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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 533 del 05/04/2011


Interrogazioni

PASSONI, FILIPPI Marco - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

lo stabilimento Lucchini-Severstal di Piombino (Livorno) occupa direttamente 2.280 dipendenti, ai quali si aggiungono più di 1.000 lavoratori dell'indotto, ed è l'unico stabilimento siderurgico a ciclo integrale in Italia che produce a partire dalle materie prime sino al prodotto finito;

nello stabilimento in questione si trovano anche due centrali elettriche di proprietà di altri soggetti privati che immettono che nella rete nazionale il surplus di energia prodotta dal recupero dei gas dell'altoforno e della cokeria. Un'eventuale chiusura dell'area a caldo del ciclo integrale comporterebbe un dimezzamento degli occupati;

il gruppo sta vivendo una grave crisi finanziaria a causa di un forte indebitamento nei confronti di un pool di banche che sta comportando un blocco degli investimenti e un rallentamento delle operazioni di manutenzione, con relativi pericoli per la sicurezza dei lavoratori e un incremento potenziale dell'inquinamento ambientale;

è stato definito un accordo fra le banche e la proprietà della Severstal per quanto riguarda la ristrutturazione del debito, ma tale accordo non è ancora operativo. Nel frattempo, l'azionista di riferimento Severstal, Alexei Mordashov, ha dichiarato di non considerare più strategico per i propri interessi il mantenimento dei presidi europei, aprendo la strada alla vendita del gruppo Lucchini,

si chiede di sapere:

quale progetto di politica industriale il Ministro in indirizzo intenda favorire nel caso di vendita del gruppo Lucchini a un soggetto terzo per garantire la permanenza della produzione a ciclo integrale nello stabilimento di Piombino;

se non ritenga assolutamente necessario convocare un tavolo di confronto tra i soggetti interessati per discutere delle prospettive industriali dello stabilimento e individuare nuovi soggetti interessati all'acquisizione dello stesso, con l'obiettivo di salvaguardare l'occupazione e difendere i lavoratori di un settore strategico per il Paese come quello siderurgico.

(3-02037)

GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro della salute - Premesso che:

le inadempienze della Regione Lazio nei confronti dell'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico fondazione Santa Lucia di Roma minacciano di mettere in crisi anche la ricerca scientifica condotta dall'Istituto, unanimemente riconosciuto come il più avanzato in Italia nel settore delle neuroscienze;

Equitalia SpA ha bloccato il pagamento di una quota di fondi governativi per circa 160.000 euro, destinati al finanziamento di un importante progetto di ricerca in corso presso i laboratori dell'Istituto;

la somma verrà definitivamente pignorata se la Regione Lazio non adempirà i suoi obblighi debitori nei confronti dell'Istituto;

la somma in questione è pretesa da Equitalia per conto dell'INPS e concerne i contributi di gennaio 2009 che la fondazione ha però già integralmente pagato nei termini di legge, tramite atto cessione di quota parte del credito che vanta verso la Regione Lazio e la Azienda sanitaria locale Roma C per le prestazioni di ricovero;

la fondazione aveva diffidato tempestivamente l'amministrazione regionale ad adempiere il pagamento a favore dell'ente previdenziale;

l'inadempienza della Regione Lazio, oltre a rappresentare una conferma della mancanza di considerazione delle attività di eccellenza della fondazione, cliniche e scientifiche, compromette ancor più la continuazione delle attività dell'Istituto; nonostante la fondazione vanti crediti verso la Regione per l'ammontare di 93.541,701 euro e, a fronte del disavanzo dovuto ai contributi all'INPS, risulterà assolutamente impossibile far fronte ai propri debiti, se non tramite la cessione di quote parte dell'imponente credito,

si chiede di sapere:

come il Ministro in indirizzo intenda salvaguardare un'istituzione di ricovero e cura a carattere scientifico di eccellenza ed unica in Italia ed indispensabile per il Centro e Sud Italia, privi di qualsiasi presidio del genere;

come il Governo possa vantare il suo impegno nel tutelare le eccellenze del Paese, se non interviene in un caso così evidente.

(3-02038)

D'ALIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

esiste nella città di Messina una serie di criticità per cui sarebbe necessario lo sviluppo e l'implementazione del Comando provinciale dei Vigili del fuoco;

oltre all'instabilità geologica del territorio, la provincia di Messina presenta ulteriori elementi di rischio che non devono essere assolutamente trascurati nella pianificazione dell'organizzazione dei servizi di soccorso: il rischio sismico, zona I in base alla classificazione nazionale; il rischio vulcanico, vista la presenza dell'arcipelago delle Eolie con due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano, oltre all'esistenza dell'Etna appena al di là del confine meridionale; il rischio di incendi estivi, favoriti anche dai forti venti di scirocco che sono in grado di determinare improvvisi fronti di fuoco di svariati chilometri; il rischio legato alla scarsa presenza di infrastrutture di collegamento interne ed alla mancanza di un sistema di viabilità efficiente, visto che la maggior parte dei centri interni sono collegati con strade unidirezionali; il rischio industriale, soprattutto nella zona di Milazzo dove è ubicata una delle raffinerie più importanti d'Europa; il rischio connesso alla gestione delle infrastrutture portuali ad alto traffico, quali soprattutto Messina, scalo di crociere internazionali e dei traghetti verso il continente, con il maggior numero di transiti nazionali annui di passeggeri. A ciò si aggiunga il porto di Milazzo e il traffico verso le Eolie e il rischio connesso all'imminente insediamento del cantiere del ponte sullo stretto;

lo denuncia, in una lettera indirizzata negli scorsi giorni al Sindaco della città, il Comandante provinciale dei Vigili del fuoco, il quale evidenzia come Messina e provincia presentano caratteristiche di esposizione al rischio e di vulnerabilità che impongono la massima attenzione da parte di autorità, enti ed istituzioni preposti alla gestione del territorio a causa delle particolari caratteristiche dello stesso interamente collinare e montuoso e predisposto a gravi e calamitosi eventi legati al dissesto idrogeologico sul versante sia ionico che tirrenico;

i Vigili del fuoco della provincia di Messina sono stati più volte messi alla prova, ad esempio durante i più recenti eventi alluvionali, gestendo l'emergenza in modo egregio. Tuttavia ciò è dovuto più al loro spirito di sacrificio ed abnegazione che all'organizzazione;

infatti, ad oggi Messina non dispone di un'organizzazione dei servizi di soccorso dei Vigili del fuoco coerente con gli scenari di emergenza che si potrebbero verificare, considerato il numero di squadre complessivamente presenti, l'ubicazione delle sedi di servizio, nonché l'estensione del territorio da servire e l'entità della popolazione;

l'attuale organico del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Messina riesce ad assicurare il servizio con una squadra di intervento in ciascuna delle sedi provinciali (Messina centrale e Messina nord, Milazzo, Patti, S. Agata, Lipari, Letojanni) e nei due distaccamenti portuali, per un totale di circa 50 unità, oltre ai Vigili del fuoco volontari presenti presso le sedi dei distaccamenti volontari di S. Stefano di Camastra e Moio Alcantara. Tuttavia, la copertura del territorio garantita dai predetti distaccamenti è largamente insufficiente: la maggior parte della provincia è raggiungibile con tempi superiori a 40 minuti che in molti casi arrivano a oltre i 60 minuti;

