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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 23/03/2011


D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). «Nessun popolo può avere il diritto di sottomettere e governare un altro popolo sottraendogli la propria cultura e le proprie tradizioni». Questa è la dichiarazione che il presidente Berlusconi ha fatto qualche mese fa intervenendo al Congresso generale del popolo libico a Sirte.

Avremmo voluto che qui stasera il presidente del Consiglio pronunciasse le stesse parole dopo i massacri compiuti dal criminale internazionale che va sotto il nome di Gheddafi nei confronti del suo popolo, anziché dichiarare che si trova ad essere personalmente rammaricato. E nel momento in cui, signor Ministro, il nostro Paese poteva e doveva intervenire per fermare il massacro mediando con il leader libico il Presidente del Consiglio ha dichiarato che non telefonava a Gheddafi per non disturbarlo. Non disturbarlo da cosa? Dal massacro e dai bombardamenti sulla propria popolazione e sui civili?

Questa è la ragione per la quale, signor Ministro, abbiamo chiesto che il Presidente del Consiglio venisse qui, in questa Aula, considerato che domani egli, e non lei o il Ministro della difesa, è chiamato al Consiglio europeo a stabilire cose molto importanti di cui tutti intendiamo, nei limiti di ciò che ci è stato consentito dalla miopia di questa maggioranza, farci carico.

Detto questo, con molta e profonda amarezza, non ripeterò le cose che molto meglio di me il collega Rutelli, la collega Contini e gli altri colleghi che sono intervenuti in discussione hanno già detto.

Mi permetto però di sottolineare due questioni che dal nostro punto di vista sono importanti. Perché noi non condividiamo la risoluzione proposta dai colleghi della maggioranza? Perché in quella risoluzione non c'è alcuna parola, né espressa, né inespressa o implicita, di condanna della leadership di Gheddafi e del suo operato, né un riferimento alla risoluzione n. 1970 che affida alla Corte penale internazionale l'inchiesta sull'operato di Gheddafi. Quindi, non vi è chiarezza da parte della maggioranza su che cosa si voglia fare. E la timidezza e l'incertezza che il Governo ha mostrato in queste settimane dipende, dalla nostra prospettiva, dal fatto che c'è chi pensa e spera che Gheddafi resti lì e possa vincere la sua guerra civile.

Questo a noi non sta bene. La nostra proposta di risoluzione lo dice con estrema chiarezza e fermezza, precisando altresì che il nostro Governo non può accettare alcun tipo di iniziativa di Gheddafi che possa continuare a perpetuare questo regime che, peraltro, trova nel Trattato che la maggioranza ha approvato in questo Parlamento una copertura politica, la sospensione del quale da parte delle Nazioni Unite non esime la maggioranza e il Governo dal dire che cosa pensa del rapporto con Gheddafi, e non con la Libia. È un Trattato certamente sospeso nella sua efficacia, in quanto, ovviamente, non sapremmo con chi interloquire, ma che comunque contiene una serie di questioni e di punti critici che noi non condividiamo e che non possono essere oggetto di una prosecuzione sotto il profilo delle relazioni internazionali con chiunque verrà - noi ci auguriamo - dopo Gheddafi.

Questa è la questione centrale che abbiamo posto nella nostra proposta di risoluzione e che ci vede totalmente in disaccordo con chi pensa sotto sotto che questo signore (si fa per dire) ancora se la può cavare e che si può andare avanti così.

L'altra questione che noi riteniamo molto seria e che ci distingue dai colleghi della maggioranza in ordine alla proposta di risoluzione che hanno presentato è la seguente. La causa di questa migrazione epocale non è da rinvenire nell'intervento umanitario fatto in Libia. La causa di questa migrazione epocale è la rivoluzione che è avvenuta nel Nord Africa, in Tunisia, in Algeria, in Egitto, in Marocco e, quindi, anche in Libia. È quella che ha determinato l'incremento dei flussi migratori e, quindi, anche dei clandestini.

Pertanto, si vuole immaginare, come sostengono i colleghi della Lega, che trovare un'intesa con la leadeship libica per continuare a mettere la polvere sotto il tappeto possa essere una soluzione al problema, quasi che quello che avviene in Nord Africa non ci interessa, come se non avessimo alcuna voglia di occuparcene, e non sia invece strettamente connesso agli interessi generali di questo Paese.

