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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 525 del 23/03/2011


CARRARA (CN). Signora Presidente, onorevoli senatori, signori Ministri, l'intervento aereo della coalizione dei volenterosi, attuato sulla base della risoluzione dell'ONU n. 1973, ha impedito alle forze lealiste la conquista di Bengasi e di fatto la sconfitta per il movimento degli insorti.

Attualmente la no fly zone è stata implementata e le difese antiaeree libiche disabilitate, ma la situazione appare ancora di stallo. I ribelli controllano una parte della Cirenaica ed alcune province assediate della Tripolitania, come Misurata o Zenten; le forze di Gheddafi controllano il resto del Paese. Dopo l'avvio dei raid gli insorti hanno cercato di riprendere il controllo di Al Adabiya, in Cirenaica, ma sono stati respinti dalle forze lealiste asserragliate nella città stessa.

In tale contesto, l'utilizzo degli attacchi aerei per la protezione dei civili, come previsto dalla risoluzione dell'ONU, è appunto inibito dal fatto che le forze di Gheddafi operano all'interno delle città, e dunque ci sono alte probabilità di provocare gravi danni collaterali che tutti noi ben possiamo immaginare.

Sul piano politico-diplomatico la comunità internazionale sta nel frattempo discutendo di un passaggio del comando dell'operazione, cioè dalla coalizione dei volenterosi alla NATO. A tal proposito, un primo accordo è stato trovato tra il presidente Obama, il primo ministro britannico Cameron e il presidente francese Sarkozy, anche se la Francia vorrebbe limitare il comando NATO alle questioni operativo-militari, continuando a chiedere una cabina di regia politica, cioè esterna al Consiglio Nord Atlantico, cosiddetto NAC.

Allo stesso tempo, in sede ONU, la Russia sta premendo per una propria mediazione che porti alla stipula di un cessate il fuoco tra le due parti in conflitto. L'andamento degli scontri sul campo sembra del resto andare in questa direzione, con le due parti impegnate a garantirsi il controllo della più ampia fetta di territorio possibile in vista di uno stop delle operazioni militari. In tal caso, la Libia si dividerebbe in due unità: Tripolitania, Fezzan e Golfo della Sirte fino a Brega da una parte, e Cirenaica dall'altra. Questo scenario potrebbe essere favorito anche dal fatto che il regime di Gheddafi è tutt'altro che isolato sul piano internazionale. Il colonnello, infatti, confida nelle divisioni tra i Paesi occidentali e gode ancora di importanti entrature nel mondo arabo e islamico, in importanti Paesi come l'Algeria o la Siria o lo stesso Pakistan o nei Paesi dell'Europa dell'Est, dalla Bielorussia fino all'Ucraina. A tutto ciò bisogna aggiungere la sfera di influenza, costituita in oltre venti anni di attività, di cui può disporre in tutto il Sahel, e che costituisce fonte di supporto politico, soprattutto presso alcuni Governi come quelli del Mali, del Ciad e del Niger, Paesi che potenzialmente costituiscono un bacino di reclutamento di miliziani e mercenari praticamente inesauribile.

È necessario dunque accelerare una risoluzione politica della crisi, tenendo ben presente che la protezione e la sicurezza della popolazione civile è lo scopo per il quale l'ONU ha autorizzato gli Stati membri e, nella fattispecie, quelli che abbiamo definito coalizione dei volenterosi, a intraprendere tutte le misure necessarie affinché questo avvenga.

Vada avanti, signor Ministro. (Applausi dai Gruppi CN e PdL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà.