Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(2177) Deputato LO PRESTI ed altri. - Modifica all'articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, concernente la misura del contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero-professionale iscritti in albi ed elenchi (Relazione orale)(ore 18)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2177.
Il relatore, senatore Zanoletti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
ZANOLETTI, relatore. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, l'11 maggio 2010 la Camera dei deputati ha approvato, con 499 voti favorevoli e uno solo contrario, il disegno di legge di iniziativa parlamentare Lo Presti e altri sulla modifica all'articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, concernente la misura del contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero-professionali iscritti in albi ed elenchi.
Ricordo che le casse di previdenza, cui sono iscritti coloro che esercitano attività professionali, sono state privatizzate dal 1° gennaio 1995, nell'ambito del riordino generale degli enti previdenziali disposto con l'articolo 1 della legge 24 dicembre 1993, n. 537. (Brusìo. Richiami del Presidente). In attuazione della delega, è stato emanato il decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, che ha disposto la trasformazione in associazione o fondazione, con decorrenza dal 1° gennaio 1995, di 15 enti. Gli enti, una volta privatizzati, hanno continuato a sussistere come enti senza scopo di lucro, assumendo la personalità giuridica di diritto privato (ai sensi dell'articolo 12 e seguenti del codice civile) e subentrando in tutti i rapporti attivi e passivi dei corrispondenti enti previdenziali. Successivamente, la legge 8 agosto 1995, n. 335 ("Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare") ha delegato il Governo ad emanare norme volte ad assicurare la tutela previdenziale in favore dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione il cui esercizio è subordinato all'iscrizione ad appositi albi o elenchi.
In attuazione di tale norma è stato emanato il decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, che ha assicurato a decorrere dal 1° gennaio 1996 la tutela previdenziale per i richiamati soggetti.
In attuazione di tale decreto sono stati istituiti 5 enti privatizzati.
Ai sensi dell'articolo 2 del medesimo le associazioni o fondazioni hanno autonomia gestionale organizzativa e contabile nel rispetto dei principi stabiliti e in relazione alla natura pubblica dell'attività svolta.
In particolare, l'articolo 2 ha disposto l'applicazione per tali enti del sistema del
calcolo contributivo.
Inoltre, gli iscritti alle casse professionali sono tenuti, in virtù dei singoli regolamenti di gestione, al versamento di specifici contributi.
Tali regolamenti stabiliscono, in primo luogo, la misura del contributo soggettivo legato principalmente al reddito dell'iscritto, in secondo luogo, la misura del volume di affari annuale su cui calcolare un contributo integrativo del 2 per cento.
La situazione venutasi a creare ha portato ad erogazioni molto basse per i più di 200.000 iscritti. Pensioni basse dovute sia alla ridotta quota dei contributi soggettivi (solo il 10 per cento), sia ai bassi redditi dichiarati, sia alla limitata storia contributiva.
La norma approvata dalla Camera propone, per il contributo integrativo, invece della misura fissa pari al 2 per cento del fatturato lordo, una misura stabilita con delibera dell'ente cassa competente, approvata dai Ministeri vigilanti, fermo restando che il contributo integrativo sia determinato in percentuale del fatturato lordo. In ogni caso, la delibera non può prevedere una aliquota superiore al 5 per cento.
Il contributo integrativo, come prevede anche la norma vigente, è riscosso dall'iscritto medesimo all'atto del pagamento del corrispettivo da parte del cliente, previa evidenziazione del relativo importo sulla fattura.
La legge approvata dalla Camera concerne, oltre ai regimi pensionistici di cui al citato decreto legislativo n. 103, anche quelli di istituzione antecedente e che abbiano adottato o adottino il sistema di calcolo contributivo.
