Sulla protesta indetta dal personale femminile
del Corpo di Polizia penitenziaria di Rebibbia
CARLINO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signora Presidente, colleghi, intervengo per informare l'Assemblea che oggi alle ore 14, insieme al mio Capogruppo, senatore Belisario, e alla collega Bugnano, ci siamo recati al carcere femminile di Rebibbia per manifestare la nostra solidarietà alle agenti di polizia penitenziaria che hanno indetto uno sciopero della fame e del sonno all'interno della struttura, senza mai rientrare nelle loro abitazioni, per denunciare le gravi carenze di organico.
«Lo sciopero» - dicono in una lettera inviata al direttore del carcere ed alla stampa - «si protrarrà fino a quando non sarà assicurato un incremento adeguato e doveroso del personale femminile». Le agenti sottolineano che la situazione lavorativa è diventata davvero insostenibile per carichi e turni di copertura, divenuti sempre più pesanti a causa sia della carenza di personale, sia del sovraffollamento, e tutto ciò con gravi ricadute anche sulla loro vita familiare ed affettiva. «Siamo allo stremo delle nostre forze.» - denunciano le agenti - «Accusiamo demotivazione lavorativa, anche perché, guardando al futuro, vediamo solo incertezze, se non addirittura indifferenza e promesse vane da parte degli organi competenti». E concludono il comunicato dicendo: «Stanche sì, rassegnate mai».
Signora Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori più volte ha segnalato i problemi delle carceri italiane in quest'Aula. Da ultimo, la settimana scorsa, in occasione del dibattito sul provvedimento relativo alla tutela delle madri di minori in carcere, abbiamo presentato un ordine del giorno relativo proprio alla situazione di Rebibbia, ma non c'è stata nessuna risposta positiva da parte del Governo. Vorrei invitare dunque il ministro Alfano a smetterla di fare dichiarazioni di intenti e a passare davvero dalle parole ai fatti. Speriamo che lei, signora Presidente, possa riferire al Ministro questa nostra richiesta. (Applausi del senatore Perduca).