DIVINA (LNP). Signora Presidente, onorevoli Ministri degli esteri e della difesa, noi crediamo innanzitutto di dover ringraziare il presidente Napolitano, perché la sua posizione ha avuto un grandissimo merito: dapprima ha portato un clima di conciliazione (poche volte su questioni di questa natura si è trovata una convergenza bipartisan) ed ha poi letteralmente disarmato i movimenti pacifisti. Sia consentita una punta di vis polemica, ma non capivamo quale differenza vi fosse tra i bombardamenti di Baghdad e quelli di Tripoli, tra un dittatore iracheno ed uno libico, né la differenza tra l'eccidio effettivo di curdi inermi e di cirenaici libici.
Anche se probabilmente ora non è il caso di rivendicare posizioni, vittorie o sconfitte, faccio tuttavia rilevare che la Lega fin dall'inizio è stata molto scettica sull'azione che si stava intraprendendo, ed infatti il segretario del partito, nonché ministro, Bossi ha puntualizzato sulla questione chiedendo cosa significasse il divieto di sorvolo, la no fly zone, e fino a che punto si potessero spingere le azioni militari. E sul punto ognuno ha dato una propria interpretazione (la Francia, forse, è stata la più intraprendente). Ma se un incidente provocato dall'intraprendenza francese avesse creato una situazione oggettivamente difficile, chi avrebbe dovuto rispondere? Probabilmente tutti, e l'Italia per prima.
Riusciamo anche a capire quali possano essere gli interessi reconditi della Francia che, avendo sostanzialmente perso l'influenza sull'Algeria e sulla Costa d'Avorio sta, probabilmente, cercando un altro magazzino africano da cui rifornirsi. Ma anche questo sarebbe scadere in discussioni ampie ed estranee alla materia oggi in questione.
Abbiamo chiesto che vi fosse un controllo effettivo, una catena di comando effettiva. Sembrava avessimo detto una bestialità, mentre oggi pare che tutti convergano sul punto. Abbiamo chiesto poi di ripartire le conseguenze, perché i rifugiati non sarebbero stati sopportabili esclusivamente dall'Italia.
Anche a questa domanda è venuta una risposta: il Consiglio affari esteri dell'Unione europea, infatti, proprio lunedì ha stabilito ed affermato il principio di solidarietà nei confronti degli Stati membri che sarebbero stati più direttamente interessati dai movimenti migratori. Pertanto, quella che all'inizio era una posizione di strappo della Lega nei confronti del Governo è divenuta poi la posizione del Governo e del Paese, ed oggi è divenuta anche la posizione di tutta la coalizione, al punto che anche la Francia aderisce a questa linea. Addirittura la Norvegia, che nella fase iniziale non ha volutamente partecipato alle azioni, oggi, sotto l'egida NATO, sarebbe disponibile a rientrare a farne parte. Anche gli Stati Uniti d'America, peraltro, preferiscono un punto d'ordine e di controllo, forse perché sono loro quelli che internamente stanno pagando di più. È vero che ne abbiamo abbastanza delle confusioni e degli attriti interni al nostro Paese, ma il presidente Obama sta passando un bruttissimo momento: sono gli stessi democratici, quelli del suo partito, ad essere in fermento, avendo dichiarato incostituzionale la decisione del proprio Presidente in quanto priva dell'avallo del Parlamento; qualcuno ha richiamato addirittura l'eventualità di un impeachment per violazione della Costituzione. Per assurdo, i repubblicani sono stati meno aspri nel criticare il Presidente, e perfino il Tea Party ha liquidato la vicenda, sostenendo che la Libia non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti d'America.
Stranamente abbiamo trovato una posizione estremamente ragionevole da parte della Turchia, altro Stato che inizialmente era assai contrario all'intervento, mentre ora si dichiara disponibile ad aggiungere il proprio contributo nel caso la catena di comando fosse allargata anche ai Paesi arabi. Non so cosa ne pensino il Ministro degli affari esteri ed il Ministro della difesa, ma a noi sembra molto ragionevole far sì che i Paesi arabi non facciano quadrato: questo sarebbe, infatti, esattamente ciò che Gheddafi chiede. L'interesse nostro è che la situazione non segua questa direzione in quanto, ahimè, disagi e disastri successivi non vorremmo nemmeno immaginarli.
L'obiettivo di tutti, in sostanza, è quello di un cessate il fuoco della comunità internazionale, seguito quindi da una tregua, vigilata innanzitutto dalle Nazioni Unite, perché si dia vita, infine, ad un'azione che spinga verso il dialogo, che tutti noi capiamo essere estremamente difficile: bisognerebbe indurre all'accordo coloro che si sono sentiti definire «terroristi drogati» dalla parte contrapposta, ma altrettanto difficile è pensare di mantenere al potere chi ha attaccato militarmente i propri oppositori ed ucciso senza pietà la propria gente che protestava.
Tutto questo, signora Presidente, si è già realizzato. Cosa chiediamo noi, anche se manifestiamo sufficiente soddisfazione per il fatto che queste posizioni si sono radicate e non sono più viste come uno strappo? Vorremmo che venissero affrontate alcune questioni che non sono ancora entrate in gioco. Vorremmo che fossero tutelate le nostre imprese, ad esempio quelle che saranno impossibilitate ad onorare i contratti in essere, che fossero assicurate nei pagamenti e precluse da eventuali azioni legali per inadempimenti contrattuali. Inoltre, non vorremmo vedere pregiudicato il nostro approvvigionamento energetico al punto da dover riattivare gli accordi bilaterali, sempre in materia energetica. Infine, vorremmo sostenere la comunità europea - desiderio credo comune - affinché impedisca, con un'azione navale e di pattugliamento, il traffico di esseri umani da parte di organizzazioni criminali, intervento questo che potrebbe essere attuato - non nascondiamolo - anche in funzione di prevenzione migratoria.
Signora Presidente, prima di concludere il mio intervento, vorrei porre alla sua attenzione, in qualità di collega, un piccolo passaggio, anche se capisco che, svolgendo al momento la funzione di Presidente, sarebbe istituzionalmente impedita nel rispondere. Noi intendiamo la solidarietà in un altro modo, signora Presidente. L'Italia ha inviato due convogli, 90 tonnellate di aiuti in viveri e in medicinali. Per noi questa è la solidarietà, e non quella che lei ha poc'anzi illustrato, che a noi sembra più una solidarietà "pelosa". Signora Presidente, il fatto di dire "accogliamoli tutti, lo Stato è grande", salvo poi affermare "ovviamente non davanti a casa nostra", a noi non piace. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.