Messina presenta una grave anomalia: è la più popolosa ed estesa città italiana di categoria S5 (organico medio di circa 130 unità: nel complesso le unità sono 334), tuttavia diverse città capoluogo, sia pure di superficie e popolazione inferiore a quella di Messina (come Cagliari, Salerno, Trieste), hanno categoria superiore, mentre le altre città di categoria S5 hanno in generale caratteristiche di popolazione e superficie inferiori a quelle di Messina;

particolarmente critica appare la copertura della zona ionica, dove da tempo si è in attesa dell'attivazione di un distaccamento in corrispondenza del comune di Roccalumera, senza dimenticare che Milazzo è servito da un distaccamento D1, vale a dire di composizione minima, e che le isole minori non sono oggi coperte da un efficace servizio di soccorso,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della difficile situazione in cui versa il Comando dei Vigili del fuoco della provincia di Messina, considerate l'estensione territoriale, la densità abitativa e soprattutto le numerose criticità che affliggono il territorio;

se, nell'ambito delle sue competenze e facoltà, intenda tempestivamente ovviarvi attraverso, tra l'altro: l'incremento dell'organico del Comando di Messina in modo da costituire anche un distaccamento nella zona sud della città; la riclassificazione della sede cittadina in categoria S7; il potenziamento del distaccamento di Milazzo sino a categoria D3; l'istituzione del distaccamento permanente di Roccalumera; il sostegno alla nascita di distaccamenti volontari in tutte le isole minori ed in altri comuni del territorio interno.

(3-02040)

PERDUCA, PORETTI - Ai Ministri della difesa e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che in un articolo pubblicato il 13 ottobre 2009 del quotidiano "Il Giornale" dal titolo «Stop all'affare delle lauree lampo regalate a sindacalisti e militari» si legge «una convenzione con l'Arma dei carabinieri siglata nel 2003 che prevedeva di riconoscere ai sottufficiali ben 124 crediti formativi. Praticamente basta portare la divisa per laurearsi con tre o quattro esami»,

si chiede di sapere:

se la convenzione citata sia attualmente in vigore e quali furono le motivazioni che ne determinarono la stipula;

se detta convenzione fu successivamente integrata e in quali termini;

quanti diplomi di laurea per effetto di detta convenzione siano stati concessi agli appartenenti all'Arma dei carabinieri;

se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover disporre delle verifiche per accertare l'effettiva corrispondenza dei titoli posseduti dai singoli candidati che hanno beneficiato della circolare e, eventualmente, di quelle stipulate in tempi successivi, al momento dell'iscrizione ai corsi universitari per il conseguimento del diploma di laurea;

se non ritengano che un simile beneficio possa aver creato evidenti discriminazioni nei confronti dei cittadini che, non appartenendo ai ruoli dell'Arma dei carabinieri, hanno effettivamente svolto l'intero ciclo di esami previsto per il conseguimento dei medesimi diplomi di laurea presso le facoltà universitarie e gli istituti oggetto della convenzione.

(3-02042)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico così come stabilito dalla legge bancaria del 1936. Dal 1998 è parte integrante del sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33 per cento di proprietà di banche e assicurazioni private, per il 5,67 per cento di enti pubblici (INPS e INAIL). La sede centrale della Banca d'Italia è nel palazzo Koch a Roma. Ha sedi e succursali in tutta Italia. Dal 2006 il Governatore della Banca d'Italia è Mario Draghi. L'articolo 3 dello statuto specifica le tipologie giuridiche dei soggetti che possono detenere quote del capitale sociale. Prima della revisione del 12 dicembre 2006, lo stesso articolo indicava che il pacchetto di controllo deve essere detenuto da soggetti pubblici. La legge 28 dicembre 2005, n. 262, "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari", prevede all'articolo 19, comma 10: «Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l'assetto proprietario della Banca d'Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici». Ad oggi la ridefinizione dell'assetto proprietario dell'Istituto e le sue modalità di trasferimento sono restate lettera morta. La distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo. Al 31 gennaio 2010 l'elenco dei principali partecipanti, indicato sul sito, il seguente (fra parentesi si indicano le quote e, a seguire, il numero dei voti spettanti): IntesaSanpaolo SpA (30,3 per cento; 50); UniCredit italiano SpA (22,1 per cento; 50); assicurazioni Generali SpA (6,3 per cento; 42); Cassa di risparmio di Bologna SpA (6,2 per cento; 41); Inps (5,0 per cento; 34); banca Carige SpA (4,0 per cento; 27); Banca nazionale del lavoro SpA (2,8 per cento; 21); banca Monte dei Paschi di Siena SpA (2,5 per cento; 19); Cassa di risparmio di Biella e Vercelli SpA (2,1 per cento; 16); Cassa di risparmio di Parma e Piacenza SpA (2,0 per cento; 16);

la Banca d'Italia vigila sulle banche, sulle società di gestione del risparmio, sulle società d'investimento a capitale variabile, sulle società d'intermediazione mobiliare, sugli istituti di moneta elettronica e sugli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'art. 107 del testo unico bancario, avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all'efficienza e alla competitività del sistema finanziario, all'osservanza della normativa in materia creditizia e finanziaria. Svolge anche compiti di tutela della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni bancarie e finanziarie con l'obiettivo di favorire anche il miglioramento, su un piano sostanziale, dei rapporti con la clientela;

a tal fine emana la normativa secondaria che disciplina lo svolgimento dell'attività degli intermediari ed esercita un'azione di controllo sul loro operato per individuare ed eliminare tempestivamente possibili situazioni di debolezza. I controlli di vigilanza si basano sulla raccolta e sull'esame di documenti e di dati statistici e contabili che i soggetti vigilati inviano alla Banca d'Italia e sulle ispezioni, che consistono in verifiche condotte da dipendenti della Banca d'Italia presso banche ed altri intermediari finanziari. Il capo della Vigilanza è Anna Maria Tarantola;

negli ultimi dodici mesi la Banca d'Italia, dopo aver deliberato l'invio di apposite ispezioni ha disposto il commissariamento delle seguenti 16 banche, azzerando i vertici per sostituirli con speciali commissari. Le banche attualmente commissariate sono le seguenti: Banca di Cagliari di credito cooperativo; Banca di credito dei farmacisti (Ancona); Banca di Cosenza credito cooperativo; Carim, Cassa di risparmio di Rimini (Rimini); banca MB Milano Banca popolare di garanzia (in liquidazione coatta amministrativa) (Padova); Banca popolare Valle d'Itria e Magna Grecia (in liquidazione coatta amministrativa) Martina Franca (Taranto); Banca di credito cooperativo del Molise (fusa nell'ottobre scorso con la Banca di credito cooperativo Sangro Teatina di Atessa) San Martino in Pensilis (Campobasso); Banca di credito cooperativo di Offanengo (Crotone); Banca di credito cooperativo di Sibaritide Spezzano Albanese (Cosenza); Banca di credito cooperativo di San Vincenzo la Costa (Cosenza); Banca di credito cooperativo di Scandale (Crotone); Ber Banco emiliano romagnolo Bologna; Credito di Romagna (Forlì); Credito cooperativo fiorentino Campi Bisenzio (Firenze); Mantovabanca 1896 Asola (Mantova); Mobilmat-Istituto di moneta elettronica (Arezzo);

