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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 536 del 07/04/2011


POLI BORTONE (CN-Io Sud). Signor Ministro, non le chiederò ragione del fatto di non essere riuscita a entrare nel campo di Manduria perché, con molto garbo devo dire, il funzionario della Questura mi spiegò in quel momento che c'erano problemi di disordine: ritengo che noi parlamentari dobbiamo eventualmente andare a visionare queste situazioni non certo per creare ulteriore disordine, ma per essere semplicemente di supporto. Per cui non le chiederò assolutamente alcunché di questo, mentre le vorrei esprimere solidarietà - mi spiace che lei stia tanto al telefono questa mattina (evidentemente ci saranno problemi decisamente importanti) - per essere rimasto praticamente solo, in quest'Aula, a difendere le ragioni dell'Italia. Lo trovo profondamente ingiusto nei suoi riguardi perché anch'io personalmente la apprezzo molto, e non mi sembra che un Ministro della Lega debba assumersi da solo, fino in fondo, le responsabilità di quanto è accaduto.

Trovo che le manchi accanto qualche altro rappresentante del Governo. Lei oggi ha ricordato gli Esteri e la Difesa, ha detto di avere organizzato un intergruppo (non so, sarà un gruppo interministeriale); tuttavia, penso che le sia molto mancato un supporto per quello che potesse riguardare le politiche comunitarie: manca un Ministro per le politiche europee da troppo tempo. Manca un Ministro, quindi, che abbia realmente rapporti con l'Europa per indurre quell'Europa, che lei giustamente ha ricordato tante volte, a fare innanzitutto il suo mestiere, a non essere più ipocrita ed egoista come quell'Europa che pretende dagli Stati membri che applichino le direttive europee mentre poi essa stessa si tiene ben distante dall'applicazione delle medesime direttive, se è vero, com'è vero, per esempio, che il Trattato di Schengen ha necessità ancora di essere interpretato, e non invece semplicemente applicato.

Le è mancata - perché no? - la Protezione civile, le è mancato il Bertolaso di turno, qualcuno che le venisse incontro in questo momento; le è mancata una vera politica regionale, perché non si può pensare che soltanto oggi, o qualche giorno addietro, le Regioni si debbano assumere l'onere di dividersi aritmeticamente i profughi, anche qui con una mistificazione incredibile. È infatti una vera e propria mistificazione andare ad immaginare che la divisione pro quota sia riferibile soltanto ai profughi, e non invece a tutti questi poveracci (non so come altro definirli, se sfollati, persone che hanno diritto al rifugio o all'asilo, quel che sia. Diciamo: gente, povera gente, che sta morendo nel Canale di Sicilia, e per la quale tutti noi, solidalmente, piangiamo, ma rispetto alla quale non siamo stati capaci di fare assolutamente nulla).

Le Regioni, signor Ministro, dovrebbero assumere fin d'ora una sorta di regolamento, di patto vero e proprio, non per gestire malamente - come hanno fatto in questo periodo - un momento di emergenza, ma per cercare di affrontare una situazione con lo spirito comunitario. Ciò che a noi manca in Italia è il sentirci anche cittadini europei. Non abbiamo mai lo spirito comunitario. Parliamo e blateriamo di sussidiarietà verticale, ma quando si tratta di applicarla all'interno del nostro Stato non sappiamo neanche di che cosa realmente stiamo parlando. Allo stesso modo dell'Europa, che emana una splendida direttiva - la 2001/55/CE - che dice esattamente cosa deve fare l'Europa e cosa devono fare gli Stati. Se ho ben compreso da quel che lei ha riferito, signor Ministro, mi sembra molto strano che oggi si debba chiedere all'Europa cosa si debba fare in base a quella direttiva e se e come gli Stati la possono applicare. Gli Stati dovevano recepirla entro la fine del 2002. L'Italia l'ha recepita all'inizio del 2003 con una legge nella quale ha scritto delle cose; ma anche gli altri Stati avrebbero dovuto recepirla per tempo. Quindi, che cosa dobbiamo chiedere oggi all'Europa se quest'ultima ha emanato una sorta di direttiva manifesto e poi non ha preteso che i singoli Stati riescano ad applicarla? (Applausi della senatrice Sbarbati). Perché, se l'avessero fatto, anche lì si sarebbe trattato di un sistema comunitario di sussidiarietà in virtù del quale i singoli Stati si sarebbero dovuti assumere le loro responsabilità.

