MUSSO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signora Presidente, signori Ministri, colleghi e senatori, la guerra civile di fatto in corso in Libia non è un fatto isolato, come sappiamo. Si inscrive in una ormai abbastanza lunga teoria di eventi importanti che segnano un distacco tra i popoli ed i regimi di molti Paesi dell'Africa settentrionale. Questo corrisponde ad una richiesta di modernizzazione, di libertà, di democrazia che si radica soprattutto nelle generazioni giovani di quei Paesi, ad alto tasso di scolarizzazione, prevalenti nella demografia di quei Paesi e che fanno sentire ancora più netto lo squilibrio che quelle dittature portano in quelle società.
Questo vento di protesta si è alimentato con la circolazione delle informazioni rese possibile da Internet e dai moderni sistemi di comunicazione, e di fatto è a tutto questo che dobbiamo non soltanto la vicenda libica, ma prima di questo le vicende a cui abbiamo assistito negli ultimi tre mesi, a cominciare dall'Algeria, poi le rivoluzioni quasi pacifiche della Tunisia prima e dell'Egitto poi, e i disordini tuttora in corso e preoccupanti in verità, nel Bahrein e nello Yemen. Insomma, sta mutando profondamente la geografia politica del Mediterraneo, con un fenomeno epocale che trova equivalenti forse nella fine della colonizzazione, negli anni '50, o nella caduta dei regimi del socialismo reale negli anni '80 e '90.
In tutto questo, pesa l'assenza di una strategia dell'Unione europea per il Mediterraneo: non ci sono più lo spirito e gli obiettivi del processo di Barcellona, paiono importanti solo le questioni migratorie di accoglienza, di cui peraltro l'Unione sembra disinteressarsi lasciando la patata bollente in mano ai Paesi di confine come l'Italia. Ma diciamo che sia in Italia che in Europa prevale ed è prevalsa in tutti questi anni la tendenza a preferire la stabilità dei regimi e la conservazione degli interessi economici al rispetto dei diritti umani e civili ed al sostegno dei processi di transizione democratica.
La guerra in Libia si è sviluppata sotto i nostri occhi nel giro di poche settimane con la repressione sanguinosa di migliaia di civili, inaccettabile per la comunità internazionale: una situazione che ha creato gravissimi rischi per l'Italia e l'Europa dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici, delle tensioni sull'economia, dei flussi migratori e della sicurezza dell'intera area. L'assetto futuro del Paese è estremamente incerto, ed in questo contesto dalla comunità internazionale è arrivata una dura condanna, prima con la risoluzione n. 1970 che ha deferito unanimemente Gheddafi alla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità, poi con la risoluzione n. 1973 che ha autorizzato l'istituzione di una zona di non sorvolo con tutte le attività accessorie, sulla cui estensione evidentemente la discussione è molto aspra.
La posizione dell'Italia è oggettivamente scomoda. Il trattato in sé -permettetemi di dirlo - non era una cattiva idea, al netto degli episodi folcloristici della nostra politica estera, se visto nella logica della affermazione e del riconoscimento di una responsabilità storica e del porre le basi per un nuovo rapporto di amicizia con un Paese, non con un dittatore. Questo rischia di essere l'errore.
Ed è per questo motivo che vorremmo oggi che quel Trattato fosse formalmente revocato. Certo, il Trattato è servito anche ad aspetti che non sono pienamente accettabili. La diminuzione - diciamo pure il crollo - degli sbarchi e dell'immigrazione è un risultato positivo, ma forse non se conseguito in questo modo, con questa sistematica violazione del diritto di asilo, di cui, secondo i giuristi, potremmo presto essere imputati noi stessi, non soltanto la Libia. Il Trattato, così com'è, è una delle cose che vorremmo vedere formalmente cadere. In questa logica, questo è uno dei punti di una risoluzione che il nuovo Polo per l'Italia ha presentato e della quale io ed alcuni colleghi illustreremo alcuni punti.
C'è poi l'emergenza sanitaria ed umanitaria. Su questo fronte ci sono state delle azioni positive da parte del Governo, come l'invio dei primi aiuti a Bengasi, che è stato ricordato e che sicuramente richiede una gestione ancora assai complessa, che deve andare nella logica di una condivisione degli aspetti relativi ai fenomeni migratori da parte di tutta l'Unione europea, com'è peraltro previsto dal Trattato dell'Unione europea e come era previsto dalla direttiva Kosovo del 2001. Questo è un altro dei punti che chiediamo in questa risoluzione.
Le trasformazioni nel mondo arabo sono state sottovalutate o guardate con sospetto in nome della Realpolitik. Adesso ci sono le risoluzioni ONU: bisogna applicarle con chiarezza e senza tentennamenti, per impedire le violenze contro la popolazione. Quando un dittatore spara sul suo popolo nelle strade, bisogna fermarlo, punto e basta. Si istituisce la no fly zone; lo si deve fare eliminando le minacce per gli aerei della coalizione, quindi le basi aeree e i radar.
Bisogna poi proteggere le popolazioni civili. Sotto questo aspetto, l'atteggiamento del Governo è apparso un poco ondivago (e credo non solo a me). Dall'iniziale "non vogliamo disturbare Gheddafi" abbiamo preso timidamente le parti degli insorti, poi timidamente le parti di Gheddafi, poi l'abbiamo timidamente bombardato, però ce ne siamo detti addolorati. Io credo che forse, da adesso in poi, è bene che ci sia ben altra decisione.
Siamo invece stati molto decisi con la Francia, che ha espresso una diversità politica prima ancora che militare, riconoscendo gli insorti e poi inviando i caccia in tempo utile per salvare Bengasi dalla conquista da parte di Gheddafi. Soprattutto, la Francia si è resa conto che, se Gheddafi la spunta, le speranze delle giovani istanze e della giovane democrazia araba sono veramente a rischio. Siamo a rischio anche noi, perché, se Gheddafi la spunta, le minacce che questo dittatore (che in passato ha fatto ricorso al terrorismo internazionale in modo sistematico) ha già formulato nei confronti dell'Italia e degli altri Paesi della coalizione sono chiare e non equivoche. Quindi la strada è ormai assolutamente obbligata (non è più il tempo di chiedersi se sia la migliore o la peggiore) e dobbiamo seguirla con decisione fino in fondo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE, Misto-FLI e PD. Commenti del senatore Asciutti).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Palmizio. Ne ha facoltà.