i commissari nominati sono quasi sempre gli stessi, a quanto risulta dall'interrogante alcuni addirittura con carichi penali pendenti, con lo studio Inzitari e partners che sembra fare la parte del leone. Consultando infatti il sito dello studio, tra gli altri avvocati c'è Anna Maria Paradiso, che in data 7 ottobre 2010 veniva nominata quale secondo commissario straordinario, in aggiunta al dottor De Flaviis, di Ber SpA, posto in amministrazione straordinaria dal Ministro dell'economia e delle finanze in data 8 luglio 2009;

a quanto risulta all'interrogante: l'avvocato Anna Maria Paradiso è anche membro del Comitato di sorveglianza del Credito di Romagna, commissariato; il Ministro dell'economia con decreto del 29 settembre 2010, emanato su proposta della Banca d'Italia, disponeva lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo della Carim e la sottoposizione della stessa ad amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell'amministrazione e violazioni normative, gravi perdite patrimoniali nonché per gravi inadempienze nell'esercizio dell'attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario, con particolare riferimento alla controllata Credito industriale sammarinese (CIS); la Carim, un "gigante" della Romagna con 116 filiali, possiede al 100 per cento una banca di San Marino, il Credito industriale sammarinese; quindi, quattro banche commissariate sono sotto il controllo dello studio Inzitari;

considerato che, a quanto risulta dall'interrogante:

per riequilibrare la situazione tecnico-finanziaria e/o accontentare le mire espansionistiche di qualche banca di credito cooperativo, espressione di potentati, si favorisce il commissariamento di questo o quel consiglio d'amministrazione ostile: ad esempio Mantovabanca potrebbe essere un "boccone" per la Banca di credito cooperativo del Garda, riconducibile al potente presidente Azzi, vicino alla dottoressa Tarantola. In proposito, anche l'ex capo della vigilanza servizio Rapporti esteri e affari generali (Reag) dottor Boccuzzi aveva proposto alla Commissione esame irregolarità (CEI) la sanzione per il Presidente della Banca di credito cooperativo del Garda, dei componenti del consiglio d'amministrazione e del Collegio sindacale. La CEI si era espressa a favore della sanzione il 30 marzo del 2009 nei confronti degli organi aziendale della banca di credito cooperativo del Garda e del suo Presidente quale rappresentante legale dell'azienda per carenze nei sistemi dei controlli interni. Con riferimento all'esercizio dei poteri discrezionali, le carenze nel sistema dei controlli interni possono essere fatte rilevare ai sensi dell'articolo 70 oppure ai sensi dell'articolo 53 del testo unico bancario. Alla fine del procedimento sanzionatorio, dopo che la Banca ha rassegnato le proprie controdeduzioni e difese, nel frattempo è stato allontanato Boccuzzi dal servizio competente, la sanzione pecuniaria di 6.000 euro è stata comminata a carico dell'ex Direttore generale dimessosi dalla carica a novembre 2008. Anche l'ispezione presso l'azienda viene effettuata sempre con molto tatto; l'invio di un capo ispezione di fiducia, anche nell'ultima ispezione generale nel secondo semestre 2007 non ha rilevato alcuna carenza nei sistemi dei controlli interni. Tale carenza è emersa solo a seguito di una denuncia alla Procura della Repubblica fatta da alcuni risparmiatori, come dire che nessuno ha rilevato nulla durante l'ispezione;

risulta che Mantovabanca 1896 scarl sia stata commissariata dalla Banca d'Italia con provvedimento del 16 maggio 2010. Alessandro Azzi, Presidente di Federcasse, rappresenta le 446 banche di credito cooperativo e casse rurali italiane, presenti in 96 province e 2.298 comuni con 3.332 sportelli (pari al 10,9 per cento dell'intero sistema bancario nazionale). Nato a Montichiari (Brescia) nel 1950, avvocato, membro, tra l'altro, della Camera di commercio di Brescia e del Comitato esecutivo dell'Associazione bancaria italiana, Azzi è anche Presidente della Banca di credito cooperativo del Garda di Montichiari (Brescia) e Presidente della Federazione lombarda delle banche di credito cooperativo e vice presidente dell'Abi. Emilio Aldo Gramano, l'ispettore capo che ha condotto l'ispezione su Mantovabanca, poi commissariata per tentare il salvataggio del credito cooperativo dell'avvocato Azzi, si è dimesso per essere assunto da Federlombarda, presieduta dallo stesso Azzi, in qualità di collaboratore;

il dottor Gramano Emilio Aldo, nato a Cervicati (Cosenza) il 30 gennaio 1951, assunto nella Banca d'Italia il 1° settembre 1981, condirettore della succursale di Bergamo dal gennaio 1999, che sarebbe dovuto andare in pensione il 1° marzo 2016, ha trovato una collocazione migliore fuori dalla Banca d'Italia; nell'ultimo decennio il dottor Gramano risulta che abbia condotto le seguenti attività ispettive: ispezione alla Banca di credito cooperativo Cassa padana da ottobre 2001 a gennaio 2002 con giudizio favorevole; ispezione alla Banca di credito cooperativo Pompiano da gennaio 2003 ad aprile 2003 con giudizio favorevole; ispezione Banca cremonese da gennaio ad aprile 2004 con giudizio favorevole; ispezione alla Banca di credito cooperativo agro bresciano da marzo a giugno 2006 con giudizio favorevole;

nel 2009 Gramano è stato trasferito d'ufficio dalla filiale di Bergamo all'Ispettorato di vigilanza con trattamento di diaria (pari a 300 euro al giorno per 200 giorni, quasi sicuramente assegnazione di alloggio di servizio fuori bando a Roma, trasloco masserizie, contributo di trasferimento per un totale di circa 150.000 euro);

