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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 533 del 05/04/2011


LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'11 gennaio 2001, in un comunicato congiunto Consob-Banca d'Italia, è stata segnalata al mercato ed ai risparmiatori la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana EGP (Européenne de Gestion privée) dell'impresa di investimento di diritto francese;

il comunicato congiunto è il seguente: «Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, su proposta della Consob e con il parere della Banca d'Italia, ha disposto con decreto del 10 gennaio 2011, ai sensi dell'art. 58, comma 1, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell'impresa di investimento di diritto francese Européenne de Gestion Privée S.A. (EGP, con sede in Roma, Viale di Villa Grazioli, n. 15). Il decreto si è reso necessario in relazione a irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità poste in essere nell'amministrazione della succursale dell'impresa e accertate dalla Consob, nell'esercizio della propria attività di vigilanza, anche ispettiva, in raccordo con la Banca d'Italia e le competenti Autorità di vigilanza del Paese d'origine. L'avvio della liquidazione coatta amministrativa si è reso possibile, conformemente alle vigenti disposizioni, a seguito del provvedimento adottato in data 13 dicembre 2010 dall'Autorité de Contrôle Prudentiel, che, sentita l'Autorité des Marchés Financiers e anche sulla base della collaborazione fornita dalla Consob e dalla Banca d'Italia, ha disposto l'intervento del Fondo di garanzia francese (Fonds de Garantie des Dépôts), con la conseguente cancellazione della EGP dall'elenco delle imprese di investimento autorizzate ("radiation"). La Banca d'Italia, cui spetta la direzione della procedura ai sensi delle disposizioni in materia, ha nominato, con provvedimento dell'11 gennaio 2011, gli organi liquidatori nelle persone dei signori: professor avvocato Gianluca Brancadoro, quale Commissario Liquidatore, e professoressa Simona Arduini, dottor Francesco Costantino e professor avvocato Luigi Salamone, quali componenti del Comitato di sorveglianza. La procedura ha avuto inizio in data odierna con l'insediamento dei predetti organi liquidatori»;

considerato che:

nei giorni scorsi la Guardia di finanza ha sequestrato la lista degli investitori che avevano affidato al "Madoff dei Parioli" i loro risparmi, tra i quali il comico David Riondino, Francesco Saverio Garofani, a fianco dell'ex calciatore Giovanni Stroppa, il super maitre Heinz Beck, ed il doppiatore di Mel Gibson, Claudio Sorrentino. Questi nomi compaiono nell'elenco dei clienti illustri di Gianfranco Lande, il "mago degli interessi", che, dopo avere investito i soldi nei paradisi fiscali, li ha fatti sparire. Nella lista sequestrata dal nucleo valutario della Guardia di finanza, coordinato dal generale Leandro Cuzzocrea, vi sono anche l'anziana imprenditrice del caffè Rosanna Palombini e quella della pasta, Francesca De Cecco. E ancora l'architetto dei vip, Angelo Bucarelli, la costumista Eleonora Bonicelli, il professore e avvocato Stefano Bortone, Daniela Malpighi, proprietaria del marchio Denny Rose, il luminare della medicina legale, Giancarlo Umani Ronchi, il produttore Vittorio Galliano, il commercialista Francesco Bucci Casati, il manager Daniele De Grandis, l'ex direttore di Rai3 Fernando Masullo. E compaiono anche nomi "blasonati": Maria Arabella Salviati, della famiglia che ha "donato" alla capitale l'ospedale San Giacomo, Paolo Zileri Dal Verme, l'attore Verde Visconti di Modrone e Liliana Grazioli;