Inoltre, la novella in oggetto prevede che, per i regimi summenzionati, l'ente cassa competente possa destinare parte del contributo integrativo all'incremento dei montanti individuali dei contributi al fine di migliorare i trattamenti pensionistici. La delibera di tali enti è adottata secondo le procedure stabilite dalla legislazione vigente nonché dallo statuto e dal regolamento dell'ente o cassa ed è approvata dai Ministeri vigilanti. Questi ultimi, ai fini delle approvazioni, valutano la sostenibilità della gestione complessiva e l'adeguatezza delle prestazioni.
La Commissione lavoro del Senato ha ritenuto, all'unanimità, opportune le modifiche contenute nel testo della Camera, dichiarandosi anche disponibile a chiedere l'assegnazione in sede deliberante.
È evidente, infatti, che in tal modo è possibile incrementare i montanti contributivi assicurando pensioni più decorose e dando una prospettiva di maggior tranquillità ai giovani professionisti. Per essi le previsioni, allo stato, sono un tasso di sostituzione anche inferiore al 30 per cento, e dunque assolutamente insufficiente.
Le categorie interessate hanno manifestato in varie forme il loro favore e la loro aspettativa per una rapida conclusione dell'iter legislativo.
Le Commissioni competenti del Senato in sede consultiva hanno espresso parere favorevole; anche il Governo si è pronunciato in tal senso. Peraltro, la Commissione programmazione economica, bilancio, ha espresso un parere condizionato a due modifiche. La prima chiede all'articolo 1, comma 1, di sostituire le parole: «non può eccedere il 5 per cento», con le altre: «non può essere inferiore al 2 per cento e superiore al 5 per cento». La seconda chiede di aggiungere, all'articolo 1, comma 1, dopo le parole: «montanti individuali», le altre: «senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica garantendo l'equilibrio economico, patrimoniale e finanziario delle casse o degli enti medesimi». Si tratta - come è evidente - di modifiche non sostanziali che la Commissione lavoro ha fatto proprie, approvando sempre all'unanimità un emendamento del relatore, ed è in questa forma che il testo giunge all'esame dell'Aula.
Confido in una rapida approvazione, perché è un passo limitato ma significativo sul percorso del necessario adeguamento delle norme pensionistiche alla mutata realtà sociale e finanziaria. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, nel corso del suo iter questo disegno di legge aveva incontrato alla Camera la sostanziale unanimità dei Gruppi. Anche nella Commissione lavoro al Senato l'accordo è stato generale e se ne era richiesta addirittura - come ha detto il relatore - l'assegnazione in sede deliberante.
Il sistema previdenziale dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione presenta una struttura peculiare, assai differente rispetto a quello previsto per il lavoro dipendente, per quanto concerne gli organismi deputati a garantire quei «mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria» cui, in base all' articolo 38 della Costituzione, tutti i lavoratori hanno diritto.
Il settore vanta un'esperienza ormai quindicennale per le casse «storiche» (quelle privatizzate in base al decreto legislativo n. 509 del 1994) e ormai ultradecennale per quelle «di seconda generazione» (costituite con il decreto legislativo n. 103 del 1996). Si tratta di una esperienza la cui valutazione complessiva è senza dubbio positiva, sebbene la necessità di interventi correttivi del legislatore sia davvero necessaria.
I liberi professionisti, al pari dei lavoratori dipendenti, hanno diritto a beneficiare di adeguate prestazioni previdenziali e assicurative, cosa che attualmente non avviene in quanto essi percepiscono pensioni significativamente basse con una grossa disparità rispetto al reddito percepito nel corso dell'attività professionale.
Mi si consenta qui di ricordare come sia particolarmente grave la situazione delle professioniste donne. Secondo le statistiche, infatti, esse percepiscono una pensione che ammonta a circa la metà di quella degli uomini, scontando inoltre i periodi di interruzione dovuti alla maternità e ai servizi di cura della famiglia. Una situazione che ricalca purtroppo quella che caratterizza il settore del lavoro dipendente, dove le donne risultano essere particolarmente penalizzate.
