PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.
BONINO (PD). La componente politica dei radicali, pienamente convinta della bontà dell'impegno dell'Italia nel contribuire all'applicazione della risoluzione dell'ONU, ha presentato una proposta di risoluzione con la quale invita il Governo a sospendere formalmente quanto prima il Trattato con la Libia, atteso che solo un forte segno di discontinuità rispetto al regime di Gheddafi può consentire all'Italia di riacquisire credibilità agli occhi del popolo libico. Il Governo dovrebbe inoltre sbloccare quanto prima l'esame del provvedimento volto ad adeguare l'ordinamento interno alla carta fondativa della Corte penale internazionale, di cui pure l'Italia è stata attiva sostenitrice. E' infine da disapprovare l'allarmismo del Ministro dell'interno riguardo ai rischi di esodi biblici di sfollati: al momento essi ammontano a sole 15.000 unità e un grande Paese non può essere messo in crisi da cifre di questa entità. L'importante è che il coordinamento del blocco militare sia utilizzato dall'Italia ai fini dell'embargo di forniture al regime di Gheddafi e non per impedire ad esseri umani di fuggire dalla guerra. Preannuncia, infine, che i radicali non voteranno la risoluzione presentata dalla maggioranza, a causa delle ambiguità in essa contenute. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
TONINI (PD). Mentre la Lega Nord ha disertato il voto sulla partecipazione alla missione ONU e il Presidente del Consiglio si è rifiutato di intervenire in Aula per riferire sulla crisi libica, il Partito Democratico ha responsabilmente sostenuto l'adesione dell'Italia alla coalizione internazionale, convinto della necessità di intervenire a difesa di popolazioni martoriate e nel pieno rispetto dell'articolo 11 della Costituzione che richiede una partecipazione attiva del Paese agli sforzi internazionali volti alla costruzione di un nuovo ordine mondiale di pace e giustizia. Questo obiettivo passa oggi più che mai per il Mediterraneo, il quale è chiamato ad assumere una nuova centralità geopolitica, nella speranza che quanto sta accadendo nel mondo arabo porti a soppiantare i vecchi poteri autocratici e dittatoriali con sistemi liberi e democratici. L'intervento della comunità internazionale in Libia è quindi del tutto condivisibile, specie a seguito delle violenze e delle atrocità commesse da Gheddafi nei confronti del suo popolo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Serra e Pardi).
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli insegnanti e gli studenti della scuola media "Moscati Mameli" di Milano presenti nelle tribune. (Applausi).
MUSSO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). In Libia è in atto una guerra civile che si iscrive in una lunga serie di eventi che, in nome di una richiesta di democrazia proveniente dai popoli, stanno segnando un profondo mutamento nella geografia politica del Mediterraneo. Pesa in questo contesto l'assenza di una strategia dell'Unione europea: accantonati gli obiettivi del processo di Barcellona, l'Europa pare disinteressarsi anche delle connesse questioni migratorie, la cui gestione è lasciata in mano ai Paesi di confine come l'Italia. La posizione italiana rispetto alla vicenda libica è scomoda; al di là degli aspetti folkloristici, il trattato di amicizia Italia-Libia non era una iniziativa sbagliata perché stabilizzava i rapporti con un Paese di importanza fondamentale per gli interessi nazionali, ma va revocato perché esso ha coinvolto eccessivamente il regime di Gheddafi. Il Governo italiano è intervenuto per quanto concerne l'emergenza sanitaria e umanitaria, tuttavia occorre una gestione condivisa a livello europeo di tutti i fenomeni migratori. Rispetto alla protezione dei civili, l'atteggiamento dell'Esecutivo italiano è stato ondivago; in questo momento serve invece maggiore decisione per rimuovere la dittatura di Gheddafi. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE, PD e Misto-FLI. Commenti del senatore Asciutti).
