inserire le seguenti: ", e che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività.";

        b) al secondo periodo, sostituire le parole: "che precede" con le seguenti: "di società di interesse nazionale";

        c) dopo il secondo periodo, inserire il seguente: "Il decreto è trasmesso alle Camere."».

7.306

LEGNINI, MERCATALI, AGOSTINI, CARLONI, GIARETTA, LUMIA, LUSI, MORANDO

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», dopo il primo periodo, inserire, il seguente: «Le suddette operazioni possono essere effettuate da CDP Spa esclusivamente con riferimento a società caratterizzate da una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e da adeguate prospettive di redditività».

7.8

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO, CECCANTI (*)

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, sostituire il secondo periodo con i seguenti: «Con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definiti i criteri e le modalità di assunzione da parte di CDP S.p.A., tramite veicoli societari quotati, di partecipazioni di minoranza in società, nonché di individuazione delle società di rilevante interesse nazionale in termini di strategicità, di livelli occupazionali, di entità di fatturato, di ricadute sul sistema economico-produttivo del Paese. Nel medesimo regolamento sono definiti i tempi massimi di durata dell'intervento della CDP S.p.A., tramite veicoli societari quotati, in relazione alle diverse tipologie di operazione».

________________

(*) Firma aggiunta in corso di seduta

7.302

PISTORIO

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», secondo periodo, sostituire le parole: «del Ministro dell'economia e delle finanze di natura non regolamentare» con le seguenti: «del Presidente della Repubblica, emanato a norma della legge 23 agosto 1988, n. 400».

7.303

VIESPOLI, CARDIELLO, CARRARA, CASTIGLIONE, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», secondo periodo, sostituire le parole: «del Ministro dell'economia e delle finanze, di natura non regolamentare» con le seguenti: «del Presidente del Consiglio dei ministri».

7.304

VIESPOLI, CARDIELLO, CARRARA, CASTIGLIONE, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, POLI BORTONE, SAIA, VILLARI

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», secondo periodo, dopo le parole: «di natura non regolamentare» inserire le seguenti: «, da adottare entro sessanta giorni dalla data di conversione in legge del presente decreto, sentite le competenti Commissioni parlamentari,».

7.10

MUSSO, GALIOTO, D'ALIA

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, secondo periodo, sostituire le parole: «di natura non regolamentare» con le seguenti: «, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari».

7.305

LEGNINI, MERCATALI, AGOSTINI, CARLONI, GIARETTA, LUMIA, LUSI, MORANDO

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», secondo periodo, dopo le parole: «di natura non regolamentare» inserire le seguenti: «, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari e della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti, in particolare sull'effettiva strategicità dell'intervento e sulla ricaduta dell'intervento sul sistema economico».

7.11

LEGNINI, MERCATALI, AGOSTINI, CARLONI, GIARETTA, LUMIA, LUSI, MORANDO, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, secondo periodo, dopo le parole: «di natura non regolamentare» inserire le seguenti: «, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari e della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti».

7.12

MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, secondo periodo, dopo le parole: «di natura non regolamentare» aggiungere le seguenti: «, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti».

7.13

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, sostituire il terzo periodo con i seguenti: «Le suddette partecipazioni sono acquisite esclusivamente attraverso veicoli societari quotati. Il presidente e i membri del consiglio di amministrazione e l'amministratore delegato della società veicolo controllata da CDP S.p.A. sono scelti tra persone di indiscusse moralità e indipendenza, di comprovata professionalità ed elevate qualificazione e competenza nel settore di riferimento. Le competenti Commissioni parlamentari esprimono il loro parere vincolante e possono procedere all'audizione delle predette persone».

7.14

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, sostituire il terzo periodo con i seguenti: «Il Ministro dell'economia e delle finanze è tenuto a comunicare, con motivata relazione, alle competenti Commissioni parlamentari la composizione della tecnostruttura che presiede alle scelte di investimento nelle società oggetto di operazioni di acquisizione».

7.15

AGOSTINI, MERCATALI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso 8-bis, dopo il terzo periodo, aggiungere il seguente: «In ogni caso, il Ministro dell'economia e delle finanze è tenuto a comunicare, con motivata relazione, alle competenti Commissioni parlamentari le operazioni di acquisizione di partecipazioni di minoranza di società di rilevante interesse nazionale, entro il termine di 30 giorni dal perfezionamento delle operazioni medesime».

7.16

LEGNINI, MERCATALI, AGOSTINI, BUBBICO, CARLONI, GIARETTA, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», sostituire l'ultimo periodo con il seguente: «In ogni caso, la CDP S.p.A. non è autorizzata, in relazione a tali operazioni, ad utilizzare le risorse provenienti dalla raccolta postale».

7.307

LANNUTTI, MASCITELLI, GIAMBRONE, BELISARIO, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis» sostituire l'ultimo periodo, con il seguente: «In ogni caso, è tutto divieto alla CDP Spa di acquisire dette partecipazioni mediante utilizzo delle risorse provenienti dalla raccolta postale,».

7.17

MERCATALI, AGOSTINI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Al comma 1, capoverso «8-bis», aggiungere, in fine, il seguente periodo: «In relazione alle operazioni di cui al presente comma, la CDP S.p.A. redige e, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, trasmette al Parlamento, entro il 30 marzo di ciascun anno, un'apposita Relazione annuale».

7.308

RUTELLI, MOLINARI, BRUNO, BAIO, RUSSO, MILANA

Accantonato

Al comma 1, dopo il capoverso «8-bis», aggiungere i seguenti:

        «8-ter. Le partecipazioni rilevate da CDP S.p,A. dovranno comunque limitarsi a partecipazioni minoritarie e precludere il controllo societario. Resta comunque vietata la partecipazione di CDP S.p.A. a patti di sindacato.

        8-quater. Nel periodo in cui la CDP S.p,A. riveste la qualità di socio di minoranza nelle società partecipate di cui al comma 8-ter, è tenuta a presentare una propria lista nell'assemblea societaria, in occasione della nomina o del rinnovo dell'incarico agli amministratori, al solo fine di ottenere l'elezione di un consigliere indipendente privo di deleghe operative e di un sindaco della società».

7.309

PISTORIO

Accantonato

Al comma 1, dopo il capoverso «8-bis», aggiungere il seguente:

        «8-ter. Al fine di sostenere la realizzazione e l'avvio di nuove attività imprenditoriali nelle Regioni Obiettivo 1, a partire dalla data di entrata della legge di conversione del presente decreto legge è istituito presso il Ministero delle sviluppo economico un apposito Fondo rotativo, la cui gestione è demandata alla Cassa depositi e prestiti, denominato: "Fondo per l'accesso al credito nelle Regioni Obiettivo 1". Al Fondo possono accedere coloro che avviano una nuova attività imprenditoriale purché disoccupati da almeno 12 mesi, neolaureati o diplomati, inoccupati. Per la gestione del Fondo la Cassa depositi e prestiti entro il 30 giugno 2011 provvede alla stipula di apposite convenzioni con Istituti di credito, Poste italiane S.p.A. e intermediari finanziari al fine di attivare e rendere accessibili le procedure di erogazione del credito. Entro trenta giorni dalla data di entrata della legge di conversione del presente decreto legge il Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, emanano un decreto di natura non regolamentare nel quale sono stabiliti i criteri e le modalità di organizzazione e funzionamento del Fondo».

7.310

PISTORIO

Accantonato

Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

        «1-bis. Al fine di far fronte alla grave situazione di crisi che sta attraversando il sistema produttivo nazionale, con particolare riferimento alle aree del Meridione, le Regioni, di cui all'Obiettivo Convergenza del Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio dell'11 luglio 2006, sono autorizzate alla contrazione di mutui presso la Cassa Depositi e Prestiti, nel limite massimo di 9 miliardi di euro, per il finanziamento di programmi straordinari di sostegno alle piccole e medie imprese, come definite nell'Allegato I del Regolamento (CE) 70/01 e successive modificazioni, da attuarsi attraverso un rafforzamento delle linee di intervento già previste dai singoli Piani Operativi regionali in attuazione della programmazione comunitaria 2007/2013.

        1-ter. il Ministro dell'economia e delle finanze, con propri decreti, anche di natura non regolamentare, indica le modalità di attuazione del comma 1».

7.18

MERCATALI, AGOSTINI, BUBBICO, BARBOLINI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI, MONGIELLO

Accantonato

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Il regolamento di cui al comma 8-bis dell'articolo 5 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è adottato, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».

7.311

BONFRISCO

Accantonato

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. Al fine di rafforzare l'efficacia della vigilanza sull'attività della Cassa depositi e prestiti S.p.A, dopo il comma 9 dell'articolo 5, del decreto legge 30 settembre 2003 n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 è inserito il seguente:

        "9-bis. La Commissione di cui al comma precedente vigila in particolare:

            a) sull'efficienza del servizio e dell'attività della Cassa in relazione alle esigenze degli utenti, sull'equilibrio delle gestioni e sull'utilizzo dei fondi disponibili;

            b) sulla programmazione dell'attività della Cassa e sui risultati gestionali;

            c) sulla coerenza del sistema con le linee di sviluppo dell'attività di indirizzo politico, economico e amministrativo generale".

        La commissione presenta annualmente al Parlamento una relazione sull'attività svolta».

7.312

PISTORIO

Accantonato

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

        «1-bis. A partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge tra le operazioni di interesse pubblico che possono essere attivate dalla Cassa Depositi e Prestiti rientrano anche i programmi, promossi da amministrazioni comunali aventi un numero di abitanti inferiori a 15.000 abitanti, destinati alla realizzazione, sviluppo e produzione diretta da fonti rinnovabili. Il Ministro dell'economia e delle finanze con propri decreti da emanare entro novanta giorni autorizza e disciplina le attività di cui al presente comma».

G7.100

GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, VALLI, BODEGA, MAZZATORTA, VALLARDI, MONTANI, MURA

Accantonato

Il Senato,

        in occasione dell'esame della legge di conversione del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34:

        premesso che:

            la CDP S.p.A. è da sempre il partner finanziario di riferimento, oltre che per la Pubblica Amministrazione, anche per gli enti locali;

            la Cassa depositi e prestiti acquisisce da quasi 160 anni attraverso l'emissione di prodotti di

        risparmio postale risorse, che vengono destinate alla realizzazione di investimenti pubblici. Di fatto ricopre l'importante ruolo istituzionale consistente nel finanziare lo sviluppo del Paese;

        considerato che:

            la crisi economica e finanziaria internazionale dall'anno 2009 ha danneggiato gli enti locali a causa della riduzione delle entrate, in particolare i Comuni del Nord, che godevano di maggiori entrate proprie;

            le manovre di correzione dei conti pubblici, adottate dal 2008 ad oggi, necessarie per la riduzione dell'indebitamento della P.A., hanno richiesto l'assunzione di un contributo al risanamento delle finanze statali molto pesante a carico degli enti locali;

            infatti la manovra varata con il decreto legge n. 78 del 2010 ha disposto per il triennio 2011-2013 una decurtazione dei tagli lineari ai trasferimenti correnti pari a 1.500 milioni di euro nel 2011 e a 2.500 milioni di euro a decorrere dal 2012;

            i suddetti tagli rappresentano minori entrate per gli enti locali, e si sono aggiunti ai vigenti vincoli del patto di stabilità;

            dal rapporto IFEL 2010 emerge che l'accelerazione della correzione finanziaria a carico degli enti locali comporterà nel 2011 per un terzo dei Comuni un taglio di spesa superiore al 10 per cento e nel 2012 metà dei Comuni sarà costretta a tagliare la spesa oltre la suddetta misura;

            è soprattutto la spesa in conto capitale, destinata agli investimenti, ad essere penalizzata. Infatti, in un momento di grave crisi e aumento dei tassi di disoccupazione, gli enti locali sono chiamati ad aumentare la spesa per servizi assistenziali e sociali;

            ma la sottrazione di risorse per lo sviluppo economico a livello territoriale inciderà negativamente sul fenomeno della ripresa economica, importante per contrastare la riduzione delle entrate;

        per quanto sopra:

            appare dunque evidente l'importanza che, in questo specifico contesto economico, la Cassa Depositi e Prestiti possa svolgere la funzione di motore di crescita e sostegno dell'economia a livello territoriale, in particolare intervenendo con anticipazioni agli enti locali, per consentire loro la continuità e puntualità dei pagamenti alle imprese appaltatrici di opere ed infrastrutture;

            infatti, una delle maggiori difficoltà lamentate dagli enti locali, è proprio l'impossibilità di procedere ai pagamenti dei residui passivi, afferenti opere già appaltate, a causa dei rigidi vincoli del patto, anche in presenza di bilanci in avanzo di gestione;

            tale soluzione è idonea anche a sostenere le imprese locali, fornendo loro un flusso di liquidità, attualmente congelato;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di autorizzare la CDP S.p.A. a destinare una quota delle risorse finanziarie raccolte agli enti locali, per consentire loro di effettuare i pagamenti in conto capitale, riferibili alle opere pubbliche, che siano già state appaltate;

            a realizzare quanto sopra mediante l'attivazione di un Fondo rotativo, le cui anticipazioni i suddetti enti restituiscano secondo un piano di rientro, a fronte di appositi stanziamenti da inserire nei bilanci di previsione nel rispetto delle norme vigenti del patto di stabilità.

G7.101

GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, VALLI, BODEGA, MAZZATORTA, VALLARDI, MONTANI, MURA

Accantonato

Il Senato,

        in occasione dell'esame della legge di conversione del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34:

        premesso che:

            è importante accelerare il processo di riduzione dei consumi energetici negli edifici utilizzati dalla Pubblica Amministrazione, la quale si trova a dover gestire rigidi capitoli di spesa attualmente con disponibilità sempre più ridotte;

            l'installazione di tecnologie energeticamente efficienti presentano indici di redditività economica estremamente positivi;

            la difficoltà di reperire le risorse finanziarie per la realizzazione dei nuovi impianti in questo contesto economico di riduzione della spesa pubblica può essere affrontato attraverso il ricorso al finanziamento tramite terzi (FTT o TPF), nel cui contesto operano le ESCO di cui all'articolo 2, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, certificate ai sensi dell'articolo 16 del medesimo decreto legislativo;

            infatti le medesime operano reperendo le risorse finanziarie richieste le diagnosi, studio di fattibilità e progettazione e realizzazione degli impianti;

            nel caso in cui i benefici ari degli impianti siano delle Amministrazione pubbliche, è opportuno incentivare la realizzazione degli interventi di incremento dell'efficienza energetica attraverso la concessione di garanzie alle società di servizi energetici ovvero delle risorse finanziarie occorrenti;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di autorizzare la Cassa Depositi e prestiti a istituire o un Fondo di garanzia per la copertura dei rischi derivanti da operazioni di credito a favore delle ESCO, ovvero ad assumere il ruolo di «terzo», oltre il fornitore di energia e al beneficiario della misura di miglioramento dell'efficienza energetica, che fornisce i capitali per tale misura e addebita al beneficiario un canone pari a una parte del risparmio energetico conseguito avvalendosi della misura stessa.

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 7

7.0.20

LATRONICO

Accantonato

Dopo l'articolo 7, inserire il seguente:

«Art 7-bis.

(Servizi pubblici di rilevanza economica)

        1. All'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e sue successive modificazioni, al comma 8, lettera e) le parole: "31 dicembre 2010" sono sostituite dalle seguenti: "31 dicembre 2011"; al medesimo comma è aggiunta la seguente lettera e-bis): "Ai fini del potenziamento del sistema di efficienza e di risparmio energetico ai gestori del servizio di illuminazione pubblica che effettuino piani di investimento per l'efficientamento energetico degli impianti attraverso l'installazione di sorgenti luminose ad alta efficienza energetica, vengono prorogati i relativi affidamenti per un periodo di due anni dalla data della loro scadenza come determinata ai sensi del presente comma.".