Gramano, residente nel bergamasco, a settembre 2009 è stato inviato in missione ad Asola (Mantovabanca 1896), in pratica è ritornato vicino a casa sua per quattro mesi e avrebbe usufruito della missione (pari a 300 euro al giorno per 60 giorni oltre contributo di viaggio per un totale di circa 30.000 euro) sempre nello stesso periodo in cui godeva del trattamento di trasferimento a Roma presso l'Ispettorato di vigilanza. Dal settembre 2009 al gennaio 2010 ha condotto l'ispezione in Mantovabanca 1896, con giudizio sfavorevole. Il patrimonio di vigilanza di Mantovabanca 1896 a dicembre 2010 era pari a 101 milioni di euro (patrimonio di vigilanza richiesto 6,2 milioni), perdite 26 milioni di euro nell'anno 2010, emerse a seguito della ispezione discrezionali basate su valutazioni creditizie legate al settore immobiliare. Alla fine delle ispezioni ha rassegnato le dimissioni dalla Banca d'Italia ed è stato assunto presso la Federlombarda dal presidente Azzi, probabilmente ad avviso dell'interrogante per i servigi resi, contribuendo così a distruggere un'azienda sostanzialmente sana ed eliminare un valido concorrente vicino alla Banca di credito cooperativo del Garda, di cui Azzi è il Presidente, da 30 anni alle prese con gravi problemi di ricapitalizzazione del patrimonio eroso da sofferenze e incagli su crediti sintomo di una pessima gestione, spesso clientelare del credito e del risparmio, in cerca di nuove acquisizione di quote di mercato e nuova base sociale per aumentare il capitale e la raccolta. Ad un'assemblea dei soci della Mantovabanca 1896 dopo il commissariamento il presidente Azzi - sponsor e vicino alla dottoressa Tarantola, in qualità di Presidente della Federazione delle banche di credito cooperativo della Lombardia ha dichiarato che avrebbe fatto di tutto per evitare il fallimento della Mantovabanca. Infatti ha fatto proprio di tutto con l'appoggio della dottoressa Tarantola, per salvare la sua banca, la Banca di credito cooperativo del Garda a spese della Mantovabanca, che non aveva alcun problema sul suo patrimonio di vigilanza;

considerato altresì che a giudizio dell'interrogante a volte i commissari scelti dal Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi non sono in possesso dei requisiti di terzietà ed indipendenza necessari per gestire funzioni delicate ed il destino di numerose famiglie e risparmiatori. Le decisioni di nominare da una ristretta "cricca" di professionisti fedeli ai desiderata della Banca d'Italia potrebbero nascondere una forma di arbitrio e una volontà di occultare possibili interventi preventivi ed una omessa vigilanza volti ad evitare le crisi bancarie e i commissariamenti;

premesso che:

secondo indicazioni di alcune organizzazioni sindacali interne, di cui l'interrogante è venuto a conoscenza, nella Banca d'Italia aleggiano fondati sospetti di brogli e di candidati già designati in precedenza a vincere i concorsi interni, perché funzionali ad una ristretta cricca di potere che governa le ispezioni, le promozioni, i commissariamenti e la vigilanza all'interno dell'ex istituto di emissione;

in particolare dalla documentazione in possesso dell'interrogante, si ricava che alcuni presidenti di commissione hanno inviato e-mail precedenti allo svolgimento di alcuni concorsi interni, che si sono svolti dal 2 al 25 novembre 2007 a Perugia, che indicavano quali sarebbero state le prove ed i quesiti da sottoporre ai candidati;

la Banca d'Italia, che negli ultimi tempi - a giudizio dell'interrogante - si sta caratterizzando come un vero e proprio sepolcro imbiancato impermeabile alle richieste ed alle esigenze esterne di trasparenza, su un operato oscuro che riverbera i suoi effetti su correntisti e risparmiatori sempre più truffati dalle banche a causa di un'omessa vigilanza e di rapporti incestuosi, deve cominciare ad aprire i suoi archivi ed i suoi scheletri custoditi nei caveaux di segretezza ed opacità, che significa arbitrio più totale oltre che collusione e stampella protettiva alle malefatte, agli usi, abusi e soprusi quotidiani dei banchieri,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che il dottor Aldo Emilio Gramano abbia condotto un'ispezione dal settembre 2009 al gennaio 2010 su Mantovabanca 1896 Banca di credito cooperativo, con giudizio sfavorevole, nonostante un patrimonio di vigilanza di Mantovabanca 1896 a dicembre 2010, pari a 101 milioni di euro rispetto ad un patrimonio di vigilanza richiesto di 6,2 milioni, e perdite di 26 milioni di euro nel 2010, emerse a seguito delle ispezioni discrezionali basate su valutazioni creditizie legate al settore immobiliare;

se risponda al vero che ad un'assemblea dei soci della Mantovabanca 1896 dopo il commissariamento, il presidente Azzi, in qualità di Presidente della Federazione delle Banche di credito cooperativo della Lombardia, avrebbe dichiarato che avrebbe fatto di tutto per evitare il fallimento della Mantovabanca, che non risultava avere alcun problema sul patrimonio di vigilanza, al contrario della Banca di credito cooperativo del Garda, presieduta da Azzi;

se risulti che il dottor Gramano, che sarebbe dovuto andare in pensione il 1° marzo 2016, sia lo stesso Gramano che ha trovato una collocazione migliore fuori dalla Banca d'Italia al termine dell'ispezione di Mantovabanca, perché assunto presso la Federlombarda dal presidente Azzi, probabilmente secondo l'interrogante per i servigi resi;

per quali ragioni non sia stata data tuttora applicazione alla legge 28 dicembre 2005, n. 262, che prevede la ridefinizione dell'assetto proprietario della Banca d'Italia e la disciplina delle modalità di trasferimento delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici, che generano uno dei più giganteschi conflitti di interessi tra vigilanti (l'Istituto) e vigilati (banche);

quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per fugare quei sospetti, ad avviso dell'interrogante, di carriere e concorsi pilotati all'interno della Banca d'Italia, finalizzati a creare un'evidente normalizzazione nelle attività ispettive per favorire combriccole di amici che, come nel caso di Mantovabanca, sembrano assecondare i desiderata dei potentati bancari, che ricompensano con le assunzioni per i servigi resi.

(3-02043)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'11 gennaio 2001, in un comunicato congiunto Consob-Banca d'Italia, è stata segnalata al mercato ed ai risparmiatori la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana EGP (Européenne de Gestion privée) dell'impresa di investimento di diritto francese;

il comunicato congiunto è il seguente: «Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, su proposta della Consob e con il parere della Banca d'Italia, ha disposto con decreto del 10 gennaio 2011, ai sensi dell'art. 58, comma 1, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell'impresa di investimento di diritto francese Européenne de Gestion Privée S.A. (EGP, con sede in Roma, Viale di Villa Grazioli, n. 15). Il decreto si è reso necessario in relazione a irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità poste in essere nell'amministrazione della succursale dell'impresa e accertate dalla Consob, nell'esercizio della propria attività di vigilanza, anche ispettiva, in raccordo con la Banca d'Italia e le competenti Autorità di vigilanza del Paese d'origine. L'avvio della liquidazione coatta amministrativa si è reso possibile, conformemente alle vigenti disposizioni, a seguito del provvedimento adottato in data 13 dicembre 2010 dall'Autorité de Contrôle Prudentiel, che, sentita l'Autorité des Marchés Financiers e anche sulla base della collaborazione fornita dalla Consob e dalla Banca d'Italia, ha disposto l'intervento del Fondo di garanzia francese (Fonds de Garantie des Dépôts), con la conseguente cancellazione della EGP dall'elenco delle imprese di investimento autorizzate ("radiation"). La Banca d'Italia, cui spetta la direzione della procedura ai sensi delle disposizioni in materia, ha nominato, con provvedimento dell'11 gennaio 2011, gli organi liquidatori nelle persone dei signori: professor avvocato Gianluca Brancadoro, quale Commissario Liquidatore, e professoressa Simona Arduini, dottor Francesco Costantino e professor avvocato Luigi Salamone, quali componenti del Comitato di sorveglianza. La procedura ha avuto inizio in data odierna con l'insediamento dei predetti organi liquidatori»;