PALMIZIO (CN). L'Italia si è impegnata in favore del popolo libico anche prima dell'approvazione della risoluzione n. 1973 dell'ONU, fornendo aiuti umanitari alla città di Bengasi e creando un campo profughi in Tunisia. In un secondo momento, dopo l'approvazione della risoluzione, l'Italia ha subito aderito alla coalizione internazionale, mettendo a disposizione basi, risorse e forze militari. L'Italia ha altresì ottenuto il passaggio del controllo delle operazioni belliche alla NATO e un'azione navale, posta sotto il comando italiano, che bloccasse il rifornimento via mare alla Libia. L'azione internazionale ha impedito la strage a Bengasi ed ha bloccato l'avanzata delle truppe lealiste. Una volta raggiunto il cessate il fuoco, il vero obiettivo da conseguire, per evitare una divisione del Paese in due parti che aprirebbe la strada all'intrusione del terrorismo internazionale, è la convocazione di una conferenza di pace in cui l'Italia dovrà svolgere un ruolo di primo piano, essendo lo Stato che ha rapporti più duraturi con la Libia. (Applausi dai Gruppi CN e PdL e dai banchi del Governo).
LIVI BACCI (PD). La principale finalità della risoluzione n. 1973 del Consiglio di sicurezza dell'ONU è quella di offrire protezione alla popolazione civile della Libia; si sono tuttavia diffusi contrasti all'interno della coalizione internazionale per quanto riguarda la linea di comando delle operazioni militari, ma anche voci dissonanti all'interno della compagine governativa nella quale alcuni vorrebbero che il blocco navale fosse impiegato ma anche per bloccare l'arrivo di immigrati e profughi. L'Italia ha un interesse strategico a porsi in una posizione di rilievo all'interno della coalizione internazionale e potrebbe farlo proprio in ambito umanitario, mettendo a disposizione mezzi, risorse e competenze, nonché richiedendo preminenza nella gestione delle operazioni di protezione per le popolazioni migranti. Sarebbe opportuno proporre la costituzione di presidi protetti situati in zone protette della Libia e di altri Paesi confinanti, in cui i profughi andrebbero posti sotto protezione internazionale e dove le loro domande di asilo in Europa potrebbero venire attentamente vagliate. Se ne ricaverebbero vantaggi di ordine umanitario e politico, un maggiore prestigio dell'Italia e la possibilità di procedere alla revisione della disciplina comunitaria in materia di asilo. (Applausi dai Gruppi PD e del senatore Pardi).
DIVINA (LNP). Va preliminarmente ringraziato il Presidente della Repubblica per aver favorito un clima di conciliazione e per aver espresso valutazioni che tolgono ogni argomento ai movimenti pacifisti. La Lega Nord è stata molto scettica sull'azione che si stava intraprendendo, interrogandosi sulle finalità del divieto di sorvolo e delle operazioni militari; ha inoltre richiesto una linea di comando effettiva e di ripartire a livello europeo l'accoglienza dei rifugiati provenienti dalla Libia. Entrambe queste richieste sono state accolte, perché a livello europeo si è affermato il principio della solidarietà nei confronti degli Stati maggiormente coinvolti dalle ondate migratorie e all'interno della coalizione internazionale il comando delle operazioni passerà alla NATO. L'obiettivo da perseguire deve essere la tregua, vigilata dall'ONU, per dar vita ad un dialogo tra le due fazioni contrapposte. La Lega Nord vorrebbe altresì che fossero tutelate le imprese italiane, che non venisse pregiudicato l'approvvigionamento energetico per l'Italia e che un'azione navale di pattugliamento impedisse il traffico di esseri umani, anche in funzione di prevenzione dei flussi migratori. (Applausi dal Gruppo LNP).
