Passiamo quindi alla votazione delle proposte di risoluzione.
CONTINI (Misto-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTINI (Misto-FLI). Signor Presidente, oggi ho ascoltato con grande attenzione tutti i nostri colleghi, ma soprattutto i nostri Ministri. Non desidero essere assolutamente polemica. Desidero essere vicino ai nostri uomini - come lo sono sempre stata - e quindi vicino al nostro Ministro della difesa. Devo però dire, dal punto di vista del Ministero degli affari esteri e della nostra politica estera, che quest'ultima ha ormai perso in un certo senso - e ora ne spiego il motivo - ogni credibilità. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di dichiarazione di voto. Sta parlando la senatrice Contini. Il dibattito verte su un tema delicato. La senatrice ha il diritto di potersi esprimere in un'Aula che l'ascolti e stia in silenzio. Chi non è interessato, è invitato ad uscire.
CONTINI (Misto-FLI). La ringrazio, Presidente.
Perché parlo di rilevanza della nostra politica estera? L'altroieri - pochi lo sanno - il nostro Presidente del Consiglio, a Parigi, è arrivato al Vertice quando Sarkozy aveva già iniziato il suo intervento. Questo è un fatto estremamente negativo. È negativo perché tutta la coalizione internazionale e l'Unione europea dovevano attendere il nostro Presidente italiano, ma ciò non è avvenuto. Si tratta di una delle tante volte in cui vediamo l'imbarazzo della posizione italiana e la derisione di colleghi inglesi, francesi o tedeschi, e ciò mi dà particolarmente fastidio, essendo stata per trenta anni nelle organizzazioni internazionali e nei tavoli internazionali.
Mi dispiace che l'Italia abbia perso un ruolo chiave nel Mediterraneo, e non solo direttamente con la Libia. In questo caso avremmo dovuto essere noi i primi, per tutte le ragioni immaginabili, politiche, economiche, culturali, storiche e di tradizione; dovevamo essere le persone che dovevano decidere o che dovevano mediare. Avremmo dovuto dire alla comunità internazionale che la Libia è una cosa nostra e che avremmo dovuto decidere cosa fare. Siamo stati, invece, sorpassati in modo vergognoso da francesi, inglesi e tedeschi, addirittura con il consenso, purtroppo, del presidente Obama. A me dispiace dirlo da questa parte, e non voglio dire altre cose ancora più negative. Questa è la verità. l'Italia ha perso una grande possibilità; l'Italia ha perso un ruolo di guida nel Mediterraneo, la sua credibilità e soprattutto, purtroppo, la posizione privilegiata che poteva ricoprire gestendo una crisi nazionale, essendo per una volta utile alla comunità internazionale e assumendo una linea di mediazione. Ha dimostrato confusione all'interno e all'esterno: all'interno, prima si è detta una cosa e poi il presidente Berlusconi ha dichiarato che quanto detto dal ministro La Russa non era vero.
Credo, invece, che ciò che ha affermato il ministro La Russa sia vero. Non bisogna sempre sconfessare quello che dicono il nostro Governo e i nostri Ministri. La confusione è stata all'interno e all'esterno, e se lo dico vuol dire che lo so. All'esterno c'è stato uno scarso coordinamento con l'Unione europea. Signori Ministri, tutto questo doveva essere fatto un mese fa; tutto quello che doveva essere fatto è stato fatto un mese dopo e solo ed unicamente perché il Ministero dell'interno ha iniziato una lotta per fare qualcosa in extremis. Dovevamo farlo molto tempo prima, e questo non ha nulla a che vedere con i nostri bravissimi diplomatici, ma con la politica estera che, purtroppo, manca e non c'è più. Siamo stati - mi perdonino il signor Presidente e i signori Ministri - irrilevanti, vergognosamente irrilevanti, con una prudenza eccessiva che non avevamo mai visto nella nostra politica estera. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE, Misto-ApI e del senatore Pistorio. Congratulazioni).
VIESPOLI (CN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN). Signor Presidente, vorrei partire da una considerazione e da una valutazione di ordine non nazionale, ma di contesto complessivo e generale, anche perché il contributo che i colleghi Palmizio e Carrara hanno dato attraverso i loro interventi in discussione generale mi esime dall'affrontare alcune questioni e temi di carattere specifico che già sono stati affrontati in maniera esaustiva.
Di fatto, ci troviamo di fronte ad una condizione che per la prima volta determina una sorta di assenza di guida, di leadership, di direzione. Un importante giornale italiano ha titolato un articolo significativo «Un mondo senza leadership». Ciò significa che affrontiamo la vicenda libica così delicata, difficile, critica e problematica, soprattutto per noi, in un contesto di carattere mondiale di fragilità e debolezza perché, al di là del merito e della valutazione dello stesso, è venuto meno quello che qualcuno ha definito il progetto ideologico occidentale, che, comunque, si riconosceva in una guida e in una leadership, al di là, ripeto, della valutazione di merito. Quel progetto è venuto meno ed è fallito. È fallito anche per lo stesso Presidente americano che l'aveva individuato, prospettato e proposto: oggi quella guida non c'è più. L'Occidente è privo di guida e, contestualmente, c'è un'Europa incapace d'intervenire e di coprire questo vuoto, perché essa stessa è incapace di prospettarsi come guida rispetto al venir meno di quel progetto.
Ci troviamo, quindi, in un contesto dove ritorna prepotente in campo quel che si pensava di poter mantenere marginale rispetto al confronto e al dibattito politico internazionale: irrompe nello scenario globale l'interesse nazionale, e la Francia si muove innanzitutto e soprattutto su questo terreno determinando, dentro il vuoto di leadership che si è creato, un'accelerazione che pone tutti nella condizione di dover fare i conti con questo nuovo scenario e questa nuova realtà.
In questo scenario e in questa realtà, che certamente ho semplificato con le mie considerazioni e le mie valutazioni, ma che indico come punto di partenza di una riflessione, è evidente che il punto non è più, e lo sottolinea l'articolo cui facevo riferimento prima, verificare se la missione sia partita tardi o sia cominciata male - questo concetto è riecheggiato nell'intervento della senatrice che mi ha preceduto, la collega Pinotti - ma verificare cosa sia utile per il nostro Paese. Da questo punto di vista, al di là dell'individuazione della tempistica rispetto alla decisione internazionale di intervenire in Libia, c'è un dato certo: il nostro Governo cerca di riportare a coordinamento quel che è separato e frantumato. La proposta di recuperare la catena di comando alla NATO riporta appunto a coordinamento quella diversità, individua un luogo politico e operativo di coordinamento reale, determina la possibilità di trovare un soggetto fortemente rappresentativo che copra quel vuoto di leadership, indicando un percorso di garanzia per tutti coloro che debbono partecipare a questa missione.
Ricordo peraltro che si deve partecipare a questa missione, come è stato ribadito e sottolineato, in coerenza con la risoluzione n. 1973, con un'interpretazione che non può essere garantita dall'asse franco-britannico e che invece può trovare luogo di garanzia solo nella NATO. Altrimenti (non lo dice solo il Governo, ma lo dicono anche gli osservatori più attenti), di fronte all'assenza di questo coordinamento, di questa catena di comando, non resta che la posizione individuata dal ministro Frattini, cioè quella di riprendere sotto il comando italiano le sette nostre basi a disposizione della coalizione, autorizzando gli obiettivi delle sortite degli aerei che vi siano schierati. E questo, non per cambiare posizione o bandiera, ma per una questione - continuo a riferirmi a quell'articolo - di dignità e di diritto, e anche di cautela rispetto allo scenario che si sta aprendo.
Cosa è nell'interesse nazionale oggi? Recuperare questo coordinamento e determinare contestualmente le condizioni per il protagonismo nazionale, attraverso la capacità di guida italiana sul fronte del dopo cessate il fuoco, per individuare un luogo per una conferenza di pace, per fare in modo che l'Italia si intesti in particolare la via diplomatica e politica per affrontare questo nodo e questo conflitto e per concretizzare in questo scenario gli interessi che appartengono alla nostra comunità nazionale.
