SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
539a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 13 APRILE 2011
(Antimeridiana)
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Presidenza del vice presidente NANIA,
indi della vice presidente BONINO
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud: CN-Io Sud; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Futuro e Libertà per l'Italia: Misto-FLI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente NANIA
La seduta inizia alle ore 9,32.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 7 aprile.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 9,33 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Informativa del Ministro per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero e conseguente discussione
GALAN, ministro per i beni e le attività culturali. In ossequio al dettato costituzionale, tutte le forze politiche, gli enti locali, la comunità intellettuale, gli operatori del settore ed i cittadini, singoli o in forma associata, devono cooperare, seppure con strumenti differenti o sulla base di posizioni diverse, allo sviluppo della cultura ed alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione: investire in questo campo è necessario e di fondamentale importanza perché significa alimentare l'identità stessa del Paese, l'essenza che lo ha costruito. Al nodo, centrale, delle risorse da mettere a disposizione del comparto, il Ministero intende far fronte con un ventaglio di azioni: una efficace e più efficiente capacità di spesa dei fondi messi a disposizione dall'Unione europea; la riassegnazione al Ministero dei proventi derivanti dai biglietti dei musei, dal lotto e dalle erogazioni liberali; la modifica del codice dei contratti pubblici per innalzare la soglia della trattativa privata, in modo da semplificare le procedure burocratiche in un quadro di adeguate garanzie di trasparenza nell'utilizzo del denaro pubblico; il coinvolgimento economico dei privati con l'introduzione di un efficace sistema di sgravi fiscali. Il Ministero, la cui missione consiste nel garantire un'offerta culturale adeguata dal punto di vista qualitativo e quantitativo e coerente con la tradizione del Paese, intende concentrare innanzi tutto risorse ed attenzione sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio esistente: si procederà quindi alla definizione di una serie di priorità raggiungibili entro la fine della legislatura, con l'ausilio delle alte competenze tecniche del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici e delle soprintendenze statali ed in stretto coordinamento con le autonomie territoriali. Dal punto di vista operativo, appare importante anche trovare soluzione ai problemi inerenti il riconoscimento della qualifica di restauratore. Si punterà all'attuazione di interventi preventivi a difesa delle aree archeologiche, prima tra tutte Pompei, e alla definizione di nuovi piani paesaggistici regionali, promuovendo il turismo culturale, che nell'attuale crisi può fungere da volano di sviluppo economico. Più in generale, la tutela dei beni culturali non dovrà essere vissuta come un ostacolo allo sviluppo: per i cittadini e per le imprese, le strutture tecniche del Ministero e le soprintendenze dovranno sempre più essere garanzia di qualità dello sviluppo e non vincolo burocratico; utile a tale riguardo, specie per velocizzare la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, sarà la definizione delle linee guida operative dell'archeologia preventiva. Particolare attenzione sarà riservata anche allo spettacolo, nelle varie articolazioni artistiche, data la sua importanza sia per la formazione e conservazione dell'identità culturale nazionale, sia per la produzione economica. Nonostante il recente rifinanziamento del Fondo unico per lo spettacolo, le risorse disponibili restano insufficienti ma il Ministero è consapevole dell'importanza della solidità della struttura economica degli enti di produzione culturale. Si provvederà con sollecitudine, comunque, a riformulare i decreti tecnici sui contributi percentuali sugli incassi, sulla promozione, sulla produzione e l'esercizio cinematografico e sulla qualità, tenendo conto delle istanze delle associazioni di categoria e delle risorse disponibili. (Applausi dal Gruppo PdL, dei senatori Molinari e Mariapia Garavaglia e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
GIAMBRONE (IdV). Pur essendo apprezzabile per il richiamo all'articolo 9 della Costituzione e l'appello alla collaborazione, l'esordio del Ministro non è stato tuttavia positivo perché egli ha fatto mancare il suo personale contributo all'esame di alcuni provvedimenti in discussione presso la 7a Commissione del Senato. Il Governo è stato fin qui disattento o addirittura ostile alla cultura. La politica della cultura, asse portante dell'identità nazionale, ha occupato una posizione marginale o subalterna alla politica del bilancio; i tagli lineari alla spesa pubblica hanno colpito duramente la scuola statale, l'università e la ricerca. Nonostante la crisi economica, nessun altro Paese ha azzerato gli investimenti nella cultura che, al contrario di quanto ritiene il Ministro dell'economia, dovrebbero essere al centro delle politiche pubbliche costituendo una fonte di ricchezza e di crescita. Grazie all'intervento del Presidente della Repubblica il Fondo unico per lo spettacolo è stato parzialmente reintegrato, ma il finanziamento deriva da una tassa di scopo sulla benzina anziché dalla fiscalità generale. E' necessario un cambiamento di rotta dell'intero Governo, che deve prevedere risorse adeguate e certe per la cultura al fine di consentire una seria programmazione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico industriale "Michelangelo Buonarroti" di Trento, presenti nelle tribune. (Applausi).
MUSSO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Rassegnando le dimissioni il ministro Bondi ha fatto una scelta dignitosa. Il Ministro dell'economia ricorda che l'Italia ha il terzo debito pubblico del mondo, e una pressione fiscale tra le più elevate in Europa, ma il metodo dei tagli lineari rappresenta una forma di abdicazione della politica. Occorrono, infatti, riforme radicali per combattere sprechi, rendite di posizione, inefficienze, superfetazioni burocratiche che riguardano anche il settore della cultura e dell'arte, a cominciare dalla lirica. Per la salvaguardia dell'identità nazionale e per il futuro del Paese è auspicabile che il ministro Galan confermi i suoi propositi sensati ed interessanti e riesca ad assicurare alla cultura investimenti adeguati, segnando una discontinuità con le politiche autoreferenziali e clientelari del passato. Occorre, infatti, stabilire nuove regole di distribuzione delle risorse pubbliche, con l'introduzione di criteri concorrenziali e standard di valutazione oggettivi, atti a premiare il merito. Occorre puntare su logiche di mercato, politiche di riduzione dei prezzi, forme di finanziamento che superino le difficoltà legate alla redditività diffusa e differita degli investimenti nella cultura. Bisogna rovesciare la visione infelice secondo cui "la cultura non si mangia": la competitività e il futuro del Paese si giocano sulla conoscenza, sull'elevata formazione del fattore umano, sull'alta qualità e sull'unicità dei prodotti. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE e PD e dei senatori Pardi, Astore e Villari).
FRANCO Vittoria (PD). La cultura ha bisogno di un'inversione di tendenza della politica: è perciò auspicabile che il ministro Galan riesca a realizzare il programma annunciato. Fin qui la cultura ha subito soltanto misure punitive: la riduzione del 50 per cento dei finanziamenti ha messo in ginocchio biblioteche, archivi storici, fondazioni culturali e istituti di ricerca; i tagli al FUS hanno assestato un duro colpo al cinema indipendente, già soffocato dal duopolio Rai-Mediaset. Il Governo in carica considera la cultura un lusso, di cui lo Stato non deve occuparsi, un settore da abbandonare ai privati, senza prevedere peraltro i necessari incentivi fiscali. Si tratta di una politica miope, che pone una grave ipoteca sul futuro del Paese. Annunciando che il Partito Democratico non farà mancare il proprio sostegno a iniziative coraggiose, richiama l'attenzione del Ministro su disegni di legge, presentati da senatori di maggioranza e di opposizione, che prevedono l'istituzione di un Centro nazionale di cinematografia che garantisca al cinema autonomia e continuità di risorse. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).
ASCIUTTI (PdL). A fronte di un patrimonio culturale ed artistico rilevante come quello italiano, l'entità dei fondi destinati alla sua valorizzazione e alla sua fruizione difficilmente potranno mai essere sufficienti, come del resto storicamente lamentato. Appare quindi opportuno focalizzare l'attenzione, piuttosto, sull'uso che ne viene fatto da coloro che hanno la responsabilità di gestirli: in particolare occorre delineare dei protocolli comportamentali destinati ai sovrintendenti alla cultura che spesso gestiscono le risorse economiche, anche ingenti, in modo poco oculato, ad esempio non vigilando a sufficienza sulla salvaguardia del paesaggio. Sarebbe importante procedere all'approvazione della legge sulla qualità architettonica che giace in Parlamento, come quella sul cinema, ambito nel quale finanziamenti ingenti non hanno mai determinato un adeguato ritorno economico proprio per l'uso non ponderato che se ne è fatto. Il ripristino delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo è un segnale positivo, ma ancora una volta sarà determinante che siano utilizzate nell'effettivo interesse dei cittadini. La posizione dialogante espressa dal Ministro con la sua relazione lascia ben sperare in questo senso e il Parlamento sarà certamente disponibile a collaborare con il Ministero per garantire la salvaguardia e la fruibilità dei beni culturali del Paese. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
VILLARI (CN-Io Sud). Sebbene sia oggettivo che i fondi destinati alla cultura sono insignificanti rispetto all'entità del patrimonio culturale nazionale, è un fatto che il valore immateriale di quest'ultimo non consente di ragionare esclusivamente in termini di mercato. Il dato economico non può quindi essere l'unico parametro di giudizio della politica culturale di un Governo. Anche in occasione dei crolli nel sito archeologico di Pompei, un evento forse eccessivamente drammatizzato in chiave strumentale e sulla cui reale entità è auspicabile si faccia presto chiarezza, il dibattito si era incentrato sulla esiguità dei fondi, ma la responsabilità sarebbe stata da ricercare piuttosto nell'incapacità dimostrata dagli attori istituzionali nazionali e locali nella spesa dei fondi disponibili. Sarebbe anche necessario prevedere la semplificazione dei complessi meccanismi di approvazione degli interventi paesistici che oggi vedono un ruolo più stringente da parte delle sovrintendenze, ad esempio demandando quelli di minore rilievo, secondo una casistica concordata con la sovrintendenza, alla sola valutazione della competente commissione comunale. Sono senz'altro positive le novità introdotte dal nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio rispetto alla normativa in vigore, ma ora occorre renderle operative. Dato il ruolo strategico del settore della cultura, sarebbe inoltre auspicabile superare la sterile contrapposizione fra pubblico e privato ed aprire la strada agli investimenti capitali privati, sotto la regia attenta dello Stato e sulla base di regole certe. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud).
SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). L'informativa del Ministro, apprezzabile per la sua concretezza, sembra però delineare una politica improntata più che altro alla conservazione del patrimonio artistico e culturale del Paese. Sebbene la tutela e la valorizzazione dell'esistente siano essenziali, occorre porre la giusta attenzione sul momento creativo e produttivo della cultura che risultano caratterizzanti la specificità italiana: andrebbero quindi adeguatamente sostenute le accademie di belle arti e di danza, i conservatori, gli istituti superiori d'istruzione e gli istituti superiori per il design. Occorre anche procedere all'esame delle due leggi sul cinema e sull'architettura che giacciono in Commissione al Senato. Nell'informativa non è stato toccato il rilancio dell'Istituto nazionale per il restauro, interesse prioritario proprio nell'ottica della conservazione del patrimonio. È auspicabile che il Ministro abbia la forza e la capacità di resistere alle ingerenze di un Ministro dell'economia che ad oggi ha di fatto rivestito le funzioni degli altri Dicasteri, e che difenda la propria libertà di azione investendo nella cultura, soprattutto nella formazione dei giovani e nella creatività nel settore scientifico e tecnologico come in quello culturale. (Applausi dei senatori Musso e Procacci).
PITTONI (LNP). Le risorse del Fondo unico per lo spettacolo per il sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, costituisce oggi solo una parte del finanziamento pubblico generale allo spettacolo dal vivo, che viene supportato anche grazie al fondamentale sostegno finanziario da parte dello Stato e delle autonomie locali. In un'ottica federalista, sarebbe pertanto opportuno immaginare, come anche la Corte costituzionale ritiene possibile, che siano le Regioni, sia pure nell'ambito di una cornice normativa statale, a disciplinare un settore così strettamente connesso al territorio e a sovrintendere in misura più stringente alla gestione delle risorse provenienti dal FUS. Alla luce poi della drammatica situazione di deficit in cui versano oggi le fondazioni lirico-sinfoniche, fondamentali per la diffusione del ricco patrimonio della tradizione lirica italiana, risulta apprezzabile l'impegno dichiarato dal Governo a sostenerle. Sarebbe opportuno tuttavia legare tale sostegno alla qualità delle produzioni e prevedere il contributo gli enti locali. Occorre studiare nuove forme di finanziamento che diano stabilità al settore, anche con il coinvolgimento dei capitali privati. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
ZANDA (PD). La precarietà di un Esecutivo isolato sul piano internazionale e indebolito, sul piano interno, dai numerosi contrasti nella maggioranza rischia di incidere fortemente sul lavoro del ministro Galan: è auspicabile che egli impronti la sua attività non al tornaconto politico personale o su eventi e annunzi, ma ad un'ottica di medio-lungo periodo fondata sull'analisi dei problemi esistenti. L'impegno del Ministro sarà valutato innanzi tutto in base alla sua capacità di combattere i tagli nel settore dei beni e attività culturali, della scuola, dell'università e della ricerca, su cui invece bisogna investire per creare cittadini formati e informati, sensibilità aperte e intelligenze mature. A questi fini, però, non sembra utile l'innalzamento, evocato dal Ministro, della soglia per la trattativa privata nell'affidamento delle opere. Inoltre, poiché in Italia il patrimonio storico-artistico è fortemente inserito nel territorio e nel paesaggio urbano e naturale, la tutela dei beni culturali va unita alla difesa dell'ambiente. Vanno infine salvaguardate le competenze ed il personale delle sovrintendenze ed in generale tutte le grandi professionalità del Ministero, che per decenni hanno costituito un corpo tecnico dello Stato ad altissima specializzazione, ma che negli ultimi anni, a causa di tagli, privatizzazioni, blocco dei concorsi e commissariamenti, sono state mortificate nel loro ruolo e nelle loro funzioni. È infine positiva la ricerca di finanziamenti privati, ma a patto che i piani di manutenzione programmata vengano gestiti e amministrati da qualificati sovrintendenti non condizionati dalle esigenze di mercato. (Applausi dal Gruppo PD).
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico commerciale "Gian Domenico Romagnosi" di Erba, in provincia di Como, presenti nelle tribune. (Applausi).
QUAGLIARIELLO (PdL). La cultura è un elemento indispensabile nella vita sociale di una comunità e per questo poggia sul bilancio dello Stato; tuttavia, la crisi economica internazionale ha imposto a tutti i Paesi occidentali l'adozione di politiche di bilancio rigorose e di tagli che hanno interessato principalmente i settori che maggiormente si basano sui finanziamenti statali. In un'ottica di medio-lungo periodo vanno individuate nuove forme di finanziamento, ma ciò nulla toglie alla doverosità dei tagli, che del resto hanno visto protagonisti, ed in ben diverse congiunture economiche, anche i Governi di centrosinistra. Per dare effettività all'articolo 9 della Costituzione, bisogna comprendere in che modo oggi la Repubblica può difendere e valorizzare il patrimonio culturale del Paese ed individuare quali scelte, anche dolorose, si impongono. Bene farà il Ministro a privilegiare la tutela e la valorizzazione del patrimonio esistente, perché da esso, dal suo lento accumularsi nel tempo, nasce la vera cultura. È condivisibile il richiamo alla sussidiarietà orizzontale, nel senso che nei diversi ambiti della vita culturale lo Stato non dovrà attivarsi in prima persona, ma dovrà aiutare a fare. Ugualmente condivisibile è il proposito di sviluppare la sussidiarietà verticale, che deve trovare un limite nella tutela dell'inestimabile patrimonio paesaggistico del Paese, che non può rimanere un bene museale, ma deve essere protetto dai soggetti che non hanno il necessario distacco per apprezzarlo. Vanno infine sottolineati l'impegno assunto dal Ministro per la ricostruzione del centro storico dell'Aquila e la rivalutazione postuma da parte dell'opposizione dell'operato del ministro Bondi, accusato strumentalmente e cinicamente per fatti in alcun modo addebitabili alla sua responsabilità. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Molte congratulazioni).
Seguito della discussione della mozione n. 379 sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta antimeridiana del 31 marzo hanno avuto luogo l'illustrazione e la discussione generale della mozione e che il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, senatore Mantica, ha espresso parere favorevole sull'atto di indirizzo a condizione che esso venisse riformulato dai proponenti. I Gruppi avevano proposto di rinviare il seguito della discussione della mozione nell'auspicio di addivenire a una soluzione condivisa.
MICHELONI (PD). Non essendo ancora addivenuti alla formulazione di un testo condiviso e stante l'assenza del sottosegretario Mantica, che ha costantemente seguito la materia, chiede di rinviare il seguito della discussione della mozione ad altra seduta. Preannuncia inoltre una formulazione dell'atto che asseconda la richiesta della Lega Nord e prevede un termine di 12 mesi per la moratoria del piano di riordino della rete consolare. Peraltro, nonostante la richiesta del Senato di interrompere momentaneamente la riorganizzazione della rete consolare al fine di accertate tutte le questioni sul tappeto nell'ambito dell'indagine conoscitiva deliberata dalla 3a Commissione del Senato, risulta che il Ministero degli affari esteri stia accelerando le pratiche connesse al processo di riforma. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).
BETTAMIO (PdL). Concorda con la richiesta di rinvio. È infatti auspicabile la presenza del sottosegretario Mantica, che ha sempre seguito in prima persona la riforma della rete diplomatico-consolare italiana, una tematica connessa non solo a esigenze di risparmio, ma anche alla necessità di rimodulare la rappresentanza italiana nel mondo. (Applausi dal Gruppo PdL).
GIAI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Concorda con il senatore Micheloni e con le proposte di riformulazione avanzate dal Gruppo Lega Nord Padania. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE e della senatrice Bertuzzi).
FILIPPI Alberto (LNP). Concorda con la proposta di rinvio.
PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, rinvia il seguito della discussione della mozione n. 379 ad altra seduta, che sarà individuata dalla Conferenza dei Capigruppo.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Avverte che le mozioni sugli stabilimenti balneari saranno discusse nella seduta pomeridiana.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
PERDUCA (PD). Chiede ancora una volta di conoscere la data certa in cui sarà presentato e distribuito, ad ormai quattro mesi dall'avvio dell'esercizio di riferimento, il bilancio interno del Senato, perché sono necessari tempi congrui per studiare un testo così complesso.
PRESIDENTE. Riferirà al presidente Schifani. Il testo del bilancio interno deve essere esaminato dal Consiglio di Presidenza, che non è stato ancora convocato.
CAFORIO (IdV). Il Comune di Oria, in provincia di Brindisi, ha negato ad Emergency l'autorizzazione a prestare assistenza sanitaria ai numerosi migranti concentrati in quella zona per la vicinanza del centro di accoglienza di Manduria. (Applausi del senatore Perduca).
FLERES (PdL). L'azione di riordino e ristrutturazione delle carceri è evidentemente lenta e insufficiente, dal momento che continuano a registrarsi suicidi non solo tra i detenuti, ma anche tra gli agenti di polizia penitenziaria. Il Governo è quindi chiamato ad intervenire concretamente per migliorare la grave situazione delle carceri italiane.
LANNUTTI (IdV). Si associa al collega Perduca nel richiedere la documentazione relativa al bilancio interno del Senato e preannuncia la presentazione di un'interrogazione sul corretto esercizio della funzione di vigilanza sul movimento di capitali da parte della Banca d'Italia, per evitare infiltrazioni mafiose nell'economia.
PRESIDENTE.La Presidenza solleciterà la risposta del Governo agli atti di sindacato ispettivo che verranno presentati sugli argomenti enunciati dagli intervenuti.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 11,53.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,32).
Si dia lettura del processo verbale.
STIFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 aprile.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,33).
Informativa del Ministro per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero e conseguente discussione (ore 09,33)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero».
Ha facoltà di parlare il ministro per i beni e le attività culturali, dottor Galan.
GALAN, ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli senatori, poiché siamo in un periodo dove è molto più semplice sottolineare ciò che divide piuttosto che ciò che unisce, preferisco partire dall'articolo 9 della Costituzione che, come è noto, recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio storico e artistico della Nazione». Non mi risulta che nessuno abbia mai pensato di mettere in discussione questo articolo. È una sorta di philosophia perennis: per mutare questo articolo bisognerebbe prima mutare i connotati del nostro Paese. Questo articolo chiama la Repubblica alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale in modo non equivocabile e, quindi, rappresenta una piattaforma programmatica ineludibile per qualsiasi schieramento politico. Ci si può e ci si deve dividere sulle modalità con le quali dare corso a questa parte del dettato costituzionale, ma la sostanza rimane un imperativo per tutti.
Concentrerò, quindi, il mio programma del Ministero per i beni culturali in poche parole; come dire, meno retorica e più sostanza. È certo che ciò che va fatto per la cultura in Italia o lo si fa tutti insieme o non riuscirà a farlo nessuno. Vi sono altri settori dell'attività politica dove si possono realizzare cose egregie anche senza la sempre auspicabile partecipazione di tutti. Non è il caso della cultura. La cultura, infatti, non è solo ciò che si riesce a fare; è anche ciò che un Paese riesce a trasmettere come propria identità. Non mi riferisco alla necessità di una sorta di omogeneizzazione di tutto e di tutti per parlare con una voce unica, ma piuttosto alla necessità che occorre lavorare per lo stesso obiettivo, facendo cose diverse, pensandola in modo diverso, aspirando anche in modo competitivo a perseguire obiettivi diversi, utilizzando mezzi e strumenti diversi, esprimendo le impostazioni culturali più diverse, ma sapendo che stiamo lavorando nella diversità per un obiettivo comune.
L'Italia per crescere deve contare sulla sua autentica natura; deve saper investire e impegnarsi su ciò che le è più proprio. La cultura è la benzina che ha reso unico il nostro Paese, il settore che più ci ha arricchiti e fatto crescere nei millenni. Investire in questo campo non è indispensabile, è fondamentale. Occorre dunque, prima di tutto, utilizzare fino in fondo le risorse a disposizione. Non servono più soldi, ma è necessario acquisire la necessaria capacità di spenderli. Quando si vuol fare una cosa e se ne ha la capacità, i soldi si trovano. Un esempio su tutti, Pompei. Proprio ieri mi sono recato presso l'area archeologica e ho provato una grande gioia e un profondo orgoglio per questo simbolo dell'Italia, ma anche rabbia, perché esso soffre di una carenza di utilizzazione dei fondi europei a disposizione. Il quadro delle risorse comunitarie per il Sud Italia per il 2007-2013 (e siamo nel 2011) prevede un totale di risorse pari a 34 miliardi e 99.000 euro disponibili, divise ovviamente nelle varie linee di intervento. Di queste, solo il 16 per cento è stato programmato, e solo il 9 per cento è stato speso; per parlare chiaro, vi sono ancora più di 31 miliardi di euro da investire. Ecco perché è importante ma non esclusiva la progressiva crescita dell'impegno economico dello Stato in questo settore.
Voglio anche rilanciare l'intuizione che portò il mio predecessore Giuliano Urbani a costituire Arcus spa. Ogni intervento infrastrutturale ha, inevitabilmente, delle conseguenze sul contesto paesaggistico in cui insiste e, talvolta, persino sul patrimonio culturale circostante. Arcus fu pensata come strumento di compensazione a tali conseguenze, ma poi il lungo protrarsi della mancanza di un regolamento, il commissariamento e l'incertezza sulle risorse ne hanno appannato la missione. Per questo proporrò che Arcus possa fare affidamento sul 3 per cento di tutti gli stanziamenti statali destinati ai lavori relativi a infrastrutture strategiche e a insediamenti produttivi. In questa linea di direzione intendo proporre a breve che gli introiti dei musei e dei siti archeologici statali rimangano al Ministero per i beni e le attività culturali. Pertanto, mi impegnerò a eliminare una norma della legge finanziaria del 2008, l'ultima del Governo Prodi, che vieta la riassegnazione al Ministero dei proventi della bigliettazione dei musei, dei servizi aggiuntivi, dei fondi Lotto e perfino delle stesse elargizioni liberali. Tale norma, di fatto, ha ridotto di più del 50 per cento negli ultimi anni queste importanti fonti di finanziamento nell'azione di tutela del Ministero. (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).
Inoltre, voglio ribadire l'obiettivo di incrementare il coinvolgimento economico dei privati, cittadini e aziende, anche perfezionando, migliorando e semplificando il sistema degli sgravi fiscali, sull'esempio di quanto già accade nel mondo, in Europa in particolare, e in Francia in special modo. Intendo anche ribadire quanto sia fondamentale puntare a progetti realizzabili insieme ai privati, del terzo settore, del no profit, delle imprese. La sussidiarietà orizzontale non è uno slogan o una previsione astratta che resta scritta come lettera morta nell'articolo 118 della Costituzione. Al contrario, è una linea di fondo delle dinamiche del nostro Paese, che si caratterizza proprio per la sempre più larga e responsabile partecipazione dei privati - singoli, ma soprattutto nelle forme associative libere - alla cosa pubblica, alla gestione, alla valorizzazione e alla cura del nostro patrimonio culturale. Dovranno, naturalmente, restare ben ferme le garanzie di qualità tecnico scientifica che presidia le attività di tutela del patrimonio, garanzie che si concretizzano e si attuano nello straordinario patrimonio di conoscenza e di saperi delle nostre Soprintendenze, degli uffici tecnici del Ministero che da decenni assicurano livelli di assoluta eccellenza.
Vorrei adesso svolgere delle considerazioni su alcune tematiche specifiche che mi sembra si pongano all'attenzione con particolare urgenza. In tema di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale, io credo sia importante che il codice di settore, varato nel 2004 con l'allora ministro Giuliano Urbani, non solo venga conservato, ma possa trovare piena e più compiuta attuazione. Si tratta di un corpus normativo che, pur con i necessari ammodernamenti ed aggiornamenti, ha mantenuto intatta la struttura logica portante del sistema di tutela, frutto di un'ormai secolare tradizione giuridica - consacrata nell'articolo 9 della Costituzione - che ha fatto scuola nel mondo e costituisce una solida base costruita sull'elaborazione giuridica di valori fondamentali ampiamente condivisi nella nostra società.
Nelle complesse tematiche legate alla tutela del patrimonio, intendo valorizzare le grandi potenzialità tecnico-scientifiche espresse dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, organo di alta consulenza che può e deve contribuire alle scelte strategiche del Ministero, creando ed affiancando anche un Consiglio dei giovani in cui inserire i migliori laureati italiani in beni culturali. Nello svolgimento delle funzioni di tutela vorrei che il ruolo e l'azione dei soprintendenti fossero percepiti sempre più come garanzia di qualità dello sviluppo. Il soprintendente è uno degli attori principali della garanzia che lo sviluppo vada nella giusta direzione, nel rispetto del nostro patrimonio culturale.