DI GIOVAN PAOLO (PD). Stringendo rapporti di amicizia con un dittatore deferito alla Corte penale internazionale, stipulando con quel regime un patto militare ed avendogli venduto le armi che ora usa contro il popolo libico, non rispettando il principio del non respingimento di persone che nei rispettivi Paesi incorrerebbero in rischi per la loro incolumità e non ratificando le direttive dell'Unione europea sul rimpatrio volontario ma esigendo poi il sostegno europeo di fronte ai flussi migratori, l'Italia ha dimostrato di avere una politica estera fallimentare. Le rivoluzioni popolari in atto nel mondo arabo vanno sostenute perché invocano la democrazia e allontanano lo spettro dello scontro di civiltà. L'Italia dovrebbe adottare politiche di accoglienza dei profughi, come impone la Costituzione e la partecipazione all'ONU, ma come consiglia anche l'interesse nazionale. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini. Congratulazioni).
D'ALI' (PdL). Le operazioni belliche in Libia hanno comportato la temporanea chiusura dello scalo aeroportuale civile di Trapani, che nel 2010 ha veicolato circa 1,7 milioni di passeggeri; l'eventuale protrarsi di tale chiusura creerà gravi problemi economici per quel territorio, che ha nel turismo una delle sue principali risorse. Il Governo italiano ha interesse a ridurre al minimo le conseguenze negative sul territorio italiano causate dalla partecipazione alle operazioni militari, per questo è opportuno differenziare le attività nelle varie basi disseminate sul territorio nazionale e non concentrarle su Trapani. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Mariapia Garavaglia).
CARRARA (CN). L'intervento aereo della coalizione internazionale ha impedito la conquista di Bengasi da parte delle forze lealiste e la sconfitta dei ribelli; la no fly zone è stata implementata, le difese antiaeree libiche disabilitate, ma la situazione è ancora di stallo. Sul piano politico e diplomatico la comunità internazionale sta discutendo del passaggio del comando dell'operazione alla NATO, mentre la Russia sta premendo per una propria mediazione che porti alla stipula di un cessate il fuoco tra le due parti in conflitto. Al fine di evitare una divisione della Libia in due entità territoriali, scenario favorito dall'appoggio internazionale di cui Gheddafi gode ancora in particolare nel mondo arabo e islamico, è dunque importante accelerare una soluzione politica della crisi. (Applausi dai Gruppi CN e PdL).
PINOTTI (PD). Il Gruppo Partito Democratico conferma, con serietà e senza ambiguità, la posizione espressa in occasione dell'approvazione nelle Commissioni riunite esteri e difesa del Parlamento del documento che, recependo le indicazioni della risoluzione n. 1973 dell'ONU, autorizza la partecipazione italiana alla missione internazionale avente lo scopo di proteggere le popolazioni civili libiche. Tale posizione è tuttavia sofferta, come avviene in tutti i casi in cui si autorizza il ricorso alle armi. Proprio per questo spiace particolarmente che, nel momento in cui sarebbe utile la massima compattezza nazionale, la maggioranza abbia deciso non di riproporre il testo asciutto approvato nelle Commissioni, ma di redigere una proposta di risoluzione piuttosto confusa, che appare frutto di una mediazione tesa solo ad evitare la deviazione della componente leghista. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
COMPAGNA (PdL). La proposta italiana di una guida NATO delle operazioni assicura non solo un coordinamento tecnico, ma anche un diverso profilo politico all'intervento occidentale e dimostra l'attenzione del Governo alle connessioni europee ed euro-atlantiche del ruolo dell'Italia. Condivide le dichiarazioni rese dal ministro Frattini sulla inopportunità di scontare una divisione geopolitica sul problema libico e le dichiarazioni di solidarietà del ministro La Russa nei confronti dei cittadini di Lampedusa. In relazione all'emergenza immigrati, occorre una riscrittura in termini europei del diritto di asilo e della gestione dei flussi migratori, mentre è disonesto aprire polemiche strumentali circa un'impropria estensione dei compiti del blocco navale, che non è nelle intenzioni del Governo. (Applausi dal Gruppo PdL).