Nell'esprimere il voto favorevole alla risoluzione presentata dalla maggioranza, ritenendo che nella banalità o nell'ovvietà di una proposta che ho cercato di enucleare, forse c'era il tentativo di chiudere questo dibattito in maniera coordinata, per non dire in maniera unitaria, credo che una qualche riflessione finale si debba fare. Quando si fa riferimento al Presidente della Repubblica, è giusto sottolineare e ribadire che quel riferimento non è alla persona, ma all'istituzione, che è garante dell'unità nazionale. E l'unità nazionale è presupposto fondamentale per tutelare l'interesse nazionale.
Questa vicenda ci richiama anche al dibattito che poi affronteremo sul terreno più interno. Forse bisogna ripensare a recuperare l'autorità, l'autorevolezza, la forza del significato profondo dello Stato nazionale, che è il portato culturale che ci consegna questa crisi, oltre alle riflessioni di politica estera. (Applausi dai Gruppi CN e PdL. Congratulazioni).
RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Misto-ApI). Signor Presidente, in questa circostanza è giusto che il Senato esprima la massima responsabilità rispetto ad una condizione critica che coinvolge il nostro Paese e l'intero Mediterraneo. È per questo che annuncio il voto favorevole nei confronti di tutte le proposte di risoluzione presentate dalle forze di opposizione e che noi non parteciperemo al voto proprio per non esprimere una valutazione negativa, ma con l'astensione possibile sulla base del Regolamento del Senato, sulla proposta di risoluzione della maggioranza.
Questa assunzione di responsabilità non può contenere però, signori Ministri degli affari esteri e della difesa, la nostra assoluzione per quella che consideriamo una inadeguata gestione di questa crisi.
Il nostro Governo, attraverso l'espressione dei suoi più autorevoli rappresentanti, è passato: da una linea di non ingerenza e non disturbo nei confronti del dittatore libico ad un impegno senza tregua per la rimozione di Gheddafi (seconda posizione); di fronte ad una constatazione della ripresa del controllo da parte del medesimo dittatore libico, ad una valutazione per la quale ciò avrebbe premiato - cito - una prudenza italiana; quindi ad una quarta posizione, quella di aderire con pieno impegno operativo all'azione militare contro Gheddafi; infine - quinta posizione - alla espressione di rammarico per tale azione, appena decisa.
Non vi è dubbio che vi sia una sproporzione, colleghi, tra gli interessi italiani in campo (prossimità geopolitica, approvvigionamento energetico, controllo delle emigrazioni illegali, accordi economici in essere) ed il reale ruolo svolto dal Governo italiano. Purtroppo, l'autorevolezza personale del Premier esce assai ulteriormente menomata da questa crisi. Purtroppo, vi è motivo per esprimere anche il nostro rammarico sulla debolezza europea.
Il fronte mediterraneo diviene decisivo, e vediamo una nuova stagione necessaria dopo la crisi dell'Unione euromediterranea esemplificata dalla leadership congiunta del presidente francese Sarkozy e del presidente egiziano Mubarak. È una stagione nuova che deve iniziare.
Vorrei sottolineare, Presidente, che ci accomuna nel voto, assieme ai colleghi firmatari di questa proposta di risoluzione (la collega Contini, il collega Pistorio, il collega D'Alia) e come illustrato nel dibattito dalle colleghe Sbarbati e Germontani, anche il giudizio che i nostri partiti politici hanno espresso in precedenza. Voglio ricordare che il leader di Futuro e Libertà è quello stesso Presidente della Camera che, dopo alcune ore di attesa per la capricciosa visita del leader Gheddafi, si è alzato e ha rinunciato a quell'incontro per difendere la dignità del Parlamento. Voglio ricordare che tra di noi ci sono parlamentari, come quelli dell'UDC, che hanno votato contro il Trattato; ed altri, come me ed altri colleghi di Alleanza per l'Italia, che non l'hanno votato o anch'essi hanno votato contro. E così si deve rilevare il grande impegno dei colleghi dello MPA per difendere la delicatissima frontiera siciliana, come è contenuto con chiarezza nel documento che abbiamo presentato.
La nostra proposta di risoluzione, Presidente, contiene posizioni chiare e forti. Le elenco avviandomi alla conclusione. Primo: la promozione di una cabina di regia politica. Secondo: che l'Italia diventi capofila di una iniziativa diplomatica con la Lega araba, l'Unione africana e il Consiglio di cooperazione del Golfo. Terzo: sostegno al Consiglio nazionale di transizione di Bengasi. Quarto: proporsi (l'Italia) come capofila di un grande piano euroatlantico di rilancio della cooperazione mediterranea (quante volte abbiamo sentito Berlusconi parlare di un Piano Marshall!), con precisi strumenti che qui sono indicati. Quinto: il burden sharing, cioè la ripartizione delle responsabilità, con riferimento alle critiche situazioni migratorie di massa. Sesto: l'implementazione delle decisioni dell'ONU (risoluzione n. 1970), con responsabilizzazione piena della Corte penale internazionale. Settimo: favorire l'approvazione dei disegni di legge sull'adeguamento della nostra normativa interna allo statuto della Corte penale internazionale (questo ci accomuna alla collega Bonino). Ottavo: salvaguardare gli interessi economici e contrattuali delle imprese italiane. Nono: ripristinare l'apertura ai voli civili dell'aeroporto di Trapani. Decimo ed ultimo: distribuire in modo equilibrato la responsabilità e gli oneri legati ai flussi migratori.
La mia conclusione è semplice, signor Presidente. Perché non è stata accettata dal Governo la proposta della collega Finocchiaro, alla quale a nostro nome si è associato immediatamente il collega D'Alia? Per un semplice motivo: perché quel giusto compromesso avrebbe comportato...
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, concluda, per favore.
RUTELLI (Misto-ApI). Ho terminato.
Dicevo che quel giusto compromesso avrebbe comportato lo spostamento della posizione del Governo e della maggioranza dalla linea non rispondente al vero contenuta nella risoluzione di maggioranza, secondo la quale gli impegni richiamati ai punti 6 e 7 del comunicato conclusivo del Consiglio affari esteri imporrebbero addirittura un'azione navale nel Mediterraneo. Non leggerò tali punti; ma i colleghi, che sono in grado di farlo, sanno che essi non prevedono assolutamente un'azione navale di tipo militare, come la Lega pretende di imporre a quest'Aula.
Purtroppo rispetto alla posizione equilibrata che ha esposto il ministro Frattini, e che noi avremmo sottoscritto, si è voluto far prevalere ancora una volta la posizione e la pretesa totalmente astratta, velleitaria e propagandistica di un partito, la Lega, che, anziché all'interesse della Repubblica italiana, si mostra interessato alla propria propaganda politica. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE, IdV e dei senatori Contini e Pistorio. Congratulazioni).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, ministri Frattini e La Russa, colleghi, il mio Gruppo ha cercato e cercherà di dare un suo contributo propositivo alla discussione, ma è evidente, e deve essere evidente, che non dobbiamo peccare reciprocamente di ipocrisia. Io ovviamente proverò a non cadere in questo peccato.
Il mio Gruppo è sconcertato. Pur ringraziando i ministri Frattini e La Russa per la correttezza con cui hanno affrontato le loro relazioni, rimango sconcertato per l'assoluta mancanza di sensibilità istituzionale da parte del Presidente del Consiglio, il quale, pur in presenza di una crisi così delicata che è scoppiata appena fuori l'uscio di casa nostra, ha ritenuto ancora una volta di non venire a parlare in Parlamento. (Applausi dal Gruppo IdV). Dico questo nella certezza che avremmo avuto diversità di valutazioni ed anche di conclusioni: ma vi sono delle norme comportamentali di cui il Presidente del Consiglio dovrebbe tener conto. Certo, tra un rimpasto di Governo, un'udienza, un provvedimento ad personam e un videomessaggio, io ritenevo che il Presidente del Consiglio avesse l'obbligo morale di venire in Parlamento a spiegare compiutamente la rotta che collegialmente il suo Governo si è dato.
Credevo che avesse l'obbligo di esporla senza reticenze, non passando da espressioni del tipo «non telefono per non disturbare», piuttosto che ad altre come «Gheddafi è finito», o ancora, per ultimo, «sono vivamente rammaricato per il rais». Noi dobbiamo provare ad essere conseguenti, se vogliamo recuperare - mi rivolgo a lei, signor ministro Frattini - una credibilità internazionale che, mi scuserà e mi scuserete voi, colleghi, al momento non abbiamo: lo dimostrano le concertazioni che fanno alla luce del sole gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna. Indubbiamente qualcuno di questi Paesi avrà commesso degli errori di valutazione, ma non è questo il punto: noi dobbiamo guardare in casa nostra. Io avrei gradito che il Governo fosse partito dal Trattato italo-libico.