La possibilità di aumento delle aliquote è uno strumento per tentare di sanare almeno in parte una situazione di disparità di trattamento estremamente sfavorevole per alcune casse previdenziali.
Esiste, inoltre, un concreto pericolo per questi enti, soprattutto se di recente istituzione. Molti di essi, infatti, si trovano oggi in una situazione apparentemente invidiabile dal punto di vista delle risorse finanziarie, poiché ad un buon numero di professionisti contribuenti si affianca un numero relativamente basso di pensionati utenti. Il rischio ovvio è che, proseguendo nella gestione, si possa registrare un significativo peggioramento dei bilanci, nel momento in cui la tendenza cominciasse anche solo a riequilibrarsi e tali casse dovranno cominciare ad erogare un numero significativo di prestazioni. Si è creata una situazione di eccessiva disparità tra il reddito percepito dai professionisti e l'ammontare delle pensioni percepite al termine della vita professionale.
Il fatto che questo aumento ricada direttamente sui clienti è certamente un neo, pur, forse, inevitabile. L'aumento dell'aliquota viene infatti riscosso direttamente dal professionista all'atto del pagamento, previa evidenziazione del relativo importo sulla fattura: il cliente ha il diritto di essere informato, ma comunque pagherà questo aumento.
D'altra parte il professionista, che vorrà accumulare una pensione più consistente, avrà tutto l'interesse a fatturare interamente i propri introiti e naturalmente questo sarà un miglioramento anche per il fisco.
In conclusione, ribadisco qui quanto ho già sostenuto in Commissione lavoro: la proposta in discussione rappresenta senz'altro, a mio giudizio, un passo avanti compiuto in direzione di un sostegno concreto agli iscritti alle casse professionali. Da qui nasce l'adesione mia e del mio Gruppo. La posizione che il Gruppo Italia dei Valori ha tenuto nel corso dell'esame in Commissione sarà la medesima anche in Aula. (Applausi del senatore Mascitelli).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valli. Ne ha facoltà.
VALLI (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, con il provvedimento in esame si realizza la piena attuazione dell'articolo 1, comma 763, della legge finanziaria del 2007 che, modificando l'articolo 3, comma 12, della legge n. 335 del 1995, ha recato disposizioni per garantire l'equilibrio finanziario degli enti previdenziali che sono stati privatizzati. Questo non ha alcun impatto inflattivo, perché le prestazioni rese dai professionisti iscritti agli enti di previdenza privati, istituiti nel 1996, non sono inserite nell'elenco preso in evidenza dall'ISTAT, il famoso "paniere", ai fini del calcolo del tasso di inflazione.
La misura del contributo integrativo non può eccedere il 5 per cento dal 2 per cento attualmente fissato. Voglio ricordare che abbiamo a che fare con un settore della previdenza obbligatoria che riguarda le casse privatizzate, una ventina di cui una parte - se ben ricordate - istituite con la cosiddetta riforma Dini del 1995. Ma cosa fa questa legge? Si propone di allineare le casse nuove, quelle riferite alla riforma Dini del 1995 e quelle del decreto legislativo n. 103 del 1996, per quanto riguarda il contributo integrativo, al tetto del 5 per cento delle altre casse. Queste ultime, le vecchie casse, non vedono stravolgimenti in quanto il contributo del 4 per cento o del 5 per cento già lo riscuotono.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,15)
(Segue VALLI). Quindi questo contributo viene destinato a prestazioni assistenziali e, se poi il disegno di legge verrà approvato, una parte di questo contributo potrà essere destinata a prestazioni previdenziali.
Ricordo ancora che per le nuove casse si fa semplicemente un'operazione di allineamento alla situazione delle altre. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Castro).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ghedini. Ne ha facoltà.