PEDICA (IdV). Il Presidente del Consiglio si sottrae irresponsabilmente al dovere istituzionale di chiarire la linea seguita dal Governo italiano nella crisi libica, una linea evidentemente condizionata dai contrasti interni alla maggioranza. L'Italia dei Valori chiede che il Governo si impegni a dare attuazione alla risoluzione ONU n. 1973, garantendo il rigoroso rispetto del mandato in essa contenuto: dopo essersi limitata ad offrire basi e supporto tecnico, infatti, l'Italia ora sta inviando anche velivoli per missioni di attacco. Ancora una volta il dettato dell'articolo 11 della Costituzione rischia di non essere rispettato, ma bisogna anche vigilare affinché gli interessi economici di alcuni Stati membri della coalizione non prevalgano sui fini umanitari della missione. Anche l'Italia dei Valori è convinta che l'Europa debba concorrere agli sforzi per il soccorso e l'accoglienza dei migranti in fuga dal Nord Africa, ma il Governo ha la responsabilità di non aver fatto valere questa esigenza al momento in cui si discuteva della missione, prima di affrettarsi ad offrire basi e mezzi. Occorre altresì procedere formalmente alla sospensione del trattato bilaterale ratificato dall'Italia nel febbraio 2009 e promuovere, di concerto con i partner europei e la Lega degli Stati arabi, iniziative volte alla ricerca di una soluzione pacifica e diplomatica della crisi libica. Infine, l'Italia appoggi l'adozione di ogni iniziativa di giustizia internazionale nei confronti del dittatore libico. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Il Mediterraneo è tornato alla ribalta per il processo di disgregazione di regimi autoritari che per anni hanno oppresso le popolazioni arabe, che oggi chiedono libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani. Occorre assecondare e sostenere questo rinnovamento, anche laddove, come nel caso della Libia, la rivolta, che trae origine anche da antiche fratture tribali, sembra essere stata sobillata da interessi economici e politici stranieri. Ora non si può fare altro che dare fedele esecuzione a quanto previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite e nel contempo lavorare per il futuro di una Libia liberata dalla dittatura, che riguarda l'Italia più di ogni altro Paese per la vicinanza geografica, la storia passata e recente e gli interessi esistenti in campo economico ed energetico. Appare opportuno che il comando della missione passi alla NATO e che si arrivi ad una più chiara definizione degli obiettivi della missione. Chiede pertanto che il Governo promuova un'iniziativa diplomatica con la Lega araba, l'Unione africana e il Consiglio di cooperazione del Golfo; lavori per un piano di rilancio della cooperazione mediterranea; coinvolga l'Unione europea nella gestione della crisi migratoria. Sono altresì necessari l'adeguamento della normativa interna allo statuto della Corte penale internazionale, la sospensione del Trattato di amicizia e collaborazione con la Libia e il ripristino immediato dei voli civili nell'aeroporto di Trapani. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE).
GERMONTANI (Misto-FLI). La risoluzione n. 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha ottenuto un ampio consenso poiché mira alla fine immediata degli attacchi contro la popolazione civile. Gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno tuttavia evidenziato come, accanto alle finalità umanitarie e di sostegno politico al risorgimento arabo, come lo ha definito il Presidente Napolitano, si pongano anche rilevanti questioni di carattere economico, relative in primo luogo al prezzo del petrolio. L'esito del conflitto potrebbe avere forti ricadute sullo sviluppo di molti Paesi, a cominciare dall'Italia, che proprio per questo non sembra ancora essersi orientata con nettezza sulla soluzione preferibile. E' necessario, invece, concorrere alla piena realizzazione degli obiettivi delle risoluzioni ONU, che prevedono tra l'altro la sottoposizione di Gheddafi al giudizio del tribunale internazionale per la violazione dei diritti umani. Nel frattempo, il recente trattato di amicizia tra la Libia e l'Italia va revocato ed occorre vigilare contro ogni possibile forma di ritorsione da parte del dittatore libico. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
Presidenza del vice presidente NANIA
FILIPPI Alberto (LNP). Con le sue comunicazioni puntuali il ministro Frattini ha già risposto ad alcune esigenze evidenziate dalla proposta di risoluzione n. 1. Il documento di maggioranza, oltre a sollecitare l'assegnazione del comando della missione alla NATO, richiama la necessità di un'azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di contrasto delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani e in funzione di prevenzione migratoria. Il Trattato dell'Unione afferma che la materia dell'immigrazione è regolata dal principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità finanziarie. Alla luce della riaffermazione di tale principio da parte del Consiglio affari esteri del 21 marzo, la proposta di risoluzione impegna il Governo ad ottenere un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l'onere della gestione degli sbarchi di immigrati e ad attivarsi affinché l'Europa si doti di un sistema unico di asilo. Si augura, infine, che possa essere approvata una legge ad hoc per risarcire l'isola di Lampedusa, che sta vivendo un'emergenza insostenibile con grave disagio per i cittadini e prevedibili danni al turismo. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Pinzger).