Signor Ministro, lei ci ha ricordato l'articolo 103 della Carta delle Nazioni Unite, che è come una Carta fondativa, una Carta costituzionale. Poi ci sono - come lei mi insegna - le leggi ordinarie, come la Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati del 1969, che spiega come e quando i Trattati vengono sospesi, quando si ritengono nulli e come si fa a dichiararli estinti. Ci sono dei passaggi procedurali precisi in base ai quali noi dovevamo notificare la sospensione del Trattato. Ma il Trattato italo-libico non è stato impugnato: si dice sempre che esso è, di fatto, posto nel nulla.
Ecco perché noi non abbiamo accolto la richiesta di togliere dalla nostra proposta di risoluzione questo punto. Abbiamo invece voluto lasciarlo, perché riteniamo che da lì partano tutti i problemi, che troviamo messi bene in evidenza nella proposta di risoluzione della maggioranza. Si sottolineano infatti due punti. Una parte è quasi esclusivamente mercantile, per cui andiamo a salvaguardare gli interessi delle nostre imprese. È evidente che siamo ben attaccati agli interessi, anche economici, del nostro Paese, poiché sappiamo bene che prendiamo petrolio dalla Libia per il 25 per cento delle nostre importazioni, e tanto gas naturale.
Da quel Trattato voi fate però derivare tante altre cose che troviamo anche nella proposta di risoluzione. Nella vostra risoluzione, colleghi della maggioranza, trattate il problema dell'immigrazione in modo davvero improprio, in barba a qualsiasi dichiarazione che ogni tanto sento anche da alcuni di voi. Voi parlate sempre di operazioni di pattugliamento e, quando guardate all'immigrazione, nella vostra risoluzione, parlate sempre di funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria. Non è solo questo: per noi non si tratta di profughi. Qualcuno parlava di sfollati, ma noi parliamo di migranti, che vanno via da fame e persecuzione, e in questo caso anche da guerre. (Applausi dal Gruppo IdV).
Per questo noi riteniamo di conservare i punti della nostra proposta di risoluzione, anche quanto lei, signor Presidente, ha consigliato di eliminare, cioè l'ultima parte della nostra proposta di risoluzione, perché in quella parte, che sembra non essere pertinente, si trovano invece tutti gli argomenti che riguardano il nostro caso: per esempio, l'immigrazione ed il diritto d'asilo (e lo stiamo verificando), il miglior funzionamento dell'Agenzia Frontex (che pure noi abbiamo finanziato e su cui, probabilmente, abbiamo qualcosa da ridire).
Ecco, vogliamo il coinvolgimento pieno dell'Unione europea non per creare un cordone sanitario, ma per dare accoglienza ai migranti, per offrire soccorso in mare ed effettuare lo smistamento negli altri Stati membri dell'Unione europea. Riteniamo infatti che non debbano entrare tutti in Italia; vogliamo solidarietà e partecipazione da parte dell'Unione europea. Abbiamo provato a dare dei suggerimenti al riguardo.
Prendo atto poi delle dichiarazioni e delle puntualizzazioni del ministro La Russa a proposito dei bombardamenti. La nostra proposta di risoluzione ha riportato, con nomi e cognomi, dati e dichiarazioni; il signor Ministro dice che non è così. Ne prendiamo atto. Non abbiamo riportato una diceria ma ciò che ritenevamo un fatto, ma prendiamo atto della comunicazione che egli ci ha dato.
Noi riteniamo che la risoluzione n. 1973 vada rigorosamente e puntualmente applicata. Mi rendo conto...
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione sta per scadere, senatore Belisario.
BELISARIO (IdV). Presidente, non voglio dire che c'è chi ha raddoppiato il tempo a disposizione...
PRESIDENTE. La volevo informare.
BELISARIO (IdV). Stiamo ragionando di un argomento talmente importante...
PRESIDENTE. Ma non le ho mai tolto la parola, senatore Belisario.
BELISARIO (IdV). ...ma anche se non ho imparato a memoria l'intervento cercherò comunque di riprendere il filo del discorso per avviarmi alle conclusioni.
Abbiamo dato il nostro contributo perché, come è evidente, abbiamo tutto l'interesse a che il nostro Paese riacquisti una dignità internazionale che, a parere del Gruppo dell'Italia dei Valori, è stata smarrita da tre anni a questa parte anche con il baciamano e con la firma del Trattato internazionale. (Applausi dal Gruppo IdV).
È per questi motivi che noi voteremo convinti la proposta di risoluzione presentata dal Partito Democratico. Quando poi capiremo quali e quante parti separate si voteranno della proposta di risoluzione della maggioranza, in quel momento faremo la nostra dichiarazione di voto. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). «Nessun popolo può avere il diritto di sottomettere e governare un altro popolo sottraendogli la propria cultura e le proprie tradizioni». Questa è la dichiarazione che il presidente Berlusconi ha fatto qualche mese fa intervenendo al Congresso generale del popolo libico a Sirte.
Avremmo voluto che qui stasera il presidente del Consiglio pronunciasse le stesse parole dopo i massacri compiuti dal criminale internazionale che va sotto il nome di Gheddafi nei confronti del suo popolo, anziché dichiarare che si trova ad essere personalmente rammaricato. E nel momento in cui, signor Ministro, il nostro Paese poteva e doveva intervenire per fermare il massacro mediando con il leader libico il Presidente del Consiglio ha dichiarato che non telefonava a Gheddafi per non disturbarlo. Non disturbarlo da cosa? Dal massacro e dai bombardamenti sulla propria popolazione e sui civili?
Questa è la ragione per la quale, signor Ministro, abbiamo chiesto che il Presidente del Consiglio venisse qui, in questa Aula, considerato che domani egli, e non lei o il Ministro della difesa, è chiamato al Consiglio europeo a stabilire cose molto importanti di cui tutti intendiamo, nei limiti di ciò che ci è stato consentito dalla miopia di questa maggioranza, farci carico.
Detto questo, con molta e profonda amarezza, non ripeterò le cose che molto meglio di me il collega Rutelli, la collega Contini e gli altri colleghi che sono intervenuti in discussione hanno già detto.
Mi permetto però di sottolineare due questioni che dal nostro punto di vista sono importanti. Perché noi non condividiamo la risoluzione proposta dai colleghi della maggioranza? Perché in quella risoluzione non c'è alcuna parola, né espressa, né inespressa o implicita, di condanna della leadership di Gheddafi e del suo operato, né un riferimento alla risoluzione n. 1970 che affida alla Corte penale internazionale l'inchiesta sull'operato di Gheddafi. Quindi, non vi è chiarezza da parte della maggioranza su che cosa si voglia fare. E la timidezza e l'incertezza che il Governo ha mostrato in queste settimane dipende, dalla nostra prospettiva, dal fatto che c'è chi pensa e spera che Gheddafi resti lì e possa vincere la sua guerra civile.
Questo a noi non sta bene. La nostra proposta di risoluzione lo dice con estrema chiarezza e fermezza, precisando altresì che il nostro Governo non può accettare alcun tipo di iniziativa di Gheddafi che possa continuare a perpetuare questo regime che, peraltro, trova nel Trattato che la maggioranza ha approvato in questo Parlamento una copertura politica, la sospensione del quale da parte delle Nazioni Unite non esime la maggioranza e il Governo dal dire che cosa pensa del rapporto con Gheddafi, e non con la Libia. È un Trattato certamente sospeso nella sua efficacia, in quanto, ovviamente, non sapremmo con chi interloquire, ma che comunque contiene una serie di questioni e di punti critici che noi non condividiamo e che non possono essere oggetto di una prosecuzione sotto il profilo delle relazioni internazionali con chiunque verrà - noi ci auguriamo - dopo Gheddafi.
Questa è la questione centrale che abbiamo posto nella nostra proposta di risoluzione e che ci vede totalmente in disaccordo con chi pensa sotto sotto che questo signore (si fa per dire) ancora se la può cavare e che si può andare avanti così.
