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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 539 del 13/04/2011


Informativa del Ministro per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero e conseguente discussione

GALAN, ministro per i beni e le attività culturali. In ossequio al dettato costituzionale, tutte le forze politiche, gli enti locali, la comunità intellettuale, gli operatori del settore ed i cittadini, singoli o in forma associata, devono cooperare, seppure con strumenti differenti o sulla base di posizioni diverse, allo sviluppo della cultura ed alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione: investire in questo campo è necessario e di fondamentale importanza perché significa alimentare l'identità stessa del Paese, l'essenza che lo ha costruito. Al nodo, centrale, delle risorse da mettere a disposizione del comparto, il Ministero intende far fronte con un ventaglio di azioni: una efficace e più efficiente capacità di spesa dei fondi messi a disposizione dall'Unione europea; la riassegnazione al Ministero dei proventi derivanti dai biglietti dei musei, dal lotto e dalle erogazioni liberali; la modifica del codice dei contratti pubblici per innalzare la soglia della trattativa privata, in modo da semplificare le procedure burocratiche in un quadro di adeguate garanzie di trasparenza nell'utilizzo del denaro pubblico; il coinvolgimento economico dei privati con l'introduzione di un efficace sistema di sgravi fiscali. Il Ministero, la cui missione consiste nel garantire un'offerta culturale adeguata dal punto di vista qualitativo e quantitativo e coerente con la tradizione del Paese, intende concentrare innanzi tutto risorse ed attenzione sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio esistente: si procederà quindi alla definizione di una serie di priorità raggiungibili entro la fine della legislatura, con l'ausilio delle alte competenze tecniche del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici e delle soprintendenze statali ed in stretto coordinamento con le autonomie territoriali. Dal punto di vista operativo, appare importante anche trovare soluzione ai problemi inerenti il riconoscimento della qualifica di restauratore. Si punterà all'attuazione di interventi preventivi a difesa delle aree archeologiche, prima tra tutte Pompei, e alla definizione di nuovi piani paesaggistici regionali, promuovendo il turismo culturale, che nell'attuale crisi può fungere da volano di sviluppo economico. Più in generale, la tutela dei beni culturali non dovrà essere vissuta come un ostacolo allo sviluppo: per i cittadini e per le imprese, le strutture tecniche del Ministero e le soprintendenze dovranno sempre più essere garanzia di qualità dello sviluppo e non vincolo burocratico; utile a tale riguardo, specie per velocizzare la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, sarà la definizione delle linee guida operative dell'archeologia preventiva. Particolare attenzione sarà riservata anche allo spettacolo, nelle varie articolazioni artistiche, data la sua importanza sia per la formazione e conservazione dell'identità culturale nazionale, sia per la produzione economica. Nonostante il recente rifinanziamento del Fondo unico per lo spettacolo, le risorse disponibili restano insufficienti ma il Ministero è consapevole dell'importanza della solidità della struttura economica degli enti di produzione culturale. Si provvederà con sollecitudine, comunque, a riformulare i decreti tecnici sui contributi percentuali sugli incassi, sulla promozione, sulla produzione e l'esercizio cinematografico e sulla qualità, tenendo conto delle istanze delle associazioni di categoria e delle risorse disponibili. (Applausi dal Gruppo PdL, dei senatori Molinari e Mariapia Garavaglia e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

GIAMBRONE (IdV). Pur essendo apprezzabile per il richiamo all'articolo 9 della Costituzione e l'appello alla collaborazione, l'esordio del Ministro non è stato tuttavia positivo perché egli ha fatto mancare il suo personale contributo all'esame di alcuni provvedimenti in discussione presso la 7a Commissione del Senato. Il Governo è stato fin qui disattento o addirittura ostile alla cultura. La politica della cultura, asse portante dell'identità nazionale, ha occupato una posizione marginale o subalterna alla politica del bilancio; i tagli lineari alla spesa pubblica hanno colpito duramente la scuola statale, l'università e la ricerca. Nonostante la crisi economica, nessun altro Paese ha azzerato gli investimenti nella cultura che, al contrario di quanto ritiene il Ministro dell'economia, dovrebbero essere al centro delle politiche pubbliche costituendo una fonte di ricchezza e di crescita. Grazie all'intervento del Presidente della Repubblica il Fondo unico per lo spettacolo è stato parzialmente reintegrato, ma il finanziamento deriva da una tassa di scopo sulla benzina anziché dalla fiscalità generale. E' necessario un cambiamento di rotta dell'intero Governo, che deve prevedere risorse adeguate e certe per la cultura al fine di consentire una seria programmazione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico industriale "Michelangelo Buonarroti" di Trento, presenti nelle tribune. (Applausi).