Presidenza del presidente SCHIFANI
MARINI (PD). La risoluzione n. 1973 del Consiglio di sicurezza ha definito obiettivi di difesa della popolazione civile e di aiuto umanitario, ma non ha escluso che l'intervento possa essere assunto da uno Stato anziché ad un'organizzazione internazionale. Occorre dunque vigilare affinché venga rispettato il principio, meritoriamente proposto dall'Italia, di un comando unificato in capo alla NATO ed ostacolare eventuali fughe in avanti da parte di qualche Stato. A tale riguardo occorrerebbe interrogarsi sul ruolo dell'Europa e del suo alto rappresentante per la politica internazionale istituito con il Trattato di Lisbona. La relazione del ministro Frattini è stata equilibrata e chiara; tuttavia, recenti dichiarazioni del Governo hanno evidenziato tentennamenti dannosi e furberie inaccettabili. Il movimento di democratizzazione che sta investendo il mondo arabo è inarrestabile: la difesa degli interessi nazionali non può essere affidata a fragili legami personali o a manovre opportuniste, ma sarà garantita dall'assunzione di una posizione seria e inequivocabile di attenzione al cambiamento in corso nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo. In tema di emigrazione, infine, è giusto invocare un'Europa concreta e solidale, ma poi la solidarietà europea va difesa in maniera coerente e continuativa. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Russo e Astore. Congratulazioni).
QUAGLIARIELLO (PdL). A dispetto dei profeti di sventura la maggioranza si appresta a dare una prova di compattezza. La proposta di risoluzione presentata impegna il Governo a ottemperare agli impegni internazionali e a tutelare gli interessi nazionali. Nell'epoca della divisione del mondo in due blocchi l'Italia tentò una politica autonoma nel Mediterraneo che fu definita neoatlantica. Oggi in uno scenario completamente mutato, in cui l'Europa mostra difficoltà ad esprimere una posizione unitaria, il centrodestra persegue una politica che coniuga un atlantismo privo di oscillazioni con una strategia di attenzione al Mediterraneo e alla questione energetica e si avvale dei buoni rapporti con la Russia. Quanto ai rapporti con Gheddafi, chiudere la brutta pagina del colonialismo italiano è stato un obbligo morale; il leader libico, inoltre, dopo l'11 settembre si era allineato al fronte antiterroristico. In un mondo contraddittorio, in cui coesistono pulsioni integraliste e spinte verso la democrazia, la risoluzione di maggioranza esprime una posizione responsabile che rifugge posizioni manichee. Sarebbe suicida non partecipare ad un'operazione che è frutto di un intenso lavoro diplomatico, avendo ottenuto l'astensione di Cina, Russia e Germania; occorre tuttavia essere prudenti ed evitare fughe in avanti. Si augura che l'opposizione converga sul documento e non dia l'impressione di piegare la politica estera ad esigenze di parte. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione. Avverte che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Gasparri, Bricolo, Viespoli e Quagliarello; n. 2, dalla senatrice Finocchiaro e altri; n. 3, dal senatore Belisario e altri; n. 4, dai senatori Rutelli, Contini, D'Alia e Pistorio; n. 5 dalla senatrice Bonino e altri.