Sta di fatto, signor Ministro, che io sono meridionale e le parlo da meridionale, non posso parlare da persona che vive chissà dove. (Commenti del ministro Maroni). Le parlo da orgogliosa meridionale, che vede la sua Regione, ancora una volta, insieme con altre Regioni del Mezzogiorno d'Italia, costretta ad affrontare la fase acuta di un'emergenza che va spalmata su tutta l'Italia. Non intendo fare polemica neanche sulle frasi ad effetto, perché - le conosciamo tutti - può averle dette Bossi, come le ha dette Vendola, il quale, da presidente della Regione Puglia, invece di fare qualcosa per la sua regione, ha pensato bene di fare un comizio splendido a Manduria, che non è servito assolutamente a nessuno, ma semplicemente a fomentare gli animi e a creare quegli elementi di conflitto che noi non intendiamo avere. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL e dai banchi del Governo).

Ho ricoperto la carica di sindaco per nove anni, signor Ministro, e la prima cosa che ho fatto è stata stabilire che ci fosse nel Consiglio comunale il consigliere aggiunto. Avevo 52 etnie nella mia città e non avevo interesse alcuno a creare conflitti, bensì a far partecipare questa gente alla vita democratica della città. Questo, per far comprendere le regole, per informarli sui diritti, ma anche per pretendere i doveri di civile convivenza all'interno della mia città.

C'è stata - signor Ministro, mi consenta di ricordare anche questo - una mancanza rispetto alla cooperazione allo sviluppo. Da ex deputato europeo, più volte ho tentato di sapere - la collega Sbarbati me ne è buona testimone - qual è il mestiere esatto di tante organizzazioni non governative che prendono, per dirla fuori dai denti, un sacco di soldi dai singoli Stati, ma anche dall'Unione europea, senza rendicontare mai. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud e del senatore Amato. Commenti della senatrice Sbarbati). Mi piacerebbe sapere quali sono stati gli effetti della cooperazione allo sviluppo, perché, se l'immigrazione nella nostra povera Italia è aumentata e non è diminuita, allora significa che qualcosa non ha funzionato: significa che qualcuno ha preso del denaro, ma non ha investito su quei territori. Significa che non ha saputo o non ha voluto fare formazione. (Commenti dal Gruppo PD).

GRANAIOLA (PD). Di che cosa stai parlando?

TONINI (PD). Con quali soldi? Non c'è più una lira!

FERRANTE (PD). Vergognati!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, lasciate che la collega concluda il suo intervento.

POLI BORTONE (CN-Io Sud). Come deputato europeo, sono stata in Kosovo. Prima della guerra in Kosovo, operavano in quella zona cinque ONG, durante la guerra 1.000. Siamo andati, dopo la guerra, per avere le rendicontazioni e ne abbiamo trovate solo tre che erano appena in grado di rendicontare.

Allora, Ministro, le chiedo che si faccia non solo un'informativa - lei l'ha fatta in maniera misurata, e personalmente le sono particolarmente grata per l'attività che svolge, e che mi auguro possa continuare a svolgere in compagnia anche di qualche altro Ministro e dell'intero Governo - ma anche che si organizzi in Parlamento, come è giusto che sia, un dibattito reale sui temi dell'emigrazione. Si tratta di un problema che dovremo affrontare e non certamente solo nell'emergenza di questi giorni. Dobbiamo affrontare i temi che attengono al ruolo dell'Italia, e del Mezzogiorno in particolare, all'interno di un'area del Mediterraneo alla quale l'Europa purtroppo non riesce mai a guardare con molta attenzione. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL e della senatrice Sbarbati).