        2. Il secondo periodo del comma 9 si interpreta nel senso che le disposizioni ivi contenute si applicano non solo alle società quotate in mercati regolamentati, ma anche alle società da queste direttamente o indirettamente controllate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile».

7.0.19

LUSI, PINOTTI, FINOCCHIARO, ZANDA, CASSON, MERCATALI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, AGOSTINI, MORANDO, ROSSI NICOLA, FILIPPI MARCO, DONAGGIO, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI, MONGIELLO

Accantonato

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:

«Art. 7-bis.

(Istituzione dell'Autorità per i servizi e l'uso delle infrastrutture di trasporto e della logistica)

        1. È istituita, con sede nelle città di Torino e di Genova, l'Autorità per i servizi e l'uso delle infrastrutture di trasporto e della logistica, di seguito denominata "Autorità", con compiti di regolazione nel settore dei trasporti. L'Autorità svolge le funzioni ad essa assegnate ai sensi della presente legge, nel rispetto del principio di sussidiarietà e delle competenze delle regioni e degli enti locali di cui al titolo V della parte seconda della Costituzione. Nell'interesse della concorrenza e dell'utenza e nel rispetto della normativa comunitaria, tenuto conto degli indirizzi generali di politica economica, ambientale e sociale nel settore dei trasporti, l'Autorità promuove e garantisce:

            a) lo sviluppo di condizioni concorrenziali nei diversi comparti del trasporto;

            b) condizioni eque e non discriminatorie di accesso alle infrastrutture da parte dei soggetti che esercitano servizi di trasporto;

            c) adeguati livelli di efficienza e di qualità dei servizi;

            d) livelli tariffari equi, trasparenti e orientati ai costi di una gestione efficiente per i servizi soggetti a regolazione, diretti ad armonizzare gli interessi economico-finanziari degli operatori, tramite il riconoscimento di un'equa remunerazione del capitale investito, con gli obiettivi generali di politica economica, ambientale e sociale nel settore dei trasporti.

        2. L'Autorità esplica le sue funzioni con riferimento ai seguenti ambiti del settore dei trasporti:

            a) le condizioni di accesso alle infrastrutture autostradali, aeroportuali, portuali e ferroviarie, inclusi le relative pertinenze e i servizi accessori e complementari;

            b) i servizi di trasporto, limitatamente agli ambiti in cui ancora non sussistono condizioni di effettiva concorrenza, modale o intermodale, al fine di garantire la salvaguardia degli interessi degli utenti e dei consumatori.

        3. In considerazione dell'esigenza di adottare una regolamentazione che non ecceda l'ambito strettamente necessario a garantire condizioni concorrenziali e la tutela degli utenti, nonché al fine di contemperare l'evoluzione dei processi di apertura alla concorrenza concernenti gli usi infrastrutturali e i servizi di trasporto di cui al comma 2, lettere a) e b), con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dello sviluppo economico, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sentite l'Autorità e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché, per quanto di competenza, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con periodicità non superiore a cinque anni, sono individuati gli usi infrastrutturali e i servizi di trasporto in riferimento ai quali l'Autorità esplica le sue funzioni di regolazione economica.

        4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 3, sono sottoposti a regolazione economica da parte dell'Autorità gli usi infrastrutturali di cui al comma 2, lettera a), e i seguenti servizi di trasporto:

            a) servizi di trasporto ferroviario di passeggeri a media e lunga percorrenza, nonché servizi di trasporto ferroviario con riguardo all'assegnazione della capacità ferroviaria e dei servizi accessori e complementari;

            b) servizi di trasporto aereo di linea operanti in regime di oneri di servizio pubblico o comunque sovvenzionati con risorse pubbliche;

            c) servizi di trasporto aereo di linea con destinazioni esterne all'Unione europea, disciplinati da accordi bilaterali di traffico;

            d) servizi di navigazione sovvenzionata di cabotaggio marittimo.

        5. L'Autorità vigila sull'allocazione degli slot aeroportuali negli aeroporti coordinati o pienamente coordinati ai sensi del regolamento (CEE) n. 95/93 del Consiglio, del 18 gennaio 1993, e successive modificazioni.

        6. Restano ferme le funzioni statali di indirizzo generale, di tutela sociale, di programmazione e di pianificazione, di valutazione degli investimenti pubblici e di tutela della sicurezza, attribuite al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), nell'ambito delle rispettive competenze. Restano altresì ferme le funzioni connesse al rilascio delle concessioni e alla stipula delle relative convenzioni, alla definizione degli obblighi e degli oneri di servizio pubblico e all'assegnazione dei relativi incarichi, alla stipula di contratti di programma e di servizio pubblico e al rilascio dei titoli abilitativi, attribuite, nei rispettivi ambiti definiti dalla normativa vigente, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e ai relativi enti e società strumentali, nonché, nei casi di competenza concorrente, al Ministero dell'economia e delle finanze e al Ministero della difesa. Le funzioni attualmente esercitate dal CIPE, dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dall'Ente nazionale per le strade (ANAS) Spa, dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) e da altri enti strumentali, riferibili ai compiti di regolazione economica di cui al comma 2, sono trasferite all'Autorità.

        7. La pianta organica del personale di ruolo dell'Autorità è inizialmente pari a duecento unità. Con regolamento dell'Autorità, nei limiti degli stanziamenti ordinari di bilancio previsti per il suo funzionamento, si provvede alla fissazione definitiva della pianta organica del personale di ruolo, la cui consistenza può discostarsi da quella iniziale nel limite di un decimo, anche tenuto conto dell'ampliamento ovvero della riduzione dei mercati sui quali l'Autorità esercita le proprie competenze ai sensi del comma 3. Il trattamento giuridico ed economico del personale e l'ordinamento delle carriere sono determinati, in conformità a quanto previsto dall'articolo 2, comma 28, della legge 14 novembre 1995, n. 481, e successive modificazioni, nel termine previsto dal comma 8 dell'articolo 4 della presente legge. Con uno o più regolamenti da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta dei Ministri competenti, si provvede alla riduzione delle dotazioni organiche dei medesimi Ministeri e degli organismi pubblici interessati all'attuazione del presente articolo, per un numero di posti corrispondente alle funzioni trasferite ai sensi del presente comma. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei predetti regolamenti, sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano gli uffici riorganizzati o soppressi. Il personale dell'Autorità è selezionato per pubblico concorso. Al reclutamento di una quota di personale non superiore al 30 per cento della pianta organica si provvede, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, mediante concorsi riservati al personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dei relativi enti strumentali, del Ministero dell'economia e delle finanze con riferimento al personale operante nelle strutture competenti per le funzioni trasferite all'Autorità, nonché al personale e agli esperti del CIPE e del Nucleo di consulenza per l'attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS), già in servizio a tempo indeterminato presso pubbliche amministrazioni.

        8. All'onere derivante dall'istituzione e dal funzionamento dell'Autorità si provvede mediante un contributo versato dai gestori delle infrastrutture e dei servizi regolati di cui al comma 2, lettere a) e b), in misura non superiore all'1 per mille dei ricavi percepiti nell'ultimo esercizio, derivanti dallo svolgimento delle rispettive attività, nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 4, comma 5. I contributi sono versati entro il 31 luglio di ciascun anno. Al fine di consentire l'immediato funzionamento dell'Autorità, il primo versamento è effettuato entro quindici giorni dal perfezionamento dell'efficacia della deliberazione dell'Autorità di cui al citato articolo 4, comma 5, adottata in via provvisoria entro quindici giorni dalla costituzione del collegio ai sensi dell'articolo 3. L'Autorità non può sostenere spese di organizzazione e di funzionamento prima dell'effettuazione del versamento di cui al presente comma.

        9. Al fine di consentire l'immediato funzionamento dell'Autorità, fino all'immissione in servizio del personale di cui al comma 7 e all'effettiva riscossione delle entrate di cui al comma 9, la medesima Autorità può avvalersi, nei limiti di un contingente di trenta unità, di personale in posizione di comando proveniente dalle pubbliche amministrazioni, che conserva il trattamento giuridico ed economico fondamentale e accessorio delle amministrazioni di provenienza, con oneri a carico delle medesime.

        10. Nel perseguire le finalità di cui ai commi 1, 2, 3 e 4, fatte le salve le competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, l'Autorità svolge le seguenti funzioni:

            a) verifica che le condizioni e le modalità di accesso alle infrastrutture e ai mercati da parte dei soggetti esercenti i servizi rispettino i princìpi della concorrenza, della trasparenza e dell'orientamento al costo, anche al fine di assicurare la prestazione del servizio in condizioni di eguaglianza, nel rispetto delle esigenze degli utenti, ivi comprese quelle degli anziani e dei disabili, garantendo altresì il rispetto dell'ambiente e del paesaggio, la sicurezza e l'adozione delle misure di prevenzione a tutela della salute degli addetti;

            b) formula ai Ministeri competenti proposte per le modalità di rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni, nonché per l'attribuzione degli incarichi di servizio pubblico, tali da salvaguardare il ricorso a procedure aperte, basate su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori;

            c) emana direttive per assicurare la trasparenza, la disaggregazione e la separazione contabile e gestionale delle imprese regolate, secondo modalità idonee alla promozione della concorrenza e all'esercizio delle funzioni di regolazione, anche in modo da distinguere i costi e i ricavi pertinenti alle attività di servizio pubblico;

            d) garantisce un livello adeguato di protezione degli utenti e dei consumatori nei confronti dei fornitori e vigila sulla diffusione di condotte in danno degli utenti, dei consumatori e dei concorrenti, anche al fine di segnalare all'Autorità garante della concorrenza e del mercato la sussistenza di ipotesi di violazione della normativa vigente a tutela della concorrenza;

            e) verifica periodicamente la proporzionalità della regolamentazione del settore proponendo misure meno restrittive della libertà di impresa, nonché rivedendo le misure di propria competenza;

            f) verifica l'adeguatezza della varietà delle offerte e promuove la semplificazione degli adempimenti richiesti agli utenti e ai consumatori;

            g) assicura che tariffe, canoni, pedaggi e diritti, comunque denominati, siano equi, trasparenti, non discriminatori e orientati ai costi, secondo criteri che incentivino l'efficienza, la qualità dei servizi e un adeguato sviluppo degli investimenti e che considerino il grado di liberalizzazione, la struttura di mercato, l'intensità della concorrenza attuale e prospettica, le ripercussioni su eventuali mercati collegati, il confronto internazionale, l'equilibrio economico-finanziario delle imprese sottoposte alla regolazione e l'incidenza di eventuali costi sostenuti per servizi di interesse generale, garantendo la separazione di qualsiasi tributo od onere improprio dalla tariffa; ove le tariffe di cui alla presente lettera riguardino una concessione di costruzione e gestione di lavori pubblici, le relative misure sono adottate d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e, per quanto di competenza, con il Ministero dell'economia e delle finanze;

            h) promuove la diffusione di informazioni su tariffe, canoni, pedaggi e diritti, comunque denominati, e sulle altre condizioni di offerta delle infrastrutture e dei servizi sottoposti a regolazione, al fine di stimolare la qualità delle offerte e di ampliare le scelte a disposizione degli utenti e dei consumatori.

        11. Nello svolgimento delle funzioni di cui al comma 10, l'Autorità esercita i seguenti poteri:

            a) esprime parere obbligatorio sulle proposte dirette a sottrarre servizi di trasporto alla concorrenza nel mercato e sulla definizione delle attività da sottoporre a obblighi e oneri di servizio pubblico e delle attività oggetto dei contratti di programma e di servizio, nonché sui criteri di determinazione delle relative compensazioni;

            b) qualora sussistano le condizioni previste dall'ordinamento, propone all'amministrazione competente la sospensione, la decadenza o la revoca degli atti di concessione, delle convenzioni, dei contratti di servizio pubblico, dei contratti di programma e di ogni altro atto assimilabile comunque denominato;

            c) valuta i costi per gli obblighi e gli oneri di servizio pubblico, definiti secondo le procedure vigenti;

            d) determina i criteri per la formazione e l'aggiornamento di tariffe, canoni, pedaggi, diritti e prezzi sottoposti a controllo amministrativo, comunque denominati; delibera sui livelli massimi applicabili e vigila sul rispetto degli stessi, fermo restando quanto previsto dalla lettera g) del comma 1, in relazione alle concessioni di costruzione e gestione di lavori pubblici;

            e) determina i criteri per la redazione della contabilità dei costi e, ove ricorra l'opportunità, per la separazione contabile, nonché per la classificazione e l'imputazione dei costi e dei ricavi pertinenti ad obblighi e oneri di servizio pubblico e vigila sul loro rispetto;

            f) ove opportuno, nel rispetto del principio di proporzionalità e delle norme comunitarie, dispone obblighi e modalità di separazione contabile e gestionale delle imprese verticalmente integrate sottoposte alla sua competenza;

            g) disciplina le condizioni di accesso alle reti e alle infrastrutture gestite sulla base di un diritto esclusivo o comunque in assenza di condizioni di effettiva concorrenza; valuta, anche d'ufficio, se le condizioni richieste dai gestori delle infrastrutture o il rifiuto di accesso alle reti e alle infrastrutture di cui alla presente lettera sono giustificati in base a criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori; in caso contrario, determina le condizioni da rispettare e, se del caso, irroga le sanzioni di cui al presente articolo;

            h) stabilisce i livelli qualitativi minimi che i soggetti sottoposti alla sua competenza sono tenuti a garantire e vigila, anche avvalendosi delle strutture di altri enti, sul loro rispetto; indica le informazioni che i medesimi soggetti devono rendere pubbliche in merito al livello qualitativo e alle altre condizioni di messa a disposizione delle infrastrutture e di fornitura dei servizi; richiede ai soggetti sottoposti alla sua competenza la pubblicazione di impegni sui livelli qualitativi da raggiungere in periodi pluriennali e determina, ove opportuno e non già altrimenti previsto, gli indennizzi automatici in favore degli utenti e dei consumatori in caso di inadempimento;

            i) controlla che le condizioni di messa a disposizione delle infrastrutture di rete e di prestazione dei servizi siano conformi alla legge, ai regolamenti e agli atti di regolazione e che non vi siano discriminazioni ingiustificate;

            l) promuove la redazione di codici deontologici e di norme di autoregolamentazione; controlla che ciascun soggetto che mette a disposizione reti e infrastrutture o che presta servizi sottoposti a regolazione adotti una carta dei servizi;

            m) richiede a chi ne è in possesso le informazioni e l'esibizione dei documenti necessari per l'esercizio delle sue funzioni, nonché raccoglie da qualunque soggetto informato dichiarazioni, da verbalizzare se rese oralmente;

            n) qualora sussistano elementi che indicano possibili violazioni della regolazione negli ambiti di sua competenza, svolge ispezioni presso i soggetti sottoposti alla regolazione mediante accesso a impianti e a mezzi di trasporto; durante l'ispezione, anche avvalendosi della collaborazione di altri organi dello Stato, può controllare i libri contabili e qualsiasi altro documento aziendale, ottenerne copia, chiedere chiarimenti e altre informazioni, apporre sigilli; delle operazioni ispettive e delle dichiarazioni rese deve essere redatto apposito verbale;