GHEDINI (PD). Signora Presidente, il provvedimento che discutiamo oggi ha il compito di affrontare uno dei temi portanti della struttura del nostro welfare: quello della adeguatezza e della sostenibilità dei trattamenti pensionistici. Lo fa con riferimento a una categoria definita e limitata, quella degli esercenti le libere professioni, iscritti ad albi ed ordini professionali, titolari - come ha evidenziato il relatore - delle prestazioni assistenziali e previdenziali erogate dalle cosiddette casse privatizzate, ex decreto legislativo n. 509 del 1994, e da quelle costituite a seguito del decreto legislativo n. 103 del 1996.
In entrambi i casi, anche in considerazione di un quadro normativo che ha subito molti mutamenti, con conseguente incertezza dell'orizzonte previsionale, l'andamento della gestione di queste casse ha risentito e risente della variazione nel tempo della dinamica demografica degli iscritti e di quella reddituale, soprattutto dei professionisti più giovani. L'aumento progressivo della longevità dei beneficiari delle prestazioni a fronte della riduzione della consistenza dei versamenti dei nuovi iscritti pone seri problemi di sostenibilità gestionale delle casse per la prospettiva. Alcune di queste hanno avuto in passato, e presentano anche attualmente, problemi di equilibrio di bilancio, derivanti anche da politiche di gestione non sempre oculate e coerentemente finalizzate allo scopo costitutivo. Altre, quelle di più recente istituzione, godono, transitoriamente, di condizioni finanziarie buone, legate alla quasi totale assenza di prestazioni erogate, ma corrono rischi seri di sostenibilità per la prospettiva, in assenza di un adeguamento delle contribuzioni versate e se non saranno gestite con la massima trasparenza ed oculatezza.
Per questa ragione, l'intervento promosso dal provvedimento è opportuno, poiché rappresenta comunque un vantaggio, un passo verso l'autonomia delle casse e a sostegno dell'adempimento delle loro finalità costituzionali.
Ma se la sostenibilità gestionale è l'ovvio presupposto del pieno esercizio funzionale, è la sostenibilità dei trattamenti previdenziali erogati la fonte di vera preoccupazione, ciò di cui dovrebbe primariamente occuparsi il Parlamento.
La previsione, contenuta in questa norma, che riconosce la facoltà per le casse che adottano il sistema di calcolo contributivo di destinare una parte del contributo integrativo, che qui viene incrementato, ad aumentare la consistenza dei montanti individuali può aumentare in futuro i tassi di sostituzione, ma probabilmente non in misura sufficiente.
Le nuove casse pagano già attualmente pensioni molto basse, che segnano uno scarto marcato rispetto ai redditi medi della vita attiva, produttiva dei loro aderenti.
Questo scarto colpisce in misura particolare e inaccettabile le professioniste donne, che arrivano a percepire pensioni che ammontano a circa la metà di quella dei colleghi uomini, a causa dei periodi di interruzione contributiva dovuti alla maternità e agli impegni di cura in favore dei figli e della famiglia. È quanto mai necessario, quindi, affrontare in maniera sistematica il problema della riforma del lavoro autonomo, considerandolo anche nella prospettiva di genere ed estendendo alle professioniste (Brusìo. Richiami della Presidente) gli strumenti che garantiscano il superamento di ogni penalizzazione che derivi loro dalla scelta della maternità e dai ruoli di caregiver che più spesso le donne sono chiamate a svolgere, prevedendo piena contribuzione figurativa per i periodi dedicati alla maternità e alla cura.
Inoltre, i nuovi iscritti, i giovani, hanno di fronte a se una prospettiva anche peggiore: stime attuariali calcolano che le categorie a reddito più debole e discontinuo iscritte alle "nuove" casse (ad esempio, i biologi, gli psicologi, gli agronomi) riceveranno pensioni pari a circa il 25 per cento del loro reddito medio, mentre ai giovani avvocati ed ingegneri di oggi, iscritti alle casse privatizzate, spetterà una pensione pari a circa il 50 per cento del reddito medio attuale dei giovani iscritti, che oggi si aggira tra i 1.200 e 1.600 euro al mese.
