PINOTTI (PD). Signora Presidente, la missione in Libia è stata decisa tardi ed è cominciata male, ma è interesse di tutto il Paese che riesca. Venerdì scorso le Commissioni congiunte esteri e difesa di Camera e Senato hanno visto il Gruppo del Partito Democratico votare il via libera perché venisse data attuazione alla risoluzione n. 1973 dell'ONU. La risoluzione dice che è necessario fare tutto il possibile per fermare i massacri dei civili: ricordiamolo, perché dall'intervento odierno di qualcuno sembra trapelare che il conflitto e la violenza siano cominciati dopo l'intervento. Ricordiamo le immagini delle fosse comuni sulle spiagge, le fucilazioni sommarie dei soldati che si erano rifiutati di sparare sulla folla, il discorso di Gheddafi che diceva che si sarebbero dovuti inseguire quei "ratti" casa per casa: dobbiamo ricordare tutto ciò perché, altrimenti, sembra che la violenza nasca dal nulla.
Oggi il Partito Democratico conferma con serietà, senso di responsabilità e senza furbizia e ambiguità la posizione di voto che ha espresso in Commissione, che riconosceva nella risoluzione ONU quello che oggi deve fare la comunità internazionale, nello stesso spirito di quella mirabile sintesi che il presidente Napolitano ha fatto dicendo che cosa è necessario fare. Egli ha ricordato che un Paese come il nostro e un continente come l'Europa non possano essere sordi alle richieste di democrazia e libertà che salgono dai popoli del risorgimento arabo.
Il capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, così come la nostra Costituzione, autorizza l'uso della forza per evitare tragedie umanitarie; non un uso della forza, quindi, a fini di sopraffazione, ma per mettere fine ad una sopraffazione. È per questo che si è mossa l'azione militare. E siamo anche soddisfatti che oggi ci sia un coordinamento del comando all'interno della Nato, perché la confusione rispetto alla catena di comando proprio quando c'è un'azione militare è il peggio che si possa fare: è assolutamente deleterio.
Fa male a tutti noi sentire rombare i motori dei caccia, vedere il fumo delle bombe sganciate. Quindi, c'è della sofferenza nell'assumere queste decisioni, e sarebbe sbagliato non sottolinearlo. Ma è un assenso che comunque diamo con determinazione, senza tentennamenti; quindi con sofferenza, ma senza incertezze, perché la mancanza di chiarezza in decisioni di questo tipo può essere causa di sofferenze maggiori. Dispiace, quindi, che nella risoluzione della maggioranza non si sia riproposto il dispositivo asciutto e netto che abbiamo votato in Commissione. Ci appare un testo confuso, che sembra più il frutto di una mediazione utile per tenere unita una maggioranza che sembrava deragliare rispetto al mandato richiesto dalla risoluzione dell'ONU; una maggioranza che - non possiamo non dirlo - negli ultimi giorni ha dato segni di deviazione, quando invece serviva la massima compattezza. Una linea composta che peraltro, invece, abbiamo ritrovato oggi nelle relazioni dei due Ministri.
Ebbene, come ha detto il senatore Tonini, è una sfida alta e bisogna esserne all'altezza. Ci dispiace che oggi, almeno nei testi che ha presentato oggi la maggioranza, quella compattezza che abbiamo ritrovato in Commissione non potrà essere ricomposta. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.