Il Ministero che ho l'onore di guidare non dovrà essere vissuto dal mondo delle imprese come la burocrazia che dice sempre no, ma come un servizio di qualità, che aiuta ed assiste nella ricerca delle soluzioni giuste ed equilibrate, che garantisce le condizioni di uno sviluppo vero che metta a frutto e accresca la nostra ricchezza culturale senza rovinare la bellezza dei nostri territori. In quest'ottica intendo mantenere e dare impulso alla forte accelerazione già impressa dal mio predecessore, Sandro Bondi, nel completamento delle procedure di VIA e delle altre procedure autorizzatorie. Intendo inoltre proporre in Parlamento il varo di alcune semplici norme per migliorare la capacità di spesa del Ministero ed il rapido affidamento dei lavori di recupero e manutenzione. In particolare, nel quadro delle iniziative del Governo per il rilancio della competitività e della crescita, proporrò una modifica al codice dei contratti pubblici, per innalzare la soglia della trattativa privata riguardo ai lavori sui beni culturali da 500.000 euro ad 1,5 milioni di euro. In tal modo vorrei creare le condizioni perché gli interventi possano essere assicurati con adeguata tempestività, evitando - per restauri di non grande dimensione economica, ma importanti per l'efficacia della tutela - le lungaggini e gli appesantimenti inutili delle procedure di gara, pur nel rigoroso rispetto dei canoni di trasparenza e di imparzialità nell'utilizzo del denaro pubblico: 15 anni di presidenza alla Regione Veneto testimoniano in tal senso.
Un tema che dovrà trovare presto una soluzione è rappresentato poi dalla disciplina del riconoscimento della qualifica di restauratore. Al riguardo, condivido l'impostazione del codice, che fa del restauratore una figura professionale di eccellenza, ma credo che debbano ricercarsi in Parlamento, a livello normativo, soluzioni equilibrate (e condivise tra maggioranza e opposizione) della complicata vicenda del regime transitorio, tali che siano tenute in debito conto le esperienze lavorative e formative seriamente compiute, ma sia nel contempo garantita l'effettiva qualità della selezione.
In materia di tutela e valorizzazione dei beni archeologici, ho dato disposizione agli uffici per pervenire rapidamente alla definizione delle linee guida operative di attuazione dell'archeologia preventiva. Si tratta di una grande opportunità per la conoscenza del patrimonio archeologico e, al contempo, per l'accelerazione della realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, come le metropolitane, le autostrade, le linee ferroviarie, per evitare ritardi eccessivi nell'esecuzione dei lavori. Dovranno altresì essere approntate - ed è già in corso il lavoro di un apposito gruppo di studio con le autonomie territoriali - adeguate linee guida per la gestione dei parchi archeologici.
In materia di paesaggio intendo orientare la mia azione di governo ai seguenti criteri guida: condivisione e partecipazione paritaria con le autonomie territoriali nella missione di tutela e valorizzazione del paesaggio, sia nella fase dell'individuazione dei beni paesaggistici, che in quella della pianificazione, del controllo e della gestione dei vincoli stessi. L'articolo 9 della Costituzione assegna alla Repubblica e, dunque, per l'articolo 114, allo Stato, alle Regioni, alle Province e ai Comuni, questa fondamentale funzione. La compartecipazione paritaria deve però avvenire nel rispetto dei ruoli, non a caso diversificati dalla legge. Il principio di sussidiarietà verticale (il cosiddetto principio di prossimità), per cui è meglio il livello di governo più vicino ai cittadini, vale soprattutto per l'amministrazione che eroga beni e servizi, ma non sempre va bene anche per l'amministrazione di tutela. Si deve poter dire, in alcuni casi, dei no, o si devono porre dei limiti ai diritti individuali al fine di tutelare l'interesse generale, sicché può essere preferibile che essa si collochi ad un livello distinto e indipendente dagli interessi locali. Il ruolo delle Soprintendenze statali, dunque, resta, in questo quadro, indefettibile. D'altra parte il paesaggio, pur essendo un bene di centrale importanza per le popolazioni che vi sono stanziate (come recita la Convenzione europea di Firenze dell'anno 2000), non esaurisce la sua rilevanza in ambito esclusivamente locale, poiché i paesaggi italiani protetti sono patrimonio della Nazione e la loro sorte non può essere decisa solo a livello locale. Da questo punto di vista, intendo sicuramente favorire e condividere nel Governo le giuste esigenze di semplificazione e accelerazione delle procedure di autorizzazione, ma a condizione che esse non si traducano in uno svuotamento dei controlli e non mirino a ridurre la tutela a pura finzione formale. Io credo in un metodo di semplificazione ragionata e razionale, che elimini il troppo e il vano delle procedure, ma faccia salva la sostanza di una funzione di tutela effettiva ed efficace.
Un obiettivo fondamentale che intendo perseguire con decisione è quello di pervenire finalmente al varo dei nuovi piani paesaggistici regionali, definiti d'intesa con lo Stato, in modo da stabilire regole certe e condivise per i cittadini circa le trasformazioni del territorio compatibili con la tutela del paesaggio. Il Ministero ha avviato il processo di pianificazione congiunta con le Regioni. Ha stipulato numerosi protocolli d'intesa per la redazione congiunta dei nuovi piani paesaggistici (Veneto, Abruzzo, Umbria, Piemonte, Campania). È in corso il lavoro di predisposizione di questi piani, che dovranno infine essere approvati con un accordo conclusivo. Finora, però, per vari motivi che voglio approfondire e per diversi problemi che desidero risolvere, non si è ancora pervenuti alla definizione di questi nuovi piani, che potrebbero semplificare, e di molto, le problematiche attuali della materia.
Sul versante della valorizzazione del patrimonio culturale, vorrei richiamare l'attenzione sulla sempre più diffusa consapevolezza del fatto che l'abbinamento tra cultura e turismo culturale può rappresentare un fattore decisivo per affrontare le emergenze economiche e contribuire anche alla creazione di reddito e di nuovi posti di lavoro, in relazione a una fase storica in cui la domanda di cultura registra un continuo aumento presso il pubblico di tutto il mondo ed i settori economici legati all'offerta culturale intravedono prospettive di crescita superiori alla media e solidamente ancorate alla portata del grande valore del patrimonio comunicato. In proposito, mi impegnerò a migliorare la qualità dell'offerta e dei servizi nei luoghi di cultura statali e a promuovere in Italia e all'estero le iniziative culturali organizzate dal Ministero.
Per quanto riguarda l'archeologia, mi riprometto di rafforzare e migliorare la catalogazione dei reperti conservati nei depositi dei musei, in modo da rendere pienamente fruibile questo immenso patrimonio culturale e migliorare i livelli di gestione e di conservazione delle aree archeologiche e del restauro monumentale, in particolare a Roma e nell'area vesuviana.
Ho disposto la costituzione di un'apposita unità operativa, con la partecipazione degli uffici di mia diretta collaborazione, che identifichi a breve le modalità operative e una tempistica certa per l'attuazione della norma su Pompei, attraverso la redazione e approvazione del programma degli interventi e la definizione dei rapporti con la Regione Campania per assicurare l'attrazione di eventuali altri fondi europei nel più ampio contesto del Piano per il Sud promosso dal ministro Fitto, che qui ringrazio insieme al commissario europeo Johannes Hahn per aver individuato nelle riserve finanziarie un investimento importante per avviare un'autentica rivoluzione nell'area degli scavi di Pompei. Risorse queste che potranno essere ben impiegate grazie ai poteri concessi al soprintendente degli scavi e alla costituzione di un gruppo di intervento composto da archeologi, architetti, operai specializzati, misure tutte previste dal decreto. Intendo inoltre valorizzare una norma che facilita le sponsorizzazioni, già contenuta nel decreto-legge, in modo da consentire alle imprese, ai cittadini, a chi lo desideri di adottare il restauro di domus pompeiane e di altri monumenti archeologici dell'area.
Ritengo importante richiamo alle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Rivolgo sin d'ora al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un sentito ringraziamento per lo spirito con cui sta onorando questa ricorrenza. e annuncio che sarò sempre al suo fianco in ogni possibile occasione. Presto riunirò il comitato dei Ministri per fare il punto della situazione e capire quali siano ancora le necessità. Sulla base delle evidenze presenterò in seno al CIPE la richiesta per le risorse necessarie ad ultimare il programma delle infrastrutture, che comprende opere importantissime come il Palazzo del cinema al Lido di Venezia, l'Auditorium di Firenze, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria; in quella sede richiederò inoltre i fondi necessari alla realizzazione della «Grande Brera» a Milano, permettendo al commissario di proseguire il suo operato dopo il primo, importante risultato raggiunto grazie all'intesa con il Ministero dell'istruzione, il Ministero della difesa e il Comune di Milano.
Lo spettacolo nelle sue varie articolazioni quale componente imprescindibile della nostra produzione culturale ha una importanza fondamentale nella formazione e conservazione della nostra identità culturale: teatro, musica e cinema fanno parte della vita di ciascuno di noi e ci aiutano a vivere meglio, sia come individui che come popolo. Oltre questo, lo spettacolo è parte integrante dell'economia della creatività, il cui ruolo è importante anche sotto il profilo strettamente economico e dal punto di vista delle potenzialità di sviluppo. Tutto lo spettacolo, con diverse sfumature, è un equilibrio delicato tra creazione culturale e produzione economica.
Passando al settore cinematografico, il rinnovo delle agevolazioni fiscali fino al 31 dicembre 2013 ed il rifinanziamento del Fondo unico per lo spettacolo consentono di dare un quadro certamente più confortante di qualche settimana fa, anche se le risorse disponibili non sono al momento sufficienti per finanziare le varie linee di intervento: in questo momento, ed anche per queste ragioni, sono sospesi i decreti tecnici relativi ai contributi percentuali sugli incassi, quelli alla promozione, quelli alla produzione cinematografica, quelli all'esercizio cinematografico e ai premi di qualità. Occorre velocemente riformularli, continuando a confrontarci con le associazioni di categoria, alla luce delle risorse effettivamente disponibili. L'aspetto economico e produttivo, quindi, è importante, ma al Ministero per i beni e le attività culturali l'aspetto economico interessa quale mezzo per agevolare la produzione culturale; una struttura economica solida dei settori non è un obiettivo, dal nostro punto di vista, è molto di più: è uno strumento, un prerequisito per assicurare al nostro Paese un adeguato livello di produzione culturale. È dunque questo l'obiettivo del Ministero per i beni e le attività culturali, la sua missione: favorire, anche attraverso l'oculata concessione di contributi finanziari, un'offerta culturale adeguata dal punto di vista quantitativo e qualitativo e coerente con la storia e la tradizione del nostro Paese.
Un Governo può essere o non essere apprezzato dalla comunità intellettuale o dalla sua parte maggioritaria, in un paese. Ma non si arriva da nessuna parte, se la politica da un lato e la comunità intellettuale dall'altro si fanno la guerra. Questo vale ancora di più se consideriamo un Paese nel contesto internazionale.
La politica senza comunità intellettuale perde di spinta ideale; la comunità intellettuale senza la politica perde una possibilità in più di far diventare concrete le sue proposte.
Si dice che in Italia la cultura sia monopolio della sinistra; si dice anche che questa costituisca una sorta di egemonia frutto di una riuscita attuazione della profezia gramsciana dell'auspicata conquista delle cosiddette casematte. Se ne potrebbe discutere sia nel merito che per quanto riguarda le origini.
Per il Ministro della cultura, in qualche modo e in una certa misura, questo che potrebbe risultare un ostacolo insormontabile deve essere in qualche modo superato. Non può essere superato auspicando trasformismi culturali impensabili; non può essere fatto chiedendo a questa parte dell'intellighenzia italiana di sposare le tesi e la storia culturale di un Ministro del centrodestra, che proviene da una storia culturale e politica liberale, e non può essere fatto neanche chiedendo un'adesione preconcetta al programma di governo del Ministro. Certamente, invece, può essere fatto chiedendo - almeno - che per difendere le proprie posizioni e idee non si arrivi a episodi di vero e proprio autolesionismo nazionale. Non chiedo altro che un dibattito franco e aperto, disponibile a salvare ciò che c'è da salvare in quanto di interesse nazionale; poi ognuno tornerà sulle proprie posizioni e le difenderà, com'è giusto che sia.
Può ipotizzarsi un momento nazionale di chiamata a raccolta di tutti coloro che vogliano o debbano occuparsi della cultura italiana, della sua conservazione e del suo sviluppo, per poter fare una rassegna che faccia il punto su tutti gli aspetti critici e definisca per la parte restante di questa legislatura una scala di alcune priorità, possibilmente condivise, ma soprattutto raggiungibili? Chiedo questo perché sono convinto che non basti il dibattito all'interno dei partiti e nelle Aule parlamentari.
Occorre un momento più importante di chiamata a raccolta, nell'occasione del 150° anniversario dell'Unità del nostro Paese, di tutti coloro che vogliono dare un contributo, segnalare una criticità, indicare una via, proporre modalità di reperimento di risorse. Senza esagerare, io credo che in Italia sia arrivato il momento in cui è necessaria una sorta di piano rooseveltiano della cultura. E lo dico perché, quando in un Paese c'è di mezzo qualcosa di fondamentale, questo non può che essere perseguito chiamando a raccolta e coinvolgendo tutti, ascoltando, vagliando, condividendo ove possibile, e decidendo. Come si fa a far rinascere la cultura senza l'impegno degli enti locali, degli operatori del settore, di coloro che a vario titolo operano nel settore culturale, di tutti coloro che conservano il nostro patrimonio, di tutti coloro che fanno spettacolo, ricerca e cultura in senso generale? Non so se tutto questo è un sogno e basta: ho pensato molto a cosa dire in questa Aula e alla fine ho deciso che non potevo non chiamare a raccolta tutti.
Mentre mi accingo a prendere su di me questo compito - lo so bene - assai grave e difficile, ho ben chiara la natura ultima della missione del Ministero per i beni e le attività culturali. Essa consiste nel restituire l'Italia agli italiani, nel restituire loro una conoscenza, un'esperienza viva, un'interazione intellettuale ed emotiva con il retaggio dei nostri padri. È per questo che sono convinto che, prima e più ancora che sui cosiddetti grandi eventi, troppo spesso spersonalizzanti e prodotti in serie come format televisivi, il Ministero debba concentrarsi sul patrimonio. Non sull'effimero quindi, ma sul permanente. Non sulla distrazione, ma sulla concentrazione delle forze, delle risorse e del pensiero. Un grande storico italiano dell'arte, Roberto Longhi, ha scritto che «ogni italiano dovrebbe imparar da bambino la storia dell'arte come una lingua viva, se vuole aver coscienza intera della propria Nazione». Ebbene, a noi spetta proprio questo alto compito: far sì che un italiano, di ogni regione e di ogni livello sociale e culturale, torni a sentire come proprio il patrimonio ereditato dai padri. Se vogliamo che gli italiani tornino ad esercitare davvero la loro piena sovranità di cittadini, dobbiamo aiutarli a riappropriarsi delle loro chiese, delle loro piazze, delle loro campagne, di un Paese la cui unicità consiste nella densità di un patrimonio artistico diffuso, inestricabile dal paesaggio urbano e naturale, in cui è andato infinitamente stratificandosi, in millenni di storia gloriosa.
Il Ministro per i beni culturali sente su di sé la responsabilità di far rivivere il teatro, la musica, il cinema, di tutelare e valorizzare i musei, i siti monumentali, le biblioteche gli archivi e ogni altro serbatoio di cultura e memoria. Ma sente soprattutto la responsabilità di far conoscere, di difendere e di far respirare un organismo vivo, un ambiente culturale in cui la natura e l'arte sono state tanto unificate dalla storia da non potersi salvare l'una senza l'altra. Quell'organismo è insieme il corpo e l'anima della Patria. Quell'organismo è l'Italia. (Applausi dal Gruppo PdL, dei senatori Molinari e Garavaglia Mariapia e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro per i beni e le attività culturali.
È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, ho ascoltato con grande attenzione le sue parole e la ringrazio di essere questa mattina in Aula in occasione della sua informativa con riferimento alle linee programmatiche del suo Dicastero. Ho apprezzato anche nel suo intervento il riferimento all'articolo 9 della Costituzione. Sa, signor Ministro, in un momento di grave emergenza democratica, di grave emergenza culturale, che lei abbia fatto riferimento all'articolo 9 della Costituzione è un fatto che registriamo positivamente, perché il dettato costituzionale contiene princìpi e valori di riferimento molto importanti. In verità, signor Ministro, nei giorni scorsi più volte abbiamo chiesto di averla in 7a Commissione al Senato, proprio perché pensavamo di affrontare insieme a lei alcuni provvedimenti che sono all'esame della Commissione, per confrontarci e per avere un'occasione di entrare nello specifico di singoli provvedimenti che riguardano il suo Ministero. Lei ha però ritenuto di non doversi presentare, chiedendo al suo Sottosegretario di rappresentarla: onestamente, ne converrà, non è un bell'inizio nei rapporti tra il Governo che lei rappresenta e il Senato della Repubblica, e i componenti della 7a Commissione permanente. Ci auguriamo che lei dedichi molto del suo tempo a confrontarsi con la Commissione.
È il momento in cui non bastano più le parole generiche e le buone intenzioni: è necessario cambiare rotta, e lei, signor Ministro, deve convincerci che proprio lei non è tra le menti pensanti della maggioranza secondo cui la cultura è altra cosa o secondo cui la cultura non porta pane, come qualche esponente della sua maggioranza ha sostenuto!
Certamente, per chi non ce l'ha, non porta saggezza e lungimiranza. Spesso i titoli non servono quando si accompagnano ad un vuoto per nascita o per vocazione, ma il buon senso serve sempre e, a nostro avviso, colma qualche lacuna.
Lei, voglio dirglielo, signor Ministro, ha un grande vantaggio: non potrà far peggio del suo predecessore, sarà molto difficile, quasi impossibile; però deve fare meglio e non le sarà altrettanto facile, perché, vede, lei opera all'interno di un contesto che appare, se non nemico della cultura, in tutte le sue sfaccettature, quantomeno distratto e assai disattento. E una ragione c'è. Quando ai giovani si offrono modelli improntati alla mercantilizzazione della politica - per cui ogni cosa e ogni individuo hanno un prezzo - e alla mercificazione dei corpi, è improbabile che contemporaneamente si abbia un'idea di cultura e di politica culturale di un Paese. Quando il messaggio di un Governo e di una maggioranza è quello che il diverso da noi è un limite, un rischio, un intruso che va ributtato a mare o rispedito oltre le nostre frontiere, vuol dire che nemmeno si ha una pallida nozione di integrazione culturale e delle sue politiche. Avere una politica della e sulla cultura significa avere un'idea di Nazione, ma anche avere un'idea di Europa, un'idea di mondo.
Questo è il tema vero, e questo è il vero dramma. Cultura è quell'insieme complesso che include il sapere, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume. È tutto il nostro passato, signor Ministro, è tutto il nostro futuro. Non possiamo certamente dire il nostro presente, perché rischieremmo critiche ben fondate.
Viviamo un presente, nel nostro Paese, molto lontano dai parametri culturali che hanno fatto grande l'Italia nel mondo. Ma lei, signor Ministro, incontrerà un'altra difficoltà non da poco. Sa perché non siamo molto fiduciosi che lei farà meglio del suo predecessore? Perché l'approccio ai diversi mondi della cultura (il cinema, il teatro, la poesia, l'archeologia, la musica, la letteratura) lo si vede da come un Governo si pone di fronte al tema della scuola e dell'università. È difficile credere, quando si sta sistematicamente distruggendo la scuola statale (che è qualcosa di diverso e di più della scuola pubblica) e l'università, che si abbia la volontà di porre al centro del programma di governo la cultura.
Noi crediamo molto nell'azione corale, signor Ministro. È per questo che crediamo debba discuterne con la sua collega onorevole Gelmini, un po' improvvisata nella sua azione troppo accondiscendente ai voleri del Premier, che considera la scuola statale un covo di comunisti e gli insegnanti dei sovversivi che deviano i nostri giovani. Guardi se riesce a superarla, ma non nello sfascio ulteriore, signor Ministro. Noi osserveremo, valuteremo e saremo sicuramente presenti. Ripeto, peggio non potrà fare, ma noi, il Paese, non può accontentarsi di ciò.
Poi, signor Ministro, dovrà vedersela con il ministro Tremonti, cui piacciono tanto i tagli lineari e la cui scure ha preso di petto proprio la cultura. Tagli micidiali che, seppur lui non fosse tra coloro che pensano che la cultura non porta pane, fa pensare esattamente che lo sia. Altrimenti, caro Ministro, il presidente Berlusconi, i ministri Gelmini e Tremonti, l'intera maggioranza penserebbero che non solo senza una politica culturale non c'è identità nazionale - lo ha detto anche lei nel suo intervento - e futuro, ma si perderebbero innumerevoli occasioni di lavoro.
Siamo capaci di cogliere questo messaggio? Siamo capaci di cambiare rotta? Ogni euro investito sulla cultura si moltiplica in modo esponenziale producendo migliaia e migliaia di posti di lavoro. Noi ne siamo fermamente convinti. La cultura porta ricchezza, ricchezza anche spropositata.
Certo, occorre una politica della cultura che, per esempio, non preveda il crollo dei resti di Pompei (è solo un esempio); significa interagire con i grossi gruppi finanziari ed economici italiani, europei e mondiali, che credono ancora che l'Italia sia la culla della cultura nel mondo e che sarebbero ben disposti a dar luogo a sponsorizzazioni e a interagire con le autorità italiane per non fare scomparire Venezia o i siti del cinema italiano. Anche in questo caso ho fatto solo degli esempi, signor Ministro. Speriamo non abbiate in mente di fare altri tagli, ma lo vedremo.
Solo in Italia, in Italia soltanto, signor Ministro, quando si taglia si toccano scuola, università, ricerca e cultura. Noi ci vergogniamo! Solo in Italia non si comprende, da parte di questo Governo e di questa maggioranza, che tagliare nei settori che ho citato è come tagliare il ramo su cui si è seduti. In tutti gli altri Paesi dove la crisi non è stata e non è meno grave di quanto lo sia stata e lo è per noi, i vari Governi non si sono sognati neanche lontanamente di effettuare tagli alla cultura, bene primario per far crescere la civiltà di un popolo.
Il vostro Governo, invece, figlio della subcultura delle barzellette del Premier, ha effettuato tagli pesanti, e oggi con il parziale ripristino del FUS pensate di aver risolto il problema. È certamente un passo in avanti. Contestiamo però il fatto che il Governo non sia stato in grado di finanziare questo ripristino con la fiscalità generale, ma abbia dovuto mettere le mani nelle tasche dei cittadini con un'imposta di scopo sulla benzina per cui, in sostanza, i tagli di bilancio restano.
Le nostre preoccupazioni sono ancora forti. Non solo la cultura non porta pane, ma lo toglie a chi l'aveva. In questi mesi, signor Ministro, centinaia di artisti italiani e di lavoratori del mondo dello spettacolo, insieme a tantissimi rappresentanti di istituzioni culturali private e pubbliche del nostro Paese, hanno manifestato - lei lo sa bene - e sottoscritto appelli accorati al Governo affinché provveda celermente, anche attraverso nuove regole, al sostegno e allo sviluppo dello spettacolo italiano. Più volte in questi mesi il Capo dello Stato ha voluto far sentire la sua voce preoccupata per sottolineare quanto la cultura e lo spettacolo debbano essere tenuti in considerazione nell'azione di governo.
Purtroppo in Italia il tema di fondo resta quello di una sostanziale debolezza e marginalità delle politiche culturali e di una subalternità di queste nei confronti delle politiche economiche e di bilancio. Mai si era arrivati ad una situazione così grave da mettere seriamente in discussione la sopravvivenza di tantissime istituzioni di spettacolo in tutta Italia, né si era arrivati ad una così ingiustificata riduzione delle risorse disponibili in uno dei settori che hanno fatto grande il nostro Paese, come diceva anche lei nel suo intervento.
La musica, l'opera, la prosa, il cinema, la danza hanno arricchito questo Paese; le fondazioni lirico-sinfoniche, le orchestre, i cori, le associazioni concertistiche e i teatri stabili di prosa, il grande mondo del cinema e il grande mondo della danza hanno offerto un contributo straordinario al livello culturale e dell'economia del nostro Paese. Come si fa a non tener conto di tutto ciò? Mentre negli altri Paesi europei le politiche culturali rappresentano per i Governi uno strumento importante di investimento e di crescita della collettività, in Italia questo non accade, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Se si spengono le luci di un teatro, signor Ministro, o le luci di una ribalta, quando i sipari resteranno chiusi e le cineprese spente, vuol dire che il Paese sta morendo. Che è già morto.
Signor Ministro, lo diciamo con grande chiarezza: deve partire una nuova stagione in cui le politiche pubbliche devono assumere il tema della cultura come elemento centrale di attenzione per l'azione di governo; una nuova stagione con un nuovo passo in cui l'intervento pubblico nel settore della cultura, della musica lirica e sinfonica, della prosa, della danza, del cinema deve essere considerato un vero investimento. Questa è una scommessa: ne siamo capaci? Noi non ci tireremo indietro.
Occorre prevedere risorse adeguate e risorse certe - la certezza delle risorse è fondamentale per l'azione di un Governo che vuole investire nella cultura - per permettere una programmazione seria e di qualità. L'elemento legato alla esiguità delle risorse investite rappresenta un indice evidente di sottovalutazione dell'importanza delle politiche culturali in Italia. Assai diverso quello che è accaduto in altri Paesi: Francia, Germania e Stati Uniti hanno scelto di puntare in maniera decisa sul sostegno della cultura come argine contro la crisi economica e finanziaria, attraverso il sostegno alla creatività artistica, individuata come uno dei futuri motori privilegiati per lo sviluppo.
Mi auguro, signor Ministro, che non solo lei lo comprenda (perché, con tutto il rispetto, non basta che lo comprenda solo lei): speriamo che lo comprenda tutto il Governo di cui lei fa parte, e che finora non lascia bene sperare. Signor Ministro, registriamo positivamente l'appello ad agire insieme; per quanto ci riguarda, non ci tireremo indietro, ma lei si renderà conto che in questi anni i nostri appelli accorati mai sono stati raccolti. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Colleghi, è presente nelle tribune una delegazione di studenti dell'Istituto tecnico industriale «Michelangelo Buonarroti» di Trento, ai quali va il saluto dell'Assemblea. (Applausi).
Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro
per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero
(ore 10,15)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Musso. Ne ha facoltà.
MUSSO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Ministro, ho ascoltato le parole di buonsenso e interessanti, che contrastano con le politiche culturali che hanno visto in questi anni in Italia una drammatica inversione di tendenza: prima molti sprechi, frutto di una tendenza all'appropriazione del denaro pubblico, con la formazione di rendite corporative e clientelari; poi un periodo, quello che stiamo vivendo, di vacche anoressiche che hanno cercato di far morire il malato portando, com'è noto, la percentuale di spesa delle politiche culturali allo 0,18 per cento del PIL, contro il 2- 2,5 per cento di Paesi come Francia, Germania e Regno Unito. Ma è alla vastità del nostro patrimonio culturale che dovremmo davvero rapportare il dato, essendo il Paese con il maggiore numero di siti patrimonio UNESCO.