Se si considera, inoltre, che molti di questi giovani iscritti sono "forzati" della libera professione, la esercitano, cioè, non per scelta, ma perché costretti da un mercato e da un costume che hanno cancellato, di fatto, il lavoro dipendente dal novero dei rapporti di lavoro, ci si rende ben conto dell'assoluta necessità di assumere il tema della sostenibilità sociale per la prospettiva dei trattamenti previdenziali di coloro che oggi entrano nelle professioni.
Abbiamo a che fare, ancora una volta, con un problema sostanziale per il futuro: quello della qualità del lavoro dei giovani, della loro autonomia, in definitiva quello della costruzione dei presupposti per un Paese meno diseguale.
Mancano, evidentemente, la voglia, il coraggio, il respiro per affrontare ciò che sarebbe necessario: una riforma complessiva della previdenza, delle quote di contribuzione per tutte le professioni, degli strumenti di accompagnamento alle fasi della vita lavorativa in un mercato del lavoro di grande mutevolezza, degli strumenti di qualificazione e di "normalizzazione" del lavoro.
Ma anche a voler essere minimalisti e a mantenere il profilo ristretto alla normativa previdenziale e al testo di questo provvedimento, è necessario affrontare almeno l'armonizzazione di quello che c'è, se non si vuole affrontare quello che manca. Non possiamo quindi non richiamare la necessità di affrontare al più presto il tema della totalizzazione contributiva, prevedendo la possibilità per tutte le categorie di lavoratori, dipendenti od autonomi, quale che sia il loro percorso assicurativo, di cumulare tutti i periodi assicurativi, di qualunque durata ed acceso presso qualsivoglia ente, finalizzandolo al conseguimento di un'unica pensione che capitalizzi ogni singolo versamento contributivo effettuato nel corso della vita, senza dispersioni e penalizzazioni.
Così come deve essere superata l'incongruenza e l'iniquità prodotta da recenti norme. Una fra tutte l'introduzione dell'onerosità per la ricongiunzione contributiva presso l'INPS dei contributi dalle gestioni sostitutive, esclusive ed esonerative, che determinerà per moltissimi lavoratori riduzioni significative dei montanti pensionistici ed in alcuni casi la perdita del requisito di accesso alla pensione. Non è per parlar d'altro, ma affrontare il tema previdenziale significa farsi carico del complesso dei problemi che riguardano il futuro previdenziale e pensionistico delle giovani generazioni.
Per tutto quanto detto, ben venga l'intervento previsto da questo provvedimento, con la consapevolezza che però esso è assolutamente parziale e limitato e rischia in termini di prospettiva di essere perfino iniquo se non verrà completato il quadro delle necessarie riforme.
Ricordiamoci delle criticità che esso pone in luce anche quando discutiamo dei limiti, sempre più forti, che si vorrebbero imporre all'accesso dei giovani ad alcune professioni: chi sosterrà la pensione degli stagisti, dei praticanti a titolo gratuito degli studi legali, dei tirocinanti per periodi infiniti se continuiamo a porre barriere protezionistiche e corporative all'accesso alle professioni?
C'è molto lavoro da fare, ma quest'Aula, signora Presidente, me lo consenta, continua ad essere riempita di contenuti minimi, non sapendo affrontare, per debolezza politica della maggioranza, le questioni di sostanza che riguardano il Paese.
Il provvedimento che discutiamo oggi avrebbe potuto essere approvato dalla Commissione referente in sede deliberante, come ha ricordato il relatore: ne è stata fatta richiesta, con l'accordo di tutti i Gruppi e con il parere favorevole del Governo. Ci troviamo a discuterlo in Aula, seppure in termini condivisi, ed è forte il sospetto che ciò si debba alla necessità di riempire un calendario altrimenti vuoto. Accade sempre più spesso ed è inaccettabile: per rispetto del Parlamento, ma soprattutto per rispetto dei cittadini, che hanno diritto ad istituzioni efficienti e pienamente impegnate nell'affrontare e risolvere i loro problemi.
