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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 539 del 13/04/2011


GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, ho ascoltato con grande attenzione le sue parole e la ringrazio di essere questa mattina in Aula in occasione della sua informativa con riferimento alle linee programmatiche del suo Dicastero. Ho apprezzato anche nel suo intervento il riferimento all'articolo 9 della Costituzione. Sa, signor Ministro, in un momento di grave emergenza democratica, di grave emergenza culturale, che lei abbia fatto riferimento all'articolo 9 della Costituzione è un fatto che registriamo positivamente, perché il dettato costituzionale contiene princìpi e valori di riferimento molto importanti. In verità, signor Ministro, nei giorni scorsi più volte abbiamo chiesto di averla in 7a Commissione al Senato, proprio perché pensavamo di affrontare insieme a lei alcuni provvedimenti che sono all'esame della Commissione, per confrontarci e per avere un'occasione di entrare nello specifico di singoli provvedimenti che riguardano il suo Ministero. Lei ha però ritenuto di non doversi presentare, chiedendo al suo Sottosegretario di rappresentarla: onestamente, ne converrà, non è un bell'inizio nei rapporti tra il Governo che lei rappresenta e il Senato della Repubblica, e i componenti della 7a Commissione permanente. Ci auguriamo che lei dedichi molto del suo tempo a confrontarsi con la Commissione.

È il momento in cui non bastano più le parole generiche e le buone intenzioni: è necessario cambiare rotta, e lei, signor Ministro, deve convincerci che proprio lei non è tra le menti pensanti della maggioranza secondo cui la cultura è altra cosa o secondo cui la cultura non porta pane, come qualche esponente della sua maggioranza ha sostenuto!

Certamente, per chi non ce l'ha, non porta saggezza e lungimiranza. Spesso i titoli non servono quando si accompagnano ad un vuoto per nascita o per vocazione, ma il buon senso serve sempre e, a nostro avviso, colma qualche lacuna.

Lei, voglio dirglielo, signor Ministro, ha un grande vantaggio: non potrà far peggio del suo predecessore, sarà molto difficile, quasi impossibile; però deve fare meglio e non le sarà altrettanto facile, perché, vede, lei opera all'interno di un contesto che appare, se non nemico della cultura, in tutte le sue sfaccettature, quantomeno distratto e assai disattento. E una ragione c'è. Quando ai giovani si offrono modelli improntati alla mercantilizzazione della politica - per cui ogni cosa e ogni individuo hanno un prezzo - e alla mercificazione dei corpi, è improbabile che contemporaneamente si abbia un'idea di cultura e di politica culturale di un Paese. Quando il messaggio di un Governo e di una maggioranza è quello che il diverso da noi è un limite, un rischio, un intruso che va ributtato a mare o rispedito oltre le nostre frontiere, vuol dire che nemmeno si ha una pallida nozione di integrazione culturale e delle sue politiche. Avere una politica della e sulla cultura significa avere un'idea di Nazione, ma anche avere un'idea di Europa, un'idea di mondo.

Questo è il tema vero, e questo è il vero dramma. Cultura è quell'insieme complesso che include il sapere, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume. È tutto il nostro passato, signor Ministro, è tutto il nostro futuro. Non possiamo certamente dire il nostro presente, perché rischieremmo critiche ben fondate.

Viviamo un presente, nel nostro Paese, molto lontano dai parametri culturali che hanno fatto grande l'Italia nel mondo. Ma lei, signor Ministro, incontrerà un'altra difficoltà non da poco. Sa perché non siamo molto fiduciosi che lei farà meglio del suo predecessore? Perché l'approccio ai diversi mondi della cultura (il cinema, il teatro, la poesia, l'archeologia, la musica, la letteratura) lo si vede da come un Governo si pone di fronte al tema della scuola e dell'università. È difficile credere, quando si sta sistematicamente distruggendo la scuola statale (che è qualcosa di diverso e di più della scuola pubblica) e l'università, che si abbia la volontà di porre al centro del programma di governo la cultura.

Noi crediamo molto nell'azione corale, signor Ministro. È per questo che crediamo debba discuterne con la sua collega onorevole Gelmini, un po' improvvisata nella sua azione troppo accondiscendente ai voleri del Premier, che considera la scuola statale un covo di comunisti e gli insegnanti dei sovversivi che deviano i nostri giovani. Guardi se riesce a superarla, ma non nello sfascio ulteriore, signor Ministro. Noi osserveremo, valuteremo e saremo sicuramente presenti. Ripeto, peggio non potrà fare, ma noi, il Paese, non può accontentarsi di ciò.

Poi, signor Ministro, dovrà vedersela con il ministro Tremonti, cui piacciono tanto i tagli lineari e la cui scure ha preso di petto proprio la cultura. Tagli micidiali che, seppur lui non fosse tra coloro che pensano che la cultura non porta pane, fa pensare esattamente che lo sia. Altrimenti, caro Ministro, il presidente Berlusconi, i ministri Gelmini e Tremonti, l'intera maggioranza penserebbero che non solo senza una politica culturale non c'è identità nazionale - lo ha detto anche lei nel suo intervento - e futuro, ma si perderebbero innumerevoli occasioni di lavoro.

Siamo capaci di cogliere questo messaggio? Siamo capaci di cambiare rotta? Ogni euro investito sulla cultura si moltiplica in modo esponenziale producendo migliaia e migliaia di posti di lavoro. Noi ne siamo fermamente convinti. La cultura porta ricchezza, ricchezza anche spropositata.