            o) svolge indagini conoscitive di natura generale, in collaborazione, ove opportuno, con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e con altre amministrazioni o autorità di regolazione;

            p) ordina la cessazione delle condotte in contrasto con gli atti di regolazione economica e con gli impegni assunti dai soggetti sottoposti a regolazione, disponendo le misure opportune di ripristino; nei casi in cui intenda adottare una decisione volta a fare cessare un'infrazione e le imprese propongano impegni idonei a rimuovere le contestazioni da essa avanzate, può rendere obbligatori tali impegni per le imprese e chiudere il procedimento senza accertare l'infrazione; può riaprire il procedimento se mutano le circostanze di fatto su cui sono stati assunti gli impegni o se le informazioni trasmesse dalle parti si rivelano incomplete, inesatte o fuorvianti; in circostanze straordinarie, ove ritenga che sussistano motivi di necessità e di urgenza, al fine di salvaguardare la concorrenza e di tutelare gli interessi degli utenti rispetto al rischio di un danno grave e irreparabile, può adottare provvedimenti temporanei di natura cautelare;

            q) valuta i reclami, le istanze e le segnalazioni presentati dagli utenti e dai consumatori, singoli o associati, in ordine al rispetto dei livelli qualitativi e tariffari da parte dei soggetti esercenti il servizio sottoposto a regolazione, ai fini dell'esercizio delle sue competenze;

            r) favorisce l'istituzione di procedure semplici e poco onerose per la conciliazione e la risoluzione delle controversie tra esercenti e utenti;

            s) ferme restando le sanzioni previste dalla legge, da atti amministrativi e da clausole convenzionali, irroga una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10 per cento del fatturato dell'impresa interessata nei casi di inosservanza dei criteri per la formazione e l'aggiornamento di tariffe, canoni, pedaggi, diritti e prezzi sottoposti a controllo amministrativo, comunque denominati, di inosservanza dei criteri per la separazione contabile e per la disaggregazione dei costi e dei ricavi pertinenti alle attività di servizio pubblico e di violazione della disciplina relativa all'accesso alle reti e alle infrastrutture o delle condizioni imposte dalla stessa Autorità, nonché di inottemperanza agli ordini e alle misure disposti;

            t) irroga una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 5 per cento del fatturato dell'impresa interessata in caso di violazione dei provvedimenti della stessa Autorità diversi da quelli di cui alle lettere s) e u);

            u) applica una sanzione amministrativa pecuniaria fino all'1 per cento del fatturato dell'impresa interessata qualora, nell'interesse o a vantaggio della medesima:

                1) i destinatari di una richiesta della stessa Autorità forniscano informazioni inesatte, fuorvianti o incomplete, ovvero non forniscano le informazioni nel termine stabilito;

                2) i destinatari di un'ispezione rifiutino di fornire ovvero presentino in modo incompleto i documenti aziendali, nonché rifiutino di fornire o forniscano in modo inesatto, fuorviante o incompleto i chiarimenti richiesti;

            v) applica la sanzione di cui alla lettera s), che può essere aumentata fino al 50 per cento, in caso di inottemperanza agli impegni di cui alla lettera p).

        12. L'Autorità è organo collegiale composto dal presidente e da quattro membri.

        13. Il presidente e i membri sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, all'esito della procedura di cui al comma 14.

        14. I componenti dell'Autorità sono designati, con deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nel rispetto dell'equilibrio di genere, fra soggetti che hanno presentato la loro candidatura nell'ambito di una procedura di sollecitazione pubblica, avviata con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di un apposito bando predisposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Le designazioni sono sottoposte al parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari, espresso a maggioranza di due terzi dei componenti, previa pubblicazione del curriculum vitae e audizione delle persone designate.

        15. I componenti dell'Autorità sono scelti tra persone di indiscussa moralità e indipendenza e di comprovata professionalità e competenza nei settori in cui opera l'Autorità. Non possono essere nominati componenti coloro che nell'anno precedente alla nomina hanno ricoperto incarichi elettivi politici o che, in relazione alle cariche assunte nell'anno precedente alla nomina nelle imprese soggette alla regolazione o alla vigilanza dell'Autorità, risultano portatori di interessi in conflitto con l'esercizio della predetta funzione di regolazione o di vigilanza, nonché coloro che sono stati componenti del collegio di un'altra autorità indipendente. Restano ferme, altresì, le incompatibilità per i titolari di cariche di Governo previste dalla normativa vigente. I componenti dell'Autorità sono nominati per un periodo di sette anni e non possono essere confermati nella carica. In caso di dimissioni o di impedimento del presidente o di un membro dell'Autorità, si procede alla sostituzione secondo le regole ordinarie previste per la nomina dei componenti della stessa Autorità, con la medesima durata in carica del componente sostituito e con mandato non rinnovabile.

        16. In caso di gravi e persistenti violazioni della presente legge, di impossibilità di funzionamento o di prolungata inattività, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, può deliberare, previo parere favorevole espresso a maggioranza di due terzi dei componenti dalle competenti Commissioni parlamentari, la revoca motivata del collegio, che è disposta con decreto del Presidente della Repubblica.

        17. Per l'intera durata dell'incarico i componenti dell'Autorità non possono esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività professionale o di consulenza, essere amministratori o dipendenti di soggetti pubblici o privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti politici, né avere interessi nelle imprese operanti nei settori di competenza dell'Autorità. All'atto di accettazione della nomina, i componenti dell'Autorità sono collocati fuori ruolo o in posizioni analoghe, se dipendenti di pubbliche amministrazioni. Nell'anno successivo alla cessazione dall'incarico i componenti dell'Autorità non possono intrattenere, direttamente o indirettamente, rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego con imprese nei cui confronti sono state adottate misure regolatorie specifiche o aperte istruttorie di vigilanza da parte dell'Autorità, né esercitarvi funzioni societarie. La violazione di tale divieto è punita, ferma restando la responsabilità penale ove il fatto costituisca reato, con la sanzione amministrativa pecuniaria pari nel minimo a 25.000 euro e nel massimo alla maggiore somma tra 250.000 euro e l'importo del corrispettivo percepito. Ferme restando le altre disposizioni previste dagli ordinamenti di settore, all'imprenditore che ha violato tale divieto si applicano le sanzioni previste dall'articolo 2, comma 9, della legge 14 novembre 1995, n. 481. Gli importi delle sanzioni di cui al presente comma sono rivalutati, ogni due anni, in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT).

        18. I componenti e i funzionari dell'Autorità, nell'esercizio delle loro funzioni, sono pubblici ufficiali e sono tenuti al segreto d'ufficio. Con apposito regolamento, l'Autorità adotta il proprio codice deontologico, che stabilisce le regole di condotta dei componenti, dei dirigenti e del personale, anche con previsioni relative al biennio successivo alla cessazione del mandato o del rapporto di impiego.

        19. L'Autorità ha autonomia organizzativa, contabile e amministrativa.

        20. Nelle materie inerenti l'organizzazione interna dell'Autorità, il collegio svolge le funzioni di indirizzo, programmazione e controllo. Le funzioni di gestione, ai sensi del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono attribuite ai servizi e agli uffici. Il collegio può attribuire al presidente o a singoli componenti la delega a svolgere attività specifiche o ad assumere determinazioni in ambiti di competenza specificamente individuati.

        21. All'amministrazione, al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'organizzazione interna dell'Autorità è preposto un segretario generale. Il segretario generale è nominato dal collegio, su proposta del presidente dell'Autorità, tra i dirigenti della stessa Autorità in servizio da almeno due anni e per un periodo non inferiore a quattro anni e non superiore a sette, salva la revoca per giusta causa. Ai rapporti del collegio con i servizi e con gli uffici può sovraintendere un capo di gabinetto, che svolge anche le funzioni di segretario del collegio. Il capo di gabinetto è nominato dal collegio, su proposta del presidente dell'Autorità.

        22. Per l'esercizio delle funzioni di controllo a carattere contenzioso e sanzionatorio, l'organizzazione interna dell'Autorità assicura la separazione tra funzioni istruttorie degli uffici e funzioni decisorie del collegio. Ferme restando le garanzie funzionaIi e procedurali previste dalla legge e dai rispettivi ordinamenti, l'Autorità, con appositi regolamenti, può individuare i casi in cui avvalersi, per lo svolgimento di attività preparatorie e strumentali, di altri soggetti pubblici secondo modalità definite in appositi accordi e convenzioni.

        23. L'Autorità provvede all'autonoma gestione delle spese per il proprio funzionamento nei limiti delle risorse finanziarie individuate ai sensi del comma 9. Le modalità di attuazione delle disposizioni per il finanziamento a carico degli operatori e del mercato, compresi i termini per il versamento e gli strumenti di controllo sulla efficienza della gestione a disposizione degli operatori e del mercato, sono fissati dall'Autorità con propria deliberazione, da sottoporre per l'approvazione al Presidente del Consiglio dei ministri, che provvede con decreto, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, entro venti giorni dai ricevimento. Decorso il predetto termine di venti giorni senza che siano state formulate osservazioni la deliberazione diventa esecutiva. Il bilancio preventivo e il rendiconto della gestione, soggetto al controllo della Corte dei conti, sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

        24. Con proprio regolamento, l'Autorità stabilisce le modalità di accesso al ruolo organico, per pubblico concorso, in conformità ai princìpi stabiliti dalla presente legge.

        25. L'Autorità può inoltre avvalersi, per motivate esigenze di carattere eccezionale, di un contingente di dipendenti dello Stato o di altre pubbliche amministrazioni collocati in posizione di comando o di fuori ruolo ovvero in aspettativa nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti. Il contingente non può essere superiore, complessivamente, a un ventesimo della dotazione organica dell'Autorità e il numero dei dirigenti in esso incluso non può essere superiore a un decimo dei posti delle qualifiche dirigenziali previsti dalla pianta organica della stessa Autorità. In aggiunta al contingente ordinario e nel limite di un quinto della dotazione organica iniziale stabilita al comma 7, l'Autorità può assumere personale specializzato, con contratto a tempo determinato disciplinato dalle norme di diritto privato. Per particolari esigenze di natura tecnica, l'Autorità può avvalersi, in aggiunta al contingente ordinario e nel limite di un ventesimo della dotazione organica iniziale stabilita al comma 7, di esperti assunti con contratto a tempo determinato disciplinato dalle norme di diritto privato. L'Autorità può altresì avvalersi di personale dipendente di altre autorità indipendenti in possesso delle competenze e dei requisiti di professionalità e di esperienza richiesti per l'espletamento delle singole funzioni, mediante collocamento fuori ruolo, nell'ambito di convenzioni concluse con le autorità interessate.

        26. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'Autorità adotta i regolamenti concernenti l'organizzazione e il funzionamento, i bilanci, i rendiconti e la gestione delle spese, nonché il trattamento giuridico ed economico del personale addetto, nei limiti stabiliti dalla presente legge. L'Autorità provvede all'autonoma gestione delle spese per il proprio funzionamento nei limiti delle risorse finanziarie a sua disposizione.

        27. I regolamenti e gli atti a contenuto generale adottati dall'Autorità sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale e nel bollettino dell'Autorità, nonché, con funzione meramente informativa, nel sito internet della stessa Autorità. L'Autorità redige annualmente una raccolta degli atti di cui al presente comma, nonché delle disposizioni legislative e regolamentari statali oggetto di attuazione da parte della stessa Autorità. Di tale raccolta, che ha valenza meramente informativa, deve essere garantita adeguata pubblicità, anche mediante il sito internet dell'Autorità.

        28. I regolamenti e gli atti a contenuto generale dell'Autorità, esclusi quelli attinenti all'organizzazione interna, devono essere motivati con riferimento alle scelte di regolazione e di vigilanza del settore o della materia su cui vertono. Essi sono accompagnati da una relazione che illustra le conseguenze dei medesimi atti sulla regolamentazione, sull'attività degli operatori e sugli interessi dei consumatori e degli utenti.

        29. L'Autorità consulta i soggetti interessati e i loro organismi rappresentativi e si avvale di forme di consultazione pubblica, basate sulla diffusione di schemi e versioni preliminari dell'atto da adottare, al fine di acquisire, entro un congruo termine, osservazioni scritte. L'Autorità può altresì consentire agli interessati di presentare le loro osservazioni anche oralmente, in audizioni individuali o collettive, delle quali è redatto verbale. L'Autorità rende pubblici mediante il proprio sito internet i risultati delle consultazioni svolte, fatta salva la tutela di eventuali informazioni riservate. La pubblicazione dei singoli contributi è consentita previo consenso del soggetto che ha partecipato alla consultazione.

        30. L'Autorità sottopone a revisione periodica, almeno ogni tre anni, il contenuto degli atti di regolazione da essa adottati, per adeguarli all'evoluzione delle condizioni di mercato e dei bisogni dei consumatori e degli utenti, nel rispetto del principio di proporzionalità.

        31. L'Autorità disciplina con propri regolamenti l'applicazione dei princìpi di cui al presente articolo, indicando i termini massimi per la conclusione dei procedimenti e i casi di necessità e di urgenza o le ragioni di riservatezza per cui è ammesso derogarvi con decisione motivata.

        32. I procedimenti di controllo a carattere contenzioso e i procedimenti sanzionatori sono svolti dall'Autorità nel rispetto dei princìpi della piena conoscenza degli atti istruttori, del contraddittorio e della verbalizzazione, nonché della distinzione tra funzioni istruttorie degli uffici e funzioni decisorie del collegio. Restano salve le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 24 della legge 28 dicembre 2005, n. 262.

        33. Per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie da parte dell'Autorità si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui al capo I, sezioni I e II, della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. Le sanzioni medesime sono determinate in considerazione della gravità e della durata dell'infrazione. Non è in ogni caso ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all'articolo 16 della medesima legge n. 689 del 1981, e successive modificazioni.

        34. Gli introiti delle sanzioni di cui al presente articolo sono destinati a un fondo istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti finalizzato all'adozione di iniziative destinate al miglioramento della qualità e della sicurezza dei servizi di trasporto agli utenti e ai consumatori.

        35. Ogni controversia avente ad oggetto atti e provvedimenti dell'Autorità è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La competenza di primo grado spetta in via esclusiva, anche per l'emanazione di misure cautelari, al tribunale amministrativo regionale del Lazio con sede in Roma. Le questioni di competenza di cui al presente comma sono rilevabili d'ufficio. I giudizi di cui al presente comma rientrano tra quelli di cui all'articolo 23-bis, comma 1, lettera d), della legge 6 dicembre 1971, n. 1034. In tali giudizi l'incarico di consulente tecnico d'ufficio non può essere attribuito a dipendenti dell'Autorità, anche se cessati dal servizio da meno di cinque anni.

        36. È fatta salva la disposizione in materia di foro del pubblico impiego di cui all'articolo 3, secondo comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034; alle relative controversie non si applica quanto previsto dal comma 1 del presente articolo.

        37. Restano ferme le eccezioni previste dall'articolo 24, comma 5, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, e successive modificazioni, per l'impugnazione dei provvedimenti sanzionatori nel settore finanziario, assicurativo e della previdenza complementare.

        38. L'Autorità riferisce al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti presentando una relazione annuale che illustra, tra l'altro, l'andamento delle entrate in applicazione del meccanismo di autofinanziamento di cui all'articolo 1, comma 9.

        39. L'Autorità può presentare al Parlamento e al Governo pareri e segnalazioni in ordine alle iniziative legislative o regolamentari necessarie alla promozione della concorrenza e al perseguimento dei suoi obiettivi.