considerato che:

nei giorni scorsi la Guardia di finanza ha sequestrato la lista degli investitori che avevano affidato al "Madoff dei Parioli" i loro risparmi, tra i quali il comico David Riondino, Francesco Saverio Garofani, a fianco dell'ex calciatore Giovanni Stroppa, il super maitre Heinz Beck, ed il doppiatore di Mel Gibson, Claudio Sorrentino. Questi nomi compaiono nell'elenco dei clienti illustri di Gianfranco Lande, il "mago degli interessi", che, dopo avere investito i soldi nei paradisi fiscali, li ha fatti sparire. Nella lista sequestrata dal nucleo valutario della Guardia di finanza, coordinato dal generale Leandro Cuzzocrea, vi sono anche l'anziana imprenditrice del caffè Rosanna Palombini e quella della pasta, Francesca De Cecco. E ancora l'architetto dei vip, Angelo Bucarelli, la costumista Eleonora Bonicelli, il professore e avvocato Stefano Bortone, Daniela Malpighi, proprietaria del marchio Denny Rose, il luminare della medicina legale, Giancarlo Umani Ronchi, il produttore Vittorio Galliano, il commercialista Francesco Bucci Casati, il manager Daniele De Grandis, l'ex direttore di Rai3 Fernando Masullo. E compaiono anche nomi "blasonati": Maria Arabella Salviati, della famiglia che ha "donato" alla capitale l'ospedale San Giacomo, Paolo Zileri Dal Verme, l'attore Verde Visconti di Modrone e Liliana Grazioli;

ora il procuratore aggiunto Nello Rossi ed il pubblico ministero Luca Tescaroli guardano in tasca agli investitori che hanno perso tutto, per capire da dove provenivano quelle ricchezze ed anche per sapere se chi ha incassato i rendimenti ha anche pagato le tasse. La procura ha infatti intenzione di esaminare una per una le posizioni dei tanti che da anni si fidavano di Lande e gli consegnavano i soldi, certi che il broker ne avrebbe moltiplicato i rendimenti, e i magistrati chiederanno la provenienza di quel denaro. In molti casi si tratta effettivamente di risparmi o eredità, ma l'ipotesi è che tra i 1.500 truffati vi sia chi non ha mai dichiarato quelle cifre in Italia e che i soldi siano volati direttamente nei paradisi fiscali per mano del broker dei Parioli, evitando così le maglie del fisco. In tanti dovranno anche dimostrare la propria buona fede e sostenere che ignoravano il fatto che Lande non avesse i titoli per la raccolta dei capitali;

si cerca anche il tesoretto che Gianfranco Lande, dominus della truffa dei Parioli, ha fatto sparire. I pubblici ministeri sperano di recuperarlo nei paradisi fiscali, dove il Madoff nostrano faceva fruttare i risparmi dei suoi 1.200 clienti, compresi quelli della famiglia Guzzanti, o della famiglia Piromalli. Le rogatorie internazionali sono già pronte e partiranno nei prossimi giorni per Malta, il Regno Unito, la Svizzera, il Lussemburgo, le Jersey Island, le Isole Vergini Britanniche e la Bahamas, dove di certo Lande ha investito una parte di quel denaro in due fondi bloccati. Circostanze che mettono nei guai anche clienti truffati. Molte delle vittime potrebbero presto trasformarsi in indagati, per concorso nell'esercizio abusivo dell'attività finanziaria, ma anche per evasione fiscale e, come ultima ipotesi, per riciclaggio. Così il primo passo è rintracciare i 300 milioni che Lande dice di non possedere. Perché quello che finora gli uomini del nucleo valutario della Guardia di finanza, guidati dal colonnello Leandro Cuzzocrea, hanno rintracciato è ben poco rispetto alle somme sparite nel vorticoso giro di investimenti della Eim, della Egp e della Dharma. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari Simonetta D'Alessandro sono stati sequestrati a Lande una casa di sei stanze, accatastata tra l'altro come popolare, (che il broker possiede insieme ad alcuni parenti) ed un magazzino sulla Tiburtina, in via Edoardo Arbib, ed una villa a Orani (Nuoro). Nel corso dell'interrogatorio, Lande ha informato gli inquirenti di essere proprietario anche di un appartamento a Londra, nel quartiere Mayfair, e di una barca. Sembra troppo poco. Anche gli immobili sequestrati alla compagna di Lande, Raffaella Raspi, direttrice della Egp, anche lei in carcere da dieci gioni, sono briciole rispetto alla quantità di denaro scomparso. In via Paolo Frisi, ai Parioli, la Finanza ha sequestrato a Raffaella Raspi un appartamento di sei stanze, un magazzino e un garage, mentre in via Fauro, sempre ai Parioli, il dispositivo del giudice per le indagini preliminari ha interessato un appartamento e un magazzino, tutti intestati alla Farren limited. I beni più consistenti sono stati sequestrati invece a Roberto Torreggiani: una multiproprietà a Venezia, nell'isola della Giudecca; due appartamenti a Roma in via Giacinta Pezzana, a due passi da Villa Ada, dove Torreggiani aveva anche un garage; un appartamento all'Argentario e una multiproprietà a Cortina, intestata alla sua compagna, Fausta Pugliese. A Giampiero Castellacci de Villanova invece sono stati sequestrati tre appartamenti ai Parioli, uno in viale Bruno Buozzi, l'altro in via Luigi Luciani, il terzo in via dei Monti Parioli. Poi ci sono la Porsche, l'Audi e la Bmw di Lande; la Jaguar, la Mini Minor e la Minicooper di Raffaella Raspi; la Mercedes e la smart di Torreggiani; la Golf e la Mercedes di Castellaci. Nulla rispetto al tesoro sparito. Tanto che il pubblico ministero Luca Tescaroli ha disposto anche il sequestro dei motorini degli indagati, oltre a quelle 26 società che sarebbero, però, scatole vuote. Nulla invece ad Andrea Raspi, il cognato di Lande. Oggi intanto il Tribunale del riesame esaminerà la posizione di Roberto Torreggiani. È probabile che la decisione dei giudici sulla scarcerazione non arrivi subito. Per gli indagati le accuse vanno dall'associazione a delinquere transnazionale finalizzata all'abusivismo finanziario, truffa e appropriazione indebita. Ma all'esame della magistratura c'è anche la posizione dei broker che qualche anno fa avevano consegnato a Lande 14 milioni dei fratelli Piromalli. E quale fosse il ruolo di Antonio Coppola, un altro calabrese che a luglio si presentò da Lande per avere indietro i soldi spariti. Di quella cifra il broker dei Parioli aveva restituito solo sei milioni. Il denaro era finito nelle mani di Lande attraverso un mediatore finanziario e un commercialista di Forlì, Matteo Cosmi e Giuseppe Guliano Ricci, adesso indagati con l'ipotesi di riciclaggio;