Un altro Ministro di un Governo ben peggiore, per fortuna non italiano, diceva: «Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola». Qui qualcuno ha messo mano alla sciabola. Lo ha fatto con qualche motivazione: abbiamo il terzo debito pubblico del mondo, come il ministro Tremonti ci ricorda sovente, e adesso anche la terza pressione fiscale d'Europa, come invece il Ministro talvolta dimentica. Ma rendiamoci conto - anche questo è stato detto molte volte - che i tagli lineari o orizzontali indiscriminati sono un'abdicazione della politica e non sono poi molto diversi dalla logica dei finanziamenti "storici" che abbiamo avuto di fronte.
Abbiamo riscontrato movimenti schizofrenici: il FUS è passato dai circa 520 milioni del 2007 ai 258 milioni per il 2011 e ora risalirà a circa 400; nella manutenzione e restauro, la capacità di spesa è passata da circa 450 milioni di euro a 102 milioni. Ricordo, poi, le dimissioni di Carandini, dopo quelle di Settis; le denunce della «situazione catastrofica» fatte dal presidente del Fondo ambiente italiano; le stesse dimissioni di Sandro Bondi, al quale voglio riconoscere la dignità con cui ha preso atto che la sua visione politica - che credo abbia anche lei, signor Ministro - non è riuscita ad affermarsi rispetto alle priorità del Governo.
Dunque, signor Ministro, le rivolgo i migliori auguri affinché lei possa realizzare, almeno in parte, quanto ha annunciato nella sua relazione.
Abbiamo affermato tante volte che investire sulla cultura significa non solo salvaguardare l'identità nazionale nel contesto del patrimonio artistico e culturale dell'umanità, ma anche collocare un tassello indispensabile del mosaico dell'Italia che verrà, della sua economia, della sua ricchezza e della sua competitività. Dobbiamo anche rilevare che le politiche culturali del passato, in particolare quelle di spesa, non erano un modello di efficienza e di efficacia, ma un modello di spreco, difese corporative, autoreferenzialità, superfetazioni burocratiche. Rispetto a questo, i tagli lineari sono neutrali: prendiamone coscienza, perché altrimenti non basterà recuperare le risorse tagliate per migliorare la situazione.
Proprio nell'ipotesi che le risorse siano ripristinate e magari in futuro anche incrementate, dobbiamo dare vita ad una stagione di riforme radicali per la quale è necessario avere idee molto chiare.
Dobbiamo rovesciare la nostra visione. Basterebbe pensare che oggi nell'economia mondiale competono non più le imprese, ma le città, i territori e i Paesi e che i "vantaggi competitivi" sono l'accumulazione (e quindi il patrimonio) di conoscenza e cultura, l'alta qualità, l'unicità e non replicabilità del proprio prodotto, il potersi rivolgere ad un mercato potenzialmente planetario, in uno dei settori maggiormente in crescita con l'aumento del reddito e della scolarizzazione. Capiremo che questo non è solo l'architrave della nostra identità nazionale, ma un asse portante della nostra economia, di fronte al quale i tagli del 40 per cento del FUS rappresentano lo 0,2 per mille della spesa pubblica, e quindi sono irrilevanti rispetto ad importanti obiettivi politici.
Abbiamo di fronte un'industria rispetto alla quale l'Italia non deve temere concorrenza. Abbiamo il meglio e ne abbiamo tanto, più di tutti. Dunque, è solo (si fa per dire) una questione di gestione. Il fatto che la redditività della cultura sia diffusa anche su soggetti diversi da chi investe e molto differita nel tempo, addirittura nei secoli, rende le cose un po' più difficili; ciò, però, non deve far temere il riavvicinamento della cultura al mercato, dei costi ai ricavi, degli investimenti ai profitti. Introdurre logiche economiche non deve assolutamente significare tagliare risorse; si tratta piuttosto di passare dalla logica della sovvenzione a quella dell'investimento, secondo alcuni principi che fino ad oggi nelle politiche culturali non erano mai esistiti.
Uno è quello del merito. Signor Ministro, lei è un liberale. Oggi tutti parlano di meritocrazia, ma il premio al merito non può che nascere dal confronto e quindi dalla concorrenza. Pertanto, i vecchi criteri di assegnazione dei contributi pubblici in modo autoreferenziale, in cui la politica si insinuava nella difficoltà di stabilire criteri oggettivi per la valutazione del valore artistico e culturale, devono cessare; si può costruire una rete di riferimenti minimamente oggettivi ed internazionali, per valutare la cultura e l'arte rispetto a ciò che non lo è. Bisogna dunque interrompere quella ripartizione del FUS che negli anni ha seguito logiche clientelari e politiche, con una sfacciataggine rara anche per il panorama italiano, che fa impallidire le baronie dell'università.
Questo è un primo criterio che credo vada sottolineato.
Il secondo criterio è quello di recuperare il pubblico come elemento di valutazione: esso non deve certamente essere l'unico e deve essere ponderato per il valore di ciò che si produce nelle attività culturali; non dobbiamo però averne paura o vergognarcene, come talora sembra.
Un altro elemento nuovo nel panorama delle politiche culturali è quello di puntare sui fruitori, anche con politiche di prezzo, commerciali. Concediamo prezzi di entrata molto bassi ai giovani, ai ragazzi, non solo per buonismo, ma perché la cultura dà assuefazione, come la droga. Si tratta però di una droga buona. Dunque, proviamo a differenziare le politiche di prezzo, ad utilizzare gli eventi culturali talvolta come un premio aziendale, come una royalty per fidelizzare i clienti di un supermercato, come un premio per i risultati scolastici e universitari, come una retribuzione per attività di volontariato o di pubblica utilità.
Poi c'è il tema dei costi e dell'efficienza, che naturalmente ha declinazioni molto diverse nei vari settori, ma forse quello messo peggio è la lirica, nel quale lo Stato azionista di maggioranza ripiana a piè di lista i costi delle realtà locali, senza realmente incidere, né per la verità controllare, gli sprechi che hanno luogo.
Vi sono poi altri elementi fondamentali, uno dei quali almeno vorrei ricordare, ossia la finanza. È chiaro che la redditività diffusa e differita impedisce per molti aspetti di attrarre tutti gli investimenti che il settore meriterebbe, però vi sono anche benefici non monetari, ma non per questo esterni, che sono quelli intangibili: per le aziende, ed anche per le singole persone che sentono di voler contribuire al progresso culturale del proprio Paese. Dobbiamo essere in grado di raccogliere - come fanno negli Stati Uniti, sebbene con un patrimonio culturale infinitamente minore - questa volontà delle imprese e dei singoli di finanziare la cultura, cosa che oggi, con il nostro incredibile patrimonio, non facciamo.
Si può puntare sul crowdfunding, sul quale è comparso un editoriale su «Il Sole 24 Ore» di ieri: chi pensa che sia una forma di sottoscrizione che può raccogliere solo le briciole si sbaglia, come dimostra il fatto che altri Paesi ci campano; a maggior ragione, quindi, possiamo farlo noi.
Per concludere, cosa vorrei ricordare il fattore umano: per le politiche culturali servono persone con una formazione adeguata. Negli Stati Uniti, l'MBA in cultura della Yale University o del Kennedy Center for Performing Arts sono fra i titoli di studio più ambiti, anche perché garantiscono carriere redditizie e prestigiose, attraendo di conseguenza i giovani migliori da tutto il mondo, mentre noi non lo facciamo.
Signor Presidente, signor Ministro, una delle dieci frasi per le quali forse verrà ricordato questo Governo è che «la cultura non si mangia», ed è un peccato, perché è una delle più infelici. Gli anglosassoni dicono invece food for thought, cioè cibo per il pensiero: il pensiero dà cibo e noi italiani mangiamo oggi per quello che la cultura italiana è stata nei secoli, ma, se dovessimo mangiare per quello che siamo adesso, probabilmente faremmo la fame. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE e PD e dei senatori Pardi, Astore e Villari).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Franco. Ne ha facoltà.
FRANCO Vittoria (PD). Signor Ministro, la sua relazione conferma una nostra convinzione: la gestione del Ministero per i beni culturali, di cui lei è diventato titolare, ha bisogno di una svolta e di un'inversione di tendenza. Ci auguriamo che lei abbia la forza di farcela, perché la cultura del nostro Paese - che ci sta a cuore - ne ha bisogno, anche se nella sua relazione non vi ha fatto molti cenni, per cui parte con un segno negativo. Desidero invece richiamare io questi segni negativi.
Finora la cultura è stata non solo la Cenerentola, ma anche l'oggetto di politiche punitive e di contrazione: si è arrivati a proporre perfino l'azzeramento della tabella delle istituzioni culturali, poi reintegrata soltanto al 50 per cento, grazie soprattutto all'intervento del Capo dello Stato. Quell'azzeramento, poi diventato forte riduzione, ha costituito davvero un colpo per prestigiose istituzioni culturali, che detengono documenti unici, e per biblioteche preziosissime, che promuovono ricerca scientifica e storica. I 7 milioni di euro previsti dal decreto-legge n. 34 del 2011 per la suddetta tabella sono davvero pochi e insufficienti, e lei lo sa, signor Ministro.
E ancora, vita grama all'interno dei beni culturali conducono anche gli archivi storici e di Stato e le biblioteche nazionali, con orari ridotti e personale insufficiente. Io vivo a Firenze, e ho presente la condizione in cui versa la biblioteca nazionale della mia città, con un patrimonio inestimabile che però è diventato difficile consultare, per gli studiosi italiani ed i moltissimi stranieri.
Vi sono poi i tagli al FUS - che ha toccato il minimo storico nel 2011 - i quali hanno messo in crisi le fondazioni liriche, lo spettacolo dal vivo ed il cinema. Il parziale reintegro effettuato con il suddetto decreto-legge n. 34 certo non risolve il problema, oggi più che mai urgente, della valorizzazione della cultura come risorsa e come fattore di sviluppo sociale ed economico per il nostro Paese.
Analogo trattamento ha subito il cinema, che non ha mai vissuto prima una stagione con tante difficoltà: a soffrire sono soprattutto il cinema indipendente, quello sperimentale, quello giovane e quello d'autore. Si è creato un duopolio tra RAI e Mediaset, che soffoca il cinema indipendente. La misura del Governo Prodi che lei ha richiamato (tax credit e tax shelter), come sa, ha avuto una vita difficile ed altalenante con questo Governo: dapprima cancellata da Tremonti, è poi stata ripristinata e prorogata per soli sei mesi, infine finanziata per di più dagli spettatori, con l'aumento di un euro del costo del biglietto. Al danno si aggiunge la beffa. È come se si volesse dire che la cultura è un lusso e che per poterne usufruire bisogna pagarla personalmente, non è un affare dello Stato.
In fondo è la stessa idea alla base dell'attuale copertura, estesa poi a reintegro del FUS, con l'aumento dell'accisa sulla benzina. Sinceramente non pensavamo che l'espressione «la cultura è la nostra benzina» andasse presa alla lettera, come invece il Governo ha fatto, ma siamo arrivati anche a questo.
Signor Ministro, lei sa che sul cinema sono in discussione presso la Commissione istruzione del Senato alcuni disegni di legge presentati da tutti i Gruppi parlamentari, di maggioranza, e di opposizione, che prevedono una nuova governance del cinema attraverso l'istituzione di un centro nazionale di cinematografia, che garantisca al cinema autonomia e risorse. Il Governo non ci ha mai detto che cosa ne pensa, se vuole rilanciare il cinema italiano oppure lasciarlo sopravvivere con qualche piccolo aggiustamento. Ci auguriamo che lei possa essere più esplicito e coraggioso di quanto abbia fatto il suo predecessore e che sappia affrontare il problema alla radice, cosa di cui ha veramente bisogno il nostro cinema.
Signor Ministro, lei non ha richiamato molte cifre, però voglio ricordare ai colleghi presenti in Aula che nel 2010 la spesa in cultura è scesa dallo 0,28 per cento del 2009, cifra già estremamente ridotta, allo 0,16 per cento del bilancio dello Stato. È una vergogna, a fronte di altri Paesi con percentuali che ci fanno sinceramente invidia. Ciò è frutto della miopia di questo Governo, che pensa di poter abbandonare la cultura al mercato e al privato. Ma non può essere così, come dimostra tra l'altro il rapporto di Federculture.
Se lo Stato riduce gli investimenti, si riducono anche gli investimenti dei privati, e nel 2009, a conferma di questo e in coincidenza con i tagli, i privati hanno investito il 30 per cento in meno rispetto al 2008, e le fondazioni bancarie hanno erogato per la cultura il 20,5 per cento in meno, e tutto ciò in presenza, invece, di una crescita della domanda di cultura. Pertanto, è certamente positivo il coinvolgimento dei privati, anche se temiamo che ciò risulti difficile senza prevedere vantaggi fiscali. Lei questo aspetto lo ha richiamato, e spero che riesca davvero a produrre un'innovazione che vada in questo senso.
In conclusione, signor Ministro, se lei assumerà iniziative coraggiose, utili al Paese e alla cultura, ci troverà disponibili a dialogare e a cooperare perché si arrivi a dare un valore alla cultura, contrariamente a quanto il Governo ha fatto finora. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Asciutti. Ne ha facoltà.
ASCIUTTI (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ho ascoltato le parole del Ministro. Il suo è un intervento in positivo, aperto, improntato al dialogo e per noi questo risulta in maniera evidente, anche se penso che da parte di tutto il Parlamento ci sia disponibilità a collaborare con il Ministero per i beni e le attività culturali per la crescita del nostro Paese, soprattutto in termini di salvaguardia e fruizione dei nostri beni culturali.
Signor Ministro, quando si parla di cultura e si scorrono gli annali relativi agli interventi svolti in entrambi i rami del Parlamento, ci si è sempre lamentati del fatto che i fondi sono scarsi. Non c'è mai stato un intervento in cui si è sostenuto che si disponeva dei fondi necessari per andare avanti, ma questo è del tutto evidente in un Paese come l'Italia che di per sé è un bene culturale.
L'altro ieri, signor Ministro, ad esempio, nella mia Regione, a Spoleto, sono state ritrovate 30 tombe del 700 a. C. Sono addirittura di origine umbra, non etrusca, qualcosa di rarissimo, con armi e vestimenti quasi intatti. Ebbene, è evidente che occorrono fondi prima di darli alla fruizione del pubblico, come del resto è evidente che il Paese, di questi beni, ne ha un'infinità.
Ho apprezzato le parole del Ministro, soprattutto quando ha detto che in questo Paese le nostre Soprintendenze non spendono le risorse che hanno. È ora che comincino veramente ad essere manager dei pochi finanziamenti che ci sono. I fondi europei, ad esempio, sono un'occasione. Non è possibile non consumarli. Sono soldi nostri, non di altri. Vanno ad altri per demerito nostro: né più né meno.
Un'altra questione, signor Ministro, le sottopongo, e riguarda le Soprintendenze. Credo sia importante da parte del Ministero fissare dei protocolli di comportamento per i vari soprintendenti, perché oggi come oggi essi viaggiano a ruota libera, Regione per Regione, spesso non in maniera oculata. Cito un esempio: in questi ultimi anni c'è la corsa al fotovoltaico. Abbiamo dovuto sporgere denuncia, in qualità di cittadini, contro il progetto che prevede l'installazione di pannelli fotovoltaici in oltre due ettari di terreno nel Comune di Assisi, il che significherebbe non solo deturpare territori dal punto di vista ambientale e rovinare territori agricoli di pregio, ma imbruttire veramente il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL).
Dunque, nel caso specifico, occorre realmente un intervento del Ministero nei confronti delle Soprintendenze, che hanno il compito di vigilare sui nostri territori. È fondamentale. Io non sono contro il fotovoltaico, me ne guardo bene. Abbiamo capannoni industriali, tetti, cave dismesse, che possono essere utilizzati a tali fini, ma non luoghi di pregio, perché si tratta solamente di interessi privati parassitari, signor Ministro. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati). Abbiamo commesso un errore a suo tempo, e speriamo quanto prima di porvi rimedio.
Un'altra questione importante è la seguente. In Parlamento, oltre alla legge sul cinema, ricordata dalla collega intervenuta prima di me, c'è anche un altro provvedimento, a mio avviso molto importante, che riguarda la qualità architettonica. Oggi è fermo in Parlamento, ma è fondamentale. Questo nostro Paese, bello, creato dai nostri avi, lo stiamo deturpando con una qualità architettonica scadente che danneggia le nostre belle città d'arte. (Applausi dei senatori Possa e Scarpa Bonazza Buora). Alla fine, un intervento andrà realizzato, ed è fondamentale. Lei ha detto, giustamente, che i finanziamenti devono essere oculati. È fuor di dubbio. Voglio ricordare ai colleghi i famosi 1.000 miliardi stanziati per il cinema che dovevano rientrare e non sono mai rientrati. Non erano finanziamenti oculati: erano finanziamenti «aumm aumm», per Tizio, Caio e Sempronio. A quei tempi abbiamo disperso un patrimonio. Avevamo un'occasione fondamentale e non abbiamo saputo coglierla, o meglio, il Paese non ha saputo coglierla.
Oggi è all'esame del Parlamento un provvedimento teso a ripristinare in gran parte il FUS. È importante per la sopravvivenza di alcuni enti lirici e, soprattutto, di alcune fondazioni liriche. Però, anche in quel caso dobbiamo varare riforme sane, per fare in modo che quei denari siano spesi in maniera oculata, perché sono soldi dei cittadini, e non di qualcun altro. Non sono lì per grazia ricevuta, ma devono essere spesi in maniera più che oculata, perché di quei denari i soprintendenti devono rispondere; altrimenti diremo cose diverse.
Concludo ringraziandola, signor Ministro, per la sua ampia disponibilità al confronto parlamentare. Sicuramente quanto prima verrà in Commissione e, in quella sede, potremo affrontare temi più specifici e concreti. Oggi possiamo solamente dichiarare la nostra piena disponibilità a essere con lei nei suoi propositi, perché sono anche i nostri. (Applausi dal Gruppo PdL.Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Villari. Ne ha facoltà.
VILLARI (CN-Io Sud). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, in genere in queste occasioni si prepara qualche traccia di intervento, ma è giusto (e oggi lo è, a mio avviso, ancora di più) misurarsi sulle considerazioni che il Ministro ha svolto in Aula. Sono considerazioni che non potevano non risentire, con un sano realismo, del tempo a disposizione della legislatura. Noi siamo al terzo anno di questa legislatura, con un orizzonte di 24 mesi.
Il primo punto che vorrei sottolineare riguarda la concretezza e anche il modo in cui la relazione del Ministro - una relazione asciutta - individua alcuni punti programmatici. Vede, signor Ministro, noi dobbiamo calibrare bene gli obiettivi nel tempo di legislatura che ci rimane. Una considerazione di premessa è che la cultura comprende sicuramente tante realtà, immateriali e materiali. È qualcosa che sfugge al mercato e alle sue regole, anche se, molto spesso, nei ragionamenti, si vuole ricondurre il discorso esclusivamente a un contesto di mercato ed economico. È anche qualcosa, appunto, che, partendo da quello che è il valore immateriale, mette in moto un processo che è anche economico.
In questo Paese, vi è una sorta di destino cinico e baro quando si parla di cultura, stretti come si è tra una visione ideologica che mette insieme, come in tempi passati, uno scontro tra visione di destra e di sinistra e, appunto, una visione esclusivamente economica.
Quando si parla di cifre, voglio ricordare che negli ultimi 10 anni in questo Paese lo stanziamento per la politica culturale è oscillato tra lo 0,22 e lo 0,39 per cento. Si tratta, quindi, di cifre assolutamente insignificanti per quello che è il patrimonio culturale in senso generale del nostro Paese. Bene, quindi, lei ha fatto ad andare oltre le risorse disponibili, che non possono essere l'unico termometro dell'attenzione alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio.
La sua prima visita ieri è stata a Pompei, luogo che, in qualche maniera, segna le contraddizioni e le enormi potenzialità del nostro Paese. Leggevo oggi sulla stampa che si respira un'aria positiva di condivisione, perché si è registrata la disponibilità del commissario europeo per la politica regionale Hahn a recuperare risorse. E bene faceva lei a ricordare che, forse, le risorse non sono il primo problema. Quanti soldi occorrerebbero per valorizzare, tutelare e mettere in sicurezza il sito archeologico di Pompei? Non basterebbero solo le risorse e, quindi, non è quello il punto principale. È bene, però, che tutti i protagonisti e tutti gli attori istituzionali, a partire dal livello centrale, ma anche dagli enti locali, che sono protagonisti in quella che è la spesa dei fondi europei, compiano un esame di coscienza. I fondi strutturali, infatti, i programmi operativi nazionali (PON), i programmi operativi regionali (POR), i programmi operativi interregionali (POIn), che in qualche modo interessano i beni culturali, mettono a disposizione risorse molto ingenti.
Lei ha ricordato alcuni dati, che rendono ragione di come ci sia non solo un'incapacità di spesa, ma anche un'incapacità di spendere bene i soldi. Come si vede, non è quello il parametro da valutare. Lei ha richiamato anche il codice dei beni culturali, come strumento fondamentale e ancora attuale. Il ministro Bondi, che l'ha preceduta, aveva istituito una sorta di tavolo presso il Ministero per il coordinamento e l'attuazione del codice, e io vorrei conoscere i risultati che ha prodotto. Dico questo perché negli ultimi 10 anni si sono riscritte le norme, si è intervenuti e si è riformata la burocrazia. Ora, più che legiferare, è bene mettere a punto gli strumenti per poter operare, come lei affermava, facendo percepire una positività della figura dei soprintendenti, che molto spesso interpretano, specialmente dalle mie parti, in Campania, una logica proibizionistica. Noi dobbiamo invece valutare quei pochi casi in cui sia giusto e comprensibile che la libertà del cittadino venga superata dall'interesse pubblico: non sempre però è così.
Vorrei svolgere qui una riflessione che va in questa direzione, e che penso possa rappresentare un contributo concreto al buon funzionamento. Come lei ben sa, signor Ministro, dal gennaio 2011, in base all'evoluzione del codice dei beni culturali, il parere della Soprintendenza non è più consultivo e di verifica della legittimità della richiesta rispetto alle norme di piano paesistico, bensì diventa di merito e vincolante. Pertanto, l'eventuale atto finale di diniego viene notificato al cittadino dal dirigente comunale, esponendo in tal modo l'amministrazione a sopportare i notevoli oneri di costituzione in giudizio avverso i ricorsi, pur non avendo l'ente partecipato al giudizio formulato dalla Soprintendenza.
Da questo punto di vista c'è dunque una riflessione da fare ed è anche auspicabile una sorta di semplificazione per quanto riguarda piccoli interventi di modestissima entità e di impercettibile effetto paesaggistico (l'apertura di un vano finestra su corti interne o su facciate prive di verticalizzazione; la modifica dell'andamento di una scala in un percorso esterno; un pilastro quadrato piuttosto che tondo), la cui valutazione potrebbe essere demandata alla sola Commissione del paesaggio comunale e rientrare in una casistica concordata preventivamente con la soprintendenza, mediante l'adozione di un protocollo d'intesa che riduca in qualche modo i tempi di attesa e gli iter burocratici, che sono sempre lunghi e tendenti ad ingolfare il lavoro delle soprintendenze.
Come dicevo, la normativa è stata riscritta molte volte, e il codice ha rappresentato una rivisitazione complessiva ed opportuna, anche se oggi essa dovrebbe essere meglio calibrata, dal momento che il settore che lei oggi è chiamato a guidare, signor Ministro, pur rivestendo nel nostro Paese un grande valore strategico, si misura però ancora poco con le innovazioni, seguendo invece uno schema tante volte superato, che porta spesso a cadere in una polemica sterile tra pubblico e privato - come leggiamo anche in questi giorni - arrivandosi al paradosso per cui, anche quando i privati sono disponibili a contribuire alla valorizzazione, alla tutela e alla manutenzione dei grandi siti, si comincia in qualche modo ad irretirli e a non chiamarli a partecipare. Sicuramente devono esserci regole certe nel rapporto tra pubblico e privato, ma è giusto richiamare anche i capitali privati nella valorizzazione e nella tutela dei siti, ferma restando la regia in capo allo Stato.
Come lei giustamente diceva, c'è la necessità di regole certe, che vanno richiamate. Da questo punto di vista, formulandole a nome dei colleghi del Gruppo Coesione Nazionale-Io Sud i migliori auguri di buon lavoro, ci aspettiamo che in questo contesto lei marchi fortemente la sua azione di governo nel senso di una collaborazione aperta.
Un altro dato che vorrei sottolineare, signor Ministro, è il richiamo giusto ed opportuno alla condivisione, al di là delle logiche di schieramento: se è vero, infatti, che gli intellettuali senza la politica non riescono a tradurre in atti il loro contributo, viceversa la politica necessita del contributo e del confronto con un mondo particolarmente attento e sensibile come quello intellettuale.
Sono tanti i temi che potremmo affrontare, perché la cultura è tante cose, non è solo i beni culturali e quelli architettonici, ma anche tanti settori che rappresentano un patrimonio inestimabile per il nostro Paese, il quale ha dato alla cultura un contributo assolutamente non paragonabile a quello di altri Paesi: parlo della letteratura, della musica, dello spettacolo. Tuttavia, è giusto che in questi due anni di legislatura si calibri l'azione del Governo, e penso che, innanzitutto, non la retorica, bensì la concretezza e la sostanza debbano essere le linee guida, e quindi ben venga il rilancio di Arcus, la società istituita dal ministro Bondi, ben venga il ritorno ad una regia statuale anche per quello che riguarda la gestione dei fondi, d'intesa con gli enti locali, e ben venga la valorizzazione di quello che è il grande patrimonio dei restauratori, che il mondo ci invidia, e delle Soprintendenze, anche se, come ho detto, opportunamente è stata richiamata la necessità della percezione in positivo di un operato che oggi si confronta con un grande sito archeologico a cielo aperto che è il nostro Paese.
Per quanto riguarda Pompei, ha acquistato simbolicamente un valore la sua prima uscita da Ministro nella visita di ieri. Pompei è un sito che recupera circa 20 milioni di euro l'anno e che negli ultimi anni ha anche registrato una flessione di presenze. Lei, Ministro, si sarà reso conto non solo delle grandi potenzialità, ma anche della drammatizzazione - mi sento di dirlo, forse anche controcorrente - di alcuni accadimenti che, a mio avviso, non sono stati messi a fuoco nella loro reale consistenza. Mi riferisco al crollo della Scuola dei gladiatori, allorquando si è voluto in qualche modo - intendo dirlo con grande franchezza - strumentalizzare l'accadimento. Su di esso, la magistratura sta indagando, e sono convinto che, alla fine, verranno fuori le reali responsabilità e la reale misura di quanto è accaduto.
C'è ancora tanto da fare, e mi sembra che ieri siano stati pianificati, oltre alle risorse economiche, con orizzonte 2015, una serie di interventi già sperimentati altrove, che partono dalla manutenzione programmata e tengono conto di come si possa godere di questo spettacolare sito archeologico, il più grande ed importante del mondo, anche con nuove tecniche di valorizzazione virtuale.
Il senatore Musso ha richiamato il crowdfunding come strumento di finanziamento innovativo, il microfinanziamento, che peraltro è stato un italiano ad adottare e ha recuperato ingenti somme, partendo proprio da finanziamenti finalizzati ad interventi individuati, nel presupposto che il capitale sono gli amici e si traducono gli amici in quello che riescono a donare. È anche questa una innovazione, insieme a tante altre ben inteso, di cui spesso non viene considerata la creatività applicata alla valorizzazione della cultura nel nostro Paese, dove si è sempre un po' reticenti a guardare oltre il circuito tradizionale.