MUSSO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Rassegnando le dimissioni il ministro Bondi ha fatto una scelta dignitosa. Il Ministro dell'economia ricorda che l'Italia ha il terzo debito pubblico del mondo, e una pressione fiscale tra le più elevate in Europa, ma il metodo dei tagli lineari rappresenta una forma di abdicazione della politica. Occorrono, infatti, riforme radicali per combattere sprechi, rendite di posizione, inefficienze, superfetazioni burocratiche che riguardano anche il settore della cultura e dell'arte, a cominciare dalla lirica. Per la salvaguardia dell'identità nazionale e per il futuro del Paese è auspicabile che il ministro Galan confermi i suoi propositi sensati ed interessanti e riesca ad assicurare alla cultura investimenti adeguati, segnando una discontinuità con le politiche autoreferenziali e clientelari del passato. Occorre, infatti, stabilire nuove regole di distribuzione delle risorse pubbliche, con l'introduzione di criteri concorrenziali e standard di valutazione oggettivi, atti a premiare il merito. Occorre puntare su logiche di mercato, politiche di riduzione dei prezzi, forme di finanziamento che superino le difficoltà legate alla redditività diffusa e differita degli investimenti nella cultura. Bisogna rovesciare la visione infelice secondo cui "la cultura non si mangia": la competitività e il futuro del Paese si giocano sulla conoscenza, sull'elevata formazione del fattore umano, sull'alta qualità e sull'unicità dei prodotti. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE e PD e dei senatori Pardi, Astore e Villari).

FRANCO Vittoria (PD). La cultura ha bisogno di un'inversione di tendenza della politica: è perciò auspicabile che il ministro Galan riesca a realizzare il programma annunciato. Fin qui la cultura ha subito soltanto misure punitive: la riduzione del 50 per cento dei finanziamenti ha messo in ginocchio biblioteche, archivi storici, fondazioni culturali e istituti di ricerca; i tagli al FUS hanno assestato un duro colpo al cinema indipendente, già soffocato dal duopolio Rai-Mediaset. Il Governo in carica considera la cultura un lusso, di cui lo Stato non deve occuparsi, un settore da abbandonare ai privati, senza prevedere peraltro i necessari incentivi fiscali. Si tratta di una politica miope, che pone una grave ipoteca sul futuro del Paese. Annunciando che il Partito Democratico non farà mancare il proprio sostegno a iniziative coraggiose, richiama l'attenzione del Ministro su disegni di legge, presentati da senatori di maggioranza e di opposizione, che prevedono l'istituzione di un Centro nazionale di cinematografia che garantisca al cinema autonomia e continuità di risorse. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).

ASCIUTTI (PdL). A fronte di un patrimonio culturale ed artistico rilevante come quello italiano, l'entità dei fondi destinati alla sua valorizzazione e alla sua fruizione difficilmente potranno mai essere sufficienti, come del resto storicamente lamentato. Appare quindi opportuno focalizzare l'attenzione, piuttosto, sull'uso che ne viene fatto da coloro che hanno la responsabilità di gestirli: in particolare occorre delineare dei protocolli comportamentali destinati ai sovrintendenti alla cultura che spesso gestiscono le risorse economiche, anche ingenti, in modo poco oculato, ad esempio non vigilando a sufficienza sulla salvaguardia del paesaggio. Sarebbe importante procedere all'approvazione della legge sulla qualità architettonica che giace in Parlamento, come quella sul cinema, ambito nel quale finanziamenti ingenti non hanno mai determinato un adeguato ritorno economico proprio per l'uso non ponderato che se ne è fatto. Il ripristino delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo è un segnale positivo, ma ancora una volta sarà determinante che siano utilizzate nell'effettivo interesse dei cittadini. La posizione dialogante espressa dal Ministro con la sua relazione lascia ben sperare in questo senso e il Parlamento sarà certamente disponibile a collaborare con il Ministero per garantire la salvaguardia e la fruibilità dei beni culturali del Paese. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