Certo, occorre una politica della cultura che, per esempio, non preveda il crollo dei resti di Pompei (è solo un esempio); significa interagire con i grossi gruppi finanziari ed economici italiani, europei e mondiali, che credono ancora che l'Italia sia la culla della cultura nel mondo e che sarebbero ben disposti a dar luogo a sponsorizzazioni e a interagire con le autorità italiane per non fare scomparire Venezia o i siti del cinema italiano. Anche in questo caso ho fatto solo degli esempi, signor Ministro. Speriamo non abbiate in mente di fare altri tagli, ma lo vedremo.

Solo in Italia, in Italia soltanto, signor Ministro, quando si taglia si toccano scuola, università, ricerca e cultura. Noi ci vergogniamo! Solo in Italia non si comprende, da parte di questo Governo e di questa maggioranza, che tagliare nei settori che ho citato è come tagliare il ramo su cui si è seduti. In tutti gli altri Paesi dove la crisi non è stata e non è meno grave di quanto lo sia stata e lo è per noi, i vari Governi non si sono sognati neanche lontanamente di effettuare tagli alla cultura, bene primario per far crescere la civiltà di un popolo.

Il vostro Governo, invece, figlio della subcultura delle barzellette del Premier, ha effettuato tagli pesanti, e oggi con il parziale ripristino del FUS pensate di aver risolto il problema. È certamente un passo in avanti. Contestiamo però il fatto che il Governo non sia stato in grado di finanziare questo ripristino con la fiscalità generale, ma abbia dovuto mettere le mani nelle tasche dei cittadini con un'imposta di scopo sulla benzina per cui, in sostanza, i tagli di bilancio restano.

Le nostre preoccupazioni sono ancora forti. Non solo la cultura non porta pane, ma lo toglie a chi l'aveva. In questi mesi, signor Ministro, centinaia di artisti italiani e di lavoratori del mondo dello spettacolo, insieme a tantissimi rappresentanti di istituzioni culturali private e pubbliche del nostro Paese, hanno manifestato - lei lo sa bene - e sottoscritto appelli accorati al Governo affinché provveda celermente, anche attraverso nuove regole, al sostegno e allo sviluppo dello spettacolo italiano. Più volte in questi mesi il Capo dello Stato ha voluto far sentire la sua voce preoccupata per sottolineare quanto la cultura e lo spettacolo debbano essere tenuti in considerazione nell'azione di governo.

Purtroppo in Italia il tema di fondo resta quello di una sostanziale debolezza e marginalità delle politiche culturali e di una subalternità di queste nei confronti delle politiche economiche e di bilancio. Mai si era arrivati ad una situazione così grave da mettere seriamente in discussione la sopravvivenza di tantissime istituzioni di spettacolo in tutta Italia, né si era arrivati ad una così ingiustificata riduzione delle risorse disponibili in uno dei settori che hanno fatto grande il nostro Paese, come diceva anche lei nel suo intervento.

La musica, l'opera, la prosa, il cinema, la danza hanno arricchito questo Paese; le fondazioni lirico-sinfoniche, le orchestre, i cori, le associazioni concertistiche e i teatri stabili di prosa, il grande mondo del cinema e il grande mondo della danza hanno offerto un contributo straordinario al livello culturale e dell'economia del nostro Paese. Come si fa a non tener conto di tutto ciò? Mentre negli altri Paesi europei le politiche culturali rappresentano per i Governi uno strumento importante di investimento e di crescita della collettività, in Italia questo non accade, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Se si spengono le luci di un teatro, signor Ministro, o le luci di una ribalta, quando i sipari resteranno chiusi e le cineprese spente, vuol dire che il Paese sta morendo. Che è già morto.

Signor Ministro, lo diciamo con grande chiarezza: deve partire una nuova stagione in cui le politiche pubbliche devono assumere il tema della cultura come elemento centrale di attenzione per l'azione di governo; una nuova stagione con un nuovo passo in cui l'intervento pubblico nel settore della cultura, della musica lirica e sinfonica, della prosa, della danza, del cinema deve essere considerato un vero investimento. Questa è una scommessa: ne siamo capaci? Noi non ci tireremo indietro.

Occorre prevedere risorse adeguate e risorse certe - la certezza delle risorse è fondamentale per l'azione di un Governo che vuole investire nella cultura - per permettere una programmazione seria e di qualità. L'elemento legato alla esiguità delle risorse investite rappresenta un indice evidente di sottovalutazione dell'importanza delle politiche culturali in Italia. Assai diverso quello che è accaduto in altri Paesi: Francia, Germania e Stati Uniti hanno scelto di puntare in maniera decisa sul sostegno della cultura come argine contro la crisi economica e finanziaria, attraverso il sostegno alla creatività artistica, individuata come uno dei futuri motori privilegiati per lo sviluppo.

Mi auguro, signor Ministro, che non solo lei lo comprenda (perché, con tutto il rispetto, non basta che lo comprenda solo lei): speriamo che lo comprenda tutto il Governo di cui lei fa parte, e che finora non lascia bene sperare. Signor Ministro, registriamo positivamente l'appello ad agire insieme; per quanto ci riguarda, non ci tireremo indietro, ma lei si renderà conto che in questi anni i nostri appelli accorati mai sono stati raccolti. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).