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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 539 del 13/04/2011


Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro
per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero
(ore 11,20)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.

*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Ministro, il programma che lei ha esposto cade in una fase del tutto peculiare sia per quanto riguarda la promozione della cultura sia per il dibattito che su questo tema si è svolto nel nostro Paese. Non ricordare tutto ciò sarebbe ipocrita e alla fine priverebbe di tensione drammatica il compito che lei si appresta a svolgere.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, la cultura di norma poggia sulle spalle del bilancio dello Stato. Essa è un elemento indispensabile nella vita sociale di una comunità nazionale e il ministro Galan ha assolutamente ragione nell'identificarla, in un'ottica di lungo periodo, come l'elemento che ha consentito al nostro Paese di potersi considerare una grande nazione. Nondimeno, l'impegno di cui nel breve periodo il bilancio dello Stato deve farsi carico è consistente. E quanto più il patrimonio culturale accumulato è imponente, tanto più il peso sulle casse dello Stato si fa gravoso.

Questo dato di realtà entra drammaticamente in contrasto con la situazione che si è determinata nell'economia mondiale. Il venir meno della corrispondenza tra economia virtuale ed economia reale ha imposto a tutti in occidente (e quindi, a maggior ragione, a chi ha il terzo debito del mondo) politiche di rientro, ha impedito la previsione di politiche di crescita economica, ma anche sociale e culturale finanziate in deficit, ha imposto rigori e tagli.

Ovviamente, a risentire della crisi internazionale sono stati soprattutto gli ambiti che maggiormente poggiano sulle finanze dello Stato. Quindi, e non solo in Italia, la cultura ne ha risentito e alcuni ambiti dell'attività culturale, in particolare, per questo possono essere considerati esempi paradigmatici. A poco serve, infatti, la retorica del bene culturale come bene economico che può fruttare, utilizzata ampiamente a sinistra e anche a destra. Non c'è dubbio - come diremo - che è necessario trovare altre strade e forme di finanziamento, ma nell'immediato ciò non allevia la portata delle difficoltà imposte dai tagli.

I numeri che ci ha presentato, signor Ministro, chiariscono bene come questa pratica sia stata assolutamente bipartisan: vi si sono applicati, infatti, per mancanza di alternative, Governi di sinistra e di centro-destra, con più o meno incidenza non tanto in virtù di una loro propensione, quanto per le contingenze della crisi economica mondiale che essi hanno dovuto affrontare.

Questa consapevolezza, signor Ministro, dovrebbe imporre a tutti umiltà e responsabilità, per cercare nuove soluzioni compatibili con le difficoltà del presente. Saremmo ipocriti se non dicessimo chiaramente che invece tutt'altra attitudine ha dimostrato l'opposizione nella vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Sandro Bondi. Devo dunque ammettere che il gradito accenno del senatore Zanda nel suo intervento di oggi costituisce un riconoscimento postumo, di cui purtroppo è piena la storia della sinistra: l'avversario lo si loda nel momento in cui non c'è più ed è stato messo fuori campo. (Applausi dal Gruppo PdL). La mozione di sfiducia presentata nei confronti del Ministro Bondi, in particolare per quanto accaduto a Pompei, resterà una pagina triste della nostra storia parlamentare e un esempio di come la modernizzazione bipolare della politica italiana possa essere insidiata dalla logica del nemico da distruggere.

Non è stato edificante da parte dell'opposizione dimenticare quanti altri attentati il tempo e l'incuria abbiano provocato al patrimonio culturale italiano negli anni in cui alla guida del Governo e in posizioni di varia responsabilità si trovavano esponenti del centro-sinistra. Solo per rinfrescarle la memoria, senatore Zanda, e a mero titolo di esempio, ricordiamo la Domus Aurea, la Cattedrale di Noto e le Mura Aureliane, ma l'elenco potrebbe essere più lungo. Visto che ci ha fatto una lezione di stile, non ci pare che in quei casi dalle file del centro-destra sia mai venuta non dico una richiesta di dimissioni, ma neppure la colpevolizzazione dell'avversario: e questo la dice lunga sul cinismo e su chi lo pratica.

Con la stessa chiarezza, affermiamo che ci è sembrato il riflesso spocchioso di un'egemonia antica e declinante quello che tanti intellettuali hanno mostrato nell'opporsi alla politica culturale del centro-destra richiamando l'articolo 9 della Costituzione, con il quale la Repubblica è chiamata alla tutela e alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Quell'articolo, cari colleghi dell'opposizione, lo conosciamo. Ma se si considera la Costituzione un testo vivo, che deve produrre effetti interagendo con il presente per non diventare un totem da venerare in attesa di effetti taumaturgici, il vero problema che si pone è comprendere il modo in cui oggi è possibile svolgere quel ruolo e quali scelte, anche dolorose, quel compito oggi ci impone.

