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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 23/03/2011


GERMONTANI (Misto-FLI). Signora Presidente, signor Ministro degli affari esteri, la risoluzione n. 1973, approvata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU lo scorso 17 marzo per la no fly zone sulla Libia, autorizza tutte le misure necessarie per proteggere i civili. È da qui che bisogna partire per capire i limiti, ma anche il valore umanitario e politico di una risoluzione che ha ottenuto un larghissimo consenso: ricordo che sono stati dieci i voti a favore e cinque gli astenuti (Brasile, Cina, Germania, India, Federazione russa); non c'è stato un solo voto contrario. Escludendo in modo esplicito l'impiego eventuale di una forza di occupazione straniera sul territorio libico, la risoluzione ha inteso raggiungere l'immediata cessazione del fuoco e l'immediata fine degli attacchi contro la popolazione inerme. In sintesi, l'ONU ha detto che deve cessare lo spargimento di sangue.

Come ha evidenziato il presidente Napolitano, è rimasto pochissimo tempo, poche, pochissime ore per scongiurare il rischio di un'irreparabile tragedia ed evitare che il "risorgimento arabo" - così l'ha definito il Presidente - si concluda con una sconfitta, schiacciato sotto i piedi di una repressione feroce. Tutto quello che poi è seguito dal 17 marzo ad oggi ha dimostrato, purtroppo, una grande divaricazione tra le ragioni della cosiddetta Realpolitik e le ragioni morali e politiche di un completo e disinteressato sostegno verso il popolo arabo.

Sul quotidiano dei vescovi, «Avvenire», leggiamo che «Non c'è dubbio che i raid aerei sulla Libia, iniziati dopo il via libera deciso dal vertice di Parigi, costituiscano un vero e proprio atto di guerra. Ma è la risposta alla guerra che il regime (...) di Gheddafi ha scatenato contro il suo popolo. Se anche Bengasi, città simbolo della rivolta e ultima roccaforte degli insorti, cadesse nelle mani del rais, saremmo posti di fronte non solo alla sconfitta di coloro che in Libia chiedono libertà e democrazia, ma a una tragica battuta d'arresto per tutti quei movimenti che hanno dato vita alla primavera del mondo arabo».

Molti Paesi occidentali - e non soltanto l'Italia - si trovano oggi a fronteggiare un'imbarazzante situazione di palese incoerenza: da un lato, la Realpolitik che induce a trattare con chiunque, pur di garantirsi le materie prime (in questo caso il petrolio); dall'altro lato, il diritto-dovere di intervenire in Libia a difesa della democrazia e della libertà.

Accantonando temporaneamente i risvolti politici, sono evidentemente i problemi economici quelli che poi prendono il sopravvento. Il prezzo del petrolio ha superato ieri l'altro i 114 dollari al barile gettando una seria ipoteca sullo sviluppo di molti Paesi, a cominciare dall'Italia. Tuttavia, quando termineranno le operazioni militari si apriranno nuovi scenari.

Per l'amministratore delegato dell'ENI è prevedibile che chiunque è al potere in Libia avrà bisogno di estrarre petrolio per superare l'attuale fase bellica e per iniziare la ricostruzione. Detto questo gli esperti petroliferi non possono stabilire però quando il conflitto sarà superato. Le valutazioni economiche e le previsioni tornano allora di competenza della politica perché, evidentemente, dovremo sapere quanto tempo andrà avanti il conflitto e fino a quando durerà l'interruzione dell'estrazione di petrolio.

Nessuno se lo augura, evidentemente, ma se dovesse prevalere Gheddafi, tutti sappiamo già come andranno a finire le cose perché il colonnello lo ha già detto: saranno privilegiate le compagnie petrolifere pubbliche o private di Cina, Russia e Iran. Se, invece, vinceranno gli insorti e la rivoluzione della Libia avrà successo - come tutti ci auguriamo - è chiaro che verranno stipulati nuovi contratti di estrazione e distribuzione del greggio da parte delle compagnie petrolifere delle Nazioni della coalizione.

L'Italia, pur essendo la Nazione più vicina al conflitto e pur essendo direttamente coinvolta dall'inarrestabile flusso migratorio, non sembra essere ancora orientata in modo netto e coerente. Va detto, però a chiare lettere che la nostra preoccupazione è rivolta al popolo libico e ai tanti giovani che vedono nell'Italia e nell'Europa un'oasi di democrazia e di libertà, oltre che una risorsa per assistenza e solidarietà.

Per quanto riguarda le esitazioni del nostro Paese e il rischio che la nostra politica estera debba essere condizionata dalla netta chiusura della Lega Nord verso gli immigrati, è chiaro che il nostro punto di riferimento deve essere la risoluzione dell'ONU e, di conseguenza, la risoluzione che abbiamo sottoscritto e che è già stata approvata dalle Commissioni parlamentari congiunte esteri e difesa di Camera e Senato.

Per concludere, deve essere chiara una cosa: la nostra collocazione è atlantica ed europea e la nostra vocazione è democratica e liberale.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 19,28)

(Segue GERMONTANI). È inutile che gli schieramenti politici oggi si mettano a giocare una sorta di ping-pong tipo "Gheddafi sì Gheddafi no". La risoluzione n. 1973 è chiara: il dittatore libico dovrà rispondere di fronte al tribunale internazionale per la violazione dei diritti umani. Questo lo afferma chiaramente anche la nostra proposta di risoluzione, che chiede inoltre di monitorare con attenzione e costanza l'evolversi delle previsioni della risoluzione n. 1970 del Consiglio di sicurezza dell'ONU che, ai punti 4, 5, 6, 7, 8, demanda alla Corte penale internazionale di aprire un fascicolo di indagine su Gheddafi ed altri appartenenti al Governo libico per verificare la sussistenza di eventuali crimini contro l'umanità perpetrati nel corso delle operazioni militari.

Ritengo, inoltre, indispensabile, oltre alla revoca del Trattato di amicizia tra la Repubblica italiana e la Libia (così come si chiede al Governo nella nostra risoluzione), garantire l'incolumità della nostra popolazione, a cominciare dalle Regioni meridionali, e prevenire, con appositi interventi di intelligence le eventuali ritorsioni del dittatore libico.

In conclusione, ringrazio i ministri La Russa e Frattini per i loro interventi anche se ritengo sarebbe stata opportuna la presenza in Aula del Presidente del Consiglio poiché è dal premier che l'azione del Governo viene riassunta e coordinata. Sarebbe stato opportuno e lineare che il presidente Berlusconi fosse stato presente in Aula, ma non credo valga la pena farne una polemica più di tanto. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alberto Filippi. Ne ha facoltà.