DELLA SETA, SANNA, SCANU, SBARBATI, FERRANTE, DE LUCA, MAZZUCONI, MOLINARI, RANUCCI - Il Senato,
premesso che:
nella città di Cagliari il colle di Tuvixeddu, la Montagna sacra che incorpora la necropoli punica più vasta del Mediterraneo, è un monumento mondiale che fa grande la Sardegna e l'Italia sotto il profilo monumentale, paesaggistico, culturale e identitario. Si tratta di un complesso morfologico, che comprende due colline, Tuvixeddu e Tuvumannu, esteso per oltre 60 ettari all'interno della città di Cagliari che comprende innumerevoli peculiarità ambientali per paesaggi e biodiversità oltre ad una eccezionale testimonianza di storia e di archeologia punica e romana;
nonostante l'attività di cava della Italcementi, protrattasi fino agli anni '70, abbia devastato l'area archeologica con la distruzione di migliaia di tombe intatte ed inferto delle ferite profonde al paesaggio, ancora visibili, tuttavia restano evidenti le caratteristiche paesaggistiche ed archeologiche che fanno di quest'area uno dei più rari e straordinari esempi di paesaggio antico, in cui insistono la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo con più di 1.000 tombe rilevate; un centinaio di rilevanti sepolcri risalenti al periodo romano; cave antiche di calcare e decine di cisterne; uno straordinario habitat rupestre; villini liberty. Ai sensi della legge n. 1089 del 1939, l'area è stata tutelata con vincolo archeologico in maniera insufficiente, e solo nel 1996 è stato ampliato, pervenendo ad una perimetrazione non ancora adeguata. Nel 1997 è stato apposto il vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 1939;
nonostante il doppio vincolo le competenti Soprintendenze hanno autorizzato nel 1999 un progetto edificatorio di ben 273.000 metri cubi, nonché il proposito di realizzazione di una devastante strada di scorrimento veloce a ridosso della necropoli, successivamente inserito in un contestato accordo di programma del 2000 tra Comune di Cagliari e imprese private per la costruzione di un quartiere residenziale con 400 appartamenti;
nel 2004 una revisione dell'impostazione della tutela ambientale è stata introdotta dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42 del 2004, cosiddetto codice Urbani) che introduce il concetto del bene paesaggistico come unità contestuale. In questa nuova percezione del paesaggio assume grande importanza il processo di ricostruzione della fisionomia storica del sistema dei colli prospicienti la laguna di S. Gilla, sulle cui sponde sorse la città fenicia e punica di Cagliari;
la Regione Sardegna, in applicazione del codice dei beni culturali, ha elaborato nel 2006 il Piano paesaggistico regionale, improntato al nuovo concetto di bene paesaggistico per un recupero dell'unità ambientale nel suo contesto, inserendo l'area di Tuvixeddu-Tuvumannu tra le zone da proteggere;
il 21 febbraio 2007 la Commissione regionale per il paesaggio ha pronunciato una dichiarazione di notevole interesse pubblico in relazione all'intero contesto;
in conseguenza la Regione Sardegna ha adottato il successivo vincolo paesaggistico ed il necessario provvedimento che ha bloccato gli incombenti progetti edilizi e creato le premesse per un'operazione di recupero e valorizzazione ambientale e culturale;
il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna, in data 8 febbraio 2008, accogliendo il ricorso avverso tale provvedimento presentato dal Comune di Cagliari e da varie imprese costruttrici, ha annullato i vincoli posti dalla Regione; la delibera del Tribunale amministrativo regionale a sua volta è stata impugnata dalla Regione Sardegna davanti al Consiglio di Stato, VI sezione;
il Ministero per i beni e le attività culturali è intervenuto nel Consiglio di Stato a sostegno del provvedimento apponeva vincoli all'area;
una sentenza del Consiglio di Stato ha poi confermato la precedente sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Sardegna dell'8 febbraio 2008;
il Consiglio di Stato, con sentenza 5 febbraio 2010, n. 538, riformando la sentenza del Tar, ha accolto il ricorso della Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici ed ha restituito validità ai decreti con i quali l'allora responsabile dell'ufficio Fausto Martino aveva annullato gli ultimi due nullaosta paesaggistici concessi dal Comune ad agosto 2008. Il Consiglio di Stato, nel disporre l'annullamento, ha ribadito la necessità di ottenere le autorizzazioni edilizie per ogni singolo intervento con adeguata motivazione paesaggistica, in applicazione alla modifica del codice dei beni culturali, che chiama le Sovrintendenze per i beni architettonici e paesaggistici a dare un parere vincolante sulle autorizzazioni;