VILLARI (CN-Io Sud). Sebbene sia oggettivo che i fondi destinati alla cultura sono insignificanti rispetto all'entità del patrimonio culturale nazionale, è un fatto che il valore immateriale di quest'ultimo non consente di ragionare esclusivamente in termini di mercato. Il dato economico non può quindi essere l'unico parametro di giudizio della politica culturale di un Governo. Anche in occasione dei crolli nel sito archeologico di Pompei, un evento forse eccessivamente drammatizzato in chiave strumentale e sulla cui reale entità è auspicabile si faccia presto chiarezza, il dibattito si era incentrato sulla esiguità dei fondi, ma la responsabilità sarebbe stata da ricercare piuttosto nell'incapacità dimostrata dagli attori istituzionali nazionali e locali nella spesa dei fondi disponibili. Sarebbe anche necessario prevedere la semplificazione dei complessi meccanismi di approvazione degli interventi paesistici che oggi vedono un ruolo più stringente da parte delle sovrintendenze, ad esempio demandando quelli di minore rilievo, secondo una casistica concordata con la sovrintendenza, alla sola valutazione della competente commissione comunale. Sono senz'altro positive le novità introdotte dal nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio rispetto alla normativa in vigore, ma ora occorre renderle operative. Dato il ruolo strategico del settore della cultura, sarebbe inoltre auspicabile superare la sterile contrapposizione fra pubblico e privato ed aprire la strada agli investimenti capitali privati, sotto la regia attenta dello Stato e sulla base di regole certe. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud).

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). L'informativa del Ministro, apprezzabile per la sua concretezza, sembra però delineare una politica improntata più che altro alla conservazione del patrimonio artistico e culturale del Paese. Sebbene la tutela e la valorizzazione dell'esistente siano essenziali, occorre porre la giusta attenzione sul momento creativo e produttivo della cultura che risultano caratterizzanti la specificità italiana: andrebbero quindi adeguatamente sostenute le accademie di belle arti e di danza, i conservatori, gli istituti superiori d'istruzione e gli istituti superiori per il design. Occorre anche procedere all'esame delle due leggi sul cinema e sull'architettura che giacciono in Commissione al Senato. Nell'informativa non è stato toccato il rilancio dell'Istituto nazionale per il restauro, interesse prioritario proprio nell'ottica della conservazione del patrimonio. È auspicabile che il Ministro abbia la forza e la capacità di resistere alle ingerenze di un Ministro dell'economia che ad oggi ha di fatto rivestito le funzioni degli altri Dicasteri, e che difenda la propria libertà di azione investendo nella cultura, soprattutto nella formazione dei giovani e nella creatività nel settore scientifico e tecnologico come in quello culturale. (Applausi dei senatori Musso e Procacci).

PITTONI (LNP). Le risorse del Fondo unico per lo spettacolo per il sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, costituisce oggi solo una parte del finanziamento pubblico generale allo spettacolo dal vivo, che viene supportato anche grazie al fondamentale sostegno finanziario da parte dello Stato e delle autonomie locali. In un'ottica federalista, sarebbe pertanto opportuno immaginare, come anche la Corte costituzionale ritiene possibile, che siano le Regioni, sia pure nell'ambito di una cornice normativa statale, a disciplinare un settore così strettamente connesso al territorio e a sovrintendere in misura più stringente alla gestione delle risorse provenienti dal FUS. Alla luce poi della drammatica situazione di deficit in cui versano oggi le fondazioni lirico-sinfoniche, fondamentali per la diffusione del ricco patrimonio della tradizione lirica italiana, risulta apprezzabile l'impegno dichiarato dal Governo a sostenerle. Sarebbe opportuno tuttavia legare tale sostegno alla qualità delle produzioni e prevedere il contributo gli enti locali. Occorre studiare nuove forme di finanziamento che diano stabilità al settore, anche con il coinvolgimento dei capitali privati. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