secondo il sito Dagospia questo sarebbe l'ordine, anche cronologico, per sbrogliare la matassa: almeno da settembre-ottobre 2010 si sapeva del cracdi EGP. La finanziaria prima è fallita in Francia e poi si è "chiusa la stalla" in Italia; il 13 dicembre 2010 l'EGP, è stata cassata dall'elenco delle imprese francesi di investimento; il 10 gennaio 2011, su proposta della Consob e su parere di Banca d'Italia, il Ministero dell'economia e delle finanze ha emesso un provvedimento per la messa in liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana dell'EGP (al riguardo, all'interrogante appare opportuna una precisazione: una società "qualunque" va in liquidazione normale oppure fallisce. Per entrare in liquidazione coatta occorre essere un soggetto di rilevanza pubblica o assoggettato a controllo pubblico, in questo caso da parte della Consob. Infatti l'EGP brillava come iscritta all'albo degli intermediari autorizzati da Consob); l'11 gennaio 2011, esce il comunicato stampa congiunto citato, con il quale informano del decreto del Ministero dell'economia; sempre l'11 gennaio sono stati nominati i commissari della liquidazione coatta (l'elenco è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 febbraio 2011, con la nomina del Commissario liquidatore, avvocato Gianluca Brancadoro),

l'interrogante ritiene che sarebbe auspicabile conoscere:

se risulti al Governo che la Consob, allora gestita dal presidente Lamberto Cardia e dal capo dell'ufficio legale avvocato Michele Maccarone (per fortuna pensionato e messo in condizione di non nuocere), abbia svolto attività di controllo mentre il signor Lande truffava - in nome e per conto di una società sotto la diretta vigilanza della Consob - oltre a sanzionare i rappresentanti dei risparmiatori, come l'interrogante, che denunciavano la truffa dei derivati Unicredit per prevenire fenomeni di risparmio tradito;

per quale ragione l'EGP sia stata lasciata immune da ogni controllo e vigilanza dall'ente presieduto dal signor Lamberto Cardia che, invece di controllare i bilanci, gli investimenti e i flussi finanziari, era intento ad entrare nel retro dell'ufficio Consob di Milano, secondo la deposizione resa da Giampiero Fiorani al pubblico ministero di Milano Eugenio Fusco, per contrattare rilevanti consulenze all'avvocato Marco Cardia, beneficato di 250.000 euro l'anno dall'ex Banco Popolare di Lodi;

poiché la Egp di Gianfranco Lande ha truffato circa 1.200 risparmiatori, appartenenti anche al mondo dei vip, quali attori e calciatori, per un controvalore di 170 milioni di euro, che la Consob per effetto della sentenza di Cassazione n. 6681 del 23 marzo 2011 sarà chiamata a risarcire, se il Governo intenda effettuare specifica azione di rivalsa verso il signor Cardia, l'avvocato Maccarone, il signor Salini e tutti coloro che hanno gestito la Commissione con criteri secondo l'interrogante scandalosi, sulle basi delle sue responsabilità di ente di controllo e di vigilanza, per omesso controllo e vigilanza ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile (risarcimento per fatto illecito).

(3-02044)

TONINI, MARINARO, MARCENARO, PINOTTI, MICHELONI, LIVI BACCI, BONINO, CABRAS - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

al termine dell'incontro del 4 aprile 2011 con il responsabile della politica estera del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi, Alì al Isawi, il Ministro in indirizzo ha annunciato di aver "deciso di riconoscere il Cnt come l'unico interlocutore legittimo per rappresentare la Libia";

nella stessa circostanza il ministro Frattini ha anche affermato che: "È necessario proseguire gli attacchi aerei contro le forze di Gheddafi" e che "la consegna di armi agli insorti non può essere esclusa";

sempre nella stessa occasione, il ministro Frattini ha anche sostenuto la necessità di "imporre a Gheddafi il cessate il fuoco" e che "Qualsiasi soluzione per il futuro della Libia ha come precondizione che Gheddafi lasci il potere";

rilevato che:

il 10 marzo, commentando la decisione francese di riconoscere il Cnt, il ministro Frattini, come riportano le agenzie di stampa, osservava che "l'Europa e i singoli Stati riconoscono gli Stati, non i gruppi" e che "L'Italia vuole una decisione europea, condivisa, unanime e credibile", perché "se l'Unione europea comincia ad andare alla spicciolata su queste questioni saremo tutti molto più deboli", dunque "Per noi l'unica cosa seria è che sia l'Europa tutta unita ed insieme a decidere";

sempre il 10 marzo, in un'intervista pubblicata sul "Quotidiano Nazionale", il ministro dichiarava: "Escludo tassativamente che nostri aerei possano partecipare a bombardamenti mirati", mentre il 1° aprile da Buenos Aires dichiarava che la fornitura di armi agli insorti "È una extrema ratio da discutere solo nel momento in cui fosse veramente l'unica ed esclusiva misura necessaria per proteggere i civili dagli attacchi di Gheddafi";

il 27 marzo, a "Domenica cinque" il ministro Frattini affermava "Dobbiamo promuovere un immediato cessate il fuoco da entrambe le parti";

considerato che la rilevanza delle questioni inerenti alla crisi libica richiede una stabile e condivisa linea di politica estera da parte del Governo, esaminata, discussa e approvata dal Parlamento,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno indotto il Ministro in indirizzo a correggere, su punti significativi, la linea di politica estera sulla Libia;

quale sia la sua valutazione circa i danni che possa recare alla credibilità e agli interessi nazionali una linea di politica estera incerta e ondivaga, soggetta a frequenti mutamenti di rotta;

quali iniziative intenda assumere per restituire stabilità e condivisione alla politica estera italiana sulla crisi libica.

(3-02045)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e per le politiche europee - Premesso che:

la crisi sistemica generata dall'avidità dei banchieri che ha distrutto secondo il Fondo monetario internazionale ben 32 milioni di posti di lavoro dal 7 luglio 2007 tramite la speculazione sulle materie prime con gli strumenti derivati OTC (over the counter) per un ammontare pari a 700.000 miliardi di dollari (creazione dal nulla di denaro e piramidi finanziarie costruite sulla sabbia per pagare le stock option e le dorate prebende dei bankster) - secondo affermazioni superficiali e destituite di fondamento, non avrebbe toccato la solidità delle banche italiane, che avrebbero retto meglio la cattiva congiuntura;

non è la prima volta che l'interrogante mette in dubbio tali affermazioni riportate acriticamente dalla stampa economica, spesso ventriloqua dei desiderata dei banchieri che riportano le "veline" delle banche, senza sviluppare alcun senso critico o, peggio, rifiutando di pubblicare le opinioni contrarie;