il Soprintendente per la Sardegna, il 22 luglio 2009, con nota protocollo 7157/Ca, ha dato "comunicazione dell'inizio del procedimento di riconoscimento di notevole interesse storico artistico" ex articolo 10, comma 1, comma 3, lettera a), comma 4, lettera h), articolo 13, comma 1, e articolo 14, comma 1, del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche e integrazioni - del "complesso minerario industriale di Tuvixeddu", perché "si rende necessario esplicitare la dichiarazione di interesse culturale del complesso di cui all'oggetto (…) avviando d'ufficio il procedimento di verifica dell'interesse culturale per la porzione di proprietà pubblica" e del "particolare interesse storico-artistico (…) per la restante parte di proprietà privata";
in data 8 luglio 2010 il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna ha firmato il decreto con il quale viene apposto il vincolo all'immobile definito "complesso minerario industriale di Tuvixeddu" sito a Cagliari per cui vengono applicate nuove misure di salvaguardia;
durante il convegno internazionale "Africa Romana" svoltosi a Sassari nel dicembre 2010 è stato accolto un documento di richiesta di salvaguardia del compendio Tuvixeddu-Tuvumannu proposto da eminenti studiosi. Ciò si aggiunge ai numerosi contributi ed interventi di tutela sollecitati da Legambiente e da altre associazioni ambientaliste e culturali;
infine la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 1366 del 3 marzo 2011 ribadisce la piena validità dell'inserimento nel Piano paesaggistico regionale dell'area del compendio paesaggistico di Tuvixeddu-Tuvumannu e quindi ai sensi dell'articolo 143, comma 9, del codice "a far data dall'adozione del piano paesaggistico non sono consentiti, sugli immobili e nelle aree di cui all'articolo 134, interventi in contrasto con le prescrizioni di tutela previste nel piano stesso. A far data dalla approvazione del piano le relative previsioni e prescrizioni sono immediatamente cogenti e prevalenti sulle previsioni dei piani territoriali ed urbanistici";
considerato che:
la sentenza del Consiglio di Stato n. 1366 del 2011 afferma che: «per consolidata giurisprudenza la situazione materiale di compromissione della bellezza naturale che sia intervenuta ad opera di preesistenti realizzazioni, anziché impedire, maggiormente richiede che nuove costruzioni non deturpino ulteriormente l'ambito protetto (Consiglio di Stato, VI, 13 febbraio 1976, n. 87; 11 giugno 1990, n. 600; 25 agosto 1995, n. 820; II, 17 giugno 1998, n. 53): non è dunque contraddittoria con l'imposizione del vincolo la circostanza che, in una parte della perimetrazione, insistano di fatto realizzazioni che a loro tempo abbiano contrastato i valori che per il futuro con il PPR si intende proteggere» e che «Il piano paesaggistico poteva, ai sensi dell'articolo 134, lettera c) del Codice, direttamente qualificare come beni paesaggistici, tipizzandole e sottoponendole a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione come prevedeva l'allora articolo 143, comma 1, lettera i), aree - ulteriori rispetto a quelle dichiarate tali in via amministrativa o ex lege - il cui valore specifico da tutelare è dato da caratteri simili, o di analogo fondamento, rispetto a quelli considerati per i vincoli provvedimentali dell'articolo 136 o per quelli ex lege dall'articolo 142, e il cui effetto ricognitivo è quello proprio dei quei vincoli paesaggistici, cui si deve aggiungere un contenuto prescrittivo, posto dal Piano stesso contestualmente alla loro individuazione»;
inoltre l'indirizzo inequivocabile contenuto nella citata sentenza è ricavabile dalla seguente affermazione: «Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell'area è rinviata ad un'intesa tra comune e regione, fermo che "all'interno dell'area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata" (articolo 48, comma 2, delle NTA)»;
impegna il Governo ad intervenire con urgenza, per quanto di propria competenza e anche sollecitando in tal senso il Comune di Cagliari e la Regione autonoma della Sardegna, per dare corso agli indirizzi di tutela contenuti nell'ordinanza del Consiglio di Stato ed in particolare all'applicazione di misure urgenti di salvaguardia, comprendenti anche la sospensione dei lavori in corso nell'area, al fine di non arrecare ulteriore compromissione al compendio, e propedeutiche alla regolamentazione definitiva dell'area, fermo che all'interno dell'area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi e una fascia di tutela condizionata.