Quello che mi ha colpito e ho registrato nel suo intervento, signor Ministro, è il fatto che sia emersa una visione della cultura non costretta in un logica di mercato. Oltretutto, non può essere il mercato, o esclusivamente il mercato, il luogo dove la politica culturale si manifesta nella sua bontà o nelle sue negatività. E invece, paradossalmente, dagli interventi che mi hanno preceduto ho registrato come il dato puramente economico sembri essere il termometro di una cultura positiva, come se le risorse per il FUS fossero il termometro dell'attenzione o come se potessero essere esaustive di quanto oggi il patrimonio culturale in senso estensivo abbia necessità nel nostro Paese. Insisto: i numeri sono talmente insignificanti rispetto alla necessità - parliamo di cifre incluse tra lo 0,22 e lo 0,39 del PIL - che sicuramente, rispetto ad altri Paesi, diventano ancora più piccoli. Ciò forse perché nel nostro Paese la cultura e i beni culturali sono qualcosa che, sbagliando, si ritiene faccia parte del paesaggio, qualcosa con cui siamo abituati a convivere, mentre perdiamo la percezione di quanto tutto quello che respiriamo e ci circonda abbia contribuito a costruire la nostra identità nazionale, e di come sia stato il motore che fa di questo un grande Paese.
Quindi, a me è piaciuta - e termino - un'impostazione che va oltre questo, che richiama tutti ad essere consapevoli di quello che abbiamo, di quello che siamo stati e di quello che dobbiamo diventare e tornare ad essere, in un Paese che, al di là del fatto se possiede il 30, 40 o 50 per cento del patrimonio culturale dell'umanità, continua a conservare nelle proprie viscere dei tesori inestimabili che dobbiamo, così come li abbiamo ereditati, valorizzare per lasciarli in eredità a chi verrà dopo di noi. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Ministro, ho ascoltato con molta attenzione la sua relazione. Dico subito che non sono tra coloro che chiedevano le dimissioni del suo predecessore, Sandro Bondi. La mia cultura repubblicana me lo impedisce, perché mai i repubblicani hanno votato per le dimissioni di un membro del Governo: casomai, si chiedono le dimissioni del Governo, perché l'azione di un Ministero è un'azione che comunque viene concertata a livello di Consiglio dei ministri e di cui è responsabile non il suo stesso titolare direttamente, ma in primis il Presidente del Consiglio.
Detto questo, si comprende da subito il tono del mio intervento. Ho apprezzato la concretezza delle sue parole, ma ho intravisto nella sua relazione al Senato quasi semplicemente una presa d'atto, e qualcosa di più, ma non quello che mi sarei aspettata.
Quindi, vengo subito a farle delle domande opportune perché possa rispondermi. Va bene quanto da lei riferito, che tra l'altro è anche recepito nella Nota integrativa alla tabella 16 del Ministero per i beni culturali; va bene attrezzarsi per la tutela e la valorizzazione, entrambi atti dovuti, come lei ha detto, rispetto all'articolo 9 della nostra Costituzione repubblicana; va bene anche concretizzare questi princìpi che la Costituzione recepisce per tutti noi e ci pone davanti con un Ministero più agili, più capace e soprattutto più interventista, là dove è necessario intervenire. Questo implica delle scelte, signor Ministro: scelte importanti, che devono riguardare la tutela e la valorizzazione; scelte importanti, che devono riguardare, soprattutto, la capacità del nostro Paese di stare nel contesto internazionale come un Paese che da sempre si è connotato per la specificità culturale in tutti gli ampi settori in cui la cultura estrinseca le sue potenzialità, dai beni monumentali, architettonici e archeologici all'arte, alla pittura, alla lirica, al canto, e così via. Credo che proprio questo aspetto è deficitario nella sua relazione, Ministro; forse volutamente, perché lei aveva altre posizioni da sostenere oggi e da rimarcare.
Voglio sottolinearlo: la cultura vive e sopravvive non solo se ci sono interventi di tipo economico che vanno a valorizzare ciò che c'è, e quindi tutela e conservazione dei beni culturali, ma vive soprattutto se c'è un incentivo alla sua produzione, Ministro, nel solco della tradizione, delle radici storico-culturali che questo nostro Paese ha il dovere di conservare. Allora le chiedo anche un intervento nei settori dove la creatività si manifesta: in primis, le accademie di belle arti, di danza, i conservatori, gli istituti superiori, l'istituto superiore di design, di cui abbiamo assolutamente bisogno.
Qualcuno prima ha citato le due leggi sul cinema e sull'architettura che giacciono nella Commissione del Senato: io credo che lei debba dare un impulso perché se ne venga fuori e perché in questa Aula non si dibatta soltanto della Festa degli alberi che, pur essendo importantissima, quanto vuole, è celebrata da quarant'anni nelle scuole e non è, pertanto, qualcosa per cui possiamo spendere ulteriore tempo, considerata l'emergenza nazionale che nel settore culturale è sotto gli occhi di tutti. C'è un'emergenza in questo settore, Ministro: l'Italia arretra nella sua capacità di essere competitiva nel mondo anche sotto il profilo economico perché la capacità creativa, di innovazione di processo e di prodotto anche nelle piccole e medie imprese stenta a decollare per una mancata incisività degli istituti di formazione.
Un'altra questione che non ha affrontato è quella riguardante l'Istituto nazionale per il restauro. Sappiamo in quale crisi e deficienza oggi vive e sopravvive; se parliamo di tutela e conservazione, abbiamo la necessità e il dovere di prendere coscienza di come è ridotto questo istituto, cosa fare per rilanciarlo, se dobbiamo chiuderlo o se dobbiamo valorizzarlo. Possono esserci i quattrini, ma se mancano gli attori primi, come archeologi e professionisti, non riusciamo ad attivare quel circuito virtuoso con cui lei sapientemente intende lavorare. La realtà intellettuale nel nostro Paese non deve andare a rimorchio della politica, ma deve dare alla politica segnali forti e collaborare con la politica stessa; la realtà tecnica specifica dei professionisti di settore non può essere decurtata, così come è stato fatto al Ministero, dove mancano archeologi - e sappiamo benissimo quanto questo sia importante - ma anche professionisti seri, come Carandini e Settis che si sono dimessi per le deficienze che si sono registrate.
Signor Ministro, non la faccio lunga; ho cercato di dire le cose che mi stanno a cuore. Prendo per buone tutte le indicazioni che ha dato sulla sua volontà d'impegno, che è l'aspetto che mi è piaciuto di più, ma le faccio un augurio. Questo Governo vede un Ministro dell'economia onnipotente che si investe anche delle funzioni degli altri Ministeri e, in primis, di quelli dell'istruzione e per i beni culturali.
Le auguro semplicemente, visto che lei ha una buona struttura fisica, e credo anche una buona struttura politica alle spalle, di essere all'altezza di contrastare questa invasività del ministro Tremonti, perché effettivamente il suo sia un Ministero libero, che abbia la possibilità, come ha detto, di fare una politica assieme agli altri Ministeri per condurre in porto un progetto di governo che voi avete lanciato e che insisteva su questi settori (la scuola, la cultura, la formazione dei giovani, la creatività delle menti giovani, la capacità di esportare nel mondo questa creatività, la volontà del Governo di riportare in Italia queste menti creative, di cui abbiamo bisogno in tutti i settori, da quello scientifico e tecnologico a quello culturale).
Mi auguro che questa sua volontà oggi possa essere vincente, per costringere il Governo tutto e, in primis, il Presidente del Consiglio a capire che non si può continuare a fare demagogia su queste questioni: o il Paese investe nelle menti dei giovani, nella loro creatività, nella loro formazione scolastica e culturale, o questo Paese è destinato a fallire e a scivolare sempre più nel profondo del Mediterraneo, invece che rimanere agganciato all'Europa, come noi vogliamo, a differenza di qualche membro del vostro Governo che vuole uscirne semplicemente per alcuni motivi contingenti, che vanno superati con l'attrezzatura diplomatica necessaria e con la capacità e l'intelligenza intuitiva che bisogna avere in questi momenti emergenziali. Mi faccio carico di dirle oggi quanto è profondo l'auspicio di una persona che viene dal mondo della cultura e della scuola a che questo Governo dimostri interesse, così come lei ha dimostrato, con senso di concretezza, a portare a termine un mandato in questo settore fatto di cose concrete, di volontà che non possono essere spianate a zero da volontà altrui. I tagli lineari sono facilissimi: l'Europa ci impone i saldi; ma un Governo deve avere l'intelligenza, l'accortezza e soprattutto il senso di responsabilità di agire là dove l'interesse nazionale è prioritario.
Credo che costruire un popolo, una Nazione, un'identità nazionale senza cultura rappresenti un fallimento generale che nessuno di noi auspica. Auspichiamo tutti il contrario, Ministro: a lei adesso spetta rimboccarsi le maniche e farsi l'attrezzatura necessaria, a livello muscolare e intellettuale, per arginare quello spettacolo che fino ad oggi abbiamo dovuto sopportare, e che mi auguro non sopporteremo più. (Applausi dei senatori Musso e Procacci).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, negli ultimi anni la scarsità di risorse per lo spettacolo ha rischiato di determinare la chiusura di interi settori di attività che consideriamo strategici per il Paese.
Il disegno di legge n. 2665, di conversione del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, provvede a incrementare, a decorrere dal 2011, i fondi a disposizione. Desidero soffermarmi su due aspetti: il Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e le fondazioni lirico-sinfoniche. Il Fondo unico per lo spettacolo è stato istituito nel 1985 per il sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante ma, nel contesto attuale, le risorse da esso provenienti rappresentano solo una parte, circa la metà, del finanziamento pubblico generale allo spettacolo dal vivo, che gode di ulteriori forme di sostegno finanziario, provenienti da Stato, Regioni e enti locali, che assumono un ruolo strategico per il supporto dell'intero settore. Al riguardo, va sottolineato che l'attività delle Regioni nel settore dello spettacolo, pur in assenza di una legislazione statale di cornice, si è sempre più sviluppata negli anni, prevedendo investimenti sul piano della progettazione, della promozione, della comunicazione e del sostegno alle diverse iniziative culturali del territorio.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 255 del 2004, ha quindi considerato possibile l'eventualità che siano le Regioni a disciplinare un settore così fortemente caratterizzato da legami con il territorio di riferimento, con riguardo al tessuto produttivo e ai potenziali fruitori dell'attività culturale, purché tale disciplina sia circoscritta all'interno di una cornice unitaria statale, garantita dal riconoscimento della riserva allo Stato della disciplina di principio.
Al di là degli attuali contributi assegnati al FUS, è auspicabile che il Governo possa promuovere l'adozione di una riforma organica del sistema di gestione e distribuzione dei finanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo, ispirandosi ad un modello di gestione che riconosca alle Regioni un ruolo più incisivo.
Riguardo alle fondazioni lirico-sinfoniche, sono certo che convenga con noi, signor Ministro, sul fatto che l'opera lirica rappresenta in modo straordinariamente efficace la nostra identità culturale all'estero. Le fondazioni lirico-sinfoniche da sempre svolgono una funzione fondamentale, quella di mantenere vive le nostre straordinarie tradizioni musicali e di balletto. Ma le fondazioni lirico-sinfoniche vivono oggi una situazione drammatica, con spese per il personale (circa 5.500 unità) che assorbono circa il 70 per cento del finanziamento pubblico. Risultano accumulate dal settore lirico-sinfonico perdite per complessivi 250 milioni di euro, a fronte di una situazione patrimoniale che vede in molti casi eroso anche il patrimonio indisponibile, costituito dal diritto d'uso gratuito degli immobili. Elevatissimi risultano essere, inoltre, gli interessi passivi (circa 10 milioni di euro) a causa del continuo ricorso al credito bancario. Lo stesso ministro Bondi, nel depositare agli atti della 7a Commissione i dati analitici sui bilanci delle fondazioni, aveva segnalato che il deficit delle fondazioni per l'anno 2007 è di 16 milioni di euro e che esso è pari a 160 milioni di euro relativamente al periodo 2002-2008.
Esprimo soddisfazione per il sostegno che il Governo intende dare alle fondazioni lirico-sinfoniche, che la riduzione degli stanziamenti destinati alla cultura aveva messo in grave sofferenza. Auspico ora che una quota crescente del finanziamento statale sia destinata in base alla qualità delle produzioni. È altresì importante che venga incentivata un'adeguata contribuzione da parte degli enti locali, e l'introduzione di misure volte ad accrescere la produttività del settore. Dobbiamo inoltre pensare a nuove iniziative volte a favorire una maggiore stabilità del settore, tramite strumenti di finanziamento a carattere pluriennale che permettano di conoscere con il giusto anticipo le risorse a disposizione per una più corretta gestione delle stesse e prevedere la possibilità di specifici finanziamenti statali per le fondazioni (con funzione perequativa e premiante), in ragione dei risultati culturali più interessanti sul piano delle proposte, della qualità e dei progetti culturali.
È necessario mettere in campo ogni azione utile a incentivare l'intervento nel settore dei soggetti privati garantendo agevolazioni fiscali a questo tipo di contribuzioni, valorizzare le finalità e il carattere sociale delle fondazioni lirico-sinfoniche, il loro ruolo educativo verso i giovani, la loro mission di trasmissione dei valori civili fondamentali verso cui, del resto, sono sempre state orientate le nostre grandi istituzioni teatrali e culturali.
In vista del federalismo occorre prevedere, infine, l'attivazione di un percorso che coinvolga tutti i soggetti interessati, quali le Regioni, i Comuni, le Soprintendenze, le fondazioni, le organizzazioni sindacali rappresentative. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, ministro Galan, le do volentieri atto della tempestività e della sollecitudine con cui lei è venuto a riferire al Senato.
Preliminarmente, però, desidero salutare - anche se oggi non è in Aula - il senatore Bondi. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Poli Bortone).
In passato, non ho fatto mistero delle mie opinioni sulla sua gestione dei beni culturali, ma oggi voglio esprimere un rispetto sincero per le sue dimissioni e, soprattutto, per la dignità con cui ha aspettato di renderle operative.
A Berlusconi serviva un Ministero per le ambizioni del molto discusso onorevole Saverio Romano e per accontentarlo ha permesso a Bondi di uscirne e a Galan di entrarvi. Il suo è un capolavoro di cinismo politico. Del resto, l'onorevole Galan già conosceva le regole di palazzo Grazioli, perché se Berlusconi non avesse avuto l'interesse di cedere la Regione Veneto alla Lega Nord, Galan risiederebbe ancora molto volentieri a Venezia.
Quello per i beni culturali è il più affascinante dei Ministeri. Immagino, quindi, che Galan si chieda quanto questa sua nuova avventura possa durare, vista la fragilità della maggioranza di cui fa parte. D'altra parte, nessuna coalizione può sopravvivere a lungo ad una politica che abbia come unico punto di riferimento l'egocentrismo del Capo del Governo.
In un Paese normale Berlusconi sarebbe già caduto molte volte. Da ultimo, per l'isolamento internazionale senza precedenti che la sua incontinenza verbale e la sua irresponsabile politica estera stanno procurando all'Italia. Ma Berlusconi si preoccupa poco di quel che pensa l'Europa perché sa, molto prosaicamente, che per lui i problemi veri vengono dai violenti contrasti interni cui anche lei, onorevole Galan, ha spesso preso parte e che stanno scuotendo una maggioranza che ormai pensa solo al dopo.
Perché sto ricordando tutto ciò a proposito dei beni culturali? Perché la precarietà politica incide necessariamente sul lavoro del Governo.
L'onorevole Galan è Ministro per i beni culturali da poche settimane, e non sarebbe corretto esprimere un giudizio su un'attività appena iniziata. Gli ricordo, però, che ci sono molti modi per fare il Ministro. Uno si basa su eventi, scoop culturali, spot televisivi, decisioni frammentate, attenzione al tornaconto politico personale del Ministro, più che alle politiche a medio e lungo termine del Ministero.
Un altro modo è fatto, invece, di analisi serie dei problemi e di iniziative a tempi medio-lunghi, il cui successo verrà colto da chi arriverà dopo di noi. Il primo metodo è quello di Berlusconi, il secondo era quello di De Gasperi.
Dalla sua informativa di poco fa, onorevole Galan, mi è sembrato che lei voglia sfidare la sua parte politica seguendo il secondo metodo. Se così sarà, noi glielo riconosceremo. Ma dalle sue interviste sulla fragilità della maggioranza ho tratto il timore che lei possa optare per una politica del giorno per giorno. Debbo, quindi, chiederle d'essere più esplicito e farci comprendere meglio quale visione la ispira e quale strategia di fondo intende mettere in atto. Di tutto i nostri beni culturali hanno bisogno fuorché di una politichetta del giorno per giorno. Sentire il nuovo Ministro per i beni culturali, forte della sua venezianità, evocare nella sua prima dichiarazione pubblica la chiusura della Festa del cinema di Roma per paura che faccia concorrenza al Festival di Venezia ha fatto temere che il collegio elettorale possa essere una priorità.
Oggi noi non abbiamo molto tempo; mi limito quindi a indicare un paio di punti sui quali il Partito Democratico valuterà il suo lavoro. Per prima cosa debbo chiederle di attenersi rigidamente al dettato di quell'articolo 9 della Costituzione che lei ha voluto ricordare: il Ministro per i beni culturali non può assistere senza reagire allo scempio dell'obbligo costituzionale di promuovere la sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Onorevole Galan, lei siede in Consiglio dei ministri ed è un autorevole dirigente del partito di maggioranza relativa; valuteremo se lei vuole solo essere Ministro per i beni culturali o se vuole anche farlo dall'impegno con cui la vedremo combattere in tutte le sedi i tagli alla scuola, all'università e agli istituti di ricerca. Infatti, come ha detto bene Antonio Paolucci, di per sé la cultura non costa niente, ma la cultura non nasce dal populismo e dalla demagogia; per produrla bisogna prima investire sulla scuola: servono cittadini formati e informati, sensibilità aperte e intelligenze mature. Per fare cultura non serve per esempio che la televisione pubblica scimmiotti quella commerciale.
Nei primi decenni del dopoguerra sono stati il vigore e la sana vivacità culturale del popolo e della borghesia italiana a produrre l'energia vitale della ricostruzione e del miracolo economico. Oggi è proprio l'assenza di solide culture civili che ha generato una società senza idee e senza iniziative, che vola basso e ha perso il senso dell'interesse generale.
Poco fa lei si è definito irritualmente Ministro della cultura.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,13)
(Segue ZANDA). Ecco, investire sul piano culturale e invertire questa tendenza a volare basso è la sua prima responsabilità, onorevole Galan, e non credo proprio che a questo fine possa servirle l'innalzamento della soglia per le trattative private che poco fa ha evocato.
Quando il senatore Bondi venne nominato Ministro non poteva conoscere quale trattamento Tremonti avrebbe riservato alla cultura italiana, ma lei, onorevole Galan, è venuto dopo e l'esperienza di Bondi dovrebbe averla messa in guardia. Le chiediamo, quindi, di dirci con più precisione di quanto abbia fatto stamattina cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi anni in termini di finanziamenti pubblici alla cultura.
Nella Regione Marche, la delega ai beni culturali è ad interim dell'assessore al bilancio Pietro Marcolini che, immagino, userà molta prudenza nei tagli ad un settore di cui lui stesso ha la responsabilità. Onorevole Galan, vorremmo non dover rimpiangere che l'interim dei Beni culturali non sia stato assegnato a Tremonti.
L'articolo 9 della Costituzione prevede anche che la Repubblica tuteli il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Veniamo da decenni di violenta aggressione nei confronti dei nostri beni storico-artistici, che non solo sono unici al mondo, ma anche fortemente inseriti nel territorio e nel paesaggio urbano e naturale. Questo ricchissimo insieme è la più rilevante caratteristica del nostro patrimonio; pensare di poterlo tutelare indipendentemente dalla difesa dell'ambiente è una corbelleria assoluta.
Coerenza con il dettato costituzionale vorrebbe che i beni culturali e l'ambiente fossero riuniti in un unico Ministero, ma non è così. Lo sdoppiamento rende assolutamente necessaria una seria collaborazione tra lei e il ministro Prestigiacomo. Serve che sappiate operare come un unico grande Ministero.
A lei in particolare, ministro Galan, chiedo di considerare la tutela e la salvaguardia dei beni culturali un tutt'uno con la difesa dell'ambiente. Il senatore Bondi aveva promosso una interessante iniziativa legislativa in materia di qualità architettonica, alla quale in Senato l'opposizione aveva fattivamente collaborato. La 7a Commissione permanente ne ha terminato l'esame con soddisfazione di maggioranza ed opposizione. Segnalo al presidente Schifani come da più di un anno il disegno di legge attenda il parere della 5a Commissione. Non stupiamoci, anche dopo questo esempio, se all'Aula del Senato mancano provvedimenti sui quali deliberare.
In conclusione, ministro Galan, ho un'ultima richiesta da farle. Le chiedo di difendere con tutte le sue forze il personale e le competenze delle Soprintendenze, dell'Istituto centrale del restauro, dell'Opificio delle pietre dure e dell'Istituto di patologia del libro. Lei ha dichiarato e ribadito anche questa mattina di aver trovato ai beni culturali grandi professionalità. La sua opinione mi fa sperare che si arresti il progressivo impoverimento dello straordinario capitale umano del suo Ministero. Quando nel luglio del 2008 il Governo sottrasse ai Beni culturali 1,2 miliardi di euro, pochi compresero che con quella decisione non solo si ponevano le premesse del blocco delle azioni di prevenzione, tutela e restauro del nostro patrimonio culturale e dei più delicati siti archeologici del Paese, ma si accelerava anche la delegittimazione delle Soprintendenze. Le Soprintendenze hanno costituito per decenni un corpo tecnico dello Stato di altissima specializzazione che tutto il mondo ci invidiava. Con la deriva delle privatizzazioni, il blocco dei concorsi, l'immissione dei commissari, si sono mortificati il loro ruolo e le loro funzioni. L'effetto indotto di questi processi è stata la sempre più vistosa intromissione del potere politico nelle attività dei soprintendenti. Capita così che soprintendenti di delicatissime aree archeologiche, già privi di sostegno finanziario, senza personale e con collaboratori sempre più anziani, sono stati di fatto esautorati dalle loro funzioni da prefetti in pensione e da funzionari della Protezione civile elevati al rango di commissari.
Ben venga la ricerca di finanziamenti privati, che lei ha annunciato quest'oggi, ma a patto che i piani di manutenzione programmata anch'essi annunciati vengano gestiti, amministrati e strutturati da qualificati soprintendenti non condizionati dalle esigenze del mercato.
Ho registrato, ministro Galan, alcune sue dichiarazioni di tono diverso rispetto allo stile dozzinale cui ci ha abituati il Governo di cui lei fa parte. Aspetto di vederne le conseguenze. (Applausi dal Gruppo PD).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. Saluto, a nome dell'Assemblea, gli allievi e gli insegnanti dell'istituto tecnico commerciale «Gian Domenico Romagnosi» di Erba, in provincia di Como. Grazie e benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro
per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo Dicastero
(ore 11,20)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.
*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Ministro, il programma che lei ha esposto cade in una fase del tutto peculiare sia per quanto riguarda la promozione della cultura sia per il dibattito che su questo tema si è svolto nel nostro Paese. Non ricordare tutto ciò sarebbe ipocrita e alla fine priverebbe di tensione drammatica il compito che lei si appresta a svolgere.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, la cultura di norma poggia sulle spalle del bilancio dello Stato. Essa è un elemento indispensabile nella vita sociale di una comunità nazionale e il ministro Galan ha assolutamente ragione nell'identificarla, in un'ottica di lungo periodo, come l'elemento che ha consentito al nostro Paese di potersi considerare una grande nazione. Nondimeno, l'impegno di cui nel breve periodo il bilancio dello Stato deve farsi carico è consistente. E quanto più il patrimonio culturale accumulato è imponente, tanto più il peso sulle casse dello Stato si fa gravoso.
Questo dato di realtà entra drammaticamente in contrasto con la situazione che si è determinata nell'economia mondiale. Il venir meno della corrispondenza tra economia virtuale ed economia reale ha imposto a tutti in occidente (e quindi, a maggior ragione, a chi ha il terzo debito del mondo) politiche di rientro, ha impedito la previsione di politiche di crescita economica, ma anche sociale e culturale finanziate in deficit, ha imposto rigori e tagli.
Ovviamente, a risentire della crisi internazionale sono stati soprattutto gli ambiti che maggiormente poggiano sulle finanze dello Stato. Quindi, e non solo in Italia, la cultura ne ha risentito e alcuni ambiti dell'attività culturale, in particolare, per questo possono essere considerati esempi paradigmatici. A poco serve, infatti, la retorica del bene culturale come bene economico che può fruttare, utilizzata ampiamente a sinistra e anche a destra. Non c'è dubbio - come diremo - che è necessario trovare altre strade e forme di finanziamento, ma nell'immediato ciò non allevia la portata delle difficoltà imposte dai tagli.
I numeri che ci ha presentato, signor Ministro, chiariscono bene come questa pratica sia stata assolutamente bipartisan: vi si sono applicati, infatti, per mancanza di alternative, Governi di sinistra e di centro-destra, con più o meno incidenza non tanto in virtù di una loro propensione, quanto per le contingenze della crisi economica mondiale che essi hanno dovuto affrontare.
Questa consapevolezza, signor Ministro, dovrebbe imporre a tutti umiltà e responsabilità, per cercare nuove soluzioni compatibili con le difficoltà del presente. Saremmo ipocriti se non dicessimo chiaramente che invece tutt'altra attitudine ha dimostrato l'opposizione nella vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Sandro Bondi. Devo dunque ammettere che il gradito accenno del senatore Zanda nel suo intervento di oggi costituisce un riconoscimento postumo, di cui purtroppo è piena la storia della sinistra: l'avversario lo si loda nel momento in cui non c'è più ed è stato messo fuori campo. (Applausi dal Gruppo PdL). La mozione di sfiducia presentata nei confronti del Ministro Bondi, in particolare per quanto accaduto a Pompei, resterà una pagina triste della nostra storia parlamentare e un esempio di come la modernizzazione bipolare della politica italiana possa essere insidiata dalla logica del nemico da distruggere.
Non è stato edificante da parte dell'opposizione dimenticare quanti altri attentati il tempo e l'incuria abbiano provocato al patrimonio culturale italiano negli anni in cui alla guida del Governo e in posizioni di varia responsabilità si trovavano esponenti del centro-sinistra. Solo per rinfrescarle la memoria, senatore Zanda, e a mero titolo di esempio, ricordiamo la Domus Aurea, la Cattedrale di Noto e le Mura Aureliane, ma l'elenco potrebbe essere più lungo. Visto che ci ha fatto una lezione di stile, non ci pare che in quei casi dalle file del centro-destra sia mai venuta non dico una richiesta di dimissioni, ma neppure la colpevolizzazione dell'avversario: e questo la dice lunga sul cinismo e su chi lo pratica.