ZANDA (PD). La precarietà di un Esecutivo isolato sul piano internazionale e indebolito, sul piano interno, dai numerosi contrasti nella maggioranza rischia di incidere fortemente sul lavoro del ministro Galan: è auspicabile che egli impronti la sua attività non al tornaconto politico personale o su eventi e annunzi, ma ad un'ottica di medio-lungo periodo fondata sull'analisi dei problemi esistenti. L'impegno del Ministro sarà valutato innanzi tutto in base alla sua capacità di combattere i tagli nel settore dei beni e attività culturali, della scuola, dell'università e della ricerca, su cui invece bisogna investire per creare cittadini formati e informati, sensibilità aperte e intelligenze mature. A questi fini, però, non sembra utile l'innalzamento, evocato dal Ministro, della soglia per la trattativa privata nell'affidamento delle opere. Inoltre, poiché in Italia il patrimonio storico-artistico è fortemente inserito nel territorio e nel paesaggio urbano e naturale, la tutela dei beni culturali va unita alla difesa dell'ambiente. Vanno infine salvaguardate le competenze ed il personale delle sovrintendenze ed in generale tutte le grandi professionalità del Ministero, che per decenni hanno costituito un corpo tecnico dello Stato ad altissima specializzazione, ma che negli ultimi anni, a causa di tagli, privatizzazioni, blocco dei concorsi e commissariamenti, sono state mortificate nel loro ruolo e nelle loro funzioni. È infine positiva la ricerca di finanziamenti privati, ma a patto che i piani di manutenzione programmata vengano gestiti e amministrati da qualificati sovrintendenti non condizionati dalle esigenze di mercato. (Applausi dal Gruppo PD).

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico commerciale "Gian Domenico Romagnosi" di Erba, in provincia di Como, presenti nelle tribune. (Applausi).

QUAGLIARIELLO (PdL). La cultura è un elemento indispensabile nella vita sociale di una comunità e per questo poggia sul bilancio dello Stato; tuttavia, la crisi economica internazionale ha imposto a tutti i Paesi occidentali l'adozione di politiche di bilancio rigorose e di tagli che hanno interessato principalmente i settori che maggiormente si basano sui finanziamenti statali. In un'ottica di medio-lungo periodo vanno individuate nuove forme di finanziamento, ma ciò nulla toglie alla doverosità dei tagli, che del resto hanno visto protagonisti, ed in ben diverse congiunture economiche, anche i Governi di centrosinistra. Per dare effettività all'articolo 9 della Costituzione, bisogna comprendere in che modo oggi la Repubblica può difendere e valorizzare il patrimonio culturale del Paese ed individuare quali scelte, anche dolorose, si impongono. Bene farà il Ministro a privilegiare la tutela e la valorizzazione del patrimonio esistente, perché da esso, dal suo lento accumularsi nel tempo, nasce la vera cultura. È condivisibile il richiamo alla sussidiarietà orizzontale, nel senso che nei diversi ambiti della vita culturale lo Stato non dovrà attivarsi in prima persona, ma dovrà aiutare a fare. Ugualmente condivisibile è il proposito di sviluppare la sussidiarietà verticale, che deve trovare un limite nella tutela dell'inestimabile patrimonio paesaggistico del Paese, che non può rimanere un bene museale, ma deve essere protetto dai soggetti che non hanno il necessario distacco per apprezzarlo. Vanno infine sottolineati l'impegno assunto dal Ministro per la ricostruzione del centro storico dell'Aquila e la rivalutazione postuma da parte dell'opposizione dell'operato del ministro Bondi, accusato strumentalmente e cinicamente per fatti in alcun modo addebitabili alla sua responsabilità. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Molte congratulazioni).