(1-00402)
BIANCHI, D'ALIA, GUSTAVINO, FOSSON, SBARBATI, SERRA, FISTAROL, GIAI, GALIOTO, MUSSO - Il Senato,
premesso che:
secondo i dati dell'OMS, sono circa 332.000 le donne dell'Unione europea alle quali, ogni anno, viene diagnosticato il tumore al seno. Negli ultimi 10 anni l'incremento della patologia tumorale è stato stimato al 25 per cento. L'incidenza della malattia in Italia ha raggiunto il valore di una donna su 8;
l'8 marzo 2011 è stato presentato il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul tumore della mammella, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, votato all'unanimità dalla 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) del Senato;
nel testo del documento si legge che "In Italia il tumore al seno rappresenta la prima causa di morte nella fascia di età tra i 35 ed i 50 anni; ogni anno tale patologia viene diagnosticata a circa 40.000 donne: tra queste il 30,4 per cento ha un'età inferiore a 44 anni, mentre il 35,7 per cento è compreso tra i 44 e i 65 anni e il rimanente 34,1 per cento riguarda le donne over 65. Mediamente, una donna su otto sviluppa un carcinoma mammario nel corso della propria vita, entro i 65 anni un tumore ogni tre diagnosticati è rappresentato da un carcinoma mammario. I dati di prevalenza superano le 450.000 donne sul territorio italiano";
negli ultimi sei anni si è registrato un forte aumento dell'incidenza del tumore al seno, pari al 13,8 per cento. Particolarmente allarmante il tasso per le donne under 45 per le quali si registra un incremento del 28,6 per cento nella fascia di età compresa tra i 25 e i 44 anni. Peraltro, la probabilità di morire per un carcinoma mammario in donne con meno di 40 anni è di circa il 52 per cento maggiore rispetto alle donne con più di 40 anni;
se diagnosticato in uno stadio iniziale e trattato correttamente il cancro al seno può essere vinto sino al 98 per cento dei casi. Secondo i dati OMS, infatti, uno screening mammografico può ridurre del 35 per cento la mortalità per il cancro al seno per le donne di età compresa tra i 50 e 69 anni;
nel 2008, i programmi di screening censiti dalla survey dell'Osservatorio nazionale screening (ONS) sono stati 135, cinque in più rispetto all'anno precedente (65 al Nord, 39 al Centro e 31 al Sud). Il numero di donne che partecipa agli screening varia sul territorio nazionale: rispetto ad una partecipazione media italiana del 55 per cento, al Nord si riscontrano valori intorno al 61 per cento, al Centro del 57 ed al Sud del 34 per cento;
considerato che:
per la complessità della malattia e la sua diffusione, il tumore al seno rappresenta una vera a propria patologia sociale in quanto apre nella donna che ne è colpita una vera e propria crisi esistenziale, che è generalmente polarizzata su tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il proprio corpo, il significato dato alla sofferenza, alla malattia, alla morte, così come le relazioni familiari, sociali e professionali;
il carcinoma mammario è un'emergenza che necessita di un'organizzazione efficace, in termini sia di prevenzione che d'intervento. Le strutture presenti sul territorio nazionale devono rispondere al criterio di continuità assistenziale e garantire alle donne un percorso diagnostico e terapeutico;
il tumore al seno è tra le patologie maggiormente soggette a fenomeni di migrazione sanitaria, per la carenza, in diverse regioni, di centri di riferimento specializzati in grado di rispondere alle esigenze delle donne che si ammalano di tumore al seno che necessitano di un approccio assistenziale integrato e multidisciplinare;
la risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2006 stabilisce che per l'anno 2016 gli Stati membri devono organizzare a livello nazionale unità di senologia multidisciplinari (Brest Units). Tali unità, costituite da un team di operatori sanitari, rappresentano un modello nuovo di assistenza qualificato che attraverso un'offerta multidisciplinare garantiscono il migliore trattamento disponibile in tutte le fasi della malattia;
secondo i requisiti di EUSOMA (European Society of Mastology) i centri di senologia sono certificati secondo precisi criteri di riferimento: devono trattare 150 nuovi casi l'anno; i radiologi devono refertare almeno 1.000 mammografie; i chirurghi sono tenuti ad eseguire un minimo di 50 interventi l'anno;