ora il procuratore aggiunto Nello Rossi ed il pubblico ministero Luca Tescaroli guardano in tasca agli investitori che hanno perso tutto, per capire da dove provenivano quelle ricchezze ed anche per sapere se chi ha incassato i rendimenti ha anche pagato le tasse. La procura ha infatti intenzione di esaminare una per una le posizioni dei tanti che da anni si fidavano di Lande e gli consegnavano i soldi, certi che il broker ne avrebbe moltiplicato i rendimenti, e i magistrati chiederanno la provenienza di quel denaro. In molti casi si tratta effettivamente di risparmi o eredità, ma l'ipotesi è che tra i 1.500 truffati vi sia chi non ha mai dichiarato quelle cifre in Italia e che i soldi siano volati direttamente nei paradisi fiscali per mano del broker dei Parioli, evitando così le maglie del fisco. In tanti dovranno anche dimostrare la propria buona fede e sostenere che ignoravano il fatto che Lande non avesse i titoli per la raccolta dei capitali;

si cerca anche il tesoretto che Gianfranco Lande, dominus della truffa dei Parioli, ha fatto sparire. I pubblici ministeri sperano di recuperarlo nei paradisi fiscali, dove il Madoff nostrano faceva fruttare i risparmi dei suoi 1.200 clienti, compresi quelli della famiglia Guzzanti, o della famiglia Piromalli. Le rogatorie internazionali sono già pronte e partiranno nei prossimi giorni per Malta, il Regno Unito, la Svizzera, il Lussemburgo, le Jersey Island, le Isole Vergini Britanniche e la Bahamas, dove di certo Lande ha investito una parte di quel denaro in due fondi bloccati. Circostanze che mettono nei guai anche clienti truffati. Molte delle vittime potrebbero presto trasformarsi in indagati, per concorso nell'esercizio abusivo dell'attività finanziaria, ma anche per evasione fiscale e, come ultima ipotesi, per riciclaggio. Così il primo passo è rintracciare i 300 milioni che Lande dice di non possedere. Perché quello che finora gli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza, guidati dal colonnello Leandro Cuzzocrea, hanno rintracciato è ben poco rispetto alle somme sparite nel vorticoso giro di investimenti della Eim, della Egp e della Dharma. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari Simonetta D'Alessandro sono stati sequestrati a Lande una casa di sei stanze, accatastata tra l'altro come popolare, (che il broker possiede insieme ad alcuni parenti) ed un magazzino sulla Tiburtina, in via Edoardo Arbib, ed una villa a Orani (Nuoro). Nel corso dell'interrogatorio, Lande ha informato gli inquirenti di essere proprietario anche di un appartamento a Londra, nel quartiere Mayfair, e di una barca. Sembra troppo poco. Anche gli immobili sequestrati alla compagna di Lande, Raffaella Raspi, direttrice della Egp, anche lei in carcere da dieci gioni, sono briciole rispetto alla quantità di denaro scomparso. In via Paolo Frisi, ai Parioli, la Finanza ha sequestrato a Raffaella Raspi un appartamento di sei stanze, un magazzino e un garage, mentre in via Fauro, sempre ai Parioli, il dispositivo del giudice per le indagini preliminari ha interessato un appartamento e un magazzino, tutti intestati alla Farren limited. I beni più consistenti sono stati sequestrati invece a Roberto Torreggiani: una multiproprietà a Venezia, nell'isola della Giudecca; due appartamenti a Roma in via Giacinta Pezzana, a due passi da Villa Ada, dove Torreggiani aveva anche un garage; un appartamento all'Argentario e una multiproprietà a Cortina, intestata alla sua compagna, Fausta Pugliese. A Giampiero Castellacci de Villanova invece sono stati sequestrati tre appartamenti ai Parioli, uno in viale Bruno Buozzi, l'altro in via Luigi Luciani, il terzo in via dei Monti Parioli. Poi ci sono la Porsche, l'Audi e la Bmw di Lande; la Jaguar, la Mini Minor e la Minicooper di Raffaella Raspi; la Mercedes e la smart di Torreggiani; la Golf e la Mercedes di Castellaci. Nulla rispetto al tesoro sparito. Tanto che il pubblico ministero Luca Tescaroli ha disposto anche il sequestro dei motorini degli indagati, oltre a quelle 26 società che sarebbero, però, scatole vuote. Nulla invece ad Andrea Raspi, il cognato di Lande. Oggi intanto il Tribunale del riesame esaminerà la posizione di Roberto Torreggiani. È probabile che la decisione dei giudici sulla scarcerazione non arrivi subito. Per gli indagati le accuse vanno dall'associazione a delinquere transnazionale finalizzata all'abusivismo finanziario, truffa e appropriazione indebita. Ma all'esame della magistratura c'è anche la posizione dei broker che qualche anno fa avevano consegnato a Lande 14 milioni dei fratelli Piromalli. E quale fosse il ruolo di Antonio Coppola, un altro calabrese che a luglio si presentò da Lande per avere indietro i soldi spariti. Di quella cifra il broker dei Parioli aveva restituito solo sei milioni. Il denaro era finito nelle mani di Lande attraverso un mediatore finanziario e un commercialista di Forlì, Matteo Cosmi e Giuseppe Guliano Ricci, adesso indagati con l'ipotesi di riciclaggio;