Non è che gli interessi economici del nostro Paese, cari amici, si tutelano pensando di tenere buona questa gente. Gli interessi economici del nostro Paese si affrontano individuando quali sono le nuove interlocuzioni nel Nord Africa, e noi su questo siamo stati totalmente in ritardo e disattenti, perché abbiamo pensato che quei signori potessero continuare a governare per altri 50 anni: non ci siamo posti il problema di che cosa stava succedendo in Tunisia, in Algeria, in Egitto e, quindi, anche in Libia. E fino a quando questo lo hanno fatto gli americani o i francesi, che stanno molto lontani da questi territori, è un conto, ma noi, che viviamo dei problemi del Nord Africa, che viviamo dei problemi dell'immigrazione che proviene da quell'area, abbiamo il dovere di prevenire e di porci queste domande. E non averlo fatto è una responsabilità politica a tutti gli effetti che noi vi contestiamo in maniera chiara.

Consentitemi poi, signor Presidente, di dire che in questi giorni abbiamo assistito ad un dibattito stucchevole su Lampedusa, su Trapani e su Mineo. Noi chiediamo, signor Presidente, che il Ministro dell'interno venga a riferirci lo stato di organizzazione del sistema relativo ai clandestini, agli immigrati irregolari. Vogliamo sapere quanti sono oggi quei centri che un tempo si chiamavano di permanenza temporanea presenti in Italia, che capienza hanno, quante persone contengono e perché ci si ostina a tenere sotto ricatto una comunità come quella di Lampedusa per porre un problema diverso. Infatti, Lampedusa poteva essere svuotata almeno da venti giorni, ma ciò non è stato fatto per volontà della Lega Nord. Questo è il punto! (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo LNP). Signor Presidente, le chiedo cortesemente di far smettere quei signori di lagnarsi. (Applausi del senatore Serra. Commenti dal Gruppo Lega Nord).

Lo stesso discorso riguarda Mineo. Ci si deve spiegare perché si sceglie Mineo, che ha un costo esorbitante per le casse dello Stato e non si sceglie una base militare come quella di Comiso che è di proprietà dello Stato, non costa nulla e ha il doppio della capienza; ci si deve spiegare perché si usa l'aeroporto di Trapani e non quello di Sigonella! Non ci si può trincerare dietro motivazioni di carattere tecnico! (Applausi dal Gruppo IdV). Il problema è che questa politica del Governo centrale piega agli interessi della Lega Nord anche l'abbandono del territorio siciliano! Questa è la verità.

A tale riguardo, signor Presidente, voglio sottolineare con molta franchezza che la proposta di risoluzione n. 1 non è d'aiuto per il difficile lavoro che i nostri militari stanno svolgendo in Libia. Quattro giorni fa abbiamo votato una risoluzione unitaria nelle Commissioni congiunte per dare copertura da parte del Parlamento alla missione del Governo. Oggi, per responsabilità vostra, in quest'Aula si cambia posizione, esponendo il Paese ad un atteggiamento ridicolo dal punto di vista del metodo e del merito delle questioni che si affrontano.

Concludo, signor Presidente, evidenziando che noi volevamo trovare un punto di accordo; abbiamo cercato di raggiungerlo perché su questi temi abbiamo a cuore, come sempre abbiamo sostenuto, l'interesse nazionale. Abbiamo proposto di ritirare ciascuno la propria risoluzione, perché la situazione è articolata e complessa, vi sono questioni di merito e diverse sensibilità nel Paese che noi rispettiamo. La proposta avanzata dalla senatrice Finocchiaro era di buon senso e serviva a dare maggiore forza al Governo, attraverso un pronunciamento unitario del Senato, in un momento difficile per l'Italia. Il rifiuto di quella proposta non ci meraviglia, se dobbiamo essere sinceri, perché purtroppo, onorevoli colleghi della maggioranza, voi avete una visione molto piccola del mondo, veramente modesta, che si chiama Padania. (Commenti dal Gruppo LNP). La Padania non è uno Stato, non è una Regione e non sta nel mondo: rendetevene conto!

Per tale ragione, l'unico atto di responsabilità che noi possiamo compiere è quello di astenerci nella votazione della vostra mozione, votando a favore di tutte le altre. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE, IdV, PD, Misto-ApI. Congratulazioni).