FRATTINI, ministro degli affari esteri. Nell'esprimere parere favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 1 e 2, rivolge un invito affinché la prima proposta possa essere integrata con il dispositivo della seconda e sia espressa per questa via una sintesi più complessa della posizione nazionale. Esprime parere favorevole, condizionato all'accettazione di modifiche, sulle proposte di risoluzione nn. 3, 4 e 5 (v. Resoconto stenografico). Precisa, in particolare, che il Governo non può prevedere la sospensione del Trattato di amicizia con la Libia, essendo la sospensione automaticamente intervenuta dopo l'adozione della risoluzione ONU n. 1973. Il Governo, inoltre, può sostenere il Consiglio di transizione di Bengasi, ma non può riconoscerlo come se si trattasse di uno Stato. Con riferimento alla proposta n. 5, precisa, infine, che anche alla luce delle vigenti normative l'Italia ha l'obbligo di arrestare chi sia stato deferito alla Corte penale internazionale e che la richiesta espulsione della Libia dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite danneggerebbe il futuro Governo.
GASPARRI (PdL). Si dichiara favorevole ad integrare il testo della risoluzione n. 1 con la parte impegnativa della proposta di risoluzione n. 2.
PRESIDENTE. In caso di accoglimento della proposta di risoluzione n. 1, così come riformulata, quindi, la proposta di risoluzione n. 2 dovrebbe ritenersi assorbita.
LEGNINI (PD). La riformulazione della proposta di risoluzione n. 1 non può precludere il voto sull'interezza della proposta di risoluzione n. 2, sulla quale peraltro è stato espresso un parere favorevole. Chiede quindi che la proposta di risoluzione n. 1 sia votata per parti separate. (Applausi dal Gruppo PD).
BELISARIO (IdV). Non accetta le proposte di riformulazione avanzate dal Governo alla risoluzione n. 3.
RUTELLI (Misto-ApI). Dà conto delle proposte di riformulazione alla risoluzione n. 4 che è disposto ad accogliere e quelle che invece rigetta (v. Resoconto stenografico).
BONINO (PD). Si dichiara disponibile ad accogliere solo una delle proposte di riformulazione avanzate dal Governo (v. Resoconto stenografico).
FINOCCHIARO (PD). Ritenendo sia supremo interesse del Senato esprimere un voto unanime su una questione così delicata come la posizione italiana nel contesto della crisi libica ed evitare di procedere in votazioni incrociate, per parti separate e comunque poco chiare, propone che tutti i Gruppi si accordino sulla presentazione di una risoluzione con cui il Senato si limita ad approvare le dichiarazioni rese dal ministro Frattini. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e dei senatori Gustavino, Pisanu e Spadoni Urbani).
BRICOLO (LNP). Il Gruppo della Lega Nord intende esprimere il voto sulla risoluzione della maggioranza, che peraltro ora include anche la parte sostanziale della risoluzione del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo LNP).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Condividendo la proposta avanzata dalla senatrice Finocchiaro, nonostante non condivida alcuni aspetti delle comunicazioni del ministro Frattini, dichiara la disponibilità a ritirare la proposta di risoluzione n. 4 e chiede alla maggioranza di avere un atteggiamento altrettanto costruttivo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE, Misto-FLI, Misto-ApI e PD).
GASPARRI (PdL). La proposta di risoluzione avanzata dalla maggioranza ha assorbito il dispositivo della proposta del PD. Chiede che sia messa ai voti, per dimostrare all'opinione pubblica che la maggioranza è coesa, si assume le sue responsabilità e tenta di dialogare con l'opposizione sulle questioni di interesse nazionale. (Applausi dai Gruppi PdL e CN).
BONINO (PD). Si dichiara favorevole alla messa in votazione delle proposte di risoluzione avanzate, atteso che il Governo è tenuto ad assumere una posizione circa l'efficacia del Trattato con la Libia. (Applausi dei senatori Perduca e Poretti).
PRESIDENTE. Prende atto dell'assenza di unanimità sulla proposta avanzata dalla senatrice Finocchiaro.