        40. L'Autorità collabora con le altre autorità autonome nelle materie di competenza concorrente, anche mediante la stipula di apposite convenzioni, e assicura la leale cooperazione, anche attraverso segnalazioni e scambi di informazioni, con le autorità e le amministrazioni competenti dell'Unione europea e di altri Stati, al fine di agevolare le rispettive funzioni. L'Autorità è l'unico soggetto designato a partecipare alle reti e agli organismi comunitari, europei e internazionali che riuniscono le autorità nazionali di regolamentazione, vigilanza e garanzia nei settori e negli ambiti di competenza. La designazione dei soggetti partecipanti ai gruppi di consultazione del Consiglio dell'Unione europea spetta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il quale, sotto la propria responsabilità e il proprio controllo, può farsi assistere o sostituire da organi tecnici.

        41. Le pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire all'Autorità, oltre a notizie e informazioni, la collaborazione necessaria per l'adempimento delle sue funzioni.

        42. Nell'esercizio dei poteri ispettivi e di raccolta di informazioni, l'Autorità può avvalersi, in relazione alle specifiche finalità degli accertamenti, del Corpo della guardia di finanza, che agisce con i poteri ad esso attribuiti per l'accertamento dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi, utilizzando strutture e personale disponibili in modo da non determinare oneri aggiuntivi. Tutte le notizie, le informazioni e i dati acquisiti dal Corpo della guardia di finanza nell'assolvimento dei compiti previsti dal presente comma sono coperti dai segreto d'ufficio e sono senza indugio comunicati all'Autorità».

7.0.21

LATRONICO

Accantonato

Dopo l'articolo 7, inserire il seguente:

«Art. 7-bis.

(Canoni per l'utilizzo di beni demaniali)

        1. Nella determinazione dei canoni per l'utilizzo dei beni demaniali funzionali all'esercizio degli impianti di produzione di energia, le Regioni e le Province si attengono ai criteri e ai valori minimi e massimi, modulabili a livello locale, individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano».

7.0.300 (testo 2)

GARAVAGLIA MASSIMO, VACCARI, PITTONI

Accantonato

Dopo l'articolo 7, inserire il seguente:

«Art. 7-bis.

        Al comma 2, dell'articolo 5, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, sono soppresse le seguenti parole: "i beni oggetto di accordi o intese con gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del presente decreto;"»

.

Allegato B

Integrazione all'intervento del senatore Peterlini sull'emendamento 5.800 all'articolo 5 del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34

Signor Presidente, cari colleghi, Ministro, sono lieto che si dedichi lo spazio dovuto a questo dibattito che marca una svolta importante nella politica energetica del Governo.

Concordo con il senatore Rutelli, che non è il momento di dubitare ma di applaudire a questa svolta fondamentale, se di tale si tratta.

Personalmente non appartengo ai convertiti, con i quali mi rallegro, ma a quelli che avevano da sempre espresso le gravi preoccupazioni per le scelte sul nucleare.

Immediatamente dopo la tragedia dell'11 marzo scorso in Giapponese (e di tale si tratta purtroppo per quel Paese ma anche per tutta l'umanità) avevo presentato una interrogazione urgente al Governo.

La situazione più preoccupante è stata segnalata a Fukushima Daichii, dove sono esplose le barre di due reattori della centrale nucleare, causando la fuoriuscita di materiale radioattivo che fino a oggi non è stato stoppato; la centrale era stata progettata con tutti i più avanzati sistemi di sicurezza e dotata di criteri tecnici che avrebbero dovuto resistere a terremoti di qualunque entità, cosi come previsto da un Paese, tecnologicamente molto avanzato, abituato a fare i conti con onde sisimiche di elevata potenza. Eppure la tragedia in corso è immane e le conseguenze saranno enormi. La mente va a quei tragici avvenimenti di Chernobyl.

Chiedevo al Governo, tra l'altro, «se il Governo non intenda riflettere attentamente e rivalutare il programma relativo alle centrali nucleari che si vorrebbero costruire in Italia, Paese a rischio sismico e idrogeologico, dove non è in alcun modo possibile garantire la stabilità e la sicurezza di impianti così pericolosi».

Prendo pertanto atto con piacere di questo dietrofront. Non nego però che mi tormentano anche gravi preoccupazioni. Salta il referendum che avrebbe dato alla popolazione la possibilità di esprimersi democraticamente sul tema.

Il Governo ha capito che al referendum sul nucleare del 12/13 giugno andava sotto. Dopo avere lungamente dimostrato incapacità di comprendere la gravità dell'incidente della centrale nucleare in Giappone, il Governo trasforma la moratoria in una totale virata e cancella le normative precedenti sul nucleare.

Questo nuovo e opposto orientamento del Governo, che modifica radicalmente quelli precedenti è un importante risultato del movimento referendario che ha sviluppato una larga e unitaria iniziativa per votare SI al referendum del 12/13 giugno con l'obiettivo di cancellare la legge sul nucleare voluta ad ogni costo dal Governo in spregio al referendum del 1987.

Il Governo cerca oggi di evitare il giudizio dei cittadini abrogando da solo le norme che aveva voluto ad ogni costo.

Ieri il presidente Gasparri, giustificando il dietrofront, ha giustamente detto, che dopo una tragedia simile è giusto valutare e approfondire una scelta così importante. Ma era proprio questo che avrebbe permesso la moratoria. E dopo il referendum si poteva scegliere, anche in base al voto popolare. Lo stralcio invece impedisce il voto.

Questo lascia il sapore amaro di una mossa tattica. Il Governo dei sondaggi - come ricordava il collega del Gruppo Italia dei Valori, senatore Mascitelli - sotto la pressione dell'opinione pubblica, scioccata dalla tragedia in Giappone ha reagito. Se la legge passerà in tempo anche alla Camera, avrà con ogni evidenza l'effetto di far decadere il quesito referendario. Con la stessa facilita dello stralcio in atto, potrebbe essere reintrodotto il programma nucleare, una volta svolto il referendum.

Il ritorno al nucleare era una scelta gravosa e in controtendenza. L'energia nucleare non è una soluzione per il futuro: è pericolosa, è costosa, non risolve il nostro problema di dipendenza. È una scelta irresponsabile. Esprimo la mia preoccupazione, come già avevo fatto - ascoltando i commenti ironici di tanti colleghi - per le future generazioni, per i nostri figli e nipoti.

Ignorando il risultato del referendum, si apriva la strada alla costruzione di centrali nucleari, le quali saranno peraltro localizzate in aree dichiarate di interesse strategico nazionale, coperte da segreto militare e sottratte al normale sistema di controlli anche da parte delle autorità sanitarie e dei Vigili del fuoco.

La scelta nucleare era motivata dal fatto che l'Italia non può ulteriormente dipendere dall'importazione dall'estero. Effettivamente, la sfida energetica è molto importante per io sviluppo economico e sociale non solo del nostro Paese ma di tutto il mondo, sia i Paesi quello industrializzati sia quello in via di sviluppo. La domanda di energia è destinata a crescere e nello stesso tempo le emissioni di gas aumentano l'effetto serra, con conseguenze drammatiche per il nostro Paese. I prezzi delle materie prime energetiche restano elevati e sono esposti - come abbiamo vissuto negli ultimi mesi - ad un'altissima volatilità risultante da grandi speculazioni.

Come sottolinea lo stesso Governo, l'85 per cento del nostro fabbisogno energetico riferito al 2007 viene coperto da energie importate, rispetto al 50 per cento della media europea riferita a 27 Paesi: 85 verso il 50. Il Governo sperava di poter risolvere il problema puntando sullo sviluppo dell'energia nucleare e sulla costruzione di centrali nucleari.

Questa scelta rappresentava una rottura radicale con le scelte dei Governi precedenti, dopo il noto referendum del 1987. In quella occasione, lo ricordiamo, gli italiani dissero no alla costruzione di centrali nucleari, con un risultato molto netto dell'80,6 per cento dei votanti. Oltre a violare questo verdetto popolare, finora non contrastato da nessuna altra scelta popolare, la domanda che si pone è se il ritorno al nucleare sia una scelta conveniente dal punto di vista economico da quello tecnico. In verità, questa scelta si presenta come una strada completamente errata, con gravi conseguenze sia per l'attuale generazione, che per le generazioni future.

L'energia nucleare è pericolosa, è costosa, non risolve il nostro problema di dipendenza, è una scelta irresponsabile. Entro nel dettaglio.

L'energia nucleare è pericolosa perché anche gli impianti più progrediti non garantiscono la piena sicurezza dal punto di vista tecnico, lasciando sempre un certo margine di rischio (il cosiddetto Restrisiko); è dunque pericolosa sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione. Oltre a ciò, le centrali nucleari possono essere facilmente prese come bersagli per eventuali attacchi terroristici e bellici.

Oltre ad essere pericolosa, questa scelta è anche costosa. I costi di costruzione delle centrali nucleari sono molto alti. I costi della centrale finlandese di Olkiluoto, per esempio (l'unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville, in Francia), sono lievitati quasi del 50 per cento: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Oltre ai costi di costruzione ci sono i costi dell'uranio, che stanno crescendo a dismisura. Infatti, nel 2000 un chilogrammo di uranio, costava 7 dollari, mentre oggi nel costa 120. Questa è una spesa che l'Italia, in piena crisi economica, non può davvero permettersi.

Il nucleare non risolve poi il problema di dipendenza dall'estero, perché la materia prima deve essere importata, dunque passiamo da una dipendenza all'altra. Oltre a ciò, la materia prima non è eterna, ma molto limitata. Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, l'uranio sarà reperibile solo per pochi decenni. Sappiamo, infatti, che le riserve di uranio, concentrate in Australia e Kazakistan, sono appena sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni. Quindi, le nuove centrali annunciate avrebbero problemi di alimentazione e arriverebbero tardi, come dimostra la vicenda dell'EPR in Finlandia.

Il nucleare è inoltre una scelta irresponsabile, perché i rischi e i rifiuti li scarichiamo sui nostri figli. Non devo ricordare in questa sede che in Italia si è un grandissimo problema gestire anche i semplici rifiuti solidi urbani.

Oltre a ciò, il nucleare non serve a ridurre i consumi di petrolio, visto che il petrolio oggi è utilizzato soprattutto nei trasporti e negli usi civili, e pochissimo per produrre elettricità.

Si dice che le energie rinnovabili non basterebbero. Dipende dalle scelte strategiche e dai finanziamenti. Non si tratta solamente di fonti ma di almeno tre obiettivi: risparmio energetico; aumento dell'efficienza; e solo come terzo lo sviluppo di energie alternative. Sono campi su cui investono tutti gli altri Paesi europei, in primis la Germania, e gli Stati Uniti di Barack Obama. La Germania intende sviluppare un marchio simile alla BMW.

Anche la nostra Provincia con la certificazione "CasaClima" ha creato un marchio pregiato che già dà i suoi frutti. Mi permetto di evidenziare le altre misure intraprese dalla Provincia di Bolzano, che ha saputo dimostrare che il nucleare non è la soluzione. Il punto decisivo della nostra politica energetica è il risparmio energetico. Negli appartamenti privati il risparmio può arrivare fino al 90 per cento. Per esempio, un palazzo recentemente riqualificato della Provincia di Bolzano di circa 20.000 metri cubi, costruito negli anni Cinquanta, prima della riqualificazione costava per la caldaia alla Provincia 96.000 euro ogni anno; dopo la riqualificazione energetica l'ente spende annualmente soltanto 6.000 euro, circa il 6 per cento della spesa, con una riduzione del costo di 94 punti percentuali. Non devo inoltre ricordare il successo che la Provincia ha vissuto con la certificazione concetto di CasaClima, conosciuta in tutt'Italia e con cui, per esempio, la nuova Camera di commercio di Bolzano è stata costruita a costo zero, quanto al bilancio energetico.

Per quanto riguarda l'energia alternativa, la Provincia di Bolzano, che è in una zona climatica molto esposta, in cui il consumo energetico per le caldaie è molto elevato, punta sull'idroelettrico, sulla biomassa, sull'energia solare, sulla pompa di calore e per il futuro conta molto l'energia geotermica. La nostra Provincia copre attualmente, senza la mobilità, il 54 per cento con energia alternativa e punta ad arrivare entro i prossimi cinque anni al 75 per cento. Con questo esempio voglio evidenziare che non è vero ciò che molti ricordano, cioè che con l'energia solare si può coprire qualche povera percentuale, ma, puntando su questi tre concetti, si può effettivamente realizzare una grande politica energetica.

La detraibilità dall'IRPEF degli investimenti per la riqualificazione energetica e il conto energia per il fotovoltaico erano ideali. Purtroppo, il Governo ha tagliato proprio queste prime iniziative lodevoli. Nella nostra Provincia inoltre colleghiamo il progetto casa alla riqualificazione energetica, cioè solo chi risparmia energia potrà aumentare la cubatura e il sottotetto.

Questa politica crea posti di lavoro, una ricaduta positiva sulla piccola e media industria, nonché per gli artigiani che ai progetti di centrali atomiche non possono concorrere. È espressione di tutela del clima, aumenta la qualità abitativa, riduce la dipendenza dall'estero, è fonte di sperimentazione.

Un Governo responsabile, soprattutto nei confronti delle future generazioni, deve puntare maggiormente su un futuro sostenibile e promuovere un piano inteso alla salvaguardia di ambiente e biosfera. L'appello che lancio è dunque di puntare finalmente su un'altra politica energetica sostenibile. Il nucleare non è la soluzione.

Chiediamo che le ingenti somme che si liberano con la scelta proposta dal Governo, siano investiti - non come dichiarava ieri la ministro Prestigiacomo - in ulteriori ricerche sul nucleare, ma in scelte più lungimiranti e più responsabili.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Bonino, Burgaretta Aparo, Caliendo, Caligiuri, Castelli, Ciampi, Colli, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Di Giacomo, Alberto Filippi, Finocchiaro, Gasbarri, Germontani, Giovanardi, Longo, Mantica, Mantovani, Messina, Palma, Papania, Pera, Randazzo, Viceconte e Villari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Torri, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO; Adragna e Contini, per attività dell'Unione Interparlamentare.

