PEDICA (IdV). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, innanzitutto intendo esprimere la preoccupazione, la forte preoccupazione - mia personale e dei colleghi del Gruppo dell'Italia dei Valori - per i gravi eventi che si stanno verificando in Libia. Vorrei anche rappresentare la vicinanza alla popolazione italiana e in particolare a quella di Lampedusa, fortemente preoccupata per il crescente numero di immigrati in arrivo sulle nostre coste dai Paesi del Nord Africa.
Colleghi, non posso però non sottolineare l'assenza del presidente Berlusconi. Nemmeno fossimo in tribunale! È una vergogna. (Applausi dal Gruppo IdV). Non solo non si presenta a rispondere ai giudici riguardo ai processi in cui è coinvolto, ma ora addirittura scappa vergognosamente e irresponsabilmente anche di fronte ai suoi doveri istituzionali. Speriamo che non si faccia una legge per evitare anche questi. (Commenti della senatrice Rizzotti).
Signora Presidente e signori Ministri, è vergognoso che non si presenti in Parlamento per spiegare la linea politica del Governo italiano sulla guerra in Libia (chiamiamola così).
CARRARA (PdL). Ma cosa dici?
PEDICA (IdV). Tutti i Capi di Governo sono andati a riferire nelle aule parlamentari e noi abbiamo il latitante che dovrebbe spiegare cosa sta facendo del nostro Paese. È vergognoso, ma è ovvio: maggioranza e Governo non sono ancora riusciti a scegliere una linea comune. È una miseria. Non dovrebbe essere, invece, per il Presidente del Consiglio un bisogno impellente quello di riferire davanti al Parlamento? Non ve lo chiedete anche voi, colleghi del centrodestra? La situazione in Libia, purtroppo, è sempre più grave. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione n. 1973 ha autorizzato l'applicazione di una no fly zone sulla Libia e ha acconsentito che siano messi in campo tutti i mezzi necessari per proteggere i civili dalle forze del leader libico Muammar Gheddafi.
Il 18 marzo scorso le Commissioni esteri e difesa di Camera e Senato hanno approvato una risoluzione che dà mandato al Governo ad agire in base ad una risoluzione dell'ONU sulla Libia; così è scattata l'operazione Odissea all'alba, cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e, frettolosamente Italia. Sono ormai diverse centinaia i missili lanciati sugli obiettivi cosiddetti sensibili del colonnello Gheddafi. L'Italia, se è vero che all'inizio non ha preso parte attivamente ai raid limitandosi a fornire un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione di ben sette basi militari, negli ultimi giorni ha fatto alzare in volo anche i propri aerei per realizzare missioni di attacco sul suolo libico. Si tratta di un supporto che mette il nostro Paese di fronte a gravi e possibili ritorsioni del regime di Gheddafi.
Signor Ministro, ancora una volta mi trovo a ricordarle che, in base alla nostra Carta costituzionale, in questo Governo lei è Ministro della difesa, non altro. Spero abbia capito a cosa mi riferisco. Eppure ormai in Italia non si contano più i bombardieri e gli intercettori che decollano dalle nostre basi. È importante rispettare la risoluzione dell'ONU - questo lo abbiamo sottoscritto - ma Gheddafi si sente fortemente tradito dal vostro Presidente del Consiglio. «Berlusconi - ha detto Gheddafi - era un amico» «Era il mio "bacia-mano"» ha tenuto a specificare. Il dittatore, solo poche ore fa, ha parlato dalla sua residenza dichiarando che il complotto fascista, così ha definito l'intervento ONU, finirà nel cestino della polvere della storia. Non dimentichiamo che il collasso del regime del colonnello Gheddafi potrebbe avere per il nostro Paese importanti riflessi. La Libia è il nostro primo fornitore di petrolio e il quarto di gas; gli investitori libici sono attivi in diversi settori strategici della nostra economia.
Ricordiamo tutti benissimo che l'Italia, oltre ad aver firmato il Trattato d'amicizia, che l'Italia dei Valori e qualche altro piccolo partito non hanno votato, convintamente (e questi sono i risultati) si è impegnata a versare alla Libia una tangente di cinque miliardi di dollari, formalmente a titolo di risarcimento per le efferatezze del nostro colonialismo, ma di fatto quale pagamento per il controllo dei flussi migratori: un ricatto al quale il vostro Presidente del Consiglio ha deciso di sottostare.
L'Italia dei Valori, tra le richieste avanzate con la sua risoluzione, ha anche chiesto che il Governo si impegni a prevedere velocemente la sospensione immediata del Trattato d'amicizia del febbraio 2010. Per l'Italia e non solo è una situazione di grande allerta. Occorre muoversi con fermezza. Occorre che tutti i Paesi rispettino la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU e che il Governo e la maggioranza si impegnino con serietà a fronteggiare questa grave emergenza invece di pensare ai propri interessi: è disonorevole che non riescano a trovare una linea comune fuori dalle logiche di partito.