Con la stessa chiarezza, affermiamo che ci è sembrato il riflesso spocchioso di un'egemonia antica e declinante quello che tanti intellettuali hanno mostrato nell'opporsi alla politica culturale del centro-destra richiamando l'articolo 9 della Costituzione, con il quale la Repubblica è chiamata alla tutela e alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Quell'articolo, cari colleghi dell'opposizione, lo conosciamo. Ma se si considera la Costituzione un testo vivo, che deve produrre effetti interagendo con il presente per non diventare un totem da venerare in attesa di effetti taumaturgici, il vero problema che si pone è comprendere il modo in cui oggi è possibile svolgere quel ruolo e quali scelte, anche dolorose, quel compito oggi ci impone.
Signor Ministro, a tal proposito, condividiamo la centralità assegnata al termine «patrimonio», dal quale la sua relazione ha preso avvio e sul quale è tornato in conclusione. Quel termine, infatti, pone il problema di quale concezione si abbia oggi dell'identità e richiama una sfida centrale nell'orizzonte della postmodernità. Negli ambiti più diversi del sapere, infatti, c'è chi di fatto ha teorizzato la possibilità di un'identità senza passato, che obliteri il problema dell'origine, della tradizione e del lento accumularsi di senso attraverso il tempo e le sue testimonianze fattive. Un'identità, insomma, tutta fondata sul contemporaneo e sulla pretesa che da esso possano nascere diritti in grado di generare sempre altri diritti, alla ricerca di una libertà esente da quella responsabilità che nasce dalla storia, dalla tradizione e dal patrimonio di una comunità. Benedetto Croce, da studioso impareggiabile del Medioevo e dell'età moderna, affermava che la storia è sempre storia contemporanea. Intendeva dire che la storia, anche la più antica, interagisce col presente: viene letta secondo le esigenze, i problemi, le sfide del mondo contemporaneo ed è per questo storia viva.
Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, lo stesso potremmo dire per la cultura: che è sempre cultura contemporanea o non è. Perché la vera cultura è quella che si fonda su un patrimonio, ne è consapevole, ne ha la responsabilità sapendo che da quelle radici solo possono nascere nuovi frutti.
Lo Stato ha dunque il dovere primario di difendere questo patrimonio, quel che le generazioni passate ci hanno lasciato. Per tutto il resto abbiamo condiviso, signor Ministro, il suo richiamo alla sussidiarietà orizzontale: la grande assente della costituzione del 1948. Per De Gasperi la sussidiarietà è il principio per il quale lo Stato deve "aiutare a fare" e si oppone, per questo, sia al "lasciar fare" teorizzato dal liberalismo classico, sia allo Stato che fa in presa diretta, strumento della programmazione centralizzata dei regimi collettivisti. Ecco, in diversi ambiti della vita culturale lo Stato non potrà più fare in presa diretta: dovrà limitarsi ad aiutare a fare. E da ciò potrà derivare per il Paese una vita culturale meno ingessata, meno esposta alla categoria dell'egemonia, meno dominata da lobby irresponsabili che avvertono il proprio bene con più intensità di quanto avvertano il bene comune. Lo Stato deve andare in questa direzione non al fine di farsi minimo e nemmeno di diminuirsi. Al contrario: deve farlo per necessità, per scelta e perché chiamato ad emergenze più importanti.
Vogliamo sottolineare con forza l'impegno che il ministro Galan ha preso in quest'ottica per il centro storico dell'Aquila. Sappiamo che è un impegno gravoso e non scontato, ma abbiamo ancor più il dovere di leggere ed interpretare il messaggio che ci viene da una città che ha resistito e vuole rialzarsi, che ha sconfitto le previsioni più catastrofiche sul suo possibile svuotamento ed ha perso solo 2.000 studenti su 25.000 nella sua istituzione culturale e sociale più importante, l'università. Così come, signor Ministro, il proposito di sviluppare la sussidiarietà verticale, questa sì presente nella Costituzione e rafforzatasi per le riforme degli ultimi anni e in particolare per l'attività di questo Governo, deve trovare un limite nella tutela di quell'inestimabile bene culturale che è il nostro paesaggio, che non può restare un bene museale, ma che al contempo deve essere difeso da chi non ha il necessario distacco per apprezzarlo. Anche questo è compito di uno Stato, a maggior ragione se caratterizzato in senso federale.
Signor Presidente, in conclusione, siamo del tutto consapevoli che privilegiare innanzi tutto come Stato la tutela e la promozione di un patrimonio non è scelta di conservazione, ma è scelta culturale rivoluzionaria in questo Paese. Perché proprio da quel patrimonio potranno nascere altre espressioni culturali, che, per non essere espressione di élite irresponsabili e arroganti, devono trovare non nello Stato ma nelle opportunità che la società sa offrire i principali strumenti per affermarsi, imporsi, sedimentarsi a loro volta, come altre istituzioni culturali del passato.
In questa sfida il ministro Galan ci troverà al suo fianco, e per questa sfida il Gruppo del PdL gli rivolge i migliori auguri di buon lavoro. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro per i beni e le attività culturali, che ringrazio per la disponibilità.
Seguito della discussione della mozione n. 379 sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana(ore 11,31)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00379, presentata dal senatore Micheloni e da altri senatori, sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 31 marzo hanno avuto luogo l'illustrazione e la discussione della mozione e che il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, senatore Mantica, aveva espresso parere favorevole sull'atto di indirizzo, a condizione che esso venisse riformulato dai proponenti. Dopo l'inizio degli interventi in dichiarazione di voto, i Gruppi avevano poi proposto, nell'auspicio di addivenire ad una soluzione condivisa, di rinviare il seguito della discussione della mozione.
A questo punto, chiedo al senatore Micheloni se si è giunti alla definizione di un testo condiviso.
MICHELONI (PD). Signora Presidente, non si è giunti a un testo condiviso, però non è questo il problema. Credo che oggi non vi siano le condizioni per poter trattare questo punto, dal momento che il sottosegretario Mantica si trova in viaggio all'estero con il Presidente della Repubblica: dunque, si capisce che non può essere qui presente.
Chiedo però, signora Presidente, di illustrare brevemente la motivazione della richiesta di un rinvio a breve termine, entro la settimana prossima, della mozione, perché le cose stanno andando avanti in modo molto strano e rapido all'estero.
Vorrei pertanto informare la Presidente, le colleghe e i colleghi di due messaggi che ho ricevuto ieri dalle città di Liegi e Lille. Malgrado sia ancora in corso l'indagine conoscitiva della Commissione affari esteri sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare (questa mozione chiede una moratoria semplicemente per poter svolgere il lavoro dell'indagine conoscitiva al fine di poter proporre un piano di riforma serio e condiviso della nostra struttura all'estero) e malgrado il dibattito in corso su questa proposta di moratoria, le cose stanno invece procedendo in maniera accelerata, addirittura anche in disprezzo di alcune regole dei Paesi dove ci troviamo.
Per esempio, ieri alle ore 14,03 sono stato informato che ai contrattisti di Lille è stato presentato un contratto da firmare - non da discutere - in cui non sono rispettati neanche i livelli salariali che hanno i loro colleghi a Parigi, dove dovrebbero andare.
Ci è stato detto che questa riforma doveva portare dei risparmi: abbiamo saputo ieri che il consolato di Parigi ha chiesto finanziamenti supplementari per fare questo trasferimento. (Brusìo). Signora Presidente, chiedo qualche minuto di attenzione, perché è importante che i colleghi siano informati dell'importanza di questa moratoria che chiediamo.
Oggi noi a Lille abbiamo un ufficio che ci costa 120.000 euro l'anno di affitto. Il presidente del COMITES da mesi ha proposto al Ministero una sede che ne costa 20.000 (dunque già ci sarebbero 100.000 euro di risparmio) mentre qui si chiedono risorse per fare il trasferimento.
La vicenda sta procedendo in modo rapido, ma la cosa che ritengo abbastanza grave, su cui credo sia doveroso informare il Senato, è che il console di Liegi ha affermato pubblicamente che bisogna accelerare la chiusura e il trasferimento dell'ufficio in quanto la moratoria in discussione non ha nessuna importanza. Ciò vuol dire che i nostri diplomatici considerano il dibattito che si sta verificando nel Senato della Repubblica sul tema come irrilevante e assolutamente non importante.
Concludo, signora Presidente, rilevando due aspetti. Ci sono dunque persone che ritengono questo nostro dibattito e questa nostra volontà - e sottolineo che la Commissione affari esteri ha deliberato all'unanimità la realizzazione dell'indagine conoscitiva sul tema - di collaborare alla riforma del Ministero degli affari esteri un lavoro inutile; queste stesse persone sono quelle che negli ultimi due anni hanno aumentato le indennità di sede all'estero, quando tutti stanno riducendo i costi dello Stato; queste stesse persone, collega Bettamio, sono quelle che con le loro centrali sindacali stanno bloccando la votazione in quest'Aula di una legge sulla rappresentanza sindacale dei contrattisti votata, anche quella, all'unanimità alla Camera. E io chiedo al collega Bettamio di riportare rapidamente in Aula quel testo di legge, e di votare anche quello la settimana prossima, perché così si comportano le persone che vogliono bloccare quella legge.
Io comunico che riformulerò il testo della mozione, accogliendo la proposta della Lega Nord. Nella mia mozione la moratoria richiesta è di 30 mesi: io la riformulo accogliendo la proposta della Lega Nord di ridurla a 12 mesi, il tempo per compiere l'indagine conoscitiva.
Vede, signora Presidente, la forza di un Governo non si può misurare nella capacità e nei muscoli che si mostrano nel respingere donne e bambine che cercano di vivere diversamente, oppure nella speranza di poter un giorno sparare su queste persone. Non è così che si misura la forza di un Governo: io questa forza la vorrei vedere davanti alle potenze dell'amministrazione del Ministero degli affari esteri. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).
PRESIDENTE. Senatore Micheloni, se la Presidenza ha ben compreso i termini procedurali della sua richiesta, lei ha chiesto un rinvio a breve per riformulare il testo della mozione. Questa, però, è materia di competenza della Conferenza dei Capigruppo, come lei ben sa.
BETTAMIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BETTAMIO (PdL). Signora Presidente, anche il Gruppo del PdL è d'accordo sulla necessità della presenza di un rappresentante del Ministero e, soprattutto, del sottosegretario Mantica, che in prima persona ha sempre seguito questo problema, e non solo questo (dal momento che è un problema sul quale convergono altre questioni). La mancanza del Sottosegretario, per i motivi che il collega Micheloni ha spiegato, ci consente di chiedere il rinvio e la calendarizzazione della mozione in un'ulteriore seduta d'Aula del Senato.
Questo è un problema complesso, perché si tratta di razionalizzare la nostra presenza all'estero, e non soltanto per ragioni economiche, ma anche per ragioni di presenza attiva, diversa da quella tradizionale impostata ormai decenni fa. Ricordo che presso i nostri consolati si sta installando un sistema telematico che prenderà il posto degli stessi consoli, nel senso che con questo sistema ci sarà la possibilità di mettere in comunicazione direttamente i cittadini con le strutture, chiedere informazioni e ottenere documenti.
Dunque è un problema complesso, che coinvolge una serie di aspetti, e io sono sensibile a quanto diceva il senatore Micheloni anche per l'altro aspetto, riguardante i nostri funzionari che hanno dei contratti all'estero secondo la legge del Paese; anche su questo punto stiamo ragionando, e arriveremo certamente ad una conclusione.
Siamo quindi d'accordo per una ulteriore calendarizzazione, ma volevo sottolineare che non si tratta semplicemente di un problema che si possa risolvere chiudendo, aprendo o dislocando altre sedi. È un problema molto complesso e bisogna ragionarci, perché da questo dipenderà anche la presenza del nostro Paese nei Paesi esteri. (Applausi dal Gruppo PdL).
GIAI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signora Presidente, io sono d'accordo con la mozione del senatore Micheloni e anche con la proposta di riformulazione avanzata dalla Lega Nord.
Credo che questo sia un problema grave e serio, che ci dà anche la possibilità, in questa settimana in cui saremo a Montevideo per la Commissione continentale per l'America Latina, di spiegare ai rappresentanti delle collettività che effettivamente vi è un impegno per risolvere questo problema. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE e della senatrice Bertuzzi).
FILIPPI Alberto (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (LNP). Signora Presidente, intervengo solo per unirmi a quanto detto dal senatore Bettamio: anche noi siamo d'accordo a far slittare la discussione, data l'assenza del sottosegretario Mantica.
PRESIDENTE. Colleghi, non essendoci altri interventi, si intende che questo punto all'ordine del giorno è rinviato per una nuova calendarizzazione, che sarà definita dalla Conferenza dei Capigruppo.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per quanto riguarda il terzo punto all'ordine del giorno, avente ad oggetto la discussione di mozioni sugli stabilimenti balneari, sarà trattato nella seduta pomeridiana odierna.
Sui tempi di predisposizione del bilancio interno del Senato
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, il mio intervento rischia di diventare un dialogo fra lei e me. (Brusìo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei invitarvi a defluire dall'Aula in maniera silenziosa.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, parlo volentieri anche mentre i colleghi defluiscono, visto che è un'informazione che li può interessare.
Mi trovo costretto a chiedere ancora una volta alla Presidenza la data certa in cui sarà presentato e distribuito il bilancio interno del Senato.
Oggi è il 13 aprile. Si tratta di un documento preventivo che, nella migliore delle ipotesi, qualora dovesse essere presentato domani, avrà quasi quattro mesi di ritardo; sapendo però come vanno le cose, c'è anche il rischio di non avere neppure oggi una data certa relativamente alla sua presentazione e di rinviare quindi tutto alla ripresa dei nostri lavori ai primi di maggio.
Dico questo perché occorrono dei tempi congrui per studiare un documento molto complesso, all'interno del quale, nelle pieghe, è possibile trovare - avendo il tempo necessario - alcune informazioni utili per capire come viene organizzato il nostro lavoro all'interno di questo ramo del Parlamento.
La mia richiesta è quindi di avere a breve - magari in pochi minuti, se possibile - un'informazione relativa alla data in cui verremo a conoscenza del documento.
PRESIDENTE. Senatore Perduca, riferirò al Presidente di questa sua richiesta. Come le ho detto anche la volta scorsa, il testo deve passare in Consiglio di Presidenza, che non è stato ancora convocato.
Sulla negata autorizzazione ad Emergency
a prestare assistenza ai migranti nella zona di Manduria
CAFORIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAFORIO (IdV). Signora Presidente, ritengo importante informare la Presidenza e l'Assemblea di quanto avvenuto a seguito della richiesta da parte di Emergency di intervenire ad Oria, in provincia di Brindisi, nei pressi di Manduria, al fine di portare assistenza sanitaria, a titolo gratuito, ai numerosi migranti concentrati in questa zona.
Il Comune di Oria, per mezzo del commissario prefettizio, ha inteso negare l'autorizzazione e quindi il rispettivo stazionamento del PoliBus di Emergency sul piazzale antistante la stazione ferroviaria della cittadina, affermando che il servizio sanitario ai migranti è garantito direttamente presso il centro di accoglienza del territorio di Manduria e non in Oria. Tra le altre cose, devo dire che la gran parte dei migranti si spinge più verso Oria che verso Manduria, proprio per la presenza ad Oria della stazione delle Ferrovie dello Stato.
Su richiesta dei giovani volontari, quindi, mi sono attivato contattando personalmente l'altro ieri il prefetto, il quale, di fronte ad una richiesta mossa da un parlamentare della Repubblica, non ha inteso addurre motivazioni valide e concrete, né procedere ad autorizzare tale intervento.
Sono allarmato e sconcertato da tale diniego. Di fronte ad emergenze simili, signora Presidente, nelle quali il rispetto della persona e della dignità umana dovrebbero sempre avere la meglio rispetto ad altri interessi, mi chiedo se in questo caso non sottostiano a tale diniego motivazioni politiche, nonché economiche. Sicuramente, infatti, Emergency non può essere definita un'associazione umanitaria filogovernativa. Peraltro, sorge il dubbio che tale richiesta di autorizzazione possa ledere interessi economici di «amici degli amici», magari con sedi legali molto più a Nord di Manduria e con idee politiche diverse da quelle proprie dell'attuale opposizione.
Sarebbe gravissimo, signora Presidente, che di fronte a un'emergenza che sta colpendo in maniera esclusiva il Sud si speculasse, tanto più se a farlo fosse il Nord che di migranti non ha proprio voluto sentir parlare, né tantomeno li ha voluti accogliere, come degnamente testimoniato dall'indecente affermazione del ministro Bossi. (Applausi del senatore Perduca).
PRESIDENTE. Senatore Caforio, ovviamente questo argomento potrà essere oggetto di un'eventuale interrogazione che si possa inserire all'ordine del giorno.
Sulla grave situazione delle carceri
FLERES (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, purtroppo la grave situazione delle carceri italiane comincia a registrare vittime non soltanto tra i reclusi, ma anche tra gli agenti di Polizia penitenziaria. Negli ultimi giorni se ne sono suicidati due, l'ultimo due giorni fa a Caltagirone: era un assistente capo della Polizia penitenziaria in servizio a Caltanissetta, distaccato a Caltagirone, aveva quarant'anni e si è impiccato a un albero sul ciglio della strada.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, si contano ormai 18 suicidi tra gli agenti di Polizia penitenziaria negli ultimi anni, di cui due quest'anno, e l'anno scorso si è suicidato addirittura un provveditore, quello della Calabria, peraltro uno dei più qualificati provveditori in servizio nell'amministrazione penitenziaria. Evidentemente, c'è qualche cosa in questo mondo che non funziona. Probabilmente, la lentezza con cui si sta procedendo nelle azioni di riordino, di ristrutturazione, di cambiamento all'interno del mondo penitenziario, che è fatto di reclusi ma anche di operatori del settore, di agenti, di educatori, di psicologi, di medici e di personale direttivo, rende quanto si sta facendo in questo mondo non sufficiente.
Mi permetto allora di formulare un appello per evitare che il carcere diventi veramente l'anticamera di conclusioni tutt'altro che felici di vicende che certamente nascono dalla illegalità ma non possono tradursi nella morte, né di chi sconta una pena, né di chi è chiamato a vigilare su chi sconta una pena.
Credo che aggiungere parole in un momento come questo sia assolutamente retorico e non cambi il senso della drammaticità dei fatti: vorrei pertanto invitarla, signora Presidente, ancora una volta - lo abbiamo fatto tante volte - a sollecitare il Governo ad intervenire in maniera incisiva sul dramma della vita penitenziaria, vista dalla parte sia del recluso, sia del personale.
PRESIDENTE. Senatore Fleres, la Presidenza solleciterà nuovamente il Governo sugli strumenti di sindacato ispettivo relativi al tema cui lei ha accennato.
Sull'azione di vigilanza della Banca d'Italia
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, innanzitutto mi voglio associare alla richiesta avanzata dal senatore Perduca sulla disponibilità del progetto di bilancio interno del Senato, un documento complesso, anche perché non resti un dialogo tra il senatore Perduca e la Presidenza. Questo prima di tutto.
Poi, signora Presidente, in questo brevissimo tempo vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi su un grido d'allarme che è stato lanciato sui giornali dall'ex pubblico ministero antimafia Raffaele Cantone, che è andato in Cassazione (colui che ha indagato sul clan dei casalesi e svolto indagini molto delicate e importanti), in merito alla mafia e alle strutture criminose che stanno permeando l'economia pulita, soprattutto in una fase di crisi come l'attuale.
In un'intervista che ha rilasciato oggi sul quotidiano «La Stampa», Raffaele Cantone afferma: «La mafia sfrutta la crisi e offre servizi al posto dello Stato» e si chiede se la Banca d'Italia e la Borsa stiano attivando quanto previsto anche dalla normativa antiriciclaggio per evitare tali infiltrazioni.
Io rivolgerò un'interrogazione al Governo. Però vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea - anche sua, signora Presidente - sui rischi e sui pericoli, in una fase di crisi economica acuta come questa, di questi capitali che viaggiano in tempo reale da una parte all'altra e sul fatto che l'ufficio antiriciclaggio della Banca d'Italia, invece di prevenire - lo abbiamo visto - arriva sempre dopo che la magistratura indaga.
Quindi, la ringrazio per l'attenzione e ripeto che trasformerò in un'interrogazione al Ministro dell'economia questo grido d'allarme di Raffaele Cantone.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 11,53).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Burgaretta Aparo, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Germontani, Giovanardi, Longo, Malan, Mantica, Mantovani, Monti, Palma, Pera, Randazzo e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Cantoni, Del Vecchio, Divina, Esposito, Gamba, Licastro Scardino, Negri e Ramponi, per attività della 4a Commissione permanente; Marino Ignazio, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; Dini, Garavaglia Massimo, Palmizio e Tonini, per partecipare ad un incontro interparlamentare; Fantetti, Giai e Micheloni, per attività del Comitato per le questioni degli italiani all'estero; Boldi, Bugnano, Carlino, Crisafulli, Giaretta, Marcenaro, Nessa, Santini, Saro e Tofani, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 7 e 12 aprile 2011, sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:
dalla 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), approvata nella seduta del 5 aprile 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e al Consiglio concernente l'integrità e la trasparenza del mercato dell'energia (COM(2010)726 def) (Doc. XVIII, n. 87);
dalla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) approvata nella seduta del 5 aprile 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (COM(2011) 484 def) (Doc. XVIII, n. 88).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Compagna Luigi
Nuove norme in materia di "concorso esterno" (2681)
(presentato in data 13/4/2011);
Senatori Bubbico Filippo, Armato Teresa, Fioroni Anna Rita, Garraffa Costantino, Granaiola Manuela, Sangalli Gian Carlo, Tomaselli Salvatore
Misure per la riduzione delle accise e la sterilizzazione dell'imposta sul valore aggiunto sui carburanti da autotrazione (2683)
(presentato in data 12/4/2011);
Senatori Sangalli Gian Carlo, Bubbico Filippo, Armato Teresa, Fioroni Anna Rita, Garraffa Costantino, Granaiola Manuela, Latorre Nicola, Tomaselli Salvatore
Misure per il sostegno delle micro, piccole e medie imprese. Deleghe al Governo in materia di coordinamento delle norme in materia di semplificazione e certificazione sostitutiva e in materia di contratti pubblici (2684)
(presentato in data 12/4/2011);
Senatori Centaro Roberto, Cicolani Angelo Maria
Disposizioni a tutela dei lavoratori marittimi (2685)
(presentato in data13/4/2011).
Corte costituzionale, trasmissione di sentenze
La Corte costituzionale, con lettere in data 1° e 7 aprile 2011, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze n. 109 del 23 marzo 2011, n. 112, n. 113, n. 115 e n. 116 del 4 aprile 2011, con le quali la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, rispettivamente:
dell'articolo 17, comma 1, primo e secondo periodo, e comma 2, primo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195 (Disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo e altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Protezione civile), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 26 febbraio 2010, n. 26, per la parte in cui non rinvia, per l'applicazione di detta normativa al territorio delle Province autonome di Trento e di Bolzano, alle procedure di cui agli articoli 33, 34 e 35 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 13a Commissione permanente (Doc. VII, n. 121);
dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22 (Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche a norma dell'articolo 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n. 99), nella parte in cui non prevede che la disposizione relativa all'appartenenza delle risorse geotermiche ad alta entalpia al patrimonio indisponibile dello Stato non si applica alle province autonome di Trento e di Bolzano. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 10a e alla 13a Commissione permanente (Doc. VII, n. 122);
dell'articolo 630 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza o del decreto penale di condanna al fine di conseguire la riapertura del processo, quando ciò sia necessario, ai sensi dell'articolo 46, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 123);
dell'articolo 54, comma 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), come sostituito dall'articolo 6 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125, nella parte in cui comprende la locuzione ", anche" prima delle parole "contingibili e urgenti". Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 2a Commissione permanente (Doc. VII, n. 124);
dell'articolo 16, lettera c), del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non consente, nell'ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o provata, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalla data d'ingresso del bambino nella casa familiare. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a e alla 11a Commissione permanente (Doc. VII, n. 125).
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 7 aprile 2011, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria:
della Cassa nazionale del Notariato, per l'esercizio 2009. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 2a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 293);
dell'Istituto Postelegrafonici (IPOST), per l'esercizio 2010 (fino al 31 maggio 2010). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 294);
del Fondo di previdenza per il personale del Ministero dell'economia e delle finanze - Settore finanze, per gli esercizi 2008 e 2009. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 295).
Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Marco Filippi, Scanu, Bosone e Incostante hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00411 dei senatori Tonini ed altri.
Interpellanze, apposizione di nuove firme
I senatori Ferrante, Della Seta, Chiti, Vita e Marinaro hanno aggiunto la propria firma all'interpellanza 2-00330 del senatore Di Giovan Paolo.