secondo il sito Dagospia questo sarebbe l'ordine, anche cronologico, per sbrogliare la matassa: almeno da settembre-ottobre 2010 si sapeva del cracdi EGP. La finanziaria prima è fallita in Francia e poi si è "chiusa la stalla" in Italia; il 13 dicembre 2010 l'EGP, è stata cassata dall'elenco delle imprese francesi di investimento; il 10 gennaio 2011, su proposta della Consob e su parere di Banca d'Italia, il Ministero dell'economia e delle finanze ha emesso un provvedimento per la messa in liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell'EGP (al riguardo, all'interrogante appare opportuna una precisazione: una società "qualunque" va in liquidazione normale oppure fallisce. Per entrare in liquidazione coatta occorre essere un soggetto di rilevanza pubblica o assoggettato a controllo pubblico, in questo caso da parte della Consob. Infatti l'EGP brillava come iscritta all'albo degli intermediari autorizzati da Consob); l'11 gennaio 2011, esce il comunicato stampa congiunto citato, con il quale informano del decreto del Ministero dell'economia; sempre l'11 gennaio sono stati nominati i commissari della liquidazione coatta (l'elenco è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 febbraio 2011, con la nomina del Commissario liquidatore, avvocato Gianluca Brancadoro),

l'interrogante ritiene che sarebbe auspicabile conoscere:

se risulti al Governo che la Consob, allora gestita dal presidente Lamberto Cardia e dal capo dell'ufficio legale avvocato Michele Maccarone (per fortuna pensionato e messo in condizione di non nuocere), abbia svolto attività di controllo mentre il signor Lande truffava - in nome e per conto di una società sotto la diretta vigilanza della Consob - oltre a sanzionare i rappresentanti dei risparmiatori, come l'interrogante, che denunciavano la truffa dei derivati Unicredit per prevenire fenomeni di risparmio tradito;

per quale ragione l'EGP sia stata lasciata immune da ogni controllo e vigilanza dall'ente presieduto dal signor Lamberto Cardia che, invece di controllare i bilanci, gli investimenti e i flussi finanziari, era intento ad entrare nel retro dell'ufficio Consob di Milano, secondo la deposizione resa da Giampiero Fiorani al pubblico ministero di Milano Eugenio Fusco, per contrattare rilevanti consulenze all'avvocato Marco Cardia, beneficato di 250.000 euro l'anno dall'ex Banco Popolare di Lodi;

poiché la Egp di Gianfranco Lande ha truffato circa 1.200 risparmiatori, appartenenti anche al mondo dei vip, quali attori e calciatori, per un controvalore di 170 milioni di euro, che la Consob per effetto della sentenza di Cassazione n. 6681 del 23 marzo 2011 sarà chiamata a risarcire, se il Governo intenda effettuare specifica azione di rivalsa verso il signor Cardia, l'avvocato Maccarone, il signor Salini e tutti coloro che hanno gestito la Commissione con criteri secondo l'interrogante scandalosi, sulle basi delle sue responsabilità di ente di controllo e di vigilanza, per omesso controllo e vigilanza ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile (risarcimento per fatto illecito).

(3-02044)