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Pardi Francesco ed altri

Nuove disposizioni in materia di incompatibilità soggettiva per i titolari di cariche di governo (2617)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 20/04/2011 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Sen. Rizzotti Maria

Disposizioni concernenti lo svolgimento di servizi di utilità sociale da parte delle persone anziane (2643)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 20/04/2011 );

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Filippi Alberto ed altri

Modifiche al codice civile e alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, in materia di patti prematrimoniali (2629)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 20/04/2011 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale e scientifica tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Panama, firmato a Roma il 2 maggio 2007 (2692)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

C.4040 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 20/04/2011 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dello Scambio di lettere tra il Governo della Repubblica italiana e l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) per la concessione di un immobile in Roma come sede per la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), fatto a Roma il 19 gennaio e il 24 marzo 2006 (2693)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare)

C.4027 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 20/04/2011 );

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Albania, aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957 ed alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, ed inteso a facilitarne l'applicazione, fatto a Tirana il 3 dicembre 2007, con Scambio di Note effettuato a Tirana il 18 e 19 settembre 2008 (2694)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

C.4024 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 20/04/2011 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Compagna Luigi

Modifica della denominazione dell'avviso di accertamento in avviso di contestazione (2630)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia)

(assegnato in data 20/04/2011 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Leddi Maria

Modifica all'articolo 12 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detrazioni fiscali in favore delle donne lavoratrici (2639)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 20/04/2011 );

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

Sen. Lannutti Elio ed altri

Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti limiti al cumulo degli incarichi di amministrazione e controllo (2640)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 20/04/2011 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Bevilacqua Francesco, Sen. Gentile Antonio

Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità (2594)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 12°

(Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 );

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Sen. Fleres Salvo ed altri

Disposizioni in materia di incentivi per la permanenza in Italia dei giovani laureati (2619)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 );

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

Sen. Pignedoli Leana ed altri

Misure per la competitività delle agricolture e dei territori rurali nonché delega al Governo per il riordino e la riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (2605)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Bosone Daniele ed altri

Misure a sostegno dell'impresa sociale (2531)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 );

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

Sen. Serra Achille

Disposizioni concernenti l'istituzione di corsi obbligatori per l'iscrizione ai registri regionali dei badanti (2656)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 );

Commissioni 1° e 2° riunite

Sen. Casson Felice ed altri

Norme relative ai magistrati eletti al Parlamento italiano o europeo o aventi incarichi di governo (2662)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 20/04/2011 );

Commissioni 1° e 4° riunite

Sen. Saltamartini Filippo

Interpretazione autentica dell'articolo 42-bis del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di estensione dell'assegnazione temporanea al comparto sicurezza e difesa ed al Corpo nazionale dei vigili del fuoco (2638)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 20/04/2011 );

Commissioni 1° e 5° riunite

Sen. Finocchiaro Anna ed altri

Piano nazionale per l'autonomia e la libertà delle nuove generazioni. Delega al Governo per l'unificazione delle aliquote contributive e l'incremento della copertura previdenziale a favore dei giovani lavoratori (2611)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 );

Commissioni 5° e 12° riunite

Sen. De Sena Luigi

Introduzione della tessera sanitaria elettronica e norme in materia di potenziamento del programma di monitoraggio e di controllo della spesa pubblica nel settore sanitario (2469)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 20/04/2011 ).

Governo, trasmissione di documenti e assegnazione

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 19 aprile 2011, ha inviato, in allegato al Documento di economia e finanza 2011 (Doc. LVII, n. 4), il Programma delle infrastrutture strategiche, predisposto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (Doc. LVII, n. 4-Allegato/III), e il Documento sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e sui relativi indirizzi, predisposto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (Doc. LVII, n. 4-Allegato/IV). I documenti sono stati predisposti, rispettivamente, ai sensi dei commi 8 e 9 dell'articolo 10 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, così come modificato dalla legge 7 aprile 2011, n. 39.

I predetti documenti sono stati trasmessi alla 5a Commissione permanente e a tutte le altre Commissioni permanenti.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettera in data 13 aprile 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia della sentenza n. 127 del 4 aprile 2011, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 23 della legge della regione Puglia 25 febbraio 2010, n. 5 (Norme in materia di lavori pubblici e disposizioni diverse). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 8a Commissione permanente (Doc. VII, n. 127).

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Mongiello ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02028 dei senatori Ceccanti ed altri.

La senatrice Mazzuconi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-02094 dei senatori Ceccanti ed altri.

I senatori Bruno, Mariapia Garavaglia, Incostante, Pertoldi e Tomaselli hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-05068 dei senatori Peterlini ed altri.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 14 al 19 aprile 2011)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 120

BONINO: sulla istituzione da parte delle pubbliche amministrazioni dei comitati unici di garanzia per le pari opportunità ai sensi della legge n. 183 del 2010 (4-04581) (risp. CARFAGNA, ministro per le pari opportunità)

DE ANGELIS: sul progetto di realizzazione del porto turistico di Fiumicino (4-02896) (risp. FITTO, ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale)

FLERES: sull'assistenza sanitaria nei confronti di un detenuto presso la casa circondariale "Pagliarelli" di Palermo (4-03846) (risp. FAZIO, ministro della salute)

Interrogazioni

CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 17 novembre 2010 sono state accolte le dimissioni del Ministro per le politiche europee con la conseguente assunzione ad interim da parte del Presidente del Consiglio dei ministri della responsabilità di tale dicastero; sono quindi passati quasi cinque mesi dall'inizio dell'interim;

la durata dell'interim appare all'interrogante decisamente anomala, specie se si considera che stanno entrando in vigore le nuove regole sulla governance europea che richiedono vari adempimenti interni e che la 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio dei ministri e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) del Senato della Repubblica è in procinto di affrontare la questione della riforma della legge n. 11 del 2005 (cosiddetta "legge Buttiglione") relativa alla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, essendo stato assegnato in sede referente alla richiamata Commissione il disegno di legge atto Senato n. 2646, e in considerazione del fatto che il ministro Ronchi era stato proponente di uno dei disegni di legge (atto Camera n. 3866) approvati in testo unificato dalla Camera il 23 marzo 2011, in cui le funzioni del Ministro per le politiche europee sono citate ben 45 volte;

la mancanza di un Ministro ad hoc si fa sentire anche in relazione alla necessaria gestione europea della politica energetica dopo le vicende giapponesi e il mutamento odierno di posizione sull'energia nucleare,

si chiede di sapere se non si ritenga necessario porre immediatamente termine all'interim con la proposta di nomina di un nuovo Ministro autorevole per competenza e conoscenza dei problemi, anche in relazione alle politiche energetiche.

(3-02102)

ANDRIA, BALDASSARRI, THALER AUSSERHOFER - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la legge 23 novembre 1939, n. 1966, ha istituito le società di revisione volontaria, autorizzate e vigilate dal Ministero dello sviluppo economico, attribuendo loro delicati ed incisivi compiti nel campo del controllo contabile delle aziende;

l'art. 153, comma 9, del decreto legislativo n. 163 del 2006 "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE", modificato dall'articolo 1 del decreto legislativo 11 settembre 2008, n. 152 (terzo correttivo), ha stabilito che per la realizzazione di lavori pubblici con il sistema della concessione attraverso project financing sia concessa esclusivamente agli istituti bancari la possibilità di asseverare i piani economico-finanziari dei progetti preliminari, non riconoscendo lo stesso ruolo alle società di revisione;

con tale disposizione è stato eliminato il riferimento alle società di servizi costituite dall'istituto di credito ed iscritte nell'elenco generale degli intermediari finanziari ai sensi dell'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nonché alle società di revisione di cui all'articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966, alle quali sostanzialmente viene impedito lo svolgimento di attività analoghe;

considerato che:

detta disposizione, precludendo alle società di revisione la possibilità di asseverare i piani economico-finanziari dei progetti preliminari, contravviene alla specificità di tali società fiduciarie istituite proprio allo scopo di asseverare detti piani;

tale norma, anche sulla scorta delle osservazioni mosse dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato nel 2004 relativamente al testo originario dell'articolo 37-bis della legge 11 febbraio 1994, n. 109, "Legge quadro in materia di lavori pubblici",successivamente abrogato, ha l'effetto di comprimere la concorrenza tra i soggetti operanti nel settore della consulenza finanziaria, eliminando ingiustificatamente soggetti in possesso di identici requisiti tecnici e professionali;

considerato, inoltre, che:

la stessa disposizione, ponendosi in netto contrasto con la normativa comunitaria in materia di contratti pubblici e di libertà di circolazione dei servizi, espone il Paese a pesanti sanzioni da parte dall'Unione europea;

infatti, le modifiche introdotte dall'articolo 1 del decreto legislativo 11 settembre 2008, n. 152, a giudizio degli interroganti fortemente inique e giustamente osteggiate sia dalle società di revisione che dagli operatori del mercato del project financing, hanno costituito oggetto di precipua attenzione da parte della Commissione europea - Direzione Generale Mercato Interno e Servizi Unità 3° e 3-1° presso la Corte di Strasburgo per: a) violazione degli artt. 56 e 49 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE); b) per ingiustificata restrizione della libera circolazione dei servizi e della libertà di intervento delle società di revisione italiane, nonché di analoghe società operanti in altri Stati membri dell'Unione europea;

la stessa Direzione Generale della Commissione europea ha inviato al Governo italiano una richiesta di chiarimenti al riguardo;

è verosimile ritenere che la vertenza si concluderà con la comminazione di sanzioni all'Italia;

rilevato che il project financing costituisce, in particolare, una modalità di realizzazione di lavori pubblici o di pubblica utilità,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi che hanno determinato l'esclusione delle società di revisione iscritte nell'elenco generale degli intermediari finanziari ai sensi dell'articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nonché le società di revisione di cui all'articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966, dai soggetti abilitati ad asseverare i piani economici finanziari di cui all'articolo 153 del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;

se, in considerazione di quanto rilevato in premessa, anche al fine di scongiurare l'adozione da parte dell'Unione europea di ulteriori sanzioni nei confronti dell'Italia, il Ministro in indirizzo non ritenga necessario promuovere con la massima sollecitudine ogni azione di competenza, al fine di consentire anche alle società di revisione di poter asseverare i piani economico-finanziari della finanza di progetto.

(3-02103)

NEROZZI, PASSONI, ROILO, GHEDINI, BLAZINA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nel disporre in via generalizzata il differimento dei termini per l'accesso al pensionamento alla maturazione dei requisiti di legge, ha altresì disposto che: "Le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, nei limiti del numero di 10.000 lavoratori beneficiari, ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011", con esclusivo riferimento: a) ai lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010, che maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità; b) ai lavoratori collocati in mobilità lunga, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010; c) ai lavoratori che, all'entrata in vigore del medesimo decreto n. 78, risultavano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore (art. 12, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010);

nell'ambito della stessa disciplina si è inoltre previsto che, con riferimento ai tali lavoratori, "ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito", il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, possa disporre in via alternativa, nei limiti delle risorse disponibili del Fondo sociale per occupazione e formazione, "la concessione del prolungamento dell'intervento di tutela del reddito per il periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico" (art. 12, comma 5-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010);

da ultimo, si è affidato all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) il monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori che intendono avvalersi del regime previdenziale previgente, stabilendo che "qualora dal monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, il predetto Istituto non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici" (art. 12, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2010);

considerato che:

secondo quanto reso noto dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro nazionale, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS avrebbe esaminato un documento interno che valuta in circa 45.000 i soggetti titolati a richiedere l'applicazione del regime di deroga previsto dall'articolo 12, commi 5 e 5-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010: una platea quattro volte e mezzo più ampia di quella massima indicata dal Governo come destinataria del regime di deroga,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda far conoscere, con la massima sollecitudine, gli esiti del monitoraggio delle domande di pensionamento, condotto dall'INPS ai sensi dell'articolo 12, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2010, e se intenda altresì fornire ogni dato o elemento documentale eventualmente acquisito dall'Istituto al fine di stimare con certezza la platea dei potenziali beneficiari del regime di deroga;

quali iniziative intenda assumere in caso di accertato esubero rispetto alla prevista soglia di 10.000 unità, per assicurare, entro il 31 luglio 2011, l'effettivo accesso alla pensione a tutti i soggetti potenzialmente beneficiari del regime di deroga di cui dall'articolo 12, commi 5 e 5-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010, e per evitare la possibilità che decine di migliaia di lavoratori rimangano privi di qualunque forma di reddito e di sostentamento per sé e per le rispettive famiglie.

(3-02104)

PASTORE - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

in relazione alle operazioni di dragaggio del fiume Pescara, l'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente (ARTA) Abruzzo fu interessata, nel novembre 2009, alla verifica dei materiali di dragaggio, al fine di accertarne la compatibilità per lo sversamento a mare; con nota 8177/DIP del 3 dicembre 2009 trasmetteva i risultati, comunicando la compatibilità esclusivamente per lo sversamento del materiale in cassa di colmata la quale, purtroppo, risultò praticamente piena;

il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche (OOPP), ha, quindi, redatto un progetto destinato al trattamento di bonifica dei materiali, al fine di poterli normalmente sversare in mare; dalla perizia relativa a tale progetto, veniva certificata la presenza di sabbia, nei materiali di dragaggio, in una percentuale dell'80 per cento, prevedendo uno smaltimento nella discarica dei reflui non riutilizzabili;

in data 8 giugno 2010, il Provveditorato alle OOPP autorizzava la gara per l'assegnazione delle operazioni di dragaggio, mediante procedura negoziata ai sensi del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006 ed aggiudicata il 17 giugno alla impresa Nicolaj Srl;

sono seguite riunioni operative tra la Regione Abruzzo, la Provincia di Pescara ed il Provveditorato alle OOPP all'esito delle quali si è concordato di procedere con l'utilizzo di un impianto mobile per il trattamento dei materiali di dragaggio, da ubicarsi all'interno del Porto di Pescara; di ciò il Provveditorato ha dato comunicazione, con nota 30281/282 del 13 luglio 2010, al Servizio gestione rifiuti della regione Abruzzo, individuando, nel contempo, l'impianto;

seguiva uno scambio di note tra la regione Abruzzo ed il Provveditorato alle OOPP in relazione anche ai tempi di rilascio della prevista valutazione di impatto ambientale (VIA), tanto che il Servizio gestione rifiuti della regione Abruzzo, in data 29 luglio 2010, prot. 145929, comunicava alla impresa aggiudicataria la necessità di integrare, con ulteriore documentazione, la dichiarazione di inizio attività;

successivamente, la stessa impresa chiedeva l'autorizzazione ad effettuare il prelievo di un campione per nuove analisi, al fine della ottimizzazione del macchinario necessario al trattamento, cosa che fu autorizzata dal Provveditorato alle OOPP, purché la campionatura fosse effettuata alla presenza dell'ARTA Abruzzo e della Direzione marittima di Pescara;

il 10 novembre 2010 la regione Abruzzo trasmetteva parere favorevole per la VIA, escludendo, ovviamente, l'impianto mobile per il trattamento, il cui nulla osta deve essere emesso dal Servizio gestione rifiuti della stessa Regione;

appare singolare che in data 10 novembre 2010, la campionatura, richiesta ed autorizzata all'impresa Nicolaj abbia fornito un risultato completamente opposto rispetto a quello ottenuto dall'ARTA Abruzzo, tanto che da una certificazione della presenza dell'80 per cento di sabbia nei materiali di dragaggio, si è passati ad una percentuale di solo il 10 per cento;

un tale risultato ha obbligato l'impresa aggiudicataria a richiedere un macchinario totalmente ricalibrato, a mezzo di strutture che risultavano stoccate presso il cantiere navale di Anversa in Belgio, da cui è stato poi trasferito al porto di Pescara, con le conseguenze immaginabili in termini di disagi, ritardi, spese e difficoltà burocratiche;

il Provveditorato, quindi, ha redatto una perizia di variante tecnica, senza aumento di spesa, con il che risulta che i maggiori oneri per la mobilitazione dell'impianto dal Belgio a Pescara e della necessità di trattare la quasi totalità del materiale dragato (e non più solo il 20 per cento dello stesso) ha comportato una diminuzione insostenibile, all'interno delle somme stanziate, degli importi destinati alla lavorazione, incidendo ovviamente sulla quantità di materiale da dragarsi, con una riduzione da 9.000 metri cubi a 2.000 metri cubi;

in data 13 gennaio 2011, la Capitaneria di porto di Pescara inviava una comunicazione al Provveditorato alle OOPP, alla Regione ed agli altri Enti territoriali competenti contenente i risultati di una rilevazione, da cui si evince che il dragaggio di circa 2000 mc di materiale non apporterà che benefici molto limitati, atteso che il fiume riversa in mare circa 10 milioni di tonnellate di sedimenti l'anno;

a questa seguivano altre comunicazioni, ivi comprese le richieste da parte delle associazioni ed organizzazioni del settore della pesca e del commercio di Pescara, con le quali esse hanno richiesto interventi definitivi ed urgenti per la soluzione del problema, stante il pressoché totale azzeramento, allo stato attuale delle cose, dei traffici marittimi;