le banche italiane, se hanno retto meglio la crisi rispetto alle altre banche europee, lo hanno fatto addebitando a rate, da lunghissimi anni sulle spalle delle famiglie e piccole e medie imprese, gli elevatissimi costi della loro inefficienza ed avidità, sia con i tassi più elevati rispetto alla media dell'Unione europea, sia con prezzi dei conti correnti più elevati delle altre banche d'Europa, presentando il conto di una "tangente" pari a 4,2 miliardi di euro l'anno di extra spese a carico dei correntisti;

in un'inchiesta del quotidiano "la Repubblica", pubblicata il 1° aprile 2011, Andrea Greco, oltre a focalizzare la tangente pagata dai correntisti italiani all'inefficienza di un sistema bancario, ad avviso dell'interrogante "colluso" con la Banca d'Italia, documenta un primato che nessuno ci insidia: quello «di avere le banche più costose d'Europa. L'Antitrust ha avviato l'ennesima indagine conoscitiva sui costi dei conti correnti, ma è anche il segnale della capacità del mondo bancario di evitare ogni tentativo di ridurre le commissioni. Il Garante è piuttosto esplicito nell'indicare le caratteristiche del problema. "Nonostante un assetto del sistema bancario profondamente modificato che avrebbe dovuto innescare una forte spinta concorrenziale - spiega il Garante - il livello dei prezzi dei servizi e le criticità in termini di trasparenza continuano a segnalare un confronto competitivo ancora debole". Ne fanno le spese (davvero) gli italiani, che nella fatica di districarsi tra migliaia di prodotti - ogni banca ne offre una decina per ognuno dei sei profili standard stilati dalla vigilanza - spesso rinunciano al ruolo di consumatori attenti e contribuiscono a meritarsi i conti correnti tra i più cari d'Europa, con un "sovrapprezzo italiano" stimato in 4,2 miliardi di euro annui. Come stanno le cose? È vero che gli istituti italiani si fanno pagare troppo il loro più diffuso servizio? Su quali si vanno diffondendo balzelli odiosi che scatenano la furia dei risparmiatori e le critiche di Antitrust e Mr. Prezzi? Perché agli italiani continuano a piacere le file allo sportello, simbolo di quell'approccio "fisico" alla transazione che ha costi ormai esorbitanti? Quali sono le malizie e le voci più insidiose da cui il correntista si dovrebbe guardare? (…) Il conto corrente (...) è (...) la porta d'accesso al mondo dei servizi bancari, uno strumento di transazione indispensabile ma anche il totem della relazione uomo-banca. I suoi costi variano moltissimo secondo la quantità delle operazioni e lo strumento - agenzia, telefono, internet - utilizzato. Bankitalia, per rendere più trasparente l'offerta, ha introdotto un anno fa l'Isc (indicatore sintetico di costo) che obbliga a fornire il costo annuo per un uso standard, e profila i clienti in sei "griglie di adeguatezza": giovani, famiglie con operatività bassa/media/alta, pensionati con operatività bassa/media. Le banche non possono più vendere prodotti inadatti al singolo profilo, come accadde talvolta in passato, quando la rendita di posizione garantita dal potere sovrano sui contratti permise sfracelli a danno dei correntisti (...). A fine 2010 il costo medio per la media dei profili, conteggiato dall'Abi, è di 114 euro l'anno, cui però vanno aggiunti i 34,2 euro di bolli. Il costo medio sale a 129 euro (163,2 con i bolli) per chi si appoggia di più alle filiali, mentre chi preferisce il web spende 97 euro (131,5). La Banca d'Italia, con rilevazioni proprie, giunge agli stessi 114 euro dell'Abi. Di altro tenore la reportistica della Commissione europea, che sei mesi fa ha commissionato uno studio, pubblicato da Der Spiegel, in cui l'Italia ha il primato dei costi: 295,66 euro medi annui, contro 114 euro della media dell'Europa a 27. Dati contestati dall'Abi in quanto la commissione richiama un'indagine non corretta, perché usa solo i prezzi massimi di listino, include le tasse, non contempla i conti "a pacchetto". Dal canto suo, il commissario europeo ai servizi finanziari Michel Barnier critica la prassi Abi di comprendere, nella formazione del costo medio, solo alcune operazioni dei sei profili standard di vigilanza, e non tutte le operazioni possibili come fanno a Bruxelles. Sono anni che su simili numeri Bruxelles e Roma litigano. Chi dei due ha ragione? Molto dipende da come e quanto si usa il conto»;