L'altra questione che noi riteniamo molto seria e che ci distingue dai colleghi della maggioranza in ordine alla proposta di risoluzione che hanno presentato è la seguente. La causa di questa migrazione epocale non è da rinvenire nell'intervento umanitario fatto in Libia. La causa di questa migrazione epocale è la rivoluzione che è avvenuta nel Nord Africa, in Tunisia, in Algeria, in Egitto, in Marocco e, quindi, anche in Libia. È quella che ha determinato l'incremento dei flussi migratori e, quindi, anche dei clandestini.
Pertanto, si vuole immaginare, come sostengono i colleghi della Lega, che trovare un'intesa con la leadeship libica per continuare a mettere la polvere sotto il tappeto possa essere una soluzione al problema, quasi che quello che avviene in Nord Africa non ci interessa, come se non avessimo alcuna voglia di occuparcene, e non sia invece strettamente connesso agli interessi generali di questo Paese.
Non è che gli interessi economici del nostro Paese, cari amici, si tutelano pensando di tenere buona questa gente. Gli interessi economici del nostro Paese si affrontano individuando quali sono le nuove interlocuzioni nel Nord Africa, e noi su questo siamo stati totalmente in ritardo e disattenti, perché abbiamo pensato che quei signori potessero continuare a governare per altri 50 anni: non ci siamo posti il problema di che cosa stava succedendo in Tunisia, in Algeria, in Egitto e, quindi, anche in Libia. E fino a quando questo lo hanno fatto gli americani o i francesi, che stanno molto lontani da questi territori, è un conto, ma noi, che viviamo dei problemi del Nord Africa, che viviamo dei problemi dell'immigrazione che proviene da quell'area, abbiamo il dovere di prevenire e di porci queste domande. E non averlo fatto è una responsabilità politica a tutti gli effetti che noi vi contestiamo in maniera chiara.
Consentitemi poi, signor Presidente, di dire che in questi giorni abbiamo assistito ad un dibattito stucchevole su Lampedusa, su Trapani e su Mineo. Noi chiediamo, signor Presidente, che il Ministro dell'interno venga a riferirci lo stato di organizzazione del sistema relativo ai clandestini, agli immigrati irregolari. Vogliamo sapere quanti sono oggi quei centri che un tempo si chiamavano di permanenza temporanea presenti in Italia, che capienza hanno, quante persone contengono e perché ci si ostina a tenere sotto ricatto una comunità come quella di Lampedusa per porre un problema diverso. Infatti, Lampedusa poteva essere svuotata almeno da venti giorni, ma ciò non è stato fatto per volontà della Lega Nord. Questo è il punto! (Applausi dal Gruppo IdV. Commenti dal Gruppo LNP). Signor Presidente, le chiedo cortesemente di far smettere quei signori di lagnarsi. (Applausi del senatore Serra. Commenti dal Gruppo Lega Nord).
Lo stesso discorso riguarda Mineo. Ci si deve spiegare perché si sceglie Mineo, che ha un costo esorbitante per le casse dello Stato e non si sceglie una base militare come quella di Comiso che è di proprietà dello Stato, non costa nulla e ha il doppio della capienza; ci si deve spiegare perché si usa l'aeroporto di Trapani e non quello di Sigonella! Non ci si può trincerare dietro motivazioni di carattere tecnico! (Applausi dal Gruppo IdV). Il problema è che questa politica del Governo centrale piega agli interessi della Lega Nord anche l'abbandono del territorio siciliano! Questa è la verità.
A tale riguardo, signor Presidente, voglio sottolineare con molta franchezza che la proposta di risoluzione n. 1 non è d'aiuto per il difficile lavoro che i nostri militari stanno svolgendo in Libia. Quattro giorni fa abbiamo votato una risoluzione unitaria nelle Commissioni congiunte per dare copertura da parte del Parlamento alla missione del Governo. Oggi, per responsabilità vostra, in quest'Aula si cambia posizione, esponendo il Paese ad un atteggiamento ridicolo dal punto di vista del metodo e del merito delle questioni che si affrontano.
Concludo, signor Presidente, evidenziando che noi volevamo trovare un punto di accordo; abbiamo cercato di raggiungerlo perché su questi temi abbiamo a cuore, come sempre abbiamo sostenuto, l'interesse nazionale. Abbiamo proposto di ritirare ciascuno la propria risoluzione, perché la situazione è articolata e complessa, vi sono questioni di merito e diverse sensibilità nel Paese che noi rispettiamo. La proposta avanzata dalla senatrice Finocchiaro era di buon senso e serviva a dare maggiore forza al Governo, attraverso un pronunciamento unitario del Senato, in un momento difficile per l'Italia. Il rifiuto di quella proposta non ci meraviglia, se dobbiamo essere sinceri, perché purtroppo, onorevoli colleghi della maggioranza, voi avete una visione molto piccola del mondo, veramente modesta, che si chiama Padania. (Commenti dal Gruppo LNP). La Padania non è uno Stato, non è una Regione e non sta nel mondo: rendetevene conto!
Per tale ragione, l'unico atto di responsabilità che noi possiamo compiere è quello di astenerci nella votazione della vostra mozione, votando a favore di tutte le altre. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE, IdV, PD, Misto-ApI. Congratulazioni).
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, se dovessi trarre un elemento unificante rispetto a tale vicenda, per quanto mi riguarda lo coglierei nell'imbarazzo e nella incertezza che ha segnato tutta la crisi: all'inizio, la confusione che ha determinato posizioni contraddittorie, con dichiarazioni in contrasto di autorevoli esponenti del Governo e dello stesso Presidente del Consiglio, e poi questa sera - lo ha evidenziato molto chiaramente il collega D'Alia - l'imbarazzo che ho colto sui banchi del Governo e da parte del Presidente del Senato perché non è stato possibile un voto unitario del Parlamento rispetto alla proposta della senatrice Finocchiaro. Non potete negarlo: siete in grave difficoltà in una vicenda drammatica, impegnativa, che ci vincola sullo scenario internazionale, in cui l'ipoteca legittima ma molto gravosa della Lega Nord obbliga il Governo ad una posizione debole.
In questo imbarazzo, mi rivolgo al signor Ministro degli affari esteri, di cui ho apprezzato l'equilibrio e la misura nell'intervento, si inserisce anche l'assenza del Capo del Governo in questo ramo del Parlamento. Oggi il Presidente del Consiglio ha avuto il tempo di impegnare il Capo dello Stato nella nomina di un nuovo Ministro, un Ministro "Responsabile", ma non ha avvertito la responsabilità - lui sì - di venire in Parlamento e farsi carico di questa vicenda nella quale è coinvolto anche personalmente. Perché io ho la sensazione, lo dico senza infingimenti, che senza l'esposizione diretta del presidente Berlusconi in un rapporto di personale amicizia con il leader libico Gheddafi (dittatore conclamato, oggi unanimemente riconosciuto come tale, ma suo amico personale) forse il nostro Paese avrebbe avuto meno incertezze nell'assumere le posizioni che erano dovute sia alla comunità internazionale, sia ai principi del diritto umanitario, ma anche agli interessi nazionali. Il tema che si pone, signor Ministro degli affari esteri, è se la tutela dei nostri interessi nazionali nel Nord Africa più complessivamente, ma in Libia in questo particolare scenario... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, così non si può andare avanti.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, quel che dico rimane agli atti, non mi preoccupo.
PRESIDENTE. Lei ha diritto a poter parlare e ad essere ascoltato.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Alzerò il tono della voce: quello che conta è che le posizioni politiche siano sedimentate e formalizzate nel resoconto.
È chiaro che in Libia abbiamo una storia, un'esperienza e degli interessi molto radicati. Ebbene, ho la sensazione che nell'Esecutivo, nella coalizione di maggioranza, negli interessi che vi partecipano in modo più diffuso, vi sia ancora la tentazione di scommettere, o di sperare che questi interessi siano meglio tutelati da una permanenza del colonnello Gheddafi al potere, quantomeno in una quota di territorio. Ritengo che invece sia più intelligente, più lungimirante e più giusto scommettere, dando collaborazione e diventando partner essenziali per la nostra esperienza, sull'avvio di un processo democratico in quel territorio, che ci veda protagonisti nel futuro della Libia a garanzia di quegli interessi nazionali, che sono sì quelli economici dei contratti, che vorremmo tutti fossero confermati, ma anche della gestione condivisa dei flussi migratori, che sono certo un problema che non può essere caricato esclusivamente sull'isola di Lampedusa.