LA RUSSA, ministro della difesa. Invita la senatrice Finocchiaro a presentare comunque la proposta di risoluzione, la quale, anziché sostituirsi alle altre, andrà ad aggiungersi ad esse, esprimendo comunque una posizione comune del Parlamento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Stante l'integrazione della proposta di risoluzione n. 1 con la parte impegnativa della proposta di risoluzione n. 2, si voterà per parti separate, per salvaguardare il diritto del Gruppo PD di votare la sua proposta di risoluzione.
FINOCCHIARO (PD). La proposta del ministro La Russa non può essere accolta. E' stato proposto di votare la semplice approvazione delle comunicazioni del Ministro degli esteri per evitare votazioni complesse e distinguo difficilmente comprensibili dall'opinione pubblica. Poiché lo spirito della proposta non viene accolto, il PD voterà con convinzione la proposta di risoluzione n. 2, la quale riproduce il testo già approvato in sede di Commissioni riunite. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Purtroppo non è stato possibile giungere ad un documento unico. La Presidenza, tuttavia, è impegnata a favorire il massimo di collaborazione tra maggioranza e opposizione affinché sul delicato tema in discussione il Senato possa inviare al Paese un'indicazione unitaria. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Piscitelli).
LEGNINI (PD). Invita la Presidenza a garantire che il Senato possa esprimersi sulla proposta di risoluzione n. 2 nella sua interezza, atteso che la riformulazione della proposta di risoluzione n. 1 non può determinare preclusioni in tal senso. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e Misto-ApI e del senatore D'Alia).
PRESIDENTE. Sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 20,39, è ripresa alle ore 20,45.
PRESIDENTE. Comunica che si procederà alla votazione per parti separate della proposta di risoluzione n. 1, con l'integrazione del dispositivo della proposta di risoluzione n. 2. Per garantire il massimo diritto di espressione del voto, verrà posta in votazione anche la proposta di risoluzione n. 2 nella sua interezza.
FINOCCHIARO (PD). Per rigore logico, la proposta di risoluzione n. 2 dovrebbe essere posta in votazione prima della proposta di risoluzione n. 1. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-VN-MRE).
PRESIDENTE. La Presidenza non può aderire a tale richiesta perché le risoluzioni vengono poste in votazione in base all'ordine di presentazione; peraltro, a tutela dell'autonomia e dell'identità del Gruppo PD, la Presidenza ha già forzato il Regolamento consentendo di votare autonomamente la proposta di risoluzione n. 2, nonostante una sua parte, integrata nella proposta di risoluzione n. 1, sarà, a quel punto, già stata votata.
MORANDO (PD). Se si guarda all'esigenza di ordinare le votazioni sotto un profilo politico, bisogna rilevare che l'unica proposta di risoluzione su cui il Governo ha espresso parere favorevole è stata la n. 2, mentre sulle altre ha avanzato delle ipotesi di modifica. Si potrebbe quindi seguire l'ordine implicito seguito dal Governo nell'esprimere il proprio parere; in questo modo la proposta di risoluzione n. 2 sarebbe messa in votazione per prima senza violare il Regolamento.
PRESIDENTE. Non è possibile violare l'ordine di votazione previsto dal regolamento sulla base di valutazioni di ordine politico.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). La risoluzione n. 2 potrebbe essere votata per prima perché su di essa c'è stato un pronunciamento unitario delle Commissioni riunite 3a e 4a dei due rami del Parlamento.
PRESIDENTE. Ribadisce che nella votazione delle proposte di risoluzione si seguirà l'ordine cronologico di presentazione.
GASPARRI (PdL). Integra la proposta di risoluzione n. 1 con l'intero testo della proposta di risoluzione n. 2, nel rispetto comunque delle procedure di voto stabilite dalla Presidenza.
VIESPOLI (CN). Per recuperare lo spirito unitario che ha caratterizzato il voto delle Commissioni riunite è auspicabile individuare una formula che approvi le comunicazioni del Governo, in cui sono state recepite sia la risoluzione approvata dalle Commissioni parlamentari sia quella della maggioranza.