si legge ancora nell'articolo citato: «Secondo l'Adusbef perfino le stime di Barnier sono per difetto: "Sfido chiunque a entrare in uno dei 34.000 sportelli italiani e vedere quante operazioni può compiere con 114 euro. Le banche danno per scontato che i consumatori abbiano conti a pacchetto, mentre da listino prezzi bastano 11 operazioni al mese per spendere 500 euro l'anno". Del pari, tra convenzioni, sconti e offerte civetta si può spendere anche poco. O nulla, come attesta l'Isc del Conto corrente arancio Ing, che a chi accredita uno stipendio rimborsa i bolli e passa le carte Visa e Bancomat. Ponderando dati ufficiali, ricerche private, consumatori, non pare irrealistico un costo annuo medio sui 200 euro. Con l'aggiunta di 34,2 euro di bolli si arriva 234 euro, quindi 120 euro più dei 114 euro di costo medio Ue. Moltiplicato per 35milioni di c/c italiani fa 4,2 miliardi di euro, corrispondenti al sovrapprezzo italiano, di cui 1,2 miliardi all'erario, il resto (3 miliardi) è costo paese bancario. (...) Ma quali sono i principali costi di un rapporto di corrispondenza? Quali le malizie e i caveat cui prestare attenzione? Due mesi fa 20 milioni di famiglie hanno ricevuto gli estratti conto 2010. L'Isc permette di verificare se si spende il giusto: basta comparare il "Riepilogo annuale spese" dell'estratto con la scheda sintetica dei 40 costi tipo che gli istituti inviano periodicamente. Se c'è troppo divario, è meglio reclamare. Oltre ai bolli e alle spese di tenuta (è sempre più diffuso il canone fisso, ma è molto variabile), le grandi spese riguardano Bancomat (10-15 euro l'anno in media), carte di credito (una trentina di euro), poi l'eventuale dossier titoli (fino a un centinaio di euro). Poi le spese per operazioni: pagamenti, domiciliazioni, prelievi, rate di mutui o altri fidi. E qui il costo sale verso le stelle se si fa ricorso allo sportello, molto più costoso dei canali remoti, per la banca e per il cliente. L'Abi stima in 6,23 euro il costo di un bonifico per cassa verso una banca diversa dalla propria, mentre la cifra si dimezza se l'addebito è in conto corrente, e cala a 0,87 euro sui bonifici via internet. Stessa dinamica per pagare le utenze domestiche: 3,16 euro al cassiere, 2,17 euro con addebito, 0,77 euro via internet e 0,09 euro con domiciliazione. Il contante incide anche se prelevato a sportelli della concorrenza, con una commissione media di 1,62 euro. In realtà, escludendo le banche online - che per questo rendono gratuiti i prelievi su tutto il circuito - ci si avvicina a 2 euro, a fronte di un costo all'ingrosso di 0,56 euro che le banche si pagano a vicenda (da poco ridotto su richiesta Antitrust, ma finora senza benefici per i clienti). Infine, occhio alla "fu" commissione di massimo scoperto, tra le più invise, e soppressa ope legis dal Tesoro a metà 2009. Salvo che le banche l'hanno riesumata con spoglie e nomi diversi, tanto da meritarsi un'indagine Antitrust e la reprimenda di Bankitalia. Tre mesi fa la vigilanza ha chiesto (...) di migliorare la normativa, perché "consente di mantenere commissioni opache, complesse e molto diversificate". Poco prima il garante della concorrenza aveva segnalato al governo che le nuove commissioni erano peggiorative per i clienti senza fido in cinque casi su sette analizzati, e sempre per quelli affidati. L'Abi rispose ricordando che, in pochi mesi, la nuova legge aveva decurtato del 41% le commissioni sui fidi, di un terzo sugli scoperti. Sul sito www. pattichiari. it, curato dai banchieri, si possono confrontare singoli pregi e difetti. Basta inserire un indirizzo, un profilo di c/c predefinito (in questo caso, "famiglie con operatività media") e scegliere i canali preferiti ("sportello e virtuali"). Si paragonano fino a 5 prodotti per volta, e si possono scovare alcune "perle" che il buon correntista dovrebbe evitare, o almeno rinegoziare. Il "Conto molto" di Antonveneta (gruppo Mps), per esempio, la carta intestata se la fa pagare: 4 euro per l'estratto conto, e 12 euro per l'invio della posizione titoli. Al conto "Armonia Light" del Credito Artigiano invece il web non piace: 3,5 euro per un bonifico online su altra banca, un livello simile a quello degli istituti per i bonifici in addebito (che all'Artigiano costa 6,5 euro), o addirittura cash. La "Formula friend" della Popolare di Novara (gruppo Banco popolare) trattiene 3 euro per pagare utenze via telefono, e 2,75 euro per pagare la rata del mutuo, sia per cassa sia con addebito. La "Formula amico", poi, prevede una carta revolving con tasso a debito globale (Taeg) sugli utilizzi a rate del 22,07% l'anno. Occhio poi all'avviso via sms sul cellulare, comodo ma che a Novara non è gratis: 2 euro al mese. Il correntista di Banca Carige, "Stile evoluto", è meglio non perda la tessera Bancomat, o bloccarla gli costerà 12,91 euro (almeno c'è il numero verde). Il conto "Un due tre" della Bpm strapazza chi paga le utenze per cassa (5,80 euro), e chiede un euro perfino a chi le paga al Bancomat. Costa un euro anche chiedere al cassiere la lista movimenti, mentre ricevere a casa le comunicazioni di trasparenza (obbligatorie) fa 1,35 euro. Dove i solipsismi bancari diventano un coro è sugli scoperti dei conti, siano affidati o no. Intesa Sanpaolo - conto "Facile" - tassa un 18,11% annuo il rosso senza fido, più una commissione di 2 euro al giorno, gli stessi che chiede Unicredit "Genius one" a chi sconfina il fido. Carige commina, oltre alla commissione di 5 euro per i senza fido, una "penalità" - concetto oscuro ma ricorrente - fino a 3,5 euro al dì per somme oltre 500 euro. E la straniera Deutsche Bank (conto "All inclusive") applica un forfait di 35 euro sopra i 500 di scoperto. Ma commissioni e penali, per chi va in rosso, restano la prassi. Dopo due anni di costo del denaro ai minimi storici la redditività bancaria è ridotta al lume. La caduta all'1% del tasso dell'euro ha ridotto gli interessi dovuti al cliente a uno zero virgola zero, e tagliato ancor più quelli a favore delle banche. Qualche rincaro qua e là si vede. Soprattutto è in corso un riprezzamento dell'offerta: per Patti Chiari (Abi), nel secondo semestre 2010 sono aumentati i conti online per giovani (+11%) e famiglie ad alta operatività (+3%), mentre è sceso del 5% il costo per pensionati poco operativi. Ambienti sindacali segnalano, poi, nuove strategie commerciali intonate ai tempi grami. Da inizio anno Unicredit fa pagare un costo fisso di 10 euro per cambiare il pacchetto di conto, e ha introdotto nuove voci per i più economici, tipo 1 euro di costo al mese per ogni cointestatario, od assegno. La rivale Intesa Sanpaolo ha invece soppresso a fine 2010 conto Zerotondo (perché non guadagnava più nulla, si dice), e ne sta lanciando uno modulare con canone che cala se si sottoscrivono altri prodotti. Un modo per rafforzare i ricavi incrociati e fidelizzare i clienti. Un altro andazzo indicativo è la commissione sul prelievo dei propri contanti allo sportello, che si diffonde malgrado suoni grottesca e susciti polemiche e interventi del Garante»;

tre euro per prelevare contante: a giudizio dell'interrogante questo costituisce un vero e proprio "pizzo",

si chiede di sapere:

se risponda al vero che un conto corrente bancario costa in Italia ben 295,66 euro, contro una media di 114 euro dell'Europa e se risulti al Governo che tali costi eccessivi imposti da banche "idrovore", anche con la finalità di retribuire prebende e stock option ai banchieri, producono una spesa aggiuntiva di 4,2 miliardi all'anno a carico di consumatori, famiglie piccole e medie imprese generando un gap competitivo;

se sia vero che le banche operanti in Italia abbiano rincarato i costi del 10 per cento nel 2010, rendendo più onerosi i prezzi per l'uso delle carte, le operazioni allo sportello ed il "pizzo" per prelevare contante fino a 3 euro, praticando autentiche stangate su scoperti e servizi finanziari, fino a 6 euro per un bonifico, 3 euro per saldare una bolletta, facendo pagare estratti conto, assegni, fidi e persino gli sms;

se il Governo non ritenga offensiva e provocatoria l'affermazione del Presidente dell'Associazione bancaria italiana e di Monte dei Paschi di Siena Mussari, che scambia per gentile concessione dei banchieri la garanzia a tutela dei depositi fino a 100.000 euro che al contrario è una normativa vigente in Europa;

se dopo l'ennesima indagine aperta dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato per porre un freno alla voracità dei banchieri, che a giudizio dell'interrogante continuano ad ottenere al contrario protezione dall'Ufficio di vigilanza della Banca d'Italia, il Governo non debba assumere idonee iniziative sia per porre un freno ad usi e abusi ed all'arbitrio quotidiano dei banchieri, che revocano il fido concesso in precedenza con un preavviso di 24 ore, sia per limitare il saccheggio sistematico a danno dei correntisti ed utenti dei servizi bancari;

se per quanto di propria competenza, non debba intervenire sia per porre un argine agli aumenti, ai rincari continui, alle nuove voci di costo ed alle tasse ed ai balzelli imposti e risorti, come la commissione di massimo scoperto.

(3-02046)