Voglio arrivare a questo, signori Ministri degli esteri e della difesa: c'è un dato, che non posso esimermi dal sottolineare, per la mia legittimazione politica di essere espressione di un movimento territoriale come quello che abbiamo costruito nella nostra Regione. Non possiamo non notare che nella trascuratezza conclamata che questo Governo ha per la Regione Sicilia c'è anche quest'esperienza. Lampedusa poteva essere svuotata molto tempo fa, perché non è la crisi libica ad aver aggravato la situazione, ma è tutta la vicenda della crisi nordafricana ad aver caricato su quest'isola una condizione insopportabile per la sua convivenza civile e per la sua prospettiva economica.
Ho ascoltato gli amici della Lega dire che si faranno carico di Lampedusa, perché glielo ricorda la collega Maraventano, ma la comunità nazionale deve farsi carico di Lampedusa come avamposto di questo Paese che sta sopportando sforzi davvero gravosissimi. Allo stesso modo, signor Ministro della difesa, noi riteniamo che non sia impossibile, senza compromettere le operazioni militari, quali che esse siano, trasferire l'attività militare a Sigonella, base unicamente vocata a questo, liberando Trapani da questa condizione che obiettivamente sta gravando su quel territorio. Vorremmo infine che i flussi fossero gestiti in modo equo e solidale.
BRICOLO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, Ministri, onorevoli colleghi, la Lega Nord non ha mai gradito in generale l'intervento armato in missioni di pace, e anche in occasione dell'attacco in Libia abbiamo più volte, in modo molto chiaro, espresso le nostre perplessità. Oggi però questa missione è partita, è operativa e diventa dunque fondamentale gestirla nel migliore dei modi. Ringraziamo dunque il Governo per aver aderito alla nostra richiesta di venire immediatamente a riferire in Aula dopo la convocazione delle Commissioni congiunte esteri e difesa della scorsa settimana.
La Lega in quell'occasione non ha partecipato al voto che autorizzava il nostro Paese ad aderire alla coalizione che in questo momento sta facendo rispettare la risoluzione n. 1973 dell'ONU. Lo abbiamo fatto non per ostacolare il Governo, come in molti, erroneamente, hanno riportato, ma semplicemente perché volevamo approfondire la questione in Parlamento allo scopo di votare un documento in grado di tutelare anche gli interessi primari del nostro Paese.
La proposta di risoluzione che abbiamo presentato con i colleghi della maggioranza ha recepito anche tutte le nostre osservazioni impostando l'azione di questa difficile missione.
È giusto aiutare gli altri, ma per quanto ci riguarda la priorità deve essere quella di evitare problemi a casa nostra. Lo scopo è che non vi siano ripercussioni negative nel nostro Paese causate da queste operazioni militari.
In questo momento di grave crisi economica che penalizza le nostre imprese e la vita delle nostre famiglie, in politica estera - a nostro modo di vedere - bisogna essere più pragmatici e meno altruisti. Abbiamo visto che alcuni Paesi hanno immediatamente appoggiato l'azione militare in Libia, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, mentre molti altri non lo hanno fatto, in primis la Germania, pur essendo di fronte ad una risoluzione dell'ONU. Ognuno ha deciso secondo i propri interessi, cosa che dobbiamo imparare a fare anche noi.
Le nostre proposte, inserite nella risoluzione di maggioranza ed accolte dal Governo seguono questo ragionamento, che comprende quattro punti chiari ed efficaci.
Innanzitutto occorre tutelare i contratti energetici sulle materie prime stipulati con la Libia e in vigore prima della guerra civile. Questo per evitare l'aumento dei costi dell'energia ai cittadini e alle imprese.
In secondo luogo, è necessario un pieno rispetto della risoluzione ONU, per evitare fughe in avanti di singoli Paesi della coalizione. Non saranno la Francia e Sarkozy a dettare le regole.
In terzo luogo, occorre un coinvolgimento di tutti i partner europei per l'accoglienza dei profughi. Non potranno rimanere tutti nel nostro Paese. Ognuno dovrà farsi carico di una propria quota.
Infine, è necessario allestire di un blocco navale congiunto anche per contrastare il flusso di immigrati verso il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP). I nostri confini, per quanto ci riguarda, devono essere difesi.
Abbiamo anche concordato con il Governo - cosa a cui tenevamo molto -l'attivazione di tutte le reti diplomatiche per arrivare prima possibile al cessate il fuoco e alla fine, dunque, degli interventi armati sul territorio libico. cosa che credo sia negli auspici non solo di questo Parlamento, ma anche dell'intero Paese.
Nel frattempo, dobbiamo gestire anche le conseguenze delle rivolte che si sono susseguite in tutto il Maghreb arabo. Negli ultimi tre mesi sono sbarcati a Lampedusa 15.000 immigrati, provenienti quasi tutti dalla Tunisia, a fronte delle poche decine arrivate in tutto 2010. Per quanto ci riguarda, questi immigrati sono clandestini (Applausi dal Gruppo LNP) e a loro sarà applicata la legge vigente. (Applausi dal Gruppo LNP. Commenti dal Gruppo PD). Saranno quindi identificati nei centri preposti e poi saranno tutti espulsi. (Commenti del senatore Marcenaro). In questi frangenti non si può indulgere a nessun buonismo. A tutti deve arrivare, fuori e dentro i nostri confini, un messaggio molto chiaro: abbiamo delle leggi rigorose e le vogliamo far rispettare senza eccezioni. (Applausi dal Gruppo LNP). Nei prossimi giorni il ministro Maroni sarà in Tunisia per trovare accordi con i rappresentanti del Governo di quel Paese per bloccare quello che possiamo definire un vero e proprio esodo in atto. Anche per questo vogliamo ringraziare il Ministro dell'interno, che ha agito fin dall'inizio di questa emergenza in maniera decisa, responsabile e senza tentennamenti.
Ricordo che stiamo affrontando questa emergenza nel migliore dei modi. Però lo stiamo facendo da soli, senza avere mai avuto un aiuto concreto dagli altri Paesi europei. Su questo è giusto aprire una riflessione. Ancora una volta l'Europa, quando serve, non c'è. Noi in più occasioni, in passato, abbiamo criticato questa Europa, e per questo siamo stati attaccati praticamente da tutte le forze politiche e dai giornali di questo Paese. Ce lo ricordiamo bene noi della Lega. Venivamo attaccati perché avevamo il coraggio di dire da soli la verità, e cioè che questa è un'Europa che è sempre in prima fila solo per difendere gli interessi delle grandi banche e della finanza (applausi dal Gruppo LNP) e non interviene mai quando i singoli Stati chiedono aiuto su questioni rilevanti.
I fatti purtroppo, oggi come non mai, ci danno ragione. Ma così non può continuare, e ringraziamo il Governo, che si è impegnato ad ottenere quello che da tempo noi chiediamo: aiuti finanziari, mezzi, uomini e una gestione congiunta dei flussi degli immigrati in arrivo sulle nostre coste.
La Lega Nord, dunque, con questa proposta di risoluzione, vuole stimolare l'azione dell'Esecutivo volta ad affermare, in sede europea, in sede NATO e presso tutti i Paesi che partecipano alle operazioni in Libia, il ruolo e gli interessi del nostro Paese.
Invitiamo anche il Governo a riferire in modo costante e continuo in Parlamento sugli sviluppi della missione in Libia e, allo stesso tempo, noi continueremo a monitorare i rischi di questa azione militare, per impedire che sui nostri cittadini alla fine gravi un prezzo ingiusto e immeritato. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Presidente, verrei meno al dovere di lealtà nei suoi confronti se non premettessi due parole sulla sua decisione e sul voto delle proposte di risoluzione. Non voglio accanirmi su tale questione, perché la nostra posizione si è dimostrata responsabile e pacata nel corso di tutta la discussione e di tutta questa vicenda. Vorrei però fare solo due considerazioni.
Ha fatto aggio una scelta fondata esclusivamente sulla prassi, e cioè che le risoluzioni vengano votate in ordine cronologico. Non esiste alcuna norma del Regolamento che prevede questa regola: è nella disponibilità del Presidente disporre l'ordine di votazione a norma dell'articolo 8 del Regolamento. Se c'è qualche elemento al riguardo, è quello ricordato dal collega Morando, e cioè che si vota per prima la risoluzione approvata dal Governo, in questo caso, una risoluzione che riproduceva il deliberato delle Commissioni esteri e difesa congiunte di Camera e Senato.