seguivano, inoltre, ulteriori appelli, in particolare da parte del Sindaco, il quale chiedeva, in più occasioni, lo stanziamento di fondi finalmente adeguati alla soluzione del problema, a cui il Provveditorato OOPP rispondeva in data 20 gennaio 2011 con la conferma del reperimento, peraltro faticoso, di 1.900.000 euro ;

in data 2 febbraio 2011, il Sindaco scriveva al Provveditorato delle OO.PP. segnalando la assoluta necessità ed urgenza degli interventi necessari, con carattere di continuità anche attraverso l'utilizzo dell'indicato finanziamento di 1.900.000 euro che consentirebbe di riportare i fondali ad una profondità adeguata. Il Sindaco, inoltre, faceva presente il surriscaldamento del clima sociale in città, in considerazione della grandissima importanza che riveste nell'economia cittadina la transitabilità del fiume, vera e propria arteria non solo cittadina oltre che ricovero per la flotta peschereccia e commerciale;

la regione Abruzzo, a seguito di apposita riunione e di esplicita richiesta del primo cittadino, in data 21 gennaio ha riconosciuto lo stato di emergenza per il porto di Pescara;

il 3 febbraio 2011 il Provveditorato alle OOPP inviava all'ARTA Abruzzo una richiesta di preventivi per la caratterizzazione dei materiali da dragare con la previsione del trattamento di circa 80.000 metri quadrati di materiale, chiedendo, il 4 febbraio, alla Regione Abruzzo, di assicurare la disponibilità della somma indicata di 2 milioni di euro;

nella stessa data, l'impresa comunicava che l'impianto mobile del trattamento dei materiali sarebbe stato pronto ad operare il 7 febbraio,;

veniva completata, intanto, la prima tranche dei lavori, relativa ai 2.000 metri cubi precedentemente indicati, a seguito della qual cosa l'impresa appaltatrice non procedeva alla seconda fase delle operazioni di dragaggio, circostanza della quale il Sindaco, in data 28 marzo 2011, dava comunicazione a tutti gli enti competenti; in quella stessa data, il Provveditorato alle OOPP rispondeva con una comunicazione nella quale, pur riconoscendone l'apporto costruttivo unitamente a quello del Prefetto di Pescara, rivendicava la unicità decisionale dello stesso Provveditorato, sottolineando che la situazione di emergenza era "generata da fattori che a tutti possono essere attribuiti ma non certo al Provveditorato";

in data 23 marzo la Protezione civile della regione Abruzzo comunicava alla ditta appaltatrice che il cronoprogramma da questa inviato, che prevede la escavazione di 9.000 metri quadrati entro il termine del 9 maggio 2011 ed ulteriori e definitivi 10.000 metri cubi dal 10 maggio al 30 giugno 2011, poteva essere attivato solo a seguito di apposita verifica di assoggettabilità ambientale (VIA) da determinarsi anche a seguito di pareri tecnici dell'ARTA Abruzzo;

in data 4 aprile 2011 il Direttore dello sportello ambientale della regione Abruzzo trasmetteva copia della VIA relativa alla prosecuzione dell'attività con relativo parere favorevole, ma con la prescrizione di un monitoraggio da concordarsi con l'ARTA Abruzzo;

in data 5 aprile, infine, il Sindaco di Pescara comunicava al Provveditorato OOPP ed agli altri enti competenti, che la seconda parte dell'appalto dei lavori di dragaggio del porto e relativo alla rimozione di 17.000 metri cubi di materiale, per il detto importo di 1,9 milioni di euro, era stato scisso in due tranche, delle quali la prima, relativa a 7000 metri cubi, ha già avuto il rilascio, come detto, della VIA. Per quanto riguarda invece la seconda parte degli interventi per 10.000 mc, il Sindaco sottolineava la "prescrizione" per la cui effettuazione è necessario concordare tempi e modi con l'ARTA Abruzzo, con ciò sollecitando interventi immediati e continuativi per la risoluzione definitiva del problema;

in data 18 aprile, sono comparse su tutti i giornali locali notizie estremamente allarmanti circa la decisione degli armatori dei pescherecci di Pescara di trasferirsi in altri porti a causa della situazione del fiume Pescara ormai pressoché impraticabile, che si è tradotta, per lo stesso 18 aprile, in una manifestazione, ancorché strumentale, delle opposizioni in Consiglio comunale, le quali hanno occupato l'aula consiliare; ciò è sintomo, al di là dello sciacallaggio dell'operazione politica, di un clima di enorme tensione che attraversa tutti gli strati della popolazione pescarese,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione sopra illustrata, delle conseguenze fortemente negative che già si sono determinate e delle ulteriori che prevedibilmente si determineranno a breve a seguito del mancato dragaggio del fiume;

se non ritengano necessario ed urgente un intervento immediato e straordinario per ora diretto a restituire al fiume Pescara una piena agibilità e, nel prosieguo, a verificare le cause che hanno portato alla situazione attuale con la previsione di interventi strutturali, in primis sulla cosiddetta diga foranea che è universalmente ritenuta la causa principale delle alterazioni che si sono verificate in questo ultimo decennio;

se non sia altresì indispensabile, non potendo l'intervento limitarsi alla rimozione dei primi 2.000 metri cubi di materiale, l'emanazione di una apposita ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, per iniziative del Capo della Protezione civile, che preveda l'estensione dei poteri attribuiti al commissario straordinario per il Bacino Aterno Pescara, dottor Adriano Goio, anche alla gestione degli interventi per il dragaggio del porto canale di Pescara, con previsione di un adeguato incremento di risorse oltre quelle attualmente esistenti per il dragaggio (2 milioni di euro stanziati dalla Regione ed ulteriori 1,9 milioni di euro erogabili dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell'economia e delle finanze) al fine di dare inizio anche agli interventi strutturali.

(3-02105)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SANTINI, SARO - Al Ministro degli affari esteri - Venuti a conoscenza che il 15 marzo 2011 il signor Luciano Butti, di nazionalità italiana, veniva assassinato a Phuket in Thailandia da quattro killer con quattro colpi di pistola;

preso atto che, nel giro di 24 ore, la polizia locale ha:

1) arrestato due dei killer;

2) identificato gli altri due, attualmente ancora a piede libero;

3) proceduto all'arresto di colui che ha organizzato l'omicidio, Prasong Yongjit, chiamato da tutti Saa;

4) proceduto all'arresto dell'italiano Denis Cavatassi con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio, su dichiarazione dello stesso Prasong Yongjit;

constatato che Denis Cavatassi e Luciano Butti erano soci in affari come titolari di un ristorante e che colui che avrebbe organizzato l'omicidio, Prasong Yongjit, era un dipendente dell'esercizio stesso;

verificato che le prove d'accusa contro Denis Cavatassi sono costituite da un bonifico di 30.000 bat a favore di Prasong Yongjit (l'equivalente di circa 715 euro) e dal fatto che ci sono stati dei contatti telefonici tra il cellulare di Denis Cavatassi e quello dell'accusatore;

raccolte le testimonianze di ulteriori soci del ristorante e di altri gestori di attività in Thailandia i quali confermano che prestare soldi ai dipendenti, in Thailandia, è una cosa molto diffusa, anzi comune;

la moglie di Denis Cavatassi ha confermato alla polizia che il dipendente, nonché accusatore, Prasong Yongjit, subissava suo marito di pressanti richieste di aiuto finanziario, motivando tali richieste di prestito con la necessità di fare fronte ad una situazione familiare molto difficile;

preso atto che, dopo l'arresto, la famiglia di Dario Cavatassi ha posto in essere tutti i ricorsi possibili con i seguenti esiti negativi:

1) la prima richiesta di rilascio su cauzione è stata negata;

2) ha fatto seguito una seconda richiesta venerdì 25 marzo, di nuovo negata per il timore che Denis Cavatassi lasci il Paese;

3) il giorno 11 aprile è stato negato il rilascio ancora una volta dopo che gli avvocati avevano presentato la terza richiesta di scarcerazione;

constatato che Denis Cavatassi è detenuto, in condizioni disumane, senza prove concrete dentro un carcere che potrebbe contenere al massimo 500 persone ma che in realtà ne detiene 1.200. In particolare è detenuto in una stanza di 150 metri quadrati insieme a 200 persone. In detta stanza i detenuti dormono tutti stipati ciascuno a ridosso dell'altro;

raccolte numerose testimonianze di amici locali, sia italiani che di diverse nazionalità, concordi nel considerare Dario Cavatassi persona seria, generosa e sensibile, con anni di onesto lavoro sulle spalle ed episodi di altruismo che lo hanno fatto apprezzare da molti,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno approfondire con informazioni ricavate da fonti locali i termini della vicenda al fine di fare luce sull'indagine giudiziaria.

(4-05075)

GRAMAZIO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

in data 1° marzo 2011 la Società Ferrovie dello Stato SpA, con l'ordine di servizio n. 9/2011, ha disposto l'aumento dei prezzi dei "diritti di ammissione" per accedere ai treni AV, ES, ES City, ai titolari di smart card e CLC (Carta di libera circolazione) e per i ferrovieri dipendenti, in pensione e per i loro familiari, differenziando gli importi tra il personale in servizio ed in quiescenza;

tale provvedimento aziendale sarebbe stato preso come atto unilaterale, a quanto risulta all'interrogante in violazione dell'articolo 23 del contratto collettivo nazionale (accordo di confluenza), che al comma 9 dispone che la disciplina dei costi dei diritti di ammissione sia oggetto di revisione tra le parti al fine di un suo eventuale adeguamento agli sviluppi normativi e di mercato,

l'interrogante chiede di sapere:

se, per quanto risulta al Ministro in indirizzo, quanto sopra esposto corrisponda a verità e, in caso affermativo, quali motivazioni abbiano indotto il Gruppo Ferrovie dello Stato ad apportare tali aumenti;

se in un tale comportamento non si ravvisi una violazione delle vigenti normative.

(4-05076)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in un punto editoriale su "Il Sole-24 Ore", il professor Luigi Zingales, economista di origini padovane che insegna all'università di Chicago, analizza quello che è ormai divenuto il "modello Intesa Sanpaolo" e prende di petto la banca di Abramo-Bazoli e di Corrado Passera, mettendo a confronto il modello americano con il sistema italiano;

l'economista parte dal celeberrimo caso Alitalia ed in particolare, sulle operazioni condotte da Intesa Sanpaolo per salvare Alitalia, ha ricordato: «Intesa Sanpaolo fu chiamata come consulente del Governo, che deteneva la maggioranza della compagnia di bandiera. Il piano Fenice, da lei elaborato, vide la stessa banca nel ruolo di uno degli acquirenti della "parte buona" di Alitalia. Nello spietato mondo americano, dove valgono le regole del profitto, ma anche quelle della trasparenza, un consulente del venditore non può assumere allo stesso tempo anche il ruolo di compratore, perché in palese conflitto di interessi. Ma in Italia, si sa, il conflitto di interessi non è un problema molto sentito. Anzi, il conflitto di interessi non esiste neppure, perché Intesa Sanpaolo non segue la spietata logica del profitto, ma opera nell'interesse del Paese»;

si legge ancora nel citato articolo: «Il piano Fenice prevedeva il commissariamento della vecchia compagnia, mettendo i nuovi azionisti al riparo da possibili rivalse di fornitori, creditori, vecchi azionisti e obbligazionisti. Nell'interesse del Paese, quindi, il piano Fenice espropriò i legittimi proprietari del poco di valore ancora presente in Alitalia, per trasferirlo alla nuova società, di cui guarda caso Intesa Sanpaolo è socia. Che la procedura non fosse normale lo conferma il fatto che il Governo dovette fare un decreto per mettere al riparo gli amministratori di Alitalia, che altrimenti sarebbero stati perseguibili dagli azionisti e dai creditori. Per tener buoni gli azionisti, infine, si diede loro un indennizzo a spese del fondo di protezione degli azionisti contro le truffe finanziarie, previsto dalla Legge sul risparmio. Delle due, o il valore dell'attivo Alitalia era inferiore alle passività, e le azioni non valevano niente (ma allora perché rimborsarle anche parzialmente?) o non lo era, e il compito del commissario Fantozzi doveva essere quello di realizzare il massimo dall'attivo, non di svendere i (pochi) gioielli di famiglia al consulente-compratore. Se non bastasse, nell'interesse del Paese la legge Marzano fu modificata ad hoc per permettere l'operazione. Dal punto di vista operativo, il piano Fenice prevedeva anche un nuovo modello basato "punto-punto sul breve raggio con quote dominanti nei principali aeroporti serviti". Tradotto in linguaggio corrente questo significa che la nuova compagnia aerea si specializzava nello sfruttare il potere di mercato conseguito nei principali aeroporti nazionali grazie al consolidamento con AirOne»;

per questi motivi, continua Zingales, «una delle condizioni fu la deroga dell'Antitrust sul mercato domestico da parte delle autorità nazionali ed europee. Se Intesa Sanpaolo fosse una banca orientata al profitto, tanto potere di mercato nelle mani di un solo operatore avrebbe spaventato. Ma trattandosi di una banca al servizio del Paese, il consenso dell'Antitrust fu ottenuto in un battibaleno. Liberata dell'eccesso di manodopera (a spese dello Stato), dei debiti (a spese dei creditori) e dei vincoli concorrenziali (a spese dei consumatori), Alitalia potrà profittevolmente essere venduta da Intesa Sanpaolo ai francesi tra qualche anno»;

secondo Zingales lo stesso conflitto di interessi sta per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove in nome dell'italianità si stravolgono le regole e sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente. In particolare: «Il piano Parmalat segue linee simili. Intesa Sanpaolo beneficia, sotto forma di un prezzo di acquisto minore, del decreto del Governo che paralizza Lactalis, costringendola a svendere. Intesa Sanpaolo beneficerà anche di una probabile revisione del decreto milleproroghe, che aveva impedito di distribuire la liquidità in pancia a Parmalat. I consumatori faranno la loro parte, sopportando un forte aumento della concentrazione nel settore del latte. In nome dell'italianità di Parmalat, sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere di Parmalat al miglior offerente. La nuova entità beneficerà anche dei finanziamenti agevolati della Cassa depositi e prestiti»;

la conclusione del professore ha un tono beffardo: «dobbiamo riconoscere a Bazoli e Passera un brillante acume imprenditoriale», perché invece di operare nella patria del capitalismo spietato dove le banche perseguono il profitto alla vecchia maniera e spesso finiscono per perdere soldi, Intesa Sanpaolo si mette al servizio di un Paese dove il capitalismo è temperato e riesce a ottenere leggi e favori che consentono profitti sicuri («è un modello brillante. Per la banca, soprattutto»);

Corrado Passera, come risulta dalle agenzie di stampa, ha risposto a questo attacco con una replica piccata in cui ha negato qualsiasi conflitto di interessi nella vicenda Alitalia dove, ha specificato, «siamo stati chiamati a dare un giudizio (...) e ci hanno chiesto se si poteva trovare 1 miliardo di soldi privati»;

considerato che:

in un lungo intervento su "Il Sole-24 Ore" (14 agosto 2008), il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, vantando il modello di Intesa Sanpaolo, quello di una cosiddetta "banca di sistema", rivendicò «la responsabilità sociale che grava sull'impresa banca», di cui il banchiere deve farsi carico. Contro il modello "americano" che impone «l'imperativo categorico del continuo aumento dei profitti e del valore per gli azionisti», Bazoli proclamò il modello di una banca al servizio del Paese;

nei giorni scorsi, sul "Financial Times" Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha ugualmente richiamato la funzione della banca per il Paese, anche se in maniera più sfumata, visto che doveva far assorbire alla City un aumento di capitale di 5 miliardi,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che il conflitto di interessi, portato alla luce dalle anomalie del "Piano Fenice" che Passera mise in piedi con l'aiuto del Governo, stia per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente e, di conseguenza, quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di evitare che siano i consumatori a pagare il prezzo di dette operazioni ad esclusivo interesse delle banca;

se il Governo non ritenga che, alla luce di quanto esposto in premessa, il modello banca sistema, tanto vantato da Bazoli, non sia solo un modo per permettere ad Intesa Sanpaolo di occuparsi agevolmente dei propri interessi, mentre la stessa sembra voler perseguire quella che l'interrogante definirebbe la dottrina sociale della banca-chiesa; al riguardo, appare eloquente l'affermazione di Passera che, nel difendere la Banca ribadendo la mancanza del conflitto di interessi nel caso Alitalia, ad avviso dell'interrogante è finalizzata ad un'opera di convincimento a sostegno della tesi per cui Intesa Sanpaolo non seguirebbe la spietata logica del profitto, ma opererebbe nell'interesse del Paese; di contro, risulta invece che, in questo modo, la Banca riceve in cambio leggi e favori che le consentono profitti sicuri;

quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di non agevolare queste prassi anti-mercato dove Intesa Sanpaolo ha pure il bonus aggiunto di permettersi di mandare i suoi massimi esponenti a filosofeggiare sui destini dei cittadini.

