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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 539 del 13/04/2011


ZANDA (PD). Signor Presidente, ministro Galan, le do volentieri atto della tempestività e della sollecitudine con cui lei è venuto a riferire al Senato.

Preliminarmente, però, desidero salutare - anche se oggi non è in Aula - il senatore Bondi. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Poli Bortone).

In passato, non ho fatto mistero delle mie opinioni sulla sua gestione dei beni culturali, ma oggi voglio esprimere un rispetto sincero per le sue dimissioni e, soprattutto, per la dignità con cui ha aspettato di renderle operative.

A Berlusconi serviva un Ministero per le ambizioni del molto discusso onorevole Saverio Romano e per accontentarlo ha permesso a Bondi di uscirne e a Galan di entrarvi. Il suo è un capolavoro di cinismo politico. Del resto, l'onorevole Galan già conosceva le regole di palazzo Grazioli, perché se Berlusconi non avesse avuto l'interesse di cedere la Regione Veneto alla Lega Nord, Galan risiederebbe ancora molto volentieri a Venezia.

Quello per i beni culturali è il più affascinante dei Ministeri. Immagino, quindi, che Galan si chieda quanto questa sua nuova avventura possa durare, vista la fragilità della maggioranza di cui fa parte. D'altra parte, nessuna coalizione può sopravvivere a lungo ad una politica che abbia come unico punto di riferimento l'egocentrismo del Capo del Governo.

In un Paese normale Berlusconi sarebbe già caduto molte volte. Da ultimo, per l'isolamento internazionale senza precedenti che la sua incontinenza verbale e la sua irresponsabile politica estera stanno procurando all'Italia. Ma Berlusconi si preoccupa poco di quel che pensa l'Europa perché sa, molto prosaicamente, che per lui i problemi veri vengono dai violenti contrasti interni cui anche lei, onorevole Galan, ha spesso preso parte e che stanno scuotendo una maggioranza che ormai pensa solo al dopo.

Perché sto ricordando tutto ciò a proposito dei beni culturali? Perché la precarietà politica incide necessariamente sul lavoro del Governo.

L'onorevole Galan è Ministro per i beni culturali da poche settimane, e non sarebbe corretto esprimere un giudizio su un'attività appena iniziata. Gli ricordo, però, che ci sono molti modi per fare il Ministro. Uno si basa su eventi, scoop culturali, spot televisivi, decisioni frammentate, attenzione al tornaconto politico personale del Ministro, più che alle politiche a medio e lungo termine del Ministero.

Un altro modo è fatto, invece, di analisi serie dei problemi e di iniziative a tempi medio-lunghi, il cui successo verrà colto da chi arriverà dopo di noi. Il primo metodo è quello di Berlusconi, il secondo era quello di De Gasperi.

Dalla sua informativa di poco fa, onorevole Galan, mi è sembrato che lei voglia sfidare la sua parte politica seguendo il secondo metodo. Se così sarà, noi glielo riconosceremo. Ma dalle sue interviste sulla fragilità della maggioranza ho tratto il timore che lei possa optare per una politica del giorno per giorno. Debbo, quindi, chiederle d'essere più esplicito e farci comprendere meglio quale visione la ispira e quale strategia di fondo intende mettere in atto. Di tutto i nostri beni culturali hanno bisogno fuorché di una politichetta del giorno per giorno. Sentire il nuovo Ministro per i beni culturali, forte della sua venezianità, evocare nella sua prima dichiarazione pubblica la chiusura della Festa del cinema di Roma per paura che faccia concorrenza al Festival di Venezia ha fatto temere che il collegio elettorale possa essere una priorità.

Oggi noi non abbiamo molto tempo; mi limito quindi a indicare un paio di punti sui quali il Partito Democratico valuterà il suo lavoro. Per prima cosa debbo chiederle di attenersi rigidamente al dettato di quell'articolo 9 della Costituzione che lei ha voluto ricordare: il Ministro per i beni culturali non può assistere senza reagire allo scempio dell'obbligo costituzionale di promuovere la sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Onorevole Galan, lei siede in Consiglio dei ministri ed è un autorevole dirigente del partito di maggioranza relativa; valuteremo se lei vuole solo essere Ministro per i beni culturali o se vuole anche farlo dall'impegno con cui la vedremo combattere in tutte le sedi i tagli alla scuola, all'università e agli istituti di ricerca. Infatti, come ha detto bene Antonio Paolucci, di per sé la cultura non costa niente, ma la cultura non nasce dal populismo e dalla demagogia; per produrla bisogna prima investire sulla scuola: servono cittadini formati e informati, sensibilità aperte e intelligenze mature. Per fare cultura non serve per esempio che la televisione pubblica scimmiotti quella commerciale.