Ha fatto aggio un fatto di prassi su un diritto, non una concessione alle opposizioni (applausi dal Gruppo PD): quello di vedere votato autonomamente il proprio testo e di poterne disporre, Presidente. Come posso rifiutare la firma di un collega su un mio emendamento, su una mia interpellanza o risoluzione, posso oppormi ad un uso della mia risoluzione che ne vanifichi l'effetto e il risultato politico. (Applausi dal Gruppo PD). Le chiedo formalmente, signor Presidente, che ci sia una riunione per decidere le procedure per la presentazione delle risoluzioni e la certificazione dell'ordine di presentazione, visto che questa prassi viene ritenuta definitiva e trionfante su diritti conclamati di ciascun parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD).
Detto questo, Presidente, noi riteniamo che l'intervento dell'Italia in Libia sia necessario e legale: necessario per ottenere la cessazione delle violenze, degli attacchi e degli abusi ai danni di civili e di oppositori politici (oppositori politici e non fazioni ribelli, come vengono definite nella proposta di risoluzione del PdL e della Lega). Ancora oggi, se gli aerei della missione internazionale non fossero intervenuti a Misurata, i cannoni di Gheddafi avrebbero continuato a sparare, e si sarebbe allungata la lista degli oltre 70 morti, tra cui nove bambini, delle vittime registrate da lunedì.
L'intervento è necessario perché senza un cessate il fuoco delle truppe fedeli al rais nessuna transizione democratica può avviarsi e peraltro neanche alcuna operazione di interposizione potrebbe avere luogo. L'intervento è legale perché è assistito da due risoluzioni dell'ONU.
La nostra posizione è stata fin dall'inizio chiara, coerente e lineare. Abbiamo cominciato con tre risoluzioni presentate, tra il 22 febbraio e il 3 marzo, dai nostri colleghi che recavano alcuni impegni chiave per il Governo, che sono rimasti identici: la condanna delle violenze del regime nei confronti del popolo libico in sede bilaterale e multilaterale; la necessità di iniziative che agevolassero la transizione democratica in Libia, in raccordo ovviamente con le istituzioni multilaterali e con l'alleanza; il coinvolgimento dell'Unione europea e dell'ONU per fronteggiare l'emergenza umanitaria; la necessità di una costante interlocuzione con il Parlamento.
Poi è intervenuto il voto nelle Commissioni congiunte, alle quali abbiamo partecipato dando forza alla posizione del Governo, mentre i colleghi della Lega, né nelle Commissioni congiunte, né in Consiglio dei Ministri ritenevano di esprimersi favorevolmente, pur essendo componenti della maggioranza e del Governo Berlusconi.
C'è stata poi una lettera mia e del presidente Franceschini perché fosse l'Aula a ratificare una decisione così importante per il nostro Paese e c'è stata la nostra insistenza perché il presidente Berlusconi venisse in Aula: ma il presidente Berlusconi la rifugge. Ormai mi sembra rifugga ogni contatto, al punto che commette delle gaffe anche grottesche, come quella di oggi pomeriggio: nel mentre chiedevo, offrendo di ritirare la nostra proposta di risoluzione, di votare le conclusioni del ministro Frattini, lui tuonava contro l'opposizione dicendo che si mette di traverso e toglie forza al Governo. Soltanto non frequentando le Aule parlamentari e non stando sul pezzo si possono commettere queste gaffe. (Applausi dal Gruppo PD).
Oggi presentiamo la nostra proposta di risoluzione che riproduce il testo approvato dalle Commissioni il cui contenuto è noto a tutti. Forse bisogna ribadire le motivazioni: siamo obbligati a ripresentare tale proposta di risoluzione, in primo luogo perché - basterebbe dirlo con le parole del ministro Frattini - non è contenuta nella proposta di risoluzione del PdL. Siamo obbligati a farlo perché dal Parlamento esca rafforzato il ruolo dell'Italia, la sua credibilità internazionale; oggi nelle relazioni con i nostri partner internazionali e domani nelle relazioni con il Governo libico che speriamo si insedi democraticamente il più presto possibile e nella maniera meno sanguinosa possibile. Dobbiamo farlo perché l'Italia sia forte nella sua legittima richiesta all'Europa affinché si attivi una comune e solidale responsabilità di fronte ai flussi di profughi che vengono dalla zona sud del Mediterraneo. Dobbiamo chiederlo perché il presidente Berlusconi rilascia curiose e sconcertanti dichiarazioni su Gheddafi, non ha saputo difendere in maniera appropriata la dignità dell'Italia nei confronti del rais e non viene in Parlamento a spiegare la sua propria posizione e ad asseverare la scelta che pure si è fatta. Dobbiamo farlo perché la maggioranza litiga su questo impegno ed è costretta a nominare un Ministro per assicurarsi domani alla Camera la maggioranza, perché i rappresentanti del Governo e del Parlamento non frequentano le sedi istituzionali dove si assumono le decisioni, perché i rappresentanti del Governo litigano pubblicamente e si mostrano su posizioni discordanti e perché la proposta di risoluzione che la maggioranza oggi ha presentato indebolisce ancora la posizione dell'Italia. È questa la ragione per la quale noi non la voteremo: perché indebolisce la posizione dell'Italia, e spiego perché. (Applausi dal Gruppo PD). Lo ha già detto il ministro Frattini quando ha chiesto che venisse inserito il testo della nostra proposta di risoluzione. La proposta di risoluzione n. 1 è ambigua sulle motivazioni dell'intervento, che viene spiegato solo in ragione delle nostre alleanze internazionali e dei buoni rapporti che abbiamo con gli alleati e non in ragione del genocidio che una dittatura sta compiendo nei confronti di un popolo, bambini compresi. (Applausi dal Gruppo PD). La proposta di risoluzione della maggioranza è mistificatoria dell'accordo raggiunto al Consiglio dei Ministri degli esteri dove lei, Ministro, è andato e ha sostenuto le ragioni dell'Italia, per esempio, ottenendo quel punto 7 che è importante.
Voglio solo leggere un punto. Mentre lei, ministro Frattini, giustamente riproduce l'accordo raggiunto nel Consiglio dei Ministri sull'utilizzo di mezzi navali predisposto al fine di fronteggiare l'emergenza umanitaria e di protezione civile, nel testo della proposta di risoluzione pare che si sia autorizzato quello che i colleghi della Lega hanno definito il blocco navale per fermare i clandestini (peraltro, c'è stata una smentita dello stesso ministro Frattini). Per questo non possiamo votare questa proposta di risoluzione, che indebolisce la posizione dell'Italia rispetto alle conseguenze dell'adozione delle risoluzioni ONU nn. 1970 e 1973, al Trattato tra Italia e Libia e alle transazioni commerciali in itinere. Il ministro Frattini ha dovuto pertanto chiedere che almeno si integrasse con la proposta di risoluzione presentata dal mio Gruppo.
Voi forse con questa vostra proposta di risoluzione avete rimpannucciato, per oggi, la maggioranza, ma rischiate di indebolire l'Italia. Guardate che la linearità della nostra posizione significa non solo tenere conto, ma anche assumersi la responsabilità della complessità delle questioni, dell'oggi e del futuro.
Su un punto vorrei essere molto chiara, e lo dico dopo l'intervento del collega Bricolo. Noi non potremo consentire che una grande questione, quella dei diritti di asilanti e profughi, questione centrale e dirimente delle regole che assicurano la legalità internazionale, venga trattata con i metodi e con i punti di vista che la Lega ha sulle questioni dell'immigrazione, cioè col metro della repressione dell'immigrazione clandestina, che se c'è, ovviamente, va contrastata. Non consentiremo, lo dico pacatamente, che le difficoltà e i problemi che ci sono e che, ho detto, siamo disposti ad affrontare, vengano usati come armi umane nei confronti dell'Europa. Mi riferisco a quello che sta avvenendo a Lampedusa. Che sia scacciata la tentazione di usare quei corpi, compresi quelli di 200 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, che da venti giorni sono alloggiati senza brande, senza materassi, senza suppellettili, assistiti solo dall'organizzazione Save the Children (applausi dal Gruppo PD e del senatore D'Alia), per costringere ad una solidarietà che soltanto un'Italia forte, credibile e autorevole sulla scena internazionale può invece ottenere.