il 14 dicembre 2009, il Parlamento europeo ha votato la dichiarazione scritta 71/2009 sulla lotta contro il cancro al seno dell'Unione europea nella quale ha invitato gli Stati membri a dotarsi di unità mammarie multidisciplinari specializzate entro il 2016,
impegna il Governo:
a promuovere un'adeguata campagna di sensibilizzazione e di informazione sul carcinoma mammario, per la promozione delle informazioni e la necessaria sensibilizzazione sull'adozione di un corretto stile di vita, nonché sull'importanza di una diagnosi precoce, coinvolgendo anche le associazioni femminili, i medici di medicina generale e i servizi territoriali;
a migliorare la qualità dei programmi di screening già avviati;
a prendere in considerazione l'opportunità di portare il range di età delle donne coinvolte nei programmi di screening da 50-70 anni a 50-74;
ad introdurre per le donne con età inferiore a 40 anni, oltre alla mammografia, criteri di selezione preventiva basati sui fattori di rischio (gravidanze, allattamento, casi di tumore al seno in parenti di primo grado, obesità);
creare in tempi brevi una rete di centri di senologia sicuri, certificati, ben identificabili sul territorio e in grado di garantire il migliore trattamento disponibile in tutte le fasi della malattia. La creazione della Breast Unit non è solo un'opportunità ma una necessità, poiché il trattamento del tumore della mammella in centri multidisciplinari aumenta le possibilità di sopravvivenza e migliora la qualità di vita;
a convocare un tavolo di confronto tra Governo e rappresentanti delle Regioni, finalizzato a monitorare le Regioni che sono in ritardo nell'attuazione dei programmi di screening, eliminando le discrepanze tra Nord e Sud del Paese, in modo da raggiungere la reale omogeneizzazione della prevenzione sull'intero territorio.
(1-00403)
PAPANIA, FINOCCHIARO, LUMIA, GARRAFFA, ADRAGNA, BIANCO, SOLIANI, PERTOLDI, TONINI - Il Senato,
premesso che:
il nostro Paese sta partecipando all'operazione militare in Libia denominata "Odyssey Dawn-Alba dell'Odissea", concorrendo insieme agli altri Paesi della coalizione ad attuare quanto stabilito dalla risoluzione dell'Onu n. 1973;
l'Italia sta, per il momento, fornendo supporto logistico attraverso la messa a disposizione di sette basi aeronautiche militari presenti in tutto il territorio nazionale. Tra queste, due si trovano in Sicilia: quella di Sigonella in provincia di Siracusa e di Birgi a Trapani;
da alcuni anni la base di Trapani Birgi è stata aperta anche all'aeronautica civile. Qui è nato l'aeroporto "Vincenzo Florio", in cui sono da poco finiti i lavori di risistemazione dell'aerostazione costati 20 milioni di euro circa;
oggi l'aeroporto civile di Trapani rappresenta una preziosa opportunità economica e occupazionale, oltre che uno strumento fondamentale per lo sviluppo del turismo nel trapanese. Nell'arco di quattro anni, infatti, il numero di passeggeri è balzato da 300.000 a 1.800.000. Lo scalo, inoltre, dà lavoro a 250 addetti della società di gestione, senza considerare i lavoratori dell'indotto;
la decisione di concentrare le attività militari proprio a Birgi ha comportato in un primo momento la chiusura dell'aeroporto "Vincenzo Florio" e il dirottamento dei voli presso quello di Palermo Punta Raisi "Falcone e Borsellino". Tutto questo ha provocato notevoli disagi per l'utenza, la cassa integrazione per i lavoratori e in alcuni casi il loro licenziamento;
se a ciò si aggiunge il pericolo militare percepito dall'opinione pubblica ci si rende conto che il danno turistico e in termini di immagine è altissimo. Sono molti, infatti, i turisti che hanno deciso di rinunciare alle vacanze, mentre nelle strutture alberghiere si comincia a registrare un calo vertiginoso delle prenotazioni, con grave pregiudizio della stagione estiva alle porte. Anche la riapertura a basso regime dell'aeroporto in data 30 marzo non risolve i problemi,
impegna il Governo:
a riconsiderare, di concerto con le autorità militari che guidano l'operazione, un piano logistico che consenta il pieno utilizzo dell'aeroporto civile "Vincenzo Florio", spostando l'epicentro delle attività su altra base;
ad attivare nel frattempo la rete di ammortizzatori sociali per salvaguardare i lavoratori e un fondo per il risarcimento dei danni sofferti dalla società che gestisce i servizi a terra dell'aeroporto;
a predisporre un sistema di incentivi e agevolazioni fiscali per gli operatori turistici del trapanese, nonché l'adozione di un piano di interventi per far fronte al danno d'immagine subìto.
(1-00404)