Per questo chiediamo che possano essere discusse dall'Aula del Senato al più presto le molte proposte in materia di lavoro e previdenza che sono state presentate dal nostro Gruppo proprio con questo intento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore.
ZANOLETTI, relatore. Signora Presidente, ringrazio i colleghi intervenuti ed esprimo viva soddisfazione per il largo consenso riconfermato che ci permette una rapida approvazione del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, rinuncio ad intervenire.
PRESIDENTE. Invito la senatrice Segretario a dar lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sull'emendamento ad esso riferito.
MONGIELLO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il testo proposto all'Assemblea dalla Commissione di merito per il disegno di legge in titolo e il relativo emendamento, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta sul testo osservando che il provvedimento inserisce un elemento di finanziamento del montante previdenziale che, difformemente dal sistema vigente, non ha propriamente natura contributiva, ma viene posto a carico della fiscalità generale.
Esprime altresì parere di nulla osta sull'emendamento 1.100».
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge, nel testo proposto dalla Commissione, sul quale è stato presentato un emendamento che invito i presentatori ad illustrare.
VACCARI (LNP). Comprendiamo la necessità indicata da questo provvedimento inerente all'equiparazione delle aliquote contributive integrative degli iscritti alle casse o enti indicati nel decreto legislativo n. 103 del 1996 - infermieri, biologi, psicologi e altre categorie - a quelle di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994.
Con questo emendamento si vuole sollecitare l'Assemblea e il Governo ad una sorta di moral suasion, cioè ad una vigilanza e ad un'attenzione a non superare l'aliquota del 4 per cento, aliquota autorizzata dal Governo in questi anni per molte delle casse previste nel decreto legislativo n. 509. Un'attenzione analoga è opportuna per il criterio di destinazione di parte di questo contributo integrativo, con riferimento al montante individuale dei singoli iscritti.
Con questo spirito, vi è dunque una disponibilità a ritirare l'emendamento, nel caso sia accolto dal Governo come raccomandazione un ordine del giorno di contenuto corrispondente.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.
ZANOLETTI, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole alla trasformazione dell'emendamento in ordine dal giorno e ad un suo accoglimento come raccomandazione da parte del Governo.
VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
VACCARI (LNP). Signora Presidente, ritiro l'emendamento e lo trasformo in ordine del giorno.
PRESIDENTE. Senatore Vaccari, il Governo si è detto disponibile ad accogliere l'ordine del giorno G1.100 come raccomandazione. Insiste per la sua votazione?
VACCARI (LNP). Signora Presidente, poiché il Governo è disponibile in tal senso, non insisto per la votazione dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
VIESPOLI (CN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN). Signora Presidente, intervengo per annunciare, a nome del Gruppo di Coesione Nazionale, il voto favorevole al provvedimento in esame, soprattutto alla luce delle riflessioni del relatore.
CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signora Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo sul disegno di legge e per chiedere di poter consegnare agli atti il testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signora Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole sul disegno di legge in esame e per chiedere di poter allegare il testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
VALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALLI (LNP). Signora Presidente, a nome del Gruppo Lega Nord, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole sul disegno di legge in esame e per chiedere di poter allegare il testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
NEROZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signora Presidente, dal momento che facciamo da riempitivo, almeno cerchiamo di farlo con dignità e cerchiamo di salvare noi stessi, come ha giustamente detto la collega Ghedini.
Come già abbiamo avuto modo di esporre in sede di discussione di questo provvedimento presso la Camera dei deputati e nella Commissione lavoro del Senato, riteniamo che l'approvazione di tale disciplina sia resa necessaria al fine di migliorare le pensioni dei liberi professionisti, che rischiano di godere di trattamenti pensionistici molto al di sotto del reddito percepito nel corso dell'attività professionale. Infatti, il disegno di legge in esame reca disposizioni volte a permettere agli enti previdenziali istituiti ai sensi del decreto legislativo n. 103 del 1996 di elevare la misura del contributo integrativo. Tale proposta è volta a equiparare sotto questo aspetto la disciplina relativa a tali enti a quella vigente per gli enti previdenziali privatizzati ai sensi del decreto n. 509 del 1994.