Mozioni
DE TONI, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DI NARDO, MASCITELLI, PEDICA, LANNUTTI - Il Senato,
premesso che:
risultano censite nel nostro Paese 28.000 concessioni rilasciate per finalità turistico-ricreative con strutture «amovibili» e circa 1.000 pertinenze demaniali marittime con manufatti «inamovibili» di proprietà dello Stato;
le imprese che operano sul demanio marittimo (alberghi, campeggi, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese nautiche, eccetera) si trovano attualmente a dover affrontare, oltre all'incertezza economica per il ciclo sfavorevole, anche e soprattutto l'incertezza normativa che riguarda la loro operatività e la loro stessa sopravvivenza. Le imprese che hanno dato vita al modello italiano di balneazione attrezzata, fondamentale punto di forza della nostra competitività nel mercato internazionale delle vacanze, ad oggi restano "aggrappate" alla proroga disposta dall'art. 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010 (cosiddetto decreto milleproroghe). Il rischio concreto è la fine di un sistema di impresa unico ed esclusivo in Europa e nel mondo. È di tutta evidenza quale gravissimo danno si creerebbe per l'economia del Paese con la brutale "scomparsa" di 30.000 piccoli imprenditori e delle relative famiglie. In altri termini, un vero e proprio problema sociale;
il 29 gennaio 2009 la Commissione europea ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora (procedura di infrazione 2008/4908), con riferimento ad alcune norme nazionali e regionali che sollevano questioni di compatibilità con il diritto comunitario e, in particolare, con l'art. 43 del Trattato che istituisce la Comunità europea, relativo alla libertà di stabilimento. Tali norme, che secondo la Commissione prevedono una preferenza per il concessionario uscente nell'ambito della procedura di attribuzione delle concessioni del demanio pubblico marittimo, sono: a) il codice della navigazione di cui al regio decreto n. 327 del 1942, e successive modifiche, che, all'art. 37, comma 2, stabilisce che per il rilascio di nuove concessioni demaniali marittime per attività turistico-ricreative, sia data preferenza alle richieste che comportano attrezzature non fisse, amovibili, nonché, in caso di rinnovo, sia data preferenza, rispetto alle nuove, alle concessioni già rilasciate precedentemente; b) la legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 13 novembre 2006, n. 22, che all'art. 9, comma 4, privilegia tra i criteri preposti alla selezione delle offerte per l'utilizzazione delle concessioni, le ragioni di preferenza in favore del precedente concessionario;
la Commissione ha giudicato tali norme discriminatorie sia per le imprese a scopo di lucro sia per gli enti che non operano a scopo di lucro, provenienti da altri Stati membri, che si trovano nella condizione di essere ostacolati dall'associazione concessionaria uscente cui viene accordata la preferenza. Il 21 gennaio 2010, il Governo ha notificato alla Commissione il testo del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, volto a modificare le disposizioni del codice della navigazione oggetto dei rilievi della Commissione. Il decreto-legge, all'art. 1, comma 18, ha eliminato, di fatto, il diritto di insistenza di cui al comma 2 dell'art. 37 del codice della navigazione, ma ha previsto, allo stesso tempo, per le concessioni dei beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative che "il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 è prorogato fino a tale data scadenza";
la Commissione ha notato alcune discrepanze tra il testo del decreto-legge n. 194 del 2009 e quello della rispettiva legge di conversione la quale, in particolare, al sopra citato articolo 1, comma 18, reca un rinvio - che non era previsto nel decreto-legge n. 194 del 2009 - all'articolo 01, comma 2, del decreto-legge 5 ottobre, 1993, n. 400;
la Commissione ha ritenuto che tale rinvio alle norme precedentemente richiamate, che stabiliscono il rinnovo automatico, di sei anni in sei anni, per le concessioni che giungono a scadenza, privi di effetto il decreto-legge n. 194 del 2009, che, eliminando la preferenza in favore del concessionario uscente nell'ambito della procedura di attribuzione delle concessioni, era inteso ad adeguare la normativa italiana a quella dell'Unione europea. La Commissione ha ribadito che le disposizioni italiane sono palesemente contrarie alla normativa dell'Unione, e in particolare per quanto riguarda:
1) l'articolo 12 della direttiva 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno (cosiddetta direttiva Bolkenstein) che prevede una procedura di selezione imparziale e trasparente, con un'adeguata pubblicità sul suo avvio, svolgimento e completamento, nel caso in cui il numero delle autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitata causa della scarsezza delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili. Il paragrafo 2 dell'articolo 12, inoltre, vieta il rinnovo automatico delle autorizzazioni nonché eventuali altri vantaggi al prestatore uscente. La Commissione ritiene che le concessioni di beni pubblici marittimi oggetto della procedura di infrazione costituiscano autorizzazioni il cui numero è limitato ai sensi dell'articolo 12 in esame; pertanto l'articolo 01, comma 2, del decreto-legge n. 400 del 1993, viola il citato articolo 12 laddove favorisce l'attribuzione di concessioni marittime a concessionari già titolari di una concessione e quindi già stabiliti in Italia, attribuendo un privilegio ai prestatori uscenti per i quali viene rinnovata la concessione senza applicare una procedura imparziale o trasparente. Le norme italiane, di conseguenza, dissuadono o addirittura impediscono ad altre imprese di candidarsi e offrire servizi più efficienti per le nuove concessioni;
2) l'articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che vieta le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro. In particolare, le persone giuridiche devono poter esercitare tale libertà senza essere soggette all'applicazione di norme nazionali che non rispettano il principio della parità di trattamento. A tale riguardo la Commissione si richiama alla giurisprudenza della Corte di giustizia la quale stabilisce che, conformemente al principio della parità di trattamento, sono vietate non soltanto le discriminazioni palesi in base alla cittadinanza, o alla sede per quanto riguarda le società, ma anche qualsiasi discriminazione dissimulata che, pur fondandosi su altri criteri di distinzione, produca lo stesso effetto. La Corte di giustizia ha inoltre sottolineato l'incompatibilità delle norme nazionali che rendono più difficile l'accesso al mercato di operatori provenienti dagli altri Stati membri. A tale proposito la Commissione ha deciso che il rinnovo automatico delle concessioni marittime a favore dell'operatore uscente, previsto dalla normativa italiana, sia contrario al principio della libertà di stabilimento di cui all'articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e che a tale fattispecie non si possano applicare le deroghe previste dagli articoli 51 e 52 del medesimo Trattato (attività che partecipano all'esercizio di pubblici poteri, motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica e sanità pubblica);
la Commissione ha osservato, infine, che il combinato disposto dell'articolo 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, e dell'articolo 01, comma 2, del decreto-legge n. 400 del 1993, oltre a rimettere in discussione gli effetti derivanti dall'abrogazione dell'articolo 37, comma 2, secondo periodo, del codice della navigazione al fine di aprire il mercato delle concessioni senza discriminazioni e senza differenziazioni a seconda della loro durata, crea un quadro giuridico ambiguo per gli operatori economici in quanto il rinnovo automatico sembra essere previsto solo per le concessioni della durata di sei anni e che altri tipi di concessioni, invece, siano sottoposte ad un regime giuridico diverso. A tale proposito la Commissione ha ricordato che, conformemente al principio della certezza del diritto, le norme giuridiche devono essere chiare, precise e prevedibili nei loro effetti;
alla luce delle suddette considerazioni la Commissione, con provvedimento successivo (messa in mora complementare 2010/2734 del 5 maggio 2010), ha preso atto delle modifiche apportate alla normativa dallo Stato italiano, illustrando contemporaneamente ulteriori profili di illegittimità delle disposizioni censurate;
considerato che:
allo stato attuale pare più che evidente che, sia a livello nazionale che regionale, si faccia fatica a trovare soluzioni per risolvere la problematica indicata;
non pare, infatti, una soluzione la proroga delle concessioni al 2015. Basti citare il precipitato cautelare del TAR Sardegna (ordinanza n. 473 del 2010), a giudizio del quale "va disapplicato l'art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, (...) il quale non appare coerente con i principi comunitari in materia di trasparenza, non discriminazione, libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi, in quanto idoneo a sottrarre dal mercato beni produttivi al di fuori di ogni procedimento concorsuale", per rendersi conto che i tempi per l'approvazione di una soluzione normativa seria e certa stanno scadendo ancor prima di quanto la legge stessa avesse ritenuto di poter stabilire;
tali misure necessitano dunque di un ulteriore intervento legislativo - così come previsto nel provvedimento di legge comunitaria per il 2010 - al fine di conseguire l'obiettivo dell'archiviazione della procedura d'infrazione, senza comunque allontanare la paralisi degli investimenti;
va altresì segnalato che ai sensi dell'art. 4 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 (cosiddetto federalismo demaniale), il regime giuridico dei beni trasferiti appartenenti al demanio marittimo rimane quello dettato per i beni demaniali dal codice civile e della navigazione nonché alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal medesimo codice, dal codice della navigazione, dalle leggi regionali e statali e dalle norme comunitarie di settore, con particolare riguardo a quelle di tutela della concorrenza. Tali beni pertanto rimangono, anche dopo il trasferimento, ai sensi dell'art. 823 del codice civile, inalienabili (con la conseguenza che qualsiasi atto di disposizione è nullo), non usucapibili, insuscettibili di espropriazione forzata; i medesimi beni non possono formare oggetto di diritti in favore di terzi se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano;
da qui, l'urgenza di costruire un nuovo quadro normativo per l'intero settore, richiesto, in data 7 ottobre 2010, dalla Conferenza delle Regioni nel documento preparatorio alla IV Conferenza nazionale sul turismo, che sia in grado di assicurare quelle certezze di durata e di sopravvivenza che rappresentano la condizione indispensabile per favorire gli investimenti e la crescita delle imprese interessate, che, con la loro peculiarità tutta italiana, hanno fatto la storia e determinato il successo del turismo balneare del nostro Paese;
rilevato che alla luce delle problematiche precedentemente segnalate, le Commissioni riunite 8ª e 10ª del Senato hanno ritenuto opportuno avviare un'apposita indagine conoscitiva sulle concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo, al fine di giungere alla definizione di proposte risolutive per il settore,
impegna il Governo:
in ragione dell'esistenza di un rilevante settore di mercato delle concessioni di demanio marittimo e partendo proprio dalla specificità del nostro settore turistico-balneare, ad attivarsi presso le competenti sedi istituzionali europee al fine di concordare su un impianto normativo nazionale nel settore delle concessioni marittime balneari, derogatorio a quello comunitario contenuto nella direttiva 123/2006/CE, ma rispettoso dei principi generali dello stesso ordinamento comunitario;
a prevedere una normativa-quadro nazionale che garantisca uniformità di legislazione regionale su tutto il territorio e che fornisca criteri e modalità di affidamento delle concessioni demaniali marittime certi e non sovrapponibili, istituendo un tavolo di concertazione con le Regioni e i rappresentanti delle organizzazioni del settore;
a valutare ogni più opportuna iniziativa al fine di non penalizzare il settore turistico-balneare e i relativi livelli occupazionali.
(1-00413)
Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
come si apprende da notizie diffuse sul web, il 2010 ha fatto registrare aumenti a due cifre delle polizze auto e anche per l'anno in corso gli economisti prevedono aumenti. Le prime cinque compagnie assicurative italiane hanno aumentato del 12 per cento le polizze auto, con punte che superano il 25 per cento per i neopatentati e il 20 per cento per i cinquantenni. La protesta contro il caro Rc Auto non è affare esclusivo dei consumatori ma coinvolge anche gli agenti di assicurazione. Il Sindacato nazionale degli assicuratori, con l'appoggio delle principali associazioni dei consumatori, ha infatti deciso di contestare l'incremento delle tariffe Rc Auto, promuovendo una petizione popolare da consegnare al Presidente della Camera. Sono state raccolte 500.000 firme, auspicando che questa iniziativa popolare possa contribuire a calmierare le tariffe assicurative obbligatorie;
secondo alcune associazioni di consumatori dal 1996, anno della liberalizzazione tariffaria, al 2010 i rincari delle tariffe Rc Auto sarebbero stati del 170 per cento in Italia, mentre, nei 14 anni esaminati, gli aumenti analoghi in Spagna, Francia, Inghilterra e Germania, non avrebbero superato il 60 per cento;
una polizza Rc Auto, per assicurare un'auto di media cilindrata, arriva a superare agevolmente i 1.200 euro, con un gravame del 5 per cento su un reddito medio di 24.000 euro lordi, contribuendo ad erodere il potere di acquisto delle famiglie, falcidiate dalle "idrovore" bancarie-assicurative, che utilizzano tanti espedienti per aumentare ulteriormente le tariffe, anche per pagare i lauti compensi dei consiglieri di amministrazione che, in taluni casi, fanno gravare sulla pelle dei consumatori lussi, sperperi e sprechi, bonus retributivi e vantaggi esagerati, al riparo dell'Isvap la cui operatività appare all'interpellante contigua agli interessi degli assicuratori;
secondo quanto si legge su un articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" il 12 aprile 2011, basta guardare Fondiaria-Sai del gruppo Ligresti, azienda in piena crisi che attende un piano di salvataggio delle banche per evitare di portare i libri in Tribunale. La compagnia Fondiaria, «la terza in Italia dopo Generali e Allianz», ha chiuso i conti in passivo di quasi «un miliardo di euro nel 2010, che si aggiunge ai 390 milioni del 2009», generando un tracollo per i piccoli azionisti. «Chi avesse avuto la pessima idea di investire 10.000 euro in azioni Fondiaria tre anni fa adesso se ne ritroverebbe 2.500 circa, con la prospettiva di dover sborsare altri soldi per un prossimo aumento di capitale destinato a rimettere in sesto il bilancio. Nello stesso periodo (2009-2010) i tre figli di Ligresti (Jonella, Giulia, Paolo), tutti amministratori delle società del gruppo, hanno ricevuto oltre 5 milioni ciascuno come stipendio. Compensi confermati anche nel 2010, con i titoli della compagnia precipitati ai minimi storici»;
si apprende inoltre sul richiamato articolo che ci sono anche altri sfizi che i consiglieri di amministrazione fanno gravare sulle tasche degli assicurati tra i quali Toulon, un cavallo di razza di Jonella Ligresti «che ha fatto coppia fissa con lui in diversi importanti concorsi di equitazione. I campioni però costano caro. Per Toulon si arriva addirittura a tre milioni di euro. E allora ai piccoli azionisti di Fondiaria farà piacere sapere (o forse no) che nel 2009 e nel 2010 hanno contribuito a pagare il conto del purosangue di Jonella Ligresti. Come? Semplice: l'anno scorso Fondiaria ha versato 1,4 milioni nella casse di Laità, la società della famiglia Ligresti che possiede Toulon, acquistato in leasing a fine 2008. In breve: i Ligresti usano i soldi del loro gruppo assicurativo per finanziare le passioni di Jonella, presidente della Fondiaria quotata in Borsa. (...) Bastano questi numeri per definire i contorni di una crisi che ha pochi precedenti nella storia recente dei grandi gruppi finanziari quotati. Una crisi per cui adesso si mobilitano le banche, Unicredit e Mediobanca in testa, pronte a salvare l'amico Salvatore Ligresti. Piccolo particolare, però illuminante: il gruppo Unicredit ha finanziato anche i leasing di Toulon e di altri tre cavalli di Jonella. Eccola, allora, la vera banca di sistema: presta soldi per il grande business delle polizze e non dimentica i purosangue della figlia dell'amico finanziere che, incidentalmente, fino poche settimane fa sedeva anche nel consiglio di amministrazione dell'istituto. Ma non è solo questione di cavalli»;
considerato che, a quanto risulta dalla lettura dell'articolo: «Un esame attento dei bilanci rivela che negli ultimi due anni la famiglia Ligresti in più di un'occasione ha giocato di sponda con Fondiaria, scaricando attività in perdita sulla compagnia quotata in Borsa, mentre milioni e milioni di euro finivano a parenti e amici degli azionisti di controllo a titolo di compensi e prebende varie. Ecco allora che se la Dialogo assicurazioni, una compagnia minore del gruppo, lancia una campagna promozionale proprio non può fare a meno di affidarla alla Gilli communication, gestita da Giulia Ligresti. Il conto è salato: 1,7 milioni che finiscono in cassa alla società di famiglia. Poi c'è la questione degli alberghi, quelli della catena Atahotels. Nel 2009 i Ligresti decidono di disfarsi dell'azienda. E pensano bene di girarla a Fondiaria. Prezzo: 25 milioni di euro, fissato con l'ausilio di perizie, nonché fairness e legal opinion, come precisa il bilancio del 2009. Insomma, un affare con tutte le carte in regola, assistito da voluminose perizie dei soliti professori. La vendita si chiude a maggio, ma di lì a poco si scopre che Atahotels va malissimo. A fine anno viene addirittura svalutata di 17 milioni. In altre parole due terzi del valore dell'azienda sarebbero andati in fumo nel giro di soli sei mesi, con buona pace delle fairness opinion. Intanto però i Ligresti hanno già incassato i 25 milioni del prezzo e hanno evitato di dover coprire personalmente quei 17 milioni di svalutazione. A quanto sembra i problemi dell'azienda alberghiera erano stati sottovalutati. O forse sono arrivati come un fulmine a ciel sereno. Sorprendente, anche perché nel consiglio di Atahotels sedevano alcuni amministratori della stessa Fondiaria, tra cui Jonella, Giulia e Paolo Ligresti. storia? Macché. Nel 2010 gli hotel se la passano ancora peggio. I conti chiudono in perdita di 52 milioni su 110 di ricavi. E allora Fondiaria non può fare a meno di svalutare per la seconda volta la sua partecipata Atahotels. E sui conti già disastrati del gruppo assicurativo si abbattono altri 30 milioni di perdite. I Ligresti però sono ottimisti e ai piccoli azionisti della compagnia fanno sapere, come si legge nel bilancio, che Atahotels è "riuscita a difendersi meglio di altri concorrenti".Come dire: poteva andare ancora peggio. Di certo ai Ligresti è andata benissimo. Il conto degli alberghi avrebbero dovuto pagarlo di tasca propria e invece adesso ci pensano in gran parte i soci di minoranza di Fondiaria. Che, a ben guardare, ultimamente ha fatto anche altri acquisti sfortunati. All'inizio del 2008, per esempio, il gruppo si è concesso un'incursione oltre confine. Per 267 milioni ha comprato una compagnia serba, la Ddor Novi Sad. Ebbene l'anno scorso la società è stata svalutata di 137 milioni. Anche qui nel giro di due anni più di metà del valore della controllata è andato in fumo. Acquisto incauto? Prezzo troppo elevato? Chissà. Fausto Marchionni, gran capo di Fondiaria, ha perso il posto un paio di mesi fa. Un addio ben retribuito. Nel 2010, l'anno del disastro, Marchionni ha ricevuto circa 5 milioni di compensi. Un milione in più del 2009»;
considerato inoltre che ad avviso dell'interpellante occorrerebbe sollecitare l'Isvap, spesso contigua con gli interessi delle compagnie, e la Consob, che avrebbe l'obbligo di verificare i comportamenti delle società quotate in borsa impedendo di far scaricare su Fondiaria attività in perdita sulle aziende controllate dal gruppo Ligresti che ha dirottato milioni di euro a parenti ed amici, ad attivare un'efficace azione di vigilanza volta ad impedire che gli assicurati ed i piccoli azionisti siano taglieggiati da gestioni allegre e personalistiche che spolpano la società mettendo così a rischio la continuità aziendale,
si chiede di sapere:
se al Governo risulti che i Ligresti, in particolare i tre figli Jonella, Giulia e Paolo, tutti amministratori delle società del gruppo, nel periodo 2009-2010 abbiano ricevuto oltre 5 milioni di euro di stipendi, confermati anche nel 2010, mentre i titoli della compagnia sono precipitati ai minimi storici e che la gestione del cavallo della signora Jonella gravi sulla compagnia di assicurazione tramite il versamento di 1,4 milioni di euro nella casse di Laità;
se risulti che la Dialogo assicurazioni, una compagnia del gruppo, abbia lanciato una campagna promozionale affidandola a Gilli communication, gestita da Giulia Ligresti, dirottando 1,7 milioni che finiscono in cassa alla società di famiglia, e quali siano stati i rilievi dell'Isvap per impedire una vera e propria spoliazione di azionisti ed assicurati taglieggiati da Fondiaria e dai Ligresti con tariffe salatissime per pagare le passioni dei rampolli Ligresti;
se risponda al vero che nel 2009 i Ligresti decidono di disfarsi della catena Atahotels, girandola a Fondiaria al prezzo di 25 milioni di euro, che, invece di guadagnare, va così male da essere svalutata per 17 milioni di euro in soli sei mesi, consentendo ai Ligresti di incassare i 25 milioni del prezzo ed addossando ad azionisti e società i 17 milioni di svalutazione;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che gli assicuratori come Ligresti possano distrarre con artifizi e raggiri ingenti fondi dalla compagnia per il proprio tornaconto, usando i soldi del loro gruppo assicurativo per finanziare anche le passioni di Jonella, presidente della Fondiaria quotata in borsa.
(2-00336)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
i tassi soglia sono i tassi massimi che le aziende erogatrici di finanziamenti non possono superare, per non incorrere nelle conseguenze (anche penali) previsti dalla legge n. 108 del 1996 sull'usura. Esistono tanti tassi soglia, ognuno per tipologia di finanziamento, dai mutui, ai prestiti personali, al leasing, al factoring, alla cessione del quinto dello stipendio, un prestito ultra garantito che non genera alcuna sofferenza. Banche e finanziarie fanno a gara nell'accaparrarsi clientela da "spennare", data la fortissima domanda generata dalla crisi sistemica da parte delle famiglie nella cessione del quinto. Trattandosi di un'operazione supergarantita mediante cessione di retribuzione che si può estendere, in caso di licenziamento anche al trattamento di fine rapporto (TFR), sarebbe lecito attendersi costi veramente contenuti, ma banche e finanziarie possono praticare tassi al limite dell'usura. La legge n. 180 del 1950, che regola la concessione del quinto, prevede obbligatoriamente l'assicurazione contro il rischio di morte e di perdita del lavoro;
nella pratica le finanziarie impongono la stipula di una polizza presso compagnie di loro gradimento. La polizza pagata dal consumatore (media oltre 1.000 euro) è a beneficio del prestatore di danaro. In caso di sinistro l'assicurazione sostituisce il mutuatario nel rimborso del debito solo se i soldi del TFR non dovessero bastare e non fosse ancora maturato il diritto alla pensione. Insomma la finanziaria, prima di ricorrere all'assicurazione, ha il diritto di farsi consegnare dal datore di lavoro il TFR e dall'Inps un quinto della pensione mensile sino alla concorrenza della somma. Ebbene, malgrado questa clausola capestro sia una costante nei contratti di cessione del quinto, il costo dell'assicurazione non concorreva, fino al 20101, alla determinazione del tasso di usura. La legge n. 108 del 1996 configura il reato di usura quando il tasso praticato supera di oltre la metà il tasso medio rilevato trimestralmente da Banca Italia per classi omogenee di operazioni. Questo riferimento tecnicamente denominato TEG (tasso effettivo globale), si calcola secondo modalità stabilite dalla Banca d'Italia e non include i costi assicurativi, mentre l'altro riferimento molto più conosciuto denominato TAEG (tasso annuo effettivo globale), si calcola secondo modalità dettate dal Cicr (Comitato interministeriale credito e risparmio) ed include i costi assicurativi. Poiché le norme regolanti il credito al consumo (art. 121 e seguenti del Testo unico bancario) obbligano le finanziarie ad indicare sui contratti di cessione del quinto il TAEG, banche e finanziarie hanno lucrato ingenti somme a danno dei consumatori ed utenti. A partire dal 2010 la Banca d'Italia ha emanato le nuove regole per la rilevazione trimestrale dei TEG medi utilizzati per la individuazione dei tassi soglia (i TEG aumentati del 50 per cento) ai fini della normativa in materia di usura. Le istruzioni prevedono tassi soglia inclusivi di ogni onere a carico del cliente, in modo da contrastare le prassi di applicare costi al di fuori del limite anti-usura e consentire verifiche incisive sulle condizioni economiche applicate alla clientela. Le principali novità riguardano l'inclusione tra i costi che determineranno il tasso soglia anche polizze assicurative, i compensi per i mediatori, nonché tutte le forme di remunerazione diverse dal tasso di interesse, come le commissioni di massimo scoperto e quelle per la messa a disposizione dei fondi nei limiti e alle condizioni consentiti dal legislatore. Per verificare l'applicazione di un tasso "legittimo" al proprio finanziamento, occorre confrontare il costo complessivo del finanziamento con il tasso soglia in vigore al momento della sottoscrizione del contratto. Il TEG deve essere indicato obbligatoriamente nel contratto e comprende tutti i costi che il cliente paga per ottenere ed estinguere il finanziamento: interessi, oneri per l'apertura della pratica, costi ricorrenti (al pagamento di ogni rata), eccetera. I tassi soglia vengono calcolati trimestralmente dalla Banca d'Italia, e si basano sulle rilevazioni dei tassi evidenziati sul mercato nel trimestre precedente e maggiorati del 50 per cento;
considerato che:
a fronte di un tasso di riferimento della Banca centrale europea (BCE) dell'1,25 per cento, sono lecite operazioni di finanziamento che per le carte revolving possono arrivare fino al 26,085 per cento ed addirittura al 29,235 nel caso di una eventuale morosità. Nel trimestre aprile-giugno 2011, infatti il credito revolving è regolato a tassi del 12,570 per prestiti oltre 5.000 euro, al 17,390 per cento sotto i 5.000 euro, con tassi soglia del 18,885 per cento nel primo caso, del 26,085 nel secondo, mentre per la cessione del quinto si registrano tassi pari al 13,710 per cento sotto i 5.000 euro, del 11,180 sopra i 5.000 euro, con soglie usurarie fissate rispettivamente al 20,565 ed al 16,770 per cento che aumentano in caso di morosità al 23,715 per cento ed al 19,920 per cento;
per banche e finanziarie, basta fissare l'asticella dei prestiti un punto percentuale ed anche meno sotto le soglie usurarie per stare al riparo dalla legge antiusura;
come di legge da comunicati di associazioni dei consumatori diffusi sul web, nei giorni scorsi, a giudizio dell'interpellante, con il ritardo che caratterizza la sua azione per non disturbare troppo banche e finanziarie, la Banca d'Italia ha fatto sapere che gli intermediari sono più consapevoli delle criticità del comparto e si stanno adeguando, pur con disomogeneità nei risultati, alle indicazioni che vengono dalla Banca d'Italia. In particolare, "gli intermediari hanno comunicato l'avvio di iniziative organizzative per il progressivo allineamento alla normativa sotto diversi profili: controlli sulla rete, trasparenza delle condizioni contrattuali, rinnovi anticipati e relativi ristori alla clientela, finanziamenti a clienti in età avanzata", sottolineando come fra i risultati più rilevanti seguiti all'azione di sensibilizzazione ci siano "una generalizzata revisione delle prassi operative alla luce delle indicazioni della Banca", "un generale abbandono della diffusa prassi di non ristorare la clientela delle commissioni non maturate, in caso di chiusura anticipata dei finanziamenti", l'impegno a migliorare i documenti di trasparenza e la generale dichiarazione di aver interrotto la pratica del rinnovo ante termine. In particolare, fra gli aspetti rilevanti emersi dalla ricognizione fatta dalla Banca d'Italia presso gli operatori, uno riguarda la trasparenza. "Sul tema della coerenza tra il prodotto offerto e le esigenze della clientela, gli interventi comunicati hanno riguardato eminentemente i finanziamenti alle persone in età avanzata, per i quali gli intermediari hanno adottato in genere particolari cautele. Sul punto, si sottolinea la necessità di assicurare uno scrupoloso rispetto dell'obbligo posto dalla vigente normativa di evitare che i clienti siano indirizzati verso operazioni incoerenti con le loro condizioni economico-finanziarie ed attuariali". Bankitalia sottolinea che "gli intermediari hanno assicurato di essersi adoperati per rafforzare la gestione dei reclami e per rivedere i contratti e la documentazione di trasparenza";
emergono alcune criticità. Scrive la Banca d'Italia: "Non uniformemente diffusi appaiono i risultati, pure conseguiti, in materia di contenimento delle commissioni a carico della clientela, e quindi in termini di pricing dei prodotti offerti. Alcuni intermediari hanno ribadito il proprio orientamento a determinare il costo del finanziamento in maniera del tutto scollegata da ogni valutazione in merito alla qualità creditizia dei debitori, sottraendo una prestabilita quota percentuale (ad esempio uno per cento) dal tasso soglia di usura, meccanismo questo che non rispecchia appropriate pratiche di pricing dei finanziamenti". Sul versante dei "ristori alla clientela", gli intermediari "hanno comunicato l'avvio di procedure per rimborsare alla clientela le somme indebitamente percepite e per disciplinare le modalità di retrocessione al cliente delle somme riscosse e non maturate in caso di estinzioni anticipate. Ciò ha fatto emergere un'ampia difformità di comportamenti anche in parte derivante dai differenti profili operativi degli intermediari e dal diverso livello di sofisticazione dei sistemi informativo-contabili",
si chiede di sapere:
se il Governo ritenga "coerente" che i prestiti più garantiti, come la cessione del quinto dello stipendio, che sono tendenzialmente privi di rischio, possano generare tassi di interessi fino al 20,565 per cento per i prestiti sotto i cinquemila euro, con un ricarico di oltre 16 volte rispetto al tasso di riferimento della BCE, attualmente fissato all'1,25 per cento;
se il limite al tasso soglia del 26,086 per il credito revolving, pari a 20,8 volte il tasso di riferimento della BCE, non sia così eccessivo da danneggiare consumatori, utenti e famiglie costrette a ricorrere ai prestiti per sopravvivere;
quali misure urgenti intenda attivare per garantire i diritti dei consumatori utenti e delle famiglie, usurate da banche e finanziarie, a giudizio dell'interpellante, con il concorso esterno dei distratti controllori che, invece di tutelare correttezza e trasparenza, difendono gli esclusivi interessi degli "intermediari" in nome della stabilità di un sistema che continua a "giocare d'azzardo" per sostenere prebende, bonus e stock option.