Sono queste le ragioni per le quali, lo ripeto, non voteremo la proposta di risoluzione dei colleghi della maggioranza. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e dei senatori Serra e D'Alia. Congratulazioni).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente del Senato, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, il tema è vasto e l'ora è tarda, quindi la trattazione non potrà essere esaustiva di tutti gli aspetti, complessi ed importanti, di questa vicenda. Voglio in primo luogo ringraziare il Governo che, a differenza di quanto fecero altri Governi della sinistra, è venuto già venerdì in Parlamento... (Applausi dal Gruppo PdL) ...nelle Commissioni. Prima ancora che si svolgesse il vertice di sabato mattina a Parigi, i ministri La Russa e Frattini sono venuti in Commissione, dove, sapete cosa abbiamo approvato? La proposta di risoluzione n. 2, che avete presentato voi, che io ho concordato con il presidente Zanda e che quindi voteremo in maniera convinta, perché dice delle cose giuste... (Proteste dei senatori Garraffa e Livi Bacci).
PRESIDENTE. Senatore Garraffa, per cortesia.
GASPARRI (PdL). Proposta di risoluzione che abbiamo portato d'intesa con il Governo, che su quello ci ha stimolato e che ha materialmente con noi redatto quel testo, che integralmente colleghiamo (senza alcuna fatica, essendo frutto, anche quel testo, delle nostre proposte) alla proposta di risoluzione n. 1. (Proteste delle senatrici Pinotti e Mariapia Garavaglia).
Ma qui si è tentato un altro espediente, cioè di dar corpo, con una votazione indistinta, a ciò che avevate detto anche in quest'Aula: sulla politica estera la maggioranza non c'è. Forse eravate davanti allo specchio e vi ricordate della sinistra che, senza i nostri voti, non avrebbe avuto maggioranze in politica estera! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Questo è accaduto in Italia! E noi, quando mancavano i numeri a sinistra, mai facemmo venir meno i voti a sostegno delle nostre missioni di pace e dei nostri militari...
FINOCCHIARO (PD). Neanche noi!
GASPARRI (PdL). ...dicendo: prima l'Italia che i Governi. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Questa è stata la nostra politica! Questo abbiamo fatto!
Abbiamo presentato una risoluzione, perché dopo venerdì abbiamo approfondito i temi, anche dell'ONU e della NATO, che hanno avuto un'evoluzione anche in queste ore. Abbiamo quindi voluto dimostrare in termini propositivi e di contenuti, non solo la piena condivisione del Governo - che peraltro negli interventi dei ministri La Russa e Frattini abbiamo trovato pienamente coincidente con i contenuti della risoluzione che abbiamo presentato - ma dimostrare politicamente che la maggioranza c'è, perché era su questo che ci avete sfidato e su questo vi rispondiamo dal Senato della Repubblica italiana. Vi è una maggioranza con una posizione, vi è una condivisione più ampia su alcuni aspetti e di questo siamo assolutamente lieti. Ma evitare di votare la nostra mozione avrebbe consentito di dire che tutti erano d'accordo, senza chiarire chi era d'accordo e chi non lo era, quali erano i numeri e quali le condizioni. Invece abbiamo voluto mantenere il nostro documento ricco di contenuti e di posizioni, dedicato alla risoluzione ONU, che condividiamo, all'intervento della NATO che auspichiamo. Eleviamo il tono della discussione, colleghi! (Commenti dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Anche il collega Gasparri, come chi lo ha preceduto, ha diritto di parlare. (Proteste dai Gruppi PD e IdV).
GASPARRI (PdL). Io proseguo, Presidente. Il presidente Marini avrà la cortesia di consentirmi di proseguire, perché lo conosciamo come persona certamente autorevole. Le questioni della NATO sono alquanto complesse: ieri Rasmussen, dico Rasmussen, ha dichiarato: «A questo punto non si capisce per quale motivo»... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, non costringetemi a sospendere i lavori.
GASPARRI (PdL). Avranno la cortesia, Presidente, di farmi proseguire l'intervento. C'è un senatrice Segretaria di Presidenza che, invece di mettere ordine, alimenta il disordine.
PRESIDENTE. Colleghi, possiamo sentire il senatore Gasparri che ha ancora sei minuti e 36 secondi?
GASPARRI (PdL). Cercherò di usarne meno se non interrompono.
Rasmussen ha dichiarato: «A questo punto non si capisce per quale motivo la NATO dovrebbe continuare ad esistere così com'è, con questo assetto con una struttura così estesa ed articolata nel comando se poi i Paesi membri non sono intenzionati ad usarli. È inconcepibile», parla ancora il Segretario generale della NATO «che una Nazione - si riferiva alla Francia - precedentemente rientrata nelle strutture di comando integrate della NATO oggi non voglia utilizzarle per un'operazione nella quale è già impegnata». Abbiamo chiesto il coinvolgimento della NATO. Su questo c'è condivisione e questo si realizzerà. È un risultato italiano. Come noi rivendichiamo qui la politica mediterranea fatta dal Governo Berlusconi. Gli interlocutori non ce li scegliamo noi. Ci sono interlocutori scomodi talvolta, (Applausi dal Gruppo PdL), compreso Gheddafi: scomodo, scomodissimo.
Noi nella continuità di una politica italiana abbiamo garantito gli approvvigionamenti energetici, e il presidente Berlusconi ha fatto una cosa che la sinistra, forse più di me, dovrebbe applaudire: ha chiuso la vertenza coloniale, con prese di posizione molto chiare e coraggiose che hanno ricucito ferite storiche tra le sponde del Mediterraneo, e con la Libia e con la Tunisia abbiamo realizzato accordi che hanno azzerato gli sbarchi di clandestini sulle nostre coste! (Applausi dal Gruppo PdL). Questo lo rivendichiamo! Abbiamo fatto bene! Abbiamo fatto l'interesse del nostro Paese e vogliamo continuare a farlo come maggioranza di questo Parlamento e di questa Nazione. Non ci vergogniamo, colleghi, di difendere l'interesse nazionale. Ha scritto ieri sul «Corriere della Sera» Piero Ostellino: «Siamo rimasti i soli a ritenere l'interesse nazionale un "mostro morale", e a non perseguirlo con sano realismo, incoraggiati da una cultura progressista e ondivaga, che un giorno è internazionalista e l'altro è nazionalista, un giorno è interventista e l'altro no».
Vogliamo difendere l'interesse nazionale, che vuol dire rispettare anche le delibere dell'ONU, vuol dire dare forza alla NATO, vuol dire avere una strategia nel Mediterraneo, avere approvvigionamenti energetici per il nostro Paese, bloccare gli sbarchi di clandestini, volere la condivisione dell'accoglienza dei profughi con gli altri Paesi europei e del mondo, ma respingere i clandestini. Se in Tunisia non c'è più il dittatore Ben Ali, dovrebbero tornare, festosi, tutti i tunisini in Tunisia e non venire in Italia, visto che lì non c'è né guerra né dittatura! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Questa è la realtà dei fatti: non c'è più l'autocrate, non c'è il dittatore.
E allora si torni in quel Paese. Mi auguro, colleghi, che la Tunisia che l'Egitto, che la Libia conoscano stagioni di libertà e di democrazia. I giovani di Internet, i giovani che non bruciano bandiere americane, i giovani che vogliono libertà, sono una risorsa per il futuro del pianeta. Ma, quando cadde lo Scià in Iran, Khomeini, che era in esilio a Parigi (città ospitale: anche Khomeini stava lì!), andò in Iran. Lo Scià cadde e tutti tripudiarono. È nato il regime più oscurantista della storia del mondo, che oggi vorrebbe distruggere Israele con le armi nucleari! Israele: l'unica democrazia vera che c'è in quella parte del mondo, e che noi dobbiamo tutelare e garantire nel suo diritto di esistenza! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
E allora io mi auguro che il futuro della Tunisia, della Libia, dell'Egitto sia di libertà e di democrazia e che non ci siano i Fratelli Musulmani. Mubarak se n'è andato; ma Mubarak subentrò... (Commenti dal Gruppo PD) a Sadat, che non si era dimesso. Sadat fu ucciso dai fondamentalisti islamici perché aveva raggiunto la pace con Israele. E allora riconosciamo la storia del mondo, che è un po' più complicata!