Nei primi decenni del dopoguerra sono stati il vigore e la sana vivacità culturale del popolo e della borghesia italiana a produrre l'energia vitale della ricostruzione e del miracolo economico. Oggi è proprio l'assenza di solide culture civili che ha generato una società senza idee e senza iniziative, che vola basso e ha perso il senso dell'interesse generale.

Poco fa lei si è definito irritualmente Ministro della cultura.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,13)

(Segue ZANDA). Ecco, investire sul piano culturale e invertire questa tendenza a volare basso è la sua prima responsabilità, onorevole Galan, e non credo proprio che a questo fine possa servirle l'innalzamento della soglia per le trattative private che poco fa ha evocato.

Quando il senatore Bondi venne nominato Ministro non poteva conoscere quale trattamento Tremonti avrebbe riservato alla cultura italiana, ma lei, onorevole Galan, è venuto dopo e l'esperienza di Bondi dovrebbe averla messa in guardia. Le chiediamo, quindi, di dirci con più precisione di quanto abbia fatto stamattina cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi anni in termini di finanziamenti pubblici alla cultura.

Nella Regione Marche, la delega ai beni culturali è ad interim dell'assessore al bilancio Pietro Marcolini che, immagino, userà molta prudenza nei tagli ad un settore di cui lui stesso ha la responsabilità. Onorevole Galan, vorremmo non dover rimpiangere che l'interim dei Beni culturali non sia stato assegnato a Tremonti.

L'articolo 9 della Costituzione prevede anche che la Repubblica tuteli il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Veniamo da decenni di violenta aggressione nei confronti dei nostri beni storico-artistici, che non solo sono unici al mondo, ma anche fortemente inseriti nel territorio e nel paesaggio urbano e naturale. Questo ricchissimo insieme è la più rilevante caratteristica del nostro patrimonio; pensare di poterlo tutelare indipendentemente dalla difesa dell'ambiente è una corbelleria assoluta.

Coerenza con il dettato costituzionale vorrebbe che i beni culturali e l'ambiente fossero riuniti in un unico Ministero, ma non è così. Lo sdoppiamento rende assolutamente necessaria una seria collaborazione tra lei e il ministro Prestigiacomo. Serve che sappiate operare come un unico grande Ministero.

A lei in particolare, ministro Galan, chiedo di considerare la tutela e la salvaguardia dei beni culturali un tutt'uno con la difesa dell'ambiente. Il senatore Bondi aveva promosso una interessante iniziativa legislativa in materia di qualità architettonica, alla quale in Senato l'opposizione aveva fattivamente collaborato. La 7a Commissione permanente ne ha terminato l'esame con soddisfazione di maggioranza ed opposizione. Segnalo al presidente Schifani come da più di un anno il disegno di legge attenda il parere della 5a Commissione. Non stupiamoci, anche dopo questo esempio, se all'Aula del Senato mancano provvedimenti sui quali deliberare.

In conclusione, ministro Galan, ho un'ultima richiesta da farle. Le chiedo di difendere con tutte le sue forze il personale e le competenze delle Soprintendenze, dell'Istituto centrale del restauro, dell'Opificio delle pietre dure e dell'Istituto di patologia del libro. Lei ha dichiarato e ribadito anche questa mattina di aver trovato ai beni culturali grandi professionalità. La sua opinione mi fa sperare che si arresti il progressivo impoverimento dello straordinario capitale umano del suo Ministero. Quando nel luglio del 2008 il Governo sottrasse ai Beni culturali 1,2 miliardi di euro, pochi compresero che con quella decisione non solo si ponevano le premesse del blocco delle azioni di prevenzione, tutela e restauro del nostro patrimonio culturale e dei più delicati siti archeologici del Paese, ma si accelerava anche la delegittimazione delle Soprintendenze. Le Soprintendenze hanno costituito per decenni un corpo tecnico dello Stato di altissima specializzazione che tutto il mondo ci invidiava. Con la deriva delle privatizzazioni, il blocco dei concorsi, l'immissione dei commissari, si sono mortificati il loro ruolo e le loro funzioni. L'effetto indotto di questi processi è stata la sempre più vistosa intromissione del potere politico nelle attività dei soprintendenti. Capita così che soprintendenti di delicatissime aree archeologiche, già privi di sostegno finanziario, senza personale e con collaboratori sempre più anziani, sono stati di fatto esautorati dalle loro funzioni da prefetti in pensione e da funzionari della Protezione civile elevati al rango di commissari.

Ben venga la ricerca di finanziamenti privati, che lei ha annunciato quest'oggi, ma a patto che i piani di manutenzione programmata anch'essi annunciati vengano gestiti, amministrati e strutturati da qualificati soprintendenti non condizionati dalle esigenze del mercato.

Ho registrato, ministro Galan, alcune sue dichiarazioni di tono diverso rispetto allo stile dozzinale cui ci ha abituati il Governo di cui lei fa parte. Aspetto di vederne le conseguenze. (Applausi dal Gruppo PD).