(4-05077)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa ("Il fatto quotidiano" del 19 aprile 2011) che il 18 aprile 2011 si è svolta la prima udienza del processo che vede coinvolto l'ex presidente di Confindustria per violazioni urbanistiche, falso e deturpamento di bellezze naturali relativamente ai presunti abusi edilizi nei lavori di ristrutturazione di Villa Caprile ad Anacapri, la dimora dove abitualmente trascorre le vacanze estive e i periodi di riposo. Nessuno degli imputati era presente in aula;

si legge nel citato articolo: «Villa Caprile è un immobile acquistato nel 2002 dalla Fisvi Holding, srl al 99% di proprietà di Montezemolo (dei 90.000 euro di capitale sociale, 89.956,40 euro di quote sono sue). Il presidente di Fisvi però è Francesco Saverio Grazioli, detentore dei rimanenti 43,60 euro di quote. Anch'egli è alla sbarra, insieme all'architetto direttore dei lavori, Rossella Ragazzini, e al titolare dell'impresa edile appaltatrice, Francesco Di Sarno. Gli abusi contestati, va detto, sono presunti. Ma probabilmente sono avvenuti in concreto (e la prescrizione dei reati in questo procedimento è lontana). Altrimenti non si spiegherebbe perché Ragazzini, difeso dall'avvocato Claudi Botti, e Di Sarno, difeso dall'avvocato Sergio De Simone, abbiano chiesto nel corso della prima udienza di patteggiare 12 e 10 mesi di condanna (con la sospensione condizionale) invece di affrontare il dibattimento per far appurare la regolarità delle opere eseguite. Tra le quali la trasformazione a uso abitativo di un garage, diventato la casa del custode, e di un rudere, nonché altri interventi all'interno della Villa progettata negli anni '50 dall'ingegnere Roberto Adinolfi in puro stile caprese. Sulla richiesta di patteggiamento si pronuncerà il 30 maggio un altro giudice. La dottoressa Cataldi non può sentenziare sul punto altrimenti diventerebbe incompatibile. Montezemolo e Grazioli, entrambi assistiti dal professore di Diritto Penale Alfonso Furgiuele, hanno deciso di affrontare il processo nel merito. La linea difensiva dell'ex presidente di Confindustria è quella di dimostrare l'assoluta estraneità agli ordini e all'esecuzione dei lavori finiti nel mirino della Procura di Napoli. In una casa frequentata solo durante le vacanze. E formalmente amministrata da soggetti giuridici diversi dalla sua persona. Una linea che può reggere, ma può anche cedere, di fronte alle visure camerali della holding e alle altre prove che il pm di Napoli Milena Cortigiano intende produrre nel corso del dibattimento per far accertare che il padrone di diritto e di fatto di Villa Caprile era Montezemolo. E a questo processo la Procura tiene, eccome. La sentenza del giudice Cataldi infatti può influire sull'esito di un processo parallelo - ora in udienza preliminare - sulle presunte connivenze di un ex sindaco, un geometra comunale e tre vigili urbani di Anacapri, accusati di aver 'coperto' gli abusi in atto per non danneggiare l'illustre ospite dell'isola azzurra. Molto si è scritto sulla Panda donata dalla Fiat al Comune di Anacapri quando il presidente della Fiat era Montezemolo. Regalo che ha fatto accendere una lampadina agli inquirenti. La lampadina si è spenta nel prosieguo delle inchieste. Montezemolo ha spiegato che quella donazione era parte di una campagna promozionale della fabbrica automobilistica in molti comuni di pregio turistico, anch'essi destinatari del veicolo omaggio. L'episodio della Panda non figura in nessuna ipotesi di accusa. In aula a Capri non c'era come accade di solito per questo tipo di reati un pm onorario. E' venuta la pm Cortigiano, il magistrato titolare delle indagini. Caso ancora più raro, i pm togati presenti erano due. La Cortigiano era accompagnata dal procuratore aggiunto, Aldo De Chiara, capo della sezione Ambiente della Procura napoletana. Che è giunto nell'isola per incontrare il comandante della Stazione dei Carabinieri Michele Sansonne e il dirigente della Polizia di Stato Stefano Iuorio per fare il punto sulla lotta all'abusivismo tra Capri e Anacapri. E per fare un nuovo sopralluogo a Villa Caprile, dove la Fisvi ha iniziato i lavori di demolizione di uno dei tre manufatti contestati. "Pare sia la prima volta che si assiste a un'autodemolizione sull'isola azzurra" ha commentato De Chiara. La scelta di ripristinare lo stato originario dei luoghi risponde probabilmente a una logica processuale: acquisire benemerenze per le udienze successive, certificare la buona fede della Fisvi e di Montezemolo, e 'scaricare' sui tecnici (che hanno patteggiato) le colpe dei presunti abusi (...). Il Comune di Anacapri non si è costituito parte civile. (...) Pm e difesa hanno chiesto l'esame degli imputati. Montezemolo potrebbe quindi essere chiamato a deporre. La sentenza è attesa entro la fine dell'anno»,

si chiede di sapere:

quali iniziative siano state finora intraprese per individuare eventuali complicità nei casi di abusivismo edilizio in ordine a situazioni di favoritismi per alcuni privilegiati ad opera di taluni soggetti operanti nell'area in questione appartenenti alle Forze dell'ordine, a cominciare dai casi in cui si sia verificato un insolito arricchimento e/o un elevato assenteismo;

come il Governo intenda vigilare affinché sia scrupolosamente rispettata la normativa in materia edilizia nel pieno rispetto del territorio e dei cittadini nonché sia garantita l'uguaglianza di trattamento.

(4-05078)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:

Gianni Lettieri, il candidato sindaco di Napoli alle elezioni comunali 2011, finisce sotto la lente d'ingrandimento del settimanale d'inchiesta "L'Espresso". Secondo i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianfrancesco Turano, la fortuna economica dell'imprenditore napoletano prestato alla politica avrebbe origini misteriose mentre nel suo passato ci sarebbero una sfilza di imprese fallite. L'inchiesta prende spunto dalle parole di un senatore del Popolo della Libertà, che, come si legge nel citato articolo: «nel 2006 (...) in Commissione Antimafia» chiedeva: «"Come mai da modesto imprenditore che alloggiava in un modesto appartamento di 120 metri quadri a Salita Arenella numero 9, in pochissimi anni si trasforma in un imprenditore di questo livello… Chi stava dietro questo signor Lettieri? Quali erano i rapporti di questo signore con la politica? Qual era il sistema di potere?"»;

si legge ancora nel citato articolo che Gianni Lettieri proviene da una famiglia di umili origini. «Gianni si rivela presto un ragazzo scaltro e sveglio, e decide di diplomarsi come geometra. Ci riesce nel 1974, in soli tre anni, frequentando un istituto tecnico. L'anno successivo si iscrive a Economia ma dopo un po' lascia gli studi. Forse lavorava troppo: nel 1975 diventa infatti direttore commerciale di un'azienda di La Spezia specializzata in abbigliamento militare. Il tessile diventa il suo ramo d'azione, e il suo curriculum racconta che fu lui ad aprire, in provincia di Avellino, il primo stabilimento di tessuto "Denim Ring"»;

l'articolo prosegue ricordando che la laurea honoris causa viene conferita pochi mesi fa a Gianni Lettieri dall'università privata napoletana Parthenope, il cui preside sarebbe stato nominato nel collegio sindacale di una società dello stesso candidato sindaco di Napoli alle elezioni 2011;

continua l'articolo: «in prima fila quel giorno, ad ascoltare la sua lectio magistralis, c'è nientemeno che Gianni Letta, suo grande amico e patrono. Non è una sorpresa: è da tempo che il sottosegretario e il suo sodale Luigi Bisignani hanno puntato su di lui. Forse abbagliati dai miracolosi successi industriali. Ma sarà tutto oro quel che luccica? A contestare i suoi meriti professionali ci sono alcuni suoi colleghi di fama, dal suo predecessore Antonio D'Amato all'armatore Manuel Grimaldi, tanto che pochi giorni fa Lettieri ha dovuto spedire ai giornali una lettera in puro stile berlusconiano dove spiccano i 200 milioni di salari distribuiti in 18 anni a 600 dipendenti e il richiamo all'ottimismo. Una virtù indispensabile, perché Lettieri è l'equivalente imprenditoriale di Giobbe. Capitano tutte a lui. Sulle banche dati il suo nome è collegato a una sfilza di imprese liquidate oppure fallite. Oggi il suo salotto buono è la Meridie, quotata a Piazza Affari, finanziaria d'investimenti attiva soprattutto nel Mezzogiorno. Di Meridie Lettieri è presidente e amministratore delegato, anche se le azioni (14 per cento) sono in mano alla figlia più grande, Annalaura. Per rimanere alle disgrazie recenti, Meridie ha investito 2,8 milioni in Banca Mb: soldi bloccati dopo che l'istituto è stato messo in amministrazione straordinaria da Bankitalia. Ha dato 2,5 milioni al produttore Massimo "Viperetta" Ferrero per acquistare il 25 per cento di una compagnia aerea di charter (la Livingston) che, a novembre, è finita in insolvenza. Ferrero, che il 20 gennaio avrebbe dovuto ricomprarsi la quota, non si è presentato dal notaio. Non è tutto. Una controllata, la Medsolar attiva nel campo dei pannelli fotovoltaici, ha subito una perdita di 2 milioni per la consegna in ritardo dei macchinari. La stessa Meridie è in una situazione imbarazzante. Lo Yoda trust dell'avvocato calabro-milanese Nicola Squillace, titolare del 7 per cento della società quotata, risulta tuttora amministrato dal commercialista svizzero Sergio Pezzati, arrestato lo scorso luglio all'aeroporto Jfk su mandato del District Attorney di Brooklyn con l'accusa di essere il fiduciario del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Squillace, cresciuto nello studio Libonati Jaeger, uno dei più importanti d'Italia per il diritto commerciale, ha detto di avere liquidato Pezzati in dicembre, ma la Consob non l'ha ancora segnalato. Ha qualche problema giudiziario anche un altro socio di Meridie, l'ex ad di Unipol Giovanni Consorte, che rischia una condanna a tre anni di carcere per la scalata a Bnl. La holding di Consorte Intermedia controlla il 10 per cento di Meridie grazie a uno scambio di partecipazioni incrociate con Lettieri. Soldi, insomma, non ne sono girati. Al momento, il titolo di Meridie vale meno della metà rispetto alla quotazione di inizio 2010. Anche la holding di famiglia Mcm va male. A fine anno ha rischiato di affondare sotto 6 milioni di euro di perdite. Per non portare i libri in tribunale, il candidato sindaco ha organizzato una nuova operazione tutta su carta. Per ricapitalizzare, ha conferito la sua quota (10 per cento) in Salerno Invest-Le cotonerie, pari a un valore di 4 milioni. Salerno Invest significa una mega-area a Fratte, periferia nord di Salerno. Due periti indipendenti hanno stimato in 40 milioni l'ex zona industriale dove Lettieri produceva il denim per i jeans e che il sindaco Vincenzo De Luca ha trasformato in terreni a uso commerciale e residenziale. Per questa operazione, Lettieri e De Luca sono sotto processo per truffa. L'inchiesta non ha fermato il business di Fratte. Anzi, è arrivato nuovo sostegno dall'alta finanza lombarda, con l'ingresso in Salerno Invest di Aldo Magnoni, dello stesso Squillace e con un prestito di Unicredit da 73 milioni contro pegno sulle azioni della società. E Unicredit non è il solo a puntare, nonostante tutto, su Lettieri. I suoi due soci in Atitech, la società di manutenzione ex Alitalia a Capodichino, continuano a scommettere su di lui. La Cai ha dato a Lettieri cinque anni di contratto garantito per gli Md 80. E il gruppo Finmeccanica è il regista del consorzio, costituito all'inizio di marzo, fra Atitech e gli inglesi di Aero Sekur, partner della società di Pierfrancesco Guarguaglini nel progetto Soldato Futuro. E lo Stato dà il suo contributo diretto con la cassa integrazione, da poco rinnovata. Nonostante questi fallimenti», l'articolo citato elenca i numerosi sostenitori di Gianni Lettieri: dal «Cardinale Crescenzio Sepe», fino all'ex-governatore della Campania, «Antonio Bassolino». Senza dimenticare l'uomo che lo ha proposto a Silvio Berlusconi, «Nicola Cosentino» su cui spicca un mandato di arresto per associazione camorristica con il clan dei Casalesi;

si legge ancora nell'articolo: «Già nel 2010 gli esponenti della cosiddetta P3 brigano affinché diventi governatore al posto del candidato in pectore Stefano Caldoro. (...) Lettieri è in contatto continuo con un membro del gruppo, Arcangelo Martino, ex assessore socialista. "Arcà io sono a tua disposizione dimmi c'aggia fà e lo faccio", diceva Gianni all'amico che vaticinava il suo trionfo. "Se si toglie questo da mezzo...", sospirava Gianni parlando di Caldoro. L'operazione fallisce, ma sono tanti i pezzi grossi che sperano che il prossimo 15 maggio l'imprenditore diventi almeno sindaco. "In primis Letta e Bisignani. La candidatura è stata imposta da loro, nonostante l'opposizione degli ex An", dicono fonti vicine a Palazzo Chigi, "Lettieri ha conosciuto Letta tramite i buoni uffici di Maurizio Beretta, e da allora i due sono inseparabili. Prima di fare qualsiasi mossa, Gianni chiede consiglio a Letta. O, in alternativa, a Gigi Bisignani". Sotto il Vesuvio, invece, sono in molti a storcere la bocca. Lettieri pensa di essere amato, ricorda a tutti di aver vinto i premi "Cuore d'Oro" e "Masaniello", crede di potercela fare addirittura al primo turno. La sua campagna elettorale è faraonica: i cartelloni con la sua faccia s'incontrano pure a Teano, a 70 km dal comune dove si terranno le elezioni. Ma se nei salotti della borghesia Lettieri ha pochissimi estimatori (i circoli snob di Chiaia e Posillipo lo considerano un parvenu, "uno che dice di servirsi dal sarto Isaia ma che non sa che non è chic vestirsi sempre e solo di blu scuro"), anche tra gli imprenditori i simpatizzanti sono pochi." (...) gli industriali dell'Unione, di cui è stato presidente dal 2004 al 2010, gli imputano di aver speso troppi soldi per la sua immagine e di aver prosciugato le casse dell'associazione. "Vorremmo sapere come ha speso quei soldi, eravamo in attivo per oltre sei milioni", chiosano da Confindustria. Lettieri alle critiche non dà peso"»;

in una lettera a "L' Espresso" Gianni Lettieri smentisce punto per punto tutto sostenendo che la rivista «fornisce ai lettori una rappresentazione della mia storia personale e lavorativa molto lontana dalla realtà»;

a loro volta i giornalisti de "L'Espresso" confermano quanto scritto,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto riportato dall'inchiesta de "L'Espresso" sul lato oscuro dell'attività imprenditoriale di Gianni Lettieri;

se corrisponda al vero che la finanziaria Meridie avrebbe all'interno un fiduciario della 'ndrangheta;

se corrisponda al vero che la fortuna economica dell'imprenditore napoletano prestato alla politica avrebbe origini misteriose mentre nel suo passato ci sarebbero una sfilza di imprese fallite o finite in liquidazione, tra queste la finanziaria Meridie, che si trova in amministrazione straordinaria da Banca d'Italia, l'acquisto del 25 per cento della compagnia aerea Livingstone, finita in insolvenza a novembre, ed infine una controllata che costruisce pannelli fotovoltaici, che avrebbe subito una perdita netta di due milioni di euro.