Riteniamo quindi che tale provvedimento possa essere accolto come primo atto necessario alla soluzione di un problema reale; ma riteniamo altresì che insieme ad esso vadano affrontati il riordino degli enti previdenziali privatizzati (con un riassetto organico della disciplina, da perseguire attraverso uno specifico intervento legislativo) e, più in generale, la necessità di garantire nei prossimi anni una pensione dignitosa ai nostri giovani, soprattutto ai giovani professionisti, che spesso oggi hanno uno stipendio bassissimo, vivono di stage e in futuro non avranno una pensione.
Come ricorderete, il Governo Prodi con il Protocollo sul welfare del 2007 intendeva, da un lato, sostenere il secondo pilastro su cui si basava la riforma pensionistica che introdusse il sistema contributivo e la previdenza complementare e, dall'altro, garantire un tasso di sostituzione del 60 per cento nel rapporto tra retribuzione e pensione.
Per quanto concerne la previdenza complementare sarebbe opportuno avviare una verifica attenta su quanto la crisi economica degli ultimi anni abbia depotenziato tale strumento e, in caso affermativo, valutare quale iniziativa assumere al fine di scongiurarne l'entrata in crisi, al contempo recuperando il tema delle garanzie di una pensione dignitosa per tutti nei prossimi decenni. Questa parte del Protocollo non fu mai attuata a causa della fine anticipata della legislatura, ma il tema resta drammaticamente attuale.
Nel dichiarare il voto favorevole del Gruppo PD al provvedimento in esame e nel ricordare che il Partito Democratico, come diceva la collega Ghedini, ha presentato molti disegni di legge sul tema del lavoro, che andrebbero discussi e approvati per cambiare una situazione economica assai grave e ovviare alla mancanza di politiche del lavoro e industriali, non possiamo non augurarci che il Governo e la maggioranza, in un sussulto di attenzione sui problemi concreti che riguardano i cittadini italiani, trovino il tempo e la voglia di affrontare questi temi. Sono temi su cui il PD, come ho detto, ha da tempo depositato varie proposte, e su cui naturalmente è pronto al confronto. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).
CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signori Sottosegretari, colleghi, avendo il vezzo, o lo snobismo, di non preparare interventi scritti, sono più fragilmente bisognoso di altri che alcuni tonitruanti guerrieri, nelle loro conversazioni, mantengano un tono grave.
Vorrei fare solo pochissime considerazioni, in quanto il valente relatore e anche i colleghi nei loro meditati interventi hanno sottolineato aspetti così positivi di questa legge da generare l'unanime consenso di tutta l'Aula. Soprattutto è stato opportunamente sottolineato quanto importante sia per i giovani professionisti poter contare sul potenziamento della misura del contributo garantito da questo intervento normativo per assicurarsi un orizzonte più sereno.
Ma vi sono state anche alcune osservazioni, come sempre molto puntuali, da parte della collega Ghedini e del collega Nerozzi che credo meritino una puntualizzazione. Questo non è affatto un intervento minore, come lo si è voluto dipingere, quindi prefigurando la necessità di interventi strutturati e illuministicamente compiuti da parte della maggioranza. Questo è invece un provvedimento dietro il quale pulsa in maniera nitida la complessità del disegno di riforma legislativa di questa maggioranza.