(2-00337)
Interrogazioni
CARLINO, BELISARIO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
l'azienda giapponese Yamaha, nell'ambito di un riassetto mondiale del gruppo, che prevede la chiusura di sette siti produttivi, ha deciso di fermare la linea di produzione nello stabilimento di Lesmo (Monza-Brianza), nel quale viene realizzato il modello «Teneré»;
il 26 ottobre 2009 i vertici di Yamaha Motor Italia hanno comunicato alle maestranze impiegate nello stabilimento di Gerno di Lesmo, senza concordare le modalità di divulgazione con i sindacati, la volontà di licenziare 66 dipendenti, oltre a due dirigenti nonché la chiusura dell'intero reparto produzione, attuando la procedura di licenziamento collettivo per i 19 dipendenti del settore commerciale e per i 47 operai della linea produttiva;
il 24 novembre 2009 la stampa locale ha diffuso la notizia del fallimento del tavolo di trattativa e concertazione tra azienda e sindacati, presso la sede dell'Unione industriali di Monza e Brianza, e la volontà espressa dalla Yamaha di non ricorrere alla cassa integrazione straordinaria proposta dalle sigle sindacali come alternativa al licenziamento di 66 dipendenti dello stabilimento di Gerno di Lesmo, ma, al contrario, di proseguire i propri progetti fino alla data dell'8 gennaio 2011, quando l'intera produzione nella zona brianzola sarebbe stata trasferita in Spagna e gli operai licenziati;
a seguito del fallimento della trattativa, il 16 dicembre 2009 quattro operai della Yamaha di Lesmo decisero di protestare platealmente occupando il tetto dello stabilimento brianzolo, per chiedere la cassa integrazione straordinaria;
il 7 gennaio 2010 viene firmato presso il Ministero un accordo tra Yamaha Motor Italia e sindacati con cui l'azienda si impegna a riconoscere la cassa integrazione straordinaria agli operai in esubero; l'accordo prevede un vincolo voluto dal Ministero: per poter rinnovare la cassa per altri 12 mesi, almeno il 30 per cento degli operai deve risultare ricollocato entro il primo anno;
a pochi giorni dalla scadenza del primo anno di cassa integrazione la soglia non risulta raggiunta e quindi il 10 dicembre 2010 si assiste alla definitiva chiusura delle trattative e al presidio dei cancelli di via Tinelli dal 13 dicembre 2010;
risulta agli interroganti che secondo il giudizio di alcuni esperti che avrebbero visionato il bilancio del 2009, apparirebbe ingiustificato il ridimensionamento dell'azienda e incomprensibile e sproporzionato un accantonamento economico di 9.671.000 euro, di cui 7.140.000 quale prudenziale quantificazione di oneri per rischi legali, nonché incentivi economici all'esodo, sostegno per il raggiungimento dei requisiti pensionistici, supporto per ricollocazione professionale, nonché il ripristino del sito;
associazioni sindacali e la Rappresentanza sindacale unitaria metalmeccanici hanno chiesto più volte spiegazioni ufficiali sulle suddette voci di bilancio, in particolare sull'accantonamento stridente con la cifra di 7.000.000 euro con cui si quantifica l'accordo sottoscritto dalle parti a carico dell'azienda, alla direzione aziendale di Yamaha Motor Italia senza ricevere risposte plausibili;
i lavoratori cassintegrati hanno chiesto all'azienda di ricevere un incentivo economico, attingendolo dal fondo di 7.140.000 euro previsto nel bilancio 2009 della casa motoristica nipponica e accantonati per far fronte agli esuberi;
l'azienda, con nota ufficiale inviata ai sindacati, ha risposto annunciando di aver presentato «la domanda per il rinnovo del secondo anno di CIGS per trenta lavoratori del settore industria - alcuni dei quali tra l'altro impiegati come lavoratori socialmente utili presso il Tribunale di Monza - mentre entrano in mobilità undici impiegati del settore commercio, come previsto nell'accordo stipulato con le rappresentanze sindacali il 7 gennaio 2010». Il comunicato della casa nipponica, inoltre, precisa che «il bilancio 2009 è stato redatto secondo corretti principi contabili, ma nonostante ciò si finge di non aver ricevuto tali spiegazioni al fine di alimentare ulteriori richieste (...) Yamaha Motor Italia ha ottemperato pienamente ai suoi impegni stabiliti nell'ambito dell'accordo, andando anzi oltre a quanto concordato. Le nostre energie e i nostri sforzi sono oggi rivolti al futuro e concentrati nel fronteggiare il periodo economico negativo»;
a fronte della cifra allocata in bilancio i lavoratori non hanno ricevuto nulla da Yamaha. I lavoratori in Cassa integrazione guadagni straordinaria hanno perso metà del proprio reddito e l'altra metà la ricevono dallo Stato, mentre Yamaha come incentivo all'esodo dei lavoratori aveva proposto l'importo di 1.000 euro, diventati poi 8.000 (grosso modo il costo di uno scooter);
ai sindacati, alla Rappresentanza sindacale unitaria metalmeccanici e ai lavoratori risulta che, a poca distanza dalla sede di Yamaha Motor Italia, appoggiandosi ad un terzista del settore, vengono prodotti, con lievi modifiche, dei motocicli Yamaha senza che venga impiegato in tale azienda nessun lavoratore cassintegrato, mentre nel suddetto accordo Yamaha sottoscriveva l'impegno vincolante di non più produrre o modificare moto in Italia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente degli ultimi sviluppi della vicenda che colpisce i lavoratori dello stabilimento Yamaha di Lesmo;
se e quali iniziative intenda predisporre per lenire il disagio patito dai lavoratori cassintegrati;
se non ritenga opportuno indire, come nel gennaio 2010, un nuovo tavolo di trattativa tra azienda e sindacati, alla luce delle risorse di cui l'azienda dispone, per arrivare a un accordo economico che possa alleviare le sofferenze delle famiglie colpite dai licenziamenti.
(3-02075)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la sentenza n. 37 del 15 febbraio 2011, emessa dalla prima sezione della commissione tributaria regionale di Perugia, condividendo la precedente pronuncia della prima sezione della commissione tributaria regionale di Venezia-Mestre n. 5 del 10 gennaio 2011, ha dichiarato non dovuta la tassa di concessione governativa in relazione all'impiego di apparecchiature terminali per il servizio pubblico terrestre di telecomunicazioni;
la tassa di concessione sui telefoni cellulari trovava il suo presupposto nell'articolo 318 del decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, il quale stabiliva che «Presso ogni singola stazione radioelettrica di cui sia stato concesso l'esercizio deve essere conservata l'apposita licenza rilasciata dall'Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni» e che «Per le stazioni riceventi del servizio di radiodiffusione titolo di abbonamento tiene luogo della licenza»;
il nuovo codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003, ha apportato al settore alcune innovazioni, nell'ambito di un processo di privatizzazione che ha avuto come principale conseguenza il passaggio dalla concessione - atto amministrativo emanato nell'ambito di un rapporto pubblicistico, nell'ambito del quale la pubblica amministrazione gode di una posizione di supremazia sui privati - al contratto, cioè ad uno strumento di diritto privato, che presuppone una posizione di parità tra i contraenti, comportando l'implicita abrogazione di tutta la normativa basata sulla sussistenza di un rapporto concessorio di tipo pubblicistico e, in particolare, il venir meno del presupposto legislativo necessario ai fini dell'imposizione dell'obbligo di pagamento della tassa di concessione governativa.
l'articolo 218 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 10 agosto 2003, n. 259, in vigore dal 16 settembre 2003, nel quadro di un completo riassetto del sistema delle comunicazioni ispirato ai principi di garanzia dei diritti inderogabili di libertà delle persone nell'uso dei mezzi di comunicazione elettronica, ha abrogato l'articolo 318 del decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973 e la norma ha sostituito la figura del concessionario del servizio con quella di operatore telefonico autorizzato come pure ha sostituito la licenza d'esercizio con una autorizzazione generale;
conseguentemente è evidente che i versamenti della tassa di concessione governativa (TCG) eseguiti in virtù del contratto di abbonamento al servizio di telefonia mobile sono indebiti. Le associazioni dei consumatori, nel ricordare che questa tassa viola i principi della direttiva 2002/21/CE, "poiché determina un incremento dei costi da parte di chi sottoscrive contratti di abbonamento, impedendo la formazione di un mercato concorrenziale", hanno predisposto dei fac-simile per chiedere i rimborsi della tassa di concessione governativa versata indebitamente negli ultimi 3 anni, seppur consapevoli delle difficoltà di accoglimento della richiesta, ma altrettanto consapevoli che sia ingiusto rinunciare a priori alle legittime richieste di abolizione della TCG e ai relativi rimborsi. L'invio della richiesta di rimborso della TCG non esonera il consumatore dal continuare a pagare la tassa sui propri abbonamenti di telefonia mobile ancora attivi,
si chiede di sapere:
se il nuovo codice delle comunicazioni elettroniche del 2003 non abbia di fatto determinato l'abrogazione della tassa di concessione governativa sui telefonini;
se la tariffa n. 21 allegata al decreto del Ministero delle finanze 28 dicembre 1995 che fa riferimento ad un atto amministrativo previsto da una norma abrogata, l'articolo 318 del decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, non debba ritenersi disapplicata;
se le citate sentenze dei giudici tributari regionali, che hanno indotto molte associazioni dei consumatori a fare richiesta di rimborso della tassa di concessione, non debbano indurre il Governo a fare chiarezza per evitare un contenzioso giudiziario e tributario con milioni di cittadini.
(3-02076)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
MARCUCCI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che il comune di Viareggio con la determina n. 124 del 31 gennaio 2011 ha incaricato il signor Aldo Belli di "revisionare" lo status organizzativo, istituzionale e finanziario del premio Viareggio;
considerato che lo stesso Aldo Belli, con dichiarazioni riportate alla stampa cittadina il 1° aprile 2011, ha presentato la candidatura di presidente del premio Viareggio del giornalista Antonio Calabrò ed ha inoltre affermato "che le ipotesi per la giuria, della quale non posso al momento fare i nomi per rispetto nei confronti dei giurati possibili, rappresentano il massimo della cultura e del giornalismo in Italia, comprensiva di ogni corrente di pensiero";
considerato inoltre che il premio Viareggio ha uno statuto firmato nel 1975 presso il notaio Tolomei (rep. 425/11e) che dispone l'assoluta indipendenza di presidenza e giuria, mentre subordina l'autonomia finanziaria e gestionale del premio esclusivamente alle deliberazioni del comitato di gestione (11 membri: 7 eletti dal Consiglio comunale, 4 nominati dal presidente) a garanzia delle prerogative della città,
si chiede di sapere se il Governo ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, che l'inusuale procedura adottata impropriamente dal comune di Viareggio non sia da ritenersi lesiva dell'autonomia del presidente e della giuria del premio Viareggio e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per salvaguardare tali prerogative.
(4-05008)
PISTORIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'Associazione nuovi consumatori europei ha presentato un esposto all'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato in merito alla procedura di cessione della società Siremar lamentando un tentativo di concentrazione tra Ustica Lines e Siremar, appartenente al gruppo Tirrenia in via di privatizzazione, concessionarie dei servizi di trasporto marittimo in Sicilia, entrambe società di navigazione;
Ustica Lines SpA detiene in Sicilia una quota di mercato pari al 40 per cento e fruisce di contributi regionali per assicurare le cosiddette tratte sociali per circa 50 milioni di euro;
Siremar detiene in Sicilia una quota di mercato pari al 50 per cento e fruisce di contributi statali per circa 56 milioni di euro, al fine di assicurare le tratte sociali;
nell'ipotesi in cui Ustica Lines, dovesse risultare aggiudicataria per l'acquisizione della società Siremar, la stessa deterrebbe il 90 per cento delle quote di mercato del trasporto marittimo passeggeri in Sicilia e fruirebbe di oltre 100 milioni di euro su base annua per assicurare le tratte sociali;
in questa ipotesi verrebbe palesemente violato il disposto di cui all'art. 3 della legge n. 287 del 1990, atteso che verrebbe a definirsi un'evidente ipotesi di concentrazione tra imprese con un palese abuso di posizione dominante in un mercato rilevante qual è quello della Sicilia,
si chiede di sapere:
quali azioni i Ministri in indirizzo ritengano di intraprendere, in ragione delle rispettive competenze, a tutela degli interessi degli utenti e dei consumatori anche al fine di evitare, sotto qualsiasi forma, la concentrazione del servizio in capo ad una sola compagnia di navigazione ed assicurare la concorrenza a tutela del contenimento dei prezzi e di una maggiore efficienza dei servizi;
se ritengano congruo e corrispondente alla normativa vigente, oltre che alle regole del libero mercato, il cumulo delle erogazioni, sotto forma di contributo per garantire le tratte sociali, in favore di un unico gruppo per i medesimi servizi da parte della Regione Siciliana e dello Stato senza che vi sia alcun obbligo al fine di garantire la libera concorrenza.
(4-05009)
POLI BORTONE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
l'articolo 106, secondo comma, della Costituzione prevede la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite ai giudici singoli, nel ruolo civile ed in quello penale. Questi sono avvocati arruolati a mezzo domanda valutata dal Consiglio giudiziario con nomina da parte del Consiglio superiore della magistratura;
tale funzione di complemento inizialmente aveva un'utilizzazione limitata alla mera supplenza del magistrato togato in caso di sua assenza o impedimento. L'enorme mole del contenzioso e la carenza di magistrati togati, nel tempo hanno reso la figura indispensabile all'esercizio del potere giurisdizionale e quell'intervento, una volta a carattere saltuario, è ora diventato stabile;
la magistratura ordinaria formata dal nucleo giudicante e da quello requirente (pubblici ministeri) ha un organico di 8.369 magistrati. Quella onoraria, formata dai giudici onorari presso il tribunale (GOT) e dai vice procuratori onorari (VPO), ha un organico di 3.460 soggetti. A queste figure, nel 1998, si è aggiunta quella del giudice di pace, con un organico di 2.532 soggetti;
se il giudice di pace ha un grado giurisdizionale proprio con una ben definita competenza per valore e materia, i GOT e VPO agiscono di concerto con i magistrati di tribunale e, nell'esercizio delle funzioni, hanno il medesimo potere giurisdizionale e sono sottoposti alle medesime sanzioni disciplinari. I VPO sostengono l'accusa nell'80 per cento dei processi penali innanzi al tribunale monocratico ed il 100 per cento in quelli innanzi ai giudici di pace;
i GOT agiscono sia nel ruolo civile che in quello penale, con un carico di lavoro che varia dall'80 per cento del monocratico al 100 per cento delle esecuzioni civili, che tuttavia varia da sede a sede e che talvolta implica la totale sostituzione nel monocratico del magistrato assente anche per molti mesi;
il magistrato onorario percepisce una mera indennità ad udienza che è pari a 98 euro lordi (al netto 74 euro), il che sta a significare che qualsiasi provvedimento emesso, decreto, ordinanza e sentenza sono gratuiti. La cadenza media di udienza è di otto al mese;
ciò in assenza di qualsiasi forma previdenziale, assistenziale e di indennità di maternità;
al giudice di pace, al contrario, è riconosciuta un'indennità per qualsiasi provvedimento emesso, tanto da ottenere un tetto annuale massimo di 72.000 euro;
l'esercizio della funzione giurisdizionale comporta l'incompatibilità con la professione forense. Ad esempio, colui che ricopre la carica di giudice onorario presso il tribunale di un capoluogo non può esercitare l'avvocatura nello stesso tribunale, ciò con notevole difficoltà economica, vista l'esigua indennità riconosciuta;
l'assenza di una normativa di riferimento comporta che le varie interpretazioni delle scarne norme esistenti rendano i giudici onorari preda di chiunque (ad esempio cancellieri o magistrati togati);
alla carenza legislativa si è ritenuto di sopperire con l'emanazione di alcune circolari ministeriali, estremamente contraddittorie, attraverso le quali si sono determinate, con efficacia retroattiva, alcune gravi restrizioni economiche,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire attraverso il varo di una normativa specifica, che non dia adito ad interpretazioni contrastanti, al fine di evitare che l'assenza di una predefinita competenza ponga i giudici onorari in balìa dei voleri del magistrato di turno, a detrimento dell'esercizio della funzione.
(4-05010)
FLERES - Al Ministro della salute - Premesso che:
i cittadini siciliani che hanno necessità di prenotare telefonicamente una visita medica specialistica o ambulatoriale presso i Centri unici di prenotazione (Cup) sono costretti a lunghissime attese;
i Cup, a disposizione delle Aziende sanitarie provinciali siciliane su tutto il territorio dell'isola, si avvalgono sia di sportelli presso gli ambulatori o i presidi sanitari che di un numero verde o di un numero unico per i centri;
in entrambi i casi, però, sia che il cittadino siciliano si rechi davanti allo sportello sia che telefoni da casa, è costretto ad una defatigante attesa che spesso può tramutarsi in rinuncia;
solo tre aziende sanitarie provinciali (Enna, Catania e Messina) sono dotate di numero verde;
i siti Internet delle predette aziende, poi, sono non sempre aggiornati e, pertanto, non consentono neanche la prenotazione delle visite via web;
considerato che:
i Cup sono stati creati e disciplinati con l'obiettivo di consentire, attraverso un sistema centralizzato e informatizzato, una maggiore e migliore efficienza nel settore delle prenotazioni;
i sistemi Cup possono essere classificati sia in ambito territoriale che per le risorse gestite;
in particolare, sono previsti anche Cup aziendali e interaziendali a valenza regionale;
l'Assessore siciliano alla sanità ha dichiarato alla stampa di prevedere un Cup regionale, entro la fine del 2011 o al massimo all'inizio del 2012,
l'interrogante chiede di sapere se e in quali modi il Ministro in indirizzo intenda intervenire, di concerto con le istituzioni locali, al fine di favorire la creazione, anche in Sicilia, di adeguati ed efficienti sistemi di prenotazione delle visite specialistiche e ambulatoriali.
(4-05011)
FLERES - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il sistema agricolo siciliano, che negli ultimi cinque anni ha perso oltre 50.000 aziende, vive una crisi ormai insostenibile;
secondo i dati forniti da Confagricoltura Sicilia, tale sistema - sono circa 230.000 le imprese agricole - assicura ad oggi 15 milioni di giornate lavorative a circa 130.000 braccianti con oltre 4,4 milioni di euro di produzione lorda;
inoltre, tra il 2000 e il 2008 i costi di produzione hanno subito l'aumento del 31 per cento, i prezzi all'origine sono cresciuti appena del 15 per cento e quelli per i concimi e gli oneri previdenziali sono aumentati di oltre il 60 per cento;
nel 2008 la commissione dell'Unione europea ha approvato il Programma di sviluppo rurale 2007-2013 che dovrebbe consentire, nelle intenzioni, l'attuazione degli interventi necessari a sostenere lo sviluppo del settore agricolo, alimentare e forestale, la conservazione e la valorizzazione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile dei territori rurali della Sicilia;
tale programma e gli obiettivi prefissati non sono stati adeguatamente correlati alle richieste del settore agricolo,
l'interrogante chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, ritengano di prevedere l'istituzione di un fondo anticrisi finanziato con risorse comunitarie;
se ritengano di intervenire al fine di modificare il Programma sviluppo rurale adeguandolo alle esigenze della Sicilia;
se ritengano di intervenire, nei modi e con i mezzi che riterranno più opportuni, al fine di rimuovere quegli elementi normativi regionali che causano disparità con il resto dell'Italia e contrastano con il principio comunitario delle pari opportunità.
(4-05012)
FLERES - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
secondo l'ultimo rapporto "Regione Sicilia Comuni Ricicloni 2010, edizione 2011" solo il 5 per cento dei Comuni sarebbe in grado di differenziare oltre il 30 per cento dei rifiuti;
sarebbero soprattutto i piccoli centri con meno di 5.000 abitanti quelli più virtuosi mentre le grandi aree metropolitane si fermerebbero a quota 5 per cento di raccolta differenziata;
i grandi centri, infatti, avrebbero maggiori difficoltà organizzative, anche per realizzare la raccolta porta a porta;
il Commissario all'emergenza, presidente Raffaele Lombardo, aveva prospettato risultati positivi già dopo la riforma dell'aprile 2010, di cui alla legge regionale n. 9;
all'interrogante risulta che il Piano regionale sarebbe attualmente al vaglio del Governo dopo la bocciatura dello scorso ottobre ad opera del Dipartimento della Protezione civile nazionale;
in detto Piano, non essendo contemplati i termovalorizzatori, sarebbe previsto lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati in cementerie e centrali elettriche,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;
se e in quali modi intenda intervenire al fine di verificare che il citato Piano sia in linea con le normative vigenti e sia compatibile con la salvaguardia dell'ambiente e la sicurezza della salute;
se e in quali modi intenda intervenire al fine di evitare che la perenne gestione emergenziale degeneri portando il sistema rifiuti al collasso.
(4-05013)
D'AMBROSIO LETTIERI - Al Ministro della salute - Premesso che il decreto del Presidente della Repubblica 21 settembre 1994, n. 698, "Regolamento recante norme sul riordinamento dei procedimenti in materia di riconoscimento delle minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici", all'articolo 3, comma 1, prevede che "la commissione, entro tre mesi dalla data di presentazione dell'istanza di cui all'art. 1, comma 1, fissa la data della visita medica. Trascorso inutilmente tale termine, l'interessato può presentare una diffida a provvedere, in carta semplice, all'assessorato alla sanità della regione territorialmente competente, che fissa la data della visita, da effettuarsi da parte della commissione operante presso la USL di appartenenza, entro il termine complessivo di nove mesi dalla data di presentazione (...) dandone formale comunicazione all'interessato";
preso atto che:
la legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, delinea i principi fondamentali in materia di assistenza, integrazione e diritti delle persone con handicap;
la legge, all'articolo 39 rubricato "Compiti delle regioni", elenca i diversi ambiti di competenza regionale nella definizione dei servizi alle persone con handicap;
uno dei principali strumenti regionali per l'attuazione dei principi sanciti dalla legge è l'istituzione dell'osservatorio regionale;
la mancata istituzione dell'osservatorio regionale, e quindi in assenza di un interlocutore ufficialmente riconosciuto, aumenta ancora di più le difficoltà che le persone con handicap incontrano nel denunciare le carenze della pubblica amministrazione;
l'osservatorio regionale dei disabili, al contrario, dovrebbe svolgere attività di monitoraggio, valutazione e analisi dei dati nel settore dei servizi ai disabili progettando anche le più adeguate erogazioni degli stessi sul territorio;
considerato che:
ad oggi, in Puglia, le liste di persone in attesa di effettuare la visita medica per l'accertamento dello stato di disabilità sono lunghissime e richiedono tempi senza termine;
tali lunghe liste di attesa evidenziano come le norme non sempre siano adeguatamente applicate;
considerato, inoltre, che la legge 3 marzo 2009, n. 8, "Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità fatta a New York il 13 dicembre 2006", ha istituito l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con handicap;
l'interrogante chiede di sapere:
se e quali Regioni abbiano istituito l'osservatorio regionale sulla disabilità;
se e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda porre in essere nei confronti di quelle Regioni che risultino ancora inadempienti;
se le gravissime condizioni di disagio delle persone disabili in Puglia, come denunciato, siano fondate e, in caso affermativo, se ritenga di intervenire nei modi e nei termini più efficaci al fine di porre rimedio ad un'inaccettabile disparità.