Signor Ministro, a tal proposito, condividiamo la centralità assegnata al termine «patrimonio», dal quale la sua relazione ha preso avvio e sul quale è tornato in conclusione. Quel termine, infatti, pone il problema di quale concezione si abbia oggi dell'identità e richiama una sfida centrale nell'orizzonte della postmodernità. Negli ambiti più diversi del sapere, infatti, c'è chi di fatto ha teorizzato la possibilità di un'identità senza passato, che obliteri il problema dell'origine, della tradizione e del lento accumularsi di senso attraverso il tempo e le sue testimonianze fattive. Un'identità, insomma, tutta fondata sul contemporaneo e sulla pretesa che da esso possano nascere diritti in grado di generare sempre altri diritti, alla ricerca di una libertà esente da quella responsabilità che nasce dalla storia, dalla tradizione e dal patrimonio di una comunità. Benedetto Croce, da studioso impareggiabile del Medioevo e dell'età moderna, affermava che la storia è sempre storia contemporanea. Intendeva dire che la storia, anche la più antica, interagisce col presente: viene letta secondo le esigenze, i problemi, le sfide del mondo contemporaneo ed è per questo storia viva.

Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, lo stesso potremmo dire per la cultura: che è sempre cultura contemporanea o non è. Perché la vera cultura è quella che si fonda su un patrimonio, ne è consapevole, ne ha la responsabilità sapendo che da quelle radici solo possono nascere nuovi frutti.

Lo Stato ha dunque il dovere primario di difendere questo patrimonio, quel che le generazioni passate ci hanno lasciato. Per tutto il resto abbiamo condiviso, signor Ministro, il suo richiamo alla sussidiarietà orizzontale: la grande assente della costituzione del 1948. Per De Gasperi la sussidiarietà è il principio per il quale lo Stato deve "aiutare a fare" e si oppone, per questo, sia al "lasciar fare" teorizzato dal liberalismo classico, sia allo Stato che fa in presa diretta, strumento della programmazione centralizzata dei regimi collettivisti. Ecco, in diversi ambiti della vita culturale lo Stato non potrà più fare in presa diretta: dovrà limitarsi ad aiutare a fare. E da ciò potrà derivare per il Paese una vita culturale meno ingessata, meno esposta alla categoria dell'egemonia, meno dominata da lobby irresponsabili che avvertono il proprio bene con più intensità di quanto avvertano il bene comune. Lo Stato deve andare in questa direzione non al fine di farsi minimo e nemmeno di diminuirsi. Al contrario: deve farlo per necessità, per scelta e perché chiamato ad emergenze più importanti.

Vogliamo sottolineare con forza l'impegno che il ministro Galan ha preso in quest'ottica per il centro storico dell'Aquila. Sappiamo che è un impegno gravoso e non scontato, ma abbiamo ancor più il dovere di leggere ed interpretare il messaggio che ci viene da una città che ha resistito e vuole rialzarsi, che ha sconfitto le previsioni più catastrofiche sul suo possibile svuotamento ed ha perso solo 2.000 studenti su 25.000 nella sua istituzione culturale e sociale più importante, l'università. Così come, signor Ministro, il proposito di sviluppare la sussidiarietà verticale, questa sì presente nella Costituzione e rafforzatasi per le riforme degli ultimi anni e in particolare per l'attività di questo Governo, deve trovare un limite nella tutela di quell'inestimabile bene culturale che è il nostro paesaggio, che non può restare un bene museale, ma che al contempo deve essere difeso da chi non ha il necessario distacco per apprezzarlo. Anche questo è compito di uno Stato, a maggior ragione se caratterizzato in senso federale.

Signor Presidente, in conclusione, siamo del tutto consapevoli che privilegiare innanzi tutto come Stato la tutela e la promozione di un patrimonio non è scelta di conservazione, ma è scelta culturale rivoluzionaria in questo Paese. Perché proprio da quel patrimonio potranno nascere altre espressioni culturali, che, per non essere espressione di élite irresponsabili e arroganti, devono trovare non nello Stato ma nelle opportunità che la società sa offrire i principali strumenti per affermarsi, imporsi, sedimentarsi a loro volta, come altre istituzioni culturali del passato.

In questa sfida il ministro Galan ci troverà al suo fianco, e per questa sfida il Gruppo del PdL gli rivolge i migliori auguri di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro per i beni e le attività culturali, che ringrazio per la disponibilità.