In primo luogo, esso si inserisce coerentemente dentro la traiettoria della sussidiarietà, che valorizza massimamente il ruolo, il contributo e l'apporto delle parti sociali e delle categorie professionali. È esattamente lungo questa traiettoria (che vuole dire meno legge e più contratto, più contratto aziendale e meno contratto nazionale) che questo provvedimento si inserisce, in qualche modo rievocando quella big society, quel meno Stato e più società, che si traduce, si invera e si materializza nella prevalenza data alla capacità autorganizzativa della categoria attraverso la previdenza. Addirittura si collega la flessibilità previdenziale alla qualità e all'intensità remunerativa della performance professionale. Tra l'altro, le parti sociali determineranno liberamente il posizionamento quantitativo del loro contributo, in relazione alla loro puntuale, specifica, concreta e prospettica condizione finanziaria e patrimoniale: questo vuol dire autonomia e valorizzazione dell'autonomia delle parti sociali!
Abbiamo accolto molto volentieri la raccomandazione proposta dall'amico e collega Vaccari. Ma attenzione: guai se si tornasse a una sorta di forzosa omologazione: tutti al 4, al 5 o al 3. No, ciascuna cassa in relazione alla sua situazione abbia una specifica regolazione. (Applausi del senatoreD'Ambrosio Lettieri).
Infine, un altro punto politicamente molto denso. Le categorie professionali tornano al centro, da protagoniste, di una riforma complessiva dell'economia e della società, che non a caso la maggioranza sottolinea appartenere alla tradizione culturale dell'economia sociale di mercato o, per dirla con un termine più schietto, ad un modello neocorporativo: ovviamente, il modello neocorporativo della scuola di Friburgo, non quello di pessime esperienze totalitarie. È la nostra tradizione cattolica che riemerge con forza in questo momento. (Applausi del senatore Giuliano). Il modello neocorporativo è una novità rispetto ad altre attitudini legislative che l'amico Nerozzi citava, perché il centro, il focus non è il cittadino consumatore, bensì il cittadino produttore di beni e servizi, organizzato nella dimensione della sua associazione di rappresentanza professionale. Questa è la sussidiarietà, la centralità dei corpi intermedi, la crucialità della rappresentanza delle categorie! (Applausi dal Gruppo PdL). Pertanto, ben vengano le categorie e gli ordini al centro di questa riforma, che tutto è salvo che una riforma minore: come riforma non minore ma decisiva. Noi la votiamo in modo compiuto e convinto. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, colleghi, non vorrei turbare il clima di idillio sulla cosiddetta legge Lo Presti, che consente agli enti gestori di aumentare le aliquote fino al 5 per cento lordo, incremento che sarà a carico degli utilizzatori finali, ossia dei consumatori e le famiglie, con le parcelle maggiorate. Signora Presidente, colleghi, questi enti gestori hanno investito centinaia di migliaia di euro in titoli tossici con Lehman Brothers e Anthracite. Da un'indagine conoscitiva della Commissione bicamerale sugli enti gestori, risulta che l'ENASARCO, la cassa che dovrebbe garantire la pensione agli agenti di commercio, ha la maggiore esposizione indiretta in titoli Lehman per un controvalore di 780 milioni di euro; l'ENPAIA, la cassa degli agricoltori, 45 milioni; l'ENPAV, quella che gestisce i veterinari, 9 milioni; l'ONAOSI, quella degli orfani sanitari, 15 milioni; l'ENPAM (i medici), 80 milioni; l'EPAP ha un'esposizione di 15,7 milioni; l'ENPAP ha in carico 10 milioni di euro; la cassa degli architetti ed ingegneri ha un'esposizione di 13,8 milioni, l'ENPACL, la cassa dei consulenti del lavoro, 58 milioni di euro.
Signora Presidente, tali investimenti sono stati effettuati da broker nato a Valderice, tale Fabio Liotti, dalle isole Cayman. Dopo "svendopoli" ed "affittopoli", per ripianare la mala gestio, adesso aumentano i montanti contributivi.
Per questa ragione, signora Presidente, dopo averne informato il mio Capigruppo, il senatore Belisario, che ringrazio, voterò contro questo provvedimento. (Applausi del senatore Valentino).
PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.
È approvato.