(4-05014)
NESPOLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il Comune di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) veniva sciolto per infiltrazioni camorristiche in data 3 dicembre 2009 dal Consiglio dei ministri, decisione annullata dal TAR Campania in data 19 maggio 2010 e definitivamente ripristinata dal Consiglio di Stato in data 17 gennaio 2011 che accoglieva il ricorso di gravame proposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri avverso la citata sentenza di primo grado del TAR Campania, reintegrando la gestione straordinaria e determinando nuovamente lo scioglimento degli organi politici per contiguità della disciolta amministrazione Ambrosio con la criminalità organizzata;
nel Comune di San Giuseppe Vesuviano, i cui organi elettivi erano stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 27-28 maggio 2007, sussistono forme di ingerenza della criminalità organizzata;
tali ingerenze hanno esposto l'amministrazione stessa a pressanti condizionamenti rendendola permeabile all'ingerenza esterna della stessa criminalità organizzata;
il sindaco della sciolta amministrazione, nel corso delle ultime elezioni amministrative, tenutesi nell'anno 2007, si presentava con un sostegno di 12 liste ed oltre 250 candidati di cui oltre 60 assunti, a tempo determinato, nei vari servizi civici, nominati dalla Commissione comunale di assistenza presieduta dallo stesso Sindaco, nonché in servizi civili ed assunti, altresì, ai sensi della legge n. 328 del 2000;
poco tempo prima delle elezioni alcune persone furono assunte nella Coopgas e nella Gori e poi, puntualmente, furono candidate nelle liste a sostegno del sindaco Ambrosio nell'anno 2007;
in una sola lista - "lista Mimosa" - a sostegno della candidatura del sindaco Ambrosio, su 20 candidati, ben 17 erano stati assunti ed inseriti in elenchi di contratti di lavoro ex lege n. 328 del 2000; si rappresenta infatti che il Comune capofila dell'ambito n. 9 per la legge citata è quello di San Giuseppe Vesuviano ed il funzionario responsabile è il dottor Scudieri Giovanni;
il dottor Francesco Ferraro (la cui moglie fu candidata nelle liste a sostegno del poi eletto sindaco Ambrosio), responsabile di tutta l'area finanziaria, fu assunto come segretario comunale ai sensi dell'art. 110 della legge n. 267 del 2000 in via precaria sempre dal sindaco Ambrosio e poi integrato in pianta organica con un concorso per funzioni D1, indetto dalla stessa disciolta amministrazione, è sempre al suo posto e svolge le funzioni di responsabile di tutti i provvedimenti finanziari, non avendone neppure i requisiti, (necessitando le funzioni D3), in un settore nevralgico ove sono stati disposti, in passato, tutti i pagamenti nel settore della nettezza urbana e non solo;
il professor Giovanni Scudieri, il cui figlio fu candidato in una lista a sostegno del sindaco Ambrosio - responsabile di tutti gli affidamenti dei contributi regionali ex lege n. 328 del 2000 con relativo affidamento alle cooperative di tutti i progetti collegati è sempre al suo posto, determinando di fatto la sussistenza di tutte le condizioni determinatesi precedentemente al provvedimento di scioglimento ovvero allorquando oltre 60 persone candidate nelle liste del sindaco Ambrosio provenivano dalle cooperative a cui erano affidati i progetti suindicati; si fa notare the le cooperative non vengono individuate con il normale strumento della gara d'appalto pubblica bensì con trattativa privata; solo negli ultimi mesi di novembre e dicembre 2010 il professor Scudieri responsabile della pubblica istruzione e spettacolo ha firmato determine per oltre 100.000 euro;
la signora Loredana Scudieri, moglie del vicesindaco Francesco Santorelli, dichiarato direttamente permeabile alle pressioni della criminalità organizzata nel provvedimento di scioglimento, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 dicembre 2009, Gazzetta Ufficiale, Serie generale, n. 298 del 23 dicembre 2009, responsabile del settore pubblicità e Tarsu è stata individuata nella sua funzione dalla stessa amministrazione Ambrosio ed è ancora al suo posto;
altre persone assunte ex art. 110 della legge n. 267 del 2000, tra cui l'avvocato Areniello Dario, risultano essere stati candidati nelle liste a sostegno del sindaco Ambrosio e non risultano al momento destituiti dalle loro funzioni;
il comune è stato invaso da cittadini extracomunitari della Repubblica popolare cinese che, a giudizio dell'interrogante stranamente, risulterebbero titolari di regolari carte di identità, rilasciate dall'ufficio anagrafe e dal Vigile urbano competente Fortuna Ammendola, moglie del Consigliere comunale di maggioranza poi sciolta Franco Annunziata;
diverse centinaia di cause in sede penale ed in sede amministrativa per abusi edilizi, commessi negli anni 2002-2009, risultano essere seguite, di fatto, dalla consorte dell'ex sindaco Ambrosio - avvocato Sabrina Castaldo, a quanto risulta all'interrogante, senza che il responsabile dei Vigili urbani, di nomina sindacale, abbia adottato misure adeguate al controllo ed alla repressione del fenomeno;
il responsabile del personale ha avallato la scelta di non revocare tutti coloro che erano stati assunti ex art. 110 della legge n. 267 del 2000, tra cui il predetto Comandante dei Vigili urbani;
come già rappresentato dai consiglieri comunali dell'opposizione nell'anno 2008 al Prefetto di Napoli ed al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola, nel corso della campagna elettorale per il rinnovo degli organi elettivi del 2007, poi sciolti, veniva effettuata una pavimentazione selvaggia, ad opera dell'ente, in proprietà private, per oltre 300.000 euro senza che fosse indetta una gara d'appalto per la manutenzione stradale. Orbene, a tal proposito, il responsabile dell'area tecnica dell'epoca - architetto De Angelis -, convocato dal sindaco Ambrosio, in data 30 settembre 2010, per il riconoscimento del debito fuori bilancio per lavori stradali in favore della ditta Reale costruzioni, disconosceva la propria firma sugli ordini di servizio relativi ai lavori stradali realizzati nell'anno 2007, così come si evince dal verbale della Conferenza di servizi datata 30 settembre 2010;
inspiegabilmente, i lavori di rifacimento della piazza Garibaldi sono bloccati da oltre due anni;
nonostante il provvedimento di scioglimento, i disciolti amministratori,quotidianamente continuano a frequentare gli uffici del Comune ove non è stato istituito nessun registro di ingresso per i cittadini;
ad oggi non si ravvisa, dopo circa 10 mesi di gestione commissariale, che siano stati adottati tutti i necessari provvedimenti tesi a rimuovere effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia avviato alla luce del provvedimento procedurale previsto dall'art. 143, comma 11, della legge n. 267 del 2000 per l'incandidabilità degli amministratori dichiarati permeabili alle esigenze della criminalità organizzata nel provvedimento di scioglimento;
quali provvedimenti intenda adottare al fine di ripristinare la legalità nel Comune di San Giuseppe Vesuviano, in particolar modo nel segno della discontinuità amministrativa con la precedente amministrazione che, giova ricordare, è stata sciolta per infiltrazioni camorristiche.
(4-05015)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
un articolo del "Corriere della Sera" dell'11 aprile 2011 si sofferma sulla storica famiglia di immobiliaristi proprietaria di un quarto dei terreni dove sorgerà l'Expo 2015;
in particolare si legge: «Si è sempre saputo poco della storia dei due cappelli, piccolo ma non secondario capitolo di uno dei più grandi affari immobiliari milanesi degli ultimi anni. L'affare è quello dei terreni dell'Expo, a Nord Ovest di Milano. I due cappelli appartengono a Guido Podestà: il cappello da presidente della Provincia di Milano e poi quello da socio dei Cabassi. Cioè la storica famiglia di immobiliaristi proprietaria di una grossa fetta dei terreni dove sorgerà l'Esposizione Universale. A loro fa capo anche il 40% del capitale di una holding della famiglia Podestà. "Tutto trasparente", per l'uomo politico del Pdl. Sarà la Provincia insieme al Comune di Milano e alla Regione Lombardia a decidere la modalità (acquisto, newco, comodato d'uso) con cui acquisire dai privati la grande area dove si farà l'Expo 2015. Questa settimana potrebbe essere decisiva. Qualche numero: terreni per 1,1 milioni di metri quadrati (un quarto dei Cabassi, circa metà della Fiera di Milano), 1,7 miliardi di investimenti per il sito espositivo, oltre 10 miliardi per le infrastrutture di accesso. Per i terreni l'ipotesi oggi più probabile è quella del comodato d'uso, opzione preferita da Letizia Moratti e Podestà. È anche l'ipotesi più gradita ai Cabassi che dal 2007 a oggi hanno sempre mantenuto una posizione coerente: siamo sviluppatori, quindi preferiamo il comodato, ma discutiamo tutto purché ci sia chiarezza. Con il comodato i terreni vengono presi in prestito e poi restituiti a fine Expo con il cambio di destinazione da agricola a residenziale. A fronte della crescita esponenziale del valore, ai privati viene chiesto di contribuire alle infrastrutture con 75 milioni. È in questo mix di interessi pubblici e privati che si inseriscono i «due» Podestà: l'amministratore della res publica e l'imprenditore legato strettamente ai Cabassi. Anzi per anni quasi aggrappato ai soldi che gli immobiliaristi milanesi hanno investito nella sua holding di famiglia, di cui sono creditori (secondo patti riservati) e garanti con le banche. Se da una parte Podestà ha un peso nella decisione sui terreni Expo, dall'altra i Cabassi hanno avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza della sua holding. Ma da qui a sospettare presunti do ut des ce ne passa. È una fotografia, con molti dettagli che mancavano. Architetto, 64 anni, ex numero uno dell'Edilnord da cui partì la fortuna del Cavaliere, per 15 anni parlamentare Ue, scuola berlusconiana doc, Podestà saprà certamente separare gli interessi propri da quelli pubblici. Al vertice della Pedemontana, intanto, ha messo un uomo di fiducia, Salvatore Lombardo, 56 anni, architetto. È amministratore delegato della società, controllata dalla Provincia, che gestisce 5 miliardi per il collegamento stradale Bergamo-Malpensa. Un business enorme che richiede la dedizione totale del manager di punta. Poi però si scopre che Lombardo è rimasto a libro paga della famiglia Podestà: prende 1.200 euro al mese per amministrare la Generale di Costruzioni («Generale»), di cui è presidente. Ecco, è proprio qui che si incrociano gli interessi dei Podestà e dei Cabassi. Di suo il presidente della Provincia possiede appena il 3,78% del capitale, ma è la seconda moglie, Noevia Zanella, con cui c'è una perfetta simbiosi, ad avere la maggioranza assoluta (54%). I Cabassi però hanno in mano un assai influente 40% della Generale attraverso la loro Brioschi Sviluppo Immobiliare, quotata in Borsa. Sotto l'ombrello della holding dei Podestà c'è la partecipazione in una società che gestisce una residenza per anziani (Heliopolis) e l'immobiliare proprietaria dei muri. Ma la struttura, afferma il numero uno della Provincia, è stata venduta due settimane fa. «Sono tranquillo: abbiamo agito in modo trasparente». Però, ad eccezione di una dichiarazione a Telelombardia in campagna elettorale, Podestà non ha mai parlato di questo rapporto d'affari. «Nessun altro - dice- ha mai chiesto chiarimenti, che io ricordi». La biografia sul sito della Provincia non dedica nemmeno una riga alle aziende di famiglia. Con i Cabassi era stato siglato un patto parasociale, ossia un contratto (riservato) che regola le relazioni economiche tra i due soci. Secondo il bilancio 2010, la Generale ha un debito di 3,5 milioni con la Brioschi e su quei soldi paga un tasso fisso del 6% annuo. Poi è molto indebitata con Montepaschi per il finanziamento (35 milioni) che servì a comprare l'immobile delle Residenze Heliopolis. Mps ha in pegno le quote societarie. Ma c'è anche la stampella dei Cabassi che per la loro quota-parte hanno rilasciato una fideiussione da 14 milioni a favore di Mps. Senza complicare troppo: i bilanci sono in profondo rosso da anni e nel 2011 è scattato l'allarme del patrimonio netto negativo. Cioè i soci avrebbero dovuto tirar fuori qualche milione di euro per coprire il buco. Ma la vendita dell'immobile, secondo Podestà, ha chiuso il debito e risolto i problemi patrimoniali. Per i Cabassi non è stato comunque un buon investimento. I terreni dell'Expo, invece, potrebbero esserlo. Podestà continua ad avere due cappelli, che tiene separati. Fino a prova contraria»,
si chiede di sapere:
se risulti al Governo corrispondente al vero che Guido Podestà è socio degli immobiliaristi Cabassi, che detengono una grossa fetta dei terreni su cui sorgerà l'Expo 2015;
se non ritenga che il doppio ruolo occupato dal presidente Podestà non comporti un pericoloso intreccio di interessi dal momento che la Provincia è, insieme alla Regione Lombardia e al Comune di Milano, l'ente che deve decidere le modalità di acquisizione dei suddetti terreni;
quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di dirimere l'ennesimo conflitto di interessi che condiziona pesantemente le strategie pubbliche.
(4-05016)
NESPOLI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
a seguito di regolare procedimento di gara con atto n. 172/08/SNP del 9 dicembre 2008 la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei deliberava l'affidamento dei lavori relativi alla "Progettazione esecutiva, esecuzione lavori e forniture di opere edili e impiantistiche per la realizzazione di un edificio destinato all'accesso e accoglienza dei visitatori, uffici per il personale e magazzino archeologico presso la Villa di Poppea ad Oplonti (Torre Annunziata)" all'impresa Dell'Acqua costruzioni generali Srl risultata aggiudicataria;
l'appaltatore, in persona del signor Luca Dell'Acqua (amministratore unico dell'impresa) dichiarava di aver visionato il progetto dei lavori, accettandolo mediante la sottoscrizione dello stesso ed in base al quale presentava proposta migliorativa ai sensi di quanto stabilito dal bando e dal disciplinare di gara;
in data 31 dicembre 2008, con prot. n. 43257, la Soprintendenza, in qualità di committente, provvedeva a trasmettere i dati dell'appaltatore all'Ufficio territoriale del Governo di Napoli;
il 1° luglio 2009, presso gli uffici della Soprintendenza nella sede di Pompei, in via Villa dei Misteri 2, dinanzi alla dottoressa Carmela Piemontino, funzionario autorizzato a rogare, nell'interesse della Soprintendenza, gli atti in forma pubblica amministrativa, comparivano: il professor Pietro Giovanni Guzzo, nella funzione di legale rappresentante della Soprintendenza, e il signor Luca Dell'Acqua, in qualità di amministratore unico dell'impresa Dell'Acqua costruzioni generali Srl;
il Committente e l'appaltatore stipulavano contratto di appalto;
dal contratto stipulato in data 1° luglio 2009 è dato rilevare che: 1) il committente affida in appalto all'appaltatore, che accetta senza eccezione alcuna, l'esecuzione a perfetta regola d'arte dei lavori sopra menzionati; 2) per effetto della riduzione dei tempi pari a giorni 90, offerti dall'appaltatore in sede di gara, il tempo utile per dare finiti i lavori fissati in origine in 540 giorni naturali e consecutivi dalla data del verbale di consegna, viene ridefinito in 450 giorni;
i lavori oggetto del contratto non hanno mai avuto inizio,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda attivare al fine di: a) comprendere i motivi ostativi all'avvio dei lavori; b) sollecitare l'effettivo avvio degli stessi; c) riferire circa i tempi di completamento dell'edificio in questione.
(4-05017)
NESPOLI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
in data 13 ottobre 2004 un'azienda operante nel campo della produzione e laccatura di cornici ha presentato al Settore sviluppo e promozione attività industriali - Fonti energetiche dall'Area generale di coordinamento "Sviluppo settore secondario" della Regione Campania istanza di attivazione della procedura di autorizzazione unica prevista dall'art. 12 del Decreto legislativo n. 387 del 2003, per la costruzione e l'esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica alimentata a biomasse di 6 MWt/1,4 Mwe Casalnuovo di Napoli;
con decreto dirigenziale n. 4 del 15 gennaio 2006 del dirigente del Settore sviluppo e promozione attività industriali - Fonti energetiche, è stata rilasciata l'autorizzazione richiesta;
successivamente, il Settore regolazione dei mercati della Regione ha rilasciato alla ditta: 1) il nulla-osta all'aumento della potenza elettrica fino a 2,6 Mwe; 2) autorizzazione (con decreto dirigenziale n. 314 del 2008) alla realizzazione di un sito di stoccaggio biomasse; 3) concessione di un contributo comunitario di 1.500.000,00 euro (unmilionecinquecentomilaeuro) nell'ambito del POR 2000-2006- Fondo FERS- Mis;
l'impianto autorizzato con decreto dirigenziale 4/2006 è classificato quale industria insalubre di 1 Classe ai sensi del combinato disposto dell'art. 216 del regio decreto n. 1265 del 1934 e del decreto ministeriale 5 settembre 1994, ed elencato tra le industrie pericolose soggette alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi ai sensi del decreto ministeriale 16 febbraio 1982;
in assoluto dispregio delle norme citate, il Settore regolazione dei mercati ha autorizzato ugualmente la realizzazione dell'impianto all'interno del centro abitato, nelle vicinanze di numerosi edifici residenziali abitati da centinaia di famiglie;
inoltre sono emersi gravissimi vizi in entrambi i procedimenti autorizzati conclusisi con decreto ministeriale n. 314 del 2008;
in particolare è emerso che il Settore provinciale ecologia e l'area ecologica della Provincia di Napoli avevano dato pareri sfavorevoli relativamente alle immissioni in atmosfera;
il parere sfavorevole era stato reso anche dal rappresentante della ASL NA/4 che aveva partecipato ai lavori della Commissione tecnica consultiva ex DPRG n. 1240/95;
il Comune di Casalnuovo di Napoli aveva segnalato che l'impianto era in contrasto con il Piano regolatore generale vigente, che espressamente vieta le attività insalubri e pericolose nella Zona territoriale omogenea in cui ricade lo stesso impianto;
analoghe anomalie si sono verificate anche nel procedimento di erogazione del contributo comunitario, posto che la Commissione di collaudo appositamente convocata non ha rilevato che l'impianto era stato modificato nella potenza termica (resa superiore ai 6 Mwe indicata nell'autorizzazione unica) ed era sprovvisto di apparecchiature espressamente previste dalla stessa autorizzazione e dalla normativa vigente a garanzia della sua sicurezza, oltre al Certificato di prevenzione incendi;
sulla base di tali allarmanti circostanze, il Comune ha chiesto al Settore regolazione dei mercati l'annullamento in via di autotutela delle autorizzazioni a suo tempo rilasciate, sospendendo l'attività della centrale fino all'ottenimento dei necessari pareri circa la possibilità del suo funzionamento nel centro abitato, all'interno del quale è situata e fino alla definizione del procedimento di autotutela nel frattempo avviato da parte del Settore regolazione dei mercati della Regione Campania;
allo stato, è tuttora pendente ed è in corso di definizione la Conferenza di servizi indetta dal Settore regolazione dei mercati per la verifica dei presupposti per l'esercizio del potere di autotutela in merito alle autorizzazioni uniche del 2006 e del 2008;
nonostante la maggioranza delle amministrazioni interessate si sia pronunciata in senso favorevole all'annullamento, e nonostante la rilevanza degli interessi in gioco coinvolgenti la salute e la sicurezza dei cittadini, il responsabile del procedimento non ha ancora provveduto ad adottare il provvedimento finale di annullamento;
l'intera vicenda descritta desta allarme e preoccupazione non solo per la lesione del diritto alla salute dei cittadini di Casalnuovo di Napoli, ma anche perché sembra inquadrarsi in un più ampio contesto di gravi illegittimità e di abusi nella gestione dei fondi comunitari a dei procedimenti autorizzativi riguardanti gli impianti a biomassa, che beneficiano di tali finanziamenti,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda porre in essere al fine di: garantire imparzialità e accuratezza al procedimento di autotutela oggetto della Conferenza di servizi indetta dal Settore regolazione dei mercati - Area 12 della Regione Campania; accertare eventuali errori e/o omissioni nei procedimenti conclusisi con il rilascio dell'autorizzazione unica n. 4/2006 e con l'erogazione dei contributi comunitari di cui al POR 2000-2006 - Fondo FESR - Misura 1.12; individuare i provvedimenti da adottare più idonei al fine di garantire la salute dei cittadini, la regolarità dei procedimenti amministrativi ed in ogni caso la corretta gestione dei fondi comunitari.
(4-05018)
LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la dismissione del patrimonio immobiliare di alcune casse di previdenza, specie nella città di Roma dove sarebbero state deliberate cessioni di circa 30.000 tra alloggi ed unità commerciali, desta molte preoccupazioni da parte di affittuari ed inquilini, specie i più anziani, che non hanno alcuna possibilità di acquistare casa, seppur con uno sconto del 30 per cento sul valore di mercato. Scrive a riguardo Daniele Martini, in un articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" del 31 dicembre 2010 dal titolo: "Regalo immobiliare di Enasarco, ma soltanto per pochi";
«"Da inquilino a proprietario il passo è breve, non devi neanche uscire di casa". Firmato Enasarco, l'ente di previdenza dei 400 mila rappresentanti di commercio e promotori finanziari. Migliaia di depliant di questo tipo sono stati diffusi in questi giorni nei palazzi di proprietà dell'istituto, con un volantinaggio di massa che ha avviato il lancio del piano Mercurio, cioè la vendita del gigantesco patrimonio immobiliare dell'ente, 17.063 appartamenti di cui 15.245 solo a Roma, per un valore di circa 4,5 miliardi di euro. Un'impresa che durerà mesi e sta scatenando una guerra tra inquilini ancora prima che sia venduto il primo alloggio. I portavoce dell'ente raccontano che il call center è tempestato di telefonate di gente che vuole dettagli sull'affare e preme perché i contratti si facciano alla svelta. Sempre secondo le stesse fonti, le condizioni offerte non solo sono trasparenti in quanto garantite da un accordo siglato con i sindacati, ma sarebbero particolarmente vantaggiose per gli acquirenti: sconto del 30 per cento sul prezzo a metro quadro fissato dall'Agenzia del territorio, mutui Bnp Paribas-Bnl della durata di 40 anni con interessi ridotti e senza spese di perizia, costi notarili bassi, possibilità di far partecipare all'acquisto anche parenti fino al quarto grado dei titolari dei contratti di affitto.In effetti per le centinaia di affittuari privilegiati e di lusso dell'ente, da alcuni ministri a parlamentari e sindacalisti, quei signori che per alloggi nelle zone in di Roma e Milano hanno pagato per anni canoni da case popolari, poter comprare a quelle condizioni è la ciliegia sulla torta: dopo una vita da inquilini vip ora diventerebbero proprietari in carrozza. Anche per gli affittuari con redditi medi e medio-alti l'offerta di acquisto delle case può risultare un'occasione vantaggiosa, anche se a costo di molti sacrifici.Ma il pianeta Enasarco ha anche un'altra faccia: migliaia di inquilini anziani con redditi bassi o medio-bassi e famiglie di lavoratori dove in casa entra solo uno stipendio, probabilmente la maggioranza, che considerano il piano Mercurio non un affarone, ma una sòla, una pistola puntata alla tempia, pronta ad esplodere facendoli sprofondare nella miseria. Per far sentire le loro ragioni si sono organizzati in comitati; solo a Roma ne sono sorti una dozzina, dall'Ostiense a Monteverde, da Torre Rossa alla Cassia. Conti alla mano, nonostante tutti gli sconti e le garanzie, loro, gli inquilini con i redditi più bassi, non ce la faranno mai a comprarsi casa.Prendiamo un caso classico: un pensionato ultrasessantenne con un reddito mensile netto tra i 1.000 e i 1.500 euro che abita in un appartamento tra i 60 e gli 80 metri quadri. Dando per scontato che non abbia i 180 mila euro per comprarsi sull'unghia e con lo sconto la casa, dovrà per forza accendere un mutuo. Dal momento che non può usufruire di quello della durata di 40 anni pubblicizzato nei dépliant Enasarco e riservato a chi ha al massimo 38 anni, il nostro pensionato bene che vada otterrà un mutuo di 15 anni e dovrà pagare una rata mensile di 1.350 euro, a cui dovrà aggiungere la rata del condominio e le spese per la manutenzione straordinaria, particolarmente onerose in immobili generalmente trascurati come quelli in vendita. Insomma, dovrà decidere se rinunciare alla casa o fare la fame.Se rinuncerà all'acquisto, però, non sarà salvo, perché entrerà nel girone dei dannati dello sfratto. Non subito, magari, perché tra le "clausole di tutela dell'inquilinato" ce n'è anche una che consente agli affittuari di restare negli alloggi invenduti per 5 anni, con una proroga di altri 3. La regola, però, vale solo per determinate categorie: chi è senza famiglia e ha un reddito imponibile sotto i 30 mila euro all'anno, oppure chi vive con un familiare e non supera i 33 mila euro fino ad arrivare a 42 mila euro per una famiglia di 4 persone. Dopo i 5 anni di tregua, gli alloggi invenduti saranno comunque trasferiti dall'Enasarco a fondi immobiliari gestiti da Prelios (la ex Pirelli Re) e da Paribas Real Estate. E a quel punto per gli inquilini le possibilità di non essere buttati fuori di casa si ridurranno davvero al lumicino. Strada facendo gli inquilini anziani e le famiglie con redditi bassi hanno trovato alleati inaspettati: le organizzazioni dei rappresentanti di commercio tipo la Federagenti o l'Ugifai e quelle dei promotori finanziari come l'Anasf, assai dubbiose sull'operazione Mercurio. Agenti di commercio e promotori, cioè coloro che ogni mese pagano fior di contributi all'Enasarco, temono che la vendita del patrimonio immobiliare si trasformi in un boomerang e finisca per affossare l'ente i cui conti sono già abbastanza malmessi, mandando in fumo le pensioni future. Secondo loro l'operazione di vendita degli appartamenti, pensata per incamerare un'ottimistica plusvalenza di 1,4 miliardi di euro in tre anni (500 milioni nel 2011, 600 nel 2012 e 300 nel 2013), è sbagliata perché polverizza il patrimonio immobiliare, trasferisce il ricavato in investimenti in titoli ed azioni in un momento di grande volatilità del mercato finanziario e quindi rischia di trasformarsi in un bagno storico»;
si legge ancora: «Carlo Massaro, presidente dell'Ugifai, un passato da consigliere Enasarco dove contribuì a bloccare l'operazione di vendita dei palazzi dell'ente ai "furbetti del quartierino" di Stefano Ricucci, lo ha scritto in maniera chiarissima in una lettera alla commissione parlamentare degli enti gestori: "Trasformare oggi il mattone in moneta significa correre rischi enormi". Il presidente dei promotori finanziari Anasf, Elio Conti Nibali, ci aggiunge un carico da novanta: "I dirigenti Enasarco ritengono di far fruttare al 3,5 lordo per 10 anni il ricavato delle vendite immobiliari. È un'illusione". Una proiezione attuariale preparata dallo studio Orrù e consegnata a Luca Gaburro, segretario della Federagenti, dimostra inoltre che la gigantesca vendita degli immobili Enasarco non è in grado di garantire la sostenibilità finanziaria trentennale stabilita per legge a garanzia dell'erogazione delle pensioni e quindi sarebbe inevitabile un inasprimento della quota contributi-va, addirittura il raddoppio. Insomma, i conti Enasarco stanno saltando e il progetto Mercurio non è risolutivo. Riflette Gaburro: "Per salvare le nostre pensioni, a questo punto l'unica strada è passare armi e bagagli l'Enasarco all'Inps"»,
si chiede di sapere:
se il Governo non debba intervenire, alla luce delle motivazioni espresse dalle organizzazioni dei rappresentanti di commercio come la Federagenti o l'Ugifai e quelle dei promotori finanziari come l'Anasf, assai dubbiose sull'operazione di dismissioni del patrimonio immobiliare denominata piano "Mercurio";
se la vendita del patrimonio immobiliare non possa quindi trasformarsi in un boomerang e finisca per affossare l'ente i cui conti sembrano malmessi specie dopo gli investimenti in titoli "tossici" come Lehman Brothers ed Antrachite, mandando così in fumo le future pensioni;
se le analisi di agenti ed analisti finanziari, molto critiche sull'operazione di vendita degli appartamenti, pensata per incamerare un'ottimistica plusvalenza di 1,4 miliardi di euro in tre anni, non polverizzi il patrimonio immobiliare e, soprattutto, non metta a rischio il ricavato con investimenti in titoli ed azioni in un momento di grande volatilità del mercato finanziario;
se il Governo non debba condividere le affermazioni di Carlo Massaro, presidente dell'Ugifai, ex consigliere Enasarco che contribuì a bloccare l'operazione di vendita dei palazzi dell'ente allora presieduto da Sergio Billè ai "furbetti del quartierino" di Stefano Ricucci, sui rischi enormi di trasformare il mattone in moneta o del presidente dei promotori finanziari Anasf, Elio Conti Nibali, secondo il quale è pia illusione far fruttare al 3,5 lordo per 10 anni il ricavato delle vendite immobiliari;
se la proiezione attuariale preparata dallo studio Orrù e consegnata a Luca Gaburro, segretario della Federagenti, a dimostrazione che la gigantesca vendita degli immobili Enasarco non sarebbe in grado di garantire la sostenibilità finanziaria trentennale stabilita per legge a garanzia dell'erogazione delle pensioni e quindi sarebbe inevitabile un inasprimento della quota contributiva, addirittura raddoppiata, non possa avverare una profezia devastante per la previdenza secondo la quale per salvare le pensioni degli iscritti, a questo punto l'unica strada è che la gestione passi dall'Enasarco all'INPS.
(4-05019)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):
3-02076, del senatore Lannutti, sulla tassa di concessione governativa di telefonia mobile per le utenze;
11 a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):
3-02075, della senatrice Carlino e del senatore Belisario, su iniziative a tutela dei lavoratori dello stabilimento di Lesmo (Monza e Brianza).
Avviso di rettifica
Nel Resoconto sommario e stenografico della 538a seduta pubblica del 12 aprile 2011, a pagina 83, sopprimere il primo capoverso, dalle parole: "Regione Veneto" alle altre: "(presentato in data 07/4/2011);".
Nello stesso Resoconto, a pagina 118, l'interpellanza 2-00331 è da intendersi con procedimento abbreviato.