Occorre scongiurare il rischio che alcune Nazioni vadano oltre il mandato delle Nazioni Unite per fini nazionalistici differenti da quelli umanitari. Non sono così certo, infatti che tutte le Nazioni si siano buttate a capofitto contro Gheddafi solo perché lo giudicano un uomo abbietto, solo perché mosse dal desiderio di scongiurare gli attacchi e le violenze contro il popolo libico. Diciamolo, in queste gravi situazioni, è facile avere paura di dire le cose come stanno.
A nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, sono a chiedervi, signori Ministri, in rappresentanza di una persona che doveva essere qui come Presidente del Consiglio, oggi latitante nella sua Aula, che il Governo si impegni a dare seguito a quanto disposto in sede ONU con la risoluzione n. 1973, anche vigilando affinché siano rispettati i limiti di mandato.
Sarebbe doveroso che il Governo provvedesse continuamente e tempestivamente a tenere informato il Parlamento sulla situazione libica. Sarebbe opportuno che il Presidente del Consiglio - lo ripeto, quello che non c'è mai - non si tirasse indietro anche di fronte a questo impegno, che è istituzionale ed importante, e sappiamo bene che per gli impegni seri e istituzionali il Presidente è sempre pronto a latitare e a non essere presente. Sarebbe altrettanto doveroso che l'attuazione stretta e rigorosa della risoluzione ONU n. 1973 avvenisse nel pieno rispetto dell'articolo 11 della Costituzione. Ricordo, come ho già fatto in altre occasioni, al ministro La Russa, sempre senza polemica, che la nostra Carta fondamentale recita: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Comincerò da oggi a regalare al ministro La Russa un libricino della Costituzione, ogni giorno, evidenziando l'articolo 11, che a volte dimentica. Signor Ministro, speriamo che almeno questa volta gli enunciati della nostra Costituzione non rimangano solo parole.
Come tutti sappiamo, inoltre, la crisi in questa parte del Mediterraneo sta provocando, e continuerà a provocare, una crescita degli sbarchi verso le nostre coste, corridoio storico per l'accesso e il transito verso l'Europa. Proprio per questo, nella nostra risoluzione abbiamo scritto che vogliamo chiedere all'Unione europea e ai singoli Stati membri, oltre al supporto economico, di farsi anche carico dell'accoglienza degli immigrati, del loro soccorso in mare, nonché del successivo smistamento. Cari Ministri, vi siete affrettati a dare le basi, ma non avete tutelato il nostro Paese, non avete curato il problema principale, quello di Lampedusa. Più volte la Lega, e anche il ministro Calderoli, che ha definito il ministro La Russa "Ministro della guerra", vi hanno ricordato di interessarsi del problema Lampedusa e del problema immigrati, e non solo del problema delle basi, per fini esterni, poi. Dobbiamo risolvere i problemi interni. Questa è la parola che non riuscite ancora a capire a oltre tre anni dall'insediamento del vostro Governo.
Come tutti sappiamo, inoltre, la crisi, ormai davanti ai nostri occhi, sta provocando e continuerà a provocare un aumento degli sbarchi verso le nostre coste. Gli interventi già messi in atto dal Governo non sono sufficienti in relazione alla problematica degli ingenti flussi migratori. L'Europa è parsa da subito refrattaria e reticente, se non a tratti addirittura indifferente al problema. In verità il Governo italiano non ha esercitato alcuna pressione sul problema degli immigrati, ma si è solo preoccupato di dire sì alla destinazione d'uso delle basi aeree in Italia, tralasciando la problematica dei flussi migratori, facendo così esplodere il caso Lampedusa e destinando alle televisioni di tutto il mondo l'immagine del Governo italiano come incapace a risolvere ancora una volta i problemi interni. Tutto, con l'unico risultato che la Francia e l'Inghilterra possono così avere la possibilità di entrare nei traffici economici in Libia, mentre a noi rimangono da risolvere i problemi degli immigrati in arrivo.
Proprio per questo il Gruppo dell'Italia dei Valori ha chiesto che il Governo si impegni a predisporre piani di intervento più efficaci, più forti, più seri, richiedendo all'Unione europea ed ai singoli Stati membri, oltre al supporto economico (che, è vero, è molto importante, ma non basta), anche e soprattutto di farsi carico dell'accoglienza degli immigrati, del loro soccorso in mare e del successivo smistamento, nonché a valutare l'opportunità di promuovere e sostenere fattivamente proposte di modifica della normativa vigente in materia di immigrazione.
Noi dell'Italia dei Valori ripetiamo che così non basta, che occorre fare di più in relazione alla problematica degli ingenti flussi migratori in corso.
Signor Ministro della difesa, signor Ministro degli affari esteri, come definito dagli appunti che leggerete e che dovrete appunto valutare, quella da noi presentata è una risoluzione di rispetto dei diritti umani e del nostro Paese. Abbiamo elencato alcuni punti, e tra questi vogliamo evidenziarne uno che credo sia importante per farvi riflettere: l'Italia deve appoggiare con forza anche l'adozione dei provvedimenti di giustizia internazionale, per fornire prove decisive e inoppugnabili dei crimini commessi dal dittatore Gheddafi.
Vorrei concludere perciò con una frase di Padre Wresinski, sacerdote ormai scomparso, da sempre dedito alla tutela dei diritti umani:«Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell'uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro». Mi auguro che questo possa essere di stimolo e d'insegnamento a voi. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.