L'ONU fa bene a fare le delibere: sulla Libia le sosteniamo. Ci auguriamo che gli organismi internazionali si ricordino di tutte le dittature. Ci sono stati morti nello Yemen, ci sono proteste in Bahrein, ci sono stati massacri in Ruanda, ci sono stati eccidi nel Sudan, c'è la mancanza di democrazia in Cina, il più popoloso Stato del pianeta! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). C'è Fidel Castro, mi ricorda il collega Quagliariello, ma gli facciamo la grazia, perché è anziano e malato e quindi ha ceduto lo scettro al fratello. (Commenti dal Gruppo PD).
Concludo, signor Presidente, perché il tema è vasto. Noi andiamo avanti in questa politica, contenti di alcune condivisioni che si possono realizzare, ma avendo una maggioranza. La sinistra, che aveva assistito scettica alle interviste di Berlinguer sull'ombrello protettivo della NATO che era meglio del Patto di Varsavia, adesso è talmente evoluta che nell'esaltazione della NATO quasi quasi ci supera. Avete scelto il tricolore, avete scelto la NATO: benvenuti, in ritardo, sulla strada giusta! E allora votate insieme a noi! (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN. Molte congratulazioni).
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, il contenuto della proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), così com'è venuto definendosi nel corso del dibattito (con l'aggiunta di parti della nostra proposta di risoluzione) e il nostro dissenso su altre parti della stessa proposta di risoluzione n. 1 ci costringerebbero a chiederne la votazione per parti separate. Poiché noi, per le ragioni politiche che ha espresso in modo assolutamente chiaro ed efficace la presidente Finocchiaro, non vogliamo partecipare al pasticcio che la maggioranza ha posto in essere con questa proposta di risoluzione, appunto, confusa e pasticciata, esprimeremo il nostro dissenso rimanendo in Aula e non partecipando al voto.(Commenti dal Gruppo PdL).
GRAMAZIO (PdL). Bravo!
PRESIDENTE. Colleghi, la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2) è stata integrata sia dalle premesse che dal dispositivo della proposta di risoluzione n. 2. Disporrò d'ufficio la votazione elettronica, senza registrazione dei nomi, su tutte le proposte di risoluzione: mi sembra una questione di trasparenza, data la delicatezza del tema.
Metto pertanto ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2), presentata dal senatore Gasparri e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
173 |
|
Senatori votanti |
172 |
|
Maggioranza |
87 |
|
Favorevoli |
156 |
|
Contrari |
15 |
|
Astenuti |
1 |
Il Senato approva. (Applausi del senatore Ramponi).
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 2.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, il nostro Gruppo non parteciperà a questa votazione, avendo già votato il testo in questione nella proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 2, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
133 |
|
Senatori votanti |
132 |
|
Maggioranza |
67 |
|
Favorevoli |
127 |
|
Contrari |
0 |
|
Astenuti |
5 |
Il Senato approva.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 3.
Essendo stati tutti respinti i suggerimenti del Governo, qual è il suo parere, ministro Frattini?
FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, il parere del Governo è contrario.
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
278 |
|
Senatori votanti |
277 |
|
Maggioranza |
139 |
|
Favorevoli |
114 |
|
Contrari |
153 |
|
Astenuti |
10 |
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4 (testo 2).
Alcune proposte di modifica sono state accolte ed altre no. Qual è il suo parere, ministro Frattini?
FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, purtroppo non posso esprimere parere favorevole, perché le proposte di modifica che non sono state accolte riguardano dei punti importanti. Pertanto, esprimo parere contrario.
RUTELLI (Misto-ApI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Misto-ApI). Signor Presidente, avevamo chiesto una votazione per parti separate, e precisamente due votazioni: una sulle parti accolte e una su quelle non accolte.
PRESIDENTE. Lei chiede sostanzialmente due votazioni: una sulle parti accolte e l'altra su quelle non accolte. Mi sembra che in questo modo ci complichiamo la vita. Ad ogni modo, colleghi, sapete che sul voto per parti separate è necessaria l'unanimità. Se non c'è consenso, devo mettere in votazione la richiesta di votazione per parti separate.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, nel suo intervento il Governo aveva accolto alcune parti. Se si fa una separazione tenendo conto di ciò che aveva detto il Governo, non ho nessuna obiezione, però è molto complesso, perché è un intarsio che non so quante votazioni comporterebbe.
RUTELLI (Misto-ApI). Solo due votazioni.
GASPARRI (PdL). Due votazioni, ma bisogna specificarle con precisione.
LA RUSSA, ministro della difesa. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LA RUSSA, ministro della difesa. Signor Presidente, forse il Capogruppo del PdL era distratto, poiché il Governo ha appena chiarito che, non essendo state accolte tutte le sue richieste, ma solo una parte, il giudizio complessivo è negativo. (Applausi del senatore Serafini Giancarlo).
PRESIDENTE. A questo punto vorrei capire se c'è consenso sul voto per parti separate oppure no.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, trattandosi di temi molto delicati, condividiamo il parere del Governo, per non alimentare confusione. Il nostro parere sul voto per parti separate è pertanto contrario.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signor Presidente, è naturale, è normale: non ci scandalizziamo, è possibile cambiare opinione. Ma il ministro Frattini quando ha espresso il parere sulla nostra proposta di risoluzione (Commenti dal Gruppo PdL. Richiami del Presidente) ha detto che su alcune cose poteva essere dato un parere favorevole, su altre no e che si sarebbe votato, per conto del Governo, per parti separate.
Prendiamo atto che il Governo ha cambiato opinione: non succede niente. Vuol dire che la maggioranza si assumerà la responsabilità di votare contro alcune cose su cui invece è d'accordo. Per carità, non succede nulla. (Applausi del senatore Rusconi).
PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la richiesta di votazione per parti separate, avanzata dal senatore Rutelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
280 |
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Senatori votanti |
279 |
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Maggioranza |
140 |
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Favorevoli |
129 |
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Contrari |
145 |
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Astenuti |
5 |
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 4 (testo 2), presentata dal senatore Rutelli e da altri senatori.
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
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Senatori presenti |
279 |
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Senatori votanti |
278 |
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Maggioranza |
140 |
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Favorevoli |
113 |
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Contrari |
148 |
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Astenuti |
17 |
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 5 (testo 2).
La senatrice Bonino, presentatrice della proposta di risoluzione, non ha accolto le richieste del Governo, dunque chiedo al rappresentante del Governo di esprimersi al riguardo.
FRATTINI, ministro degli affari esteri. Il parere del Governo è contrario nel suo complesso, come nel caso precedente.
BONINO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONINO (PD). Signor Presidente, ministro Frattini, quando lei ha espresso il suo parere ha detto che era favorevole ad eccezione del primo, del terzo e dell'ultimo capoverso del dispositivo. L'ultimo l'ho ritirato.
Lei si è dichiarato contrario al primo capoverso dell'impegno, che - per capirci - è quello con cui si chiede la sospensione del Trattato perché, diversamente dal presidente Gasparri, io non ritengo che la politica del Governo sul Mediterraneo, tanto per essere chiari e perché resti agli atti, sia stata una meraviglia (Applausi dal Gruppo PD e del senatore D'Alia), senza usare toni da stadio, perché credo che momenti di questo tipo richiedano toni più sobri e consoni alla situazione. (Applausi dal Gruppo PD).
Ho chiesto poi che il Governo, dopo nove anni, si impegni a recepire le norme della Corte penale internazionale e su questi due punti il Ministro ha espresso la propria contrarietà. Quindi, è a favore di tutto il resto. (Commenti). Lo ha detto lui, scusate. Poi ha cambiato idea, ma lo ha detto lui: l'ho sentito con le mie orecchie.
A fronte di tutto ciò, chiedo la votazione per parti separate.
PRESIDENTE. Chiedo se vi è unanimità sulla richiesta.
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, siamo contrari.
PRESIDENTE. Metto dunque ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la richiesta di votazione per parti separate, avanzata dalla senatrice Bonino.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi, la proposta di risoluzione n. 5 (testo 2), presentata dalla senatrice Bonino e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Si è così conclusa la discussione sulle comunicazioni del Governo.