(4-05079)

COSTA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

con decreto 6 marzo 1998 del Ministero del lavoro e della previdenza sociale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 78 del 3 aprile 1998 si istituiva il pagamento diretto da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) dell'indennità ordinaria di disoccupazione e del trattamento speciale per l'edilizia;

all'art. 2 dei citato decreto e con nota n. 1.02701 del 10 aprile 1998 il Ministero del lavoro e della previdenza sociale - Direzione generale della previdenza ed assistenza sociale - Div. XI stabiliva che i lavoratori interessati all'indennità di disoccupazione potevano presentare domanda contestualmente sia al citato Istituto (INPS) sia ai competenti uffici dei Servizi per l'impiego;

l'INPS - Direzione centrale prestazione a sostegno del reddito con circolari n. 169, 170 e 171 del 31 dicembre 2010 inerenti al decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, comunicava le nuove modalità di presentazione della domanda di disoccupazione ordinaria non agricola dal 1° gennaio 2011 prorogata al 1° aprile 2011 con l'utilizzo del canale telematico per il tramite del portale dell'Istituto, del contact center integrato e dei patronati/intermediari dell'Istituto,

si chiede di sapere se non si ritenga opportuno adeguare i competenti centri per l'impiego alla nuova procedura mediante attribuzione di password telematica al fine di far continuare il servizio svolto sino al 31 marzo 2011 di raccolta e trasmissione all'INPS delle domande di disoccupazione anche per una maggiore informazione e salvaguardia dei diritti dei disoccupati stessi.

(4-05080)

POLI BORTONE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

da svariati anni, nel territorio della provincia di Foggia si verificano furti di rame sugli elettrodotti che forniscono energia elettrica per le campagne e, negli ultimi tempi, il fenomeno si sta diffondendo sempre più a macchia di leopardo tanto da interessare anche centri residenziali ed altre province;

inizialmente l'Enel, o chi per essa, riusciva a ripristinare il servizio entro pochi giorni, oggi, dovendo dare priorità ai centri residenziali e alle zone industriali, i tratti di elettrodotti interessanti le zone rurali non vengono ripristinati prima di 30 o 40 giorni in quanto, secondo i dirigenti Enel locali, la mole di lavoro è tale che si ha difficoltà sia a reperire la quantità necessaria di conduttori alternativi da sostituire ai cavi in rame rubato, sia nei tempi di posa in opera del nuovo materiale effettuata dell'unica ditta appaltatrice (a quanto risulta all'interrogante solo la sede Enel di Bovino (FG) che gestisce il Subappennino Dauno, deve ripristinare 20 chilometri di elettrodotto);

tutto ciò si ripercuote su tutte quelle aziende agricole situate nei territori, che, non usufruendo della fornitura di acqua per uso irriguo dal consorzio di bonifica, provvedono ad irrigare le coltivazioni ortofrutticole da mercato e da industria attingendo acqua dai pozzi artesiani, utilizzando proprio la fornitura dell'energia elettrica la cui interruzione genera diverse conseguenze, tra le quali:

a) le aziende che hanno in atto coltivazioni primaverili (asparagi, carciofi, insalate) vedranno compromesso il raccolto, in quanto, con l'avanzare della primavera ed il conseguente aumento delle temperature, avranno necessità di un maggior apporto idrico;

b) le aziende che sono già senza energia elettrica hanno annullato la programmazione delle semine e dei trapianti delle colture primaverili - estive con conseguente danno economico sia per l'impresa agricola, sia per l'indotto ad essa collegata, sia per la manodopera impiegata;

c) le aziende sono costrette a preventivare l'alto rischio cui vanno incontro nell'investire nelle nuove produzioni ortofrutticole per il periodo estivo, perché, considerando un'interruzione dell'energia elettrica ed i tempi lunghi previsti per il ripristino degli elettrodotti, con le alte temperature che si verificano mediamente nei mesi di luglio e agosto, basterebbero pochi giorni senza acqua per danneggiare considerevolmente o perdere totalmente il raccolto, verificandosi così un danno maggiore per aver investito una buona fetta del capitale aziendale;

per la vita quotidiana, per il benessere delle persone che vivono in campagna e degli animali presenti negli allevamenti, che hanno bisogno di acqua ed energia elettrica quotidianamente, le aziende, per sopperire all'emergenza, si approvvigionano di gruppi elettrogeni, che con i costi elevati dei carburanti, aumentano in modo considerevole i costi di gestione aziendale della già precaria economia agricola,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda provvedere urgentemente ad intraprendere le azioni necessarie atte a far ripristinare in tempi brevi la fornitura di energia elettrica, dove si verificano le interruzioni della stessa.

(4-05081)

POLI BORTONE - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:

qualche giorno fa si è sviluppato un incendio, provocato da un corto circuito all'interno dello studio del primario di Chirurgia plastica dell'Ospedale "Vito Fazzi" di Lecce che, grazie all'intervento tempestivo delle squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale, non ha avuto gravi conseguenze;

quella del rischio incendi è purtroppo una delle noti dolenti che interessano l'ospedale cittadino, sprovvisto di adeguati interventi di messa in sicurezza, privo anche di un valido e diffuso sistema di rilevazione incendi e di un sistema di allarme centralizzato;

nel nosocomio, ritenuto uno dei più a rischio dell'intera provincia, non sono mai state formate le squadre dei lavoratori incaricati alla lotta antincendio e all'evacuazione dei reparti, i parcheggi sono addirittura a ridosso dei principali impianti rendendo così difficile l'accesso ai vigili del fuoco. Le pompe antincendio poste sui pianerottoli nelle scale vengono controllate, ma molte sono danneggiate e spesso vengono rubate per essere utilizzate altrove;

com'è noto, purtroppo, molte strutture ospedaliere del Salento non sono in possesso di tutti i requisiti previsti dalle norme sulla sicurezza e l'ospedale Fazzi, per esempio, non ha il certificato di prevenzione incendi. Sono norme che cambiano con molta frequenza e per adeguare le strutture occorrono molte risorse. Tali carenze, però, mettono a rischio tutti coloro che ogni giorno, per lavoro o per necessità di salute, popolano gli ospedali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano attivarsi urgentemente affinché in tutti gli ospedali salentini venga applicata la normativa che disciplina il regolamento per la messa in sicurezza dei nosocomi, garantendo così l'incolumità del personale medico, dei lavoratori, dei degenti e di tutte quelle persone che affluiscono nei poliambulatori ogni giorno;

se non ritengano di dover sollecitare un incontro con il Prefetto e i vari soggetti responsabili della sicurezza, per stabilire tempi e modalità circa i dovuti ed improcrastinabili interventi in materia di sicurezza.

(4-05082)

SANCIU - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

da alcuni mesi il costo del trasporto marittimo da e per la Sardegna ha subito un rilevante rincaro;

le compagnie di trasporto, in assenza di un vettore pubblico in grado di applicare prezzi concorrenziali di accesso ai servizi, hanno adottato una politica di aumento delle tariffe, con rincari medi del 66 per cento rispetto al 2010, e punte del 130 per cento, senza alcuna previsione di pacchetti, offerte speciali, tariffe agevolate, o promozioni legate all'imminente stagione turistica;

tale situazione ha determinato un grave pregiudizio per tutti i cittadini residenti nell'Isola e non, che intendano comunque recarsi nel territorio sardo indipendentemente dalla propria motivazione, nonché per l'annesso problema del trasporto merci;

il trasporto marittimo è l'unica condizione che consenta di muoversi da e per la Sardegna con mezzo proprio al seguito;

la Sardegna è un'isola a rilevante vocazione turistica e il danno che i sardi stanno subendo rischia di generare gravi ripercussioni sul sistema turistico e sul piano occupazionale;

sono moltissimi gli emigrati sardi che periodicamente fanno ritorno in Sardegna, soprattutto nei periodi di vacanza, per ricongiungersi con i propri familiari;

considerato che:

tutte le circostanze sopra evidenziate si ripercuotono negativamente sull'economia isolana determinando da un lato una drastica riduzione del flusso turistico, dall'altra notevoli difficoltà economiche per gli operatori che per l'approvvigionamento di materie prime, o la commercializzazione dei propri prodotti, sono costretti a ricorrere al trasporto marittimo sopportandone i relativi costi;

quale reazione immediata del rincaro del costo di trasporto marittimo le associazioni dei consumatori e gli enti territoriali direttamente interessati hanno inoltrato numerose segnalazioni all'Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di valutare la violazione delle norme comunitarie e nazionali in materia di concorrenza;

a fronte delle sollecitazioni pervenute dal mondo civile e politico il Governo ha già manifestato la volontà di intervenire sul punto, data la rilevanza economica e sociale del fenomeno;

rilevato altresì:

l'art. 16 della Costituzione sancisce il diritto di ogni cittadino di circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, ed è espressione fondamentale del diritto di libertà enunciato dall'art. 2 e del diritto di eguaglianza di cui all'art. 3;

quanto avviene nelle rotte navali verso, e dalla, Sardegna impone di affrontare complessivamente le problematiche connesse alla "continuità territoriale", intesa quale possibilità per tutti i cittadini di spostarsi nel territorio nazionale con pari opportunità, servizi soddisfacenti e prezzi uniformi;

la tematica della continuità territoriale, mirando alla riduzione del divario esistente fra la popolazione residente nel territorio nazionale, che si ricollega alla politica di coesione economica e sociale perseguita a livello comunitario e nazionale, porta a rivendicare l'esigenza che il sistema dei trasporti, da e verso la Sardegna, consenta a tutti i cittadini di fruire di servizi di trasporto regolari, con costi di tariffazione pari a quelli medi nazionali;

solo attraverso un approccio sistematico alle problematiche evidenziate sarebbe possibile ovviare alle ripercussioni negative derivanti dall'isolamento geografico e dall'accesa speculazione perpetrata a danno dei cittadini e residenti nella Regione Sardegna, nonché delle imprese ivi operanti,

si chiede di sapere:

quali azioni di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per porre rimedio alla grave situazione di speculazione che sta caratterizzando i trasporti da e per la Sardegna;

quali iniziative ritenga appropriato attivare al fine di garantire l'applicazione della "continuità territoriale" in tutto il territorio nazionale, e segnatamente verso le regioni insulari;

se non ritenga di dover valutare la necessità di adottare interventi normativi urgenti al fine di evitare che venga perpetrata quella che appare come una violazione del diritto costituzionale alla mobilità.

(4-05083)

BOSONE, ANTEZZA, CECCANTI, DE LUCA, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, D'UBALDO, FERRANTE, GARAVAGLIA Mariapia, GIARETTA, MAGISTRELLI, PERDUCA, PINOTTI, ROSSI Paolo, RUSCONI, SCANU, DELLA SETA, MAZZUCONI, LEGNINI, SOLIANI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

gli istituti di patronato svolgono, in modo totalmente gratuito, ai sensi della legge 30 marzo 2001, n. 152, attività di informazione, assistenza, consulenza e tutela, anche in sede giudiziaria, nonché altre attività di sostegno e di servizio di natura tecnica, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani e stranieri presenti nel territorio dello Stato e dei loro superstiti;

la gratuità e la professionalità dell'attività prestata sono garantite dalla citata legge n. 152 del 2001, che disciplina in modo rigoroso e dettagliato sia le risorse finanziarie che ne consentono l'erogazione a titolo gratuito, sia le caratteristiche e le qualità del personale adibito a svolgere i servizi in favore dei cittadini;

la costituzione di un patronato è subordinata alla verifica dell'esistenza di precise condizioni di affidabilità organizzativa e finanziaria, ritenute necessarie dal legislatore ai fini della tutela degli interessi dei cittadini e dei lavoratori coinvolti, data la specificità e la delicatezza degli ambiti nei quali si interviene, con compiti di tutela e rappresentanza dei diritti soggettivi nel settore previdenziale, infortunistico e socio-assistenziale;

l'articolo 17, comma 2, della legge n.152 del 2001 prevede: «È fatto divieto ad agenzie private ed a singoli procacciatori di esplicare qualsiasi opera di mediazione a favore dei soggetti di cui all'articolo 7, comma 1, nelle materie ivi indicate». I contravventori sono puniti con l'ammenda e, nei casi più gravi, con l'arresto;

un'associazione denominata "PDL - al Servizio degli Italiani" pubblicizza la propria attività nei confronti di pensionati, lavoratori e cittadini in generale nell'ambito dell'assistenza previdenziale, asserendo di disporre di "patronato" per "tutte le pratiche (INPS, INAIL, INPDAP ed altri enti previdenziali)";

nelle dichiarazioni diffuse a mezzo stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "Il Giornale" il 20 aprile 2011), in occasione della presentazione di detta associazione, si legge che «a differenza dei patronati il loro servizio sarà completamente gratuito»: tali affermazioni si prestano a un equivoco interpretativo, vale a dire che agli istituti di patronato sia consentito ottenere corrispettivi finanziari per l'attività prestata ovvero che non operi nei loro confronti, in modo efficace, la funzione di controllo e vigilanza che spetta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, secondo i termini di legge,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che l'associazione denominata "PDL - al Servizio degli Italiani", relativamente alle attività che si propone di svolgere in ambito previdenziale e assistenziale, si ponga in contrasto con il disposto dell'art. 17, comma 2, della legge n. 152 del 2001;

quali misure si intendano adottare per tutelare adeguatamente i lavoratori, i pensionati e i cittadini nei confronti di un'associazione che, pur non avendo ottenuto il riconoscimento di istituto di patronato ai sensi della legge n. 152 del 2001, intende svolgere funzioni che il legislatore attribuisce esclusivamente agli istituti di patronato quali «persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità» (art. 1 della legge n. 152 del 2001).

(4-05084)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

11ª Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):

3-02104, del senatore Nerozzi ed altri, sulle deroghe alla disciplina generale in materia pensionistica prevista dall'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010.